Chapter 7

Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza, si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in ogni miglior modo facilitando.

Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo GiornaleLa Pesteparlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo Francese, giustamente avverte;

a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una ragion di contatto»;

b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che hanno scritto sopra tale materia».

Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido elettrico non è percettibile che pei suoi effetti.

A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla comunicabilità della peste, riporterò un altrobreve estratto dello stesso Foglio.

«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno condottoa considerare la peste come una malattia di cui la causa specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la parte da cui essa venga), riveste ben tosto per un puro fenomeno di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna, la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica puramente individuale».

«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati».

Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in acconcio le seguenti riflessioni:

L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo, deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo unamutazione nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione, considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che, viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto, invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità.

Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile, qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni, ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo, detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azionedi tanti agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile, conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito, e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e dell'esperienza.

Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità, non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione, oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero; dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste, nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.rBulard volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra l'economia animale e l'invasionedella malattia a cui ha dato luogo, riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le quali è notabile la seconda così concepita

2.eObservation(17 jours d'incubation)Caire, 1.erJanvier 1835.«M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison est attaqué et succombe le 20».

2.eObservation

(17 jours d'incubation)

Caire, 1.erJanvier 1835.

«M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison est attaqué et succombe le 20».

Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo, in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di prova, quanto che fra le tanteosservazioni riportate dal Dottor Bulard questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22 Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente:

Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i micidiali di lui effetti.

Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione, nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica amministrazione.

Che se in seguito alle surriferite dimostrazioni, e sull'appoggio della ragione e di un'illuminata esperienza si perverrà a stabilire d'accordo un sistema comune meno esagerato e cauto egualmente, e delle massime di ragionevoli facilitazioni nel trattamento sanitario contumaciale, sarà certamenteuno dei più grandi servigi che la politica e la scienza sanitaria riunite al medesimo scopo abbiano mai recato all'umanità e all'interesse delle nazioni. Se si determinerà di abbreviare soltanto di pochi giorni gli attuali periodi di quarantena per gli uomini, riconosciuto inutile ed esagerato il rigore attuale, la navigazione e il commercio dei varii Stati di Europa ne risentiranno sommi vantaggi; si risparmieranno gravose spese, danni, ed un tempo prezioso per tutti, ma specialmente per le classi de' commercianti e naviganti, e saranno menomati altresì i pericoli a cui è esposta la salute de' contumacianti per una lunga reclusione in istato d'inerzia entro ad un Lazzeretto o sopra un bastimento, e tolte delle pratiche esagerate, irragionevoli, che contrastano mostruosamente coi progressi della scienza, collo spirito del secolo, colle provvide cure e col zelo da cui sono animati i Governi pel bene e la prosperità delle suddite popolazioni, e coi grandi miglioramenti che si operano tuttodì negli altri rami dell'economia pubblica.

Relativamente poi alla seconda parte della quistione —per quanto tempo, cioè,il principio pestilenziale o germe del contagio può restar latente ed inoperoso ne' corpi inanimati, per esempio, nelle mercanzie, nei vestiti, bagagli ecc., senza perdere la sua facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che favorevoli se ne presentino le circostanze; lo stesso ragguardevolissimo personaggio nella sopraccennata conferenza graziosamente accordatami il dì 14 Ottobre 1838, mi fece osservare, siccome la quistione così concepita diventava inutile affatto, e che il versare su di essa non avrebbe mai condotto ad alcun utile risultamento per lo scopo legislativo. In fatti, il problema così concepito sarà sempre di un'assai difficile ed incerta soluzione, ed anzi non si perverrà mai a scioglierlo; mentre non si giungerà mai a riconoscere e stabilire con fondamento bastante, per quanto tempo i germi del contagio, sottratti all'azione dell'aria libera e della luce, possano restare annidati entro ai corpi inanimati suscettibili di ritenerli, conservando integra la loro facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che si presentino favorevoli circostanze. Mercanzie suscettibili di ogni sorte stivate in balle o riposte in casse, vestiti di ogni genere e specialmente lepellicce ed altri oggetti suscettibili conservati in bauli od altri recipienti chiusi, ove manchi l'azione dell'ossigeno atmosferico, possono tener in sè occulto e custodito il contagio per un tempo assai lungo, riportarlo a grandi distanze, comunicarlo a quelli che primi li maneggiano o li toccano, anche dopo alcuni anni più o meno secondo le circostanze; ma questo tempo sarà sempre per noi un mistero, nè i tentativi per determinarlo arriveranno mai ad ottenere risultamenti che soddisfacciano, a malgrado i più costanti e coraggiosi sforzi.

