che sia in vece più ragionevole il pensare, che la somma dell'influenza degli agenti esterni per lo sviluppo o diffusione rapida delle malattie a tipo epidemico e contagiose, minore nei primi momenti, possa poi aumentarsi in seguito in ragione dell'aumento delle cause influenti e propizie a determinarla, ma che intanto sia da ammettersi esistere nel principio una minor massa di elemento morboso, minor azione, minor attitudine a risentirne il malefico influsso, minor concorso favorevole di circostanze necessarie per isvilupparlo.
Quindi tutte le persone che si espongono al contatto sono ben lungi dal venirneinfallibilmenteattaccate, molto più che (secondo l'opinione del Dott. Bulard)l'innocuità del contatto è la regola, la nocuità l'eccezione.
Quindi avviene anche nella peste ciò che si osserva nella sifilide, nella scabbia, nel vajuolo, ecc., e particolarmente nel colèra, cioè che moltissime persone esposte all'azione dell'elemento morbifico, non restano impressionate.
Quindi detta immunità dovrà esser maggiore nella prima invasione del morbo che negli altri suoi stadii, sia che ciò avvenga perchè gl'individui espostisono meno atti a contrarre la malattia, o perchè al momento non si sono trovati sotto l'influenza della totalità delle condizioni richieste per produrre questo risultamento; molto più che la peste, come si è detto altrove, è subordinata a diverse circostanze che ne modificano gli effetti e l'intensità. — Se la cosa fosse diversamente, sarebbe ben picciolo il numero delle persone che in circostanze di epidemie pestilenziali scappano a questo flagello, specialmente nei paesi d'Oriente, ed in vece in quasi tutte le epidemie di peste (tranne pochissime eccezioni) la cifra dell'attività del male è minore della cifra d'inerzia: il numero degli attaccati molto minore dei risparmiati. — Altre considerazioni ancora si potrebbero addurre. Ma le già dette bastano forse a provare, che il sopraccennato argomento isolato non può essere ritenuto di verun peso per basare un giudizio medico sulla non esistenza della peste, siccome quello che non è fondato sulla scienza, nè sulla ragione, nè sull'esperienza, e contraddetto dai fatti e dall'autorità della storia.
Avendo offerto alcune traccie per conoscere la peste e per distinguerla dalle altre malattie colle quali suole più frequentemente confondersi, istituendo esami e confronti e studiandola sull'uomo vivo, farò ora alcuni cenni, per quanto giunger possono le scarse mie cognizioni, intorno all'esame dei cadaveri e alle interne lesioni che ci vengono fatte palesi col mezzo dell'autopsia cadaverica.
Esame esterno del cadavere.
L'ispezione del cadavere dell'uomo morto di peste e l'esame delle sue interne lesioni meritano, non v'ha dubbio, di fissare l'attenzione del medico che ama di acquistare idee pratiche, per quanto è possibile chiare ed esatte, onde poterlo distinguere dai cadaveri ordinarii di morti da altre malattie, e porsi in istato di conoscere la vera natura dei mali divenuti sospetti. Ciò è tanto più necessario, quanto che accade sovente che i medici d'ufficio ed altri più accreditati del paese siano chiamati a dare giudizio per morti sospette avvenute nei Lazzeretti o sopra bastimenti di contumacia od altrove, e non abbiano su che fondareil parere e le dichiarazioni loro se non sopra l'esame del cadavere.
Io non tacerò essere questa parte quanto importante altrettanto difficile ed incerta, mentre nei cadaveri s'incontrano moltissime varietà secondo i diversi stadii del morbo e le diverse epidemie pestilenziali, che già una peste non assomiglia mai intieramente ad un'altra. — Ora i cadaveri sono orribili a vedersi, neri, lividi, o gialli: ora appena cangiati d'aspetto e di forme eguali a quelle degli altri morti da malattie ordinarie — ora passano rapidamente in putrefazione e mandano un puzzo insopportabile: ora restano alcuni giorni senza dar segni di corruzione così come gli altri — ora sono tutti coperti di macchie livide, di suggellazioni, di echimosi, quasi altrettante larghe ammaccature che le contusioni le più violenti non arriverebbero a produrre in istato di salute, e queste crescono dopo la morte; ora non se ne vede appena traccia, nè sono punto dissimili dagli altri cadaveri ordinarii.
Secondo l'opinione comune e generalmente diffusa, la flessibilità del cadavere viene risguardata come segno sicuro di peste. La prima cosa che fanno i medici e chirurghi chiamati ad ispezionare i cadaveri morti da malattie sospette di peste è quella di assicurarsi se il cadavere è flessibile, se le membra si possano muovere a talento, se vi ha mollezza nelle articolazioni, ovveramente rigidità. Samoilowitz, Pugnet, e molti altri autori che scrissero di peste, appoggiano validamente questa opinione, ed è innegabile ch'essa sia fondata ai fatti ed all'osservazione.
Pugnet fra gli altri parlando dei cadaveri da lui esaminati nella peste del Cairo dell'anno 9.º (1801), così si esprime.
«Nous devons observer, en finissant ce memoire, que les cadavres de ceux qui ont succombé, ont été la plupart d'une mollesse et d'une flacidité remarquables. Plusieurs étaient marqués des larges taches bleues ou des longues flétrissures: plusieurs encore tombaient aussitôt dans un état de putréfaction tel, qu'ils étaient absolument inabordables.»
