NOTE

NOTEPROLOGO[1]Il testo hapalmeres: palmieri; ma evidentemente, come nota il Tyrwhitt, il poeta ha adoperato qui la parola in senso generale, e non secondo la particolare distinzione fatta anche da Dante (Vita Nuova, XLI).[2]Leggo:to ferne halwes(invece cheto serve halwescol Tyrwhitt), secondo la lezione ristabilita dal Wright ed accettata dall’Hertzberg, dal Bell e da altri.[3]Alessandria d’Egitto, conquistata nel 1365 da Pierre de Lusignan, re di Cipro.[4]Il nostro cavaliere era una persona, come si dice, di riguardo: i signori alla corte dei quali egli si trovò, girando il mondo in cerca di guerra, a tavola gli assegnarono spesso il posto d’onore in omaggio alla sua prodezza. Il Chaucer, che nell’originalissimo prologo ci fa un quadro pieno di vita e di colori della società inglese del tempo suo, ci presenta, in questo caratteristico personaggio uno di quegli uominidi guerra che allora correvano il mondo per servire con le armi presso qualche signore. E non pochi furono questi cavalieri erranti durante il regno di Edoardo III, che è memorabile nella storia della cavalleria inglese. Il Tyrwhitt riferisce, a illustrazione di questa figura di cavaliere descritta dal Chaucer, un antico epitaffio francese (Cfr.Leland,Itin.III. pag. 91) nel quale sono così ricordate le gesta di uno di questi cavalieri, contemporaneo del poeta e morto nel 1406: «Icy gist le noble et vaillant ChivalerMatheu de Gourney etc.—qui en sa vie fu a la bataille de Benamaryn, et ala apres a la siege d’Algezire sur les Sarazines et aussi a les batailles de l’Escluse, de Cressy etc.»[5]In Affrica.[6]Satalia (l’antica Attalia) e Layas (Lieys in Armenia) furono tolte ai Turchi da Pierre de Lusignan, rispettivamente, nel 1352-1367.[7]Che cosa precisamente il Chaucer intenda con questa designazione vaga, non è troppo chiaro. Forse si tratta di quella parte del Mediterraneo che si estende fra la Sicilia e l’isola di Cipro, e bagna le coste della Palestina.[8]In Affrica.[9]Nell’Anatolia.[10]Letteralmente: come se fossero stati messi in una pressa (as they were layde in presse).[11]La monaca, affettando anche in questo una educazione raffinata e alla moda, parlava in francese: ma un francese bastardo e corrotto, come quello parlato dal basso popolo di Stratford.[12]Confesso che l’espressione: «una monaca che faceva da cappellano» mi piace assai poco. E nonmi pare molto chiaro l’ufficio di questa monaca presso suora Eglantina, la quale per ogni buon fine aveva condotto con sè anche tre preti. Ma d’altra parte il testo dice proprio così:That was hire chapelleyn.[13]La lezione è molto incerta. Intendo ilrekkelesdel testo secondo la congettura del Tyrwhitt, il quale sospetta che il Chaucer avesse scrittoreghelles. La variantecloysterless(senza chiostro) accolta, sulla scorta di un codice di Cambridge, dal Wright, dal Bell e da altri, porterebbe ad una inutile ripetizione, e non mi pare accettabile. L’espressione è tradotta letteralmente da un testo latino, citato dal Tyrwhitt, il quale dice:Sicut piscis sine aqua caret vita, ita sine monasterio monachus.[14]Letteralmente: di questo testo non avrebbe dato una gallina pelata (he gaf nat a pulled hen). Ho creduto meglio rendere l’espressione inglese, senza dubbio popolare, con un modo popolare nostro.[15]An oystre: un’ostrica (V. la nota precedente).[16]Amore deve essere inteso, qui, nel senso cristiano di carità, come nel motto inciso sul medaglione della monaca (v. p. 10).[17]Ho cercato di attenuare, in qualche modo, la grottesca espressione del poeta, la quale suona così: fumava come una fornace dove si liquefà il piombo (stemed as a forneys of a leed).[18]L’uso galante di offrire, ad una signora che lo domanda, uno spillo, è ancora vivo: ma quello abbastanza strano di offrire dei coltelli o temperini (knyfes) non ha, che io mi sappia, alcun riscontro.[19]Il testo dice:of yeddynges he bar utturly the prys. La lezione è incerta ed il significato diyeddyngesè oscuro: io ho accettato, col Bell, la congettura delTyrwhitt, il quale riconduce questo vocabolo al sassonegeddianogiddian: cantare. Altri intende, come il Wright e l’Hertzberg: raccontare storie.[20]Espungo col Wright i due seguenti versi:And gave a certaine ferme for the grant,Non of his bretheren cam in his hauntche qui non danno alcun senso, e sono certo interpolati. L’Hertzberg li accetta, e dichiara che egli li ritiene decisamente genuini, pur confessando che non si capisce affatto che relazione abbiano col resto. Non so, poi, quanto sia plausibile la spiegazione che egli ne dà: «pagava della casa un fitto così alto, che nessun altro dei suoi confratelli andava nella sua contrada.»[21]Hadde but oo schoo: non aveva che una scarpa sola.[22]Il Chaucer dice precisamente:rounded as a belle out of presse«rotonda come una campana appena levata dalla forma in cui è stata fusa.» Ho semplificato l’espressione, perchè mi è sembrato che l’immagine, in italiano, non ci guadagnasse molto, traducendo alla lettera.[23]Then robus riche, or fithul, or sawtrie: «piuttosto che roba di prezzo, o un violino, o un salterio.»[24]Sergeant of lawe(sergente della legge). Non so quanto esattamente risponda la mia traduzione (impiegato del tribunale) all’espressione inglese: confesso che non ho saputo trovare un modo più determinato e sicuro. L’Hertzberg traduce «Iustitiarius» e dice (Op. cit.nota al v. 311) che:Sergeant of laweequivaleva, nel sec. XIV e XV, presso a poco a «Dottore in legge» (dem Stande eines Doktors derRechte gleich kam). Cfr. in proposito l’opera delCrabbe,Storia del Diritto Inglese, alla quale rimanda l’Hertzberg.[25]That often hadde ben atte parvys.(Il quale era stato spesso sotto il portico della chiesa). La voceparvys, che è manifestamente ilparvisdei francesi, significa: portico o piazza davanti a una chiesa.—Nel medio evo era costume degli avvocati, e di tutta la gente del foro in generale, ritrovarsi in certe ore del giorno, quando i tribunali erano chiusi, sotto il portico di una delle chiese principali della città, per parlare e discutere di leggi e di diritto. A quale di questi portici abbia inteso precisamente di alludere il Chaucer non è facile dire: io ho messo il nome di Westminster non tanto perchè uno dei più probabili, quanto per rendere, in qualche modo, meno indeterminata l’espressione del poeta.Il Tyrwhitt riferisce in proposito il seguente passo (V. Fortescue,De laud. leg. Angl., C. 51):Post meridiem curiae non tenentur; sed placitantes tunc se divertunt ad pervisum et alibi, consulentes cum servientibus ad legem(sergeant of lawe)et aliis consiliariis suis.[26]Letteralmente per la patente (di avvocato?) e per mezzo di una intera commissione (by patent, and by pleyn commissioun). La patente glie ne dava il diritto legale, la commissione lo invitava a presiedere, come giudice, in omaggio alla sua dottrina in fatto di materie giuridiche.[27]Guglielmo il Conquistatore.[28]In italiano non c’è una parola che corrisponda precisamente alFrankeleyndel testo. Ho tradottopossidentesulla definizione del Fortescue (De Laud. leg.Angl.C. 29) citata dal Tyrwhitt, secondo la quale perFrankeleynsi intende:pater familias magnis ditatus possessionibus. Vedi la lunga nota dell’Hertzberg (Op. cit., n. al v. 333) il quale traduce:Gutsherr.[29]Cioè: la sua casa era aperta a quanti amici e conoscenti avevano occasione di passare dal suo paese, i quali erano sicuri di trovare presso di lui la più cordiale ospitalità.Secondo la leggenda S. Giuliano avendo ucciso per disgrazia i suoi genitori, per purgarsi, in qualche modo, del suo involontario delitto con una buona azione, mantenne a sue spese un albergo, lungo una via piena di pericoli e di disagi, dove i viandanti trovavano vitto e alloggio gratis. Di qui ebbe origine la tradizione che fece di S. Giuliano l’ospitaliere, il protettore dei viandanti, i quali lo invocavano per via e ne recitavano il miracoloso Paternostro. Anche il Boccaccio (Dec.II. 2.) dice: «ne’ quali (paesi) chi non ha detto il Paternostro di S. Giuliano, ancora che abbia buon letto, alberga male». Intorno alle varie trasformazioni e modificazioni che subì la leggenda di questo santo, che divenne perfino protettore dei facili amori e dei lenoni, puoi vedere l’interessante scritto diA. Graf,S. Giuliano nel Decamerone e altrove,—in:Miti, leggende, e superstizioni del Medio EvoTorino, Loescher 1892-93. V. anche,Brand,Antiquities(V. I. pag. 359. Ediz. H. Ellis).[30]Was alway after oon: era sempre della stessa qualità. La quale, trattandosi di un ricco possidente, è naturale che fosse anche la migliore. Altri, meno bene e poco chiaramente, intende: era sempre dopo l’una (after one o’clock).[31]Quale fosse precisamente l’ufficio delcounter, qui ricordato dal Chaucer, non ho potuto capire, e non so quale e quanta relazione avesse, in verità, con quello del nostro ragioniere. L’Hertzberg traduce, non credo in modo più felice ed esatto,Landvoigt(prefetto, podestà). Qualunque sia il vero significato di questa parola, mi sembra che non debba, ad ogni modo, essergli estraneo il concetto dei numeri e dell’aritmetica, stando all’etimo.[32]Letteralmente: avrebbe potuto sedere, in una sala dorata, alla tavola situata sulla piattaforma (on the deys). Secondo un uso molto comune in Inghilterra nel Medio Evo, i signori in fondo ad uno dei lati della sala da pranzo, che era sempre molto vasta, facevano costruire una piattaforma in legno, sulla quale veniva apparecchiata la tavola per gli ospiti (come oggi si direbbe) illustri o degni di un certo riguardo.[33]Radice aromatica di sapore amarognolo.[34]Ignorando completamente a quale pietanza della nostra cucina moderna corrisponda, in qualche modo, ilblankmangerdel cuoco chauceriano, ho tradotto «cappone in galantina» per la ragione che stando a quanto riferisce in proposito il Tyrwhitt, pare che uno dei principali ingredienti fosse la polpa del cappone (the brawne of a capon).[35]Ho lasciato il seguente distico:«If that he foughte, and hadde the heigher hand,By water he sente hem hoom to every land.»il quale non dà qui un senso possibile. Il Wright e il Bell accolgono, senza discussione, i due versi secondo il testo del Tyrwhitt. È strano che nessuno di loro tre, neppure il Tyrwhitt, che con sì larga messe di note haillustrato la sua edizione, abbia accennato anche lontanamente alla oscurità del senso, che non può essere loro sfuggita. L’Hertzberg espunge il distico intero osservando, molto giustamente, che se non si può sospettare una interpolazione, bisogna ammettere che prima di questi due versi ci sia una lacuna.[36]Hull era anche a’ tempi del Chaucer uno dei porti più importanti dell’Inghilterra.[37]Leggo col Wright e col Bellwys to undertakeinvece cheI undertake, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivowysche qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altrohardy(coraggioso, ardito).[38]Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.[39]L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «The Astrolabe» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.[40]I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico,il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolataContinens. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. Warton,Op. cit., pp. 292-293).[41]È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio delDecamerone.[42]Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.[43]Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg:ten pounde. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il qualele donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.[44]Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.[45]Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge:gattothud, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata pergoat-toothed(dai denti di capra) che significa in senso traslato:ghiotto,ingordo. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Erogattothud, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»[46]Il testo dice veramente; «poichè era molto pratica del mestiere di questa vecchia danza» (For of that art sche knew the olde daunce).[47]Letteralmente: «non c’era caso che per causa delle decime si arrabbiasse ed imprecasse» (Ful loth were him to cursey for his tythes). Chi si rifiutava di pagarle incorreva nella scomunica.[48]Non so se questa espressione renda, in qualche modo, lo «spiced conscience» del testo, tutt’altro che chiaro, che il Tyrwhitt confessa di non capire assolutamente. L’Hertzberg traduce, «That mit Gewissensskrupeln nicht breit.»[49]Per maggiore chiarezza non ho mantenuto, traducendo, l’ordine preciso con cui il poeta nomina qui gli ultimi personaggi del suo prologo: ho seguito invece quello nel quale ce li descrive poi singolarmente. Ilsompnour(summoner), che io ho reso in italiano concursoreeusciere del tribunale ecclesiastico, era un impiegato che aveva l’ufficio di citare, come dice il nome stesso, davanti alla severa corte dell’arcidiacono, coloro che si erano resi colpevoli verso le leggi ecclesiastiche, custodi a dire il vero non troppo intemerate della pubblica morale. Questo personaggio, nel quale il Chaucer fa un’arguta satira degli usi e degli abusi religiosi del suo tempo, è una delle macchiette più riuscite e geniali della lunga schiera di cavalieri che ci sfilano davanti, gaiamente novellando, sulla via di Canterbury.[50]Il mugnaio qui descritto dal poeta è il vero prototipo di quella classe che nel medio evo era proverbialmente nota per la consumata abilità di rubare. Secondo l’uso che anche oggi rimane in molti luoghi, il padrone del mulino, invece di denaro, si prendeva a titolo di paga, una certa misura di fiore per ogni sacco macinato. E questo dicevasi, con parola del mestiere,tollen(tollotake toll). Pare, quindi, che l’onesto mugnaio non contento di mettere le mani nel sacco del grano (wel cowde he stele corn) prima di macinarlo, si prendesse poi tre misure di farina (tollen thries) invece di una.[51]Il Chaucer intende dire che il suo mugnaio, in fin dei conti, non era più ladro degli altri: aveva anche lui, come gli altri colleghi, il suo pollice d’oro. La frase è tolta probabilmente, come nota il Tyrwhitt, dall’antico proverbio inglese: «Every honest miller has a thumb of gold» col quale il popolo faceva le sue vendette.[52]Non so se in italiano vi sia un’altra parola che meglio risponda almauncipledel testo. Mi è sembrato chefornitore,provveditore,dispensieresarebbe stato anche peggio dieconomo.