DESDEMONA

DESDEMONACome mai la dolce figliuola di Barbanzio potè innamorarsi del Moro, e fuggiarsi in casa da lui?Il vecchio senatore, che avea votata forse una legge d'allora:Dei Malefitii et Herbarii, urlava sulla strada che il Moro gli avea pervertita la figlia col mezzo di un empio filtro. — Era altrimenti possibile che una giovinetta così timida, così modesta, che «arrossiva d'ogni suo movimento e si turbava al suono della propria voce,» lasciasse la casa paterna, e andasse a buttarsi, svergognata, fra le braccia di un uomo? Succhi malefici, arti d'inferno! Altro modo di seduzione non era possibilesupporre, per San Marco! Bastava guardare la faccia del Moro...A questo colore della faccia d'Othello s'appigliava invece con sottilissimo accorgimento l'onesto Jago: — Badasse il marito: quella giovane veneziana, cresciuta fra le più raffinate delicatezze, aveva scelto per l'appunto lui in mezzo a tanti bei giovani del proprio colore... lui dal volto nero, dai capelli crespi, dagli occhi corruscanti e dalle labbra tumide. Non sarebbe per avventura indizio questo di una qualche occulta perversità del sangue, incitante a gusti morbosi? Di una propensione inconscia «ad uscire dalla traccia segnata da natura» ad appetire lo strano, e quindi a svogliarsene rapidamente dopo il possesso?... Badi il marito; e che dalla gelosia lo scampi il cielo! —Così il nobile Moro fu legato per sempre «alla ruota del tormento».Eppure, dell'innamoramento di Desdemona egli aveva trovata una ragione molto semplice, sulla quale la suafranca anima di soldato e di barbaro dolcemente s'adagiava.— Essa aveva occhi per vedere e scelse me. Il padre, che mi amava, mi richiedeva spesso, in casa sua, del racconto della mia vita. La bella Desdemona non batteva palpebra ascoltandomi; e per gli orecchi e per gli occhi le entrò a poco a poco l'amore; un amore nato da meraviglia per i tanti casi da me trascorsi, nato da pietà per i miei molti affanni sofferti. Ecco il filtro, o Barbanzio, e le mie arti infernali. —Il doge e i senatori ascoltavano nella notte la dolce eloquenza del Moro, assentendo in silenzio.Ma nella terribile scena V dell'atto III, dove, ad ogni gesto di Jago, par di vedere un'aspide guizzare dalle sue mani e avventarsi di celato al petto d'Othello, il principale argomento della sua fede ecco che viene abilmente eliminato. Quando Jago se ne va, Othello rimane cupo e cogitabondo, col suo nero volto dinanzi alla fantasia... ilsuo nero volto in cui gli anni cominciano a mettere delle rughe!La disgrazia del Moro fu di non aver mai conosciuta «la prima radice» della passione di Desdemona per lui. Le guerre, i viaggi, i mali sofferti furono solo la cornice, che egli scambiò col quadro. Mancavano forse in Venezia, la città di Enrico Dandolo e di Marco Polo, uomini forti e audaci, dalla vita poeticamente avventurosa e per giunta belli e di bianco colore?In questa concorrenza Othello sarebbe rimasto facilmente sconfitto, chè la lotta era ad armi troppo disuguali per lui. Ma altra fu la ragione occulta dell'amore.***Quasi tutte le donne di Shakespeare amano e muoiono, ubbidendo ad un istintoideale, anzi ad una idea, nel senso che lo Schopenhauer dà a questa parola. L'amore, ministro infaticabile della Volontà, distrugge le differenzee gli ostacoli, convertendoli in tramiti d'unione feconda e fatale. Giulietta ama un nemico, Ofelia ama un principe e un pazzo, Desdemona subisce in Othello l'infinito prestigio dello «straniero» e si dà a lui con tanto maggiore abbandono quanto più forti sono gli ostacoli che la patria, la razza e il colore mettono fra loro due.Allorchè Othello, dopo essersi difeso dinanzi al Doge e ai senatori, invoca le testimonianze di lei, essa ricorda al padre i suoi doveri di figlia obbediente, ma solo per concludere: — Ecco il mio sposo, il mio signore! — E domanda in grazia al capo della repubblica di potersi esporre in compagnia del Moro ai rischi del mare e della guerra. Non ha essa cominciato ad amarlo mentre i suoi racconti glielo dipingevano in mezzo a quei rischi, variamente sbalestrato dalla fortuna? Lo spirito della giovane donna anela a vivere per davvero in quel mondo esotico e fantastico, come un poema orientale, cheil volto e le parole dello straniero hanno saputo così bene suscitare dentro di lei.Indarno il vecchio Barbanzio lancia un ultimo avvertimento, che suona tetro come una profezia di sventura. Othello è pieno di fede. Desdemona nel fondo della sua anima non ascolta più altro linguaggio che quello antichissimo dell'amore «peregrino» che è stato causa di tante emigrazioni e di tante fughe...