APPENDICE I.

[16]Traduzione dell'InfernoeParadisod'Immanuele di S. Seppilli. (Dalle poesie di mille autori intorno a Dante raccolte.... da Carlo Del Balzo. Vol. II, pag 52, Tip. Forzani e C. Roma 1890).

[16]Traduzione dell'InfernoeParadisod'Immanuele di S. Seppilli. (Dalle poesie di mille autori intorno a Dante raccolte.... da Carlo Del Balzo. Vol. II, pag 52, Tip. Forzani e C. Roma 1890).

[17]Dante morì nel 1321; Immanuele nel 1330. Dopo la morte del primo, il poeta ebreo non poteva dargli più solenne testimonianza di affetto che facendosi accompagnare da lui in quel viaggio simbolico.

[17]Dante morì nel 1321; Immanuele nel 1330. Dopo la morte del primo, il poeta ebreo non poteva dargli più solenne testimonianza di affetto che facendosi accompagnare da lui in quel viaggio simbolico.

[18]Ecco la traduzione del Seppilli:Or sappi che costor sebben non natiDevoti al nostro culto, coll'ingegnoVidero il vero, scritto in molti lati.Onde ciascuno di salir fu degnoDispregiator del rito suo natioAll'eterno piacer di questo regno,Ed adorò debitamente un DioDei rei terror, consolator dei buoniPronto a pietade ed al furor restio.

[18]Ecco la traduzione del Seppilli:

Or sappi che costor sebben non natiDevoti al nostro culto, coll'ingegnoVidero il vero, scritto in molti lati.Onde ciascuno di salir fu degnoDispregiator del rito suo natioAll'eterno piacer di questo regno,Ed adorò debitamente un DioDei rei terror, consolator dei buoniPronto a pietade ed al furor restio.

Or sappi che costor sebben non natiDevoti al nostro culto, coll'ingegnoVidero il vero, scritto in molti lati.Onde ciascuno di salir fu degnoDispregiator del rito suo natioAll'eterno piacer di questo regno,Ed adorò debitamente un DioDei rei terror, consolator dei buoniPronto a pietade ed al furor restio.

Or sappi che costor sebben non natiDevoti al nostro culto, coll'ingegnoVidero il vero, scritto in molti lati.

Or sappi che costor sebben non nati

Devoti al nostro culto, coll'ingegno

Videro il vero, scritto in molti lati.

Onde ciascuno di salir fu degnoDispregiator del rito suo natioAll'eterno piacer di questo regno,

Onde ciascuno di salir fu degno

Dispregiator del rito suo natio

All'eterno piacer di questo regno,

Ed adorò debitamente un DioDei rei terror, consolator dei buoniPronto a pietade ed al furor restio.

Ed adorò debitamente un Dio

Dei rei terror, consolator dei buoni

Pronto a pietade ed al furor restio.

[19]Un sonetto che il Dal Balzo (vol. II, p. 56) dice giustamente apocrifo e attribuito a Cino da Pistoia, così incomincia:Messer Boson, lo vostro Manuello,Seguitando l'error de la sua leggePassato è nell'inferno e prova quelloMartir ch'è dato a chi non si corregge . . . .Non è con tutta la comune greggeMa con Dante si sta . . . .

[19]Un sonetto che il Dal Balzo (vol. II, p. 56) dice giustamente apocrifo e attribuito a Cino da Pistoia, così incomincia:

Messer Boson, lo vostro Manuello,Seguitando l'error de la sua leggePassato è nell'inferno e prova quelloMartir ch'è dato a chi non si corregge . . . .Non è con tutta la comune greggeMa con Dante si sta . . . .

Messer Boson, lo vostro Manuello,Seguitando l'error de la sua leggePassato è nell'inferno e prova quelloMartir ch'è dato a chi non si corregge . . . .Non è con tutta la comune greggeMa con Dante si sta . . . .

Messer Boson, lo vostro Manuello,Seguitando l'error de la sua leggePassato è nell'inferno e prova quello

Messer Boson, lo vostro Manuello,

Seguitando l'error de la sua legge

Passato è nell'inferno e prova quello

Martir ch'è dato a chi non si corregge . . . .Non è con tutta la comune greggeMa con Dante si sta . . . .

Martir ch'è dato a chi non si corregge . . . .

