APPENDICE

Alcune osservazioni del maggiore Cianciulli intorno ai progressi dell'arte della guerra ai dí nostri, in occasione di un articolo del barone maggiore Ferrari da Parma, inserito nel fascicolo settimo del giornale:Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti.

Alcune osservazioni del maggiore Cianciulli intorno ai progressi dell'arte della guerra ai dí nostri, in occasione di un articolo del barone maggiore Ferrari da Parma, inserito nel fascicolo settimo del giornale:Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti.

Il maggiore barone Ferrari in un articolo pieno di militare erudizione e di chiara esposizione ha impreso a dimostrare, contro il divisamento di molti, che le scienze belliche poco o nulla abbiano vantaggiato nelle ultime guerre[60].

Il merito di questo colto scrittore dimostra a quant'altezza gl'ingegni italiani facilmente salirebbero nelle guerriere discipline, se l'angustia degli spazi in che sono rinchiusi non ne arrestasse i concepimenti e le applicazioni.

Nondimeno non interamente convinto che sterili per l'arte siano stati i sudori per ventidue anni sparsi da uomini di alto ingegno e di fama chiarissima, alcune osservazioni andrò sponendo, atte a mio avviso a difendere l'etá nostra dalla grave accusa contro di lei profferita. Dirò al certo meno di ciò che merita l'argomento, ma dirò quanto comportano le mie forze ed i limiti trai quali sono ristretto.

Che le scienze esatte, e quelle pure e quelle applicate, sieno il fondamento della scienza militare è un fatto del quale non si muove dubbio ai nostri tempi in Europa. Si tiene del pari universalmente per dimostrato che la scienza della guerra sia intimamente legata con la pubblica economia, con la politica, con le scienze fisiche, naturali e morali. Dimodoché il capitano,o ch'egli fortifichi gli spazi, o che li descriva, o che calcoli la forza delle macchine, o che le costruisca e le impieghi, o che raccolga gli uomini, o che gli ordini, li disciplini, gli amministri e li formi alla gloria ed all'abnegazione militare, egli impronta i suoi precetti da tutte cotali scienze. Or sarebbe maraviglia se nel successivo ingrandimento di quelle — del che nessuno disconviene — l'arte della guerra che ne discende rimasta fosse fuori dell'universale progredimento. E lo sarebbe vieppiú allora quando si considerasse che né la meditazione né l'esperienza né una serie infinita di fatti è mancata agli accurati disaminatori delle belliche discipline. E che ciò sia vero lo dimostrano del pari e le tante importantissime ultime guerre e lo immenso numero dei trattati scritti ai dí nostri da dottissimi autori, i quali ebbero il raro dono di poter raccontare quel che videro e di meditare su di quello che raccontavano.

Se tanto studio e tanta pratica si rimasero sterili, converrá disperare della scienza della guerra, converrá forse negare all'umano ingegno in fatto di belliche dottrine non pure quel perfezionamento indefinito che tanti filosofi vagheggiarono, ma ancora quel progresso, il quale, benché lento e circoscritto forse da lontani ed ignoti limiti, è nondimeno continuo, come si scorge agevolmente, portando gli sguardi sulla storia di qualunque scienza, arte o mestiere.

Confido non pertanto che altramente sia avvenuto e che anche le ultime generazioni abbian portato, insieme coi torrenti di sangue da esse versato, il loro tributo di nuovi lumi al comun retaggio di dottrina e di esperienza militare che l'etá passate a noi tramandarono. Confido che i nostri posteri non le accagioneranno di sterilitá d'ingegno o di opera.

Egli è incontrastabile che le evoluzioni laboriosamente ordinate, semplificate e messe dal gran Federico[61]alla cote dellaesperienza poco vantaggiarono dopo di lui. Egli è vero del pari che le armi nella loro forma ed essenza tali sono presso a poco quali quel grand'uomo le lasciò alla sua morte.

L'etá piú a noi vicina dunque ha ereditato ordini ed armi, ed oltre ciò massime di guerra e metodi appropriati dall'eroe della Sprea a quegli ordini ed a quelle armi.

Né dopo di lui era dato d'imprendere novellamente a sciogliere i medesimi problemi, giacché fermi essendo rimasti i dati donde dipendevano — si riduce il gran dato al fucile colla baionetta incannata, — invariabili ed uguali ne sarebbero state le conseguenze. Non è dato a chicchessia di apportar variazioni in una veritá dimostrata.

Dissi che il fucile con baionetta inastata era il gran dato della nuova ordinanza, e lo dissi pensatamente, trovandosi in esso risoluto il grave problema dell'ordine profondo e dell'ordine disteso, donde le evoluzioni e le linee, la castrametazione e piú lontano la fortificazione di campagna nelle difese delle linee dei campi e delle posizioni.

Questo istrumento di guerra, il quale ha potuto sciogliere regolarmente l'immenso problema, prima di esso sempre insolubile, di comprendere in una sola arma i modi di combattere da lungi e da presso, di arma da mano e da tiro, ha primamente ridotta l'infanteria tutta ad una espressione unica mercé un unico armamento; in secondo luogo ha invertito la qualitá e la condotta dei combattimenti, rendendo parte principale di essi il lanciar proietti, secondaria di assai il pugnar con punte e con tagli, cioè, contrariamente a quel che prima avveniva, facendo che l'uffizio di fromboliere decidesse delle pugne e che quello di gravemente armato vi entrasse incidentalmente ed in rare e brevi occasioni.

Col fucile a baionetta il medesimo uomo e la medesima arma dovea fornire alle due spezie di pugne. Ma gli ordini appropriati alle due pugne eran necessariamente diversi; erano anzi opposti tra loro. Quindi nacque la necessitá d'innestare, per cosí dire, gli ordini come si erano innestate le armi.

Da ciò discende che i perfezionamenti non potevano aggirarsi se non intorno ai metodi mercé i quali questo innestamento avesse potuto utilmente ottenersi. Nella scelta del miglior metodo dovea ulteriormente trovarsi il progresso della scienza, sino a che un nuovo agente di distruzione piú attivo della polvere di cannone non fosse venuto a variare non giá la forma o l'effetto o il piú facile e pronto uso del fucile attuale di guerra, ma la sua natura ed essenza. A me sembra che in tal materia io debba piú estesamente far manifesto il mio pensiero.

La polvere di guerra da per se sola non avrebbe recato negli ordini un cambiamento totale. Intendo con ciò dire che sostituendosi alle antiche armi da getto, avrebbe infallibilmente cambiato gli ordini appropriati ai combattimenti da lungi, ma non gli avrebbe cambiati in quelli di arma bianca. Intendo ancora di dire che un'arma la quale non avesse se non i fuochi per combattere non potrebbe sola bastar ad ogni spezie di pugna, e che per conseguenza ove fosse stato di mestieri di alternare i combattimenti da lungi e quelli da presso, sarebbe stato necessario di cambiare armi o di cambiar guerrieri e sempremai di cambiare ordini; doppia condizione alla quale dovendosi obbedire nei momenti piú vivi della pugna, avrebbe renduta la soluzione del problema impossibile.

Ben fu tentato in effetti di risolverlo commescendo le armi e gli ordini, le picche col moschetto, l'ordine disteso col profondo. Vano tentativo! La parte non necessaria nell'attuale combattimento vi rimaneva non pure negativa ed inerte ma danneggiata ed oppressa; nei fuochi perivano inoperosamente le picche, ed i moschetti quando si veniva alle mani con l'arma bianca; l'artiglieria smodatamente agiva sulle masse profonde. Ora l'utile consiste nel fare che sul campo nulla rimanga d'inoperoso e meno ancor di dannoso: l'utile sta nell'evitare idoppi usi. Quella commistione del resto si va ancora, ed a mio avviso erroneamente, riproducendo in diverse armi ed in diverse graduazioni della medesima arma, e sempre con manifesta violazione dell'esposto principio, non meno che dell'altro il quale raccomanda la divisione e la specialitá del lavoro. Né il principio vero di appoggiare reciprocamente le diverse armi può essere valevolmente opposto, imperciocché grave differenza intercede tra l'arte necessaria di sostenere nella disposizione e nella condotta di una battaglia l'una arma con l'altra e l'idea dei corpi e degli ordini misti.