Da parecchi scrittori, tanto antichi che moderni, sono riportati casi di robbe infette che dopo molti mesi ed anche dopo molti anni, tirate in luce e toccate, infettarono le persone. Tra i moderni, racconta il Dott. Bulard, che in una peste che distrusse quasi tutta la popolazione di Smirne, un giovane, dopo aver sepolto tutti gl'individui della sua famiglia ed esser rimasto solo possessore della sostanza di essi, depose nella cavità di un grosso albero parecchi effetti de' quali non amava disfarsi; indi, ricoperta ogni cosa con diligenza, passò in Europa per vivervi più tranquillo. Dopo circa trent'anni fu preso dalla smania di rivedere il suo paese natio. Ritornò a Smirne, e pensando al suo deposito, la curiosità e l'interesse lo spinsero a farne ricerca. Lo trovò. Ma ebbe a pagar cara la sua imprudenza. Quegli effetti avevano conservato il germe della peste. Ne fu attaccato e morì. Per tal modo la peste soleva rinnovarsi spesso a Costantinopoli.

Non sono molti anni dacchè la peste essendo penetrata nel convento de' Missionarii Lazzaristi di S. Giovanni d'Acri, furono messi in casse gli archivii del convento, e riposti in un magazzino che si tenne rigorosamente chiuso. Quattro anni dopo, il Superiore del convento volle trar fuori dai cassoni i registri e riporli al loro sito. Per far ciò si servì da prima delle pinzette, ma stancato dalla lentezza con cui procedeva l'operazione, le lasciò, e prese i registri colle mani. Lo stesso giorno fu attaccato dalla peste e morì. Altri frati e persone del convento vennero attaccati poco appresso e morirono egualmente. Abdala-Bascià fece segregare tosto il convento e lo assoggettò a rigorosa quarantena. La città venne preservata dal flagello. E per parlar degli esempii riportati dagli autori antichi, basterà forse ricordare quello riferito da Senerlo (de feb. lib. 3,cap. 4) di un lenzuolo che conservò in sè annidato il germe dell'infezione per quattordici anni; mentre dopo questo periodo di tempo il detto lenzuolo essendo stato spiegato e maneggiato servì a spargere a Breslavia nella Slesia il reo seme pestilenziale nel 1542; e per cui nello spazio di ventidue settimane morirono di peste in quella città quattromila novecento persone, e si diffuse poi in parecchie altre della Germania (V.pag. 358); come pure l'altro accaduto egualmente in Costantinopoli e riportato dal P. Maurizio da Tolone e da altri Autori da' quali il buon Padre lo tolse, delle funi cioè, che in una circostanza di gravissima pestilenza servirono a portare gli infermi ai destinati ricoveri ed i morti ai sepolcri, e le quali, allorchè di esse non s'ebbe più bisogno per tali ufficii, vennero gittate dietro una cassa ed ivi dimenticate stettero senza esser mosse più di 20 anni; ma ripigliate dopo detta epoca da un servo, costui s'infermò poco dopo di peste e morì, e da lui in altri il rio seme essendosi propagato, perirono in quella Capitale in conseguenza di detta causa, oltre dieci mila persone.

Parecchi altri esempii di questo genere sono riportati dal Fracastoro, da Giorgio Garnero, dall'Hunzer, da Alessandro Benedetto, da Erasmo Heden e da altri scrittori, che provano siccome effetti suscettibili, o nascosti o per altra ragione posti fuori della possibilità di esser penetrati e purgati dall'azione dell'aria e della luce, conservarono in sè annidato per molti anni di seguito il rio germe pestilenziale, il quale si è poi comunicato altrui per contatto, e valse a produrre e propagare sotto l'influenza dell'opportunità individuale e del favorevole concorso di circostanze atmosferiche telluriche, la stessa terribile malattia.

Sicchè, essendo difficilissimo, anzi impossibile, conoscere e determinare il tempo durante il quale i germi del contagio possono restar latenti nei corpi inanimati, negli effetti suscettibili (mercanzie, vestiti, masserizie, robbe ecc.), senza perdere la loro facoltà e forza riproduttiva appena si presentino circostanze favorevoli al loro sviluppo; dappoichè la soluzione di questo problema che dipende da un'infinità di circostanze diverse, le quali non possono essere nè conosciutenè determinate, non potrà mai ottenersi in modo attendibile per la scienza, nè utile e soddisfacente per lo scopo legislativo, sarà di conseguenza molto meglio ammettere come principio, come fatto positivo e generale, che tutte le robbe ed effetti suscettibili (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) provenienti dai luoghi infetti o sospetti, sia dal Levante o dalle altre parti dove regna o suol regnare la peste, debbano essere considerate come se effettivamente fossero già infette di contagio: e, posto ciò, cercar di conoscere e determinarequali siano i mezzi, quale il metodo più sicuro, più sollecito e più conveniente per espurgarli, avendo in vista principalmente di conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti riguardi della sicurezza pubblica con la convenienza de' privati, e cogl'interessi della navigazione e del commercio.

