24.Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e carabinieri.Non credo di essere eccessivamente ottimista nell'accordare la più ampia fiducia allo sviluppo crescente dell'intelligenza italiana.L'intelligenza delle nostre masse politiche non è ancora giunta ma giungerà al nostro alto concetto futurista di libertà assoluta da imbrigliare o sciogliere secondo la mutevole urgenza degli avvenimenti e dei bisogni.Queste masse proletarie si dividono in reazionarî cretini e in anarchici balordi. Degli arditi valorosi scatenati dall'orgoglio della vittoria e dal patriottismo sanguinosamente provato sui campi di battaglia dimostravano pochi giorni fa una splendida voglia di menar le mani e di andare all'assalto in piazza della Scala. Ma rivelavano anche pur troppo una tendenza a diventare dei carabinieri reazionari.Il fenomeno è tipico: Chi dice «ardito» o «reparto d'assalto» dice anche: «slancio rivoluzionario fuori dalla disciplina, amore sfrenato d'ogni libertà, generosità, eroismo. L'ardito era [pg!236] un esplosivo più o meno bene incanalato che scoppiava efficacemente in faccia agli austriaci detentori d'ogni passatismo reazionario e d'ogni clericalume poliziesco. Fui perciò attristato dal vedere un ardito furente di odio slanciarsi con anima carabinieresca contro un cittadino che gridava: «W. l'anarchia!» con audacia d'ardito.Mi direte che è questione d'intelligenza. È vero. Ma è specialmente questione di una qualità eminentemente futurista della intelligenza: l'Elasticità.L'ardito che si slancia contro i carabinieri che gli vietano una dimostrazione o contro masse di sozzalisti antipatriottici dovrebbe con elastica intelligenza fermarsi ed abbracciare il cittadino isolato che osa, affrontando tutti i pericoli, lanciare un grido come quello di «W. l'anarchia!».Nel settembre 1914 io fui imprigionato coi miei amici futuristi nell'enorme e terribile carcere di S. Vittore per avere organizzato e scatenato le due prime dimostrazioni per il nostro intervento contro l'Austria.Avevo dietro il muro di destra un giovane meccanico che aveva accoppato la sua amante ritornata un'ora in ritardo a casa. Dietro il muro di sinistra un fabbricante di monete false. Questo era considerato da tutti come una persona importante, un forte, un quasiarrivato. Attraverso le inferriate e mediante la telegrafia delle nocche io comunicai con quasi tutti gli incarcerati. Sono uscito da San Vittore con una discreta esperienza [pg!237] in questa tragica materia. Non ammetto e considero assolutamente criminale il vantato diritto della società a chiudere e soffocare anime, polmoni e muscoli di individui fra enormi muraglie e dietro porte incrollabili. La società che incarcerava il falsificatore di monete, l'uccisore dell'amante e l'interventista prematuro, compiva tre delitti superiori non soltanto ai nostri tre delitti, ma a qualsiasi delitto umano. Lurido abuso di potere paragonabile all'uso della mazza ferrata sui feriti o gli svenuti.I carceri sono delle infami trappole che presuppongono un bestialissimo Ordine-gatto accanito contro dei simpaticissimi e ingenui temperamenti-sorci. Tutto in omaggio alla vigliaccheria del cittadino il quale dovrebbe poter circolare nelle città come in un bagno tiepido portando a zonzo il suo corpo imbelle, i suoi muscoli flosci, il suo dorso privo d'intuizione, sotto lo sguardo paterno e protettore del carabiniere.Ebbene, è tempo che i carceri e gli ergastoli, questi avanzi del medioevo, siano distrutti e rasi al suolo.Il cittadino deve mediante una educazione razionale dei muscoli e del coraggio conquistarsi una piena responsabilità fisiologica e morale che dal pensiero passi alla parola e dalla parola — se è necessario — allo schiaffo e al pugno per difendere il proprio diritto e moderare eventualmente l'abuso del diritto intorno a sè.Quando tutti i cittadini saranno capaci di difendersi [pg!238] da una