Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni colle altre scienze e collo stato sociale dal 1789 al congresso di Vienna nel 1815.
Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni colle altre scienze e collo stato sociale dal 1789 al congresso di Vienna nel 1815.
I movimenti delle umane societá per compire i misteriosi fini della provvidenza divina s'operano continuamente, ma non si manifestano cosí chiaramente a tutti se non che in certe epoche, in cui tutte le trasformazioni lentamente e quasi insensibilmente operate nel corso dei secoli si riassumono in un grave avvenimento, che non crea ma rivela bensí e mette in luce quella serie di modificazioni che il corpo sociale subiva, e le presenta nel loro insieme cosí coordinate nei metodi come determinate nello scopo. La societá moderna formata sulle rovine dell'impero romano aveva per basi lo stabilimento del cristianesimo e l'invasione de' barbari: quello cambiava le credenze, questa modificava la popolazione introducendovi un elemento estraneo al suolo. Il vigore morale stava nel cristianesimo; il fisico, per cosí dire, nelle razze germaniche che n'erano sí riccamente dotate dalla natura, nelle quali veniva conservato dalle loro sociali condizioni. Noi abbiamo cercato d'indicare nei nostri precedenti discorsi, cominciando dal terzo, per quante fasi e per quante forme questi elementi delle moderne societá sieno passati per giungere all'ultima indicata nel nostro settimo discorso; e notammo che altre trasformazioni dovevano conseguitare alle prime, e che esse tutte nel loro insieme non alteravano né gli elementi né l'impronta caratteristica della moderna societá né lo scopo finale che da questa si dee raggiungere. Rifiutare una veritá sí chiara, contenuta in tutte le pagine della storia e nell'analisi delle nostre facoltá intellettuali e morali che spiegano ciòche le vicende storiche fanno conoscere, pare quasi contrario all'esercizio della piú comune intelligenza applicata a un tal genere di speculazione. Ma l'esperienza c'insegna che generalmente non si giudicano gli avvenimenti che scuotono l'umanitá, che urtano le abitudini ed attaccano al tempo stesso il benessere e la moralitá delle nazioni; non si giudicano, dicevamo, secondo le idee esposte qui sopra. La spiegazione di questo fenomeno sta a nostro credere in un sentimento che onora la nostra natura, cioè quello di credere che il male morale sia un'eccezione e non si trovi nell'ordine costante, per cui in generale queste crisi terribili sono considerate come periodi eccezionali, nei quali le leggi che regolano l'intelligenza e la volontá umana sono sospese dal loro corso ordinario e soppiantate da movimenti che non sono suscettivi di spiegazione secondo il naturale ordine delle cose. Sebbene purissimo nella sua sorgente, questo modo di giudicare non può essere ammesso come veritá senza contrastare alle regole che nascono dalla filosofia della storia e nuocere allo scopo morale stesso che ha determinato questo genere di soluzione, mentre l'ignoranza delle cause rende fatali gli effetti di ciò che piú si teme. Conseguentemente a quanto esponemmo, noi teniamo per fermo che tutti gli avvenimenti che han compromesso tante esistenze e fatto cosí gran male erano l'effetto di quella elevazione e di quelle modificazioni che abbiamo indicate nei nostri vari discorsi, fermando l'attenzione del lettore su tutte le vicende che lo scibile e lo stato sociale subivano in ogni secolo, e mostrando come la scienza della guerra seguiva ed esprimeva queste fasi sociali. Questo punto di vista da noi adottato fa rientrare nel corso delle cose umane questi grandi cataclismi del mondo morale, come la cognizione perfezionata dalle leggi fisiche vi ha fatto rientrare quelli che si operano nel mondo materiale, senza distruggere in alcun punto la responsabilitá morale degl'individui che vi partecipano. La dottrina de' doveri è chiara e semplice: essa è deposta nelle prescrizioni religiose, nelle opere de' moralisti e soprattutto nella coscienza di ognuno e di tutti. Certo non in tutti i tempi l'esecuzione de' propri doveri domanda la stessa energia e condanna agli stessi sacrifizi; ma sela dottrina dei doveri dovesse tacere in faccia agli ostacoli ed ai pericoli, il punire che fa il codice militare la mancanza di coraggio in un uomo fisicamente indebolito dalle privazioni e dalle fatiche e moralmente dal desiderio della propria conservazione e dalle piú legittime affezioni, sarebbe un'assurda atrocitá. E pure non è cosí. Della serie de' doveri l'ultima espressione è il martirio. Soggiungiamo per ispiegare piuttosto che per giustificare i mali ed i loro autori, che ordinariamente alle grandi crisi precedono delle epoche di calma, calma che ammollisce i caratteri e toglie all'intelletto i materiali dell'esperienza; per il che accade che gravi errori nascono per ignoranza e debolezza ed in tutte le classi della societá, còlte all'improvviso, per cosí dire da avvenimenti che le schiacciano, sorpassando le loro forze morali e intellettuali: errori che di rado sono sterili e spesso producono movimenti grandi e rapidi. E gli errori diventano orrori in pratica, quando debbono essere subito applicati; veritá che non ha bisogno di dimostrazione pei nostri contemporanei.
La serie d'idee che esponemmo è quella appunto che costituisce il carattere del periodo, breve di tempo ma ricco di avvenimenti, che siamo per trattare in questo discorso, il quale comprenderá l'epoca racchiusa tra il 1789 e il 1815, cioè dalla riunione degli Stati generali fino alla pubblicazione dell'atto del congresso di Vienna. L'abbondanza della materia ci costringe a dividere questa epoca in due periodi, dei quali il primo andrá fino al trattato d'Amiens nel 1800 che pose fine alla prima guerra, e il secondo fino al congresso di Vienna che pose fine alla seconda. Sentiamo tutte le difficoltá cui andiamo incontro nel trattare questo periodo in ristretto, ma seguiremo lo stesso metodo adottato nei precedenti discorsi e ci faremo ad esporre lo stato dell'Europa nel 1789.
La penisola ispanica avea nel suo stato sociale e nella sua interna politica un carattere uniforme: non cosí nella sua politica esterna. Il Portogallo e la Spagna conservavano piú di qualunque altro Stato le vestigia del medio evo cosí nelle istituzioni come nelle abitudini e nelle opinioni. Gli sforzi di Pombal e di Carlo terzo per condurre la civiltá di quella penisola al gradodegli altri Stati piú inciviliti di Europa furono seguiti da una reazione in senso opposto, alla caduta di Pombal pel Portogallo ed alla morte del re per la Spagna; avvenimenti che fecer cadere in mani poco abili la somma delle cose e perciò impedirono le migliorie cominciate. Quanto all'esterna politica, la Spagna fedele al «patto di famiglia» seguitava in tutto la politica francese; il Portogallo in virtú del trattato di Mathuen era divenuto una colonia inglese e continuò ad esser tale dopo la caduta di Pombal. Una tale divergenza nella tendenza politica dei due potentati della penisola avea solo questo di comune: di non seguirne una propria; e ciò proveniva dall'inferioritá amministrativa che paralizzava le nobili qualitá e gli storici ricordi di amendue le nazioni.
In Francia lo stato delle opinioni, quello de' costumi, il disordine delle finanze, il decadimento della sua politica influenza, tutto dimandava, per evitare una crisi e per ristabilire l'equilibrio tra gli elementi, un braccio vigoroso e una mente illuminata ad un tempo, per temperare i rimedi difficili ad amministrarsi quando s'impiegano al momento in cui diventarono indispensabili.
L'Inghilterra retta da grandi uomini cresciuti all'ombra delle sue istituzioni si consolava della perdita delle colonie, e sostituendo il calcolo commerciale all'orgoglio politico, s'accorse di non aver fatta gran perdita pel trattato del 1783. Potente influenza esercitava poi sull'Europa mercé de' suoi gran capitali, del suo credito, della sua marina e della sua civiltá; e questa influenza, fortificata dall'alleanza prussiana, si estendeva cosí all'occidente che al settentrione e all'oriente.
Quanto all'Olanda, molte erano le cause della sua decadenza. Venuta in lotta col suo capo politico, questi ricorreva alle armi straniere, e in venti giorni ventimila prussiani occupavano l'Olanda: avvenimento stranissimo per uno Stato che avea resistito per sessant'anni contro la potenza spagnuola.
La Prussia benché avesse perduto nel gran Federico uno di quegli uomini ai quali, come sagacemente dice il Segur, si succede ma non si supplisce, godeva di quella considerazione chela gran guerra dei sette anni le avea meritata, per avere con tanta disproporzione combattuto ed aver non solo conservato la sua esistenza politica, ma benanche ingrandito la sua potenza materiale e morale mercé delle fatte conquiste e della gloria acquistata. In effetto sovrastava alla Francia nel mezzogiorno e occupava l'Olanda a malgrado delle lagnanze di quel potentato; nel settentrione controbilanciava la Russia e l'Austria nelle quistioni polacca e germanica; e nell'oriente faceva abbandonare Belgrado alla casa d'Austria, solo risultamento di una guerra infelice.
La casa d'Austria si trovava legata alla Russia in virtú del sistema che i politici dell'epoca chiamavano «orientale» e che tendeva allo scompartimento delle possessioni ottomane in Europa, e lo era alla Francia in occidente contro la Prussia e l'Inghilterra. Innovazioni rapidamente operate non corrisposero nei loro risultamenti alle buone intenzioni dell'imperatore Giuseppe, che uno ingegno cospicuo caratterizzò come «facente male il bene». In effetto gravi turbolenze nascevano in Ungheria; rivolta compiuta nel Belgio; e le sue operazioni amministrative non furono facilmente applicate e non trovarono riconoscenza se non che negli Stati italiani. Giuseppe secondo morí scontento e sorpreso di tali risultamenti, come tutti quelli che non sanno determinare i limiti che separano il bello dal possibile. Il suo successore, il savio Leopoldo, riparò con prudenza e con pacatezza ai mali che la precipitazione dell'antecessore avea cagionati, trattò coi turchi, fece rientrare il Belgio sotto il dominio della casa d'Austria, acquetò gli spiriti in Ungheria e vide con calma la politica che dovea tenersi con la Francia agitata dalle civili discordie.
