ATTO UNICO

ATTO UNICOLa dimora di Gaspare: una poverissima stanza al piano terreno in casa di Caterina. — Nel mezzo in fondo una porta che dà sopra la piazza: a destra dello spettatore una scala di sei o sette gradini che guida alle stanze di Caterina; a sinistra una finestra con inferriata, sul cui davanzale stanno alcuni vasi di fiori. — In fondo: a sinistra, una piccola fucina col suo mantice, la pila e l'incudine; a destra un armadio, e dietro la scala un lettuccio. — A filo di sipario: a sinistra, un banco da lavoro con una morsa, qualche utensile da armaiuolo ed una pistola a rivoltella. — A destra un tavolino ed una seggiola. — Attorno alla scena qualche seggiola di paglia. — È giorno.SCENA I.All'alzarsi del siparioCATERINAappare sul pianerottolo della scala, in abito di ricca campagnuola.Cat.— Gaspare?(chinandosi verso il lettuccio, a voce meno alta)Dormite, Gasparino?(scende la scala)Mi pareva di aver sentito rumore... ma vedo che non è ancora arrivato. Inaffiamogli intanto quei poveri fiori che n'avranno bisogno...(va alla pila, vi attinge acqua con un ramaiuolo di ferro, e va ad inaffiare i fiori sulla finestra)Oh povera me, come glieli hanno conciati! Pieni di terriccio e di sassolini... E questo? Quasi svelto! E sì che c'è l'inferriata!.. Ma già per quei malestri ci vorrebbe altro che inferriate!... Io non so che gusto ci provino a fare tanti dispetti ad un povero disgraziato che non fa male a nessuno, anzi che farebbe molto bene, se lo potesse...SCENA II.BERNARDETTOdalla destra.Detta.Bern.(fuori di scena). — Caterina! Dov'è la più bella delle Caterine?Cat.— Sono qui, Bernardetto; scendete.Bern.(entrando e fermandosi sul pianerottolo). — Ah! lo sospettava io!... Quando i vostri affari non vi trattengono di là, si può essere sicuri che siete sempre qui!(scende e si avvicina al banco)Cat.— Ero venuta per inaffiare questi poveri fiori che Gaspare mi raccomandò tanto prima di partire.Bern.— Già, già, i fiori!...(prende in mano la pistola)Chi è il matto che gli ha affidato un'arme come questa?Cat.(volgendosi). — Per carità, è carica!Bern.— Carica?(riponendo in fretta la pistola sul banco)E lui lascia in casa una pistola a sei colpi carica?Cat.— Egli stava per andarla a provare nell'orto, e me ne aveva avvertita, quando gli arrivò quella lettera che lo invitava a recarsi subito in città... Io che mi trovava qui...Bern.— Per caso...Cat.— Già, perchè non era di là, gliela lessi... e allora, addio pistola! Ora tremava, ora rideva, e intanto gli venivano giù certi goccioloni così... Poveretto, è da compatire: si tratta forse di conoscere i suoi parenti.Bern.— Dio sa che roba, poichè hanno aspettato ventitrè anni a ricordarsi di lui!Cat.— Chi può sapere se non c'è stata qualche fatalità di mezzo? Se dai sentimenti del figliuolo si potessero arguire quelli dei suoi genitori, io avrei ragione di sperare una bella riparazione... Ma Gaspare era tanto fuori di sè dalla gioia, che appena si fu un po' riavuto, infilò la meglio giacca, prese il bastone, e via! Ma ora che mi ricordo; se l'avete visto anche voi, quando attraversò la piazza seguito dai soliti monellacci, senza darsene per inteso, anzi ridendo, come non aveva mai fatto per lo innanzi!Bern.— Si, io mi trovava al caffè cogli amici... I monelli, scimmiottando d'essere sciancati come lui e strombettando una marcia alla bersagliera, se lo presero in mezzo, e marche! lo avvolsero in un tale nuvolone di polvere che deve esser giunto alla città più infarinato d'un sacco in molino! Ah! ah! ah!Cat.— Bernardetto, se mi volete bene, non fate così: quel ridere mi fa male!Bern.— Come si fa a non ridere?Cat.— Ma che colpa ha lui di essere così disgraziato? Se avessero avuto carità di lui quand'era piccino...Bern.— Già... già... la solita storia: se uno è zoppo o sciancato, è sempre perchè lo tenevano in braccio soltanto da una parte: se è gobbo è sempre perchè lo lasciavano affondare troppo nella culla... Insomma, a sentirli loro, sarebbero tutti belli, se non fossero tutti brutti!Cat.— Un bel merito avete voi di essere... diverso da lui!Bern.— Un gran merito, poichè piaccio alla mia Caterina!Cat.— Vanesio!Bern.— Può essere; ma se fossi sciancato, sbilenco e rattrappito come lui, non mi sposereste.Cat.— Se vi volessi bene, perchè no?Bern.— Ma non mi guardereste neanche se fossi brutto come lui!Cat.— Chi vi dice che Gaspare sia brutto?Bern.— E non canzono!Cat.— Lasciamo da parte la disgrazia di quella gamba...Bern.— Obbligataccio! E non ne ha che due: se glie ne levate una!Cat.— Di cera non è proprio brutto... Se si facesse tagliare i capelli come voi... la barba....Bern.— La testa.Cat.— Gli occhi sono dolci... Sicuro: l'avete obbligato a fuggir sempre, a cercar sempre di nascondersi! Ma se non ci fosse la disgrazia di quella gamba...Bern.— Eh! gamba più, gamba meno, non importa!Cat.— Sapete ciò che vorrei vedere io? Se Gaspare allevatocome voi ed abituato ad essere rispettato, coll'ingegno che ha... — voi stesso avete detto che imparò prestissimo quel po' d'arte che sa dall'armaiuolo che fu qui di passaggio, ed io aggiungo che quando non ha paura di essere deriso, dice cose che vanno al cuore e non dicono gli altri — vorrei vedere, diceva, se non sarebbe...Bern.— Uno scarabocchio?Cat.— Chiamatelo com'è battezzato, ve l'ho già detto,(passa a destra)altrimenti ci guastiamo.Bern.— Dunque Gaspare, Gasparino, Gasparone! Ma voi convenite d'una cosa...(la piglia a braccetto)Cat.— Sentiamo...Bern.— Considerando, primo: che voi sola in tutto il paese lo chiamate Gaspare e non Scarabocchio come l'ha fatto mamma natura... lasciatemi dire; secondo: che seguitate a concedergli l'uso gratuito di questa stanza che con pochissima spesa potrebbe affittarsi come fior di bottega...Cat.— Terzo: che quando non sono altrove sono sempre qui.....Bern.— Si potrebbe concludere che la bella Caterina, se non capitava a tempo Bernardetto, avrebbe tollerato che lo sgorbio le facesse l'occhiolino di triglia!Cat.— Lui? Oh poveretto, che non osa quasi guardarmi! Ma siete matto?Bern.— A parte gli scherzi, appena ci siamo sposati, aria!Cat.— Aria? E voi credete che io possa abbandonare nuovamente alla gente senza cuore perchè ne faccia il suo trastullo quello che mia madre buon'anima ha raccolto? Non ci pensate neanche: sarei una cattiva figliuola, una cattiva cristiana!Bern.— Ebbene tenetevelo; ma non qui, laggiù in fondo all'orto sotto la tettoia... Vuol tanto bene alle bestie: terrà compagnia al ciuco.Cat.— Bernardo, quando si ha la fortuna di esser nati sani, robusti, e fatti... via, in modo da essere contenti, si è come tenuti per dovere a fare meno dura la disgrazia degli altri; e voi potete odiare un disgraziato che è buono come il pane?Bern.— Io lo odio? Neanche per sogno! Lo amo: mi faridere! Ma non voglio che mia moglie abbia sempre sott'occhio un coso disgraziato, disgraziatissimo, ma brutto e ridicolo.Cat.— Bernardo, state ad ascoltarmi, mentre siamo sul discorso e siamo sempre in tempo...Bern.— Io non lo sono più, poichè m'avete preso l'anima!Cat.— Io voglio che mi promettiate una cosa, ma sul serio.Bern.— Ma mille, Rinuccia mia!(per abbracciarla)Cat.— Una sola e le mani a casa che farà due. Io vedo con dolore che avete l'abitudine di scherzare su tutto, di farvi beffa continua delle altrui debolezze, e peggio poi delle imperfezioni del corpo...Bern.— Per chiasso! semplicemente per chiasso!Cat.— Or bene, io sono donna, e perciò mi sento debole anch'io; e i vostri bei scherzi, le vostre famose burle mi dànno tutte una sensazione dolorosa come se fossero fatte a me. Voi lo sapete, quando ammazzarono il povero gatto di Gaspare io stetti tutto il giorno senza poter mangiare... Sarà una cosa ridicola; ma io domando se nel petto di chi fa queste belle prodezze possa battere un cuore per un sentimento gentile, un cuore che mi sappia, se il Signore mi volesse mandare una disgrazia, compatire e consolare.Bern.— Caterina... via... sentite: appena sono vostro marito, delle farse non se ne fa più... (E speriamo bene che non se ne faccia a me).Cat.— Appena sarete mio marito?.. E perchè non da questo momento?...Bern.— Per affrettare quell'altro momento che non viene mai!Cat.— Proprio da uomo di cuore e di onore me lo promettete?Bern.— Di cuore e d'onore.Cat.— Allora, quand'è così, vado a mettermi un velo, e andiamo subito colla zia da ser Agapito a combinare il giorno del matrimonio... Aspettatemi qui.Bern.— Ah! la più cara di tutte le Caterine!Cat.(salendo la scala). — Ma badate, fine alle beffe, o finirete per farmi amare quelli che perseguitate.Bern.— Inteso.(le manda un bacio)Cat.— Dieci minuti e sono in ordine...Bern.— Dieci ma non venti...(indietreggia sino al banco per vederla allontanarsi)Cat.— Ma lasciate stare quella pistola...Bern.— Non dubitate: mi sta troppo a cuore vivere con voi, e per voi... Uh cara!... Spicciatevi a sposarmi... o io ve la faccio a voi l'ultima burletta!Cat.— Matto!(via dalla destra)Bern.(mandandole dei baci). — Matto! mattone! mattissimo! — Ah! Ah! Tu hai un bel dire, ma se Bernardetto è riuscito a far breccia nel tuo cuore, nel cuore d'una ragazza buona come il pane, bella come un fiore, e ciò che non guasta nulla nell'anno di poca grazia in cui mi trovo, ricca come un tesoro, è perchè sono un giovane allegro, che tutti i giorni ne sa inventare una per far dimenticare agli altri le tasse e a me... che non ho più da pagarne! Ma, a proposito, moriva dalla voglia di leggere la lettera che mi scrive dalla città l'amico Roberto...(trae di tasca una lettera suggellata)anche lui della confraternita del buon umore. Ho fatto bene a tenermela in tasca, chè se Caterina si avvedeva della cosa! mandava a monte la farsa. Ma sentiamo come è andata.(legge)«Carissimo amico — Il tuo raccomandato mi è arrivato ieri sera mentre io mi trovava a cena alla Corona di Spagna, secondo le nostre intelligenze— Bravo! —Sebbene non fosse prestabilito, ho avuto carità d'un povero diavolo che aveva fatto venticinque miglia a piedi, e gli ho fatto dare da cena— Benone! —Quando ebbe mangiato e bevuto, gli ho fatto intendere con gran mistero che io era incaricato da persone che ad ogni costo volevano rimanere incognite, di fargli noto che se dichiarava di rinunziare per sempre alla ricerca dei suoi parenti, questi gli avrebbero fatto pagare per tutto il tempo della sua vita cinquecento lire al mese. Per far corto, ti dirò che il tuo imbecille è caduto pienamente nella ragna; ma che mi ci volle del buono e del bello per rimetterlo in istato di ritornare a casa colla diligenza, di cui gli ho pagato un posto perchè non avesse da cambiare i biglietti.— Bravissimo; io non ci aveva pensato —Anzi, a dirti tutta intiera la verità, sono stato lì lì per isvelargli la burla, tale e tantaè stata l'impressione che mi ha fatto il suo stato... A rivederci alle tue nozze e credimi, ecc.» Ma che impressione! Se tu sei di fibra tenera non sarai mai capace di condurre a fondo una bella burla coi fiocchi, amico mio! Ma già egli non riflette, come Caterina, che se il ridere è quello che distingue l'uomo dalle bestie, per far rider l'uomo necessariamente la natura ha dovuto inventare la classe benemerita degli uomini ridicoli! Che colpa ho io se quando vedo Scarabocchio mi dimentico subito che ci sono dei creditori? A proposito, ne ho uno che è gobbo... Un giorno, il giorno della sua festa, scrissi una circolare a nome suo a tutti i gobbi che c'è a tre miglia attorno, con invito a pranzo, adattando bene inteso i pretesti alle persone... Non ne mancò uno!... E io cogli amici in istrada a vederli arrivare all'ora fissata, picchiare, entrare, e poi uscire furibondi... Che risate! Ma di siffatte burle, ora non mi degno più: ora mi occupo delle mistificazioni colossali, machiavelliche, infernali! Ma per riuscire che potenza di calcolo! Che previdenza! Preveder tutto e non dare a veder nulla, conservando l'aria del più perfetto minchione di questo mondo, ma colla coscienza di fare anche onore più che non si pensi al paese... Sissignore, onore! perchè i forestieri che vengono a visitarci, vedendo che tutti ridono, scrivono a casa loro: gli abitanti di questo paese sono tutti di buon umore; dunque godono tutti buona salute, dunque hanno tutti quattrini in abbondanza, e governo e pappa a buon mercato; dunque questo è il paese più florido, felice e potente del mondo!