CAPITOLO III.

CAPITOLO III.DELLA FLORA E DELLA FAUNA, DELLA CACCIA E DELLA PESCADella Flora.La valle del Nilo, sorta in gran parte dal seno delle acque, e che in ogni anno viene inondata, non può nutrire che un numero limitato di vegetali.Il sicomoro e varie qualità di acacie e di mimose hanno mezzo di prosperare. Il melagrano, il tamarindi, l'albicocco, il fico, ornavano i giardini degli antichi Egizi; e la presenza del pesco sui monumenti della XII Dinastia ci attesta, che Diodoro commise un errore nell'attribuire al Persiano Cambise il merito di avere pel primo introdotto in Egitto quest'albero. Due specie di palmizi sorgono quasi senza coltura; ma nessuna delle nostre grandi piante di Europa si è potuta acclimare in quella parte della vallata più specialmente conosciuta dagli antichi.Al contrario le piante acquatiche si sviluppano con una ricchezza di vegetazione straordinaria e danno alla regione un aspetto caratteristico. Esse non si trovano, in generale, lungo gli argini, dove la profondità dell'acqua e la forza della corrente non concederebbe loro di crescere in pace; ma i canali, gli stagni e le paludi, che l'inondazione lascia dietro di sè, ne sono del tutto ingombri.Due specie sopratutto, il papiro ed il loto, sono conosciute in Europa in causa del posto che occupano nella storia della religione e della letteratura sacra e profana dell'Egitto.Il papiro si compiaceva di starsene nelle pigre acque del Delta e diventò il mistico emblema di quella regione; il loto per contro venne scelto quale simbolo della Tebaide.Gli antichi comprendevano sotto il nome di loto tre specie diverse di ninfee. Due di esse, il loto bianco ed il loto azzurro, portano frutti simili, nella forma, al papavero; i loro calici racchiudono piccoli grani della dimensione di quelli del miglio. La terza specie, la ninfea rosa, è molto esattamente descritta da Erodoto. Essa produce un frutto sopra uno stelo che non è quello del fiore e viene fuori dalla radice stessa.Questo frutto è somigliante nella forma al pane di cera delle api od alla bocchetta di un innaffiatoio. Nella sua parte superiore vi sono venti o trenta celle contenenti un grano della grossezza di un nocciolo di olivo ed è buono a mangiarsi, tanto fresco quanto disseccato. È appunto questo nocciolo che gli antichi chiamavano fava di Egitto. Egualmente, aggiunge Erodoto, si raccolgono ogni anno i prodotti del papiro.Dopo averlo schiantato dalle paludi, si tronca la parte superiore del papiro, ed il rimanente riesce a un dipresso della lunghezza di un braccio.Serve di nutrimento e si vende sulle pubbliche strade; tuttavia i buongustai non lo mangiano che dopo averlo fatto cuocere nel forno. Questo pane di fiordaliso era una ghiottoneria ricercata e ad un tempo appariva sempre sulle tavole reali.Ma checchè ne dica lo storico Erodoto, il nutrimento abituale del popolo sono il grano e le diverse specie di cereali,il frumento, l'orzo, il sorgo, l'olivo e la zèa (una specie di meliga), che l'Egitto solo produce in abbondanza. La vesca, il lupino, la fava, il pisello, la lenticchia e molte specie del ricino venivano spontaneamente nei campi; i vigneti prosperavano in alcune località del Delta; l'olivo, assai raro, non si riscontrava che in determinati punti, ed ignota era ancora in quei tempi la canna di zucchero.Della Fauna.Molte specie di animali, che vivono presentemente sulle rive del Nilo, il cavallo, il cammello, la pecora, non apparivano sui monumenti delle più antiche dinastie, e sembra che molti di essi siano stati introdotti molto tempo dopo la fondazione del regno. In cambio gli antichi Egizi possedevano parecchie razze di buoi a lunghe corna, analoghi a quelli di Dòngola sull'alto Nilo; molte varietà di capre e di cani; il cane volpe dal pelo rossiccio, dal naso affilato, dalle orecchie a punta, dalla coda spessa; lo sloughi, ossia grande levriere di Africa dalle orecchie lunghe e dritte; il bassotto; il cane-jena. L'asino, africano di origine, conservò sotto codesto clima favorevole una bellezza di forme ed un vigore che difficilmente possiede il nostro di Europa. A fianco delle specie domestiche i primi emigranti trovarono il lepre a lunghe orecchie; una quantità innumerevole di gazelle, antilopi colle corna foggiate a lira; poi animali più temibili, il gatto selvatico, il lupo, lo sciacallo, la jena a striscie e macolata, il leopardo, il ghepardo, che combattuti ad oltranza furono finalmente cacciati verso il deserto.Due mostri anfibî, il coccodrillo e l'ippopotamo vivevano sullesponde del Nilo e rendevano l'accesso al fiume pericoloso per gli uomini e per gli animali.Gli ippopotami, numerosi assai sotto i primi re, diminuirono notevolmente, mercè l'insistente caccia data loro, talchè furono costretti a ritirarsi nelle paludi delle regioni equatoriali. Alcuni individui della loro specie esistevano ancora in Egitto verso la metà del tredicesimo secolo dell'era volgare.Il coccodrillo, adorato e protetto in alcune regioni, esecrato ed inseguito in certe altre, si è conservato sino ai giorni nostri. Ma a chi rimonta il Nilo non è dato di vedere coccodrilli prima di avere oltrepassato Assouan (1ª Cateratta) poichè essi continuamente disturbati dalle armi da fuoco e dall'agitazione prodotta dai numerosi battelli a vapore vanno sempre indietreggiando verso il Sud.L'Egitto possiede una grande quantità di uccelli; l'aquila, lo sparviero, il falco, l'avoltoio dal capo calvo, la gazza, il piccione, la tortora, la rondine, la pernice ed il passero.Gli ibis bianchi e neri, i pellicani, il cormorano, l'oca, l'anitra riempiono le paludi e coprono le acque del fiume delle loro infinite varietà. L'oca e l'anitra addomesticate, sin dai tempi i più remoti, riempivano i cortili dei sudditi del re Mene e sostituivano il pollo ancora sconosciuto.I vari rami del fiume formicolavano, nel vero senso della parola, di pesci la più parte buoni a mangiarsi: la triglia delle paludi di Pelosa, ingrassata nel loto, il mulo screziato degli stagni artificiali, il muletto ordinario, la tremola, e la gran tartaruga d'acqua dolce. La natura sembra abbia creato il fatraka in un momento di buon umore. È un lungo pesce coperto di spini, che ha la facoltà di gonfiarsi a suo piacimento; quando è gonfio oltre misura, per il peso del suodorso, si rovescia contro sua volontà; viene trasportato in qua ed in là dall'acqua, avendo tutta l'apparenza di un riccio di terra.Allorquando succede l'inondazione, le acque nel ritirarsi lo abbandonano nei campi limacciosi, ove diventa preda degli uccelli e degli uomini, servendo di giocattolo ai ragazzi.Le foci del Nilo sono animate da un grande numero di pesci di mare, che vanno in fregola nell'acqua dolce e di pesci d'acqua dolce, che vanno a depositare i loro avannotti in alto mare.Della caccia.Le migrazioni in genere degli uccelli hanno due caratteristiche comuni a tutti i volatili:1º Di seguire sempre la linea più diretta.2º Di percorrere lo spazio con una rapidità meravigliosa.Tanto all'isola di Helgoland nel mare del Nord, che è la principale fermata degli uccelli di passaggio dei paesi settentrionali, quanto in Egitto, dove la maggior parte di essi si recano a svernare, vennero fatte numerose osservazioni, le quali hanno concesso di stabilire confronti curiosi.Gli uccelli migratori a volo rapido, come sarebbero i pettirossi, le rondini, le tortorelle, i beccafichi, ed anche le quaglie, percorrono lo spazio con una velocità media dai 50 ai 60 chilometri all'ora, velocità questa che corrisponde ad un dipresso a quella dei piccioni corrieri.In generale gli uccelli quando migrano viaggiano di notte, partendo poco dopo il tramonto del sole e fermandosi all'alba, od anche qualche ora dopo, nella località che loro meglio talenta.L'arrivare di buon mattino od a giorno già fatto dipende dall'ora della partenza, dalla maggiore o minore rapidità di volo dell'uccello e dalle condizioni più o meno favorevoli dell'atmosfera.È da notarsi che anche i giovani volatili, di sei od otto settimane di età, partecipano a questi lunghi percorsi.Della caccia in Egitto.L'Egitto è per i seguaci di Nembrod il paese per eccellenza, un paese di dolci sorprese e di amare delusioni. Rara è la selvaggina propria del paese: pernici del deserto con piume gialle macchiate di nero, difficili e faticose a cacciare, quasi immangiabili; qualche rara gazzella nel deserto, che separa il Cairo da Port-Said e specialmente verso Tel-el Kebir, poche lepri in questi stessi paraggi, o nella oasi del Fayoum, piccole piccole, di gusto mediocre, in rapporto ai loro pascoli scarsi e punto profumati; e una quantità di uccelletti minori, tali da non destare la cupidigia del cacciatore.Nel deserto si trova assai sovente lo sciacallo, più di rado la iena. Si parla di tanto in tanto di qualche cignale, ma in realtà si può dire di esso come dell'araba fenice, perchè non se ne vide più da tempo un esemplare. Sembra che una volta ve ne fossero in quantità fenomenale, ma in causa dei guasti che producevano ai raccolti, fu organizzata contro di loro una vera crociata. Il vicerè Mohammed-Alì mise sotto le armi le sue truppe per questa guerra di nuovo genere, e la razza venne interamente distrutta. Ecco ciò che offre di per sè stesso il paese.In questo stato di cose il cacciatore, in Egitto, è costrettoa concentrare tutte le sue speranze sulla selvaggina di passaggio e si comprende facilmente come questa risorsa sia aleatoria. Venti contrari, persistenza dei calori estivi, che qualche volta si protraggono sino alla fine di novembre, più o meno abbondanti piene del Nilo e conseguenti inondazioni possono del tutto turbare l'ordine abituale nel passaggio della selvaggina.Nelle condizioni normali in Egitto la caccia può dividersi in tre periodi assai distinti: l'epoca delle quaglie e tortorelle, quella dei beccacini e quella delle anitre. Le quaglie e le tortorelle si cacciano in settembre lungo tutta la spiaggia, mentre di rado se ne trovano nell'interno, che essendo tutto allagato non può offrir loro di che nutrirsi. Provenienti dal Nord, appena arrivate, filano, dopo un breve riposo, direttamente verso l'alto Egitto, ove covano, per discenderne verso il marzo, ai primi forti calori, ritornando al Nord. In questa stagione appunto si trovano di preferenza nel medio Egitto e talvolta in numero eccezionale.Per la caccia alle quaglie il cane non è molto impiegato, perchè la caccia avendo luogo in settembre e sulla spiaggia all'arrivo delle quaglie, esso non riesce di necessità assoluta, e non resisterebbe a lungo sulla sabbia e coi calori di quella stagione.In marzo poi ed aprile poco servirebbe nei campi di grano o di trifoglio già alti. Di preferenza si adoprano i Beduini, che fanno una vera battuta e sono abilissimi a rintracciare gli animali uccisi.In generale ogni cacciatore ne conduce seco due o tre, e si può immaginare con quanta soddisfazione del povero agricoltore, che vede precipitarsi sulle sue messi, già prossime a maturità, una vera valanga umana.Fortunatamente il Fellah (contadino) è assai paziente, e se tollera a malincuore di vedere spesso rovinato il frutto delle sue fatiche, stenta a ribellarsi apertamente.Ciò non ostante qualche rissa ha luogo di quando in quando, anche con esito funesto. Così, or non sono molti anni, un medico del Cairo venuto a questione che degenerò poi in lotta, con due contadini, rimase ferito, nella colluttazione, dal proprio fucile, ed in seguito a tale ferita l'indomani moriva.Poco tempo dopo due ufficiali inglesi dell'armata di occupazione, cacciando essi pure le quaglie, uccisero inavvertentemente un fellah e ne ferirono un altro. Non lo avessero mai fatto! Tutta la popolazione del prossimo villaggio, uomini e donne, si precipitarono in un istante sopra di essi, che non trovarono altro di meglio, che ritirarsi combattendo. Raggiunti, furono legati, insultati, percossi ed ebbero a subire un lungo martirio, fino a che la polizia non giunse a sottrarli alla furia del popolo oltremodo eccitato, specialmente le donne.