INDICE

INDICE——————LIBRO SETTIMOETÁ SETTIMA: DELLE PREPONDERANZE STRANIERE1.Di quest’etá in generale, ed in particolare di questo periodo primo delle preponderanze spagnuola e francese combattutepag.32.Stato d’Europa e d’Italia»63.Alessandro VI papa»84.Pio III, Giulio II»145.Leone X»176.Adriano VI, Clemente VII»227.Paolo III»288.Giulio III, Marcello II, Paolo IV»319.Colture di questo periodo»3410.Continua»3911.Continua»4212.Il secondo periodo della presente eta in generale; rassegna degli Stati»4813.Emmanuele Filiberto»5214.Carlo Emmanuele I»5815.Vittorio Amedeo I, Francesco Giacinto, Carlo Emmanuele II»6416.Vittorio Amedeo II»7117.Una digressione»7318.Le colture straniere derivate dall’italiana in questo periodo»7719.Colture di questo secondo periodo»8120.Continua»8421.Continua»8622.Gl’italiani fuor d’Italia»8923.Il terzo periodo della presente etá in generale»9124.Prima guerra della successione di Spagna»9325.Guerra di Morea e di Sardegna e Sicilia»9926.Pace di dodici anni; guerra della successione di Polonia»10127.Breve pace. Guerra della successione austriaca»10628.Pace e progressi di quarantaquattr’anni»11329.Continua»11730.Continua»12231.Le guerre della rivoluzione francese fino alla pace di Campoformio»12832.Continua»13333.Segue fino alla pace d’Amiens»14134.Napoleone primo consolo e presidente della repubblica italiana, poi imperatore e re d’Italia»14835.Continua»15736.Le colture di quest’ultimo periodo»16337.Continua»16838.Continua»17339.Le sette etá di nostra storia»175APPENDICE40.Il periodo quarto dell’etá settima, o della preponderanza austriaca»18541.Continua»19242.Continua. La rivoluzione delle riforme»19943.Continua l’appendice. Principio d’un’etá ottava della storia d’Italia? La guerra d’indipendenza»21044.L’armistizio»233Nota»237Indice dei nomi»251NOTE:[1]Nella edizione di novembre 1846 era qui quest’aggiunta, quest’eccezione: «(fino al giugno 1846)». Così ora nel 1850 la potess’io lasciare! Così poi ripentirmi, e riporla a luogo suo![2]Non so trattenermi di notare che non ho mutata e non trovo da mutar una sillaba a questa pagina, scritta or son quattr’anni, nel 1846, e quando eravam lontani tutti di prevedere la rinnovazione di simili faccende.[3]Farini, II, 110.[4]Della storia d’Italia il Balbo incominciò a occuparsi verso il 1815, con due abbozzi:Storia dei passaggi delle Alpi e Storia delle discese degli stranieri in Italia. E in un primo periodo, che potrebbe chiamarsi di assaggi, e che giunge fino al 1824, ideò e svolse in parte gli altri seguenti lavori: 1) un discorsoSopra il modo di trattare la storia d’Italia; 2) unaIstoria della guerra di libertá tra Federico I e le repubbliche italiane; 3) un’opera storico-politica intitolataL’Italia; tutti tre abbozzati non oltre il 1816; e poi: 4) un’altra opera storico-politica, sul tipo della precedente, divisa in sette discorsi, dei quali soltanto il primo venne scritto (ott.-nov. 1819).—Nel 1824 il B. concepiva precisamente il disegno di scrivere una storia generale d’Italia dal 476 ai tempi moderni. Vi preludiava con due discorsi d’indole teorica: I.Della difficoltá e utilitá d’una storia d’Italia; II.Del modo di scriverla; e la concepiva divisa in tredici periodi, ciascuno dei quali avrebbe formato un libro. Furono per altro scritti soltanto tre libri: i primi due (epoca erulo-goto-greca ed epoca longobarda) vennero pubblicati nel 1830 in due volumi presso il Pomba di Torino; il terzo (epoca carolingia), postumo, nel 1862, negliScritti storici minori.—In duplice modo il B. svolse la sua attivitá intorno alla storia d’Italia durante un terzo periodo, che va dal 1832 al 1839, e che fu anch’esso iniziato da una dissertazione teorica, ossia da una lettera al Vieusseux, destinata all’Antologia, dal titolo:Dell’utilitá presente d’una storia generale d’Italia: vale a dire col contributo validissimo da lui recato ai lavori della classe di scienze morali e politiche della R. Accademia di Torino, e coi tanti abbozzi da lui tentati di una storia d’Italia. All’Accademia egli infatti leggeva nel 1832 una memoria:Studi da farsi sulla storia d’Italia, e otteneva che si mettessero a concorso tre temi: 1) Dellacondizione della proprietá in Italia dalla caduta dell’impero alla metá del secolo XI, 2)Storia delle compagnie di ventura, 3)Sull’origine dei comuni. Al primo concorsero Carlo Baudi di Vesme e Spirito Fossati, al secondo Ercole Ricotti: il terzo tema, quantunque il B., per renderne piú agevole lo svolgimento, pubblicasse una sua traduzione delleVicende della costituzione delle cittá lombardediE. Leo(Torino, 1836), facesse tradurre l’operetta diC. F. Eichorn,Dell’origine della costituzione delle cittá in Germania(Torino, 1838) e desse alla luce alcuni suoiAppunti per la storia delle cittá italiane fino all’istituzione dei comuni(Torino, 1838), non trovò alcun ardimentoso, che volesse affrontarlo. Ciò forse disanimò il B. dal proporre altri temi, ché altri ne aveva pronti, come mostrano 15 pp. diCenni di argomenti di storia italiana, dedicate per l’appunto a 5 temi da proporre all’Accademia. Circa lavori personali del B., egli, oltre qualche trattazione d’indole monografica, ora compiuta (p. e. la lezioneDei titoli e della potenza dei conti, duchi e marchesi dell’Italia settentrionale, e in particolare dei conti di Torino, inserita nelle Memorie della R. Accademia di Torino del 1833; una memoria sugliSforza, che è del 1834; unaNotice sur l’histoire et les historiens de la monarchie de la maison de Savoie, scritta nel 1835), ora frammentaria (frammenti di studi sui longobardi e le loro leggi, 1834; lettera al Cantú,Della virtú italiana nel secolo XII, 1836, ecc. ecc.), abbozzava, a dir poco, una dozzina di volte il futuroSommario:—1)Prime lezioni di storia d’Italia a’ miei figliuoli(1832?). Furono scritte sole 3 pagine.—2)Discorsi e studi sulla storia d’Italia(1833). Si riattaccano forse ai due discorsi del 1824. Ma il B. non scrisse se non delle genti barbare che stanziarono in Italia.—3)Storia d’Italia compendiata(1834). Sono scritti soltanto 3 fogli.—4)Della storia d’Italia(1834). Avrebbe dovuto trattare in 36 capi, con una prefazione, un’introduzione e una conclusione, gli anni 476-1830. Furono scritti soltanto la prefazione, l’introduzione e il primo capitolo:I teutoni.—5)Études sur l’histoire d’Italie(1834). Furono scritte sole 9 pp.—6)Études sur l’hist. d’It.(1835). Concepito in 4 libri e 28 capi, il lavoro avrebbe dovuto trattare gli anni 476-1789. Furono scritti i primi 4 capp. (1.Les historiens d’Italie, 2.Les romains en 476, 3.Les germains, 4.Odoacre), e cominciato il quinto (Les goths).—7)Storia d’Italia compendiata(1836). Cominciata due volte. Scritte pp. 56.—8)Storia d’Italia durante il regnare dei Franconi(1836 o 1837). Scritta la sola prefazione.—9)Sulla storia d’Italia, lettere agli studiosi di tale storia(1836 o 1337). Abbozzata soltanto la ripartizione della materia (anni 476-1489) in 25 lettere.—10)Discorsi su vari punti di storia italiana(1836 o 1837). Soltanto l’indice di alcuni.—11)Un secolo della storia d’Italia, a. 1073-1183(1836 o 1837). Soltanto l’indice e l’introduzione, relativa agli anni 774-1073.—12)Vita di Gregorio VII(1836 o 1837). È condotta fino al 1081.—13)Della storia d’Italia, oppureIntroduzione allo studio della storia moderna d’Italia, discorsi(1838). Concepita in dodici discorsi, oltre due discorsi preliminari (di prefazione e introduzione) e una conclusione, avrebbe dovuto trattare gli anni 474-1814. Furono scritti i discorsi preliminari e il discorso I (Odoacre), il II (greci e longobardi) e parte del III (Carolingi). All’opera sarebbe dovuto seguire unaGeografia della storia moderna d’Italia, della quale fu stesa una parte del testo e una parte dell’indice.—14)Storia d’It. per le persone non colte. Appena abbozzata.—Un quarto periodo (1840-1841) fu dedicato dal B. agliStudi o Pensieri sulla storia d’Italia, divisi in tre libri, l’uno dedicato alla storia politica, l’altro a quella letteraria, la terza a quella morale. Senza di essi, egli forse non avrebbe potuto mai scrivere ilSommario. «S’io avessi—egli dice nella prefazione—anni e forze da compiere gli 11 o 12 voll. della storia giá intrapresa, avrei pure bisogno di sgomberarmene la via colle spiegazioni e collo sfogo presente. Vecchio e stanco, voglio pure sgombrarla altrui». E la sgombrò effettivamente a se stesso, perché poté, per tal modo, liberarsi «di tutte quelle discussioni di principi, di tutti quei pensieri, i quali erano venuti destandosi, moltiplicandosi ed opprimendolo in 16 anni di studi».—Tuttavia, prima di giungere alSommario, non mancano parecchi altri tentativi, che occupano un ultimo periodo (1841-5).