VI.

VI.Guido Mazzoni.Non c'è che dire: il mio coraggio o.... la mia faccia tosta vanno facendo ogni giorno consolanti progressi. Di maggio invio in toscana un fiore toscano. Che ne dite, argute signorine? Oh! voi mi sorridete benigne, lo so, siete tanto amabili con la vostra vecchia amica, ma saranno tutti come voi?..... Non importa: lo mando lo stesso; se non altro per dimostrarvi che quel fiore ha allignato nel mio giardino. Se lo troverete un po' sciupato, dite che è stato il viaggio.Guido Mazzoni gode meritevolmente la fama di essere uno dei nostri migliori poeti moderni. Se si usasse ancora di dividere i poeti nelle due schiere: classica e romantica, il suo posto sarebbe tra i primi. [pg!205] Forte, elegantissimo, felicemente sintetico; qualche volta un po' oscuro agli indotti, il Mazzoni deve aver studiato con molto amore, anzi con un pochino di feticismo, il Carducci a cui trovo che somiglia un po' troppo. Se non che il poeta sovrano nell'effervescenza del pensiero o nel tumulto del sentimento è tagliente, sgarbato, alcuna volta triviale, mentre il suo giovine discepolo, aristocratico sempre, nella piena degli affetti e delle idee piega nella mestizia, rasentando tratto tratto l'amarezza e il disgusto della vita. Fortunatamente qualchecosa di gaio e di lucente che si effonde e sprizza da questa fiorita di versi, sembra gioiosamente contraddire: un vezzo di bimbo — un viso giovine e amoroso — un sorriso di gloria — una sicurezza d'arte, di avvenire, di trionfo.Nella fisiologia del dolore io vorrei mettere anche ildolore d'artista, quello che è meno sentito e più sapientemente tradotto. Per questa categoria di afflitti che adoperano il dolore come un color bruno della tavolozza, o lo indossano come le signore in quaresima indossano il nero per l'armonia dei tempi, sono molto spietata, cominciando... oh Dio, lo dico? dal Leopardi per cui non ho mai provato un sentimento completo di compassione...Ma torniamo al Mazzoni per carità.Seguiamolo un poco, questo valoroso cavaliere, che par sempre giostrare in uno splendido torneo piuttosto che combattere la vera battaglia della vita. ConosceteLa Posta?O che vi tracci, lettere candide,la man leggiera sotto cui splendonofiorenti i ricami, ed i tastivibrano d'un fremito canoro;[pg!206]o che di grossi segni incalzantisiv'opprima il pugno che al maglio è docilema teme la penna, e tremandorecalcitra al lampo del pensiero,da le soffitte giù per le luridescale di legno, per le marmoreeda l'intime stanze odorate,tutte alfine v'accogliete insiemefraternamente. Nè qui le poverevesti faranno largo a la boriadi chi le sogguarda stemmataocchieggiando da' suggelli rossi:ma tutte eguali, sott'esso il ferreotimbro passate tutte. Affrettatevi,o lettere candide; udite?è chi piange e impazïente aspetta.. . . . . . . . . . . .In voi di sogni quanti fantasimi,quanta, o gentili, copia di lacrime!Inconscie voi sempre correte,messaggere di sorriso e pianto.Poi per le strade folte di popoloda porta a porta bussando, e l'aridagiogaia de' monti salendoin cerca d'un ermo casolare:a la deserta vecchia cui premonol'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimovigor de le membra ne' solchigrigi de l'inospite maremma,a la fanciulla cui lungo il floridosposo gli ostili colpi minaccianopugnando a raccorre nel senode la patria l'ultima figliola,[pg!207]voi radducete, lettere candide,voi radducete la pace a l'anima,di che dolci lacrime asperse,custodite di che dolce cura!Mi duole di avervi spezzata per ragione di spazio la bellissima poesia eminentemente suggestiva. Anche al limitare della mente nostra s'affollano larve di sogni, di ricordi, di desideri al semplice vocabolo che racchiude come una pila di che far fremere l'umanità. Passioni, vizî, virtù, eroismo, sventura, salvezza; tutti i poemi, gli idilli, le tragedie della vita intima nella piccola e fragile arca affidata al destino. Oh poter dire a una lettera: affrettati! all'altra; indugia! a una terza: ritorna! a una quarta non partire! Quante esistenze deviate, distrutte, vivificate, risorte, per una lettera! Quanti cuori che non sapevano di battere o non immaginavano di battere più, hanno balzato accogliendo in generose onde la vita null'altro che nello scorgere su una busta una calligrafia! E la poesia gentile, inaspettata di certe grosse scritture inesperte uscenti sotto una mano tremante o avvizzita dagli anni? la incredibile prosa di certe letterine stemmate, odoranti, dall'allungata scrittura...?Oh il vario, inesauribile tema in cui si fondono e sfumano delicatamente psicologia, favola, libero arbitrio e destino!... Un dì o l'altro, auspice la poesia del Mazzoni, lo scriverò il monologo che fa capolino nella mia mente, e che s'intitolerà:La lettera.A voi, signorine dall'armoniosa favella, una delle più simpatiche liriche del poeta d'oggi — una poesia dalle salde radici e dalla cima fiorita:[pg!208]IL CAMPANILE DI GIOTTO— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'operaquale nè i Greci mai la pensarononè i padri Romani. Vogliamoche sia degna di Fiorenza nostra —7E tu crescesti, fiore marmoreo,bel campanile! crescesti candidoscambiando un saluto fraternocon la torre de la Signoria.