[53]Il testo ha veramente:he mas ay biforn in good state: «egli era sempre il primo a trovarsi in buona condizione.» Cioè trovava sempre il modo di comprare roba buona e pagarla poco, per farla poi pagare ai suoi padroni più di quello che costava, intascandosi il di più.[54]«a jay con clepe Watte, as wel as can the pope.» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (WattevaleWat, forma abbreviata diWalter) bene come il papa.[55]L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto:Questio quid juris, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.[56]Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer:And prively a fynch eke cowde he pulle(sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).[57]Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula:Significavit nobis venerabilis pater etc., onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.[58]Il testo dicegurles(girls) ma qui piuttosto che nel senso determinato diragazze, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto:tutta la gioventù.[59]Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.[60]Mi pare chestoryenon possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo conlessoun(una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (a noble ecclesiaste), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.[61]Affyle his tunge.Letteralmente: pulir la lingua.[62]È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (De Consolatione, III. 12).[63]L’abbeveratoio di S. Tommaso, secondo il Wright, si trovava a due miglia da Londra sull’antica strada di Canterbury.[64]V. la nota 11 alla novella del mercante di indulgenze.NOVELLA DEL CAVALIERE[1]Il testo dice veramente: pareva la pianta del bosso, o la cenere morta e fredda (lik was he to byholde—The box-tree, or the asschen deed and colde).[2]Lene he wexe, and drye as is a schaft(si ridusse magro e secco come una freccia).[3]Il poeta allude al noto episodio di Argo, che Mercurio riusci ad uccidere dopo avergli fatto chiudere i cento occhi. Il racconto si legge anche in Ovidio (Metam.I. 714), che fra i poeti latini è uno di quelli più spesso, direttamente o indirettamente, ricordati dal Chaucer.[4]NellaTeseideArcita, per non essere riconosciuto, cambia il suo nome in quello di Penteo (Tes.IV. 3): il Chaucer, discostandosi dal Boccaccio, fa che il cavaliere tebano sostituisca il proprio con quello di Filostrato. È probabile che questo nome, che qui è molto appropriato pel suo significato etimologico (abbattuto da amore), il poeta inglese lo abbia tolto di peso dal poema del Boccaccio, a lui indubbiamente noto come dimostra il «Troilus and Cressida».[5]Hath brought him in the snare.(Lo portò nel laccio).[6]Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (Now in the croppe, now doun in the breres).[7]Mars the reede(il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (Tes.I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.[8]L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare).[9]La frase non troppo chiara:he may go pypen in an ivy leef(deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbopipen, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.[10]Il testo dice un carretto pieno d’oro (of gold a fother).[11]A citole.Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (Op. cit.Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voceCitola, e riferisce l’opinione del Hawkins (History of Music, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (Dulcimer).[12]La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.[13]The northern light in at the dore schon.La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (Tes.VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (Teb.VII. 45).[14]Alla lettera: che pesavano una tonnellata:tonne greet(a great ton). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (tun).[15]Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (armed complaint).[16]Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (a thousand, slaine, and not of qualme ystorve).[17]L’epitetohoppesteres, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassoneto hoppeche significadanzare. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco dellaTeseide, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.[18]La spada di Damocle.[19]Nota lo Speght (Op. cit., Gloss.) chePuellaeRubenssono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.[20]Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fraDyane(Dafni) eDyane(Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.[21]His eyen were cytryne(gli occhi erano del colore del cedro).[22]Il testo dice veramente: «la terza ora disuguale dopo che etc.». Secondo il sistema astrologico con cui veniva computato il tempo, il giorno era diviso,dal sorgere del sole al tramonto, in dodici parti, le quali variavano giornalmente, e non erano uguali, in durata, alle ore della notte, se non nel periodo degli equinozi. (Cfr.Hertzberg,op. cit., n.).[23]La citazione è così fuori di luogo, che sembrerebbe fatta apposta per distogliere e sviare l’attenzione di chi legge dalla vera fonte. NellaTebaidedi Stazio non c’è nulla di tutto questo: invece una descrizione particolareggiata dei sacrifici onde Emilia onora Diana, si trova nel VII dellaTeseide(71-76), dal quale il Chaucer, fino dai primi versi in cui racconta come la cognata di Teseo si reco all’altare della dea, ha tradotto quasi alla lettera la maggior parte dell’episodio della invocazione.NOVELLA DEL GIURECONSULTOPROLOGO[1]Espressione proverbiale che ricorre anche altrove. Nella visione allegoricaPiers the PlowmandiWilliam LanglandoLangley, contemporaneo del Chaucer, è detto che «nessun uomo desidererebbe la verginità diMalkin.»NOVELLA[1]Il Wright riferisce, a illustrazione di questo passo, questa annotazione latina che si trova in margine al manoscritto di Lansdowne: «Unde Tholomeus, libro primo, capitulo 8: Primi motus coeli duo sunt, quorum unus est qui movet totum semper ab orientein occidentem uno modo super orbes, etc. Alter vero motus est qui movet orbem stellarum currentium centra motum primum, videlicet ab occidente in orientem super alias duos polos, etc.»[2]Dagli astrologi era dettoSignore(Lord) quel pianeta che secondo loro esercitava un influsso speciale sulle varie ore del giorno, che erano sotto il suo impero. Confesso candidamente che in tutte queste espressioni del gergo astrologico, di cui si compiace così spesso il Chaucer, io riesco a vederci poco chiaro. Chi volesse saperne e capirne di più, veda la lunga nota dell’Hertzberg al verso 4722, dove troverà anche spiegato che cosa sia l’ascendent tortuous, che io ho tradotto conoroscopo.[3]La grafia di questa barbara voce astrologica è incerta. Tanto il Tyrwhitt che leggeAtyzar, quanto il Wright che scrive, secondo il ms. Harleiano,Attezare, si dichiarano incapaci di dare una lezione sicura. Lo Skeat (op. cit.) dice che la vera lezione èAtazir, forma arabo-spagnola che significa:triste influsso.NOVELLA DEL CHIERICO DI OXFORDPROLOGO[1]Il testo dice veramente: «Perchè quando uno è entrato in un giuoco, deve stare al giuoco» (For what man is entred unto play, He moot nedes unto that play assent).[2]Giovanni da Lignano, famoso giurista e filosofo milanese fiorito verso il 1378.NOVELLA[1]V. Prologo generale, pag. 25. Costei aveva raccontata la sua novella dopo quella del Giureconsulto.[2]Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la qualeChichevacheoChichefaceera un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto aChichevachetroviamo, infatti, un altro mostro chiamatoBycorn, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr.Wright,op. cit., n.NOVELLADEL MERCANTE DI INDULGENZE[1]L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23);il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.[2]Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.[3]Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi allaEpist.LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»[4]Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr.Filipp.III. 18.[5]Vicino a Cadiz.[6]Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.[7]Prov.XXXI. 6.[8]Prov.XXXI. 4.[9]Probabilmente il Chaucer ha tolto questa storia dalPolycraticus, sive de nugis Curialium et vestigiis Philosophorumdi Giovanni da Salisbury, che visse durante il regno di Enrico II, fu vescovo di Chartres nel 1176, e morì nel 1180. Il testo delPolycraticus(I, 5), nel quale però invece di Stilbone che si reca a Sparta si racconta di un tal Chilone mandato ambasciatore a Corinto, dice così: «Chilon Lacedaemonius, iungendae societatis causa missus Corinthum, duces et seniores populi ludentes invenit in alea. Infecto itaque negotioreversus est etc.» A questa stessa fonte il poeta ha attinto anche l’altro aneddoto del re dei Parti che per dileggio mandò a Demetrio (Demetrius Nicator?Cfr, GIUSTINO,Philip.XXXVI. 1) un paio di dadi.[10]L’abbazia di Hailes in Glaucestershire fondata da Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III. Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[11]L’espressione inglese èdrawing cut, ed è quella stessa che ricorre anche nel prologo generale (v. pag. 64), dove io, non essendo riuscito, allora, a capirne il significato preciso, l’ho tradotta:fare al conto. Una nota del Froissart, che pur troppo ho veduto quando il prologo era già stampato, mi ha condotto poi a quest’altra spiegazione che è, probabilmente, la vera.Drawing cut, secondo il Froissart, (cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.) corrisponde all’espressione francese:tirer à la longue, (ocourte)paille. È molto verisimile, infatti, checut(tagliato) stia ad indicare la paglia tagliata in pezzetti di differente lunghezza. La sorte cadeva su colui, che dal fascetto dei pezzi di paglia tenuti stretti in una mano da uno dei presenti, tirava fuori la paglia più lunga, o più corta, secondo quello che era stato convenuto prima. Questa espressione si trova anche in una filastrocca francese che incomincia così:Il était un petit navire,il était un petit navire,qui n’avait ja-jamais navigué,qui n’avait ja-jamais navigué...e in cui si trova questa strofe:On tira au sortla courte paille,on tira au sortla courte paillepour savoir qui-qui serait mangé,pour savoir qui-qui serait mangé....[12]Antica moneta inglese.IL CANTARE DI SER THOPAS[1]Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).[2]Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.[3]Ho tradotto la vocepayndemayndel testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, dapanis matutinus(pain de matin) è dimostrata erronea dallo Skeat (op. cit., n.). L’Hertzberg traduce semplicemente:Semmelbrod.[4]jane (daJanua=Genoa). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.[5]Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (Or far to lay in cofre).[6]So swette, that men might him wrynge(Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)[7]Termagante (Termagaunt) o Tervagante era, nella letteratura popolare del medio evo, un dio dei saraceni e dei pagani, terribile per la sua prepotente violenza. Il Bell (op. cit., n.) riferisce una romanza cavalieresca intitolataThe King of Tars, nella quale il Soldano fattosi cristiano distrugge tutte le immagini dei suoi falsi dei, e fra le altre anche quella di Termagante. Il nome è di origine sassone (tyr-magan), ed è rimasto nel modernotermagantche significa, appunto,turbolento,arrogante.[8]Gli antichigestours(cantori di geste) qui nominati, cominciarono col cantare fatti e avventure di eroi (gesta) presso a poco come gli antichi rapsodi in Grecia. Poi fecero oggetto dei loro canti, insieme con i menestrelli (mynstrales) storie romanzesche di armi e di amori, recitando perfino delle vere epopee come quella delBuovo d’Antona. (Bevys of Hampton). Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[9]Leggo col Wright e col Bell:And made him eek in a maselyna real spiceryeof gyngebred etc.[10]Il testo dice veramente:His sadel was of royel boon. Che cosa fosse ilroyel boonnessuno lo spiega. Il Wright nota che ad ogni modo si deve intendere senza dubbio un materiale che serviva per fare delle selle speciali per valore e bellezza. E cita in proposito un’antica ballata:Thomas and the Elf Queen, nella quale è detto che la sella con cui cavalcava la regina delle fate era:of reuylle bone,Semely mas that sight to se,Stifly sette with precious stone.[11]Il testo dice precisamente:Lo, lordes, heer is a fyt. Per l’origine e il significato della parolafytche gli scrittori anglo sassoni adoperarono per indicare i diversi periodi metrici e musicali di questi cantari romanzeschi, vedi ciò che riferisce il Bell (op. cit., n.)[12]Il Chaucer ricorda qui, molto opportunamente, fra i vecchi cantari cavaliereschi, dei quali le avventure di Ser Thopas sono una spiritosa parodia, alcuni di quelli che erano più in voga, in Inghilterra, al tempo suo. La storia del giovine Horn (Horn child) si conserva anche in lingua anglo-normanna, ed è una delle saghe più antiche della letteratura inglese. Quella di Ipotis (Ypotis), piuttosto che un vero e proprio romanzo è una leggenda sacra. La materia romanzesca di ser Bevis (Bevys) è quella stessa della rozza epopea del Buovo d’Antona. In ser Guy (sir Gy) abbiamo la nota saga diGuy of Warwick, il quale combattè con un drago in Northumberland. Il romanzo di ser Libeaux cioè: «Il bello sconosciuto» (Ly beau desconus), appartiene al ciclo brettone del re Artù; dell’ultimo intitolatoPleyndamouroBlandamournon si ha notizia, solo lo troviamo ricordato insir Libeaux. Per la storia e il testo di questi antichi cantari d’Inghilterra cfr.Warton,Op. cit.Ellis,Specimens of Early Eng. Romances.Ritson,Op. cit.PERCY,Essay on ancient metr. Rom., eReliques of ant. Engl. Poetry.Bernhard Ten BrinkAlte Engl. Literatur.[13]Il romanzo di Ser Percival (sir Percivelle) è attribuito a Chrestien de Troyes, e fu scritto secondo il Warton prima del 1191. Per le sue relazioni con la leggenda del Graal vediBell,op. cit., n,eDunlop,Hist. of Prose Fiction, I, 160 sgg. e 172 sgg.[14]Il trattato di cui parla il Chaucer èLe Livre de Melibée et de Dame Prudence, dal quale il poeta ha tradotto quasi letteralmente il suo secondo racconto, che è intitolato: La novella di Melibeo. La fonte originale di questa storia, non è però il testo francese di cui si valse il Chaucer, ma il LiberConsolationis et Consiliidi Albertano da Brescia.