—Pensò in prima (1841) di scrivere una serie di biografie (Gregorio VII, Innocenzo III, san Francesco, Guglielmo di Monferrato, Enrico Dandolo, Dante, Alfieri); poi ricominciò (1841) per la terza o quarta volta la storia della guerra tra Federico Barbarossa e i comuni italiani, e ideò pure (sembra anche nel 1841) altri quattro lavori; 1)Iconografia della storia d’It.; 2)Storia del Seicento; 3)Storia delle sollevazioni e delle leghe delle cittá italiane contro gl’imperatori orientali; 4)Cenni sulle rivoluzioni delle instituzioni municipali.—Tra il 1841 e 1842 il B. conobbe l’avvocato Eduardo Brignone, e disegnò, in collaborazione con lui, unAtlante cronologico della storia d’Italia, comprendente per ogni etá di essa: 1)la storia politica e della cultura, 2)la geografia storica, 3)le genealogie delle famiglie sovrane, 4)i principali monumenti delle arti. Poi il disegno del lavoro fu ristretto, e il titolo mutato in questo:Tavole cronologiche della storia d’Italia dall’a. 476 al 1840, poste in ordine da C. B. e compilate daE. Brignone. Ma, tranne il discorso preliminare, abbozzato dal B., e due pagine di saggio, stampate dal Pomba, non se ne fece nulla. E nulla parimente si fece di unaStoria compendiata d’Italia, che si sarebbe dovuta cominciare a pubblicare nel 1842, nellaBiblioteca delle opere utilidel Pomba, in sei volumetti, dei quali uno di biografie e uno di bibliografia (distribuito, quest’ultimo, in una prefazione intitolata a Gino Capponi e in 17 capi); nulla d’unaGeografia cronologica d’Italia; nulla di alcuneTavole geografiche della storia d’Italia, ideate anche nel 1842. Vero è che allora il B. aveva per le mani leMeditazioni storichee leSperanze d’Italia. Ciò, per altro, non gl’impediva di tentare, forse tra il 1843 e il 1844, unaStoria brevissima d’Italia, destinata alleLetture di famiglia, e ripartita in 161 biografie, delle quali nessuna fu scritta (quantunque il B. riprendesse codesto disegno verso la fine del 1845); di abbozzare nell’agosto 1844 alcuniPensieri di storia e politica, consacrati principalmente all’Italia; e di stendere nel medesimo anno vari abbozziSulla letteratura italiana esterna, ovvero degli italiani fuori d’Italia, che dovevano poi essere rifusi in un paragrafo delSommario. L’anno seguente (1845) il Balbo affrontava per la prima volta la storia dell’Italia preromana, scrivendo sull’argomento una prefazione, una dedica e alcuni abbozzi, poi rifusi nel primo libro delSommario; e tentava per ben tre volte (1. IlMediterraneo antico e moderno, lettere a Gino Capponi; 2.L’histoire du Méditèrranée, concepita in una prefazione e cinque capi; 3.Del Mediterraneo, libri tre) di svolgere un’altra sua tesi favorita, quella del Mediterraneo «lago italiano», ponendo in carta (specialmente del terzo lavoro, del quale fu pubblicato un frammento nellaRivista contemporaneadel 1854) parecchi abbozzi, qualcuno dei quali fu senza dubbio rifuso qua e lá nelSommario. Al quale, come si vedrá, il B. si ponevatoto cordenel marzo del 1846.—Per maggior copia di notizie, si veda l’utilissimo e ormai raro libro:Della vita e degli scritti del conte C. B., rimembranze diErcole Ricotti(Firenze, Le Monnier, 1856), dal quale ho riassunto, nonché i cit.Scritti storici minori.[5]Ventidue volte, p. e., il Balbo mutò il titolo deiPensieri sulla storia d’Italia: 1.Pensieri rimasti da uno studio sulla st. d’It., libri III di C. B.;—2.Sulla st. d’It., pensieri di C. B.;—3.Sulla st. d’It., discorsi di C. B.;—4.Pensieri d’uno studioso sulla st. d’It.;—5.Studi di st. ital.;—6.Studi della st. d’It.;—7. Pensieridella st. d’It.;—8.Opinioni sulla st. d’It.;—9.Pensieri dedotti dalla st. d’It., libri III di C. B.;—10.Dei pregiudizi ital.,discorsi di C. B.;—11.Di alcune opinioni ital., discorsi di C. B.;—12.Discorsi sulla storia(o sullo stato presente?) d’It., libri III di C. B.;—13. Pensieri ed esempi tratti dallo studio della st. d’It., libri III di C. B.;—14.Pensieri ed esempi dalla st. d’It., libri III di C. B.;—15.Di alcuni pregiudizi antichi e moderni in It., discorsi di C. B.;—16.Di alcune opinioni antiche e moderne in It., discorsi di C. B.;—17.Della politica, delle lettere e dei costumi d’It., discorsi di C. B.;—18.Dell’Italia, discorsi di C. B.;—19.Pensieri sulla st. d’It.; 20.Pensieri ed esempi dalla st. d’It.;—21. Studi sulla st. d’It.;—21 bis. Opinioni sulla st. d’It. [=al titolo 8];—22.Studi ed opinioni sulla st. d’It. «Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, | tutta tua vision fa’ manifesta, | e lascia poi.....»,Dante,Inf.—Cfr.Ricotti, op. cit., pp. 424-5.[6]A dir vero, in un primo momento, il B. aveva dato ai «periodi storici» assai minore importanza che non dette poi, ed egli stesso aveva notato che gli storici greci e latini non s’erano mai preoccupati di razionali ripartizioni cronologiche, contenti di quelle che veniva a offrire, quasi di per se stessa, l’esposizione storica (cfr.Scritti stor. min., p. 257). Ma poi egli cangiò opinione. Il frutto dei suoi nuovi studi circa sí fatta materia fu da lui esposto in una memoria presentata nel 1841 alla R. Accademia di Torino, nelle cuiMemorie(serie II, tomo III) fu pubblicata col titoloSulla divisione e suddivisione della storia d’Italia, cenni del conte C. B. (inserita poi negliScritti stor. min.).—Ivi, separata del tutto la storia antica dalla moderna (separazione, che piú tardi, nelSommario, abbandonava), il B. divide la seconda in quattro periodi; 1. (suddiviso in due)Dei barbari, 476-774;—2. (suddiviso in 2)Del regno d’Italia(774-1073);—3. (suddiviso in 4)Dei comuni, 1073-1494;—4 (suddiviso in 3)Della preponderanza straniera, 1494-1814.—Che è la divisione, la quale, giá adottata presso a poco neiPensieri sulla storia d’Italia, il B. tenne poi presente nelSommario. Cfr.Ricotti, pp. 171-2.[7]«Cesare Balbo, secondo narra lo stesso signor Predari [Bullett. di scienze, lett., ecc., 20 marzo 1854], ’esitò cinque o sei mesi ad accettare l’assunto: finalmente vi si decise, violentato, per cosí dire, dall’idea, con cui perseguitammo l’animo suo, di far cosa necessaria all’Italia’. Quello stupendo lavoro fu da lui cominciato e condotto a fine in poco piú di quaranta giorni. Il 18 marzo 1846, dopo un nostro colloquio, in cui accondiscese alle pertinaci istanze nostre, ci scriveva: ’La prego di non dimenticare di mandarmi in prestito un esemplare tagliato dell’Enciclopedia. vorrei farmi un’idea degli altri articoli storici. E giá, pensandovi, veggo che la gran difficoltá sará il restringermi. Mi accenni ilmaximumdelle colonne che mi sarebbe conceduto... Ella mi ha messo ildiable en corps, con quel nome d’Italia, che Ella chiama mia bella, ed io direi quella scelleratissima mia bella, per non dir altro e piú con Dante’.—Otto giorni di poi il conte Balbo aveva giá compiuti i primi tre libri. Il 2 maggio scriveva al Predari: ’Le mando il manoscritto per tôrmelo dagli occhi: se no, non finirei. È cosa, se non da rifare, certo da correggere e da pulir molto. Pazienza! non v’abbiam tempo né l’Enciclopedia né io. Vada a sua fortuna. E mi noti tutti gli errori che vi vedrá. Se siamo in tempo, li correggerò’.—’Le date di queste lettere—prosegue nel suo racconto il Predari—mostrano quindi come in quarantatré giorni avesse compiuto tutto il suo lavoro. Ogni mattina dettava a memoria per tre ore consecutive ad un nostro amanuense mandatogli a casa; un’ora dopo, ne faceva lettura con noi, accademicamente disputando; piú tardi rivedeva e correggeva; e, poiché egli tutto faceva a memoria, noi lo sollevammo in parte dalla fatica di rinvenire e verificare e collocare ai debiti luoghi e in ordine cronologico le date degli avvenimenti, sulla copia che noi facevamo poi fare del suo primo dettato’» (Ricotti, pp. 222-3).[8]Naturalmente bisognerebbe aggiungere al computo le ristampe dell’Enciclopedia. Senonché nella quinta edizione, che ho sott’occhio (Torino, Unione tipog. editrice, 1860), delSommariosono riprodotti, riuniti in un tutto, i soli paragrafi consacrati dal B. alla storia letteraria. La storia politica d’Italia è compilazione di altro autore.[9]Di questa ediz. il B. «inviava al Predari un esemplare legato a lutto in pelle nera, coll’indirizzo: ‘Al Mefistofele di questa diavoleria la povera vittima Cesare Balbo’» (Ricotti, p. 225).[10]Fin dal 1846 il B. voleva premettere al Sommario una dedica, «e varie ne ideò; cioè una al re Carlo Alberto, una a Gino Capponi, un’altra al Capponi e a Massimo d’Azeglio, una quarta agli studiosi italiani. Questa era nei termini seguenti: ’Agli studiosi italiani, desiderando che se ne giovino a scrivere la storia della patria; all’intiero popolo italiano, desiderando intanto che se ne giovi ad operarne la storia futura; questo ultimo e povero risultato dei lunghi, interrotti, compressi e respinti studi suoi, dedica, accomanda, lascia Cesare Balbo’») (Ricotti, pp. 223-4).[11]Si veda poco piú oltre la lettera di Prospero Balbo al Le Monnier.[12]Secondo ilRicotti, pp. 294 e 309, il Balbo avrebbe lavorato intorno a codesta appendice negli anni 1850 e 1851.[13]Si veda p. 220 dell’ediz. Le Monnier (I, 246 della nostra), ove il Balbo per ben tre volte nomina Andrea invece di Luigi.

