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«Il padrone Paolo Azzarrini che la fortuna mi fece incontrare in terra italiana dominata dai Tedeschi, mi ha trasportato su questo luogo di asilo e di salvamento, trattandomi egregiamente, e senza interesse.«G. Garibaldi.»

«Il padrone Paolo Azzarrini che la fortuna mi fece incontrare in terra italiana dominata dai Tedeschi, mi ha trasportato su questo luogo di asilo e di salvamento, trattandomi egregiamente, e senza interesse.

«G. Garibaldi.»

Era meritato questo attestato di benemerenza, poichè Paolo Azzarrini ebbe troncati i suoi interessi per la parte presa nel salvamento di Garibaldi. Impossibilitato a ritornare nell'Elba, ove lo avrebbero aspettato persecuzioni poliziesche, per avere sottratto l'Esule illustre alla caccia spietata, dovè condannarsi all'esilio per i 10 anni nei quali perdurò la dominazione lorenese, e solamente in contrabbando si avvicinò una volta a Capoliveriper imbarcare il vecchio padre e il resto della sua famiglia, che dovè trasportare sul suolo ospitale della Liguria. — E in mezzo a tanta pioggia di pensioni e di croci per gli eroi del domani, nessuna ricompensa è stata data a Paolo Azzarrini, che perdè anche gli arnesi del suo mestiere per salvare all'Italia il suo Eroe[19].

E qui termina l'assunto mio. — Una mano di patriotti disseminati da Vaiano alla spiaggia di Follonica, di cui alcuni incogniti l'uno all'altro, perseguitati e costretti a pensare alla loro salvezza, in 7 giorni, senza accordi precedenti, in onta alla polizia lorenese e all'occupazione straniera, alla reazione toscana e al bando feroce di Gorzhowscki, seppe trafugare il Generale del Popolo, fargli percorrere centinaia di chilometri e provvedergli una barca per metterlo in luogo di salvezza. Al Molino di Cerbaia — alla Casa Bardazzi a Vaiano — alla Madonna della Tosse — alla Stazione della ferrovia di Prato — alla Casa Bonfanti a Poggibonsi — al quadriviodi Volterra — alla Locanda della Burraia — alla Casa Serafini a San Dalmazio — alla Casa Comunale di Castelnuovo — al vetusto Palazzo Municipale di Massa — sulla piazza principale di Follonica — e alla Casa Guelfi nel piano di Scarlino — in tutti questi luoghi una lapide, un ricordo rammenta l'opera di salvamento compiuta dai patriotti toscani nel 1849. — Solo a Cala Martina neppure una pietra ricorda che quel luogo riunì in sè e tradusse in fatto quanto era stato compiuto da Cerbaia alla spiaggia Tirrena. — Solo Cala Martina aspetta una memoria e l'avrà — perocchè, lo pensino gli Italiani, se li umili scogli di Cala Martina non erano, la storia non avrebbe registrato nei suoi fasti lo scoglio glorioso di Quarto.