Miglior successo ottenevano i tentativi onde render l'arma piú perfetta pei fuochi, e ridurla al tempo medesimo arma da mano. Al primo scopo si perveniva passando dall'archibugio al moschetto e da questo al fucile, inventando la piastra e la bacchetta di ferro, cilindrica o conica; al secondo, immaginando la baionetta. Con questa il fucile divenne arma da mano, e mercé la leggerezza ad esso proccurata ne riuscí, per quanto era possibile, facile il maneggio.

L'invenzione della baionetta diminuiva di molto, egli è certo, ma non faceva svanire la necessitá di dover cambiare di arma nel passar dall'uno all'altro degli accennati modi di combattere. Era in certa maniera un cambiamento di arma quello d'inastare la baionetta sul fucile quando si volea aver ricorso ad un'arma da mano, e di ritrarnela per riprendere l'uso dei fuochi. Si vide esser questo inastamento, che richiedeva assai tempo e diligenza, pericolosissimo a fronte di un corpo di pronti cavalieri. Ond'è che con sempre rinascenti sforzi molti impresero a risolvere l'ultima e piú profittevole condizione del problema, ingegnandosi di rendere la baionetta permanente sul fucile ed insieme non nociva ai fuochi, e per tal modo elevandolo stabilmente ad arma da mano. A ciò pervenne, se mal non mi appongo, il signor Martinet in Francia sotto il regno di Luigi decimoquinto, inventando la baionetta incannata.

Allora cessò a mano a mano la commistione delle armi e poi degli ordini; ma prima che questi si piegassero ai modi presenti, interminabili controversie sursero sugli ordini antichi esugli ordini moderni, o piuttosto sugli ordini distesi e profondi; giacché, a mio avviso, quante volte si fossero allegati gli ordini antichi, avrebbero dovuto cadere in disamina non quelli solamente con che combattevano i gravamente armati, ma i modi altresí con cui pugnavano i leggieri. E poiché trattavasi di dar forma ed ordine ad uomini che combattevano piú da lungi che da presso, piú lanciando proietti e soffrendone l'effetto che impiegando armi da taglio o da punta, le analogie — quali possano esservene, per l'aggiustatezza e per la frequenza dei colpi, tra la debole proiezione di un arco e la onnipotente del fucile e del cannone, tra il combattere sparso e mobile dei leggieri dell'antichitá ed il fermo ed unito dei moderni soldati in file ed in righe — avrebbero dovuto esser tratte ancor piú dai modi coi quali si combatteva usando di archi e di balestre, che non da quelli coi quali armeggiava la sarissa o la lancia de' triari.

Inventata la baionetta inastata era mestieri di tentare, se fosse stato possibile, la creazione di un ordine solo che simultaneamente nella medesima circostanza ed atto potesse soddisfare ai bisogni del fucile come arma da fuoco e come arma da mano; cioè che nei fuochi tutti gli armati potessero tirare, e tutti stringersi e raccogliersi nei combattimenti da mano per mutuamente difendersi, per urtare gagliardemente o resistere ad urti gagliardi.

Perché tutti possano tirare simultaneamente è evidente che la profonditá non possa oltrepassare la lunghezza del fucile[62];perché possano urtar gagliardemente, resistere agli urti e far fronte da per tutto validamente, egli è del pari evidente che debba accrescersi la profonditá e per tal modo privarsi della piú gran parte dei fuochi. Non è meno evidente che i proietti delle grandi armi avranno smodato effetto sulle agglomerazioni profonde, molto tenue negli ordini distesi.

Il voler dunque con un'arma mista come il fucile a baionetta un solo ed unico ordine è lo stesso che il voler insieme due cose che mutuamente si escludono.

Esposto il problema nei termini rigorosi: — Ordine disteso ovvero ordine profondo? — egli era impossibile di risolverlo. Né poteva altramente rispondervisi che mercé una distinzione cosí espressa: — Per li fuochi e contro i fuochi, ordine disteso; per lo combattimento di arma bianca e per la facilitá dei movimenti, ordine profondo.

Or non potendo per le addotte ragioni render misti gli ordini o mescere armi di diversa natura nel medesimo ordine, ed essendo il fucile un'arma mista che in sé comprende gli elementi dei due modi di combattimento, i quali esigono necessariamente due diversi ed opposti ordini, non rimaneva altra via per giugnere al loro perfezionamento se non che di piegarli con modi pronti, facili e sicuri a passare da quello necessario ai fuochi a quello necessario alla baionetta ed a fare che potessero rapidamente ed agevolmente cambiarsi e succedersi.

Quindi l'arte dei celeri spiegamenti e del ritorno in colonne, diverse secondo la diversitá degli scopi, dei terreni e delle artiglierie. Gli spiegamenti perfezionandosi seguirono la ragion matematica, onde rimasero come quella invariabili.

Non è giá che non sia vero, utile, indispensabile che venga prescritto un ordine abituale, un ordine secondo il quale si dispongano ordinariamente le truppe; ma quest'ordine nulladimeno dovrá essere variato quante volte si presenti un'occasione che esiga un modo di combattimento ovvero una disposizione preventiva che non sieno secondo la natura ed il fine di tal ordine abituale.

E poiché nelle guerre odierne non vi è pugna che col fuoco non incominci e si chiuda e che spesso, per non dir sempre, il fuoco non decida; e poiché non vi è quasi combattimento senza artiglierie, cui non può senza grave danno opporsi l'ordine profondo; e poiché i combattimenti di arma bianca sono nella infanteria tanto rari quanto quelli di fucileria sono frequenti; egli è perciò indubitato che l'ordine disteso debba essere l'ordine abituale delle schiere.

Dunque mi sia permesso di replicare: ridotto a tale il problema delle evoluzioni e degli ordini a cagione dell'inventato fucile a baionetta, e risoluto quel problema col calcolare matematicamente le evoluzioni, cioè i metodi di piegare le truppe in colonne e di spiegarle, non eravi piú luogo ad assoggettar quello a nuova fondamentale disamina ed i metodi a nuove ed essenziali modificazioni.

Nondimeno i tattici francesi accuratamente si applicarono a dar definizioni piú nette, ordine piú rigoroso, insegnamento piú compiuto e piú logico, piú vasta applicazione alle veritá giá dimostrate; il che essi operarono colla lucida compilazione di ordinanze appropriate ad ogni arma. Né poteva una tal veritá sfuggire alla forte intelligenza del nostro autore, il quale parlando del sistema di evoluzioni della Francia comparativamente all'austriaco, in tali termini svela la sua mente e l'esattezza della sua analisi: — «Sebbene sia dalla parte dei francesi il vantaggio, se guardisi all'ordine, alla ragion matematica, alla sposizione dei regolamenti, pure quanto alla pratica...».

Or metodi che hanno in favor loro e l'ordine e la ragion matematica e la sposizione, o sia la esatta e chiara logica deduzione dai principi alle conseguenze, possono a mio avvisotenersi per umanamente perfetti sí per la dottrina che insegnano che per li modi coi quali la insegnano.

È egli però vero che l'umano ingegno si fosse arrestato a tai limiti e che non avesse tentate altre vie per giugnere a nuovi perfezionamenti e nuovi ritrovati? A me non pare. Egli tenne per fermo ciò ch'era vero nelle armi e nelle evoluzioni, distrusse in esse qualche radicato e dannoso pregiudizio, e se non inventò un nuovo agente di distruzione piú potente della polvere da guerra, andò certo ogni parte della scienza militare ritoccando, ampliando e perfezionando[63].

