QUELLA CHE PASSA

QUELLA CHE PASSAE tu, che passi e non mi guardi, rapida,inguainata nella nera tunica,avvolto il collo nel tuo boa di martora,che, pari a un serpe flessile e contrattile,t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!...Ne' tuoi capelli bene si dissimulaqualche filo d'argento, sotto il morbidotòcco a turbante. Hai messo un vel di cipriaa nasconder le prime ombre del temposul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane:sei donna, in piena voluttà d'imperiosulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami:ugual ti sono un poco, e molte femmineti sono uguali, e al nostro fianco passanoin questo istante, e sola ognuna credesiad amare, a soffrire, ad esser viva.Se a' tuoi piedi la soffice pellicciae la veste procace e le spumosetrine cadesser, te lasciando nellabianca fralezza dell'ignudo corpo,sapresti tu vestir questo tuo corpod'un'anima?... Scrutar ben io vorreiil tuo tormento interïor, per ansiadi leggere in un vivo umano libro.Ma tu menti: a te stessa anche tu menti,menti se piangi, e se sorridi: t'hannoinsegnata la grazia d'una mascherabella, fin dai sereni anni d'infanzia:modi, leggi, costumi e fede e dogmialtri creò per te: solo ti chieserod'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimodi te stessa traesti, a colpi d'unghia,la verità che ognuno in cuor si porta.Vuoi darmi la tua mano?... Una son io(la mia razza è di zingari, e nei boschisostano intorno a fuochi di bivaccole carovane de' miei padri ancora)una son io che, se lo sguardo figgein un volto, quel volto si scolora;e dalle vinte labbra esce il segretoche il cuor chiuso vorrebbe........ o bella femminavoluttuosa, serpentina e tortilecome il tuo boa, per questa volta il pallidotuo viso dica quel che a te nè ad altridicesti mai: la verità tua vera:una cosa divina, che la scuoladel mondo contraffece, deturpò,ridusse a stampo: uno sprizzar di sanguevermiglio, al colpo d'una lama corta.[pg!19]

QUELLA CHE PASSAE tu, che passi e non mi guardi, rapida,inguainata nella nera tunica,avvolto il collo nel tuo boa di martora,che, pari a un serpe flessile e contrattile,t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!...Ne' tuoi capelli bene si dissimulaqualche filo d'argento, sotto il morbidotòcco a turbante. Hai messo un vel di cipriaa nasconder le prime ombre del temposul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane:sei donna, in piena voluttà d'imperiosulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami:ugual ti sono un poco, e molte femmineti sono uguali, e al nostro fianco passanoin questo istante, e sola ognuna credesiad amare, a soffrire, ad esser viva.Se a' tuoi piedi la soffice pellicciae la veste procace e le spumosetrine cadesser, te lasciando nellabianca fralezza dell'ignudo corpo,sapresti tu vestir questo tuo corpod'un'anima?... Scrutar ben io vorreiil tuo tormento interïor, per ansiadi leggere in un vivo umano libro.Ma tu menti: a te stessa anche tu menti,menti se piangi, e se sorridi: t'hannoinsegnata la grazia d'una mascherabella, fin dai sereni anni d'infanzia:modi, leggi, costumi e fede e dogmialtri creò per te: solo ti chieserod'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimodi te stessa traesti, a colpi d'unghia,la verità che ognuno in cuor si porta.Vuoi darmi la tua mano?... Una son io(la mia razza è di zingari, e nei boschisostano intorno a fuochi di bivaccole carovane de' miei padri ancora)una son io che, se lo sguardo figgein un volto, quel volto si scolora;e dalle vinte labbra esce il segretoche il cuor chiuso vorrebbe........ o bella femminavoluttuosa, serpentina e tortilecome il tuo boa, per questa volta il pallidotuo viso dica quel che a te nè ad altridicesti mai: la verità tua vera:una cosa divina, che la scuoladel mondo contraffece, deturpò,ridusse a stampo: uno sprizzar di sanguevermiglio, al colpo d'una lama corta.[pg!19]

E tu, che passi e non mi guardi, rapida,inguainata nella nera tunica,avvolto il collo nel tuo boa di martora,che, pari a un serpe flessile e contrattile,t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!...Ne' tuoi capelli bene si dissimulaqualche filo d'argento, sotto il morbidotòcco a turbante. Hai messo un vel di cipriaa nasconder le prime ombre del temposul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane:sei donna, in piena voluttà d'imperiosulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami:ugual ti sono un poco, e molte femmineti sono uguali, e al nostro fianco passanoin questo istante, e sola ognuna credesiad amare, a soffrire, ad esser viva.Se a' tuoi piedi la soffice pellicciae la veste procace e le spumosetrine cadesser, te lasciando nellabianca fralezza dell'ignudo corpo,sapresti tu vestir questo tuo corpod'un'anima?... Scrutar ben io vorreiil tuo tormento interïor, per ansiadi leggere in un vivo umano libro.Ma tu menti: a te stessa anche tu menti,menti se piangi, e se sorridi: t'hannoinsegnata la grazia d'una mascherabella, fin dai sereni anni d'infanzia:modi, leggi, costumi e fede e dogmialtri creò per te: solo ti chieserod'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimodi te stessa traesti, a colpi d'unghia,la verità che ognuno in cuor si porta.Vuoi darmi la tua mano?... Una son io(la mia razza è di zingari, e nei boschisostano intorno a fuochi di bivaccole carovane de' miei padri ancora)una son io che, se lo sguardo figgein un volto, quel volto si scolora;e dalle vinte labbra esce il segretoche il cuor chiuso vorrebbe........ o bella femminavoluttuosa, serpentina e tortilecome il tuo boa, per questa volta il pallidotuo viso dica quel che a te nè ad altridicesti mai: la verità tua vera:una cosa divina, che la scuoladel mondo contraffece, deturpò,ridusse a stampo: uno sprizzar di sanguevermiglio, al colpo d'una lama corta.