(chiasso di fuori, urli, fischi ed applausi; si sente mettere in fretta una chiave nella toppa della porta di mezzo)Fischiano! È lui!(si nasconde dietro il fucinale)SCENA III.GASPAREdal fondo, con premura. Appena entrato si rivolge a parlare verso la strada, non tenendo fuori della porta che il capo.Detto.Gasp.— Fischiate, figliuoli, fischiate pure; ma per l'ultima volta, poichè il vostro bel divertimento è finito per sempre!(chiude in fretta la porta e va a sedere sopra la seggiolaaccosto al tavolo a destra)Miserabili quasi quanto me, e pur sì feroci nel deridermi! La colpa è anzitutto dei parenti che non vi dànno buon esempio, e poi delle autorità che tollerano, loro così permalose, che si insulti una creatura che non fa male a nessuno... Ma non pensiamo più al passato; l'avvenire è mio! che dico, il presente! Essa è in casa... ho sentito la sua voce dalla piazza... mai mi parve così dolce e cara! O povero me, come il sangue mi corre al capo! Sono sfinito dalla fatica e pure non riesco a calmarmi... Lo credo io! comincio ora a vivere!Bern.(che frattanto gli si è avvicinato sulla punta dei piedi non sentito e non visto, gli pone le mani sugli occhi standogli dietro)Gasp.— Ah! — Chi è? — Siete voi, Caterina?(toccando le mani di Bernardetto)No... Avete le mani troppo grosse voi! Siete Bernardetto.Bern.— Bravo, hai indovinato.Gasp.— Bel merito! Siete suo cugino, siete sempre qui... E poi chi vi avanza nel fare delle burle?Bern.— Te l'hai a male anche questa?Gasp.— Se non mi aveste mai fatto altra burla che questa!Bern.— Ma ora sono finite per sempre, Gasparino mio.Gasp.— (Non mi chiama più Scarabocchio?) Perchè dite che sono finite?Bern.— Perchè basta guardarti, si capisce subito che hai fatto un'eredità... che hai trovato un tesoro... insomma che c'è del nuovo in aria!Gasp.— E se anche fosse, non lo dirò a voi che me ne avete fatte tante!Bern.— Ti ho fatto qualche burla, è vero; ma del male poi non te n'ho fatto punto.Gasp.— Non m'ha fatto del male! Sicuro che non mi avete preso a sassate, no; ma alle volte fa più male una parola che un sasso!Bern.— Io t'ho chiamato Scarabocchio come gli altri... Gran che!Gasp.— Prima degli altri, e questo è peggio che una sassata!Bern.— Prima o dopo, era per ischerzo... E se tu noneri così permaloso, la cosa cascava da sè; ma sì, tu andavi sulle furie!Gasp.— Non aveva ragione? Sono uno scarabocchio io? Ho questo difetto che non posso stendere la gamba come vorrei; ma quando io sto fermo sono alto come voi, e se sono seduto...Bern.— Non sei più che un mezzo scarabocchio! Ma ritorniamo a bomba: tu vuoi fare dei misteri con me! ma sai a chi lo devi se sei contento? Lo devi a me solo.Gasp.— A voi? Impossibile!Bern.— Perchè ho riso qualche volta di te, credi che io sia capace d'impedirti di migliorare la tua condizione?Gasp.— Voi potevate impedirmi?...Bern.— Sicuro, tacendo! Ma sarei stato un fior di birbante, far del male a chi m'ha fatto tanto ridere!Gasp.— Bernardo, provatemi che io debbo a voi il mio avvenire ed io vi domanderò perdono in ginocchio del mio dubbio!Bern.— Allora inginocchiati e subito, imbecille!(trae di tasca due lettere; una è quella già letta; la rimette in tasca e legge l'altra)Questa... questa... «Onorevole signor Bernardetto». Ma prima di tutto guarda i timbri postali e la data. Tu non sai leggere; ma i numeri mi pare che li conosca...Gasp.— Sì... arrivata qui il 26... marzo... colla posta, non c'è dubbio.Bern.— Il 27 ho risposto.Gasp.— Il 28 Caterina mi ha letto la lettera che m'invitava a recarmi in città...Bern.— Il 29 sei partito, e oggi primo d'aprile sei di ritorno. Ora senti,(legge)«Sebbene io non abbia l'onore di essere da lei conosciuto, me le rivolgo sicuro che vorrà compiacermi, trattandosi di fare una buona azione, e sapendo dal negoziante Giuseppe Ferri che non mi indirizzerei invano alla sua cortesia ed alla sua probità». Vedi, non ci sei che tu a credermi un uomo feroce!Gasp.— Proseguite...Bern.(legge). — «Io sono incaricato di fare ricerche accuratissime di un bambino che sarebbe nato in questo circondario, or sono ventitrè anni, da una povera donna chemorì in viaggio dandolo alla luce. Siccome il bambino in questione, se è vivo, non può trovarsi che in istrettezze, e mio còmpito è appunto d'alleviarle, Lei ha già compreso che si tratta di aiutarmi nelle ricerche: sicuro del favore, Le anticipo i miei ringraziamenti... Eccettera... eccettera...». — Sei convinto?Gasp.— E voi vi siete degnato di cercare...Bern.— Che cercare! mi sono semplicemente ricordato che Scarabocchio è nato in una stalla di questo borgo da una donna che vi era di passaggio giusto ventitrè anni fa, e che è morta senza che si potesse sapere chi fosse; e ho scritto subito: il bambino che cercate, vive...Gasp.— Oh sì, vive, ora!Bern.— Ha ventitrè anni, dimora in casa di Caterina Belfiore che gli usa tutte le carità, fa l'armaiuolo, un cattivo armaiuolo, e si chiama Gaspare, e per soprannome...Gasp.— Scarabocchio, finora; ma d'or innanzi, grazie a voi, nessuno mi avvilirà più con questa brutta parola! O Bernardetto, perdonatemi se vi ho giudicato male... Io credeva proprio che mi odiaste; ma ora riconosco che se mi avete fatto soffrire è senza volerlo, è perchè non sapevate quanta amarezza io avessi nel cuore...Bern.— To', se te l'ho sempre detto, era per chiasso; era perchè io non posso vederti senza ridere!Gasp.— Voi non potete vedermi camminare senza ridere? Ebbene... quando sarete di malumore, venite da me... e io vi farò ridere...(fa un giro nella stanza, mentre Bernardetto ride, e poi va a prenderlo per le mani)Ridete! ridete! pur che non ci sia presente Caterina! Ma non basta: d'or innanzi ricordatevi che sono tutto vostro, come lo sono per quell'angiolo della Caterina!Bern.— Che cosa potresti fare per me? Difendermi no, chè con un soffio ti si butta in terra: darmi dei quattrini peggio che mai, dunque!Gasp.(sottovoce). — Peggio che mai?Bern.— Oh! qualche miseria!Gasp.(traendo di tasca un involto di cinque biglietti da cento lire e spiegandoli uno alla volta). — Miseria?! Uno... due... tre... quattro e cinque! Cinque! Cinque!Bern.— Cinque biglietti da cento!Gasp.— E mica per una sola volta!Bern.— Ad ogni anno?Gasp.— No! No!Bern.— Allora ogni due anni? È sempre una bella fortuna!Gasp.— Oh sì... ma di questi biglietti io ne avrò cinque ogni... mese!Bern.— Ogni mese?Gasp.(esaltandosi). — Sì, cinquecento lire, sì cento scudi al mese a me, che non arrivavo mai a mettere assieme in un anno due soldi! Dei soldi ora? Dieci mila soldi al mese ora! A palate i quattrini! A staia! A sacca! — Oh! perdonatemi, Bernardo, questo trasporto; ho sofferto tanto! E pigliate, pigliatene uno, due, quanti volete, per la mia riconoscenza!Bern.— Sei matto? Se accettassi, non sarei così contento di quello che ho fatto..... Basta, ti dico! E poi che maniera è questa, appena hai quattro soldi, volerli buttar via a diritta ed a sinistra, anche a chi non ne ha bisogno? Pensa piuttosto al tuo.Gasp.— C'ho già pensato. Prima pago alla Caterina il fitto di cinque anni per questa stanza, e poi vado dal sindaco a domandargli quanto costerebbe levare dalla strada tutti quei monellacci...Bern.— Te lo dico io: tre soldi, quanto costa un bastone!Gasp.— No! voglio che li mandino a scuola, e la scuola la pagherò io.Bern.— Ti piglieranno a sassate alla sortita. E il resto?Gasp.— Mi farò una bella bottega...Bern.— Invece d'andare a spasso tutto il giorno..... E poi?.....Gasp.— E poi..... del bene ai poveri..... Altro che cosa posso fare io?Bern.— Tu hai ventitrè anni... Vieni qui che ti guardi negli occhi... Ecco, tu diventi rosso come una ciliegia... Tu vuoi pigliar moglie, ci si legge scritto!Gasp.— Chi mi piglierebbe mai!Bern.— Le donne non lo sai che vanno matte per gli scarabocchi?Gasp.— Non dite questo, Bernardo!Bern.— Parola d'onore: hai visto mai un gobbettino che non abbia una bella moglie? Ma va là, ipocrita, che tu sai già dove andar a picchiare.Gasp.(negando, sperando e ridendo). — Non è vero nulla!Bern.— Già... perchè lui si permette di amare i fiori...Gasp.— Bel merito!Bern.— Perchè non vuole che si picchino le bestie...Gasp.— Povere bestie, sono così buone appetto degli uomini!... E se sapeste la stretta che ho sofferto quando mi hanno ammazzato il mio povero Nanni!Bern.— Consolati; egli ti aspetta nel paradiso delle oche.Gasp.— Povero gatto, non gli mancava che la parola!... Era il mio unico amico, dopo Caterina!Bern.— Pensiamo dunque, dopo l'amicizia, quando sentirà della fortuna!Gasp.— Di chi parlate?Bern.— Non del gatto, di Caterina che vuoi sposare.Gasp.— Oh! non mi venne neanche per il capo un così fatto pensiero!Bern.— Quando è contenta lei!Gasp.— Lei... contenta!...Bern.— Perchè no? E l'arriva in persona..... chiedigliene!Gasp.(combattuto e vacillante per l'emozione). — Caterina... mia! No, no, è impossibile!Bern.— Con sei mila lire di rendita? Babbeo! Ma se non mi ha parlato che di te anche questa mattina!Gasp.— Sì?... E di questa gamba... non ha detto nulla?Bern.— Ma va là, che, se ci metti sotto le tue migliaia, diventa subito una gamba come l'altra... meglio dell'altra!Gasp.— Un'ultima parola, Bernardo, mentre sono in tempo: se ella è contenta, credete voi che un giorno i miei figliuoli non somiglieranno a me, e potranno fare i soldati?Bern.— E diventar caporali!Gasp.— O Dio buono! Finora tanto avvilimento ed ora tanta felicità!... Rimanete, ve ne prego; ho quasi paura!Bern.— A farti lume? Ti gira. (Se non vado via, o crepo, o mando tutto a monte). Coraggio, o Caterina se la sposa un altro.Gasp.— Se basta il mio amore ed il mio denaro, ora è mia!Bern.— Bravo! Coraggio!(via dal fondo, dicendo:) — (Se non vado... crepo!.. crepo!)Gasp.— Ne ho del coraggio, sì; ma sarebbe tanto meglio essere come lui!SCENA IV.CATERINAdalla destra, in più ricco arnese e con un velo in capo.Detti.Cat.(sul pianerottolo). — Eccomi in ordine, Bernardetto... O Gaspare! siete ritornato?Gasp.— Sì, or ora... Mi riposava un momento e poi veniva subito da voi.Cat.— Aspettatemi un istante che ritorno subito...(scompare dalla destra).Gasp.— Badate, veh, che non ho bisogno di nulla... Oh sì, giusto lei mi dà retta! Ma io sono tutto coperto di polvere ed in disordine..... se ci pensavo quand'ero in città!.... Ma lei non baderà ai miei cenci, nè ai miei capelli arruffati..... Eccola: a me par sempre un angelo che cali dal paradiso!Cat.(dalla destra, con una scodella di brodo ed un bicchiere di vino sopra un piccolo vassoio). — Un po' di brodo e un bicchier di vino vi faranno bene, dopo il viaggio... Ma sedete, Gaspare, sedete.Gasp.— Sono stanco, ma non sono mica ritornato a piedi: c'è un signore che mi ha pagata la diligenza.....(siede e prende la scodella)Quanto siete buona, Caterina!(la guarda estatico)Cat.— Bevete, Gaspare. Bernardetto è uscito?Gasp.— Per ritornare subito.Cat.— Ma perchè non bevete?Gasp.— Non posso... C'ho una cosa qui, come un nodo...Cat.— Vi sentite male?Gasp.— Mai così bene!Cat.— Dunque buone notizie? Sentite; io non voglio sapere i vostri segreti, ma ad ogni modo ricordatevi che qui siete sempre come a casa vostra..... Ora che ci siamo intesi, bevete...Gasp.— La mia condizione si è mutata, Caterina...(quasi arrossendo)Ora sono... quasi... ricco!Cat.— Li avete dunque trovati i vostri parenti?Gasp.