CAPITOLO IX.DELLE COLONNE VOLANTI E LEGIONI.

CAPITOLO IX.DELLE COLONNE VOLANTI E LEGIONI.Se non havvi sulla certezza del felice risultamento della guerra per bande punto adubitare, certo egli è però che per natura sua, oltre di essere penosa e lunghissima, perchè devono le bande solo in piccoli combattimenti di quasi certo vantaggio, con minor perdita per parte nostra alla distruzione del nemico attendere; deve da tutto questo avvenire, che ben di raro, e fors'anchemai, si presentino quei casi, che con un brillante attacco, con un'operazione anzi temeraria, che ardita, un combattimento decisivo s'impegni, che porti ne' suoi resultamenti la liberazione immediata d'Italia. Le bande non dovendo dipendere dai magistrati locali stabiliti nelle provincie, cantoni, distretti, etc., ma solo dal condottiero supremo per le operazioni combinate; non potranno avere la forza necessaria e continuata per eseguire tante numerosissime incombenze che ancora per accelerare il bene della patria, rimangono. Sono esse in fatti e debbono esserlo, di quella convenevole stabilità, onde far obbedire ai ritrosi ed i malevoli annichilare, deficienti. Sebbene a quest'uopo debbano pur tutte le bande essere intente; ciò non pertanto il sistema generale di questa guerra, che ad una continua mobilità le costringe, impedisce, che possano quelle operazioni effettuare, la di cui riuscita dipende da una lunga permanenzain un luogo, e dalla riunione delle varie armi che sostenendosi a vicenda, debbono concordemente operare.Conobbero gli Spagnoli questa verità nella guerra dell'indipendenza, ma non seppero tosto acconciamente al buon successo indirizzarsi. Per verità, cominciarono a voler porre le bande sotto ad un regolare comando, nominarono una giunta speciale direttiva delle bande, la quale spedì colonelli, stati maggiori, etc., onde quei corpi staccati, secondo il sistema di regolar disciplina ed evoluzioni ordinare. Il colonello don Antonio Claraco y Sans, fù nel paese di Guadalupe, provincia di Estremadura, spedito a prendere il comando delle bande, e regolarle. In fatti più di quattro mila uomini egli accozzò in un corpo, al quale diede il nome di regolare divisione dell'esercito. Ma che quindi gli avvenne? Essendogli venuto a notizia, che un distaccamento francese doveva nella vicinanza passare, gli si fece con la sua colonna incontro. Non oltre passava quello, il numero di ottanta quattro uomini a cavallo, che vedendosi in fronte di quattro mila, rimase, non sapendo a qual partito si dovesse appigliare, alcun tanto irresoluto: ma in quel frattempo accortosi dell'esitazione a muoversi della divisione spagnuola,che fluttuante, fortissimo panico timore dimostrava, fece ardita resoluzione di cagionarle con un movimento temerario, grandissimo spavento e profitare della confusione in che sperava di metterla, onde potersi ad opportuno scampo aprire un cammino. Ordinò quindi il comandante francese la carica, e sul centro della divisione impetuosamente scagliossi. Al suo avvicinamento i soldati pseudo-regolari allibbirono; si scompose la schiera, ogni drappello pensò alla propria salvezza, ed in un istante furono i quattro mila uomini da ottanta quattro ussari compiutamente sconfitti, lasciarono settecento morti sul campo di battaglia. Allora il superstite avanzo disgustato di quel modo regolare di guerra, si mise di bel nuovo in bande separate, rimandando gli uffiziali ch'erano stati dal governo senza consentimento de' volontarj al loro comando imposti; ed a poco a poco, trasse di quel oltraggioso scherno tarda ma severa vendetta, facendo soffrire perdite enormi a quei Francesi stessi, ottanta quattro de' quali bastarono per mettere quattro mila Spagnuoli in piena rotta. Persuasi da quell'infausto saggio, i medesimi non doversi, nè potersi le bande in modo, da battersi in linea e far evoluzioni sulla fronte del nemico, regolare; ne rinunziarono l'idea. Ma d'altra parte la necessità conoscendo inche trovasi un governo qualunque di avere una certa forza di truppa tattica onde sostenere le molte operazioni che le appartengono; con ben ponderato consiglio fecero essi divisamento d'ordinare varj corpi composti di fanteria, cavalleria ed artiglieria che divisioni, o colonne volanti appellarono, i soldati de' quali erano vestiti e pagati dal governo ed agivano secondo il sistema di guerra regolare per quanto la loro forza e le circostanze, il permetteano. Poi che pegli sforzi delle bande, una sufficiente parte del territorio italiano sarà dal Tedesco lezzo purgata, ed una giunta provinciale già vi esista; unconnestabiledelegato militare nominato dal condottiero supremo, si