DEI CAMMINI, E SENTIERI.
Nei trattati dell'arte dei giardini trovansi delle sufficienti istruzioni sopra la costruzione, la solidità, ed il comodo dei cammini, e sentieri necessarj in un giardino: su questa materia devesi principalmente far attenzione alla qualità de' climi, e del diverso suolo.
Noi non parleremo quì della maniera di distribuire i sentieri, se non in quanto essa è sottomessa alle leggi del buon gusto.
Sentieri superflui, come in una pianura aperta, ove nessun ostacolo arresta il passo, riescono disgustosi, ed è dispiacevole cosa di non trovarli ove necessitano. Nuocesi all'effetto delle rustiche scene tanto praticandosene in troppo numero, che formandone pochi, o distribuendoli in modo, che non se ne incontrino là precisamente ove bisognano.
La principal destinazione de' sentieri è di condurre a tutte le scene, senza obbligare a ritornare indietro. Ma a questa destinazione se ne aggiunge un'altra, cioè che siano praticati di maniera a variare, ed a moltiplicare non solamente gli aspetti, ma a presentare ancora nella più bella comparsa le varie lontananze, ora tutte ad un tratto, ora successivamente, frattanto che ogni altra vista dispiacevole resta nascosta.
La distribuzione dei cammini esige dunque una attenzion vigilante ai punti di veduta. Secondo la situazione, e la natura del terreno, e delle campestri scene, i sentieri ora scorreranno ne' fondi, ora si eleveranno coll'eminenze, talvolta si stenderanno in linea retta, e talvolta si ripiegheranno; di quando in quando si ristringeranno, e si allargheranno.Proponendosi costantemente di far gioire delle prospettive, e degli effetti più aggradevoli delle decorazioni, non sarà difficile d'ordinar felicemente i sentieri. Sarà dunque contradditoria cosa principiare la formazione d'un giardino per li sentieri, che non possonsi determinare con convenevolezza, e distribuirsi bene, che allorquando tutte le parti, e le scene del giardino saranno intieramente abbozzate, e decise.
Sarà sempre mal a proposito di distribuirli talmente, che molti di essi, invece d'essere in quà in là nascosti, s'incontrino tutti in una volta, imitando in qualche modo le strade della città; altronde non devesi mai formarne di questi uno spettacolo.
Allorchè cominciò a diffondersi il nuovo gusto introdotto da' Bretoni, si rigettò intieramente la linea retta, e si abbracciò l'ondeggiante. Ma la linea, che serpeggia regolarmente, è quasi del paro uniforme, che la retta. La linea, che s'incurva con libertà, e senza esattezza, e si ripiega in modo a produr varietà, merita senza contraddizione la preferenza. Noi la chiameremo la linea naturale, perchè ella si offre agli occhj nostri ne' modelli, che ci presenta natura, e perchè là pure, ov'è disegnata da man dell'uomo, si regola in conformità della disposizione del suolo, e della situazione de' diversi naturali oggetti.
La linea retta non è contro natura, e non merita d'essere del tutto rigettata. Conviene ai grandi passeggi pubblici, ed ai larghi viali guarniti dalle due bande d'alberi elevati. Là ove debbono aprirsi delle prospettive lontane; ove si cerca l'allettamento, che fornisce l'estensione, e la grandezza; ove l'occhio debb'esser fissamente attaccato ad un oggetto importante, collocato in avanti, e destinato a fermarlo, i cammini in dirittura sono i migliori. Inoltre la linea retta diventa talora necessaria pel contrasto, e per l'interruzione. L'ingegnoso miscuglio delle due linee diventa indispensabile in una grande estensione di terreno, e ne riesce pur anche piacevole per la diversità, che vi sparge.
Mal a proposito il nostro autore M. Hirchfeld appoggia anche di più l'impiego della linea retta, non riflettendo, che con ciò distrugge in gran parte la teorìa, e l'artificio de' giardini Inglesi, che non son altro, siccome la natura intera, che un composto di curve; ed anche i sentieri derivando da' colli, da' monti, dalle valli, da' fiumi, e da' boschi, che li prescrivano, non sono che una parte della stessa natura, un aggregato di curve, che si dispiegano in tutti i sensi, atteso che l'uomo, e la necessità non fanno che secondar la natura; e non sarà che per effetto non naturale, che diventeranno stabilmente retti.