— Vi dirò... I miei genitori sono morti, e, quanto ai parenti, ho dovuto promettere di rinunziare a cercarli..... Ma pure ho saputo una cosa, che m'ha levato dal cuore un gran peso...Cat.— Intorno a vostra madre?Gasp.— Sì... non mi si voleva dir nulla; ma io ho pregato tanto e tanto, che posso finalmente dire a tutti che la mia povera madre non era quella che dicono i maligni; ma una onesta, ma una santa donna!Cat.— Bene, bene: questa è già una grande consolazione!Gasp.— E non basta, Caterina. Mio padre — posso dirvene una parola sola, ma così bella! — mio padre era un soldato pieno di coraggio e di bontà!Cat.— O Dio benedetto!Gasp.— Col cuore sulle labbra! (E non mi domanda neanche quanto io sia ricco!) Ma c'è di più: c'è chi d'or'innanzi penserà a provvedermi di tutto.... di più che del necessario... di molto più!Cat.— Oh ne ho proprio piacere come se fosse toccata a me la vostra fortuna; ma siete poi sicuro?Gasp.— Le ho in tasca... cinquecento lire...Cat.— Cinquecento...?Gasp.(mostrandole l'involto dei biglietti). — Cinquecento lire... al mese.Cat.— Al mese?!Gasp.— Al mese.Cat.— Oh viva il donatore! Viva per voi ed anche per me, poichè tutto questo denaro vi metterà in grado di far vedere se io aveva ragione di proteggervi.Gasp.— Sicuro che avevate ragione! Ed io benedico ora con tutta l'anima il Signore che ha permesso..... a me..... di poter dimostrare..... a voi... cioè... non so più quello che mi dica... ma voi mi capite... e mi perdonate, non è vero?Cat.— Vi capisco, ma non ho da perdonarvi nulla, mio buon amico.Gasp.(fra sè). — (Mio buon amico!... Coraggio!...) Caterina...Cat.— Gaspare?Gasp.(ride).Cat.(lo guarda e ride anche lei, poi:) — Perchè ridete così?Gasp.— Questa mattina avete parlato di me con qualcheduno?Cat.— Si, con Bernardetto...Gasp.— (Ah!) Un momento?Cat.— Molti momenti!Gasp.— Benedetti tutti, se non dicevate troppo male di me!Cat.— Come potrei dir male di voi? Ho detto anzi molto bene!Gasp.(turbato, oppresso dalla gioia). — Caterina...Cat.— Forse, perchè ora siete ricco, io dovrò essere diversa da quella che sono stata finora?(gli porge le mani)Gasp.— (Oh! è troppo! è troppo per il mio cuore!)(lascia le mani di Caterina, e con uno scoppio di pianto si abbandona sul banco)Basta! Basta!Cat.— povera me!... Piangete adesso? Ma perchè, Gaspare? Avete qualche cosa nel cuore che vi dà pena, e non me la confidate? Non sono sempre per voi quella sorella, quasi una madre, che sapeva consolarvi quando eravate infelice? Ebbene, io vi aiuterò a sostenere anche la prova della buona fortuna..... Animo, asciugatevi gli occhi, così! e coraggio!Gasp.— Sì, che ne avrò del coraggio... purchè la felicità non mi venga tutta intera ad un tratto! Voi sapete che iosono vissuto tanti anni nel fango della strada, respinto, beffato, trattato peggio di un cane, perchè il più brutto cane riceve talvolta una carezza..... Ma io non aveva un padrone che mi difendesse; non un amico che pigliasse a proteggermi; non aveva nulla; non aveva la famiglia! Ma che dico? Io doveva fuggire gli uomini e cercare la compagnia delle bestie, perchè è scritto che una creatura possa ricevere una prova di affetto dalle bestie e null'altro che dileggi e beffe dagli uomini!Cat.— Poveretto!Gasp.— E se in uno di quei momenti terribili in cui la amarezza monta su su dal cuore ad abbuiarvi la mente, in cui si darebbe l'anima per una vendetta inaudita, io prorompeva in una maledizione.....ecco..... ecco..... lo sentite, gridavano:lo sentite il segnato da Dio?— Dio! Forse egli avrebbe fatto meglio se l'uomo potesse farsi bello o brutto a misura dei suoi pensieri e delle sue azioni... e allora! Ma è possibile che il Dio degli sventurati abbia detto questo, lui che inspirò vostra madre e voi ad avere compassione del povero reietto? Oh sì! non c'era che una donna che potesse fare quello che ha fatto lei, quello che fate voi! Ma che oltre alla consolazione ci possa essere per me anche la felicità, non me lo dite, Caterina, no, perchè io che ho resistito a tanti dolori, sento che non potrei resistere a tanta gioia... e morrei qui ai vostri piedi!(le si butta ai piedi)Cat.— Che cosa volete dire? È Bernardo che vi ha dato ad intendere...?(colpita da un altro sospetto)(Ah! sarebbe troppo!) Mostratemi subito quei biglietti.(Bernardetto)Gasp.(in ginocchio). — Eccoli: teneteli, essi sono tutti vostri!SCENA V.BERNARDETTOdal fondo, inosservato da Gaspare.Detti.Bern.(a Caterina, che svolge l'involto dei biglietti). — Aspettate, venite di là, che vi dirò tutto.Cat.— No, voglio vederli subito... voglio saper tutto... e non posso assolutamente prestarmi a qualsiasi inganno.Gasp.— Che inganno?Cat.(guardati i biglietti con un grido di sdegno)Oh!(a Gaspare). Li ha avuti nelle sue mani?Gasp.— Non uscirono dalle mie.Bern.— Via, Caterina; era già fatta!Cat.— Siete un disgraziato, e mi meraviglio che abbiate potuto farmi complice di una beffa più che brutta, crudele, feroce!(sale la scala a destra)Alzatevi, Gaspare; non è a voi che spetta stare in ginocchio!(Gaspare rimane in ginocchio atterrito, ma senza comprendere chiaramente la situazione)Bern.— Era già combinata, vi dico...(la segue)Cat.— Vi credeva soltanto leggero, ma vedo che siete un uomo senza cuore... Lasciatemi; ora voi mi fate paura!(via dalla destra)Bern.— Ma io non ho mancato alla mia parola...(volgendosi dal pianerottolo a Gaspare)Maledetto Scarabocchio, se mai non l'aggiusto, me l'hai da pagare..... Non capisci nulla! Una caricatura come te sposare la mia Caterina? Vatti a specchiare nella pila, e pulisciti la bocca coi biglietti della banca dei complimenti!(via dalla destra)Gasp.(con un grido). — Ah!(vorrebbe avventarsi sui passi di Bernardetto, ma vacilla e cade boccone, prorompendo in un pianto disperato, rotto da singhiozzi convulsi. Quindi si solleva a sedere, accasciandosi a terra presso la seggiola accosto al tavolino)Ma quale delitto ho io commesso prima di nascere, da farmi dannare a questo supplizio? E voi, madre mia, perchè non m'avete soffocato appena nato, quando potevate salvarmi da quella carità che vi lasciava partorire e morire sul letame d'una stalla? Sarei morto con voi... Invece guardate che cosa ha fatto di me la vostra compassione: un essere che non può vivere che deriso! un essere che la donna non può amare! un essere inutile a sè ed agli altri, che la società schiaccia come un verme... come un mostro! Non un mostro... Il mostro fa paura... il mostro fa delle vittime... il mostro è la forza, la bellezza, la fortuna, ed io non sono che la vittima, ma la vittima ridicola, la vittima che non può essere nè soldato, nè sacerdote, nè amico, nè sposo... nulla! nulla! null'altro che ridicolo sempre! — Ma a qual ladro, a qualeassassino s'infligge questa umiliazione, questa berlina, questa tortura che m'accompagna per tutta la vita? E che cos'è la vostra bella libertà, la vostra famosa civiltà, se non protegge i deboli? — Ah! ah! ah!... proteggere lo Scarabocchio! Sei forse un uomo tu; sei forse fatto ad imagine di Dio, quando l'ultimo degli uomini, Bernardo, ti prova che non sei stato messo al mondo che per trastullo degli altri, e ti rapisce per giunta la donna del tuo cuore? Dio! Dio! se voi foste giusto, o non permettereste ch'io fossi, senza mia colpa, diverso dagli altri, o almeno non martirizzereste così una creatura che non ha mai fatto nulla, nulla di male!(disperato, colle mani ne' capelli, si abbandona sul pavimento)SCENA VI.BERNARDETTOdalla destra.Detto.Bern.— (Maledetto! gli darò le sue cinquecento lire, se non posso fare a meno, e così otterrò, col suo perdono, quello di Caterina). Che fai lì bocconi?Gasp.(contenendosi). — Lasciami pregare!Bern.— Pregare? A che? Nessuna preghiera può fare che ciò che è stato non sia stato e tu sia diverso da ciò che sei. Alzati adunque subito che discorriamo, o mi farai ridere peggio di prima.(raccoglie i biglietti e li mette nel portafoglio)Gasp.(si alza inosservato). — (Ancora? Questo è troppo!) Io non posso che far ridere sempre?Bern.— Dovresti esserne convinto da un pezzo.(Gaspare va a prendere sul banco la pistola).Gasp.— Io non sono proprio un uomo come un altro?Bern.— Come me, no certo.Gasp.(balzandogli dinanzi terribile). — E allora a noi!Bern.(indietreggiando). — Che vuoi fare?Gasp.(colla pistola nella destra, ma senza appuntarla contro Bernardetto, con voce soffocata). — Ucciderti!Bern.— Uccidermi? Questo non è uno scherzo da fareneanche per burla! Metti via quella pistola che è carica, Gaspare!(indietreggia fino all'estremità del proscenio a destra)Gasp.(sempre a voce bassa)— Non Gaspare, Scarabocchio! Chiamami come mi hai battezzato, Scarabocchio!Bern.— Ebbene, sì..... te l'ho fatta grossa..... ma uccidermi?Gasp.(come sopra)— Se i ragazzi che hai scatenato contro di me meritano il bastone, sei tu che l'hai detto, tu, uomo, non meriti la morte? E tu morrai quando avrai sofferto in dieci minuti l'agonia che hai fatto soffrire a me per anni!Bern.(sentendosi mancare). — Caterina! Soccorso!Gasp.(sempre a voce bassa)— Sì, che venga, che ti veda la tua sposa!..... ma non sperare che anima al mondo possa salvarti!Bern.— Pietà, Gaspare!(appoggiandosi alla parete per non cadere)Gasp.(prorompendo)— Non c'è più pietà in me; tu l'hai ammazzata collo scherno; ma c'è Scarabocchio fatto apposta per farti ridere..... Dunque ridi! Ora è il momento buono di ridere! Guarda come zoppica, e dondola, e sbilenca Scarabocchio!(attraversa l'angolo della scena, dal mezzo alla scala, senza abbandonarlo collo sguardo)— Ridi! Ridi! — Ma tu non ridi? Tu batti i denti, e il sudore ti lava il volto bianco, mentre le tue belle gambe stanno per tradirti tutte e due?!(con una risata di scherno)Ah! Ah! Ah! Un'arma mi fa più forte di lui, e l'uomo perfetto non ride più! Il tiranno della strada ha paura!SCENA VII.CATERINAdalla destra.Detti.Bern.— Venite, Caterina, per carità!Cat.(impaurita dall'aspetto di Gaspare e dallo spettacolo di Bernardetto accasciato e presso a smarrire i sensi). — Che cosa è stato?(scende mezza la scala)Gasp.— Giusto voi dovete esser qui — per un istante — mafermatevi lì, o lo inchiodo al muro sotto i vostri occhi!(a Bernardetto)Giù in ginocchio... e giù il cappello! Un po' per uno nel fango!Cat.— Gaspare, o mio buon amico, o mio fratello!Gasp.— Io non posso essere fratello di nessuno!Cat.— Pietà!Gasp.— E voi credete di ottenerla, quando la domandate per questa belva? Ma non calunniamo le belve! Le belve ci addentano, ci sgozzano, ma ci uccidono: per straziarci il cuore e non darci la morte, per lasciarci nella carne viva il dente velenoso dell'odio e della disperazione, ci vuole quello lì, l'uomo! Ma costui, che voi avete creduto degno del vostro amore, ha fatto anche meglio: mi ha sollevato fin lassù alla porta del cielo, non per darmi un istante di gioia, ma perchè precipitando da quell'altezza io mi sprofondassi di più nel mio inferno!Bern.(sfinito). — Perdonami!Cat.— Lo avete sentito?Gasp.— Sì; ma non vi pare vile?Cat.— Non più di prima.Gasp.(a Bernardetto). — È vero; non più di prima, te lo dice lei.(a Caterina con un cenno imperioso)— E ora uscite.Cat.— No, Gaspare; ora perdonate, come io, sentendo di non poterlo più amare, gli perdono.Gasp.— Ma io perchè gli dovrò perdonare?Cat.(dopo una breve pausa). — Perchè voi potrete avere un giorno da me... quello che egli ha perduto... quello che vi ha fatto sognare!Gasp.— Caterina!(quasi smarrito)Non una parola di più; ora più che mai mi parrebbe un sogno!.....(colpito da un pensiero improvviso, rassicura Caterina, e va a deporre sul tavolo la pistola, accennandola a Bernardetto)— A te, ora non ti temo più!(prende le mani di Caterina e le bacia riconoscente, mentre Bernardetto si alza, passa vacillando dietro il tavolo, ed esce dal fondo a capo chino)Fine della commedia e del primo volume.

