Gli stessi spiriti, che nell'undecimo secolo agitavano la gente dominatrice di Normandia, moveano, sì come ho già esposto, ilpetto de' Visigoti nellaGallia Gotica. Fulcrado, Vescovo della Visigotica città di Lodeve, uomo nobilissimo, avea due sorelle, che nel 975 donarono a Ricuino, Vescovo Magalonese[156], un oscuro podere o villaggio, chiamato Monpellieri, nel territorio di quella Magalona, che fu disfatta da Carlo Martello. Dal 737 in qua i Vescovi Magalonesi risedettero nel territorio della caduta città, e propriamente nel prossimo Substanzione o Melgueli; Castello, che ebbe i suoi Conti particolari, ma Franchi, e viventi aLegge Salica. Tale dicea d'essere il Conte Bernando (II) in una donazione del Novembre 985[157]: ma Ponzio, suo discendente, che nel 1109 divenne Abate di Cluny (alcuni lo dicono morto nella Napolitana Badia Cavense), affermava nelle sue Lettere[158]di essere uscito dal sangue di Vitizza, ovvero di San Benedetto Anianense, de' Conti di Magalona: parentela, che doveva essere vera per parte solo di donne, sì come argomenta lo Storico della Linguadocca[159].
In Substanzione adunque si trovava Ricuino quando fugli donato Monpellieri, che poi dovea divenire una cotanto famosa città. E la diè in feudo a Guidone o piuttosto a Guglielmo, che fu il Primo degli otto Guglielmi, Signori di Monpellieri[160]. Arnaldo, Successor di Ricuino, volle tornar nel 1037 a Magalona, e fe' sorgere intorno ad essa una città novella, ch'e' cinse conMuroe conTorri[161]. Edificò in oltre in Monpellieri la Chiesa di Santa Maria, per la quale generaronsi tosto aspre controversie tra' Vescovi Magalonesi ed i recenti Signori del nuovo feudo, che poco appresso al 1037 fu circondato eziandio d'unMuroe d'unFosso. A troncar sì fatte liti, nella Primavera del 1090, rivolsero anche, fra l'altre cure, il pensiero i Padri del Settimo Concilio di Tolosa. I lor desiderj ebber l'effetto: e nel Decembre dello stesso anno 1090 si conchiusero, non ponendo in obblio leMuraed ilFosso[162], gli accordi fra il Vescovo di Magalona e Guglielmo IV, Signore di Monpellieri. Otto fra' Vescovi, di quel Concilio, nelle lor sottoscrizioni presso il Martène[163], dichiararono d'appartenere le loro Sedi allaGallia Gotica: Dalmazio, Metropolitano di Narbona con sette suoi Suffraganei; Matfredo di Béziers; Goffredo di Magalona; Pietro di Nimes; Pietro di Carcassona; Bernardo di Lodeve; Guglielmo d'Albi e Berengario d'Agde. Quest'erano le otto Diocesi,questi nel 1090 i confini dellaGallia Gotica, sì tenera del suoFuero-Juczoe della suaLiturgia Gotica, sotto l'ombra dell'Accomandigiaco' Re Franchi.
Pur chi l'avrebbe allora temuto? QuestaLiturgia, compagna necessaria dell'Architettura Gotica, fu sommersa quasi nell'anno seguente all'additato Concilio di Tolosa. I Visigoti d'Oviedo, i quali avean posta la regale stanza in Leone, conquistarono Toledo su gli Arabi: Toledo invano vagheggiata da' Cristiani per tre secoli. Alfonso VI se ne impadronì, marito della Francese Costanza di Borgogna; secondo i desiderj della quale fu salutato Arcivescovo di Toledo un Francese per nome Bernardo, mentre in Roma sedeva il Pontefice Francese Urbano II. Bernardo dunque, il nuovo Arcivescovo, intimò un Concilio in Leone, dove sopraggiunse un Legato di quel Papa, e decretossi, che s'abolissero le lettere dell'Alfabeto Visigotico, cioè dell'Ulfilano, per sostituirvi le Latine. Inanimito Bernardo prese a far guerra contro laLiturgia Gotica, e gli venne fatto di sopprimerla in pro della Romana: il che non avvenne senza gravi difficoltà; nè avvenne in tutt'i luoghi di Spagna, restituiti alla dominazione Cristiana. L'assenso d'Urbano II ed il favore della Regina Costanza procacciarono un grande incremento allaLiturgia Romana, la quale vinse alla fine in Ispagna: eppure il Cardinal Ximenes, a capo di molti secoli, dispose, che vi fosse nella Cattedrale di Toledo una Cappella, in cui alcuni appositi Sacerdoti dovessero cantar la Messa in certi giorni dell'anno secondo ilMessalede' Goti[164]. La Provvidenza di Dio volle, che nell'Europa del Medio-Evo si formasse una compage di popoli, o favellanti o scriventi una medesima lingua. Urbano II ubbidiva senza saperlo ad altri decreti del Signore, i quali aveano posto Roma sopra tutte le genti, dispensando ad esse un comune idioma ed un comune Alfabeto Latino.