Se l'impero germanico avea perduta l'unitá dell'epoca della riforma, l'elevazione della monarchia prussiana consumò la sua scissione, per modo che restò ricco di forme e povero di vita e facea presagire a chiunque era dotato di qualche acume, che non avrebbe resistito ad una forte commozione che tutto annunziava siccome prossima.
La Polonia col perfezionare le sue istituzioni faceva di riparare in parte alla perdita di una gran porzione delle sue provincie; ma vi sono delle epoche nelle vicende delle nazioni come inquelle degl'individui, nelle quali nulla riesce ed in cui i rimedi stessi si trasformano in mali.
La Russia sotto il dominio di una sovrana illustre ingrandiva il suo territorio in oriente del pari che in occidente colle spoglie de' turchi e de' polacchi. Tutto a quella autocratrice riusciva a bene, perché quantunque straniera erasi compiutamente nazionalizzata ed era la piú energica ed illuminata espressione delle tendenze del popolo che reggeva. La sua politica interna ebbe piú splendore che merito reale; ma le sue utili conquiste, aprendo uno sbocco all'industria agricola delle provincie meridionali dell'impero, ne promoveano l'incivilimento per mezzo della crescente prosperitá. Da questo insieme era facile dedurre l'importanza militare e politica che ben presto avrebbe questo impero esercitato in Europa.
L'impero ottomano si ammolliva senza incivilirsi, non sapea né combattere né produrre, ignorando ad un tempo le arti della guerra e quelle della pace; esso esisteva per l'altrui gelosia non per propria virtú, e la perdita della Crimea e de' tartari gli toglieva ogni possibilitá di lottar colla Russia. Chiaro appariva che la sua storia futura avrebbe offerto guerre infelici, paci ruinose ed interne discordie, le quali avvilirlo dovevano come popolo prima di farlo cessare di esistere come Stato.
La Scandinavia offeriva all'osservatore nella Danimarca un'amministrazione paterna e modesta senza essere priva di lumi; nella Svezia, un sovrano distinto che tolse a operare una rivoluzione politica, condotta pressoché in guisa di una cospirazione, e la quale sebbene tendesse a restringere i poteri dei corpi deliberanti fu popolare, siccome quella che ristabiliva l'equilibrio necessario per fare il ben dello Stato: il sovrano perí vittima dei risentimenti di una classe e del delitto di un individuo, ma restò venerato e fu pianto.
L'Italia godea della pace da piú di quarant'anni, pace di cui la prosperitá fu conseguenza. I suoi governi in generale tendevano al progresso, fuorché le repubbliche. Gli avanzi del medio evo erano combattuti da' governi monarchici della penisola, siccome quelli che ponevano ostacolo ai miglioramentiamministrativi e all'unitá del potere sovrano. La vita attiva d'altronde era quasiché spenta negli individui: nessuno sforzo si esigeva da essi né dalle masse per cooperare ad un ordine di cose che procedeva naturalmente e che in virtú di felici circostanze favoriva il benessere ed il riposo. Ben trista era una siffatta disposizione per affrontare quella serie di solenni e gravi avvenimenti che doveano sconvolgere la penisola dalle Alpi al Faro.
La riconosciuta indipendenza degli Stati uniti d'America era il preludio della decadenza del sistema coloniale, e appariva chiaramente che il monopolio delle metropoli sulle loro colonie, considerato come la sorgente della ricchezza dello Stato, doveva accelerare la separazione degli Stati americani, i quali avrebbero oramai influito lentamente sul sistema generale come Stati e non piú come possessioni europee, secondo che era accaduto fino all'epoca di cui teniamo discorso.
Il carattere generale dell'epoca è lo stesso di quello che dicemmo aver contraddistinto l'epoca esaminata nel precedente discorso, essendosi le grandi trasformazioni operate nel corso del periodo. Cercherem poi da ultimo di riassumere le condizioni della societá dopo i grandi avvenimenti cui fu soggetta, ed i cangiamenti che si operarono in essa sotto tutti gli aspetti.
Ora secondo il metodo per noi adottato in questo lavoro proporremo alcune quistioni e faremo di scioglierle.
1. Quali fossero gli uomini, le armi e gli ordini nei periodi dal 1789 al 1800 e dal 1800 al 1815.
2. Quale lo stato della tattica, della strategia, della fortificazione, della guerra di assedio, dell'amministrazione militare e di tutte le istituzioni correlative nei due periodi sopra indicati.
3. Quali mutamenti o modificazioni subisse la scienza militare verso la fine del periodo del quale trattiamo, e come se ne rilevi lo stato dagli scrittori militari, dalle pratiche dei gran capitani e dalle istituzioni che ne son risultate. Da ultimo in che modo possano considerarsi queste modificazioni delle belliche scienze, come accadano e come esprimano le vicende sociali e intellettuali dell'epoca.
4. Qual fosse lo stato delle scienze esatte, naturali e morali nell'indicato periodo.
5. Quale il carattere dello stato sociale verso la fine del periodo e ciò che ha lasciato traccia dello stato intermedio per cui è passato.
6. Quali i risultamenti politici di questa lunga lotta dopo il congresso di Vienna ed in che le transazioni intermedie sieno state conservate o sieno interamente scomparse.
La composizione della forza pubblica nel suo primo elemento, cioè gli uomini, non subí nessuna modificazione nei vari Stati europei fino all'epoca della guerra della rivoluzione, la quale fece entrar nell'esercito di Francia i battaglioni delle sue numerose guardie nazionali — create per mantenere l'ordine interno — onde supplire alle perdite ed opporre forze bastanti al numero de' nemici. A questo si aggiunse una requisizion generale, che non richiedeva altra condizione che quella dell'etá per farne parte o per esserne escluso. Sí fatto mezzo straordinario e violento non potea divenire metodo permanente se non che regolarizzato siccome legge e perdendo colla sua forma anche il nome. Cosí nel 1799 fu decretata la coscrizione, che dichiarava il servizio militare come dovere di tutti, successivo e temporaneo, e che armonizzava con l'unitá della legislazione civile, criminale e finanziera ch'era stata sostituita alla divisione in classi, in ordini ed in privilegi particolari; e cosí la tendenza alla fusione delle classi tutte della societá nel senso delle loro obbligazioni, la quale formava il carattere del secolo decimottavo, trovava la piú significante espressione nella scelta degli uomini destinati a comporre gli eserciti. La composizione del corpo degli uffiziali subí il cangiamento corrispondente all'abolizione de' privilegi nell'ordine civile, e il servizio essendo divenuto un dovere, bisognava che potesse divenire una carriera per tutti, esigendosi non piú privilegi di nascita ma condizioni di capacitá. Ciò fece che non vi fosse piú soluzione di continuitá nell'esercito, dal tamburino al generale in capo; e quando Luigi decimottavo diceva che nella giberna di ogni soldato vi era un bastone di maresciallo, dava al tempo stesso una definizione chiara ed una sanzione solenne a questogran fatto sociale. E se vuolsi por mente alla composizione della forza pubblica nel medio evo tal quale noi l'esponemmo nel terzo discorso, vedrassi essere stata interamente diversa dalla presente, perocché ivi tutto era individuale e per cosí dire privilegiato, e qui tutto generale e condizionato. E nei seguenti discorsi, dal quarto al settimo, abbiamo indicati tutti i passi successivi che si erano fatti per operare gradatamente e senza sorpresa questa fausta trasformazione nel primo elemento della milizia; trasformazione che simboleggiava e confermava al tempo stesso quella operata in tutto l'ordine sociale. Gli altri Stati europei che combattevano la Francia e si opponevano alla rivoluzione anziché adottarla, furono pur nondimeno costretti dal sentimento della propria conservazione a supplire ai mezzi ordinari che la guerra coi suoi nuovi metodi distruggeva rapidamente, chiamando sotto forme e nomi diversi tutta la loro popolazione valida a servir di riserva e di alimento agli eserciti. E questo movimento cominciò nel 1808 nella penisola spagnuola, nel 1809 in Austria, e durò fino al 1815 da per tutto fuorché in Inghilterra, ove si reclutò bensí nelle milizie, ma per influenza dei capi e non per legge dello Stato. Una volta chiamate le masse a formare l'esercito, non solo era necessario il sistema delle pene, ma bisognava allettarle con quello delle ricompense; per il che decorazioni ed avanzamenti furono accordati, e questo ancora negli Stati ove dagli ordinamenti civili la separazione delle classi era stata conservata e sussistevano interi i privilegi e finanche la servitú della gleba. Epperò la Francia e le sue dipendenze adottarono il nuovo sistema come conseguenza della loro legislazione, e le altre potenze in opposizione agli ordinamenti che le reggevano lo adottarono perché il richiedea l'interesse della propria conservazione; chiara pruova del nostro assunto sull'influenza reciproca delle belliche scienze e dello stato sociale.
