»Eorice, TUAE MANUS ROGANTUR,Ut MARTEMVALIDUSPER INQUILINUMDefensettenuem Garumna Tibrim»[36].
»Eorice, TUAE MANUS ROGANTUR,
Ut MARTEMVALIDUSPER INQUILINUM
Defensettenuem Garumna Tibrim»[36].
All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che l'Architettura GoticaOltredanubiana del Visigotico difensore, ora implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse alle forme Romane? Che l'ArchitetturaSui Dogmatisdel fiero Principe Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianzeabborrite delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava, che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde stalle, aperte a tutti gli armenti[37].
Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la Visigotica spada in pro deltenue Tevere. Nè la trasse. Roma nel 475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline, sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da' Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente delSemideoGapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.
Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica loroArchitettura GoticaOltredanubiana. S'invaghirono delle forme Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica. In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver conservate intere le memorie dell'Architettura GoticaOltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali. Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a queste Provincie delle Gallie il nome diGallia Gotica; nome, che sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io da indi in qua userò altro vocabolo se non questo diGallia Gotica, per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti nelle Gallie.
Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortaronoe si distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'AlfabetoUlfilanoe la Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in altre Provincie d'Europa. Tale ilCodice argenteod'Upsal; cioè la TraduzioneUlfilanade' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di Ulfila nellaGallia Goticae nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava le Leggi del suoBreviarionel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto giammai l'uso delguidrigildoGermanico. Anche Teodorico degli Amali pubblicò in Italia il suoEdittope' Goti e pe' Romani: ma l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì nelBreviariouna Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani ed iGentili; e perGentili, Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'Edittod'Italia sì fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armipubblichea' Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nellaGallia Gotica, bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso che dal solo divieto delle nozzeGentili. Sì fatta congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia.
Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali, e metteva in luce i suoiDiciassette Capitoli[38], dove per l'uccisione d'un Franco assegnavasi unguidrigildomaggiore di quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romanidelle Gallie, quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese de' Borgognoni,che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei Romani.
Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della calce o delle tegole.
Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica. Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minorguidrigildo, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (Gothorumest povere). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome diCani Goti: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia diCagotpresso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti, combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi, non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozzeGentili. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate; anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di Tolosa fu trasportata in Ispagna.
La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamanofusione) dei Romani delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogoticanella nostra Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna, edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti, sarò contento di volgere gli sguardi solo all'Architettura GoticaOltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il nome generalissima diArchitettura Gallica, ciò che si vedrà ben presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima età l'appellazione diRomanese, che piacque ad alcuni paragonar con laGallicadei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza più le chiamòGalliche[39]; costruiti con travi distese in sul suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono allaDruidicaed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette ad essi: nèGallichefurono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna Città: ed ilGiudiceVisigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare sulleGalliche murad'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fosserofragilied avesser sembianza diquasi brugiate[41]; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti, che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi.
La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte dellaGallia Goticain mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni si convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti fra essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò diessere Ariana. In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò in Epaona un Concilio, dove si promulgarono quarantuno Canoni. Uno di questi condannò alle battiture i Cherci, che accettato avessero l'invito ad un qualche banchetto degli Eretici; tanta era la distanza, che separava le due credenze. Più famoso riuscì l'altro Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretò di volersi avere in abborrimento le Basiliche degli Eretici, nè doversi elle riconciliare al culto Cattolico; potersi ciò fare solamente delle Chiese, che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici con violenza. Di qui s'apprende qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal Concilio. Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto alla Cattolica.
»Basilicas haereticorum,QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS, ut pollutionem earum purgabilem non putemus,SANCTIS USIBUS APPLICARE DESPICIMUS. Sane quas perviolentiam nostris abstulerunt, possumus revocare[42]».
Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re, figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali venivano liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata da Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la Ariana loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi vieppiù evidenti le differenze native tra l'Architettura Goticae laRomanaoRomanese.
Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici dei nuovi suoi sudditi Visigoti dellaGallia Gotica; e piacquegli di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio, il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense.Allora Clotarico fece costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio di Roano servirsi dellaMano Romana, si rivolse in vece allaMano Gotica, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora: ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de' Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente il nome di Geti a questi Normanni[43].
Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno od Audoeno:
»In Basilica BeatiPetriApostoli BeatumAudoenumsepelierunt. Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT,quadris lapidibus, MANU GOTHICA, a primoLotharioregeFrancorumolimestNOBILITERconstructa...... MIRO OPERE..... PontificanteFlavioEpiscopoRothomagensi»[44].
Goticadunque, nonRomana, fu laManoche rizzò quellamirabile operadel Tempio per comandamento di Clotario I.º:Gotica, e nuova del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se laMano Goticanon fosse stata nuova ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco ricordata in oltre la forma dellepietre riquadrate, poste in atto dallaMano Gotica, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di Decebalo.
Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della suamirabile opera Gotica. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il Wiltheim, parla non in generale dellaMano Gotica, ma sì degliArtefici Goti, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'Architettura Gotica: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi tutte le menti.
»Hinc, egli dice,haud dubieefficitur, habuisseGothos........ quamquam aChlodoveosubacti...... habuisse, inquam,GENUS AEDIFICANDI PROPRIUM[45]».
Chi non dice oggidì, che l'Architettura Goticasia un falso nome dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per la prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi oggi tutte le Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora soltanto rampollò dall'umano cervello, senza un innanzi e senza riscontri d'alcuna sorta nel passato, una particolar foggia d'edificare coll'arco acuto; la quale stoltamente attribuissi a' Goti, privi d'ogni arte loro propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, ed or confesso da capo, d'ignorare qual fosse l'Architettura Goticanel 534, regnando Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e si dee deplorare sì fatta ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, che fuvvi l'Architettura Goticadi là dal Danubio, dond'ella venne in Ispagna e nellaGallia Gotica. Nel 548 cominciò a regnare su' Goti Atanagildo, che più d'ogni altro suo Predecessore amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e mantenne scintillanti più che non dianzi su questo punto gli orgogli, onde testè favellai: Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa Regina de' Franchi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì nel secolo decimo sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche del Re Atanagildo in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: fabbriche simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del Mariana chiamavaGotiche: testimonianza tanto più vera e concludente quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo ristucca in quella stagione l'Europa de' modi tenuti dallaArchitetturaGoticadopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar l'arte antica d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi Greci e Romani. »In portugalia, dice il Mariana, ex sexto decimo ab urbeGuimaraens(antiquisIdaniafuit) lapide,pagusEXTATATHANAGILDInomine,fortassisab hoc tempore conditus; in eoparientinaeCERNUNTUR etaedificiorum fundamentagotthicae structurae, multum a Romana elegantia degenerantisspeciem repraesentantia[46]».
Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. Non debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate da' due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, di questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le prime virtù meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati nemici non le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione d'edificatrice magnanima e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, che San Pietro di Roano era stato costruita conMano Goticadal padre di suo marito? Ed aveva ella dimenticato di esser figliuola del Re Atanagildo? Colui, al quale piacesse di tener per vero un simile obblio, dovrebbe dimostrare, che la tralignante Brunechilde non avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana.
Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di esser Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza riempì le carte dell'Eddae de'Nibelungen.
Clotario I.º, autor dellaMano Goticain Roano, aveva unito nella sua persona tutte le Provincie conquistate da' Franchi sui Romani, sui Borgognoni e su' Visigoti nelle Gallie. Sigeberto, Re d'Austrasia, ed i suoi tre fratelli divisero fra loro la Monarchia paterna, mercè un solenne Trattato del 562[47]. A Sigeberto nellaGallia Goticatoccarono i paesi della Prima Aquitania, ed in questa l'Alverinia, ov'era Clermonte d'Apollinare Sidonio; toccarono alcune parti della Provincia Romana, da noi detta Provenza, ove sorgeva Marsiglia[48]. Brunechilde, moglie di Sigeberto, venne dunque nel 566 a regnare sopra molte nobili Città de' Visigoti, conquistate da Clodoveo dopo la battaglia di Vonglè. Qual non fu la gioia di quei Visigoti, che ho detto[49]aver lo stesso Clodoveo lasciati non di rado al reggimento di tali Città in nome de' Re Franchi? Qual non fu il loro tripudio nel veder salire sul Trono d'Austrasia la bellafigliuola del Visigoto Re Atanagildo? Brunechilde perdè il marito nel 575; allora ella tenne da sè con varia fortuna i freni del Regno, invece or del figliuolo, ed or de' nipoti. Qui niuno dirà, che la Regina preso avesse in Marsiglia e negli altri luoghi dei Visigoti suoi sudditi a sommergere la loroArchitettura Goticaed antichissima, nè che i quattro Re, nati da Clotario I.º avessero dovuto aver in dispregio laMano Gotica, già sì cara dianzi al lor genitore. Gli esempi di Brunechilde, che fu soprannominata laGrande Edificatrice, giovarono anche a' Goti delle Città cadute in sorte agli altri figliuoli di Clotario I.º: tra le quali mi giova ricordar spezialmente Lemosì, ovvero Limoges, che spettò nel 562 a Cariberto, Re di Parigi. Lui morto nel 568, per breve ora obbedì al Re Chilperico. Ma Nimes cotanto famosa pel suo Anfiteatro Romano, e la marittima città di Magalona rimasero in potere de' Visigoti uniti con la Spagna, sebbene l'una e l'altra città fossero strette per ogni verso e circondate dalle regioni dellaGallia Gotica, le quali erano cadute sotto il dominio de' Franchi.