È però indiscutibile che la caccia alle quaglie richiede la più grande attenzione da parte del cacciatore.Il fellah ha l'abitudine di passare nei campi tutta la giornata insieme alle donne, ai bambini ed alle sue bestie, sia per far pascolare queste ultime, sia per sorvegliare le sue messi; di modo che accade assai sovente di non trovare una direzione di tiro libero in qualunque senso ci si rivolga. Ma il pericolo più grave sta nel fatto che i contadini, specialmente le donne ed i ragazzi, un po' per la torpidezza orientale, un po' per ripararsi dal caldo, stanno sdraiati per terra tra il grano ed il trifoglio, sicchè il cacciatore novizio, o poco prudente può credere, nulla vedendo, di avere piena libertà di azione.Una quaglia si leva ed al rumore che fa è cosa facile che una donna od un ragazzo alzi la testa: il colpo parte..... ed ecco come può accadere una sventura. In questo caso non vi è che un mezzo solo per salvare la situazione. Il supremo e sempiterno riparatore di tutti i mali... il danaro! Non sempre però esso produce l'effetto desiderato, sia per la natura delle persone colle quali si ha da trattare, sia per la difficoltà che offre alle trattative la poca pratica della lingua del paese. Da qualche anno lo spirito commerciale ha dato ampio sviluppo alla caccia alle quaglie per mezzo delle reti. E questo sistema è quasi esclusivamente esercitato dagli indigeni, che finirà col determinare, ove non si metta riparo, una diminuzione notevole di questa specie di animali.Infatti, ogni anno se ne esportano da Alessandria, la più parte per Marsiglia, per irradiarsi sui vari mercati di Francia ed Inghilterra, circa un milione di capi in media, non essendo costante la quantità dei volatili di passo.La tortorella si caccia al passo, appostandosi il cacciatore a qualche albero isolato, od a qualche viale, o nascondendosi dietro ad un cespuglio. Questa caccia è però assai incerta e spesso si succedono anni di massima scarsità.Il beccaccino comincia a fare la sua apparizione verso i primi giorni di settembre e se ne trovano in quantità durante tutto l'inverno, perchè non è l'acqua che manchi in Egitto, non proveniente dalle pioggie, ma bensì dalle infiltrazioni del Nilo. Quest'acqua, ritirandosi poco a poco, lascia dei terreni, ove il beccaccino trova facilmente un pascolo abbondante. Le località in cui si trovano in numero più rilevante sono presso i laghi di Menzaleh e di Mariout; dopo queste, i campi coltivati a cotone.Un buon tiratore può colpirne 150 e più per giorno. È però una caccia superlativamente faticosa per la natura del terreno smosso ed appicicaticcio, sul quale si rischia ad ogni istante di scivolare, o di affondare sino al disopra delle anche. Il beccaccino dorato è comunissimo.Ai primi di settembre, cioè al tempo delle prime inondazioni del medio e basso Egitto, si ha un passaggio, qualche volta abbondante, di pivieri e di curli grossi e piccoli: dura però pochi giorni; questi animali non si fermano nel paese.Le anitre (e sotto questo nome si designano tutti gli animali di becco schiacciato) si trovano innumerevoli nei laghi di Menzaleh e di Mariout, nelle Bircket, specie di avallamenti inondati dalle infiltrazioni del Nilo e nel Nilo stesso.Le oche, le rosse comprese, nei mesi di dicembre e gennaio si trovano a stormi di migliaia nella notte ed alla mattina nelle grandi pianure inabitate; nelle ore calde del giorno preferiscono restare alle sponde delle isole arenarie del Nilo.È curioso un genere di caccia che si fa a tutta questa selvaggina lungo i canali rimasti a secco o quasi, e che sono ripieni di una discreta vegetazione di piante palustri. Due arabi strascicano nel fondo del canale attaccata ad una corda, i cui estremi vanno a finire ai due argini, una scatola di latta (abitualmente scatole da petrolio ripiene di sassi o di pezzi di ferro), mentre sopra i due argini i cacciatori camminano, precedendo i due arabi, tirano sugli animali, che fuggono spaventati dal rumore prodotto dalla scatola.Oltre questi generi di selvaggina, che possiamo considerare come i più importanti, il cacciatore, che non disdegna la piccola preda, troverà ancora altre risorse di soddisfacimento alla sua passione.Una caccia divertente assai è quella della sirena, per quanto essa sia poco apprezzata dai buongustai. Vi sono due specie di sirene, quella del medio e quella dell'alto Egitto; quest'ultima si comincia a trovare all'altezza di Minieh. La sirena è un animale grosso circa come un tordiello, rivestito di bellissime piume gialle, azzurre e verdi.Si trova in marzo, ma più ancora in agosto. Durante i calori del giorno sta nascosta nei campi del grano e del cotone, secondo la stagione, ma di buon mattino e verso sera si libra per l'aria in larghi giri con un canto tutto speciale, che la fa sentire anche prima che si veda. Questo canto è difficile a definire, ma se a qualche suono può compararsi, sembrami possa ricordare quello di una piccola ocarina udita a distanza.La sirena dell'alto Egitto è più piccola, ma più smagliante di colori, ed ha questo di speciale che porta ad uno dei lati della coda una lunga penna nera ripiegata ad arco con cavità in fuori.In agosto comincia l'epoca dei beccafichi, più o meno grossi, che a milioni si riversano sull'Egitto. Questa caccia è puramente di competenza dei cacciatori di mestiere, che la esercitano mediante il vischio: in genere sono cacciatori indigeni.È originale il metodo che adoperano per spennarli e che è realmente l'unico pratico, data l'enorme quantità che ne prendono giornalmente. Dopo averli inumiditi, li sotterrano nella sabbia del deserto che, a quell'epoca, è quasi infuocata; dopo un'ora li ritirano affatto spennati.Il beccafico è buono e delicato, ma bisogna avere la precauzione di togliergli lo stomaco, altrimenti prende un gusto amaro sgradevole.Il mese di settembre può dirsi il migliore per il cacciatore buongustaio. Oltre che dell'ortolano, del codibianco ed altri uccelletti di becco fino comincia, ai primi di questo mese, il passa dei ciarlotti o piccole lodolette, che vanno a stormi talvolta di parecchie migliaia.La caccia di questi uccelletti si esercita colle reti e col fucile. In una buona giornata di passo si può, colle prime, prenderne al di là del migliaio, col fucile se ne possono colpire 500 o 600 specialmente in un terreno piano ed unito. Si tira abitualmente il primo colpo per terra, il secondo appena si alzano aggruppati, e non è raro il vederne cadere fino a 30 o 40 in un colpo. La lodoletta in questa stagione è grassa e profumata, e vale tanto da non temere il paragone dell'ortolano.In novembre arrivano le batticode (ballerine) riservate unicamente alle reti. Verso la fine di questo mese si comincia a vedere qualche lodola grassa; poco a poco vanno aumentando, e verso il 15 il passo è nel suo pieno. Essa pure si caccia colle reti e col fucile; non occorre nè lo specchietto, nè la civetta, il solo fischio, se bene modulato, ha la proprietà di attirarla. Per il cacciatore che ama dimostrare la propria abilità, è una delle caccie più divertenti, poichè bisogna cacciarle una ad una ed alla levata, il che non è nè facile nè comodo.I così detti uccelli di canto sono assai rari in Egitto: più facilmente si trovano il cardellino ed il montanello.La beccaccia è una vera rarità e si può dire che le pochissime che vengono uccise di tanto in tanto sieno state sbalestrate sulla terra dei Faraoni da qualche burrasca, che le fece deviare dal cammino che avrebbero voluto seguire. Ilmerlo è altrettanto raro che la beccaccia. In certi anni di freddo esagerato in Europa si trovano dei tordi in qualche giardino, ma in numero quasi insignificante e ciò si spiega facilmente in ragione della assoluta deficienza di pascolo adatto per loro.Oltre tutte queste specie summentovate si trovano abbondantemente in Egitto falchi grossi e piccoli, ibis (bianchi specialmente) tife, martin pescatori brillanti e di variati colori, storni, tortorelle fermiccie, castellaccie, nei padulini, sterzagnole, alcuni inseparabili e passeri in grande quantità. Però di tutte queste varietà, sia per il loro nessun valore, sia per la loro esiguità, il buon cacciatore, non si cura affatto, ma guarda e passa, con loro grande soddisfazione.Riassumendo, si può dire che l'Egitto, come paese di caccia propria, è assai limitato. Non potendosi cacciare che selvaggina di passo, troppe sono le ragioni e assai frequenti perchè la caccia sia scarsa e meschina.Che diremo poi del quadro che tanto concorre a rendere piacevole questo genere disport?Non una montagna verdeggiante che riposi lo sguardo all'orizzonte, non un villaggio pittoresco, che dia al paesaggio il più piccolo rilievo, non una foresta per riposarsi dai raggi infuocati del sole, non un ruscelletto fresco presso cui assidersi a rinfrescare la fronte, a dissetare le labbra. Una pianura immensa interrotta di tanto in tanto da gruppi di tane fabbricate con materie organiche e fango e che chiamansi villaggi; dei canali di acqua torbida e malsana quando se ne trova; qualche gruppo di palme; branchi di noiosi ragazzi, che si affollano con insistenza intorno al cacciatore per chiedere ilbaschich(regalo) e dei quali torna difficile lo sbarazzarsi; ecco ciò che offre all'occhiodel cacciatore la campagna egiziana, se pur non si trovi nei pressi del Cairo, ove può avere almeno la soddisfazione di sapersi contemplato, nelle sue gesta venatorie, dagli ormai diventati sessantun secoli delle famose piramidi. Allo scopo di porre sotto gli occhi del lettore le varie specie di selvaggina in Egitto, le diverse stagioni in cui si effettua la caccia, nonchè le località prescelte da ciascuna specie di animali ho riepilogate in un quadro le seguenti note:Anitre.—Di variatissime specie, si trovano dal dicembre al marzo. Si cacciano dal dicembre al febbraio nei terreni bassi inondati, che formano dei laghi chiamatiBirchet, e lungo il Nilo, particolarmente in marzo.Beccaccini.—Abbondano in ogni loro specie e si distinguono in reali, sordi, dorati, pantane ecc. Si cacciano dal novembre al febbraio.Oche.—Ve ne sono di due specie: l'oca grigia che è di passo e l'oca rossa. La prima si caccia lungo il Nilo e nei campi coltivati a fave, di cui è ghiottissima e che devasta; l'oca rossa, detta anche egiziana, si trova pure lungo il Nilo, ma sopratutto nelle birchet, lungo il deserto. Esse nidificano in Egitto.Pellicani.—Sotto la denominazione di animali acquatici sono compresi i pellicani, le cicogne, gli aironi, i gabbianelli (detti piccioni di mare), i pivieri, i chiurli, le spatole. Sono di passaggio in Egitto dal dicembre al febbraio. I soli pellicani si riscontrano a grandi frotte, mentre gli altri acquatici si trovano qua e là sparsi, forse perchè si fermano per minor tempo in Egitto. Si cacciano lungo il Nilo e specialmente nei terreni inondati da forti alluvioni.Fenicotteri(Fiamminghi).—Sono di famiglia diversa dai trampolieri. Si trovano in grandi masse verso Damietta e Rosetta, nei laghi Brullos e Menzalleh. Si cacciano dal dicembre al febbraio.Totani.