Instituite che si avranno siffatte investigazioni, bene analizzati i sistemi attuali di disinfettazione e di espurgo, e dietro li più accurati e diligenti esami praticati colla scorta delle più estese cognizioni e scoperte della chimica moderna e di una più illuminata esperienza, riconosciuti e determinati i metodi migliori, quelli cioè che mentre soddisfanno a tutte le viste della sicurezza pubblica, sono atti a darci li richiesti risultamenti per la Sanità col minor dispendio di tempo e col minor danno della navigazione e del commercio, e a conciliare meglio che oggidì non si fa tutti i grandi interessi sanitarii politico-commerciali, allora sì che si potrà dire di aver fatto nella pubblica Amministrazione Sanitaria felicemente alcun passo, e colti que' vantaggi per la sicurezza e prosperità nazionale cui ebbe in mira ne' suoi atti ufficiali l'illuminata politica degli Stati di Europa nell'intromettersi in questo grande argomento.

Se non m'inganno, è assai probabile che dalla soluzione di questo secondo quesito si colgano vantaggi ancora maggiori e più considerevoli che dalla soluzione del primo; pervenendo a riconoscere l'inutilità, l'inconvenienza e perfino il ridicolo di alcune pratiche di espurgo usate attualmente nei Lazzeretti di Europa, la necessità di riformare questa parte importantissima di economia sanitario-commerciale, e stabilire d'accordo metodi di disinfezionepiù semplici, più regolari, più ragionevoli, più spicciativi; ma nello stesso tempo egualmente cauti e sicuri, concretandosi sui mezzi di un'applicazione utile ed immediata; e sopprimendo tanti irragionevoli, indebiti ed esagerati rigori, vincoli, ritardi e dispendii che gravitano senza ragion sufficiente sul commercio e paralizzano parte considerevole dell'utile che da questo rapido distributore delle ricchezze conviene attendersi per l'incremento della prosperità nazionale.

Se nelle congiunture di peste scoppiata o appena cessata in una città o paese ecc., vengono spurgati in pochi giorni quantità di effetti che hanno servito ad uso dei pestiferati, lordi ancora di sanie, di sangue, di escrementi, e maneggiati successivamente e indossati da persone sane, senza che per ciò ne segua alcuna nuova infezione[4]; se si espurgano tuttogiorno in pochi minuti le lettere, i dispacci, le carte che vengono da luoghi infetti o sospetti, ponendole immediatamente in libera circolazione; se una quantità infinita di esperimenti ci hanno già da tanti anni dimostrato, che oggetti infetti immersi nell'acqua, o esposti all'azione dell'aria libera, della luce o del calorico portato ad un grado forte, vennero dai detti agenti perfettamente spurgati in un breve tempo; come pure da altri dati mezzi disinfettanti sono stati egualmente distrutti o scomposti in breve tempo e con sicurezza i germi pestilenziali che ragionevolmente ritener si dovevano in quegli oggetti annidati; perchè sarà tuttora necessario tener le merci chiuse in un Lazzeretto quaranta giorni e continuar ad esporre a pericolo la vita di tanti uomini, obbligarli a mettersi con quelle merci a contatto due volte al giorno (il così detto espurgo di prova) per chiarirsi se vi sia o no la peste, e continuare in varie altre antichepratiche irragionevoli con un completo indifferentismo e senza alcun altro esame?