INDICE——————LIBRO SETTIMOETÁ SETTIMA: DELLE PREPONDERANZE STRANIERE1.Di quest’etá in generale, ed in particolare di questo periodo primo delle preponderanze spagnuola e francese combattutepag.32.Stato d’Europa e d’Italia»63.Alessandro VI papa»84.Pio III, Giulio II»145.Leone X»176.Adriano VI, Clemente VII»227.Paolo III»288.Giulio III, Marcello II, Paolo IV»319.Colture di questo periodo»3410.Continua»3911.Continua»4212.Il secondo periodo della presente eta in generale; rassegna degli Stati»4813.Emmanuele Filiberto»5214.Carlo Emmanuele I»5815.Vittorio Amedeo I, Francesco Giacinto, Carlo Emmanuele II»6416.Vittorio Amedeo II»7117.Una digressione»7318.Le colture straniere derivate dall’italiana in questo periodo»7719.Colture di questo secondo periodo»8120.Continua»8421.Continua»8622.Gl’italiani fuor d’Italia»8923.Il terzo periodo della presente etá in generale»9124.Prima guerra della successione di Spagna»9325.Guerra di Morea e di Sardegna e Sicilia»9926.Pace di dodici anni; guerra della successione di Polonia»10127.Breve pace. Guerra della successione austriaca»10628.Pace e progressi di quarantaquattr’anni»11329.Continua»11730.Continua»12231.Le guerre della rivoluzione francese fino alla pace di Campoformio»12832.Continua»13333.Segue fino alla pace d’Amiens»14134.Napoleone primo consolo e presidente della repubblica italiana, poi imperatore e re d’Italia»14835.Continua»15736.Le colture di quest’ultimo periodo»16337.Continua»16838.Continua»17339.Le sette etá di nostra storia»175APPENDICE40.Il periodo quarto dell’etá settima, o della preponderanza austriaca»18541.Continua»19242.Continua. La rivoluzione delle riforme»19943.Continua l’appendice. Principio d’un’etá ottava della storia d’Italia? La guerra d’indipendenza»21044.L’armistizio»233Nota»237Indice dei nomi»251