—Chiamati in Egitto bisciò; di varia specie, il reale, il chiù-chiù ed il piccolo. Essi si trovano in gran quantità dai novembre al febbraio nei laghi e nei terreni inondati.Pantana.—Questo totano, il più stimato di tutti, è più raro; ma nei medesimi mesi è facile trovarlo nei cotoni ed in altri terreni inondati, ove vi siano alti arbusti, come il cespo del cotone ed il spano turco.Martin-pescatore.—Negli stessi mesi se ne trovano di due specie; una, il martin-pescatore screziato di bianco e nero; l'altra specie più piccola, detta uccello di S. Maria, di colori bellissimi e smaglianti.La pavoncella(il vanneau dei Francesi).—Si caccia dal dicembre al febbraio nei campi non inondati. Non è facile avvicinarlo, tranne che con astuzia.Rigogolo(volgarmente detto gialletto).—Si caccia nei giardini in marzo ed aprile e quindi in agosto e settembre.Verdona(jais dei francesi).—Si caccia nei mesi di agosto e di settembre.Bubbola(galletto bosco).—Si trova quasi in tutto l'anno, ma il passo è nel marzo.Beccaccia.—Rara in Egitto. Si trova durante gli inverni più rigidi dell'Europa nei giardini e negli orti dei dintorni del Cairo e di Alessandria. Alcune beccaccie si trovano, loro malgrado, in Egitto, perchè, come già si disse precedentemente, vennero sbalestrate da qualche burrasca, che le fece deviare dalla strada che avrebbero voluto seguire.Tordi e merli.—Si riscontrano in piccola quantità per inadatta pastura. In alcuni inverni il tordo è più numeroso, emigrando da regioni favorite pel troppo rigore di temperatura.Grattajone(famiglia delle gabbule).—Chiamasi comunemente in Egittosirena. Si trova in grande quantità ed il passo si effettua in marzo ed agosto.Quaglie.—È questa una delle caccie più ricche dell'Egitto. La quaglia scende la valle del Nilo in febbraio per emigrare verso il maggio dalla costa in Europa, dove ritorna in settembre. La gran caccia si effettua qui in marzo ed aprile. Nel mese di settembre, al suo ritorno dall'Europa, si caccia solo sulla spiaggia del mare tra Alessandria e Port-Said.Pernice.—Rara la pernice di passo; mentre, come abbiamo già detto, si riscontra una pernice indigena più piccola e grigia, la pernice del deserto, che si caccia quando si avvicina al Nilo per abbeverarsi. È molto selvatica, si posa in compagnie negl'isolotti di sabbia che si formano nel Nilo ad acque basse ed è oltremodo difficile l'avvicinarle se non si impiega l'astuzia.Piccione torrajolo.—Quest'uccello è qui in quantità. Nidifica in colombaie, che gli indigeni gli preparano nei villaggi, per raccoglierne il guano ed incrociarli coi piccioni casalinghi. Si pascola liberamente nei campi e se ne fanno delle cacciate bellissime in tutte le stagioni.Colombaccio.—Di quest'animale raramente vi è il passaggio. Posa sui grandi alberi e s'incontra qualche volta in marzo od in settembre e ottobre.Tortora.—Havvi la tortora rossastra, indigena, poco ricercata dai cacciatori, e si trova in tutto l'anno intorno agli abitati ed in gran numero anche in Cairo stesso. Nidifica sui grandi alberi dei giardini. La tortora di passaggio grigio-perla, con screziature biancastre sotto le ali e sotto la coda, è molto ricercata dai cacciatori. È di passaggio in aprile e maggio ed al suo ritorno dall'Europa in settembre e ottobre.Allodola dal ciuffoeallodola dei campi.—La prima è stazionaria, la seconda è di passo a grandi stormi dal marzo all'aprile e dal novembre al gennaio.Passeri,ballerine,cutrettole,pispole,beccafichi.—I primi vi sono in tutto l'anno; gli altri alla loro stagione ed in abbondanza. Il beccafico si trova più facilmente nei dintorni di Alessandria.Ibis.—In questi ultimi tempi diventò rarissimo.Guarda-bovi.—In grande quantità dal novembre al febbraio. Non è uccello stimato dal cacciatore.Stornello.—Vi sono passi più o meno importanti negli stessi mesi dei guarda-bovi. Come selvaggina è tenuto in poco conto.Aquila,avoltoio,falchi di diversa specie,corvi neri,cornacchie,sparvieri,civette di tutte le specie.—Sono animali questi che secondo le varie località s'incontrano più o meno frequentemente. Fra le civette va pure compreso il succhia-capre, così detto, perchè di nottetempo, avendone l'opportunità, succhia il latte alle capre ed anche alle vacche.Lepri,cignali,gazzelle.—I due primi si cacciano nelFayoum (a tre ore di ferrovia dal Cairo) le gazzelle nel deserto tra Ismaïlia e Suez.Iene,lupi,volpi,sciacalli,topi di Faraone(Farioni).—Si riscontrano in copia lungo la catena del Mokatan e nei deserti, eccezione fatta del Farione, che sta nei campi. Così pure nei campi si trova qualche rarissima volta il mangia-formiche.Sono anche rari il Gatto-pardo, una specie di linee ed il gatto selvatico, che è qui conosciuto sotto il nome diLeonino.Statistica ricavata dai registri della Dogana in Alessandria del quantitativo di quaglie vive che annualmente vengono esportate dall'Egitto e dirette per la massima parte a Marsiglia, con destinazione ai vari mercati di Francia ed Inghilterra.Dal 1884 al 1894.AnnoNumerodi quaglie viveesportateAnnoNumerodi quaglie viveesportate188447690018907658001885296700189111206001886272800189211602001887550900189311815001888123580018949241001889903210N.B.—Da qualche tempo in qua una parte delle quaglie vive esportate sono dirette in Italia.Caccia al Coccodrillo sull'alto Nilo.Nel discorrere della Fauna in Egitto si è accennato comei coccodrilli, che un tempo si trovavano alle porte del Cairo, ora, per l'aumentata navigazione a vapore sul Nilo che scuote le acque in ogni senso, e per il frequente uso delle armi da fuoco, si vanno ritirando sempre più nella parte superiore del fiume. Presentemente non è possibile vedere un coccodrillo nel fiume se non dopo la prima Cateratta (Assouan).Credo non sarà discaro al lettore il conoscere uno dei sistemi di caccia al coccodrillo, caccia che presenta caratteri veramente originali e curiosi.Frequentemente la caccia al coccodrillo viene fatta da due arditi indigeni (Soudanesi).Essi, conoscendo le abitudini dell'animale, che d'ordinario vive isolato, sanno in quale punto della riva del fiume ed in quali ore è solito uscire dalle acque per procacciarsi alimenti omogenei e adatti al suo gusto.A poca distanza dal punto accennato (per lo più a 100 metri) i due indigeni fanno prima due buche nel terreno a 10 metri l'una dall'altra scaglionate, e di una tale profondità da contenere l'uomo in piedi sino all'altezza del collo. Si provvedono di arbuscelli e di foglie, perchè ciascuno, appena entrato nella buca, possa occultare il proprio capo allo sguardo del coccodrillo, in modo da vederlo e non essere da lui veduto.Uno di essi è armato di solido bastone alto in modo da poterlo introdurre verticale nelle fauci dell'animale quando le tiene spalancate.Questo bastone (legno ferro) termina alle sue estremità a forma di bidente ed ha al suo centro fortemente assicurato un capo di corda metallica attortigliata, di cui l'altro capo sta nelle mani dell'altro indigeno.Il coccodrillo, senza alcun sospetto, abbandona l'acqua e viene a terra, ove immediatamente sente l'odore della carne, che gli viene nella direzione dei due cespugli.Quando il coccodrillo nell'avvicinarsi lentamente e fiutando la traccia della preda si trova a poca distanza dal nascondiglio umano, l'indigeno armato del bidente esce fuori risolutamente dalla tana e si presenta davanti all'animale, il quale dà manifesti segni di contentezza per il buon pasto che sta davanti ai suoi occhi. A questo punto l'indigeno eseguisce la stessa manovra dei Toreadores, spiccando salti ora a destra ora a sinistra dell'animale, il quale, per la sua struttura, non può girarsi con pari rapidità e così l'uomo non corre pericolo di essere dal mostro divorato.Ma questa manovra irrita l'animale al più alto grado, lo impazienta, e dà indizio della sua alta collera per gli occhi iniettati di sangue e per l'abbondante schiuma, che esce dalle sue fauci.Al momento opportuno, quando stanco e sdegnato apre a dismisura la sua bocca, l'indigeno risolutamente infigge in quella enorme cavità il bidente in senso verticale e si ritira.Da quell'istante comincia l'azione del compagno, che non si è ancora mosso dalla sua buca e che dando strapponi colla corda di ferro, che tiene fra le mani fa penetrare il bidente profondamente sopra e sotto nella bocca dell'animale, producendogli larghe ferite interne, dalle quali esce copiosissimo il sangue.Da questo istante comincia la lenta agonia dell'animale, che muore dissanguato, agonia che dura talvolta sino a 24 ore.Questo genere di caccia spiega il motivo pel quale quasi tutti i coccodrilli, che si vendono imbalsamati o per dirmeglio impagliati, hanno un buco alla parte superiore della testa. Questo foro è prodotto dalle punte del bidente, quando scosso dalla corda di ferro, penetra nella cavità dell'animale.Della Pesca.La pesca in Egitto è molto produttiva.Le più importanti località per la pesca sono quelle del lago Menzaleh nelle vicinanze di Alessandria.Questo lago è eccessivamente ricco di pesci, ed un'amministrazione speciale regola e sorveglia le esportazioni dai vari siti di pesca, dandole in affitto a privati.I pesci vengono salati e disseccati, abbandonandoli al commercio sotto il nome di Fessikh; ma le uova di questi pesci si vendono a parte, sotto il nome di bottarica.I diritti prelevati dal governo sui prodotti della pesca ascendono a 85 mila lire egiziane pari a lire italiane 2210000 delle quali oltre due terzi vengono ricavati dal solo lago di Menzaleh.VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta dello stesso nomeCAPITOLO IV.ORDINAMENTO MILITARE IN EGITTO—ISTITUZIONI SCIENTIFICHE MUSEI E BIBLIOTECA KHÉDIVIANADell'ordinamento militare in Egitto.L'Esercito egiziano, costituito colle regole e colle norme europee da Ismail Pacha avo dell'attuale Khédive, venne, in seguito della rivolta militare che prese nome da Arabi-Bascià, sciolto con Decreto del 19 settembre 1882 dal Khédive Thewfic figlio d'Ismail e padre dell'odierno Principe S. A. Abbas II, che gli successe nel vice-reame.Il nuovo ordinamento si costituì poco a poco, dietro i consigli e col concorso di delegati inglesi, mandati espressamente ad assistere il giovane Principe, elevato repentinamente alla suprema potestà in tempi difficilissimi e di lotte intestine sul crollato trono del padre.La base fondamentale del nuovo esercito riposa sul Firmano imperiale del 7 agosto 1874, il quale limita a 18 mila uomini il numero dei soldati sotto le bandiere in tempo di pace.E qui giova rammentare che, al tempo del Khédive Ismail, i Firmani imperiali di Costantinopoli, riassunti poscia in quello dell'8 gennaio 1873, accordavano al Principe egiziano la facoltà piena ed intera, senza limitazione, di sorta, di proporzionare alle necessità dei tempi e dei luoghi il numero delle truppe, quindi di aumentarlo o diminuirlo a piacimento.Ispirandosi al Firmano ricordato, ai bisogni della pace interna, alla difesa di quella sola frontiera esterna, che l'esercito egiziano potrebbe essere chiamato a proteggere utilmente (quella del Soudan). Lord Conte di Dufferin nel suo rapporto del 6 febbraio 1883 al Conte Granville posava i limiti, dentro ai quali l'esercito e la polizia di Egitto avrebbero dovuto essere sviluppati.In questo documento degno, in ogni sua parte, della più grande attenzione e che rivela la grande capacità amministrativa e politica del suo autore, Lord Dufferin mostrò di credere che un esercito di sei mila egiziani (escluso ogni elemento mercenario) comandato in parte da ufficiali indigeni ed