Nelle pratiche di espurgo delle varie merci sospette di peste, nei mezzi usati e nella durata dei periodi contumaciali o d'aspettazione che sono in vigore nei varii Lazzeretti di Europa, sussistono delle anomalie e differenze considerevoli in guisa, che sembra che dette misure disciplinari preservative non abbiano per base principii solidi, massime generali dettate dalla ragione, dalla scienza e dall'esperienza, ma unicamente il capriccio od un cieco empirismo. Le stesse merci e persone della medesima provenienza sono soggette in un Lazzeretto a 10 giorni di contumacia, in un altro a 14, in un terzo ora a 21 ora a 28, in un quarto a 40. In alcuni Lazzeretti si espurga col cloro e coll'aria, in altri coll'aria sola, in altri col calorico, in altri finalmente si usa l'espurgo di prova, e via discorrendo. Per esempio, al Lazzeretto diOrsova, limitrofo alla Turchia, al punto dove si riuniscono le frontiere dell'Austria, della Valacchia e della Servia, la contumacia è di soli dieci giorni senza alcuna disinfettazione; a Odessa, che non è che tre giorni distante da Costantinopoli, si fanno quattordici giorni di contumacia, fumigazioni di cloro e spoglio; in Valacchia quattordici giorni ed una fumigazione di zolfo; in Egitto sette giorni; in Grecia quindici giorni; a Malta e negli altri porti Europei del Mediterraneo, dell'Oceano e dell'Adriatico, distanti da Costantinopoli da cinque giorni a due mesi, si esige una contumacia di vent'uno, vent'otto e fino quaranta giorni, senza che si conosca su qual base, sopra quali osservazioni ed esperienze sieno fondate nè l'esagerata severità degli uni, nè la maggiore facilitazione degli altri. Così in alcuni Stati di Europa li Colli di mercanzie che provengono da un paese sano e sono diretti ad altro paese egualmente sano, ancorchè nell'effettuare il tragitto sieno stati obbligati a passare per paese sospetto o infetto, arrivati alla loro destinazione, non sono sottoposti ad alcuna contumacia o riserva, e con grande utilità del commercio vengono messi immediatamente in libera circolazione, perchè le Autorità Sanitarie del luogo della partenza hanno il dovere di sigillare dettiColli di merci col sigillo della Sanità e con quello del rispettivo Console, scortarli con relativo Processo Verbale, in cui dev'essere constatata la qualità dei suggelli e la loro integrità, e munito ciascun Collo di un forte involucro a doppio strato, che si chiamacoperta di sanità, farli proseguire così senza più alla loro destinazione, accompagnati dalla relativaFedeocertificato Sanitario. Giunti che sieno al luogo al quale sono destinati, dopo un tragitto più o meno lungo pel paese infetto, vengono depositati al Lazzeretto, dove non si fa che spogliarli degl'involucri esterni o coperte di Sanità; indi, verificata l'integrità dei suggelli, e colla scorta del relativo Processo Verbale riconosciuto esser integro il Collo ed essere stata rispettata la sua inviolabilità, sono posti immediatamente a libera pratica, trattenute soltanto al Lazzeretto le coperte che vengono con ogni diligenza spurgate, indi consegnate a chi di diritto per gli usi e bisogni ulteriori, senza altri aggravii e formalità; mentre invece in altri paesi le stesse merci, per la sola ragion del passaggio attraverso il paese sospetto o infetto, sono trattate nello stesso modo come se direttamente procedessero da luogo infetto, ed assoggettate alla stessa rigorosa quarantena.

Biasima il Dott. Bulard, e a ragione, siffatta disarmonia, tanta varietà di pratiche sanitarie o di mezzi impiegati per respingere ed annientare la peste. A ragione egli dice essere ormai tempo che questa grande quistione economico-politica fissi l'attenzione dei varii Governi di Europa, e che si cerchi di mettersi d'accordo intorno ai varii sistemi sanitarii di aspettazione, manipolazione, od espurgo; procurando di conciliare per quanto è possibile con una saggia legislazione la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio e di una navigazione ognor più crescente ed estesa in Oriente dove suol regnare la peste, senza che pratiche sanitarie esagerate ed inconvenienti pongano indebiti ostacoli ai progressi dei nostri rapporti commerciali e giungano a falcidiare una parte dell'utile e dei beneficii, che le popolazioni di Europa hanno ragione di attendersi da queste ampie sorgenti di ricchezza e di prosperità nazionale. E non saràquesto un bell'argomento di utile pubblico da prendersi in disamina dal Congresso sanitario Europeo, senza bisogno ch'egli si occupi prima di tutto, come propone il Dott. Bulard, ad instituire nuovi esperimenti a fine di provare la contagiosità della peste, servendosi a tal uopo dei delinquenti che la legge ha condannati alla pena capitale; poi, qualora ciò non corrispondesse alle vedute del legislatore, appellarsi al coraggio e alla filantropia dei Medici membri del Congresso, invitandoli a subire detti terribili sperimenti, e ad incontrare una gloriosa morte? Come mai sperare che tale idea strana potesse venire bene accolta in Europa? È bensì vero e giusto il principio che il Dottor Bulard allega ad appoggio della sua proposizione; quello cioè «che una disposizione legislativa non può essere basata che sopra la perfetta conoscenza del fatto al quale essa si adatta»; ma non è giusta la sua applicazione, nè la conclusione che da tale principio generale egli intende tirarne. A' nostri giorni, e dopo che una funesta esperienza di molti secoli ha posto fuori di ogni quistione e di dubbio la contagiosità della peste, non v'ha più bisogno di nuovi sperimenti per provare questa verità di universale accettazione, e su cui oltre l'esperienza di secoli, esistono moltissime cognizioni tradizionali ed infinite e sempre costanti osservazioni antiche e moderne di tutti i tempi, di tutti i paesi, in modo tale che non vi ha più chi ne dubiti, e non si può dire di non avere di questo fatto piena conoscenza.