— Io son la forza de la repubblica —disse la torre da i sassi ruvidi.Risposer fulgendo i tuoi marmi:— Noi la luce del pensiero siamo!Ilare e forte crebbe qui l'animode' fiorentini: crebbe la cupola,de l'ombra sua grande coprendotanta gloria di costumi e d'arte.E qui, su i marmi, ne' miti vesperiposâro un tempo gli avi. Sedeanoraggianti di sotto al cappucciol'onestà de la serena fronte;e in gaie prove già crepitavanonovelle e motti: ma l'arti e i fondachiorgoglio a la patria vantando,si accendevan le parole e i voltid'un santo riso. Su loro, a gli ultimiraggi del sole, ne la sua gloriasvolgevasi superbamenteil gigliato gonfalone bianco.Invan le inique schiere si franserosotto gli spalti di Michelangelo:divelti al Marzocco gli artigliquel ringhioso addormentossi ignaro.[pg!209]Da i sassi a' marmi volano volanostridendo i falchi da cinque secoli;e sotto si frange spumandola marea de le incalzanti vite:e tu pur sempre la fronte nitidalevando al cielo, gentil miracolo,come l'arte splendi sereno,come l'arte sempiterno splendi.Ave, Firenze, dolce austerità inghirlandata di rose, anima luminosa d'Italia, ultimo sogno mio giovanile... Passiamo oltre.Anche Guido Mazzoni gitta un fiore alla neve. LaNevicatadel Praga è forse più vera, ma questa è sommamente artistica. Uditene un poco:NEVE.Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perlacome il piovente fiore de' biancospini;silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volandocome farfalle presso la siepe nova.Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiaccimorbida e bianca scende la neve pia,ed al maligno inverno che insulta le terre domatetanto squallore splendidamente cela.Crescon per lei sicure le timide punte del grano:sperano il raggio de' rinfiammati soli:cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colonosogna la falce tra le mature spiche.Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,forti trastulli dona la neve a lui:guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fioristudio invocato dona la neve a lui.. . . . . . . . .[pg!210] QuestaNevemi ricorda la neve vera d'un gennaio non tanto remoto eppur così lontano; e una mia fantasia ispiratami da tutto quel bianco della campagna che mi attorniava e dalla reminiscenza insistente dei due primi versi. Io pensavo alla gran soavità dell'aria se quei pètali nivei avessero avuto un profumo...L'ora, il tempo, la dolce stagione, e il poeta e la sua patria, oggi non ci allontanano dai fiori. Ebbene, cogliamone ancora a piene mani:NOTTE DI MAGGIO.Stanotte (il vento lungo affannavasirombando ai vetri che crepitavanone' buffi de le goccie grosse)sùbite irruppero ne la stanzale fate. — Oh come, come a l'angustiadi queste mura piacquevi scendere? —Ed esse ne' giocondi voltirisero splendidamente belle.— Non mai più miti salgon gli effluviida l'esultanza fresca de' margini,di quando il fior de l'erba novabacian col niveo piè le fate:ma noi vedemmo splender la fiaccolatraverso a' vetri tuoi per le tenebre;e qua veniam consolatricil'ala del turbine cavalcando.A sogni è dolce cura de gli uomini:concedi ai sogni l'anima, Illudervidi care visioni è a voil'unico farmaco de la vita. —. . . . . . . . .L'intervento diafano e sottile delle creature vanescenti mette nell'aura di questa poesia che inoltrando [pg!211] s'infosca, una fluttuazione di profumo antico e rudimentale; qualchecosa d'inesprimibilmente blando, come i cori degli spiriti nelle tragedie greche: come intorno al titanico dolore di Prometeo il benefico aleggiare delle Oceanine.Eccovi per ultimo un esempio della Poesia domestica del Mazzoni, colorita e gentilissima:Canta canta la mamma al fantolino;e lo dondola lieve in su' ginocchi,spiando il lento velarsi de gli occhi:— C'era una volta un grillo canterino.Cantava questo grillo in mezzo al lino;vien la formica: — O grillo, o grillo bello,dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?— Calze e camicie pe 'l mio corredino.Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!Di gioia la formica ebbe a impazzare:Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —Sul luccicor de gli occhi sonnolentigli battono le palpebre frequenti.Ecco i sogni: sorride il fantolino.Facciamo anche noi come il bimbo: dormiamo. Dormiamo sul primo fieno falciato vegliati dal grillo e spiati dalla formica. Dormiamo, sognando i calendimaggi ignorati delle microscopiche tribù che ronzano, stridono, saltano, o strisciano nelle loro foreste sterminate di steli in cui mai l'uomo potrà voluttuosamente smarrirsi e che mai potrà conquistare: foreste di milioni di fusti lisci, eleganti come colonnine corintie; fra cui ondeggiano lassù, lassù, nelle cime estreme ed eccelse, gonfaloni rossi, azzurri, bianchi nella gloria del sole. Per noi non sono che campi di lino e di grano fioriti di papaveri e di margherite.[pg!212]

