VIII.

VIII.Contessa Lara.Ecco fra le fresche dovizie d'una primavera tutta schiusa il più delicato fiore del mio verziere: una figura femminile, una fine figura d'artista e di signora. Un'Eva nel piccolo paradiso, o meglio la fata d'una novellina nordica che porta nell'ubertoso brolo la vaghezza del suo capo biondo e le meraviglie della sua mano. Ha in arte un nome cavalleresco e poetico che a' piedi delle sue creazioni forti e gentili armonizza come l'accordo finale che raccoglie la melodia.Nella verde Italia in cui nuovi e antichi ingegni scintillano come le goccioline di rugiada su un margine erboso, non è scarsa la pleiade femminile; però non molte delle nostre scrittrici sanno come la Contessa Lara tratteggiare con uguale finezza di gusto e disinvoltura un bozzetto, una poesia, un articolo d'arte, un romanzo. Quindi arrestandoci innanzi a [pg!221] qualche sua poesia non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo dimenticare che stiamo osservando un sol raggio, un solo colore di questo versatile intelletto. Pensiamoci anche se ci urta talvolta in questi versi un po' di quel dilettantismo mondano nel quale ahimè si crogiolano pure tanti poetini e poetucoli che poi in fin dei conti non sono capaci di fare che i canterini. La penna della Contessa Lara è sopratutto elegante, spesso arguta, molte volte ardente, sempre aristocratica. Il dolore, la mestizia, l'angoscia non effonde in elegie sentimentali, o in quelle tirate romantiche che rinviliscono sotto mentito profumo femminile la nostra letteratura agli occhi della più sapiente metà del genere umano; quando la sua anima è intorbidata, o ferita, o dolente, ella non ce lo dice, ma noi lo intendiamo meglio che se ce lo dicesse. Ella sente forse nella vita, certo nell'arte, la dignità del dolore. Ancora: è raffinatissima, ma non mai sino al decadentismo o alla morbosità; ama le cose belle, la forma più che l'essenza delle cose ma l'ama tanto che sovente giunge a toccarci l'anima non per l'intensità, ma per il rapimento della sua contemplazione. Confonde anche talora la sensazione col sentimento, talora la preferisce apertamente, essendo sempre ed anzitutto schietta con sè e con noi, anche a costo di parer cruda o di dispiacere. La sua è la sincerità delle spine sotto il profumo delle acacie o ai piedi della fiorente venustà delle rose. Un'arma contro la soverchia debolezza, una difesa.Mi piace di cominciare con questoUltimo sognoche potrebbe essere il primo di molta giovinezza. C'è un onesto languore e una vaghezza di sfumature tutta femminea.[pg!222]In mezzo a 'l verde una casetta bianca,Co' monti a tergo e in lontananza il mare,Con variopinte aiuole a destra e a mancaChe infioran de la soglia il limitare.Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,Dentro, una libreria d'opere rare,Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stancaPossan novella vigorìa prestare.Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,Ne la sua culla un roseo cherubinoCui per restar con me sparvero l'ale.È questo il nido che sognar mi giova,È l'oasi del mio squallido camminoTempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.Salutiamolo, passando, questo vivificante porto di pace che desidero a tutte voi care fanciulle; che alcuna di voi forse intravede già fra i rosei vapori del futuro come l'isoletta d'Elena e di Fausto — della Bellezza e del Sapere — ricinta dall'arcobaleno. Ecco un lembo d'orizzonte grigio, l'avanzo di chissà quale tremendo uragano che lacerato naviga verso di noi, lividamente triste nella sua tenuità:RICORDO D'APRILE.Ritorna il mio pensieroA 'l pallido bambinoChe una sera d'aprileFu portato la giù ne 'l cimitero.Intanto la sorella e il fratellinoGiuocan co 'l suo fucile,Battono il suo tamburo,Ed i guerrieri sgorbianoCh'egli tracciò su 'l muro.Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa eloquenza dell'episodio e renderla [pg!223] con tanta efficace semplicità. Il lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre è bella, è buona, è vera poesia.Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati, come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...RISOLUZIONE.Egli il silenzio vuol d'una CertosaAntica da le arcate bisantineDove, monaco austero e in bianco crine,Calmo finir la vita tempestosa,Ella, del par fantastica e pietosa,Giura che stanca di monili e trine,In umili n'andrà vesti turchine,Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.Ei sogna i vecchi testi del trecentoSu cui vegliar le notti; ella s'infingeA 'l capezzale ove il morente geme.Sorridon tutti e due... Dopo un momentoL'un dice all'altro, mentre a sè lo stringeSenti, amor mio, se si vivesse insieme?[pg!224]CONFIDENZE.A l'ombra delle zàgare egli è natoLa giù, la giù de 'l nostro suolo in fondoDa un alito cocente accarezzato,Carezzato da 'l mar terso e profondo.Poeta strano, forte, innamorato,Due sole cose gli son care a 'l mondo,Gli son care ne i sogni: il veneratoMaterno capo ed il mio capo biondo.Senti, se vuoi saper come avvenìaCh'ei restasse di me sire e padrone:È un bozzetto che sà d'Andalusia.Era di maggio un dì sull'imbrunire,Ei mi gittò una rosa entro il balcone,Io la raccolsi, e mi sentii morire.Leggete ora questi frammenti dellaCasa dell'ava, che è troppo lunga per essere interamente trascritta; vi basteranno, credo, per indovinare che la Contessa Lara da esperta ricamatrice conosce tutta la delicatezza delle vecchie tinte; quelle vecchie tinte che Bourget e Loti adorano nella lor gentile e calma nostalgia del passato:LA CASA DELL'AVANe l'ostel solitarioIn cui la vecchierella ava serenaPassa il tramonto de 'l suo tardo giorno,De 'l buon tempo che sparveParla ogni cosa intorno.Fra le sconnesse pietreDel cortile s'abbarbica l'orticaParassita: de gli alti suoi gradiniSu 'l piedistallo, il pozzoSorge ne 'l centro ov'ascende a fatica[pg!225]Una ricurva fante,E vi cala la brocca che scancella,Ne l'ima onda percossa,L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.Ne 'l salone dorato,Da i centenari specchiCadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchiArazzi de la Fiandra,A le pareti accantoDanzan pastori e ninfeNe i tarlati boschetti,E scendon benedetti i raggi estiviChe a quegli occhi sbiaditi,Qual per magico incantoRendon fulgidi e viviI raggi de gli amori impalliditi.In un angolo oscuroUna spinetta dorme,E quando tutto tace ivi s'ascoltaCome un sospiro; è il ventoChe tra le corde freme?O l'eco de le note che una voltaCon le melodi sempliciDi Pergolese, l'avaDa lo snello strumentoFanciulla ancor, destava?Schiudetevi, cassetteOdorose de i mobili intarsiati,Piene di fogli e nastri,Di trapunti, di seriche borsetteD'ambra e zàgara, e veli scolorati.È un'ora di memorie, ed in quest'oraPer voi da un morto secoloUn alito di vita esala ancora.. . . . . . . . . . . .E poichè ho detto il nome di quell'impareggiabile Pierre Loti, mi vengono in mente questi altri [pg!226] versi che qualche sua leggiadrajaponeriedeve aver suggerito alla Contessa Lara.Il metro è quello dell'utagiapponese, l'arte, il colore, la grazia, sommi:CONVERSAZIONE.A una tavola in tornoGiocan tre donne,Di fiori il capo adorno,Ricche le gonne:Fosco tramonta il giorno.Una dice (un'anzianaCon grinzo il cuore):— L'amore è cosa vana:Passa l'amoreCome nube lontana.Dice un'altra (una sposaFresca e ridente):— È l'amore una rosaChe sboccia aulenteNell'anima festosa.E l'ultima (una fraleFanciulla, un fiore),Dice; — Fu strazio egualePer me, l'amore,A un colpo di pugnale.Assorbono, fumando,Tutte il thè verde:E un gran sospiro a quandoA quando sperdeL'aura leggiera, errando.E con questo fior di loto pòrto da una gemmata mano di dama vi lascio, signorine. Troppe visioni d'Oriente mi s'affollano alla fantasia, m'ipnotizzano. Purchè questo noioso cosmopolitismo dilagante non me lo cancelli, il mio Giappone![pg!227]

