SAMARITANA

SAMARITANAO tu che vivi sola, sul confinedella foresta ove sei nata, e siedid'un cedro all'ombra centenaria, i piediignudi e sciolto sulle spalle il crine:tu che hai negli occhi la corrente azzurradel fiume che laggiù splende fra gli elci,e, nascosta fra l'alte umide felci,sogni, ascoltando il bosco che susurra:dammi per questa sete che m'uccideun sorso:—l'acqua del tuo pozzo invoco,quella che attingi tu, mentre con rocogemito il secchio discendendo stride.Tu che ti stendi per dormir sull'erbaaulente di viole e d'innocenza,e distingui semenza da semenzae la mandorla sbucci quand'è acerba:tu che legger non sai ne' libri impuriche l'uomo scrisse per offender l'uomo,e rassembri in tua forza ad un indômopuledro, che di nulla s'impauri:lascia ch'io prenda la metà dell'ariache tu respiri, la metà del fruttoche stai mordendo:—nel cammino io tuttoil mio bene ho perduto, o solitaria.Io l'ho perduto e più non lo ricerco,troppo imparai quanto quel ben sia vano:tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano,dammi la sola voluttà che cerco.Con l'acqua del tuo pozzo una freschezzaversami nella gola, che mi rendaqual letto di ruscello, e diaccia scendaad annientarmi in cuore ogni tristezza.Dammi l'oblìo di me, fammi novellacome in Aprile un cespo di mentastri,tu, che misteri di foreste e d'astrisai, ma null'altro sai, dolce sorella.[pg!273]

SAMARITANAO tu che vivi sola, sul confinedella foresta ove sei nata, e siedid'un cedro all'ombra centenaria, i piediignudi e sciolto sulle spalle il crine:tu che hai negli occhi la corrente azzurradel fiume che laggiù splende fra gli elci,e, nascosta fra l'alte umide felci,sogni, ascoltando il bosco che susurra:dammi per questa sete che m'uccideun sorso:—l'acqua del tuo pozzo invoco,quella che attingi tu, mentre con rocogemito il secchio discendendo stride.Tu che ti stendi per dormir sull'erbaaulente di viole e d'innocenza,e distingui semenza da semenzae la mandorla sbucci quand'è acerba:tu che legger non sai ne' libri impuriche l'uomo scrisse per offender l'uomo,e rassembri in tua forza ad un indômopuledro, che di nulla s'impauri:lascia ch'io prenda la metà dell'ariache tu respiri, la metà del fruttoche stai mordendo:—nel cammino io tuttoil mio bene ho perduto, o solitaria.Io l'ho perduto e più non lo ricerco,troppo imparai quanto quel ben sia vano:tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano,dammi la sola voluttà che cerco.Con l'acqua del tuo pozzo una freschezzaversami nella gola, che mi rendaqual letto di ruscello, e diaccia scendaad annientarmi in cuore ogni tristezza.Dammi l'oblìo di me, fammi novellacome in Aprile un cespo di mentastri,tu, che misteri di foreste e d'astrisai, ma null'altro sai, dolce sorella.[pg!273]

O tu che vivi sola, sul confinedella foresta ove sei nata, e siedid'un cedro all'ombra centenaria, i piediignudi e sciolto sulle spalle il crine:tu che hai negli occhi la corrente azzurradel fiume che laggiù splende fra gli elci,e, nascosta fra l'alte umide felci,sogni, ascoltando il bosco che susurra:dammi per questa sete che m'uccideun sorso:—l'acqua del tuo pozzo invoco,quella che attingi tu, mentre con rocogemito il secchio discendendo stride.Tu che ti stendi per dormir sull'erbaaulente di viole e d'innocenza,e distingui semenza da semenzae la mandorla sbucci quand'è acerba:tu che legger non sai ne' libri impuriche l'uomo scrisse per offender l'uomo,e rassembri in tua forza ad un indômopuledro, che di nulla s'impauri:lascia ch'io prenda la metà dell'ariache tu respiri, la metà del fruttoche stai mordendo:—nel cammino io tuttoil mio bene ho perduto, o solitaria.Io l'ho perduto e più non lo ricerco,troppo imparai quanto quel ben sia vano:tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano,dammi la sola voluttà che cerco.Con l'acqua del tuo pozzo una freschezzaversami nella gola, che mi rendaqual letto di ruscello, e diaccia scendaad annientarmi in cuore ogni tristezza.Dammi l'oblìo di me, fammi novellacome in Aprile un cespo di mentastri,tu, che misteri di foreste e d'astrisai, ma null'altro sai, dolce sorella.