Due anni dopo le nozze di Brunechilde con Sigeberto, arrivò il Re Alboino in Italia co' suoi Longobardi; seguito dagli Ostrogoti, che Narsete avea discacciati al tutto dall'Italia nel 554, regnando Giustiniano Imperatore. S'erano rifuggiti costoro nella lor Provincia di Pannonia, in mezzo alla quale allora viveano i Longobardi, ed essi Ostrogoti ne avevano convertita una gran parte alla fede Ariana. Alboino, giovine Re de' Longobardi, mostravasi più acceso di tutti nella novella credenza, e lasciavasi tuttodì vedere nelle Chiese Ariane in compagnia de' Clerici Goti. Di ciò gravi lamenti mosse il Vescovo di Treviri San Nicezio, in una lunga sua Lettera da me ricordata nella Storia[50]. Quei Clerici Ostrogoti furono in Italia non solamente i dottori ed i maestri dei Longobardi Ariani, ma eziandio gli Architetti così nel costruire le Chiese, che costoro v'edificarono, come nel ridurre al rito Ariano l'altre, che si tolsero da essi a' Cattolici. Ma io promisi di non parlar dell'Architettura Ostrogotica in Italia[51]; e, stando al mio proposito, non toccherò d'altro nel presente lavoro se non della caduta del Maggior Tempio, alzato in Ravenna dagli Ariani sotto il Gran Teodorico; il qual Tempio indi vi stette in piè per circa mille anni fino al 1457. Tacerò eziandio delle grandi fabbriche di Teodolinda, l'eccelsa e Cattolica Regina d'Italia, nelle quali poterono qualche volta metter mano anche gli Architetti Ostrogoti; soprattutto se alcuno tra essi convertissi alla credenza Cattolica. E però, lasciando queste cose in disparte, io mi terrò stretto nell'Orbe Visigotico.
Fra' Visigoti, divenuti Cattolici, v'era il Duca Launebode, al quale i Re Franchi aveano conceduto il governo della sì ricca e bella e della cotanto Visigotica Tolosa. Launebode nel 578 prese ad edificare una grandiosa Basilica in onore del Vescovo San Saturnino; ed il Romano Venanzio Fortunato scrisse alcuni versi al Duca, da' quali s'impara in qual modo vispi e gagliardi, eziandio dopo le sciagure di Vouglè, durassero quei Visigotici rigogli, onde favellai[52], a cagione della dilettissima loroArchitettura Gotica. Venanzio non seppe lodar più degnamente sì fatte fabbriche se non dicendo, che aveale recate a termine unBarbaro, masenza l'aiuto d'alcun Romano:
»Launebodesenim....... Ducatum»Dum gerit, instruxitCULMINA SANCTAloci.»Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT»Hoc virBarbarica proleperegit opus[53]».
»Launebodesenim....... Ducatum
»Dum gerit, instruxitCULMINA SANCTAloci.
»Quod NULLUS VENIENS ROMANA E GENTE FABRIVIT
»Hoc virBarbarica proleperegit opus[53]».
Questo è ciò che si faceva in Tolosa, regnando i Franchi: e quando la Reggia de' Visigoti era passata in Ispagna. Nella quale si vide l'Ariano Re Leovigildo fabbricar la città di Recogoli della Celtiberia, e circondarla così di mura come di sobborghi: opera, che parvemirabilea Giovanni Biclariense, Autore della Cronica[54], e perseguitato da quel Re, il quale afflisse fieramente i Cattolici. Nello stuolo de' perseguitati annoverossi altresì unPiloforoGoto; Mansona, cospicuo per la sua nobiltà. Questi dal 573 al 606, sedette Vescovo in Emerita, oggi Merida, nella Lusitania. Fedele suo Predecessore, nacque nella Grecia e venne in fama per aver ristornato il Tempio di Santa Eulalia di Merida, ma con aggiungervi nuovi edifizî e soprattutto per l'eccelse Torri, ch'ei soprappose allamole sublimedi quella Basilica. »Celsa Turrium Fastigia sublimi produxit in arce[55]». Così diceva il Diacono di Merida Paolo, che a' giorni di Mansona compose le Vite de' Vescovi Emeritensi. Da Merida il culto di Santa Eulalia si diffuse da per ogni dove a cagione di sì augusto Tempio, e gran numero di Basiliche s'eressero in onor di quella Vergine, massimamente in Cordova ed in Toledo. Nè Mansona cessava d'edificare Ospedali e Basiliche in Merida conammirabile artificio, per quanto afferma lo stesso Diacono Paolo;artificio, adoperato da un nobilissimo tra i Goti, non tra i Romani. Le Torri di Santa Eulalia sursero in alto non per difesa contro i nemici, nè per altre occorrenzedi guerra, ma per ornamento d'Architettura, e forse fin da quella stagione per sostegno delle Campane[56]. Il Greco Fedele dovè quivi ergere quelle Torri per seguitar le voglie de' Visigoti Cattolici, non i precetti dell'Architettura Bizantina, che nella Chiesa già dianzi ricostruita di Santa Sofia s'astenne da ogni sorta di Torri, donde avesse potuto il Vescovo di Merida voler trarre gli esempj.