VIII.Contessa Lara.Ecco fra le fresche dovizie d'una primavera tutta schiusa il più delicato fiore del mio verziere: una figura femminile, una fine figura d'artista e di signora. Un'Eva nel piccolo paradiso, o meglio la fata d'una novellina nordica che porta nell'ubertoso brolo la vaghezza del suo capo biondo e le meraviglie della sua mano. Ha in arte un nome cavalleresco e poetico che a' piedi delle sue creazioni forti e gentili armonizza come l'accordo finale che raccoglie la melodia.Nella verde Italia in cui nuovi e antichi ingegni scintillano come le goccioline di rugiada su un margine erboso, non è scarsa la pleiade femminile; però non molte delle nostre scrittrici sanno come la Contessa Lara tratteggiare con uguale finezza di gusto e disinvoltura un bozzetto, una poesia, un articolo d'arte, un romanzo. Quindi arrestandoci innanzi a [pg!221] qualche sua poesia non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo dimenticare che stiamo osservando un sol raggio, un solo colore di questo versatile intelletto. Pensiamoci anche se ci urta talvolta in questi versi un po' di quel dilettantismo mondano nel quale ahimè si crogiolano pure tanti poetini e poetucoli che poi in fin dei conti non sono capaci di fare che i canterini. La penna della Contessa Lara è sopratutto elegante, spesso arguta, molte volte ardente, sempre aristocratica. Il dolore, la mestizia, l'angoscia non effonde in elegie sentimentali, o in quelle tirate romantiche che rinviliscono sotto mentito profumo femminile la nostra letteratura agli occhi della più sapiente metà del genere umano; quando la sua anima è intorbidata, o ferita, o dolente, ella non ce lo dice, ma noi lo intendiamo meglio che se ce lo dicesse. Ella sente forse nella vita, certo nell'arte, la dignità del dolore. Ancora: è raffinatissima, ma non mai sino al decadentismo o alla morbosità; ama le cose belle, la forma più che l'essenza delle cose ma l'ama tanto che sovente giunge a toccarci l'anima non per l'intensità, ma per il rapimento della sua contemplazione. Confonde anche talora la sensazione col sentimento, talora la preferisce apertamente, essendo sempre ed anzitutto schietta con sè e con noi, anche a costo di parer cruda o di dispiacere. La sua è la sincerità delle spine sotto il profumo delle acacie o ai piedi della fiorente venustà delle rose. Un'arma contro la soverchia debolezza, una difesa.Mi piace di cominciare con questoUltimo sognoche potrebbe essere il primo di molta giovinezza. C'è un onesto languore e una vaghezza di sfumature tutta femminea.[pg!222]In mezzo a 'l verde una casetta bianca,Co' monti a tergo e in lontananza il mare,Con variopinte aiuole a destra e a mancaChe infioran de la soglia il limitare.Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,Dentro, una libreria d'opere rare,Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stancaPossan novella vigorìa prestare.Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,Ne la sua culla un roseo cherubinoCui per restar con me sparvero l'ale.È questo il nido che sognar mi giova,È l'oasi del mio squallido camminoTempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.Salutiamolo, passando, questo vivificante porto di pace che desidero a tutte voi care fanciulle; che alcuna di voi forse intravede già fra i rosei vapori del futuro come l'isoletta d'Elena e di Fausto — della Bellezza e del Sapere — ricinta dall'arcobaleno. Ecco un lembo d'orizzonte grigio, l'avanzo di chissà quale tremendo uragano che lacerato naviga verso di noi, lividamente triste nella sua tenuità:RICORDO D'APRILE.Ritorna il mio pensieroA 'l pallido bambinoChe una sera d'aprileFu portato la giù ne 'l cimitero.Intanto la sorella e il fratellinoGiuocan co 'l suo fucile,Battono il suo tamburo,Ed i guerrieri sgorbianoCh'egli tracciò su 'l muro.Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa eloquenza dell'episodio e renderla [pg!223] con tanta efficace semplicità. Il lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre è bella, è buona, è vera poesia.Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati, come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...RISOLUZIONE.Egli il silenzio vuol d'una CertosaAntica da le arcate bisantineDove, monaco austero e in bianco crine,Calmo finir la vita tempestosa,Ella, del par fantastica e pietosa,Giura che stanca di monili e trine,In umili n'andrà vesti turchine,Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.Ei sogna i vecchi testi del trecentoSu cui vegliar le notti; ella s'infingeA 'l capezzale ove il morente geme.Sorridon tutti e due... Dopo un momentoL'un dice all'altro, mentre a sè lo stringeSenti, amor mio, se si vivesse insieme?[pg!224]CONFIDENZE.A l'ombra delle zàgare egli è natoLa giù, la giù de 'l nostro suolo in fondoDa un alito cocente accarezzato,Carezzato da 'l mar terso e profondo.Poeta strano, forte, innamorato,Due sole cose gli son care a 'l mondo,Gli son care ne i sogni: il veneratoMaterno capo ed il mio capo biondo.Senti, se vuoi saper come avvenìaCh'ei restasse di me sire e padrone:È un bozzetto che sà d'Andalusia.Era di maggio un dì sull'imbrunire,Ei mi gittò una rosa entro il balcone,Io la raccolsi, e mi sentii morire.Leggete ora questi frammenti dellaCasa dell'ava, che è troppo lunga per essere interamente trascritta; vi basteranno, credo, per indovinare che la Contessa Lara da esperta ricamatrice conosce tutta la delicatezza delle vecchie tinte; quelle vecchie tinte che Bourget e Loti adorano nella lor gentile e calma nostalgia del passato:LA CASA DELL'AVANe l'ostel solitarioIn cui la vecchierella ava serenaPassa il tramonto de 'l suo tardo giorno,De 'l buon tempo che sparveParla ogni cosa intorno.Fra le sconnesse pietreDel cortile s'abbarbica l'orticaParassita: de gli alti suoi gradiniSu 'l piedistallo, il pozzoSorge ne 'l centro ov'ascende a fatica[pg!225]Una ricurva fante,E vi cala la brocca che scancella,Ne l'ima onda percossa,L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.Ne 'l salone dorato,Da i centenari specchiCadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchiArazzi de la Fiandra,A le pareti accantoDanzan pastori e ninfeNe i tarlati boschetti,E scendon benedetti i raggi estiviChe a quegli occhi sbiaditi,Qual per magico incantoRendon fulgidi e viviI raggi de gli amori impalliditi.In un angolo oscuroUna spinetta dorme,E quando tutto tace ivi s'ascoltaCome un sospiro; è il ventoChe tra le corde freme?O l'eco de le note che una voltaCon le melodi sempliciDi Pergolese, l'avaDa lo snello strumentoFanciulla ancor, destava?Schiudetevi, cassetteOdorose de i mobili intarsiati,Piene di fogli e nastri,Di trapunti, di seriche borsetteD'ambra e zàgara, e veli scolorati.È un'ora di memorie, ed in quest'oraPer voi da un morto secoloUn alito di vita esala ancora.. . . . . . . . . . . .E poichè ho detto il nome di quell'impareggiabile Pierre Loti, mi vengono in mente questi altri [pg!226] versi che qualche sua leggiadrajaponeriedeve aver suggerito alla Contessa Lara.Il metro è quello dell'utagiapponese, l'arte, il colore, la grazia, sommi:CONVERSAZIONE.A una tavola in tornoGiocan tre donne,Di fiori il capo adorno,Ricche le gonne:Fosco tramonta il giorno.Una dice (un'anzianaCon grinzo il cuore):— L'amore è cosa vana:Passa l'amoreCome nube lontana.Dice un'altra (una sposaFresca e ridente):— È l'amore una rosaChe sboccia aulenteNell'anima festosa.E l'ultima (una fraleFanciulla, un fiore),Dice; — Fu strazio egualePer me, l'amore,A un colpo di pugnale.Assorbono, fumando,Tutte il thè verde:E un gran sospiro a quandoA quando sperdeL'aura leggiera, errando.E con questo fior di loto pòrto da una gemmata mano di dama vi lascio, signorine. Troppe visioni d'Oriente mi s'affollano alla fantasia, m'ipnotizzano. Purchè questo noioso cosmopolitismo dilagante non me lo cancelli, il mio Giappone![pg!227]