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LIBRO SETTIMO

ETÁ SETTIMA: DELLE PREPONDERANZE STRANIERE

APPENDICE

[1]Nella edizione di novembre 1846 era qui quest’aggiunta, quest’eccezione: «(fino al giugno 1846)». Così ora nel 1850 la potess’io lasciare! Così poi ripentirmi, e riporla a luogo suo![2]Non so trattenermi di notare che non ho mutata e non trovo da mutar una sillaba a questa pagina, scritta or son quattr’anni, nel 1846, e quando eravam lontani tutti di prevedere la rinnovazione di simili faccende.[3]Farini, II, 110.[4]Della storia d’Italia il Balbo incominciò a occuparsi verso il 1815, con due abbozzi:Storia dei passaggi delle Alpi e Storia delle discese degli stranieri in Italia. E in un primo periodo, che potrebbe chiamarsi di assaggi, e che giunge fino al 1824, ideò e svolse in parte gli altri seguenti lavori: 1) un discorsoSopra il modo di trattare la storia d’Italia; 2) unaIstoria della guerra di libertá tra Federico I e le repubbliche italiane; 3) un’opera storico-politica intitolataL’Italia; tutti tre abbozzati non oltre il 1816; e poi: 4) un’altra opera storico-politica, sul tipo della precedente, divisa in sette discorsi, dei quali soltanto il primo venne scritto (ott.-nov. 1819).—Nel 1824 il B. concepiva precisamente il disegno di scrivere una storia generale d’Italia dal 476 ai tempi moderni. Vi preludiava con due discorsi d’indole teorica: I.Della difficoltá e utilitá d’una storia d’Italia; II.Del modo di scriverla; e la concepiva divisa in tredici periodi, ciascuno dei quali avrebbe formato un libro. Furono per altro scritti soltanto tre libri: i primi due (epoca erulo-goto-greca ed epoca longobarda) vennero pubblicati nel 1830 in due volumi presso il Pomba di Torino; il terzo (epoca carolingia), postumo, nel 1862, negliScritti storici minori.—In duplice modo il B. svolse la sua attivitá intorno alla storia d’Italia durante un terzo periodo, che va dal 1832 al 1839, e che fu anch’esso iniziato da una dissertazione teorica, ossia da una lettera al Vieusseux, destinata all’Antologia, dal titolo:Dell’utilitá presente d’una storia generale d’Italia: vale a dire col contributo validissimo da lui recato ai lavori della classe di scienze morali e politiche della R. Accademia di Torino, e coi tanti abbozzi da lui tentati di una storia d’Italia. All’Accademia egli infatti leggeva nel 1832 una memoria:Studi da farsi sulla storia d’Italia, e otteneva che si mettessero a concorso tre temi: 1) Dellacondizione della proprietá in Italia dalla caduta dell’impero alla metá del secolo XI, 2)Storia delle compagnie di ventura, 3)Sull’origine dei comuni. Al primo concorsero Carlo Baudi di Vesme e Spirito Fossati, al secondo Ercole Ricotti: il terzo tema, quantunque il B., per renderne piú agevole lo svolgimento, pubblicasse una sua traduzione delleVicende della costituzione delle cittá lombardediE. Leo(Torino, 1836), facesse tradurre l’operetta diC. F. Eichorn,Dell’origine della costituzione delle cittá in Germania(Torino, 1838) e desse alla luce alcuni suoiAppunti per la storia delle cittá italiane fino all’istituzione dei comuni(Torino, 1838), non trovò alcun ardimentoso, che volesse affrontarlo. Ciò forse disanimò il B. dal proporre altri temi, ché altri ne aveva pronti, come mostrano 15 pp. diCenni di argomenti di storia italiana, dedicate per l’appunto a 5 temi da proporre all’Accademia. Circa lavori personali del B., egli, oltre qualche trattazione d’indole monografica, ora compiuta (p. e. la lezioneDei titoli e della potenza dei conti, duchi e marchesi dell’Italia settentrionale, e in particolare dei conti di Torino, inserita nelle Memorie della R. Accademia di Torino del 1833; una memoria sugliSforza, che è del 1834; unaNotice sur l’histoire et les historiens de la monarchie de la maison de Savoie, scritta nel 1835), ora frammentaria (frammenti di studi sui longobardi e le loro leggi, 1834; lettera al Cantú,Della virtú italiana nel secolo XII, 1836, ecc. ecc.), abbozzava, a dir poco, una dozzina di volte il futuroSommario:—1)Prime lezioni di storia d’Italia a’ miei figliuoli(1832?). Furono scritte sole 3 pagine.—2)Discorsi e studi sulla storia d’Italia(1833). Si riattaccano forse ai due discorsi del 1824. Ma il B. non scrisse se non delle genti barbare che stanziarono in Italia.—3)Storia d’Italia compendiata(1834). Sono scritti soltanto 3 fogli.—4)Della storia d’Italia(1834). Avrebbe dovuto trattare in 36 capi, con una prefazione, un’introduzione e una conclusione, gli anni 476-1830. Furono scritti soltanto la prefazione, l’introduzione e il primo capitolo:I teutoni.—5)Études sur l’histoire d’Italie(1834). Furono scritte sole 9 pp.—6)Études sur l’hist. d’It.(1835). Concepito in 4 libri e 28 capi, il lavoro avrebbe dovuto trattare gli anni 476-1789. Furono scritti i primi 4 capp. (1.Les historiens d’Italie, 2.Les romains en 476, 3.Les germains, 4.Odoacre), e cominciato il quinto (Les goths).—7)Storia d’Italia compendiata(1836). Cominciata due volte. Scritte pp. 56.—8)Storia d’Italia durante il regnare dei Franconi(1836 o 1837). Scritta la sola prefazione.—9)Sulla storia d’Italia, lettere agli studiosi di tale storia(1836 o 1337). Abbozzata soltanto la ripartizione della materia (anni 476-1489) in 25 lettere.—10)Discorsi su vari punti di storia italiana(1836 o 1837). Soltanto l’indice di alcuni.—11)Un secolo della storia d’Italia, a. 1073-1183(1836 o 1837). Soltanto l’indice e l’introduzione, relativa agli anni 774-1073.—12)Vita di Gregorio VII(1836 o 1837). È condotta fino al 1081.—13)Della storia d’Italia, oppureIntroduzione allo studio della storia moderna d’Italia, discorsi(1838). Concepita in dodici discorsi, oltre due discorsi preliminari (di prefazione e introduzione) e una conclusione, avrebbe dovuto trattare gli anni 474-1814. Furono scritti i discorsi preliminari e il discorso I (Odoacre), il II (greci e longobardi) e parte del III (Carolingi). All’opera sarebbe dovuto seguire unaGeografia della storia moderna d’Italia, della quale fu stesa una parte del testo e una parte dell’indice.—14)Storia d’It. per le persone non colte. Appena abbozzata.—Un quarto periodo (1840-1841) fu dedicato dal B. agliStudi o Pensieri sulla storia d’Italia, divisi in tre libri, l’uno dedicato alla storia politica, l’altro a quella letteraria, la terza a quella morale. Senza di essi, egli forse non avrebbe potuto mai scrivere ilSommario. «S’io avessi—egli dice nella prefazione—anni e forze da compiere gli 11 o 12 voll. della storia giá intrapresa, avrei pure bisogno di sgomberarmene la via colle spiegazioni e collo sfogo presente. Vecchio e stanco, voglio pure sgombrarla altrui». E la sgombrò effettivamente a se stesso, perché poté, per tal modo, liberarsi «di tutte quelle discussioni di principi, di tutti quei pensieri, i quali erano venuti destandosi, moltiplicandosi ed opprimendolo in 16 anni di studi».—Tuttavia, prima di giungere alSommario, non mancano parecchi altri tentativi, che occupano un ultimo periodo (1841-5).—Pensò in prima (1841) di scrivere una serie di biografie (Gregorio VII, Innocenzo III, san Francesco, Guglielmo di Monferrato, Enrico Dandolo, Dante, Alfieri); poi ricominciò (1841) per la terza o quarta volta la storia della guerra tra Federico Barbarossa e i comuni italiani, e ideò pure (sembra anche nel 1841) altri quattro lavori; 1)Iconografia della storia d’It.; 2)Storia del Seicento; 3)Storia delle sollevazioni e delle leghe delle cittá italiane contro gl’imperatori orientali; 4)Cenni sulle rivoluzioni delle instituzioni municipali.