in parte da ufficiali inglesi, ripartito in due Brigate di 4 Battaglioni ciascuna ed aventi al loro servizio le corrispondenti forze di cavalleria, di artiglieria ed accessori sarebbe sufficiente per difendere l'Egitto contro le orde del Soudan e contro qualunque audace alzata di scudi delle tribù beduine.Parimenti la tranquillità interna e la vasta frontiera del deserto verrebbero protette efficacemente, secondo lui, da una forza di gendarmeria e di guardie di polizia, il cui numero complessivo resterebbe nei limiti di 7500 uomini comandati da ufficiali in parte europei ed in parte egiziani.Per desiderio del Khédive, tanto l'Esercito quanto la Polizia sarebbero (aggiunge Lord Dufferin) messi alla dipendenza di capi europei e dipenderebbero, l'esercito con tutto il suo personale indigeno ed europeo dal Ministero della Guerra, la Polizia da quello dell'Interno. Il Comando supremo delle forze armate apparterrebbe al Khédive.Le spese di tutta la compagine armata ascenderebbero a lire egiziane 519,741, pari a lire italiane 13,513,466.I quadri segnati qui appresso indicano la ripartizione della forza secondo l'organico ideato da Lord Dufferin.Quadro 1º—Esercito.Un Reggimento di cavalleriaUominiNº560Quattro Batterie di artiglieria con 20 pezzi (due Batterie da sei pezzi e due da quattro)»»464Otto Battaglioni di fanteria»»4712Un Corpo a cammelli»»205Una Compagnia genio»»104Artiglieria da piazza»»102Totale uominiNº6147NB. Il sumero totale degli ufficiali inglesi incorporati sarebbe di 27.Quadro 2º—Gendarmeria.GendarmeriaprovincialeUominiNº1800»urbana per il servizio delle città di Alessandria e del Cairo»»1850»urbana per il servizio delle città dell'alto e basso Egitto»»1000Alla Scuola speciale di gendarmeria»»500Due Battaglioni di riserva»»1000Totale uominiNº5650NB. Il numero degli ufficiali europei incorporati sarebbe di 33.Quadro 3º—Polizia.Guardieeuropee della PoliziaUominiNº596»indigene»»1144Totale uominiNº1740Totale generale uominiNº13587Nel 1833 il piano di riorganizzazione di Baker Bascià, incaricato di dare corpo al nuovo esercito, comportava:12Battaglionidi fanteria ciascuno di 500 uominiNº60002»a cavallo»10001Reggimento di cavalleria»5006Batteriedi artiglieria a 4 pezzi ciascuna»6002»da piazza»5001Compagnia genio»5002Reggimenti di gendarmeria»14001Sezione di truppa del Commissariato»300Stato maggiore, Intendenza, Servizio medico»100Totale complessivoNº10900Il signor Milner, che fu Sotto-segretario di Stato al Ministero delle Finanze nella sua pregiata operaL'Inghilterra, l'Egitto ed il Soudan, ci fa sapere che l'Esercito egiziano al 1º maggio 1892 si ripartiva nel modo seguente:14 Battaglioni8 Egiziani5 Soudanesi1 Depositodella forza complessiva all'incirca di1000010 squadroni di cavalleria all'incirca8003 Batterie di artiglieria da campagna con 18 pezzi in tutto3001 Reggimento di artiglieria da piazza con 160 pezzi da fortezza6001 Corpo a cammelli300Stati maggiori, Polizia dell'Esercito, il Corpo sanitario, il Genio, l'Intendenza, in tutto circa uomini900Totale complessivo uomini Nº12900Al giorno d'oggi, ed al momento in cui scrivo, secondo le più accreditate versioni, visto che nessuna notizia ufficiale esiste in Egitto, nè sul suo Esercito, nè sulla Polizia, possono essere valutati per esatti i dati seguenti:Ordinamento dell'Esercito egiziano e della Polizia.Uffic.Imp.milit.Truppa1º Stati maggiori—2º Bande militari—3º Intendenza militare——4º Truppe locali (officine, prigioni ecc.)207533533Combattenti8 Battaglioni egiziani4        »      soudanesi1 Battaglione deposito2248195021 Reggimento cavalleria a 6 squadroni25177312 corpi a cammelli (4 comp., 2 ciascun corpo)1482801 Batteria a cavallo»      a cammelli»      a muli3 Batterie di piazza1 Batteria deposito3424798Totale50966311844Con un totale di 750 cavalli, 738 cammelli, 240 muli.I cannoni da campagna sono in Nº di 18NB. Nel novero degli ufficiali e degli impiegati e sott'ufficiali impiegati sono da comprendersi quelli chiamati dall'esercito inglese, cioè75674—Totale584133711844Sono invece da dedursi le donne dei Battaglioni Soudanesi incaricate del rifornimento delle cartuccie ai combattenti——1400Totale584133710444La Polizia dipendente, come già si disse, dal Ministero dell'Interno, è ripartita in 4 Divisioni e comprende1302405000Totale generale714157715444L'Esercito, compresi i servizi del Ministero della Guerra ed accessori tutti, costerà, secondo l'ultimo bilancio di previsione pel 1895, lire egiziane 462136, pari a lire italiane 12,015,536 e per gli irregolari non contemplati nel presente quadro lire it. 312,000.Totale spesa in bilancio lire italiane 12,327,536 pel 1895.NB. La Marina militare in Egitto non esiste.Delle istituzioni scientifiche in Egitto.Le istituzioni scientifiche governative sono due: L'Istituto egiziano e la Società Khédiviale di geografia.Dell'Istituto egiziano.Venne fondato dagli scienziati, che accompagnarono Bonaparte all'epoca della spedizione francese ed esiste tuttora.Nel 1859 ebbe vita prospera specialmente per opera di un italiano Colucci Bascià Direttore della Sanità in Egitto, il quale, senza essere uno scienziato nello stretto senso della parola, possedeva una facoltà eccezionale di assimilazione e sapeva con rara abilità attirare attorno all'Istituto le migliori intelligenze del paese e straniere.Furono dopo di lui Presidenti i celebri e dotti egittologi Mariette Bascià, Maspero, Grebaut; in seguito il Dottore Schweinsueth ed attualmente S. E. Artin Bascià Jacub, sotto-segretario di Stato all'Istruzione Pubblica, uomo dotto ed attivo, che seppe in parecchi anni ricondurre l'Istituto agli antichi splendori.L'Istituto si compone di 50 membri residenti, che rappresentano i cinquantaImmortelsdel Cairo.Nei tempi addietro gli italiani vi erano in maggioranza, ora questa è passata ai francesi.D'italiani vi figurano tuttodì il dottore Abbate Bascià Vice Presidente, l'Avvocato Tito Figari, il Dottore Bonola, l'Avvocato Luserna ed il signor Washington Abbate.I membri onorari sono in numero illimitato. Fra questi, come italiani, figurano Ernesto Schiapparelli ed il Dottore Sonsino.L'Istituto pubblica un bollettino mensile e tratto tratto un volume di memorie. Queste pubblicazioni scientifiche si riferiscono generalmente all'Egitto ed offrono un grande interesse.Il Governo accorda all'Istituto i locali occorrenti ed un'annua sovvenzione di Lire egiziane 390 corrispondenti a lire italiane 10,140.Della Società geografica Khédiviale.La Società geografica Khédiviale venne fondata da S. A. il defunto Khédive Ismail Bascià nel 1895.Fu dal medesimo largamente provveduta di locali, mobili e biblioteca, e la sua suppellettile è certo una delle più ricche fra le Società scientifiche. Ha inoltre un'annua dotazione di lire italiane 13,000, non che la stampa gratuita dei suoi bollettini.La Società ebbe dei momenti di vero splendore, quando le missioni dello stato maggiore egiziano spedivano rapporti e risposte ai proposti questionari, quando l'Egitto era la porta dell'Africa ed i più illustri viaggiatori entravano ed uscivano dai continente nero per la valle egiziana.Potrei riempiere pagine intere coll'elenco dei viaggiatori che la Società Khédiviale di geografia accolse nel suo seno e colla enumerazione dei suoi lavori. Chi desiderasse maggiori ragguagli, non ha che a consultarela noticepubblicata dal suo intelligente e dotto Segretario generale Bonola Bey, dal quale ebbi queste note.Fra i celebri visitatori posso citare Stanley, Rohlss, Burton, Mason, Gessi, Piaggia, Matteucci, Junker, Purdy, Güssfeld, Heuglin, Schweinseml, Compiègne, Wissmann, Teleki, Robecchi, Mok-Moktar, Mok-Sadik, Nordensckiöld, D'Abodie, Mahmud-el-Felakii Casati, Brugsh Bascià, Sayce ecc. ecc.Caduto Ismail, la Società attraversò qualche periodo tormentoso e critico, ma il suo successore, il figlio Khédive Thewfic la fece risorgere a vita novella colla nomina del Generale Stone, Capo dello stato maggiore egiziano, a Presidente della Società e Segretario generale, come lo è tuttora, il nostro già mentovato egregio italiano Dottor Bonola Bey.Tutti ricordano il successo riportato dall'Egitto al Congresso geografico di Venezia nel 1881.Questa Società geografica è stata la prima a mettere in evidenza i meriti dei nostri Piaggia e Gessi; anzi fu il Piaggia il primo suo membro onorario.Dopo gli avvenimenti, che fecero abbandonare il Soudan, la Società si trovò ad un tratto levato il campo delle sue opere.Tuttavia mercè l'attività del suo attuale Presidente il simpatico Abbate Bascià italiano, coadiuvato dal Segretario generale Bonola Bey, continua quest'Istituto a mantenersi vivo e fiorente.Le sue sedute, che si tengono nei mesi d'inverno in una grande sala del Palazzo dei Tribunali, sono molto frequentate, coll'intervento del gentil sesso.La Società occupa un padiglione isolato nel parco delMinistero dei lavori pubblici e possiede una ricca biblioteca.Possiede anche una bella collezione di geologia, un'altra di botanica del Soudan ed una etnografica.Il Consiglio dei Ministri ha votata, cinque anni or sono, una somma per la costruzione di un locale, per installarvi a museo tutte le mentovate collezioni; ma quel voto rimase finora allo stato di un pio desiderio.Trattandosi che italiani ne sono alla testa, la lotta è sempre difficile e difficile anche la sua esistenza malgrado le simpatie del Khédive, il quale, nelle speciali circostanze, non manca mai d'inviare alle sedute un qualche suo rappresentante. Ma torna inutile il volerlo celare, la perdita del Soudan fu per la Società geografica Khédiviale una grave ferita che non si potrà facilmente sanare.Museo delle antichità egiziane.Questo museo è presentemente installato nel Palazzo di Guizeh, ma quanto prima avrà un edifizio a sè, il cui disegno architettonico venne in quest'anno posto a concorso entro i limiti di una somma prestabilita per la costruzione del nuovo museo.Il Palazzo di Guizeh corre troppo pericolo per un incendio, essendo in gran parte costruito in legno e le sue condizioni di stabilità sono molto compromesse.Prima della creazione di quest'importante museo, veramente meraviglioso, gli stranieri soltanto si occupavano a raccogliere le antichità egizie e si possono vedere in tutte le principali città di Europa ed anche di America ragguardevoli collezioni egiziane.Ismail Bascià volle conservare al paese le sue ricchezze scientifiche ed interdisse severamente le esportazioni di antichità fondando in pari tempo il Museo nazionale, che forma l'ammirazione degli intelligenti.Museo dell'arte araba.Questo museo non ancora molto importante offre tuttavia un grande interesse scientifico.Esso venne fondato dall'Amministrazione deiWakfs. Occorrono due parole su questo Ente importante.I beni di manomorta sono chiamati beni Wakfs e sono destinati a fronteggiare le spese del culto, alla manutenzione delle moschee, degli ospizî e delle scuole, sieno esse di moschea o di università musulmane.Questi beni inalienabili derivano da legati pii.L'amministrazione dei beni Wakfs è indipendente da tutte le altre amministrazioni dello Stato e costituiva un tempo un Ministero speciale.Ora è affidata ad un Direttore, che ha titolo di Direttore generale dei Wakfs.Biblioteca Khédiviale.Venne fondata da Ismail Bascià nel 1870.Il reddito di una proprietà considerevole è devoluto al suo mantenimento ricevendo anche una sovvenzione dall'Amministrazione dei Wakfs.La biblioteca possiede oltre a trenta mila opere, la maggior parte arabe o turche, ed una preziosissima collezione di manoscritti arabi.