Se grandi furono gli effetti di questi avvenimenti sugli uomini, piccioli furono sulle armi e possono ridursi: 1. all'uso piú frequente dell'artiglieria leggiera, con vari metodi nei diversi Stati; 2. all'uso degli obici fatto piú frequente ed in proporzioni maggiori coi cannoni, fino a formare il terzo de' pezzi di una batteria;3. ai razzi allacongreweche furono impiegati negli eserciti alleati anche in campagna, e dal 1813 in poi adottati generalmente, benché senza aver grandi effetti; 4. alla importanza che racquistarono nel secondo periodo, dal 1800 al 1815, i corazzieri e i lancieri.
Gli ordini, per la stessa causa, non subirono alcuna alterazione e furono i medesimi che nell'ultima epoca di Luigi decimoquarto e di Federico secondo, se ne togli le tre righe nella cavalleria le quali furono dissusate piuttosto che abolite. Si conservò ancora l'ordine in due righe adottato come primitivo nell'esercito inglese per la fanteria. L'ordine del giorno dodici ottobre 1813 all'esercito di Napoleone, ove è prescritta la formazione in due righe, ma disposta in colonna per divisione, e questa come ordine abituale, non può esser considerato che come una disposizione di circostanza per potere maneggiar facilmente un esercito forte di numero e povero d'istruzione, e cosí dargli piú consistenza contro la cavalleria nemica alla quale non poteva opporsene una simile per numero e qualitá. Ed in effetto i militari regolamenti posteriori non hanno fatto veruna menzione di quest'ordine di battaglia siccome parte della tattica elementare.
Venendo ora alla soluzione del secondo quesito, diremo che la tattica seguiva in tutti gli Stati europei piú o meno compiutamente il sistema prussiano. In Francia l'ordinanza del 1791 semplificava e perfezionava questo stesso sistema, e l'esperienza acquistata in un lungo periodo di guerra fatta su tutti i terreni e con tutte le nazioni non rese necessario verun cambiamento importante, del che l'ordinanza del 1831 è una novella e piú compiuta dimostrazione. In tutta l'Europa s'imitò piú o meno quel regolamento. Nel secondo periodo un'ordinanza di cavalleria fu redatta in Francia nel 1802 da uomini molto periti nell'arma e ricchi dell'esperienza di dieci campagne. I conoscitori trovano questo regolamento fondato sull'essenza dell'arma, dettato dalla pratica della guerra, e veggono nella sua posizione una severa deduzione logica dai principi alle conseguenze dei movimenti tutti. L'ordinanza del 1831 pubblicata in Francia per l'arma di cui discorriamo, ad avviso di distinti generali e deimedesimi collaboratori di essa, non contiene veruna mutazione importante. Se tanta scienza e tanta esperienza sparsa in Francia non ha saputo procacciare maggiori perfezionamenti alla tattica elementare delle due arme, rimane dimostrata la soliditá de' principi che furono stabiliti nella redazione delle prime ordinanze. L'artiglieria non variò molto nei suoi metodi. Solo l'artiglieria a cavallo riunita in gran masse ebbe bisogno di ricorrere agli spiegamenti, come le due altre arme, ove la parte giá spiegata favorisce quella che dee ancora spiegarsi[32]. Ma se la tattica elementare quanto alle armi ed agli ordini non subí, né il poteva, gran cambiamenti, la tattica sublime ricevette nelle varie circostanze di cosí lunga lotta qualche modificazione, la quale perfezionò l'uso della tattica elementare senza alterarne i principi.
Il disordinamento che la rivoluzione produsse negli eserciti francesi per l'emigrazione degli uffiziali e per l'indisciplinatezza dei soldati, dovette far sorgere il bisogno di un'applicazione della tattica che corrispondesse agli elementi di cui si componeva la forza pubblica in quello Stato e in quell'epoca. Il problema da risolversi consisteva nel determinare come potesse opporsi con buon successo un esercito composto di antichi soldati non agguerriti e di nuovi non istruiti a truppe istruite e agguerrite. La flessibilitá dell'ordinanza del 1791 permise di adottare un sistema che risolvette il problema enunciato. Il metodo fu il seguente. Si facea cominciare il combattimento da una massa di bersaglieri superiore di molto alla consueta, per modo che vi s'impiegavano battaglioni interi. Questi, abbandonati al loro coraggio ed alla loro intelligenza individuale, riconoscevano la parte debole della posizione nemica, penetravano negl'intervalli, attiravano l'attenzione della fanteria e profittando del terreno operavano contro l'artiglieria con un fuoco di moschetteria esatto e continuo. Cosí operando coprivano imovimenti delle masse, le quali formate in ordine di colonna per battaglioni o per reggimenti, protette dall'artiglieria di campagna e sostenute dalla cavalleria, caricavano le posizioni nemiche e si spiegavano dopo averne preso possesso. La romana legione si vide ristaurata nella formazione delle divisioni, le quali composte di tutte le arme, potevano isolatamente operare in tutti i casi. L'artiglieria fu resa piú mobile, e la leggiera in ispecie dal far parte dei battaglioni passò dal 1794 fino al 1812 ad essere annessa alla divisione; e se i battaglioni ebbero i loro pezzi, ciò fu eventualmente e per facilitare i trasporti di artiglieria. La rapiditá dell'artiglieria leggiera favorí il nuovo genere di combattere, col prendere rapidamente di fianco le posizioni o concentrar molti fuochi sul punto che voleva forzarsi, prima che fosse rinforzato da un'artiglieria meno mobile. Questo sistema comandato dalla necessitá ebbe il suo effetto in questo: che le battaglie furono ridotte ad una serie d'affari di posti nei quali le posizioni estese erano forzate, le circoscritte accerchiate, in guisa che tutte le linee composte d'ostacoli territoriali perdettero la loro importanza e il cordone difensivo del Lascy dovette soccombere in faccia ad un cordone offensivo, che aveva per sé i vantaggi del movimento e dell'impulsione che ne deriva, e che bilanciava i vantaggi che le truppe ben manovranti dovevano avere sulle inesperte. Ciò che vi era d'inusitato in tal metodo contribuí al suo felice successo, e tutte le battaglie date, da quella di Jemmapes nel 1792 fino a quella dell'esercito del Reno a Landau nel 1795, furono cosí condotte ed ottennero felici risultamenti. Persino a Fleurus ove si operava con masse riunite in un terreno circoscritto, ogni divisione francese difese parzialmente il proprio terreno, e niun gran movimento venne impiegato in quella importante giornata. Fino al 1800 il sistema fu lo stesso, e la battaglia di Zurigo fu un combattimento che durò quindici giorni sopra uno spazio di cinquanta leghe; nelle battaglie di Stockak, di Dettingen, della Trebbia e di Novi, benché si operasse sopra terreni limitati, meno l'impiego di qualche riserva non videsi nulla che rassomigliasse a Leuthen e Rosbac, come neppure nelle strepitose azioni di Castiglione,di Arcoli e Rivoli[33]. La battaglia di Marengo nel 1800 è la prima ove si vedono alte combinazioni tattiche per rifiutare un'ala o per farne avanzare un'altra, ed alla stessa epoca nelle battaglie di Moreau sul Reno, ad Engen, a Moschik, a Biberach, ad Hohenlinden, si vide l'impiego della tattica; il che vie meglio dimostra che le truppe erano piú istruite e i generali piú avvezzi a muover le masse. In tutte queste guerre la cavalleria francese, inferiore in tutto fuorché nel valore a quella degli alleati, operava per cariche parziali, e i loro nemici non ebbero né un Seidlitz né un Murat per trarre partito dalla loro cavalleria. La battaglia di Marengo fa di ciò ampia fede. La campagna di Egitto rese necessario l'uso de' quadrati in una grande scala e come ordine abituale, mentre vaste pianure ed un nemico forte in cavalleria indicavano il metodo che Marco Antonio aveva adottato contro i Parti presso l'antichitá e Munick nella conquista della Crimea. L'ordine in quadrato divenne pei francesi in Egitto ciò che i campi erano pei romani, essendo provato che gli ordini e gli accidenti del terreno e i mezzi fortificatorii a vicenda si appoggiano e si suppliscono nelle guerre.