—Tra il 1841 e 1842 il B. conobbe l’avvocato Eduardo Brignone, e disegnò, in collaborazione con lui, unAtlante cronologico della storia d’Italia, comprendente per ogni etá di essa: 1)la storia politica e della cultura, 2)la geografia storica, 3)le genealogie delle famiglie sovrane, 4)i principali monumenti delle arti. Poi il disegno del lavoro fu ristretto, e il titolo mutato in questo:Tavole cronologiche della storia d’Italia dall’a. 476 al 1840, poste in ordine da C. B. e compilate daE. Brignone. Ma, tranne il discorso preliminare, abbozzato dal B., e due pagine di saggio, stampate dal Pomba, non se ne fece nulla. E nulla parimente si fece di unaStoria compendiata d’Italia, che si sarebbe dovuta cominciare a pubblicare nel 1842, nellaBiblioteca delle opere utilidel Pomba, in sei volumetti, dei quali uno di biografie e uno di bibliografia (distribuito, quest’ultimo, in una prefazione intitolata a Gino Capponi e in 17 capi); nulla d’unaGeografia cronologica d’Italia; nulla di alcuneTavole geografiche della storia d’Italia, ideate anche nel 1842. Vero è che allora il B. aveva per le mani leMeditazioni storichee leSperanze d’Italia. Ciò, per altro, non gl’impediva di tentare, forse tra il 1843 e il 1844, unaStoria brevissima d’Italia, destinata alleLetture di famiglia, e ripartita in 161 biografie, delle quali nessuna fu scritta (quantunque il B. riprendesse codesto disegno verso la fine del 1845); di abbozzare nell’agosto 1844 alcuniPensieri di storia e politica, consacrati principalmente all’Italia; e di stendere nel medesimo anno vari abbozziSulla letteratura italiana esterna, ovvero degli italiani fuori d’Italia, che dovevano poi essere rifusi in un paragrafo delSommario. L’anno seguente (1845) il Balbo affrontava per la prima volta la storia dell’Italia preromana, scrivendo sull’argomento una prefazione, una dedica e alcuni abbozzi, poi rifusi nel primo libro delSommario; e tentava per ben tre volte (1. IlMediterraneo antico e moderno, lettere a Gino Capponi; 2.L’histoire du Méditèrranée, concepita in una prefazione e cinque capi; 3.Del Mediterraneo, libri tre) di svolgere un’altra sua tesi favorita, quella del Mediterraneo «lago italiano», ponendo in carta (specialmente del terzo lavoro, del quale fu pubblicato un frammento nellaRivista contemporaneadel 1854) parecchi abbozzi, qualcuno dei quali fu senza dubbio rifuso qua e lá nelSommario. Al quale, come si vedrá, il B. si ponevatoto cordenel marzo del 1846.—Per maggior copia di notizie, si veda l’utilissimo e ormai raro libro:Della vita e degli scritti del conte C. B., rimembranze diErcole Ricotti(Firenze, Le Monnier, 1856), dal quale ho riassunto, nonché i cit.Scritti storici minori.[5]Ventidue volte, p. e., il Balbo mutò il titolo deiPensieri sulla storia d’Italia: 1.Pensieri rimasti da uno studio sulla st. d’It., libri III di C. B.;—2.Sulla st. d’It., pensieri di C. B.;—3.Sulla st. d’It., discorsi di C. B.;—4.Pensieri d’uno studioso sulla st. d’It.;—5.Studi di st. ital.;—6.Studi della st. d’It.;—7. Pensieridella st. d’It.;—8.Opinioni sulla st. d’It.;—9.Pensieri dedotti dalla st. d’It., libri III di C. B.;—10.Dei pregiudizi ital.,discorsi di C. B.;—11.Di alcune opinioni ital., discorsi di C. B.;—12.Discorsi sulla storia(o sullo stato presente?) d’It., libri III di C. B.;—13. Pensieri ed esempi tratti dallo studio della st. d’It., libri III di C. B.;—14.Pensieri ed esempi dalla st. d’It., libri III di C. B.;—15.Di alcuni pregiudizi antichi e moderni in It., discorsi di C. B.;—16.Di alcune opinioni antiche e moderne in It., discorsi di C. B.;—17.Della politica, delle lettere e dei costumi d’It., discorsi di C. B.;—18.Dell’Italia, discorsi di C. B.;—19.Pensieri sulla st. d’It.; 20.Pensieri ed esempi dalla st. d’It.;—21. Studi sulla st. d’It.;—21 bis. Opinioni sulla st. d’It. [=al titolo 8];—22.Studi ed opinioni sulla st. d’It. «Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, | tutta tua vision fa’ manifesta, | e lascia poi.....»,Dante,Inf.—Cfr.Ricotti, op. cit., pp. 424-5.[6]A dir vero, in un primo momento, il B. aveva dato ai «periodi storici» assai minore importanza che non dette poi, ed egli stesso aveva notato che gli storici greci e latini non s’erano mai preoccupati di razionali ripartizioni cronologiche, contenti di quelle che veniva a offrire, quasi di per se stessa, l’esposizione storica (cfr.Scritti stor. min., p. 257). Ma poi egli cangiò opinione. Il frutto dei suoi nuovi studi circa sí fatta materia fu da lui esposto in una memoria presentata nel 1841 alla R. Accademia di Torino, nelle cuiMemorie(serie II, tomo III) fu pubblicata col titoloSulla divisione e suddivisione della storia d’Italia, cenni del conte C. B. (inserita poi negliScritti stor. min.).—Ivi, separata del tutto la storia antica dalla moderna (separazione, che piú tardi, nelSommario, abbandonava), il B. divide la seconda in quattro periodi; 1. (suddiviso in due)Dei barbari, 476-774;—2. (suddiviso in 2)Del regno d’Italia(774-1073);—3. (suddiviso in 4)Dei comuni, 1073-1494;—4 (suddiviso in 3)Della preponderanza straniera, 1494-1814.—Che è la divisione, la quale, giá adottata presso a poco neiPensieri sulla storia d’Italia, il B. tenne poi presente nelSommario. Cfr.Ricotti, pp. 171-2.[7]«Cesare Balbo, secondo narra lo stesso signor Predari [Bullett. di scienze, lett., ecc., 20 marzo 1854], ’esitò cinque o sei mesi ad accettare l’assunto: finalmente vi si decise, violentato, per cosí dire, dall’idea, con cui perseguitammo l’animo suo, di far cosa necessaria all’Italia’. Quello stupendo lavoro fu da lui cominciato e condotto a fine in poco piú di quaranta giorni. Il 18 marzo 1846, dopo un nostro colloquio, in cui accondiscese alle pertinaci istanze nostre, ci scriveva: ’La prego di non dimenticare di mandarmi in prestito un esemplare tagliato dell’Enciclopedia. vorrei farmi un’idea degli altri articoli storici. E giá, pensandovi, veggo che la gran difficoltá sará il restringermi. Mi accenni ilmaximumdelle colonne che mi sarebbe conceduto... Ella mi ha messo ildiable en corps, con quel nome d’Italia, che Ella chiama mia bella, ed io direi quella scelleratissima mia bella, per non dir altro e piú con Dante’.—Otto giorni di poi il conte Balbo aveva giá compiuti i primi tre libri. Il 2 maggio scriveva al Predari: ’Le mando il manoscritto per tôrmelo dagli occhi: se no, non finirei. È cosa, se non da rifare, certo da correggere e da pulir molto. Pazienza! non v’abbiam tempo né l’Enciclopedia né io. Vada a sua fortuna. E mi noti tutti gli errori che vi vedrá. Se siamo in tempo, li correggerò’.—’Le date di queste lettere—prosegue nel suo racconto il Predari—mostrano quindi come in quarantatré giorni avesse compiuto tutto il suo lavoro. Ogni mattina dettava a memoria per tre ore consecutive ad un nostro amanuense mandatogli a casa; un’ora dopo, ne faceva lettura con noi, accademicamente disputando; piú tardi rivedeva e correggeva; e, poiché egli tutto faceva a memoria, noi lo sollevammo in parte dalla fatica di rinvenire e verificare e collocare ai debiti luoghi e in ordine cronologico le date degli avvenimenti, sulla copia che noi facevamo poi fare del suo primo dettato’» (Ricotti, pp. 222-3).[8]Naturalmente bisognerebbe aggiungere al computo le ristampe dell’Enciclopedia. Senonché nella quinta edizione, che ho sott’occhio (Torino, Unione tipog. editrice, 1860), delSommariosono riprodotti, riuniti in un tutto, i soli paragrafi consacrati dal B. alla storia letteraria. La storia politica d’Italia è compilazione di altro autore.[9]Di questa ediz. il B. «inviava al Predari un esemplare legato a lutto in pelle nera, coll’indirizzo: ‘Al Mefistofele di questa diavoleria la povera vittima Cesare Balbo’» (Ricotti, p. 225).[10]Fin dal 1846 il B. voleva premettere al Sommario una dedica, «e varie ne ideò; cioè una al re Carlo Alberto, una a Gino Capponi, un’altra al Capponi e a Massimo d’Azeglio, una quarta agli studiosi italiani. Questa era nei termini seguenti: ’Agli studiosi italiani, desiderando che se ne giovino a scrivere la storia della patria; all’intiero popolo italiano, desiderando intanto che se ne giovi ad operarne la storia futura; questo ultimo e povero risultato dei lunghi, interrotti, compressi e respinti studi suoi, dedica, accomanda, lascia Cesare Balbo’») (Ricotti, pp. 223-4).[11]Si veda poco piú oltre la lettera di Prospero Balbo al Le Monnier.[12]Secondo ilRicotti, pp. 294 e 309, il Balbo avrebbe lavorato intorno a codesta appendice negli anni 1850 e 1851.[13]Si veda p. 220 dell’ediz. Le Monnier (I, 246 della nostra), ove il Balbo per ben tre volte nomina Andrea invece di Luigi.

