CAPITOLO XIV.DELLA FORMAZIONE ED ORDINAMENTO DELLE BANDE.Dopo del già detto nel capitolo 5º, dove della tattica trattammo; dopo di una ripetuta e funesta esperienza, acquistata tanto in Ispagna quanto in molte altre parti, deve l'osservatore militare e politico, essere rimasto convinto, che le grandi masse di truppe in tutta fretta riunite (affoltamento ad una insurrezione nazionale, inerente) atte non sono a contendere, senza rovina, con nemici da lungapezza ordinati in battaglioni, squadroni, e reggimenti; stretti da una severa disciplina da ognun di loro temuta, e rispettata, per la lunghezza del tempo, divenuta, come altra natura; epperciò tenuti dall'abito, e dal timore, in freno. Massima follìa sarebbe lo sperare di poter contro questi, in battaglie campali, resistere. Fà dunque di mestieri, se gl'Italiani vogliono fermamente rendersi uniti, indipendenti e liberi, che, come gli Spagnuoli, ed altre nazioni, che pure in tal modo si liberarono, a quella guerra leggiera per bande, abbiano ricorso. E se non potrà, in siffatta guisa, impedirsi al nemico di occupare con un esercito, il paese, si terrà però il potere, di quello nei limiti de' suoi posti militari, tener serrato, ed un esercito tanto grande per contenerlo, quanto per conquistarlo, sarà di mantenere forzato, locchè alla fine dovrà senza dubbio farlo interamente rovinare. Poichè dunque in una insurrezione, nulla sopra eserciti mercenarj puossi con giudizio calcolare, i caldi amatori della patria, cui l'animo più non regge di sofferire con pazienza le tanto lacrimevoli disavventure, cui trovasi oggidì la povera Italia, soggetta, da per sè stessi, quei mezzi giudicati necessarj a scuotere il giogo, che gli opprime, individualmente cercheranno; ed una volta chediverrà quest'idea, generale, e che sia la maggior parte degl'Italiani, di ciò persuaso, ne avverrà che ogni provincia, ogni città, ogni uomo, sentirà fortemente, quanto sia necessario di resistere all'avversario, e riboccante di santissimo ardore, si affretterà, senza previo accordo o estraneo impulso, a brandire le armi, e mettersi arditamente in campo. Un numero di decisi Italiani riuniti, armati, e ben determinati a far la guerra, quello, frà di loro, nel quale riconoscano maggiore capacità, condottiero costituiscano! Quest'è la prima formazione delle bande.Palarca, medico di Villaluenza, raduna in una cantina, trenta de' suoi amici, si mette alla loro testa, portasi a sorprendere un distaccamento di dragoni francesi, ne spoglia i soldati, e prende le loro armi, e cavalli. Ecco la formazione della prima banda spagnuola. La lega degli amici della patria, e le congreghe segrete, di che a lungo abbiam già ragionato, gl'Italiani, a prendere le armi, e mettersi al tempo calcolato più favorevole, in campo, celatamente, stimoleranno; l'aumento delle bande promoveranno, e d'agire con buone informazioni, per mantenersi in vigore, onde conseguasi il buon successo, continuamente non mancheranno. Le bande collettivamente, ed ogni volontario,al suo arrolamento in quella, da per sè, dovranno con giuramento solenne, di continuare il servizio fino alla fine della contesa, obbligarsi, come pure di non mai un soldo regolare pretendere, ma di guerreggiare, sin tanto, che le loro facoltà glielo permettano, a proprie spese ed in qualunque punto della penisola italiana, dove, la loro presenza possa essere giudicata necessaria, e di maggior danno al nemico, promettere di volonterosamente trasportarsi; di voler fermamente la liberazione d'Italia; la sua unione in un corpo solo di nazione; la sua perfetta independenza: ed obbligar parimenti la loro fede, onde, cercando tutte le occasioni di rintracciare alla spicciolata i nemici, quanti di loro gli cadano nelle mani, tosto ammazzare. Tutta la banda insieme, prenderà solenne sacramento di, un numero eguale di nemici, a quello de' volontarj di cui è composta, in ogni mese sterminare. Ecco la sostanza del giuramento, al quale aggiunger potrebbesi l'obbligo della subordinazione al condottiero, etc.Portò il secondo Congresso nazionale americano radunato in Filadelfia, l'anno 1775, l'America, sul punto di rovinare, per non aver la prima parte di questo giuramento stabilito dalla lega, in bastevole considerazioneavuta, nè con rigore mantenuta; avendo per lo contrario, l'uso di pagare sei talleri al mese al soldato, con un graduale aumento pei sergenti ed uffiziali, col peso insopportabile all'erario, introdotto, e avendo inoltre il gravissimo sbaglio di arrolare i soldati per condotte mensuali, ed annuali, sconsigliatamente commesso. E per non esser quelli, a servire fino alla fine della guerra, obbligati, trovossi l'illustre Washington molte volte in sommo imbarazzo, e pericolo, pell'abbandono de' soldati, che, finito il tempo del loro servizio, alle proprie case restituivansi, locchè produsse, molte volte, insuperabile incaglio alle più belle operazioni militari da quel sommo generale ed egregio campione della patria, disegnate, od intraprese. Ciò, al dire del già citato Botta, fù per anche publicamente biasimato dallo stesso Washington, che nel 1776 assicurava, in una lettera diretta al congresso «ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa.» Quindi egli finalmente l'ottenne, ed il buon risultamento di quella gloriosa guerra, compiutamente assicurò.Perciocchè spetta alla seconda parte del giuramento,ch'è, di ammazzare quanti nemici le bande, potranno, e cercare di distruggere in un mese un numero eguale a quello di ciascuna di esse, dice il signor Lemiere, questo essere stato il sistema dalle bande spagnuole nella guerra dell'independenza, contro l'invasione francese, addottato e seguito: «Cencinquanta o duecento di queste bande, dic'egli, sparse per la superficie della Spagna, avevano giurato di ammazzare, ciascuna, trenta, o quaranta Francesi al mese, ciò che sommava sei, o otto mila uomini, dalla totalità delle bande mensualmente distrutti.» Ed in seguito: «Siccome vi sono dodici mesi nell'anno, noi perdevamo circa ottanta mila uomini annualmente, senza d'una battaglia. La guerra di Spagna durò sette anni. Ecco dunque più di cinquecento mila uomini ammazzati dalle sole bande. Aggiungansi le battaglie di Salamanca, Talavera, Vittoria, e varie altre dalle truppe francesi, perdute; gli assedj fatti dal maresciallo Suchet, la difesa di Saragozza, l'attacco infruttuoso di Cadice, l'invasione, ed evacuazione del Portogallo, le febbri e varie malattie alle quali andarono i soldati, soggetti, e si potranno, senza pericolo di sbagliare, altri trecento mila soldati nel periodo di sette anni, al numero de' morti aggiungere, locchè portala perdita di ottocento mila uomini, della più bella, ed agguerrita truppa d'Europa, la migliore, che in quel tempo esistesse!» Se dunque dalle bande, questa parte del giuramento, come lo osservarono le bande spagnuole, religiosamente si osservasse, rimane matematicamente provato, che in brevissimo tempo, sarebbe l'Italia dai suoi nemici, affatto liberata. Supponiamo per esempio, che nel primo slancio, a ventimila volontarj ascenda il numero dei combattenti. Potrebbero quelli, nel corso di un anno, un esercito di due cento, e quaranta mila uomini, recare a fine. Figurarci però non dobbiamo, che una