***Nella eterna leggenda dell'amore e nel regno della poesia, Desdemona e Othello hanno antenati famosi. Non poteva essere altrimenti. Lo «straniero» ebbe in ogni tempo, sopra i sensi della donna, lo ascendente fortissimo del nuovo, dell'imprevisto, dello sconosciuto e del vago.Un giovane è sceso nel porto, è entrato nella città: — Chi è egli? donde viene? dove va? — E l'occhio femminilesi attacca curiosamente alla sua fisonomia. Vi studia l'indole, le passioni, i casi del passato, i propositi dell'avvenire; scruta, indaga, indovina. Fantastica: come deve essere bello e generoso avvincere il proprio destino al destino di quest'uomo! Ed ama. Romeo e Tancredi hanno bisogno d'esser belli per vincere l'avversione ereditaria di famiglie e di genti in guerra. Lo «straniero» nel senso antico e leggendario della parola, è quasi scomparso; il fascino del nuovo e dell'ignoto ora non circonda quasi più la figura d'un uomo che ci arriva da spiaggie lontane. «Se avviene (scrive il Thechery) che un italiano o uno spagnuolo o un russo produca, con la sua aria esotica, una impressione pericolosa sulle signore di un salotto di Londra, il rimedio non è difficile. Fate in modo che cinque o sei individui dello stesso paese vi sieno presentati. In poche sere l'equilibrio sarà ristabilito».Ricordate l'episodio di Rebecca, sul tramonto, vicino alle porte di Nachor? E l'episodio omerico di Nausicaa nella lieta isola dei Feaci? La figlia d'Alcinoo re accoglie Ulisse naufrago e nudo sulla spiaggia, lo rincora, lo veste e lo conduce sul suo cocchio al padre. Mentre sferza le rapide mule, essa si augura in segreto che quello «straniero» sia lo sposo destinatole dagli Dei. Lontanissimi orizzonti dell'amore umano!***Una più intima somiglianza, quasi di sorelle, è invece — chi lo crederebbe a prima vista? — tra la Desdemona del poeta inglese e la Medea di Apollonio da Rodi.È sempre in giuoco, lo stesso incantesimo. Giasone tocca i lidi della Colchide, entra nella reggia di Eeteo, narra le vicende del suo viaggio; e Medea bellissima figlia del re, la vergine sacerdotessa di Écate, fredda e sorda finoa quel giorno ad ogni proposta di amore e di nozze, si sente a un tratto avvolta da una vampa di passione. Che le gioverà l'essere maestra di filtri e di sortilegi? Il colpo è stato fulmineo e immedicabile la ferita. — Giasone si alzò dal suo scanno (è il poeta greco che narra) e s'incamminò fuori del palazzo... La giovinetta lo seguitava, spingendo gli sguardi obliqui attraverso il suo velo, col cuore sempre più soggiogato.... Ritirata nelle sue stanze, ella rivolge in se stessa tutti quei dolci pensieri con cui l'amore commuove un'anima. Ogni cosa è ancora chiaramente davanti ai suoi occhi: vede la figura di Giasone e il manto di cui si cuopre e ricorda tutte le sue parole; ricorda l'elegante contegno col quale sedeva e la sua nobile andatura mentre usciva dal palazzo.Intanto la sua anima, dolorando, le ripeteva che nessun altro uomo era simile a lui.—Questa delicatezza d'analisi e questo caldo soffio di passione, dalla Greciadecadente passeranno presto nel mondo latino e diventeranno poesia perfetta nel quarto libro dell'Eneide.— O Anna, sorella Anna, chi è mai questo «straniero» venutoci dal mare? Come è nobile il suo aspetto! Come grandi le sue gesta e pietose le sventure che egli ci ha raccontate! —E il debole petto femminile anche una volta sarà espugnato dall'incantesimo irresistibile; e dopo il delirio beato e breve, verranno per la donna l'abbandono, la disperazione e la morte.Poichè bisogna pur confessarlo: nelle epopee e nei drammi lo «straniero» rappresenta assai spesso l'egoismo mascolino, che raccoglie passando i fiori e poi li getta e li dimentica... Lo straniero cammina dinanzi a sè; e la mèta dell'uomo, pur troppo, è posta al di là dell'amore! Bacco, Giasone, Ulisse, Enea, procedono alla loro mèta fatale, e lasciano le donne a piangerli dal lido o a maledirli dal rogo.La dolce Desdemona, non solamentepaga intero il suo tributo a questa idealità imperiosa e spietata, ma ne resta come tutta assorbita ed annichilita. È la nota più singolare di questa singolarissima creazione dello Shakespeare.Dove sono la mente e la volontà di Desdemona? Essa certo le ha possedute e ha mostrato di saperle adoperare assai bene, fino al limitare del dramma.