aggressione e di rintuzzare con un pugno bene assestato una villania o una ingiustizia, regnerà finalmente l'ordine elastico e l'elastica libertà senza carabinieri che deve regnare in una umanità superiore.Propongo perciò che nelle scuole il tempo consacrato all'insegnamento classico del greco e latino sia in parte impiegato all'educazione fisica dell'adolescente. Formeremo così dei giovani muscolosi, agilissimi, coraggiosi, audaci, pronti alla decisione egualmente capaci di smontare un motore a scoppio, di tenere il libro mastro di una azienda commerciale, di guidare una automobile, di afferrare per la gola un borsaiolo e di schiaffeggiare un traditore.Intelligenza pratica, istinto onnipresente, lucidità e prontezza di spirito, passione della vita, dei suoi pericoli e delle sue mutevoli avventure, ingegno improvvisatore, abilità e velocità nel risolvere tutti i problemi per ottenere i massimi frutti nel minor tempo possibile.Non vedremo più dei giovani fiacchi, fragili portare languidamente a zonzo le loro gambe molli, nelle nostre città come in un bagno ammollente guardando le stelle impassibili lungo gli antichi fiumi della malinconia provinciale italiana. Avremo dei cittadini sicuri della loro forza agile e della loro intelligenza coraggiosa, dei cittadini buoni, generosi e arditi che cammineranno speditamente, con libertà snodata, dominando e guidando i commerci delle città futuriste. Vi [pg!239] saranno pochi impiegati e poche discussioni agli sportelli. Aboliti i preti, i carabinieri e le questure non vi saranno più risse, maldicenze, moralismi e pessimismi cronici e vendette sotto le gioconde lune elettriche. La libertà assoluta che noi futuristi sognamo può e deve essere imbrigliata in circostanze tipiche.Per giungere alla nostra meravigliosa vittoria bisognava assolutamente imporsi le più ferree discipline militari. Dovendo necessariamente fucilare sul posto un soldato che abbandonava la linea si doveva anche fucilare sul posto un disfattista che predicava la diserzione nelle retrovie e nelle città.Vestendo l'uniforme militare un ingegno rivoluzionario come il mio accettava per 4 anni la più matematica obbedienza a dei superiori talvolta mediocri, talvolta indegni di rispetto.Con la medesima elasticità futurista, oggi a vittoria compiuta, a nemico disfatto, siano concesse tutte le amnistie e aperti tutti i carceri per i detenuti politici. [pg!241]
24.Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e carabinieri.Non credo di essere eccessivamente ottimista nell'accordare la più ampia fiducia allo sviluppo crescente dell'intelligenza italiana.L'intelligenza delle nostre masse politiche non è ancora giunta ma giungerà al nostro alto concetto futurista di libertà assoluta da imbrigliare o sciogliere secondo la mutevole urgenza degli avvenimenti e dei bisogni.Queste masse proletarie si dividono in reazionarî cretini e in anarchici balordi. Degli arditi valorosi scatenati dall'orgoglio della vittoria e dal patriottismo sanguinosamente provato sui campi di battaglia dimostravano pochi giorni fa una splendida voglia di menar le mani e di andare all'assalto in piazza della Scala. Ma rivelavano anche pur troppo una tendenza a diventare dei carabinieri reazionari.Il fenomeno è tipico: Chi dice «ardito» o «reparto d'assalto» dice anche: «slancio rivoluzionario fuori dalla disciplina, amore sfrenato d'ogni libertà, generosità, eroismo. L'ardito era [pg!236] un esplosivo più o meno bene incanalato che scoppiava efficacemente in faccia agli austriaci detentori d'ogni passatismo reazionario e d'ogni clericalume poliziesco. Fui perciò attristato dal vedere un ardito furente di odio slanciarsi con anima carabinieresca contro un cittadino che gridava: «W. l'anarchia!» con audacia d'ardito.Mi direte che è questione d'intelligenza. È vero. Ma è specialmente questione di una qualità eminentemente futurista della intelligenza: l'Elasticità.L'ardito che si slancia contro i carabinieri che gli vietano una dimostrazione o contro masse di sozzalisti antipatriottici dovrebbe con elastica intelligenza fermarsi ed abbracciare il cittadino isolato che osa, affrontando tutti i pericoli, lanciare un grido come quello di «W. l'anarchia!».Nel settembre 1914 io fui imprigionato coi miei amici futuristi nell'enorme e terribile carcere di S. Vittore per avere organizzato e scatenato le due prime dimostrazioni per il nostro intervento contro l'Austria.Avevo dietro il muro di destra un giovane meccanico che aveva accoppato la sua amante ritornata un'ora in ritardo a casa. Dietro il muro di sinistra un fabbricante di monete false. Questo era considerato da tutti come una persona importante, un forte, un quasiarrivato. Attraverso le inferriate e mediante la telegrafia delle nocche io comunicai con quasi tutti gli incarcerati. Sono uscito da San Vittore con una discreta esperienza [pg!237] in questa tragica materia. Non ammetto e considero assolutamente criminale il vantato diritto della società a chiudere e soffocare anime, polmoni e muscoli di individui fra enormi muraglie e dietro porte incrollabili. La società che incarcerava il falsificatore di monete, l'uccisore dell'amante e l'interventista prematuro, compiva tre delitti superiori non soltanto ai nostri tre delitti, ma a qualsiasi delitto umano. Lurido abuso di potere paragonabile all'uso della mazza ferrata sui feriti o gli svenuti.I carceri sono delle infami trappole che presuppongono un bestialissimo Ordine-gatto accanito contro dei simpaticissimi e ingenui temperamenti-sorci. Tutto in omaggio alla vigliaccheria del cittadino il quale dovrebbe poter circolare nelle città come in un bagno tiepido portando a zonzo il suo corpo imbelle, i suoi muscoli flosci, il suo dorso privo d'intuizione, sotto lo sguardo paterno e protettore del carabiniere.Ebbene, è tempo che i carceri e gli ergastoli, questi avanzi del medioevo, siano distrutti e rasi al suolo.Il cittadino deve mediante una educazione razionale dei muscoli e del coraggio conquistarsi una piena responsabilità fisiologica e morale che dal pensiero passi alla parola e dalla parola — se è necessario — allo schiaffo e al pugno per difendere il proprio diritto e moderare eventualmente l'abuso del diritto intorno a sè.Quando tutti i cittadini saranno capaci di difendersi [pg!238] da una aggressione e di rintuzzare con un pugno bene assestato una villania o una ingiustizia, regnerà finalmente l'ordine elastico e l'elastica libertà senza carabinieri che deve regnare in una umanità superiore.Propongo perciò che nelle scuole il tempo consacrato all'insegnamento classico del greco e latino sia in parte impiegato all'educazione fisica dell'adolescente. Formeremo così dei giovani muscolosi, agilissimi, coraggiosi, audaci, pronti alla decisione egualmente capaci di smontare un motore a scoppio, di tenere il libro mastro di una azienda commerciale, di guidare una automobile, di afferrare per la gola un borsaiolo e di schiaffeggiare un traditore.Intelligenza pratica, istinto onnipresente, lucidità e prontezza di spirito, passione della vita, dei suoi pericoli e delle sue mutevoli avventure, ingegno improvvisatore, abilità e velocità nel risolvere tutti i problemi per ottenere i massimi frutti nel minor tempo possibile.Non vedremo più dei giovani fiacchi, fragili portare languidamente a zonzo le loro gambe molli, nelle nostre città come in un bagno ammollente guardando le stelle impassibili lungo gli antichi fiumi della malinconia provinciale italiana. Avremo dei cittadini sicuri della loro forza agile e della loro intelligenza coraggiosa, dei cittadini buoni, generosi e arditi che cammineranno speditamente, con libertà snodata, dominando e guidando i commerci delle città futuriste. Vi [pg!239] saranno pochi impiegati e poche discussioni agli sportelli. Aboliti