Nel mezzo delle sue persecuzioni, Leovigildo Re si fece a ristorar le mura dell'antica Italica, vicino a Siviglia. Edificò in Toledo una Chiesa del rito Ariano: la quale, quando i Goti vennero la più gran parte alla fede Cattolica nel 587, fu dal Re Recaredo riconciliata immantinenti al nuovo culto. Allora in Ispagna e nellaGallia Goticanon conquistata da' Franchi si diminuirono l'industrie, con le quali s'andavano studiando gli Ariani di voler differenziar le loro Chiese da quelle de' Cattolici: ma non vi cessarono al tutto gli Ariani. Per un altro lato, da' Goti Cattolici si vide imposta la lorLiturgia Goticaed Orientale anche a' lor sudditi Romani della Spagna e dellaGallia Gotica. Ciò si fece per Decreto del Terzo Concilio di Toledo, preseduto da Mansona di Merida nel 589. Robusta poi sempre si mantenne l'usanza presso i Goti nuovi Cattolici, di tener in onore la prisca loro Architettura, ch'essi aveano recata dalla Dacia e dal Danubio in Ispagna. E però in alcune famiglie de' Goti s'erudivano i servi nell'arti di edificare: si come si legge in un'Iscrizione posta dall'un di costoro per nome Gudila, il quale vantavasi, al pari del Duca Launede Tolosano, di non aver adoperato altre braccia se non de' servinati nella sua casa, per ergere in Cadice due Chiese a Santo Stefano ed a San Giovanni Martire nel 607: »Oferarios vernulas.Sumptu Proprio[57]».
L'età de' Re Atanagildo, Liuba I.º, Leovigildo, Recaredo, Liuba II.º, Vilterico, Gondemaro e Sisebuto, dal 548 al 622, è quella, in cui maggiormente fiori la civiltà de' Goti, e più mostrossi la lor natura Cavalleresca. Il Re Chilperico, fratello di Sigeberto sposò nel 568 Galsvinta, sorella di Brunechilde: alla quale Galsvinta esso Chilperico fece ilDono Matuttinodetto delMorgicapda' Franchi, da' Longobardi e da' rimanenti popoli della Germania di Tacito. Lemos con altre CittàGallo-Gotichesi videro comprese in talDono: e queste, quando il Re uccise la moglie nello stesso anno, furon cagione di guerra tra' figliuoli di Clotario I.º; poscia passarono tutte nel privato dominio di Brunechilde.
Qual non era la differenza tra un sì fattoMorgincap, e laMorgengebade' Visigoti nella Spagna? UnaFormolainsigne in versi Latini del 615, scoperta e' non ha guari dal Signor di Roziere e da me riproposta in parte nel Codice Diplomatico Longobardo[58], c'insegna, essere stata laMorgengebail dono, che facevasi alle Visigotiche Vergini, quando elle non erano se non semplici fidanzate, come la Burgundica Ildegonda nelRomanzodi Gualtieri o Waltario, prole del Re d'Aquilania. E si ravvisa in talFormolaqual fosse la delicatezza de' sentimenti di chi la scrisse, ma col proposito di voler dipingere al vivo alcuni costumi del suo secolo, e lodarne l'antichità. IlGetico Senatoci apparisce nel suo lustro primiero, come al tempo de'Pilofori, e però vie meglio si mostra l'Aristocratica natura Visigota:
»Insigni merito etgeticae de stirpe SenatusIlliussponsae dilectae....OrdinisutGETICIest et MORGINGEMBAVETUSTI»
»Insigni merito etgeticae de stirpe Senatus
Illiussponsae dilectae....
OrdinisutGETICIest et MORGINGEMBAVETUSTI»
Qui nellaFormoladel 615 comincia la descrizione de' doni a colei, che lo sposo vagheggia;
»Te dominamin mediis cunctisque per omnia rebus.Constituo, donoque tibi vel confero,Virgo.
»Te dominamin mediis cunctisque per omnia rebus.
Constituo, donoque tibi vel confero,Virgo.