popolosa nazione posseditrice di quattro milioni d'uomini atti alle armi, al solo numero di ventimila difensori, debba i suoi calcoli circoscrivere. Noi fermamente opiniamo, che al triplo, eziandio, ed al quadruplo, la sua forza operativa, fin dal primo scoppio, ascenderebbe, ed in sì fatto modo, divenendo la guerra, forte, e breve, sarebbe tra poco tempo, il paese, dalla straniera contaminazione, purgato. Non v'ha il minor dubbio, che se accuratamente vadasi alle opportune congiunture in traccia, non si presenti a ciascun volontario in particolare od alla banda in massa, nello spazio di trenta giorni, l'acconcio di por mano individualmente alla vita di un nemico,con la particolarità, che, se gli viene il destro di cacciarne ai primi mesi un maggior numero dal mondo, sarà incontrastabile al certo che loro rimane l'agio di distruggerne un maggior numero, pell'avvenire.La quantità d'uomini a che debba una banda ascendere, essere non può con precisione stabilito. Dieci soli, fino a cinque mila uomini! Ecco i due numeri estremi, e fra i medesimi, qualunque numero, si trova, per una banda, conveniente, avuto però alla natura dei luoghi, degli abitanti, delle risorse del paese, dove quella si decide di operare, opportuno riguardo. La più numerosa banda, che in Ispagna abbia esistito, quella si fù di Mina, di cinque mila combattenti circa, che il Capo, fino al numero di dieci, o dodici mila, avrebbe con facilità potuto accrescere, se ne avesse avuto il pensiero; ma ben s'apponeva egli, affermando non potere in quel genere di guerra, un condottiero, più di cinque mila volontarj, convenientemente maneggiare. Figlia del tempo, e delle disgrazie, la vecchia esperienza, ci dimostra, dover in generale, quei corpi staccati che noi chiamiamo bande, essere di picciol numero di combattenti, composte. Il solo Mina, per la combinazione di molte avventurose circostanze, che troppo a lungo ci condurrebbe,l'enumerare, dalla metà della guerra in poi, comandava un corpo ben grande di volontarj, che piuttosto, come una colonna volante che irregolar banda doveva considerarsi, e combattè con vantaggio e con gloria. Ma moltissimi condottieri delle bande spagnuole fecero portenti, delusero il nemico in tutt'i suoi sforzi, ed anzicchè insoffribili vessazioni alla patria cagionare, furonle di non poca utilità, mentre, solamente un numero men che grande di partigiani, o volontarj, comandarono. Nulla però o ben poco fecero di vaglia, tostocchè coll'aumento delle loro forze, si resero maggiori, e di quello stesso paese, che in buona fede intendevano difendere, in flagello si convertirono. Imperciocchè, atteso il forte numero dei combattenti della banda, inevitabili danni cagionarongli. Meno atti ad occultare le loro operazioni al nemico, che già non li perdeva di vista, e molte volte imbaldanziti i condottieri dal numero della loro truppa, ad imprese temerarie si avventuravano, nelle quali, moltissimi, a grave pregiudizio della causa publica, restarono vittime. Il celebre Francisquete, e Ventura Ximenes nella Mancha, sin che non capitanarono più di quaranta, o cinquanta uomini, giunsero a sì fattamente il nemico intimorire, che più non osava di attaccarli.Ma quando a riunirne cinque o seicento, ciascuno d'essi pervenne, entrambi, per mano di quello stesso avversario, che prima gli paventava, sconfitti, con somma vergogna infelicemente perirono. Lo stesso Isidoro Mir, uomo di senno, e di capacità, alla testa di cinquanta, o sessanta volontarj, cose, da far maravigliare, chiunque, avea operato, fra le quali non fù certamente la meno celebre, quella di aspettare al varco il generale, destinato a comandare in capo all'esercito francese della Mancha, con tutt'i suoi ajutanti, e stato maggiore, e di farlo, in un con quelli, suo prigioniero. Ma poichè lo stesso condottiero pervenne al comando di due mila fanti, mille duecento cavalli, e quattro pezzi d'artiglieria, i treni e carri dei quali, non meno che i cannonieri, e tutto il necessario pel servizio della colonna, era stato creato, fabbricato, e come per incantesimo dal convento di Guadalupe, provveduto; fù nell'anno 1811, dal solo reggimento de' dragoni francesi sotto gli ordini del colonnello Laffite in Cuerva, compiutamente battuto; e superar dovette mille difficoltà, e pericoli per salvare la sua persona da una tanto decisiva rotta, che quella divisione, come per magìa, stata dai frati creata, ed ordinata, mandò in irremediabile rovina. Orobio, ilCojode los Pedrochesde Cordoba, e Chaleco, ci danno tutti, e tre una convincente riprova di quanto abbiamo asserito. Periti nell'Andalusia i due primi, il terzo, dopo la sua sconfitta, come per miracolo, a salvarsi colla fuga, pervenne. Il Caracol nell'Estremadura, l'Empecinado in Castiglia, ed altri molti in tutte le provincie di Spagna, di cui il tragico fine, e disastrose rotte sono bastantemente noti, punto non lasciano, sull'esattezza di questa osservazione, almeno nella pratica, da dubitare. Vengono pure da una ben ponderata riflessione, onde viemmaggiormente questa dottrina corroborare, valevoli argomenti, somministrati. Per quanto l'abilità d'un condottiero di banda, estesa esser possa, non sarà egli mai, atto a ben maneggiarla, nè potrà quelle cose praticare a che debbono essere tali corpi, esclusivamente dedicati, se si trova la banda molto numerosa. Essa non deve dar battaglie, attaccare grandi masse, nè apertamente assaltare le fortezze. L'unico fine delle bande non debb'essere, che di stancare il nemico, tenendolo in continua agitazione, sforzarlo a star sempre concentrato, ed astrignerlo a che, per la più semplice, per la minima delle operazioni, debba dal suo esercito, grossi distaccamenti separare.Onde possano le bande al debito loro soddisfare, una continua, ed occulta mobilità loro è necessaria. Ora, come potranno queste, se forti in numero, fare nascostamente ciò che loro convenga, quante volte presentando al nemico un oggetto visibile il nemico stesso, forze bastevoli per incagliarle e quindi annichilarle, loro opporrà certamente? Come sarà nascosta la marcia di una truppa, che a ragion del suo numero non si potrà in un bosco, in una casa di campagna, od in una caverna, durante il giorno, alla coperta ricoverare? Come si potrebbe, esistendo un corpo numeroso, al necessario sostentamento del soldato, molte volte due o tre giorni di seguito, in luoghi deserti provvedere? Come potrebbero i suoi movimenti avere quella indispensabile rapidità, se il maggior numero dee per sè stesso, maggiori imbarazzi produrre? Come potrebbe il capo di un corpo numeroso, conoscere fino all'ultimo i suoi volontarj, chiamarli per loro nome, e con loro tenere una franca, ma dignitosa familiarità, nella guerra per bande indispensabile? In nessun modo. Ella è dunque cosa chiara, che se hanno le bande ad essere utili, se debbono i loro movimenti essere pronti, conviene, che vengano da un esiguo numero di volontarj composte.Stabilito, che il numero de' volontarj componentile bande, debba necessariamente essere ristretto, passeremo all'ordinamento di quelle, che dev'essere semplice. Ogni banda avrà un condottiero, sotto gli ordini del quale, pel corso di tutta la guerra, dovrà rimanere. Sarà questi o una persona d'influenza, che, riuniti