Anche il Dott. Bulard, parlando delle lesioni esterne che si osservano nei cadaveri della peste, indica come segni di peste — «la rigidità cadaverica più debole: la forza di coesione muscolareminorata: tutto il tessuto muscolare più molle: poco umido e leggiermente scolorato». Secondo me, la flessibilità del cadavere non è costante, nè può risguardarsi come segno sicuro di peste, quantunque a contagio avanzato si osservi nella maggior parte. Ecco quanto trovo notato su di ciò fra le osservazioni che ho avuto occasione di fare agli anni 1815-16-17 nel campo stesso della peste — nei primi individui colpiti nelle diverse indicate località mancava la flessibilità del cadavere, però in tutti i casi erano coperti da petecchie. — All'incontro il bravo e coraggioso medico italiano Eusebio Valli nella sua bella Memoria sulla peste di Smirne del 1784 parlando dell'opinione di Samoilowitz sulla mollezza delle articolazioni nei cadaveri come indizio di peste dice: «ragione miserabile per determinarsi a un sistema. Sappia egli che in Smirne i corpi di tutti gli estinti erano sommamente tesi ed irrigiditi. Questa particolarità non vedo che fin qui sia stata molto avvertita. Ella però non è men certa. Il Padre Luigi, Gioab, Marsanà, che vivono in mezzo ai pestiferati, che li curano, che presiedono agli spedali, sono i testimonii ai quali mi appello. Per quanto fossi persuaso nel fondo dell'animo mio che persone cui distingue il carattere e i talenti non mi avrebbero ingannato, pure condottomi un giorno allo spedale dei greci volli io stesso interrogare separatamente i becchini, e n'ebbi la conferma che ricercava...... Gli ebrei che per un pregiudizio mosaico non seppelliscono morti nè il Venerdì sera, nè il Sabbato, hanno potuto osservare che la rigidità è di durata. Nel tempo che mi trovava al Zante obbligato al letto per una febbre autunnale, diede fondo a quella rada un bastimento proveniente dalla Barbaria. Morì uno dell'equipaggio. Fu fatta la visita al cadavere dai medici della Sanità, e trovatolo contratto e duro quasi fosse una pietra, convennero non esservi dubbio di peste. S'accorsero dello sbaglio alla morte di un altro marinaro, comechè aveva due buboni.» (Valli,Della peste di Smirne, pag. 55-56).
Continuando nell'esame esterno del cadavere indicherò alcunealtre osservazioni, che sebbene sieno soggette ad eccezioni e variazioni, sono però da risguardarsi come fenomeni che s'incontrano nel maggior numero de' casi.
La fisonomia del morto da peste si osserva per ordinario considerabilmente cangiata, il viso di un aspetto piuttosto lurido, però non gonfio, non contratto, non livido: le palpebre non sempre, ma per lo più sono interamente chiuse: il rossore degli occhi è d'ordinario più carico che non lo era nel corso della malattia: le narici e la bocca sovente imbrattate da una materia nerastra. — Le mani hanno lo stesso aspetto del viso. — Delle macchie più o meno larghe, più o meno livide, in ispecieltà sopra la regione anteriore del collo e superiore del torace si osservano spessissimo nei cadaveri della peste, segnatamente a contagio avanzato; le quali macchie, suggellazioni o echimosi s'incontrano per ordinario anche allo scroto ed alle grandi labbra. Alcune volte, ma più circoscritte, compariscono pure sul ventre, talvolta ancora sopra tutta la superficie del tronco, rarissime volte su tutto il corpo. Niente di meno, non è raro il caso vedere la cute delle gambe di un rosso livido fosco, come suol diventare dal freddo; e toccata colle dita staccarsi la cuticola. Sovente i vasi del collo sono gonfii, e come disegnati e rilevati sopra gl'integumenti che li coprono. — La parte anteriore del petto non di rado enfisematica. — Il ventre è alcune volte teso meteorizzato. Prescindendo dalle sopraccennate macchie, i corpi dei morti da peste sono in generale più pallidi degli altri, e come se fossero esangui; però, come si è detto, spesso molli e floscii. La pressione con un dito basta talvolta a far nascere un'echimosi. Qualche volta dopo la morte sorte sangue sciolto dalle narici, dalle orecchie, dalla bocca, di maniera che il sangue non solamente si spande in tutto il tessuto cellulare, ma eziandio al di fuori. — In molti casi nulla si osserva di tutto ciò, ed i cadaveri non appariscono differenti dagli altri.
Al contrario di quello che ha osservato Pugnet nella peste del Cairo; Orreo, Samoilowitz ed alcuni altri notarono che i cadaveri dei pestiferati dopo cinque o sei giorni non esalanoalcun odore. Avendo io avuto occasione di vederne moltissimi, non mi sono mai accorto che passino in putrefazione più presto degli altri. Talvolta soltanto dopo morte comparivano indizii di bubone o carbone, e se esistevano buboni nel corso della malattia, seguita che n'era la morte, non iscomparivano, ma appassivano ed inclinavano al livido.