In effetto il disegno (tracé) del Carnot ed i suoi princípi di difesa modificavano considerevolmente il disegno del gran Vauban e dei suoi commentatori, ed i calcoli ed il giornale del Cormontaigne, tenuti quasi come assiomi. Ardito sarebbe per me ilgiudicare comparativamente i tre dotti allegati autori, né forse i cambiamenti voluti dal Carnot vanno tutti egualmente esenti dal dubbio e da plausibile critica; ma non può disconvenirsi che quel valentuomo apriva nella difesa delle piazze di guerra nuove vie al valore, creava nuovi metodi, faceva entrar nella difesa oltre alla forza delle opere e delle artiglierie quella dei combattimenti da uomo ad uomo, e vi frammischiava i vantaggi di una guerra di posizioni successivamente difese ed attaccate. Con tai mire modellava egli le sue opere e le disponeva tra loro, raccomandava i combattimenti da vicino, il tirare poco da lungi, commendava i fuochi verticali di ogni genere nella difesa prossima e fissava il cominciamento della difesa attiva forse nel punto dove il Cormontaigne faceva terminare la sua. E non vi ha dubbio che una gran parte de' suoi metodi e delle modificazioni proposte da lui nel disegno delle opere abbia ottenuta la sanzione della esperienza. Non si può dunque affermare che l'ingegnere militare siasi arrestato non dirò al Cormontaigne o ai piú remoti, ma al Montalambert ed ai pratici insegnamenti del Saint-Paul e del Bousmard.

La convenzione nazionale riuní in Francia in compagnie ed indi in battaglioni i zappatori prima sparsi nell'artiglieria, vi uní i minatori e diede al corpo del genio quella truppa speciale che Vauban chiedeva istantemente ed invano piú di cento anni pria. Gli equipaggi del genio, la di cui mancanza tanto nocque agli eserciti inglesi negli assedi da loro fatti in Ispagna, al dire del chiaro colonnello Jones, furono organizzati durante l'impero. Quali siano stati i successi della nuova organizzazione lo dimostrano i lavori eseguiti, gli assedi sostenuti ed intrapresi dalla Francia da quarant'anni, diretti dai Chasseloup, dai Marescot, dagli Haxo!... ed Anversa, che due volte in diciotto anni ha veduto ricostruire, difendere ed attaccare i suoi rampari dai zappatori francesi guidati dagli Haxo e dai Carnot!...

La guerra sotterranea si arricchiva delle esperienze del Marescot, il quale sin dal 1798 annunziava che nella esplosione delle mine si otteneva un effetto maggiore praticando uno spazio vuoto intorno alla cassa che contiene le polveri, invece diesattamente turare la galleria, nonché de' pratici insegnamenti e de' perfezionamenti indicati dal Gumbertz, dallo Gillot.

Le artiglierie non rimanevano indietro nei nuovi bisogni che la grande guerra faceva nascere, ed i successi immensi ottenuti da esse ed i nuovi e vasti modi con cui furono adoperate disvelano un gran perfezionamento nei metodi. La velocitá del trasporto, l'esattezza e la frequenza dei tiri, la prontezza nell'incominciamento dei fuochi o nel mettere in batteria, la diversitá de' calibri secondo i fini diversi del combattere, sono, o ch'io m'inganno, i risultamenti cui debbono tendere i perfezionamenti successivi delle artiglierie. Queste vie di perfezionamento tentarono gli artiglieri dell'etá nostra per elevare l'arma loro a piú alti destini.

Fu quindi sottomessa a nuova analisi la forma dei carri nelle artiglierie di battaglia, come la condizione principale per trasportar celeremente il pezzo per porlo prontamente in batteria, ritirarnelo, riprendere o continuare il fuoco e distribuire sui cassoni, somministrare ai combattenti, trasportare agevolmente e custoditamente le munizioni.

Quali siano comparativamente preferibili, o le antiche forme dei carri da cannone e dei cassoni del Gribeauval, o le novelle delle artiglierie inglesi, o iwurstaustriaci, o i cassoni russi su due ruote, io non oserei pronunziare senza accurata analisi. Dovrebbe forse applaudire ai modi inglesi ed austriaci colui il quale preferisce le artiglierie leggiere con cannonieri sui carri. E se, come riferisce il Dupin, l'artiglieria inglese, nonché la francese che l'ha imitata modificandola, è pervenuta a far uso di ruote di una sola dimensione per tutti i suoi carri, a render piú semplice e diminuire la diversitá degli avantreni e delle casse (affûts), questi non sono eglino due considerabili miglioramenti nel carriaggio di guerra?[64]: Del rimanente nello scorgere che in tantaparitá di scienza e di pratica vi esistano tanti non uniformi sistemi nei carriaggi di artiglieria, egli è forse plausibile di dedurne che come i pezzi differiscono di peso, di calibro, di proporzione nei medesimi pesi e calibri, di casse (affûts), secondo i diversi fini del combattere; cosí il carriaggio è un problema nel quale la differenza del suolo, del clima, delle strade, della natura, delle spedizioni di guerra cui ciascuna nazione è piú frequentemente soggetta, influisce talmente da render necessari modi diversi per utilmente e relativamente risolverlo.

Ma se nella massima mobilitá consiste uno dei pregi maggiori delle artiglierie, è mestiere di convenire che sarebbe stato impossibile di ottenerla senza due condizioni principali; vale a dire un corpo specialmente e costantemente destinato al trasporto dei pezzi delle munizioni e degli attrezzi di guerra, appositamente istrutto, ordinato ed armato, ed un corpo di cannonieri che seguir potesse le bocche da fuoco trasportate colla massima celeritá dei cavalli; cioè un corpo del treno ed uno di cannonieri sia a cavallo sia sui carri. Or questi due corpi si debbono alle ultime guerre, se non come invenzione assoluta, di certo come sviluppamento vasto e metodico di una idea appena prima veduta e debolmente applicata[65].

Dubito che la guerra dei sette anni, tanto istruttiva e per lo gran nome di Federico, e per la moltiplicitá delle operazioni e delle battaglie, e per la differenza dei teatri sui quali si combatteva, e per lo perfezionamento delle evoluzioni, e per li prodigi di una grande e dotta unitá contro il continente quasi intero, unito nei consigli e diviso sui campi; dubito, io diceva, che possa presentare combattimenti di artiglieria che pareggino sí per lo successo che per la esecuzione la grande batteria di Wagram, il cannone di Hanau e mille altre fazioni militari, ove tutti abbiam veduto le artiglierie leggiere di Francia e degli alleati precedere gli spiegamenti di ogni arma e proteggerli, cambiar rapidamente di posizione per far subitanea massa di fuochi, per prender rovesci sul nemico ed aprire i fuochi, seguite da qualche squadrone a meno di un trar di fucile da esso.

Certo, senza un perfezionamento essenzialissimo nei metodi, non possono concepirsi né cotali numerosi e pur ordinati e mobili adunamenti di artiglierie, né i grandi effetti da essi prodotti.

Notabilissimo ha dovuto essere il progresso dell'artiglieria, quando ha potuto tanto aumentare la forza ed i successi della cavalleria, fornendole i fuochi dei quali mancava, agguagliandone ed appoggiandone la velocitá e l'ardire. In tal modo ha reso nei luoghi piani l'attacco superiore alla difesa, giacché in tai casi la presenza di una cavalleria pronta a caricare rende necessario all'infanteria un ordine fermo e compatto, mentre i fuochi dell'artiglieria glielo rendono impossibile[66].