Ma nel secondo periodo, durante le guerre dell'impero, dopo i campi delle coste dell'Oceano, ove l'istruzione delle truppe fu spinta ad un alto grado, le battaglie ebbero un'altra fisonomia: le masse concentrate in terreni circoscritti compivano con movimenti tattici ciò che si era operato con movimenti strategici. In questo secondo periodo alle divisioni si dette un centro particolare d'unitá, formando dei corpi d'esercito di due o tre divisioni con la corrispondente cavalleria leggiera, artiglieria di divisione e di posizione, genio ed amministrazione militare. Cosí davasi a questi corpi tutti i mezzi di un esercito compiuto, e gli ordini per farli concorrere ad una grandeoperazione non erano men laconici di quelli che dannosi da un capo di battaglione ai capi di plotone. Una riserva di guardie e granatieri riuniti, ed una riserva egualmente di cavalleria pesante, mezzana e leggiera, ed una gran riunione di artiglieria concentrata nel medesimo scopo apprestava a chi tutto reggeva il mezzo di vedere con tranquillitá operare tutti i suoi corpi e di avere con che rinforzarli secondo il bisogno. Cosí si operava ad Austerlitz, a Jena, a Friedland, a Wagram, del pari che alla Moskowa, a Lutzen, a Bautzenz, a Dresda, Lipsia: e queste battaglie possono paragonarsi a quelle del gran Federico non giá nei particolari dell'esecuzione ma bensí nel concepimento e nello scopo; mentre sorprendere, oltrepassare un'ala o sfondare il centro è sempre la tendenza di queste battaglie, e le piú sterili in risultamenti, come quella di Borodino, sono quelle date in ordine parallelo, e Waterloo n'è una novella pruova per chi attaccava. Può dirsi che una battaglia era un assedio fatto in poche ore: mentre nel primo periodo i bersaglieri e l'artiglieria cercavano di estinguere i fuochi e riconoscere il terreno del nemico — il che potrebbe paragonarsi all'investimento e alla prima parallela, — indi le truppe operavano per impadronirsi di qualche punto piú importante, e da ultimo la gran riserva d'artiglieria apriva la breccia nel punto determinato dell'ordine di battaglia, le colonne vi penetravano e la cavalleria ne compiva il successo[34]con isciogliere i corpi ordinati ed impedire il riordinamento di quelli giá sciolti. Gli eserciti del nord hanno adottato successivamente questa organizzazione e questi metodi (l'Austria nel 1809, la Russia nel 1812 e la Prussia nel 1813), cioè i corpid'esercito, le riserve e i modi di operare che ne derivano, come l'uso dell'ordine profondo. Ma l'esercito inglese ha combattuto seguendo metodi quasi opposti, mentre l'ordine sottile vi era applicato al massimo grado, la fanteria essendo ridotta abitualmente a due righe. Non usavasi che come eccezione l'ordine in colonna e facevansi le cariche alla baionetta anche nell'ordine spiegato. Il modo di armarsi, le qualitá morali del soldato inglese ed il genere di guerra adottato erano in armonia coi limitati mezzi di reclutamento posseduti dall'Inghilterra, e tutto tendeva a creare un sistema opposto a quello de' francesi nato da circostanze diverse. Ricorderemo a' nostri lettori aver noi nel settimo discorso enunciato che il gran Federico avea non solo descritto ma sommamente lodato in una lettera al general Fouquet l'ordine di battaglia difensivo che gli austriaci adoperavano a fine di rompere l'urto degli attacchi dei prussiani. Ora egli dice che gli austriaci collocavano la loro prima linea a mezza costa delle alture, la seconda alla sommitá, le truppe leggiere alla base, l'artiglieria disposta anche ad anfiteatro per battere i rientranti non sempre direttamente occupati, e la cavalleria a portata de' terreni ove poteva operare ed in modo da non esser esposta inutilmente al fuoco del nemico. Il sistema adottato dagl'inglesi nel corso del secondo periodo della guerra della rivoluzione ricevette nella guerra della penisola il suo compiuto sviluppo. Adottavasi la disposizione descritta dal gran Federico con qualche differenza che indicheremo. La prima linea, la disposizione dell'artiglieria, delle truppe leggiere e della cavalleria, erano presso a poco le stesse: ma la seconda linea che gli austriaci tenevano formata alla cresta, nel metodo inglese era al rovescio dell'altura e cosí resa invisibile al nemico, il quale non potea fare se non una imperfetta riconoscenza; e perciò quando le truppe nemiche formate in colonna per battaglioni, superate tutte le difficoltá del terreno e la resistenza della prima linea dell'artiglieria, erano giunte a coronare a forza di valore e di perseveranza la sommitá della posizione ove arrivavano disordinate ed indebolite, la seconda linea che fino allora s'era tenuta nascosta, mostravasi, faceva una scarica a piccolaportata e subito dopo caricava alla baionetta, con che faceva dare indietro e scendere in disordine le truppe ch'erano salite con tanto vigore all'attacco. Oltre a ciò in ogni battaglione il plotone estremo faceva una conversione pria di far fuoco, a fine di prendere in fianco il battaglione nemico che gli era opposto; ed allora la cavalleria profittava del terreno e della posizione per render compiuta la riuscita, e la prima linea si riordinava dietro alla seconda e concorreva a por fine alla lotta. Questa combinazione di disposizioni tattiche e questa scelta di posizioni fecero sí che l'impetuositá francese venisse un poco sconcertata; ed il metodo col quale avea vinto le prime coalizioni ed era creduto il solo buono pei suoi brillanti risultamenti, fu posto in quistione nella guerra della penisola, essendovi un grave svantaggio pei francesi nel combattere con una fanteria stanca e disordinata le tre armi degl'inglesi, mentre la cavalleria francese non poteva servire negli attacchi di quelle posizioni, e l'artiglieria non potea secondare la propria fanteria se non che nel primo periodo e non giá nell'ultimo ch'era il decisivo. Le battaglie di Canopo in Egitto e di Maida in Calabria furono seguite dalle battaglie di Vimiero, Talavera, La Corogna, Busacco, Fuents d'Onoro, Albufeira e Salamanca, che ebbero tutte lo stesso risultamento nella penisola, e Waterloo compí questa serie di esperienze e di costanti successi degl'inglesi nella guerra difensiva e mostrò i vantaggi dell'ordine sottile sul profondo di questo genere di combattimenti. Ci siamo distesi su questo oggetto perché a nostro credere resta a risolvere se nella tattica che ci ha lasciata la guerra della rivoluzione vi sia un altro metodo per ridonare a chi attacca qualche vantaggio su chi è attaccato, vale a dire determinare se gli ultimi progressi dell'arte colle armi presenti lascino la superioritá alla difensiva o all'offensiva, tatticamente parlando. Questo problema è fecondo in conseguenze non solo quanto alla guerra ma ancora quanto al sistema sociale.
Passando ora alla strategia che considereremo col metodo stesso di tutti gli altri rami dell'arte che sono compresi nella nostra seconda quistione, ricordiamo ai nostri lettori aver noisegnalato dal quarto discorso in poi l'apparizione evidente e i caratteri che essa ha rivestiti nei vari periodi, sempre in progresso relativamente alle sue applicazioni scientifiche. Nell'epoca della quale trattiamo fece de' passi immensi, riassunse la guerra tutta nelle sue teorie e ne subordinò tutti gli effetti nelle pratiche operazioni, come per esempio la coscrizione, in virtú della quale si operarono le vaste trasformazioni che l'equilibrio politico e il sistema sociale subirono in questa epoca; trasformazioni sí fatte che ne formano un'èra istoricamente e filosoficamente considerata, siccome quella che ha il doppio carattere di riassumere il lento lavoro dei secoli scorsi e di dare una nuova impulsione ai futuri. Noi per tutte le esposte ragioni andrem discorrendo i metodi di strategia impiegati nei due periodi dell'epoca della quale è parola.
I non buoni elementi militari che si trovò avere la Francia nella sua prima guerra contro i coalizzati la costrinsero a risolvere il problema «di muovere masse numerose poco istruite e con capi nuovi nell'arte contro avversari che possedevano gli opposti vantaggi». A fine di conseguir ciò, era necessaria una direzione unica la quale desse una impulsione uniforme, ed esigevasi che la scienza presedesse dal gabinetto alle cose della guerra e supplisse ad un generale unico e superiore che non esisteva, ed il quale per l'estension dello spazio ed il numero delle truppe non avrebbe potuto bastare all'adempimento di tanti doveri. Da ciò venne che un membro del governo che reggeva la Francia fosse esclusivamente incaricato nel 1793 di difendere il territorio francese dalla formidabile invasione che il minacciava. Carnot alla testa di un comitato militare nel quale aveva posto il Darcon e che componevasi di quanto vi era di piú distinto nel corpo del genio che aveva sopravvissuto alla rivoluzione, formò il piano celebre della campagna del 1794, ove tutta la frontiera da Uninga a Dunkerque fu considerata come un sol campo di battaglia, e i quattro eserciti che occupavano e difendevano la frontiera dell'est furono riguardati siccome divisioni di una gran massa, le quali operare doveano secondo il piano generale e concorrere tutte ad un alto scopo.Questo consisteva nell'operare concordemente su tutta la linea dei movimenti rapidi, generali e successivi, i quali tendevano ad inviluppare le ali o sfondare il centro della posizione del nemico strategicamente considerata e a lasciar indietro le piazze di guerra e gli ostacoli naturali, tutti calcolati per resistere ad un numero minore di uomini operanti con una moderata attivitá ed in ispazi piú circoscritti. Le posizioni divennero inutili, siccome quelle che furono girate o sfondate, e le piazze oltrepassate, per modo che non si trovarono in grado di esercitare influenza sul teatro della guerra che la rapiditá dei movimenti avea trasportato in una piú lontana regione. Sará facile il concepire che questo metodo sí ardito, aiutato da tutto il prestigio della novitá e combinato col sistema di tattica che descrivemmo, fece sí che gli eserciti nemici coi loro metodi fossero rotti e sorpresi, benché avessero tutti i vantaggi che arrecano l'istruzione ed un provato valore; le quali prerogative loro servirono per rendere onorevole la lunga ritirata colla quale abbandonarono ai francesi tutto il paese posto tra la frontiera e il corso del Reno: risultato immenso nei suoi effetti morali e materiali, ma che poteva, siccome accadde, indurre in errore sulle massime scientifiche della strategia. In effetto esagerando i