CAPITOLO III.DELLA FLORA E DELLA FAUNA, DELLA CACCIA E DELLA PESCADella Flora.La valle del Nilo, sorta in gran parte dal seno delle acque, e che in ogni anno viene inondata, non può nutrire che un numero limitato di vegetali.Il sicomoro e varie qualità di acacie e di mimose hanno mezzo di prosperare. Il melagrano, il tamarindi, l'albicocco, il fico, ornavano i giardini degli antichi Egizi; e la presenza del pesco sui monumenti della XII Dinastia ci attesta, che Diodoro commise un errore nell'attribuire al Persiano Cambise il merito di avere pel primo introdotto in Egitto quest'albero. Due specie di palmizi sorgono quasi senza coltura; ma nessuna delle nostre grandi piante di Europa si è potuta acclimare in quella parte della vallata più specialmente conosciuta dagli antichi.Al contrario le piante acquatiche si sviluppano con una ricchezza di vegetazione straordinaria e danno alla regione un aspetto caratteristico. Esse non si trovano, in generale, lungo gli argini, dove la profondità dell'acqua e la forza della corrente non concederebbe loro di crescere in pace; ma i canali, gli stagni e le paludi, che l'inondazione lascia dietro di sè, ne sono del tutto ingombri.Due specie sopratutto, il papiro ed il loto, sono conosciute in Europa in causa del posto che occupano nella storia della religione e della letteratura sacra e profana dell'Egitto.Il papiro si compiaceva di starsene nelle pigre acque del Delta e diventò il mistico emblema di quella regione; il loto per contro venne scelto quale simbolo della Tebaide.Gli antichi comprendevano sotto il nome di loto tre specie diverse di ninfee. Due di esse, il loto bianco ed il loto azzurro, portano frutti simili, nella forma, al papavero; i loro calici racchiudono piccoli grani della dimensione di quelli del miglio. La terza specie, la ninfea rosa, è molto esattamente descritta da Erodoto. Essa produce un frutto sopra uno stelo che non è quello del fiore e viene fuori dalla radice stessa.Questo frutto è somigliante nella forma al pane di cera delle api od alla bocchetta di un innaffiatoio. Nella sua parte superiore vi sono venti o trenta celle contenenti un grano della grossezza di un nocciolo di olivo ed è buono a mangiarsi, tanto fresco quanto disseccato. È appunto questo nocciolo che gli antichi chiamavano fava di Egitto. Egualmente, aggiunge Erodoto, si raccolgono ogni anno i prodotti del papiro.Dopo averlo schiantato dalle paludi, si tronca la parte superiore del papiro, ed il rimanente riesce a un dipresso della lunghezza di un braccio.Serve di nutrimento e si vende sulle pubbliche strade; tuttavia i buongustai non lo mangiano che dopo averlo fatto cuocere nel forno. Questo pane di fiordaliso era una ghiottoneria ricercata e ad un tempo appariva sempre sulle tavole reali.Ma checchè ne dica lo storico Erodoto, il nutrimento abituale del popolo sono il grano e le diverse specie di cereali,il frumento, l'orzo, il sorgo, l'olivo e la zèa (una specie di meliga), che l'Egitto solo produce in abbondanza. La vesca, il lupino, la fava, il pisello, la lenticchia e molte specie del ricino venivano spontaneamente nei campi; i vigneti prosperavano in alcune località del Delta; l'olivo, assai raro, non si riscontrava che in determinati punti, ed ignota era ancora in quei tempi la canna di zucchero.Della Fauna.Molte specie di animali, che vivono presentemente sulle rive del Nilo, il cavallo, il cammello, la pecora, non apparivano sui monumenti delle più antiche dinastie, e sembra che molti di essi siano stati introdotti molto tempo dopo la fondazione del regno. In cambio gli antichi Egizi possedevano parecchie razze di buoi a lunghe corna, analoghi a quelli di Dòngola sull'alto Nilo; molte varietà di capre e di cani; il cane volpe dal pelo rossiccio, dal naso affilato, dalle orecchie a punta, dalla coda spessa; lo sloughi, ossia grande levriere di Africa dalle orecchie lunghe e dritte; il bassotto; il cane-jena. L'asino, africano di origine, conservò sotto codesto clima favorevole una bellezza di forme ed un vigore che difficilmente possiede il nostro di Europa. A fianco delle specie domestiche i primi emigranti trovarono il lepre a lunghe orecchie; una quantità innumerevole di gazelle, antilopi colle corna foggiate a lira; poi animali più temibili, il gatto selvatico, il lupo, lo sciacallo, la jena a striscie e macolata, il leopardo, il ghepardo, che combattuti ad oltranza furono finalmente cacciati verso il deserto.Due mostri anfibî, il coccodrillo e l'ippopotamo vivevano sullesponde del Nilo e rendevano l'accesso al fiume pericoloso per gli uomini e per gli animali.Gli ippopotami, numerosi assai sotto i primi re, diminuirono notevolmente, mercè l'insistente caccia data loro, talchè furono costretti a ritirarsi nelle paludi delle regioni equatoriali. Alcuni individui della loro specie esistevano ancora in Egitto verso la metà del tredicesimo secolo dell'era volgare.Il coccodrillo, adorato e protetto in alcune regioni, esecrato ed inseguito in certe altre, si è conservato sino ai giorni nostri. Ma a chi rimonta il Nilo non è dato di vedere coccodrilli prima di avere oltrepassato Assouan (1ª Cateratta) poichè essi continuamente disturbati dalle armi da fuoco e dall'agitazione prodotta dai numerosi battelli a vapore vanno sempre indietreggiando verso il Sud.L'Egitto possiede una grande quantità di uccelli; l'aquila, lo sparviero, il falco, l'avoltoio dal capo calvo, la gazza, il piccione, la tortora, la rondine, la pernice ed il passero.Gli ibis bianchi e neri, i pellicani, il cormorano, l'oca, l'anitra riempiono le paludi e coprono le acque del fiume delle loro infinite varietà. L'oca e l'anitra addomesticate, sin dai tempi i più remoti, riempivano i cortili dei sudditi del re Mene e sostituivano il pollo ancora sconosciuto.I vari rami del fiume formicolavano, nel vero senso della parola, di pesci la più parte buoni a mangiarsi: la triglia delle paludi di Pelosa, ingrassata nel loto, il mulo screziato degli stagni artificiali, il muletto ordinario, la tremola, e la gran tartaruga d'acqua dolce. La natura sembra abbia creato il fatraka in un momento di buon umore. È un lungo pesce coperto di spini, che ha la facoltà di gonfiarsi a suo piacimento; quando è gonfio oltre misura, per il peso del suodorso, si rovescia contro sua volontà; viene trasportato in qua ed in là dall'acqua, avendo tutta l'apparenza di un riccio di terra.Allorquando succede l'inondazione, le acque nel ritirarsi lo abbandonano nei campi limacciosi, ove diventa preda degli uccelli e degli uomini, servendo di giocattolo ai ragazzi.Le foci del Nilo sono animate da un grande numero di pesci di mare, che vanno in fregola nell'acqua dolce e di pesci d'acqua dolce, che vanno a depositare i loro avannotti in alto mare.Della caccia.Le migrazioni in genere degli uccelli hanno due caratteristiche comuni a tutti i volatili:1º Di seguire sempre la linea più diretta.2º Di percorrere lo spazio con una rapidità meravigliosa.Tanto all'isola di Helgoland nel mare del Nord, che è la principale fermata degli uccelli di passaggio dei paesi settentrionali, quanto in Egitto, dove la maggior parte di essi si recano a svernare, vennero fatte numerose osservazioni, le quali hanno concesso di stabilire confronti curiosi.Gli uccelli migratori a volo rapido, come sarebbero i pettirossi, le rondini, le tortorelle, i beccafichi, ed anche le quaglie, percorrono lo spazio con una velocità media dai 50 ai 60 chilometri all'ora, velocità questa che corrisponde ad un dipresso a quella dei piccioni corrieri.In generale gli uccelli quando migrano viaggiano di notte, partendo poco dopo il tramonto del sole e fermandosi all'alba, od anche qualche ora dopo, nella località che loro meglio talenta.L'arrivare di buon mattino od a giorno già fatto dipende dall'ora della partenza, dalla maggiore o minore rapidità di volo dell'uccello e dalle condizioni più o meno favorevoli dell'atmosfera.È da notarsi che anche i giovani volatili, di sei od otto settimane di età, partecipano a questi lunghi percorsi.Della caccia in Egitto.L'Egitto è per i seguaci di Nembrod il paese per eccellenza, un paese di dolci sorprese e di amare delusioni. Rara è la selvaggina propria del paese: pernici del deserto con piume gialle macchiate di nero, difficili e faticose a cacciare, quasi immangiabili; qualche rara gazzella nel deserto, che separa il Cairo da Port-Said e specialmente verso Tel-el Kebir, poche lepri in questi stessi paraggi, o nella oasi del Fayoum, piccole piccole, di gusto mediocre, in rapporto ai loro pascoli scarsi e punto profumati; e una quantità di uccelletti minori, tali da non destare la cupidigia del cacciatore.Nel deserto si trova assai sovente lo sciacallo, più di rado la iena. Si parla di tanto in tanto di qualche cignale, ma in realtà si può dire di esso come dell'araba fenice, perchè non se ne vide più da tempo un esemplare. Sembra che una volta ve ne fossero in quantità fenomenale, ma in causa dei guasti che producevano ai raccolti, fu organizzata contro di loro una vera crociata. Il vicerè Mohammed-Alì mise sotto le armi le sue truppe per questa guerra di nuovo genere, e la razza venne interamente distrutta. Ecco ciò che offre di per sè stesso il paese.In questo stato di cose il cacciatore, in Egitto, è costrettoa concentrare tutte le sue speranze sulla selvaggina di passaggio e si comprende facilmente come questa risorsa sia aleatoria. Venti contrari, persistenza dei calori estivi, che qualche volta si protraggono sino alla fine di novembre, più o meno abbondanti piene del Nilo e conseguenti inondazioni possono del tutto turbare l'ordine abituale nel passaggio della selvaggina.Nelle condizioni normali in Egitto la caccia può dividersi in tre periodi assai distinti: l'epoca delle quaglie e tortorelle, quella dei beccacini e quella delle anitre. Le quaglie e le tortorelle si cacciano in settembre lungo tutta la spiaggia, mentre di rado se ne trovano nell'interno, che essendo tutto allagato non può offrir loro di che nutrirsi. Provenienti dal Nord, appena arrivate, filano, dopo un breve riposo, direttamente verso l'alto Egitto, ove covano, per discenderne verso il marzo, ai primi forti calori, ritornando al Nord. In questa stagione appunto si trovano di preferenza nel medio Egitto e talvolta in numero eccezionale.Per la caccia alle quaglie il cane non è molto impiegato, perchè la caccia avendo luogo in settembre e sulla spiaggia all'arrivo delle quaglie, esso non riesce di necessità assoluta, e non resisterebbe a lungo sulla sabbia e coi calori di quella stagione.In marzo poi ed aprile poco servirebbe nei campi di grano o di trifoglio già alti. Di preferenza si adoprano i Beduini, che fanno una vera battuta e sono abilissimi a rintracciare gli animali uccisi.In generale ogni cacciatore ne conduce seco due o tre, e si può immaginare con quanta soddisfazione del povero agricoltore, che vede precipitarsi sulle sue messi, già prossime a maturità, una vera valanga umana.Fortunatamente il Fellah (contadino) è assai paziente, e se tollera a malincuore di vedere spesso rovinato il frutto delle sue fatiche, stenta a ribellarsi apertamente.Ciò non ostante qualche rissa ha luogo di quando in quando, anche con esito funesto. Così, or non sono molti anni, un medico del Cairo venuto a questione che degenerò poi in lotta, con due contadini, rimase ferito, nella colluttazione, dal proprio fucile, ed in seguito a tale ferita l'indomani moriva.Poco tempo dopo due ufficiali inglesi dell'armata di occupazione, cacciando essi pure le quaglie, uccisero inavvertentemente un fellah e ne ferirono un altro. Non lo avessero mai fatto! Tutta la popolazione del prossimo villaggio, uomini e donne, si precipitarono in un istante sopra di essi, che non trovarono altro di meglio, che ritirarsi combattendo. Raggiunti, furono legati, insultati, percossi ed ebbero a subire un lungo martirio, fino a che la polizia non giunse a sottrarli alla furia del popolo oltremodo eccitato, specialmente le donne.È però indiscutibile che la caccia alle quaglie richiede la più grande attenzione da parte del cacciatore.Il fellah ha l'abitudine di passare nei campi tutta la giornata insieme alle donne, ai bambini ed alle sue bestie, sia per far pascolare queste ultime, sia per sorvegliare le sue messi; di modo che accade assai sovente di non trovare una direzione di tiro libero in qualunque senso ci si rivolga. Ma il pericolo più grave sta nel fatto che i contadini, specialmente le donne ed i ragazzi, un po' per la torpidezza orientale, un po' per ripararsi dal caldo, stanno sdraiati per terra tra il grano ed il trifoglio, sicchè il cacciatore novizio, o poco prudente può credere, nulla vedendo, di avere piena libertà di azione.Una quaglia si leva ed al rumore che fa è cosa facile che una donna od un ragazzo alzi la testa: il colpo parte..... ed ecco come può accadere una sventura. In questo caso non vi è che un mezzo solo per salvare la situazione. Il supremo e sempiterno riparatore di tutti i mali... il danaro! Non sempre però esso produce l'effetto desiderato, sia per la natura delle persone colle quali si ha da trattare, sia per la difficoltà che offre alle trattative la poca pratica della lingua del paese. Da qualche anno lo spirito commerciale ha dato ampio sviluppo alla caccia alle quaglie per mezzo delle reti. E questo sistema è quasi esclusivamente esercitato dagli indigeni, che finirà col determinare, ove non si metta riparo, una diminuzione notevole di questa specie di animali.Infatti, ogni anno se ne esportano da Alessandria, la più parte per Marsiglia, per irradiarsi sui vari mercati di Francia ed Inghilterra, circa un milione di capi in media, non essendo costante la quantità dei volatili di passo.La tortorella si caccia al passo, appostandosi il cacciatore a qualche albero isolato, od a qualche viale, o nascondendosi dietro ad un cespuglio. Questa caccia è però assai incerta e spesso si succedono anni di massima scarsità.Il beccaccino comincia a fare la sua apparizione verso i primi giorni di settembre e se ne trovano in quantità durante tutto l'inverno, perchè non è l'acqua che manchi in Egitto, non proveniente dalle pioggie, ma bensì dalle infiltrazioni del Nilo. Quest'acqua, ritirandosi poco a poco, lascia dei terreni, ove il beccaccino trova facilmente un pascolo abbondante. Le località in cui si trovano in numero più rilevante sono presso i laghi di Menzaleh e di Mariout; dopo queste, i campi coltivati a cotone.Un buon tiratore può colpirne 150 e più per giorno. È però una caccia superlativamente faticosa per la natura del terreno smosso ed appicicaticcio, sul quale si rischia ad ogni istante di scivolare, o di affondare sino al disopra delle anche. Il beccaccino dorato è comunissimo.Ai primi di settembre, cioè al tempo delle prime inondazioni del medio e basso Egitto, si ha un passaggio, qualche volta abbondante, di pivieri e di curli grossi e piccoli: dura però pochi giorni; questi animali non si fermano nel paese.Le anitre (e sotto questo nome si designano tutti gli animali di becco schiacciato) si trovano innumerevoli nei laghi di Menzaleh e di Mariout, nelle Bircket, specie di avallamenti inondati dalle infiltrazioni del Nilo e nel Nilo stesso.Le oche, le rosse comprese, nei mesi di dicembre e gennaio si trovano a stormi di migliaia nella notte ed alla mattina nelle grandi pianure inabitate; nelle ore calde del giorno preferiscono restare alle sponde delle isole arenarie del Nilo.