Tutti li nuovi esperimenti, tutte le nuove osservazioni che, servendo all'opinione del Dottor Bulard, si potrebbero fare dai signori Medici componenti il Congresso, menerebbero alla conclusioneche la peste è contagiosa. Ma questo già lo sappiamo. Questo quesito interessante, che il Dott. Bulard propone doversi sciogliere dal Congresso prima di passare alla decisione del problema amministrativo, è già sciolto da secoli. Il carattere contagioso della peste non è più per l'Europa un problema. È un fatto già riconosciuto, che non ha più bisogno di prova e sul quale tutti i dotti e sperimentati Medici, non escluso lo stesso Dott. Bulard, tutti i Magistrati Sanitarii, tutti i Governi e le personepiù illuminate e imparziali di tutti i tempi, di tutti i paesi sono già perfettamente d'accordo. Giova sperimentare qualunque volta v'abbia penuria di fatti, quando si abbiano buone ragioni per dubitare, e la quistione penda incerta, irresoluta; ma allorquando i fatti abbondano, allorchè sono tutti concordi nè sussistono fondate ragioni per dubitare, e la quistione è stata già risolta da molto tempo in guisa che la soluzione del problema è divenuta un fatto certo, invariabile, ammesso dal generale consentimento, a che pro scandalezzare il genere umano col produrre ora in campo siffatta quistione?

Intorno poi alla qualità degl'individui sui quali si propone di fare detti sperimenti, lasciando da parte gl'immensi imbarazzi, difficoltà e pericoli cui sarebbero esposti i Signori del Congresso per ottenere e mantenere sempre pronte al sacrificio le indicate vittime infelici; convien riflettere, che essendo il pubblico esempio il principale scopo cui mira la legge nel punire il delitto, ed il terribile castigo inflitto al delinquente innanzi agli occhi di tutti, essendo diretto non a vendicare la società, ma a servir di freno ai malvagi mal intenzionati, onde impedire la rinnovazione della colpa; commutando la pena capitale in un esperimento di peste, verrebbe a mancare lo scopo salutar della legge, e si tradirebbero con ciò i più grandi interessi della società. Relativamente ad alcuni Stati converrebbe poi ricercare, chi si crederà in diritto di fare tali commutazioni, come rispetto ad altri, chi sarà quello che le farà? E qualora anche queste commutazioni venissero fatte, i Signori Medici componenti il Congresso si crederanno poi in diritto di attentare alla vita dei loro simili? Saranno poi essi disposti a fare, sebbene in altro modo e con altro mezzo, quello che senza la commutazione sopraccennata avrebbe spettato all'esecutor di giustizia? E se mancheranno i delinquenti per le preaccennate esperienze, come supporre che i Signori Medici chiamati a formar parte del ridetto Congresso vengano presi dalla vocazione di morire di peste, e si offrano spontanei, in luogo dei delinquenti condannati alla pena capitale, a subire sì terribili e funesti sperimenti per provare la contagiosità della peste, la di lei essenzapatologica, ed il trattamento curativo che le conviene, ecc.?

Allorchè il Dott. Bulard concepì quest'idea, e scrisse e sostenne con tanta fermezza che per poter basareun'irrevocabile(!!) legislazione sanitaria, prima di tutto, e prima d'introdurre alcuna modificazione o riforma negli attuali sistemi sanitarii, e fare alcun cangiamento nell'attuale legislazione di contumacie, Lazzeretti ecc., fosse necessario decidere la quistione scientifica col mezzo di esperimenti, ondeeruire la verità del contagio pestilenziale(!!) convien dire che venisse sedotto dalla fervida sua fantasia, dalla nobile sua passione di raccogliere più estese cognizioni ed esperienze in un argomento in cui diede tante prove di sublime carità e di coraggio, mentre non s'avvide, che i nuovi esperimenti in tale proposito istituiti, e così com'egli li propone, renderebbero sì lunghe, imbrogliate e difficili le operazioni del Congresso, che bisognerebbe aspettare mezzo secolo almeno prima di poter sperare la desiderata riforma degli attuali sistemi di contumacia, e che alcun utile cangiamento avesse luogo. Sicchè i felici risultamenti e le conclusioni di questo Congresso Sanitario Europeo non sarebbero più per noi, ma per le generazioni future, che sole sperar potrebbero di godere il frutto di tanta scienza sanitaria riunita, fusa al crogiuolo della propria sperienza; ed i Signori Medici ed altre persone dotte e sperimentate chiamate a comporlo, prima di partire per l'isola che si pensa assegnar loro a quartiere e porsi all'opera, pensar dovrebbero seriamente a mettere in buon assetto tutte le cose loro, perchè non si tratterebbe niente meno che di una definitiva traslocazione; giacchè «il preziosissimo albero che recar deve gli attesi benefici frutti per tutto il mondo» non può crescere sì presto, nè dare speranza di frutto che dopo cinquanta o sessanta anni. Sedotto dall'ardente suo zelo l'onorevole collega non fece riflesso che ove, per un'illimitata deferenza alle di lui opinioni e proposizioni, i Governi di Europa avessero la bontà di ordinare ai loro commissarii Medici, che prima di tutto occupar si dovessero della contagiosità della peste, ciò che non è probabile, mettendo in dubbio le osservazioni costanti ed i fatti di tanti secoli, si arrischierebbe per ciòappunto di trovarsi nel bujo più fitto che mai sopra questa materia; mentre intraprendendo le proposte sperienze sopra i delinquenti o sopra i Medici del Congresso, chi ci assicura che sarebbe per combinarsi in essi la suscettività o attitudine individuale necessaria a contrarre la malattia, quella che il Dott. Bulard chiamaorganisme impressionable par les circonstances prédisposantes, e non piuttosto trovare in essi quella certa impassibilità o inattitudine individuale al contagio, sia idiosincrasica, sia artificiale; quello stato o condizione dell'organismoper cui le vie d'assorbimento divengono refrattarie all'influenza morbifica di certe cause patogeniche; quella immunità che si osserva spessissimo in circostanze di peste e che tutti i Medici pratici, compreso lo stesso Dott. Bulard, hanno riconosciuta ed accennata; ovveramente, che per mancanza dell'influenza o concorso delle circostanze atmosferico-telluriche opportune al morboso sviluppo non avesse luogo la malattia, a malgrado l'attitudine individuale e l'introduzione dei principii di secrezione morbifica sia per inoculazione, sia per assorbimento, sia per ingestione o applicazione endermica; giacchè, per quanto attivo sia il seme, per quanto fertile e adattato il terreno che lo riceve e ricco di principii favorevoli al sollecito suo sviluppo, ove manchi l'aria, l'acqua, l'opportuno grado di calorico, la luce, quelle condizioni in somma atmosferico-telluriche che sono indispensabili alla sua elaborazione e sviluppo, il germe non si svolgerà, non pullulerà, non darà alcun prodotto, ma indecomposto ed inerte resterà a marcire entro quel corpo medesimo che doveva prestargli vita e alimento. Allora sì che i signori Medici oppugnatori della contagiosità della peste, i grandi agitatori e fabbricatori di nuovi sistemi comparirebbero schierati in battaglia con armi e bagaglio a cantar vittoria, ed in vece che sciogliere la quistione la si avrebbe avviluppata, resa difficile e incerta. Sicchè coi nostri pericolosi sperimenti avremmo reso un cattivo servigio all'umanità.