Gorgh descrive l'aspetto del cadavere di una donna morta di peste a Vienna nel 1713 nel seguente modo:
«Es war eine Weibsperson eines blühenden Alters, mit zerütteten Haaren, offenen Augen, mit etwas grausen drohenden Lefzen des Mundes, mit wenig schwarz herausgesteckter Zunge, die übrige Gestalt nicht unfreundlich!» — Ciò che in italiano suona come segue:
Era una donna di età fiorente, con capelli scompigliati, con occhi aperti, colle labbra aventi nell'atteggiamento alcun che di truce e minaccievole, colla lingua nera sporgente un poco in fuori, nel resto l'aspetto non era punto sgradevole.
Sezione dei Cadaveri.
Fino al principio di questo secolo si conosceva assai poco sulle lesioni interne di quelli che morivano di peste, e l'anatomia patologica della peste aveva fatto pochi progressi. L'eccessivo timore del contagio nei paesi dell'Occidente; i pregiudizii religiosi, la popolare ignoranza e l'insufficienza scientifica in quelli dell'Oriente, opponevano ostacoli insormontabili a siffatte investigazioni.
Negli antichi scrittori sulla peste si trovano appena alcune poche traccie di riconoscimenti di lesioni interne nei corpi dei pestiferati. Pare che il Magistrato di Sanità di Genova nella peste del 1656 fosse stato il primo a ordinare che si facessero sezioni di cadaveri, onde scoprire possibilmente per tal mezzo quali fossero le cause di tante subite ed irreparabili morti (V.facc. 487). In appresso vennero fatte sezioni dei cadaveri di persone morte dalla peste nel 1636 a Nimega, nel 1721 a Marsiglia, nel 1738 nell'Ukrania, ed in varii altri luoghi (V.pag. 598-618), ma con pochi risultamenti utili per la scienza e per l'umanità. Fra i moderni Pugnet, medico dell'armata francese dell'Egitto, abile e diligente osservatore dellapeste nei paesi del Levante, fu uno dei più benemeriti della storia anatomico-patologica della peste, e se non il primo fu certamente uno dei primi che siasi avanzato coraggiosamente in questo stadio fino allora percorso da pochi, e che abbia fatto esatte ed importanti osservazioni sulle interne lesioni che presentano i cadaveri dei pestiferati, le quali osservazioni unitamente a tante altre bellissime fece egli di pubblico diritto colle stampe nella sua Opera (Mémoires sur les fièvres pestilentielles et insidieuses du Levant. Paris 1802.)
Per amore di verità e di giustizia dobbiamo però confessare che le più esatte, le più importanti ed utili osservazioni in tale argomento, la più estesa conoscenza della storia anatomico-patologica della malattia della peste, le dobbiamo ai valenti ed intrepidi medici, specialmente francesi, che in questi ultimi anni si dedicarono a studiare la peste nei paesi del Levante, e che con un coraggio ed una negazione di sè medesimi degni di ammirazione e di altissima lode, affrontarono tutti i pericoli, trionfarono di tutti gli ostacoli, e spinti dall'amor della scienza, dal puro interesse dell'umanità, avendo intrapreso colla maggior diligenza ed esattezza e col necessario corredo di cognizioni scientifiche un gran numero di sezioni di cadaveri, riempirono utilmente questa lacuna, e contribuirono mirabilmente ai progressi della scienza medica sulla malattia della peste e sulle interne lesioni che s'incontrano nei corpi d'individui morti sotto questo flagello.
Fra i detti medici quanto abili e bene istituiti, altrettanto intrepidi e coraggiosi che si distinsero per tali dotte investigazioni e che meritano la nostra riconoscenza, è appunto il Dott. Bulard, le cui belle osservazioni nel proposito sono tali da meritare di essere più generalmente conosciute e studiate. Anche il sig. Professore Clot-Bey si è applicato con particolar zelo allo studio della peste sui cadaveri. È desiderabile ch'egli abbia a pubblicare sollecitamente le sue osservazioni, come ha fatto il Dott. Bulard, onde sparger per esse nuova luce sopra sì grave ed interessante argomento.
Quadro delle Lesioni.
Aperto il cranio. I seni della dura madre e tutti i vasi delle membrane del cervello, sono eccessivamente ingorgati di sangue nero. — Le tonache delle dette membrane sono sane. — Molte volte si resta sorpresi dallo stato dicolapsusdel cervello e del cervelletto, e dalla mollezza in cui si trova tutta la massa cerebrale. — In alcuni casi detta mollezza delle due sostanze è tale che si avvicina alla fluidità, per cui non è praticabile alcuna ricerca nell'interno. Generalmente però le due sostanze del cervello hanno bensì una minor consistenza, ma non è così osservabile. La sostanza grigia è di un colore più pallido. Tagliate attraverso, lasciano scolare una gran quantità di gocciolette di sangue. — I ventricoli del cervello ed i plessi coroidei nulla presentano d'innormale; poca o nulla è la sierosità che vi s'incontra. — I differenti plessi nervosi, ed in ispecieltà i plessi celiaci, appariscono senza alterazione. In generale il sistema nervoso sembra essere in condizione normale.
Aperto il petto. I polmoni e la pleura si trovano assai di rado alterati. Essi sono generalmente sani. — Sano egualmente è il mediastino. — I bronchi sono crepitanti, ma respettivamente molto meno ingorgati di sangue che il fegato e la milza. — La mucosa dei bronchi egualmente in istato normale. In qualche raro caso la si è trovata leggiermente infiammata. Lo stesso dicasi della pleura.