È curioso un genere di caccia che si fa a tutta questa selvaggina lungo i canali rimasti a secco o quasi, e che sono ripieni di una discreta vegetazione di piante palustri. Due arabi strascicano nel fondo del canale attaccata ad una corda, i cui estremi vanno a finire ai due argini, una scatola di latta (abitualmente scatole da petrolio ripiene di sassi o di pezzi di ferro), mentre sopra i due argini i cacciatori camminano, precedendo i due arabi, tirano sugli animali, che fuggono spaventati dal rumore prodotto dalla scatola.Oltre questi generi di selvaggina, che possiamo considerare come i più importanti, il cacciatore, che non disdegna la piccola preda, troverà ancora altre risorse di soddisfacimento alla sua passione.Una caccia divertente assai è quella della sirena, per quanto essa sia poco apprezzata dai buongustai. Vi sono due specie di sirene, quella del medio e quella dell'alto Egitto; quest'ultima si comincia a trovare all'altezza di Minieh. La sirena è un animale grosso circa come un tordiello, rivestito di bellissime piume gialle, azzurre e verdi.Si trova in marzo, ma più ancora in agosto. Durante i calori del giorno sta nascosta nei campi del grano e del cotone, secondo la stagione, ma di buon mattino e verso sera si libra per l'aria in larghi giri con un canto tutto speciale, che la fa sentire anche prima che si veda. Questo canto è difficile a definire, ma se a qualche suono può compararsi, sembrami possa ricordare quello di una piccola ocarina udita a distanza.La sirena dell'alto Egitto è più piccola, ma più smagliante di colori, ed ha questo di speciale che porta ad uno dei lati della coda una lunga penna nera ripiegata ad arco con cavità in fuori.In agosto comincia l'epoca dei beccafichi, più o meno grossi, che a milioni si riversano sull'Egitto. Questa caccia è puramente di competenza dei cacciatori di mestiere, che la esercitano mediante il vischio: in genere sono cacciatori indigeni.È originale il metodo che adoperano per spennarli e che è realmente l'unico pratico, data l'enorme quantità che ne prendono giornalmente. Dopo averli inumiditi, li sotterrano nella sabbia del deserto che, a quell'epoca, è quasi infuocata; dopo un'ora li ritirano affatto spennati.Il beccafico è buono e delicato, ma bisogna avere la precauzione di togliergli lo stomaco, altrimenti prende un gusto amaro sgradevole.Il mese di settembre può dirsi il migliore per il cacciatore buongustaio. Oltre che dell'ortolano, del codibianco ed altri uccelletti di becco fino comincia, ai primi di questo mese, il passa dei ciarlotti o piccole lodolette, che vanno a stormi talvolta di parecchie migliaia.La caccia di questi uccelletti si esercita colle reti e col fucile. In una buona giornata di passo si può, colle prime, prenderne al di là del migliaio, col fucile se ne possono colpire 500 o 600 specialmente in un terreno piano ed unito. Si tira abitualmente il primo colpo per terra, il secondo appena si alzano aggruppati, e non è raro il vederne cadere fino a 30 o 40 in un colpo. La lodoletta in questa stagione è grassa e profumata, e vale tanto da non temere il paragone dell'ortolano.In novembre arrivano le batticode (ballerine) riservate unicamente alle reti. Verso la fine di questo mese si comincia a vedere qualche lodola grassa; poco a poco vanno aumentando, e verso il 15 il passo è nel suo pieno. Essa pure si caccia colle reti e col fucile; non occorre nè lo specchietto, nè la civetta, il solo fischio, se bene modulato, ha la proprietà di attirarla. Per il cacciatore che ama dimostrare la propria abilità, è una delle caccie più divertenti, poichè bisogna cacciarle una ad una ed alla levata, il che non è nè facile nè comodo.I così detti uccelli di canto sono assai rari in Egitto: più facilmente si trovano il cardellino ed il montanello.La beccaccia è una vera rarità e si può dire che le pochissime che vengono uccise di tanto in tanto sieno state sbalestrate sulla terra dei Faraoni da qualche burrasca, che le fece deviare dal cammino che avrebbero voluto seguire. Ilmerlo è altrettanto raro che la beccaccia. In certi anni di freddo esagerato in Europa si trovano dei tordi in qualche giardino, ma in numero quasi insignificante e ciò si spiega facilmente in ragione della assoluta deficienza di pascolo adatto per loro.Oltre tutte queste specie summentovate si trovano abbondantemente in Egitto falchi grossi e piccoli, ibis (bianchi specialmente) tife, martin pescatori brillanti e di variati colori, storni, tortorelle fermiccie, castellaccie, nei padulini, sterzagnole, alcuni inseparabili e passeri in grande quantità. Però di tutte queste varietà, sia per il loro nessun valore, sia per la loro esiguità, il buon cacciatore, non si cura affatto, ma guarda e passa, con loro grande soddisfazione.Riassumendo, si può dire che l'Egitto, come paese di caccia propria, è assai limitato. Non potendosi cacciare che selvaggina di passo, troppe sono le ragioni e assai frequenti perchè la caccia sia scarsa e meschina.Che diremo poi del quadro che tanto concorre a rendere piacevole questo genere disport?Non una montagna verdeggiante che riposi lo sguardo all'orizzonte, non un villaggio pittoresco, che dia al paesaggio il più piccolo rilievo, non una foresta per riposarsi dai raggi infuocati del sole, non un ruscelletto fresco presso cui assidersi a rinfrescare la fronte, a dissetare le labbra. Una pianura immensa interrotta di tanto in tanto da gruppi di tane fabbricate con materie organiche e fango e che chiamansi villaggi; dei canali di acqua torbida e malsana quando se ne trova; qualche gruppo di palme; branchi di noiosi ragazzi, che si affollano con insistenza intorno al cacciatore per chiedere ilbaschich(regalo) e dei quali torna difficile lo sbarazzarsi; ecco ciò che offre all'occhiodel cacciatore la campagna egiziana, se pur non si trovi nei pressi del Cairo, ove può avere almeno la soddisfazione di sapersi contemplato, nelle sue gesta venatorie, dagli ormai diventati sessantun secoli delle famose piramidi. Allo scopo di porre sotto gli occhi del lettore le varie specie di selvaggina in Egitto, le diverse stagioni in cui si effettua la caccia, nonchè le località prescelte da ciascuna specie di animali ho riepilogate in un quadro le seguenti note:Anitre.—Di variatissime specie, si trovano dal dicembre al marzo. Si cacciano dal dicembre al febbraio nei terreni bassi inondati, che formano dei laghi chiamatiBirchet, e lungo il Nilo, particolarmente in marzo.Beccaccini.—Abbondano in ogni loro specie e si distinguono in reali, sordi, dorati, pantane ecc. Si cacciano dal novembre al febbraio.Oche.—Ve ne sono di due specie: l'oca grigia che è di passo e l'oca rossa. La prima si caccia lungo il Nilo e nei campi coltivati a fave, di cui è ghiottissima e che devasta; l'oca rossa, detta anche egiziana, si trova pure lungo il Nilo, ma sopratutto nelle birchet, lungo il deserto. Esse nidificano in Egitto.Pellicani.—Sotto la denominazione di animali acquatici sono compresi i pellicani, le cicogne, gli aironi, i gabbianelli (detti piccioni di mare), i pivieri, i chiurli, le spatole. Sono di passaggio in Egitto dal dicembre al febbraio. I soli pellicani si riscontrano a grandi frotte, mentre gli altri acquatici si trovano qua e là sparsi, forse perchè si fermano per minor tempo in Egitto. Si cacciano lungo il Nilo e specialmente nei terreni inondati da forti alluvioni.Fenicotteri(Fiamminghi).—Sono di famiglia diversa dai trampolieri. Si trovano in grandi masse verso Damietta e Rosetta, nei laghi Brullos e Menzalleh. Si cacciano dal dicembre al febbraio.Totani.—Chiamati in Egitto bisciò; di varia specie, il reale, il chiù-chiù ed il piccolo. Essi si trovano in gran quantità dai novembre al febbraio nei laghi e nei terreni inondati.Pantana.—Questo totano, il più stimato di tutti, è più raro; ma nei medesimi mesi è facile trovarlo nei cotoni ed in altri terreni inondati, ove vi siano alti arbusti, come il cespo del cotone ed il spano turco.Martin-pescatore.—Negli stessi mesi se ne trovano di due specie; una, il martin-pescatore screziato di bianco e nero; l'altra specie più piccola, detta uccello di S. Maria, di colori bellissimi e smaglianti.La pavoncella(il vanneau dei Francesi).—Si caccia dal dicembre al febbraio nei campi non inondati. Non è facile avvicinarlo, tranne che con astuzia.Rigogolo(volgarmente detto gialletto).—Si caccia nei giardini in marzo ed aprile e quindi in agosto e settembre.Verdona(jais dei francesi).—Si caccia nei mesi di agosto e di settembre.Bubbola(galletto bosco).—Si trova quasi in tutto l'anno, ma il passo è nel marzo.Beccaccia.—Rara in Egitto. Si trova durante gli inverni più rigidi dell'Europa nei giardini e negli orti dei dintorni del Cairo e di Alessandria. Alcune beccaccie si trovano, loro malgrado, in Egitto, perchè, come già si disse precedentemente, vennero sbalestrate da qualche burrasca, che le fece deviare dalla strada che avrebbero voluto seguire.Tordi e merli.—Si riscontrano in piccola quantità per inadatta pastura. In alcuni inverni il tordo è più numeroso, emigrando da regioni favorite pel troppo rigore di temperatura.Grattajone(famiglia delle gabbule).—Chiamasi comunemente in Egittosirena. Si trova in grande quantità ed il passo si effettua in marzo ed agosto.Quaglie.—È questa una delle caccie più ricche dell'Egitto. La quaglia scende la valle del Nilo in febbraio per emigrare verso il maggio dalla costa in Europa, dove ritorna in settembre. La gran caccia si effettua qui in marzo ed aprile. Nel mese di settembre, al suo ritorno dall'Europa, si caccia solo sulla spiaggia del mare tra Alessandria e Port-Said.Pernice.—Rara la pernice di passo; mentre, come abbiamo già detto, si riscontra una pernice indigena più piccola e grigia, la pernice del deserto, che si caccia quando si avvicina al Nilo per abbeverarsi. È molto selvatica, si posa in compagnie negl'isolotti di sabbia che si formano nel Nilo ad acque basse ed è oltremodo difficile l'avvicinarle se non si impiega l'astuzia.Piccione torrajolo.—Quest'uccello è qui in quantità. Nidifica in colombaie, che gli indigeni gli preparano nei villaggi, per raccoglierne il guano ed incrociarli coi piccioni casalinghi. Si pascola liberamente nei campi e se ne fanno delle cacciate bellissime in tutte le stagioni.Colombaccio.—Di quest'animale raramente vi è il passaggio. Posa sui grandi alberi e s'incontra qualche volta in marzo od in settembre e ottobre.Tortora.—Havvi la tortora rossastra, indigena, poco ricercata dai cacciatori, e si trova in tutto l'anno intorno agli abitati ed in gran numero anche in Cairo stesso. Nidifica sui grandi alberi dei giardini. La tortora di passaggio grigio-perla, con screziature biancastre sotto le ali e sotto la coda, è molto ricercata dai cacciatori. È di passaggio in aprile e maggio ed al suo ritorno dall'Europa in settembre e ottobre.Allodola dal ciuffoeallodola dei campi.—La prima è stazionaria, la seconda è di passo a grandi stormi dal marzo all'aprile e dal novembre al gennaio.Passeri,ballerine,cutrettole,pispole,beccafichi.—I primi vi sono in tutto l'anno; gli altri alla loro stagione ed in abbondanza. Il beccafico si trova più facilmente nei dintorni di Alessandria.Ibis.—In questi ultimi tempi diventò rarissimo.Guarda-bovi.—In grande quantità dal novembre al febbraio. Non è uccello stimato dal cacciatore.Stornello.—Vi sono passi più o meno importanti negli stessi mesi dei guarda-bovi. Come selvaggina è tenuto in poco conto.Aquila,avoltoio,falchi di diversa specie,corvi neri,cornacchie,sparvieri,civette di tutte le specie.—Sono animali questi che secondo le varie località s'incontrano più o meno frequentemente. Fra le civette va pure compreso il succhia-capre, così detto, perchè di nottetempo, avendone l'opportunità, succhia il latte alle capre ed anche alle vacche.Lepri,cignali,gazzelle.—I due primi si cacciano nelFayoum (a tre ore di ferrovia dal Cairo) le gazzelle nel deserto tra Ismaïlia e Suez.Iene,lupi,volpi,sciacalli,topi di Faraone(Farioni).—Si riscontrano in copia lungo la catena del Mokatan e nei deserti, eccezione fatta del Farione, che sta nei campi. Così pure nei campi si trova qualche rarissima volta il mangia-formiche.Sono anche rari il Gatto-pardo, una specie di linee ed il gatto selvatico, che è qui conosciuto sotto il nome diLeonino.Statistica ricavata dai registri della Dogana in Alessandria del quantitativo di quaglie vive che annualmente vengono esportate dall'Egitto e dirette per la massima parte a Marsiglia, con destinazione ai vari mercati di Francia ed Inghilterra.Dal 1884 al 1894.AnnoNumerodi quaglie viveesportateAnnoNumerodi quaglie viveesportate188447690018907658001885296700189111206001886272800189211602001887550900189311815001888123580018949241001889903210N.B.—Da qualche tempo in qua una parte delle quaglie vive esportate sono dirette in Italia.Caccia al Coccodrillo sull'alto Nilo.Nel discorrere della Fauna in Egitto si è accennato comei coccodrilli, che un tempo si trovavano alle porte del Cairo, ora, per l'aumentata navigazione a vapore sul Nilo che scuote le acque in ogni senso, e per il frequente uso delle armi da fuoco, si vanno ritirando sempre più nella parte superiore del fiume. Presentemente non è possibile vedere un coccodrillo nel fiume se non dopo la prima Cateratta (Assouan).Credo non sarà discaro al lettore il conoscere uno dei sistemi di caccia al coccodrillo, caccia che presenta caratteri veramente originali e curiosi.Frequentemente la caccia al coccodrillo viene fatta da due arditi indigeni (Soudanesi).Essi, conoscendo le abitudini dell'animale, che d'ordinario vive isolato, sanno in quale punto della riva del fiume ed in quali ore è solito uscire dalle acque per procacciarsi alimenti omogenei e adatti al suo gusto.A poca distanza dal punto accennato (per lo più a 100 metri) i due indigeni fanno prima due buche nel terreno a 10 metri l'una dall'altra scaglionate, e di una tale profondità da contenere l'uomo in piedi sino all'altezza del collo. Si provvedono di arbuscelli e di foglie, perchè ciascuno, appena entrato nella buca, possa occultare il proprio capo allo sguardo del coccodrillo, in modo da vederlo e non essere da lui veduto.Uno di essi è armato di solido bastone alto in modo da poterlo introdurre verticale nelle fauci dell'animale quando le tiene spalancate.Questo bastone (legno ferro) termina alle sue estremità a forma di bidente ed ha al suo centro fortemente assicurato un capo di corda metallica attortigliata, di cui l'altro capo sta nelle mani dell'altro indigeno.Il coccodrillo, senza alcun sospetto, abbandona l'acqua e viene a terra, ove immediatamente sente l'odore della carne, che gli viene nella direzione dei due cespugli.Quando il coccodrillo nell'avvicinarsi lentamente e fiutando la traccia della preda si trova a poca distanza dal nascondiglio umano, l'indigeno armato del bidente esce fuori risolutamente dalla tana e si presenta davanti all'animale, il quale dà manifesti segni di contentezza per il buon pasto che sta davanti ai suoi occhi. A questo punto l'indigeno eseguisce la stessa manovra dei Toreadores, spiccando salti ora a destra ora a sinistra dell'animale, il quale, per la sua struttura, non può girarsi con pari rapidità e così l'uomo non corre pericolo di essere dal mostro divorato.Ma questa manovra irrita l'animale al più alto grado, lo impazienta, e dà indizio della sua alta collera per gli occhi iniettati di sangue e per l'abbondante schiuma, che esce dalle sue fauci.Al momento opportuno, quando stanco e sdegnato apre a dismisura la sua bocca, l'indigeno risolutamente infigge in quella enorme cavità il bidente in senso verticale e si ritira.Da quell'istante comincia l'azione del compagno, che non si è ancora mosso dalla sua buca e che dando strapponi colla corda di ferro, che tiene fra le mani fa penetrare il bidente profondamente sopra e sotto nella bocca dell'animale, producendogli larghe ferite interne, dalle quali esce copiosissimo il sangue.Da questo istante comincia la lenta agonia dell'animale, che muore dissanguato, agonia che dura talvolta sino a 24 ore.Questo genere di caccia spiega il motivo pel quale quasi tutti i coccodrilli, che si vendono imbalsamati o per dirmeglio impagliati, hanno un buco alla parte superiore della testa. Questo foro è prodotto dalle punte del bidente, quando scosso dalla corda di ferro, penetra nella cavità dell'animale.Della Pesca.La pesca in Egitto è molto produttiva.Le più importanti località per la pesca sono quelle del lago Menzaleh nelle vicinanze di Alessandria.Questo lago è eccessivamente ricco di pesci, ed un'amministrazione speciale regola e sorveglia le esportazioni dai vari siti di pesca, dandole in affitto a privati.I pesci vengono salati e disseccati, abbandonandoli al commercio sotto il nome di Fessikh; ma le uova di questi pesci si vendono a parte, sotto il nome di bottarica.I diritti prelevati dal governo sui prodotti della pesca ascendono a 85 mila lire egiziane pari a lire italiane 2210000 delle quali oltre due terzi vengono ricavati dal solo lago di Menzaleh.VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta dello stesso nome