Non è con tutta la comune gregge

Ma con Dante si sta . . . .

Qual'era l'amante d'Imanuele Romano, amico di Dante? Ecco una domanda indiscreta anzichè no. Perchè indiscreta? Prima di tutto perchè ne aveva più d'una — come tutti i poeti — poi perchè a tanta distanza di tempo è impossibile raccappezzarcisi. Ma le induzioni sono permesse.

In una delle sue smaglianti poesie, la sesta delleMechaberod, parla degli occhi di Gemma:

הראית עיני יימ״ה?ששון ליבי המה

הראית עיני יימ״ה?ששון ליבי המה

הראית עיני יימ״ה?ששון ליבי המה

הראית עיני יימ״ה?

ששון ליבי המה

Chi era questa Gemma? Noi propendiamo a credere fosse la moglie stessa di Dante, la quale trascurata dal marito, faceva la galante coll'amico Imanuele che frequentava la sua casa. E' una mera supposizione, lo sappiamo, ma nella critica letteraria se non si osa gettare una idea che possa suscitare qualche discussione, non si arriva mai a scoprire la verità. Ne siete convinti?

Questo scrivevamo nelVessillo Israelitico, Anno 1890. pag. 342.

Quella nostra, diremo così ardita induzione, piacque molto ai critici, fra i quali il dottissimo Modona — sotto bibliotecario a Parma — che su Dante e Imanuele ha studiato non poco. Anzi fu lui che prima d'ogni altro pubblicò nelVessillostesso (anno 1885, fascicolo XII) ilBisbiglioattribuito a Manuello, tolto dal ms. n. 1289 della Biblioteca dell'Universitàdi Bologna e poi ripubblicato nel 1887 dal prof. Mazzoni, dal ms. d. 5 della Casanatense di Roma per nozze Carducci-Gnaccarini.

E poichè abbiamo nominato il Modona aggiungiamo che egli intorno all'amicizia contratta fra i due poeti opina che l'incontro e la dimestichezza di Dante coll'Imanuele siano piuttosto avvenuti a Verona dove certo il primo fu due volte e dove pare assicurato che fosse anche il secondo lungamente, regnante Can Grande della Scala, come risulta dalBisbigliodedicato alla Magnificenza del successore delGran Lombardo.

SONETTI DUE

Due lumi son di nuovi spenti al mondo[20]In cui virtù e bellezza si vedea:Pianga la mente tua[21]che già rideaDi quel che di saper toccava il fondo.Pianga la tua del bel viso giocondoDi cui tua lingua tanto ben dicea,O me dolente che pianger doveaOgni uomo che sta dentro a questo tondo.Et pianga dunque Manuel giudeoE prima pianga il suo proprio dannoPoi pianga 'l mal di questo mondo reo.Che sotto 'l sol non fu mai peggior anno:Ma mi conforta ch'io credo che DeoDante abbia posto in glorioso scanno.

Due lumi son di nuovi spenti al mondo[20]In cui virtù e bellezza si vedea:Pianga la mente tua[21]che già rideaDi quel che di saper toccava il fondo.Pianga la tua del bel viso giocondoDi cui tua lingua tanto ben dicea,O me dolente che pianger doveaOgni uomo che sta dentro a questo tondo.Et pianga dunque Manuel giudeoE prima pianga il suo proprio dannoPoi pianga 'l mal di questo mondo reo.Che sotto 'l sol non fu mai peggior anno:Ma mi conforta ch'io credo che DeoDante abbia posto in glorioso scanno.

Due lumi son di nuovi spenti al mondo[20]In cui virtù e bellezza si vedea:Pianga la mente tua[21]che già rideaDi quel che di saper toccava il fondo.

Due lumi son di nuovi spenti al mondo[20]

In cui virtù e bellezza si vedea:

Pianga la mente tua[21]che già ridea

Di quel che di saper toccava il fondo.

Pianga la tua del bel viso giocondoDi cui tua lingua tanto ben dicea,O me dolente che pianger doveaOgni uomo che sta dentro a questo tondo.

Pianga la tua del bel viso giocondo

Di cui tua lingua tanto ben dicea,

O me dolente che pianger dovea

Ogni uomo che sta dentro a questo tondo.

Et pianga dunque Manuel giudeoE prima pianga il suo proprio dannoPoi pianga 'l mal di questo mondo reo.