Il cuore è quasi sempre considerabilmente dilatato un terzo circa oltre il suo volume naturale. — Il ventricolo destro, e l'orecchietta destra in ispecieltà, molto più della sinistra. Ora sono distesi da molto sangue nero quagliato, ora contengono una sierosità sanguigna entro cui nuotano grumi di sangue nero ed altri rappigliamenti bianchi del colore del grasso, che sembrano linfa coagulata o aggregazioni di parte fibrinosa. Il tessuto del cuore è qualche volta assai lasco, pallido e sensibilmente molle. In altri casi all'incontro la sua tessitura non è punto alterata.
Il pericardio contiene spesso una sierosità sanguinolenta assai tenue. In questi tali casi si osservano nelle sue membrane spandimentisanguigni circoscritti e come petecchiali.
Il sistema vascolare venoso è la sede di una congestione generale. Egli è sempre ingorgato di sangue nero rappigliato. Le vene cave, le subclavie, la vena pulmonare, sono spesso dilatate, e non di rado si trovano in esse, come anche nelle cavità dei ventricoli del cuore, quelle picciole aggregazioni di parte fibrinosa di cui s'è parlato di sopra. Le membrane dei detti vasi venosi sono considerabilmente impregnate di macchie livide o di una specie di echimosi in quelle parti che sono in diretto rapporto collo spandimento emorragiaco.
Le arterie il più delle volte sono sane, e quasi vuote di sangue. Soltanto in qualche caso si osservano lividure, sulla superficie esterna di alcuni de' principali rami e tronchi arteriosi.
Sezionato il basso ventre; lo sguardo dell'osservatore si dirige tosto allo stomaco. Questo viscere è il più delle volte considerabilmente disteso; contiene un liquido ch'è spesso nerastro, e glutinoso, la cui quantità varia. Rovesciandolo, si trova in quasi tutti i casi la sua membrana interna sparsa di punti gangrenosi o di petecchie coperte da un intonacamento mucoso giallastro. Dette petecchie, varie di estesa e di colore, sono talvolta così confluenti fra loro, che formano una superficie rosso-livida di aspetto uniforme, ma caratteristico, e che non si può confondere coll'aspetto della gastro-enterite acuta. Qualche volta detta membrana interna offre delle esulcerazioni, specialmente nelle pieghe o sinuosità della mucosa; ciò che forse ha fatto dire a Pugnet, parlando dello stomaco «en le renversant, nous découvrions toujours sa membrane interne, ou complétement sphacelée, ou surchargée de petits points gangreneux».
Esternamente quest'organo è in istato sano, come è sana del pari la superficie del tubo intestinale lungo tutta la di lui estesa, se se ne eccettui la tonaca profonda del duodeno, che si risente talvolta dei disordini dello stomaco sopraindicati. — Le membrane non sono neppure più molli dell'ordinario. — In alcuni casi però la superficie esterna degl'intestini tenui al pari di quella dello stomaco è di color pallido-giallastro, e come injettata a ramificazioni; la mucosa internaqua e là segnata da macchie larghe: talora presenta petecchie, o semplici punticchiamenti che continuano in tutta la sua lunghezza; ma in generale meno estesi e meno confluenti che nello stomaco. — La valvula del cieco è qualche rara volta distesa, infiammata, livida; più comunemente sana. — Gl'intestini crassi sono alle volte considerabilmente distesi: contengono gas, o materie verdastre semi-liquide, e non presentano alcuna alterazione sensibile.
Rarissime volte v'ha negli intestini quel liquido nerastro che si trova nello stomaco. Più sovente contengono un liquido bilioso.
Il fegato non presenta per ordinario alcun che di notabile riguardo al colore ed alla consistenza; bensì in moltissimi casi si trova aumentato di volume ed ingorgato di sangue. — La vescichetta del fiele, considerabilmente distesa, contiene maggior quantità di bile che nello stato ordinario. Queste differenze però non sono sempre notabili, che anzi la bile è generalmente poco copiosa e non molto densa. Quello che si osserva più costantemente si è che la bile è di un giallo o verde-giallastro più carico. — Tagliato il fegato attraverso, scola molto sangue nero, denso. In qualche raro caso sul margine esterno del lobo sinistro di questo viscere il Dott. Bulard ha trovato un picciolo carbone; e la pelle dell'addome corrispondente a questa alterazione era fortemente macchiata in nero livido. Qualche volta eziandio la superficie di quest'organo è seminata da punticchiamenti, o petecchie, e la vescica felea egualmente apparisce coperta dalle stesse petecchie di color bleu.
La milza è quasi sempre accresciuta di volume, in guisa che in parecchi casi supera due o tre volte il suo volume ordinario. L'aumento di volume della milza è uno dei fenomeni più costanti. La sua tonaca esterna è più molle del consueto, con punticchiamenti. Il suo parenchima è quasi sempre ingorgato di sangue nero del colore della feccia del vino, e talvolta trasformato in una sostanza quasi pultacea. Solo in alcuni rarissimi casi la milza è stata trovata presso che sana.
Il pancreas quasi sempre sano.