occuperà dell'ordinamento di varie di queste colonne, più o meno forti, più o meno numerose, a seconda dei mezzi che si troverà possedere: tenendo fermo, però che ciascuna di esse porti con sè tutt'i mezzi tanto per combattere, come per sussistere, e sia esente dalla necessità di una base stabile. Gli uomini, che compor debbono queste colonne, dovranno avere tutte quelle qualità, che ad un militare tattico si convengono: e difficil cosa certamente non sarà di rinvenire in Italia molti di quei valorosi, che possansi al servizio regolare con immenso patrio vantaggioapplicare. I duecento mila uomini, che alla gloria ed ai disastri della Francia parteciparono, per anco non sono spenti. Sparsi per tutti gli stati d'Italia, trascinano abbiettamente una miserabile vita. Dai governi attuali, generalmente dispregiati, pochi di essi furono al servizio dei prìncipi che ora tiranneggiano quel paese ammessi, e non pochi di quelli, che nelle pianure della Prussia, della Germania, di Raab, della Russia, e soprattutto sulle ineguali montuosità della Spagna tanto si distinsero, in oggi, vicini ai loro focolari nell'inopia e forzatamente neghittosi, giacciono fremendo e deplorando la dura sorte, cui vedono l'onore italiano, condannato, ed altro non aspettano se non la favorevole occasione, per islanciarsi nel nuovo arringo di più risplendente gloria, e a prò della patria, per ferocemente lottare.Altri pure havvene non men valorosi, sebbene forse alcun tanto meno esperimentati, per l'età loro giovanile impediti, nel tempo delle ultime guerre, ad essere compagni degl'Italiani alteri degli allori mietuti ne' campi della vittoria, che da quattordici anni in quà la carriera delle armi, sotto agli attuali tiranni seguirono, e che tanto per le conoscenze tattiche, acquistate, quanto pei loro sublimipensieri, potranno in quelle colonne volanti, recare inestimabili servigii. Le operazioni di queste colonne come l'ordinamento loro, piuttosto alla guerra grave, che alla leggiera spettando, e non essendo intendimento nostro di parlare di quella; ci asterremo d'indicare le loro incombenze. Solo conchiuderemo con dire, che dovranno i capi di quella, far in sè stessi ritratto, dell'inclito Sertorio uno dei più grandi capitani che abbiano esistito prima di Cesare, il quale come quello che la guerra leggiera perfettamente conosceva, stancò e spossò il grande Pompeo, del quale come se stato fosse un fanciullo, prendeasi trastullo. Vienci dal divino Plutarco spiegato il metodo da quell'abile e sagace guerriero con invincibile costanza tenuto. Non meno utile insegnamento per quella guerra, potranno i capi, dalla vita ed operazioni militari del prode Scanderbeg ottenere, che immortal gloria, nel secolo 1500, acquistossi facendo la guerra contro ai Turchi, cui erasi ribellato, e che gli elogi del papa, e di tutt'i regnanti di quel tempo in Europa, ad una voce riscosse. Altrettanto degna di essere altamente commendata, e per quanto il conceda la differenza delle circostanze, applicabile da un capo di truppa regolare, in istato d'insurrezione,sarà pur anche la condotta del celebre ammiraglio Gasparo di Colignì. Quel grand'uomo comandando agli Ugonotti, perdute quattro battaglie decisive; ad onta della cattiva sorte, seppe col valore e con l'arti sue, vigorosamente risorgere, sempre a' suoi nemici più formidabile presentarsi. Finalmente raccomandiamo ai comandanti delle colonne volanti di studiare attentamente il metodo adottato nella guerra dei sette anni, dal barone di Treuk alla testa dei Panduri, del celebre Hofer nel Tirolo contro alla forza colossale dell'impero francese e finalmente quella del già tante volte citato, e mai sempre celebre Espoz y Mina nei due ultimi anni della guerra dell'indipendenza: e da siffatti insegnamenti potranno tesori di verace utilità guadagnare.Quante volte poi il connestabile delegato militare della provincia, veda pell'aumento progressivo di queste colonne volanti, non meno che pell'esistenza di mezzi materiali, essere possibile passare ad un ordinamento ancor più regolare; procederà, per ordine del condottiero supremo, alla formazione di tutte quelle legioni che la forza disponibile regolare della provincia, renderà con fornire i mezzi, fattibile: e queste comandate da tribuni legionarj, composte di tutte le armi corrispondenti, cioè difanti, cavalli, ed artiglieria, seco loro portando tutto il necessario al loro sostentamento; saranno la base, il principio dell'esercito regolare italiano, che bel bello ingrossando, compirà con brillanti e decisive operazioni, la grand'opera della riunione, independenza e libertà dell'Italia.