varj de' suoi amici, prenda il campo, ed allora ne sarà naturalmente il condottiero; oppure sarà eletto dalla riunione di parecchi amici, che tutti di comune accordo, senza agire per via d'influenza d'alcuno, solamente per salvare la patria, prendano le armi, e verrà all'assoluta maggiorità dei voti, nominato. Le funzioni, e titolo di condottiero non appartengono ad un grado, ma non sono propriamente, che una qualità, per la quale, trovasi a tutta quella gente riunita, superiore, e vale come quella di comandante accidentale che maggiore, o minor grado possiede, secondo il maggiore, o minor numero di combattenti cui comanda. Sebbene sia questa guerra irregolare, non potrebbero però nulla di conseguente in essa i volontarj operare, se fra di loro con regolare ordinamento, legati non fossero, e non da superiori cui prestassero implicita obbedienza, convenientemente diretti. Imperciocchè in contrario, verrebbe il condottiero dalla confusione, e disordine impedito di potere ad effetto, lameglio divisata operazione menare. Tutte le nazioni, che una guerra d'insurrezione per bande sostennero, e specialmente l'eroica Spagna nella lotta dell'indipendenza, ebbero militarmente regolate. Ma per uno strano errore, tentò la Giunta di Siviglia, secondo il sistema di regolar milizia, le bande, tanto generalmente, che particolarmente, ordinare; e diede perciò un lungo editto alla luce col quale, la forza popolarein partidas, ossia bande regolari da formarsi di volontarj, ed in isquadriglie da formarsi di contrabbandieri, divideva; ed a tutti accordava regolarmente una congrua paga; ed alle leggi della disciplina militare assoggettavagli. Tuttavolta guari ad avvedersi nell'effetto, dello sbaglio, non tardò, e non essere le bande di una esatta dipendenza suscettibili nelle speziali operazioni loro, per esperienza riconobbe. Laonde con maggior senno, e con lo squillo generale della patria tromba, dal sonno in che giaceva il popolo ignaro ed inerte, con forte istrepito destò, e doversi quella considerare guerra deMoros, e da tosto intraprendersi, solennemente bandì. Non debbono i gradi emanare dal governo provvisionale, che può esistere o no; ma conviene che vengano al più capace, al più caldo amatore della patria, ed al più morale, dalcondottiero della banda, conferiti col riconoscimento ed approvazione successiva del condottiero supremo, senza che questi abbia diritto d'immischiarsi nei particolari dell'ordinamento speziale della banda, e finattantochè il Parlamento nazionale regolarmente, e liberamente eletto, e costituito, non approvi od abolisca, dovrà il tutto, provvisionalmente rimanere. Ogni qualvolta saranno dieci volontarj per guerreggiare, uniti, dovranno essere comandati da un decurione il quale non dovrà mai venir da una decuria, ad un'altra cambiato, ma sempre con loro convivere ed al loro fianco, il nemico affrontare. Due decurie formeranno un drappello comandato da un capo-venti, due drappelli con un antesignano portante il manipolo di fieno all'asta, ed un suonator di cornetta, formeranno un manipolo comandato da un capo-truppa. Due manipoli formeranno una centuria, ed avrà questa un centurione comandante oltre d'un centurione retroguida che sarà secondo comandante della medesima, ed il numero degl'individui ascenderà a cento, compresi gli uffiziali. Dieci centurie formeranno una coorte comandata da un capo mille, la quale con l'aggiunta delvessillifero, di quattro guarda-bandiera e d'un primo e d'un secondo vigilatore,sui quali posa tutto il servizio della coorte, e la perfetta esecuzione degli ordini del capo-mille, ascenderà al numero di mille e sette. Dieci coorti formeranno una legione comandata da un tribuno legionario avente in oltre quattroCeleriper trasmettere i suoi ordini, unaquilifero, otto guard'aquile, ed unCeliarca, capo della direzione topografica, e del materiale della guerra. Cinque legioni formeranno un esercito consolare, il quale potrà pure venir aumentato, secondo i tempi, i mezzi, e le circostanze, e comandato da un console, con un maggior numero diCeleri, eCeliarca. Finalmente un condottiero supremo, con quattro condottieri principali di provincia, venti di cantone, duecento di distretto, sarà il regolatore delle operazioni generali della guerra. Ogni condottiero principale avrà un consiglio di direzione topografica, e materiale di guerra, più o meno grande, secondo l'estensione del suo comando. Il condottiero supremo nominerà, e dirigerà il consiglio d'alta direzione topografica, e materiale di guerra; si comporrà, delCondottiero supremo.Avranno tutti questi altrettanti consigli particolari sotto i loro ordini non meno, che una sufficiente quantità relativa di celeri, per quanto loro spezialemente concerne.Gran celiarca.Maestro delle artiglierie.Topografo generale.Tribuno capo di tutt'i fanti.Maestro di cavalli.Tutt'i condottieri principali.Ventiquattro connestabili.Quattordici celeri.I membri del gran consiglio ambulante di guerra.Coi loro rispettivi consigli.L'alto censore, direttore di tutto quanto è relativo al buon governo.Gran questore, per quanto è relativo ai fondi, etc.Questo generale ordinamento, sarà dal condottiero supremo con esattezza, ma solo rispetto alle operazioni combinate, e sull'universalità delle bande, sparse sulla superficie del territorio, messo in pratica. Non sarà, per esempio, necessario, che quelle bande, il numero delle quali, in una provincia può tre o quattro eserciti consolari formare, sieno riunite, ed agiscano regolarmente come legioni, etc. Ma solo dal capo riconosciute, e per via di ciascun condottiero di distretto, cantone, e provincia, secondo il detto sistema classificate, ed in corrispondenza; potrà quegli, volendo un movimento combinato, e parziale,operare, solamente quella tal parte che giudicherà conveniente, avvertire, quella tal legione, sola far muovere che si trova della combinazione a portata, se così stima per lo migliore, e potrà, libere d'agire a loro talento nel circolo speziale, dove fan guerra, per tal modo le altre lasciare. Terrà dunque il condottiero supremo un registro generale delle bande da lui riconosciute, colle quali in corrispondenza manterrassi. Nel sopra espresso modo registrata, sarà, secondo il suo numero d'uomini, ognuna su di quel sistema ordinata. Per esempio, una banda di dieci uomini, che agisca da per sè, non sarà che una decuria, ed il suo condottiero, non sarà più che decurione. Ma se questi l'aumenterà fino a venticinque, diverrà per quel fatto, capo-venti se fino a cinquanta capo-truppa, etc., e così in seguito; semprecchè non venga dal condottiero supremo o principiale del circolo dove si mantiene, avvertita di dover in tale o tal altro modo, a movimenti combinati, cooperare d'accordo, ed in unione con tal altra decuria, o centuria, etc. alla quale nell'ordinamento generale appartenga. Non dipenderà per quelle date speziali operazioni da altri capi, e potrà qualunque particolare impresa, da sè sola portare ad effetto, quando la giudichi, al paese convenire.In ragione dunque della sua forza nel sopra indicato modo, ciascuna banda ordinerassi; ed eccettuando il caso di operazioni combinate, per le quali dovrà obbedire agli ordini del condottiero supremo, dai celeri suoi, o dai condottieri principali di provincia, cantone, o distretto, gerarchicamente trasmessi, godrà ogni banda d'una perfetta indipendenza. Non dovranno mai essere i condottieri da una banda, all'altra, nè dalla loro rispettiva, rimossi o separati, ma sempre dovranno con gli stessi volontarj vivere, mangiare, dormire non meno, che combattere.Possono essere le bande di soli fanti, di sola cavalleria, o di ambo queste armi, composte, e tanto le une come le altre dovran essere nel modo di già indicato, ordinate, e regolate.Difficoltà grande per provvedersi di cavalli, quando si parla di formare una banda di cavalleria, pare affacciarsi. E se mai il sovra-esposto esempio del medico Palarca, la facilità di togliere i cavalli al nemico, sorprendendolo, come noi crediamo, ad evidenza non dimostrasse, aggiungeremo primieramente che possonsi avere cavalli, se i volontarj sono d'un paese, dove quelli abbondino, e coi proprj, si presentino, si riuniscano, eforminsi gl'individui in una banda di cavalleria. Questo è il più facile modo, e secondariamente, si otterranno, se conoscendo i cittadini la grande necessità di avere alcuna di tali bande; malgrado, che il paese sia scarso di cavalli atti a militare, ed i pochi esistenti deboli, o mal formati, siano ben decisi a toglierli al nemico, pel desiderio di combattere a cavallo, e con quelli posseduti da lui, si montino. Nell'ultima guerra di Spagna contro i Franco-apostolici, ordinati quegl'Italiani proscritti, che colà si trovavano, in un battaglione di granatieri sotto gli ordini del colonello Pacchiarotti, ed in un corpo di lancieri sotto quelli del conte Bianco, in Catalogna, per lungo tempo militarono. Ma siccome non era quella truppa stata d'ordine del governo armata, ed ordinata, perchèlas Cortesfinattantocchè la rovina del sistema constituzionale agli occhi di tutti certa non fosse creduta, alla formazione di legioni straniere, negarono di rivolgere il pensiero, e quando poi le ordinarono, soli pochissimi giorni d'esistenza in Catalogna aver potettero; la Deputazione provinciale, le armi, e necessarie assise per un battaglione di fanti a conto della provincia, generosamente agl'Italiani fornì. Però, considerandosi essere cosa necessaria, quella di avere anche cavalleria della propria nazione,e molti uffiziali, di servire a cavallo desiderando, si decisero benchè privi affatto di mezzi, a formare, ed ordinare un corpo di lancieri italiani uffiziali volontarj; e per giungere al loro scopo, la divisa da granatiere datagli dalla deputazione provinciale, alla foggia di quella dei lancieri della guardia imperiale di Napoleone, ridussero, ed il fucile, etc.; con sciabola, pistola, e lancia permutarono. Contuttocciò un'altra maggior difficoltà loro presentavasi, e quella si era di trovar cavalli, perchè neppur uno dal governo spagnuolo ne potevano sperare. Pochissimi fra loro, siccome proscritti, avevano danari sufficienti per comprare il proprio, anzi molti trovavansi, d'ogni mezzo per montarsi, mancanti. Essi dunque al modo il più difficile, ma il più guerriero, il più ardito, ma il più efficace, ricorsero. A piedi collo schioppo alla mano nelle file del battaglione, la cavalleria apostolica furiosamente assalivano, l'uffiziale, o soldato nemico scavalcavano e sul posto trafiggevano. Quindi del suo cavallo, arnesi, armi, e taglia s'impadronivano; così a poco a poco, a misura che le scaramuccie, ed i combattimenti si succedevano, il corpo formavasi dei lancieri italiani, ed ingrossava. Altri cavalli poscia comprati coi fondi ricavati dal bottino, che tutto intiero a quell'uopo si destinava, agliacquistati colle armi aggiugnendo, un corpo sorse d'uffiziali volontarj lancieri maravigliosamente in breve tempo formato, ed ordinato, che fù sempre da quanti Spagnuoli, e nemici stessi lo viddero, per valore, energia, e sveltezza in agili fazioni dimostrata, come per l'elegante assisa, che i volontarj adornava, da tutti sommamente apprezzato, e stimato. Eccone abbastanza, per la formazione delle bande di cavalleria. Presso del condottiero supremo, e di tutt'i condottieri principali, vi sarà un numero di volontarj a cavallo, disarmati, e vestiti alla foggia dei contadini, della provincia, i quali serviranno per portare gli ordini verbali, o scritti in cifra, da una banda all'altra etc. Questi saranno riconosciuti da un segno di convenzione stabilito al cominciamento della guerra.Alle falde dei monti, nello spazio tra un fiume, e l'altro, nelle boscaglie, lungo quelle, sulle colline, e nelle pianure coperte da siepi, o tagliate da paludi, etc.; che siano dai volontarj perfettamente conosciute, possono ben mantenersi le bande di cavalleria, essendo soggette alla necessità de' foraggi, etc. E possono le bande a cavallo, sì pel trasporto rapido in groppa di fanti da un punto all'altro del paese, come per valicare i fiumi, in questa guerragrande vantaggio arrecare, non meno, che per quelle operazioni ardimentose, e spedite, che, il nemico sorprendendo, l'istupidiscono, confondono, e quasi sempre, quando sono ben dirette, un effetto decisivo, e completo producono. Per lo più, in quelle portentose incursioni succede, che un pugno d'uomini decisi e svelti, forti corpi di truppa regolare distruggano, ed alcune volte della liberazione d'una provincia, del possesso, o della caduta d'una piazza, della cooperazione degli abitanti d'un paese, della rovina del nemico, e del trionfo della causa, compiutamente decidano. Debbono i volontarj a cavallo, essere d'un'attività, ed energia sorprendente, a tutta prova, buoni maneggiatori dei cavalli, della sciabola, scure, lancia, e falce a manico rovesciato, etc.; arditi, ed intraprendenti.Le bande a cavallo, oltre del danno, che possono da sè sole nel circolo speziale delle loro operazioni, al nemico arrecare, sono utili alle bande de' fanti, onde i lati del cammino, boschi, selve, e foreste, perlustrare, servire da corridori, trasportare i fanti in groppa. Non mai in linea, ma sempre inforaggiare, debbe tal cavalleria caricare; ed il loro ordinamento generale, dovrà essere diretto da un maestro de' cavalli, dipendente dal condottiero supremo, e presso di lui, residente.In quanto alle particolari loro operazioni, la condotta di Palarca, e don Julian, dovrà da un condottiero de' cavalli, essere imitata. Quest'ultimo, quando venne informato avereCiudad Rodrigoun rinforzo di vettovaglie, e soldati ricevuto, formò l'arditissimo progetto di prendere, e portar via tutto il bestiame, ch'era stato nella città introdotto, ed ogni giorno fuori della medesima, sotto la protezione dei cannoni dei forti, al pascolo si conduceva. Ei giunse determinatamente di gran carriera; sbaragliò la truppa che stava di guardia; sprezzò il fuoco dei cannoni, che senza posa contro di lui tiravano a scaglia; prese gran parte del bestiame e se lo portò via. Di più il governatore generale Reynauld, alla vista della piazza e sotto il tiro dei cannoni, credendosi sicuro, e avendo con una piccola scorta passato l'Agueda, fù preso dal condottiero e menato in prigionia. Oltre di ciò si potranno pure dal trattato del sig.rLemiere sui partigiani, molti ed utilissimi ammaestramenti sul modo da tenersi dalle bande a cavallo in questa sorta di guerra, ricavare.
Dopo del già detto nel capitolo 5º, dove della tattica trattammo; dopo di una ripetuta e funesta esperienza, acquistata tanto in Ispagna quanto in molte altre parti, deve l'osservatore militare e politico, essere rimasto convinto, che le grandi masse di truppe in tutta fretta riunite (affoltamento ad una insurrezione nazionale, inerente) atte non sono a contendere, senza rovina, con nemici da lungapezza ordinati in battaglioni, squadroni, e reggimenti; stretti da una severa disciplina da ognun di loro temuta, e rispettata, per la lunghezza del tempo, divenuta, come altra natura; epperciò tenuti dall'abito, e dal timore, in freno. Massima follìa sarebbe lo sperare di poter contro questi, in battaglie campali, resistere. Fà dunque di mestieri, se gl'Italiani vogliono fermamente rendersi uniti, indipendenti e liberi, che, come gli Spagnuoli, ed altre nazioni, che pure in tal modo si liberarono, a quella guerra leggiera per bande, abbiano ricorso. E se non potrà, in siffatta guisa, impedirsi al nemico di occupare con un esercito, il paese, si terrà però il potere, di quello nei limiti de' suoi posti militari, tener serrato, ed un esercito tanto grande per contenerlo, quanto per conquistarlo, sarà di mantenere forzato, locchè alla fine dovrà senza dubbio farlo interamente rovinare. Poichè dunque in una insurrezione, nulla sopra eserciti mercenarj puossi con giudizio calcolare, i caldi amatori della patria, cui l'animo più non regge di sofferire con pazienza le tanto lacrimevoli disavventure, cui trovasi oggidì la povera Italia, soggetta, da per sè stessi, quei mezzi giudicati necessarj a scuotere il giogo, che gli opprime, individualmente cercheranno; ed una volta chediverrà quest'idea, generale, e che sia la maggior parte degl'Italiani, di ciò persuaso, ne avverrà che ogni provincia, ogni città, ogni uomo, sentirà fortemente, quanto sia necessario di resistere all'avversario, e riboccante di santissimo ardore, si affretterà, senza previo accordo o estraneo impulso, a brandire le armi, e mettersi arditamente in campo. Un numero di decisi Italiani riuniti, armati, e ben determinati a far la guerra, quello, frà di loro, nel quale riconoscano maggiore capacità, condottiero costituiscano! Quest'è la prima formazione delle bande.
Palarca, medico di Villaluenza, raduna in una cantina, trenta de' suoi amici, si mette alla loro testa, portasi a sorprendere un distaccamento di dragoni francesi, ne spoglia i soldati, e prende le loro armi, e cavalli. Ecco la formazione della prima banda spagnuola. La lega degli amici della patria, e le congreghe segrete, di che a lungo abbiam già ragionato, gl'Italiani, a prendere le armi, e mettersi al tempo calcolato più favorevole, in campo, celatamente, stimoleranno; l'aumento delle bande promoveranno, e d'agire con buone informazioni, per mantenersi in vigore, onde conseguasi il buon successo, continuamente non mancheranno. Le bande collettivamente, ed ogni volontario,al suo arrolamento in quella, da per sè, dovranno con giuramento solenne, di continuare il servizio fino alla fine della contesa, obbligarsi, come pure di non mai un soldo regolare pretendere, ma di guerreggiare, sin tanto, che le loro facoltà glielo permettano, a proprie spese ed in qualunque punto della penisola italiana, dove, la loro presenza possa essere giudicata necessaria, e di maggior danno al nemico, promettere di volonterosamente trasportarsi; di voler fermamente la liberazione d'Italia; la sua unione in un corpo solo di nazione; la sua perfetta independenza: ed obbligar parimenti la loro fede, onde, cercando tutte le occasioni di rintracciare alla spicciolata i nemici, quanti di loro gli cadano nelle mani, tosto ammazzare. Tutta la banda insieme, prenderà solenne sacramento di, un numero eguale di nemici, a quello de' volontarj di cui è composta, in ogni mese sterminare. Ecco la sostanza del giuramento, al quale aggiunger potrebbesi l'obbligo della subordinazione al condottiero, etc.
Portò il secondo Congresso nazionale americano radunato in Filadelfia, l'anno 1775, l'America, sul punto di rovinare, per non aver la prima parte di questo giuramento stabilito dalla lega, in bastevole considerazioneavuta, nè con rigore mantenuta; avendo per lo contrario, l'uso di pagare sei talleri al mese al soldato, con un graduale aumento pei sergenti ed uffiziali, col peso insopportabile all'erario, introdotto, e avendo inoltre il gravissimo sbaglio di arrolare i soldati per condotte mensuali, ed annuali, sconsigliatamente commesso. E per non esser quelli, a servire fino alla fine della guerra, obbligati, trovossi l'illustre Washington molte volte in sommo imbarazzo, e pericolo, pell'abbandono de' soldati, che, finito il tempo del loro servizio, alle proprie case restituivansi, locchè produsse, molte volte, insuperabile incaglio alle più belle operazioni militari da quel sommo generale ed egregio campione della patria, disegnate, od intraprese. Ciò, al dire del già citato Botta, fù per anche publicamente biasimato dallo stesso Washington, che nel 1776 assicurava, in una lettera diretta al congresso «ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa.» Quindi egli finalmente l'ottenne, ed il buon risultamento di quella gloriosa guerra, compiutamente assicurò.
Perciocchè spetta alla seconda parte del giuramento,ch'è, di ammazzare quanti nemici le bande, potranno, e cercare di distruggere in un mese un numero eguale a quello di ciascuna di esse, dice il signor Lemiere, questo essere stato il sistema dalle bande spagnuole nella guerra dell'independenza, contro l'invasione francese, addottato e seguito: «Cencinquanta o duecento di queste bande, dic'egli, sparse per la superficie della Spagna, avevano giurato di ammazzare, ciascuna, trenta, o quaranta Francesi al mese, ciò che sommava sei, o otto mila uomini, dalla totalità delle bande mensualmente distrutti.» Ed in seguito: «Siccome vi sono dodici mesi nell'anno, noi perdevamo circa ottanta mila uomini annualmente, senza d'una battaglia. La guerra di Spagna durò sette anni. Ecco dunque più di cinquecento mila uomini ammazzati dalle sole bande. Aggiungansi le battaglie di Salamanca, Talavera, Vittoria, e varie altre dalle truppe francesi, perdute; gli assedj fatti dal maresciallo Suchet, la difesa di Saragozza, l'attacco infruttuoso di Cadice, l'invasione, ed evacuazione del Portogallo, le febbri e varie malattie alle quali andarono i soldati, soggetti, e si potranno, senza pericolo di sbagliare, altri trecento mila soldati nel periodo di sette anni, al numero de' morti aggiungere, locchè portala perdita di ottocento mila uomini, della più bella, ed agguerrita truppa d'Europa, la migliore, che in quel tempo esistesse!» Se dunque dalle bande, questa parte del giuramento, come lo osservarono le bande spagnuole, religiosamente si osservasse, rimane matematicamente provato, che in brevissimo tempo, sarebbe l'Italia dai suoi nemici, affatto liberata. Supponiamo per esempio, che nel primo slancio, a ventimila volontarj ascenda il numero dei combattenti. Potrebbero quelli, nel corso di un anno, un esercito di due cento, e quaranta mila uomini, recare a fine. Figurarci però non dobbiamo, che una popolosa nazione posseditrice di quattro milioni d'uomini atti alle armi, al solo numero di ventimila difensori, debba i suoi calcoli circoscrivere. Noi fermamente opiniamo, che al triplo, eziandio, ed al quadruplo, la sua forza operativa, fin dal primo scoppio, ascenderebbe, ed in sì fatto modo, divenendo la guerra, forte, e breve, sarebbe tra poco tempo, il paese, dalla straniera contaminazione, purgato. Non v'ha il minor dubbio, che se accuratamente vadasi alle opportune congiunture in traccia, non si presenti a ciascun volontario in particolare od alla banda in massa, nello spazio di trenta giorni, l'acconcio di por mano individualmente alla vita di un nemico,con la particolarità, che, se gli viene il destro di cacciarne ai primi mesi un maggior numero dal mondo, sarà incontrastabile al certo che loro rimane l'agio di distruggerne un maggior numero, pell'avvenire.
La quantità d'uomini a che debba una banda ascendere, essere non può con precisione stabilito. Dieci soli, fino a cinque mila uomini! Ecco i due numeri estremi, e fra i medesimi, qualunque numero, si trova, per una banda, conveniente, avuto però alla natura dei luoghi, degli abitanti, delle risorse del paese, dove quella si decide di operare, opportuno riguardo. La più numerosa banda, che in Ispagna abbia esistito, quella si fù di Mina, di cinque mila combattenti circa, che il Capo, fino al numero di dieci, o dodici mila, avrebbe con facilità potuto accrescere, se ne avesse avuto il pensiero; ma ben s'apponeva egli, affermando non potere in quel genere di guerra, un condottiero, più di cinque mila volontarj, convenientemente maneggiare. Figlia del tempo, e delle disgrazie, la vecchia esperienza, ci dimostra, dover in generale, quei corpi staccati che noi chiamiamo bande, essere di picciol numero di combattenti, composte. Il solo Mina, per la combinazione di molte avventurose circostanze, che troppo a lungo ci condurrebbe,l'enumerare, dalla metà della guerra in poi, comandava un corpo ben grande di volontarj, che piuttosto, come una colonna volante che irregolar banda doveva considerarsi, e combattè con vantaggio e con gloria. Ma moltissimi condottieri delle bande spagnuole fecero portenti, delusero il nemico in tutt'i suoi sforzi, ed anzicchè insoffribili vessazioni alla patria cagionare, furonle di non poca utilità, mentre, solamente un numero men che grande di partigiani, o volontarj, comandarono. Nulla però o ben poco fecero di vaglia, tostocchè coll'aumento delle loro forze, si resero maggiori, e di quello stesso paese, che in buona fede intendevano difendere, in flagello si convertirono. Imperciocchè, atteso il forte numero dei combattenti della banda, inevitabili danni cagionarongli. Meno atti ad occultare le loro operazioni al nemico, che già non li perdeva di vista, e molte volte imbaldanziti i condottieri dal numero della loro truppa, ad imprese temerarie si avventuravano, nelle quali, moltissimi, a grave pregiudizio della causa publica, restarono vittime. Il celebre Francisquete, e Ventura Ximenes nella Mancha, sin che non capitanarono più di quaranta, o cinquanta uomini, giunsero a sì fattamente il nemico intimorire, che più non osava di attaccarli.Ma quando a riunirne cinque o seicento, ciascuno d'essi pervenne, entrambi, per mano di quello stesso avversario, che prima gli paventava, sconfitti, con somma vergogna infelicemente perirono. Lo stesso Isidoro Mir, uomo di senno, e di capacità, alla testa di cinquanta, o sessanta volontarj, cose, da far maravigliare, chiunque, avea operato, fra le quali non fù certamente la meno celebre, quella di aspettare al varco il generale, destinato a comandare in capo all'esercito francese della Mancha, con tutt'i suoi ajutanti, e stato maggiore, e di farlo, in un con quelli, suo prigioniero. Ma poichè lo stesso condottiero pervenne al comando di due mila fanti, mille duecento cavalli, e quattro pezzi d'artiglieria, i treni e carri dei quali, non meno che i cannonieri, e tutto il necessario pel servizio della colonna, era stato creato, fabbricato, e come per incantesimo dal convento di Guadalupe, provveduto; fù nell'anno 1811, dal solo reggimento de' dragoni francesi sotto gli ordini del colonnello Laffite in Cuerva, compiutamente battuto; e superar dovette mille difficoltà, e pericoli per salvare la sua persona da una tanto decisiva rotta, che quella divisione, come per magìa, stata dai frati creata, ed ordinata, mandò in irremediabile rovina. Orobio, ilCojode los Pedrochesde Cordoba, e Chaleco, ci danno tutti, e tre una convincente riprova di quanto abbiamo asserito. Periti nell'Andalusia i due primi, il terzo, dopo la sua sconfitta, come per miracolo, a salvarsi colla fuga, pervenne. Il Caracol nell'Estremadura, l'Empecinado in Castiglia, ed altri molti in tutte le provincie di Spagna, di cui il tragico fine, e disastrose rotte sono bastantemente noti, punto non lasciano, sull'esattezza di questa osservazione, almeno nella pratica, da dubitare. Vengono pure da una ben ponderata riflessione, onde viemmaggiormente questa dottrina corroborare, valevoli argomenti, somministrati. Per quanto l'abilità d'un condottiero di banda, estesa esser possa, non sarà egli mai, atto a ben maneggiarla, nè potrà quelle cose praticare a che debbono essere tali corpi, esclusivamente dedicati, se si trova la banda molto numerosa. Essa non deve dar battaglie, attaccare grandi masse, nè apertamente assaltare le fortezze. L'unico fine delle bande non debb'essere, che di stancare il nemico, tenendolo in continua agitazione, sforzarlo a star sempre concentrato, ed astrignerlo a che, per la più semplice, per la minima delle operazioni, debba dal suo esercito, grossi distaccamenti separare.
Onde possano le bande al debito loro soddisfare, una continua, ed occulta mobilità loro è necessaria. Ora, come potranno queste, se forti in numero, fare nascostamente ciò che loro convenga, quante volte presentando al nemico un oggetto visibile il nemico stesso, forze bastevoli per incagliarle e quindi annichilarle, loro opporrà certamente? Come sarà nascosta la marcia di una truppa, che a ragion del suo numero non si potrà in un bosco, in una casa di campagna, od in una caverna, durante il giorno, alla coperta ricoverare? Come si potrebbe, esistendo un corpo numeroso, al necessario sostentamento del soldato, molte volte due o tre giorni di seguito, in luoghi deserti provvedere? Come potrebbero i suoi movimenti avere quella indispensabile rapidità, se il maggior numero dee per sè stesso, maggiori imbarazzi produrre? Come potrebbe il capo di un corpo numeroso, conoscere fino all'ultimo i suoi volontarj, chiamarli per loro nome, e con loro tenere una franca, ma dignitosa familiarità, nella guerra per bande indispensabile? In nessun modo. Ella è dunque cosa chiara, che se hanno le bande ad essere utili, se debbono i loro movimenti essere pronti, conviene, che vengano da un esiguo numero di volontarj composte.