NOTE:[1]Le notizie contenute in questa introduzione sono attinte dall'opera del prof.Giuseppe Guerzoni,Giuseppe Garibaldi, edito dal Barbèra, Firenze, 1882. La serie dei fatti che si svolsero dal 26 agosto al 2 settembre 1849, restati sepolti nel silenzio per i dieci anni della dominazione lorenese, e raccolti ora dopo 35 anni, quando molti degli attori di essi non sono più; reclamava circospezione massima, e diligenza nelle ricerche, per non passare dalla storia alla leggenda. Le diverse Vite di Garibaldi o sorvolano, o travisano quanto avvenne in questo periodo, alcuna poi è piena d'inesattezze anche sulla posizione geografica dei luoghi, cosicchè vi si designa avvenuto l'imbarco, ora a Talamone, ora a Follonica, e perfino a Massa Marittima, città di poggio, e distante parecchi chilometri dal mare. Due soli opuscoli hanno parlato con molta esattezza di questo periodo avventuroso del Generale, e portano per titolo, il primo: «Da Prato a Porto Venere,» del dottoreRicciardo Ricciardi, Grosseto, Tipografia Barbarulli, 1873, e l'altro: «In Val di Bisenzio. Episodio del 26 agosto 1849,» perEnrico SequiFirenze, Stamperia Righi, 1862; ma il primo svolge più specialmente i fatti avvenuti dal Morbo fino al mare, il secondo si occupa esclusivamente di quanto avvenne in Val di Bisenzio. Dopo avere tenuto conto delle cose narrate nei due opuscoli, mi sono rivolto a tutti i superstiti fra quelli che ebbero parte diretta nell'impresa, e così raccolsi interessanti notizie dal testè defunto signor Antonio Martini di Prato, dall'egregio signor Cammillo Serafini di San Dalmazio, dai quattro Scarlinesi Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini che scortarono Garibaldi dalla casa Guelfi a Cala Martina; poi mi rivolsi a coloro che, legati da intimi rapporti con alcuno degli estinti patriotti, potevano fornire notizie di circostanze e fatti, e così al signor Odoardo Pellini genero del defunto Girolamo Martini, e alla signora Ester vedova Martini pei fatti del Morbo, e al signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano per quanto avvenne in quel paese. Mi sono dato ad interrogare anche alcuni che, quantunque inconsapevoli, presero una parte nel salvamento, e cioè il Montereggi vetturino di Poggibonsi, Zizzo vetturino di Pomarance, e Tommaso Pucci, figlio della Giuseppa Bonfanti. Mi sono stati di aiuto tre atti pubblici, o come diconsi di notorietà, relativi a circostanze diverse, di cui uno sottoscritto: «Ranieri Biagioli di Vaiano,» un altro «Vincenzo Bardazzi di Vaiano,» e un terzo «Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini di Scarlino.» E finalmente mi hanno giovato i ricordi di famiglia, essendo stato Angiolo Guelfi parte non ultima del fortunato salvamento. Le notizie raccolte, poste in confronto le une colle altre, e più di tutto colle date certe che si avevano cioè — 26 agosto per Vaiano e Prato — 27 agosto per il Morbo — 28 agosto per la fiera di Pomarance sulla Cecina — e 2 settembre per Cala Martina, mi hanno guidato nello stabilire con piena certezza, i fatti nel loro ordine cronologico, e nella loro storica precisione.[2]Il compagno di Garibaldi conosciuto generalmente col nome di Capitano Leggero si chiamava Leggero Cogliuoli, cosa che ho potuto accertare in diversi modi, ma specialmente per dichiarazione fattami dal signor Cammillo Serafini che possedeva il suo nome scritto in più luoghi sui libri letti dai profughi nella sua casa di San Dalmazio.[3]L'opuscolo dell'ingegnere Enrico Sequi «In Val di Bisenzioecc.,» mi è servito principalmente di guida in questo capitolo, e di là ho tolta la maggior parte delle notizie. La narrazione del Sequi è stata parzialmente modificata dalle dichiarazioni contenute nei due Atti pubblici sopra citati, cioè: «Atto pubblico di dichiarazione di Biagioli Ranieri fu Luigi, rogato a Cerbaia il 25 maggio 1884 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 maggio 1884;» «Atto pubblico di dichiarazione di Bardazzi Vincenzo fu Leonardo rogato a Vaiano il 25 maggio 1881 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 Maggio 1884.» Il racconto è altresì completato da alcune notizie fornite per lettera dall'ora compianto patriotta Antonio Martini di Prato, e dal signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano.[4]La donna che ospitò Garibaldi era bensì nata Bonfanti, ma unitasi in matrimonio con tale Serafino Pucci ne portava allora il cognome. F. D. Guerrazzi dettò una epigrafe che a cura di alcuni patriotti di Poggibonsi fu posta all'esterno della casa, e anche in essa la donna è chiamata Giuseppa Bonfanti, e così continueremo noi pure a chiamarla, essendo con questo nome ormai conosciuta.[5]Il vetturino Niccola Montereggi assicura che in quel giorno vi era a Colle fiera o mercato. Abbiamo rintracciato ciò, e abbiamo saputo con certezza come la fiera annuale vi si tiene da tempo immemorabile il 17 Agosto, e il mercato si è sempre fatto in giorno di Venerdì, ma il giorno del passaggio da Colle fu invece il 27 Agosto, giorno di Lunedì, quindi non resta che a supporre lo spostamento in quell'anno della fiera, o del mercato per una qualsiasi causa eccezionale, ovvero che l'affluenza straordinaria di popolo asserita con sicurezza dal vetturino provenisse da qualche festa religiosa o reazionaria.[6]Abbiamo voluto rintracciare con precisione il luogo ove avvenne a Colle il cambio del cavallo, e accurate informazioni ci fanno sapere essere stato ciò alla locanda di Moneta, condotta allora da Luigi Papini, la quale locanda esisteva nella casa Buccianti in via S. Jacopo, che poi si chiamò via Stefano Masson. Però i viaggiatori non entrarono nella locanda, e si trattennero nel mezzo della strada tutto il tempo che occorse al cambio del cavallo.[7]Era necessario, per l'esattezza storica del racconto, rintracciare l'itinerario seguito nei giorni 26 e 27 Agosto 1849 dai due proscritti, tanto più che ora appunto su questo viaggio così rapido attraverso alla Toscana che potevano nascere i maggiori dubbi. È per questo che come riassunto delle ricerche più minuziose fatte in proposito, pongo qui l'intiero itinerario del Generale da Cerbaia al Bagno a Morbo colle ore approssimative dei diversi fatti.26 Agosto. Ore 7 ant. Arrivo di Garibaldi al Molino di Cerbaia.— Ore 8 ant. Incontro coll'ingegnere Enrico Sequi.— Ore 9 pom. Partenza dal Molino di Cerbaia.— Ore 10 pom. Arrivo alla Casa Bardazzi a Vaiano.— Ore 11½ pom. Arrivo alla Madonna della Tosse.— Ore 12 pom. Arrivo alla Stazione di Prato.27 Agosto. Ore 2 ant. Partenza da Prato.— Ore 8 ant. Arrivo a Poggibonsi.— Ore 12 merid. Partenza da Poggibonsi.— Ore 3 pom. Al quadrivio di Volterra.— Ore 5 pom. Arrivo al podere di Prugnano.— Ore 6 pom. Partenza dal podere di Prugnano.— Ore 7 pom. Arrivo alla Burraia.— Ore 9 pom. Partenza dalla Burraia.— Ore 11 pom. Arrivo al Bagno a Morbo.[8]Angiolo Guelfi nel Decembre 1862 faceva apporre nella camera ove riposò Garibaldi nel piano di Scarlino la seguente epigrafe dettata dall'illustre F. D. Guerrazzi, e che qui trascrivo per l'altissimo suo valore letterario, e per lo stupendo concetto che in essa è svolto, e di cui ho riportata una parte come sintesi e chiusura del presento capitolo.BANDITO COME BELVA DA ROMAIL DESTINATOA TANTA PARTE DEL RISCATTO ITALIANOGIUSEPPE GARIBALDIQUI LA NOTTE DAL 1º AL 2 SETTEMBRE 1849 POCHE ORE POSÒLA NOTTE STESSAPEDESTRE E SCORTO DA UN COMPAGNO SOLOTRAVERSATO IL PIANO DI SCARLINOATTINSE LA CALA DI PUNTA MARTINADOVE SU DI UN BURCHIELLOSÈ COMMISE IN BALÌA DEI VENTIDIOCOMPASSIONANDO ALLE MISERIE NOSTRELO SALVÒ LO PROTESSEQUINDI IMPARI CHI LEGGE A NON DISPERARE MAI DELLA PATRIAANGIOLO GUELFIIN LAUDE DI DIOONORE ALLO EROEQ. M. P.IL GIORNO VENTESIMO QUINTO DEL MESE DI DECEMBRE 1862[9]I fatti accennati nel presente Capitolo sono stati i più difficili a rintracciarsi, perchè avvolti più profondamente nell'oblio, come lo mostrano le notizie incerte, che quasi per incidenza si trovano su di essi nei due opuscoli Sequi e Ricciardi. Eppure dopo l'imbarco è questo il momento più importante della traversata. Dalle 2 della mattina alle 11 della sera il Generale, facendo il cambio di tre vetture, e prendendo brevi riposi, si trasferì da Prato al Bagno, passando incolume per le terre popolose della Valle dell'Elsa, e rasentando Volterra e Pomarance. Mi fu cortese di tutte le informazioni fino all'arrivo a Poggibonsi l'ora defunto patriotta Antonio Martini, ed ebbi la fortuna di rintracciare i due vetturini tuttora viventi Niccola Montereggi a Poggibonsi, e Vittore Landi detto Zizzo a Pomarance. Parlai altresì con Tommaso Pucci figlio della Giuseppa Bonfanti, dal quale ebbi sicuri particolari circa alla fermata degli esuli nella sua casa.[10]L'opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi espone le principali circostanze narrate in questo capitolo. Io poi potei completarle mercè le più particolari informazioni fornitemi dal signor Odoardo Pellini, e dalla signora Ester Martini, il primo genero, e la seconda vedova del fu Girolamo Martini. In questa parte mi sono altresì venute in aiuto le reminiscenze di giovinezza, per quanto aveva io stesso sentito narrare dal padre mio Angiolo Guelfi. Era esso alieno dall'entrare in particolari del fatto, ma rammento sempre la sera stessa del suo ritorno a Laiatico ai primi di Settembre 1849, quando, nell'atto di coricarsi nella medesima camera, raccontò con entusiasmo a me, allora dodicenne, il salvamento compiuto da pochi giorni, e i particolari dei colloqui avuti col Generale, e massimamente il dono dello stile coll'invito di farglielo presentare dall'unico figlio se fossero vòlti per la patria destini migliori. — Da quella circostanza in fuori gliene ho sentito parlare raramente, come da chi avesse inteso compiere un dovere e nulla più. — Tanto è ciò vero che le altre informazioni relative alla parte presa da Angiolo Guelfi nella fortunata impresa le ho dovute raccogliere dall'egregio amico, signor Cammillo Serafini, e dai quattro Scarlinesi, segnatamente dal Pina e dall'Ornani, come più degli altri familiari di Angiolo Guelfi.