Se non havvi sulla certezza del felice risultamento della guerra per bande punto adubitare, certo egli è però che per natura sua, oltre di essere penosa e lunghissima, perchè devono le bande solo in piccoli combattimenti di quasi certo vantaggio, con minor perdita per parte nostra alla distruzione del nemico attendere; deve da tutto questo avvenire, che ben di raro, e fors'anchemai, si presentino quei casi, che con un brillante attacco, con un'operazione anzi temeraria, che ardita, un combattimento decisivo s'impegni, che porti ne' suoi resultamenti la liberazione immediata d'Italia. Le bande non dovendo dipendere dai magistrati locali stabiliti nelle provincie, cantoni, distretti, etc., ma solo dal condottiero supremo per le operazioni combinate; non potranno avere la forza necessaria e continuata per eseguire tante numerosissime incombenze che ancora per accelerare il bene della patria, rimangono. Sono esse in fatti e debbono esserlo, di quella convenevole stabilità, onde far obbedire ai ritrosi ed i malevoli annichilare, deficienti. Sebbene a quest'uopo debbano pur tutte le bande essere intente; ciò non pertanto il sistema generale di questa guerra, che ad una continua mobilità le costringe, impedisce, che possano quelle operazioni effettuare, la di cui riuscita dipende da una lunga permanenzain un luogo, e dalla riunione delle varie armi che sostenendosi a vicenda, debbono concordemente operare.

Conobbero gli Spagnoli questa verità nella guerra dell'indipendenza, ma non seppero tosto acconciamente al buon successo indirizzarsi. Per verità, cominciarono a voler porre le bande sotto ad un regolare comando, nominarono una giunta speciale direttiva delle bande, la quale spedì colonelli, stati maggiori, etc., onde quei corpi staccati, secondo il sistema di regolar disciplina ed evoluzioni ordinare. Il colonello don Antonio Claraco y Sans, fù nel paese di Guadalupe, provincia di Estremadura, spedito a prendere il comando delle bande, e regolarle. In fatti più di quattro mila uomini egli accozzò in un corpo, al quale diede il nome di regolare divisione dell'esercito. Ma che quindi gli avvenne? Essendogli venuto a notizia, che un distaccamento francese doveva nella vicinanza passare, gli si fece con la sua colonna incontro. Non oltre passava quello, il numero di ottanta quattro uomini a cavallo, che vedendosi in fronte di quattro mila, rimase, non sapendo a qual partito si dovesse appigliare, alcun tanto irresoluto: ma in quel frattempo accortosi dell'esitazione a muoversi della divisione spagnuola,che fluttuante, fortissimo panico timore dimostrava, fece ardita resoluzione di cagionarle con un movimento temerario, grandissimo spavento e profitare della confusione in che sperava di metterla, onde potersi ad opportuno scampo aprire un cammino. Ordinò quindi il comandante francese la carica, e sul centro della divisione impetuosamente scagliossi. Al suo avvicinamento i soldati pseudo-regolari allibbirono; si scompose la schiera, ogni drappello pensò alla propria salvezza, ed in un istante furono i quattro mila uomini da ottanta quattro ussari compiutamente sconfitti, lasciarono settecento morti sul campo di battaglia. Allora il superstite avanzo disgustato di quel modo regolare di guerra, si mise di bel nuovo in bande separate, rimandando gli uffiziali ch'erano stati dal governo senza consentimento de' volontarj al loro comando imposti; ed a poco a poco, trasse di quel oltraggioso scherno tarda ma severa vendetta, facendo soffrire perdite enormi a quei Francesi stessi, ottanta quattro de' quali bastarono per mettere quattro mila Spagnuoli in piena rotta. Persuasi da quell'infausto saggio, i medesimi non doversi, nè potersi le bande in modo, da battersi in linea e far evoluzioni sulla fronte del nemico, regolare; ne rinunziarono l'idea. Ma d'altra parte la necessità conoscendo inche trovasi un governo qualunque di avere una certa forza di truppa tattica onde sostenere le molte operazioni che le appartengono; con ben ponderato consiglio fecero essi divisamento d'ordinare varj corpi composti di fanteria, cavalleria ed artiglieria che divisioni, o colonne volanti appellarono, i soldati de' quali erano vestiti e pagati dal governo ed agivano secondo il sistema di guerra regolare per quanto la loro forza e le circostanze, il permetteano. Poi che pegli sforzi delle bande, una sufficiente parte del territorio italiano sarà dal Tedesco lezzo purgata, ed una giunta provinciale già vi esista; unconnestabiledelegato militare nominato dal condottiero supremo, si occuperà dell'ordinamento di varie di queste colonne, più o meno forti, più o meno numerose, a seconda dei mezzi che si troverà possedere: tenendo fermo, però che ciascuna di esse porti con sè tutt'i mezzi tanto per combattere, come per sussistere, e sia esente dalla necessità di una base stabile. Gli uomini, che compor debbono queste colonne, dovranno avere tutte quelle qualità, che ad un militare tattico si convengono: e difficil cosa certamente non sarà di rinvenire in Italia molti di quei valorosi, che possansi al servizio regolare con immenso patrio vantaggioapplicare. I duecento mila uomini, che alla gloria ed ai disastri della Francia parteciparono, per anco non sono spenti. Sparsi per tutti gli stati d'Italia, trascinano abbiettamente una miserabile vita. Dai governi attuali, generalmente dispregiati, pochi di essi furono al servizio dei prìncipi che ora tiranneggiano quel paese ammessi, e non pochi di quelli, che nelle pianure della Prussia, della Germania, di Raab, della Russia, e soprattutto sulle ineguali montuosità della Spagna tanto si distinsero, in oggi, vicini ai loro focolari nell'inopia e forzatamente neghittosi, giacciono fremendo e deplorando la dura sorte, cui vedono l'onore italiano, condannato, ed altro non aspettano se non la favorevole occasione, per islanciarsi nel nuovo arringo di più risplendente gloria, e a prò della patria, per ferocemente lottare.