NOTEPROLOGO[1]Il testo hapalmeres: palmieri; ma evidentemente, come nota il Tyrwhitt, il poeta ha adoperato qui la parola in senso generale, e non secondo la particolare distinzione fatta anche da Dante (Vita Nuova, XLI).[2]Leggo:to ferne halwes(invece cheto serve halwescol Tyrwhitt), secondo la lezione ristabilita dal Wright ed accettata dall’Hertzberg, dal Bell e da altri.[3]Alessandria d’Egitto, conquistata nel 1365 da Pierre de Lusignan, re di Cipro.[4]Il nostro cavaliere era una persona, come si dice, di riguardo: i signori alla corte dei quali egli si trovò, girando il mondo in cerca di guerra, a tavola gli assegnarono spesso il posto d’onore in omaggio alla sua prodezza. Il Chaucer, che nell’originalissimo prologo ci fa un quadro pieno di vita e di colori della società inglese del tempo suo, ci presenta, in questo caratteristico personaggio uno di quegli uominidi guerra che allora correvano il mondo per servire con le armi presso qualche signore. E non pochi furono questi cavalieri erranti durante il regno di Edoardo III, che è memorabile nella storia della cavalleria inglese. Il Tyrwhitt riferisce, a illustrazione di questa figura di cavaliere descritta dal Chaucer, un antico epitaffio francese (Cfr.Leland,Itin.III. pag. 91) nel quale sono così ricordate le gesta di uno di questi cavalieri, contemporaneo del poeta e morto nel 1406: «Icy gist le noble et vaillant ChivalerMatheu de Gourney etc.—qui en sa vie fu a la bataille de Benamaryn, et ala apres a la siege d’Algezire sur les Sarazines et aussi a les batailles de l’Escluse, de Cressy etc.»[5]In Affrica.[6]Satalia (l’antica Attalia) e Layas (Lieys in Armenia) furono tolte ai Turchi da Pierre de Lusignan, rispettivamente, nel 1352-1367.[7]Che cosa precisamente il Chaucer intenda con questa designazione vaga, non è troppo chiaro. Forse si tratta di quella parte del Mediterraneo che si estende fra la Sicilia e l’isola di Cipro, e bagna le coste della Palestina.[8]In Affrica.[9]Nell’Anatolia.[10]Letteralmente: come se fossero stati messi in una pressa (as they were layde in presse).[11]La monaca, affettando anche in questo una educazione raffinata e alla moda, parlava in francese: ma un francese bastardo e corrotto, come quello parlato dal basso popolo di Stratford.[12]Confesso che l’espressione: «una monaca che faceva da cappellano» mi piace assai poco. E nonmi pare molto chiaro l’ufficio di questa monaca presso suora Eglantina, la quale per ogni buon fine aveva condotto con sè anche tre preti. Ma d’altra parte il testo dice proprio così:That was hire chapelleyn.[13]La lezione è molto incerta. Intendo ilrekkelesdel testo secondo la congettura del Tyrwhitt, il quale sospetta che il Chaucer avesse scrittoreghelles. La variantecloysterless(senza chiostro) accolta, sulla scorta di un codice di Cambridge, dal Wright, dal Bell e da altri, porterebbe ad una inutile ripetizione, e non mi pare accettabile. L’espressione è tradotta letteralmente da un testo latino, citato dal Tyrwhitt, il quale dice:Sicut piscis sine aqua caret vita, ita sine monasterio monachus.[14]Letteralmente: di questo testo non avrebbe dato una gallina pelata (he gaf nat a pulled hen). Ho creduto meglio rendere l’espressione inglese, senza dubbio popolare, con un modo popolare nostro.[15]An oystre: un’ostrica (V. la nota precedente).[16]Amore deve essere inteso, qui, nel senso cristiano di carità, come nel motto inciso sul medaglione della monaca (v. p. 10).[17]Ho cercato di attenuare, in qualche modo, la grottesca espressione del poeta, la quale suona così: fumava come una fornace dove si liquefà il piombo (stemed as a forneys of a leed).[18]L’uso galante di offrire, ad una signora che lo domanda, uno spillo, è ancora vivo: ma quello abbastanza strano di offrire dei coltelli o temperini (knyfes) non ha, che io mi sappia, alcun riscontro.[19]Il testo dice:of yeddynges he bar utturly the prys. La lezione è incerta ed il significato diyeddyngesè oscuro: io ho accettato, col Bell, la congettura delTyrwhitt, il quale riconduce questo vocabolo al sassonegeddianogiddian: cantare. Altri intende, come il Wright e l’Hertzberg: raccontare storie.[20]Espungo col Wright i due seguenti versi:And gave a certaine ferme for the grant,Non of his bretheren cam in his hauntche qui non danno alcun senso, e sono certo interpolati. L’Hertzberg li accetta, e dichiara che egli li ritiene decisamente genuini, pur confessando che non si capisce affatto che relazione abbiano col resto. Non so, poi, quanto sia plausibile la spiegazione che egli ne dà: «pagava della casa un fitto così alto, che nessun altro dei suoi confratelli andava nella sua contrada.»[21]Hadde but oo schoo: non aveva che una scarpa sola.[22]Il Chaucer dice precisamente:rounded as a belle out of presse«rotonda come una campana appena levata dalla forma in cui è stata fusa.» Ho semplificato l’espressione, perchè mi è sembrato che l’immagine, in italiano, non ci guadagnasse molto, traducendo alla lettera.[23]Then robus riche, or fithul, or sawtrie: «piuttosto che roba di prezzo, o un violino, o un salterio.»[24]Sergeant of lawe(sergente della legge). Non so quanto esattamente risponda la mia traduzione (impiegato del tribunale) all’espressione inglese: confesso che non ho saputo trovare un modo più determinato e sicuro. L’Hertzberg traduce «Iustitiarius» e dice (Op. cit.nota al v. 311) che:Sergeant of laweequivaleva, nel sec. XIV e XV, presso a poco a «Dottore in legge» (dem Stande eines Doktors derRechte gleich kam). Cfr. in proposito l’opera delCrabbe,Storia del Diritto Inglese, alla quale rimanda l’Hertzberg.[25]That often hadde ben atte parvys.(Il quale era stato spesso sotto il portico della chiesa). La voceparvys, che è manifestamente ilparvisdei francesi, significa: portico o piazza davanti a una chiesa.—Nel medio evo era costume degli avvocati, e di tutta la gente del foro in generale, ritrovarsi in certe ore del giorno, quando i tribunali erano chiusi, sotto il portico di una delle chiese principali della città, per parlare e discutere di leggi e di diritto. A quale di questi portici abbia inteso precisamente di alludere il Chaucer non è facile dire: io ho messo il nome di Westminster non tanto perchè uno dei più probabili, quanto per rendere, in qualche modo, meno indeterminata l’espressione del poeta.Il Tyrwhitt riferisce in proposito il seguente passo (V. Fortescue,De laud. leg. Angl., C. 51):Post meridiem curiae non tenentur; sed placitantes tunc se divertunt ad pervisum et alibi, consulentes cum servientibus ad legem(sergeant of lawe)et aliis consiliariis suis.[26]Letteralmente per la patente (di avvocato?) e per mezzo di una intera commissione (by patent, and by pleyn commissioun). La patente glie ne dava il diritto legale, la commissione lo invitava a presiedere, come giudice, in omaggio alla sua dottrina in fatto di materie giuridiche.[27]Guglielmo il Conquistatore.[28]In italiano non c’è una parola che corrisponda precisamente alFrankeleyndel testo. Ho tradottopossidentesulla definizione del Fortescue (De Laud. leg.Angl.C. 29) citata dal Tyrwhitt, secondo la quale perFrankeleynsi intende:pater familias magnis ditatus possessionibus. Vedi la lunga nota dell’Hertzberg (Op. cit., n. al v. 333) il quale traduce:Gutsherr.[29]Cioè: la sua casa era aperta a quanti amici e conoscenti avevano occasione di passare dal suo paese, i quali erano sicuri di trovare presso di lui la più cordiale ospitalità.Secondo la leggenda S. Giuliano avendo ucciso per disgrazia i suoi genitori, per purgarsi, in qualche modo, del suo involontario delitto con una buona azione, mantenne a sue spese un albergo, lungo una via piena di pericoli e di disagi, dove i viandanti trovavano vitto e alloggio gratis. Di qui ebbe origine la tradizione che fece di S. Giuliano l’ospitaliere, il protettore dei viandanti, i quali lo invocavano per via e ne recitavano il miracoloso Paternostro. Anche il Boccaccio (Dec.II. 2.) dice: «ne’ quali (paesi) chi non ha detto il Paternostro di S. Giuliano, ancora che abbia buon letto, alberga male». Intorno alle varie trasformazioni e modificazioni che subì la leggenda di questo santo, che divenne perfino protettore dei facili amori e dei lenoni, puoi vedere l’interessante scritto diA. Graf,S. Giuliano nel Decamerone e altrove,—in:Miti, leggende, e superstizioni del Medio EvoTorino, Loescher 1892-93. V. anche,Brand,Antiquities(V. I. pag. 359. Ediz. H. Ellis).[30]Was alway after oon: era sempre della stessa qualità. La quale, trattandosi di un ricco possidente, è naturale che fosse anche la migliore. Altri, meno bene e poco chiaramente, intende: era sempre dopo l’una (after one o’clock).[31]Quale fosse precisamente l’ufficio delcounter, qui ricordato dal Chaucer, non ho potuto capire, e non so quale e quanta relazione avesse, in verità, con quello del nostro ragioniere. L’Hertzberg traduce, non credo in modo più felice ed esatto,Landvoigt(prefetto, podestà). Qualunque sia il vero significato di questa parola, mi sembra che non debba, ad ogni modo, essergli estraneo il concetto dei numeri e dell’aritmetica, stando all’etimo.[32]Letteralmente: avrebbe potuto sedere, in una sala dorata, alla tavola situata sulla piattaforma (on the deys). Secondo un uso molto comune in Inghilterra nel Medio Evo, i signori in fondo ad uno dei lati della sala da pranzo, che era sempre molto vasta, facevano costruire una piattaforma in legno, sulla quale veniva apparecchiata la tavola per gli ospiti (come oggi si direbbe) illustri o degni di un certo riguardo.[33]Radice aromatica di sapore amarognolo.[34]Ignorando completamente a quale pietanza della nostra cucina moderna corrisponda, in qualche modo, ilblankmangerdel cuoco chauceriano, ho tradotto «cappone in galantina» per la ragione che stando a quanto riferisce in proposito il Tyrwhitt, pare che uno dei principali ingredienti fosse la polpa del cappone (the brawne of a capon).[35]Ho lasciato il seguente distico:«If that he foughte, and hadde the heigher hand,By water he sente hem hoom to every land.»il quale non dà qui un senso possibile. Il Wright e il Bell accolgono, senza discussione, i due versi secondo il testo del Tyrwhitt. È strano che nessuno di loro tre, neppure il Tyrwhitt, che con sì larga messe di note haillustrato la sua edizione, abbia accennato anche lontanamente alla oscurità del senso, che non può essere loro sfuggita. L’Hertzberg espunge il distico intero osservando, molto giustamente, che se non si può sospettare una interpolazione, bisogna ammettere che prima di questi due versi ci sia una lacuna.[36]Hull era anche a’ tempi del Chaucer uno dei porti più importanti dell’Inghilterra.[37]Leggo col Wright e col Bellwys to undertakeinvece cheI undertake, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivowysche qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altrohardy(coraggioso, ardito).[38]Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.[39]L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «The Astrolabe» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.[40]I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico,il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolataContinens. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. Warton,Op. cit., pp. 292-293).[41]È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio delDecamerone.[42]Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.[43]Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg:ten pounde. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il qualele donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.[44]Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.[45]Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge:gattothud, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata pergoat-toothed(dai denti di capra) che significa in senso traslato:ghiotto,ingordo. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Erogattothud, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»[46]Il testo dice veramente; «poichè era molto pratica del mestiere di questa vecchia danza» (For of that art sche knew the olde daunce).[47]Letteralmente: «non c’era caso che per causa delle decime si arrabbiasse ed imprecasse» (Ful loth were him to cursey for his tythes). Chi si rifiutava di pagarle incorreva nella scomunica.[48]Non so se questa espressione renda, in qualche modo, lo «spiced conscience» del testo, tutt’altro che chiaro, che il Tyrwhitt confessa di non capire assolutamente. L’Hertzberg traduce, «That mit Gewissensskrupeln nicht breit.»[49]Per maggiore chiarezza non ho mantenuto, traducendo, l’ordine preciso con cui il poeta nomina qui gli ultimi personaggi del suo prologo: ho seguito invece quello nel quale ce li descrive poi singolarmente. Ilsompnour(summoner), che io ho reso in italiano concursoreeusciere del tribunale ecclesiastico, era un impiegato che aveva l’ufficio di citare, come dice il nome stesso, davanti alla severa corte dell’arcidiacono, coloro che si erano resi colpevoli verso le leggi ecclesiastiche, custodi a dire il vero non troppo intemerate della pubblica morale. Questo personaggio, nel quale il Chaucer fa un’arguta satira degli usi e degli abusi religiosi del suo tempo, è una delle macchiette più riuscite e geniali della lunga schiera di cavalieri che ci sfilano davanti, gaiamente novellando, sulla via di Canterbury.[50]Il mugnaio qui descritto dal poeta è il vero prototipo di quella classe che nel medio evo era proverbialmente nota per la consumata abilità di rubare. Secondo l’uso che anche oggi rimane in molti luoghi, il padrone del mulino, invece di denaro, si prendeva a titolo di paga, una certa misura di fiore per ogni sacco macinato. E questo dicevasi, con parola del mestiere,tollen(tollotake toll). Pare, quindi, che l’onesto mugnaio non contento di mettere le mani nel sacco del grano (wel cowde he stele corn) prima di macinarlo, si prendesse poi tre misure di farina (tollen thries) invece di una.[51]Il Chaucer intende dire che il suo mugnaio, in fin dei conti, non era più ladro degli altri: aveva anche lui, come gli altri colleghi, il suo pollice d’oro. La frase è tolta probabilmente, come nota il Tyrwhitt, dall’antico proverbio inglese: «Every honest miller has a thumb of gold» col quale il popolo faceva le sue vendette.[52]Non so se in italiano vi sia un’altra parola che meglio risponda almauncipledel testo. Mi è sembrato chefornitore,provveditore,dispensieresarebbe stato anche peggio dieconomo.