***Dopo, tutto cangia. La sua volontà pare che svapori e si perda in quella del Moro, il quale non solamente la domina con la volontà propria, ma la sostiene e la volta qua e là, su e giù, come una piuma a mezz'aria col soffio. Mai una resistenza nè un principio di reazione anteriore! S'egli la percuote brutalmente dinanzi ai gentiluomini veneziani, appena s'arrischia di piangere e subito dopo è rabbonita: quando egli le annunzia che l'ucciderà, si contenta di chiedere la vita anche per unamezz'ora. Othello è in tutto e per tutto «il suo signore».Anche la mente della donna sembra discesa, a forza di rimanere immota in un pensiero unico, allo stato di una ingenuità troppo elementare: — Credi tu, Emilia, che vi sieno al mondo delle donne capaci d'ingannare il marito?.. — È insomma scomparso affatto quel caldo e vivace temperamento, che noi travediamo in principio, di una giovane veneziana, cresciuta nel lusso e nelle eleganze del Rinascimento, amante della danza e della musica, passionata nell'amore fino a fuggire dalla casa paterna. Tutto questo ha l'aria di sciogliersi e degenerare in qualche cosa di troppo lontano e troppo diverso. «Fredda, fredda come la tua onestà!» geme disperato il Moro, abbracciando il suo bel corpo inanimato; e in quel grido ci sembra di cogliere la sintesi del suo carattere trasformato.Ebbene no: Shakespeare nella giovane sposa di Othello ha vagheggiatoun tipo di delicata perfezione morale ed estetica e lo ha perfettamente raggiunto.Desdemona è il tipo delle donne che amano fino alla devozione, non solo, ma fino alla perfetta abdicazione di sè. La remissione dello spirito e la rinuncia del volere, che altre donne ottengono per mezzo della pietà mistica, essa la raggiunse nell'amore, che è in lei monomania profonda e idolatria serena. Il lato strano ed eteroclito della sua passione per il Moro, in cui la infernale malvagità di Jago volle far sospettare «un traviamento del senso», era invece una schietta emancipazione da ogni sua tirannia. La giovane nel primo atto ha potuto dire al Doge e ai Senatori: «Guardando Othello io non vidi che la sua anima:» e muore non credendo nemmeno alla possibilità della colpa di cui è creduta rea.E Shakespeare come l'ama questo fantasma così puro della sua mente! E come con tocchi di dolcezza ineffabilepar che si studi a compensare questo carattere di tutto quello che esso gli toglie di vivo e d'umano agli occhi dei volgari! Le frasi piene di poesia, di tenerezza e d'ambascia desolata che il poeta fa pronunziare sommessamente a Othello accanto al letto di lei prima di svegliarla, poi ruggire sopra di lei dopo che l'ha soffocata, danno l'idea del bisso, degli aromi e dei balsami preziosi in cui un padre, nei tempi antichi, avrebbe composto nel sepolcro il corpo di una carissima figliuola.In questa parte del tragico episodio, Shakespeare è veramente «il vate dalla lingua di miele» come lo chiamavano i vecchi poeti inglesi suoi contemporanei:Sweet Shakespeare!Miranda e Titania ci fanno sognare: Giulietta, Ofelia, Cleopatra sono amate da noi. Si può amare perfino lady Macbeth, se pur dobbiamo credere a certi poeti della scuola del Baudelaire. Desdemona inspira un divino sentimento di pietà; come sua sorella Cordelia, comel'Antigone greca. Nel teatro di Shakespeare, a somiglianza del teatro antico, dietro il fato che trascina alle orrende catastrofi, si appiatta sempre una Erinni vendicatrice. Essa risale spesso alle colpe dei padri; ma attua, comunque, una mistica legge di espiazione; e indi il terrore, che si leva dal dramma, afferma, comunque, questa mistica legge e avvolge in una nube fredda e sanguigna l'anima degli spettatori. Il vecchio Lear ha commessa una stolta ingiustizia come padre e come re: Amleto fu spietato con la madre, leggero e forse sacrilego verso il confidente amore di Ofelia, a cui, per giunta, uccise il padre.Invece nel dramma d'Othello noi cerchiamo invano la colpa. In che hanno peccato, il Moro così nobile e così leale, Desdemona così amante e così pura?Dopo che la donna è spirata e Othello s'è tagliata la gola; dopo che Cassio e Graziano e Montano e Lodovico e Rodrigo hanno abbandonata quellastanza, ove non rimangono che due cadaveri — una salma bianca «come l'alabastro della tomba» e un corpo nero tutto lordo di sangue — la mente impaurita continua ancora a contemplare la scena e non cessa dal chiedere: ma perchè?...Ah povero, povero Moro, tu sei troppo da compiangere, perchè il tuo delitto ti perseguita anche al di là del sepolcro! Pochi istanti prima di morire, hai pensato all'orrore che proverà il tuo spirito incontrandosi con quello della tua donna,che non sapesti amare....Lei almeno consoleranno l'apoteosi della pietà umana e il compianto immortale. Se crescono i salici lungo i fiumi dell'Eliso, essa, anima solitaria, vi canterà la sua canzone melanconica e dolce; e, indarno, dal virgiliano bosco dei mirti, le anime di Saffo e di Fedra, di Isolda e di Francesca da Rimini la inviteranno ad unirsi a loro, per narrarle i terrori e le gioie degli amori colpevoli...