VI.Guido Mazzoni.Non c'è che dire: il mio coraggio o.... la mia faccia tosta vanno facendo ogni giorno consolanti progressi. Di maggio invio in toscana un fiore toscano. Che ne dite, argute signorine? Oh! voi mi sorridete benigne, lo so, siete tanto amabili con la vostra vecchia amica, ma saranno tutti come voi?..... Non importa: lo mando lo stesso; se non altro per dimostrarvi che quel fiore ha allignato nel mio giardino. Se lo troverete un po' sciupato, dite che è stato il viaggio.Guido Mazzoni gode meritevolmente la fama di essere uno dei nostri migliori poeti moderni. Se si usasse ancora di dividere i poeti nelle due schiere: classica e romantica, il suo posto sarebbe tra i primi. [pg!205] Forte, elegantissimo, felicemente sintetico; qualche volta un po' oscuro agli indotti, il Mazzoni deve aver studiato con molto amore, anzi con un pochino di feticismo, il Carducci a cui trovo che somiglia un po' troppo. Se non che il poeta sovrano nell'effervescenza del pensiero o nel tumulto del sentimento è tagliente, sgarbato, alcuna volta triviale, mentre il suo giovine discepolo, aristocratico sempre, nella piena degli affetti e delle idee piega nella mestizia, rasentando tratto tratto l'amarezza e il disgusto della vita. Fortunatamente qualchecosa di gaio e di lucente che si effonde e sprizza da questa fiorita di versi, sembra gioiosamente contraddire: un vezzo di bimbo — un viso giovine e amoroso — un sorriso di gloria — una sicurezza d'arte, di avvenire, di trionfo.Nella fisiologia del dolore io vorrei mettere anche ildolore d'artista, quello che è meno sentito e più sapientemente tradotto. Per questa categoria di afflitti che adoperano il dolore come un color bruno della tavolozza, o lo indossano come le signore in quaresima indossano il nero per l'armonia dei tempi, sono molto spietata, cominciando... oh Dio, lo dico? dal Leopardi per cui non ho mai provato un sentimento completo di compassione...Ma torniamo al Mazzoni per carità.Seguiamolo un poco, questo valoroso cavaliere, che par sempre giostrare in uno splendido torneo piuttosto che combattere la vera battaglia della vita. ConosceteLa Posta?O che vi tracci, lettere candide,la man leggiera sotto cui splendonofiorenti i ricami, ed i tastivibrano d'un fremito canoro;[pg!206]o che di grossi segni incalzantisiv'opprima il pugno che al maglio è docilema teme la penna, e tremandorecalcitra al lampo del pensiero,da le soffitte giù per le luridescale di legno, per le marmoreeda l'intime stanze odorate,tutte alfine v'accogliete insiemefraternamente. Nè qui le poverevesti faranno largo a la boriadi chi le sogguarda stemmataocchieggiando da' suggelli rossi:ma tutte eguali, sott'esso il ferreotimbro passate tutte. Affrettatevi,o lettere candide; udite?è chi piange e impazïente aspetta.. . . . . . . . . . . .In voi di sogni quanti fantasimi,quanta, o gentili, copia di lacrime!Inconscie voi sempre correte,messaggere di sorriso e pianto.Poi per le strade folte di popoloda porta a porta bussando, e l'aridagiogaia de' monti salendoin cerca d'un ermo casolare:a la deserta vecchia cui premonol'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimovigor de le membra ne' solchigrigi de l'inospite maremma,a la fanciulla cui lungo il floridosposo gli ostili colpi minaccianopugnando a raccorre nel senode la patria l'ultima figliola,[pg!207]voi radducete, lettere candide,voi radducete la pace a l'anima,di che dolci lacrime asperse,custodite di che dolce cura!Mi duole di avervi spezzata per ragione di spazio la bellissima poesia eminentemente suggestiva. Anche al limitare della mente nostra s'affollano larve di sogni, di ricordi, di desideri al semplice vocabolo che racchiude come una pila di che far fremere l'umanità. Passioni, vizî, virtù, eroismo, sventura, salvezza; tutti i poemi, gli idilli, le tragedie della vita intima nella piccola e fragile arca affidata al destino. Oh poter dire a una lettera: affrettati! all'altra; indugia! a una terza: ritorna! a una quarta non partire! Quante esistenze deviate, distrutte, vivificate, risorte, per una lettera! Quanti cuori che non sapevano di battere o non immaginavano di battere più, hanno balzato accogliendo in generose onde la vita null'altro che nello scorgere su una busta una calligrafia! E la poesia gentile, inaspettata di certe grosse scritture inesperte uscenti sotto una mano tremante o avvizzita dagli anni? la incredibile prosa di certe letterine stemmate, odoranti, dall'allungata scrittura...?Oh il vario, inesauribile tema in cui si fondono e sfumano delicatamente psicologia, favola, libero arbitrio e destino!... Un dì o l'altro, auspice la poesia del Mazzoni, lo scriverò il monologo che fa capolino nella mia mente, e che s'intitolerà:La lettera.A voi, signorine dall'armoniosa favella, una delle più simpatiche liriche del poeta d'oggi — una poesia dalle salde radici e dalla cima fiorita:[pg!208]IL CAMPANILE DI GIOTTO— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'operaquale nè i Greci mai la pensarononè i padri Romani. Vogliamoche sia degna di Fiorenza nostra —7E tu crescesti, fiore marmoreo,bel campanile! crescesti candidoscambiando un saluto fraternocon la torre de la Signoria.— Io son la forza de la repubblica —disse la torre da i sassi ruvidi.Risposer fulgendo i tuoi marmi:— Noi la luce del pensiero siamo!Ilare e forte crebbe qui l'animode' fiorentini: crebbe la cupola,de l'ombra sua grande coprendotanta gloria di costumi e d'arte.E qui, su i marmi, ne' miti vesperiposâro un tempo gli avi. Sedeanoraggianti di sotto al cappucciol'onestà de la serena fronte;e in gaie prove già crepitavanonovelle e motti: ma l'arti e i fondachiorgoglio a la patria vantando,si accendevan le parole e i voltid'un santo riso. Su loro, a gli ultimiraggi del sole, ne la sua gloriasvolgevasi superbamenteil gigliato gonfalone bianco.Invan le inique schiere si franserosotto gli spalti di Michelangelo:divelti al Marzocco gli artigliquel ringhioso addormentossi ignaro.[pg!209]Da i sassi a' marmi volano volanostridendo i falchi da cinque secoli;e sotto si frange spumandola marea de le incalzanti vite:e tu pur sempre la fronte nitidalevando al cielo, gentil miracolo,come l'arte splendi sereno,come l'arte sempiterno splendi.Ave, Firenze, dolce austerità inghirlandata di rose, anima luminosa d'Italia, ultimo sogno mio giovanile... Passiamo oltre.Anche Guido Mazzoni gitta un fiore alla neve. LaNevicatadel Praga è forse più vera, ma questa è sommamente artistica. Uditene un poco:NEVE.Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perlacome il piovente fiore de' biancospini;silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volandocome farfalle presso la siepe nova.Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiaccimorbida e bianca scende la neve pia,ed al maligno inverno che insulta le terre domatetanto squallore splendidamente cela.Crescon per lei sicure le timide punte del grano:sperano il raggio de' rinfiammati soli:cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colonosogna la falce tra le mature spiche.Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,forti trastulli dona la neve a lui:guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fioristudio invocato dona la neve a lui.. . . . . . . . .[pg!210] QuestaNevemi ricorda la neve vera d'un gennaio non tanto remoto eppur così lontano; e una mia fantasia ispiratami da tutto quel bianco della campagna che mi attorniava e dalla reminiscenza insistente dei due primi versi. Io pensavo alla gran soavità dell'aria se quei pètali nivei avessero avuto un profumo...L'ora, il tempo, la dolce stagione, e il poeta e la sua patria, oggi non ci allontanano dai fiori. Ebbene, cogliamone ancora a piene mani:NOTTE DI MAGGIO.Stanotte (il vento lungo affannavasirombando ai vetri che crepitavanone' buffi de le goccie grosse)sùbite irruppero ne la stanzale fate. — Oh come, come a l'angustiadi queste mura piacquevi scendere? —Ed esse ne' giocondi voltirisero splendidamente belle.— Non mai più miti salgon gli effluviida l'esultanza fresca de' margini,di quando il fior de l'erba novabacian col niveo piè le fate:ma noi vedemmo splender la fiaccolatraverso a' vetri tuoi per le tenebre;e qua veniam consolatricil'ala del turbine cavalcando.A sogni è dolce cura de gli uomini:concedi ai sogni l'anima, Illudervidi care visioni è a voil'unico farmaco de la vita. —. . . . . . . . .L'intervento diafano e sottile delle creature vanescenti mette nell'aura di questa poesia che inoltrando [pg!211] s'infosca, una fluttuazione di profumo antico e rudimentale; qualchecosa d'inesprimibilmente blando, come i cori degli spiriti nelle tragedie greche: come intorno al titanico dolore di Prometeo il benefico aleggiare delle Oceanine.Eccovi per ultimo un esempio della Poesia domestica del Mazzoni, colorita e gentilissima:Canta canta la mamma al fantolino;e lo dondola lieve in su' ginocchi,spiando il lento velarsi de gli occhi:— C'era una volta un grillo canterino.Cantava questo grillo in mezzo al lino;vien la formica: — O grillo, o grillo bello,dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?— Calze e camicie pe 'l mio corredino.Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!Di gioia la formica ebbe a impazzare:Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —Sul luccicor de gli occhi sonnolentigli battono le palpebre frequenti.Ecco i sogni: sorride il fantolino.Facciamo anche noi come il bimbo: dormiamo. Dormiamo sul primo fieno falciato vegliati dal grillo e spiati dalla formica. Dormiamo, sognando i calendimaggi ignorati delle microscopiche tribù che ronzano, stridono, saltano, o strisciano nelle loro foreste sterminate di steli in cui mai l'uomo potrà voluttuosamente smarrirsi e che mai potrà conquistare: foreste di milioni di fusti lisci, eleganti come colonnine corintie; fra cui ondeggiano lassù, lassù, nelle cime estreme ed eccelse, gonfaloni rossi, azzurri, bianchi nella gloria del sole. Per noi non sono che campi di lino e di grano fioriti di papaveri e di margherite.[pg!212]