[53]Il testo ha veramente:he mas ay biforn in good state: «egli era sempre il primo a trovarsi in buona condizione.» Cioè trovava sempre il modo di comprare roba buona e pagarla poco, per farla poi pagare ai suoi padroni più di quello che costava, intascandosi il di più.[54]«a jay con clepe Watte, as wel as can the pope.» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (WattevaleWat, forma abbreviata diWalter) bene come il papa.[55]L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto:Questio quid juris, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.[56]Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer:And prively a fynch eke cowde he pulle(sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).[57]Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula:Significavit nobis venerabilis pater etc., onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.[58]Il testo dicegurles(girls) ma qui piuttosto che nel senso determinato diragazze, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto:tutta la gioventù.[59]Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.[60]Mi pare chestoryenon possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo conlessoun(una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (a noble ecclesiaste), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.[61]Affyle his tunge.Letteralmente: pulir la lingua.[62]È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (De Consolatione, III. 12).[63]L’abbeveratoio di S. Tommaso, secondo il Wright, si trovava a due miglia da Londra sull’antica strada di Canterbury.[64]V. la nota 11 alla novella del mercante di indulgenze.NOVELLA DEL CAVALIERE[1]Il testo dice veramente: pareva la pianta del bosso, o la cenere morta e fredda (lik was he to byholde—The box-tree, or the asschen deed and colde).[2]Lene he wexe, and drye as is a schaft(si ridusse magro e secco come una freccia).[3]Il poeta allude al noto episodio di Argo, che Mercurio riusci ad uccidere dopo avergli fatto chiudere i cento occhi. Il racconto si legge anche in Ovidio (Metam.I. 714), che fra i poeti latini è uno di quelli più spesso, direttamente o indirettamente, ricordati dal Chaucer.[4]NellaTeseideArcita, per non essere riconosciuto, cambia il suo nome in quello di Penteo (Tes.IV. 3): il Chaucer, discostandosi dal Boccaccio, fa che il cavaliere tebano sostituisca il proprio con quello di Filostrato. È probabile che questo nome, che qui è molto appropriato pel suo significato etimologico (abbattuto da amore), il poeta inglese lo abbia tolto di peso dal poema del Boccaccio, a lui indubbiamente noto come dimostra il «Troilus and Cressida».[5]Hath brought him in the snare.(Lo portò nel laccio).[6]Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (Now in the croppe, now doun in the breres).[7]Mars the reede(il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (Tes.I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.[8]L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare).[9]La frase non troppo chiara:he may go pypen in an ivy leef(deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbopipen, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.[10]Il testo dice un carretto pieno d’oro (of gold a fother).[11]A citole.Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (Op. cit.Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voceCitola, e riferisce l’opinione del Hawkins (History of Music, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (Dulcimer).[12]La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.[13]The northern light in at the dore schon.La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (Tes.VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (Teb.VII. 45).[14]Alla lettera: che pesavano una tonnellata:tonne greet(a great ton). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (tun).[15]Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (armed complaint).[16]Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (a thousand, slaine, and not of qualme ystorve).[17]L’epitetohoppesteres, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassoneto hoppeche significadanzare. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco dellaTeseide, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.[18]La spada di Damocle.[19]Nota lo Speght (Op. cit., Gloss.) chePuellaeRubenssono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.[20]Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fraDyane(Dafni) eDyane(Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.[21]His eyen were cytryne(gli occhi erano del colore del cedro).[22]Il testo dice veramente: «la terza ora disuguale dopo che etc.». Secondo il sistema astrologico con cui veniva computato il tempo, il giorno era diviso,dal sorgere del sole al tramonto, in dodici parti, le quali variavano giornalmente, e non erano uguali, in durata, alle ore della notte, se non nel periodo degli equinozi. (Cfr.Hertzberg,op. cit., n.).[23]La citazione è così fuori di luogo, che sembrerebbe fatta apposta per distogliere e sviare l’attenzione di chi legge dalla vera fonte. NellaTebaidedi Stazio non c’è nulla di tutto questo: invece una descrizione particolareggiata dei sacrifici onde Emilia onora Diana, si trova nel VII dellaTeseide(71-76), dal quale il Chaucer, fino dai primi versi in cui racconta come la cognata di Teseo si reco all’altare della dea, ha tradotto quasi alla lettera la maggior parte dell’episodio della invocazione.NOVELLA DEL GIURECONSULTOPROLOGO[1]Espressione proverbiale che ricorre anche altrove. Nella visione allegoricaPiers the PlowmandiWilliam LanglandoLangley, contemporaneo del Chaucer, è detto che «nessun uomo desidererebbe la verginità diMalkin.»NOVELLA[1]Il Wright riferisce, a illustrazione di questo passo, questa annotazione latina che si trova in margine al manoscritto di Lansdowne: «Unde Tholomeus, libro primo, capitulo 8: Primi motus coeli duo sunt, quorum unus est qui movet totum semper ab orientein occidentem uno modo super orbes, etc. Alter vero motus est qui movet orbem stellarum currentium centra motum primum, videlicet ab occidente in orientem super alias duos polos, etc.»[2]Dagli astrologi era dettoSignore(Lord) quel pianeta che secondo loro esercitava un influsso speciale sulle varie ore del giorno, che erano sotto il suo impero. Confesso candidamente che in tutte queste espressioni del gergo astrologico, di cui si compiace così spesso il Chaucer, io riesco a vederci poco chiaro. Chi volesse saperne e capirne di più, veda la lunga nota dell’Hertzberg al verso 4722, dove troverà anche spiegato che cosa sia l’ascendent tortuous, che io ho tradotto conoroscopo.[3]La grafia di questa barbara voce astrologica è incerta. Tanto il Tyrwhitt che leggeAtyzar, quanto il Wright che scrive, secondo il ms. Harleiano,Attezare, si dichiarano incapaci di dare una lezione sicura. Lo Skeat (op. cit.) dice che la vera lezione èAtazir, forma arabo-spagnola che significa:triste influsso.NOVELLA DEL CHIERICO DI OXFORDPROLOGO[1]Il testo dice veramente: «Perchè quando uno è entrato in un giuoco, deve stare al giuoco» (For what man is entred unto play, He moot nedes unto that play assent).[2]Giovanni da Lignano, famoso giurista e filosofo milanese fiorito verso il 1378.NOVELLA[1]V. Prologo generale, pag. 25. Costei aveva raccontata la sua novella dopo quella del Giureconsulto.[2]Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la qualeChichevacheoChichefaceera un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto aChichevachetroviamo, infatti, un altro mostro chiamatoBycorn, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr.Wright,op. cit., n.NOVELLADEL MERCANTE DI INDULGENZE[1]L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23);il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.[2]Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.[3]Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi allaEpist.LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»[4]Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr.Filipp.III. 18.[5]Vicino a Cadiz.[6]Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.[7]Prov.XXXI. 6.[8]Prov.XXXI. 4.[9]Probabilmente il Chaucer ha tolto questa storia dalPolycraticus, sive de nugis Curialium et vestigiis Philosophorumdi Giovanni da Salisbury, che visse durante il regno di Enrico II, fu vescovo di Chartres nel 1176, e morì nel 1180. Il testo delPolycraticus(I, 5), nel quale però invece di Stilbone che si reca a Sparta si racconta di un tal Chilone mandato ambasciatore a Corinto, dice così: «Chilon Lacedaemonius, iungendae societatis causa missus Corinthum, duces et seniores populi ludentes invenit in alea. Infecto itaque negotioreversus est etc.» A questa stessa fonte il poeta ha attinto anche l’altro aneddoto del re dei Parti che per dileggio mandò a Demetrio (Demetrius Nicator?Cfr, GIUSTINO,Philip.XXXVI. 1) un paio di dadi.[10]L’abbazia di Hailes in Glaucestershire fondata da Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III. Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[11]L’espressione inglese èdrawing cut, ed è quella stessa che ricorre anche nel prologo generale (v. pag. 64), dove io, non essendo riuscito, allora, a capirne il significato preciso, l’ho tradotta:fare al conto. Una nota del Froissart, che pur troppo ho veduto quando il prologo era già stampato, mi ha condotto poi a quest’altra spiegazione che è, probabilmente, la vera.Drawing cut, secondo il Froissart, (cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.) corrisponde all’espressione francese:tirer à la longue, (ocourte)paille. È molto verisimile, infatti, checut(tagliato) stia ad indicare la paglia tagliata in pezzetti di differente lunghezza. La sorte cadeva su colui, che dal fascetto dei pezzi di paglia tenuti stretti in una mano da uno dei presenti, tirava fuori la paglia più lunga, o più corta, secondo quello che era stato convenuto prima. Questa espressione si trova anche in una filastrocca francese che incomincia così:Il était un petit navire,il était un petit navire,qui n’avait ja-jamais navigué,qui n’avait ja-jamais navigué...e in cui si trova questa strofe:On tira au sortla courte paille,on tira au sortla courte paillepour savoir qui-qui serait mangé,pour savoir qui-qui serait mangé....[12]Antica moneta inglese.IL CANTARE DI SER THOPAS[1]Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).[2]Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.[3]Ho tradotto la vocepayndemayndel testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, dapanis matutinus(pain de matin) è dimostrata erronea dallo Skeat (op. cit., n.). L’Hertzberg traduce semplicemente:Semmelbrod.[4]jane (daJanua=Genoa). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.[5]Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (Or far to lay in cofre).[6]So swette, that men might him wrynge(Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)[7]Termagante (Termagaunt) o Tervagante era, nella letteratura popolare del medio evo, un dio dei saraceni e dei pagani, terribile per la sua prepotente violenza. Il Bell (op. cit., n.) riferisce una romanza cavalieresca intitolataThe King of Tars, nella quale il Soldano fattosi cristiano distrugge tutte le immagini dei suoi falsi dei, e fra le altre anche quella di Termagante. Il nome è di origine sassone (tyr-magan), ed è rimasto nel modernotermagantche significa, appunto,turbolento,arrogante.[8]Gli antichigestours(cantori di geste) qui nominati, cominciarono col cantare fatti e avventure di eroi (gesta) presso a poco come gli antichi rapsodi in Grecia. Poi fecero oggetto dei loro canti, insieme con i menestrelli (mynstrales) storie romanzesche di armi e di amori, recitando perfino delle vere epopee come quella delBuovo d’Antona. (Bevys of Hampton). Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[9]Leggo col Wright e col Bell:And made him eek in a maselyna real spiceryeof gyngebred etc.[10]Il testo dice veramente:His sadel was of royel boon. Che cosa fosse ilroyel boonnessuno lo spiega. Il Wright nota che ad ogni modo si deve intendere senza dubbio un materiale che serviva per fare delle selle speciali per valore e bellezza. E cita in proposito un’antica ballata:Thomas and the Elf Queen, nella quale è detto che la sella con cui cavalcava la regina delle fate era:of reuylle bone,Semely mas that sight to se,Stifly sette with precious stone.[11]Il testo dice precisamente:Lo, lordes, heer is a fyt. Per l’origine e il significato della parolafytche gli scrittori anglo sassoni adoperarono per indicare i diversi periodi metrici e musicali di questi cantari romanzeschi, vedi ciò che riferisce il Bell (op. cit., n.)[12]Il Chaucer ricorda qui, molto opportunamente, fra i vecchi cantari cavaliereschi, dei quali le avventure di Ser Thopas sono una spiritosa parodia, alcuni di quelli che erano più in voga, in Inghilterra, al tempo suo. La storia del giovine Horn (Horn child) si conserva anche in lingua anglo-normanna, ed è una delle saghe più antiche della letteratura inglese. Quella di Ipotis (Ypotis), piuttosto che un vero e proprio romanzo è una leggenda sacra. La materia romanzesca di ser Bevis (Bevys) è quella stessa della rozza epopea del Buovo d’Antona. In ser Guy (sir Gy) abbiamo la nota saga diGuy of Warwick, il quale combattè con un drago in Northumberland. Il romanzo di ser Libeaux cioè: «Il bello sconosciuto» (Ly beau desconus), appartiene al ciclo brettone del re Artù; dell’ultimo intitolatoPleyndamouroBlandamournon si ha notizia, solo lo troviamo ricordato insir Libeaux. Per la storia e il testo di questi antichi cantari d’Inghilterra cfr.Warton,Op. cit.Ellis,Specimens of Early Eng. Romances.Ritson,Op. cit.PERCY,Essay on ancient metr. Rom., eReliques of ant. Engl. Poetry.Bernhard Ten BrinkAlte Engl. Literatur.[13]Il romanzo di Ser Percival (sir Percivelle) è attribuito a Chrestien de Troyes, e fu scritto secondo il Warton prima del 1191. Per le sue relazioni con la leggenda del Graal vediBell,op. cit., n,eDunlop,Hist. of Prose Fiction, I, 160 sgg. e 172 sgg.[14]Il trattato di cui parla il Chaucer èLe Livre de Melibée et de Dame Prudence, dal quale il poeta ha tradotto quasi letteralmente il suo secondo racconto, che è intitolato: La novella di Melibeo. La fonte originale di questa storia, non è però il testo francese di cui si valse il Chaucer, ma il LiberConsolationis et Consiliidi Albertano da Brescia.