DELLA FLORA E DELLA FAUNA, DELLA CACCIA E DELLA PESCA

Della Flora.

La valle del Nilo, sorta in gran parte dal seno delle acque, e che in ogni anno viene inondata, non può nutrire che un numero limitato di vegetali.

Il sicomoro e varie qualità di acacie e di mimose hanno mezzo di prosperare. Il melagrano, il tamarindi, l'albicocco, il fico, ornavano i giardini degli antichi Egizi; e la presenza del pesco sui monumenti della XII Dinastia ci attesta, che Diodoro commise un errore nell'attribuire al Persiano Cambise il merito di avere pel primo introdotto in Egitto quest'albero. Due specie di palmizi sorgono quasi senza coltura; ma nessuna delle nostre grandi piante di Europa si è potuta acclimare in quella parte della vallata più specialmente conosciuta dagli antichi.

Al contrario le piante acquatiche si sviluppano con una ricchezza di vegetazione straordinaria e danno alla regione un aspetto caratteristico. Esse non si trovano, in generale, lungo gli argini, dove la profondità dell'acqua e la forza della corrente non concederebbe loro di crescere in pace; ma i canali, gli stagni e le paludi, che l'inondazione lascia dietro di sè, ne sono del tutto ingombri.

Due specie sopratutto, il papiro ed il loto, sono conosciute in Europa in causa del posto che occupano nella storia della religione e della letteratura sacra e profana dell'Egitto.

Il papiro si compiaceva di starsene nelle pigre acque del Delta e diventò il mistico emblema di quella regione; il loto per contro venne scelto quale simbolo della Tebaide.

Gli antichi comprendevano sotto il nome di loto tre specie diverse di ninfee. Due di esse, il loto bianco ed il loto azzurro, portano frutti simili, nella forma, al papavero; i loro calici racchiudono piccoli grani della dimensione di quelli del miglio. La terza specie, la ninfea rosa, è molto esattamente descritta da Erodoto. Essa produce un frutto sopra uno stelo che non è quello del fiore e viene fuori dalla radice stessa.

Questo frutto è somigliante nella forma al pane di cera delle api od alla bocchetta di un innaffiatoio. Nella sua parte superiore vi sono venti o trenta celle contenenti un grano della grossezza di un nocciolo di olivo ed è buono a mangiarsi, tanto fresco quanto disseccato. È appunto questo nocciolo che gli antichi chiamavano fava di Egitto. Egualmente, aggiunge Erodoto, si raccolgono ogni anno i prodotti del papiro.

Dopo averlo schiantato dalle paludi, si tronca la parte superiore del papiro, ed il rimanente riesce a un dipresso della lunghezza di un braccio.

Serve di nutrimento e si vende sulle pubbliche strade; tuttavia i buongustai non lo mangiano che dopo averlo fatto cuocere nel forno. Questo pane di fiordaliso era una ghiottoneria ricercata e ad un tempo appariva sempre sulle tavole reali.

Ma checchè ne dica lo storico Erodoto, il nutrimento abituale del popolo sono il grano e le diverse specie di cereali,il frumento, l'orzo, il sorgo, l'olivo e la zèa (una specie di meliga), che l'Egitto solo produce in abbondanza. La vesca, il lupino, la fava, il pisello, la lenticchia e molte specie del ricino venivano spontaneamente nei campi; i vigneti prosperavano in alcune località del Delta; l'olivo, assai raro, non si riscontrava che in determinati punti, ed ignota era ancora in quei tempi la canna di zucchero.

Della Fauna.

Molte specie di animali, che vivono presentemente sulle rive del Nilo, il cavallo, il cammello, la pecora, non apparivano sui monumenti delle più antiche dinastie, e sembra che molti di essi siano stati introdotti molto tempo dopo la fondazione del regno. In cambio gli antichi Egizi possedevano parecchie razze di buoi a lunghe corna, analoghi a quelli di Dòngola sull'alto Nilo; molte varietà di capre e di cani; il cane volpe dal pelo rossiccio, dal naso affilato, dalle orecchie a punta, dalla coda spessa; lo sloughi, ossia grande levriere di Africa dalle orecchie lunghe e dritte; il bassotto; il cane-jena. L'asino, africano di origine, conservò sotto codesto clima favorevole una bellezza di forme ed un vigore che difficilmente possiede il nostro di Europa. A fianco delle specie domestiche i primi emigranti trovarono il lepre a lunghe orecchie; una quantità innumerevole di gazelle, antilopi colle corna foggiate a lira; poi animali più temibili, il gatto selvatico, il lupo, lo sciacallo, la jena a striscie e macolata, il leopardo, il ghepardo, che combattuti ad oltranza furono finalmente cacciati verso il deserto.

Due mostri anfibî, il coccodrillo e l'ippopotamo vivevano sullesponde del Nilo e rendevano l'accesso al fiume pericoloso per gli uomini e per gli animali.

Gli ippopotami, numerosi assai sotto i primi re, diminuirono notevolmente, mercè l'insistente caccia data loro, talchè furono costretti a ritirarsi nelle paludi delle regioni equatoriali. Alcuni individui della loro specie esistevano ancora in Egitto verso la metà del tredicesimo secolo dell'era volgare.

Il coccodrillo, adorato e protetto in alcune regioni, esecrato ed inseguito in certe altre, si è conservato sino ai giorni nostri. Ma a chi rimonta il Nilo non è dato di vedere coccodrilli prima di avere oltrepassato Assouan (1ª Cateratta) poichè essi continuamente disturbati dalle armi da fuoco e dall'agitazione prodotta dai numerosi battelli a vapore vanno sempre indietreggiando verso il Sud.

L'Egitto possiede una grande quantità di uccelli; l'aquila, lo sparviero, il falco, l'avoltoio dal capo calvo, la gazza, il piccione, la tortora, la rondine, la pernice ed il passero.

Gli ibis bianchi e neri, i pellicani, il cormorano, l'oca, l'anitra riempiono le paludi e coprono le acque del fiume delle loro infinite varietà. L'oca e l'anitra addomesticate, sin dai tempi i più remoti, riempivano i cortili dei sudditi del re Mene e sostituivano il pollo ancora sconosciuto.

I vari rami del fiume formicolavano, nel vero senso della parola, di pesci la più parte buoni a mangiarsi: la triglia delle paludi di Pelosa, ingrassata nel loto, il mulo screziato degli stagni artificiali, il muletto ordinario, la tremola, e la gran tartaruga d'acqua dolce. La natura sembra abbia creato il fatraka in un momento di buon umore. È un lungo pesce coperto di spini, che ha la facoltà di gonfiarsi a suo piacimento; quando è gonfio oltre misura, per il peso del suodorso, si rovescia contro sua volontà; viene trasportato in qua ed in là dall'acqua, avendo tutta l'apparenza di un riccio di terra.

Allorquando succede l'inondazione, le acque nel ritirarsi lo abbandonano nei campi limacciosi, ove diventa preda degli uccelli e degli uomini, servendo di giocattolo ai ragazzi.

Le foci del Nilo sono animate da un grande numero di pesci di mare, che vanno in fregola nell'acqua dolce e di pesci d'acqua dolce, che vanno a depositare i loro avannotti in alto mare.

Della caccia.

Le migrazioni in genere degli uccelli hanno due caratteristiche comuni a tutti i volatili:

1º Di seguire sempre la linea più diretta.

2º Di percorrere lo spazio con una rapidità meravigliosa.

Tanto all'isola di Helgoland nel mare del Nord, che è la principale fermata degli uccelli di passaggio dei paesi settentrionali, quanto in Egitto, dove la maggior parte di essi si recano a svernare, vennero fatte numerose osservazioni, le quali hanno concesso di stabilire confronti curiosi.

Gli uccelli migratori a volo rapido, come sarebbero i pettirossi, le rondini, le tortorelle, i beccafichi, ed anche le quaglie, percorrono lo spazio con una velocità media dai 50 ai 60 chilometri all'ora, velocità questa che corrisponde ad un dipresso a quella dei piccioni corrieri.

In generale gli uccelli quando migrano viaggiano di notte, partendo poco dopo il tramonto del sole e fermandosi all'alba, od anche qualche ora dopo, nella località che loro meglio talenta.

L'arrivare di buon mattino od a giorno già fatto dipende dall'ora della partenza, dalla maggiore o minore rapidità di volo dell'uccello e dalle condizioni più o meno favorevoli dell'atmosfera.

È da notarsi che anche i giovani volatili, di sei od otto settimane di età, partecipano a questi lunghi percorsi.

Della caccia in Egitto.

L'Egitto è per i seguaci di Nembrod il paese per eccellenza, un paese di dolci sorprese e di amare delusioni. Rara è la selvaggina propria del paese: pernici del deserto con piume gialle macchiate di nero, difficili e faticose a cacciare, quasi immangiabili; qualche rara gazzella nel deserto, che separa il Cairo da Port-Said e specialmente verso Tel-el Kebir, poche lepri in questi stessi paraggi, o nella oasi del Fayoum, piccole piccole, di gusto mediocre, in rapporto ai loro pascoli scarsi e punto profumati; e una quantità di uccelletti minori, tali da non destare la cupidigia del cacciatore.

Nel deserto si trova assai sovente lo sciacallo, più di rado la iena. Si parla di tanto in tanto di qualche cignale, ma in realtà si può dire di esso come dell'araba fenice, perchè non se ne vide più da tempo un esemplare. Sembra che una volta ve ne fossero in quantità fenomenale, ma in causa dei guasti che producevano ai raccolti, fu organizzata contro di loro una vera crociata. Il vicerè Mohammed-Alì mise sotto le armi le sue truppe per questa guerra di nuovo genere, e la razza venne interamente distrutta. Ecco ciò che offre di per sè stesso il paese.

In questo stato di cose il cacciatore, in Egitto, è costrettoa concentrare tutte le sue speranze sulla selvaggina di passaggio e si comprende facilmente come questa risorsa sia aleatoria. Venti contrari, persistenza dei calori estivi, che qualche volta si protraggono sino alla fine di novembre, più o meno abbondanti piene del Nilo e conseguenti inondazioni possono del tutto turbare l'ordine abituale nel passaggio della selvaggina.

Nelle condizioni normali in Egitto la caccia può dividersi in tre periodi assai distinti: l'epoca delle quaglie e tortorelle, quella dei beccacini e quella delle anitre. Le quaglie e le tortorelle si cacciano in settembre lungo tutta la spiaggia, mentre di rado se ne trovano nell'interno, che essendo tutto allagato non può offrir loro di che nutrirsi. Provenienti dal Nord, appena arrivate, filano, dopo un breve riposo, direttamente verso l'alto Egitto, ove covano, per discenderne verso il marzo, ai primi forti calori, ritornando al Nord. In questa stagione appunto si trovano di preferenza nel medio Egitto e talvolta in numero eccezionale.

Per la caccia alle quaglie il cane non è molto impiegato, perchè la caccia avendo luogo in settembre e sulla spiaggia all'arrivo delle quaglie, esso non riesce di necessità assoluta, e non resisterebbe a lungo sulla sabbia e coi calori di quella stagione.

In marzo poi ed aprile poco servirebbe nei campi di grano o di trifoglio già alti. Di preferenza si adoprano i Beduini, che fanno una vera battuta e sono abilissimi a rintracciare gli animali uccisi.

In generale ogni cacciatore ne conduce seco due o tre, e si può immaginare con quanta soddisfazione del povero agricoltore, che vede precipitarsi sulle sue messi, già prossime a maturità, una vera valanga umana.

Fortunatamente il Fellah (contadino) è assai paziente, e se tollera a malincuore di vedere spesso rovinato il frutto delle sue fatiche, stenta a ribellarsi apertamente.

Ciò non ostante qualche rissa ha luogo di quando in quando, anche con esito funesto. Così, or non sono molti anni, un medico del Cairo venuto a questione che degenerò poi in lotta, con due contadini, rimase ferito, nella colluttazione, dal proprio fucile, ed in seguito a tale ferita l'indomani moriva.

Poco tempo dopo due ufficiali inglesi dell'armata di occupazione, cacciando essi pure le quaglie, uccisero inavvertentemente un fellah e ne ferirono un altro. Non lo avessero mai fatto! Tutta la popolazione del prossimo villaggio, uomini e donne, si precipitarono in un istante sopra di essi, che non trovarono altro di meglio, che ritirarsi combattendo. Raggiunti, furono legati, insultati, percossi ed ebbero a subire un lungo martirio, fino a che la polizia non giunse a sottrarli alla furia del popolo oltremodo eccitato, specialmente le donne.

È però indiscutibile che la caccia alle quaglie richiede la più grande attenzione da parte del cacciatore.