Egli è poi problema non ancora diffinitivamente sciolto, se meglio conduca allo scopo un'artiglieria con cannonieri a cavalloo con cannonieri trasportati sui carri. E se par vero che nelle ultime guerre le artiglierie leggiere degli alleati, delle quali alcune aveano i cannonieri sui carri, non abbiano lasciato a desiderare[67]in confronto coi cannonieri a cavallo di Francia, è vero del pari che né i francesi né i prussiani né i russi ebbero a dolersi degli effetti delle loro artiglierie servite da cannonieri a cavallo. Ma rimane ancora a determinarsi, ove io non sia in errore, se il peso che i cannonieri aggiungono al carriaggio diminuisca o pur no la sua velocitá comparativamente alle artiglierie servite da cannonieri a cavallo. Rimane egualmente a determinarsi nettamente se in ogni caso, in ogni tempo ed in qualunque terreno possa ilwurstseguire il pezzo colla stessa facilitá dei cannonieri a cavallo, e perciò esser principiato in pari tempo il fuoco. E ciò essendo ne nascerebbe che un pezzo alla prolunga ed un carrone owurstcoi suoi cannonieri sia capace della medesima agilitá; la qual cosa per veritá non pare dimostrata[68].

Il Caraman in un dettato pieno di franca e nitida discettazione ha comparato i metodi diversi di artiglierie leggierepraticate in Russia, in Prussia, in Austria, in Francia ed in Inghilterra. Ivi stanno a fronte i vantaggi e gl'inconvenienti di ciaschedun metodo, non solamente in quanto risguarda il trasporto dei cannonieri, ma in quanto al diverso modo di proporzionare i calibri e gli obusieri, di trasportare ed apprestare le munizioni per lo piú pronto ed immediato servizio e cominciamento del fuoco. Uffiziale generale distintissimo in quest'arma, osservatore sagace delle artiglierie d'ogni paese e degli ordinamenti militari della Prussia, memore di moltissimi fatti di guerra, pronunzia in favore de' cannonieri a cavallo. Né gli ultimi ordinamenti francesi contraddicevano a quella sua opinione, avvegnaché quantunque con questi siansi sciolti i reggimenti di artiglieria a cavallo e sparse le batterie leggiere nelle artiglierie a piedi, sono stati conservati non pertanto ai pezzi leggieri i cannonieri a cavallo, né in Prussia né in Russia si abbandonavano[69].

Per avventura potrá attribuirsi la unione in un sol corpo dell'artiglieria a cavallo ed a piedi alla medesima idea, mercé la quale si è in Francia unito il treno all'artiglieria e si è prescritto che il cannoniere fosse al tempo stesso atto a servire il pezzo ed a guidarlo da vetturino.

Or se l'autor nostro dubita, nonostante ventidue anni di esperienza, che un cannoniere esser possa, com'egli si esprime, ed ussaro impetuoso[70]e tranquillo direttor di macchine, potrebbe ancor piú dubitarsi che pervenga a divenir abile conduttor di cavalli in usi svariatissimi ed abile artigliere sul campo e negli arsenali. Non comprendo poi come possa dirsi piú difficileil saper guidare un sol cavallo che due cavalli ed una macchina, il servire da mozzo ad un sol cavallo piuttosto che a due[71].

Del rimanente, o che in Europa si cesserá dalle grandi battaglie, e perciò diminuirá il bisogno di proporzionate e grandi riserve, ed in tal caso, scomparsi spezialmente i grandi corpi di cavalleria, svanirá la necessitá d'un grande adunamento di artiglierie leggiere; o eserciti colossali seguiteranno (e ciò credo avverrá) a dare battaglie colossali, ed allora essendo indispensabili le gran riserve di ogni arma, diverrá necessario di mettere insieme le batterie leggiere sparse nell'artiglierie a piedi. In tal caso la loro dispersione in piccole frazioni rimarrá forse piuttosto un modo di meglio governarle in pace che di meglio adoperarle in guerra. Del pari che, a cagione della celere consumazione di artiglieri che la guerra produce, diverrá forse necessario di mettere da banda i cannonieri vetturini, poiché la loro doppia e difficile istruzione si concilierá malagevolmente con la strettezza del tempo che la guerra suol concedere d'impiegarvi.

A me sembra che possa su tal proposito conchiudersi in modo generale che nelle artiglierie di battaglia, la leggiera — sia con cannonieri a cavallo o sui carri — può spesso supplire a quella a piedi e che spesso questa non può supplire a quella. Ma la differenza del costo consiglierá mai sempre a non averne al di lá di ciò che la natura dei paesi ove si fa la guerra e la diversa proporzione con la quale la cavalleria sará distribuita negli eserciti faran giudicare necessario.

L'artiglieria dunque migliorò i suoi primi elementi, divenne piú celere, piú ardita, piú maneggevole; ond'è che potette apparire sui campi in piú vasti adunamenti e meglio ordinata. I calibri nell'artiglieria di campagna non variarono di molto, ma pure fu alterata massimamente la proporzione degli obusieri; i pezzi da quattro di battaglia, corti e lunghi, andarono quasi in disuso;la diversitá dei calibri ed i danni che ne seguono fu diminuita; alcuni tra' calibri di battaglia poterono divenir piú leggieri[72]senza nocumento per lo effetto dei tiri. Ma in quest'arma come negli ordini e nelle evoluzioni, fissati che furono i dati, il miglioramento dovea svolgersi nella scelta dei metodi coi quali trarre profitto maggiore dalle qualitá successivamente da lei acquistate.

Che valeva in effetto di aver di tanto resa piú veloce l'artiglieria, di aver fatto che potesse cannoneggiare piú prontamente e lungamente, piú da vicino, e ritirarsi piú tardi, se la metá di essa avesse dovuto rimanere come per lo innanzi inseparabile dai battaglioni, e per tal modo trovarsi ora poca, ora troppa e sempre immobile sulle linee di battaglia? se avesse dovuto, diffusa in tal modo, opporre la disseminazione inefficace dei suoi fuochi alla potente concentrazione di piú batterie che, rapidamente cambiando di sito, successivamente sopra ciascuna parte di essa facesser convergere i lor fuochi? se aggravando la marcia dei battaglioni nei luoghi alpestri, debolmente proteggendoli nei piani ed aperti, non avesse potuto secondo le circostanze distaccarsene nei primi, accompagnarli piú numerosa e con piú adattati calibri nei secondi? Quindi è che avvenne che, modificato anche in questo il sistema del Gribeauval[73]da' nuovi modi di guerrae dai novelli artiglieri, furono raccolte le artiglierie in divisioni ed in riserve come lo erano state le altre schiere, e questa arma sí potente agí per masse e potette esser distribuita come e dove piú convenisse secondo i bisogni ed il variar della guerra.

Esagerati, immeritevoli sono gli elogi profusi ai razzi di guerra come potenti istrumenti di combattimento e di assedio. Istrumento di assedio un'arma che rispetta i rampari e ch'è d'incerto e poco efficace rimbalzo! Strumento di combattimento un'arma di punteria mal fida e della quale non sembra dimostrato esser molto efficace la metraglia[74]! Nondimeno sarebbe ingiusto di negare che accompagnati dalla granata possano i razzi essere utili per la facilitá dei trasporti e della costruzione delle batterie, per la quantitá e vivacitá dei fuochi e per la economia degli artiglieri. Né credo che debbano esser tenuti come il piú attivo istrumento d'incendio che posseggano le artiglierie. Altri ve ne sono assai, i quali trasportando il medesimo artifizio hanno su di loro il vantaggio di penetrare piú profondamente e di diroccar penetrando. Che poi, ove fosse di mestieri non di diroccare al tempo medesimo e d'incendiare, ma d'incendiar solamente, le palle arroventate perverrebbero forse piú efficacemente allo scopo ovunque si potessero adoperare fuochi orizzontali.

Rimane nondimeno al generale inglese inventore dei razzi (o almeno proponitore di essi come artiglierie per la prima volta in Europa) ed all'etá nostra il merito di aver proccurata un'arma nuova, utile per alcune limitate intrinseche condizioni, necessaria forse in alcuni luoghi ed in alcuni casi speciali.