[1]Nella edizione di novembre 1846 era qui quest’aggiunta, quest’eccezione: «(fino al giugno 1846)». Così ora nel 1850 la potess’io lasciare! Così poi ripentirmi, e riporla a luogo suo![2]Non so trattenermi di notare che non ho mutata e non trovo da mutar una sillaba a questa pagina, scritta or son quattr’anni, nel 1846, e quando eravam lontani tutti di prevedere la rinnovazione di simili faccende.[3]Farini, II, 110.[4]Della storia d’Italia il Balbo incominciò a occuparsi verso il 1815, con due abbozzi:Storia dei passaggi delle Alpi e Storia delle discese degli stranieri in Italia. E in un primo periodo, che potrebbe chiamarsi di assaggi, e che giunge fino al 1824, ideò e svolse in parte gli altri seguenti lavori: 1) un discorsoSopra il modo di trattare la storia d’Italia; 2) unaIstoria della guerra di libertá tra Federico I e le repubbliche italiane; 3) un’opera storico-politica intitolataL’Italia; tutti tre abbozzati non oltre il 1816; e poi: 4) un’altra opera storico-politica, sul tipo della precedente, divisa in sette discorsi, dei quali soltanto il primo venne scritto (ott.-nov. 1819).—Nel 1824 il B. concepiva precisamente il disegno di scrivere una storia generale d’Italia dal 476 ai tempi moderni. Vi preludiava con due discorsi d’indole teorica: I.Della difficoltá e utilitá d’una storia d’Italia; II.Del modo di scriverla; e la concepiva divisa in tredici periodi, ciascuno dei quali avrebbe formato un libro. Furono per altro scritti soltanto tre libri: i primi due (epoca erulo-goto-greca ed epoca longobarda) vennero pubblicati nel 1830 in due volumi presso il Pomba di Torino; il terzo (epoca carolingia), postumo, nel 1862, negliScritti storici minori.—In duplice modo il B. svolse la sua attivitá intorno alla storia d’Italia durante un terzo periodo, che va dal 1832 al 1839, e che fu anch’esso iniziato da una dissertazione teorica, ossia da una lettera al Vieusseux, destinata all’Antologia, dal titolo:Dell’utilitá presente d’una storia generale d’Italia: vale a dire col contributo validissimo da lui recato ai lavori della classe di scienze morali e politiche della R. Accademia di Torino, e coi tanti abbozzi da lui tentati di una storia d’Italia. All’Accademia egli infatti leggeva nel 1832 una memoria:Studi da farsi sulla storia d’Italia, e otteneva che si mettessero a concorso tre temi: 1) Dellacondizione della proprietá in Italia dalla caduta dell’impero alla metá del secolo XI, 2)Storia delle compagnie di ventura, 3)Sull’origine dei comuni. Al primo concorsero Carlo Baudi di Vesme e Spirito Fossati, al secondo Ercole Ricotti: il terzo tema, quantunque il B., per renderne piú agevole lo svolgimento, pubblicasse una sua traduzione delleVicende della costituzione delle cittá lombardediE. Leo(Torino, 1836), facesse tradurre l’operetta diC. F. Eichorn,Dell’origine della costituzione delle cittá in Germania(Torino, 1838) e desse alla luce alcuni suoiAppunti per la storia delle cittá italiane fino all’istituzione dei comuni(Torino, 1838), non trovò alcun ardimentoso, che volesse affrontarlo. Ciò forse disanimò il B. dal proporre altri temi, ché altri ne aveva pronti, come mostrano 15 pp. diCenni di argomenti di storia italiana, dedicate per l’appunto a 5 temi da proporre all’Accademia. Circa lavori personali del B., egli, oltre qualche trattazione d’indole monografica, ora compiuta (p. e. la lezioneDei titoli e della potenza dei conti, duchi e marchesi dell’Italia settentrionale, e in particolare dei conti di Torino, inserita nelle Memorie della R. Accademia di Torino del 1833; una memoria sugliSforza, che è del 1834; unaNotice sur l’histoire et les historiens de la monarchie de la maison de Savoie, scritta nel 1835), ora frammentaria (frammenti di studi sui longobardi e le loro leggi, 1834; lettera al Cantú,Della virtú italiana nel secolo XII, 1836, ecc. ecc.), abbozzava, a dir poco, una dozzina di volte il futuroSommario:—1)Prime lezioni di storia d’Italia a’ miei figliuoli(1832?). Furono scritte sole 3 pagine.—2)Discorsi e studi sulla storia d’Italia(1833). Si riattaccano forse ai due discorsi del 1824. Ma il B. non scrisse se non delle genti barbare che stanziarono in Italia.—3)Storia d’Italia compendiata(1834). Sono scritti soltanto 3 fogli.—4)Della storia d’Italia(1834). Avrebbe dovuto trattare in 36 capi, con una prefazione, un’introduzione e una conclusione, gli anni 476-1830. Furono scritti soltanto la prefazione, l’introduzione e il primo capitolo:I teutoni.—5)Études sur l’histoire d’Italie(1834). Furono scritte sole 9 pp.—6)Études sur l’hist. d’It.(1835). Concepito in 4 libri e 28 capi, il lavoro avrebbe dovuto trattare gli anni 476-1789. Furono scritti i primi 4 capp. (1.Les historiens d’Italie, 2.Les romains en 476, 3.Les germains, 4.Odoacre), e cominciato il quinto (Les goths).—7)Storia d’Italia compendiata(1836). Cominciata due volte. Scritte pp. 56.—8)Storia d’Italia durante il regnare dei Franconi(1836 o 1837). Scritta la sola prefazione.—9)Sulla storia d’Italia, lettere agli studiosi di tale storia(1836 o 1337). Abbozzata soltanto la ripartizione della materia (anni 476-1489) in 25 lettere.—10)Discorsi su vari punti di storia italiana(1836 o 1837). Soltanto l’indice di alcuni.—11)Un secolo della storia d’Italia, a. 1073-1183(1836 o 1837). Soltanto l’indice e l’introduzione, relativa agli anni 774-1073.—12)Vita di Gregorio VII(1836 o 1837). È condotta fino al 1081.—13)Della storia d’Italia, oppureIntroduzione allo studio della storia moderna d’Italia, discorsi(1838). Concepita in dodici discorsi, oltre due discorsi preliminari (di prefazione e introduzione) e una conclusione, avrebbe dovuto trattare gli anni 474-1814. Furono scritti i discorsi preliminari e il discorso I (Odoacre), il II (greci e longobardi) e parte del III (Carolingi). All’opera sarebbe dovuto seguire unaGeografia della storia moderna d’Italia, della quale fu stesa una parte del testo e una parte dell’indice.—14)Storia d’It. per le persone non colte. Appena abbozzata.—Un quarto periodo (1840-1841) fu dedicato dal B. agliStudi o Pensieri sulla storia d’Italia, divisi in tre libri, l’uno dedicato alla storia politica, l’altro a quella letteraria, la terza a quella morale. Senza di essi, egli forse non avrebbe potuto mai scrivere ilSommario. «S’io avessi—egli dice nella prefazione—anni e forze da compiere gli 11 o 12 voll. della storia giá intrapresa, avrei pure bisogno di sgomberarmene la via colle spiegazioni e collo sfogo presente. Vecchio e stanco, voglio pure sgombrarla altrui». E la sgombrò effettivamente a se stesso, perché poté, per tal modo, liberarsi «di tutte quelle discussioni di principi, di tutti quei pensieri, i quali erano venuti destandosi, moltiplicandosi ed opprimendolo in 16 anni di studi».—Tuttavia, prima di giungere alSommario, non mancano parecchi altri tentativi, che occupano un ultimo periodo (1841-5).—Pensò in prima (1841) di scrivere una serie di biografie (Gregorio VII, Innocenzo III, san Francesco, Guglielmo di Monferrato, Enrico Dandolo, Dante, Alfieri); poi ricominciò (1841) per la terza o quarta volta la storia della guerra tra Federico Barbarossa e i comuni italiani, e ideò pure (sembra anche nel 1841) altri quattro lavori; 1)Iconografia della storia d’It.; 2)Storia del Seicento; 3)Storia delle sollevazioni e delle leghe delle cittá italiane contro gl’imperatori orientali; 4)Cenni sulle rivoluzioni delle instituzioni municipali.—Tra il 1841 e 1842 il B. conobbe l’avvocato Eduardo Brignone, e disegnò, in collaborazione con lui, unAtlante cronologico della storia d’Italia, comprendente per ogni etá di essa: 1)la storia politica e della cultura, 2)la geografia storica, 3)le genealogie delle famiglie sovrane, 4)i principali monumenti delle arti. Poi il disegno del lavoro fu ristretto, e il titolo mutato in questo:Tavole cronologiche della storia d’Italia dall’a. 476 al 1840, poste in ordine da C. B. e compilate daE. Brignone. Ma, tranne il discorso preliminare, abbozzato dal B., e due pagine di saggio, stampate dal Pomba, non se ne fece nulla. E nulla parimente si fece di unaStoria compendiata d’Italia, che si sarebbe dovuta cominciare a pubblicare nel 1842, nellaBiblioteca delle opere utilidel Pomba, in sei volumetti, dei quali uno di biografie e uno di bibliografia (distribuito, quest’ultimo, in una prefazione intitolata a Gino Capponi e in 17 capi); nulla d’unaGeografia cronologica d’Italia; nulla di alcuneTavole geografiche della storia d’Italia, ideate anche nel 1842. Vero è che allora il B. aveva per le mani leMeditazioni storichee leSperanze d’Italia. Ciò, per altro, non gl’impediva di tentare, forse tra il 1843 e il 1844, unaStoria brevissima d’Italia, destinata alleLetture di famiglia, e ripartita in 161 biografie, delle quali nessuna fu scritta (quantunque il B. riprendesse codesto disegno verso la fine del 1845); di abbozzare nell’agosto 1844 alcuniPensieri di storia e politica, consacrati principalmente all’Italia; e di stendere nel medesimo anno vari abbozziSulla letteratura italiana esterna, ovvero degli italiani fuori d’Italia, che dovevano poi essere rifusi in un paragrafo delSommario. L’anno seguente (1845) il Balbo affrontava per la prima volta la storia dell’Italia preromana, scrivendo sull’argomento una prefazione, una dedica e alcuni abbozzi, poi rifusi nel primo libro delSommario; e tentava per ben tre volte (1. IlMediterraneo antico e moderno, lettere a Gino Capponi; 2.L’histoire du Méditèrranée, concepita in una prefazione e cinque capi; 3.Del Mediterraneo, libri tre) di svolgere un’altra sua tesi favorita, quella del Mediterraneo «lago italiano», ponendo in carta (specialmente del terzo lavoro, del quale fu pubblicato un frammento nellaRivista contemporaneadel 1854) parecchi abbozzi, qualcuno dei quali fu senza dubbio rifuso qua e lá nelSommario. Al quale, come si vedrá, il B. si ponevatoto cordenel marzo del 1846.—Per maggior copia di notizie, si veda l’utilissimo e ormai raro libro:Della vita e degli scritti del conte C. B., rimembranze diErcole Ricotti(Firenze, Le Monnier, 1856), dal quale ho riassunto, nonché i cit.Scritti storici minori.[5]Ventidue volte, p. e., il Balbo mutò il titolo deiPensieri sulla storia d’Italia: 1.Pensieri rimasti da uno studio sulla st. d’It., libri III di C. B.;—2.Sulla st. d’It., pensieri di C. B.;—3.Sulla st. d’It., discorsi di C. B.;—4.Pensieri d’uno studioso sulla st. d’It.;—5.Studi di st. ital.;—6.Studi della st. d’It.;—7. Pensieridella st. d’It.;—8.Opinioni sulla st. d’It.;—9.Pensieri dedotti dalla st. d’It., libri III di C. B.;—10.Dei pregiudizi ital.,discorsi di C. B.;—11.Di alcune opinioni ital., discorsi di C. B.;—12.Discorsi sulla storia(o sullo stato presente?) d’It., libri III di C. B.;—13. Pensieri ed esempi tratti dallo studio della st. d’It., libri III di C. B.;—14.Pensieri ed esempi dalla st. d’It., libri III di C. B.;—15.Di alcuni pregiudizi antichi e moderni in It., discorsi di C. B.;—16.Di alcune opinioni antiche e moderne in It., discorsi di C. B.;—17.Della politica, delle lettere e dei costumi d’It., discorsi di C. B.;—18.Dell’Italia, discorsi di C. B.;—19.Pensieri sulla st. d’It.; 20.Pensieri ed esempi dalla st. d’It.;—21. Studi sulla st. d’It.;—21 bis. Opinioni sulla st. d’It. [=al titolo 8];—22.Studi ed opinioni sulla st. d’It. «Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, | tutta tua vision fa’ manifesta, | e lascia poi.....»,Dante,Inf.—Cfr.Ricotti, op. cit., pp. 424-5.[6]A dir vero, in un primo momento, il B. aveva dato ai «periodi storici» assai minore importanza che non dette poi, ed egli stesso aveva notato che gli storici greci e latini non s’erano mai preoccupati di razionali ripartizioni cronologiche, contenti di quelle che veniva a offrire, quasi di per se stessa, l’esposizione storica (cfr.Scritti stor. min., p. 257). Ma poi egli cangiò opinione. Il frutto dei suoi nuovi studi circa sí fatta materia fu da lui esposto in una memoria presentata nel 1841 alla R. Accademia di Torino, nelle cuiMemorie(serie II, tomo III) fu pubblicata col titoloSulla divisione e suddivisione della storia d’Italia, cenni del conte C. B. (inserita poi negliScritti stor. min.).—Ivi, separata del tutto la storia antica dalla moderna (separazione, che piú tardi, nelSommario, abbandonava), il B. divide la seconda in quattro periodi; 1. (suddiviso in due)Dei barbari, 476-774;—2. (suddiviso in 2)Del regno d’Italia(774-1073);—3. (suddiviso in 4)Dei comuni, 1073-1494;—4 (suddiviso in 3)Della preponderanza straniera, 1494-1814.—Che è la divisione, la quale, giá adottata presso a poco neiPensieri sulla storia d’Italia, il B. tenne poi presente nelSommario. Cfr.Ricotti, pp. 171-2.[7]«Cesare Balbo, secondo narra lo stesso signor Predari [Bullett. di scienze, lett., ecc., 20 marzo 1854], ’esitò cinque o sei mesi ad accettare l’assunto: finalmente vi si decise, violentato, per cosí dire, dall’idea, con cui perseguitammo l’animo suo, di far cosa necessaria all’Italia’. Quello stupendo lavoro fu da lui cominciato e condotto a fine in poco piú di quaranta giorni. Il 18 marzo 1846, dopo un nostro colloquio, in cui accondiscese alle pertinaci istanze nostre, ci scriveva: ’La prego di non dimenticare di mandarmi in prestito un esemplare tagliato dell’Enciclopedia. vorrei farmi un’idea degli altri articoli storici. E giá, pensandovi, veggo che la gran difficoltá sará il restringermi. Mi accenni ilmaximumdelle colonne che mi sarebbe conceduto... Ella mi ha messo ildiable en corps, con quel nome d’Italia, che Ella chiama mia bella, ed io direi quella scelleratissima mia bella, per non dir altro e piú con Dante’.—Otto giorni di poi il conte Balbo aveva giá compiuti i primi tre libri. Il 2 maggio scriveva al Predari: ’Le mando il manoscritto per tôrmelo dagli occhi: se no, non finirei. È cosa, se non da rifare, certo da correggere e da pulir molto. Pazienza! non v’abbiam tempo né l’Enciclopedia né io. Vada a sua fortuna. E mi noti tutti gli errori che vi vedrá. Se siamo in tempo, li correggerò’.—’Le date di queste lettere—prosegue nel suo racconto il Predari—mostrano quindi come in quarantatré giorni avesse compiuto tutto il suo lavoro. Ogni mattina dettava a memoria per tre ore consecutive ad un nostro amanuense mandatogli a casa; un’ora dopo, ne faceva lettura con noi, accademicamente disputando; piú tardi rivedeva e correggeva; e, poiché egli tutto faceva a memoria, noi lo sollevammo in parte dalla fatica di rinvenire e verificare e collocare ai debiti luoghi e in ordine cronologico le date degli avvenimenti, sulla copia che noi facevamo poi fare del suo primo dettato’» (Ricotti, pp. 222-3).[8]Naturalmente bisognerebbe aggiungere al computo le ristampe dell’Enciclopedia. Senonché nella quinta edizione, che ho sott’occhio (Torino, Unione tipog. editrice, 1860), delSommariosono riprodotti, riuniti in un tutto, i soli paragrafi consacrati dal B. alla storia letteraria. La storia politica d’Italia è compilazione di altro autore.[9]Di questa ediz. il B. «inviava al Predari un esemplare legato a lutto in pelle nera, coll’indirizzo: ‘Al Mefistofele di questa diavoleria la povera vittima Cesare Balbo’» (Ricotti, p. 225).[10]Fin dal 1846 il B. voleva premettere al Sommario una dedica, «e varie ne ideò; cioè una al re Carlo Alberto, una a Gino Capponi, un’altra al Capponi e a Massimo d’Azeglio, una quarta agli studiosi italiani. Questa era nei termini seguenti: ’Agli studiosi italiani, desiderando che se ne giovino a scrivere la storia della patria; all’intiero popolo italiano, desiderando intanto che se ne giovi ad operarne la storia futura; questo ultimo e povero risultato dei lunghi, interrotti, compressi e respinti studi suoi, dedica, accomanda, lascia Cesare Balbo’») (Ricotti, pp. 223-4).[11]Si veda poco piú oltre la lettera di Prospero Balbo al Le Monnier.[12]Secondo ilRicotti, pp. 294 e 309, il Balbo avrebbe lavorato intorno a codesta appendice negli anni 1850 e 1851.[13]Si veda p. 220 dell’ediz. Le Monnier (I, 246 della nostra), ove il Balbo per ben tre volte nomina Andrea invece di Luigi.