i preti, i carabinieri e le questure non vi saranno più risse, maldicenze, moralismi e pessimismi cronici e vendette sotto le gioconde lune elettriche. La libertà assoluta che noi futuristi sognamo può e deve essere imbrigliata in circostanze tipiche.Per giungere alla nostra meravigliosa vittoria bisognava assolutamente imporsi le più ferree discipline militari. Dovendo necessariamente fucilare sul posto un soldato che abbandonava la linea si doveva anche fucilare sul posto un disfattista che predicava la diserzione nelle retrovie e nelle città.Vestendo l'uniforme militare un ingegno rivoluzionario come il mio accettava per 4 anni la più matematica obbedienza a dei superiori talvolta mediocri, talvolta indegni di rispetto.Con la medesima elasticità futurista, oggi a vittoria compiuta, a nemico disfatto, siano concesse tutte le amnistie e aperti tutti i carceri per i detenuti politici. [pg!241]
Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e carabinieri.
Non credo di essere eccessivamente ottimista nell'accordare la più ampia fiducia allo sviluppo crescente dell'intelligenza italiana.
L'intelligenza delle nostre masse politiche non è ancora giunta ma giungerà al nostro alto concetto futurista di libertà assoluta da imbrigliare o sciogliere secondo la mutevole urgenza degli avvenimenti e dei bisogni.
Queste masse proletarie si dividono in reazionarî cretini e in anarchici balordi. Degli arditi valorosi scatenati dall'orgoglio della vittoria e dal patriottismo sanguinosamente provato sui campi di battaglia dimostravano pochi giorni fa una splendida voglia di menar le mani e di andare all'assalto in piazza della Scala. Ma rivelavano anche pur troppo una tendenza a diventare dei carabinieri reazionari.
Il fenomeno è tipico: Chi dice «ardito» o «reparto d'assalto» dice anche: «slancio rivoluzionario fuori dalla disciplina, amore sfrenato d'ogni libertà, generosità, eroismo. L'ardito era [pg!236] un esplosivo più o meno bene incanalato che scoppiava efficacemente in faccia agli austriaci detentori d'ogni passatismo reazionario e d'ogni clericalume poliziesco. Fui perciò attristato dal vedere un ardito furente di odio slanciarsi con anima carabinieresca contro un cittadino che gridava: «W. l'anarchia!» con audacia d'ardito.
Mi direte che è questione d'intelligenza. È vero. Ma è specialmente questione di una qualità eminentemente futurista della intelligenza: l'Elasticità.
L'ardito che si slancia contro i carabinieri che gli vietano una dimostrazione o contro masse di sozzalisti antipatriottici dovrebbe con elastica intelligenza fermarsi ed abbracciare il cittadino isolato che osa, affrontando tutti i pericoli, lanciare un grido come quello di «W. l'anarchia!».
Nel settembre 1914 io fui imprigionato coi miei amici futuristi nell'enorme e terribile carcere di S. Vittore per avere organizzato e scatenato le due prime dimostrazioni per il nostro intervento contro l'Austria.
Avevo dietro il muro di destra un giovane meccanico che aveva accoppato la sua amante ritornata un'ora in ritardo a casa. Dietro il muro di sinistra un fabbricante di monete false. Questo era considerato da tutti come una persona importante, un forte, un quasiarrivato. Attraverso le inferriate e mediante la telegrafia delle nocche io comunicai con quasi tutti gli incarcerati. Sono uscito da San Vittore con una discreta esperienza [pg!237] in questa tragica materia. Non ammetto e considero assolutamente criminale il vantato diritto della società a chiudere e soffocare anime, polmoni e muscoli di individui fra enormi muraglie e dietro porte incrollabili. La società che incarcerava il falsificatore di monete, l'uccisore dell'amante e l'interventista prematuro, compiva tre delitti superiori non soltanto ai nostri tre delitti, ma a qualsiasi delitto umano. Lurido abuso di potere paragonabile all'uso della mazza ferrata sui feriti o gli svenuti.