VIII.Contessa Lara.Ecco fra le fresche dovizie d'una primavera tutta schiusa il più delicato fiore del mio verziere: una figura femminile, una fine figura d'artista e di signora. Un'Eva nel piccolo paradiso, o meglio la fata d'una novellina nordica che porta nell'ubertoso brolo la vaghezza del suo capo biondo e le meraviglie della sua mano. Ha in arte un nome cavalleresco e poetico che a' piedi delle sue creazioni forti e gentili armonizza come l'accordo finale che raccoglie la melodia.Nella verde Italia in cui nuovi e antichi ingegni scintillano come le goccioline di rugiada su un margine erboso, non è scarsa la pleiade femminile; però non molte delle nostre scrittrici sanno come la Contessa Lara tratteggiare con uguale finezza di gusto e disinvoltura un bozzetto, una poesia, un articolo d'arte, un romanzo. Quindi arrestandoci innanzi a [pg!221] qualche sua poesia non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo dimenticare che stiamo osservando un sol raggio, un solo colore di questo versatile intelletto. Pensiamoci anche se ci urta talvolta in questi versi un po' di quel dilettantismo mondano nel quale ahimè si crogiolano pure tanti poetini e poetucoli che poi in fin dei conti non sono capaci di fare che i canterini. La penna della Contessa Lara è sopratutto elegante, spesso arguta, molte volte ardente, sempre aristocratica. Il dolore, la mestizia, l'angoscia non effonde in elegie sentimentali, o in quelle tirate romantiche che rinviliscono sotto mentito profumo femminile la nostra letteratura agli occhi della più sapiente metà del genere umano; quando la sua anima è intorbidata, o ferita, o dolente, ella non ce lo dice, ma noi lo intendiamo meglio che se ce lo dicesse. Ella sente forse nella vita, certo nell'arte, la dignità del dolore. Ancora: è raffinatissima, ma non mai sino al decadentismo o alla morbosità; ama le cose belle, la forma più che l'essenza delle cose ma l'ama tanto che sovente giunge a toccarci l'anima non per l'intensità, ma per il rapimento della sua contemplazione. Confonde anche talora la sensazione col sentimento, talora la preferisce apertamente, essendo sempre ed anzitutto schietta con sè e con noi, anche a costo di parer cruda o di dispiacere. La sua è la sincerità delle spine sotto il profumo delle acacie o ai piedi della fiorente venustà delle rose. Un'arma contro la soverchia debolezza, una difesa.Mi piace di cominciare con questoUltimo sognoche potrebbe essere il primo di molta giovinezza. C'è un onesto languore e una vaghezza di sfumature tutta femminea.[pg!222]In mezzo a 'l verde una casetta bianca,Co' monti a tergo e in lontananza il mare,Con variopinte aiuole a destra e a mancaChe infioran de la soglia il limitare.Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,Dentro, una libreria d'opere rare,Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stancaPossan novella vigorìa prestare.Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,Ne la sua culla un roseo cherubinoCui per restar con me sparvero l'ale.È questo il nido che sognar mi giova,È l'oasi del mio squallido camminoTempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.Salutiamolo, passando, questo vivificante porto di pace che desidero a tutte voi care fanciulle; che alcuna di voi forse intravede già fra i rosei vapori del futuro come l'isoletta d'Elena e di Fausto — della Bellezza e del Sapere — ricinta dall'arcobaleno. Ecco un lembo d'orizzonte grigio, l'avanzo di chissà quale tremendo uragano che lacerato naviga verso di noi, lividamente triste nella sua tenuità:RICORDO D'APRILE.Ritorna il mio pensieroA 'l pallido bambinoChe una sera d'aprileFu portato la giù ne 'l cimitero.Intanto la sorella e il fratellinoGiuocan co 'l suo fucile,Battono il suo tamburo,Ed i guerrieri sgorbianoCh'egli tracciò su 'l muro.Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa eloquenza dell'episodio e renderla [pg!223] con tanta efficace semplicità. Il lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre è bella, è buona, è vera poesia.Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati, come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...RISOLUZIONE.Egli il silenzio vuol d'una CertosaAntica da le arcate bisantineDove, monaco austero e in bianco crine,Calmo finir la vita tempestosa,Ella, del par fantastica e pietosa,Giura che stanca di monili e trine,In umili n'andrà vesti turchine,Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.Ei sogna i vecchi testi del trecentoSu cui vegliar le notti; ella s'infingeA 'l capezzale ove il morente geme.Sorridon tutti e due... Dopo un momentoL'un dice all'altro, mentre a sè lo stringeSenti, amor mio, se si vivesse insieme?[pg!224]CONFIDENZE.A l'ombra delle zàgare egli è natoLa giù, la giù de 'l nostro suolo in fondoDa un alito cocente accarezzato,Carezzato da 'l mar terso e profondo.Poeta strano, forte, innamorato,Due sole cose gli son care a 'l mondo,Gli son care ne i sogni: il veneratoMaterno capo ed il mio capo biondo.Senti, se vuoi saper come avvenìaCh'ei restasse di me sire e padrone:È un bozzetto che sà d'Andalusia.Era di maggio un dì sull'imbrunire,Ei mi gittò una rosa entro il balcone,Io la raccolsi, e mi sentii morire.Leggete ora questi frammenti dellaCasa dell'ava, che è troppo lunga per essere interamente trascritta; vi basteranno, credo, per indovinare che la Contessa Lara da esperta ricamatrice conosce tutta la delicatezza delle vecchie tinte; quelle vecchie tinte che Bourget e Loti adorano nella lor gentile e calma nostalgia del passato:LA CASA DELL'AVANe l'ostel solitarioIn cui la vecchierella ava serenaPassa il tramonto de 'l suo tardo giorno,De 'l buon tempo che sparveParla ogni cosa intorno.Fra le sconnesse pietreDel cortile s'abbarbica l'orticaParassita: de gli alti suoi gradiniSu 'l piedistallo, il pozzoSorge ne 'l centro ov'ascende a fatica[pg!225]Una ricurva fante,E vi cala la brocca che scancella,Ne l'ima onda percossa,L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.Ne 'l salone dorato,Da i centenari specchiCadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchiArazzi de la Fiandra,A le pareti accantoDanzan pastori e ninfeNe i tarlati boschetti,E scendon benedetti i raggi estiviChe a quegli occhi sbiaditi,Qual per magico incantoRendon fulgidi e viviI raggi de gli amori impalliditi.In un angolo oscuroUna spinetta dorme,E quando tutto tace ivi s'ascoltaCome un sospiro; è il ventoChe tra le corde freme?O l'eco de le note che una voltaCon le melodi sempliciDi Pergolese, l'avaDa lo snello strumentoFanciulla ancor, destava?Schiudetevi, cassetteOdorose de i mobili intarsiati,Piene di fogli e nastri,Di trapunti, di seriche borsetteD'ambra e zàgara, e veli scolorati.È un'ora di memorie, ed in quest'oraPer voi da un morto secoloUn alito di vita esala ancora.. . . . . . . . . . . .E poichè ho detto il nome di quell'impareggiabile Pierre Loti, mi vengono in mente questi altri [pg!226] versi che qualche sua leggiadrajaponeriedeve aver suggerito alla Contessa Lara.Il metro è quello dell'utagiapponese, l'arte, il colore, la grazia, sommi:CONVERSAZIONE.A una tavola in tornoGiocan tre donne,Di fiori il capo adorno,Ricche le gonne:Fosco tramonta il giorno.Una dice (un'anzianaCon grinzo il cuore):— L'amore è cosa vana:Passa l'amoreCome nube lontana.Dice un'altra (una sposaFresca e ridente):— È l'amore una rosaChe sboccia aulenteNell'anima festosa.E l'ultima (una fraleFanciulla, un fiore),Dice; — Fu strazio egualePer me, l'amore,A un colpo di pugnale.Assorbono, fumando,Tutte il thè verde:E un gran sospiro a quandoA quando sperdeL'aura leggiera, errando.E con questo fior di loto pòrto da una gemmata mano di dama vi lascio, signorine. Troppe visioni d'Oriente mi s'affollano alla fantasia, m'ipnotizzano. Purchè questo noioso cosmopolitismo dilagante non me lo cancelli, il mio Giappone![pg!227]