Altri pure havvene non men valorosi, sebbene forse alcun tanto meno esperimentati, per l'età loro giovanile impediti, nel tempo delle ultime guerre, ad essere compagni degl'Italiani alteri degli allori mietuti ne' campi della vittoria, che da quattordici anni in quà la carriera delle armi, sotto agli attuali tiranni seguirono, e che tanto per le conoscenze tattiche, acquistate, quanto pei loro sublimipensieri, potranno in quelle colonne volanti, recare inestimabili servigii. Le operazioni di queste colonne come l'ordinamento loro, piuttosto alla guerra grave, che alla leggiera spettando, e non essendo intendimento nostro di parlare di quella; ci asterremo d'indicare le loro incombenze. Solo conchiuderemo con dire, che dovranno i capi di quella, far in sè stessi ritratto, dell'inclito Sertorio uno dei più grandi capitani che abbiano esistito prima di Cesare, il quale come quello che la guerra leggiera perfettamente conosceva, stancò e spossò il grande Pompeo, del quale come se stato fosse un fanciullo, prendeasi trastullo. Vienci dal divino Plutarco spiegato il metodo da quell'abile e sagace guerriero con invincibile costanza tenuto. Non meno utile insegnamento per quella guerra, potranno i capi, dalla vita ed operazioni militari del prode Scanderbeg ottenere, che immortal gloria, nel secolo 1500, acquistossi facendo la guerra contro ai Turchi, cui erasi ribellato, e che gli elogi del papa, e di tutt'i regnanti di quel tempo in Europa, ad una voce riscosse. Altrettanto degna di essere altamente commendata, e per quanto il conceda la differenza delle circostanze, applicabile da un capo di truppa regolare, in istato d'insurrezione,sarà pur anche la condotta del celebre ammiraglio Gasparo di Colignì. Quel grand'uomo comandando agli Ugonotti, perdute quattro battaglie decisive; ad onta della cattiva sorte, seppe col valore e con l'arti sue, vigorosamente risorgere, sempre a' suoi nemici più formidabile presentarsi. Finalmente raccomandiamo ai comandanti delle colonne volanti di studiare attentamente il metodo adottato nella guerra dei sette anni, dal barone di Treuk alla testa dei Panduri, del celebre Hofer nel Tirolo contro alla forza colossale dell'impero francese e finalmente quella del già tante volte citato, e mai sempre celebre Espoz y Mina nei due ultimi anni della guerra dell'indipendenza: e da siffatti insegnamenti potranno tesori di verace utilità guadagnare.

Quante volte poi il connestabile delegato militare della provincia, veda pell'aumento progressivo di queste colonne volanti, non meno che pell'esistenza di mezzi materiali, essere possibile passare ad un ordinamento ancor più regolare; procederà, per ordine del condottiero supremo, alla formazione di tutte quelle legioni che la forza disponibile regolare della provincia, renderà con fornire i mezzi, fattibile: e queste comandate da tribuni legionarj, composte di tutte le armi corrispondenti, cioè difanti, cavalli, ed artiglieria, seco loro portando tutto il necessario al loro sostentamento; saranno la base, il principio dell'esercito regolare italiano, che bel bello ingrossando, compirà con brillanti e decisive operazioni, la grand'opera della riunione, independenza e libertà dell'Italia.


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