I reni si trovano per lo piùaumentati di volume; un terzo, il doppio, il triplo alcune volte più grandi che nello stato ordinario. Presentano non di rado delle echimosi nella loro superficie. Aperti che siano, le sostanze corticale e tubulosa appariscono injettate di un sangue nero. I piccioli bacini renali si rinvengono così pieni di sangue da presentare l'aspetto di un'emorragia.
La membrana esterna delle vertebre è sovente macchiata da echimosi, la mucosa sempre sana.
La vescica per ordinario si trova sana. Contiene qualche volta un'urina sanguinolenta. — In alcuni rarissimi casi la sua tonaca mucosa presenta il fenomeno di uno spandimento sanguigno di color bleu e d'aspetto petecchiale.
Finalmente, convenendo, come feci, nelle osservazioni del Dott. Bulard per ciò che si riferisce alla maggior parte delle lesioni dei varii sistemi sopraindicati, sono pure con lui anche intorno alle lesioni del sistema linfatico.
Gioverà avvertire pertanto;
Che nella peste le lesioni del sistema linfatico sono le sole affezioni assolutamente costanti;
Che l'esame del cadavere mostra sempre di tutto il sistema linfatico, solo i gangli essere più o meno costantemente alterati, senza però che l'alterazione di cui sono la sede possa essere fisiologicamente rapportata ad una precedente alterazione del sangue, o come affezione consecutiva dell'alterazione di un altro sistema.
Che dessa è la sola alterazione che si mostri isolata da ogni altra affezione coesistente, e indipendente, come si disse, da qualunque altra;
Che sebbene i vasi linfatici non sembrino seguire la fase morbosa dei gangli; niente di meno si riconosce perfettamente, che i tronchi dei vasi bianchi che vanno fino alle glandule, sono più distesi; ed il loro sviluppo eguaglia alcune volte quello del sistema venoso formatosi evidentemente, come si è detto, a spese dell'arterioso;
Che l'alterazione patologica essenziale è nella sostanza loro propria e non nel tessuto cellulare ambiente, che è sano, e che non è se non secondariamente infiltrato;
Che l'alterazione della detta sostanza si manifesta ora nell'aumento del loro volume, ora nell'intensità del loro coloramento, ora nei differenti stati di degenerazioneorganica, cominciando dalla più leggiera modificazione infiammatoria fino alla putrescenza.
Detta alterazione, considerata in generale, varia moltissimo. Le differenze che si rinvengono nelle diverse autopsie cadaveriche, specialmente riguardo al volume, al colore ed alla consistenza, sono notabilissime. — Rispetto al volume, dalla grandezza di una picciola mandorla di pistacchio fino a quella di un ovo d'oca e più; — riguardo al colore, da quello della sostanza grigia del cervello fino al livido il più intenso; — e per consistenza finalmente, dalla cotennosa e quasi scirrosa alla molle e fino allo squagliamento della putrefazione. — In generale la sostanza delle glandule è più sovente cotennosa e di un grigio chiaro screziato di rosso bruno.
Diseccando i buboni e mettendoli a nudo, i più grandi si trovano ordinariamente composti di due gangli, l'uno più alterato dell'altro; p. e. l'uno di un color grigio cinereo con alcune traccie d'injezione, l'altro di color rossastro tendente al bleu injettato a ramificazioni: però l'inviluppo ganglionare notabilmente ingorgato.
Secondo lo sviluppo morboso dei gangli, si rinvengono dei disordini nelle parti vicine e sottoposte corrispondenti; p. e. allorchè la malattia si centralizza, per così dire, nei gangli ascellari o del petto, si osservano dei disordini corrispondenti nelle vene, nelle arterie, nei nervi; ed alcune volte anche delle echimosi o spandimenti sanguigni nella regione ascellare e sotto la pleura, seguendo il cammino degli organi linfatici fino al canale toracico od al gran simpatico destro, secondo la parte che n'è affetta.
Lo stesso avviene nel basso ventre allorchè la malattia in vece di concentrarsi nei gangli linfatici del tronco superiore, s'interna in quelli dei membri inferiori e nell'addome. Ed in quest'ultimo caso, penetrando nell'addome, e sollevando la massa intestinale, si scorge attraverso alla tonaca del peritoneo una emorragia, che tapezza la parte posteriore della cavità destra o sinistra (secondo la parte del bubone) dell'addome stesso.
In tutti i casi però il sistema ganglionare non è mai alterato tutto in una volta ed in tutte le sue parti, di maniera che un malato non presenta mai nel medesimotempo buboni alle due ascelle, buboni alle due inguinaglie, alle regioni cervicali, alle poplitee. — I gangli respettivi dei due tronchi non sono mai simultaneamente attaccati.
Importa avvertire che di frequente accade che i fasci ganglionari non presentano così marcate le alterazioni che abbiamo descritte di sopra, nè di tanta entità ed intensità. — In tali casi non si nota se non che un ingorgamento più o meno considerevole dei gangli, una più o meno sensibile colorazione della loro sostanza, ed una qualche differenza nel grado della loro consistenza normale. Del resto, il sistema vascolare ed i nervi compresi nella reticella linfatica non offrono alcuna alterazione sensibile e l'aspetto generale non ha niente di particolare, nè presenta quel lividore dipendente da una congestione o stasi sanguigna.