Quanta disformità tra ilMorgincapde' Franchi o de' Longobardi e laMorgengebade' Visigoti! La Vergine Visigota diveniva Signora di tutto fin dal momento del dono; la donna Longobarda era soggetta sempre alMundio Perpetuo, anche de' suoi proprj figliuoli. Da questa sola diversità si misuri lo spazio, che dividea la vita civile de' Goti da quella de' popoli della Germania di Tacito; si vegga di qual altra tempra fosse in Ispagna e nellaGallia Goticail rispetto per la donna ed ogni sentimento generatore della Cavalleria. Si scorga in oltre quanto i Visigoti del Re Sisebuto si vantassero dellavetustàdellaMorgengeba, che racchiudea veramente in se tutt'i germi Cavallereschi della loro stirpe. In ciò l'Europa d'oggidì è Visigotica, non Longobarda. E di qui si può facilmente conchiudere quanto il Re Sisebuto col suoGetico Senatodovesse aver cari gli usi ed i costumi primitivi del suo popolo; quanto gli fossero a cuore l'esercizio ed il progresso così dellaGotica liturgiacome della loro antica e nazionaleArchitettura Gotica. Chi non conosce l'intima connessione dell'Architettura Sacra e della Liturgia? E come avrebbero potuto dimenticarsi gli usi della Patria Oltredanubiana e gli esempi recenti dati ti dal Re Alanagildo, quando il Re Sisebuto edificava in Toledosul Tago il magnifico Tempio di Santa Leocadia (CULMINE ALTO, MIRO OPERE[59]), ove indi si tennero i famosi concili Toledani? Al Quarto de' quali presedè nel 633 Santo Isidoro di Siviglia, e vi si fecero più ampj ordinamenti per rifermare la autorità dellaLiturgia Gotica. Di questa Basilica era notabile principalmente l'elevazione, ammirata cotanto da Santo Eulogio di Cordova, e dalla Cronica d'Albelda; l'elevazione, che anche a' nostri sguardi nel secolo d'oggidì ci si rappresenta come una delle impronte primitive dell'Architettura Gotica, e soprattutto dell'Ecclesiastica. Sol nelle Leggi, negli Atti Pubblici, nelleFormole, nelle Monete i Visigoti amarono l'idioma Latino, riserbando il proprio, cioè l'Ulfilano, agli usi privati ed al commercio quotidiano fra Goti e Goti; del qual costume non tacerò quando farommi a ricordare i linguaggi arcani de'Culdei[60].
Non so se la conversione de' Visigoti fosse stata sì generale nellaGallia Gotica, sì come fu in Ispagna. Parlo dellaGallia Goticanon conquistata da' Franchi, ove mi sembra, fosse rimasto un gran lievito Ariano, pel quale si continuò a desiderare di mettere sempre differenze fra l'Architettura Sacra degli Eretici e quella de' Cattolici. NellaGallia Goticavenuta in potestà dei Franchi, assai poco frequenti, anche per resistere a' nuovi dominatori, furono le conversioni de' Visigoti alla fede Romana, ed a pochi tra essi piacque d'imitar l'esempio Tolosano del Duca Launebode, rizzando Chiese alla guisa Cattolica. Le sette degli Albigesi e de' Valdesi, delle quali ne' secoli seguenti si vide travagliata Tolosa col resto dellaGallia Goticade' Franchi, dimostrano, essere state ivi più che in ogni altra Provincia disposto di lunga mano il terreno a farle allignare. Sì fatta preparazione produsse non piccoli effetti sulla continuità dell'Architettura Goticadegli Ariani, e sull'esplicamento successivo così della letteratura come della lingua de' Provenzali.
Ampio e ricco argomento, ma non è il mio in questo luogo: riparlo perciò del Re Sisebuto e dell'elevazione Visigotica, sì, ma non più Ariana della sua Chiesa di Santa Leocadia. Così fatta elevazione, che sembrava la sola degna ne' Sacri Templi ai Visigoti ed acconcia meglio ad innalzar gli animi verso Dio, dominava già in tutto il resto della natura di quel popolo fin dal tempo, in cui credettero all'immortalità dell'anima pei discorsi di Zamolxi; poscia s'accrebbe per le vittorie di Dromichete, di Berebisto e di Decebalo. Il nazionale orgoglio pigliò forme novelledopo la conquista di Traiano, per effetto delle stesse sciagure dei Geti o Goti, e nuovo stimolo dettero alle lor cittadine superbie le vittorie de' Re Ostrogota ed Ermanarico, non che la presa di Roma nel 409. La grandezza dell'animo si congiungea ne' Visigoti con una salda ed adamantina tenacità del proposito, la quale apparisce in tutta la Storia di Spagna fino a' dì nostri; e con un alto, anzi superlativo, sentire di sè medesimi. Ne abbiamo una pruova in una Lettera di Sisebuto, ch'egli per mezzo del suo Legato Totìla mandò a Teodolinda, Regina de' Longobardi, verso l'anno 616, allorchè gli fu riferito di predicarsi fervorosamente in Italia l'Arianesimo dagli Ostrogoti, ritornativi col Re Alboino.Quale sventura, scrivea Sisebuto,che popoli del nostro Gotico sangue siano macchiati dell'Ariano contagio?»affinitatem sanguinis nostri Ariana contagione nunc pollui, et virulenta profusione cancerisFRATERNA COGNATIONE DISJUNGI?».Qual razza, soggiungeva,è più bella, più inclita, più naturalmente valorosa e prudente di quella de' Goti? Quale ha più eleganti costumi? Chi non ha in pregio i modi loro di vivere, la perspicua dignità e la gloria del loro nome?»GENUS INCLITUM ETINCLITA FORMA,INGENUA VIRTUS, ET NATURALIS PRUDENTIAELEGANTIA MORUM,VITAE BONA CENSURA, PRESPICUA DIGNITAS,ET GLORIA DIGNITATIS EXIMIA[61]. La bellezza e le grazie di Brunechilde, Regina, delle quali concepirono sì gran maraviglia i Romani, ci fan sicurtà, che Sisebuto non esagerava col suo favellare l'eleganza de' costumi Visigotici: ma già Brunechilde, quando egli scrivea, era morta da circa tre anni. »Puellaelegans,venusta aspectu, honesta moribus atque decora, prudens consilio et blanda colloquio». In tale aspetto ella era venuta dalla Gozia, scrive Gregorio Turonese, al talamo del Re Sigeberto.