Maggior Concilio tennesi da Urbano II nel 1092 in Clermonte. Vi si predicò la doppia Crociata; l'una contro gli Arabi di Spagna, l'altra contro gli Arabi Oltremarini di Siria e di Palestina. I Cavalieri Cristiani accorsero al santo e nobile invito; alcuni verso l'Oriente, come fece ben presto, nel 1096, Guglielmo IV di Monpellieri; altri alla volta de' Pirenei, sì che in poco d'ora negli ultimi giorni di quel Pontefice cadde Valenza in potestà del Cid, e Gerusalemme nelle mani di Goffredo Buglione. Oggi ascolto, che nuovi Documenti or ora trovati danno del traditore a quel Cid; ciò che a me non importa d'investigare, contentandomi di sapere, che iMuzarabied i discendenti de' Goti di Don Pelagio vinseronel nome del Cid, e lo celebrarono d'età in età ne' Poemi e nelle Canzoni delRomancero.
Qui torna la solita difficoltà, se la Chiesa di S. Maria, edificata nel 1037 in Monpellieri da un Vescovo Magalonese dellaGallia Gotica, prima d'abolirvisi laLiturgia Gotica, fu di stileRomaneseoGotico? E seGoticifurono ilMuroed ilFosso, de' quali già si parla, come d'opere condotte al lor compimento, nella Carta del Decembre 1090, testè ricordata, di Guglielmo IV? A saperne il vero, mi piacque interrogarne due Architetti di Monpellieri, che pubblicarono un buon numero di Documenti, tratti dagli Archivj della lor patria. Sono il Renouvier ed il Ricard, i quali non ha guari scrissero un'Opera col titolo»Degli Artisti Gotici di Monpellieri[165]». Essi vengono dimostrando, ma senza conoscere quella Carta del 1090, che di stileGoticofu ilMuroed ilFosso, costruiti dopo il 1037 in Monpellieri; cheGoticada' Documenti di quell'Archivio s'impara essere stata in principio l'incamiciatura della nascente città(ChemiseGothique):Gotichele sueTorrieTorricelle[166]. ConTorrie conTorricellecertamente i Visigoti del 374 aveano alzato ilLungo Murocontro gli Unni di là dal Danubio. E però il Renouvier ed il Ricard, attribuirono il nome non diRomanesima diGoticiagli Architetti della loro città, da' quali s'edificarono quelMuroe quelFosso, tra gli anni 1037 e 1090.
Già nel 1096, quando Guglielmo IV accingevasi al passaggio d'Oltremare, doveva esservi una Consorteria qualunque d'Architetti o di muratori e simili Operai, che cinsero Monpellieri con laCamicia Gotica, poichè questa Consorteria, cento anni dopo si ascolta portar il nome diComune Chiusurain un Atto, con cui le si promettono assistenza e favore da un altro Guglielmo, Signore della città, nel mese d'Ottobre 1196[167].Goticiadunque, giova ripeterlo col Renouvier e col Ricard,Goticifurono gli Architetti ed i muratori, che i Vescovi della Visigotica Magalona deputarono a rialzar la loro Sede primiera, ed a fabbricar Santa Maria di Monpellieri:Gotici, nonRomanesi, gli altri Operai, che circondarono Monpellieri d'unMuro Gotico. Io non ignoro, che molte Chiese fabbricaronsi nell'undecimo secolo in Ispagna, nellaGallia Goticae nella Normandia, secondo lo stileRomanese. Ma come si può negare in quel secolo all'Architettura, buona omalvagia, che i Visigoti aveano recato dal Danubio nell'Europa Occidentale, come si può negarle il nome diGotica?
Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di pietra o di legno sembrano essere stateRomanesi, perchè ho già confessato[168], che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche iMaestri Comacinid'Italia. Ma i Visigoti dellaGallia Goticapoterono parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci dellaRegoladi San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche concetto, che non era del tuttoRomanese, dell'Architettura. V'ha eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizantini vi si tramutò nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania, moglie dell'Imperatore Ottone II.: al che non saprei contraddire, dopo aver fatto un simil ragionamento intorno all'Architettura Gotica, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge, ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (A quo locus iste... aedificatus ingenti studio[169]). Chi sa quanti altri Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare laMano Goticadi Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor patrie?