I carceri sono delle infami trappole che presuppongono un bestialissimo Ordine-gatto accanito contro dei simpaticissimi e ingenui temperamenti-sorci. Tutto in omaggio alla vigliaccheria del cittadino il quale dovrebbe poter circolare nelle città come in un bagno tiepido portando a zonzo il suo corpo imbelle, i suoi muscoli flosci, il suo dorso privo d'intuizione, sotto lo sguardo paterno e protettore del carabiniere.
Ebbene, è tempo che i carceri e gli ergastoli, questi avanzi del medioevo, siano distrutti e rasi al suolo.
Il cittadino deve mediante una educazione razionale dei muscoli e del coraggio conquistarsi una piena responsabilità fisiologica e morale che dal pensiero passi alla parola e dalla parola — se è necessario — allo schiaffo e al pugno per difendere il proprio diritto e moderare eventualmente l'abuso del diritto intorno a sè.
Quando tutti i cittadini saranno capaci di difendersi [pg!238] da una aggressione e di rintuzzare con un pugno bene assestato una villania o una ingiustizia, regnerà finalmente l'ordine elastico e l'elastica libertà senza carabinieri che deve regnare in una umanità superiore.
Propongo perciò che nelle scuole il tempo consacrato all'insegnamento classico del greco e latino sia in parte impiegato all'educazione fisica dell'adolescente. Formeremo così dei giovani muscolosi, agilissimi, coraggiosi, audaci, pronti alla decisione egualmente capaci di smontare un motore a scoppio, di tenere il libro mastro di una azienda commerciale, di guidare una automobile, di afferrare per la gola un borsaiolo e di schiaffeggiare un traditore.
Intelligenza pratica, istinto onnipresente, lucidità e prontezza di spirito, passione della vita, dei suoi pericoli e delle sue mutevoli avventure, ingegno improvvisatore, abilità e velocità nel risolvere tutti i problemi per ottenere i massimi frutti nel minor tempo possibile.
Non vedremo più dei giovani fiacchi, fragili portare languidamente a zonzo le loro gambe molli, nelle nostre città come in un bagno ammollente guardando le stelle impassibili lungo gli antichi fiumi della malinconia provinciale italiana. Avremo dei cittadini sicuri della loro forza agile e della loro intelligenza coraggiosa, dei cittadini buoni, generosi e arditi che cammineranno speditamente, con libertà snodata, dominando e guidando i commerci delle città futuriste. Vi [pg!239] saranno pochi impiegati e poche discussioni agli sportelli. Aboliti i preti, i carabinieri e le questure non vi saranno più risse, maldicenze, moralismi e pessimismi cronici e vendette sotto le gioconde lune elettriche. La libertà assoluta che noi futuristi sognamo può e deve essere imbrigliata in circostanze tipiche.
Per giungere alla nostra meravigliosa vittoria bisognava assolutamente imporsi le più ferree discipline militari. Dovendo necessariamente fucilare sul posto un soldato che abbandonava la linea si doveva anche fucilare sul posto un disfattista che predicava la diserzione nelle retrovie e nelle città.
Vestendo l'uniforme militare un ingegno rivoluzionario come il mio accettava per 4 anni la più matematica obbedienza a dei superiori talvolta mediocri, talvolta indegni di rispetto.
Con la medesima elasticità futurista, oggi a vittoria compiuta, a nemico disfatto, siano concesse tutte le amnistie e aperti tutti i carceri per i detenuti politici. [pg!241]