PROLOGO

[1]Il testo hapalmeres: palmieri; ma evidentemente, come nota il Tyrwhitt, il poeta ha adoperato qui la parola in senso generale, e non secondo la particolare distinzione fatta anche da Dante (Vita Nuova, XLI).[2]Leggo:to ferne halwes(invece cheto serve halwescol Tyrwhitt), secondo la lezione ristabilita dal Wright ed accettata dall’Hertzberg, dal Bell e da altri.[3]Alessandria d’Egitto, conquistata nel 1365 da Pierre de Lusignan, re di Cipro.[4]Il nostro cavaliere era una persona, come si dice, di riguardo: i signori alla corte dei quali egli si trovò, girando il mondo in cerca di guerra, a tavola gli assegnarono spesso il posto d’onore in omaggio alla sua prodezza. Il Chaucer, che nell’originalissimo prologo ci fa un quadro pieno di vita e di colori della società inglese del tempo suo, ci presenta, in questo caratteristico personaggio uno di quegli uominidi guerra che allora correvano il mondo per servire con le armi presso qualche signore. E non pochi furono questi cavalieri erranti durante il regno di Edoardo III, che è memorabile nella storia della cavalleria inglese. Il Tyrwhitt riferisce, a illustrazione di questa figura di cavaliere descritta dal Chaucer, un antico epitaffio francese (Cfr.Leland,Itin.III. pag. 91) nel quale sono così ricordate le gesta di uno di questi cavalieri, contemporaneo del poeta e morto nel 1406: «Icy gist le noble et vaillant ChivalerMatheu de Gourney etc.—qui en sa vie fu a la bataille de Benamaryn, et ala apres a la siege d’Algezire sur les Sarazines et aussi a les batailles de l’Escluse, de Cressy etc.»[5]In Affrica.[6]Satalia (l’antica Attalia) e Layas (Lieys in Armenia) furono tolte ai Turchi da Pierre de Lusignan, rispettivamente, nel 1352-1367.[7]Che cosa precisamente il Chaucer intenda con questa designazione vaga, non è troppo chiaro. Forse si tratta di quella parte del Mediterraneo che si estende fra la Sicilia e l’isola di Cipro, e bagna le coste della Palestina.[8]In Affrica.[9]Nell’Anatolia.[10]Letteralmente: come se fossero stati messi in una pressa (as they were layde in presse).[11]La monaca, affettando anche in questo una educazione raffinata e alla moda, parlava in francese: ma un francese bastardo e corrotto, come quello parlato dal basso popolo di Stratford.[12]Confesso che l’espressione: «una monaca che faceva da cappellano» mi piace assai poco. E nonmi pare molto chiaro l’ufficio di questa monaca presso suora Eglantina, la quale per ogni buon fine aveva condotto con sè anche tre preti. Ma d’altra parte il testo dice proprio così:That was hire chapelleyn.[13]La lezione è molto incerta. Intendo ilrekkelesdel testo secondo la congettura del Tyrwhitt, il quale sospetta che il Chaucer avesse scrittoreghelles. La variantecloysterless(senza chiostro) accolta, sulla scorta di un codice di Cambridge, dal Wright, dal Bell e da altri, porterebbe ad una inutile ripetizione, e non mi pare accettabile. L’espressione è tradotta letteralmente da un testo latino, citato dal Tyrwhitt, il quale dice:Sicut piscis sine aqua caret vita, ita sine monasterio monachus.[14]Letteralmente: di questo testo non avrebbe dato una gallina pelata (he gaf nat a pulled hen). Ho creduto meglio rendere l’espressione inglese, senza dubbio popolare, con un modo popolare nostro.[15]An oystre: un’ostrica (V. la nota precedente).[16]Amore deve essere inteso, qui, nel senso cristiano di carità, come nel motto inciso sul medaglione della monaca (v. p. 10).[17]Ho cercato di attenuare, in qualche modo, la grottesca espressione del poeta, la quale suona così: fumava come una fornace dove si liquefà il piombo (stemed as a forneys of a leed).[18]L’uso galante di offrire, ad una signora che lo domanda, uno spillo, è ancora vivo: ma quello abbastanza strano di offrire dei coltelli o temperini (knyfes) non ha, che io mi sappia, alcun riscontro.[19]Il testo dice:of yeddynges he bar utturly the prys. La lezione è incerta ed il significato diyeddyngesè oscuro: io ho accettato, col Bell, la congettura delTyrwhitt, il quale riconduce questo vocabolo al sassonegeddianogiddian: cantare. Altri intende, come il Wright e l’Hertzberg: raccontare storie.[20]Espungo col Wright i due seguenti versi:And gave a certaine ferme for the grant,Non of his bretheren cam in his hauntche qui non danno alcun senso, e sono certo interpolati. L’Hertzberg li accetta, e dichiara che egli li ritiene decisamente genuini, pur confessando che non si capisce affatto che relazione abbiano col resto. Non so, poi, quanto sia plausibile la spiegazione che egli ne dà: «pagava della casa un fitto così alto, che nessun altro dei suoi confratelli andava nella sua contrada.»[21]Hadde but oo schoo: non aveva che una scarpa sola.[22]Il Chaucer dice precisamente:rounded as a belle out of presse«rotonda come una campana appena levata dalla forma in cui è stata fusa.» Ho semplificato l’espressione, perchè mi è sembrato che l’immagine, in italiano, non ci guadagnasse molto, traducendo alla lettera.[23]Then robus riche, or fithul, or sawtrie: «piuttosto che roba di prezzo, o un violino, o un salterio.»[24]Sergeant of lawe(sergente della legge). Non so quanto esattamente risponda la mia traduzione (impiegato del tribunale) all’espressione inglese: confesso che non ho saputo trovare un modo più determinato e sicuro. L’Hertzberg traduce «Iustitiarius» e dice (Op. cit.nota al v. 311) che:Sergeant of laweequivaleva, nel sec. XIV e XV, presso a poco a «Dottore in legge» (dem Stande eines Doktors derRechte gleich kam). Cfr. in proposito l’opera delCrabbe,Storia del Diritto Inglese, alla quale rimanda l’Hertzberg.[25]That often hadde ben atte parvys.(Il quale era stato spesso sotto il portico della chiesa). La voceparvys, che è manifestamente ilparvisdei francesi, significa: portico o piazza davanti a una chiesa.—Nel medio evo era costume degli avvocati, e di tutta la gente del foro in generale, ritrovarsi in certe ore del giorno, quando i tribunali erano chiusi, sotto il portico di una delle chiese principali della città, per parlare e discutere di leggi e di diritto. A quale di questi portici abbia inteso precisamente di alludere il Chaucer non è facile dire: io ho messo il nome di Westminster non tanto perchè uno dei più probabili, quanto per rendere, in qualche modo, meno indeterminata l’espressione del poeta.Il Tyrwhitt riferisce in proposito il seguente passo (V. Fortescue,De laud. leg. Angl., C. 51):Post meridiem curiae non tenentur; sed placitantes tunc se divertunt ad pervisum et alibi, consulentes cum servientibus ad legem(sergeant of lawe)et aliis consiliariis suis.[26]Letteralmente per la patente (di avvocato?) e per mezzo di una intera commissione (by patent, and by pleyn commissioun). La patente glie ne dava il diritto legale, la commissione lo invitava a presiedere, come giudice, in omaggio alla sua dottrina in fatto di materie giuridiche.[27]Guglielmo il Conquistatore.[28]In italiano non c’è una parola che corrisponda precisamente alFrankeleyndel testo. Ho tradottopossidentesulla definizione del Fortescue (De Laud. leg.Angl.C. 29) citata dal Tyrwhitt, secondo la quale perFrankeleynsi intende:pater familias magnis ditatus possessionibus. Vedi la lunga nota dell’Hertzberg (Op. cit., n. al v. 333) il quale traduce:Gutsherr.[29]Cioè: la sua casa era aperta a quanti amici e conoscenti avevano occasione di passare dal suo paese, i quali erano sicuri di trovare presso di lui la più cordiale ospitalità.Secondo la leggenda S. Giuliano avendo ucciso per disgrazia i suoi genitori, per purgarsi, in qualche modo, del suo involontario delitto con una buona azione, mantenne a sue spese un albergo, lungo una via piena di pericoli e di disagi, dove i viandanti trovavano vitto e alloggio gratis. Di qui ebbe origine la tradizione che fece di S. Giuliano l’ospitaliere, il protettore dei viandanti, i quali lo invocavano per via e ne recitavano il miracoloso Paternostro. Anche il Boccaccio (Dec.II. 2.) dice: «ne’ quali (paesi) chi non ha detto il Paternostro di S. Giuliano, ancora che abbia buon letto, alberga male». Intorno alle varie trasformazioni e modificazioni che subì la leggenda di questo santo, che divenne perfino protettore dei facili amori e dei lenoni, puoi vedere l’interessante scritto diA. Graf,S. Giuliano nel Decamerone e altrove,—in:Miti, leggende, e superstizioni del Medio EvoTorino, Loescher 1892-93. V. anche,Brand,Antiquities(V. I. pag. 359. Ediz. H. Ellis).[30]Was alway after oon: era sempre della stessa qualità. La quale, trattandosi di un ricco possidente, è naturale che fosse anche la migliore. Altri, meno bene e poco chiaramente, intende: era sempre dopo l’una (after one o’clock).[31]Quale fosse precisamente l’ufficio delcounter, qui ricordato dal Chaucer, non ho potuto capire, e non so quale e quanta relazione avesse, in verità, con quello del nostro ragioniere. L’Hertzberg traduce, non credo in modo più felice ed esatto,Landvoigt(prefetto, podestà). Qualunque sia il vero significato di questa parola, mi sembra che non debba, ad ogni modo, essergli estraneo il concetto dei numeri e dell’aritmetica, stando all’etimo.[32]Letteralmente: avrebbe potuto sedere, in una sala dorata, alla tavola situata sulla piattaforma (on the deys). Secondo un uso molto comune in Inghilterra nel Medio Evo, i signori in fondo ad uno dei lati della sala da pranzo, che era sempre molto vasta, facevano costruire una piattaforma in legno, sulla quale veniva apparecchiata la tavola per gli ospiti (come oggi si direbbe) illustri o degni di un certo riguardo.[33]Radice aromatica di sapore amarognolo.[34]Ignorando completamente a quale pietanza della nostra cucina moderna corrisponda, in qualche modo, ilblankmangerdel cuoco chauceriano, ho tradotto «cappone in galantina» per la ragione che stando a quanto riferisce in proposito il Tyrwhitt, pare che uno dei principali ingredienti fosse la polpa del cappone (the brawne of a capon).[35]Ho lasciato il seguente distico:«If that he foughte, and hadde the heigher hand,By water he sente hem hoom to every land.»il quale non dà qui un senso possibile. Il Wright e il Bell accolgono, senza discussione, i due versi secondo il testo del Tyrwhitt. È strano che nessuno di loro tre, neppure il Tyrwhitt, che con sì larga messe di note haillustrato la sua edizione, abbia accennato anche lontanamente alla oscurità del senso, che non può essere loro sfuggita. L’Hertzberg espunge il distico intero osservando, molto giustamente, che se non si può sospettare una interpolazione, bisogna ammettere che prima di questi due versi ci sia una lacuna.[36]Hull era anche a’ tempi del Chaucer uno dei porti più importanti dell’Inghilterra.[37]Leggo col Wright e col Bellwys to undertakeinvece cheI undertake, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivowysche qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altrohardy(coraggioso, ardito).[38]Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.[39]L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «The Astrolabe» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.[40]I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico,il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolataContinens. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. Warton,Op. cit., pp. 292-293).[41]È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio delDecamerone.[42]Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.[43]Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg:ten pounde. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il qualele donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.[44]Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.[45]Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge:gattothud, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata pergoat-toothed(dai denti di capra) che significa in senso traslato:ghiotto,ingordo. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Erogattothud, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»[46]Il testo dice veramente; «poichè era molto pratica del mestiere di questa vecchia danza» (For of that art sche knew the olde daunce).[47]Letteralmente: «non c’era caso che per causa delle decime si arrabbiasse ed imprecasse» (Ful loth were him to cursey for his tythes). Chi si rifiutava di pagarle incorreva nella scomunica.[48]Non so se questa espressione renda, in qualche modo, lo «spiced conscience» del testo, tutt’altro che chiaro, che il Tyrwhitt confessa di non capire assolutamente. L’Hertzberg traduce, «That mit Gewissensskrupeln nicht breit.»[49]Per maggiore chiarezza non ho mantenuto, traducendo, l’ordine preciso con cui il poeta nomina qui gli ultimi personaggi del suo prologo: ho seguito invece quello nel quale ce li descrive poi singolarmente. Ilsompnour(summoner), che io ho reso in italiano concursoreeusciere del tribunale ecclesiastico, era un impiegato che aveva l’ufficio di citare, come dice il nome stesso, davanti alla severa corte dell’arcidiacono, coloro che si erano resi colpevoli verso le leggi ecclesiastiche, custodi a dire il vero non troppo intemerate della pubblica morale. Questo personaggio, nel quale il Chaucer fa un’arguta satira degli usi e degli abusi religiosi del suo tempo, è una delle macchiette più riuscite e geniali della lunga schiera di cavalieri che ci sfilano davanti, gaiamente novellando, sulla via di Canterbury.[50]Il mugnaio qui descritto dal poeta è il vero prototipo di quella classe che nel medio evo era proverbialmente nota per la consumata abilità di rubare. Secondo l’uso che anche oggi rimane in molti luoghi, il padrone del mulino, invece di denaro, si prendeva a titolo di paga, una certa misura di fiore per ogni sacco macinato. E questo dicevasi, con parola del mestiere,tollen(tollotake toll). Pare, quindi, che l’onesto mugnaio non contento di mettere le mani nel sacco del grano (wel cowde he stele corn) prima di macinarlo, si prendesse poi tre misure di farina (tollen thries) invece di una.[51]Il Chaucer intende dire che il suo mugnaio, in fin dei conti, non era più ladro degli altri: aveva anche lui, come gli altri colleghi, il suo pollice d’oro. La frase è tolta probabilmente, come nota il Tyrwhitt, dall’antico proverbio inglese: «Every honest miller has a thumb of gold» col quale il popolo faceva le sue vendette.[52]Non so se in italiano vi sia un’altra parola che meglio risponda almauncipledel testo. Mi è sembrato chefornitore,provveditore,dispensieresarebbe stato anche peggio dieconomo.[53]Il testo ha veramente:he mas ay biforn in good state: «egli era sempre il primo a trovarsi in buona condizione.» Cioè trovava sempre il modo di comprare roba buona e pagarla poco, per farla poi pagare ai suoi padroni più di quello che costava, intascandosi il di più.[54]«a jay con clepe Watte, as wel as can the pope.» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (WattevaleWat, forma abbreviata diWalter) bene come il papa.[55]L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto:Questio quid juris, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.[56]Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer:And prively a fynch eke cowde he pulle(sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).[57]Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula:Significavit nobis venerabilis pater etc., onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.[58]Il testo dicegurles(girls) ma qui piuttosto che nel senso determinato diragazze, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto:tutta la gioventù.[59]Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.[60]Mi pare chestoryenon possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo conlessoun(una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (a noble ecclesiaste), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.[61]Affyle his tunge.Letteralmente: pulir la lingua.[62]È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (De Consolatione, III. 12).[63]L’abbeveratoio di S. Tommaso, secondo il Wright, si trovava a due miglia da Londra sull’antica strada di Canterbury.[64]V. la nota 11 alla novella del mercante di indulgenze.

