CAPITOLO VIII.DELL'ARMAMENTO E VESTIMENTO.

CAPITOLO VIII.DELL'ARMAMENTO E VESTIMENTO.Nessuno può negare, che il primo oggetto necessario, e senza del quale non puossi la guerra intraprendere, esser debba il possedimento delle armi. Le due principali ed inevitabili necessità per menarla ad effetto, sono senza dubbio il pane ed il ferro; con quelle sole due, e con una pertinace volontà, il nemico, per forte che fosse, debellare potrebbesi; ma la mancanza di una di quelle, ad andare in rovina inevitabilmente costringerebbe. Nulla di meno la più essenziale, e la più efficace necessità, si è quella del ferro, perchè indubitatamente, ed anche in abbondanza trovasi col ferro, il pane. Or dunque supponendo, che la ferma volontà esista, alla nostra mente la difficoltà di provvedere il pane, si affaccia, perciocchè siamo di ferro sprovveduti! Pertanto al progetto di venire coi nemici d'Italia alle mani, ci sarà forza di rinunziare, mentrequelli sono in punto di tutt'armi, coperti, ed è il nostro popolo, qual chi si sta sicuro, inerme! Come mai una guerra, ci si dirà, tanto disuguale, potrà ella muoversi, e nutricarsi? Come, nudi, e senz'armi, contro quelli che tanta copia ne hanno, potremo noi per avventura far testa? Difficilmente potrebbesi ad una tale obbiezione vittoriosamente rispondere, se la storia non fosse là per indicarcene i mezzi, e palesarci in qual modo abbiano gli Americani per sottrarsi al giogo degl'Inglesi, le armi conseguite; come le bande spagnuole, per l'oltraggioso orgoglio francese, rintuzzare; come i Greci finalmente, per uscir dal laccio del Musulmano, abbianle rinvenute. Ad ognuno è ben noto, che la rivoluzione d'America, di fatto, in Boston, l'anno 1790, avendo avuto cominciamento, il popolo del tutto d'armi sfornito, un distaccamento di soldati inglesi ben armato ebbe l'animo d'affrontare, e con pallottole di neve, pezzi di ghiaccio, bastoni, pietre, insomma con tutto ciò che gli venne alla mano, con successo assalendolo, a quella diede capo; gli Spagnuoli pure con picche, lancie, forche, etc., la impresero; i Greci in molte parti, con bastoni, pietre, e coltella. E per altri esempi stranieri, nelle storie non razzolare, quello ci basti dato il 5 decembre dell'anno1746, dal popolo di Genova contro gli Austriaci, quando i cittadini, di bastoni, pietre, coltella, e strumenti d'ogni specie armati, dalla loro città venti mila Tedeschi sotto gli ordini del generale Botta, tutti ben armati, e con artiglierie, in un volger d'occhi discacciarono. Or questo ci prova, che se per verità, havvi del ferro, a guerreggiare, gran mestieri, non pertanto un popolo di ferma volontà soprabbondando, e per salvare il suo paese ad ogni pericolo d'andar incontro, deciso, servendosi in principio di altri stromenti, non avrà per procacciarsene, gran fatica a durare. L'uso della frombola, delle freccie, delle lancie, e picche, potrebbe all'appiccarsi della contesa, l'acquisto delle armi da fuoco agevolare. Potrà ad alcuno, alquanto strano parere, che vengano tali armi, per abitudine da tutti considerate come incapaci di alcun vantaggioso effetto, contro quelle in uso oggidì, seriamente proposte. Ben lungi noi siamo dal volerle, come necessarie per tutto il corso della guerra, proporre, ma solo, come di un mezzo, facile a trovarsi, e d'un effetto certo al primo slancio popolare, onde poterci delle armi del nemico impossessare, ne facciamo menzione. Ed a provare quanto possano quelle essere utili, valgaci alla memoria de' nostri leggitori una nota delleriflessioni critiche sull'arte della guerra richiamare, del sublime nostro Palmieri, e nell'eccellente trattato sulla scienza della tattica del rinomato generale Rossarol Scorza commendatissima, dove, parlando della frombola, così si esprime: «Nelle armi da presso, il preparare è brevissimo, perchè costa d'una semplice azione; nella frombola, l'azione di preparare, è composta di due azioni; primo prendere la pietra, secondo, adattarla sulla frombola; nell'arco, è composta di quattro, 1º Prendere la freccia; 2º adattarla sull'arco; 3º tenderla; 4º metterla in mira; allo schioppo, secondo i Prussiani, di tutti i più solleciti, dopo che ha sparato fino all'impostarsi, vi abbisognano dieci nove azioni, o tempi, come con voce dall'arte si appellano, etc. Ma supposto (ipotesi molto parziale allo schioppo) che ciascheduna azione componendo l'intiera azione del preparare, esiga in tutte le armi un tempo uguale, l'azione di preparare lo schioppo esigerà quasi cinque volte il tempo di quello dell'arco; quasi dieci volte il tempo di preparare la frombola; e dieci nove volte il tempo del preparare le armi da presso; e per conseguenza queste offenderanno dieci volte, la frombola quasi dieci, e l'arco quasi cinque, nel tempo stesso, che lo schioppo offende una volta.» Posto ciò, si lascia al giudizio di chi puòordinare ed armare a suo volere le truppe, il decidere se non sia meglio avere gli armati alla leggiera colla frombola, in vece del fucile. Ma il solo dire al giorno d'oggi, lasciate il fucile, e prendete la frombola colle palle di piombo, in vece dei fucili, è lo stesso di eccitare il riso, e ciò, perchè ancora noi siamo dal lampo, e dal tuono dello schioppo sorpresi per quanto lo furono gli Americani per la prima volta che lo intesero, e lo viddero. Non si dovrebbe però ridere, quando si riflettesse, che Vegezio ci assicura che colla frombola comunemente e sicuramente si feriva alla distanza di 600 piedi, distanza nella quale pochissimi colpiscono con sicurezza col fucile; quando si ponderi che con quella, non vi è il fumo che toglie la punterìa, e la scossa nel projettare, che in molti facendo vacillare l'arma, ne falla il colpo; e finalmente che per quanto testè si è dimostrato, un fromboliere tira dieci colpi, mentre un fuciliere ne tira uno, e che perciò dieci frombolieri nel risultato del trarre, pareggiano il projettare di cento fucilieri. Ed il mai sempre illustre Beniamino Francklin in una lettera da lui scritta in data 11 febbrajo 1706, al maggiore generale Lee, allo stesso modo di pensare s'accorda, e sulla preferenza che agli archi, e freccie soprale armi da fuoco, darsi dovrebbe, così il suo intendimento espone: «Desidero tanto come voi, che i nostri eserciti, di picche ed anche dell'arco, e freccie si servissero. Sono quelle armi buonissime, pazzamente messe in disuso. Egli è d'uopo di servirsi dell'arco, e freccie, 1º perchè un uomo, può tanto aggiustare il suo colpo con un arco, quanto con un fucile; 2º perchè può far partire quattro freccie nell'istesso tempo necessario per tirare un colpo di fucile, e ricaricarlo; 3º perchè l'oggetto a che deve mirare, non gli è coperto dal fumo dalla parte che combatte; 4º perchè il nemico vedendo giungere una nuvola di freccie, s'intimidisce, e si confonde, e ciò l'impedisce d'essere attento a ciò, che fa; 5º perchè una freccia che penetri in qualunque parte d'un uomo, lo mette fuori di stato di poter combattere, finattantochè non gli sia stata svelta; 6º perchè è cosa assai più facile di procurarsi archi, e freccie, che polvere, e piombo. Polidoro Virgilio, parlando d'una battaglia ch'ebbe luogo tra gl'Inglesi, e Francesi, nel tempo che regnava Odoardo III, fà menzione del disordine cagionato all'esercito francese, a cagione d'una nuvola di freccie scagliate dagl'Inglesi, ed alla quale dovettero questi la vittoria. Se dunque le freccie producevano untanto effetto quando gli uomini erano coperti da un'armatura difficile a perforarsi, quanto danno al nemico non apporterebbero quelle, oggidì, che non v'è più l'uso d'andar alla guerra coll'armatura!» La storia della guerra dell'independenza in Ispagna, ci fa vedere, che i condottieri delle bande, prima di aver potuto trovare delle armi, aveano i volontarj con picche, lancie, e forconi, provveduti. Nella guerra del 1812, vediamo che più di venti mila soldati russi erano di picche armati, e che pure in gran parte, i Landwer e Landsturm di varj stati dell'Allemagna, quell'armi usarono con buon risultamento. Il generale Rostopchin in un indirizzo ai Russi di armarsi d'asce, e soprattutto di forconi tridentati, forte loro raccomandava. In fatti i più facili stromenti sono quelli al primo scoppio da rinvenirsi, e possono le picche, e lancie essere in un momento fabbricate, ad ogni passo alberi, e ferrari s'incontrano; e quando in questo modo armata, comincia una banda ad incuter timore, ed impor rispetto, potrà dai cacciatori, e da tutti quelli che posseggono armi, prendere gli schioppi, spade, vecchie sciabole, pistole, cavalli, arnesi, pei medesimi, ed in una parola tutto quanto possa essere stimato utile per la guerra, esigere. Non difficil cosa, a ben considerarle, deve questoparere, se si osserva, che quasi tutti i cittadini sparsi sulla superficie della penisola, abitatori delle case isolate, chi due, chi tre, e chi maggior quantità di schioppi per uso proprio posseggano. Inoltre un paese per piccolo, che sia, non havvi, il quale una certa quantità di schioppi per armare la guardia civica in tempo di festa, o di guerra, non tenga nella casa del comune in serbo. Il primo mezzo di armare i volontarj sarà dunque d'improvisamente sopra quelle case, villaggi, o città, ch'essendo sguarnite di truppe non possono opporre una regolar resistenza, piombare, e delle loro armi impossessarsi.Non sarebbero per avventura queste armi, al bisogno di tutti quanti i volontarj, sufficienti, epperciò ad un altro mezzo non meno possibile, sebbene al quanto più coraggio, ed ardimento esiga, ricorrere converrà. Per l'attuale tirannico ordinamento; un numeroso corpo di birri a cavallo, ed a piedi in piccioli drappelli di quattro, sette o dieci uomini, comandati da un brigadiere, o sergente, suddiviso, in ogni parte d'Italia si mantiene; sono questi drappelli a piccole distanze ed in ogni direzione dello stato a che appartengono, situati, onde i popoli in soggezione, ed obbidienza ai loro manigoldi, per mezzo della paura, contenere. Cambianoquesti birri in qualche parte denominazione, ma il loro ordinamento, e servizio è lo stesso in tutte. In Napoli, per esempio, si chiamano gendarmi; in Roma, carabinieri pontificj; in Lombardia, gendarmi; in Piemonte, carabinieri reali; ma infatti tutti con eguali nequitosi, modi, mirano allo stesso segno. Rende questo loro ordinamento cosa facilissima alle bande di giungere le armi necessarie a procacciarsi; perchè separatamente questi posti all'improvviso assalendo, o quando tutto unito il drappello, profondamente sono i birri addormentati, o quando a coppia a coppia per le varie parti delle loro corrispondenze si diramano, sorprendere e disarmare si possono, e le bande con le loro armi e spoglie, di tutto punto fornire. Quindi poco a poco si potranno corpi più grandi dal centro dell'esercito nemico staccati assalire, e nella guerra andare avanti. In nessuna parte, meglio, che in Italia, puossi per avventura un maggior numero d'armi rinvenire; perciocchè in tanti piccoli stati, in apparenza indipendenti divisa, ciascun re, principe, o duca regnante fabbrica nel proprio stato schioppi, sciabole, etc.; e sempre un gran numero di quelle armi negli arsenali, o magazzeni a bella posta fabbricate conserva, onde essere un maggior numero di truppe, se lo esigessero itempi, a mettere in armi, apparecchiato. Ora se in una delle città dove quei magazzeni esistono, si facesse un movimento insurrezionale, potrebbesi di subito un gran numero di volontarj provvedere, e quindi delle fabbriche prendendo possesso, mai più le armi sarebbero ai difensori del paese per mancare. Ma se un movimento popolare della stessa città, delle necessarie armi le bande non fornisce, d'uopo sarà che ai sopraccennati modi ricorrano, ed una volta che alcuni già sieno armati, facilmente potranno il rimanente necessario, dalle mani dei nemici cavare. Sorprendendo alcuni piccoli distaccamenti o guardie francesi, armaronsi le bande spagnuole, per la loro indipendenza acquistare, e le armi in quel modo, di fondamento a tanti corpi, servirono, che quindi furono grandemente esiziali allo straniero. A buon taglio vienci, di qui riferire, come il celebre dottor Giovanni Palarca, medico di Villaluenga, ad armare del tutto la sua banda, che tanto terrore nei Francesi infuse, sia maravigliosamente pervenuto. Pieno d'entusiasmo per la salvezza del suo paese che teneramente amava, già da lungo tempo, il progetto di formare una banda di prodi, che fossero decisi a difenderla fino all'estremo, andava il mentovato dottore ruminando, ma sempre dalla difficoltà di poterla armare, era stato trattenuto.Un bel giorno, fatto per buona ventura scorto d'aver i Francesi un distaccamento di venti dragoni da Madrid a Parla, paese immediato a quello di sua residenza mandato, onde quel punto guarnire, e cui dovevasi ogni otto giorni dare lo scambio, egli non volle una sì felice opportunità, onde mettere in esecuzione il maturato progetto, trascurare. Epperciò in una sua cantina, di notte tempo sei o sette buoni amici tanto decisi com'esso, riuniti, che tutti di commun accordo convennero dell'intrapresa, e loro capo o condottiero lo chiamarono, a dare s'accinse i convenevoli provvedimenti all'uopo. Armaronsi gli uni con pugnali, e con vecchie lunghissime rugginose spade spagnuole gli altri, e con tali preparativi tutti nel loro ferrajuolo ben bene imbaccuccati, quatton quattone, dalla cantina uscirono, e ciascuno per un punto differente, a Parla, verso il luogo previamente destinato, si diresse. Quindi nella vicinanza dell'albergo riuniti dove tranquillamente, e senza timore se ne stava il distaccamento di dragoni, Palarca, che di sorprendere la sentinella, erasi l'incarco addossato, mentre quella coll'arma al braccio confidentemente davanti la porta sù e giù passeggiava, a poco a poco, in sembianza d'uno, che se ne andasse a sollazzo,passo innanzi passo, le andava attorno, e quando vidde a portata, ed il soldato dargli le spalle, getta di brocco il suo mantello a terra, sguaina nello stesso tempo l'irrugginita spada, avventasi furiosamente alla scolta, e ad occhi chiusi, conficcagli nelle reni, l'acciaro, così esclamando:Patria mia infelice, questa prima vittima ti sacrifico!Cade boccone a terra il dragone, entrano a questo segnale i compagni di Palarca, immediatamente nell'albergo le armi del distaccamento vicino alla porta collocate afferrano, e con quelle gli altri Francesi che da forze immensamente superiori essere assaliti si figurano, a darsi in poter loro costringono. Palarca ed i suoi compagni, da quel luogo immediatamente partirono, e con loro i cavalli armi, e vestimento dei dragoni condussero, lasciando perfettamente nudi quei pochi, che non ammazzarono, poichè come novizi in questo genere di guerra, non ebbero cuore di togliere dal mondo nemici che non si difesero. Ma ciò nell'avvenire, avendolo riconosciuto per sommamente dannoso, più non praticarono. La fama di questo avvenimento portò immediatamente molti volontarj a Palarca, ed in questo modo un corpo di cavalleria ad ordinare incominciò, che in meno di tre mesi, giunse a tale, cheun continuo batticuore ai Francesi cagionava. Moltissimi esempj di tal fatta a noi facile di citare sarebbe, ma siccome non sempre le stesse occasioni si possono presentare, gli omettiamo, e bastaci l'addotto. Ma insisteremo nel dire che delle risorse del paese, tali e quali si trovano, devesi profittare. Nessun paese, per piccolo che sia, sarà affatto senz'armi, e quando un condottiere abbia già sotto di sè alcuni uomini armati, agevol cosa di raccogliere quelle nel paese esistenti, saragli; ma prima di giungere a quel segno usare d'astuzia ed ingegno per procurarsene, converragli; e nel caso che non possa impossessarsene, o che nel paese non esistano mezzi addattati per mettere i suoi volontarj in stato di operare, esser dovranno da lui inventati.Quando nel 1808 scoppiò l'insurrezione in Ispagna, esistevano pochissime armi, ed ebbero i condottieri a mille specie di stromenti d'ogni genere, ricorso; onde con quelli, all'acquisto delle armi, pervenire. Finalmente diremo doversi per avventura trovare il condottiero, al cominciar dell'insurrezione alquanto intralciato ed essere alla sua perspicacia, e prudenza riserbato di spianare gli ostacoli e difficoltà, che siano al suo gran progetto per opporsi, finattantochè, avendogià bastevol forza, si faccia dai paesi dove si presenta, rispettare, e o di buon grado, o con violenza faccia sì, che quanto di utile in quelli si trovi venga subitamente fornito. Dati da noi in succinto i generali precetti, onde provvedersi delle armi alla guerra d'insurrezione per bande, necessarie; trattare di quali armi debba essere il volontario, che alla difesa della patria si dedica, provveduto, ci sarà di mistieri. Le armi dalle varie giunte di Spagna, per usarsi in questa guerra prescritte, non erano che due; lo schioppo ed ilcuchillo, ossia coltello lungo di banda, lo schioppo per attaccare i convogli nemici per sorpresa, ed ilcuchillopegli attacchi notturni nelle contrade dei varj paesi; e fù per verità, nella guerra di Spagna ai Francesi il coltello più del cannone, fatale. Noi crediamo dunque, che debba essere il volontario provveduto d'un buon schioppo con bajonetta del calibro d'un'oncia, affinchè le munizioni del nemico possano essere profittevoli e d'un buon coltello di banda ben acuto in punta, e tagliente da una parte, e che sia dall'altra, ben forte ed abbastanza larga la costa, affinchè possa per tagliare piante ed arbusti, eziandio servire; con un cartucciere alla cintura con affibbiamento ristretto portante sessantacartocci, con due taschette laterali dello stesso cuojo, le pietre, e gli ordegni necessari per ismontare lo schioppo, contenenti; ed un buon pugnale al lato sinistro nella parte interna, e coperto dalla fodera del vestito; e solo dalla sommità, al quanto sporgente. Pure a noi, per gli attacchi dei convogli, etc., saranno le due prime per giovare ed il pugnale pur anche nelle contrade, di notte, e nelle case potrà efficacemente valere a quei volontarj, che da semplici contadini saranno vestiti, potendosi nelle case introdurre, maggior facilità incontreranno per altrettanti nemici mandar con Dio.Il pugnale, arma essenzialmente italiana, ci fù in eredità da nostri progenitori lasciata, onde si vendichi da noi l'oppressa Italia. Puossi qual pugnale della ragione, il pugnale italiano appellare. Salvò quello la libertà di Roma, allorchè forzata Lucrezia, la voce della ragione ascoltò, che di volgerlo diss'egli al suo innocente seno, piuttostocchè come la eccitava lo sdegno, nel petto del violatore immergerlo, e n'ebbe con quel mezzo, grande, e memorabile vendetta, e Roma, libertà! Era Virginio d'una figlia bella, e virtuosa, padre affezionato. Un magistrato, frodando le leggi glie la rapì, e se dirigeva lanatura il colpo all'oppressore, la ragione, a percuoter la figlia lo indusse. Così fa egli, da morte gloriosa a lei, e libertà alla