Come mai la dolce figliuola di Barbanzio potè innamorarsi del Moro, e fuggiarsi in casa da lui?

Il vecchio senatore, che avea votata forse una legge d'allora:Dei Malefitii et Herbarii, urlava sulla strada che il Moro gli avea pervertita la figlia col mezzo di un empio filtro. — Era altrimenti possibile che una giovinetta così timida, così modesta, che «arrossiva d'ogni suo movimento e si turbava al suono della propria voce,» lasciasse la casa paterna, e andasse a buttarsi, svergognata, fra le braccia di un uomo? Succhi malefici, arti d'inferno! Altro modo di seduzione non era possibilesupporre, per San Marco! Bastava guardare la faccia del Moro...

A questo colore della faccia d'Othello s'appigliava invece con sottilissimo accorgimento l'onesto Jago: — Badasse il marito: quella giovane veneziana, cresciuta fra le più raffinate delicatezze, aveva scelto per l'appunto lui in mezzo a tanti bei giovani del proprio colore... lui dal volto nero, dai capelli crespi, dagli occhi corruscanti e dalle labbra tumide. Non sarebbe per avventura indizio questo di una qualche occulta perversità del sangue, incitante a gusti morbosi? Di una propensione inconscia «ad uscire dalla traccia segnata da natura» ad appetire lo strano, e quindi a svogliarsene rapidamente dopo il possesso?... Badi il marito; e che dalla gelosia lo scampi il cielo! —

Così il nobile Moro fu legato per sempre «alla ruota del tormento».

Eppure, dell'innamoramento di Desdemona egli aveva trovata una ragione molto semplice, sulla quale la suafranca anima di soldato e di barbaro dolcemente s'adagiava.

— Essa aveva occhi per vedere e scelse me. Il padre, che mi amava, mi richiedeva spesso, in casa sua, del racconto della mia vita. La bella Desdemona non batteva palpebra ascoltandomi; e per gli orecchi e per gli occhi le entrò a poco a poco l'amore; un amore nato da meraviglia per i tanti casi da me trascorsi, nato da pietà per i miei molti affanni sofferti. Ecco il filtro, o Barbanzio, e le mie arti infernali. —

Il doge e i senatori ascoltavano nella notte la dolce eloquenza del Moro, assentendo in silenzio.