La dimora di Gaspare: una poverissima stanza al piano terreno in casa di Caterina. — Nel mezzo in fondo una porta che dà sopra la piazza: a destra dello spettatore una scala di sei o sette gradini che guida alle stanze di Caterina; a sinistra una finestra con inferriata, sul cui davanzale stanno alcuni vasi di fiori. — In fondo: a sinistra, una piccola fucina col suo mantice, la pila e l'incudine; a destra un armadio, e dietro la scala un lettuccio. — A filo di sipario: a sinistra, un banco da lavoro con una morsa, qualche utensile da armaiuolo ed una pistola a rivoltella. — A destra un tavolino ed una seggiola. — Attorno alla scena qualche seggiola di paglia. — È giorno.

La dimora di Gaspare: una poverissima stanza al piano terreno in casa di Caterina. — Nel mezzo in fondo una porta che dà sopra la piazza: a destra dello spettatore una scala di sei o sette gradini che guida alle stanze di Caterina; a sinistra una finestra con inferriata, sul cui davanzale stanno alcuni vasi di fiori. — In fondo: a sinistra, una piccola fucina col suo mantice, la pila e l'incudine; a destra un armadio, e dietro la scala un lettuccio. — A filo di sipario: a sinistra, un banco da lavoro con una morsa, qualche utensile da armaiuolo ed una pistola a rivoltella. — A destra un tavolino ed una seggiola. — Attorno alla scena qualche seggiola di paglia. — È giorno.