[11]L'illustre patriotta signor Cammillo Serafini, entusiasta dell'esito felice dell'impresa di cui era stato tanta parte, non curando il pericolo, conservò per i dieci anni della dominazione lorenese i preziosi documenti citati nel corso di questa storia. In una mia visita all'egregio ed onorando amico ho veduto questi documenti ingialliti dal tempo, macchiati dall'umidità, essendo essi stati per dieci anni chiusi in un tubo di latta, e sotterrati nelle grotte della Pieve presso San Dalmazio, e sono i seguenti:1º La lettera di Angiolo Guelfi senza data, ma evidentemente scritta da Massa Marittima la mattina stessa del suo arrivo, cioè il 29 agosto, cui fa seguito una aggiunta fattavi dal signor Girolamo Martini.2º Un piccolo pezzo di carta in cui Angiolo Guelfi di suo carattere scrisse le sole parole «Antonio Piesce» recapito fittizio per potere scrivere a lui in Maremma, dato il caso che se ne fosse presentata l'urgenza.3º La lettera di Girolamo Martini, ugualmente senza data e senza firma, scritta la mattina del 30 agosto, nella quale dichiara di essere esso stesso all'oscuro di quanto succedeva in Maremma al Guelfi, e accennava alla speranza del suo prossimo ritorno.4º Un autografo del Generale, che sotto il titolo di «Tentativo mineralogico» dava l'indicazione dei patriotti della Romagna ai quali poteva dirigersi il Serafini per una futura riscossa.5º Il principio della narrazione dei fatti di Roma, scritto ugualmente di carattere del Garibaldi, e rimasto interrotto dalla venuta di Angiolo Guelfi a San Dalmazio per dare l'avviso della partenza.6º Una lettera di Girolamo Martini senza data e senza indirizzo, colla quale rendeva noto al Serafini ed al Guelfi il buon esito del viaggio fino a Massa, e la consegna degli esuli nelle mani dei patriotti massetani.7º La lettera di Garibaldi scritta dalla Maddalena il 20 ottobre 1849, diretta al signor Serafini, nella quale sotto colore di fare domanda circa ad un caso d'idrofobia, per la cura preventiva della quale malattia si rivolgono al signor Serafini da tutte la parti della Toscana, faceva sapere le sue nuove, e ringraziava gli amici dell'aiuto ricevuto in Toscana.Devo alla squisita gentilezza dell'amico signor Cammillo Serafini il dono del primo di questi documenti, cioè della lettera scritta da Angiolo Guelfi al suo arrivo a Massa, quando non trovò ivi Giccamo come aveva sperato. È questo per me un preziosissimo autografo, e che mi è doppiamente caro, come quello che da un lato è prova della parte non ultima presa dal padre mio nell'impresa onoranda, e dall'altro mostra l'amicizia di cui mi onora il signor Cammillo Serafini, che con gentilezza d'animo senza pari volle donare al figlio un documento così importante scritto dal padre suo 35 anni avanti, in quali condizioni ognuno può pensarlo. Ed io ne rendo qui all'egregio donatore pubbliche e meritate grazie.[12]Seguendo il sistema di documentare quanto più è possibile questo tratto di storia fino a qui imperfettamente conosciuta, credo bene annotare, per la sua importanza storica, l'itinerario di Angiolo Guelfi dal 28 agosto al 4 settembre, tale quale ho potuto ricostituire con certezza dalle deposizioni dei superstiti poste in confronto coi fatti che si andavano svolgendo, ed è il seguente: 28 agosto. Nelle ore del mattino si trovava alla fiera del Ponte di Ferro sul fiume Cecina, da dove partì improvvisamente per San Dalmazio, tostochè fu avvertito della presenza di due proscritti politici.— Nelle ore della sera parlò col Generale in casa Serafini.29 agosto. Partì nelle prime ore del mattino per Massa Marittima, e non trovandovi Giccamo continuò per Follonica; sennonchè lo incontrò alle 10 antimeridiane circa sulla via di Massa, e continuò per Scarlino, ove arrivò alle ore 12 circa. Ripartì la sera per Follonica e continuò per Massa.30 agosto. Nelle ore della mattina tornò al Morbo.31 agosto. Si trattenne al Morbo.1 settembre. Ebbe avviso nella sera che tutto era pronto, e partì per San Dalmazio a portarne la notizia.2 settembre. Dopo la notizia dell'arrivo di Garibaldi alla Pecora partì per Pisa.3 settembre. Tornò da Pisa a San Dalmazio.4 settembre. Andò col Serafini alla fiera del Palazzo a Travale, ove doveva incontrarsi con Olivo Pina.[13]F. D. Guerrazzinella sua operaLo Assedio di Romaaccenna al salvamento di Garibaldi compiuto dai patriotti toscani nel 1849, e nella prima edizione così si esprime: «Di Garibaldi note le fortune, la costanza, l'ardire, i pericoli, e i casi dolorosi. Episodi pieni di amarezza infinita della Odissea pietosissima sono le morti del Brunetti e dei suoi figliuoli, di Ugo Bassi, e della valorosa sua donna Anita, le fughe, le insidie, la ferina caccia, e l'eroico aiuto dei buoni, e per ultimo lo scampo miracoloso per virtù del Guelfi maremmano nostro, bella gloria toscana.» Livorno, 1864, pag. 876. Nelle successive edizioni, dopo le parole: «per virtù del Guelfi maremmano nostro,» aggiunge: «e di una donna, Giuseppa Bonfantiecc.» L'eccelso scrittore fu tratto in inganno da informazioni prima incomplete, poi erronee. Non già il solo Guelfi, che pure vi ebbe splendida parte, bensì una mano di patriotti da Vaiano a Scarlino compierono il salvamento dell'Eroe, e in quanto alla Giuseppa Bonfanti di Poggibonsi, buona donna, ma inconsapevole di chi riceveva nella sua casa, essa non fece che il compito di onesta e ospitale massaia. — Questo dico al solo scopo di ristabilire i fatti nella loro storica verità.[14]Vedi opuscoloRicciardi.[15]Le particolarità del soggiorno di Garibaldi a San Dalmazio, quelle della sua partenza e del cammino fatto fino al Molino di Bruciano, non che la copia degli importanti documenti finora inediti che sono riportati in questa parte di racconto, tutto questo mi è stato fornito dal prelodato signor Cammillo Serafini. Mi sono poi venute in aiuto le informazioni del signor Odoardo Pellini per il viaggio notturno degli esuli fino a Massa, e per tutto ciò, ma più specialmente per la parte presa nel salvamento dai patriotti di Massa Marittima, mi ha guidato il già citato opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi, il quale, coscenzioso sempre, è in questa parte esattissimo per aver potuto raccogliere le più minute informazioni dalla bocca degli ora defunti Giulio e Riccardo Lapini. Le particolarità del viaggio di Angiolo Guelfi nella Maremma mi sono state date specialmente da Olivo Pina.[16]Per le ragioni altra volta esposte del riscontro storico delle date riassumo l'itinerario di Pietro Gaggioli detto Giccamo, il quale ebbe parte così importante nel trovare la barca che condusse in salvo i due esuli:29 agosto. Parlò a ore 10 ant., con Angiolo Guelfi per la via di Follonica a Massa, e nelle ore di sera dello stesso giorno partì per Piombino.30 agosto. Nelle prime ore del mattino partì in contrabbando per l'Elba sulla barca di Pietro del Santo detto Bacco, e sbarcato alla Punta al Cavo, andò a piedi a Portolongone a trovare l'amico suo Azzarrini, col quale combinò il trasporto degli esuli.31 agosto. Partì dall'Elba sulla barca dell'Azzarrini, e la notte del 31 tornò di contrabbando a Follonica.1 settembre. Nella mattina andò a Massa a dare notizia ai Lapini dell'arrivo della barca; nella notte dal 1º al 2 andò alla Pecora coll'Azzarrini per prendere gli ultimi accordi.2 settembre. Tornò a Follonica coll'Azzarrini nelle prime ore del giorno. All'ora fissata, per la via del Puntone tornò a Meleta, ove incontrò Garibaldi e gli Scarlinesi, e con essi arrivò fino a Cala Martina.[17]Tutte quante le notizie che riguardano il viaggio di Giccamo mi sono state fornite dal di lui figlio, ed amico mio Giovanni Gaggioli. I diversi episodi avvenuti alla Pecora, e nella traversata del piano di Scarlino, e l'itinerario seguito, mi sono stati concordemente narrati dai quattro Scarlinesi Olivo Pina, Giuseppe Ornani, Leopoldo Carmagnini e Oreste Fontani, come resulta altresì dall'Atto Pubblico di Notorietà da essi sottoscritto nel dì 19 agosto 1883, rogato a Scarlino dal Notaro Biageschi, e registrato a Massa Marittima. Detto Atto, che ha per scopo precipuo la identificazione e descrizione dello stile americano donato da Garibaldi ad Angiolo Guelfi, riassume altresì i principali fatti del salvamento dal Morbo fino al mare.[18]La carta militare italiana, ed anche la pianta topografica della tenuta demaniale di Follonica, danno nomi diversi da noi alle località nelle quali avvenne un fatto storico che andiamo svolgendo. In ambedue viene indicato col nome di Cala Martina il seno di mare che sta al sud di Punta Martina dalla parte di Castiglione della Pescaia, e vi si chiama Poggio degli Olivastrelli quello che noi chiamiamo Poggio Sentinella, mentre non si dà nome alcuno al seno di mare da noi conosciuto per Cala Martina. Saputa questa differenza di nomi, ci siamo dati pensiero di interrogare i più vecchi pratici dei luoghi, e così abbiamo potuto accertare che da essi si chiama Cala Martina il luogo ove avvenne l'imbarco, limitato dalla parte di Castiglione della Pescaia da Punta Martina, e dalla parte di Follonica dal Poggio Sentinella, o Poggio degli Olivastrelli che dire si voglia. In ogni caso è indiscutibile che l'imbarco del Generale nel 1849 avvenne nella piccola cala che noi descriviamo, e questo ci risulta per reiterate visite fatte sul luogo insieme agli Scarlinesi che servirono di scorta ai profughi, e così ci venne indicato anche il punto preciso della costa da dove mosse il Garibaldi per incontrare la barca.[19]L'imbarco con tutte le sue particolarità mi fu narrato in modo uniforme dai quattro Scarlinesi che vi erano presenti, ed è convalidato dal già citato atto di notorietà. La lettera dell'Azzarrini, e l'attestato rilasciatogli dal Generale sono tolti dal più volte citato opuscolo dell'amico dottorRicciardi.