Ma nella terribile scena V dell'atto III, dove, ad ogni gesto di Jago, par di vedere un'aspide guizzare dalle sue mani e avventarsi di celato al petto d'Othello, il principale argomento della sua fede ecco che viene abilmente eliminato. Quando Jago se ne va, Othello rimane cupo e cogitabondo, col suo nero volto dinanzi alla fantasia... ilsuo nero volto in cui gli anni cominciano a mettere delle rughe!

La disgrazia del Moro fu di non aver mai conosciuta «la prima radice» della passione di Desdemona per lui. Le guerre, i viaggi, i mali sofferti furono solo la cornice, che egli scambiò col quadro. Mancavano forse in Venezia, la città di Enrico Dandolo e di Marco Polo, uomini forti e audaci, dalla vita poeticamente avventurosa e per giunta belli e di bianco colore?

In questa concorrenza Othello sarebbe rimasto facilmente sconfitto, chè la lotta era ad armi troppo disuguali per lui. Ma altra fu la ragione occulta dell'amore.

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Quasi tutte le donne di Shakespeare amano e muoiono, ubbidendo ad un istintoideale, anzi ad una idea, nel senso che lo Schopenhauer dà a questa parola. L'amore, ministro infaticabile della Volontà, distrugge le differenzee gli ostacoli, convertendoli in tramiti d'unione feconda e fatale. Giulietta ama un nemico, Ofelia ama un principe e un pazzo, Desdemona subisce in Othello l'infinito prestigio dello «straniero» e si dà a lui con tanto maggiore abbandono quanto più forti sono gli ostacoli che la patria, la razza e il colore mettono fra loro due.

Allorchè Othello, dopo essersi difeso dinanzi al Doge e ai senatori, invoca le testimonianze di lei, essa ricorda al padre i suoi doveri di figlia obbediente, ma solo per concludere: — Ecco il mio sposo, il mio signore! — E domanda in grazia al capo della repubblica di potersi esporre in compagnia del Moro ai rischi del mare e della guerra. Non ha essa cominciato ad amarlo mentre i suoi racconti glielo dipingevano in mezzo a quei rischi, variamente sbalestrato dalla fortuna? Lo spirito della giovane donna anela a vivere per davvero in quel mondo esotico e fantastico, come un poema orientale, cheil volto e le parole dello straniero hanno saputo così bene suscitare dentro di lei.

Indarno il vecchio Barbanzio lancia un ultimo avvertimento, che suona tetro come una profezia di sventura. Othello è pieno di fede. Desdemona nel fondo della sua anima non ascolta più altro linguaggio che quello antichissimo dell'amore «peregrino» che è stato causa di tante emigrazioni e di tante fughe...

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Nella eterna leggenda dell'amore e nel regno della poesia, Desdemona e Othello hanno antenati famosi. Non poteva essere altrimenti. Lo «straniero» ebbe in ogni tempo, sopra i sensi della donna, lo ascendente fortissimo del nuovo, dell'imprevisto, dello sconosciuto e del vago.

Un giovane è sceso nel porto, è entrato nella città: — Chi è egli? donde viene? dove va? — E l'occhio femminilesi attacca curiosamente alla sua fisonomia. Vi studia l'indole, le passioni, i casi del passato, i propositi dell'avvenire; scruta, indaga, indovina. Fantastica: come deve essere bello e generoso avvincere il proprio destino al destino di quest'uomo! Ed ama. Romeo e Tancredi hanno bisogno d'esser belli per vincere l'avversione ereditaria di famiglie e di genti in guerra. Lo «straniero» nel senso antico e leggendario della parola, è quasi scomparso; il fascino del nuovo e dell'ignoto ora non circonda quasi più la figura d'un uomo che ci arriva da spiaggie lontane. «Se avviene (scrive il Thechery) che un italiano o uno spagnuolo o un russo produca, con la sua aria esotica, una impressione pericolosa sulle signore di un salotto di Londra, il rimedio non è difficile. Fate in modo che cinque o sei individui dello stesso paese vi sieno presentati. In poche sere l'equilibrio sarà ristabilito».