[1]Nella edizione di novembre 1846 era qui quest’aggiunta, quest’eccezione: «(fino al giugno 1846)». Così ora nel 1850 la potess’io lasciare! Così poi ripentirmi, e riporla a luogo suo!

[2]Non so trattenermi di notare che non ho mutata e non trovo da mutar una sillaba a questa pagina, scritta or son quattr’anni, nel 1846, e quando eravam lontani tutti di prevedere la rinnovazione di simili faccende.

[3]Farini, II, 110.

[4]Della storia d’Italia il Balbo incominciò a occuparsi verso il 1815, con due abbozzi:Storia dei passaggi delle Alpi e Storia delle discese degli stranieri in Italia. E in un primo periodo, che potrebbe chiamarsi di assaggi, e che giunge fino al 1824, ideò e svolse in parte gli altri seguenti lavori: 1) un discorsoSopra il modo di trattare la storia d’Italia; 2) unaIstoria della guerra di libertá tra Federico I e le repubbliche italiane; 3) un’opera storico-politica intitolataL’Italia; tutti tre abbozzati non oltre il 1816; e poi: 4) un’altra opera storico-politica, sul tipo della precedente, divisa in sette discorsi, dei quali soltanto il primo venne scritto (ott.-nov. 1819).—Nel 1824 il B. concepiva precisamente il disegno di scrivere una storia generale d’Italia dal 476 ai tempi moderni. Vi preludiava con due discorsi d’indole teorica: I.Della difficoltá e utilitá d’una storia d’Italia; II.Del modo di scriverla; e la concepiva divisa in tredici periodi, ciascuno dei quali avrebbe formato un libro. Furono per altro scritti soltanto tre libri: i primi due (epoca erulo-goto-greca ed epoca longobarda) vennero pubblicati nel 1830 in due volumi presso il Pomba di Torino; il terzo (epoca carolingia), postumo, nel 1862, negliScritti storici minori.—In duplice modo il B. svolse la sua attivitá intorno alla storia d’Italia durante un terzo periodo, che va dal 1832 al 1839, e che fu anch’esso iniziato da una dissertazione teorica, ossia da una lettera al Vieusseux, destinata all’Antologia, dal titolo:Dell’utilitá presente d’una storia generale d’Italia: vale a dire col contributo validissimo da lui recato ai lavori della classe di scienze morali e politiche della R. Accademia di Torino, e coi tanti abbozzi da lui tentati di una storia d’Italia. All’Accademia egli infatti leggeva nel 1832 una memoria:Studi da farsi sulla storia d’Italia, e otteneva che si mettessero a concorso tre temi: 1) Dellacondizione della proprietá in Italia dalla caduta dell’impero alla metá del secolo XI, 2)Storia delle compagnie di ventura, 3)Sull’origine dei comuni. Al primo concorsero Carlo Baudi di Vesme e Spirito Fossati, al secondo Ercole Ricotti: il terzo tema, quantunque il B., per renderne piú agevole lo svolgimento, pubblicasse una sua traduzione delleVicende della costituzione delle cittá lombardediE. Leo(Torino, 1836), facesse tradurre l’operetta diC. F. Eichorn,Dell’origine della costituzione delle cittá in Germania(Torino, 1838) e desse alla luce alcuni suoiAppunti per la storia delle cittá italiane fino all’istituzione dei comuni(Torino, 1838), non trovò alcun ardimentoso, che volesse affrontarlo. Ciò forse disanimò il B. dal proporre altri temi, ché altri ne aveva pronti, come mostrano 15 pp. diCenni di argomenti di storia italiana, dedicate per l’appunto a 5 temi da proporre all’Accademia. Circa lavori personali del B., egli, oltre qualche trattazione d’indole monografica, ora compiuta (p. e. la lezioneDei titoli e della potenza dei conti, duchi e marchesi dell’Italia settentrionale, e in particolare dei conti di Torino, inserita nelle Memorie della R. Accademia di Torino del 1833; una memoria sugliSforza, che è del 1834; unaNotice sur l’histoire et les historiens de la monarchie de la maison de Savoie, scritta nel 1835), ora frammentaria (frammenti di studi sui longobardi e le loro leggi, 1834; lettera al Cantú,Della virtú italiana nel secolo XII, 1836, ecc. ecc.), abbozzava, a dir poco, una dozzina di volte il futuroSommario:—1)Prime lezioni di storia d’Italia a’ miei figliuoli(1832?). Furono scritte sole 3 pagine.—2)Discorsi e studi sulla storia d’Italia(1833). Si riattaccano forse ai due discorsi del 1824. Ma il B. non scrisse se non delle genti barbare che stanziarono in Italia.—3)Storia d’Italia compendiata(1834). Sono scritti soltanto 3 fogli.—4)Della storia d’Italia(1834). Avrebbe dovuto trattare in 36 capi, con una prefazione, un’introduzione e una conclusione, gli anni 476-1830. Furono scritti soltanto la prefazione, l’introduzione e il primo capitolo:I teutoni.—5)Études sur l’histoire d’Italie(1834). Furono scritte sole 9 pp.—6)Études sur l’hist. d’It.(1835). Concepito in 4 libri e 28 capi, il lavoro avrebbe dovuto trattare gli anni 476-1789. Furono scritti i primi 4 capp. (1.Les historiens d’Italie, 2.Les romains en 476, 3.Les germains, 4.Odoacre), e cominciato il quinto (Les goths).—7)Storia d’Italia compendiata(1836). Cominciata due volte. Scritte pp. 56.—8)Storia d’Italia durante il regnare dei Franconi(1836 o 1837). Scritta la sola prefazione.—9)Sulla storia d’Italia, lettere agli studiosi di tale storia(1836 o 1337). Abbozzata soltanto la ripartizione della materia (anni 476-1489) in 25 lettere.—10)Discorsi su vari punti di storia italiana(1836 o 1837). Soltanto l’indice di alcuni.—11)Un secolo della storia d’Italia, a. 1073-1183(1836 o 1837). Soltanto l’indice e l’introduzione, relativa agli anni 774-1073.—12)Vita di Gregorio VII(1836 o 1837). È condotta fino al 1081.—13)Della storia d’Italia, oppureIntroduzione allo studio della storia moderna d’Italia, discorsi(1838). Concepita in dodici discorsi, oltre due discorsi preliminari (di prefazione e introduzione) e una conclusione, avrebbe dovuto trattare gli anni 474-1814. Furono scritti i discorsi preliminari e il discorso I (Odoacre), il II (greci e longobardi) e parte del III (Carolingi). All’opera sarebbe dovuto seguire unaGeografia della storia moderna d’Italia, della quale fu stesa una parte del testo e una parte dell’indice.—14)Storia d’It. per le persone non colte. Appena abbozzata.—Un quarto periodo (1840-1841) fu dedicato dal B. agliStudi o Pensieri sulla storia d’Italia, divisi in tre libri, l’uno dedicato alla storia politica, l’altro a quella letteraria, la terza a quella morale. Senza di essi, egli forse non avrebbe potuto mai scrivere ilSommario. «S’io avessi—egli dice nella prefazione—anni e forze da compiere gli 11 o 12 voll. della storia giá intrapresa, avrei pure bisogno di sgomberarmene la via colle spiegazioni e collo sfogo presente. Vecchio e stanco, voglio pure sgombrarla altrui». E la sgombrò effettivamente a se stesso, perché poté, per tal modo, liberarsi «di tutte quelle discussioni di principi, di tutti quei pensieri, i quali erano venuti destandosi, moltiplicandosi ed opprimendolo in 16 anni di studi».—Tuttavia, prima di giungere alSommario, non mancano parecchi altri tentativi, che occupano un ultimo periodo (1841-5).—Pensò in prima (1841) di scrivere una serie di biografie (Gregorio VII, Innocenzo III, san Francesco, Guglielmo di Monferrato, Enrico Dandolo, Dante, Alfieri); poi ricominciò (1841) per la terza o quarta volta la storia della guerra tra Federico Barbarossa e i comuni italiani, e ideò pure (sembra anche nel 1841) altri quattro lavori; 1)Iconografia della storia d’It.; 2)Storia del Seicento; 3)Storia delle sollevazioni e delle leghe delle cittá italiane contro gl’imperatori orientali; 4)Cenni sulle rivoluzioni delle instituzioni municipali.—Tra il 1841 e 1842 il B. conobbe l’avvocato Eduardo Brignone, e disegnò, in collaborazione con lui, unAtlante cronologico della storia d’Italia, comprendente per ogni etá di essa: 1)la storia politica e della cultura, 2)la geografia storica, 3)le genealogie delle famiglie sovrane, 4)i principali monumenti delle arti. Poi il disegno del lavoro fu ristretto, e il titolo mutato in questo:Tavole cronologiche della storia d’Italia dall’a. 476 al 1840, poste in ordine da C. B. e compilate daE. Brignone. Ma, tranne il discorso preliminare, abbozzato dal B., e due pagine di saggio, stampate dal Pomba, non se ne fece nulla. E nulla parimente si fece di unaStoria compendiata d’Italia, che si sarebbe dovuta cominciare a pubblicare nel 1842, nellaBiblioteca delle opere utilidel Pomba, in sei volumetti, dei quali uno di biografie e uno di bibliografia (distribuito, quest’ultimo, in una prefazione intitolata a Gino Capponi e in 17 capi); nulla d’unaGeografia cronologica d’Italia; nulla di alcuneTavole geografiche della storia d’Italia, ideate anche nel 1842. Vero è che allora il B. aveva per le mani leMeditazioni storichee leSperanze d’Italia. Ciò, per altro, non gl’impediva di tentare, forse tra il 1843 e il 1844, unaStoria brevissima d’Italia, destinata alleLetture di famiglia, e ripartita in 161 biografie, delle quali nessuna fu scritta (quantunque il B. riprendesse codesto disegno verso la fine del 1845); di abbozzare nell’agosto 1844 alcuniPensieri di storia e politica, consacrati principalmente all’Italia; e di stendere nel medesimo anno vari abbozziSulla letteratura italiana esterna, ovvero degli italiani fuori d’Italia, che dovevano poi essere rifusi in un paragrafo delSommario. L’anno seguente (1845) il Balbo affrontava per la prima volta la storia dell’Italia preromana, scrivendo sull’argomento una prefazione, una dedica e alcuni abbozzi, poi rifusi nel primo libro delSommario; e tentava per ben tre volte (1. IlMediterraneo antico e moderno, lettere a Gino Capponi; 2.L’histoire du Méditèrranée, concepita in una prefazione e cinque capi; 3.Del Mediterraneo, libri tre) di svolgere un’altra sua tesi favorita, quella del Mediterraneo «lago italiano», ponendo in carta (specialmente del terzo lavoro, del quale fu pubblicato un frammento nellaRivista contemporaneadel 1854) parecchi abbozzi, qualcuno dei quali fu senza dubbio rifuso qua e lá nelSommario. Al quale, come si vedrá, il B. si ponevatoto cordenel marzo del 1846.—Per maggior copia di notizie, si veda l’utilissimo e ormai raro libro:Della vita e degli scritti del conte C. B., rimembranze diErcole Ricotti(Firenze, Le Monnier, 1856), dal quale ho riassunto, nonché i cit.Scritti storici minori.