Et pianga dunque Manuel giudeo

E prima pianga il suo proprio danno

Poi pianga 'l mal di questo mondo reo.

Che sotto 'l sol non fu mai peggior anno:Ma mi conforta ch'io credo che DeoDante abbia posto in glorioso scanno.

Che sotto 'l sol non fu mai peggior anno:

Ma mi conforta ch'io credo che Deo

Dante abbia posto in glorioso scanno.

[20]Alcuni codici hanno:Sparti al mondo.

[20]Alcuni codici hanno:Sparti al mondo.

[21]Altri codici:Piange la mente mia.

[21]Altri codici:Piange la mente mia.

Io che trassi le lagrime dal fondoDe l'abisso del cor, che 'n su le inveaPiango che 'l foco del duolo m'ardeaSe non fosser le lagrime 'n che abbondo.Chè la lor piova ammorta lo profondo[22]Ardor che del mio mal fuor mi trahea:Per non morir, per tener alta veaA percoter sto forte e non affondo[23].E ben può pianger Christiano e Giudeo,E ciaschedun seder in tristo scanno:Pianto perpetual m'è fatto reo.Perch'io m'accorgo che quel fu 'l mal anno,Sconfortami ben ch'io veggio che DeoPer invidia del ben fece quel danno.

Io che trassi le lagrime dal fondoDe l'abisso del cor, che 'n su le inveaPiango che 'l foco del duolo m'ardeaSe non fosser le lagrime 'n che abbondo.Chè la lor piova ammorta lo profondo[22]Ardor che del mio mal fuor mi trahea:Per non morir, per tener alta veaA percoter sto forte e non affondo[23].E ben può pianger Christiano e Giudeo,E ciaschedun seder in tristo scanno:Pianto perpetual m'è fatto reo.Perch'io m'accorgo che quel fu 'l mal anno,Sconfortami ben ch'io veggio che DeoPer invidia del ben fece quel danno.

Io che trassi le lagrime dal fondoDe l'abisso del cor, che 'n su le inveaPiango che 'l foco del duolo m'ardeaSe non fosser le lagrime 'n che abbondo.

Io che trassi le lagrime dal fondo

De l'abisso del cor, che 'n su le invea

Piango che 'l foco del duolo m'ardea

Se non fosser le lagrime 'n che abbondo.

Chè la lor piova ammorta lo profondo[22]Ardor che del mio mal fuor mi trahea:Per non morir, per tener alta veaA percoter sto forte e non affondo[23].

Chè la lor piova ammorta lo profondo[22]

Ardor che del mio mal fuor mi trahea:

Per non morir, per tener alta vea

A percoter sto forte e non affondo[23].

E ben può pianger Christiano e Giudeo,E ciaschedun seder in tristo scanno:Pianto perpetual m'è fatto reo.

E ben può pianger Christiano e Giudeo,

E ciaschedun seder in tristo scanno:

Pianto perpetual m'è fatto reo.

Perch'io m'accorgo che quel fu 'l mal anno,Sconfortami ben ch'io veggio che DeoPer invidia del ben fece quel danno.

Perch'io m'accorgo che quel fu 'l mal anno,

Sconfortami ben ch'io veggio che Deo

Per invidia del ben fece quel danno.

[22]Altre edizioni:a mortal profondo.

[22]Altre edizioni:a mortal profondo.

[23]Altre edizioni:el no ha fonda.

[23]Altre edizioni:el no ha fonda.

Nota di trascrizioneL'ortografia originale è stata preservata, anche nei casi dubbi come:il cambio di carattere nei versi 74 e 78 del canto XIX del Paradiso, citati a p.12;il rientro positivo del versoE pruni e sterpi sparsi in ogni dove, a p.18;il nome יימ״ה scritto con gershaiym (״) a p.21.I seguenti refusi sono stati corretti:p.9 nota (2):Iahrbuch der Deutsch Dante GesellschaftIII, Band, 1871, pagine 423•462→Jahrbuch der Deutschen Dante Gesellschaft, III Band, 1871, pagine 423-462p.11 r.7:bibbia→Bibbiap.15 r.-12:(Parad. c. V, v. 79 81).→(Parad. c. V, v. 79-81).

L'ortografia originale è stata preservata, anche nei casi dubbi come:

I seguenti refusi sono stati corretti:


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