successi ottenuti sopra un teatro di guerra piú eguale, si volle nel 1796 applicare lo stesso metodo d'operazione contro le ali del nemico per riunirsi offensivamente dietro alle sue linee di difesa, a un teatro di guerra che abbracciava lo spazio compreso fra l'Olanda e le Alpi marittime. E tali eserciti dovevano riunirsi dopo aver traversato il Reno e le Alpi, e poscia il Po, il Danubio e nuovamente le Alpi, nonché tutti gli affluenti che si gittano nel Mar Nero verso il basso Danubio. L'arciduca Carlo riconducendo la strategia alla sua gran regola di operare in massa, che la guerra de' sette anni aveva sí ben dimostrata, salvò la Germania dall'invasione; e se la guerra fu in ultimo favorevole ai francesi, secondo che ne fa fede la pace di Campoformio, ciò fu dovuto al duce delle armi francesi in Italia, il quale applicò con maggior vigoria e piú compiutamente il sistema che il principe austriaco aveva seguito in Germania e diè luogo ad unraro fenomeno che difficilmente si rinnoverá, vale a dire che la casa d'Austria fu minacciata nella parte men vulnerabile delle sue frontiere, cioè in quella che è custodita dalle Alpi Noriche e Rezie. A Montenotte, a Lonato, a Castiglione e a Rivoli[35]si videro i miracoli della strategia, e i risultamenti di Wurtzbourg in Germania ne furono la contropruova. Le ostilitá riprese nel 1799 fecero seguire a chi reggeva la Francia gli errori del piano del 1796, e l'apparizione dell'esercito russo ruppe ogni proporzione di forza numerica, mentre la Svizzera divenuta anch'essa teatro di guerra ne accrebbe lo spazio, e i francesi perdettero le loro conquiste. Ma l'applicazione della strategia fatta da Massena a Zurigo preservò il territorio francese da una invasione, sciolse la seconda coalizzazione e preparò i successi di Marengo e di Hohenlinden, dove il sistema dell'operare in massa ebbe grandi risultamenti sotto la direzione del generale che tanti ne aveva ottenuti in Italia e in Egitto. Questi mercé della vasta applicazione del sistema anzidetto riprese in Europa la superioritá sugli austriaci rimasti soli, riguadagnò il perduto e alla pace di Luneville, seguita da quella di Amiens, fece riconoscere i nuovi acquisti della Francia e pose fine alla guerra generale cominciata nel 1792. Ma nelle guerre dell'impero che seguirono la rottura della pace di Amiens, la strategia acquistò tale importanza, fece tali progressi che rivestí interamente, presso gli scrittori militari che ne trattarono, il carattere di una scienza, se non esatta nel senso compiuto della parola, quasi che esatta.Parlando della tattica in questo secondo periodo, vedemmo che i campi sulle coste dell'Oceano avevano consolidata l'istruzione delle truppe francesi e avvezzati i loro generali a muover le masse con precisione sopra terreni circoscritti; e come nelle prime campagne della rivoluzione la strategia aveva dovuto adattarsi allo stato dell'istruzione delle truppe, in questa serie di guerre poté seguire piú liberamente i principi veri della scienza, avendo uno strumento piú perfezionato per compiere le grandi operazioni. Le campagne del 1805, 1806 e 1809 furono l'apogeo della strategia per parte degli eserciti di Francia retti da Napoleone, il quale divenuto pieno signore di quello Stato ed in conseguenza riunendo al suo genio mezzi vastissimi ed alta potenza, fece sopra una vasta scala ciò che aveva fatto nelle prime campagne d'Italia. I risultamenti furono proporzionati alle masse poste in azione e agli spazi nei quali operavasi. Ciò che aveva reso sterili di gran risultamenti le guerre del secolo di Luigi decimoquarto era stato appunto la disproporzione fra gli eserciti e gli spazi che dovevano occupare, e il difetto di speditezza per profittare della vittoria e per ritrarne l'ultima conseguenza, cioè quella di sciogliere l'ordine negli eserciti dei loro avversari. La massima del gran Turenna, il quale stimava che cinquantamila uomini fossero il piú gran numero che un generale potesse comandare con buon successo, fu confermata dalle guerre ch'ebbero luogo dopo la sua morte. Napoleone ovviò a questo inconveniente dividendo le sue cresciute forze in corpi di esercito che possedevano tutti gli elementi necessari per operare isolatamente, siccome notammo nel parlar della tattica. A questo modo duecentomila uomini divisi in otto corpi avevano la massa di duecentomila e la mobilitá di venticinquemila, ed il male che Turenna avea fatto notare venne distrutto dalla superioritá di questo metodo. Cosí dopo una battaglia che compiva le operazioni strategiche, i perdenti si trovavano inseguiti in tutte le direzioni con la massima velocitá dalla riserva di cavalleria e da tutto l'esercito che la seguiva e la sosteneva: i posti erano girati e le piazze lasciate indietro. L'esercito battuto, costretto a rapide marcie, perdeva giornalmente uomini, materiale e organizzazione; la sua forza morale degradava in proporzionede' suoi disastri, e non aveva il tempo di riordinarsi e di riprendere lena collocandosi in una posizione difensiva: poiché se questa era estesa, veniva forzata; se stretta, non era bastante ad arrestare i gran movimenti dell'esercito nemico costituito a quel modo che ci facemmo ad esporre.
Abbiamo fatto notare il come la strategia dominasse la tattica. Ed in effetto non si apriva una campagna per incontrare il nemico, ma si cercava di occupare i punti strategici ed in ogni battaglia si tendeva a impedire al nemico di riprendere le comunicazioni perdute pei movimenti strategici, e non appena erasi guadagnato uno di questi punti, da esso passavasi agli altri per la strada piú corta; per modo che chi era attaccato, battuto strategicamente, veniva a battaglia non per vincere ma per potersi ritirare. Questa sola condizione rendeva la lotta ineguale nelle sue conseguenze, e chi trionfava separava il suo avversario da tutti i suoi depositi e penetrava nel centro dello Stato, nella capitale, e cosí costringea a delle paci le quali rassomigliavano alla capitolazione di una piazza la cui breccia fu aperta. La pace di Presburgo dopo due mesi nel 1805, quella di Tilsit nel 1807 e quella di Vienna nel 1809 compruovano la nostra asserzione; e però altrettanto sagace che luminosa troviamo la denominazione di «battaglie strategiche» data dal general Lamarque a quelle combattute in tali campagne[36]. E la piú compiuta di tali operazioni ebbe luogo nei cinque giorni del 1809, che cominciarono il diciotto aprile e finirono il ventitré col combattimento di Ratisbona, ove il perno tenne fermo e la riunione si operò combattendo ed isolando le numerose masse del nemico, e si occupò la capitale un mese dopo il cominciamento delle ostilitá.Questa rapida distruzione delle forze ordinarie e regolari dello Stato rese indispensabile l'armamento e l'ordinamento di tutta la popolazione virile per difendersi contro guerre che non si limitavano alla periferia, ma che penetravano nell'interno dello Stato. Noi abbiamo indicate, trattando della scelta degli uomini, le conseguenze di varia natura che questa necessitá generava sotto tutti gli aspetti militari e sociali. In effetto per arrestare questo torrente era necessaria la combinazione della guerra popolare[37]colle forze regolarmente ordinate e coi vasti spazi. Tutto questo impediva al sistema enunciato di operare in modo da serrare in un angolo le forze regolari, distruggerle con quindici giorni di movimenti e di combattimenti ed impadronirsi di tutte le risorse di un popolo attonito e passivo. Tale fu la guerra della penisola, ove la popolazione energica della Spagna, aiutata direttamente e indirettamente dall'Inghilterra, sembrò rinnovare il sistema praticato nell'antichitá ed ignoto ai moderni, che gli spagnuoli avevano impiegato contro i romani[38]e gli arabi. L'esercito francese possedeva una superioritá riconosciuta nelle battaglie, e ciò fu pienamente dimostrato dai suoi successi nella campagna d'inverno del 1808 da Napoleone guidata. La dura necessitá forse piú che la ragione fece adottare un sistema che preservava dal doppio effetto della massa e della mobilitá delle truppe. Lasciando loro grandi spazi di paese, la loro linea d'operazione si rendeva profonda e la loro fronte estesa, per modo che dividendosi perdevano tutti i vantaggi inerenti alle masse, e concentrandosi, tutti quelli inerenti alla mobilitá; il che rendeva anche piú grave la difficoltá delle sussistenze. Il sistema di difesa della penisola fu dunque regolato in guisa tale che il nemico non trovasse ostacoli nella sua impulsione offensiva, ma che una volta padrone di vasti spazi fosse costretto a difenderli,e perdesse cosí tutti quei vantaggi primitivi che il proprio suolo e le simpatie locali offrono in questo genere di guerra. Indebolito numericamente e moralmente, poteva allor facilmente esser battuto ne' vari suoi corpi e costretto ad una ritirata assai disastrosa, vista la profonditá della linea d'operazione. Il Portogallo costituiva la cittadella della penisola, e le linee di Torre Vedras erano per cosí dire il ridotto dove l'esercito ausiliario inglese, che conteneva l'elemento meglio ordinato della resistenza, poteva restringere la sua difesa ed uscirne, onde riprendere l'offensiva quando le circostanze della guerra della penisola o di altre combattute nel resto di Europa avessero reso facile, utile e possibile l'osarlo con isperanza di buon successo, siccome avvenne.
La campagna del 1812 dá luogo a profonde riflessioni, mentre pel numero e la varietá degli uomini componenti gli eserciti presenta un esempio unico in Europa, cioè quello di veder realizzata una guerra che aveva l'aspetto di una crociata; ma il poter muovere masse composte di elementi cotanto svariati in virtú dell'aiuto di molte scienze era una grande dimostrazione dei progressi della civiltá europea e della unitá de' metodi guerrieri. Però le forze umane son limitate e il genio stesso è circoscritto dallo spazio e dal tempo, che paralizzano la sua azion vigorosa. In effetto se Turenna avea limitato a cinquantamila uomini la forza di un esercito che un uomo potesse condurre, Napoleone ha provato che con duecentoquarantamila uomini e cento leghe di spazio accadeva lo stesso, mentre l'aumento delle masse e dello spazio faceva dipendere la riuscita delle operazioni dai luogotenenti e non piú dal sommo capitano; ciò che rendeva l'azione di un uomo superiore quasiché secondaria, perché non potea né dirigere il tutto né riparare agli errori commessi, ed aveva contro di sé lo spazio ed il tempo che son tutto alla guerra[39].