NOTE:

[1]Le notizie contenute in questa introduzione sono attinte dall'opera del prof.Giuseppe Guerzoni,Giuseppe Garibaldi, edito dal Barbèra, Firenze, 1882. La serie dei fatti che si svolsero dal 26 agosto al 2 settembre 1849, restati sepolti nel silenzio per i dieci anni della dominazione lorenese, e raccolti ora dopo 35 anni, quando molti degli attori di essi non sono più; reclamava circospezione massima, e diligenza nelle ricerche, per non passare dalla storia alla leggenda. Le diverse Vite di Garibaldi o sorvolano, o travisano quanto avvenne in questo periodo, alcuna poi è piena d'inesattezze anche sulla posizione geografica dei luoghi, cosicchè vi si designa avvenuto l'imbarco, ora a Talamone, ora a Follonica, e perfino a Massa Marittima, città di poggio, e distante parecchi chilometri dal mare. Due soli opuscoli hanno parlato con molta esattezza di questo periodo avventuroso del Generale, e portano per titolo, il primo: «Da Prato a Porto Venere,» del dottoreRicciardo Ricciardi, Grosseto, Tipografia Barbarulli, 1873, e l'altro: «In Val di Bisenzio. Episodio del 26 agosto 1849,» perEnrico SequiFirenze, Stamperia Righi, 1862; ma il primo svolge più specialmente i fatti avvenuti dal Morbo fino al mare, il secondo si occupa esclusivamente di quanto avvenne in Val di Bisenzio. Dopo avere tenuto conto delle cose narrate nei due opuscoli, mi sono rivolto a tutti i superstiti fra quelli che ebbero parte diretta nell'impresa, e così raccolsi interessanti notizie dal testè defunto signor Antonio Martini di Prato, dall'egregio signor Cammillo Serafini di San Dalmazio, dai quattro Scarlinesi Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini che scortarono Garibaldi dalla casa Guelfi a Cala Martina; poi mi rivolsi a coloro che, legati da intimi rapporti con alcuno degli estinti patriotti, potevano fornire notizie di circostanze e fatti, e così al signor Odoardo Pellini genero del defunto Girolamo Martini, e alla signora Ester vedova Martini pei fatti del Morbo, e al signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano per quanto avvenne in quel paese. Mi sono dato ad interrogare anche alcuni che, quantunque inconsapevoli, presero una parte nel salvamento, e cioè il Montereggi vetturino di Poggibonsi, Zizzo vetturino di Pomarance, e Tommaso Pucci, figlio della Giuseppa Bonfanti. Mi sono stati di aiuto tre atti pubblici, o come diconsi di notorietà, relativi a circostanze diverse, di cui uno sottoscritto: «Ranieri Biagioli di Vaiano,» un altro «Vincenzo Bardazzi di Vaiano,» e un terzo «Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini di Scarlino.» E finalmente mi hanno giovato i ricordi di famiglia, essendo stato Angiolo Guelfi parte non ultima del fortunato salvamento. Le notizie raccolte, poste in confronto le une colle altre, e più di tutto colle date certe che si avevano cioè — 26 agosto per Vaiano e Prato — 27 agosto per il Morbo — 28 agosto per la fiera di Pomarance sulla Cecina — e 2 settembre per Cala Martina, mi hanno guidato nello stabilire con piena certezza, i fatti nel loro ordine cronologico, e nella loro storica precisione.

[1]Le notizie contenute in questa introduzione sono attinte dall'opera del prof.Giuseppe Guerzoni,Giuseppe Garibaldi, edito dal Barbèra, Firenze, 1882. La serie dei fatti che si svolsero dal 26 agosto al 2 settembre 1849, restati sepolti nel silenzio per i dieci anni della dominazione lorenese, e raccolti ora dopo 35 anni, quando molti degli attori di essi non sono più; reclamava circospezione massima, e diligenza nelle ricerche, per non passare dalla storia alla leggenda. Le diverse Vite di Garibaldi o sorvolano, o travisano quanto avvenne in questo periodo, alcuna poi è piena d'inesattezze anche sulla posizione geografica dei luoghi, cosicchè vi si designa avvenuto l'imbarco, ora a Talamone, ora a Follonica, e perfino a Massa Marittima, città di poggio, e distante parecchi chilometri dal mare. Due soli opuscoli hanno parlato con molta esattezza di questo periodo avventuroso del Generale, e portano per titolo, il primo: «Da Prato a Porto Venere,» del dottoreRicciardo Ricciardi, Grosseto, Tipografia Barbarulli, 1873, e l'altro: «In Val di Bisenzio. Episodio del 26 agosto 1849,» perEnrico SequiFirenze, Stamperia Righi, 1862; ma il primo svolge più specialmente i fatti avvenuti dal Morbo fino al mare, il secondo si occupa esclusivamente di quanto avvenne in Val di Bisenzio. Dopo avere tenuto conto delle cose narrate nei due opuscoli, mi sono rivolto a tutti i superstiti fra quelli che ebbero parte diretta nell'impresa, e così raccolsi interessanti notizie dal testè defunto signor Antonio Martini di Prato, dall'egregio signor Cammillo Serafini di San Dalmazio, dai quattro Scarlinesi Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini che scortarono Garibaldi dalla casa Guelfi a Cala Martina; poi mi rivolsi a coloro che, legati da intimi rapporti con alcuno degli estinti patriotti, potevano fornire notizie di circostanze e fatti, e così al signor Odoardo Pellini genero del defunto Girolamo Martini, e alla signora Ester vedova Martini pei fatti del Morbo, e al signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano per quanto avvenne in quel paese. Mi sono dato ad interrogare anche alcuni che, quantunque inconsapevoli, presero una parte nel salvamento, e cioè il Montereggi vetturino di Poggibonsi, Zizzo vetturino di Pomarance, e Tommaso Pucci, figlio della Giuseppa Bonfanti. Mi sono stati di aiuto tre atti pubblici, o come diconsi di notorietà, relativi a circostanze diverse, di cui uno sottoscritto: «Ranieri Biagioli di Vaiano,» un altro «Vincenzo Bardazzi di Vaiano,» e un terzo «Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini di Scarlino.» E finalmente mi hanno giovato i ricordi di famiglia, essendo stato Angiolo Guelfi parte non ultima del fortunato salvamento. Le notizie raccolte, poste in confronto le une colle altre, e più di tutto colle date certe che si avevano cioè — 26 agosto per Vaiano e Prato — 27 agosto per il Morbo — 28 agosto per la fiera di Pomarance sulla Cecina — e 2 settembre per Cala Martina, mi hanno guidato nello stabilire con piena certezza, i fatti nel loro ordine cronologico, e nella loro storica precisione.

[2]Il compagno di Garibaldi conosciuto generalmente col nome di Capitano Leggero si chiamava Leggero Cogliuoli, cosa che ho potuto accertare in diversi modi, ma specialmente per dichiarazione fattami dal signor Cammillo Serafini che possedeva il suo nome scritto in più luoghi sui libri letti dai profughi nella sua casa di San Dalmazio.

[2]Il compagno di Garibaldi conosciuto generalmente col nome di Capitano Leggero si chiamava Leggero Cogliuoli, cosa che ho potuto accertare in diversi modi, ma specialmente per dichiarazione fattami dal signor Cammillo Serafini che possedeva il suo nome scritto in più luoghi sui libri letti dai profughi nella sua casa di San Dalmazio.

[3]L'opuscolo dell'ingegnere Enrico Sequi «In Val di Bisenzioecc.,» mi è servito principalmente di guida in questo capitolo, e di là ho tolta la maggior parte delle notizie. La narrazione del Sequi è stata parzialmente modificata dalle dichiarazioni contenute nei due Atti pubblici sopra citati, cioè: «Atto pubblico di dichiarazione di Biagioli Ranieri fu Luigi, rogato a Cerbaia il 25 maggio 1884 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 maggio 1884;» «Atto pubblico di dichiarazione di Bardazzi Vincenzo fu Leonardo rogato a Vaiano il 25 maggio 1881 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 Maggio 1884.» Il racconto è altresì completato da alcune notizie fornite per lettera dall'ora compianto patriotta Antonio Martini di Prato, e dal signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano.

[3]L'opuscolo dell'ingegnere Enrico Sequi «In Val di Bisenzioecc.,» mi è servito principalmente di guida in questo capitolo, e di là ho tolta la maggior parte delle notizie. La narrazione del Sequi è stata parzialmente modificata dalle dichiarazioni contenute nei due Atti pubblici sopra citati, cioè: «Atto pubblico di dichiarazione di Biagioli Ranieri fu Luigi, rogato a Cerbaia il 25 maggio 1884 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 maggio 1884;» «Atto pubblico di dichiarazione di Bardazzi Vincenzo fu Leonardo rogato a Vaiano il 25 maggio 1881 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 Maggio 1884.» Il racconto è altresì completato da alcune notizie fornite per lettera dall'ora compianto patriotta Antonio Martini di Prato, e dal signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano.

[4]La donna che ospitò Garibaldi era bensì nata Bonfanti, ma unitasi in matrimonio con tale Serafino Pucci ne portava allora il cognome. F. D. Guerrazzi dettò una epigrafe che a cura di alcuni patriotti di Poggibonsi fu posta all'esterno della casa, e anche in essa la donna è chiamata Giuseppa Bonfanti, e così continueremo noi pure a chiamarla, essendo con questo nome ormai conosciuta.

[4]La donna che ospitò Garibaldi era bensì nata Bonfanti, ma unitasi in matrimonio con tale Serafino Pucci ne portava allora il cognome. F. D. Guerrazzi dettò una epigrafe che a cura di alcuni patriotti di Poggibonsi fu posta all'esterno della casa, e anche in essa la donna è chiamata Giuseppa Bonfanti, e così continueremo noi pure a chiamarla, essendo con questo nome ormai conosciuta.

[5]Il vetturino Niccola Montereggi assicura che in quel giorno vi era a Colle fiera o mercato. Abbiamo rintracciato ciò, e abbiamo saputo con certezza come la fiera annuale vi si tiene da tempo immemorabile il 17 Agosto, e il mercato si è sempre fatto in giorno di Venerdì, ma il giorno del passaggio da Colle fu invece il 27 Agosto, giorno di Lunedì, quindi non resta che a supporre lo spostamento in quell'anno della fiera, o del mercato per una qualsiasi causa eccezionale, ovvero che l'affluenza straordinaria di popolo asserita con sicurezza dal vetturino provenisse da qualche festa religiosa o reazionaria.