Ai dí nostri il Villantroys fondeva nuovi e piú potenti obusieri di assedio; in Russia compariva il lycorno, obusiere di battaglia di portata piú vantaggiosa; il Peyxhans inventava i cannoni a bombe e somministrando a queste col tiro orizzontale il potente effetto del rimbalzo, dell'aggiustatezza e frequenza dei tiri comparativamente al mortaio; gli arsenali d'Inghilterra fornivano la palla-metraglia (shrapnell's spherical case shot)[75]; la lancia — introdotta prima dal maresciallo di Sassonia in Francia tra' cavalieri che denominò «uhlans», e poi abbandonata, — non quella dei catafratti o del medio evo, ma una tutta diversa, piú comoda e piú agevole, riappariva utilmente nella cavalleria degli eserciti d'occidente; i francesi rendevano compiuta e perfetta l'arma difensiva de' corazzieri; gli arsenali classificando idee e lavori ottenevano piú pronti, piú perfetti e piú vasti risultamenti nelle moltiplici loro officine; l'arte di gettar ponti a fine di valicar grossi fiumi difesi immaginava nuovi modi e nuove applicazioni[76]; la igiene militare in ogni sua parte, l'amministrazione in ogni suo ramo sorgevano a nuova vita e come scienze e come metodi; le tende si abolivano ed il rimanente delle bagaglie si riduceva a meno di un terzo, e con esse i consumatori inoperosi; donde minor consumazione nelle vettovaglie e maggior economia, piú grande speditezza ne' movimenti e facoltá di accrescere relativamente le macchine ed i trasporti di guerra.

Né questi sono i soli dritti che la nostra etá vanta sulla stima delle etá future. Il suo genio non si arrestò in cosí stretti confini.Ma prima di passar oltre negli ordinamenti militari odierni mi sia permesso di spender qualche parola sui dragoni.

Il Foscolo (e prima di lui molti, meno compiutamente) nella sua edizione del Montecuccoli ha cosí eruditamente ragionato della origine di quest'arma che il ridirlo sarebbe superfluo. Può nondimeno esser giovevole di discorrere sull'utile e sul danno che il loro servizio procura.

Egli par vero, e l'esperienza sembra che lo abbia sino ad un certo punto dimostrato, che combatte con difficoltá a piedi un uomo che da tutto, sciabla, stivali, casco, è impedito a combattere in tal modo, che non si affida per uso all'arma da fuoco e che per abitudine aspira al cavallo che teme di perdere e che spesso gli è tolto di riprendere. Non è vero però che combatta male a cavallo: non vi è ragione che possa farlo presumere, non vi è esperienza che lo provi[77]. Che gli manca in effetto per credersi da meno o per poter meno di un qualunque altro uomo di cavalleria? Le armi medesime, i medesimi cavalli, facilitá compiuta di uguali movimenti, ed usi e vita uguali. Quali poi sieno le necessitá di una media cavalleria — sia qualunque il nome che voglia attribuirsele, — sia per li servizi di guerra, sia per la facilitá ed economia delle rimonte, sarebbe lungo ed inopportuno il dimostrarlo dopo il distinto lavoro su tal materia pubblicato dal Marbot nella sua opera avverso il Rogniat, ed ammettendo come dimostrazione gli ordinamenti di cavalleria di tutti i grandi eserciti di Europa.

Potrebbe solamente sembrar convenevole che, ridotti i dragoni esclusivamente a media cavalleria, in luogo del moschetto divenissero armati di carabina per non essere disadatti al combattimento da bersaglieri (tirailleurs) ove lo richieggano le circostanze, male opponendosi la pistola alla carabina. Tuttavia appartiene soltanto ai capitani che in vasti comandi ed in lunghe guerre abbiano potuto formarsi una opinione sicura dellenecessitá che in esse sorgono infinite e svariate, di pronunziare se queste necessitá meglio esigano dai dragoni un eventuale servizio di bersaglieri ovvero quello piú eventuale ancora d'infanteria. Imperocché quantunque sieno rare le occasioni di appiedare i dragoni e quantunque un tal impiego richiegga sempre molta attenzione ed accorgimento, nondimeno delle circostanze possono presentarsi le quali lo rendan necessario, come allorquando si tratti di sostenere un corpo di sola cavalleria in luoghi alpestri, di trasportare celeremente un rinforzo d'infanteria, di difendere un posto, di coprire un quartiere. Ed in tai casi potrebbe tornar grave di aver rinunziato all'uso di appiedarli, di aver rinunziato ad un modo di armamento che non porta ostacolo ai combattimenti a cavallo (tranne all'uffizio di bersaglieri) e che accortamente usato può rendere non leggieri servizi. Tal problema, tai dubbi non si risolvono se non che da una lunga esperienza e da un alto sapere di guerra[78].

Né questa esperienza né questo sapere fu giammai piú abbondante in Europa. Né si restrinse, come dissi, ad ampliare, a classificare, a correggere; ma da nuove meditazioni trasse nuove e grandi conseguenze.

La necessitá di una vasta difesa obbligò il gran Federico ad indagare il vero nelle armi e negli ordini, e lo rinvenne: una necessitá uguale o maggiore obbligò la Francia a cercar nuovi elementi di potenza e di successi nelle qualitá del soldato e nei grandi e coordinati movimenti, e li rinvenne del pari. E come prima gli spiegamenti di Federico servirono di modello all'Europa, cosí in séguito i dotti ordinamenti degli eserciti di Francia in breve divennero il tipo comune dei metodi per far campagna, adottati da quasi tutta l'Europa militare.

La coscrizione apparve in Francia[79]. L'influenza che una tale vasta escogitazione ha avuto ed avrá sempre piú sugli ordinamenti civili, sia a causa della universalitá del servizio, sia a causa della limitata sua durata e del riversamento continuo dalla societá armata nella civile e della rotazione stabilita fra entrambe, sia per lo aver fissato nuovo scopo al servizio, nuovi diritti ed obblighi e nuova disciplina; egli è tema di profonda meditazione, il quale esce totalmente fuori del mio soggetto.

Argomento misto di politica e di alta scienza di guerra sarebbe anche quello che trattasse della coscrizione, riguardandola come la terza trasformazione che dal rinascimento della civiltá subirono gli elementi primi degli eserciti in Europa. Determinando la natura, lo scopo e la storia delle milizie feudali o comunali e poi degli eserciti permanenti ed in ultimo delle armate coscritte[80], si rinverrebbero forse nuovi lumi e nuovi dati di calcolo sommamente importanti e per la scienza dell'uomo di Stato e per la natura, lo spirito e le ultime conseguenze delle guerre odierne.

Comunque sia, tenendomi strettamente alle conseguenze puramente militari del novello metodo di raccoglier uomini e formar soldati, dedurrò da esso e noterò il grave effetto non pure d'aver largamente aumentato il numero negli eserciti, ma quel che a piú monta, di averne immensamente aumentato l'intelletto e la moralitá.

Trasportati temporaneamente dalla legge comune alla comune difesa, ogni condizione, ogni sapere, ogni virtú sorsero come per incantesimo tra le milizie; e capitani e pubblicisti ed amministratori e scienziati, i quali non meno combattendo cheriassumendo ed accordando la esperienza con la dottrina di tanti dotti e luminosi trattati, hanno arricchite le belliche discipline.

Divenne allora la guerra piú mite, la sventura non fu un delitto, la preda non fu il solo fine del combattere, né l'emolumento il solo fine del servire, ma l'onore e la patria, cioè la vera gloria; e la conquista sempre funesta poté almeno conservare ordine e forme di umanitá e di giustizia. Cosí divenivan facili le grandi imprese, perché ivi era cuore per volerle ed intelletto per apprezzarle. Cosí la guerra fu affare proprio; la bandiera rappresentò la patria: ivi, e perciò fu facile lo imperio, consentita l'obbedienza, lo scopo comune e nobilissimo.

I miglioramenti poterono allora celeremente progredire, trovando eserciti capaci di comprenderli e desiderosi di ottenerli, ed intelletti che unendo ad uno zelo uguale maggiore acume e dottrina poterono rinvenirli ed insegnarli.

Onde quando il Sainte-Chapelle afferma che «si l'on a fait des grandes choses aux armées françaises dès 1792, c'est moins avec des théories et des inventions systématiques qu'avec la force d'âme, la vigueur du bras et l'exaltation du courage», egli allora esprime un fatto del quale gli è sfuggita l'origine. La grande invenzione dovea, a mio avviso, scorgerla nella coscrizione: era dessa lo spirito che informava gli eserciti; spirito che il piú gran capitano del secolo comprese, organizzò e diresse mirabilmente.

Ma la coscrizione neanche bastò sola. Per accordare l'economia coi bisogni di una vasta difesa sorsero sistemi diversi di grandi riserve con vari nomi distinti, con vari modi ordinate. Di certo lelandwer, lelandsturm, i bandi, le guardie nazionali, le colonie militari, le milizie sono composte anche esse di battaglioni, di compagnie, di squadroni, di reggimenti; perché di queste divisioni altre sono riconosciute utili per la facilitá dell'amministrazione, della disciplina, della coabitazione di un determinato numero di uomini, altre per la facilitá dell'istruzione e delle evoluzioni: ma l'innovazione consiste non giá nelle forme con cui si coordinano, ma negli elementi medesimi dei quali sono composte. L'alfabeto è istrumento di che si serveogni scienza per comunicare se medesima, ma non costituisce da se solo ogni scienza.

Di gran lunga s'ingannerebbe colui il quale, comunque grandi i capitani di Francia, comunque massimo quel primo tra essi cui anche vinto appena bastò l'Oceano a contenere, pensasse che i grandi successi da quei capitani ottenuti fossero unicamente dipesi dal genio loro di guerra. Non vi è storia di guerra ove piú nitidamente che nelle guerre combattute ai dí nostri appaia quanto nelle vittorie abbia pesato ora il tal corpo sparso e disordinato che si addensa e resiste con comunitá d'idee e non di comando, ora un uffiziale che distingue il luogo ed il tempo e tiene il posto acremente e colpisce il momento di volo, ora un condottiere ardito e destro che consigliando meno gli ordini o i princípi che il favore delle circostanze, intima al piú forte di arrendersi, alle piazze di prosternarsi innanzi alla sciabla curva di un ussaro[81].

La somma di tali fatti, di tali uomini, di tali ingegni che la coscrizione largamente forniva e dei miglioramenti in ogni parte dell'arte da loro operati costituiscono il gran dramma di quelle grandi vittorie. Il genio del capitano distinse senza dubbio il momento opportuno, la idea magistrale, il punto importante alla vittoria e condusse con movimenti meditati le schiere sul terreno delle pugne; ma ivi giunte, ed alcune volte anche prima di giugnervi, il peculiare talento degli esecutori, spesso sino ai gradi meno elevati, signoreggiò gli eventi non calcolati, i casi fortuiti, quella gran parte d'ignoto, d'incerto, di vago, che accompagna l'arduissimo concepimento di una grande strategia.

La formazione dei grandi eserciti rendette necessari nuovi metodi per agevolmente condurli. Né guari andò che la perfezione di tai metodi rendette facile di muovere, di far vivere,di far combattere eserciti numerosissimi con la esattezza e con la precisione di un sol reggimento.

Si progredí allora dalle evoluzioni ai movimenti, dalla gran tattica alla strategia. Pei battaglioni e per le linee bastavano le evoluzioni; bastavano a queste la visuale, la voce ed i segni. Ma moltiplicar le colonne in vasti spazi coordinandole al medesimo fine e vicendevolmente sostenendole; farle marciar combattendo senza deviar dallo scopo; conservar l'unitá del suo movimento rompendo l'unitá della difesa o dell'attacco nemico; distinguere il punto capitale alla vittoria componendo nel suo calcolo le distanze ed il tempo, la giacitura del paese e quella dello esercito avverso; tendere a quel punto con ogni sforzo, nulla o poco curando il rimanente e conservando la libertá dei propri movimenti: per tali operazioni non bastava ordinar battaglioni e brigate, diriger fuochi ed impetuose cariche, non bastavano la voce ed i segni, non bastavano gli occhi per guida. Era mestieri di meditar sull'andamento dei grandi corpi; era mestieri di dar loro la sveltezza dei movimenti ed il concorso delle armi tutte; era mestieri di combinare in modo le cose che soli fossero eserciti, nell'esercito fossero frazioni coordinate e proporzionate al tutto; era mestieri di sostener questi corpi artificialmente e dottamente, separati da larghi terreni con grosse riserve nella direzione dei corpi spinti sul punto capitale; era mestieri di provvederli di forze sufficienti per renderli capaci di un periodo di resistenza proporzionato al tempo necessario per riparare ad un grande errore o per compiere un gran movimento in grandi spazi e complicate evoluzioni; e finalmente era mestieri di andar ogni giorno con improba ed instancabile attivitá di mente e di persona, di andar ogni giorno perseguendo il suo scopo e riparando alla instabilitá degli eventi.

Cosí nacquero prima le divisioni e dipoi i corpi di esercito; veri eserciti per rapporto a loro medesimi, mobili perché separati; veri membri dell'esercito tutto, e questo perciò mobile come ciascuno suo membro. Comporsi e non confondersi, conservare l'agilitá di un corpo di limitato numero e la forza di un grande esercito, bastare a se stesso per un tempo determinato econtribuire in ogni tempo al piano generale, conformandosi ed attenendosi alla mente regolatrice, dilucidandole i fatti, riportandole le presunzioni, osservando l'inimico, raccogliendo i mezzi di guerra, somministrando, a dir breve, i materiali necessari a formare rapidamente ed adeguatamente il calcolo variabile della condotta giornaliera della guerra; ecco lo spirito e lo scopo di cotesto alto militare concepimento ed i suoi inestimabili vantaggi.

Per ottenere ciò dovea sostituirsi alla voce lo scritto, alla vista le militari riconoscenze, ai segni i corrieri; doveasi accoppiare il lavoro assiduo del gabinetto alle disposizioni materiali sui terreni; dovea la mente regolatrice comunicarsi ai piú lontani, far presenti da per tutto i suoi pensieri; centro di questo gran meccanismo dovea procurare che alternativamente ed efficacemente venissero da ogni parte al centro le nozioni, e dal centro ritornassero da per tutto sotto forma di ordini e d'istruzioni.

Quindi sorse il corpo dello stato maggiore sotto nuove forme, serví come di legame tra le diverse frazioni dell'esercito, studiò i terreni e li descrisse, formò, mi si conceda l'espressione, quasi il mezzo di circolazione dello spirito di colui che comandava nel gabinetto, nelle commissioni di ogni genere e sul campo. Cosí si provvide all'ordinamento della massa di uomini probi, intelligenti e valorosi che la coscrizione abbondevolmente apprestava.

Non un cenno ma una sposizione compiuta meriterebbe quel primo e sommo elemento di forza e di potenza materiale e morale senza il quale né i popoli né gli eserciti han diritto a pretendere o a sperare stabili e prosperi destini. Egli è evidente che io alluda all'istruzione progressiva e graduale, la quale in alcuno de' grandi eserciti europei ha giá ottenuto una cosí compiuta organizzazione, una cosí vasta applicazione da lasciar di gran lunga indietro qualunque analogo tentativo fatto in tempi da' nostri piú lontani.

