DELLE GROTTE.
Si nominano così le concavità, ossia gli spazj vuoti, e panciuti, dirò così, che s'incontrano nel seno della terra, e segnatamente nell'interiore delle montagne. Si attribuisce la formazione delle grotte a diversi rovesciamenti parziali, che hanno potuto cagionare i fuochi sotterranei, o le acque, che penetrando a traverso le montagne, e le roccie, hanno staccate, e strascinate con se le terre, e la sabbia, che presentavano loro minor resistenza, lasciandovi sussistere le parti più solide, che non hanno potuto smuovere; e per tal modo hanno dato luogo alla formazione delle grotte, e delle caverne[16].
Le grotte, che attualmente nei nostri giardini sono l'opera dell'arte, erano ne' primi tempi la dimora d'uomini, come lo sono ancora oggigiorno presso de' popoli barbari. Questi nascondigli nelle montagne, e fra i rocchi perdettero la rusticità loro, dacchè i Greci cominciarono a dedicarli alle Ninfe.Era opinione, che le ninfe amassero le fonti; ed una umidità condensata, che stillava dall'alto, e dai lati, imprimeva sovente alle grotte la lor figura. Spesse volte ancora la sorgente era impregnata di particole petrose, che deponeva, e che segnavano il di lei corso d'una specie d'intonaco. L'immaginazione dava vita, e significato alle figure prodotte da questi accidenti. Il cacciatore, il paesano, ed il pastore si portavano in queste grotte a porgere alle ninfe le offerte relative alla loro natura, ed agli oggetti, sopra cui era fama, che vegliassero. Le sacrificavano ora un agnello, od un capretto; ora de' frutti, ora del latte, dell'olio, e del mele. La buona loro semplicità credeva, che queste tutelari divinità vi erano presenti, benchè invisibili, e che si conciliava il lor favore con questi doni. Si circondavano di ghirlande le loro statue, e si consacravano loro degli orticelli.
Pane, e Bacco, che insegnavano le canzoni alle ninfe, erano riputati essere l'ordinaria loro compagnìa, e vedevansi spesso le loro statue innalzate nelle grotte. Sul mezzodì la pastoral zampogna taceva per non interrompere i sonni di Pane, che costumava in quell'ora di dormir nelle grotte.
Questa pittura delle grotte consacrate alle ninfe porge quell'amenità, che sapevano i Greci spargere con tanto sale su d'ogni cosa. Eran luoghi santi,esenti d'ogni timore. Non formavano ancora parte de' giardini, che presso quella nazione non sortirono dai limiti della primiera rusticità, ma formavano oggetti staccati, che ricevevano dalla loro situazione al lungo de' laghi, e de' fiumi, ne' monti, e ne' boschi un carattere perfettamente campestre. La conoscenza del primitivo loro destino può condurre l'artista giardiniere ad invenzioni piacevoli, che portino l'impronto dell'antica loro rispettabile semplicità.
La storia delle grotte ne' secoli posteriori non è così serena, che al tempo delle ninfe de' Greci. Nei tempi di guerra, e de' suoi flagelli, questi ritiri si trasmutavano a vicenda in ispelonche d'assassini, e nell'asilo dell'infelice. Talvolta diventavano il soggiorno d'un eroe, e perfino delle fortezze d'importanza. Allorquando poi l'amore della vita solitaria si diffuse fra' cristiani, le grotte divennero l'abitazione de' santi, che, allontanati dall'aspetto del mondo, vi si consacravano alla contemplazione. Vi scavavano nel sasso gli altari, le cucine, i dormitorj, e le altre comodità essenziali alla vita. Era il tutto la semplicità stessa: la povertà solo, e la devozione erano le inseparabili compagne dell'uom religioso. La di lui vita austera, e sobria gli attirava sovente l'attenzion del vicinato; e la sua grotta era un luogo sacro, a cui non vi si accostava, che con venerazione.
Non v'ha cosa più necessaria all'arte, acciò formi delle grotte imitanti le naturali, quanto il ritornare col pensiero sulla primiera costruzione fatta dalla natura stessa, giacchè le opere dell'arte in questi oggetti si sono tanto scostate dal vero modello[17]. Noi vediamo che le grotte sono native de' paesi montuosi, e che abbondano di tufi, o di roccie. Non converranno adunque, che ne' cantoni composti di monti, e di rupi, che ammettono cavità, e screpolature, sia accidentali, sia formate dalla mano dell'uomo.