[5]Ventidue volte, p. e., il Balbo mutò il titolo deiPensieri sulla storia d’Italia: 1.Pensieri rimasti da uno studio sulla st. d’It., libri III di C. B.;—2.Sulla st. d’It., pensieri di C. B.;—3.Sulla st. d’It., discorsi di C. B.;—4.Pensieri d’uno studioso sulla st. d’It.;—5.Studi di st. ital.;—6.Studi della st. d’It.;—7. Pensieridella st. d’It.;—8.Opinioni sulla st. d’It.;—9.Pensieri dedotti dalla st. d’It., libri III di C. B.;—10.Dei pregiudizi ital.,discorsi di C. B.;—11.Di alcune opinioni ital., discorsi di C. B.;—12.Discorsi sulla storia(o sullo stato presente?) d’It., libri III di C. B.;—13. Pensieri ed esempi tratti dallo studio della st. d’It., libri III di C. B.;—14.Pensieri ed esempi dalla st. d’It., libri III di C. B.;—15.Di alcuni pregiudizi antichi e moderni in It., discorsi di C. B.;—16.Di alcune opinioni antiche e moderne in It., discorsi di C. B.;—17.Della politica, delle lettere e dei costumi d’It., discorsi di C. B.;—18.Dell’Italia, discorsi di C. B.;—19.Pensieri sulla st. d’It.; 20.Pensieri ed esempi dalla st. d’It.;—21. Studi sulla st. d’It.;—21 bis. Opinioni sulla st. d’It. [=al titolo 8];—22.Studi ed opinioni sulla st. d’It. «Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, | tutta tua vision fa’ manifesta, | e lascia poi.....»,Dante,Inf.—Cfr.Ricotti, op. cit., pp. 424-5.

[6]A dir vero, in un primo momento, il B. aveva dato ai «periodi storici» assai minore importanza che non dette poi, ed egli stesso aveva notato che gli storici greci e latini non s’erano mai preoccupati di razionali ripartizioni cronologiche, contenti di quelle che veniva a offrire, quasi di per se stessa, l’esposizione storica (cfr.Scritti stor. min., p. 257). Ma poi egli cangiò opinione. Il frutto dei suoi nuovi studi circa sí fatta materia fu da lui esposto in una memoria presentata nel 1841 alla R. Accademia di Torino, nelle cuiMemorie(serie II, tomo III) fu pubblicata col titoloSulla divisione e suddivisione della storia d’Italia, cenni del conte C. B. (inserita poi negliScritti stor. min.).—Ivi, separata del tutto la storia antica dalla moderna (separazione, che piú tardi, nelSommario, abbandonava), il B. divide la seconda in quattro periodi; 1. (suddiviso in due)Dei barbari, 476-774;—2. (suddiviso in 2)Del regno d’Italia(774-1073);—3. (suddiviso in 4)Dei comuni, 1073-1494;—4 (suddiviso in 3)Della preponderanza straniera, 1494-1814.—Che è la divisione, la quale, giá adottata presso a poco neiPensieri sulla storia d’Italia, il B. tenne poi presente nelSommario. Cfr.Ricotti, pp. 171-2.

[7]«Cesare Balbo, secondo narra lo stesso signor Predari [Bullett. di scienze, lett., ecc., 20 marzo 1854], ’esitò cinque o sei mesi ad accettare l’assunto: finalmente vi si decise, violentato, per cosí dire, dall’idea, con cui perseguitammo l’animo suo, di far cosa necessaria all’Italia’. Quello stupendo lavoro fu da lui cominciato e condotto a fine in poco piú di quaranta giorni. Il 18 marzo 1846, dopo un nostro colloquio, in cui accondiscese alle pertinaci istanze nostre, ci scriveva: ’La prego di non dimenticare di mandarmi in prestito un esemplare tagliato dell’Enciclopedia. vorrei farmi un’idea degli altri articoli storici. E giá, pensandovi, veggo che la gran difficoltá sará il restringermi. Mi accenni ilmaximumdelle colonne che mi sarebbe conceduto... Ella mi ha messo ildiable en corps, con quel nome d’Italia, che Ella chiama mia bella, ed io direi quella scelleratissima mia bella, per non dir altro e piú con Dante’.—Otto giorni di poi il conte Balbo aveva giá compiuti i primi tre libri. Il 2 maggio scriveva al Predari: ’Le mando il manoscritto per tôrmelo dagli occhi: se no, non finirei. È cosa, se non da rifare, certo da correggere e da pulir molto. Pazienza! non v’abbiam tempo né l’Enciclopedia né io. Vada a sua fortuna. E mi noti tutti gli errori che vi vedrá. Se siamo in tempo, li correggerò’.—’Le date di queste lettere—prosegue nel suo racconto il Predari—mostrano quindi come in quarantatré giorni avesse compiuto tutto il suo lavoro. Ogni mattina dettava a memoria per tre ore consecutive ad un nostro amanuense mandatogli a casa; un’ora dopo, ne faceva lettura con noi, accademicamente disputando; piú tardi rivedeva e correggeva; e, poiché egli tutto faceva a memoria, noi lo sollevammo in parte dalla fatica di rinvenire e verificare e collocare ai debiti luoghi e in ordine cronologico le date degli avvenimenti, sulla copia che noi facevamo poi fare del suo primo dettato’» (Ricotti, pp. 222-3).

[8]Naturalmente bisognerebbe aggiungere al computo le ristampe dell’Enciclopedia. Senonché nella quinta edizione, che ho sott’occhio (Torino, Unione tipog. editrice, 1860), delSommariosono riprodotti, riuniti in un tutto, i soli paragrafi consacrati dal B. alla storia letteraria. La storia politica d’Italia è compilazione di altro autore.

[9]Di questa ediz. il B. «inviava al Predari un esemplare legato a lutto in pelle nera, coll’indirizzo: ‘Al Mefistofele di questa diavoleria la povera vittima Cesare Balbo’» (Ricotti, p. 225).

[10]Fin dal 1846 il B. voleva premettere al Sommario una dedica, «e varie ne ideò; cioè una al re Carlo Alberto, una a Gino Capponi, un’altra al Capponi e a Massimo d’Azeglio, una quarta agli studiosi italiani. Questa era nei termini seguenti: ’Agli studiosi italiani, desiderando che se ne giovino a scrivere la storia della patria; all’intiero popolo italiano, desiderando intanto che se ne giovi ad operarne la storia futura; questo ultimo e povero risultato dei lunghi, interrotti, compressi e respinti studi suoi, dedica, accomanda, lascia Cesare Balbo’») (Ricotti, pp. 223-4).

[11]Si veda poco piú oltre la lettera di Prospero Balbo al Le Monnier.

[12]Secondo ilRicotti, pp. 294 e 309, il Balbo avrebbe lavorato intorno a codesta appendice negli anni 1850 e 1851.

[13]Si veda p. 220 dell’ediz. Le Monnier (I, 246 della nostra), ove il Balbo per ben tre volte nomina Andrea invece di Luigi.


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