Contessa Lara.

Contessa Lara.

Ecco fra le fresche dovizie d'una primavera tutta schiusa il più delicato fiore del mio verziere: una figura femminile, una fine figura d'artista e di signora. Un'Eva nel piccolo paradiso, o meglio la fata d'una novellina nordica che porta nell'ubertoso brolo la vaghezza del suo capo biondo e le meraviglie della sua mano. Ha in arte un nome cavalleresco e poetico che a' piedi delle sue creazioni forti e gentili armonizza come l'accordo finale che raccoglie la melodia.

Nella verde Italia in cui nuovi e antichi ingegni scintillano come le goccioline di rugiada su un margine erboso, non è scarsa la pleiade femminile; però non molte delle nostre scrittrici sanno come la Contessa Lara tratteggiare con uguale finezza di gusto e disinvoltura un bozzetto, una poesia, un articolo d'arte, un romanzo. Quindi arrestandoci innanzi a [pg!221] qualche sua poesia non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo dimenticare che stiamo osservando un sol raggio, un solo colore di questo versatile intelletto. Pensiamoci anche se ci urta talvolta in questi versi un po' di quel dilettantismo mondano nel quale ahimè si crogiolano pure tanti poetini e poetucoli che poi in fin dei conti non sono capaci di fare che i canterini. La penna della Contessa Lara è sopratutto elegante, spesso arguta, molte volte ardente, sempre aristocratica. Il dolore, la mestizia, l'angoscia non effonde in elegie sentimentali, o in quelle tirate romantiche che rinviliscono sotto mentito profumo femminile la nostra letteratura agli occhi della più sapiente metà del genere umano; quando la sua anima è intorbidata, o ferita, o dolente, ella non ce lo dice, ma noi lo intendiamo meglio che se ce lo dicesse. Ella sente forse nella vita, certo nell'arte, la dignità del dolore. Ancora: è raffinatissima, ma non mai sino al decadentismo o alla morbosità; ama le cose belle, la forma più che l'essenza delle cose ma l'ama tanto che sovente giunge a toccarci l'anima non per l'intensità, ma per il rapimento della sua contemplazione. Confonde anche talora la sensazione col sentimento, talora la preferisce apertamente, essendo sempre ed anzitutto schietta con sè e con noi, anche a costo di parer cruda o di dispiacere. La sua è la sincerità delle spine sotto il profumo delle acacie o ai piedi della fiorente venustà delle rose. Un'arma contro la soverchia debolezza, una difesa.

Mi piace di cominciare con questoUltimo sognoche potrebbe essere il primo di molta giovinezza. C'è un onesto languore e una vaghezza di sfumature tutta femminea.

[pg!222]

In mezzo a 'l verde una casetta bianca,Co' monti a tergo e in lontananza il mare,Con variopinte aiuole a destra e a mancaChe infioran de la soglia il limitare.Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,Dentro, una libreria d'opere rare,Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stancaPossan novella vigorìa prestare.Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,Ne la sua culla un roseo cherubinoCui per restar con me sparvero l'ale.È questo il nido che sognar mi giova,È l'oasi del mio squallido camminoTempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.

In mezzo a 'l verde una casetta bianca,Co' monti a tergo e in lontananza il mare,Con variopinte aiuole a destra e a mancaChe infioran de la soglia il limitare.Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,Dentro, una libreria d'opere rare,Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stancaPossan novella vigorìa prestare.Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,Ne la sua culla un roseo cherubinoCui per restar con me sparvero l'ale.È questo il nido che sognar mi giova,È l'oasi del mio squallido camminoTempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.

In mezzo a 'l verde una casetta bianca,

Co' monti a tergo e in lontananza il mare,

Con variopinte aiuole a destra e a manca

Che infioran de la soglia il limitare.

Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,

Dentro, una libreria d'opere rare,

Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stanca

Possan novella vigorìa prestare.

Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,

Ne la sua culla un roseo cherubino

Cui per restar con me sparvero l'ale.

È questo il nido che sognar mi giova,

È l'oasi del mio squallido cammino

Tempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.

Salutiamolo, passando, questo vivificante porto di pace che desidero a tutte voi care fanciulle; che alcuna di voi forse intravede già fra i rosei vapori del futuro come l'isoletta d'Elena e di Fausto — della Bellezza e del Sapere — ricinta dall'arcobaleno. Ecco un lembo d'orizzonte grigio, l'avanzo di chissà quale tremendo uragano che lacerato naviga verso di noi, lividamente triste nella sua tenuità:

RICORDO D'APRILE.

RICORDO D'APRILE.

Ritorna il mio pensieroA 'l pallido bambinoChe una sera d'aprileFu portato la giù ne 'l cimitero.Intanto la sorella e il fratellinoGiuocan co 'l suo fucile,Battono il suo tamburo,Ed i guerrieri sgorbianoCh'egli tracciò su 'l muro.

Ritorna il mio pensieroA 'l pallido bambinoChe una sera d'aprileFu portato la giù ne 'l cimitero.Intanto la sorella e il fratellinoGiuocan co 'l suo fucile,Battono il suo tamburo,Ed i guerrieri sgorbianoCh'egli tracciò su 'l muro.

Ritorna il mio pensiero

A 'l pallido bambino

Che una sera d'aprile

Fu portato la giù ne 'l cimitero.

Intanto la sorella e il fratellino

Giuocan co 'l suo fucile,

Battono il suo tamburo,

Ed i guerrieri sgorbiano

Ch'egli tracciò su 'l muro.

Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa eloquenza dell'episodio e renderla [pg!223] con tanta efficace semplicità. Il lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?

E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre è bella, è buona, è vera poesia.

Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati, come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...

RISOLUZIONE.

RISOLUZIONE.

Egli il silenzio vuol d'una CertosaAntica da le arcate bisantineDove, monaco austero e in bianco crine,Calmo finir la vita tempestosa,Ella, del par fantastica e pietosa,Giura che stanca di monili e trine,In umili n'andrà vesti turchine,Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.Ei sogna i vecchi testi del trecentoSu cui vegliar le notti; ella s'infingeA 'l capezzale ove il morente geme.Sorridon tutti e due... Dopo un momentoL'un dice all'altro, mentre a sè lo stringeSenti, amor mio, se si vivesse insieme?[pg!224]

Egli il silenzio vuol d'una CertosaAntica da le arcate bisantineDove, monaco austero e in bianco crine,Calmo finir la vita tempestosa,Ella, del par fantastica e pietosa,Giura che stanca di monili e trine,In umili n'andrà vesti turchine,Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.Ei sogna i vecchi testi del trecentoSu cui vegliar le notti; ella s'infingeA 'l capezzale ove il morente geme.Sorridon tutti e due... Dopo un momentoL'un dice all'altro, mentre a sè lo stringeSenti, amor mio, se si vivesse insieme?[pg!224]

Egli il silenzio vuol d'una Certosa

Antica da le arcate bisantine

Dove, monaco austero e in bianco crine,

Calmo finir la vita tempestosa,

Ella, del par fantastica e pietosa,

Giura che stanca di monili e trine,

In umili n'andrà vesti turchine,

Mite suora a chi soffre, a Gesù sposa.