I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi delle nonRomanesicostruzioni; e ben presto l'ogivaodarco acutosi vide apparire nelle loro fabbriche.Ogivaledicono essere stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, al tempo di Teofania Imperatrice:ogivalinel seguente secolo undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e d'Hildesheim. Lo stile dell'arco acutoposcia s'innalzò d'età in età fino all'altezza di quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali di Strasburgo e di Colonia; ma egli prevaleva già in tutta l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque principalmente all'Italia nel quattordicesimo secolo. Una tanta e sì rapida fortuna indusse in errore quel famoso Alberto Durer, il quale, scrivendo il suoTrattato Geometriconel sestodecimo, credè i suoi Tedeschi essere stati gl'inventori dell'ogiva, ed i primi, che la mostrarono al genere umano[170].
Goticaoggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gliarchi acuti, ossia l'ogive: donde i più recenti Scrittori deducono, che ella debba denominarsiogivale, nonGotica. Ciò non toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui si stabilirono i Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel quale si ricostruì Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non vi fosse stata in tutto l'Occidente d'Europa l'Architettura Gotica, ovvero laMano Gotica, o con l'ogivao senza l'ogiva: unaMano, cioè, Oltredanubiana e differente dalla Greca e dalla Romana. Ma come può egli dimostrarsi, che l'ogiva, la quale regnò in Sant'Oveno dopo la ricostruzione del 1042, non avesse regnato ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non è egli più ragionevole, anzi non è egli necessario il dire, che l'ogivasi mostrò in Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù Cristo? Non era forse l'ogivanel Medio-Evo creduta sommamente utile all'elevazioneVisigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal Re Sisebuto a Santa Leocadia in Toledo? (Mirum opus, dicea Santo Eulogio prima dell'858[171], CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara eccezione, il peso di provare, che non fuvvi l'ogivain questi due Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da'Piloforie da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'arco acuto. Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque coll'uomo, e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in Egitto ed anche nell'Oasidi Libia, senza parlar della Persia e dell'India.
Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi laMano Gotica[172]di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta[173]del Wiltheim sulla perpetua durata dell'Architettura Gotica, senza concepire il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo secolo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca edalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non aver più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo se non dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos[174]? Perchè non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava i Documenti del Florez?
Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri e diLaici, non edificarono se non secondo lostile ogivale: per la qual cosa l'ogivaricorre così frequente in tutta la Sicilia[175].Ogivalidunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe le costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del Monte San Michele fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. Se poi la qualità diLaicochiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia contro la Chiesa di Roma, e contro l'arco rotondoo Romano, dunque ilLaicoRiccardo I. cercava di levarsi contro Roma, quando egli chiedeva tanti privilegj per la sua nuova Badìa di San MicheleIn periculo Marisal Pontefice Giovanni XIII! Ed a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del luogo!!! Ma di queste cose già ragionai[176].
Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte Archeologiche, venne veduta l'ogivafin sulle Porte d'Atene; del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben conobbero l'ogiva, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'ogivatra le ruine di Ninive, in compagnia dell'arco rotondo? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'ogivasu' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in unDitticopubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'arco acutod'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappellaogivalein Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lostile ogivale. No, certo: ma egli, che col nome d'Antichiadditasolo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti avessero avuto lostile ogivalein dispetto, così di là dal Danubio, come in Ispagna e nellaGallia Goticaed in Sant'Oveno di Roano?
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lostile ogivalenon è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e dellaGallia Gotica. Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lostile ogivale, ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architetturaogivalearde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, maNeo-Latini: Latini per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sulguidrigildominore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso delguidrigildo.
La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nellaLegge Salicada lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi, dell'Architettura Gotica, le discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacitoprima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179], del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'Architettura Gotica. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione d'ammirar con occhio imparziale così lostile ogivaledella Cattedrale di Strasburgo, come gliarchi rotondinella Chiesa di San Paolo in Roma.
Gliarchi rotondison quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet[180]con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali oIeratici. E però io desidero sapere seIeraticiodogivalifurono gli archi voltati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo era tutto d'Ariani? SeIeraticioRomanesi, dunque le loro diversità dagliarchi ogivalinon eran cagione della differenza, che passava tra l'Architettura Goticae la Romana, ed in cento altri modi potea la prima separarsi dalla seconda, conservando gliarchi rotondi, e non perdendo il nome giustamente dovutole diMano Gotica. Seogivali, sì come doveano essere perchè di tal natura furono dopo la ristorazione del 1042, dunque dellostile ogivales'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre fino del sesto secolo, senza esservi bisogno d'aspettare le Consorterie Laicali od Ecclesiastiche del 926.