VI.Guido Mazzoni.Non c'è che dire: il mio coraggio o.... la mia faccia tosta vanno facendo ogni giorno consolanti progressi. Di maggio invio in toscana un fiore toscano. Che ne dite, argute signorine? Oh! voi mi sorridete benigne, lo so, siete tanto amabili con la vostra vecchia amica, ma saranno tutti come voi?..... Non importa: lo mando lo stesso; se non altro per dimostrarvi che quel fiore ha allignato nel mio giardino. Se lo troverete un po' sciupato, dite che è stato il viaggio.Guido Mazzoni gode meritevolmente la fama di essere uno dei nostri migliori poeti moderni. Se si usasse ancora di dividere i poeti nelle due schiere: classica e romantica, il suo posto sarebbe tra i primi. [pg!205] Forte, elegantissimo, felicemente sintetico; qualche volta un po' oscuro agli indotti, il Mazzoni deve aver studiato con molto amore, anzi con un pochino di feticismo, il Carducci a cui trovo che somiglia un po' troppo. Se non che il poeta sovrano nell'effervescenza del pensiero o nel tumulto del sentimento è tagliente, sgarbato, alcuna volta triviale, mentre il suo giovine discepolo, aristocratico sempre, nella piena degli affetti e delle idee piega nella mestizia, rasentando tratto tratto l'amarezza e il disgusto della vita. Fortunatamente qualchecosa di gaio e di lucente che si effonde e sprizza da questa fiorita di versi, sembra gioiosamente contraddire: un vezzo di bimbo — un viso giovine e amoroso — un sorriso di gloria — una sicurezza d'arte, di avvenire, di trionfo.Nella fisiologia del dolore io vorrei mettere anche ildolore d'artista, quello che è meno sentito e più sapientemente tradotto. Per questa categoria di afflitti che adoperano il dolore come un color bruno della tavolozza, o lo indossano come le signore in quaresima indossano il nero per l'armonia dei tempi, sono molto spietata, cominciando... oh Dio, lo dico? dal Leopardi per cui non ho mai provato un sentimento completo di compassione...Ma torniamo al Mazzoni per carità.Seguiamolo un poco, questo valoroso cavaliere, che par sempre giostrare in uno splendido torneo piuttosto che combattere la vera battaglia della vita. ConosceteLa Posta?O che vi tracci, lettere candide,la man leggiera sotto cui splendonofiorenti i ricami, ed i tastivibrano d'un fremito canoro;[pg!206]o che di grossi segni incalzantisiv'opprima il pugno che al maglio è docilema teme la penna, e tremandorecalcitra al lampo del pensiero,da le soffitte giù per le luridescale di legno, per le marmoreeda l'intime stanze odorate,tutte alfine v'accogliete insiemefraternamente. Nè qui le poverevesti faranno largo a la boriadi chi le sogguarda stemmataocchieggiando da' suggelli rossi:ma tutte eguali, sott'esso il ferreotimbro passate tutte. Affrettatevi,o lettere candide; udite?è chi piange e impazïente aspetta.. . . . . . . . . . . .In voi di sogni quanti fantasimi,quanta, o gentili, copia di lacrime!Inconscie voi sempre correte,messaggere di sorriso e pianto.Poi per le strade folte di popoloda porta a porta bussando, e l'aridagiogaia de' monti salendoin cerca d'un ermo casolare:a la deserta vecchia cui premonol'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimovigor de le membra ne' solchigrigi de l'inospite maremma,a la fanciulla cui lungo il floridosposo gli ostili colpi minaccianopugnando a raccorre nel senode la patria l'ultima figliola,[pg!207]voi radducete, lettere candide,voi radducete la pace a l'anima,di che dolci lacrime asperse,custodite di che dolce cura!Mi duole di avervi spezzata per ragione di spazio la bellissima poesia eminentemente suggestiva. Anche al limitare della mente nostra s'affollano larve di sogni, di ricordi, di desideri al semplice vocabolo che racchiude come una pila di che far fremere l'umanità. Passioni, vizî, virtù, eroismo, sventura, salvezza; tutti i poemi, gli idilli, le tragedie della vita intima nella piccola e fragile arca affidata al destino. Oh poter dire a una lettera: affrettati! all'altra; indugia! a una terza: ritorna! a una quarta non partire! Quante esistenze deviate, distrutte, vivificate, risorte, per una lettera! Quanti cuori che non sapevano di battere o non immaginavano di battere più, hanno balzato accogliendo in generose onde la vita null'altro che nello scorgere su una busta una calligrafia! E la poesia gentile, inaspettata di certe grosse scritture inesperte uscenti sotto una mano tremante o avvizzita dagli anni? la incredibile prosa di certe letterine stemmate, odoranti, dall'allungata scrittura...?Oh il vario, inesauribile tema in cui si fondono e sfumano delicatamente psicologia, favola, libero arbitrio e destino!... Un dì o l'altro, auspice la poesia del Mazzoni, lo scriverò il monologo che fa capolino nella mia mente, e che s'intitolerà:La lettera.A voi, signorine dall'armoniosa favella, una delle più simpatiche liriche del poeta d'oggi — una poesia dalle salde radici e dalla cima fiorita:[pg!208]IL CAMPANILE DI GIOTTO— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'operaquale nè i Greci mai la pensarononè i padri Romani. Vogliamoche sia degna di Fiorenza nostra —7E tu crescesti, fiore marmoreo,bel campanile! crescesti candidoscambiando un saluto fraternocon la torre de la Signoria.— Io son la forza de la repubblica —disse la torre da i sassi ruvidi.Risposer fulgendo i tuoi marmi:— Noi la luce del pensiero siamo!Ilare e forte crebbe qui l'animode' fiorentini: crebbe la cupola,de l'ombra sua grande coprendotanta gloria di costumi e d'arte.E qui, su i marmi, ne' miti vesperiposâro un tempo gli avi. Sedeanoraggianti di sotto al cappucciol'onestà de la serena fronte;e in gaie prove già crepitavanonovelle e motti: ma l'arti e i fondachiorgoglio a la patria vantando,si accendevan le parole e i voltid'un santo riso. Su loro, a gli ultimiraggi del sole, ne la sua gloriasvolgevasi superbamenteil gigliato gonfalone bianco.Invan le inique schiere si franserosotto gli spalti di Michelangelo:divelti al Marzocco gli artigliquel ringhioso addormentossi ignaro.[pg!209]Da i sassi a' marmi volano volanostridendo i falchi da cinque secoli;e sotto si frange spumandola marea de le incalzanti vite:e tu pur sempre la fronte nitidalevando al cielo, gentil miracolo,come l'arte splendi sereno,come l'arte sempiterno splendi.Ave, Firenze, dolce austerità inghirlandata di rose, anima luminosa d'Italia, ultimo sogno mio giovanile... Passiamo oltre.Anche Guido Mazzoni gitta un fiore alla neve. LaNevicatadel Praga è forse più vera, ma questa è sommamente artistica. Uditene un poco:NEVE.Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perlacome il piovente fiore de' biancospini;silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volandocome farfalle presso la siepe nova.Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiaccimorbida e bianca scende la neve pia,ed al maligno inverno che insulta le terre domatetanto squallore splendidamente cela.Crescon per lei sicure le timide punte del grano:sperano il raggio de' rinfiammati soli:cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colonosogna la falce tra le mature spiche.Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,forti trastulli dona la neve a lui:guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fioristudio invocato dona la neve a lui.. . . . . . . . .[pg!210] QuestaNevemi ricorda la neve vera d'un gennaio non tanto remoto eppur così lontano; e una mia fantasia ispiratami da tutto quel bianco della campagna che mi attorniava e dalla reminiscenza insistente dei due primi versi. Io pensavo alla gran soavità dell'aria se quei pètali nivei avessero avuto un profumo...L'ora, il tempo, la dolce stagione, e il poeta e la sua patria, oggi non ci allontanano dai fiori. Ebbene, cogliamone ancora a piene mani:NOTTE DI MAGGIO.Stanotte (il vento lungo affannavasirombando ai vetri che crepitavanone' buffi de le goccie grosse)sùbite irruppero ne la stanzale fate. — Oh come, come a l'angustiadi queste mura piacquevi scendere? —Ed esse ne' giocondi voltirisero splendidamente belle.— Non mai più miti salgon gli effluviida l'esultanza fresca de' margini,di quando il fior de l'erba novabacian col niveo piè le fate:ma noi vedemmo splender la fiaccolatraverso a' vetri tuoi per le tenebre;e qua veniam consolatricil'ala del turbine cavalcando.A sogni è dolce cura de gli uomini:concedi ai sogni l'anima, Illudervidi care visioni è a voil'unico farmaco de la vita. —. . . . . . . . .L'intervento diafano e sottile delle creature vanescenti mette nell'aura di questa poesia che inoltrando [pg!211] s'infosca, una fluttuazione di profumo antico e rudimentale; qualchecosa d'inesprimibilmente blando, come i cori degli spiriti nelle tragedie greche: come intorno al titanico dolore di Prometeo il benefico aleggiare delle Oceanine.Eccovi per ultimo un esempio della Poesia domestica del Mazzoni, colorita e gentilissima:Canta canta la mamma al fantolino;e lo dondola lieve in su' ginocchi,spiando il lento velarsi de gli occhi:— C'era una volta un grillo canterino.Cantava questo grillo in mezzo al lino;vien la formica: — O grillo, o grillo bello,dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?— Calze e camicie pe 'l mio corredino.Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!Di gioia la formica ebbe a impazzare:Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —Sul luccicor de gli occhi sonnolentigli battono le palpebre frequenti.Ecco i sogni: sorride il fantolino.Facciamo anche noi come il bimbo: dormiamo. Dormiamo sul primo fieno falciato vegliati dal grillo e spiati dalla formica. Dormiamo, sognando i calendimaggi ignorati delle microscopiche tribù che ronzano, stridono, saltano, o strisciano nelle loro foreste sterminate di steli in cui mai l'uomo potrà voluttuosamente smarrirsi e che mai potrà conquistare: foreste di milioni di fusti lisci, eleganti come colonnine corintie; fra cui ondeggiano lassù, lassù, nelle cime estreme ed eccelse, gonfaloni rossi, azzurri, bianchi nella gloria del sole. Per noi non sono che campi di lino e di grano fioriti di papaveri e di margherite.[pg!212]