All'alzarsi del siparioCATERINAappare sul pianerottolo della scala, in abito di ricca campagnuola.

Cat.— Gaspare?(chinandosi verso il lettuccio, a voce meno alta)Dormite, Gasparino?(scende la scala)Mi pareva di aver sentito rumore... ma vedo che non è ancora arrivato. Inaffiamogli intanto quei poveri fiori che n'avranno bisogno...(va alla pila, vi attinge acqua con un ramaiuolo di ferro, e va ad inaffiare i fiori sulla finestra)Oh povera me, come glieli hanno conciati! Pieni di terriccio e di sassolini... E questo? Quasi svelto! E sì che c'è l'inferriata!.. Ma già per quei malestri ci vorrebbe altro che inferriate!... Io non so che gusto ci provino a fare tanti dispetti ad un povero disgraziato che non fa male a nessuno, anzi che farebbe molto bene, se lo potesse...

BERNARDETTOdalla destra.Detta.

Bern.(fuori di scena). — Caterina! Dov'è la più bella delle Caterine?

Cat.— Sono qui, Bernardetto; scendete.

Bern.(entrando e fermandosi sul pianerottolo). — Ah! lo sospettava io!... Quando i vostri affari non vi trattengono di là, si può essere sicuri che siete sempre qui!(scende e si avvicina al banco)

Cat.— Ero venuta per inaffiare questi poveri fiori che Gaspare mi raccomandò tanto prima di partire.

Bern.— Già, già, i fiori!...(prende in mano la pistola)Chi è il matto che gli ha affidato un'arme come questa?

Cat.(volgendosi). — Per carità, è carica!

Bern.— Carica?(riponendo in fretta la pistola sul banco)E lui lascia in casa una pistola a sei colpi carica?

Cat.— Egli stava per andarla a provare nell'orto, e me ne aveva avvertita, quando gli arrivò quella lettera che lo invitava a recarsi subito in città... Io che mi trovava qui...

Bern.— Per caso...

Cat.— Già, perchè non era di là, gliela lessi... e allora, addio pistola! Ora tremava, ora rideva, e intanto gli venivano giù certi goccioloni così... Poveretto, è da compatire: si tratta forse di conoscere i suoi parenti.

Bern.— Dio sa che roba, poichè hanno aspettato ventitrè anni a ricordarsi di lui!

Cat.— Chi può sapere se non c'è stata qualche fatalità di mezzo? Se dai sentimenti del figliuolo si potessero arguire quelli dei suoi genitori, io avrei ragione di sperare una bella riparazione... Ma Gaspare era tanto fuori di sè dalla gioia, che appena si fu un po' riavuto, infilò la meglio giacca, prese il bastone, e via! Ma ora che mi ricordo; se l'avete visto anche voi, quando attraversò la piazza seguito dai soliti monellacci, senza darsene per inteso, anzi ridendo, come non aveva mai fatto per lo innanzi!

Bern.— Si, io mi trovava al caffè cogli amici... I monelli, scimmiottando d'essere sciancati come lui e strombettando una marcia alla bersagliera, se lo presero in mezzo, e marche! lo avvolsero in un tale nuvolone di polvere che deve esser giunto alla città più infarinato d'un sacco in molino! Ah! ah! ah!

Cat.— Bernardetto, se mi volete bene, non fate così: quel ridere mi fa male!

Bern.— Come si fa a non ridere?

Cat.— Ma che colpa ha lui di essere così disgraziato? Se avessero avuto carità di lui quand'era piccino...

Bern.— Già... già... la solita storia: se uno è zoppo o sciancato, è sempre perchè lo tenevano in braccio soltanto da una parte: se è gobbo è sempre perchè lo lasciavano affondare troppo nella culla... Insomma, a sentirli loro, sarebbero tutti belli, se non fossero tutti brutti!

Cat.— Un bel merito avete voi di essere... diverso da lui!

Bern.— Un gran merito, poichè piaccio alla mia Caterina!

Cat.— Vanesio!

Bern.— Può essere; ma se fossi sciancato, sbilenco e rattrappito come lui, non mi sposereste.

Cat.— Se vi volessi bene, perchè no?

Bern.— Ma non mi guardereste neanche se fossi brutto come lui!

Cat.— Chi vi dice che Gaspare sia brutto?

Bern.— E non canzono!

Cat.— Lasciamo da parte la disgrazia di quella gamba...

Bern.— Obbligataccio! E non ne ha che due: se glie ne levate una!

Cat.— Di cera non è proprio brutto... Se si facesse tagliare i capelli come voi... la barba....

Bern.— La testa.

Cat.— Gli occhi sono dolci... Sicuro: l'avete obbligato a fuggir sempre, a cercar sempre di nascondersi! Ma se non ci fosse la disgrazia di quella gamba...

Bern.— Eh! gamba più, gamba meno, non importa!

Cat.— Sapete ciò che vorrei vedere io? Se Gaspare allevatocome voi ed abituato ad essere rispettato, coll'ingegno che ha... — voi stesso avete detto che imparò prestissimo quel po' d'arte che sa dall'armaiuolo che fu qui di passaggio, ed io aggiungo che quando non ha paura di essere deriso, dice cose che vanno al cuore e non dicono gli altri — vorrei vedere, diceva, se non sarebbe...

Bern.— Uno scarabocchio?

Cat.— Chiamatelo com'è battezzato, ve l'ho già detto,(passa a destra)altrimenti ci guastiamo.

Bern.— Dunque Gaspare, Gasparino, Gasparone! Ma voi convenite d'una cosa...(la piglia a braccetto)

Cat.— Sentiamo...

Bern.— Considerando, primo: che voi sola in tutto il paese lo chiamate Gaspare e non Scarabocchio come l'ha fatto mamma natura... lasciatemi dire; secondo: che seguitate a concedergli l'uso gratuito di questa stanza che con pochissima spesa potrebbe affittarsi come fior di bottega...

Cat.— Terzo: che quando non sono altrove sono sempre qui.....

Bern.— Si potrebbe concludere che la bella Caterina, se non capitava a tempo Bernardetto, avrebbe tollerato che lo sgorbio le facesse l'occhiolino di triglia!

Cat.— Lui? Oh poveretto, che non osa quasi guardarmi! Ma siete matto?

Bern.— A parte gli scherzi, appena ci siamo sposati, aria!

Cat.— Aria? E voi credete che io possa abbandonare nuovamente alla gente senza cuore perchè ne faccia il suo trastullo quello che mia madre buon'anima ha raccolto? Non ci pensate neanche: sarei una cattiva figliuola, una cattiva cristiana!

Bern.— Ebbene tenetevelo; ma non qui, laggiù in fondo all'orto sotto la tettoia... Vuol tanto bene alle bestie: terrà compagnia al ciuco.

Cat.— Bernardo, quando si ha la fortuna di esser nati sani, robusti, e fatti... via, in modo da essere contenti, si è come tenuti per dovere a fare meno dura la disgrazia degli altri; e voi potete odiare un disgraziato che è buono come il pane?

Bern.— Io lo odio? Neanche per sogno! Lo amo: mi faridere! Ma non voglio che mia moglie abbia sempre sott'occhio un coso disgraziato, disgraziatissimo, ma brutto e ridicolo.

Cat.— Bernardo, state ad ascoltarmi, mentre siamo sul discorso e siamo sempre in tempo...

Bern.— Io non lo sono più, poichè m'avete preso l'anima!

Cat.— Io voglio che mi promettiate una cosa, ma sul serio.

Bern.— Ma mille, Rinuccia mia!(per abbracciarla)

Cat.— Una sola e le mani a casa che farà due. Io vedo con dolore che avete l'abitudine di scherzare su tutto, di farvi beffa continua delle altrui debolezze, e peggio poi delle imperfezioni del corpo...

Bern.— Per chiasso! semplicemente per chiasso!

Cat.— Or bene, io sono donna, e perciò mi sento debole anch'io; e i vostri bei scherzi, le vostre famose burle mi dànno tutte una sensazione dolorosa come se fossero fatte a me. Voi lo sapete, quando ammazzarono il povero gatto di Gaspare io stetti tutto il giorno senza poter mangiare... Sarà una cosa ridicola; ma io domando se nel petto di chi fa queste belle prodezze possa battere un cuore per un sentimento gentile, un cuore che mi sappia, se il Signore mi volesse mandare una disgrazia, compatire e consolare.

Bern.— Caterina... via... sentite: appena sono vostro marito, delle farse non se ne fa più... (E speriamo bene che non se ne faccia a me).

Cat.— Appena sarete mio marito?.. E perchè non da questo momento?...

Bern.— Per affrettare quell'altro momento che non viene mai!

Cat.— Proprio da uomo di cuore e di onore me lo promettete?

Bern.— Di cuore e d'onore.

Cat.— Allora, quand'è così, vado a mettermi un velo, e andiamo subito colla zia da ser Agapito a combinare il giorno del matrimonio... Aspettatemi qui.

Bern.— Ah! la più cara di tutte le Caterine!

Cat.(salendo la scala). — Ma badate, fine alle beffe, o finirete per farmi amare quelli che perseguitate.

Bern.— Inteso.(le manda un bacio)

Cat.— Dieci minuti e sono in ordine...

Bern.— Dieci ma non venti...(indietreggia sino al banco per vederla allontanarsi)

Cat.— Ma lasciate stare quella pistola...

Bern.— Non dubitate: mi sta troppo a cuore vivere con voi, e per voi... Uh cara!... Spicciatevi a sposarmi... o io ve la faccio a voi l'ultima burletta!