patria. Cesare, calpestatore delle leggi, amava un cor generoso, e gli prodigava favori. La ragione sulla gratitudine riportò il trionfo, ed il tiranno trafitto da Marco Bruto ch'egli beneficava, dovette al santo pugnale soggiacere. Tanti atti sublimi dal pugnale operati, sempre dinnanzi agli occhi di tutti gli Italiani che amano la loro patria, dovranno rimanere. Tutti del pugnale della ragione s'armeranno, ed il petto dei nemici, non men che quello di loro stessi percuotere, se fia al ben d'Italia conducente, presteranno solenne sacramento. Poichè di tutte le armi nella nostra guerra convenienti abbiamo ragionato, di accennare la terribile artiglieria, che nei tempi attuali, nella guerra regolare, decide quasi sempre la sorte delle battaglie, tralasciar non dobbiamo. Ma di estendersi molto su di tal materia non ci occorrerà, poichè di poco uso in una guerra che si fà alla spicciolata, sui monti, e si continua senza venire a battaglia campale. Puossi considerare però, che se non si possono dalle bande facilmente le artiglierie praticare, di poca utilità saranno pure al nemico. Non dimeno, se per caso, quegli a piantare una batteria,che potesse danneggiare un sito forte, occupato da una banda, pervenisse, la cui occupazione fosse di grande vantaggio considerata, non potendo le bande altri cannoni per imboccare i suoi, e smontare le batterie avverse, opporgli, dovranno quelle sagacemente varj corpi staccati ripartendo, con giri, e contro giri, cadere sopra la truppa, che la difende, i cannonieri che le servono, trucidare, ed inchiodare, sotterrare, e distruggere i cannoni, se non hanno modo di trasportarli e servirsene. I Tedeschi, contro de' quali principalmente abbiamo da combattere, le artiglierie come il principal elemento della guerra considerano; e non come dai migliori tattici vien prescritto di tenerle in conto, cioè come valevoli accessorii. Non sono in conseguenza le truppe da quelle ajutate, ma al contrario sono di guardarle, difenderle e piegarsi alle difficoltà dei loro movimenti obbligate, dimodocchè da quanto ci viene dalle storie dimostrato, moltissime volte la fanteria austriaca fu compiutamente per tal cagione, disfatta. Questo loro difetto tattico non potrà ch'essere di gran giovamento per noi, poichè difficilmente potranno le artiglierie nelle montagne trascinare, e senza quelle, l'esercito assueffatto a crederle assolutamente necessarie,si perde d'animo, e fugge. Se poi nelle pianure le portano, dovendo a guardarle, un gran numero di truppe impiegare, poche per correre i monti glie ne rimarranno; e se là sopra a portarle pervengono, le colonne a difenderle concentrate in massa, per mancanza del necessario al sostentamento degl'individui, e per la continua molestia dalle bande circondanti arrecata loro, da sè stesse si consumeranno.Dice il generale san Ciro, che le bande spagnuole usavano certi piccoli cannoni, a quali davano il nome diviolentos, e quelle artiglierie con una tale rapidità maneggiavano, da farle sparare almeno dodeci tiri per minuto. Non potevano invero puntarle e non ricevevano da quelle vantaggio, se non quando contro masse poco distanti le adoperavano. Oltracciò, i più agili, e robusti loro cannonieri non potevano più d'un quarto d'ora un esercizio così forzato sostenere. Quando dagli eserciti alleati francesi e prussiani fù nel 1744 invaso il Tirolo, animato il popolo tirolese da quell'amor di patria di che diede quindi nel 1809 maravigliosi esempi, in massa si sollevò; una catena di fuochi lungo le sommità dei monti accesa, il segnale fù dell'insurrezione; le donne nei nascondigli delle loro alpi il bestiame ritirarono; gli uomini preserole armi, ed alla mancanza di cannoni, con tronchi d'alberi vuotati al didentro e cerchiati di ferro, supplirono. Nella guerra dell'independenza spagnuola furono messi in varie parti simili cannoni parimenti in uso. Non sono però mai quelli di grandissima utilità, ma possono alcune volte rendere dei buoni servigi. Un'altra invenzione non meno straordinaria, ma di maggior conseguenza, perchè più facile al trasporto, fù dalla banda di Mina, praticata. Tanto i Francesi la superiorità degli Spagnuoli sulle loro truppe in un conflitto personale riconoscevano, che mai contro loro, senza artiglieria, a pugnare portavansi. Nel sistema da questi seguito di guerra irregolare, era per loro, di opporgli armi eguali, impossibile; ma un Josè Suescan Y Garcìa inventò di fissare tre canne di fucile ad un calcio e di spararle col mezzo di un solo acciarino. Portavano queste, palle di due oncie; ed alla prima prova che sen fece in un combattimento da Cruchaga nelle vicinanze di Tafalla sostenuto, perfettamente, riescì quella, ed a grande vantaggio degli Spagnuoli, che in piccolo numero, furono di mille cinquecento fanti e cent'ottanta cavalli nemici, vincitori. Fù nel fatto d'arme di Arlaban questa nuova invenzione messa una seconda volta alla prova, edebbe un eccellente effetto, e più dì trenta Francesi furono dalla prima scarica ammazzati, ed alla seconda una colonna che si era formata sulla strada, fu interamente dispersa. Qualora la necessità di opporre al nemico alcune artiglierie, forte si vedesse, dovrebbero i condottieri, della summenzionata invenzione servirsi, come pure di spingarde, obici, falconetti, e di quei cannoncini che possonsi sul dorso di muli trasportare; ed oltracciò potrebbero eziandio alcuni cannoni da quattro, sopra barelle traghettarsi, al qual trasporto sarebbero dodici uomini, destinati, da rilevarsi, di quattro, in quattro, ogni quattr'ore di cammino; e potrebbe una centuria di artiglierie, ed un manipolo di treno essere alla banda, aggregata; così potrebbesi in molti casi, eguale ed anche superiore al nemico, per tal modo trovarsi. Conchiuderemo dunque essere da mettersi in questa guerra in uso lo schioppo, la fromba, la balestra, il dardo, il mazzafrusto, la spingarda, il falconetto, l'obice, il cannone, le pistole come arme di getto, la bajonetta, picca lancia, spadancia, spada, sciabola, vangone, falce, falciuola, bicciacuto, ronca, mazza, scure, bidente, tridente, spiedo, stanga di ferro, ed anche pugnale, coltello, squarcina comearmi da presso; ciascuna delle quali a piedi ed a cavallo come sarà più adattata, e conveniente, dovrà essere con destrezza, maneggiata.Dopo aver di quali armi si possa far uso in questa guerra, esposto, a parlare sul modo di vestire dei volontarj, passeremo. Le più delle bande in Ispagna, avevano divise a capriccio dei condottieri, oppure delle dame, dei frati o delle monache condizionate; imperciocchè il più delle volte successe, che le signore di Madrid, di Cadice o di qualche altra città, esse stesse pei difensori della patria le assise acconciavano; il panno coi propri fondi procuravano, e colle delicate loro mani lo tagliavano e cucivano. Altre volte erano queste da un convento di frati, o di monache, provvedute, e venivano quei volontarj, secondo il gusto del donatore, vestiti. Altre bande entravano in campo senza divisa, e con quelle dei nemici da loro spogliati, facendole qualche piccola variazione, quindi si vestivano. Finalmente molte le solite vesti contadinesche non mutavano, ed erano molto più delle altre, sicure, perchè in una ritirata precipitosa, in un premeditato scioglimento momentaneo, potevano facilmente le loro armi in qualche siepe, o solco, o ammasso di rovine nascondere, ed in mezzo alle file deinemici senza essere scoperti, ed ammazzati, tranquillamente passare. Era in generale l'amor della patria non solo ardente, ma puro, e l'unica distinzione di che fossero ambiziosi, era quella d'un nastro largo, e rosso con l'iscrizione:Vencer o morir por patria. Propone il sig.rLemiere per assisa delle sue truppe irregolari un camicione di tela con cappello tondo, e largo da potersi rilevare da una parte, o lasciar cadente tutto all'intorno. Non n'è cattiva l'idea, ma solamente in Francia, eseguibile, perchè usano i contadini generalmente di quel camicione; epperciò, nascondendo le armi loro, altro segno che gli faccia scorgere dagli altri, non rimane. Ma in Italia dove non è tal vestire fra il popolo, in uso, con sè gli stessi inconvenienti come se i volontarj avessero una divisa qualunque, porterebbe, ed in questo caso sceglierne una di miglior gusto potrebbero. Noi dunque opiniamo, dovere per la generalità delle piccole bande, sopra tutto nei primi tempi, che si mettono in campo, per evitare i sopra annunciati inconvenienti, una divisa adoprarsi dalle bande di un numero grande di volontarj composte, simile a quella di Mina; o di Hofer, onde, così loro non sia facile di sparpagliarsi per individuo, ma solo siano per drappelli, a sciogliersi costrette. Dovrà questa divisa essere della maggior semplicità,senz'oro, nè argento; e in modo ritagliata, che nella minima parte, la sveltezza, ed agilità del volontario non impedisca; di color bruno affinchè nascondendosi nelle siepi e macchie non venga pel colore del vestito dal nemico, scoperto. Le armi pure; sì per le ragioni suddette, come per salvarle dalla ruggine, per quanto si possa, esser dovranno abbronzate. Quelle bande dunque ch'esser cosa buona stimeranno, porsi un'assisa in dosso, dovranno usare d'un farsettino lungo fino quasi alla metà della coscia, e dalla cintura in sù stretto alla persona, senza bottoni, ed al petto da lacci ed alamari dello stesso colore, serrato. Calzoni lunghi sufficientemente grandi, e tagliati diritti, dello stesso colore, scarponi alti fino al collo del piede coperti dal calzone, senza calzetti, un piccolo berretto tondo in testa, una bisaccietta nella quale stia un pane, una camicia ed un pajo di scarponi tutto ben ristretto assieme, ecco la divisa dei volontarj. Gli ufficiali non ne avranno una differente, ma solo potranno avere i cordoni degli alamari in seta. Se tutti debbono tanto gli ufficiali, come i volontarj essere nello stesso modo vestiti, conviene però che vengano i gradi maggiori dagli inferiori con una distinzione, manifestati, affinchè possa quell'obbedienza implicita al grado, e non alla personaesistere, che forma la scala gerarchica di comando, e sommessione; e tutte le parti onde concordemente agiscano pel movimento del gran tutto, tiene assieme collegate. Porterà dunque il decurione per distinzione del suo grado, un fiocco di piccola frangia nero sul paramano d'ambo le maniche, il capo truppa un gallone di seta del colore del vestito sui due paramani in punta. Il centurione porterà un cordone di seta nera al collo, al quale saranno legati quattro ramicelli di sarmenta, e due galloni come il capo truppa; il capo mille sarà distinto con tre galloni come i suddetti, ed avrà la sciabola sostenuta da un cordone di seta di colore d'amaranto. Il connestabile sarà distinto con cinque galloni ad ambe le maniche, con una fascia rossa ad armacollo. Porterà il tribuno legionario una medaglia in forma di stella, di ferro ben lisciato, e lucido, sulla quale sarà inciso un sole raggiante, ed in mezzo vi sarà scrittorigenerazione italiana, da un cordone dei colori Italiani appesa al collo; quindi porterà un paloscio sostenuto da un cordone d'amaranto a tracolla, ed una fascia come il connestabile, ma dei tre colori italiani. I consoli porteranno pure una medaglia come quella dei tribuni, ma d'acciaro azzurro con l'istessa iscrizione. Oltracciò avranno una gran fasciadei colori nazionali rosso, azzurro, e verde, ad armacollo, il vestito stretto sopra l'anche da una cinturetta d'acciaro, ed in mano il bastone consolare d'avorio. La distinzione di condottiero particolare sarà una penna rossa e bianca, sulla fronte del berretto collocata; quella del condottiero principale di distretto, una penna gialla del color d'amaranto; quella del principale di cantone una penna pavonazza e rossa; e quella del principale di provincia, due penne, una verde, colla punta bianca, ed un'altra di color d'oro colla punta rossa; quella del condottiero supremo sarà di tre penne dei colori nazionali; il gran Celiarca porterà tre penne bianche, e tutti quelli che da lui dipendono saranno con quelle distinti, chi da due, chi da una e chi da un pennacchio dello stesso colore; i Celeri quest'ultimo porteranno, con una piccola fascia bianca, alla parte superiore del braccio sinistro; i Vigilatori un pennachiccolo bianco colla punta rossa, etc.L'alto censore sarà tutto vestito di panno nero nello stesso modo degli altri, tagliato e porterà tre penne nere; e fascia azzurra in cintura con la stella tribunizia. Il gran questore sarà vestito di colore azzurro e porterà le penne, e fascia in cintura verde. Coll'istessa stella, la nappa dei colori nazionali, sarà collocata in mezzo della fronte sui berretti.Ogni banda iscritta sul registro del condottiero supremo, riceverà un nome, ed un colore che non sia di quelli nazionali, ogni volontario ed uffiziale, incluso il capo mille vestito in divisa, oppure appartenente a quelle bande, che fanno la guerra in abito contadinesco, dovrà portare attorno alla parte superiore del braccio sinistro, una lista di panno del color indicatoli sulla quale sarà scritto il nome della banda, il decurione la porterà bordata con un gallone, di seta rosso: il capo-venti con due galloni, il capo-truppa con tre galloni due rossi, ed un bianco in mezzo; il centurione con una frangia rossa; il capo-mille con frangia dei tre colori. Gli altri uffiziali non saranno tenuti a portarla. In questo modo trovandosi la banda vestita contadinescamente, in pericolo, e dovendo nascondere le distinzioni, sarà facile ad ognuno di sfibbiare quei bracciali, e rimanere senza alcun segno militare.Usavano gli Spagnuoli, e quasi tutti i popoli che fecero guerra d'insurrezione, per ripararsi dal freddo, dalle intemperie, e per coprirsi la notte alla serena, di portarsi in vece di cappotto una coperta tessuta di lana, che essi chiamavano manta. Noi crediamo che sia pure quell'uso buono per noi, e migliore del cappotto. Quella coperta, quando non sarà per coprirsi, porterassiad armacollo; e sulle spalle e braccia si potrà distendere, in tempo di pioggia, di neve, e di freddo.I segni di riunione pei manipoli saranno un'asta con una mano in sulla punta, ed al di sotto un manipolo di fieno. Per le coorti saranno una bandiera dei tre colori nazionali, cioè con fondo rosso, bordata all'intorno dai colori verde, ed azzurro intrecciati a volute.Per le legioni saranno, l'aquila romana, in punta d'un'asta.Le bandiere, etc., non si useranno, che quando i corpi siano riuniti assieme per lunga permanenza, e non nel tempo, che le masse operano per separate porzioni. Gli strumenti da usarsi saranno, la cornetta, o la tromba; le arie da suonarsi, saranno sette, cioè:1º All'armi.2º La Marcia.3º L'attacco in fronte.4º L'attacco a destra.5º L'attacco a sinistra.6º La Raccolta.7º La ritirata.Tutte queste arie, quando saranno per muovere specialmente quella porzione di truppa a che il trombetta o cornetta, è addetto, si suoneranno semplicemente, ma se al loro suonosi vorrà che tutte le bande di quel circolo d'operazioni, per qualche movimento combinato generale, si muovano; allora si aggiungerà un ritornello, quale indicherà, non essere un comando speziale, ma per tutte le bande, che lo intendano.La piva, la zampogna, il corno di bue, tutti in somma quegli stromenti rusticani de' quali sogliono i contadini nelle campagne servirsi, possono essere utili onde avvertire del passaggio d'una colonna nemica, e de' suoi movimenti, per dare il signale a tutti i pastori, e contadini di ritirare il bestiame, di nascondersi in luoghi sicuri o di correre alle armi per molestarla. Sarà cosa facilissima ai comarchi, ed ai condottieri principali, di mettersi d'accordo sulla scelta delle arie, che debbono essere da tutti conosciute, onde le operazioni da eseguirsi dai contadini sparsi pe' terreni, soprattutto quando la cooperazione nazionale comincia a dimostrarsi, attivamente indicare. In Ispagna fù quel sistema di grande vantaggio ai condottieri delle bande, ed ai paesi, nel tempo della guerra dell'indipendenza, ed i faziosi apostolici nella guerra ultima della libertà, l'avevano pure con qualche profitto praticato, ma non tanto loro riusciva perchè poco era la nazione in generale,a cooperare alla sua vergogna, e schiavitù, disposta. Dice il sigrLemier, che nella guerra dei Chouans quando i contadini vedevano passare le truppe republicane, fingevano di aver cura della loro greggia e suonavano arie, con una specie di piva da essi chiamata Bignoux, in uso in quel paese. Un certo numero di suoni staccati e aggiunti all'aria, avvertivano gl'insorti del numero dei soldati, che il distaccamento componevano. Si potrebbe dunque tal mezzo impiegare, soprattutto, perchè dice il succitato autore, che in una invasione, ognuno deve battersi, se può, e nel caso contrario, deve ajutare coloro che si battono; tutto essendo permesso, e buono, quando si tratta di liberare il paese dal giogo nemico.Al muoversi dunque delle schiere avverse, udrassi da lungi nella lor direzione, per le italiche campagne, il clangore dei rusticani strumenti, che a vicenda coi ritornelli convenuti rispondendosi, bel bello e successivamente aumentandosi, ai comarchi e condottieri, il numero, e le operazioni dei barbari, paleseranno. Ognuno allora all'esercizio del dovere che per la patria gli concerne, velocemente accorre. Squillano per ogni dove le trombe, corrono i volontarj a cavallo, e chi quà, chi là formansi in drappello, al suono della cornetta riunisconsi aprima giunta i fanti; i tocchi a martello della campana maggiore, i contadini nella campagna, del pericolo non meno, che del dovere loro verso la patria, fanno avvertiti; il suono campestre delle pive, e cornamuse, già chiaro viene alle orecchie di tutti.Non è dunque il barbaro, distante!Ordina il comarco le torme, situa ognuno al luogo previamente destinato, sono le bande in positura aspettanti, tutte le campane del luogo suonano a stormo, spuntano i bersaglieri nemici, comincia il fuoco; immote le torme, muovonsi le bande sù de' fianchi dell'avversario. Ecco le barbare colonne in cospetto, i tocchi della campana precipitansi, tutti gli strumenti ad un tempo suonano l'attacco generale, s'appicca la zuffa; da ambe le parti viene questa con accanimento attizzata, seguono i tocchi precipitati, giungono dal vicinato nuove torme in soccorso; il nemico è debole; da ogni classe di persone, da armi di tutte specie attorniato, in mezzo allo strepito delle archibugiate, allo squillo delle trombe e delle cornette, al fragore del campanone, al cigolìo dei cozzanti ferri, agli urli degl'insanguinati morenti ed alle feroci grida d'un popolo in furore, si scompone, e soggiace. Suona a doppio il sacro bronzo ed a festa, ognuno a quel tintinnìo si rallegra, è annichilatoil nemico, intuonasi l'inno della vittoria, e le liete voci del popolo festeggiante, dall'armonia degli strumenti accompagnate, rendono di sì fausto avvenimento, sincere grazie a Dio.