L'impiego dei macigni nella formazion artificiale delle grotte è giustificato dalla maggior facilità, dalla solidità, dalla diminuzione che cagionano dell'idea di deserto, offrendo l'immagine di una certa tal quale abitazione. La presenza dell'uomo giustifica un po' più di ricercatezza, che non esigerebbe l'aspra natura delle grotte, quale riuscirebbe per altra parteeffetto assai difficile ad ottenersi. Possono esser ricoperte di musco, e di piante serpeggianti; in tal canto può crescervi un cespuglio d'un verde piacevole, e nel circondario ponno slanciare gli alberi l'orgogliose lor cime. Queste circostanze non distruggono il carattere proprio di una roccia; l'addolciscono soltanto, correggendone l'uniformità, diminuendo la secchezza delle forme, e tuttavìa s'accordano coll'aspetto naturale d'una grotta. Ponendovi all'intorno delle piante a fogliame oscuro, e tristo, l'artista può accrescere l'impressione, che desta l'aspetto ignudo, e canuto della rupe. Può darle vivacità, compartendo l'acqua in ruscelletti, e rinforzarne l'apparenza selvaggia, adunandola in impetuoso torrente. Può praticare nell'interno varie aperture, farvi de' sedili, e delle comode abitazioni.
Una grotta artificiale deve soprattutto avere una tal situazione, quale noi siamo avvezzi a vederla in natura; dev'essere appoggiata a collina, a rupe, o collocata fra' scoscesi massi, e fra' ruscelletti, in siti bassi, ed oscuri. Non v'è niente di men naturale, che grotte fattizie alla pianura, o ne' luoghi scoperti, ove immediatamente attirin l'occhio. Debbono avere una situazione allontanata, e mesta, e che non si scopra con facilità. Non saran annunziate nè da introduzion elegante, nè da uno spazio in avantiriccamente adorno. Non sarà per questo essenziale, che il sito sia affatto chiuso, e privo d'ogni sorta di vista; vi posson essere praticati de' fori diversi, che presentino ridenti prospettive, particolarmente all'acqua. Nella formazion delle grotte deve regnare una composizione semplice, negletta, e rustica. L'interna decorazione è riposta nella configurazione stessa de' sassi, e negli effetti accidentali dell'acque, che vi trapelano, o che le percorrono. Qualunque sorta di distribuzione, e di ornato, che non vi si potrebbe trovar naturalmente, non vi ha luogo. Sia semplicissima la sua forma esteriore: un mucchio irregolare di pietre; una parete di screpolato sasso; una rupe composta di masse isolate, che sembrino d'essersi separate per l'effetto del tempo, o dell'acque, in quà in là imbrattate di musco, e di sterpi, o tappezzate d'edera, e di vite selvatica, che serpeggino fra le fessure, in alto ricoperte di terra, ove spuntino a stento degli umili arbusti, li cui languidi rami cadano sopra l'entrata; de' ruscelletti, che scorrino nei fianchi fra cespugli.
Quantunque le grotte de' giardini non sieno che imitazioni delle naturali, tuttavìa si penserà a disporle in modo, che riescano pulite come conviene, e che non sieno mai pericolose. Non saranno umide, nè impenetrabili all'aria purificante, nè mancodebbono esser basse, e strette. Non sono refrigeranti, e d'uso, che allora che son composte d'elevati macigni secchi, con vaste volte foracchiate d'aperture, che diano luce, e vista.
Si può dare ad esse un carattere determinato, che si rapporti agli usi, ai quali altre volte servivano. Si può consacrarle ad una ninfa, ad un antico eroe, ad un santo; e farvi campeggiare gli oggetti, e le particolarità, che ci rammemora la storia. Sarà però meglio prescindere da qualsivoglia oggetto mobile, ed accessorio; cosa che d'ordinario degenera in puerilità, e che non appartiene alla di lor natura; cosa senza verità, di breve illusione, e che toglie il possibile miglior uso del sito. Tutto al più sarà permessa una concisa inscrizione; e per riguardo all'ornato, ed al movimento vivente, glielo comunicheranno, come in tutte le altre parti del giardino, le persone stesse, che l'anderan visitando, che debbonsi considerare per le vere e sole macchiette del quadro; e quando pur predominasse l'amor del maraviglioso, suggerirei piuttosto delle mascherate conformi alle diverse scene, che presenta il giardino.
Le grotte per se stesse riuscendo oggetti straordinarj in natura, ed i giardini presentando di rado de' siti convenevoli ad esse, sarà meglio risparmiarle. Un bel giardino può esserne privo senza difetto.
Qualora, pel bisogno di smaltir terre, si determini d'innalzare in una parte del giardino un'artificial collinetta, anche pel risparmio delle stesse terre, si potrà disegnare il piano d'un'intralciata grotta, da elevarsi a foggia di cantine, ricoperta da grandiose volte, o da macigni. Per la maggior chiarezza della cosa, ne presento quì uno schizzo, che basterà a suggerire altre idee più convenevoli, e più belle.
Tav. XX.Grotta sforata, d'invenzione di M. Schuricht.
Tav. XX.Grotta sforata, d'invenzione di M. Schuricht.