Dietro le quali osservazioni sopra l'affezione primitiva e costante del sistema linfatico e le malattie de' gangli, apparisce in qualche modo il perchè lo stato che nella peste precede ordinariamente ogni altro fenomeno morboso, il sintomo che si osserva senza concomitanza di alcun altro, primitivamente ed insolitamente percettibile, sono idolori ganglionari, da principio leggieri e come pulsativi, intermittenti, poi continui, profondi, e finalmente seguiti da intumescenza (buboni).
Le membrane del peritoneo in generale presentano un certo grado di ammollimento. Maneggiate o compresse, si lacerano con facilità.
Finalmente il tessuto cellulare non sembra appartenere ad alcuna delle parti di cui egli costituisce il mezzo d'unione. Più slegato di una tela di ragno, un soffio solo basta a rompere tutti i suoi punti di aderenza.
Da tutto ciò si può quindi concludere:
Che di tutte le affezioni concomitanti la peste, la sola costante è quella delsistema linfatico— ed in questo i soli gangli sono più o meno costantemente alterati. Essa sembra primitiva;
Che la congestione di tutto il sistema vascolare venoso è pure un fenomeno che si osserva in quasi tutti i cadaveri;
Che fra le affezioni, che accompagnano la peste, quella dellamilza è senza dubbio la più frequente. — Nelle sezioni dei cadaveri rarissimi sono i casi in cui si trovi quest'organo sano. Essa sembra secondaria;
Che dopo la milza il tubo digestivo, ed in ispecieltà lo stomaco, è quello che più frequentemente offre delle lesioni. È impossibile però determinare la necessità dell'esistenza di dette lesioni dello stomaco colla peste, molto più che non sono costanti.
Le affezioni degli altri organi sono più rare, come fu con qualche dettaglio accennato di sopra.
Dopo tutto ciò, ed a malgrado le lesioni che abbiamo indicato aver luogo più o meno frequentemente nella peste, a scanso di sbagli e di mala intelligenza, credo dover nuovamente notare ciò che altrove ho detto, sebbene con altre parole, cioè — che molte autopsie sono state fatte di cadaveri della peste senza che siano cadute sotto i sensi lesioni tali da poter essere riconosciute e giudicate come causa della seguita morte. —
Richiamandomi però alle cose precedentemente esposte, e gittando uno sguardo sul quadro delle lesioni che ho offerto, facendo attenzione alla qualità e gravità dei disordini che più o meno frequentemente s'incontrano nella peste, mi farò lecito di osservare, non dovere più recar meraviglia che questa malattia sia così eminentemente esiziale, e che la medicina possa così poco nella cura o sanazione di essa. Qualora anche l'esperienza di tutti i tempi non parlasse sì chiaro, il solo quadro offerto nella presente nota basterebbe a convincere, che non v'ha che un mezzo di trattare e di vincere la peste, quello cioè di attaccarla e distruggerla ne' suoi elementi, di render vani e privi di effetto i suoi colpi, ove non s'abbia potuto riescire di tenerla lontana ed impedir che s'inoltri. (Tornaal testo)
(g) Nell'anno 1823 per Sovrana graziosissima Risoluzione fui promosso a Referente Sanitario presso il Governo delle Provincie Venete; nel 1825 a Consigliere effettivo di Governo e Protomedico presso lo stesso I. R. Governo; nel 1829 destinato Presidente del Magistrato di Sanità Marittima di Venezia, impiego onorevolissimo che mi offre l'opportunità di profittare d'un preziosissimo archivio ricco di tante belle Memorie, Regolamenti, Terminazioni,avvertenze, ecc., risguardanti sanitarii argomenti, ed appartenenti all'antico riputatissimo Magistrato Veneto di Sanità; al quale parecchi Governi di Europa usavano far ricorso chiedendo norme e consigli allorchè trattavasi di sistemare nei loro Stati quella parte della pubblica Amministrazione che alla Sanità Marittima si riferiva. Ed anche oggidì, per effetto forse della stessa alta riputazione di saggezza di cui godeva un tempo quella celebre Magistratura, varii de' principali Magistrati di Sanità Italiani e qualcun de' Stranieri non lasciano d'interpellare il parere del Veneto Magistrato nei casi dubbii di maggiore importanza, che interessano l'oggetto del comune istituto. Quanto onorevole e soddisfacente è pel Veneto Magistrato tale generosa fiducia, di cui va superbo, altrettanto lieto sarebbe di potervi corrispondere; ma se per causa di successione è divenuto l'erede usufruttuario di una parte della riputazione dell'antico Veneto Magistrato, gli duole di non poterlo essere egualmente delle sue facoltà. (Tornaal testo)
Supplemento alla Nota(d)sulle nuove istituzioni sanitarie nell'Oriente.
S. A. il Vicerè d'Egitto Mehmed-Alì con disposizione 31 Dicembre 1839 sciolse il Comitato Sanitario de' Consoli, o Commissione Sanitaria Consolare, instituita in Alessandria fino dal 1831 (V. pag. XLVII), e ve ne sostituì un altra composta di sette Intendenti tratti dal corpo de' Negozianti e di un Presidente. Il Presidente è lo stesso primo Ministro del Vicerè Boghos Jossouff. È stato compilato il relativo nuovo Regolamento Sanitario in lingua Italiana e venne comunicato in copia ai Signori Consoli prima ancora che fosse pubblicato.