La campagna del 1813 fu una pruova novella di quel che abbiam detto, e Javer, Dennevitz, Culm paralizzarono i successi di Dresda e i vantaggi della linea interna dell'Elba. Parliamo di queste campagne sotto il rapporto puramente strategico, ma vi erano altre cause di diversa natura che influivano sui loro risultamenti.
Nella campagna del 1814 non era piú il capo dell'impero ma il generale dell'esercito d'Italia, il quale, se ne togli l'entusiasmo ed i veterani che il secondavano, con forze inferiori rinnovava a Champaubert e a Montmirail i prodigi di Lonato e di Castiglione contro l'Europa irritata, agguerrita e potente. Ma qui non v'era che l'arte: tutto il resto era contro; e la missione dell'arte si è quella di facilitare lo svolgimento degli avvenimenti piú che di travolgerne il corso.
La campagna del 1815 artisticamente immaginata confermava ciò che disse il Montesquieu con tanta sagacitá, cioè che uno Stato soccombente alla perdita di una battaglia non dovea cercare sul campo l'origine della sconfitta, ma penetrare piú addentro e rimontare piú ad alto.
La fortificazione scientificamente considerata non fece gran passi, rimanendo sempre al punto in cui Vauban l'aveva lasciata. Benché molti distinti autori ne perfezionassero i metodi, la difesa restò sempre inferiore all'attacco; né valsero i lavori del Saint-Paul, del Bousmard e la bella opera di Carnot, il quale cercava colla difesa attiva, coi fuochi curvilinei e con qualche modificazione nel disegno, di ritardare l'ultimo periodo della difesa e di renderlo piú vigoroso. È facile dedurre dalle combinazioni strategiche che la guerra d'assedio nel primo periodo era divenuta secondaria, e non son da notarsi che la difesa di Kehl nel 1797 fatta da Moreau e quella di Genova da Massena. Queste due operazioni fan chiaro a nostro credere che l'antica importanza delle piazze era sparita, non perché fossero inutilima perché poco proporzionate al numero degli eserciti e alle vaste contrade che servivano di teatro alla guerra. In effetto a Kehl ed a Genova la fortificazione era un ausilio e un appoggio alle operazioni de' corpi d'esercito che da quei punti operavano. La difesa di Danzica nel 1813 nel secondo periodo rivestí lo stesso carattere, cioè quello di un gran campo trincerato in un teatro a parte, che operava per proprio conto e non attendeva soccorso da una operazione, ma si giovava dei risultamenti generali di una o piú campagne. E una tal circostanza stabiliva un'altra scala e rendeva miste le operazioni prima circoscritte dell'attacco e della difesa de' punti fortificati. Infatti le piazze costruite dipoi furono, come per esempio Alessandria, considerate siccome rifugio di un esercito per tenere un paese fino all'arrivo di un altro esercito; ed essendosi osservato che le piazze di frontiera venivano separate dagli eserciti e dallo Stato dopo le prime operazioni militari, il che faceva che tutti gli arsenali e stabilimenti militari si trovassero bloccati quando erano piú necessari, le piazze, come abbiam detto di Alessandria, furono stabilite nell'interno onde conservare piú lungo tempo i vantaggi sopra indicati[40].
La guerra della penisola pose in luce la guerra d'assedio, e l'attacco di Gaeta che precedette la guerra di Spagna fu quello ove le parallele si ridussero a due, cominciandosi il fuoco quando erano terminate e non successivamente come prima erasi fatto. La natura di quella piazza contribuí a fare adottare questo sistema. Le difese di Saragozza, di Girona e di Tarragona ricordarono gli esempi di Sagunto e di Numanzia, ma era necessario il concorso delle popolazioni per adottare un sistema di difesa; per il che i corpi facoltativi francesi nei numerosi assedi fatti dall'esercito di Aragona mostrarono di non aver nulla perduto del loro valore e di sapere applicare i vari metodi secondo la differenza dei casi. Gl'illustri nomi di Rogniat, di Haxo e diVallée sono pruova di questo, ed il lungo blocco di Cadice dal 1810 al 1812 e la difesa di Burgos e di Badajoz mostrano lo stato della scienza, come l'interessante opera del colonnello Jones dimostra l'inferioritá degl'inglesi in questa parte dell'arte, non per mancanza di perseveranza e di valore ma per difetto di metodi.
La fortificazione di campagna si uniformò ai progressi degli altri rami dell'arte e divenne ausilio potente della gran guerra, ma piú nel secondo periodo che nel primo. Le fortificazioni dell'isola di Lobau, come le teste di ponte sulla Vistola e sulla Passarge nel 1807, ne sono chiarissima pruova. Queste opere gigantesche avevano per iscopo piuttosto di favorir l'offensiva che di sostenere la difensiva, come le antiche linee del secolo di Luigi decimoquarto; e ciò caratterizza a nostro credere la differenza radicale dell'arte nei due periodi. Le linee di Torre Vedras sono l'ultima espressione di questo stato della fortificazione di campagna nelle ultime guerre europee.
La castrametazione subí una compiuta modificazione e fu quasi distrutta, la mobilitá essendo divenuto lo scopo principale degli eserciti. Giusta l'esempio dei francesi le tende furono abolite, e all'attendarsi sottentrarono il serenare e il barricarsi nelle posizioni piú lungamente occupate. Questo cambiamento influí potentemente sulle posizioni e sulle riconoscenze di esse, mentre nelle prime si occupò presso a poco la linea con la quale si voleva combattere, e occuparonsi spesso i salienti e si abbandonarono i rientranti e tutti i terreni bassi che si consideravano difesi dalle alture. Se gli eserciti accampati presentavano all'intelligenza di chi faceva una riconoscenza elementi tali da giudicarne le forze, il nuovo sistema meglio nascondeva le truppe, ed i fuochi coprivano un movimento di ritirata ed ingannavano il nemico. D'altra parte questo metodo riusciva di maggior danno alle truppe ed ai proprietari de' terreni che momentaneamente occupavansi.
È cosa evidente che in un sistema di guerra simile a quello che abbiamo esposto, l'importanza del terreno sotto l'aspetto tattico e strategico ed anche amministrativo era immensa, e perciò lo stato maggiore doveva acquistare un'alta importanza,e con esso acquistar ne doveano tutti i lavori topografici, la riunione de' documenti e le memorie descrittive. In effetto il deposito della guerra divenne una grande istituzione, il che dovea essere quando nel primo periodo della guerra un comitato sedente nella metropoli aveva diretti piú eserciti operanti in luoghi diversi. Tutte le potenze belligeranti imitarono la Francia, e nel secondo periodo lo stato maggiore francese cosí per istruzione come per considerazione era inferiore a quello degli altri Stati. La parte scientifica riguardava gli uffiziali del genio e quelli segnatamente ch'erano addetti alla topografia[41]. Il genio ebbe nei «zappatori» delle truppe pel servizio dell'arma, il treno e gli equipaggi militari furono sottomessi alla disciplina comune ed offerirono tutti i vantaggi della regolare milizia, e gl'infermieri finanche furono militarmente ordinati. Il carattere scientifico appariva in tutte queste istituzioni, mentre le scuole militari acquistavano nuovo splendore, massime la politecnica la quale piú in lá ci faremo a considerare sotto un aspetto diverso.
L'amministrazione militare fu piú razionalmente ordinata, e l'ultimo passo di essa fu la separazione del personale dal materiale colla creazione degl'ispettori alle riviste. In Francia ciò avvenne nel secondo periodo, dopo il 1800, e il ministero stesso della guerra fu diviso in due dipartimenti indipendenti e vi si aggiunse il maggior generale che presedeva ai movimenti militari d'importanza in tempo di guerra. Ma l'amministrazione militare, malgrado qualche perfezionamento, dal momento in cui i movimenti furono cosí rapidi e che al sistema de' magazzini e dei convogli venne sostituito quello di requisizione locale, non ebbe piú né importanza né azione e fu subordinata ai capi militari di cui diveniva un passivo istrumento. Cosí accrebbe talvoltail male, facendo patire ad un tempo le truppe e paesi senza impedire le depredazioni fatte, o tollerate per lo meno, da chi piú poteva. E i paesi tutti e gli eserciti han conservato trista memoria della militare amministrazione, la quale una volta discreditata non fu piú, come accade, ritenuta dal pudore e rese vere le accuse che le si mossero contro. Del resto quel genere di guerra, ripetiamolo pure, non ammetteva la possibilitá di un ordine amministrativo regolare, talché gli eserciti del nord strascinati dalle circostanze han dovuto rinunziare ai metodi severi ed esatti della loro amministrazione per adattarsi ai bisogni del tempo; e lo Sthuthereim rileva questa disposizione parlando della battaglia di Austerlitz da lui descritta. D'altra parte non dee tacersi che un codice amministrativo, una contabilitá piú regolare han preparato gli elementi propri ad inalzare al grado di scienza questa parte della guerra, in armonia cogli Stati ove l'ordine amministrativo ordinavasi giusta i propri metodi. E per notare qualcuna di queste invenzioni della militare amministrazione, citeremo quella dei fogli di rotta in virtú dei quali un individuo poteva percorrere tutta l'Europa colla sicurezza di veder rispettati i propri diritti.
Non ci resta ora che a discorrere dei cambiamenti subíti dalle belliche scienze, cambiamenti comprovati dagli scrittori militari del tempo e dalle pratiche dei gran capitani. In tal guisa avremo risposto alle tre prime quistioni proposteci.