Un'antica tradizione ripeteva d'età in età, che Sisebuto avesse rafforzato la città d'Ebora con grandi propugnacoli[62]. Verso la fine del sesto decimo secolo sorgeano ancora in essa due saldissime Torri, che dallo Storico Mariana s'attribuiscono a quel Re. Santo Eulogio di Cordova ricorda la Chiesa di Santo Eufrasio, fatta costruire da Sisebuto in Iliturgi, oggi Martos, sul Guadalquivir[63]. Bastavano tali esempi ad inanimire iPiloforiVisigotici Vescovi e Laici, ed a ricordar loro la patria consuetudine del Danubio così nell'Architettura sacra come nella civile e nella militare. Nè la memoria di Brunechilde Regina, e del suo edificares'era perduta, quando il Re Sisebuto mancò nel 621. L'anno che seguì alla sua morte, fu il Primo dell'Egira di Maometto e però il primo, da cui si numerassero i pubblici fatti e le conquiste del fortunato legislatore di quegli Arabi, che viveano sotto le tende: indi essi nel corso delle loro vittorie, dopo aver perduto Maometto, edificarono in vari Regni un gran numero di Templi e di Moschee, chiamato in aiuto la scienza de' popoli vinti; dalle quali costruzioni nacque ne' secoli seguenti l'Architettura dellaMoresca. Di questa forse, ma nol prometto, farò un particolare Discorso: qui mi contento dell'osservazione, che gli Arabi di Maometto non insegnarono alcuna forma speciale d'architettare al Re Sisebuto ed al popolo, discendente dagliImmortalidi Zamolxi.
A' giorni di Sisebuto la Città di Lemosi nellaGallia Goticafioriva per l'eccellenza delle sue arti. Nè l'arti Romane sotto i Visigoti erano spente, quantunque non primeggiassero; ma sotto Eurico vi predominarono le Visigotiche dell'Architettura, e sopratutto di quella peculiare degli Ariani. Era in Lemosi unaPubblica Officina della moneta fiscale, afferma Sant'Oveno, che circa un quaranta anni dopo Sisebuto scrisse diffusamente la Vita del suo amico Santo Eligio[64]. Ecco una Zecca nellaGallia Gotica, dove presedeva un Orefice lodatissimo (fabro aurifici probatissimo), chiamato Abbone, il quale v'insegnava le pratiche ingegnose dell'arte sua, ed ebbe Santo Eligio a discepolo. Nasceva egli da' Visigoti questo Abbone? Un tal nome non è Romano, e pur tuttavolta egli non sembra Visigotico: ma Eligio, ed i suoi Genitori Eucherio e Terragia, si possono pei loro nomi credere usciti di sangue Romano. Che che sia della nazione di tutti costoro, Lemosi, retaggio di Brunechilde[65], ha le apparenze d'essersi mantenuta Visigotica sotto la dominazione particolare della Regina[66]; ma, dopo lei, si ripose in libertà. E ne godeva nel 620, se dee credersi al contemporaneo Sant'Oveno, il quale narra, che alcune cagioni sospinsero quel suo amatissimo Eligio a condursi nel Regno de' Franchi[67]. Sopra una gran parte di questi regnava Dagoberto; ed Eligio giunse fra essi per l'appunto verso il 620, negli ultimi giorni di Sisebuto. Dagoberto indi ottenne tutta la Monarchia de' Franchi e possedè il tratto di Lemosi, o per conquista,o per volontaria dedizione. L'aura Visigotica spirò per lunga stagione in quel tratto, dove di poi venne alla luce il Trovatore Gerardo di Berneuil, ricordato dall'Alighieri nel Purgatorio e nell'Eloquio Volgare.