[5]Il vetturino Niccola Montereggi assicura che in quel giorno vi era a Colle fiera o mercato. Abbiamo rintracciato ciò, e abbiamo saputo con certezza come la fiera annuale vi si tiene da tempo immemorabile il 17 Agosto, e il mercato si è sempre fatto in giorno di Venerdì, ma il giorno del passaggio da Colle fu invece il 27 Agosto, giorno di Lunedì, quindi non resta che a supporre lo spostamento in quell'anno della fiera, o del mercato per una qualsiasi causa eccezionale, ovvero che l'affluenza straordinaria di popolo asserita con sicurezza dal vetturino provenisse da qualche festa religiosa o reazionaria.

[6]Abbiamo voluto rintracciare con precisione il luogo ove avvenne a Colle il cambio del cavallo, e accurate informazioni ci fanno sapere essere stato ciò alla locanda di Moneta, condotta allora da Luigi Papini, la quale locanda esisteva nella casa Buccianti in via S. Jacopo, che poi si chiamò via Stefano Masson. Però i viaggiatori non entrarono nella locanda, e si trattennero nel mezzo della strada tutto il tempo che occorse al cambio del cavallo.

[6]Abbiamo voluto rintracciare con precisione il luogo ove avvenne a Colle il cambio del cavallo, e accurate informazioni ci fanno sapere essere stato ciò alla locanda di Moneta, condotta allora da Luigi Papini, la quale locanda esisteva nella casa Buccianti in via S. Jacopo, che poi si chiamò via Stefano Masson. Però i viaggiatori non entrarono nella locanda, e si trattennero nel mezzo della strada tutto il tempo che occorse al cambio del cavallo.

[7]Era necessario, per l'esattezza storica del racconto, rintracciare l'itinerario seguito nei giorni 26 e 27 Agosto 1849 dai due proscritti, tanto più che ora appunto su questo viaggio così rapido attraverso alla Toscana che potevano nascere i maggiori dubbi. È per questo che come riassunto delle ricerche più minuziose fatte in proposito, pongo qui l'intiero itinerario del Generale da Cerbaia al Bagno a Morbo colle ore approssimative dei diversi fatti.26 Agosto. Ore 7 ant. Arrivo di Garibaldi al Molino di Cerbaia.— Ore 8 ant. Incontro coll'ingegnere Enrico Sequi.— Ore 9 pom. Partenza dal Molino di Cerbaia.— Ore 10 pom. Arrivo alla Casa Bardazzi a Vaiano.— Ore 11½ pom. Arrivo alla Madonna della Tosse.— Ore 12 pom. Arrivo alla Stazione di Prato.27 Agosto. Ore 2 ant. Partenza da Prato.— Ore 8 ant. Arrivo a Poggibonsi.— Ore 12 merid. Partenza da Poggibonsi.— Ore 3 pom. Al quadrivio di Volterra.— Ore 5 pom. Arrivo al podere di Prugnano.— Ore 6 pom. Partenza dal podere di Prugnano.— Ore 7 pom. Arrivo alla Burraia.— Ore 9 pom. Partenza dalla Burraia.— Ore 11 pom. Arrivo al Bagno a Morbo.

[7]Era necessario, per l'esattezza storica del racconto, rintracciare l'itinerario seguito nei giorni 26 e 27 Agosto 1849 dai due proscritti, tanto più che ora appunto su questo viaggio così rapido attraverso alla Toscana che potevano nascere i maggiori dubbi. È per questo che come riassunto delle ricerche più minuziose fatte in proposito, pongo qui l'intiero itinerario del Generale da Cerbaia al Bagno a Morbo colle ore approssimative dei diversi fatti.

26 Agosto. Ore 7 ant. Arrivo di Garibaldi al Molino di Cerbaia.— Ore 8 ant. Incontro coll'ingegnere Enrico Sequi.— Ore 9 pom. Partenza dal Molino di Cerbaia.— Ore 10 pom. Arrivo alla Casa Bardazzi a Vaiano.— Ore 11½ pom. Arrivo alla Madonna della Tosse.— Ore 12 pom. Arrivo alla Stazione di Prato.27 Agosto. Ore 2 ant. Partenza da Prato.— Ore 8 ant. Arrivo a Poggibonsi.— Ore 12 merid. Partenza da Poggibonsi.— Ore 3 pom. Al quadrivio di Volterra.— Ore 5 pom. Arrivo al podere di Prugnano.— Ore 6 pom. Partenza dal podere di Prugnano.— Ore 7 pom. Arrivo alla Burraia.— Ore 9 pom. Partenza dalla Burraia.— Ore 11 pom. Arrivo al Bagno a Morbo.

26 Agosto. Ore 7 ant. Arrivo di Garibaldi al Molino di Cerbaia.— Ore 8 ant. Incontro coll'ingegnere Enrico Sequi.— Ore 9 pom. Partenza dal Molino di Cerbaia.— Ore 10 pom. Arrivo alla Casa Bardazzi a Vaiano.— Ore 11½ pom. Arrivo alla Madonna della Tosse.— Ore 12 pom. Arrivo alla Stazione di Prato.27 Agosto. Ore 2 ant. Partenza da Prato.— Ore 8 ant. Arrivo a Poggibonsi.— Ore 12 merid. Partenza da Poggibonsi.— Ore 3 pom. Al quadrivio di Volterra.— Ore 5 pom. Arrivo al podere di Prugnano.— Ore 6 pom. Partenza dal podere di Prugnano.— Ore 7 pom. Arrivo alla Burraia.— Ore 9 pom. Partenza dalla Burraia.— Ore 11 pom. Arrivo al Bagno a Morbo.

[8]Angiolo Guelfi nel Decembre 1862 faceva apporre nella camera ove riposò Garibaldi nel piano di Scarlino la seguente epigrafe dettata dall'illustre F. D. Guerrazzi, e che qui trascrivo per l'altissimo suo valore letterario, e per lo stupendo concetto che in essa è svolto, e di cui ho riportata una parte come sintesi e chiusura del presento capitolo.BANDITO COME BELVA DA ROMAIL DESTINATOA TANTA PARTE DEL RISCATTO ITALIANOGIUSEPPE GARIBALDIQUI LA NOTTE DAL 1º AL 2 SETTEMBRE 1849 POCHE ORE POSÒLA NOTTE STESSAPEDESTRE E SCORTO DA UN COMPAGNO SOLOTRAVERSATO IL PIANO DI SCARLINOATTINSE LA CALA DI PUNTA MARTINADOVE SU DI UN BURCHIELLOSÈ COMMISE IN BALÌA DEI VENTIDIOCOMPASSIONANDO ALLE MISERIE NOSTRELO SALVÒ LO PROTESSEQUINDI IMPARI CHI LEGGE A NON DISPERARE MAI DELLA PATRIAANGIOLO GUELFIIN LAUDE DI DIOONORE ALLO EROEQ. M. P.IL GIORNO VENTESIMO QUINTO DEL MESE DI DECEMBRE 1862

[8]Angiolo Guelfi nel Decembre 1862 faceva apporre nella camera ove riposò Garibaldi nel piano di Scarlino la seguente epigrafe dettata dall'illustre F. D. Guerrazzi, e che qui trascrivo per l'altissimo suo valore letterario, e per lo stupendo concetto che in essa è svolto, e di cui ho riportata una parte come sintesi e chiusura del presento capitolo.

BANDITO COME BELVA DA ROMAIL DESTINATOA TANTA PARTE DEL RISCATTO ITALIANOGIUSEPPE GARIBALDIQUI LA NOTTE DAL 1º AL 2 SETTEMBRE 1849 POCHE ORE POSÒLA NOTTE STESSAPEDESTRE E SCORTO DA UN COMPAGNO SOLOTRAVERSATO IL PIANO DI SCARLINOATTINSE LA CALA DI PUNTA MARTINADOVE SU DI UN BURCHIELLOSÈ COMMISE IN BALÌA DEI VENTIDIOCOMPASSIONANDO ALLE MISERIE NOSTRELO SALVÒ LO PROTESSEQUINDI IMPARI CHI LEGGE A NON DISPERARE MAI DELLA PATRIAANGIOLO GUELFIIN LAUDE DI DIOONORE ALLO EROEQ. M. P.IL GIORNO VENTESIMO QUINTO DEL MESE DI DECEMBRE 1862

[9]I fatti accennati nel presente Capitolo sono stati i più difficili a rintracciarsi, perchè avvolti più profondamente nell'oblio, come lo mostrano le notizie incerte, che quasi per incidenza si trovano su di essi nei due opuscoli Sequi e Ricciardi. Eppure dopo l'imbarco è questo il momento più importante della traversata. Dalle 2 della mattina alle 11 della sera il Generale, facendo il cambio di tre vetture, e prendendo brevi riposi, si trasferì da Prato al Bagno, passando incolume per le terre popolose della Valle dell'Elsa, e rasentando Volterra e Pomarance. Mi fu cortese di tutte le informazioni fino all'arrivo a Poggibonsi l'ora defunto patriotta Antonio Martini, ed ebbi la fortuna di rintracciare i due vetturini tuttora viventi Niccola Montereggi a Poggibonsi, e Vittore Landi detto Zizzo a Pomarance. Parlai altresì con Tommaso Pucci figlio della Giuseppa Bonfanti, dal quale ebbi sicuri particolari circa alla fermata degli esuli nella sua casa.