Guido Mazzoni.

Guido Mazzoni.

Non c'è che dire: il mio coraggio o.... la mia faccia tosta vanno facendo ogni giorno consolanti progressi. Di maggio invio in toscana un fiore toscano. Che ne dite, argute signorine? Oh! voi mi sorridete benigne, lo so, siete tanto amabili con la vostra vecchia amica, ma saranno tutti come voi?..... Non importa: lo mando lo stesso; se non altro per dimostrarvi che quel fiore ha allignato nel mio giardino. Se lo troverete un po' sciupato, dite che è stato il viaggio.

Guido Mazzoni gode meritevolmente la fama di essere uno dei nostri migliori poeti moderni. Se si usasse ancora di dividere i poeti nelle due schiere: classica e romantica, il suo posto sarebbe tra i primi. [pg!205] Forte, elegantissimo, felicemente sintetico; qualche volta un po' oscuro agli indotti, il Mazzoni deve aver studiato con molto amore, anzi con un pochino di feticismo, il Carducci a cui trovo che somiglia un po' troppo. Se non che il poeta sovrano nell'effervescenza del pensiero o nel tumulto del sentimento è tagliente, sgarbato, alcuna volta triviale, mentre il suo giovine discepolo, aristocratico sempre, nella piena degli affetti e delle idee piega nella mestizia, rasentando tratto tratto l'amarezza e il disgusto della vita. Fortunatamente qualchecosa di gaio e di lucente che si effonde e sprizza da questa fiorita di versi, sembra gioiosamente contraddire: un vezzo di bimbo — un viso giovine e amoroso — un sorriso di gloria — una sicurezza d'arte, di avvenire, di trionfo.