Ricordate l'episodio di Rebecca, sul tramonto, vicino alle porte di Nachor? E l'episodio omerico di Nausicaa nella lieta isola dei Feaci? La figlia d'Alcinoo re accoglie Ulisse naufrago e nudo sulla spiaggia, lo rincora, lo veste e lo conduce sul suo cocchio al padre. Mentre sferza le rapide mule, essa si augura in segreto che quello «straniero» sia lo sposo destinatole dagli Dei. Lontanissimi orizzonti dell'amore umano!

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Una più intima somiglianza, quasi di sorelle, è invece — chi lo crederebbe a prima vista? — tra la Desdemona del poeta inglese e la Medea di Apollonio da Rodi.

È sempre in giuoco, lo stesso incantesimo. Giasone tocca i lidi della Colchide, entra nella reggia di Eeteo, narra le vicende del suo viaggio; e Medea bellissima figlia del re, la vergine sacerdotessa di Écate, fredda e sorda finoa quel giorno ad ogni proposta di amore e di nozze, si sente a un tratto avvolta da una vampa di passione. Che le gioverà l'essere maestra di filtri e di sortilegi? Il colpo è stato fulmineo e immedicabile la ferita. — Giasone si alzò dal suo scanno (è il poeta greco che narra) e s'incamminò fuori del palazzo... La giovinetta lo seguitava, spingendo gli sguardi obliqui attraverso il suo velo, col cuore sempre più soggiogato.... Ritirata nelle sue stanze, ella rivolge in se stessa tutti quei dolci pensieri con cui l'amore commuove un'anima. Ogni cosa è ancora chiaramente davanti ai suoi occhi: vede la figura di Giasone e il manto di cui si cuopre e ricorda tutte le sue parole; ricorda l'elegante contegno col quale sedeva e la sua nobile andatura mentre usciva dal palazzo.Intanto la sua anima, dolorando, le ripeteva che nessun altro uomo era simile a lui.—

Questa delicatezza d'analisi e questo caldo soffio di passione, dalla Greciadecadente passeranno presto nel mondo latino e diventeranno poesia perfetta nel quarto libro dell'Eneide.

— O Anna, sorella Anna, chi è mai questo «straniero» venutoci dal mare? Come è nobile il suo aspetto! Come grandi le sue gesta e pietose le sventure che egli ci ha raccontate! —

E il debole petto femminile anche una volta sarà espugnato dall'incantesimo irresistibile; e dopo il delirio beato e breve, verranno per la donna l'abbandono, la disperazione e la morte.

Poichè bisogna pur confessarlo: nelle epopee e nei drammi lo «straniero» rappresenta assai spesso l'egoismo mascolino, che raccoglie passando i fiori e poi li getta e li dimentica... Lo straniero cammina dinanzi a sè; e la mèta dell'uomo, pur troppo, è posta al di là dell'amore! Bacco, Giasone, Ulisse, Enea, procedono alla loro mèta fatale, e lasciano le donne a piangerli dal lido o a maledirli dal rogo.

La dolce Desdemona, non solamentepaga intero il suo tributo a questa idealità imperiosa e spietata, ma ne resta come tutta assorbita ed annichilita. È la nota più singolare di questa singolarissima creazione dello Shakespeare.

Dove sono la mente e la volontà di Desdemona? Essa certo le ha possedute e ha mostrato di saperle adoperare assai bene, fino al limitare del dramma.

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Dopo, tutto cangia. La sua volontà pare che svapori e si perda in quella del Moro, il quale non solamente la domina con la volontà propria, ma la sostiene e la volta qua e là, su e giù, come una piuma a mezz'aria col soffio. Mai una resistenza nè un principio di reazione anteriore! S'egli la percuote brutalmente dinanzi ai gentiluomini veneziani, appena s'arrischia di piangere e subito dopo è rabbonita: quando egli le annunzia che l'ucciderà, si contenta di chiedere la vita anche per unamezz'ora. Othello è in tutto e per tutto «il suo signore».

Anche la mente della donna sembra discesa, a forza di rimanere immota in un pensiero unico, allo stato di una ingenuità troppo elementare: — Credi tu, Emilia, che vi sieno al mondo delle donne capaci d'ingannare il marito?.. — È insomma scomparso affatto quel caldo e vivace temperamento, che noi travediamo in principio, di una giovane veneziana, cresciuta nel lusso e nelle eleganze del Rinascimento, amante della danza e della musica, passionata nell'amore fino a fuggire dalla casa paterna. Tutto questo ha l'aria di sciogliersi e degenerare in qualche cosa di troppo lontano e troppo diverso. «Fredda, fredda come la tua onestà!» geme disperato il Moro, abbracciando il suo bel corpo inanimato; e in quel grido ci sembra di cogliere la sintesi del suo carattere trasformato.