[9]I fatti accennati nel presente Capitolo sono stati i più difficili a rintracciarsi, perchè avvolti più profondamente nell'oblio, come lo mostrano le notizie incerte, che quasi per incidenza si trovano su di essi nei due opuscoli Sequi e Ricciardi. Eppure dopo l'imbarco è questo il momento più importante della traversata. Dalle 2 della mattina alle 11 della sera il Generale, facendo il cambio di tre vetture, e prendendo brevi riposi, si trasferì da Prato al Bagno, passando incolume per le terre popolose della Valle dell'Elsa, e rasentando Volterra e Pomarance. Mi fu cortese di tutte le informazioni fino all'arrivo a Poggibonsi l'ora defunto patriotta Antonio Martini, ed ebbi la fortuna di rintracciare i due vetturini tuttora viventi Niccola Montereggi a Poggibonsi, e Vittore Landi detto Zizzo a Pomarance. Parlai altresì con Tommaso Pucci figlio della Giuseppa Bonfanti, dal quale ebbi sicuri particolari circa alla fermata degli esuli nella sua casa.

[10]L'opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi espone le principali circostanze narrate in questo capitolo. Io poi potei completarle mercè le più particolari informazioni fornitemi dal signor Odoardo Pellini, e dalla signora Ester Martini, il primo genero, e la seconda vedova del fu Girolamo Martini. In questa parte mi sono altresì venute in aiuto le reminiscenze di giovinezza, per quanto aveva io stesso sentito narrare dal padre mio Angiolo Guelfi. Era esso alieno dall'entrare in particolari del fatto, ma rammento sempre la sera stessa del suo ritorno a Laiatico ai primi di Settembre 1849, quando, nell'atto di coricarsi nella medesima camera, raccontò con entusiasmo a me, allora dodicenne, il salvamento compiuto da pochi giorni, e i particolari dei colloqui avuti col Generale, e massimamente il dono dello stile coll'invito di farglielo presentare dall'unico figlio se fossero vòlti per la patria destini migliori. — Da quella circostanza in fuori gliene ho sentito parlare raramente, come da chi avesse inteso compiere un dovere e nulla più. — Tanto è ciò vero che le altre informazioni relative alla parte presa da Angiolo Guelfi nella fortunata impresa le ho dovute raccogliere dall'egregio amico, signor Cammillo Serafini, e dai quattro Scarlinesi, segnatamente dal Pina e dall'Ornani, come più degli altri familiari di Angiolo Guelfi.

[10]L'opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi espone le principali circostanze narrate in questo capitolo. Io poi potei completarle mercè le più particolari informazioni fornitemi dal signor Odoardo Pellini, e dalla signora Ester Martini, il primo genero, e la seconda vedova del fu Girolamo Martini. In questa parte mi sono altresì venute in aiuto le reminiscenze di giovinezza, per quanto aveva io stesso sentito narrare dal padre mio Angiolo Guelfi. Era esso alieno dall'entrare in particolari del fatto, ma rammento sempre la sera stessa del suo ritorno a Laiatico ai primi di Settembre 1849, quando, nell'atto di coricarsi nella medesima camera, raccontò con entusiasmo a me, allora dodicenne, il salvamento compiuto da pochi giorni, e i particolari dei colloqui avuti col Generale, e massimamente il dono dello stile coll'invito di farglielo presentare dall'unico figlio se fossero vòlti per la patria destini migliori. — Da quella circostanza in fuori gliene ho sentito parlare raramente, come da chi avesse inteso compiere un dovere e nulla più. — Tanto è ciò vero che le altre informazioni relative alla parte presa da Angiolo Guelfi nella fortunata impresa le ho dovute raccogliere dall'egregio amico, signor Cammillo Serafini, e dai quattro Scarlinesi, segnatamente dal Pina e dall'Ornani, come più degli altri familiari di Angiolo Guelfi.

[11]L'illustre patriotta signor Cammillo Serafini, entusiasta dell'esito felice dell'impresa di cui era stato tanta parte, non curando il pericolo, conservò per i dieci anni della dominazione lorenese i preziosi documenti citati nel corso di questa storia. In una mia visita all'egregio ed onorando amico ho veduto questi documenti ingialliti dal tempo, macchiati dall'umidità, essendo essi stati per dieci anni chiusi in un tubo di latta, e sotterrati nelle grotte della Pieve presso San Dalmazio, e sono i seguenti:1º La lettera di Angiolo Guelfi senza data, ma evidentemente scritta da Massa Marittima la mattina stessa del suo arrivo, cioè il 29 agosto, cui fa seguito una aggiunta fattavi dal signor Girolamo Martini.2º Un piccolo pezzo di carta in cui Angiolo Guelfi di suo carattere scrisse le sole parole «Antonio Piesce» recapito fittizio per potere scrivere a lui in Maremma, dato il caso che se ne fosse presentata l'urgenza.3º La lettera di Girolamo Martini, ugualmente senza data e senza firma, scritta la mattina del 30 agosto, nella quale dichiara di essere esso stesso all'oscuro di quanto succedeva in Maremma al Guelfi, e accennava alla speranza del suo prossimo ritorno.4º Un autografo del Generale, che sotto il titolo di «Tentativo mineralogico» dava l'indicazione dei patriotti della Romagna ai quali poteva dirigersi il Serafini per una futura riscossa.5º Il principio della narrazione dei fatti di Roma, scritto ugualmente di carattere del Garibaldi, e rimasto interrotto dalla venuta di Angiolo Guelfi a San Dalmazio per dare l'avviso della partenza.6º Una lettera di Girolamo Martini senza data e senza indirizzo, colla quale rendeva noto al Serafini ed al Guelfi il buon esito del viaggio fino a Massa, e la consegna degli esuli nelle mani dei patriotti massetani.7º La lettera di Garibaldi scritta dalla Maddalena il 20 ottobre 1849, diretta al signor Serafini, nella quale sotto colore di fare domanda circa ad un caso d'idrofobia, per la cura preventiva della quale malattia si rivolgono al signor Serafini da tutte la parti della Toscana, faceva sapere le sue nuove, e ringraziava gli amici dell'aiuto ricevuto in Toscana.Devo alla squisita gentilezza dell'amico signor Cammillo Serafini il dono del primo di questi documenti, cioè della lettera scritta da Angiolo Guelfi al suo arrivo a Massa, quando non trovò ivi Giccamo come aveva sperato. È questo per me un preziosissimo autografo, e che mi è doppiamente caro, come quello che da un lato è prova della parte non ultima presa dal padre mio nell'impresa onoranda, e dall'altro mostra l'amicizia di cui mi onora il signor Cammillo Serafini, che con gentilezza d'animo senza pari volle donare al figlio un documento così importante scritto dal padre suo 35 anni avanti, in quali condizioni ognuno può pensarlo. Ed io ne rendo qui all'egregio donatore pubbliche e meritate grazie.

[11]L'illustre patriotta signor Cammillo Serafini, entusiasta dell'esito felice dell'impresa di cui era stato tanta parte, non curando il pericolo, conservò per i dieci anni della dominazione lorenese i preziosi documenti citati nel corso di questa storia. In una mia visita all'egregio ed onorando amico ho veduto questi documenti ingialliti dal tempo, macchiati dall'umidità, essendo essi stati per dieci anni chiusi in un tubo di latta, e sotterrati nelle grotte della Pieve presso San Dalmazio, e sono i seguenti:

1º La lettera di Angiolo Guelfi senza data, ma evidentemente scritta da Massa Marittima la mattina stessa del suo arrivo, cioè il 29 agosto, cui fa seguito una aggiunta fattavi dal signor Girolamo Martini.

2º Un piccolo pezzo di carta in cui Angiolo Guelfi di suo carattere scrisse le sole parole «Antonio Piesce» recapito fittizio per potere scrivere a lui in Maremma, dato il caso che se ne fosse presentata l'urgenza.

3º La lettera di Girolamo Martini, ugualmente senza data e senza firma, scritta la mattina del 30 agosto, nella quale dichiara di essere esso stesso all'oscuro di quanto succedeva in Maremma al Guelfi, e accennava alla speranza del suo prossimo ritorno.

