AVVERTIMENTO
Parecchi anni passati venuto il Duca di Sermoneta in divisamento di publicare una continuazione agliScriptores Rerum Italicarumsi volse al celebre Monsignor Gaetano Marini per ottenere suggerimenti non solo, ma trascrizioni pur anche de' preziosi codici storici chiusi nella Vaticana, i quali potessero formar parte di simile nuova collezione. Aderì di buon grado il Marini, e senza più diedesi a far trascrivere dall'Abate Amati, siccome importantissima, la Cronaca che noi ora quì publichiamo, e, compiutane la copia, questa consegnò all'egregio storiofilo. Gli avvenimenti che gran parte d'Europa posero a soqquadro alla fine del passato ed al principio del presente secolo, impedirono a quest'esso di mandare ad effetto il proprio disegno: venuto egli a morte, fu la sua importante biblioteca venduta a pubblica auzione, e con questa la copia della Cronaca Salimbeniana e di altre. Buon per noi che l'acquirente di tale copia fosse un personaggio dedito all'incremento de' migliori studii: era egli il Commendatore Gian-Francesco De-Rossi, di onoranda memoria, il quale, saputo come il mio ottimo ed amatissimo zioCommendatore Pezzana nutrisse gran desiderio di averne pur copia per collocarla, siccome patrio monumento, nella Parmense, cortesissimamente volonteroso gliela concedette.
E questa ultima è quella che ha servito, insieme con alcuni estratti lasciatici dall'Affò, alla presente edizione, curata per la massima parte, essendo io da troppe altre occupazioni distratto, dal valentissimo mio buon amico Cav. Amadio Ronchini insieme all'egregio Ab. Luigi Barbieri, ai quali m'allieto nel porger quì publico segno di viva riconoscenza. Ma mentre con ciò dichiarare do sicurezza a' lettori della fedeltà scrupolosa della edizion medesima, m'è pur d'uopo avvertirli del come io sia dolente del doverla presentare con non poche lacune, colpa del manoscritto del Marini: partendo egli da' principii degli storiografi de' tempi suoi, reputò inutili, e però da non trascriversi, cose che oggi terrebbersi in gran pregio a seconda dei meglio vantaggiati metodi dello studiare le fonti storiche. Tali sarebbero, fra quelle appunto ommesse da lui, alcuni trattatelli, de' quali la Cronaca ne porge intitolazione, valevoli, a suscitare i nostri e desiderii e lamenti, parecchie canzoni popolari e satire, ed altro: il che tutto avrebbe valso almeno a vieppiù dichiarare lo spirito dei tempi intorno a cui la Cronaca stessa si aggira. Ciò nulla meno, la Dio mercè, tanto ne rimane da renderla uno stupendo monumento.
A. Bertani