Ei sogna i vecchi testi del trecento

Su cui vegliar le notti; ella s'infinge

A 'l capezzale ove il morente geme.

Sorridon tutti e due... Dopo un momento

L'un dice all'altro, mentre a sè lo stringe

Senti, amor mio, se si vivesse insieme?

[pg!224]

CONFIDENZE.

CONFIDENZE.

A l'ombra delle zàgare egli è natoLa giù, la giù de 'l nostro suolo in fondoDa un alito cocente accarezzato,Carezzato da 'l mar terso e profondo.Poeta strano, forte, innamorato,Due sole cose gli son care a 'l mondo,Gli son care ne i sogni: il veneratoMaterno capo ed il mio capo biondo.Senti, se vuoi saper come avvenìaCh'ei restasse di me sire e padrone:È un bozzetto che sà d'Andalusia.Era di maggio un dì sull'imbrunire,Ei mi gittò una rosa entro il balcone,Io la raccolsi, e mi sentii morire.

A l'ombra delle zàgare egli è natoLa giù, la giù de 'l nostro suolo in fondoDa un alito cocente accarezzato,Carezzato da 'l mar terso e profondo.Poeta strano, forte, innamorato,Due sole cose gli son care a 'l mondo,Gli son care ne i sogni: il veneratoMaterno capo ed il mio capo biondo.Senti, se vuoi saper come avvenìaCh'ei restasse di me sire e padrone:È un bozzetto che sà d'Andalusia.Era di maggio un dì sull'imbrunire,Ei mi gittò una rosa entro il balcone,Io la raccolsi, e mi sentii morire.

A l'ombra delle zàgare egli è nato

La giù, la giù de 'l nostro suolo in fondo

Da un alito cocente accarezzato,

Carezzato da 'l mar terso e profondo.

Poeta strano, forte, innamorato,

Due sole cose gli son care a 'l mondo,

Gli son care ne i sogni: il venerato

Materno capo ed il mio capo biondo.

Senti, se vuoi saper come avvenìa

Ch'ei restasse di me sire e padrone:

È un bozzetto che sà d'Andalusia.

Era di maggio un dì sull'imbrunire,

Ei mi gittò una rosa entro il balcone,

Io la raccolsi, e mi sentii morire.

Leggete ora questi frammenti dellaCasa dell'ava, che è troppo lunga per essere interamente trascritta; vi basteranno, credo, per indovinare che la Contessa Lara da esperta ricamatrice conosce tutta la delicatezza delle vecchie tinte; quelle vecchie tinte che Bourget e Loti adorano nella lor gentile e calma nostalgia del passato:

LA CASA DELL'AVA

LA CASA DELL'AVA

Ne l'ostel solitarioIn cui la vecchierella ava serenaPassa il tramonto de 'l suo tardo giorno,De 'l buon tempo che sparveParla ogni cosa intorno.Fra le sconnesse pietreDel cortile s'abbarbica l'orticaParassita: de gli alti suoi gradiniSu 'l piedistallo, il pozzoSorge ne 'l centro ov'ascende a fatica[pg!225]Una ricurva fante,E vi cala la brocca che scancella,Ne l'ima onda percossa,L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.Ne 'l salone dorato,Da i centenari specchiCadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchiArazzi de la Fiandra,A le pareti accantoDanzan pastori e ninfeNe i tarlati boschetti,E scendon benedetti i raggi estiviChe a quegli occhi sbiaditi,Qual per magico incantoRendon fulgidi e viviI raggi de gli amori impalliditi.In un angolo oscuroUna spinetta dorme,E quando tutto tace ivi s'ascoltaCome un sospiro; è il ventoChe tra le corde freme?O l'eco de le note che una voltaCon le melodi sempliciDi Pergolese, l'avaDa lo snello strumentoFanciulla ancor, destava?Schiudetevi, cassetteOdorose de i mobili intarsiati,Piene di fogli e nastri,Di trapunti, di seriche borsetteD'ambra e zàgara, e veli scolorati.È un'ora di memorie, ed in quest'oraPer voi da un morto secoloUn alito di vita esala ancora.. . . . . . . . . . . .