4º Un autografo del Generale, che sotto il titolo di «Tentativo mineralogico» dava l'indicazione dei patriotti della Romagna ai quali poteva dirigersi il Serafini per una futura riscossa.

5º Il principio della narrazione dei fatti di Roma, scritto ugualmente di carattere del Garibaldi, e rimasto interrotto dalla venuta di Angiolo Guelfi a San Dalmazio per dare l'avviso della partenza.

6º Una lettera di Girolamo Martini senza data e senza indirizzo, colla quale rendeva noto al Serafini ed al Guelfi il buon esito del viaggio fino a Massa, e la consegna degli esuli nelle mani dei patriotti massetani.

7º La lettera di Garibaldi scritta dalla Maddalena il 20 ottobre 1849, diretta al signor Serafini, nella quale sotto colore di fare domanda circa ad un caso d'idrofobia, per la cura preventiva della quale malattia si rivolgono al signor Serafini da tutte la parti della Toscana, faceva sapere le sue nuove, e ringraziava gli amici dell'aiuto ricevuto in Toscana.

Devo alla squisita gentilezza dell'amico signor Cammillo Serafini il dono del primo di questi documenti, cioè della lettera scritta da Angiolo Guelfi al suo arrivo a Massa, quando non trovò ivi Giccamo come aveva sperato. È questo per me un preziosissimo autografo, e che mi è doppiamente caro, come quello che da un lato è prova della parte non ultima presa dal padre mio nell'impresa onoranda, e dall'altro mostra l'amicizia di cui mi onora il signor Cammillo Serafini, che con gentilezza d'animo senza pari volle donare al figlio un documento così importante scritto dal padre suo 35 anni avanti, in quali condizioni ognuno può pensarlo. Ed io ne rendo qui all'egregio donatore pubbliche e meritate grazie.

[12]Seguendo il sistema di documentare quanto più è possibile questo tratto di storia fino a qui imperfettamente conosciuta, credo bene annotare, per la sua importanza storica, l'itinerario di Angiolo Guelfi dal 28 agosto al 4 settembre, tale quale ho potuto ricostituire con certezza dalle deposizioni dei superstiti poste in confronto coi fatti che si andavano svolgendo, ed è il seguente: 28 agosto. Nelle ore del mattino si trovava alla fiera del Ponte di Ferro sul fiume Cecina, da dove partì improvvisamente per San Dalmazio, tostochè fu avvertito della presenza di due proscritti politici.— Nelle ore della sera parlò col Generale in casa Serafini.29 agosto. Partì nelle prime ore del mattino per Massa Marittima, e non trovandovi Giccamo continuò per Follonica; sennonchè lo incontrò alle 10 antimeridiane circa sulla via di Massa, e continuò per Scarlino, ove arrivò alle ore 12 circa. Ripartì la sera per Follonica e continuò per Massa.30 agosto. Nelle ore della mattina tornò al Morbo.31 agosto. Si trattenne al Morbo.1 settembre. Ebbe avviso nella sera che tutto era pronto, e partì per San Dalmazio a portarne la notizia.2 settembre. Dopo la notizia dell'arrivo di Garibaldi alla Pecora partì per Pisa.3 settembre. Tornò da Pisa a San Dalmazio.4 settembre. Andò col Serafini alla fiera del Palazzo a Travale, ove doveva incontrarsi con Olivo Pina.

[12]Seguendo il sistema di documentare quanto più è possibile questo tratto di storia fino a qui imperfettamente conosciuta, credo bene annotare, per la sua importanza storica, l'itinerario di Angiolo Guelfi dal 28 agosto al 4 settembre, tale quale ho potuto ricostituire con certezza dalle deposizioni dei superstiti poste in confronto coi fatti che si andavano svolgendo, ed è il seguente: 28 agosto. Nelle ore del mattino si trovava alla fiera del Ponte di Ferro sul fiume Cecina, da dove partì improvvisamente per San Dalmazio, tostochè fu avvertito della presenza di due proscritti politici.

— Nelle ore della sera parlò col Generale in casa Serafini.

29 agosto. Partì nelle prime ore del mattino per Massa Marittima, e non trovandovi Giccamo continuò per Follonica; sennonchè lo incontrò alle 10 antimeridiane circa sulla via di Massa, e continuò per Scarlino, ove arrivò alle ore 12 circa. Ripartì la sera per Follonica e continuò per Massa.

30 agosto. Nelle ore della mattina tornò al Morbo.

31 agosto. Si trattenne al Morbo.

1 settembre. Ebbe avviso nella sera che tutto era pronto, e partì per San Dalmazio a portarne la notizia.

2 settembre. Dopo la notizia dell'arrivo di Garibaldi alla Pecora partì per Pisa.

3 settembre. Tornò da Pisa a San Dalmazio.

4 settembre. Andò col Serafini alla fiera del Palazzo a Travale, ove doveva incontrarsi con Olivo Pina.

[13]F. D. Guerrazzinella sua operaLo Assedio di Romaaccenna al salvamento di Garibaldi compiuto dai patriotti toscani nel 1849, e nella prima edizione così si esprime: «Di Garibaldi note le fortune, la costanza, l'ardire, i pericoli, e i casi dolorosi. Episodi pieni di amarezza infinita della Odissea pietosissima sono le morti del Brunetti e dei suoi figliuoli, di Ugo Bassi, e della valorosa sua donna Anita, le fughe, le insidie, la ferina caccia, e l'eroico aiuto dei buoni, e per ultimo lo scampo miracoloso per virtù del Guelfi maremmano nostro, bella gloria toscana.» Livorno, 1864, pag. 876. Nelle successive edizioni, dopo le parole: «per virtù del Guelfi maremmano nostro,» aggiunge: «e di una donna, Giuseppa Bonfantiecc.» L'eccelso scrittore fu tratto in inganno da informazioni prima incomplete, poi erronee. Non già il solo Guelfi, che pure vi ebbe splendida parte, bensì una mano di patriotti da Vaiano a Scarlino compierono il salvamento dell'Eroe, e in quanto alla Giuseppa Bonfanti di Poggibonsi, buona donna, ma inconsapevole di chi riceveva nella sua casa, essa non fece che il compito di onesta e ospitale massaia. — Questo dico al solo scopo di ristabilire i fatti nella loro storica verità.

[13]F. D. Guerrazzinella sua operaLo Assedio di Romaaccenna al salvamento di Garibaldi compiuto dai patriotti toscani nel 1849, e nella prima edizione così si esprime: «Di Garibaldi note le fortune, la costanza, l'ardire, i pericoli, e i casi dolorosi. Episodi pieni di amarezza infinita della Odissea pietosissima sono le morti del Brunetti e dei suoi figliuoli, di Ugo Bassi, e della valorosa sua donna Anita, le fughe, le insidie, la ferina caccia, e l'eroico aiuto dei buoni, e per ultimo lo scampo miracoloso per virtù del Guelfi maremmano nostro, bella gloria toscana.» Livorno, 1864, pag. 876. Nelle successive edizioni, dopo le parole: «per virtù del Guelfi maremmano nostro,» aggiunge: «e di una donna, Giuseppa Bonfantiecc.» L'eccelso scrittore fu tratto in inganno da informazioni prima incomplete, poi erronee. Non già il solo Guelfi, che pure vi ebbe splendida parte, bensì una mano di patriotti da Vaiano a Scarlino compierono il salvamento dell'Eroe, e in quanto alla Giuseppa Bonfanti di Poggibonsi, buona donna, ma inconsapevole di chi riceveva nella sua casa, essa non fece che il compito di onesta e ospitale massaia. — Questo dico al solo scopo di ristabilire i fatti nella loro storica verità.

[14]Vedi opuscoloRicciardi.

[14]Vedi opuscoloRicciardi.

[15]Le particolarità del soggiorno di Garibaldi a San Dalmazio, quelle della sua partenza e del cammino fatto fino al Molino di Bruciano, non che la copia degli importanti documenti finora inediti che sono riportati in questa parte di racconto, tutto questo mi è stato fornito dal prelodato signor Cammillo Serafini. Mi sono poi venute in aiuto le informazioni del signor Odoardo Pellini per il viaggio notturno degli esuli fino a Massa, e per tutto ciò, ma più specialmente per la parte presa nel salvamento dai patriotti di Massa Marittima, mi ha guidato il già citato opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi, il quale, coscenzioso sempre, è in questa parte esattissimo per aver potuto raccogliere le più minute informazioni dalla bocca degli ora defunti Giulio e Riccardo Lapini. Le particolarità del viaggio di Angiolo Guelfi nella Maremma mi sono state date specialmente da Olivo Pina.

[15]Le particolarità del soggiorno di Garibaldi a San Dalmazio, quelle della sua partenza e del cammino fatto fino al Molino di Bruciano, non che la copia degli importanti documenti finora inediti che sono riportati in questa parte di racconto, tutto questo mi è stato fornito dal prelodato signor Cammillo Serafini. Mi sono poi venute in aiuto le informazioni del signor Odoardo Pellini per il viaggio notturno degli esuli fino a Massa, e per tutto ciò, ma più specialmente per la parte presa nel salvamento dai patriotti di Massa Marittima, mi ha guidato il già citato opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi, il quale, coscenzioso sempre, è in questa parte esattissimo per aver potuto raccogliere le più minute informazioni dalla bocca degli ora defunti Giulio e Riccardo Lapini. Le particolarità del viaggio di Angiolo Guelfi nella Maremma mi sono state date specialmente da Olivo Pina.

[16]Per le ragioni altra volta esposte del riscontro storico delle date riassumo l'itinerario di Pietro Gaggioli detto Giccamo, il quale ebbe parte così importante nel trovare la barca che condusse in salvo i due esuli:29 agosto. Parlò a ore 10 ant., con Angiolo Guelfi per la via di Follonica a Massa, e nelle ore di sera dello stesso giorno partì per Piombino.30 agosto. Nelle prime ore del mattino partì in contrabbando per l'Elba sulla barca di Pietro del Santo detto Bacco, e sbarcato alla Punta al Cavo, andò a piedi a Portolongone a trovare l'amico suo Azzarrini, col quale combinò il trasporto degli esuli.31 agosto. Partì dall'Elba sulla barca dell'Azzarrini, e la notte del 31 tornò di contrabbando a Follonica.1 settembre. Nella mattina andò a Massa a dare notizia ai Lapini dell'arrivo della barca; nella notte dal 1º al 2 andò alla Pecora coll'Azzarrini per prendere gli ultimi accordi.2 settembre. Tornò a Follonica coll'Azzarrini nelle prime ore del giorno. All'ora fissata, per la via del Puntone tornò a Meleta, ove incontrò Garibaldi e gli Scarlinesi, e con essi arrivò fino a Cala Martina.

[16]Per le ragioni altra volta esposte del riscontro storico delle date riassumo l'itinerario di Pietro Gaggioli detto Giccamo, il quale ebbe parte così importante nel trovare la barca che condusse in salvo i due esuli:

29 agosto. Parlò a ore 10 ant., con Angiolo Guelfi per la via di Follonica a Massa, e nelle ore di sera dello stesso giorno partì per Piombino.

30 agosto. Nelle prime ore del mattino partì in contrabbando per l'Elba sulla barca di Pietro del Santo detto Bacco, e sbarcato alla Punta al Cavo, andò a piedi a Portolongone a trovare l'amico suo Azzarrini, col quale combinò il trasporto degli esuli.

31 agosto. Partì dall'Elba sulla barca dell'Azzarrini, e la notte del 31 tornò di contrabbando a Follonica.

1 settembre. Nella mattina andò a Massa a dare notizia ai Lapini dell'arrivo della barca; nella notte dal 1º al 2 andò alla Pecora coll'Azzarrini per prendere gli ultimi accordi.

2 settembre. Tornò a Follonica coll'Azzarrini nelle prime ore del giorno. All'ora fissata, per la via del Puntone tornò a Meleta, ove incontrò Garibaldi e gli Scarlinesi, e con essi arrivò fino a Cala Martina.

[17]Tutte quante le notizie che riguardano il viaggio di Giccamo mi sono state fornite dal di lui figlio, ed amico mio Giovanni Gaggioli. I diversi episodi avvenuti alla Pecora, e nella traversata del piano di Scarlino, e l'itinerario seguito, mi sono stati concordemente narrati dai quattro Scarlinesi Olivo Pina, Giuseppe Ornani, Leopoldo Carmagnini e Oreste Fontani, come resulta altresì dall'Atto Pubblico di Notorietà da essi sottoscritto nel dì 19 agosto 1883, rogato a Scarlino dal Notaro Biageschi, e registrato a Massa Marittima. Detto Atto, che ha per scopo precipuo la identificazione e descrizione dello stile americano donato da Garibaldi ad Angiolo Guelfi, riassume altresì i principali fatti del salvamento dal Morbo fino al mare.

[17]Tutte quante le notizie che riguardano il viaggio di Giccamo mi sono state fornite dal di lui figlio, ed amico mio Giovanni Gaggioli. I diversi episodi avvenuti alla Pecora, e nella traversata del piano di Scarlino, e l'itinerario seguito, mi sono stati concordemente narrati dai quattro Scarlinesi Olivo Pina, Giuseppe Ornani, Leopoldo Carmagnini e Oreste Fontani, come resulta altresì dall'Atto Pubblico di Notorietà da essi sottoscritto nel dì 19 agosto 1883, rogato a Scarlino dal Notaro Biageschi, e registrato a Massa Marittima. Detto Atto, che ha per scopo precipuo la identificazione e descrizione dello stile americano donato da Garibaldi ad Angiolo Guelfi, riassume altresì i principali fatti del salvamento dal Morbo fino al mare.

[18]La carta militare italiana, ed anche la pianta topografica della tenuta demaniale di Follonica, danno nomi diversi da noi alle località nelle quali avvenne un fatto storico che andiamo svolgendo. In ambedue viene indicato col nome di Cala Martina il seno di mare che sta al sud di Punta Martina dalla parte di Castiglione della Pescaia, e vi si chiama Poggio degli Olivastrelli quello che noi chiamiamo Poggio Sentinella, mentre non si dà nome alcuno al seno di mare da noi conosciuto per Cala Martina. Saputa questa differenza di nomi, ci siamo dati pensiero di interrogare i più vecchi pratici dei luoghi, e così abbiamo potuto accertare che da essi si chiama Cala Martina il luogo ove avvenne l'imbarco, limitato dalla parte di Castiglione della Pescaia da Punta Martina, e dalla parte di Follonica dal Poggio Sentinella, o Poggio degli Olivastrelli che dire si voglia. In ogni caso è indiscutibile che l'imbarco del Generale nel 1849 avvenne nella piccola cala che noi descriviamo, e questo ci risulta per reiterate visite fatte sul luogo insieme agli Scarlinesi che servirono di scorta ai profughi, e così ci venne indicato anche il punto preciso della costa da dove mosse il Garibaldi per incontrare la barca.

[18]La carta militare italiana, ed anche la pianta topografica della tenuta demaniale di Follonica, danno nomi diversi da noi alle località nelle quali avvenne un fatto storico che andiamo svolgendo. In ambedue viene indicato col nome di Cala Martina il seno di mare che sta al sud di Punta Martina dalla parte di Castiglione della Pescaia, e vi si chiama Poggio degli Olivastrelli quello che noi chiamiamo Poggio Sentinella, mentre non si dà nome alcuno al seno di mare da noi conosciuto per Cala Martina. Saputa questa differenza di nomi, ci siamo dati pensiero di interrogare i più vecchi pratici dei luoghi, e così abbiamo potuto accertare che da essi si chiama Cala Martina il luogo ove avvenne l'imbarco, limitato dalla parte di Castiglione della Pescaia da Punta Martina, e dalla parte di Follonica dal Poggio Sentinella, o Poggio degli Olivastrelli che dire si voglia. In ogni caso è indiscutibile che l'imbarco del Generale nel 1849 avvenne nella piccola cala che noi descriviamo, e questo ci risulta per reiterate visite fatte sul luogo insieme agli Scarlinesi che servirono di scorta ai profughi, e così ci venne indicato anche il punto preciso della costa da dove mosse il Garibaldi per incontrare la barca.

[19]L'imbarco con tutte le sue particolarità mi fu narrato in modo uniforme dai quattro Scarlinesi che vi erano presenti, ed è convalidato dal già citato atto di notorietà. La lettera dell'Azzarrini, e l'attestato rilasciatogli dal Generale sono tolti dal più volte citato opuscolo dell'amico dottorRicciardi.

[19]L'imbarco con tutte le sue particolarità mi fu narrato in modo uniforme dai quattro Scarlinesi che vi erano presenti, ed è convalidato dal già citato atto di notorietà. La lettera dell'Azzarrini, e l'attestato rilasciatogli dal Generale sono tolti dal più volte citato opuscolo dell'amico dottorRicciardi.

Prezzo: UNA LIRA

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi:P.viiiAzzarrini [Azzarini] Paolo di Rio Marinaxiipel Modenese [Modanese] sarebbero di poi passati14urgente il togliere i profughi [prfughi] da luoghi57perchè il loro arrivo passasse inavvertito [invvertito]69«State bene e sano [sono].»93Aveva i calzoni da generale [genenerale]143mare verso Castiglione [Castiglioni]143il Carmagnini [Carmignini] si appostò tranquillo148che si era compiuto [campiuto].Grafie alternative mantenute:augurii / augurîcavalleggeri / cavalleggieriGorzhowscki / Gorzkowsckiseguìto / seguitovolontarî / volontari

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi:

Grafie alternative mantenute:


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