Un tal confronto e l'analisi di cui avrebbe bisogno richiederebbe limiti assai piú vasti di quelli che comporta la natura di questo discorso. Nondimeno accennar la Prussia co' suoi mille modi d'istruzione reggimentaria, d'istruzione di guarnigione,d'istruzione di collegi; con le sue moltiplici biblioteche militari, colle sue cento opere d'istruzioni elementari chiaramente scritte e sparse con profusione; con le sue scuole ed i loro professori convenevolmente distribuiti nelle differenti residenze dell'esercito; co' suoi poligoni, coi suoi metodi di campi e di manovre, colle sue scuole pratiche e normali in ogni arma, con le sempre rinascenti esperienze imprese nelle moltiplici officine de' suoi arsenali...; accennar la Prussia come esempio scelto tra molti non sará aver dimostrato di quanto il nostro secolo avanzi nei bellici ordinamenti il secolo medesimo del gran Federico?

E chi non vede di quanto non solo i corpi sapienti ma la massa degli armati sia piú dotta negli eserciti, di quanto la classe preziosa de' subalterni e quella piú preziosa ancora de' sotto uffiziali, divenuta piú studiosa, piú istruita, piú dignitosa e perciò piú proba e piú capace d'intendere e di eseguire, di quanto piú nobilmente influisca sul soldato ed assicuri il servizio, di quanto sia divenuta piú atta ne' rapidi passaggi dal piede di pace a quello di guerra a riempire convenevolmente i gradi che l'aumento degli uomini e de' quadri imperiosamente richiede? Chi non vede, ovunque la coscrizione ha reso alterno il servizio e di non lunga durata, di quanto la educazione e la istruzione reggimentaria convenevolmente incoraggiate e dirette possano contribuire al miglioramento dello spirito patrio ed al progredimento della generale istruzione? Difatti quel medesimo il quale nelle singole localitá, forse per mancanza d'insegnamento o di sorveglianza o per necessarie o per colpevoli distrazioni, non avrá potuto né ricevere la piú leggiera istruzione, né concepire l'idea complessa di patria e di nazione, né comprendere checchesia oltre al villaggio, alla famiglia, al lavoro meccanico e sempre uguale de' campi; costui dopo di aver attinta nei corpi la disciplina, lo spirito d'ordine, i primi rudimenti delle lettere, la dignitá cui abitua la divisa, l'obbedienza, la fraternitá che proviene dal consorzio della vita, ritornando tra' suoi né dimenticherá i suoi giovani anni né penserá che la sua patria sia tutta inchiusa nel suo villaggio. Costui paragonando un numero maggiore d'idee sará in istato di corregger le men buone,alla qual cosa coopererá efficacemente quella parte di letteraria educazione che nei reggimenti avrá ricevuta.

È tale il miglioramento di cui il cuore e lo spirito umano è capace che saggi governi e pensatori profondi non han disperato col metodo delle carceri di penitenza di raddolcire i sentimenti, di correggere i costumi, d'istruire l'intelligenza, di ridare infine alla societá probi, laboriosi, istruiti una parte di quegli uomini che la societá avea respinti dal suo seno come elementi deleteri, come esempi ed incitamenti alla colpa, come ostacoli al suo benessere ed al suo progredimento. Egli è dunque credibile che i probi uomini che la coscrizione fornisce, allorquando venga severamente applicata, trarranno dal buono ed uniforme impiego del tempo, dalla esatta sorveglianza nascente dalla coabitazione, dalla moltiplicitá de' gradi, dalla prontezza del premio e del castigo, dall'insegnamento primario ricevuto nella milizia, potenti elementi di morali e letterari miglioramenti. Per tal modo una classe d'uomini numerosa sará restituita alla massa comune in ogni anno non solamente senza danno ma con fondate speranze di renderne migliori le condizioni.

Allora il sistema degli esami successivi diverrá negli eserciti efficace, utile e giusto, giacché solamente quando i modi d'istruzione non mancano è giusto di domandarne conto a coloro che potevano e non si sono curati di profittarne. Allora l'esame, il quale nelle cose militari non prova la certezza della riuscita ma il sapere, cioè una delle condizioni della riuscita, potrá in pace compensare quella parte d'ignoto che campeggia su ciascuno individuo militare, quante volte l'esperienza della guerra non abbia potuto render manifeste quelle qualitá che la non scienza dá, cioè il valore, la prontezza del concepire, l'istantaneitá della scelta, la chiaroveggenza nel giudicare il nemico ed il terreno, il miglior impiego delle armi diverse, la serenitá e la tranquillitá dell'animo tra le vicende de' combattimenti; infine non le idee che la scienza può dare, ma la scelta e l'applicazione di esse confacente a quel momento, a quel luogo, a quegli uomini, a quelle circostanze... Ed a questa scienza ardua, come ad un'altra, può ragionevolmente essere applicatoil noto aforisma: «Ars longa, vita brevis; occasio praeceps, experimentum difficile». In tal modo preparate le scientifiche istituzioni nello esercito prussiano, il sistema degli esami successivi fino ai gradi medi della milizia ha potuto essere utilmente adottato e soddisfatto.

Non sembra dunque che le ultime generazioni abbiano inutilmente per la scienza vissuto sui campi. Esse perfezionarono sin dove era possibile gl'istrumenti di guerra giá in uso, perfezionarono i metodi esistenti nelle evoluzioni e subordinarono queste ai grandi movimenti, dei quali accrebbero la celeritá, l'accordo e l'esattezza, trassero dalla parte piú pura della societá l'uomo di guerra, dichiararono obbligo alterno e non privilegio il servire la patria, e sciolsero il problema di moltiplicar quasi illimitatamente i combattenti senza che gli ordini perdessero né la loro celeritá né l'accordo né la disciplina.

Il gran Turenna confessava di sentirsi oppresso nel maneggiar un corpo di cinquantamila uomini.

E come si spiegherebbero e gli eserciti in un lampo raccolti e mossi[82], e l'ardimento dei concepimenti, e l'esecuzione pronta e sicura[83]a traverso aspri monti, vasti spazi, larghi fiumi indomati? E come si spiegherebbero i regni abbattuti, gli eserciti disfatti, l'Europa percorsa nel volger breve di due o tre mesi, e questi regni risorti a nuova gloria[84]e a nuova potenza analogamente ordinandosi, ove a tanto non si fosse elevata la perfezione dei metodi in ogni arma speciale e nello insieme dei grandi eserciti?

Non vi ha dubbio che tutto esisteva anche prima, ma tutto esisteva confusamente ed in germi sterili e quasi inoperosi. Checosa mai può dirsi nuova sotto il sole? Ma il genio, la meditazione, la perseveranza dell'etá nostra fecondarono questi germi e ne raccolsero frutti ubertosissimi.

Un'alta regione vi è — regione delle idee pure e, perché pure, invariabili — inaccessibile pe' molti, dove s'incontrano i geni e le menti creatrici. In tal senso può dirsi che tutti i geni sieno contemporanei. Onde le opere portentose degli Alessandri, degli Annibali, dei Cesari, dei Gustavi Adolfi, dei Federichi, dei Bonaparti hanno invero un tipo in cui s'incontrano il marchio del genio, la scintilla uniforme attinta in quelle alte regioni; ma ciascuno apparve sotto una forma diversa, ciascuno combatté, governò, condusse la guerra secondo la diversitá dei tempi e dei luoghi, secondo le trasformazioni successive che subiscono gli spazi, le ricchezze, gl'interessi, le delimitazioni territoriali, la fusione e la separazione dei popoli e delle nazioni.

I grandi uomini della Grecia e di Roma, il gran cartaginese, l'eroe scandinavo, il filosofo di Sans-soucis ed il massimo dei capitani francesi vestivano il tipo immortale, e ciascuno di essi lo rendeva sensibile con metodi, con ordinamenti, con istrumenti appropriati alle necessitá, ai costumi, allo stato della intelligenza, alla qualitá delle passioni che predominavano nelle generazioni e negli eserciti coi quali operavano.