Il sentiero sinuoso conviene alle scene, ed alle piantagioni, che devonsi percorrere passeggiando tranquillamente, e con riflessione, e dove la vista dev'esser gradatamente guidata da un oggetto, da un aspetto all'altro. Compiacesi d'errare per sentieri tortuosi fra boschetti, e fra cespi al lungo delle acque, e si diletta di scorrere per angusti viottoli ne' bassi-fondi ombrosi, ed alla volta degli oscuri romitorj; riescono piacevoli montando su' colli, dove moltiplicano, e diversificano i prospetti. Servono per ultimo ad ingrandire lo spazio.
Mediante la linea curva-ondeggiante dei sentieri, nulla si perde dello spazio; tutto viene abbellito, e leggiadramente contornato.
Costruendo de' cammini tortuosi, evitate tutto ciò, che può manifestar l'arte: sinuosità naturali dovunque. Non si scorgerà alcuna progressione, alcun in-dentro, o in-fuori, che non sembri nato, che dalla stessa natura del suolo, e che non si accordi colla disposizione degli oggetti. Li rigiri del cammino non devonsi rompere tutto ad un tratto, che in caso di sorpresa.
Il cammino guadagna altresì in varietà, allargandosi, e ristringendosi, e contenendo ora nel mezzo, ora ne' fianchi spazj erbosi con gruppi d'alberi, ed al lungo ora alberi diritti, ed ora piegati ad arco.
Che un sentiere angusto volti ad una capanna, o all'eremo, ed un largo viale, ed anche retto conduca ad un tempio; un racchiuso viottolo coperto di una volta di fitto fogliame discenda serpeggiando verso la scena melanconica, che giace nell'ascosa valle. Il più o meno di coltura dei sentieri vien regolato in proporzione delle decorazioni, fra le quali si stendono.
L'erba, ed i fiori comuni contorneranno il cammino, che attraversa un distretto semplice, e campestre, ed i cammini destinati ad un delizioso passeggio, saranno ornati di arbusti odorosi, e di piante balsamiche. Quelli, che menano a scene grandiose, avranno dalle due parti de' grandi alberi, e de' fiori superbi, e brillanti. La varietà de' verdi, e la vivacità de' colori arrestano lo spettatore anche là, ove non cercava che un semplice passaggio. I sentieri siano comodi, e bastantemente proprj. Nelle ville d'Inghilterra sono di soverchio lusso, e sembrano terrazzi, favorendo a conservarli l'ordinaria temperatura del clima. Al piano basterà che siano di sabbia; al colle esigono un cemento consistente. Per ottenere il debito scolo alle acque vogliono essere fatti a schiena di mulo.
Si distinguono i sentieri in un generale più largo, ed in altri secondarj di minore, e varia larghezza. I sentieri in genere siano tenuti spaziosi; vengono ristretticontinuamente dal crescimento delle piante laterali; e si prevenga il caso di doverle scioccamente tosare, e ridurre a formare un muro verde. La vegetazione inoltre ne' siti soffocati riesce languida, ed infelice.
Dove il giardino ha per confine la campagna, o il bosco, la continuazione de' sentieri, e l'insensibile loro smarrire prolungheranno l'idea dell'estensione, e produrranno buon effetto, ed una felice illusione.
Non sarà cosa indifferente la determinazione del passeggio in un giardino all'Inglese, dove dato luogo ad uno sviluppo d'idee, e di sensazioni filate, se ne dovrà seguire la traccia atta a trattenere più aggradevolmente l'animo nostro: quest'ordine sarà tanto più preciso a tenersi in un picciol giardino, sommesso necessariamente a maggior artificio. In un grande si ritrarrà talvolta maggior diletto, passeggiandolo solo; poichè l'animo nostro, sempre inteso a contemplare le rarità, che gli si presentano, e la fantasìa, che non è prevenuta, gustano più voluttuosamente le produzioni della natura, e dell'arte, intanto che ci lusinghiamo passand'oltre di pascolarci sempre più lautamente.