L'Orefice di Lemosì diventò il Ministro e l'amico principale del Re Dagoberto. Tutti gli Ambasciatori, che dall'Italia e dallaGallia Goticanon conquistata da' Franchi arrivavano al Regio Palazzo, avevano a cuore, scrive Sant'Oveno[68], di rendersi benevolo Eligio: per opera del quale, se non vado errato, si dette Lemosì a Dagoberto. Grandi prove avea somministrato Eligio della sua eccellenza nel suo mestiere, ma egli divenne ancora un edificator grande così di Monasteri come di Chiese. Nel 631[69], si fe' donare dal Re un territorio in Lemosì, dove costruì un ampio e magnifico Monastero, che indi fu visitato con ammirazione da Sant'Oveno: poscia l'avventuroso Ministro fabbricò nella sua propria casa d'abitazione in Parigi un nobile Monastero per trecento Vergini (dignum construxit Archisterium). Nel 634, conVisigotica elevazione, fabbricò l'alta Basilica fuori le mura di Parigi, e coprì elegantemente di piombo quelli, che son chiamati dal medesimo Santo Oveno isublimi tetti di San Paolo. Tralascio l'altre fabbriche innalzate da Eligio e quella di San Marziale della sua patria Lemosina, per domandare se fuGoticaoRomanesela natura di tali edifizi? Saranno stati dell'una e dell'altra sorta, rispondo, ma io l'ignoro. Certamente non furonoRomanesile forme primiere della Badia di S. Dionigi, fatta edificare nel 637 da Dagoberto, e decorata con insigni opere d'Orificeria: lavori dell'egregio artefice, dell'operoso costruttore d'un Monastero nella sua propria casa e del possente Ministro della Monarchia. Eligio perciò ebbe la più gran parte nel disegnare o nell'approvare le sembianze Architettoniche di quella famosa Basilica, della quale il Pontefice Stefano II.º volle al suo ritorno da Parigi fabbricarne in Roma una simile,secondo l'uso di Francia, come a suo luogo dirò[70].
Donde si trae, che un nuovo spettacolo si vide sul Tevere quando ivi surse la Chiesa di San Dionigi »JUXTA FORMAS SPECIES DECORATASICUT IN FRANCIA (Pontifex) VIDERAT». Son queste le parole di Benedetto del Monte Soratte: dalle quali apprendiamo, che l'Architettura primitiva del Tempio Parigino di San Dionigi non fuRomanaoRomanesenèDruidicanèFrancica(i Franchi non ebber giammai arte propria d'edificare), maGallo-Visigoticae posta principalmente in atto da Santo Eligio dellaGallia Gotica, posseduta da Brunechilde. Non è mio l'officio d'indagare quali mutamenti si recaron di poi all'Architettura di San Dionigi del 637.
Mancato il Re Dagoberto, i due amici Oveno ed Eligio, nello stesso giorno 13 Maggio 640, salirono sulle Cattedre delle Chiese, quegli di Roano, e questi di Noion. In tal guisa, da' suoi paesi Visigotici Eligio si tramutò per sempre nelle Gallie Settentrionali, ove non cessò d'edificare Tempi e Chiostri. Un ampio Monastero di Vergini costruissi dal novello Prelato in Noion: lavoro, che potè non essere di stileRomanese. Morì nel 659. Allora S. Oveno dettonne la Vita. Erasi questi partito da Roano e dal suo Maggior Tempio diMano Goticaper predicare la vera fede Cristiana contro i Monoteliti, ed avea impreso lunghi viaggi a tale uopo. Approdò in Ispagna, ove non mancavano alcune reliquie dell'estinto Arianesimo, e dove al Re Recesvinto era succeduto Vamba. L'Arcivescovo Rotomagense fu ricevuto con grandi onori dai Goti secondo i racconti dell'Autore quasi contemporaneo d'una delle sue Vite (Unde felix opinioGothorumterras penetravit[71]). Ivi sul Guiserga, in mezzo a' suoi gentilizj poderi di Donnia o Dogna, vicino a Valladolid, aveva Recesvindo edificato nel 661 un Tempio, ricco di marmi e d'iscrizioni, al Batista; i rimasugli del qual Tempio sussistevan tuttora nel secolo dello storico Mariana. Questi giudicolle diGotica struttura(Vetusti operis atque adeoGotthicae structuraeimmaginem repraesentans[72]).
Recesvindo, sì celebrato nelle Storie di Spagna, nacque da quel Re Cindasvindo, ch'ebbe a disdegno i Romani a lui soggetti, e con sua Legge solenne dichiarò di non dover più l'universalità de' suoi popoliesser vessata dalle Leggi Romane(Romanis legibusnolum amplius CONVEXARI[73]). Laonde non ingannossi punto il Mariana, quando gli parvero appartenere all'Architettura Goticale rovine del Tempio di Dogna, opera del figliuolo di un Re che odiò tanto le discipline forensi de' Romani. Recesvindo adunque sarebbe stato colui, che ne' suoi privati poderi avrebbe preso a voler imitare laRomanese Architettura?Ed a calcar sotto i piedi le tradizioni de' Gotici Monasteri delle Vergini Oltredanubiane? Recesvindo non si sarebbe curato di riproporre in Dogna le Visigotiche forme delle Chiese di Santa Eulalia e di SantaLeocadia in Toledo? Chi ardisse affermar ciò, nol crederebbe in suo cuore.