Lo scopo morale dell'uman genere ammette, esige anzi, un cambiamento sempre crescente di forme, ma lo scopo rimane lo stesso. In tai limiti lo scorrer del tempo è un progresso e la cronologia un termometro. Il genio, tirando irremovibilmente al suo scopo, va lentamente nell'ordine dei tempi rompendo le forme a misura che sviluppandosi gli divengono anguste.

Perciò l'aquila di Sant'Elena perfettamente diceva, librandosi in quelle alte regioni: «Les généraux en chef sont guidés par leur propre expérience ou par leur génie. La tactique, les évolutions... peuvent s'apprendre... comme la géométrie; mais la connaissance des hautes parties de la guerre ne s'acquiert que par l'expérience et par l'étude de l'histoire des guerres et des batailles des grands capitains. Apprend-t-on dans la grammaire à composer un chant del'Iliade,une tragédie de Corneille?».

A fronte della opinione che tutto o presso a poco tutto sia rimasto stazionario negli ordinamenti militari e nelle cose di guerra, sorge quella che tutto o quasi tutto sia cambiato e radicalmente cambiato. Questa seconda opinione si manifesta imprendendo a dimostrare esser divenute presso che inutili le fortificazioni e le piazze di guerra.

Nel ricordare questa opposta ed ugualmente estrema opinione, non mi è dato di dimostrare da quale pericolosa illusione discenda. Ed ove il potessi, il tenterei superfluamente dopo che il problema della riduzione delle piazze forti è stato giá negativamente sciolto dai piú segnalati uffiziali di Europa. Basterá al mio scopo d'aver accennato i due estremi, tra' quali non sará irragionevole di supporre che un mezzo vi esista, il quale precisamente esprima che tutto non è cambiato né che tutto è rimasto invariato nell'arte della guerra.

Ché se potessi con una immagine sensibile ma non compiuta ed esatta indicare la differenza che intercede tra la scienza della guerra quale ella era al trapassare del gran Federico e quale attualmente si trova, direi che distano le due epoche di quanto dista l'opera del Guibert, considerata come la piú chiara e compiuta sposizione degli spiegamenti prussiani, da quella dell'illustre autore deiPrincípi di strategia[85], considerata come la piú metodica e scientifica sposizione dei grandi movimenti[86].

Parmi d'aver abbastanza dimostrato che sino a quando una invenzione piú efficace della polvere da guerra non verrá a cambiare la natura del fucile di guerra come arma mista, rendendo cosí possibile un ordine unico, la perfezione non potrá consistere se non nel miglior metodo per passar vicendevolmente dall'uno all'altro degli ordini dei quali abbisogna il fucile per impiegar secondo le circostanze i suoi fuochi o la sua baionetta.

Sará il fucile a percussione[87], ove riesca di adattarlo al servizio militare, come giá con vasti esperimenti si va tentando in Prussia ed in Francia, non solamente con esperienze fatte ne' campi d'esercizio, ma con quelle di una lunga campagna di guerra co' suoi mille combattimenti di notte e di giorno, sotto tutti i cieli, nei calori della state che permettono alle dita il piú delicato esercizio o nei freddi assiderati del verno; sará il fucile a percussione quell'arma nuova, o piuttosto di nuova natura, destinata a produrre un totale cambiamento negli ordinamenti militari? un cambiamento uguale a quello che produsse la scoperta della polvere da guerra? A me non pare.

Egli è probabile che gli effetti del fuoco divengano per esso maggiori sia per la celeritá sia per la esattezza e la portatadei tiri. Non pertanto ciò non costituisce un cambiamento nella natura dell'arma, ma un perfezionamento, un aumento di effetto.

Se fosse permesso di ragionare per analogia, potrebbe credersi che un tal fucile produrrá in guerra differenze analoghe a quelle che ha prodotte nella caccia a fronte dei fucili a pietra focaia. Ora non vi è negli effetti, tra un fucile a pietra focaia ed uno a percussione, la differenza che per esempio si scorge tra il trarre dell'arco e quello del fucile, tra la balista ed il mortaio da bomba.

Né propriamente la polvere da percussione nel suo stato presente può essere considerata come un nuovo agente di proiezione, ma solamente come un nuovo trovato atto ad infiammare piú prestamente e, ove sia per essere provato in grande nelle righe e nelle file, piú sicuramente la carica. Ond'è che questa scoperta non entrerá nei miglioramenti del fucile di guerra come arma mista se non come una frazione di frazione.

Sarebbe glorioso per lo dotto estensore dell'articolo[88]non meno che per la nostra Italia se la sua invenzione, a fronte di quelle tentate giá in molti luoghi d'Europa, meglio pervenisse a risolvere il nuovo problema ed a dare questo nuovo vantaggio al fucile a baionetta.

Il merito vero del signor barone maggiore Ferrari, le sue conoscenze speciali nelle artiglierie, la quantitá di dottrina, di meditazione, di esperienza che splendono nei diversi dettati di cui il nostro compatriota ha arricchito la scienza non meno che l'Italia, a tanto gli dánno fondato diritto di aspirare. E tali sono i miei voti, di che non deve dubitare un sí distinto uffiziale ed un sí distinto italiano.

Diverrá allora egli medesimo, aggiugnendo anche questo ai diritti che giá possiede alla stima dei suoi compatriotti, unanovella prova, la quale dimostrerá sempre piú che in un'epoca durante la quale è piaciuto all'essere supremo di permettere che sin nel fondo dei cuori rifermentassero le passioni tutte che vi avea impresse, e di volere che un rinnovamento vasto e totale avvenisse nell'attivitá dello spirito, nell'ardore dei sentimenti, nelle abitudini e nel consorzio della vita; in tale epoca non poteva la guerra, che tanto influisce ad esaltar lo spirito e le passioni e ne sente l'influenza, che tanto vale a modificare l'esistenza dell'individuo e degli Stati, non poteva rimaner fuori dell'universale rinnovamento. È ella troppo generale, troppo grave causa di conseguenze gravi per non essere stata seriamente meditata e da coloro che la esercitavano come dovere e da coloro che la subivano come necessitá.

Conflitti diuturni, moltiplici, d'ogni natura, la presentarono in questi ultimi tempi nella sua piú estesa forma e sotto le sue piú svariate immagini. La terra ed i mari furono coperti delle distruzioni che le umane generazioni accumulavano, spinte alle pugne dalla politica, dal commercio, dagli odii civili, dalla conquista e dalla difesa. Le nazioni come i principi, gl'interessi come la gloria, la societá civile come la religiosa, immerse nel medesimo turbine, s'incontrarono armate sui campi, aspirando a fini diversi, ma tutti trattando la guerra come l'elemento comune e la necessitá assoluta della propria salvezza.

E dove mai ed in quai tempi avvenne che una passione, una necessitá universale, una societá scossa sin nei fondamenti, non abbia indagati e scoperti i modi di soddisfare utilmente alla condizione essenziale della sua esistenza, di sviluppare il fatale ardore che l'animava? Trovarono l'etá feudali i modi di guerra analoghi ai loro bisogni ed allo stato della societá in quei tempi; nei tempi posteriori, sorti altri interessi, la guerra prese altre forme e la politica altre alleanze; cosí ai dí nostri la guerra, cui tutto e ciascun individuo dovette inevitabilmente soggiacere, che portò seco la conquista ed il mescolamento dei popoli, prima per l'odio indi per la stima e per lo reciproco innestamento delle idee e delle abitudini; questa guerra gigantesca dovette elevarsi a pensieri alti, a modi vasti, potenti, dotti, ordinati, corrispondentiagl'interessi immensi, alle grandi passioni, alla civiltá matura delle generazioni che mieteva.

E ciò si scorge, secondo a me pare, o che si analizzi la scienza e l'arte della guerra nello stato a cui sono giunte, o che si deduca l'attuale loro stato dalle norme invariabili che siegue l'umano spirito, il quale non opera e medita la medesima azione continuamente senza meglio classificarne i princípi, semplificarne le forme, moltiplicarne ed elevarne le applicazioni.


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