Nessuno può negare, che il primo oggetto necessario, e senza del quale non puossi la guerra intraprendere, esser debba il possedimento delle armi. Le due principali ed inevitabili necessità per menarla ad effetto, sono senza dubbio il pane ed il ferro; con quelle sole due, e con una pertinace volontà, il nemico, per forte che fosse, debellare potrebbesi; ma la mancanza di una di quelle, ad andare in rovina inevitabilmente costringerebbe. Nulla di meno la più essenziale, e la più efficace necessità, si è quella del ferro, perchè indubitatamente, ed anche in abbondanza trovasi col ferro, il pane. Or dunque supponendo, che la ferma volontà esista, alla nostra mente la difficoltà di provvedere il pane, si affaccia, perciocchè siamo di ferro sprovveduti! Pertanto al progetto di venire coi nemici d'Italia alle mani, ci sarà forza di rinunziare, mentrequelli sono in punto di tutt'armi, coperti, ed è il nostro popolo, qual chi si sta sicuro, inerme! Come mai una guerra, ci si dirà, tanto disuguale, potrà ella muoversi, e nutricarsi? Come, nudi, e senz'armi, contro quelli che tanta copia ne hanno, potremo noi per avventura far testa? Difficilmente potrebbesi ad una tale obbiezione vittoriosamente rispondere, se la storia non fosse là per indicarcene i mezzi, e palesarci in qual modo abbiano gli Americani per sottrarsi al giogo degl'Inglesi, le armi conseguite; come le bande spagnuole, per l'oltraggioso orgoglio francese, rintuzzare; come i Greci finalmente, per uscir dal laccio del Musulmano, abbianle rinvenute. Ad ognuno è ben noto, che la rivoluzione d'America, di fatto, in Boston, l'anno 1790, avendo avuto cominciamento, il popolo del tutto d'armi sfornito, un distaccamento di soldati inglesi ben armato ebbe l'animo d'affrontare, e con pallottole di neve, pezzi di ghiaccio, bastoni, pietre, insomma con tutto ciò che gli venne alla mano, con successo assalendolo, a quella diede capo; gli Spagnuoli pure con picche, lancie, forche, etc., la impresero; i Greci in molte parti, con bastoni, pietre, e coltella. E per altri esempi stranieri, nelle storie non razzolare, quello ci basti dato il 5 decembre dell'anno1746, dal popolo di Genova contro gli Austriaci, quando i cittadini, di bastoni, pietre, coltella, e strumenti d'ogni specie armati, dalla loro città venti mila Tedeschi sotto gli ordini del generale Botta, tutti ben armati, e con artiglierie, in un volger d'occhi discacciarono. Or questo ci prova, che se per verità, havvi del ferro, a guerreggiare, gran mestieri, non pertanto un popolo di ferma volontà soprabbondando, e per salvare il suo paese ad ogni pericolo d'andar incontro, deciso, servendosi in principio di altri stromenti, non avrà per procacciarsene, gran fatica a durare. L'uso della frombola, delle freccie, delle lancie, e picche, potrebbe all'appiccarsi della contesa, l'acquisto delle armi da fuoco agevolare. Potrà ad alcuno, alquanto strano parere, che vengano tali armi, per abitudine da tutti considerate come incapaci di alcun vantaggioso effetto, contro quelle in uso oggidì, seriamente proposte. Ben lungi noi siamo dal volerle, come necessarie per tutto il corso della guerra, proporre, ma solo, come di un mezzo, facile a trovarsi, e d'un effetto certo al primo slancio popolare, onde poterci delle armi del nemico impossessare, ne facciamo menzione. Ed a provare quanto possano quelle essere utili, valgaci alla memoria de' nostri leggitori una nota delleriflessioni critiche sull'arte della guerra richiamare, del sublime nostro Palmieri, e nell'eccellente trattato sulla scienza della tattica del rinomato generale Rossarol Scorza commendatissima, dove, parlando della frombola, così si esprime: «Nelle armi da presso, il preparare è brevissimo, perchè costa d'una semplice azione; nella frombola, l'azione di preparare, è composta di due azioni; primo prendere la pietra, secondo, adattarla sulla frombola; nell'arco, è composta di quattro, 1º Prendere la freccia; 2º adattarla sull'arco; 3º tenderla; 4º metterla in mira; allo schioppo, secondo i Prussiani, di tutti i più solleciti, dopo che ha sparato fino all'impostarsi, vi abbisognano dieci nove azioni, o tempi, come con voce dall'arte si appellano, etc. Ma supposto (ipotesi molto parziale allo schioppo) che ciascheduna azione componendo l'intiera azione del preparare, esiga in tutte le armi un tempo uguale, l'azione di preparare lo schioppo esigerà quasi cinque volte il tempo di quello dell'arco; quasi dieci volte il tempo di preparare la frombola; e dieci nove volte il tempo del preparare le armi da presso; e per conseguenza queste offenderanno dieci volte, la frombola quasi dieci, e l'arco quasi cinque, nel tempo stesso, che lo schioppo offende una volta.» Posto ciò, si lascia al giudizio di chi puòordinare ed armare a suo volere le truppe, il decidere se non sia meglio avere gli armati alla leggiera colla frombola, in vece del fucile. Ma il solo dire al giorno d'oggi, lasciate il fucile, e prendete la frombola colle palle di piombo, in vece dei fucili, è lo stesso di eccitare il riso, e ciò, perchè ancora noi siamo dal lampo, e dal tuono dello schioppo sorpresi per quanto lo furono gli Americani per la prima volta che lo intesero, e lo viddero. Non si dovrebbe però ridere, quando si riflettesse, che Vegezio ci assicura che colla frombola comunemente e sicuramente si feriva alla distanza di 600 piedi, distanza nella quale pochissimi colpiscono con sicurezza col fucile; quando si ponderi che con quella, non vi è il fumo che toglie la punterìa, e la scossa nel projettare, che in molti facendo vacillare l'arma, ne falla il colpo; e finalmente che per quanto testè si è dimostrato, un fromboliere tira dieci colpi, mentre un fuciliere ne tira uno, e che perciò dieci frombolieri nel risultato del trarre, pareggiano il projettare di cento fucilieri. Ed il mai sempre illustre Beniamino Francklin in una lettera da lui scritta in data 11 febbrajo 1706, al maggiore generale Lee, allo stesso modo di pensare s'accorda, e sulla preferenza che agli archi, e freccie soprale armi da fuoco, darsi dovrebbe, così il suo intendimento espone: «Desidero tanto come voi, che i nostri eserciti, di picche ed anche dell'arco, e freccie si servissero. Sono quelle armi buonissime, pazzamente messe in disuso. Egli è d'uopo di servirsi dell'arco, e freccie, 1º perchè un uomo, può tanto aggiustare il suo colpo con un arco, quanto con un fucile; 2º perchè può far partire quattro freccie nell'istesso tempo necessario per tirare un colpo di fucile, e ricaricarlo; 3º perchè l'oggetto a che deve mirare, non gli è coperto dal fumo dalla parte che combatte; 4º perchè il nemico vedendo giungere una nuvola di freccie, s'intimidisce, e si confonde, e ciò l'impedisce d'essere attento a ciò, che fa; 5º perchè una freccia che penetri in qualunque parte d'un uomo, lo mette fuori di stato di poter combattere, finattantochè non gli sia stata svelta; 6º perchè è cosa assai più facile di procurarsi archi, e freccie, che polvere, e piombo. Polidoro Virgilio, parlando d'una battaglia ch'ebbe luogo tra gl'Inglesi, e Francesi, nel tempo che regnava Odoardo III, fà menzione del disordine cagionato all'esercito francese, a cagione d'una nuvola di freccie scagliate dagl'Inglesi, ed alla quale dovettero questi la vittoria. Se dunque le freccie producevano untanto effetto quando gli uomini erano coperti da un'armatura difficile a perforarsi, quanto danno al nemico non apporterebbero quelle, oggidì, che non v'è più l'uso d'andar alla guerra coll'armatura!» La storia della guerra dell'independenza in Ispagna, ci fa vedere, che i condottieri delle bande, prima di aver potuto trovare delle armi, aveano i volontarj con picche, lancie, e forconi, provveduti. Nella guerra del 1812, vediamo che più di venti mila soldati russi erano di picche armati, e che pure in gran parte, i Landwer e Landsturm di varj stati dell'Allemagna, quell'armi usarono con buon risultamento. Il generale Rostopchin in un indirizzo ai Russi di armarsi d'asce, e soprattutto di forconi tridentati, forte loro raccomandava. In fatti i più facili stromenti sono quelli al primo scoppio da rinvenirsi, e possono le picche, e lancie essere in un momento fabbricate, ad ogni passo alberi, e ferrari s'incontrano; e quando in questo modo armata, comincia una banda ad incuter timore, ed impor rispetto, potrà dai cacciatori, e da tutti quelli che posseggono armi, prendere gli schioppi, spade, vecchie sciabole, pistole, cavalli, arnesi, pei medesimi, ed in una parola tutto quanto possa essere stimato utile per la guerra, esigere. Non difficil cosa, a ben considerarle, deve questoparere, se si osserva, che quasi tutti i cittadini sparsi sulla superficie della penisola, abitatori delle case isolate, chi due, chi tre, e chi maggior quantità di schioppi per uso proprio posseggano. Inoltre un paese per piccolo, che sia, non havvi, il quale una certa quantità di schioppi per armare la guardia civica in tempo di festa, o di guerra, non tenga nella casa del comune in serbo. Il primo mezzo di armare i volontarj sarà dunque d'improvisamente sopra quelle case, villaggi, o città, ch'essendo sguarnite di truppe non possono opporre una regolar resistenza, piombare, e delle loro armi impossessarsi.

Non sarebbero per avventura queste armi, al bisogno di tutti quanti i volontarj, sufficienti, epperciò ad un altro mezzo non meno possibile, sebbene al quanto più coraggio, ed ardimento esiga, ricorrere converrà. Per l'attuale tirannico ordinamento; un numeroso corpo di birri a cavallo, ed a piedi in piccioli drappelli di quattro, sette o dieci uomini, comandati da un brigadiere, o sergente, suddiviso, in ogni parte d'Italia si mantiene; sono questi drappelli a piccole distanze ed in ogni direzione dello stato a che appartengono, situati, onde i popoli in soggezione, ed obbidienza ai loro manigoldi, per mezzo della paura, contenere. Cambianoquesti birri in qualche parte denominazione, ma il loro ordinamento, e servizio è lo stesso in tutte. In Napoli, per esempio, si chiamano gendarmi; in Roma, carabinieri pontificj; in Lombardia, gendarmi; in Piemonte, carabinieri reali; ma infatti tutti con eguali nequitosi, modi, mirano allo stesso segno. Rende questo loro ordinamento cosa facilissima alle bande di giungere le armi necessarie a procacciarsi; perchè separatamente questi posti all'improvviso assalendo, o quando tutto unito il drappello, profondamente sono i birri addormentati, o quando a coppia a coppia per le varie parti delle loro corrispondenze si diramano, sorprendere e disarmare si possono, e le bande con le loro armi e spoglie, di tutto punto fornire. Quindi poco a poco si potranno corpi più grandi dal centro dell'esercito nemico staccati assalire, e nella guerra andare avanti. In nessuna parte, meglio, che in Italia, puossi per avventura un maggior numero d'armi rinvenire; perciocchè in tanti piccoli stati, in apparenza indipendenti divisa, ciascun re, principe, o duca regnante fabbrica nel proprio stato schioppi, sciabole, etc.; e sempre un gran numero di quelle armi negli arsenali, o magazzeni a bella posta fabbricate conserva, onde essere un maggior numero di truppe, se lo esigessero itempi, a mettere in armi, apparecchiato. Ora se in una delle città dove quei magazzeni esistono, si facesse un movimento insurrezionale, potrebbesi di subito un gran numero di volontarj provvedere, e quindi delle fabbriche prendendo possesso, mai più le armi sarebbero ai difensori del paese per mancare. Ma se un movimento popolare della stessa città, delle necessarie armi le bande non fornisce, d'uopo sarà che ai sopraccennati modi ricorrano, ed una volta che alcuni già sieno armati, facilmente potranno il rimanente necessario, dalle mani dei nemici cavare. Sorprendendo alcuni piccoli distaccamenti o guardie francesi, armaronsi le bande spagnuole, per la loro indipendenza acquistare, e le armi in quel modo, di fondamento a tanti corpi, servirono, che quindi furono grandemente esiziali allo straniero. A buon taglio vienci, di qui riferire, come il celebre dottor Giovanni Palarca, medico di Villaluenga, ad armare del tutto la sua banda, che tanto terrore nei Francesi infuse, sia maravigliosamente pervenuto. Pieno d'entusiasmo per la salvezza del suo paese che teneramente amava, già da lungo tempo, il progetto di formare una banda di prodi, che fossero decisi a difenderla fino all'estremo, andava il mentovato dottore ruminando, ma sempre dalla difficoltà di poterla armare, era stato trattenuto.Un bel giorno, fatto per buona ventura scorto d'aver i Francesi un distaccamento di venti dragoni da Madrid a Parla, paese immediato a quello di sua residenza mandato, onde quel punto guarnire, e cui dovevasi ogni otto giorni dare lo scambio, egli non volle una sì felice opportunità, onde mettere in esecuzione il maturato progetto, trascurare. Epperciò in una sua cantina, di notte tempo sei o sette buoni amici tanto decisi com'esso, riuniti, che tutti di commun accordo convennero dell'intrapresa, e loro capo o condottiero lo chiamarono, a dare s'accinse i convenevoli provvedimenti all'uopo. Armaronsi gli uni con pugnali, e con vecchie lunghissime rugginose spade spagnuole gli altri, e con tali preparativi tutti nel loro ferrajuolo ben bene imbaccuccati, quatton quattone, dalla cantina uscirono, e ciascuno per un punto differente, a Parla, verso il luogo previamente destinato, si diresse. Quindi nella vicinanza dell'albergo riuniti dove tranquillamente, e senza timore se ne stava il distaccamento di dragoni, Palarca, che di sorprendere la sentinella, erasi l'incarco addossato, mentre quella coll'arma al braccio confidentemente davanti la porta sù e giù passeggiava, a poco a poco, in sembianza d'uno, che se ne andasse a sollazzo,passo innanzi passo, le andava attorno, e quando vidde a portata, ed il soldato dargli le spalle, getta di brocco il suo mantello a terra, sguaina nello stesso tempo l'irrugginita spada, avventasi furiosamente alla scolta, e ad occhi chiusi, conficcagli nelle reni, l'acciaro, così esclamando:Patria mia infelice, questa prima vittima ti sacrifico!Cade boccone a terra il dragone, entrano a questo segnale i compagni di Palarca, immediatamente nell'albergo le armi del distaccamento vicino alla porta collocate afferrano, e con quelle gli altri Francesi che da forze immensamente superiori essere assaliti si figurano, a darsi in poter loro costringono. Palarca ed i suoi compagni, da quel luogo immediatamente partirono, e con loro i cavalli armi, e vestimento dei dragoni condussero, lasciando perfettamente nudi quei pochi, che non ammazzarono, poichè come novizi in questo genere di guerra, non ebbero cuore di togliere dal mondo nemici che non si difesero. Ma ciò nell'avvenire, avendolo riconosciuto per sommamente dannoso, più non praticarono. La fama di questo avvenimento portò immediatamente molti volontarj a Palarca, ed in questo modo un corpo di cavalleria ad ordinare incominciò, che in meno di tre mesi, giunse a tale, cheun continuo batticuore ai Francesi cagionava. Moltissimi esempj di tal fatta a noi facile di citare sarebbe, ma siccome non sempre le stesse occasioni si possono presentare, gli omettiamo, e bastaci l'addotto. Ma insisteremo nel dire che delle risorse del paese, tali e quali si trovano, devesi profittare. Nessun paese, per piccolo che sia, sarà affatto senz'armi, e quando un condottiere abbia già sotto di sè alcuni uomini armati, agevol cosa di raccogliere quelle nel paese esistenti, saragli; ma prima di giungere a quel segno usare d'astuzia ed ingegno per procurarsene, converragli; e nel caso che non possa impossessarsene, o che nel paese non esistano mezzi addattati per mettere i suoi volontarj in stato di operare, esser dovranno da lui inventati.

Quando nel 1808 scoppiò l'insurrezione in Ispagna, esistevano pochissime armi, ed ebbero i condottieri a mille specie di stromenti d'ogni genere, ricorso; onde con quelli, all'acquisto delle armi, pervenire. Finalmente diremo doversi per avventura trovare il condottiero, al cominciar dell'insurrezione alquanto intralciato ed essere alla sua perspicacia, e prudenza riserbato di spianare gli ostacoli e difficoltà, che siano al suo gran progetto per opporsi, finattantochè, avendogià bastevol forza, si faccia dai paesi dove si presenta, rispettare, e o di buon grado, o con violenza faccia sì, che quanto di utile in quelli si trovi venga subitamente fornito. Dati da noi in succinto i generali precetti, onde provvedersi delle armi alla guerra d'insurrezione per bande, necessarie; trattare di quali armi debba essere il volontario, che alla difesa della patria si dedica, provveduto, ci sarà di mistieri. Le armi dalle varie giunte di Spagna, per usarsi in questa guerra prescritte, non erano che due; lo schioppo ed ilcuchillo, ossia coltello lungo di banda, lo schioppo per attaccare i convogli nemici per sorpresa, ed ilcuchillopegli attacchi notturni nelle contrade dei varj paesi; e fù per verità, nella guerra di Spagna ai Francesi il coltello più del cannone, fatale. Noi crediamo dunque, che debba essere il volontario provveduto d'un buon schioppo con bajonetta del calibro d'un'oncia, affinchè le munizioni del nemico possano essere profittevoli e d'un buon coltello di banda ben acuto in punta, e tagliente da una parte, e che sia dall'altra, ben forte ed abbastanza larga la costa, affinchè possa per tagliare piante ed arbusti, eziandio servire; con un cartucciere alla cintura con affibbiamento ristretto portante sessantacartocci, con due taschette laterali dello stesso cuojo, le pietre, e gli ordegni necessari per ismontare lo schioppo, contenenti; ed un buon pugnale al lato sinistro nella parte interna, e coperto dalla fodera del vestito; e solo dalla sommità, al quanto sporgente. Pure a noi, per gli attacchi dei convogli, etc., saranno le due prime per giovare ed il pugnale pur anche nelle contrade, di notte, e nelle case potrà efficacemente valere a quei volontarj, che da semplici contadini saranno vestiti, potendosi nelle case introdurre, maggior facilità incontreranno per altrettanti nemici mandar con Dio.

Il pugnale, arma essenzialmente italiana, ci fù in eredità da nostri progenitori lasciata, onde si vendichi da noi l'oppressa Italia. Puossi qual pugnale della ragione, il pugnale italiano appellare. Salvò quello la libertà di Roma, allorchè forzata Lucrezia, la voce della ragione ascoltò, che di volgerlo diss'egli al suo innocente seno, piuttostocchè come la eccitava lo sdegno, nel petto del violatore immergerlo, e n'ebbe con quel mezzo, grande, e memorabile vendetta, e Roma, libertà! Era Virginio d'una figlia bella, e virtuosa, padre affezionato. Un magistrato, frodando le leggi glie la rapì, e se dirigeva lanatura il colpo all'oppressore, la ragione, a percuoter la figlia lo indusse. Così fa egli, da morte gloriosa a lei, e libertà alla patria. Cesare, calpestatore delle leggi, amava un cor generoso, e gli prodigava favori. La ragione sulla gratitudine riportò il trionfo, ed il tiranno trafitto da Marco Bruto ch'egli beneficava, dovette al santo pugnale soggiacere. Tanti atti sublimi dal pugnale operati, sempre dinnanzi agli occhi di tutti gli Italiani che amano la loro patria, dovranno rimanere. Tutti del pugnale della ragione s'armeranno, ed il petto dei nemici, non men che quello di loro stessi percuotere, se fia al ben d'Italia conducente, presteranno solenne sacramento. Poichè di tutte le armi nella nostra guerra convenienti abbiamo ragionato, di accennare la terribile artiglieria, che nei tempi attuali, nella guerra regolare, decide quasi sempre la sorte delle battaglie, tralasciar non dobbiamo. Ma di estendersi molto su di tal materia non ci occorrerà, poichè di poco uso in una guerra che si fà alla spicciolata, sui monti, e si continua senza venire a battaglia campale. Puossi considerare però, che se non si possono dalle bande facilmente le artiglierie praticare, di poca utilità saranno pure al nemico. Non dimeno, se per caso, quegli a piantare una batteria,che potesse danneggiare un sito forte, occupato da una banda, pervenisse, la cui occupazione fosse di grande vantaggio considerata, non potendo le bande altri cannoni per imboccare i suoi, e smontare le batterie avverse, opporgli, dovranno quelle sagacemente varj corpi staccati ripartendo, con giri, e contro giri, cadere sopra la truppa, che la difende, i cannonieri che le servono, trucidare, ed inchiodare, sotterrare, e distruggere i cannoni, se non hanno modo di trasportarli e servirsene. I Tedeschi, contro de' quali principalmente abbiamo da combattere, le artiglierie come il principal elemento della guerra considerano; e non come dai migliori tattici vien prescritto di tenerle in conto, cioè come valevoli accessorii. Non sono in conseguenza le truppe da quelle ajutate, ma al contrario sono di guardarle, difenderle e piegarsi alle difficoltà dei loro movimenti obbligate, dimodocchè da quanto ci viene dalle storie dimostrato, moltissime volte la fanteria austriaca fu compiutamente per tal cagione, disfatta. Questo loro difetto tattico non potrà ch'essere di gran giovamento per noi, poichè difficilmente potranno le artiglierie nelle montagne trascinare, e senza quelle, l'esercito assueffatto a crederle assolutamente necessarie,si perde d'animo, e fugge. Se poi nelle pianure le portano, dovendo a guardarle, un gran numero di truppe impiegare, poche per correre i monti glie ne rimarranno; e se là sopra a portarle pervengono, le colonne a difenderle concentrate in massa, per mancanza del necessario al sostentamento degl'individui, e per la continua molestia dalle bande circondanti arrecata loro, da sè stesse si consumeranno.