Al tempo di Recesvindo fu con sua Legge abolito il divieto delle nozze fra Romani eGentili[74]: ma i Romani perdettero l'illustre lor nome nelle Leggi e negli Atti Pubblici, e tutti gli abitatori de' Regni di Recesvindo non si chiamarono se non Visigoti. Così recossi ad effetto in parte l'antico disegno del Re Ataulfo, che avrebbe voluto chiamarGozial'Imperio Romano. Ciascuno di quegli abitatori sapea se Romana o Gotica fosse l'origine di sua famiglia: ma i Goti si teneano pe' veramente nobili, sebbene ignorassero l'uso delguidrigildostabilito da Clodoveo: e però nacque la voceHidalgo, tuttora usata ne' nostri dì, cioè la voce, che con apocope doppia vuol direfigliuolo di Goto.Ella basta per dinotare un'antica nobiltà e maggiore d'ogni altra in Ispagna. Così non aveano fatto i Re Vandali d'Affrica, i quali ne' loro Editti, riferiti da Vittore Vitense[75], chiamaronsiRe dei Vandali, eRe degli Alaniad un'ora. I Romani di Spagna e dellaGallia Goticavidersi perciò ingloriosamente incorporati ne' Visigoti, e peggio che già non erano stati dal Re Ostrogota i Borgognoni. La stessa dignità degli Ecclesiastici non diè risalti d'alcuna specie a' Clerici di sangue Romano, sì per la mancanza delguidrigildofra' Visigoti, e si perchè appo essi la sacra Liturgia era Gotica ed Orientale, secondo i decreti dianzi accennati del Terzo Concilio di Toledo nel 589, i quali furono sempre più rifermati da' seguenti Concili e dalla diuturna possessione. In mezzo a sì grandi cure de' Visigoti per conservare la loro particolare Liturgia non Romana, e' divien sempre più agevole di conoscere se avesser coloro abbandonato il pensiero giammai della loroArchitettura Gotica.
Tali erano quando Sant'Oveno giunse in Ispagna, le qualità civili della razza dominatrice de' Visigoti e della razza obbediente dei Romani. Se il Prelato Rotomagense non vide il Tempio di Recesvindo in Dogna, e' vide certamente in Toledo la Chiesa di Santa Eulalia, e l'altra di Santa Leocadia del Re Sisebuto, e forse conobbe San Fruttuoso, nato distirpe regia: di stirpe, cioè, non Romana, e però Gotica[76], da un Duca Ispano d'alta possanza nell'esercito militante tra' Monti della Galizia e di Leone. Fruttuoso diè molte delle sue grandi ricchezze a' poveri, e con le rimanenti sollevò non piccoli stuoli dei suoi servi, a' quali egli soleva concedere la libertà. Sì fatte lodi gli si tributarono da unsuo quasi contemporaneo, che ne scrisse la Vita: Valerio, Abate di San Pier in Monti nell'Asturie[77]. Andò Fruttuoso in Merida per venerare il Tempio di Santa Eulalia; costruì un gran numero di Monasteri; popolati da moltitudini di Monaci, e principalmente quello di Nono, posto nell'Isola di Cadice. Fu salutato Vescovo di Braga, ove fabbriconne un altro, nel quale di giorno e di notte, con le faci accese, lavorava egli con le sue braccia. Morì nel 670; Architetto e muratore ad un tempo, ma la suaManoeraVisigotica.
Sant'Oveno, ritornato verso il 677 in Roano, portovvi le memorie degli Edifici e de' Tempi veduti da esso in Ispagna, ma soprattutto del culto e degli affetti verso Eulalia. E però Guaningo, uomo ricco e polente tra' Franchi, edificò in onor di quella Santa un Monastero di trecensessanta Vergini, alla costruzione del quale Sant'Oveno deputò Wandregisilo, detto San Vandrillo. Non avrebbe voluto forse l'Arcivescovo di Roano imitar le Gotiche forme della Chiesa Toledana di S. Eulalia, eziandio se gli fosser mancati gli esempi dellaMano Goticadi S. Pietro nella sua stessa città? Con questi domestici monumenti e con le Gotiche rimembranze di Spagna, S. Filiberto fabbricò i nobili Chiostri Gemmenticensi ossia di Jumieges, e San Vandrillo costruì gli altri di Fontanelle: operando entrambi col consiglio e sotto gli auspici di Sant'Oveno. Il quale cessò di vivere nel 684, e pose per tutto l'avvenire il suo nome alGoticoTempio di S. Pietro.
Il Re Vamba s'illustrò più de' suoi Predecessori per le sue splendide opere nell'Architettura Gotica. Ristorò nobilmente Toledo, allargandone le mura, ove rinchiuse i Sobborghi, e volle non si ignorasse il suo intendimento di propagar con tante magnificenzela fama e l'onore della sua Gente: