Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi. Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto dell'interesse generale dell'umanità,detta pratica pericolosa potrebbe esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera, che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi, questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane,dall'individuo medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo, allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può colpirci quando meno ce l'aspettiamo.
Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze seriamentepensino, le quali trascurate possono esser cagione di funestissimi e gravissimi danni.
Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti norme.
«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti, esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.
Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte, domandano nel loro Rapporto che sia sequestratopresso il malato un altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da essi ordinati.
Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.
Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.
Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè possanopiù facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di servizio, prima, e dopo le dette visite».
Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente sospetti.
Rimane ancora a far menzione della cosìdettaBotte per le fumigazioni(Räicherungs Tonne), e della maniera di farne gli espurghi.
Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità abbiano avuto il tempo diconcertarsi sulle misure da prendere per combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti, che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti, lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e che ora credo utile di qui riprodurre. (V. Fig. N.IX. X. XI. XII.).
La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentardi distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra. Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne rimanesse spettatore indolente del disastro,attendendo che l'Autorità pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti, ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso, l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili, mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (Fig. XIII.) A. B. il fondo della medesima, (Fig. XIV.) che deve esser levabile onde poterlo caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei, otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere. Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es. in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo, proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro segnata G. (Fig. XV.) al cui margine esterno saranno connesse delle catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo, serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi qualcuno dei detti effetti dall'uncino,non cada direttamente sopra la pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme tutto l'apparato.
S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche distanza dalla medesima.
Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace riesca l'espurgo.
Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in essa contenuti difesi dallagraticola, sopra una specie di vasca di legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o quattro dita d'acqua, (Fig. XIII.C. D.) si collocherà nel mezzo un pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A. B. (Fig. XIV.) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.
Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte, non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della contaminazione. Niente di meno, viene indicatoche non occorreranno mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante, verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare quelli che sono costretti di farne uso.
Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è interamente superfluo[65].
In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare e distruggere i colori.
Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati; sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra. Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente, 1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra.
Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove operazioni.
Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica illuminata,a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno. L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti, senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja appena solea contentarsi.
Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi. Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni, non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio che l'aria libera e pura sia il principalmezzo disinfettante. È a questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti, delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo.
Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter piùsperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio, quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi: la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi alla Commissione Superiore di Sanità, di cui aquel tempo formava parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda, cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva.
Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.rPietro Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a questo oggetto appositamentedestinate vennero trasportati quasi tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati, appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste, ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto. Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le località infette, ciò che venne anche felicemente fatto.
Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato con grande sorpresa andarneaffatto illeso ed immune dal contagio un popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne' quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera. Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti. I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed esperienze fatte dal S.rPiorry nel colera di Parigi, e riportate dal S.rD.rMeli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p. 292.
La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi, come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente a valersene.
Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio, oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi; oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone, delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò che in qualsivoglia modo può debilitarela macchina e predisporla a contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco, con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare. Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema d'animo, illanguidiscono e sconcertanole funzioni dello stomaco, abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente, e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità, e se non siamo a ciòobbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla, di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si presentino favorevoli circostanze.
Toccata così di passaggio anche la parteimportantissima che risguarda i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali, cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via, ed il filo riprenderò della Storia.
Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.rOréo, i soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia, l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi deserta; edaltre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga, ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni.
La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose.
In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti, mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portandoqua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina II.dail General Maggiore Schipow, ed a cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze.
Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 manifestossi nella città di Mosca.