I Signori Consoli Europei hanno protestato in data 4 Gennajo 1840 contro detta misura. Ciò nulla ostante venne pubblicata ed attivata.
Scrivono da Alessandria, che la nuova Intendenza offre tutte le possibili garanzie. — Il nuovo Regolamento non introduce notabili cambiamenti nelle disposizioni che già esistevano a difesa della salute pubblica; gli ufficii sanitarii continuano sul medesimo piede; e le relazioni sanitarie dell'Egitto cogli altri paesi rimangono com'erano prima.
Intorno allo stato della salute dell'Egitto, ecco alcuni particolari che ci pervennero da fonte sicura e che riportiamo in continuazione delle notizie già altrove riferite.
Nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio del 1839 imperversava la peste nella Palestina e nella Samaria e faceva orribili stragi particolarmente a Sumatra. Alcune reclute levate dai villaggi della Palestina arrivarono in Egitto senza essere state sottoposte ad alcuna contumacia o riserva ed entrarono in libera comunicazione. A tale derivazione venne attribuita la peste bubonica che dopo sei mesi di tregua scoppiò in Alessandria nel giorno 12 Maggio 1839. Altri casi si succedettero nei giorni 13-15-17-18-20- 23-24-27-28-30; in tutto 27 persone furono attaccate nel mese di Maggio, delle quali più di una metà sono morte, 22 sono state colpite nel successivo mese di Giugno, ed il numero dei guariti superò quello dei morti. In Luglio non si ebbe che qualche raro caso. In Agosto ogni scintilla di contagio era spenta. Tale andamento mite ed una diffusione sìlimitata di un morbo solitamente assai fiero, sono dovuti forse in parte alle sollecite cure dell'amministrazione, più probabilmente però alla possente influenza della stagione e all'alto grado del calore dei mesi di Giugno e Luglio; giacchè come abbiamo osservato alla pag. 735 ed altrove, il principio contagioso della peste non resiste all'azione di un calore assai forte; e secondo l'esperienza degli Orientali abitatori dei paesi molto caldi, circa il solstizio d'estate il germe pestifero suol perdere della sua attività, e se anche non si spegne affatto, resta per solito così illanguidito o assopito da non lasciar più per quell'anno gravi timori di ulteriori funeste conseguenze.
Spenta che fu la peste, insorsero delle altre malattie, e in data 1.º Dicembre dello stesso anno si ebbero da Alessandria le seguenti notizie.
«È sommamente doloroso di dover qui riferire che lo stato di salute della città di Alessandria sia ben lontano dall'essere soddisfacente. La cumulazione di due squadre, l'affluenza di povera gente del vicinato, la putrefazione delle acque stagnanti che il Canale del Mahmudie versa nell'antico Lago Marcotide, hanno sviluppato delle malattie epidemiche e di maligna natura»;
«Queste sono scorbuti, dissenterie, febbri gastro-enteriti e tifoide, che dal mese di Agosto in poi hanno imperversato in modo tale, che sopra una popolazione di circa 65000 anime, si è avuto dal 1.º Agosto p. p. a tutto jeri, il numero di 2287 morti. In questo numero non sono compresi i decessi degli Ospedali sia di terra sia di mare. Il numero dei morti di questi stabilimenti ammontava da 15 a 20 il giorno, e la squadra del Gran Signore sola, ebbe a soffrire la perdita di 2376 dei suoi».
«Da qualche giorno in qua però la mortalità ha diminuito, ma le reconvalescenze sono lunghe, e lasciano il paziente in uno stato di marasmo che pur troppo dà luogo a temere delle ricadute più funeste che la malattia stessa».
Posteriori notizie dalla medesima fonte sicura ci avvisano che nei giorni 13 e 14 Gennajo di quest'anno (1840) si sono manifestati due nuovi accidenti di peste in Alessandria. Ad essi tennedietro qualche altro nel giorno 16, ed altri ancora nei giorni successivi. Il piroschafoBarone Eichoffgiunto a Trieste nel giorno 22 Febbrajo a. c. reca più recenti notizie in data 6 dello stesso mese da Alessandria, sulla peste e sulle disposizioni sanitarie che si stavano attivando per arrestarla. Dette notizie sono del seguente tenore:
«Ogni giorno si annunciano uno o due casi di peste, di carattere piuttosto cattivo, poichè quasi tutti gli attaccati muojono in poche ore. Si spera però che colle energiche misure prese dal Magistrato sanitario il male non prenderà piede. S. A. il Vicerè ha ordinato che esso Magistrato venga di nuovo costituito da 7 intendenti, uno nominato dal Governo, e sei fra i negozianti ottomani, ellenici, francesi, inglesi, tedeschi e toscani, e sia presieduto da Boghos Bey. Il nuovo magistrato agisce con grande rigore ed attività, onde prevenire il progresso del contagio. Le due flotte, turca ed egiziana sono messe in quarantena e fu ordinato un espurgo generale, e lo stesso deve essere osservato nelle case e baracche delle famiglie de' marinari ed operai dell'arsenale. Le strade della città e dei contorni vengono ogni giorno nettate e scopate. Se un caso di peste succederà a bordo d'un bastimento, l'equipaggio deve essere sbarcato per fare la sua quarantena sotto le tende, e se ciò avviene nelle baracche, deggiono essere demolite, e distrutto col fuoco ogni oggetto suscettibile di contagio. Le provenienze dal Mar nero, da Costantinopoli e da tutto l'Impero ottomano sono considerate brutte, anche se fossero munite di patente netta, e perciò assoggettate a 21 giorni di quarantena. Si continuano i preparativi di difesa.» (VediLloyd Austriaco 25 Febbrajo 1840 N.º 24).