Nella fisiologia del dolore io vorrei mettere anche ildolore d'artista, quello che è meno sentito e più sapientemente tradotto. Per questa categoria di afflitti che adoperano il dolore come un color bruno della tavolozza, o lo indossano come le signore in quaresima indossano il nero per l'armonia dei tempi, sono molto spietata, cominciando... oh Dio, lo dico? dal Leopardi per cui non ho mai provato un sentimento completo di compassione...

Ma torniamo al Mazzoni per carità.

Seguiamolo un poco, questo valoroso cavaliere, che par sempre giostrare in uno splendido torneo piuttosto che combattere la vera battaglia della vita. ConosceteLa Posta?

O che vi tracci, lettere candide,la man leggiera sotto cui splendonofiorenti i ricami, ed i tastivibrano d'un fremito canoro;[pg!206]o che di grossi segni incalzantisiv'opprima il pugno che al maglio è docilema teme la penna, e tremandorecalcitra al lampo del pensiero,da le soffitte giù per le luridescale di legno, per le marmoreeda l'intime stanze odorate,tutte alfine v'accogliete insiemefraternamente. Nè qui le poverevesti faranno largo a la boriadi chi le sogguarda stemmataocchieggiando da' suggelli rossi:ma tutte eguali, sott'esso il ferreotimbro passate tutte. Affrettatevi,o lettere candide; udite?è chi piange e impazïente aspetta.. . . . . . . . . . . .In voi di sogni quanti fantasimi,quanta, o gentili, copia di lacrime!Inconscie voi sempre correte,messaggere di sorriso e pianto.Poi per le strade folte di popoloda porta a porta bussando, e l'aridagiogaia de' monti salendoin cerca d'un ermo casolare:a la deserta vecchia cui premonol'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimovigor de le membra ne' solchigrigi de l'inospite maremma,a la fanciulla cui lungo il floridosposo gli ostili colpi minaccianopugnando a raccorre nel senode la patria l'ultima figliola,[pg!207]voi radducete, lettere candide,voi radducete la pace a l'anima,di che dolci lacrime asperse,custodite di che dolce cura!

O che vi tracci, lettere candide,la man leggiera sotto cui splendonofiorenti i ricami, ed i tastivibrano d'un fremito canoro;[pg!206]o che di grossi segni incalzantisiv'opprima il pugno che al maglio è docilema teme la penna, e tremandorecalcitra al lampo del pensiero,da le soffitte giù per le luridescale di legno, per le marmoreeda l'intime stanze odorate,tutte alfine v'accogliete insiemefraternamente. Nè qui le poverevesti faranno largo a la boriadi chi le sogguarda stemmataocchieggiando da' suggelli rossi:ma tutte eguali, sott'esso il ferreotimbro passate tutte. Affrettatevi,o lettere candide; udite?è chi piange e impazïente aspetta.. . . . . . . . . . . .In voi di sogni quanti fantasimi,quanta, o gentili, copia di lacrime!Inconscie voi sempre correte,messaggere di sorriso e pianto.Poi per le strade folte di popoloda porta a porta bussando, e l'aridagiogaia de' monti salendoin cerca d'un ermo casolare:a la deserta vecchia cui premonol'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimovigor de le membra ne' solchigrigi de l'inospite maremma,a la fanciulla cui lungo il floridosposo gli ostili colpi minaccianopugnando a raccorre nel senode la patria l'ultima figliola,[pg!207]voi radducete, lettere candide,voi radducete la pace a l'anima,di che dolci lacrime asperse,custodite di che dolce cura!

O che vi tracci, lettere candide,

la man leggiera sotto cui splendono

fiorenti i ricami, ed i tasti

vibrano d'un fremito canoro;

[pg!206]

o che di grossi segni incalzantisi

v'opprima il pugno che al maglio è docile

ma teme la penna, e tremando

recalcitra al lampo del pensiero,

da le soffitte giù per le luride

scale di legno, per le marmoree

da l'intime stanze odorate,

tutte alfine v'accogliete insieme

fraternamente. Nè qui le povere

vesti faranno largo a la boria

di chi le sogguarda stemmata

occhieggiando da' suggelli rossi:

ma tutte eguali, sott'esso il ferreo

timbro passate tutte. Affrettatevi,

o lettere candide; udite?

è chi piange e impazïente aspetta.

. . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . .

In voi di sogni quanti fantasimi,

quanta, o gentili, copia di lacrime!

Inconscie voi sempre correte,

messaggere di sorriso e pianto.

Poi per le strade folte di popolo

da porta a porta bussando, e l'arida

giogaia de' monti salendo

in cerca d'un ermo casolare:

a la deserta vecchia cui premono

l'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimo

vigor de le membra ne' solchi

grigi de l'inospite maremma,

a la fanciulla cui lungo il florido

sposo gli ostili colpi minacciano

pugnando a raccorre nel seno

de la patria l'ultima figliola,

[pg!207]

voi radducete, lettere candide,

voi radducete la pace a l'anima,

di che dolci lacrime asperse,

custodite di che dolce cura!

Mi duole di avervi spezzata per ragione di spazio la bellissima poesia eminentemente suggestiva. Anche al limitare della mente nostra s'affollano larve di sogni, di ricordi, di desideri al semplice vocabolo che racchiude come una pila di che far fremere l'umanità. Passioni, vizî, virtù, eroismo, sventura, salvezza; tutti i poemi, gli idilli, le tragedie della vita intima nella piccola e fragile arca affidata al destino. Oh poter dire a una lettera: affrettati! all'altra; indugia! a una terza: ritorna! a una quarta non partire! Quante esistenze deviate, distrutte, vivificate, risorte, per una lettera! Quanti cuori che non sapevano di battere o non immaginavano di battere più, hanno balzato accogliendo in generose onde la vita null'altro che nello scorgere su una busta una calligrafia! E la poesia gentile, inaspettata di certe grosse scritture inesperte uscenti sotto una mano tremante o avvizzita dagli anni? la incredibile prosa di certe letterine stemmate, odoranti, dall'allungata scrittura...?