Ma, secondo il Ramée[181], le dottrine Architettoniche, descritte nella Carta Eboracense del 926, risalgonoall'antichità più alta: ed in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a ristorar la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioniIeratichede' Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non popoli di Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insiemecon essi nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai fratelli Hengist ed Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano allora i Goti o Daci, che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli Amali conquistarono la Iutlandia, ed ogni altra regione posta sulle rive Meridionali del Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca il nome di Dacia, prima di spingersi nelle contrade oggi chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia della Scandinavia. Queste s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fondarono la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano; ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla Provincia, che oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di Rollonde l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, e all'Alania fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai[182], che gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' luoghi dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta oggi la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, nè l'uso delguidrigildo, che durò in Inghilterra per molti secoli; ma il minor numero de' Goti comunicò modi più civili alle Germaniche genti, che abitavano in capanne agresti senza tegole e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 449 tramandarono parimente all'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di vociUlfilane, pel quale non dubitò l'Hikes[183]di scrivere, che l'Anglo-Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del Vescovo Ulfila.
Poichè lostile ogivale, a senno del Ramée,rinacquenel 926 fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credereGotico, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni nella conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le quinquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loroAnsioSemideie degli Eroi. Poscia patì altre Riforme, oscure tutte od ignote; ma celebre sopra ogni altra divenne, sebbene in mezzo alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e la Gotica predicazione diffusero prima nella Germania Orientale di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamolxi, aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suoVahalla, in cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro per rinascerea stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di Thor, descritti dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di San Quintino. Thor, Diode' Geti o Goti[184], inacerbì la riforma d'Odino, e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, daisuoi Geti o Gotidi Scandinavia: origini, delle quali trattai nella Storia[185], ma più copiosamente nella Tavola Cronologica[186], e che per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato il sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino loScaldoEilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema delThorsdrapa, ossia dellaGuerra de' Giganti di Thor: del quale Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò alquanti versi[187].
Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana in Isvezia, e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, ove poi s'innalzò Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, suo discepolo, che ne scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato in Birca idolatra non pochi segni di civiltà e di commercio con infinite ricchezze (quod ibi essent multi negotiatores divites et abundantia totius boni atque pecunia thesaurorum multa[188]). Non so se fin da quell'anno 865 si fosse costruito in Birca il Tempio, denominato Upsal, che due secoli dopo già era famoso nel Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Brema[189]. Questi, verso il 1080, ne trasmise alla posterità i più certi e minuti ragguagli; e già egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appartiene a' Goti nel mezzo della Sveonia: »Birkaest oppidumGothorumin medio »Sveoniae[190]». In altro luogo dichiarava, che Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »SVEONIAvelSVEDIA[191]....»: e che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »OSTROGOTHIAprotenditur usque adBYRKAM[192]». Or questa Byrka non era lontana dal Tempio Ubsola od Upsal: »Byrkaest oppidumGothorumin medio»Sveoniae,non longe aTEMPLO CELEBERRIMO..... UBSOLA[193]»; celebratissimo Tempio, che per la sua ricchezzadicevasi esser tutto d'oro (totum ex auro paratum), dove si veneravano, continua il Bremese[194], le tre statue di Thor, di Wodan od Odino e di Fricco. Il pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pareti e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un Germano di Tacito.
La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il concorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di ogni nove anni le loro solennità, dimostrano la sua non recente costruzione. Di non minor celebrità godeva il Tempio di Letra o Leira (Lederum) nell'Isola Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro di Merserburgo[195](uscì di vita nel milledieciotto) narrava, che in Letra scannavansi novanta nove uomini (ma forse il novanta che precede, sta per un errore nel testo) con altrettanti cavalli e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il periodo quinquennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Zamolxi s'era mutato in quello di nove anni.
Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca nel Tempio Upsal nove capi d'ognianimale maschio, non escluso l'uomo. Questi sono i racconti d'Adamo di Brema[196]; il quale riferisce in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli de' cani, ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra foresta. Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle vittime alla fine d'ogninonoanno, sembra da un lato essere il prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e dall'altro ci chiarisce, che uno era il popolo Gotico, una la Religione di quelle due Città. Enea di Gaza, nella seconda metà del quinto secolo Cristiano si trovava in Costantinopoli, ove ascoltò che intorno alle rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, da' quali s'uccidevano ancora i più nobili personaggi fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere d'esso Enea[197], per mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti o Goti, sarà stato quello, che il Toppeltin[198], Storico non antico della Transilvania, dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo.
Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa Religione passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, mercè le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trovain ciò che Adamo di Brema ci tramandò intorno al culto prestato a' Semidei ed agli Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti a Birca nel tempio Upsal. »Colunt etDEOS EX HOMINIBUS FACTOS, quos pro ingentibus factis immortalitate donant[199]». Ecco gliAnsioSemidei, da' quali erano usciti Gapto ed Ermanarico degli Amali, e Teodorico, Re d'Italia.
Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica degl'incantesimi[200]. Nel Carmide, Platone[201]parlava di quelli d'un medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore[202]beffavasi de' loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni sorta, che facevansi nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, e della divinità che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i cani e gli uomini appesi[203]. Frattanto, un lungo e non interrotto commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti della Iutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. Temo pur tuttavolta, non qualche uso di segreti mormorii (obmurmurationes) e d'altre vanità non fosse rimasto presso gl'Iuti d'Inghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell'arcano linguaggio degli Architetti Laici del 926 e de'Culdei. Certo, il Ramèc non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui esposti mi danno il dritto di trarre; che, cioè, lostile ogivaletenuto da quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cantorbery, mostratori dell'arte d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato fin qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro altresì per la prima volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj Romani. Da un'altra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si comandava, per precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di rizzar Tempj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso delguidrigildo, sì vivace presso i Germani; ma ebbero unguidrigildouguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non ignobile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.
Finalmente dopo l'età d'Adamo Bremense, il Cristianesimo rovesciò i funesti e rilucenti altari di Birca: nè ilValhallarimase più in onore se non ne' Ritmi dell'Eddae nelleSagad'Islanda. Or qual nome daremo se non diGoticoal Tempiodi Birca? E quale all'Architettura sua se non diGotica, fosseogivaleo no? Certo, quel Tempio non s'edificò allaRomanese, nè i Romani andarono giammai nella Scandinavia. Perchè dunque ad un'Architettura, che senza l'idolatria regnò nell'Europa Occidentale fra' Visigoti per tanti secoli, e per tanti altri con l'idolatria fra gli Ostrogoti ed i Visigoti di Birca, si contende il nome diGotica?
Un secolo e mezzo era trascorso dall'anno, in cui scrisse Adamo di Brema, e questo nome non le si contendea. I Bagni edificati al tempo di Teodorico in Ravenna ritenevano ancora la denominazione de'Bagni de' Gotinel 10 Luglio 1169, in una Bolla del Pontefice Alessandro III.: »Monasterium SanctiSTEPHANIadBALNEUM GOTHORUM[204]».Goticaudivasi chiamar laChiesa, edificata in Ravenna verso il 515 dal Visigoto marito d'Amalasunta, Regina Ostrogota: la sola Chiesa, onde mi riserbai di parlare fra tutti gli edificj degli Ostrogoti d'Italia. Nel 1254 si riformò lo Statuto Municipale di Ravenna, e si pose la pena di cinquanta Lire contro chiunque recasse danno allaChiesa de' Goti: »NeECCLESIA GOTHORUMpossit destrui, nec destruatur[205]». Se tutte le Città d'Europa imitato avessero un esempio sì degno, non sarebber forse perite alcune delle più antiche memorie dell'Architettura Gotica. Inutile tornò nondimeno quell'esempio, e vane riuscirono le nobili cure de' Ravennati per conservar laChiesa Gotica, la quale a malgrado di tante cure, cadde nel 1457. Così comandarono i Veneziani, divenuti Signori di Ravenna. Lo Storico Spreti, che visse fin verso il 1474, fu presente alla caduta delTempio Gotico, da lui amaramente rimpianto e lodato come un'opera insigne d'Architettura. I Veneti edificarono su quel suolo una fortezza, ch'ebbe assai minor vita, e che anch'ella cadde alla sua volta. »ADEST, egli scriveva, etGOTTHICUM TEMPLUM, quodGOTTHI, licetArianae heresislabe infecti, subS. AndreaenomineSUMMOPERE COMPTUM, etSUIS TUNC AEDIFICIIS ADMIRABILEconstruxere. Sed id nuper solo aequatum et funditus deletum vidimus;PRAECLARUMautemOPUSet multorum annorum labores arx munitissima, quaemodotantaVenetorumimpensa erigitur,paucis nunc diebus absumpsit[206]».
Or chi potrà mai dubitare, che le sembianze dellaChiesa Goticafossero state diverse affatto da quelle d'ogni altra Romana di Ravenna? Senza di ciò, come avrebb'ella dovuto destar le sollecitudini de' Reggitori del 1254 a tenerla in piedi? Chi non vede,che la singolarità delle sue forme, con l'ogiva o senza l'ogiva, movevano la curiosità e l'ammirazione dell'universale? Non compariva ella tal Chiesa essere unPreclaro Monumentoallo Spreti? Per affermare ch'ella non era distile Gotico, e che però non vi fosse stato giammai un'Architettura Goticanel mondo, bisognerebbe dimostrare, che i Goti Ariani la fabbricarono, pigliandone l'immagine da' Cattolici; e che gli altri Goti idolatri, Zamolxiani ed Odinici, portarono con loro l'effigie d'un qualche Tempio di Roma o di Ravenna in Birca.