Cat.— Matto!(via dalla destra)

Bern.(mandandole dei baci). — Matto! mattone! mattissimo! — Ah! Ah! Tu hai un bel dire, ma se Bernardetto è riuscito a far breccia nel tuo cuore, nel cuore d'una ragazza buona come il pane, bella come un fiore, e ciò che non guasta nulla nell'anno di poca grazia in cui mi trovo, ricca come un tesoro, è perchè sono un giovane allegro, che tutti i giorni ne sa inventare una per far dimenticare agli altri le tasse e a me... che non ho più da pagarne! Ma, a proposito, moriva dalla voglia di leggere la lettera che mi scrive dalla città l'amico Roberto...(trae di tasca una lettera suggellata)anche lui della confraternita del buon umore. Ho fatto bene a tenermela in tasca, chè se Caterina si avvedeva della cosa! mandava a monte la farsa. Ma sentiamo come è andata.(legge)«Carissimo amico — Il tuo raccomandato mi è arrivato ieri sera mentre io mi trovava a cena alla Corona di Spagna, secondo le nostre intelligenze— Bravo! —Sebbene non fosse prestabilito, ho avuto carità d'un povero diavolo che aveva fatto venticinque miglia a piedi, e gli ho fatto dare da cena— Benone! —Quando ebbe mangiato e bevuto, gli ho fatto intendere con gran mistero che io era incaricato da persone che ad ogni costo volevano rimanere incognite, di fargli noto che se dichiarava di rinunziare per sempre alla ricerca dei suoi parenti, questi gli avrebbero fatto pagare per tutto il tempo della sua vita cinquecento lire al mese. Per far corto, ti dirò che il tuo imbecille è caduto pienamente nella ragna; ma che mi ci volle del buono e del bello per rimetterlo in istato di ritornare a casa colla diligenza, di cui gli ho pagato un posto perchè non avesse da cambiare i biglietti.— Bravissimo; io non ci aveva pensato —Anzi, a dirti tutta intiera la verità, sono stato lì lì per isvelargli la burla, tale e tantaè stata l'impressione che mi ha fatto il suo stato... A rivederci alle tue nozze e credimi, ecc.» Ma che impressione! Se tu sei di fibra tenera non sarai mai capace di condurre a fondo una bella burla coi fiocchi, amico mio! Ma già egli non riflette, come Caterina, che se il ridere è quello che distingue l'uomo dalle bestie, per far rider l'uomo necessariamente la natura ha dovuto inventare la classe benemerita degli uomini ridicoli! Che colpa ho io se quando vedo Scarabocchio mi dimentico subito che ci sono dei creditori? A proposito, ne ho uno che è gobbo... Un giorno, il giorno della sua festa, scrissi una circolare a nome suo a tutti i gobbi che c'è a tre miglia attorno, con invito a pranzo, adattando bene inteso i pretesti alle persone... Non ne mancò uno!... E io cogli amici in istrada a vederli arrivare all'ora fissata, picchiare, entrare, e poi uscire furibondi... Che risate! Ma di siffatte burle, ora non mi degno più: ora mi occupo delle mistificazioni colossali, machiavelliche, infernali! Ma per riuscire che potenza di calcolo! Che previdenza! Preveder tutto e non dare a veder nulla, conservando l'aria del più perfetto minchione di questo mondo, ma colla coscienza di fare anche onore più che non si pensi al paese... Sissignore, onore! perchè i forestieri che vengono a visitarci, vedendo che tutti ridono, scrivono a casa loro: gli abitanti di questo paese sono tutti di buon umore; dunque godono tutti buona salute, dunque hanno tutti quattrini in abbondanza, e governo e pappa a buon mercato; dunque questo è il paese più florido, felice e potente del mondo!(chiasso di fuori, urli, fischi ed applausi; si sente mettere in fretta una chiave nella toppa della porta di mezzo)Fischiano! È lui!(si nasconde dietro il fucinale)

GASPAREdal fondo, con premura. Appena entrato si rivolge a parlare verso la strada, non tenendo fuori della porta che il capo.Detto.

Gasp.— Fischiate, figliuoli, fischiate pure; ma per l'ultima volta, poichè il vostro bel divertimento è finito per sempre!(chiude in fretta la porta e va a sedere sopra la seggiolaaccosto al tavolo a destra)Miserabili quasi quanto me, e pur sì feroci nel deridermi! La colpa è anzitutto dei parenti che non vi dànno buon esempio, e poi delle autorità che tollerano, loro così permalose, che si insulti una creatura che non fa male a nessuno... Ma non pensiamo più al passato; l'avvenire è mio! che dico, il presente! Essa è in casa... ho sentito la sua voce dalla piazza... mai mi parve così dolce e cara! O povero me, come il sangue mi corre al capo! Sono sfinito dalla fatica e pure non riesco a calmarmi... Lo credo io! comincio ora a vivere!

Bern.(che frattanto gli si è avvicinato sulla punta dei piedi non sentito e non visto, gli pone le mani sugli occhi standogli dietro)

Gasp.— Ah! — Chi è? — Siete voi, Caterina?(toccando le mani di Bernardetto)No... Avete le mani troppo grosse voi! Siete Bernardetto.

Bern.— Bravo, hai indovinato.

Gasp.— Bel merito! Siete suo cugino, siete sempre qui... E poi chi vi avanza nel fare delle burle?

Bern.— Te l'hai a male anche questa?

Gasp.— Se non mi aveste mai fatto altra burla che questa!

Bern.— Ma ora sono finite per sempre, Gasparino mio.

Gasp.— (Non mi chiama più Scarabocchio?) Perchè dite che sono finite?

Bern.— Perchè basta guardarti, si capisce subito che hai fatto un'eredità... che hai trovato un tesoro... insomma che c'è del nuovo in aria!

Gasp.— E se anche fosse, non lo dirò a voi che me ne avete fatte tante!

Bern.— Ti ho fatto qualche burla, è vero; ma del male poi non te n'ho fatto punto.

Gasp.— Non m'ha fatto del male! Sicuro che non mi avete preso a sassate, no; ma alle volte fa più male una parola che un sasso!

Bern.— Io t'ho chiamato Scarabocchio come gli altri... Gran che!

Gasp.— Prima degli altri, e questo è peggio che una sassata!

Bern.— Prima o dopo, era per ischerzo... E se tu noneri così permaloso, la cosa cascava da sè; ma sì, tu andavi sulle furie!

Gasp.— Non aveva ragione? Sono uno scarabocchio io? Ho questo difetto che non posso stendere la gamba come vorrei; ma quando io sto fermo sono alto come voi, e se sono seduto...

Bern.— Non sei più che un mezzo scarabocchio! Ma ritorniamo a bomba: tu vuoi fare dei misteri con me! ma sai a chi lo devi se sei contento? Lo devi a me solo.

Gasp.— A voi? Impossibile!

Bern.— Perchè ho riso qualche volta di te, credi che io sia capace d'impedirti di migliorare la tua condizione?

Gasp.— Voi potevate impedirmi?...

Bern.— Sicuro, tacendo! Ma sarei stato un fior di birbante, far del male a chi m'ha fatto tanto ridere!

Gasp.— Bernardo, provatemi che io debbo a voi il mio avvenire ed io vi domanderò perdono in ginocchio del mio dubbio!

Bern.— Allora inginocchiati e subito, imbecille!(trae di tasca due lettere; una è quella già letta; la rimette in tasca e legge l'altra)Questa... questa... «Onorevole signor Bernardetto». Ma prima di tutto guarda i timbri postali e la data. Tu non sai leggere; ma i numeri mi pare che li conosca...

Gasp.— Sì... arrivata qui il 26... marzo... colla posta, non c'è dubbio.

Bern.— Il 27 ho risposto.

Gasp.— Il 28 Caterina mi ha letto la lettera che m'invitava a recarmi in città...

Bern.— Il 29 sei partito, e oggi primo d'aprile sei di ritorno. Ora senti,(legge)«Sebbene io non abbia l'onore di essere da lei conosciuto, me le rivolgo sicuro che vorrà compiacermi, trattandosi di fare una buona azione, e sapendo dal negoziante Giuseppe Ferri che non mi indirizzerei invano alla sua cortesia ed alla sua probità». Vedi, non ci sei che tu a credermi un uomo feroce!

Gasp.— Proseguite...

Bern.(legge). — «Io sono incaricato di fare ricerche accuratissime di un bambino che sarebbe nato in questo circondario, or sono ventitrè anni, da una povera donna chemorì in viaggio dandolo alla luce. Siccome il bambino in questione, se è vivo, non può trovarsi che in istrettezze, e mio còmpito è appunto d'alleviarle, Lei ha già compreso che si tratta di aiutarmi nelle ricerche: sicuro del favore, Le anticipo i miei ringraziamenti... Eccettera... eccettera...». — Sei convinto?

Gasp.— E voi vi siete degnato di cercare...

Bern.— Che cercare! mi sono semplicemente ricordato che Scarabocchio è nato in una stalla di questo borgo da una donna che vi era di passaggio giusto ventitrè anni fa, e che è morta senza che si potesse sapere chi fosse; e ho scritto subito: il bambino che cercate, vive...

Gasp.— Oh sì, vive, ora!

Bern.— Ha ventitrè anni, dimora in casa di Caterina Belfiore che gli usa tutte le carità, fa l'armaiuolo, un cattivo armaiuolo, e si chiama Gaspare, e per soprannome...

Gasp.— Scarabocchio, finora; ma d'or innanzi, grazie a voi, nessuno mi avvilirà più con questa brutta parola! O Bernardetto, perdonatemi se vi ho giudicato male... Io credeva proprio che mi odiaste; ma ora riconosco che se mi avete fatto soffrire è senza volerlo, è perchè non sapevate quanta amarezza io avessi nel cuore...

Bern.— To', se te l'ho sempre detto, era per chiasso; era perchè io non posso vederti senza ridere!

Gasp.— Voi non potete vedermi camminare senza ridere? Ebbene... quando sarete di malumore, venite da me... e io vi farò ridere...(fa un giro nella stanza, mentre Bernardetto ride, e poi va a prenderlo per le mani)Ridete! ridete! pur che non ci sia presente Caterina! Ma non basta: d'or innanzi ricordatevi che sono tutto vostro, come lo sono per quell'angiolo della Caterina!