Dice il generale san Ciro, che le bande spagnuole usavano certi piccoli cannoni, a quali davano il nome diviolentos, e quelle artiglierie con una tale rapidità maneggiavano, da farle sparare almeno dodeci tiri per minuto. Non potevano invero puntarle e non ricevevano da quelle vantaggio, se non quando contro masse poco distanti le adoperavano. Oltracciò, i più agili, e robusti loro cannonieri non potevano più d'un quarto d'ora un esercizio così forzato sostenere. Quando dagli eserciti alleati francesi e prussiani fù nel 1744 invaso il Tirolo, animato il popolo tirolese da quell'amor di patria di che diede quindi nel 1809 maravigliosi esempi, in massa si sollevò; una catena di fuochi lungo le sommità dei monti accesa, il segnale fù dell'insurrezione; le donne nei nascondigli delle loro alpi il bestiame ritirarono; gli uomini preserole armi, ed alla mancanza di cannoni, con tronchi d'alberi vuotati al didentro e cerchiati di ferro, supplirono. Nella guerra dell'independenza spagnuola furono messi in varie parti simili cannoni parimenti in uso. Non sono però mai quelli di grandissima utilità, ma possono alcune volte rendere dei buoni servigi. Un'altra invenzione non meno straordinaria, ma di maggior conseguenza, perchè più facile al trasporto, fù dalla banda di Mina, praticata. Tanto i Francesi la superiorità degli Spagnuoli sulle loro truppe in un conflitto personale riconoscevano, che mai contro loro, senza artiglieria, a pugnare portavansi. Nel sistema da questi seguito di guerra irregolare, era per loro, di opporgli armi eguali, impossibile; ma un Josè Suescan Y Garcìa inventò di fissare tre canne di fucile ad un calcio e di spararle col mezzo di un solo acciarino. Portavano queste, palle di due oncie; ed alla prima prova che sen fece in un combattimento da Cruchaga nelle vicinanze di Tafalla sostenuto, perfettamente, riescì quella, ed a grande vantaggio degli Spagnuoli, che in piccolo numero, furono di mille cinquecento fanti e cent'ottanta cavalli nemici, vincitori. Fù nel fatto d'arme di Arlaban questa nuova invenzione messa una seconda volta alla prova, edebbe un eccellente effetto, e più dì trenta Francesi furono dalla prima scarica ammazzati, ed alla seconda una colonna che si era formata sulla strada, fu interamente dispersa. Qualora la necessità di opporre al nemico alcune artiglierie, forte si vedesse, dovrebbero i condottieri, della summenzionata invenzione servirsi, come pure di spingarde, obici, falconetti, e di quei cannoncini che possonsi sul dorso di muli trasportare; ed oltracciò potrebbero eziandio alcuni cannoni da quattro, sopra barelle traghettarsi, al qual trasporto sarebbero dodici uomini, destinati, da rilevarsi, di quattro, in quattro, ogni quattr'ore di cammino; e potrebbe una centuria di artiglierie, ed un manipolo di treno essere alla banda, aggregata; così potrebbesi in molti casi, eguale ed anche superiore al nemico, per tal modo trovarsi. Conchiuderemo dunque essere da mettersi in questa guerra in uso lo schioppo, la fromba, la balestra, il dardo, il mazzafrusto, la spingarda, il falconetto, l'obice, il cannone, le pistole come arme di getto, la bajonetta, picca lancia, spadancia, spada, sciabola, vangone, falce, falciuola, bicciacuto, ronca, mazza, scure, bidente, tridente, spiedo, stanga di ferro, ed anche pugnale, coltello, squarcina comearmi da presso; ciascuna delle quali a piedi ed a cavallo come sarà più adattata, e conveniente, dovrà essere con destrezza, maneggiata.