Nè giova punto a chi nega d'aver i Goti o Cristiani od idolatri conosciuta una particolare Architettura, ch'ebbe in tutte le bocche degli uomini la denominazione diGotica, il dire di non aversi dellostile ogivaleal dì d'oggi Monumenti più antichi del decimo o del duodecimo secolo. Egli non si può mai abbastanza rispondere, che l'ogivanon era la sola fonte delle diversità infinite, le quali segregavano la Greco-Romana dall'Architettura Gotica. L'ampiezza delle Chiese, l'elevazione delle mura, leTorri, leRose, le qualità de' fastigj bastavano a separar l'una dall'altra in quel modo che l'Architettura d'ogni popolo ad un tratto si distingue da quella d'un altro, agli occhi de' più ignoranti delle discipline Architettoniche; in quel modo, che i Tempj di Birca e di Letra si differenziavano da San Vitale di Ravenna, senza nessun magistero dell'ogiva. Che bisogno v'ha dell'ogivaper sapere che l'Architettura Cinese allontanasi dall'Indiana, ed ogni altra Europea od Affricana dall'Asiatica?
S'è già veduto[207], che pel Concilio Epaonense del 517 cadde o si trasformò un gran numero di Chiese Ariane del Burgundico Regno. Più vasta fu la distruzione delle Visigotiche in Ispagna per mano degli Arabi: l'antica Santa Leocadia più non sussiste sul Tago, ma in vece si vede su quel fiume una piccola Chiesa in onore di tal Santa, secondo i racconti dello Spagnuolo Arevalo[208]. Dove sono più gli edificj sacri e profani d'Alfonso il Casto in Oviedo? il Tempio di Letra fu distrutto dal Re Arrigo I in odio dei sacrificj umani: del che affettuosamente lo ringraziava Ditmaro di Merseburgo. La vittoria del Cristianesimo e la mano del tempo hanno successivamente disfatto nel Settentrione d'Europa non solo il Tempio cruento di Birca ma qualunque altro edificio sacro e profano de' Daci, de' Visigoti e degli Ostrogoti, sommersi nell'idolatria fino al decimo al duodecimo secolo: ma l'essere scomparsi quegli edificj dalla terra non concede il dritto ad alcuno di concludere, che que' popoli non ebbero una speciale Architettura, nè fecero alcun lavoro se non secondo l'arte de' Greci e dei Romani. Siano pure ignote quanto si vuole più le forme dell'ArchitetturaGoticasul Baltico e sul Mediterraneo, tra l'Alpi di Scandinavia e fra i Pirenei, ella tuttavolta vi fu; e non poteva non esservi per la natura delle cose umane, alla quale rispondono tutte le testimonianze della Storia e la continua durata del nome diGoticadato nel 534, nel 1169, nel 1254, e nel 1457, in Ravenna ed in Roano, all'Architettura di quel popolo.
Ma fuvvi ella mai l'ogivanellaChiesa Goticadi Ravenna? Sì, certamente, rispondo senza esitare, quantunque sia perita una tal Chiesa, e che a me d'un Monumento, il quale piaceva tanto allo Spreti, non sia punto nota l'immagine allo stesso modo, con cui l'aspetto della città di Classe mi sta sotto gli occhi mercè un mosaico Ravennate del sesto secolo. Tutti possono contemplare una tal figura nel Fantuzzi[209]. Giorgio Vasari nondimeno, che nacque nel 1512 e che fu lungamente in Ravenna, dovè senza dubbio veder l'effigie dellaChiesa Gotica: dovè anche vedere altre reliquie, oggi dileguate affatto, degli edificj di quella città, costruiti dai Visigoti d'Eutarico degli Amali; tra le quali potevano essere iBagni de' Goti. Scriveva Giorgio Vasari nel 1550, ed in quel tempo e' diè alla luce per la prima volta le sue Vite de' Pittori[210], venticinque anni dopo la pubblicazione delTrattato Geometricod'Alberto Durer. L'Architettura ogivale nel 1550 si chiamavaTedescain Italia e tale era divenuta, sì come dissi, dopo il duodecimo secolo. Quale altro nome avrebbe meritato ella in Europa, quando già sorgevano le Cattedrali di Colonia e di Strasburgo? Tutta l'Italia chiamava gli Operatori Tedeschi:Laici, sì, ma che venivano ad esercitar l'arte loro, secondo gl'indirizzi ed i precetti di chi li chiamava, ovvero de' Vescovi e de' Monaci Cattolici.