[1]Il testo hapalmeres: palmieri; ma evidentemente, come nota il Tyrwhitt, il poeta ha adoperato qui la parola in senso generale, e non secondo la particolare distinzione fatta anche da Dante (Vita Nuova, XLI).

[2]Leggo:to ferne halwes(invece cheto serve halwescol Tyrwhitt), secondo la lezione ristabilita dal Wright ed accettata dall’Hertzberg, dal Bell e da altri.

[3]Alessandria d’Egitto, conquistata nel 1365 da Pierre de Lusignan, re di Cipro.

[4]Il nostro cavaliere era una persona, come si dice, di riguardo: i signori alla corte dei quali egli si trovò, girando il mondo in cerca di guerra, a tavola gli assegnarono spesso il posto d’onore in omaggio alla sua prodezza. Il Chaucer, che nell’originalissimo prologo ci fa un quadro pieno di vita e di colori della società inglese del tempo suo, ci presenta, in questo caratteristico personaggio uno di quegli uominidi guerra che allora correvano il mondo per servire con le armi presso qualche signore. E non pochi furono questi cavalieri erranti durante il regno di Edoardo III, che è memorabile nella storia della cavalleria inglese. Il Tyrwhitt riferisce, a illustrazione di questa figura di cavaliere descritta dal Chaucer, un antico epitaffio francese (Cfr.Leland,Itin.III. pag. 91) nel quale sono così ricordate le gesta di uno di questi cavalieri, contemporaneo del poeta e morto nel 1406: «Icy gist le noble et vaillant ChivalerMatheu de Gourney etc.—qui en sa vie fu a la bataille de Benamaryn, et ala apres a la siege d’Algezire sur les Sarazines et aussi a les batailles de l’Escluse, de Cressy etc.»

[5]In Affrica.

[6]Satalia (l’antica Attalia) e Layas (Lieys in Armenia) furono tolte ai Turchi da Pierre de Lusignan, rispettivamente, nel 1352-1367.

[7]Che cosa precisamente il Chaucer intenda con questa designazione vaga, non è troppo chiaro. Forse si tratta di quella parte del Mediterraneo che si estende fra la Sicilia e l’isola di Cipro, e bagna le coste della Palestina.

[8]In Affrica.

[9]Nell’Anatolia.

[10]Letteralmente: come se fossero stati messi in una pressa (as they were layde in presse).

[11]La monaca, affettando anche in questo una educazione raffinata e alla moda, parlava in francese: ma un francese bastardo e corrotto, come quello parlato dal basso popolo di Stratford.

[12]Confesso che l’espressione: «una monaca che faceva da cappellano» mi piace assai poco. E nonmi pare molto chiaro l’ufficio di questa monaca presso suora Eglantina, la quale per ogni buon fine aveva condotto con sè anche tre preti. Ma d’altra parte il testo dice proprio così:That was hire chapelleyn.

[13]La lezione è molto incerta. Intendo ilrekkelesdel testo secondo la congettura del Tyrwhitt, il quale sospetta che il Chaucer avesse scrittoreghelles. La variantecloysterless(senza chiostro) accolta, sulla scorta di un codice di Cambridge, dal Wright, dal Bell e da altri, porterebbe ad una inutile ripetizione, e non mi pare accettabile. L’espressione è tradotta letteralmente da un testo latino, citato dal Tyrwhitt, il quale dice:Sicut piscis sine aqua caret vita, ita sine monasterio monachus.

[14]Letteralmente: di questo testo non avrebbe dato una gallina pelata (he gaf nat a pulled hen). Ho creduto meglio rendere l’espressione inglese, senza dubbio popolare, con un modo popolare nostro.

[15]An oystre: un’ostrica (V. la nota precedente).

[16]Amore deve essere inteso, qui, nel senso cristiano di carità, come nel motto inciso sul medaglione della monaca (v. p. 10).

[17]Ho cercato di attenuare, in qualche modo, la grottesca espressione del poeta, la quale suona così: fumava come una fornace dove si liquefà il piombo (stemed as a forneys of a leed).

[18]L’uso galante di offrire, ad una signora che lo domanda, uno spillo, è ancora vivo: ma quello abbastanza strano di offrire dei coltelli o temperini (knyfes) non ha, che io mi sappia, alcun riscontro.

[19]Il testo dice:of yeddynges he bar utturly the prys. La lezione è incerta ed il significato diyeddyngesè oscuro: io ho accettato, col Bell, la congettura delTyrwhitt, il quale riconduce questo vocabolo al sassonegeddianogiddian: cantare. Altri intende, come il Wright e l’Hertzberg: raccontare storie.

[20]Espungo col Wright i due seguenti versi:

And gave a certaine ferme for the grant,Non of his bretheren cam in his haunt

che qui non danno alcun senso, e sono certo interpolati. L’Hertzberg li accetta, e dichiara che egli li ritiene decisamente genuini, pur confessando che non si capisce affatto che relazione abbiano col resto. Non so, poi, quanto sia plausibile la spiegazione che egli ne dà: «pagava della casa un fitto così alto, che nessun altro dei suoi confratelli andava nella sua contrada.»

[21]Hadde but oo schoo: non aveva che una scarpa sola.

[22]Il Chaucer dice precisamente:rounded as a belle out of presse«rotonda come una campana appena levata dalla forma in cui è stata fusa.» Ho semplificato l’espressione, perchè mi è sembrato che l’immagine, in italiano, non ci guadagnasse molto, traducendo alla lettera.

[23]Then robus riche, or fithul, or sawtrie: «piuttosto che roba di prezzo, o un violino, o un salterio.»

[24]Sergeant of lawe(sergente della legge). Non so quanto esattamente risponda la mia traduzione (impiegato del tribunale) all’espressione inglese: confesso che non ho saputo trovare un modo più determinato e sicuro. L’Hertzberg traduce «Iustitiarius» e dice (Op. cit.nota al v. 311) che:Sergeant of laweequivaleva, nel sec. XIV e XV, presso a poco a «Dottore in legge» (dem Stande eines Doktors derRechte gleich kam). Cfr. in proposito l’opera delCrabbe,Storia del Diritto Inglese, alla quale rimanda l’Hertzberg.

[25]That often hadde ben atte parvys.(Il quale era stato spesso sotto il portico della chiesa). La voceparvys, che è manifestamente ilparvisdei francesi, significa: portico o piazza davanti a una chiesa.—Nel medio evo era costume degli avvocati, e di tutta la gente del foro in generale, ritrovarsi in certe ore del giorno, quando i tribunali erano chiusi, sotto il portico di una delle chiese principali della città, per parlare e discutere di leggi e di diritto. A quale di questi portici abbia inteso precisamente di alludere il Chaucer non è facile dire: io ho messo il nome di Westminster non tanto perchè uno dei più probabili, quanto per rendere, in qualche modo, meno indeterminata l’espressione del poeta.

Il Tyrwhitt riferisce in proposito il seguente passo (V. Fortescue,De laud. leg. Angl., C. 51):Post meridiem curiae non tenentur; sed placitantes tunc se divertunt ad pervisum et alibi, consulentes cum servientibus ad legem(sergeant of lawe)et aliis consiliariis suis.

[26]Letteralmente per la patente (di avvocato?) e per mezzo di una intera commissione (by patent, and by pleyn commissioun). La patente glie ne dava il diritto legale, la commissione lo invitava a presiedere, come giudice, in omaggio alla sua dottrina in fatto di materie giuridiche.

[27]Guglielmo il Conquistatore.

[28]In italiano non c’è una parola che corrisponda precisamente alFrankeleyndel testo. Ho tradottopossidentesulla definizione del Fortescue (De Laud. leg.Angl.C. 29) citata dal Tyrwhitt, secondo la quale perFrankeleynsi intende:pater familias magnis ditatus possessionibus. Vedi la lunga nota dell’Hertzberg (Op. cit., n. al v. 333) il quale traduce:Gutsherr.

[29]Cioè: la sua casa era aperta a quanti amici e conoscenti avevano occasione di passare dal suo paese, i quali erano sicuri di trovare presso di lui la più cordiale ospitalità.

Secondo la leggenda S. Giuliano avendo ucciso per disgrazia i suoi genitori, per purgarsi, in qualche modo, del suo involontario delitto con una buona azione, mantenne a sue spese un albergo, lungo una via piena di pericoli e di disagi, dove i viandanti trovavano vitto e alloggio gratis. Di qui ebbe origine la tradizione che fece di S. Giuliano l’ospitaliere, il protettore dei viandanti, i quali lo invocavano per via e ne recitavano il miracoloso Paternostro. Anche il Boccaccio (Dec.II. 2.) dice: «ne’ quali (paesi) chi non ha detto il Paternostro di S. Giuliano, ancora che abbia buon letto, alberga male». Intorno alle varie trasformazioni e modificazioni che subì la leggenda di questo santo, che divenne perfino protettore dei facili amori e dei lenoni, puoi vedere l’interessante scritto diA. Graf,S. Giuliano nel Decamerone e altrove,—in:Miti, leggende, e superstizioni del Medio EvoTorino, Loescher 1892-93. V. anche,Brand,Antiquities(V. I. pag. 359. Ediz. H. Ellis).

[30]Was alway after oon: era sempre della stessa qualità. La quale, trattandosi di un ricco possidente, è naturale che fosse anche la migliore. Altri, meno bene e poco chiaramente, intende: era sempre dopo l’una (after one o’clock).

[31]Quale fosse precisamente l’ufficio delcounter, qui ricordato dal Chaucer, non ho potuto capire, e non so quale e quanta relazione avesse, in verità, con quello del nostro ragioniere. L’Hertzberg traduce, non credo in modo più felice ed esatto,Landvoigt(prefetto, podestà). Qualunque sia il vero significato di questa parola, mi sembra che non debba, ad ogni modo, essergli estraneo il concetto dei numeri e dell’aritmetica, stando all’etimo.

[32]Letteralmente: avrebbe potuto sedere, in una sala dorata, alla tavola situata sulla piattaforma (on the deys). Secondo un uso molto comune in Inghilterra nel Medio Evo, i signori in fondo ad uno dei lati della sala da pranzo, che era sempre molto vasta, facevano costruire una piattaforma in legno, sulla quale veniva apparecchiata la tavola per gli ospiti (come oggi si direbbe) illustri o degni di un certo riguardo.

[33]Radice aromatica di sapore amarognolo.

[34]Ignorando completamente a quale pietanza della nostra cucina moderna corrisponda, in qualche modo, ilblankmangerdel cuoco chauceriano, ho tradotto «cappone in galantina» per la ragione che stando a quanto riferisce in proposito il Tyrwhitt, pare che uno dei principali ingredienti fosse la polpa del cappone (the brawne of a capon).

[35]Ho lasciato il seguente distico:

«If that he foughte, and hadde the heigher hand,By water he sente hem hoom to every land.»

il quale non dà qui un senso possibile. Il Wright e il Bell accolgono, senza discussione, i due versi secondo il testo del Tyrwhitt. È strano che nessuno di loro tre, neppure il Tyrwhitt, che con sì larga messe di note haillustrato la sua edizione, abbia accennato anche lontanamente alla oscurità del senso, che non può essere loro sfuggita. L’Hertzberg espunge il distico intero osservando, molto giustamente, che se non si può sospettare una interpolazione, bisogna ammettere che prima di questi due versi ci sia una lacuna.

[36]Hull era anche a’ tempi del Chaucer uno dei porti più importanti dell’Inghilterra.

[37]Leggo col Wright e col Bellwys to undertakeinvece cheI undertake, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivowysche qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altrohardy(coraggioso, ardito).

[38]Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.

[39]L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «The Astrolabe» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.

[40]I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico,il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolataContinens. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. Warton,Op. cit., pp. 292-293).

[41]È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio delDecamerone.

[42]Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.

[43]Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg:ten pounde. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il qualele donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.

[44]Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.

[45]Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge:gattothud, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.

La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata pergoat-toothed(dai denti di capra) che significa in senso traslato:ghiotto,ingordo. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Erogattothud, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»

[46]Il testo dice veramente; «poichè era molto pratica del mestiere di questa vecchia danza» (For of that art sche knew the olde daunce).

[47]Letteralmente: «non c’era caso che per causa delle decime si arrabbiasse ed imprecasse» (Ful loth were him to cursey for his tythes). Chi si rifiutava di pagarle incorreva nella scomunica.

[48]Non so se questa espressione renda, in qualche modo, lo «spiced conscience» del testo, tutt’altro che chiaro, che il Tyrwhitt confessa di non capire assolutamente. L’Hertzberg traduce, «That mit Gewissensskrupeln nicht breit.»

[49]Per maggiore chiarezza non ho mantenuto, traducendo, l’ordine preciso con cui il poeta nomina qui gli ultimi personaggi del suo prologo: ho seguito invece quello nel quale ce li descrive poi singolarmente. Ilsompnour(summoner), che io ho reso in italiano concursoreeusciere del tribunale ecclesiastico, era un impiegato che aveva l’ufficio di citare, come dice il nome stesso, davanti alla severa corte dell’arcidiacono, coloro che si erano resi colpevoli verso le leggi ecclesiastiche, custodi a dire il vero non troppo intemerate della pubblica morale. Questo personaggio, nel quale il Chaucer fa un’arguta satira degli usi e degli abusi religiosi del suo tempo, è una delle macchiette più riuscite e geniali della lunga schiera di cavalieri che ci sfilano davanti, gaiamente novellando, sulla via di Canterbury.