Oh il vario, inesauribile tema in cui si fondono e sfumano delicatamente psicologia, favola, libero arbitrio e destino!... Un dì o l'altro, auspice la poesia del Mazzoni, lo scriverò il monologo che fa capolino nella mia mente, e che s'intitolerà:La lettera.

A voi, signorine dall'armoniosa favella, una delle più simpatiche liriche del poeta d'oggi — una poesia dalle salde radici e dalla cima fiorita:

[pg!208]

IL CAMPANILE DI GIOTTO

IL CAMPANILE DI GIOTTO

— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'operaquale nè i Greci mai la pensarononè i padri Romani. Vogliamoche sia degna di Fiorenza nostra —7E tu crescesti, fiore marmoreo,bel campanile! crescesti candidoscambiando un saluto fraternocon la torre de la Signoria.— Io son la forza de la repubblica —disse la torre da i sassi ruvidi.Risposer fulgendo i tuoi marmi:— Noi la luce del pensiero siamo!Ilare e forte crebbe qui l'animode' fiorentini: crebbe la cupola,de l'ombra sua grande coprendotanta gloria di costumi e d'arte.E qui, su i marmi, ne' miti vesperiposâro un tempo gli avi. Sedeanoraggianti di sotto al cappucciol'onestà de la serena fronte;e in gaie prove già crepitavanonovelle e motti: ma l'arti e i fondachiorgoglio a la patria vantando,si accendevan le parole e i voltid'un santo riso. Su loro, a gli ultimiraggi del sole, ne la sua gloriasvolgevasi superbamenteil gigliato gonfalone bianco.Invan le inique schiere si franserosotto gli spalti di Michelangelo:divelti al Marzocco gli artigliquel ringhioso addormentossi ignaro.[pg!209]Da i sassi a' marmi volano volanostridendo i falchi da cinque secoli;e sotto si frange spumandola marea de le incalzanti vite:e tu pur sempre la fronte nitidalevando al cielo, gentil miracolo,come l'arte splendi sereno,come l'arte sempiterno splendi.

— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'operaquale nè i Greci mai la pensarononè i padri Romani. Vogliamoche sia degna di Fiorenza nostra —7E tu crescesti, fiore marmoreo,bel campanile! crescesti candidoscambiando un saluto fraternocon la torre de la Signoria.— Io son la forza de la repubblica —disse la torre da i sassi ruvidi.Risposer fulgendo i tuoi marmi:— Noi la luce del pensiero siamo!Ilare e forte crebbe qui l'animode' fiorentini: crebbe la cupola,de l'ombra sua grande coprendotanta gloria di costumi e d'arte.E qui, su i marmi, ne' miti vesperiposâro un tempo gli avi. Sedeanoraggianti di sotto al cappucciol'onestà de la serena fronte;e in gaie prove già crepitavanonovelle e motti: ma l'arti e i fondachiorgoglio a la patria vantando,si accendevan le parole e i voltid'un santo riso. Su loro, a gli ultimiraggi del sole, ne la sua gloriasvolgevasi superbamenteil gigliato gonfalone bianco.Invan le inique schiere si franserosotto gli spalti di Michelangelo:divelti al Marzocco gli artigliquel ringhioso addormentossi ignaro.[pg!209]Da i sassi a' marmi volano volanostridendo i falchi da cinque secoli;e sotto si frange spumandola marea de le incalzanti vite:e tu pur sempre la fronte nitidalevando al cielo, gentil miracolo,come l'arte splendi sereno,come l'arte sempiterno splendi.

— Presso a la Chiesa sorga: e sia l'opera

quale nè i Greci mai la pensarono

nè i padri Romani. Vogliamo

che sia degna di Fiorenza nostra —7

E tu crescesti, fiore marmoreo,

bel campanile! crescesti candido

scambiando un saluto fraterno

con la torre de la Signoria.

— Io son la forza de la repubblica —

disse la torre da i sassi ruvidi.

Risposer fulgendo i tuoi marmi:

— Noi la luce del pensiero siamo!

Ilare e forte crebbe qui l'animo

de' fiorentini: crebbe la cupola,

de l'ombra sua grande coprendo

tanta gloria di costumi e d'arte.

E qui, su i marmi, ne' miti vesperi

posâro un tempo gli avi. Sedeano

raggianti di sotto al cappuccio

l'onestà de la serena fronte;

e in gaie prove già crepitavano

novelle e motti: ma l'arti e i fondachi

orgoglio a la patria vantando,

si accendevan le parole e i volti

d'un santo riso. Su loro, a gli ultimi

raggi del sole, ne la sua gloria

svolgevasi superbamente

il gigliato gonfalone bianco.

Invan le inique schiere si fransero

sotto gli spalti di Michelangelo:

divelti al Marzocco gli artigli

quel ringhioso addormentossi ignaro.

[pg!209]

Da i sassi a' marmi volano volano

stridendo i falchi da cinque secoli;

e sotto si frange spumando

la marea de le incalzanti vite:

e tu pur sempre la fronte nitida

levando al cielo, gentil miracolo,

come l'arte splendi sereno,

come l'arte sempiterno splendi.

Ave, Firenze, dolce austerità inghirlandata di rose, anima luminosa d'Italia, ultimo sogno mio giovanile... Passiamo oltre.

Anche Guido Mazzoni gitta un fiore alla neve. LaNevicatadel Praga è forse più vera, ma questa è sommamente artistica. Uditene un poco:

NEVE.

NEVE.

Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perlacome il piovente fiore de' biancospini;silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volandocome farfalle presso la siepe nova.Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiaccimorbida e bianca scende la neve pia,ed al maligno inverno che insulta le terre domatetanto squallore splendidamente cela.Crescon per lei sicure le timide punte del grano:sperano il raggio de' rinfiammati soli:cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colonosogna la falce tra le mature spiche.Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,forti trastulli dona la neve a lui:guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fioristudio invocato dona la neve a lui.. . . . . . . . .

Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perlacome il piovente fiore de' biancospini;silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volandocome farfalle presso la siepe nova.Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiaccimorbida e bianca scende la neve pia,ed al maligno inverno che insulta le terre domatetanto squallore splendidamente cela.Crescon per lei sicure le timide punte del grano:sperano il raggio de' rinfiammati soli:cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colonosogna la falce tra le mature spiche.Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,forti trastulli dona la neve a lui:guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fioristudio invocato dona la neve a lui.. . . . . . . . .