Ebbene no: Shakespeare nella giovane sposa di Othello ha vagheggiatoun tipo di delicata perfezione morale ed estetica e lo ha perfettamente raggiunto.

Desdemona è il tipo delle donne che amano fino alla devozione, non solo, ma fino alla perfetta abdicazione di sè. La remissione dello spirito e la rinuncia del volere, che altre donne ottengono per mezzo della pietà mistica, essa la raggiunse nell'amore, che è in lei monomania profonda e idolatria serena. Il lato strano ed eteroclito della sua passione per il Moro, in cui la infernale malvagità di Jago volle far sospettare «un traviamento del senso», era invece una schietta emancipazione da ogni sua tirannia. La giovane nel primo atto ha potuto dire al Doge e ai Senatori: «Guardando Othello io non vidi che la sua anima:» e muore non credendo nemmeno alla possibilità della colpa di cui è creduta rea.

E Shakespeare come l'ama questo fantasma così puro della sua mente! E come con tocchi di dolcezza ineffabilepar che si studi a compensare questo carattere di tutto quello che esso gli toglie di vivo e d'umano agli occhi dei volgari! Le frasi piene di poesia, di tenerezza e d'ambascia desolata che il poeta fa pronunziare sommessamente a Othello accanto al letto di lei prima di svegliarla, poi ruggire sopra di lei dopo che l'ha soffocata, danno l'idea del bisso, degli aromi e dei balsami preziosi in cui un padre, nei tempi antichi, avrebbe composto nel sepolcro il corpo di una carissima figliuola.

In questa parte del tragico episodio, Shakespeare è veramente «il vate dalla lingua di miele» come lo chiamavano i vecchi poeti inglesi suoi contemporanei:Sweet Shakespeare!

Miranda e Titania ci fanno sognare: Giulietta, Ofelia, Cleopatra sono amate da noi. Si può amare perfino lady Macbeth, se pur dobbiamo credere a certi poeti della scuola del Baudelaire. Desdemona inspira un divino sentimento di pietà; come sua sorella Cordelia, comel'Antigone greca. Nel teatro di Shakespeare, a somiglianza del teatro antico, dietro il fato che trascina alle orrende catastrofi, si appiatta sempre una Erinni vendicatrice. Essa risale spesso alle colpe dei padri; ma attua, comunque, una mistica legge di espiazione; e indi il terrore, che si leva dal dramma, afferma, comunque, questa mistica legge e avvolge in una nube fredda e sanguigna l'anima degli spettatori. Il vecchio Lear ha commessa una stolta ingiustizia come padre e come re: Amleto fu spietato con la madre, leggero e forse sacrilego verso il confidente amore di Ofelia, a cui, per giunta, uccise il padre.

Invece nel dramma d'Othello noi cerchiamo invano la colpa. In che hanno peccato, il Moro così nobile e così leale, Desdemona così amante e così pura?

Dopo che la donna è spirata e Othello s'è tagliata la gola; dopo che Cassio e Graziano e Montano e Lodovico e Rodrigo hanno abbandonata quellastanza, ove non rimangono che due cadaveri — una salma bianca «come l'alabastro della tomba» e un corpo nero tutto lordo di sangue — la mente impaurita continua ancora a contemplare la scena e non cessa dal chiedere: ma perchè?...

Ah povero, povero Moro, tu sei troppo da compiangere, perchè il tuo delitto ti perseguita anche al di là del sepolcro! Pochi istanti prima di morire, hai pensato all'orrore che proverà il tuo spirito incontrandosi con quello della tua donna,che non sapesti amare....

Lei almeno consoleranno l'apoteosi della pietà umana e il compianto immortale. Se crescono i salici lungo i fiumi dell'Eliso, essa, anima solitaria, vi canterà la sua canzone melanconica e dolce; e, indarno, dal virgiliano bosco dei mirti, le anime di Saffo e di Fedra, di Isolda e di Francesca da Rimini la inviteranno ad unirsi a loro, per narrarle i terrori e le gioie degli amori colpevoli...


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