D'altra parte, lo stato di salute di Costantinopoli continua ad essere soddisfacente. Nell'Albania, dopo l'estinzione della peste in Leskovaz e Nissa, e del toglimento delle contumacie a cui erano state sottoposte le dette due città, la salute pubblica continua ad essere perfetta. Soddisfacente del pari è quella della Romelia e di quasi tutte le Provincie Ottomane; tranne però alcuni paesi al di qua del Balkan e lungo la riva destra del Danubio.
A Silistria e nelle vicinanze s'era manifestata fino dall'anno scorso la peste, la quale era anche cessata senza che si avesse potuto conoscere il vero numero delle vittime che aveva uccise.
Riguardo alla nuova comparsa della peste da quella parte, ecco quanto viene accennato da una lettera di Galatz in data 2 Dicembre 1839:
...... «S'ebbero dei casi di peste recentissimi a Simila, villaggio di 150 case situato fra Rudsciuk e Turtukani, così pure a Babuk ed a Sfetkoi sulla strada fra Silistria e Costantinopoli sulla destra del Danubio di qua dal Balkan, però senza che siasi potuto sapere il vero numero dei malati. A Turtukani la casa, di un tale Cathrini Supunersi, fu infetta da un parente venutovi da Sfetkoi, onde vi morirono prima un fanciullo, poi una giovinetta, ed appresso il capo della famiglia ed un servitore. In un'altra casa soggiacquero nove individui, dei quali cinque Turchi, compresa la figlia dell'Hassan Bairaclar. È da deplorarsi l'indolenza delle Autorità turche, che nulla fanno per impedire che il flagello si propaghi. Fortunatamente gli abitanti di Sfetkoi abbandonarono spontaneamente le loro case e formarono un Lazzeretto in mezzo ai campi. All'incontro il Governo Valacco accrebbe la contumacia di Braila a 21 giorni per le persone, e a 40 per le mercanzie, mentre quello di Moldavia lasciò i termini com'erano prima. I porti di Galatz e Braila formicolano di bastimenti mercantili; e la salute vi è ottima anche nel vicino contado».
Un'altra lettera da Costantinopoli in data 8 Gennaro 1840 porta quanto segue:
........ «La peste al di qua del Balkan si propaga anzi che no. Vero è che fino al giorno 7 di Dicembre avea diminuito a Simila, ma a Turtukani continuava, e già dal 2 al 9 Dicembre n'erano morte 12 persone; a Silistria dal 21 Novembre al 13 Dicembre 137; nel Distretto di Turtukani e Rosgrod 69; ed in quello di Tsarakul, che fu isolato 120. Generali sono le doglianze sull'inerzia delle Autorità. In Moldavia ed in Valacchia non se n'ebbe finora alcun indizio nè nelle quarantene, nè sui bastimenti».
Servano questi pochi cenni a continuazione delle notizie sull'introduzione, andamento, ed effetti delle nuove istituzioni sanitarie nei paesi d'Oriente che trovansi raccolte alla Nota (d). Possano essi riescir bene accetti a' miei leggitori, tanto come fatti storici che contribuiscono a meglio conoscere ne' suoi rapporti politici e sanitarii le popolazioni d'Oriente, quanto per le conclusioni utili alla scienza, che da essi si possono trarre.
D'altronde, tali notizie sullo stato sanitario dell'Oriente, così unite e disposte, non essendo facile rinvenire altrove, contribuiranno, io spero, a provare il mio buon volere, ed a richiamare l'attenzione dell'Europa sull'argomento della peste pei sommi vantaggi che dallo studio accurato e perseverante di esso si potrebbero ritrarre per gl'interessi delle popolazioni tanto dell'Occidente che dell'Oriente, per il maggiore ravvicinamento di questi due popoli, la maggior estesa delle loro relazioni commerciali, la più libera, franca, sollecita comunicazione con vicendevole profitto; distruggendo o almeno abbattendo in parte quell'alta barriera che divide detti due popoli, e che innalzata dal bisogno, ingrandita dalla paura, conservata dall'ignoranza e dal pregiudizio, sussiste tuttora intatta da secoli, con grave danno di tutti e due, ergendosi quasi a testimonio della nostra timidità, del nostro difetto di conoscenze utili, in mezzo a tanto splendore e ridondanza di lumi che ci abbagliano ed acciecano, e della nostra apatia o indifferentismo per tutto ciò che direttamente e personalmente non ci risguarda.
P. S.Scrivono da Costantinopoli in data 12 Febbrajo:
Occorsero a Trebisonda alcuni casi di peste, per cui gli arrivi da quel porto vengono assoggettati a severa contumacia. L'ultimo piroscafo vi si è pure dovuto sottomettere. A Costantinopoli dunque oggidì si usano quelle rigorose misure precauzionali contro la peste che si trascurano alcune volte, non per ragione od in conseguenza di bene ponderato sistema, ma per imperizia o per particolari riguardi in qualche porto commerciale dell'Occidente.