Bern.— Che cosa potresti fare per me? Difendermi no, chè con un soffio ti si butta in terra: darmi dei quattrini peggio che mai, dunque!

Gasp.(sottovoce). — Peggio che mai?

Bern.— Oh! qualche miseria!

Gasp.(traendo di tasca un involto di cinque biglietti da cento lire e spiegandoli uno alla volta). — Miseria?! Uno... due... tre... quattro e cinque! Cinque! Cinque!

Bern.— Cinque biglietti da cento!

Gasp.— E mica per una sola volta!

Bern.— Ad ogni anno?

Gasp.— No! No!

Bern.— Allora ogni due anni? È sempre una bella fortuna!

Gasp.— Oh sì... ma di questi biglietti io ne avrò cinque ogni... mese!

Bern.— Ogni mese?

Gasp.(esaltandosi). — Sì, cinquecento lire, sì cento scudi al mese a me, che non arrivavo mai a mettere assieme in un anno due soldi! Dei soldi ora? Dieci mila soldi al mese ora! A palate i quattrini! A staia! A sacca! — Oh! perdonatemi, Bernardo, questo trasporto; ho sofferto tanto! E pigliate, pigliatene uno, due, quanti volete, per la mia riconoscenza!

Bern.— Sei matto? Se accettassi, non sarei così contento di quello che ho fatto..... Basta, ti dico! E poi che maniera è questa, appena hai quattro soldi, volerli buttar via a diritta ed a sinistra, anche a chi non ne ha bisogno? Pensa piuttosto al tuo.

Gasp.— C'ho già pensato. Prima pago alla Caterina il fitto di cinque anni per questa stanza, e poi vado dal sindaco a domandargli quanto costerebbe levare dalla strada tutti quei monellacci...

Bern.— Te lo dico io: tre soldi, quanto costa un bastone!

Gasp.— No! voglio che li mandino a scuola, e la scuola la pagherò io.

Bern.— Ti piglieranno a sassate alla sortita. E il resto?

Gasp.— Mi farò una bella bottega...

Bern.— Invece d'andare a spasso tutto il giorno..... E poi?.....

Gasp.— E poi..... del bene ai poveri..... Altro che cosa posso fare io?

Bern.— Tu hai ventitrè anni... Vieni qui che ti guardi negli occhi... Ecco, tu diventi rosso come una ciliegia... Tu vuoi pigliar moglie, ci si legge scritto!

Gasp.— Chi mi piglierebbe mai!

Bern.— Le donne non lo sai che vanno matte per gli scarabocchi?

Gasp.— Non dite questo, Bernardo!

Bern.— Parola d'onore: hai visto mai un gobbettino che non abbia una bella moglie? Ma va là, ipocrita, che tu sai già dove andar a picchiare.

Gasp.(negando, sperando e ridendo). — Non è vero nulla!

Bern.— Già... perchè lui si permette di amare i fiori...

Gasp.— Bel merito!

Bern.— Perchè non vuole che si picchino le bestie...

Gasp.— Povere bestie, sono così buone appetto degli uomini!... E se sapeste la stretta che ho sofferto quando mi hanno ammazzato il mio povero Nanni!

Bern.— Consolati; egli ti aspetta nel paradiso delle oche.

Gasp.— Povero gatto, non gli mancava che la parola!... Era il mio unico amico, dopo Caterina!

Bern.— Pensiamo dunque, dopo l'amicizia, quando sentirà della fortuna!

Gasp.— Di chi parlate?

Bern.— Non del gatto, di Caterina che vuoi sposare.

Gasp.— Oh! non mi venne neanche per il capo un così fatto pensiero!

Bern.— Quando è contenta lei!

Gasp.— Lei... contenta!...

Bern.— Perchè no? E l'arriva in persona..... chiedigliene!

Gasp.(combattuto e vacillante per l'emozione). — Caterina... mia! No, no, è impossibile!

Bern.— Con sei mila lire di rendita? Babbeo! Ma se non mi ha parlato che di te anche questa mattina!

Gasp.— Sì?... E di questa gamba... non ha detto nulla?

Bern.— Ma va là, che, se ci metti sotto le tue migliaia, diventa subito una gamba come l'altra... meglio dell'altra!

Gasp.— Un'ultima parola, Bernardo, mentre sono in tempo: se ella è contenta, credete voi che un giorno i miei figliuoli non somiglieranno a me, e potranno fare i soldati?

Bern.— E diventar caporali!

Gasp.— O Dio buono! Finora tanto avvilimento ed ora tanta felicità!... Rimanete, ve ne prego; ho quasi paura!

Bern.— A farti lume? Ti gira. (Se non vado via, o crepo, o mando tutto a monte). Coraggio, o Caterina se la sposa un altro.

Gasp.— Se basta il mio amore ed il mio denaro, ora è mia!

Bern.— Bravo! Coraggio!(via dal fondo, dicendo:) — (Se non vado... crepo!.. crepo!)

Gasp.— Ne ho del coraggio, sì; ma sarebbe tanto meglio essere come lui!

CATERINAdalla destra, in più ricco arnese e con un velo in capo.Detti.

Cat.(sul pianerottolo). — Eccomi in ordine, Bernardetto... O Gaspare! siete ritornato?

Gasp.— Sì, or ora... Mi riposava un momento e poi veniva subito da voi.

Cat.— Aspettatemi un istante che ritorno subito...(scompare dalla destra).

Gasp.— Badate, veh, che non ho bisogno di nulla... Oh sì, giusto lei mi dà retta! Ma io sono tutto coperto di polvere ed in disordine..... se ci pensavo quand'ero in città!.... Ma lei non baderà ai miei cenci, nè ai miei capelli arruffati..... Eccola: a me par sempre un angelo che cali dal paradiso!

Cat.(dalla destra, con una scodella di brodo ed un bicchiere di vino sopra un piccolo vassoio). — Un po' di brodo e un bicchier di vino vi faranno bene, dopo il viaggio... Ma sedete, Gaspare, sedete.

Gasp.— Sono stanco, ma non sono mica ritornato a piedi: c'è un signore che mi ha pagata la diligenza.....(siede e prende la scodella)Quanto siete buona, Caterina!(la guarda estatico)

Cat.— Bevete, Gaspare. Bernardetto è uscito?

Gasp.— Per ritornare subito.

Cat.— Ma perchè non bevete?

Gasp.— Non posso... C'ho una cosa qui, come un nodo...

Cat.— Vi sentite male?

Gasp.— Mai così bene!

Cat.— Dunque buone notizie? Sentite; io non voglio sapere i vostri segreti, ma ad ogni modo ricordatevi che qui siete sempre come a casa vostra..... Ora che ci siamo intesi, bevete...

Gasp.— La mia condizione si è mutata, Caterina...(quasi arrossendo)Ora sono... quasi... ricco!

Cat.— Li avete dunque trovati i vostri parenti?

Gasp.— Vi dirò... I miei genitori sono morti, e, quanto ai parenti, ho dovuto promettere di rinunziare a cercarli..... Ma pure ho saputo una cosa, che m'ha levato dal cuore un gran peso...

Cat.— Intorno a vostra madre?

Gasp.— Sì... non mi si voleva dir nulla; ma io ho pregato tanto e tanto, che posso finalmente dire a tutti che la mia povera madre non era quella che dicono i maligni; ma una onesta, ma una santa donna!

Cat.— Bene, bene: questa è già una grande consolazione!

Gasp.— E non basta, Caterina. Mio padre — posso dirvene una parola sola, ma così bella! — mio padre era un soldato pieno di coraggio e di bontà!

Cat.— O Dio benedetto!

Gasp.— Col cuore sulle labbra! (E non mi domanda neanche quanto io sia ricco!) Ma c'è di più: c'è chi d'or'innanzi penserà a provvedermi di tutto.... di più che del necessario... di molto più!

Cat.— Oh ne ho proprio piacere come se fosse toccata a me la vostra fortuna; ma siete poi sicuro?

Gasp.— Le ho in tasca... cinquecento lire...

Cat.— Cinquecento...?

Gasp.(mostrandole l'involto dei biglietti). — Cinquecento lire... al mese.

Cat.— Al mese?!

Gasp.— Al mese.

Cat.— Oh viva il donatore! Viva per voi ed anche per me, poichè tutto questo denaro vi metterà in grado di far vedere se io aveva ragione di proteggervi.

Gasp.— Sicuro che avevate ragione! Ed io benedico ora con tutta l'anima il Signore che ha permesso..... a me..... di poter dimostrare..... a voi... cioè... non so più quello che mi dica... ma voi mi capite... e mi perdonate, non è vero?

Cat.— Vi capisco, ma non ho da perdonarvi nulla, mio buon amico.

Gasp.(fra sè). — (Mio buon amico!... Coraggio!...) Caterina...

Cat.— Gaspare?

Gasp.(ride).

Cat.(lo guarda e ride anche lei, poi:) — Perchè ridete così?

Gasp.— Questa mattina avete parlato di me con qualcheduno?

Cat.— Si, con Bernardetto...

Gasp.— (Ah!) Un momento?

Cat.— Molti momenti!

Gasp.— Benedetti tutti, se non dicevate troppo male di me!

Cat.— Come potrei dir male di voi? Ho detto anzi molto bene!

Gasp.(turbato, oppresso dalla gioia). — Caterina...

Cat.— Forse, perchè ora siete ricco, io dovrò essere diversa da quella che sono stata finora?(gli porge le mani)

Gasp.— (Oh! è troppo! è troppo per il mio cuore!)(lascia le mani di Caterina, e con uno scoppio di pianto si abbandona sul banco)Basta! Basta!

Cat.— povera me!... Piangete adesso? Ma perchè, Gaspare? Avete qualche cosa nel cuore che vi dà pena, e non me la confidate? Non sono sempre per voi quella sorella, quasi una madre, che sapeva consolarvi quando eravate infelice? Ebbene, io vi aiuterò a sostenere anche la prova della buona fortuna..... Animo, asciugatevi gli occhi, così! e coraggio!