Senza immergerci in nuove quistioni scientifiche, delle quali già ne abbiamo abbastanza, che terminerebbero come tante altre senza nulla concludere e lascierebberoin statu quole già radicate opinioni intorno alla peste; in vece di prender la cosa dalla creazione del mondo, non sarebbe forse meglio e più utile ammettere la comunicabilità della peste come un fatto certo e positivo di generale accettazione, una verità già dimostrata e provata, cercar di profittare del passato e delle esperienze ed osservazioni che già possediamo copiosissime su questa materia, nonchè dei progressi fatti dalle scienze fisiche pei nostri bisogni presenti e futuri, ed a fine di cogliere il contemplato scopo della sicurezza e prosperità pubblica con una saggia legislazione meglio corrispondente ai nostri bisogni ed ai nostri interessi? Ciò sarebbe, a mio credere, molto più saggio e più conveniente, senza dover protrarre di molti anni una riforma già riconosciuta utile e sommamente importante agl'interessi della società, per la sola ragione di occuparsi a combattere le capricciose opinioni contrarie di qualche scienziato invaso dalla smania di singolarizzarsi e rendersi celebre nella via del progresso, o di tal altro saputello del facile sentenziare, schierato materialmente sotto le bandiere di qualche ardito innovatore e propagator di sistemi, senza obbligar il Congresso ad entrare nel caos di siffatte quistioni, dalle quali, come si è detto di sopra, non si possono sperare risultamenti decisivi, e soltanto v'ha la grande probabilità di suscitare nuove quistioni e render più tarda, più difficile la riforma cui mira l'illuminata politica dei Governi di Europa.

Lo stesso Dott. Bulard non avendo ora più bisogno di convincere sopra questo argomento alcuni Medici dell'Egitto coi quali ebbe delle discrepanze, e di provare per la via esperimentale l'assurdità delle loro opinioni anticontagioniste; e d'altronde conoscendo ora un po' meglio come la pensino su tale argomento i Medici ed i Governi di Europa, è probabile che fosse per convenire spontaneo sulla superfluità di promuovere siffatta quistione e sull'inopportunità dei proposti sperimenti. Ciò tanto più facilmente è credibile, quanto che essendo egli già pienamente convinto e persuaso del carattere contagioso della peste, non si sa concepire come possa cotanto insistere per provare un fatto di cui egli stesso ha l'intimoconvincimento. Ch'egli così la pensi intorno alla contagiosità della peste, li seguenti brani tratti dalli stessi suoi scritti serviranno sempre più a dimostrarlo.