Ne l'ostel solitarioIn cui la vecchierella ava serenaPassa il tramonto de 'l suo tardo giorno,De 'l buon tempo che sparveParla ogni cosa intorno.Fra le sconnesse pietreDel cortile s'abbarbica l'orticaParassita: de gli alti suoi gradiniSu 'l piedistallo, il pozzoSorge ne 'l centro ov'ascende a fatica[pg!225]Una ricurva fante,E vi cala la brocca che scancella,Ne l'ima onda percossa,L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.Ne 'l salone dorato,Da i centenari specchiCadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchiArazzi de la Fiandra,A le pareti accantoDanzan pastori e ninfeNe i tarlati boschetti,E scendon benedetti i raggi estiviChe a quegli occhi sbiaditi,Qual per magico incantoRendon fulgidi e viviI raggi de gli amori impalliditi.In un angolo oscuroUna spinetta dorme,E quando tutto tace ivi s'ascoltaCome un sospiro; è il ventoChe tra le corde freme?O l'eco de le note che una voltaCon le melodi sempliciDi Pergolese, l'avaDa lo snello strumentoFanciulla ancor, destava?Schiudetevi, cassetteOdorose de i mobili intarsiati,Piene di fogli e nastri,Di trapunti, di seriche borsetteD'ambra e zàgara, e veli scolorati.È un'ora di memorie, ed in quest'oraPer voi da un morto secoloUn alito di vita esala ancora.. . . . . . . . . . . .

Ne l'ostel solitario

In cui la vecchierella ava serena

Passa il tramonto de 'l suo tardo giorno,

De 'l buon tempo che sparve

Parla ogni cosa intorno.

Fra le sconnesse pietre

Del cortile s'abbarbica l'ortica

Parassita: de gli alti suoi gradini

Su 'l piedistallo, il pozzo

Sorge ne 'l centro ov'ascende a fatica

[pg!225]

Una ricurva fante,

E vi cala la brocca che scancella,

Ne l'ima onda percossa,

L'imagine de 'l suo grinzo sembiante.

Ne 'l salone dorato,

Da i centenari specchi

Cadde l'argenteo strato, e ancor su i vecchi

Arazzi de la Fiandra,

A le pareti accanto

Danzan pastori e ninfe

Ne i tarlati boschetti,

E scendon benedetti i raggi estivi

Che a quegli occhi sbiaditi,

Qual per magico incanto

Rendon fulgidi e vivi

I raggi de gli amori impalliditi.

In un angolo oscuro

Una spinetta dorme,

E quando tutto tace ivi s'ascolta

Come un sospiro; è il vento

Che tra le corde freme?

O l'eco de le note che una volta

Con le melodi semplici

Di Pergolese, l'ava

Da lo snello strumento

Fanciulla ancor, destava?

Schiudetevi, cassette

Odorose de i mobili intarsiati,

Piene di fogli e nastri,

Di trapunti, di seriche borsette

D'ambra e zàgara, e veli scolorati.

È un'ora di memorie, ed in quest'ora

Per voi da un morto secolo

Un alito di vita esala ancora.

. . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . .

E poichè ho detto il nome di quell'impareggiabile Pierre Loti, mi vengono in mente questi altri [pg!226] versi che qualche sua leggiadrajaponeriedeve aver suggerito alla Contessa Lara.

Il metro è quello dell'utagiapponese, l'arte, il colore, la grazia, sommi:

CONVERSAZIONE.

CONVERSAZIONE.

A una tavola in tornoGiocan tre donne,Di fiori il capo adorno,Ricche le gonne:Fosco tramonta il giorno.Una dice (un'anzianaCon grinzo il cuore):— L'amore è cosa vana:Passa l'amoreCome nube lontana.Dice un'altra (una sposaFresca e ridente):— È l'amore una rosaChe sboccia aulenteNell'anima festosa.E l'ultima (una fraleFanciulla, un fiore),Dice; — Fu strazio egualePer me, l'amore,A un colpo di pugnale.Assorbono, fumando,Tutte il thè verde:E un gran sospiro a quandoA quando sperdeL'aura leggiera, errando.

A una tavola in tornoGiocan tre donne,Di fiori il capo adorno,Ricche le gonne:Fosco tramonta il giorno.Una dice (un'anzianaCon grinzo il cuore):— L'amore è cosa vana:Passa l'amoreCome nube lontana.Dice un'altra (una sposaFresca e ridente):— È l'amore una rosaChe sboccia aulenteNell'anima festosa.E l'ultima (una fraleFanciulla, un fiore),Dice; — Fu strazio egualePer me, l'amore,A un colpo di pugnale.Assorbono, fumando,Tutte il thè verde:E un gran sospiro a quandoA quando sperdeL'aura leggiera, errando.

A una tavola in torno

Giocan tre donne,

Di fiori il capo adorno,

Ricche le gonne:

Fosco tramonta il giorno.

Una dice (un'anziana

Con grinzo il cuore):

— L'amore è cosa vana:

Passa l'amore

Come nube lontana.

Dice un'altra (una sposa

Fresca e ridente):

— È l'amore una rosa

Che sboccia aulente

Nell'anima festosa.

E l'ultima (una frale

Fanciulla, un fiore),

Dice; — Fu strazio eguale

Per me, l'amore,

A un colpo di pugnale.

Assorbono, fumando,

Tutte il thè verde:

E un gran sospiro a quando

A quando sperde

L'aura leggiera, errando.

E con questo fior di loto pòrto da una gemmata mano di dama vi lascio, signorine. Troppe visioni d'Oriente mi s'affollano alla fantasia, m'ipnotizzano. Purchè questo noioso cosmopolitismo dilagante non me lo cancelli, il mio Giappone!

[pg!227]


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