OSSERVAZIONI RELATIVE ALL'ARTE DE' GIARDINI DEL MODERNO GUSTO.
Non si devono mai abbandonare consimili opere alla turba degli architetti volgari, ma domandano un artista giardiniere, fornito d'erudizione, di discernimento, di sensibilità, e di genio.
Onde meglio vedere quanto l'artista giardiniere s'allontana dall'architetto, e quanto poco possano seguire gli stessi principj, basterà osservare che il primo s'occupa dell'abbellimento di una superficie orizzontale, ed il secondo dell'abbellimento d'una superficie verticale. Dalla diversità di superficie, che questi due artisti mettono in opera, risulta di conseguenza una necessaria diversità di scopo e di piano. L'architetto vuol accontentar l'occhio tutto ad un tratto, e fargli colpire tutto ad un tratto l'armonica disposizione dell'opera sua; l'artista giardiniere ama di occupare con una successione insensibile, e gradata d'oggetti. L'architetto deve formare un piano il più semplice, perchè si possa abbracciare senza pena, e senz'imbarazzo; bisogna che dia alle diverse parti delle forme egualmente regolari, e proporzionate, onde si colga subito il rapporto delle parti al tutto; l'artista giardiniere in cambio, avendo tutt'altre viste, deve formare tutt'altro piano; cerca a nasconderele sue disposizioni, ed a spargervi una tal qual piacevole complicazione; tollera le ineguaglianze di suolo, e gli oggetti accidentali, ed irregolari; in una parola, opera di modo a non satollare con un sol colpo d'occhio lo spettatore, ma cerca d'occuparlo, e di divertirlo progressivamente, e per lungo tempo. A forza di regolarità, e di simmetrìa l'architetto produce l'effetto bramato, ed il giardiniere lo perde. Tendendo a scopi così differenti, devono altresì percorrere cammini diversi. L'artista giardiniere riuscirà felicemente, facendo quasi in tutto il diametralmente opposto a quanto deve fare l'architetto, il quale è inceppato dalla rigida proporzione, angustiato da regole invariabili dell'austera geometrica esattezza, nemica de' slanci del genio, che gela sovente tutto ciò, ch'è soggetto al suo calcolo.
La natura è il solo modello dell'arte de' giardini, ma presa a copiare, com'ella si offre ne' siti suoi prediletti. La natura dispone in un paesino tutti gli oggetti con libertà, e senz'affettazione. Essa non impiega nè uguaglianza simmetrica, nè misure artistamente compassate, nè uniformità di contorni, creando, e componendo precipizj, monti, colli, pianure, piante, fiori, boschi, ruscelli, fiumi, e laghi. Tutto appare sotto un aspetto spontaneo, e vario, e nello stesso tempo ripieno di quel piacevoleabbandono, e di quell'apparente confusione, mille volte preferibile alla nostra più accurata esattezza. Ecco il modello, che la natura presenta all'artista giardiniere, che proponendosi di rallegrare, e di ricrear l'uomo colli medesimi oggetti, con i quali essa lo ricrea, deve pure com'essa presentarli nello stess'ordine. Essa è regola, e modello al tempo stesso; e l'artista non potrà riuscire, che imitandola fedelmente. Egli è un bel giardino quello, che con discernimento, e gusto è copiato dalla bella natura.
Un altro cattivo effetto della simmetrìa si è l'uniformità, e la noja, che ne sono inseparabili, e che sono direttamente opposte alla sensazione, che produr deve un giardino. Oggetti naturali, oggetti artefatti, tutto si accumula, nessuna varietà, nessuna distrazione aggradevole; si è veduto, si è colpito tutto alla prima occhiata. Noi sentiamo le nostre impressioni indebolirsi, e perdere la loro elasticità: noi vogliamo essere occupati, e non troviamo niente, che ci tocchi; noi sfuggiamo dalla noja, sortendo dai ristretti limiti di un giardino per iscorrere quegli spazj, ove regna la libertà, e dove la natura c'incanta con quella diversità di scene, che rapiscono, e che le è propria.
Queste osservazioni bastano a far sentire la differenza che passa tra l'arte del giardiniere, e quelladell'architetto. Ne sarebbe ancora più facilmente capace il figurista, come quegli ch'è applicato allo studio della più sublime proporzione; e meglio ancora il paesista, e per anche il pittor da teatro, che d'ordinario però non conoscono nè planimetrìa, nè botanica.