Si è dubitato se queste ultime guerre avessero o no portato delle grandi modificazioni alle belliche scienze e a' loro pratici risultamenti. Il barone Ferrari in un articolo inserito nelProgresso(volume quarto, pagina 15) ha impreso a dimostrare non esservi stati gran cambiamenti nell'arte, le armi essendo rimaste le stesse. Nello stesso volume (pagina 208) un anonimo, nulla negando della debita lode all'articolo del Ferrari, ha luminosamente svolto tutti i progressi fatti dall'arte e messo in luce i loro vasti risultamenti rispetto al sistema sociale[42]. Questoegregio lavoro ci dispensa dal parlare piú oltre di una tale materia, e ci limitiamo a invitare i lettori a percorrere un tale articolo che dimostra tutta quant'è l'esperienza pratica dell'autore, unita ai lumi che la fecondano.
I cambiamenti avvenuti nell'arte furono i seguenti:
1. Per gli uomini il servizio rendevasi generale, temporaneo e successivo, con qualche modificazione derivante dallo stato sociale delle varie nazioni.
2. Per le armi l'artiglieria a cavallo e gli obici erano introdotti e varie modificazioni veniano indotte nel materiale, segnatamente presso i russi e gl'inglesi. Presso questi ultimi erano inventati i razzi allacongrewe.
3. Per gli ordini il prussiano era modificato, essendovisi introdotti i bersaglieri e l'ordine profondo siccome mezzi d'attacco. Presso i soli inglesi non invaleva quest'ultimo[43].
4. La tattica rimaneva la stessa, ma era subordinata alla strategia. La separazione delle armi diveniva piú pronunziata nelle riserve di artiglieria e di cavalleria. S'introduceva la divisione in corpi d'esercito.
5. La strategia diveniva dominante e saliva al grado di scienza.
6. Nella difensiva operavasi piuttosto manovrando sui fianchi che opponendosi di fronte al nemico; operazione difficile nell'esecuzione ma ricca di risultamenti quando riesce.
7. Quanto alle fortificazioni si accelerava l'attacco con economizzarsi una parallela. Si facevano tentativi perché la difesa avesse eguagliato i progressi dell'attacco. Costruivansi piazze non solo sulle frontiere ma pur nell'interno.
8. L'amministrazione venía migliorata nei metodi, ma non rispondeva pienamente a' bisogni di eserciti numerosi e mobili al sommo[44].
9. Le istituzioni militari erano rese piú compiute, piú razionali, piú armoniche; le pene fatte piú miti; le ricompense piú larghe; la carriera piú accessibile a tutti; l'educazione scientifica perfezionata.
Uno stato sociale ove le scienze militari son giunte a tal grado dee trovar nel suo insieme perfezionamenti che vi corrispondano, come brevemente piú in lá indicheremo, volendo per ora cercare negli autori militari e nelle pratiche de' capitani la pruova delle nostre asserzioni.
Lo scrittore militare che dopo l'esperienze delle prime campagne della fine del secolo cercò di fare per la sua epoca ciò che il Feuquières ed il Lloyd avevano fatto per le loro, fu il prussiano Bulow, che nel suo sistema di guerra moderna volle dimostrare la superioritá della strategia sulla tattica, cioè della configurazione e dimensione della base come risultamento favorevole in istrategia. In tattica intese a provare la superioritá dell'inviluppo sull'urto, e però la superioritá del combattere alla spicciolata contro le masse e delle ritirate divergenti sulle convergenti, le quali raccomandò anche in istrategia. La conseguenza che risultava e ch'egli dedusse dal suo sistema era la superioritá che dovevano acquistare le popolazioni che resistevano agli eserciti, e la disparizione successiva dei piccoli Stati che dovevano presto o tardi essere assorbiti dai grandi. Alcune pruove storiche vennero esposte dall'autore nel descrivere la campagna del 1800. L'autore prussiano, secondo l'avviso deiconoscitori, non comprese l'essenza della guerra moderna ed espose princípi spesso contraddittorii, dai quali traea conseguenze alcune esclusive altre azzardate; ma d'altra parte si è convenuto che questa prima opera poneva in luce se non risolveva le quistioni che nascevano dallo stato delle scienze militari, e che l'autore con sagacitá aveva desunto doversi realizzare vasti risultamenti e nello stato sociale e nell'equilibrio politico.
Il Jomini che ha esaurito in un'epoca posteriore le quistioni tutte che queste guerre han fatto nascere, nei suoi primi trattati combatté il Bulow nelle sue idee sull'inviluppo e sulle ritirate eccentriche, ridusse tutte le combinazioni della guerra in istrategia e in tattica «a operar colle masse contro le parti isolate e a tendere a questo scopo in tutte le operazioni», affermò che i prodigi della guerra de' sette anni dovevansi alla costante applicazione di questo principio posto in luce da Federico, ed indicò come un'aberrazione della scienza le prime guerre della rivoluzione fatte piú secondo il sistema di Bulow che secondo quello di Federico, attribuendo il buon successo dei francesi alla violazione che i loro avversari facevano egualmente di questi principi, mentre non avevano tutti i vantaggi di altra natura dei quali erano in possesso i francesi. Mostrò da ultimo siccome epoca di ritorno ai veri princípi perfezionati nell'esecuzione le campagne del 1796 in Italia e in Germania, e considerò i grandi avvenimenti del secondo periodo della lotta come il risultamento dell'applicazione di quei princípi fatta dal generale dell'esercito d'Italia sopra una vasta scala alle guerre del nord dell'Europa fino al 1809.
Il principe illustre che in etá verde avea posto in applicazione le regole di sana strategia contro gli eserciti francesi nel 1796, pubblicò nel 1813 la storia di quella campagna, preceduta da un trattato di strategia il quale ha un carattere scientifico e dimostrativo. Il chiaro autore la considera come riassumente e contenente la guerra cosí nelle sue previsioni che nelle sue conclusioni e, come il savio ed illuminato Polibio, attribuisce i rovesci e le riuscite delle potenze belligeranti all'aver esse seguite o violate le regole di strategia, eliminando tutte le piccolecause che le menti poco acute e gli amor propri offesi cercano di presentar come origini di grandi avvenimenti. Egli accetta i principi del Lloyd, combatte il Bulow, concorda col Jomini; ma è il primo che dia una forma dimostrativa alla scienza[45].
Questi sono gli autori principali: de' quali sebbene siesi accresciuto in séguito il numero, noi ne taceremo perché si appartengono ad un periodo posteriore a quello che qui trattiamo, e ci basterá il dire che non si sono appartati dagli esposti principi. Il Darcon fece conoscere nelle sue considerazioni sulla fortificazione la metafisica, per dir cosí, di questa parte dell'arte, non sotto l'aspetto speciale del disegno ma sotto quello piú vasto de' suoi moltiplici rapporti col principio conservatore dello Stato e delle forze mobili. Il Bousmard vi aggiunse la parte tecnica dell'arte fortificatoria, ed il Carnot consacrò il suo eccellente lavoro a risolvere il problema di livellare la difesa alla superioritá che l'attacco aveva acquistata dal Vauban in poi.
Passando ora a parlare de' gran capitani diremo che Dumouriez, Pichegru, Jourdan, Hoche con qualitá diverse si distinsero nelle prime campagne della rivoluzione, massime nelle combinazioni militari che a quest'epoca dominavano, cioè l'impulsione e l'inviluppo in tattica e i movimenti a gran distanze per attingere lo stesso scopo in istrategia. Il primo nella sua breve carriera ebbe de' lampi che sembravano scaturire dal genio; il secondo lasciò incerta riputazione militare; il terzo ha guadagnato nome a seconda che documenti piú positivi hannofatto meglio conoscere i fatti; l'ultimo fra i nominati camminava a gran passi verso la gloria quando una fine prematura lo tolse ai piú alti destini. Dall'altro lato gli allievi del gran Federico lasciarono buoni generali per operare un giorno giusta le buone regole, ma nessuna operazione che possa far presumere un alto grado di scienza distinse il Brunswick, il Mollendorf e il Kalkreut. Il Clerfait sostenne la gloria dell'esercito austriaco nella campagna del 1795. Moreau comparve nel gran teatro e la sua riputazione andò sempre crescendo fino alle ultime campagne; ei fu metodico, compassato, qualche volta ispirato, e per la sua semplicitá è stato nominato da Lamarque «il La Fontaine dei capitani». Ma se Moreau seguiva le combinazioni de' suoi antecessori, l'arciduca Carlo suo avversario si elevò a dei principi positivi, per cui questi occupa un posto piú elevato tra i capitani, avendo riunito l'esempio ai precetti; il che dimostra aver egli saputo quello che si facesse e il perché. Nel 1799 comparvero sulla scena due uomini che avevano di comune come qualitá predominante una rara tenacitá: Massena e Souwarof piú alti di quei che li sieguono; Riccardos, Kray, Benningsen, Kutusof, Blucher, Bellegarde, Schwarzenberg e Wittgenstein compiono il quadro in una sfera inferiore, e la Francia vi opponeva Desaix e Kleber, uomini presto rapiti alla speranza che di sé davano, e Soult e Saint-Cyr e Macdonald e Marmont e Lannes, colpito dalla morte quando il suo genio era per apparir tutto intero, passando a piú vasti comandi da luogotenente abile ch'egli era. Nell'esercito francese la scuola di quelli che avevano guerreggiato sul Reno differiva da quella di coloro che avevano combattuto in Italia: i primi avevano piú metodo, che non escludeva l'ardire ma era frutto del calcolo, ed il Saint-Cyr n'era la piú chiara espressione; negli altri l'ardire era nell'istinto, e Massena e Lannes ne sono i migliori rappresentanti. La guerra della penisola fece conoscere Suchet, ch'ebbe costanti successi ed il quale seppe conciliarsi l'amore degli spagnuoli per la stima che loro ispirò, e seppe comandare con buon successo alle truppe francesi non solo ma alle straniere bensí, raccolte sotto le bandiere di Francia dalle sponde della Vistola a quelle del Sebeto,imprimendo loro una eguale impulsione e ispirando la confidenza medesima. Il duce britannico che fece la piú figura in questa guerra succedendo al Moore, uffiziale distinto che poteva elevarsi ad una piú alta riputazione, fu Wellington, cui si può appropriare la saggia espressione del Foy per caratterizzare l'esercito inglese, cioè di avere la calma nella collera. Questa qualitá è il segreto della carriera del duce britannico, che non è stato mai battuto. Le sue battaglie furono difensive: considerò il Portogallo come una cittadella e la Spagna come una piazza alleata che dovea esser soccorsa dal nord; il che costituisce un gran capitano.
Tali furono i capitani di questa epoca. È quistione se i secoli decimosesto e decimosettimo ne abbiano dati piú in una certa misura; ma non potendo risolvere un sí alto problema, ci limitiamo a dire che molte operazioni attiranti in quei tempi la pubblica attenzione, nell'epoca di cui discorriamo non l'attiravano perché avevano a fronte i pensieri ed i fatti dell'uomo superiore ad ogni paragone ed a tutte le differenze che separano il talento speciale dal genio nella sua universalitá. Cosa possiamo noi dire intorno a lui dopo quanto si è detto e da giudici tanto competenti? Riassumere è tutto quello che possiam fare. Napoleone nella sua vasta intelligenza abbracciava la guerra come una scienza compiuta, dalle sue idee piú generali ai particolari piú minuti. Uomo di genio, la sua analisi era rapida, e senza idee intermedie si elevava ai princípi primitivi, per cui era sintetico come scienziato ed era sul campo di battaglia inspirato come artista. Però le sue inspirazioni non andavano al di lá delle previsioni della scienza, ma ne erano una larga applicazione, vale a dire ch'ei riuniva ciò che vi è di piú sublime nella scienza a quanto v'ha piú alto nell'arte, cioè il trar partito dai piccoli eserciti e il muovere con facilitá i grandi: riuniva insomma lo spirito di Newton a quello di Michelangelo. Fedele ai princípi, ad essi è debitore de' suoi buoni successi del pari che dei suoi rovesci, frutto anch'essi d'errori, ma di errori che prendevano origine dalle passioni dell'uomo di Stato non giá dall'ignoranza del capitano. È necessario di studiarlo,ma il farlo senza la piú gran riflessione potrebbe condurre ad imitazioni che la favola di Fetonte esprime a maraviglia, mentre nel genio vi ha due parti, l'una che resta come metodo ed è la parte umana, l'altra è la divina: la prima è da tutti, l'altra da pochi.
Crediamo aver risposto alle tre prime quistioni; per lo che passeremo alle tre rimanenti che riguardano lo stato delle scienze, quello della societá ed infine i politici risultamenti delle guerre combattute nell'epoca di che ragioniamo.
Le scienze esatte furono coltivate tra i moderni e particolarmente in questo periodo con un metodo diverso da quello adottato dagli antichi. Partendo da ciò che era in quistione per ritornare ad un centro comune di veritá giá note, si venne a costituire il metodo analitico, piú rigoroso del sintetico e piú rapido e piú diretto al medesimo tempo. Ad esso si debbono le piú grandi scoperte come ancora la piú bella, cioè le ricerche che costituiscono le leggi che reggono il sistema del mondo. È per mezzo dell'astrazione che le idee si generalizzano, e queste favorirono i progressi tutti delle scienze fisiche e matematiche. I nomi di Condorcet, di Bailly, di Lagrance, di Monge, di Laplace e di Biot appartengono sotto aspetti diversi a questa epoca importante per le scienze. Il primo riuní il merito letterario e lo spirito filosofico ai suoi lavori sulle scienze esatte; il secondo vestí la storia dell'astronomia di tutti i prestigi dello stile e l'arricchí di tutti i rapporti che quest'alta scienza ha con lo stato sociale dei diversi popoli che l'hanno coltivata; il terzo risolvette una serie di problemi che passarono nell'insegnamento elementare della scienza; il quarto indipendentemente dall'influenza ch'ebbero i suoi lavori nella commissione d'Egitto, creò per cosí dire un nuovo ramo nelle matematiche con la geometria descrittiva; il quinto rese compiuta la teoria di Newton con dimostrare che le leggi nate dalle ultime scoperte si applicavano a tutti i casi, e molti fenomeni cessarono di esser tali perché furono sottoposti alla legge comune[46]; il sestofinalmente ereditò la riputazione e continuò i lavori de' suoi illustri predecessori.
Le scienze naturali fecero in questo periodo solidi progressi. La storia degli animali non fu piú limitata ad una magra descrizione delle loro forme esterne, ma presentò il quadro delle loro abitudini e delle loro tendenze. Appoggiandosi alla notomia si cercò da' sapienti di spiegare mercé della conformazione de' loro organi interni i fenomeni che presentano, e seguendo questo metodo d'investigazione si assegnò ad essi il posto lor proprio nel sistema generale degli esseri. Si distinsero in questo ramo delle scienze naturali il Lacepède, il Daubanton, il Dolomieu, il Lamarck, il Blumenbac, il Lawrence ed infine il Cuvier che riassunse tutti i passi fatti nella scienza. Questo metodo fu applicato con felice successo alla botanica, che non fu piú circoscritta a descrivere i vegetabili, ma coll'aiuto di una fisica dilicata si adoperò a scoprire le leggi regolatrici delle loro varie funzioni. La mineralogia non limitò come prima le sue ricerche a determinare senza precisione il carattere delle materie di sua pertinenza dal loro aspetto esterno, ma prese in prestito dalla chimica i mezzi di analizzare e di classificare i minerali. Lo studio del globo terrestre che trovavasi da prima compreso nelle scienze fisiche e matematiche, divenne una scienza distinta sotto il nome di «geologia». Essa considerò la struttura della terra e giudicò delle terribili catastrofi che l'hanno agitata dalle tracce che ne rinvenne; e cosí questa nuova scienza riuní ciò che vi è di dilettevole e di solenne nello studio delle scienze naturali alla precisione che è propria delle matematiche. Saussure, De Luc, Breislack fecero progredire la nuova scienza. Il Cuvier, siccome di sopra accennammo, fece dell'anatomia comparata la base della storia degli esseri animati; per il che la multitudine dei fatti osservati che permise di leggere nelle somiglianze organiche le leggi generali dell'organizzazione animale, ed il metodo che avea condotto in botanica alle investigazioni piú conformi alla natura, resero l'anatomia comparata ricca in risultamenti e fecer sí che svelasse un nuovo mondo agli osservatori e creasse un metodo che poteva essere fecondo in conseguenze quando fosseapplicato ai rami tutti dello scibile umano. I gran viaggi intrapresi e menati a fine arricchirono la storia naturale di nuovi elementi di comparazione. Cook, Laperouse, Humboldt, Bonpland, la commissione dei sapienti d'Egitto o scoprirono nuove regioni o fecero meglio conoscere quelle giá note. I lavori di Lavoisier, di Berthollet e di tanti altri distinti scienziati, come di Berzellius svedese, non solo cambiarono lo stato della scienza chimica ma le diedero un andamento e una logica nuova; si sentí la necessitá di riunire al rigore del ragionamento la esattezza dell'esperienza; i geometri e i chimici si aiutarono a vicenda, e a questi metodi la chimica fu debitrice della vera teoria del calore e dei primi esatti istrumenti che servirono a misurarlo. La medicina si arricchí dei progressi delle scienze naturali, mentre una cognizione piú compiuta delle proprietá di tutto ció che compone la farmacia doveva imprimerle un andamento piú razionale e piú sicuro. Ma la grave difficoltá di questa utile scienza si trova sempre nell'oscuritá dell'analisi anatomica, che si esercita sugli organi quando hanno perduto con la vitalitá l'esercizio delle loro funzioni: questa causa potente la lascia nella sfera delle scienze approssimative, in cui le ipotesi nascono dal bisogno di spiegare ciò che non si può analizzare. Una serie d'ipotesi forma nelle intelligenze elevate un sistema che si appoggia a molti fatti ed a qualche risultamento. In effetto in questa epoca non mancarono di cosí fatti sistemi, e tale fu quello dell'irlandese Brown che riduce i mali tutti a un principio: la cranologia del Gall e il controstimolo del Tommasini sono sistemi che hanno la stessa origine, mirano a uno stesso scopo e sono pruova essi stessi della propria inettezza, perché sono tutti inadatti a risolvere con pochi principi l'immensa quantitá de' casi vari che la miseria umana offre alla scienza medica. I progressi della fisica furono moltiplici e positivi: il suo oggetto è di ben determinare le leggi del moto o dello stato permanente dei corpi che ne sono gli elementi, facendo conoscere l'azione meccanica ch'essi esercitano gli uni sugli altri in virtú delle loro proprietá generali o dalle modificazioni cui van soggetti per cause accidentali e variabili che operino sopra di essi, quali il calore, l'elettricitáe il magnetismo, nel che è variabile di sua natura. I fenomeni dovuti a cause permanenti furono osservati nei periodi antecedenti, i secondi lo furono piú compiutamente in questo. Franklin, Montgolfier, Volta, Brugnatelli, Galvani e Poli fecero progredire la scienza e la resero suscettibile di utili applicazioni.