Economie SanitaireEtiologie.«Quoique cette cause soit complétement inconnue (la cause prochaine et essentielle de la peste) on sait qu'elle est essentiellement contagieuse, c'est-à-dire qu'elle ne peut se propager que par une voie individuelle, soit qu'on se mette en rapport direct avec les pestiférés, ou avec des individus soupçonnés de l'être, soit qu'on touche des effets à leur usage ou considérés comme dépositaires du principe pestilentiel, soit seulement qu'on se trouve dans la sphère d'activité d'un pestiféré. Dans tous les cas, il y a eurapportet la maladiepeutse communiquer, mais non pasnécessairement; au contraire, ses effets sont toujours circonscrits et toujours subordonnés à certaines circonstances qui paraissaient provoquer les causes prédisposantes.»A. B.(Supplément au N.º 305 du Journal de Smyrne N.º 2)

Economie Sanitaire

Etiologie.

«Quoique cette cause soit complétement inconnue (la cause prochaine et essentielle de la peste) on sait qu'elle est essentiellement contagieuse, c'est-à-dire qu'elle ne peut se propager que par une voie individuelle, soit qu'on se mette en rapport direct avec les pestiférés, ou avec des individus soupçonnés de l'être, soit qu'on touche des effets à leur usage ou considérés comme dépositaires du principe pestilentiel, soit seulement qu'on se trouve dans la sphère d'activité d'un pestiféré. Dans tous les cas, il y a eurapportet la maladiepeutse communiquer, mais non pasnécessairement; au contraire, ses effets sont toujours circonscrits et toujours subordonnés à certaines circonstances qui paraissaient provoquer les causes prédisposantes.»

A. B.

(Supplément au N.º 305 du Journal de Smyrne N.º 2)

«Dans les circonstances remarquables qui font l'objet de ce rapport et des quelles nous avons été témoin, la transmission du principe de la maladie ne peut nécessairement s'expliquer que par une cause tout individuelle, toute déduite d'une raison de contact ou de la sphère d'activité des malades, qui n'est elle-même qu'une forme de contact; elle ne saurait être rapportée ni à une cause locale ni à une influence accidentelle d'atmosphère, car pas un seul cas de peste n'existait en Egypte depuis 1824».«Tel était l'état sanitaire d'Alexandrie et de toute l'Egypte à cette époque. Il n'y avait de pestiférés que dans le Lazaret où les accidents finissent toujours par s'éteindre sans que jamais d'autres cas de peste surgissent simultanément au dehors et puissent faire croireà une influence pathogénique endémique.»«Rendons-nous donc à l'évidence des chiffres, au matérialisme des faits, et convenons que la raison d'effets si différents gît, toute, dans des causes individuelles si différentes aussi; que la différence des résultats est nécessairement déduite de la différence d'action, en un mot, qu'ici l'isolement sauve, et que là la libre pratique tue.»(A. Bulard, De la Peste Orientale, Paris 1839, pag. 18 e 40).

«Dans les circonstances remarquables qui font l'objet de ce rapport et des quelles nous avons été témoin, la transmission du principe de la maladie ne peut nécessairement s'expliquer que par une cause tout individuelle, toute déduite d'une raison de contact ou de la sphère d'activité des malades, qui n'est elle-même qu'une forme de contact; elle ne saurait être rapportée ni à une cause locale ni à une influence accidentelle d'atmosphère, car pas un seul cas de peste n'existait en Egypte depuis 1824».

«Tel était l'état sanitaire d'Alexandrie et de toute l'Egypte à cette époque. Il n'y avait de pestiférés que dans le Lazaret où les accidents finissent toujours par s'éteindre sans que jamais d'autres cas de peste surgissent simultanément au dehors et puissent faire croireà une influence pathogénique endémique.»

«Rendons-nous donc à l'évidence des chiffres, au matérialisme des faits, et convenons que la raison d'effets si différents gît, toute, dans des causes individuelles si différentes aussi; que la différence des résultats est nécessairement déduite de la différence d'action, en un mot, qu'ici l'isolement sauve, et que là la libre pratique tue.»

(A. Bulard, De la Peste Orientale, Paris 1839, pag. 18 e 40).

Osserverò in oltre, siccome il Dott. Bulard, mentre richiede un Congresso Sanitario Europeo perchè occupar si debbaad istabilire un sistema sanitario uniforme in tutti i paesi, atto a guarentire la sicurezza pubblica, provvedere convenientemente agli interessi della navigazione e del commercio delle nazioni, ed a riconoscere in qual modo distruggere con sicurezza e nel più breve tempo possibile i germi del contagio pestilenziale che possono trovarsi annidati negli oggetti e nelle merci che vengono d'Oriente; mentre egli stesso avverte, che questo Congresso composto di Medici dotti ed esperimentati e di uomini di Stato, dovrebbe occuparsi dei grandi problemi di economia politica e commerciale per una radicale riforma sanitaria, non riserva poi alle deliberazioni e conclusioni del Congresso dette grandi quistioni politico-amministrative riferibili alla radicale riforma sopraccennata, da che le decide egli stesso anticipatamente; e quello che pare lo interessi maggiormente si è, che i detti signori Medici ed uomini di Stato componenti il Congresso faccian la parte di testimonii competenti onde convalidare gli esperimenti e servire alla conferma ed al sostegno delle di lui opinioni; ed abbiano a prestarsi in particolare alla ripetuta applicazione del rimedio la cui scoperta il Dott. Bulard riserva per sè. (V. Omodei. Annali Univ. di Medicina Fascic. Febbrajo e Marzo 1839 fac. 455. Dott. Beer Gesundheits-Zeitung 3 Dicembre 1838 N.º 97).