Dopo aver di quali armi si possa far uso in questa guerra, esposto, a parlare sul modo di vestire dei volontarj, passeremo. Le più delle bande in Ispagna, avevano divise a capriccio dei condottieri, oppure delle dame, dei frati o delle monache condizionate; imperciocchè il più delle volte successe, che le signore di Madrid, di Cadice o di qualche altra città, esse stesse pei difensori della patria le assise acconciavano; il panno coi propri fondi procuravano, e colle delicate loro mani lo tagliavano e cucivano. Altre volte erano queste da un convento di frati, o di monache, provvedute, e venivano quei volontarj, secondo il gusto del donatore, vestiti. Altre bande entravano in campo senza divisa, e con quelle dei nemici da loro spogliati, facendole qualche piccola variazione, quindi si vestivano. Finalmente molte le solite vesti contadinesche non mutavano, ed erano molto più delle altre, sicure, perchè in una ritirata precipitosa, in un premeditato scioglimento momentaneo, potevano facilmente le loro armi in qualche siepe, o solco, o ammasso di rovine nascondere, ed in mezzo alle file deinemici senza essere scoperti, ed ammazzati, tranquillamente passare. Era in generale l'amor della patria non solo ardente, ma puro, e l'unica distinzione di che fossero ambiziosi, era quella d'un nastro largo, e rosso con l'iscrizione:Vencer o morir por patria. Propone il sig.rLemiere per assisa delle sue truppe irregolari un camicione di tela con cappello tondo, e largo da potersi rilevare da una parte, o lasciar cadente tutto all'intorno. Non n'è cattiva l'idea, ma solamente in Francia, eseguibile, perchè usano i contadini generalmente di quel camicione; epperciò, nascondendo le armi loro, altro segno che gli faccia scorgere dagli altri, non rimane. Ma in Italia dove non è tal vestire fra il popolo, in uso, con sè gli stessi inconvenienti come se i volontarj avessero una divisa qualunque, porterebbe, ed in questo caso sceglierne una di miglior gusto potrebbero. Noi dunque opiniamo, dovere per la generalità delle piccole bande, sopra tutto nei primi tempi, che si mettono in campo, per evitare i sopra annunciati inconvenienti, una divisa adoprarsi dalle bande di un numero grande di volontarj composte, simile a quella di Mina; o di Hofer, onde, così loro non sia facile di sparpagliarsi per individuo, ma solo siano per drappelli, a sciogliersi costrette. Dovrà questa divisa essere della maggior semplicità,senz'oro, nè argento; e in modo ritagliata, che nella minima parte, la sveltezza, ed agilità del volontario non impedisca; di color bruno affinchè nascondendosi nelle siepi e macchie non venga pel colore del vestito dal nemico, scoperto. Le armi pure; sì per le ragioni suddette, come per salvarle dalla ruggine, per quanto si possa, esser dovranno abbronzate. Quelle bande dunque ch'esser cosa buona stimeranno, porsi un'assisa in dosso, dovranno usare d'un farsettino lungo fino quasi alla metà della coscia, e dalla cintura in sù stretto alla persona, senza bottoni, ed al petto da lacci ed alamari dello stesso colore, serrato. Calzoni lunghi sufficientemente grandi, e tagliati diritti, dello stesso colore, scarponi alti fino al collo del piede coperti dal calzone, senza calzetti, un piccolo berretto tondo in testa, una bisaccietta nella quale stia un pane, una camicia ed un pajo di scarponi tutto ben ristretto assieme, ecco la divisa dei volontarj. Gli ufficiali non ne avranno una differente, ma solo potranno avere i cordoni degli alamari in seta. Se tutti debbono tanto gli ufficiali, come i volontarj essere nello stesso modo vestiti, conviene però che vengano i gradi maggiori dagli inferiori con una distinzione, manifestati, affinchè possa quell'obbedienza implicita al grado, e non alla personaesistere, che forma la scala gerarchica di comando, e sommessione; e tutte le parti onde concordemente agiscano pel movimento del gran tutto, tiene assieme collegate. Porterà dunque il decurione per distinzione del suo grado, un fiocco di piccola frangia nero sul paramano d'ambo le maniche, il capo truppa un gallone di seta del colore del vestito sui due paramani in punta. Il centurione porterà un cordone di seta nera al collo, al quale saranno legati quattro ramicelli di sarmenta, e due galloni come il capo truppa; il capo mille sarà distinto con tre galloni come i suddetti, ed avrà la sciabola sostenuta da un cordone di seta di colore d'amaranto. Il connestabile sarà distinto con cinque galloni ad ambe le maniche, con una fascia rossa ad armacollo. Porterà il tribuno legionario una medaglia in forma di stella, di ferro ben lisciato, e lucido, sulla quale sarà inciso un sole raggiante, ed in mezzo vi sarà scrittorigenerazione italiana, da un cordone dei colori Italiani appesa al collo; quindi porterà un paloscio sostenuto da un cordone d'amaranto a tracolla, ed una fascia come il connestabile, ma dei tre colori italiani. I consoli porteranno pure una medaglia come quella dei tribuni, ma d'acciaro azzurro con l'istessa iscrizione. Oltracciò avranno una gran fasciadei colori nazionali rosso, azzurro, e verde, ad armacollo, il vestito stretto sopra l'anche da una cinturetta d'acciaro, ed in mano il bastone consolare d'avorio. La distinzione di condottiero particolare sarà una penna rossa e bianca, sulla fronte del berretto collocata; quella del condottiero principale di distretto, una penna gialla del color d'amaranto; quella del principale di cantone una penna pavonazza e rossa; e quella del principale di provincia, due penne, una verde, colla punta bianca, ed un'altra di color d'oro colla punta rossa; quella del condottiero supremo sarà di tre penne dei colori nazionali; il gran Celiarca porterà tre penne bianche, e tutti quelli che da lui dipendono saranno con quelle distinti, chi da due, chi da una e chi da un pennacchio dello stesso colore; i Celeri quest'ultimo porteranno, con una piccola fascia bianca, alla parte superiore del braccio sinistro; i Vigilatori un pennachiccolo bianco colla punta rossa, etc.

L'alto censore sarà tutto vestito di panno nero nello stesso modo degli altri, tagliato e porterà tre penne nere; e fascia azzurra in cintura con la stella tribunizia. Il gran questore sarà vestito di colore azzurro e porterà le penne, e fascia in cintura verde. Coll'istessa stella, la nappa dei colori nazionali, sarà collocata in mezzo della fronte sui berretti.

Ogni banda iscritta sul registro del condottiero supremo, riceverà un nome, ed un colore che non sia di quelli nazionali, ogni volontario ed uffiziale, incluso il capo mille vestito in divisa, oppure appartenente a quelle bande, che fanno la guerra in abito contadinesco, dovrà portare attorno alla parte superiore del braccio sinistro, una lista di panno del color indicatoli sulla quale sarà scritto il nome della banda, il decurione la porterà bordata con un gallone, di seta rosso: il capo-venti con due galloni, il capo-truppa con tre galloni due rossi, ed un bianco in mezzo; il centurione con una frangia rossa; il capo-mille con frangia dei tre colori. Gli altri uffiziali non saranno tenuti a portarla. In questo modo trovandosi la banda vestita contadinescamente, in pericolo, e dovendo nascondere le distinzioni, sarà facile ad ognuno di sfibbiare quei bracciali, e rimanere senza alcun segno militare.

Usavano gli Spagnuoli, e quasi tutti i popoli che fecero guerra d'insurrezione, per ripararsi dal freddo, dalle intemperie, e per coprirsi la notte alla serena, di portarsi in vece di cappotto una coperta tessuta di lana, che essi chiamavano manta. Noi crediamo che sia pure quell'uso buono per noi, e migliore del cappotto. Quella coperta, quando non sarà per coprirsi, porterassiad armacollo; e sulle spalle e braccia si potrà distendere, in tempo di pioggia, di neve, e di freddo.

I segni di riunione pei manipoli saranno un'asta con una mano in sulla punta, ed al di sotto un manipolo di fieno. Per le coorti saranno una bandiera dei tre colori nazionali, cioè con fondo rosso, bordata all'intorno dai colori verde, ed azzurro intrecciati a volute.

Per le legioni saranno, l'aquila romana, in punta d'un'asta.

Le bandiere, etc., non si useranno, che quando i corpi siano riuniti assieme per lunga permanenza, e non nel tempo, che le masse operano per separate porzioni. Gli strumenti da usarsi saranno, la cornetta, o la tromba; le arie da suonarsi, saranno sette, cioè:

Tutte queste arie, quando saranno per muovere specialmente quella porzione di truppa a che il trombetta o cornetta, è addetto, si suoneranno semplicemente, ma se al loro suonosi vorrà che tutte le bande di quel circolo d'operazioni, per qualche movimento combinato generale, si muovano; allora si aggiungerà un ritornello, quale indicherà, non essere un comando speziale, ma per tutte le bande, che lo intendano.

La piva, la zampogna, il corno di bue, tutti in somma quegli stromenti rusticani de' quali sogliono i contadini nelle campagne servirsi, possono essere utili onde avvertire del passaggio d'una colonna nemica, e de' suoi movimenti, per dare il signale a tutti i pastori, e contadini di ritirare il bestiame, di nascondersi in luoghi sicuri o di correre alle armi per molestarla. Sarà cosa facilissima ai comarchi, ed ai condottieri principali, di mettersi d'accordo sulla scelta delle arie, che debbono essere da tutti conosciute, onde le operazioni da eseguirsi dai contadini sparsi pe' terreni, soprattutto quando la cooperazione nazionale comincia a dimostrarsi, attivamente indicare. In Ispagna fù quel sistema di grande vantaggio ai condottieri delle bande, ed ai paesi, nel tempo della guerra dell'indipendenza, ed i faziosi apostolici nella guerra ultima della libertà, l'avevano pure con qualche profitto praticato, ma non tanto loro riusciva perchè poco era la nazione in generale,a cooperare alla sua vergogna, e schiavitù, disposta. Dice il sigrLemier, che nella guerra dei Chouans quando i contadini vedevano passare le truppe republicane, fingevano di aver cura della loro greggia e suonavano arie, con una specie di piva da essi chiamata Bignoux, in uso in quel paese. Un certo numero di suoni staccati e aggiunti all'aria, avvertivano gl'insorti del numero dei soldati, che il distaccamento componevano. Si potrebbe dunque tal mezzo impiegare, soprattutto, perchè dice il succitato autore, che in una invasione, ognuno deve battersi, se può, e nel caso contrario, deve ajutare coloro che si battono; tutto essendo permesso, e buono, quando si tratta di liberare il paese dal giogo nemico.

Al muoversi dunque delle schiere avverse, udrassi da lungi nella lor direzione, per le italiche campagne, il clangore dei rusticani strumenti, che a vicenda coi ritornelli convenuti rispondendosi, bel bello e successivamente aumentandosi, ai comarchi e condottieri, il numero, e le operazioni dei barbari, paleseranno. Ognuno allora all'esercizio del dovere che per la patria gli concerne, velocemente accorre. Squillano per ogni dove le trombe, corrono i volontarj a cavallo, e chi quà, chi là formansi in drappello, al suono della cornetta riunisconsi aprima giunta i fanti; i tocchi a martello della campana maggiore, i contadini nella campagna, del pericolo non meno, che del dovere loro verso la patria, fanno avvertiti; il suono campestre delle pive, e cornamuse, già chiaro viene alle orecchie di tutti.Non è dunque il barbaro, distante!Ordina il comarco le torme, situa ognuno al luogo previamente destinato, sono le bande in positura aspettanti, tutte le campane del luogo suonano a stormo, spuntano i bersaglieri nemici, comincia il fuoco; immote le torme, muovonsi le bande sù de' fianchi dell'avversario. Ecco le barbare colonne in cospetto, i tocchi della campana precipitansi, tutti gli strumenti ad un tempo suonano l'attacco generale, s'appicca la zuffa; da ambe le parti viene questa con accanimento attizzata, seguono i tocchi precipitati, giungono dal vicinato nuove torme in soccorso; il nemico è debole; da ogni classe di persone, da armi di tutte specie attorniato, in mezzo allo strepito delle archibugiate, allo squillo delle trombe e delle cornette, al fragore del campanone, al cigolìo dei cozzanti ferri, agli urli degl'insanguinati morenti ed alle feroci grida d'un popolo in furore, si scompone, e soggiace. Suona a doppio il sacro bronzo ed a festa, ognuno a quel tintinnìo si rallegra, è annichilatoil nemico, intuonasi l'inno della vittoria, e le liete voci del popolo festeggiante, dall'armonia degli strumenti accompagnate, rendono di sì fausto avvenimento, sincere grazie a Dio.


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