L'artista giardiniere deve cominciare dal formarsi un occhio, ed uno spirito capace a giudicar del bello. Rimirare le bellezze di un paesetto con piacer sensibile, e considerarle con occhio critico, sono due cose differenti. L'artista giardiniere, che vuol travagliare con successo, deve possedere un ammasso d'idee campestri, e non può acquistarlo che coll'esatta e sostenuta osservazione della natura. Deve aver una conoscenza estesa, non solamente dei differenti siti, oggetti, e caratteri del paesaggio, ma delle impressioni ancora, che producono questi siti, questi oggetti, questi caratteri, tanto isolati, che combinati, come lo possono essere in una infinità di maniere differenti. Ecco parte del vero studio della natura; studio, ch'è l'opera non di pochi giorni, ma di molt'anni, e che non può farsi in paesi nudi, ed uniformi, ma che domanda dei tratti di paese, arricchito di varietà, e di contrasti; che esige un occhio perspicace, e delicato, una viva sensibilità, la calma, l'arte finalmente del vedere, e di saper colpire il tutto, e tutte le singole sue parti.
Gioverà molto ancora all'artista giardiniere aver la conoscenza delle opere classiche, che i gran maestri, pittori e poeti hanno fatte d'appresso natura. Devonsi a queste opere ben studiate de' lumi, che noi consumeremmo molto tempo ad acquistare, se fossimo obbligati di cercarli noi stessi, consultandone la natura. Lo studio, che questi uomini di genio hanno fatto, accorcia tanto più il nostro, ed approfittandoci delle loro scoperte, noi facciamo economìa di un tempo prezioso, e ci mettiamo in istato di farne delle nuove. Per ultimo la compagnìa d'un pittor di paesi, di quelli che non sanno dipingere che dopo d'aver veduto con emozione, ed osservato con giudizio, riuscirà d'una grande utilità al giovine artista giardiniere.
Non gli si può abbastanza raccomandare di osservare attentamente la natura; e diffatti come potrà mai disporre le elevazioni, i piani, ed i fondi; come ordinare le piante, e i cespugli; come potrà mai distribuire, e condur l'acque; cavar partito da un deserto, se non conosce a fondo il valore, e l'effetto di questi oggetti isolatamente, e combinati? Nei giardini simmetrici dell'antico stil Francese non vi era bisogno di tutto ciò; ma volendosi dei giardini, che meritino questo nome, e che offrano la bella natura, l'artista, avanti di arrischiarvisi, bisogna cheabbia osservato molto, e sia in conseguenza dotato di un'ubertosa immaginazione; altrimenti sarà spesso imbarazzato, o per lo meno riuscirà sterile; non farà che copiare senza successo delle imitazioni altrui, e degenererà mai sempre.
Dopo l'osservazione viene la scelta, essenziale per l'artista giardiniere, come per il paesista. Su di ciò è meglio ancora osservar nulla, che imitar tutto. Il buon pittore paesista spoglia gli oggetti, di cui si occupa, di tutto ciò che la natura può avervi lasciato di triviale, e di superfluo nel suo piano sublime; cava dalla vasta massa del paese le parti più belle, le più ridenti, le più frizzanti, e forma un nuovo insieme, che senza cessare d'essere naturale, è però al dissopra della natura ordinaria; perfeziona le disposizioni, e gli oggetti senza trasformare il loro carattere, e li combina senza toglierli di mezzo; stende, e riserra, aggiunge, e ritoglie, senza intorbidar punto l'armonìa. Compiuta l'opera, una nuova natura si svela, il tutto è vero, e non ostante l'original non esiste. Così agirà l'artista giardiniere, quale non renderà la fredda rappresentazione della natura insignificante, ed inanimata, ma la colpirà parlante all'anima con una sentimentale azione; ed ecco come il giardiniere sagace diviene conoscitore del sublime, del bello ideale, d'un bello, per così dire, di là dall'arte.
Questi ha di comune ancora col paesista la composizione. La natura permette ad ambidue di valersi della varietà infinita, di cui essa si serve per allettare, e di seguirla liberamente nelle loro composizioni, negli allargamenti delle superficie, e ne' fondi, nella mischia, e nella forma degli alberi, dell'erba, e dell'acque, nelle piantagioni, e negli abbellimenti, nei siti vasti, o limitati, montuosi, o piani, ridenti, o deserti. Esige da ambidue un'egual conoscenza delle leggi della prospettiva, onde sappiano ordinar gli oggetti di maniera a comparire con giusta proporzione, e a produrre pel mezzo delle loro forme, e dei lor colori un effetto aggradevole alla vista, una saggia disposizione, che prevenga la fatica, e la distrazione dell'occhio, e lo diriga successivamente alle più belle parti del totale. Frattanto che quì un recinto di colli, di boschi, e d'edifizj gl'impedisce di smarrirsi su prospettive nude, ed ingrate, o d'essere frastornato da oggetti non analoghi, o non convenienti, là lo porta a riposare su fondi felici, ed assortiti. Essa richiede finalmente d'ambidue l'arte d'accordare tutte le parti in modo che compongano un tutto armonioso, e ciò con varietà, con bella irregolarità, e con tutti gli accessorj immaginabili.