Brunellesco finalmente aveva posto la Cupola in Firenze. Allora gli animi si voltarono all'ammirazione dell'arti Greco-Romane; allora i giudizj delle nuove generazioni dell'uomo si mutarono, e l'opere di Colonia e di Strasburgo parvero brutte. Io starò fermo nel proposito di non dar sentenza fra l'Architetture de' Greco-Romani, e così de' Goti come de' Tedeschi d'Alberto Durer; pur non so se Roma e l'Italia, dove abbondavano i più egregj Monumenti dell'arte Pagana, simili al Panteon d'Agrippa, fossero state le contrade più opportune a mettere per la prima volta in opera ilGotico pensierodel Duca Riccardo I, che l'altezza delle Chiese debba sopravvanzare la sommità d'ogni altra fabbrica. Ma quanto un tal pensiero, che fu ancor quello de' Visigoti di Sisebuto e dei Daco-Geti d'esso Riccardo I, seguitati da' Tedeschi, germogliò inItalia, non vi stette ozioso, e si videro le meraviglie dell'Architettura di Firenze, di Pisa e di tante altre Città, per non parlare di San Pietro in Vaticano.
Odansi ora le parole del Vasari, che non ebbe altri occhi se non quelli del Beulé per l'Architettura de' Goti e poi de' Tedeschi. »Ecco un'altra spezie di lavori, che si chiamanoTedeschi, i quali sono d'ornamenti e di proporzione molto differenti dagli antichi e da' moderni: nè oggi si usano per gli eccellenti, ma son fuggiti da loro comemostruosi e barbari; mancando ogni lor cosa d'ordine che piuttosto confusione o disordine si può chiamare, avendo fatto nelle lor fabbriche,che son tante che hanno ammorbato il mondo, le porte ornate di colonne sottili ed attorte ad uso di vite, le quali non possono aver forza a reggere il peso di che leggerezza si sia, e così per tutte le facce ed altri loro ornamenti facevano una maledizione di tabernacoli l'un sopra l'altro con tante piramidi e punte e foglie, che non ch'elle possano stare, pare impossibile ch'elle si possano reggere; ed hanno più il modo da parer fatte di carta, che di pietre o di marmi.
»Ed in queste opere facevano tanti risalti, rotture, mensoline, e viticci, che sproporzionavano quelle opere che facevano, e spesso con mettere cosa sopra cosa andavanoin tanta altezza che la fine d'una porta toccava loro il tetto.questa maniera fu trovata da' Goti, che per aver ruinate le fabbriche antiche, e morti gli architetti per le guerre, coloro che rimasero fecero dopo le fabbriche di questa maniera, le qualiGIRARONO LE VOLTECON QUARTI ACUTIe riempierono tutta Italiadi questa maledizione di fabbriche, che per non averne a far più s'è dismesso ogni modo loro. Iddio scampi ogni paese da venir tal pensiero ed ordine di lavori, che per essere eglino talmente difformi alla bellezza delle fabbriche nostre, meritano che non se ne favelli più che questo[211]».
Queste poche parole contengono la vera Storia dell'Architettura Gotica; e, come oggi dicono, lasintesidella Storia. I Goti dettero l'arco acutoa' Tedeschi, e questo da' Tedeschi tornò in Italia. Il Vasari, poco versato nelle Storie civili de' popoli, non pensò punto a' Visigoti, ma sì agli Ostrogoti: e così la brevità come la sicurezza delle sue affermazioni dimostrano sempre più ch'egli ebbe i disegni del Tempio Gotico in Ravenna innanzi agli sguardi. Certamente non furono le presenti parole del Vasari, che per la prima volta nel 1550 comandarono agli uomini di chiamarGoticolostile ogivale, quantunque il nome diGoticonon si legga in Leon Batista Alberti, ed in altri Scrittori, che parlarono dell'arco acuto. Questo silenzio procedette dal loro proposito di trattar delleragioni dell'arte, non della sua Storia. E però, secondo il comune dialetto di Liegi, nel 1659 chiamavansiGotici gli angoli acutidella Chiesa delineata nelleLaminepresso il Wiltheim[212].
Ed or si comprende, che la sintesi del Vasari contiene in se tutte le verità Storiche intorno all'Architettura Gotica, odogivale. I più recenti Scrittori non fecero, che aleggiare intorno al vero, descrivendone a brani a brani chi l'una e chi l'altra particella: gli uni volendo che lostile ogivalesi mostrò in Francia dopo la caduta del Romano Imperio, senza pensare a' Visigoti ed a Sant'Oveno: gli altri, che l'ogivafu nemica de' Cattolici, senza rammentarsi dell'Arianesimo de' Visigoti: alcuni altri ch'ella fu Anglo-Sassonica, non ponendo mente a' Goti dell'anno 449 in Cantorbery, non che a' Tempj di Birca e di Letra: ed altri finalmente ricordarono l'arcano linguaggio degli Architetti Laici, quasi per lunghi secoli non avessero i Geti o Goti usato nel Settentrione d'Europa il secreto idioma de' lor mormorii e susurri Zamolxiani.
