CAPRICCIOVeronetta Longhèna, tu mi piaci.Il tuo sorriso è quello delle zingare,bianco e rosso, con lineesinuose, con fremiti fugacidi sarcasmo e d'orgoglio.—Tu mi piaci.—Dove l'hai preso il tuo bel nome?... È un nomedi guerra, non è vero?... Qual capricciod'amante allegro e ironicote l'appuntò, qual nastro fra le chiome?...Veronetta, mi piace il tuo bel nome.Raccontami la tua vita randagia.Io m'accovaccio presso a te, sul morbidotappetino di Persia,frugando con le molle fra la bragia.—Raccontami la tua vita randagia.Dimmi i paesi che vedesti, i portidonde salpasti, spensierata rondine,e il tuo piacer di viverecosì, padrona delle varie sorti,come lo sei de' tuoi capelli attorti.Io t'assomiglio, se mi guardi bene.Ma è come fossi chiusa dentro un fodero,mentre snudata sfolgoritu, fina lama che in sua punta tieneil mondo, per gingillo.—Guarda bene.Quando riparti?... e verso qual ventura?....... Io resterò a frugar dentro la cenere;e mirerò lo specchioper rivederti in me, nella tua durafronte d'enigma, o Donna di ventura.[pg!51]
CAPRICCIOVeronetta Longhèna, tu mi piaci.Il tuo sorriso è quello delle zingare,bianco e rosso, con lineesinuose, con fremiti fugacidi sarcasmo e d'orgoglio.—Tu mi piaci.—Dove l'hai preso il tuo bel nome?... È un nomedi guerra, non è vero?... Qual capricciod'amante allegro e ironicote l'appuntò, qual nastro fra le chiome?...Veronetta, mi piace il tuo bel nome.Raccontami la tua vita randagia.Io m'accovaccio presso a te, sul morbidotappetino di Persia,frugando con le molle fra la bragia.—Raccontami la tua vita randagia.Dimmi i paesi che vedesti, i portidonde salpasti, spensierata rondine,e il tuo piacer di viverecosì, padrona delle varie sorti,come lo sei de' tuoi capelli attorti.Io t'assomiglio, se mi guardi bene.Ma è come fossi chiusa dentro un fodero,mentre snudata sfolgoritu, fina lama che in sua punta tieneil mondo, per gingillo.—Guarda bene.Quando riparti?... e verso qual ventura?....... Io resterò a frugar dentro la cenere;e mirerò lo specchioper rivederti in me, nella tua durafronte d'enigma, o Donna di ventura.[pg!51]
Veronetta Longhèna, tu mi piaci.Il tuo sorriso è quello delle zingare,bianco e rosso, con lineesinuose, con fremiti fugacidi sarcasmo e d'orgoglio.—Tu mi piaci.—Dove l'hai preso il tuo bel nome?... È un nomedi guerra, non è vero?... Qual capricciod'amante allegro e ironicote l'appuntò, qual nastro fra le chiome?...Veronetta, mi piace il tuo bel nome.Raccontami la tua vita randagia.Io m'accovaccio presso a te, sul morbidotappetino di Persia,frugando con le molle fra la bragia.—Raccontami la tua vita randagia.Dimmi i paesi che vedesti, i portidonde salpasti, spensierata rondine,e il tuo piacer di viverecosì, padrona delle varie sorti,come lo sei de' tuoi capelli attorti.Io t'assomiglio, se mi guardi bene.Ma è come fossi chiusa dentro un fodero,mentre snudata sfolgoritu, fina lama che in sua punta tieneil mondo, per gingillo.—Guarda bene.Quando riparti?... e verso qual ventura?....... Io resterò a frugar dentro la cenere;e mirerò lo specchioper rivederti in me, nella tua durafronte d'enigma, o Donna di ventura.
Veronetta Longhèna, tu mi piaci.Il tuo sorriso è quello delle zingare,bianco e rosso, con lineesinuose, con fremiti fugacidi sarcasmo e d'orgoglio.—Tu mi piaci.—Dove l'hai preso il tuo bel nome?... È un nomedi guerra, non è vero?... Qual capricciod'amante allegro e ironicote l'appuntò, qual nastro fra le chiome?...Veronetta, mi piace il tuo bel nome.Raccontami la tua vita randagia.Io m'accovaccio presso a te, sul morbidotappetino di Persia,frugando con le molle fra la bragia.—Raccontami la tua vita randagia.Dimmi i paesi che vedesti, i portidonde salpasti, spensierata rondine,e il tuo piacer di viverecosì, padrona delle varie sorti,come lo sei de' tuoi capelli attorti.Io t'assomiglio, se mi guardi bene.Ma è come fossi chiusa dentro un fodero,mentre snudata sfolgoritu, fina lama che in sua punta tieneil mondo, per gingillo.—Guarda bene.Quando riparti?... e verso qual ventura?....... Io resterò a frugar dentro la cenere;e mirerò lo specchioper rivederti in me, nella tua durafronte d'enigma, o Donna di ventura.
Veronetta Longhèna, tu mi piaci.
Il tuo sorriso è quello delle zingare,
bianco e rosso, con linee
sinuose, con fremiti fugaci
di sarcasmo e d'orgoglio.—Tu mi piaci.—
Dove l'hai preso il tuo bel nome?... È un nome
di guerra, non è vero?... Qual capriccio
d'amante allegro e ironico
te l'appuntò, qual nastro fra le chiome?...
Veronetta, mi piace il tuo bel nome.
Raccontami la tua vita randagia.
Io m'accovaccio presso a te, sul morbido
tappetino di Persia,
frugando con le molle fra la bragia.—
Raccontami la tua vita randagia.
Dimmi i paesi che vedesti, i porti
donde salpasti, spensierata rondine,
e il tuo piacer di vivere
così, padrona delle varie sorti,
come lo sei de' tuoi capelli attorti.
Io t'assomiglio, se mi guardi bene.
Ma è come fossi chiusa dentro un fodero,
mentre snudata sfolgori
tu, fina lama che in sua punta tiene
il mondo, per gingillo.—Guarda bene.
Quando riparti?... e verso qual ventura?...
.... Io resterò a frugar dentro la cenere;
e mirerò lo specchio
per rivederti in me, nella tua dura
fronte d'enigma, o Donna di ventura.
[pg!51]