La riunione degli oggetti campestri non diletta mai tanto, che quando è animata dal muovimento.Per ottenere questi effetti, il paesista e l'artista giardiniere domandano il soccorso della linea curva, quella che Hogarth chiama il modello della bellezza, e della quale la natura si serve per disegnare tutt'i suoi contorni; fatta per la mobilità, come per l'immobilità sembra fatta la linea retta. Il paesista possiede ancora altri mezzi per comunicare a' suoi quadri l'apparenza del moto, e della vita, arricchendoli di figure, di fiumi, di cadute d'acqua, d'edificj, e di rovine; collocandovi tutto ciò che annuncia, o fa supporre la presenza dell'uomo; esprimendo gli effetti del vento sugli alberi, e sull'acque, quelli delle nuvole, del sole, della luna, e d'altre meteore nel cielo; mezzi che sono pure nelle mani dell'artista giardiniere, colla superiorità, che tutto diventa realtà per esso.
Finalmente la pittura di paese, e l'arte de' giardini s'incontrano nel colorito; e legge costante della bella natura si è non di assopire con colori smarriti, e monotoni, ma di risvegliare con tinte vive, e variate; quindi avverte il paesista, e l'artista giardiniere d'essere attenti alle sue produzioni, e di saper scegliere quelle tinte, che più valgono a far sortire l'effetto più favorevole al loro disegno. In generale devono dominare i colori gaj e chiari; ma le parti isolate, le grotte e le ruine possono essererilevate da alberi, e da cespugli di una tinta più nera. Anche in ciò sono da seguirsi le regole della pittura: gli oscuri avanti, e gradatamente i chiari indietro, ed ottenere de' contrapposti, e de' contrasti, come altrove ne parleremo. Oltre la diversità infinita delle tinte, che si ritrova tra albero ed albero, ve n'è altresì una grande, che risulta dalla variata direzione de' rami, dalla picciolezza o grandezza del fogliame, dall'abbondanza, o dalla scarsità delle foglie.
L'artista giardiniere conoscendo bastantemente la botanica, ma più ancora in qualità di pittore, e d'uomo di gusto, che per rapporto alla difficile classificazione, all'arbitraria nomenclatura, e al più o meno di parti inservienti alla generazione, piantando, e combinando i diversi vegetabili, potrà produrre un quadro più vero, e più esatto di quello del paesista stesso. Può benissimo, formando delle ben intese gradazioni di tinte debili e forti, e di chiaroscuro, e maritando, e fondendo i colori d'una vaga maniera, offrire alla natura de' quadri, ch'essa stessa non ha composto, che di rado. Come le tinte dei vegetabili cambiano a grado delle diverse stagioni, così bisognerà che vi ponga la maggior attenzione, e che preveda ogni cosa. Bisogna che conosca eminentemente la simpatìa de' colori, e i differenti tuoni del medesimo colore.
Dal confronto, che abbiamo fatto di queste due arti, manifestamente emerge, che quella del giardiniere sorpassa altrettanto quella del pittore, quanto la natura sorpassa la copia; e diffatti nessun'arte è più la natura stessa, che quella de' giardini. La presenza degli oggetti è reale, ed effettiva; l'acqua si presenta col suo aspetto, e col suo mormorìo; i colori brillano all'occhio con uno splendore, una vivacità, un calore, che invano si sforzerebbe di colpire lo stesso pennello magico del Tiziano. Lo sviluppo successivo delle differenti scene d'un giardino presta un più lungo piacere, e più instaurante, che il più bel paesino in pittura, che l'occhio ha ben presto interamente abbracciato. Di più l'artista giardiniere guadagna in estensione, e non lascia desiderar gran cosa. Molti oggetti belli in natura perdono nell'essere imitati; molti altri, che il pittore è costretto di riserrare in piccolo spazio, si perdono facilmente in un'informe massa, malgrado le leggi della prospettiva. Finalmente la composizione di un quadro resta sempre la stessa da qualunque parte si esamini; l'artista, come lo spettatore non vi possono cangiar l'ordine adottato, e per conseguenza l'effetto suo è invariabile. Ma l'artista giardiniere è padrone di moltiplicare le sue composizioni, facendole considerare sotto diversi punti di vista. Può,mediante la disposizione de' suoi sentieri, marcare diverse visuali allo spettatore, che lo fermino, e l'obblighino d'esaminare il piano da un altro lato. Può dunque, pel mezzo della varietà, e successione delle vedute, che dirige conformemente al suo scopo, produrre un seguito di movimenti, che si rinforzino reciprocamente colla loro energìa, e che offrano all'anima un indicibil diletto.
Il talento d'un bravo giardiniere è di farsi copiare dal pittore, e divenire il modellatore del paesista. Qual estensione adunque di cognizioni, di genio, di avvedutezza!
Tav. IV.Pagliajo rotondo, ricavatodu détail des nouveaux jardins.
Tav. IV.Pagliajo rotondo, ricavatodu détail des nouveaux jardins.