E tu, che passi e non mi guardi, rapida,inguainata nella nera tunica,avvolto il collo nel tuo boa di martora,che, pari a un serpe flessile e contrattile,t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!...Ne' tuoi capelli bene si dissimulaqualche filo d'argento, sotto il morbidotòcco a turbante. Hai messo un vel di cipriaa nasconder le prime ombre del temposul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane:sei donna, in piena voluttà d'imperiosulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami:ugual ti sono un poco, e molte femmineti sono uguali, e al nostro fianco passanoin questo istante, e sola ognuna credesiad amare, a soffrire, ad esser viva.Se a' tuoi piedi la soffice pellicciae la veste procace e le spumosetrine cadesser, te lasciando nellabianca fralezza dell'ignudo corpo,sapresti tu vestir questo tuo corpod'un'anima?... Scrutar ben io vorreiil tuo tormento interïor, per ansiadi leggere in un vivo umano libro.Ma tu menti: a te stessa anche tu menti,menti se piangi, e se sorridi: t'hannoinsegnata la grazia d'una mascherabella, fin dai sereni anni d'infanzia:modi, leggi, costumi e fede e dogmialtri creò per te: solo ti chieserod'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimodi te stessa traesti, a colpi d'unghia,la verità che ognuno in cuor si porta.Vuoi darmi la tua mano?... Una son io(la mia razza è di zingari, e nei boschisostano intorno a fuochi di bivaccole carovane de' miei padri ancora)una son io che, se lo sguardo figgein un volto, quel volto si scolora;e dalle vinte labbra esce il segretoche il cuor chiuso vorrebbe........ o bella femminavoluttuosa, serpentina e tortilecome il tuo boa, per questa volta il pallidotuo viso dica quel che a te nè ad altridicesti mai: la verità tua vera:una cosa divina, che la scuoladel mondo contraffece, deturpò,ridusse a stampo: uno sprizzar di sanguevermiglio, al colpo d'una lama corta.

E tu, che passi e non mi guardi, rapida,

inguainata nella nera tunica,

avvolto il collo nel tuo boa di martora,

che, pari a un serpe flessile e contrattile,

t'accarezza, ti bacia e t'assomiglia!...

Ne' tuoi capelli bene si dissimula

qualche filo d'argento, sotto il morbido

tòcco a turbante. Hai messo un vel di cipria

a nasconder le prime ombre del tempo

sul volto.—Non sei vecchia: non sei giovane:

sei donna, in piena voluttà d'imperio

sulla vita e sull'uomo.—Ascolta: guardami:

ugual ti sono un poco, e molte femmine

ti sono uguali, e al nostro fianco passano

in questo istante, e sola ognuna credesi

ad amare, a soffrire, ad esser viva.

Se a' tuoi piedi la soffice pelliccia

e la veste procace e le spumose

trine cadesser, te lasciando nella

bianca fralezza dell'ignudo corpo,

sapresti tu vestir questo tuo corpo

d'un'anima?... Scrutar ben io vorrei

il tuo tormento interïor, per ansia

di leggere in un vivo umano libro.

Ma tu menti: a te stessa anche tu menti,

menti se piangi, e se sorridi: t'hanno

insegnata la grazia d'una maschera

bella, fin dai sereni anni d'infanzia:

modi, leggi, costumi e fede e dogmi

altri creò per te: solo ti chiesero

d'esser leggiadra: nè tu mai dall'intimo

di te stessa traesti, a colpi d'unghia,

la verità che ognuno in cuor si porta.

Vuoi darmi la tua mano?... Una son io

(la mia razza è di zingari, e nei boschi

sostano intorno a fuochi di bivacco

le carovane de' miei padri ancora)

una son io che, se lo sguardo figge

in un volto, quel volto si scolora;

e dalle vinte labbra esce il segreto

che il cuor chiuso vorrebbe....

.... o bella femmina

.... o bella femmina

voluttuosa, serpentina e tortile

come il tuo boa, per questa volta il pallido

tuo viso dica quel che a te nè ad altri

dicesti mai: la verità tua vera:

una cosa divina, che la scuola

del mondo contraffece, deturpò,

ridusse a stampo: uno sprizzar di sangue

vermiglio, al colpo d'una lama corta.

[pg!19]


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