Un altro insegnamento si ritrae dal Vasari, ed è ch'e' non confuse le stirpi de' Goti con quelle de' Germani di Tacito. L'Hickes pretendeva, che Ulfila i cui progenitori nacquero, per attestato di Filostorgio[213], in Cappadocia, fosse un Tedesco. Al che rispose il gran Leibnizio, che i Goti non furono un popolo Teutonico: »Quod doctissimusHICKESIUSnovissimeUlphilamadFrancos, vel ad aliamTEUTONICAM GENTEMvolueritGOTHICAreferre, credo quod sibi persuadere non possitGothosfuisse adeoTeutones[214]». Gli Scrittori Tedeschi d'oggidì scrivono intorno all'Origini Teutoniche secondo la maniera dell'Hickes, non del Leibnizio. Un altro uomo dottissimo di Svezia venne aleggiando intorno al vero, senza raggiungerlo, ed anzi capovolgendolo, quando egli fece uscire Zamolxi ed i suoi Goti dalla Scandinavia per andare a predicare l'immortalità dell'anime nella Tracia. Parlo della famosa Opera di Carlo Lund, intitolataZamolxi, ove dice: »Getas seu Gothosexisse eScandiaaffirmant inter aliaScaldae, mores, litterae, sacra et leges patriaeomnium antiquissimae[215]».
Simili errori sull'origini de' Geti o Goti e de' Teutoni o Germani di Tacito corruppero la Storia dell'Architettura per la confusione fatta delle due stirpi di popoli affatto diversi, e per la dimenticanza, in cui si posero il Tracio cenacolo di Zamolxi ed i fatti seguenti dell'Architettura GoticaOltredanubiana, la quale nel 412 passònelle Gallie Meridionali, e si diffuse in tutta l'Europa con una doppia corrente; l'una Visigotica da' Pirenei, l'altra non meno Gotica dall'Alpi di Scandinavia, da Cantorbery e dalla Normandia di Rollone il Daco. Più volte, il confesso, doverono mutarsi e rimutarsi le sembianze dell'Architettura Goticanel corso di più secoli; ma ella non perdè mai le sue naturali condizioni d'Oltredanubiana, e però diversa dalla Greca e dalla Romana. Le sue varie trasformazioni ammisero un uso più o men generale dell'ogiva: e se questa trionfò nel tredicesimo e nel quattordicesimo secolo sull'arco rotondo, non perciò dee dirsi, ch'ella era incognita nel quinto e nel sesto a' Visigoti.
La Chiesa di Roma ottenne in ogni età questa lode, che avesse amato benedire e santificare, non distruggere i Tempj del Paganesimo. Lo stesso ella fece intorno alle Chiese de' Goti Ariani di Spagna e dellaGallia Gotica, dopo la loro conversione al Cattolicismo nell'anno 587. Durante l'Arianesimo, ben dovettero i Visigoti usar l'ogiva in odio della Chiesa Cattolica e dell'arco rotondo, al quale si dia pur il nome di Sacerdotale oIeratico. NellaGallia Gotica, ove ho detto più volte che rimase un lievito d'Arianesimo, l'ogiva dovè più lungamente piacere a' Visigoti non convertiti. Roma intanto accettato avea e benedetto l'ogiva, senza curare il breve stuolo de' Visigoti ostinati nell'eresia. E ben videro i Pontefici Romani de' secoli seguenti, che l'ogivaera di gran sussidio all'elevazione Visigoticade' Tempj la quale innalza gli animi delle fragili creature verso Dio.
Le Storie intanto dell'Architettura si scrivono al dì d'oggi sopra il fondamento, che i Visigoti non ebbero arte d'alcuna sorte, e che lostile ogivalenacque nel decimo e nel duodecimo secolo. Il danno maggiore, che deriva da sì fatta proposizione, consiste nell'impedire, che si facciano le più diligenti ricerche in Ispagna e nellaGallia Goticaper vedere se può scoprirsi una qualche reliquia delle fabbriche de' Re Atanagildo, Sisebuto, Vamba, Recesvindo, Ervigio, ed Alfonso il Casto, alcune delle quali sussisteano a' giorni del Mariana. La Gallia Tolosana e laMarca Ispanica, ossia di Barcellona, dovrebbero esplorarsi altresì per trovarvi una qualche rovina, od almeno un qualche indizio di quell'industria Gotica, della quale ilMuroed ilFossodi Monpellieri nell'undecimo secolo non furono certamente il primo tentativo. Da queste ricerche un nuovo lume apparirà nella Storia della Cavalleria Spagnuola, della lingua e letteratura dei Provenzali e della civiltà intera d'Europa.
FINE.