[50]Il mugnaio qui descritto dal poeta è il vero prototipo di quella classe che nel medio evo era proverbialmente nota per la consumata abilità di rubare. Secondo l’uso che anche oggi rimane in molti luoghi, il padrone del mulino, invece di denaro, si prendeva a titolo di paga, una certa misura di fiore per ogni sacco macinato. E questo dicevasi, con parola del mestiere,tollen(tollotake toll). Pare, quindi, che l’onesto mugnaio non contento di mettere le mani nel sacco del grano (wel cowde he stele corn) prima di macinarlo, si prendesse poi tre misure di farina (tollen thries) invece di una.

[51]Il Chaucer intende dire che il suo mugnaio, in fin dei conti, non era più ladro degli altri: aveva anche lui, come gli altri colleghi, il suo pollice d’oro. La frase è tolta probabilmente, come nota il Tyrwhitt, dall’antico proverbio inglese: «Every honest miller has a thumb of gold» col quale il popolo faceva le sue vendette.

[52]Non so se in italiano vi sia un’altra parola che meglio risponda almauncipledel testo. Mi è sembrato chefornitore,provveditore,dispensieresarebbe stato anche peggio dieconomo.

[53]Il testo ha veramente:he mas ay biforn in good state: «egli era sempre il primo a trovarsi in buona condizione.» Cioè trovava sempre il modo di comprare roba buona e pagarla poco, per farla poi pagare ai suoi padroni più di quello che costava, intascandosi il di più.

[54]«a jay con clepe Watte, as wel as can the pope.» Letteralmente: una gazza può chiamare «Gualtiero» (WattevaleWat, forma abbreviata diWalter) bene come il papa.

[55]L’usciere quando aveva alzato un po’ il gomito faceva sfoggio del suo latino: è naturale però che tra i fumi del vino egli si ricordasse meglio di quelle espressioni e di quelle frasi che stando in tribunale sentiva ripetere più spesso. Una di queste era appunto:Questio quid juris, che negli antichi scritti di legge ricorreva continuamente, in forma di domanda, dopo l’esposizione di un fatto giuridico qualunque.

[56]Ho tradotto con questa efficace espressione del popolo nostro l’espressione popolare inglese adoperata dal Chaucer:And prively a fynch eke cowde he pulle(sapeva anche pelare, di nascosto, un uccellino).

[57]Cioè dalla scomunica. Con questa parola cominciava la formula:Significavit nobis venerabilis pater etc., onde veniva annunciata ai colpevoli la scomunica.

[58]Il testo dicegurles(girls) ma qui piuttosto che nel senso determinato diragazze, deve intendersi in senso generale: maschi e femmine. Però ho tradotto:tutta la gioventù.

[59]Si tratta, molto probabilmente, di un ritornello di qualche canzone popolare amorosa del tempo.

[60]Mi pare chestoryenon possa avere qui il significato di storia o racconto profano, che andrebbe poco d’accordo conlessoun(una parte della sacra scrittura che si leggeva nella messa). Il Chaucer dopo averci descritto il suo mercante di indulgenze per il miglior brigante del mondo, come avrebbe detto il Boccaccio, soggiunge con intenzione senza dubbio ironica:—Però bisogna dire la verità, in chiesa era un degno prete (a noble ecclesiaste), e diceva la messa con tutte le regole senza trascurarne nessuna parte.

[61]Affyle his tunge.Letteralmente: pulir la lingua.

[62]È probabile, come nota il Tyrwhitt, che la fonte diretta alla quale il Chaucer ha attinto questa espressione, piuttosto che Platone, sia Boezio (De Consolatione, III. 12).

[63]L’abbeveratoio di S. Tommaso, secondo il Wright, si trovava a due miglia da Londra sull’antica strada di Canterbury.

[64]V. la nota 11 alla novella del mercante di indulgenze.

NOVELLA DEL CAVALIERE

[1]Il testo dice veramente: pareva la pianta del bosso, o la cenere morta e fredda (lik was he to byholde—The box-tree, or the asschen deed and colde).[2]Lene he wexe, and drye as is a schaft(si ridusse magro e secco come una freccia).[3]Il poeta allude al noto episodio di Argo, che Mercurio riusci ad uccidere dopo avergli fatto chiudere i cento occhi. Il racconto si legge anche in Ovidio (Metam.I. 714), che fra i poeti latini è uno di quelli più spesso, direttamente o indirettamente, ricordati dal Chaucer.[4]NellaTeseideArcita, per non essere riconosciuto, cambia il suo nome in quello di Penteo (Tes.IV. 3): il Chaucer, discostandosi dal Boccaccio, fa che il cavaliere tebano sostituisca il proprio con quello di Filostrato. È probabile che questo nome, che qui è molto appropriato pel suo significato etimologico (abbattuto da amore), il poeta inglese lo abbia tolto di peso dal poema del Boccaccio, a lui indubbiamente noto come dimostra il «Troilus and Cressida».[5]Hath brought him in the snare.(Lo portò nel laccio).[6]Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (Now in the croppe, now doun in the breres).[7]Mars the reede(il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (Tes.I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.[8]L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare).[9]La frase non troppo chiara:he may go pypen in an ivy leef(deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbopipen, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.[10]Il testo dice un carretto pieno d’oro (of gold a fother).[11]A citole.Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (Op. cit.Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voceCitola, e riferisce l’opinione del Hawkins (History of Music, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (Dulcimer).[12]La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.[13]The northern light in at the dore schon.La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (Tes.VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (Teb.VII. 45).[14]Alla lettera: che pesavano una tonnellata:tonne greet(a great ton). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (tun).[15]Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (armed complaint).[16]Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (a thousand, slaine, and not of qualme ystorve).[17]L’epitetohoppesteres, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassoneto hoppeche significadanzare. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco dellaTeseide, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.[18]La spada di Damocle.[19]Nota lo Speght (Op. cit., Gloss.) chePuellaeRubenssono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.[20]Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fraDyane(Dafni) eDyane(Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.[21]His eyen were cytryne(gli occhi erano del colore del cedro).[22]Il testo dice veramente: «la terza ora disuguale dopo che etc.». Secondo il sistema astrologico con cui veniva computato il tempo, il giorno era diviso,dal sorgere del sole al tramonto, in dodici parti, le quali variavano giornalmente, e non erano uguali, in durata, alle ore della notte, se non nel periodo degli equinozi. (Cfr.Hertzberg,op. cit., n.).[23]La citazione è così fuori di luogo, che sembrerebbe fatta apposta per distogliere e sviare l’attenzione di chi legge dalla vera fonte. NellaTebaidedi Stazio non c’è nulla di tutto questo: invece una descrizione particolareggiata dei sacrifici onde Emilia onora Diana, si trova nel VII dellaTeseide(71-76), dal quale il Chaucer, fino dai primi versi in cui racconta come la cognata di Teseo si reco all’altare della dea, ha tradotto quasi alla lettera la maggior parte dell’episodio della invocazione.

[1]Il testo dice veramente: pareva la pianta del bosso, o la cenere morta e fredda (lik was he to byholde—The box-tree, or the asschen deed and colde).

[2]Lene he wexe, and drye as is a schaft(si ridusse magro e secco come una freccia).

[3]Il poeta allude al noto episodio di Argo, che Mercurio riusci ad uccidere dopo avergli fatto chiudere i cento occhi. Il racconto si legge anche in Ovidio (Metam.I. 714), che fra i poeti latini è uno di quelli più spesso, direttamente o indirettamente, ricordati dal Chaucer.

[4]NellaTeseideArcita, per non essere riconosciuto, cambia il suo nome in quello di Penteo (Tes.IV. 3): il Chaucer, discostandosi dal Boccaccio, fa che il cavaliere tebano sostituisca il proprio con quello di Filostrato. È probabile che questo nome, che qui è molto appropriato pel suo significato etimologico (abbattuto da amore), il poeta inglese lo abbia tolto di peso dal poema del Boccaccio, a lui indubbiamente noto come dimostra il «Troilus and Cressida».

[5]Hath brought him in the snare.(Lo portò nel laccio).

[6]Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (Now in the croppe, now doun in the breres).

[7]Mars the reede(il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (Tes.I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.

[8]L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare).

[9]La frase non troppo chiara:he may go pypen in an ivy leef(deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbopipen, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.

[10]Il testo dice un carretto pieno d’oro (of gold a fother).

[11]A citole.Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (Op. cit.Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voceCitola, e riferisce l’opinione del Hawkins (History of Music, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (Dulcimer).

[12]La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.

[13]The northern light in at the dore schon.La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (Tes.VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (Teb.VII. 45).

[14]Alla lettera: che pesavano una tonnellata:tonne greet(a great ton). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (tun).

[15]Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (armed complaint).

[16]Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (a thousand, slaine, and not of qualme ystorve).

[17]L’epitetohoppesteres, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassoneto hoppeche significadanzare. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco dellaTeseide, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.

[18]La spada di Damocle.

[19]Nota lo Speght (Op. cit., Gloss.) chePuellaeRubenssono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.

[20]Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fraDyane(Dafni) eDyane(Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.

[21]His eyen were cytryne(gli occhi erano del colore del cedro).

[22]Il testo dice veramente: «la terza ora disuguale dopo che etc.». Secondo il sistema astrologico con cui veniva computato il tempo, il giorno era diviso,dal sorgere del sole al tramonto, in dodici parti, le quali variavano giornalmente, e non erano uguali, in durata, alle ore della notte, se non nel periodo degli equinozi. (Cfr.Hertzberg,op. cit., n.).

[23]La citazione è così fuori di luogo, che sembrerebbe fatta apposta per distogliere e sviare l’attenzione di chi legge dalla vera fonte. NellaTebaidedi Stazio non c’è nulla di tutto questo: invece una descrizione particolareggiata dei sacrifici onde Emilia onora Diana, si trova nel VII dellaTeseide(71-76), dal quale il Chaucer, fino dai primi versi in cui racconta come la cognata di Teseo si reco all’altare della dea, ha tradotto quasi alla lettera la maggior parte dell’episodio della invocazione.

NOVELLA DEL GIURECONSULTO

PROLOGO

[1]Espressione proverbiale che ricorre anche altrove. Nella visione allegoricaPiers the PlowmandiWilliam LanglandoLangley, contemporaneo del Chaucer, è detto che «nessun uomo desidererebbe la verginità diMalkin.»

[1]Espressione proverbiale che ricorre anche altrove. Nella visione allegoricaPiers the PlowmandiWilliam LanglandoLangley, contemporaneo del Chaucer, è detto che «nessun uomo desidererebbe la verginità diMalkin.»

NOVELLA

[1]Il Wright riferisce, a illustrazione di questo passo, questa annotazione latina che si trova in margine al manoscritto di Lansdowne: «Unde Tholomeus, libro primo, capitulo 8: Primi motus coeli duo sunt, quorum unus est qui movet totum semper ab orientein occidentem uno modo super orbes, etc. Alter vero motus est qui movet orbem stellarum currentium centra motum primum, videlicet ab occidente in orientem super alias duos polos, etc.»[2]Dagli astrologi era dettoSignore(Lord) quel pianeta che secondo loro esercitava un influsso speciale sulle varie ore del giorno, che erano sotto il suo impero. Confesso candidamente che in tutte queste espressioni del gergo astrologico, di cui si compiace così spesso il Chaucer, io riesco a vederci poco chiaro. Chi volesse saperne e capirne di più, veda la lunga nota dell’Hertzberg al verso 4722, dove troverà anche spiegato che cosa sia l’ascendent tortuous, che io ho tradotto conoroscopo.[3]La grafia di questa barbara voce astrologica è incerta. Tanto il Tyrwhitt che leggeAtyzar, quanto il Wright che scrive, secondo il ms. Harleiano,Attezare, si dichiarano incapaci di dare una lezione sicura. Lo Skeat (op. cit.) dice che la vera lezione èAtazir, forma arabo-spagnola che significa:triste influsso.

[1]Il Wright riferisce, a illustrazione di questo passo, questa annotazione latina che si trova in margine al manoscritto di Lansdowne: «Unde Tholomeus, libro primo, capitulo 8: Primi motus coeli duo sunt, quorum unus est qui movet totum semper ab orientein occidentem uno modo super orbes, etc. Alter vero motus est qui movet orbem stellarum currentium centra motum primum, videlicet ab occidente in orientem super alias duos polos, etc.»

[2]Dagli astrologi era dettoSignore(Lord) quel pianeta che secondo loro esercitava un influsso speciale sulle varie ore del giorno, che erano sotto il suo impero. Confesso candidamente che in tutte queste espressioni del gergo astrologico, di cui si compiace così spesso il Chaucer, io riesco a vederci poco chiaro. Chi volesse saperne e capirne di più, veda la lunga nota dell’Hertzberg al verso 4722, dove troverà anche spiegato che cosa sia l’ascendent tortuous, che io ho tradotto conoroscopo.

[3]La grafia di questa barbara voce astrologica è incerta. Tanto il Tyrwhitt che leggeAtyzar, quanto il Wright che scrive, secondo il ms. Harleiano,Attezare, si dichiarano incapaci di dare una lezione sicura. Lo Skeat (op. cit.) dice che la vera lezione èAtazir, forma arabo-spagnola che significa:triste influsso.

NOVELLA DEL CHIERICO DI OXFORD

PROLOGO

[1]Il testo dice veramente: «Perchè quando uno è entrato in un giuoco, deve stare al giuoco» (For what man is entred unto play, He moot nedes unto that play assent).[2]Giovanni da Lignano, famoso giurista e filosofo milanese fiorito verso il 1378.

[1]Il testo dice veramente: «Perchè quando uno è entrato in un giuoco, deve stare al giuoco» (For what man is entred unto play, He moot nedes unto that play assent).