Mite è la neve. Scende leggera da un cielo di perla

come il piovente fiore de' biancospini;

silenzïosa scende, s'aggira, sussulta volando

come farfalle presso la siepe nova.

Sopra le vie fangose, su le arse campagne da' ghiacci

morbida e bianca scende la neve pia,

ed al maligno inverno che insulta le terre domate

tanto squallore splendidamente cela.

Crescon per lei sicure le timide punte del grano:

sperano il raggio de' rinfiammati soli:

cresce per lei la speme di messi fiorenti; e il colono

sogna la falce tra le mature spiche.

Guarda il fanciullo ai vetri che 'l fiato fumante gli appanna,

forti trastulli dona la neve a lui:

guarda a la lente il dotto; di stelle e di gelidi fiori

studio invocato dona la neve a lui.

. . . . . . . . .

. . . . . . . . .

[pg!210] QuestaNevemi ricorda la neve vera d'un gennaio non tanto remoto eppur così lontano; e una mia fantasia ispiratami da tutto quel bianco della campagna che mi attorniava e dalla reminiscenza insistente dei due primi versi. Io pensavo alla gran soavità dell'aria se quei pètali nivei avessero avuto un profumo...

L'ora, il tempo, la dolce stagione, e il poeta e la sua patria, oggi non ci allontanano dai fiori. Ebbene, cogliamone ancora a piene mani:

NOTTE DI MAGGIO.

NOTTE DI MAGGIO.

Stanotte (il vento lungo affannavasirombando ai vetri che crepitavanone' buffi de le goccie grosse)sùbite irruppero ne la stanzale fate. — Oh come, come a l'angustiadi queste mura piacquevi scendere? —Ed esse ne' giocondi voltirisero splendidamente belle.— Non mai più miti salgon gli effluviida l'esultanza fresca de' margini,di quando il fior de l'erba novabacian col niveo piè le fate:ma noi vedemmo splender la fiaccolatraverso a' vetri tuoi per le tenebre;e qua veniam consolatricil'ala del turbine cavalcando.A sogni è dolce cura de gli uomini:concedi ai sogni l'anima, Illudervidi care visioni è a voil'unico farmaco de la vita. —. . . . . . . . .

Stanotte (il vento lungo affannavasirombando ai vetri che crepitavanone' buffi de le goccie grosse)sùbite irruppero ne la stanzale fate. — Oh come, come a l'angustiadi queste mura piacquevi scendere? —Ed esse ne' giocondi voltirisero splendidamente belle.— Non mai più miti salgon gli effluviida l'esultanza fresca de' margini,di quando il fior de l'erba novabacian col niveo piè le fate:ma noi vedemmo splender la fiaccolatraverso a' vetri tuoi per le tenebre;e qua veniam consolatricil'ala del turbine cavalcando.A sogni è dolce cura de gli uomini:concedi ai sogni l'anima, Illudervidi care visioni è a voil'unico farmaco de la vita. —. . . . . . . . .

Stanotte (il vento lungo affannavasi

rombando ai vetri che crepitavano

ne' buffi de le goccie grosse)

sùbite irruppero ne la stanza

le fate. — Oh come, come a l'angustia

di queste mura piacquevi scendere? —

Ed esse ne' giocondi volti

risero splendidamente belle.

— Non mai più miti salgon gli effluvii

da l'esultanza fresca de' margini,

di quando il fior de l'erba nova

bacian col niveo piè le fate:

ma noi vedemmo splender la fiaccola

traverso a' vetri tuoi per le tenebre;

e qua veniam consolatrici

l'ala del turbine cavalcando.

A sogni è dolce cura de gli uomini:

concedi ai sogni l'anima, Illudervi

di care visioni è a voi

l'unico farmaco de la vita. —

. . . . . . . . .

. . . . . . . . .

L'intervento diafano e sottile delle creature vanescenti mette nell'aura di questa poesia che inoltrando [pg!211] s'infosca, una fluttuazione di profumo antico e rudimentale; qualchecosa d'inesprimibilmente blando, come i cori degli spiriti nelle tragedie greche: come intorno al titanico dolore di Prometeo il benefico aleggiare delle Oceanine.

Eccovi per ultimo un esempio della Poesia domestica del Mazzoni, colorita e gentilissima:

Canta canta la mamma al fantolino;e lo dondola lieve in su' ginocchi,spiando il lento velarsi de gli occhi:— C'era una volta un grillo canterino.Cantava questo grillo in mezzo al lino;vien la formica: — O grillo, o grillo bello,dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?— Calze e camicie pe 'l mio corredino.Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!Di gioia la formica ebbe a impazzare:Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —Sul luccicor de gli occhi sonnolentigli battono le palpebre frequenti.Ecco i sogni: sorride il fantolino.

Canta canta la mamma al fantolino;e lo dondola lieve in su' ginocchi,spiando il lento velarsi de gli occhi:— C'era una volta un grillo canterino.Cantava questo grillo in mezzo al lino;vien la formica: — O grillo, o grillo bello,dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?— Calze e camicie pe 'l mio corredino.Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!Di gioia la formica ebbe a impazzare:Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —Sul luccicor de gli occhi sonnolentigli battono le palpebre frequenti.Ecco i sogni: sorride il fantolino.

Canta canta la mamma al fantolino;

e lo dondola lieve in su' ginocchi,

spiando il lento velarsi de gli occhi:

— C'era una volta un grillo canterino.

Cantava questo grillo in mezzo al lino;

vien la formica: — O grillo, o grillo bello,

dammene un filo! — E che ne vuo' tu fare?

— Calze e camicie pe 'l mio corredino.

Dice il grillo: — Se vuoi ti do l'anello!

Di gioia la formica ebbe a impazzare:

Ma quando furon dinanzi a l'altare.... —

Sul luccicor de gli occhi sonnolenti

gli battono le palpebre frequenti.

Ecco i sogni: sorride il fantolino.

Facciamo anche noi come il bimbo: dormiamo. Dormiamo sul primo fieno falciato vegliati dal grillo e spiati dalla formica. Dormiamo, sognando i calendimaggi ignorati delle microscopiche tribù che ronzano, stridono, saltano, o strisciano nelle loro foreste sterminate di steli in cui mai l'uomo potrà voluttuosamente smarrirsi e che mai potrà conquistare: foreste di milioni di fusti lisci, eleganti come colonnine corintie; fra cui ondeggiano lassù, lassù, nelle cime estreme ed eccelse, gonfaloni rossi, azzurri, bianchi nella gloria del sole. Per noi non sono che campi di lino e di grano fioriti di papaveri e di margherite.

[pg!212]


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