Gasp.— Sì, che ne avrò del coraggio... purchè la felicità non mi venga tutta intera ad un tratto! Voi sapete che iosono vissuto tanti anni nel fango della strada, respinto, beffato, trattato peggio di un cane, perchè il più brutto cane riceve talvolta una carezza..... Ma io non aveva un padrone che mi difendesse; non un amico che pigliasse a proteggermi; non aveva nulla; non aveva la famiglia! Ma che dico? Io doveva fuggire gli uomini e cercare la compagnia delle bestie, perchè è scritto che una creatura possa ricevere una prova di affetto dalle bestie e null'altro che dileggi e beffe dagli uomini!

Cat.— Poveretto!

Gasp.— E se in uno di quei momenti terribili in cui la amarezza monta su su dal cuore ad abbuiarvi la mente, in cui si darebbe l'anima per una vendetta inaudita, io prorompeva in una maledizione.....ecco..... ecco..... lo sentite, gridavano:lo sentite il segnato da Dio?— Dio! Forse egli avrebbe fatto meglio se l'uomo potesse farsi bello o brutto a misura dei suoi pensieri e delle sue azioni... e allora! Ma è possibile che il Dio degli sventurati abbia detto questo, lui che inspirò vostra madre e voi ad avere compassione del povero reietto? Oh sì! non c'era che una donna che potesse fare quello che ha fatto lei, quello che fate voi! Ma che oltre alla consolazione ci possa essere per me anche la felicità, non me lo dite, Caterina, no, perchè io che ho resistito a tanti dolori, sento che non potrei resistere a tanta gioia... e morrei qui ai vostri piedi!(le si butta ai piedi)

Cat.— Che cosa volete dire? È Bernardo che vi ha dato ad intendere...?(colpita da un altro sospetto)(Ah! sarebbe troppo!) Mostratemi subito quei biglietti.(Bernardetto)

Gasp.(in ginocchio). — Eccoli: teneteli, essi sono tutti vostri!

BERNARDETTOdal fondo, inosservato da Gaspare.Detti.

Bern.(a Caterina, che svolge l'involto dei biglietti). — Aspettate, venite di là, che vi dirò tutto.

Cat.— No, voglio vederli subito... voglio saper tutto... e non posso assolutamente prestarmi a qualsiasi inganno.

Gasp.— Che inganno?

Cat.(guardati i biglietti con un grido di sdegno)Oh!(a Gaspare). Li ha avuti nelle sue mani?

Gasp.— Non uscirono dalle mie.

Bern.— Via, Caterina; era già fatta!

Cat.— Siete un disgraziato, e mi meraviglio che abbiate potuto farmi complice di una beffa più che brutta, crudele, feroce!(sale la scala a destra)Alzatevi, Gaspare; non è a voi che spetta stare in ginocchio!

(Gaspare rimane in ginocchio atterrito, ma senza comprendere chiaramente la situazione)

Bern.— Era già combinata, vi dico...(la segue)

Cat.— Vi credeva soltanto leggero, ma vedo che siete un uomo senza cuore... Lasciatemi; ora voi mi fate paura!(via dalla destra)

Bern.— Ma io non ho mancato alla mia parola...(volgendosi dal pianerottolo a Gaspare)Maledetto Scarabocchio, se mai non l'aggiusto, me l'hai da pagare..... Non capisci nulla! Una caricatura come te sposare la mia Caterina? Vatti a specchiare nella pila, e pulisciti la bocca coi biglietti della banca dei complimenti!(via dalla destra)

Gasp.(con un grido). — Ah!(vorrebbe avventarsi sui passi di Bernardetto, ma vacilla e cade boccone, prorompendo in un pianto disperato, rotto da singhiozzi convulsi. Quindi si solleva a sedere, accasciandosi a terra presso la seggiola accosto al tavolino)Ma quale delitto ho io commesso prima di nascere, da farmi dannare a questo supplizio? E voi, madre mia, perchè non m'avete soffocato appena nato, quando potevate salvarmi da quella carità che vi lasciava partorire e morire sul letame d'una stalla? Sarei morto con voi... Invece guardate che cosa ha fatto di me la vostra compassione: un essere che non può vivere che deriso! un essere che la donna non può amare! un essere inutile a sè ed agli altri, che la società schiaccia come un verme... come un mostro! Non un mostro... Il mostro fa paura... il mostro fa delle vittime... il mostro è la forza, la bellezza, la fortuna, ed io non sono che la vittima, ma la vittima ridicola, la vittima che non può essere nè soldato, nè sacerdote, nè amico, nè sposo... nulla! nulla! null'altro che ridicolo sempre! — Ma a qual ladro, a qualeassassino s'infligge questa umiliazione, questa berlina, questa tortura che m'accompagna per tutta la vita? E che cos'è la vostra bella libertà, la vostra famosa civiltà, se non protegge i deboli? — Ah! ah! ah!... proteggere lo Scarabocchio! Sei forse un uomo tu; sei forse fatto ad imagine di Dio, quando l'ultimo degli uomini, Bernardo, ti prova che non sei stato messo al mondo che per trastullo degli altri, e ti rapisce per giunta la donna del tuo cuore? Dio! Dio! se voi foste giusto, o non permettereste ch'io fossi, senza mia colpa, diverso dagli altri, o almeno non martirizzereste così una creatura che non ha mai fatto nulla, nulla di male!

(disperato, colle mani ne' capelli, si abbandona sul pavimento)

BERNARDETTOdalla destra.Detto.

Bern.— (Maledetto! gli darò le sue cinquecento lire, se non posso fare a meno, e così otterrò, col suo perdono, quello di Caterina). Che fai lì bocconi?

Gasp.(contenendosi). — Lasciami pregare!

Bern.— Pregare? A che? Nessuna preghiera può fare che ciò che è stato non sia stato e tu sia diverso da ciò che sei. Alzati adunque subito che discorriamo, o mi farai ridere peggio di prima.(raccoglie i biglietti e li mette nel portafoglio)

Gasp.(si alza inosservato). — (Ancora? Questo è troppo!) Io non posso che far ridere sempre?

Bern.— Dovresti esserne convinto da un pezzo.(Gaspare va a prendere sul banco la pistola).

Gasp.— Io non sono proprio un uomo come un altro?

Bern.— Come me, no certo.

Gasp.(balzandogli dinanzi terribile). — E allora a noi!

Bern.(indietreggiando). — Che vuoi fare?

Gasp.(colla pistola nella destra, ma senza appuntarla contro Bernardetto, con voce soffocata). — Ucciderti!

Bern.— Uccidermi? Questo non è uno scherzo da fareneanche per burla! Metti via quella pistola che è carica, Gaspare!

(indietreggia fino all'estremità del proscenio a destra)

Gasp.(sempre a voce bassa)— Non Gaspare, Scarabocchio! Chiamami come mi hai battezzato, Scarabocchio!

Bern.— Ebbene, sì..... te l'ho fatta grossa..... ma uccidermi?

Gasp.(come sopra)— Se i ragazzi che hai scatenato contro di me meritano il bastone, sei tu che l'hai detto, tu, uomo, non meriti la morte? E tu morrai quando avrai sofferto in dieci minuti l'agonia che hai fatto soffrire a me per anni!

Bern.(sentendosi mancare). — Caterina! Soccorso!

Gasp.(sempre a voce bassa)— Sì, che venga, che ti veda la tua sposa!..... ma non sperare che anima al mondo possa salvarti!

Bern.— Pietà, Gaspare!(appoggiandosi alla parete per non cadere)

Gasp.(prorompendo)— Non c'è più pietà in me; tu l'hai ammazzata collo scherno; ma c'è Scarabocchio fatto apposta per farti ridere..... Dunque ridi! Ora è il momento buono di ridere! Guarda come zoppica, e dondola, e sbilenca Scarabocchio!(attraversa l'angolo della scena, dal mezzo alla scala, senza abbandonarlo collo sguardo)— Ridi! Ridi! — Ma tu non ridi? Tu batti i denti, e il sudore ti lava il volto bianco, mentre le tue belle gambe stanno per tradirti tutte e due?!(con una risata di scherno)Ah! Ah! Ah! Un'arma mi fa più forte di lui, e l'uomo perfetto non ride più! Il tiranno della strada ha paura!

CATERINAdalla destra.Detti.

Bern.— Venite, Caterina, per carità!

Cat.(impaurita dall'aspetto di Gaspare e dallo spettacolo di Bernardetto accasciato e presso a smarrire i sensi). — Che cosa è stato?(scende mezza la scala)

Gasp.— Giusto voi dovete esser qui — per un istante — mafermatevi lì, o lo inchiodo al muro sotto i vostri occhi!(a Bernardetto)Giù in ginocchio... e giù il cappello! Un po' per uno nel fango!

Cat.— Gaspare, o mio buon amico, o mio fratello!

Gasp.— Io non posso essere fratello di nessuno!

Cat.— Pietà!

Gasp.— E voi credete di ottenerla, quando la domandate per questa belva? Ma non calunniamo le belve! Le belve ci addentano, ci sgozzano, ma ci uccidono: per straziarci il cuore e non darci la morte, per lasciarci nella carne viva il dente velenoso dell'odio e della disperazione, ci vuole quello lì, l'uomo! Ma costui, che voi avete creduto degno del vostro amore, ha fatto anche meglio: mi ha sollevato fin lassù alla porta del cielo, non per darmi un istante di gioia, ma perchè precipitando da quell'altezza io mi sprofondassi di più nel mio inferno!

Bern.(sfinito). — Perdonami!

Cat.— Lo avete sentito?

Gasp.— Sì; ma non vi pare vile?

Cat.— Non più di prima.

Gasp.(a Bernardetto). — È vero; non più di prima, te lo dice lei.(a Caterina con un cenno imperioso)— E ora uscite.

Cat.— No, Gaspare; ora perdonate, come io, sentendo di non poterlo più amare, gli perdono.

Gasp.— Ma io perchè gli dovrò perdonare?

Cat.(dopo una breve pausa). — Perchè voi potrete avere un giorno da me... quello che egli ha perduto... quello che vi ha fatto sognare!

Gasp.— Caterina!(quasi smarrito)Non una parola di più; ora più che mai mi parrebbe un sogno!.....(colpito da un pensiero improvviso, rassicura Caterina, e va a deporre sul tavolo la pistola, accennandola a Bernardetto)— A te, ora non ti temo più!

(prende le mani di Caterina e le bacia riconoscente, mentre Bernardetto si alza, passa vacillando dietro il tavolo, ed esce dal fondo a capo chino)

Fine della commedia e del primo volume.

Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.


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