[2]Giovanni da Lignano, famoso giurista e filosofo milanese fiorito verso il 1378.

NOVELLA

[1]V. Prologo generale, pag. 25. Costei aveva raccontata la sua novella dopo quella del Giureconsulto.[2]Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la qualeChichevacheoChichefaceera un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto aChichevachetroviamo, infatti, un altro mostro chiamatoBycorn, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr.Wright,op. cit., n.

[1]V. Prologo generale, pag. 25. Costei aveva raccontata la sua novella dopo quella del Giureconsulto.

[2]Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la qualeChichevacheoChichefaceera un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto aChichevachetroviamo, infatti, un altro mostro chiamatoBycorn, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr.Wright,op. cit., n.

NOVELLADEL MERCANTE DI INDULGENZE

[1]L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23);il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.[2]Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.[3]Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi allaEpist.LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»[4]Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr.Filipp.III. 18.[5]Vicino a Cadiz.[6]Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.[7]Prov.XXXI. 6.[8]Prov.XXXI. 4.[9]Probabilmente il Chaucer ha tolto questa storia dalPolycraticus, sive de nugis Curialium et vestigiis Philosophorumdi Giovanni da Salisbury, che visse durante il regno di Enrico II, fu vescovo di Chartres nel 1176, e morì nel 1180. Il testo delPolycraticus(I, 5), nel quale però invece di Stilbone che si reca a Sparta si racconta di un tal Chilone mandato ambasciatore a Corinto, dice così: «Chilon Lacedaemonius, iungendae societatis causa missus Corinthum, duces et seniores populi ludentes invenit in alea. Infecto itaque negotioreversus est etc.» A questa stessa fonte il poeta ha attinto anche l’altro aneddoto del re dei Parti che per dileggio mandò a Demetrio (Demetrius Nicator?Cfr, GIUSTINO,Philip.XXXVI. 1) un paio di dadi.[10]L’abbazia di Hailes in Glaucestershire fondata da Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III. Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[11]L’espressione inglese èdrawing cut, ed è quella stessa che ricorre anche nel prologo generale (v. pag. 64), dove io, non essendo riuscito, allora, a capirne il significato preciso, l’ho tradotta:fare al conto. Una nota del Froissart, che pur troppo ho veduto quando il prologo era già stampato, mi ha condotto poi a quest’altra spiegazione che è, probabilmente, la vera.Drawing cut, secondo il Froissart, (cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.) corrisponde all’espressione francese:tirer à la longue, (ocourte)paille. È molto verisimile, infatti, checut(tagliato) stia ad indicare la paglia tagliata in pezzetti di differente lunghezza. La sorte cadeva su colui, che dal fascetto dei pezzi di paglia tenuti stretti in una mano da uno dei presenti, tirava fuori la paglia più lunga, o più corta, secondo quello che era stato convenuto prima. Questa espressione si trova anche in una filastrocca francese che incomincia così:Il était un petit navire,il était un petit navire,qui n’avait ja-jamais navigué,qui n’avait ja-jamais navigué...e in cui si trova questa strofe:On tira au sortla courte paille,on tira au sortla courte paillepour savoir qui-qui serait mangé,pour savoir qui-qui serait mangé....[12]Antica moneta inglese.

[1]L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23);il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.

[2]Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.

[3]Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi allaEpist.LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»

[4]Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr.Filipp.III. 18.

[5]Vicino a Cadiz.

[6]Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.

[7]Prov.XXXI. 6.

[8]Prov.XXXI. 4.

[9]Probabilmente il Chaucer ha tolto questa storia dalPolycraticus, sive de nugis Curialium et vestigiis Philosophorumdi Giovanni da Salisbury, che visse durante il regno di Enrico II, fu vescovo di Chartres nel 1176, e morì nel 1180. Il testo delPolycraticus(I, 5), nel quale però invece di Stilbone che si reca a Sparta si racconta di un tal Chilone mandato ambasciatore a Corinto, dice così: «Chilon Lacedaemonius, iungendae societatis causa missus Corinthum, duces et seniores populi ludentes invenit in alea. Infecto itaque negotioreversus est etc.» A questa stessa fonte il poeta ha attinto anche l’altro aneddoto del re dei Parti che per dileggio mandò a Demetrio (Demetrius Nicator?Cfr, GIUSTINO,Philip.XXXVI. 1) un paio di dadi.

[10]L’abbazia di Hailes in Glaucestershire fondata da Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III. Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.

[11]L’espressione inglese èdrawing cut, ed è quella stessa che ricorre anche nel prologo generale (v. pag. 64), dove io, non essendo riuscito, allora, a capirne il significato preciso, l’ho tradotta:fare al conto. Una nota del Froissart, che pur troppo ho veduto quando il prologo era già stampato, mi ha condotto poi a quest’altra spiegazione che è, probabilmente, la vera.Drawing cut, secondo il Froissart, (cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.) corrisponde all’espressione francese:tirer à la longue, (ocourte)paille. È molto verisimile, infatti, checut(tagliato) stia ad indicare la paglia tagliata in pezzetti di differente lunghezza. La sorte cadeva su colui, che dal fascetto dei pezzi di paglia tenuti stretti in una mano da uno dei presenti, tirava fuori la paglia più lunga, o più corta, secondo quello che era stato convenuto prima. Questa espressione si trova anche in una filastrocca francese che incomincia così:

Il était un petit navire,il était un petit navire,qui n’avait ja-jamais navigué,qui n’avait ja-jamais navigué...

e in cui si trova questa strofe:

On tira au sortla courte paille,on tira au sortla courte paillepour savoir qui-qui serait mangé,pour savoir qui-qui serait mangé....

[12]Antica moneta inglese.

IL CANTARE DI SER THOPAS

[1]Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).[2]Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.[3]Ho tradotto la vocepayndemayndel testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, dapanis matutinus(pain de matin) è dimostrata erronea dallo Skeat (op. cit., n.). L’Hertzberg traduce semplicemente:Semmelbrod.[4]jane (daJanua=Genoa). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.[5]Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (Or far to lay in cofre).[6]So swette, that men might him wrynge(Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)[7]Termagante (Termagaunt) o Tervagante era, nella letteratura popolare del medio evo, un dio dei saraceni e dei pagani, terribile per la sua prepotente violenza. Il Bell (op. cit., n.) riferisce una romanza cavalieresca intitolataThe King of Tars, nella quale il Soldano fattosi cristiano distrugge tutte le immagini dei suoi falsi dei, e fra le altre anche quella di Termagante. Il nome è di origine sassone (tyr-magan), ed è rimasto nel modernotermagantche significa, appunto,turbolento,arrogante.[8]Gli antichigestours(cantori di geste) qui nominati, cominciarono col cantare fatti e avventure di eroi (gesta) presso a poco come gli antichi rapsodi in Grecia. Poi fecero oggetto dei loro canti, insieme con i menestrelli (mynstrales) storie romanzesche di armi e di amori, recitando perfino delle vere epopee come quella delBuovo d’Antona. (Bevys of Hampton). Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.[9]Leggo col Wright e col Bell:And made him eek in a maselyna real spiceryeof gyngebred etc.[10]Il testo dice veramente:His sadel was of royel boon. Che cosa fosse ilroyel boonnessuno lo spiega. Il Wright nota che ad ogni modo si deve intendere senza dubbio un materiale che serviva per fare delle selle speciali per valore e bellezza. E cita in proposito un’antica ballata:Thomas and the Elf Queen, nella quale è detto che la sella con cui cavalcava la regina delle fate era:of reuylle bone,Semely mas that sight to se,Stifly sette with precious stone.[11]Il testo dice precisamente:Lo, lordes, heer is a fyt. Per l’origine e il significato della parolafytche gli scrittori anglo sassoni adoperarono per indicare i diversi periodi metrici e musicali di questi cantari romanzeschi, vedi ciò che riferisce il Bell (op. cit., n.)[12]Il Chaucer ricorda qui, molto opportunamente, fra i vecchi cantari cavaliereschi, dei quali le avventure di Ser Thopas sono una spiritosa parodia, alcuni di quelli che erano più in voga, in Inghilterra, al tempo suo. La storia del giovine Horn (Horn child) si conserva anche in lingua anglo-normanna, ed è una delle saghe più antiche della letteratura inglese. Quella di Ipotis (Ypotis), piuttosto che un vero e proprio romanzo è una leggenda sacra. La materia romanzesca di ser Bevis (Bevys) è quella stessa della rozza epopea del Buovo d’Antona. In ser Guy (sir Gy) abbiamo la nota saga diGuy of Warwick, il quale combattè con un drago in Northumberland. Il romanzo di ser Libeaux cioè: «Il bello sconosciuto» (Ly beau desconus), appartiene al ciclo brettone del re Artù; dell’ultimo intitolatoPleyndamouroBlandamournon si ha notizia, solo lo troviamo ricordato insir Libeaux. Per la storia e il testo di questi antichi cantari d’Inghilterra cfr.Warton,Op. cit.Ellis,Specimens of Early Eng. Romances.Ritson,Op. cit.PERCY,Essay on ancient metr. Rom., eReliques of ant. Engl. Poetry.Bernhard Ten BrinkAlte Engl. Literatur.[13]Il romanzo di Ser Percival (sir Percivelle) è attribuito a Chrestien de Troyes, e fu scritto secondo il Warton prima del 1191. Per le sue relazioni con la leggenda del Graal vediBell,op. cit., n,eDunlop,Hist. of Prose Fiction, I, 160 sgg. e 172 sgg.[14]Il trattato di cui parla il Chaucer èLe Livre de Melibée et de Dame Prudence, dal quale il poeta ha tradotto quasi letteralmente il suo secondo racconto, che è intitolato: La novella di Melibeo. La fonte originale di questa storia, non è però il testo francese di cui si valse il Chaucer, ma il LiberConsolationis et Consiliidi Albertano da Brescia.

[1]Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).

[2]Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.

[3]Ho tradotto la vocepayndemayndel testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, dapanis matutinus(pain de matin) è dimostrata erronea dallo Skeat (op. cit., n.). L’Hertzberg traduce semplicemente:Semmelbrod.

[4]jane (daJanua=Genoa). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.

[5]Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (Or far to lay in cofre).

[6]So swette, that men might him wrynge(Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)

[7]Termagante (Termagaunt) o Tervagante era, nella letteratura popolare del medio evo, un dio dei saraceni e dei pagani, terribile per la sua prepotente violenza. Il Bell (op. cit., n.) riferisce una romanza cavalieresca intitolataThe King of Tars, nella quale il Soldano fattosi cristiano distrugge tutte le immagini dei suoi falsi dei, e fra le altre anche quella di Termagante. Il nome è di origine sassone (tyr-magan), ed è rimasto nel modernotermagantche significa, appunto,turbolento,arrogante.

[8]Gli antichigestours(cantori di geste) qui nominati, cominciarono col cantare fatti e avventure di eroi (gesta) presso a poco come gli antichi rapsodi in Grecia. Poi fecero oggetto dei loro canti, insieme con i menestrelli (mynstrales) storie romanzesche di armi e di amori, recitando perfino delle vere epopee come quella delBuovo d’Antona. (Bevys of Hampton). Cfr.Tyrwhitt,op. cit., n.

[9]Leggo col Wright e col Bell:

And made him eek in a maselyna real spiceryeof gyngebred etc.

[10]Il testo dice veramente:His sadel was of royel boon. Che cosa fosse ilroyel boonnessuno lo spiega. Il Wright nota che ad ogni modo si deve intendere senza dubbio un materiale che serviva per fare delle selle speciali per valore e bellezza. E cita in proposito un’antica ballata:Thomas and the Elf Queen, nella quale è detto che la sella con cui cavalcava la regina delle fate era:

of reuylle bone,

Semely mas that sight to se,Stifly sette with precious stone.

[11]Il testo dice precisamente:Lo, lordes, heer is a fyt. Per l’origine e il significato della parolafytche gli scrittori anglo sassoni adoperarono per indicare i diversi periodi metrici e musicali di questi cantari romanzeschi, vedi ciò che riferisce il Bell (op. cit., n.)

[12]Il Chaucer ricorda qui, molto opportunamente, fra i vecchi cantari cavaliereschi, dei quali le avventure di Ser Thopas sono una spiritosa parodia, alcuni di quelli che erano più in voga, in Inghilterra, al tempo suo. La storia del giovine Horn (Horn child) si conserva anche in lingua anglo-normanna, ed è una delle saghe più antiche della letteratura inglese. Quella di Ipotis (Ypotis), piuttosto che un vero e proprio romanzo è una leggenda sacra. La materia romanzesca di ser Bevis (Bevys) è quella stessa della rozza epopea del Buovo d’Antona. In ser Guy (sir Gy) abbiamo la nota saga diGuy of Warwick, il quale combattè con un drago in Northumberland. Il romanzo di ser Libeaux cioè: «Il bello sconosciuto» (Ly beau desconus), appartiene al ciclo brettone del re Artù; dell’ultimo intitolatoPleyndamouroBlandamournon si ha notizia, solo lo troviamo ricordato insir Libeaux. Per la storia e il testo di questi antichi cantari d’Inghilterra cfr.Warton,Op. cit.Ellis,Specimens of Early Eng. Romances.Ritson,Op. cit.PERCY,Essay on ancient metr. Rom., eReliques of ant. Engl. Poetry.Bernhard Ten BrinkAlte Engl. Literatur.

[13]Il romanzo di Ser Percival (sir Percivelle) è attribuito a Chrestien de Troyes, e fu scritto secondo il Warton prima del 1191. Per le sue relazioni con la leggenda del Graal vediBell,op. cit., n,eDunlop,Hist. of Prose Fiction, I, 160 sgg. e 172 sgg.

[14]Il trattato di cui parla il Chaucer èLe Livre de Melibée et de Dame Prudence, dal quale il poeta ha tradotto quasi letteralmente il suo secondo racconto, che è intitolato: La novella di Melibeo. La fonte originale di questa storia, non è però il testo francese di cui si valse il Chaucer, ma il LiberConsolationis et Consiliidi Albertano da Brescia.


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