O tu che vivi sola, sul confinedella foresta ove sei nata, e siedid'un cedro all'ombra centenaria, i piediignudi e sciolto sulle spalle il crine:tu che hai negli occhi la corrente azzurradel fiume che laggiù splende fra gli elci,e, nascosta fra l'alte umide felci,sogni, ascoltando il bosco che susurra:dammi per questa sete che m'uccideun sorso:—l'acqua del tuo pozzo invoco,quella che attingi tu, mentre con rocogemito il secchio discendendo stride.Tu che ti stendi per dormir sull'erbaaulente di viole e d'innocenza,e distingui semenza da semenzae la mandorla sbucci quand'è acerba:tu che legger non sai ne' libri impuriche l'uomo scrisse per offender l'uomo,e rassembri in tua forza ad un indômopuledro, che di nulla s'impauri:lascia ch'io prenda la metà dell'ariache tu respiri, la metà del fruttoche stai mordendo:—nel cammino io tuttoil mio bene ho perduto, o solitaria.Io l'ho perduto e più non lo ricerco,troppo imparai quanto quel ben sia vano:tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano,dammi la sola voluttà che cerco.Con l'acqua del tuo pozzo una freschezzaversami nella gola, che mi rendaqual letto di ruscello, e diaccia scendaad annientarmi in cuore ogni tristezza.Dammi l'oblìo di me, fammi novellacome in Aprile un cespo di mentastri,tu, che misteri di foreste e d'astrisai, ma null'altro sai, dolce sorella.

O tu che vivi sola, sul confine

della foresta ove sei nata, e siedi

d'un cedro all'ombra centenaria, i piedi

ignudi e sciolto sulle spalle il crine:

tu che hai negli occhi la corrente azzurra

del fiume che laggiù splende fra gli elci,

e, nascosta fra l'alte umide felci,

sogni, ascoltando il bosco che susurra:

dammi per questa sete che m'uccide

un sorso:—l'acqua del tuo pozzo invoco,

quella che attingi tu, mentre con roco

gemito il secchio discendendo stride.

Tu che ti stendi per dormir sull'erba

aulente di viole e d'innocenza,

e distingui semenza da semenza

e la mandorla sbucci quand'è acerba:

tu che legger non sai ne' libri impuri

che l'uomo scrisse per offender l'uomo,

e rassembri in tua forza ad un indômo

puledro, che di nulla s'impauri:

lascia ch'io prenda la metà dell'aria

che tu respiri, la metà del frutto

che stai mordendo:—nel cammino io tutto

il mio bene ho perduto, o solitaria.

Io l'ho perduto e più non lo ricerco,

troppo imparai quanto quel ben sia vano:

tu che t'ascondi ad ogni sguardo umano,

dammi la sola voluttà che cerco.

Con l'acqua del tuo pozzo una freschezza

versami nella gola, che mi renda

qual letto di ruscello, e diaccia scenda

ad annientarmi in cuore ogni tristezza.

Dammi l'oblìo di me, fammi novella

come in Aprile un cespo di mentastri,

tu, che misteri di foreste e d'astri

sai, ma null'altro sai, dolce sorella.

[pg!273]


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