Ed in vero; prima ancora che sia stato dai Governi deliberato sulla massima se il detto Congresso debba aver luogo o no, egli ha già deciso ed annunciato;

«Che detto Congresso di dotti dovrà radunarsi sopra un'Isoladel Mediterraneo e precisamente a Malta (Op. cit. pag. 451);

Che il primo atto del Congresso dovrà essere la redazione delle proprie ricerche, sperienze e discussioni (ivi);

Che dopo finito questo lavoro preparatorio dovrà passare immediatamente ai fatti della medicina sperimentale (ivi);

Che i sperimenti da farsi dal Congresso dovranno precisare se la peste si propaghi per contatto immediato o mediato; se in distanza, cioè per la sfera d'influenza dei malati, ovvero per innesto (pag. 452).

Ed acciocchè questi sperimenti possano condurre a risultati pratici vantaggiosi alle legislazioni, 1.º che debbano istituirsi fuori delle località di peste, indi nel loro centro, durante l'influenza del morbo e dopo cessato lo stesso, come pure ne' suoi diversi rapporti di tempo e di luogo; 2.º che le esperienze debbano eseguirsi sopra stranieri ed indigeni, sani e malati, vaccinati e non vaccinati; avanti e dopo il vajuolo naturale, con e senza fonticoli ed altri esterni rivelenti, avanti e dopo superata la peste, ed in persone che non ebbero relazione alcuna con effetti infetti e che non si trovarono mai nel mezzo della sfera dell'influenza del male ecc. ecc. (ivi).

(Ci vuol altro che mezzo secolo per poter combinare tutte queste circostanze onde mandar ad effetto tutte le indicate specie di esperimenti. Occorreranno ben altro che soli delinquenti, vaccinati e non vaccinati, per eseguirli, per mettere in pratica tutte le indicate diverse specie di esperienze, ed i signori Membri componenti il Congresso dovranno fare parecchie passeggiate in corpo fuori dell'Isola per eseguire le loro esperienze nelle località ove abbia fatto centro la peste, poi dove essa avesse appena cessato, e ne' suoi diversi rapporti di tempo e di luogo).

Non riserva, dissi, la soluzione delle sopraccennate grandi quistioni al Congresso, giacchè anticipatamente ha deciso ed annunciato:

Che tutti i Lazzeretti Europei contro la peste possono essere rimpiazzati da un solo Lazzeretto centrale, e che questo debba essere a Malta (pag. 455);

Che 24 ore per le merci, e 7-8 giorni per le persone sarebbero l'estremo termine che in qualunque caso e sotto ogni rapportopotrebbero offrire la più sicura guarentigia di Lazzeretto (pag. 455);

Che tutti i profumi di espurgo sono empirici e riescono affatto superflui (ivi); e cose simili.

Ma ancora più rimarcabile si è, che il ridetto signor Dottor Bulard pubblica le sue opinioni, pianta le sue proposizioni con tuono assoluto e franco senza darsi poi la pena di provarle, sicchè pare che esiga una cieca deferenza per esse. Il perchè, quelle opinioni e proposizioni non potrebbero esser poste a calcolo nella scelta delle misure per il nostro ben essere. Non basta accennare una verità, bisogna provarla. Chi vuol essere creduto e seguito, se anche non può sperar di convincere, deve cercar almeno di persuadere. Non basta invocare la scienza, convien dimostrare ed appoggiare alla scienza ciò che si propone e si dice. Convien ragionare, ed ai fatti contrapporre dei fatti e non parole e vaghe asserzioni;res non verba.

E tanto meno disposti saranno forse i Medici ed i Governi di Europa a deferire ciecamente alle di lui proposizioni, quanto che in esse s'incontrano non di rado delle contraddizioni; per esempio: —

Il Dott. Bulard ha ripetutamente e vivamente rappresentato tanto nelle sue Memorie lette alle Società Mediche della Germania, quanto nella sua Opera ultimamente pubblicata a Parigi, la necessità che il Congresso, prima di tutto e prima d'intraprendere alcuna riforma degli attuali sistemi sanitarii, debba occuparsi a provare col mezzo di esperimenti la contagiosità della peste come ho accennato di sopra,giacchè, dice egli,una disposizione legislativa non può essere basata che sopra la perfetta conoscenza del fatto al quale essa si applica.

È però osservabile, siccome alcuni mesi prima, cioè in Marzo 1838, aveva detto e pubblicato a Costantinopoli quanto segue:


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