Stabilito, che il numero de' volontarj componentile bande, debba necessariamente essere ristretto, passeremo all'ordinamento di quelle, che dev'essere semplice. Ogni banda avrà un condottiero, sotto gli ordini del quale, pel corso di tutta la guerra, dovrà rimanere. Sarà questi o una persona d'influenza, che, riuniti varj de' suoi amici, prenda il campo, ed allora ne sarà naturalmente il condottiero; oppure sarà eletto dalla riunione di parecchi amici, che tutti di comune accordo, senza agire per via d'influenza d'alcuno, solamente per salvare la patria, prendano le armi, e verrà all'assoluta maggiorità dei voti, nominato. Le funzioni, e titolo di condottiero non appartengono ad un grado, ma non sono propriamente, che una qualità, per la quale, trovasi a tutta quella gente riunita, superiore, e vale come quella di comandante accidentale che maggiore, o minor grado possiede, secondo il maggiore, o minor numero di combattenti cui comanda. Sebbene sia questa guerra irregolare, non potrebbero però nulla di conseguente in essa i volontarj operare, se fra di loro con regolare ordinamento, legati non fossero, e non da superiori cui prestassero implicita obbedienza, convenientemente diretti. Imperciocchè in contrario, verrebbe il condottiero dalla confusione, e disordine impedito di potere ad effetto, lameglio divisata operazione menare. Tutte le nazioni, che una guerra d'insurrezione per bande sostennero, e specialmente l'eroica Spagna nella lotta dell'indipendenza, ebbero militarmente regolate. Ma per uno strano errore, tentò la Giunta di Siviglia, secondo il sistema di regolar milizia, le bande, tanto generalmente, che particolarmente, ordinare; e diede perciò un lungo editto alla luce col quale, la forza popolarein partidas, ossia bande regolari da formarsi di volontarj, ed in isquadriglie da formarsi di contrabbandieri, divideva; ed a tutti accordava regolarmente una congrua paga; ed alle leggi della disciplina militare assoggettavagli. Tuttavolta guari ad avvedersi nell'effetto, dello sbaglio, non tardò, e non essere le bande di una esatta dipendenza suscettibili nelle speziali operazioni loro, per esperienza riconobbe. Laonde con maggior senno, e con lo squillo generale della patria tromba, dal sonno in che giaceva il popolo ignaro ed inerte, con forte istrepito destò, e doversi quella considerare guerra deMoros, e da tosto intraprendersi, solennemente bandì. Non debbono i gradi emanare dal governo provvisionale, che può esistere o no; ma conviene che vengano al più capace, al più caldo amatore della patria, ed al più morale, dalcondottiero della banda, conferiti col riconoscimento ed approvazione successiva del condottiero supremo, senza che questi abbia diritto d'immischiarsi nei particolari dell'ordinamento speziale della banda, e finattantochè il Parlamento nazionale regolarmente, e liberamente eletto, e costituito, non approvi od abolisca, dovrà il tutto, provvisionalmente rimanere. Ogni qualvolta saranno dieci volontarj per guerreggiare, uniti, dovranno essere comandati da un decurione il quale non dovrà mai venir da una decuria, ad un'altra cambiato, ma sempre con loro convivere ed al loro fianco, il nemico affrontare. Due decurie formeranno un drappello comandato da un capo-venti, due drappelli con un antesignano portante il manipolo di fieno all'asta, ed un suonator di cornetta, formeranno un manipolo comandato da un capo-truppa. Due manipoli formeranno una centuria, ed avrà questa un centurione comandante oltre d'un centurione retroguida che sarà secondo comandante della medesima, ed il numero degl'individui ascenderà a cento, compresi gli uffiziali. Dieci centurie formeranno una coorte comandata da un capo mille, la quale con l'aggiunta delvessillifero, di quattro guarda-bandiera e d'un primo e d'un secondo vigilatore,sui quali posa tutto il servizio della coorte, e la perfetta esecuzione degli ordini del capo-mille, ascenderà al numero di mille e sette. Dieci coorti formeranno una legione comandata da un tribuno legionario avente in oltre quattroCeleriper trasmettere i suoi ordini, unaquilifero, otto guard'aquile, ed unCeliarca, capo della direzione topografica, e del materiale della guerra. Cinque legioni formeranno un esercito consolare, il quale potrà pure venir aumentato, secondo i tempi, i mezzi, e le circostanze, e comandato da un console, con un maggior numero diCeleri, eCeliarca. Finalmente un condottiero supremo, con quattro condottieri principali di provincia, venti di cantone, duecento di distretto, sarà il regolatore delle operazioni generali della guerra. Ogni condottiero principale avrà un consiglio di direzione topografica, e materiale di guerra, più o meno grande, secondo l'estensione del suo comando. Il condottiero supremo nominerà, e dirigerà il consiglio d'alta direzione topografica, e materiale di guerra; si comporrà, del
Questo generale ordinamento, sarà dal condottiero supremo con esattezza, ma solo rispetto alle operazioni combinate, e sull'universalità delle bande, sparse sulla superficie del territorio, messo in pratica. Non sarà, per esempio, necessario, che quelle bande, il numero delle quali, in una provincia può tre o quattro eserciti consolari formare, sieno riunite, ed agiscano regolarmente come legioni, etc. Ma solo dal capo riconosciute, e per via di ciascun condottiero di distretto, cantone, e provincia, secondo il detto sistema classificate, ed in corrispondenza; potrà quegli, volendo un movimento combinato, e parziale,operare, solamente quella tal parte che giudicherà conveniente, avvertire, quella tal legione, sola far muovere che si trova della combinazione a portata, se così stima per lo migliore, e potrà, libere d'agire a loro talento nel circolo speziale, dove fan guerra, per tal modo le altre lasciare. Terrà dunque il condottiero supremo un registro generale delle bande da lui riconosciute, colle quali in corrispondenza manterrassi. Nel sopra espresso modo registrata, sarà, secondo il suo numero d'uomini, ognuna su di quel sistema ordinata. Per esempio, una banda di dieci uomini, che agisca da per sè, non sarà che una decuria, ed il suo condottiero, non sarà più che decurione. Ma se questi l'aumenterà fino a venticinque, diverrà per quel fatto, capo-venti se fino a cinquanta capo-truppa, etc., e così in seguito; semprecchè non venga dal condottiero supremo o principiale del circolo dove si mantiene, avvertita di dover in tale o tal altro modo, a movimenti combinati, cooperare d'accordo, ed in unione con tal altra decuria, o centuria, etc. alla quale nell'ordinamento generale appartenga. Non dipenderà per quelle date speziali operazioni da altri capi, e potrà qualunque particolare impresa, da sè sola portare ad effetto, quando la giudichi, al paese convenire.
In ragione dunque della sua forza nel sopra indicato modo, ciascuna banda ordinerassi; ed eccettuando il caso di operazioni combinate, per le quali dovrà obbedire agli ordini del condottiero supremo, dai celeri suoi, o dai condottieri principali di provincia, cantone, o distretto, gerarchicamente trasmessi, godrà ogni banda d'una perfetta indipendenza. Non dovranno mai essere i condottieri da una banda, all'altra, nè dalla loro rispettiva, rimossi o separati, ma sempre dovranno con gli stessi volontarj vivere, mangiare, dormire non meno, che combattere.
Possono essere le bande di soli fanti, di sola cavalleria, o di ambo queste armi, composte, e tanto le une come le altre dovran essere nel modo di già indicato, ordinate, e regolate.
Difficoltà grande per provvedersi di cavalli, quando si parla di formare una banda di cavalleria, pare affacciarsi. E se mai il sovra-esposto esempio del medico Palarca, la facilità di togliere i cavalli al nemico, sorprendendolo, come noi crediamo, ad evidenza non dimostrasse, aggiungeremo primieramente che possonsi avere cavalli, se i volontarj sono d'un paese, dove quelli abbondino, e coi proprj, si presentino, si riuniscano, eforminsi gl'individui in una banda di cavalleria. Questo è il più facile modo, e secondariamente, si otterranno, se conoscendo i cittadini la grande necessità di avere alcuna di tali bande; malgrado, che il paese sia scarso di cavalli atti a militare, ed i pochi esistenti deboli, o mal formati, siano ben decisi a toglierli al nemico, pel desiderio di combattere a cavallo, e con quelli posseduti da lui, si montino. Nell'ultima guerra di Spagna contro i Franco-apostolici, ordinati quegl'Italiani proscritti, che colà si trovavano, in un battaglione di granatieri sotto gli ordini del colonello Pacchiarotti, ed in un corpo di lancieri sotto quelli del conte Bianco, in Catalogna, per lungo tempo militarono. Ma siccome non era quella truppa stata d'ordine del governo armata, ed ordinata, perchèlas Cortesfinattantocchè la rovina del sistema constituzionale agli occhi di tutti certa non fosse creduta, alla formazione di legioni straniere, negarono di rivolgere il pensiero, e quando poi le ordinarono, soli pochissimi giorni d'esistenza in Catalogna aver potettero; la Deputazione provinciale, le armi, e necessarie assise per un battaglione di fanti a conto della provincia, generosamente agl'Italiani fornì. Però, considerandosi essere cosa necessaria, quella di avere anche cavalleria della propria nazione,e molti uffiziali, di servire a cavallo desiderando, si decisero benchè privi affatto di mezzi, a formare, ed ordinare un corpo di lancieri italiani uffiziali volontarj; e per giungere al loro scopo, la divisa da granatiere datagli dalla deputazione provinciale, alla foggia di quella dei lancieri della guardia imperiale di Napoleone, ridussero, ed il fucile, etc.; con sciabola, pistola, e lancia permutarono. Contuttocciò un'altra maggior difficoltà loro presentavasi, e quella si era di trovar cavalli, perchè neppur uno dal governo spagnuolo ne potevano sperare. Pochissimi fra loro, siccome proscritti, avevano danari sufficienti per comprare il proprio, anzi molti trovavansi, d'ogni mezzo per montarsi, mancanti. Essi dunque al modo il più difficile, ma il più guerriero, il più ardito, ma il più efficace, ricorsero. A piedi collo schioppo alla mano nelle file del battaglione, la cavalleria apostolica furiosamente assalivano, l'uffiziale, o soldato nemico scavalcavano e sul posto trafiggevano. Quindi del suo cavallo, arnesi, armi, e taglia s'impadronivano; così a poco a poco, a misura che le scaramuccie, ed i combattimenti si succedevano, il corpo formavasi dei lancieri italiani, ed ingrossava. Altri cavalli poscia comprati coi fondi ricavati dal bottino, che tutto intiero a quell'uopo si destinava, agliacquistati colle armi aggiugnendo, un corpo sorse d'uffiziali volontarj lancieri maravigliosamente in breve tempo formato, ed ordinato, che fù sempre da quanti Spagnuoli, e nemici stessi lo viddero, per valore, energia, e sveltezza in agili fazioni dimostrata, come per l'elegante assisa, che i volontarj adornava, da tutti sommamente apprezzato, e stimato. Eccone abbastanza, per la formazione delle bande di cavalleria. Presso del condottiero supremo, e di tutt'i condottieri principali, vi sarà un numero di volontarj a cavallo, disarmati, e vestiti alla foggia dei contadini, della provincia, i quali serviranno per portare gli ordini verbali, o scritti in cifra, da una banda all'altra etc. Questi saranno riconosciuti da un segno di convenzione stabilito al cominciamento della guerra.
Alle falde dei monti, nello spazio tra un fiume, e l'altro, nelle boscaglie, lungo quelle, sulle colline, e nelle pianure coperte da siepi, o tagliate da paludi, etc.; che siano dai volontarj perfettamente conosciute, possono ben mantenersi le bande di cavalleria, essendo soggette alla necessità de' foraggi, etc. E possono le bande a cavallo, sì pel trasporto rapido in groppa di fanti da un punto all'altro del paese, come per valicare i fiumi, in questa guerragrande vantaggio arrecare, non meno, che per quelle operazioni ardimentose, e spedite, che, il nemico sorprendendo, l'istupidiscono, confondono, e quasi sempre, quando sono ben dirette, un effetto decisivo, e completo producono. Per lo più, in quelle portentose incursioni succede, che un pugno d'uomini decisi e svelti, forti corpi di truppa regolare distruggano, ed alcune volte della liberazione d'una provincia, del possesso, o della caduta d'una piazza, della cooperazione degli abitanti d'un paese, della rovina del nemico, e del trionfo della causa, compiutamente decidano. Debbono i volontarj a cavallo, essere d'un'attività, ed energia sorprendente, a tutta prova, buoni maneggiatori dei cavalli, della sciabola, scure, lancia, e falce a manico rovesciato, etc.; arditi, ed intraprendenti.
Le bande a cavallo, oltre del danno, che possono da sè sole nel circolo speziale delle loro operazioni, al nemico arrecare, sono utili alle bande de' fanti, onde i lati del cammino, boschi, selve, e foreste, perlustrare, servire da corridori, trasportare i fanti in groppa. Non mai in linea, ma sempre inforaggiare, debbe tal cavalleria caricare; ed il loro ordinamento generale, dovrà essere diretto da un maestro de' cavalli, dipendente dal condottiero supremo, e presso di lui, residente.
In quanto alle particolari loro operazioni, la condotta di Palarca, e don Julian, dovrà da un condottiero de' cavalli, essere imitata. Quest'ultimo, quando venne informato avereCiudad Rodrigoun rinforzo di vettovaglie, e soldati ricevuto, formò l'arditissimo progetto di prendere, e portar via tutto il bestiame, ch'era stato nella città introdotto, ed ogni giorno fuori della medesima, sotto la protezione dei cannoni dei forti, al pascolo si conduceva. Ei giunse determinatamente di gran carriera; sbaragliò la truppa che stava di guardia; sprezzò il fuoco dei cannoni, che senza posa contro di lui tiravano a scaglia; prese gran parte del bestiame e se lo portò via. Di più il governatore generale Reynauld, alla vista della piazza e sotto il tiro dei cannoni, credendosi sicuro, e avendo con una piccola scorta passato l'Agueda, fù preso dal condottiero e menato in prigionia. Oltre di ciò si potranno pure dal trattato del sig.rLemiere sui partigiani, molti ed utilissimi ammaestramenti sul modo da tenersi dalle bande a cavallo in questa sorta di guerra, ricavare.