Il fellah ha l'abitudine di passare nei campi tutta la giornata insieme alle donne, ai bambini ed alle sue bestie, sia per far pascolare queste ultime, sia per sorvegliare le sue messi; di modo che accade assai sovente di non trovare una direzione di tiro libero in qualunque senso ci si rivolga. Ma il pericolo più grave sta nel fatto che i contadini, specialmente le donne ed i ragazzi, un po' per la torpidezza orientale, un po' per ripararsi dal caldo, stanno sdraiati per terra tra il grano ed il trifoglio, sicchè il cacciatore novizio, o poco prudente può credere, nulla vedendo, di avere piena libertà di azione.

Una quaglia si leva ed al rumore che fa è cosa facile che una donna od un ragazzo alzi la testa: il colpo parte..... ed ecco come può accadere una sventura. In questo caso non vi è che un mezzo solo per salvare la situazione. Il supremo e sempiterno riparatore di tutti i mali... il danaro! Non sempre però esso produce l'effetto desiderato, sia per la natura delle persone colle quali si ha da trattare, sia per la difficoltà che offre alle trattative la poca pratica della lingua del paese. Da qualche anno lo spirito commerciale ha dato ampio sviluppo alla caccia alle quaglie per mezzo delle reti. E questo sistema è quasi esclusivamente esercitato dagli indigeni, che finirà col determinare, ove non si metta riparo, una diminuzione notevole di questa specie di animali.

Infatti, ogni anno se ne esportano da Alessandria, la più parte per Marsiglia, per irradiarsi sui vari mercati di Francia ed Inghilterra, circa un milione di capi in media, non essendo costante la quantità dei volatili di passo.

La tortorella si caccia al passo, appostandosi il cacciatore a qualche albero isolato, od a qualche viale, o nascondendosi dietro ad un cespuglio. Questa caccia è però assai incerta e spesso si succedono anni di massima scarsità.

Il beccaccino comincia a fare la sua apparizione verso i primi giorni di settembre e se ne trovano in quantità durante tutto l'inverno, perchè non è l'acqua che manchi in Egitto, non proveniente dalle pioggie, ma bensì dalle infiltrazioni del Nilo. Quest'acqua, ritirandosi poco a poco, lascia dei terreni, ove il beccaccino trova facilmente un pascolo abbondante. Le località in cui si trovano in numero più rilevante sono presso i laghi di Menzaleh e di Mariout; dopo queste, i campi coltivati a cotone.

Un buon tiratore può colpirne 150 e più per giorno. È però una caccia superlativamente faticosa per la natura del terreno smosso ed appicicaticcio, sul quale si rischia ad ogni istante di scivolare, o di affondare sino al disopra delle anche. Il beccaccino dorato è comunissimo.

Ai primi di settembre, cioè al tempo delle prime inondazioni del medio e basso Egitto, si ha un passaggio, qualche volta abbondante, di pivieri e di curli grossi e piccoli: dura però pochi giorni; questi animali non si fermano nel paese.

Le anitre (e sotto questo nome si designano tutti gli animali di becco schiacciato) si trovano innumerevoli nei laghi di Menzaleh e di Mariout, nelle Bircket, specie di avallamenti inondati dalle infiltrazioni del Nilo e nel Nilo stesso.

Le oche, le rosse comprese, nei mesi di dicembre e gennaio si trovano a stormi di migliaia nella notte ed alla mattina nelle grandi pianure inabitate; nelle ore calde del giorno preferiscono restare alle sponde delle isole arenarie del Nilo.

È curioso un genere di caccia che si fa a tutta questa selvaggina lungo i canali rimasti a secco o quasi, e che sono ripieni di una discreta vegetazione di piante palustri. Due arabi strascicano nel fondo del canale attaccata ad una corda, i cui estremi vanno a finire ai due argini, una scatola di latta (abitualmente scatole da petrolio ripiene di sassi o di pezzi di ferro), mentre sopra i due argini i cacciatori camminano, precedendo i due arabi, tirano sugli animali, che fuggono spaventati dal rumore prodotto dalla scatola.

Oltre questi generi di selvaggina, che possiamo considerare come i più importanti, il cacciatore, che non disdegna la piccola preda, troverà ancora altre risorse di soddisfacimento alla sua passione.

Una caccia divertente assai è quella della sirena, per quanto essa sia poco apprezzata dai buongustai. Vi sono due specie di sirene, quella del medio e quella dell'alto Egitto; quest'ultima si comincia a trovare all'altezza di Minieh. La sirena è un animale grosso circa come un tordiello, rivestito di bellissime piume gialle, azzurre e verdi.

Si trova in marzo, ma più ancora in agosto. Durante i calori del giorno sta nascosta nei campi del grano e del cotone, secondo la stagione, ma di buon mattino e verso sera si libra per l'aria in larghi giri con un canto tutto speciale, che la fa sentire anche prima che si veda. Questo canto è difficile a definire, ma se a qualche suono può compararsi, sembrami possa ricordare quello di una piccola ocarina udita a distanza.

La sirena dell'alto Egitto è più piccola, ma più smagliante di colori, ed ha questo di speciale che porta ad uno dei lati della coda una lunga penna nera ripiegata ad arco con cavità in fuori.

In agosto comincia l'epoca dei beccafichi, più o meno grossi, che a milioni si riversano sull'Egitto. Questa caccia è puramente di competenza dei cacciatori di mestiere, che la esercitano mediante il vischio: in genere sono cacciatori indigeni.

È originale il metodo che adoperano per spennarli e che è realmente l'unico pratico, data l'enorme quantità che ne prendono giornalmente. Dopo averli inumiditi, li sotterrano nella sabbia del deserto che, a quell'epoca, è quasi infuocata; dopo un'ora li ritirano affatto spennati.

Il beccafico è buono e delicato, ma bisogna avere la precauzione di togliergli lo stomaco, altrimenti prende un gusto amaro sgradevole.

Il mese di settembre può dirsi il migliore per il cacciatore buongustaio. Oltre che dell'ortolano, del codibianco ed altri uccelletti di becco fino comincia, ai primi di questo mese, il passa dei ciarlotti o piccole lodolette, che vanno a stormi talvolta di parecchie migliaia.

La caccia di questi uccelletti si esercita colle reti e col fucile. In una buona giornata di passo si può, colle prime, prenderne al di là del migliaio, col fucile se ne possono colpire 500 o 600 specialmente in un terreno piano ed unito. Si tira abitualmente il primo colpo per terra, il secondo appena si alzano aggruppati, e non è raro il vederne cadere fino a 30 o 40 in un colpo. La lodoletta in questa stagione è grassa e profumata, e vale tanto da non temere il paragone dell'ortolano.

In novembre arrivano le batticode (ballerine) riservate unicamente alle reti. Verso la fine di questo mese si comincia a vedere qualche lodola grassa; poco a poco vanno aumentando, e verso il 15 il passo è nel suo pieno. Essa pure si caccia colle reti e col fucile; non occorre nè lo specchietto, nè la civetta, il solo fischio, se bene modulato, ha la proprietà di attirarla. Per il cacciatore che ama dimostrare la propria abilità, è una delle caccie più divertenti, poichè bisogna cacciarle una ad una ed alla levata, il che non è nè facile nè comodo.

I così detti uccelli di canto sono assai rari in Egitto: più facilmente si trovano il cardellino ed il montanello.

La beccaccia è una vera rarità e si può dire che le pochissime che vengono uccise di tanto in tanto sieno state sbalestrate sulla terra dei Faraoni da qualche burrasca, che le fece deviare dal cammino che avrebbero voluto seguire. Ilmerlo è altrettanto raro che la beccaccia. In certi anni di freddo esagerato in Europa si trovano dei tordi in qualche giardino, ma in numero quasi insignificante e ciò si spiega facilmente in ragione della assoluta deficienza di pascolo adatto per loro.

Oltre tutte queste specie summentovate si trovano abbondantemente in Egitto falchi grossi e piccoli, ibis (bianchi specialmente) tife, martin pescatori brillanti e di variati colori, storni, tortorelle fermiccie, castellaccie, nei padulini, sterzagnole, alcuni inseparabili e passeri in grande quantità. Però di tutte queste varietà, sia per il loro nessun valore, sia per la loro esiguità, il buon cacciatore, non si cura affatto, ma guarda e passa, con loro grande soddisfazione.

Riassumendo, si può dire che l'Egitto, come paese di caccia propria, è assai limitato. Non potendosi cacciare che selvaggina di passo, troppe sono le ragioni e assai frequenti perchè la caccia sia scarsa e meschina.

Che diremo poi del quadro che tanto concorre a rendere piacevole questo genere disport?Non una montagna verdeggiante che riposi lo sguardo all'orizzonte, non un villaggio pittoresco, che dia al paesaggio il più piccolo rilievo, non una foresta per riposarsi dai raggi infuocati del sole, non un ruscelletto fresco presso cui assidersi a rinfrescare la fronte, a dissetare le labbra. Una pianura immensa interrotta di tanto in tanto da gruppi di tane fabbricate con materie organiche e fango e che chiamansi villaggi; dei canali di acqua torbida e malsana quando se ne trova; qualche gruppo di palme; branchi di noiosi ragazzi, che si affollano con insistenza intorno al cacciatore per chiedere ilbaschich(regalo) e dei quali torna difficile lo sbarazzarsi; ecco ciò che offre all'occhiodel cacciatore la campagna egiziana, se pur non si trovi nei pressi del Cairo, ove può avere almeno la soddisfazione di sapersi contemplato, nelle sue gesta venatorie, dagli ormai diventati sessantun secoli delle famose piramidi. Allo scopo di porre sotto gli occhi del lettore le varie specie di selvaggina in Egitto, le diverse stagioni in cui si effettua la caccia, nonchè le località prescelte da ciascuna specie di animali ho riepilogate in un quadro le seguenti note:

Anitre.—Di variatissime specie, si trovano dal dicembre al marzo. Si cacciano dal dicembre al febbraio nei terreni bassi inondati, che formano dei laghi chiamatiBirchet, e lungo il Nilo, particolarmente in marzo.

Beccaccini.—Abbondano in ogni loro specie e si distinguono in reali, sordi, dorati, pantane ecc. Si cacciano dal novembre al febbraio.

Oche.—Ve ne sono di due specie: l'oca grigia che è di passo e l'oca rossa. La prima si caccia lungo il Nilo e nei campi coltivati a fave, di cui è ghiottissima e che devasta; l'oca rossa, detta anche egiziana, si trova pure lungo il Nilo, ma sopratutto nelle birchet, lungo il deserto. Esse nidificano in Egitto.

Pellicani.—Sotto la denominazione di animali acquatici sono compresi i pellicani, le cicogne, gli aironi, i gabbianelli (detti piccioni di mare), i pivieri, i chiurli, le spatole. Sono di passaggio in Egitto dal dicembre al febbraio. I soli pellicani si riscontrano a grandi frotte, mentre gli altri acquatici si trovano qua e là sparsi, forse perchè si fermano per minor tempo in Egitto. Si cacciano lungo il Nilo e specialmente nei terreni inondati da forti alluvioni.

Fenicotteri(Fiamminghi).—Sono di famiglia diversa dai trampolieri. Si trovano in grandi masse verso Damietta e Rosetta, nei laghi Brullos e Menzalleh. Si cacciano dal dicembre al febbraio.

Totani.—Chiamati in Egitto bisciò; di varia specie, il reale, il chiù-chiù ed il piccolo. Essi si trovano in gran quantità dai novembre al febbraio nei laghi e nei terreni inondati.

Pantana.—Questo totano, il più stimato di tutti, è più raro; ma nei medesimi mesi è facile trovarlo nei cotoni ed in altri terreni inondati, ove vi siano alti arbusti, come il cespo del cotone ed il spano turco.

Martin-pescatore.—Negli stessi mesi se ne trovano di due specie; una, il martin-pescatore screziato di bianco e nero; l'altra specie più piccola, detta uccello di S. Maria, di colori bellissimi e smaglianti.

La pavoncella(il vanneau dei Francesi).—Si caccia dal dicembre al febbraio nei campi non inondati. Non è facile avvicinarlo, tranne che con astuzia.

Rigogolo(volgarmente detto gialletto).—Si caccia nei giardini in marzo ed aprile e quindi in agosto e settembre.

Verdona(jais dei francesi).—Si caccia nei mesi di agosto e di settembre.

Bubbola(galletto bosco).—Si trova quasi in tutto l'anno, ma il passo è nel marzo.

Beccaccia.—Rara in Egitto. Si trova durante gli inverni più rigidi dell'Europa nei giardini e negli orti dei dintorni del Cairo e di Alessandria. Alcune beccaccie si trovano, loro malgrado, in Egitto, perchè, come già si disse precedentemente, vennero sbalestrate da qualche burrasca, che le fece deviare dalla strada che avrebbero voluto seguire.

Tordi e merli.—Si riscontrano in piccola quantità per inadatta pastura. In alcuni inverni il tordo è più numeroso, emigrando da regioni favorite pel troppo rigore di temperatura.

Grattajone(famiglia delle gabbule).—Chiamasi comunemente in Egittosirena. Si trova in grande quantità ed il passo si effettua in marzo ed agosto.

Quaglie.—È questa una delle caccie più ricche dell'Egitto. La quaglia scende la valle del Nilo in febbraio per emigrare verso il maggio dalla costa in Europa, dove ritorna in settembre. La gran caccia si effettua qui in marzo ed aprile. Nel mese di settembre, al suo ritorno dall'Europa, si caccia solo sulla spiaggia del mare tra Alessandria e Port-Said.

Pernice.—Rara la pernice di passo; mentre, come abbiamo già detto, si riscontra una pernice indigena più piccola e grigia, la pernice del deserto, che si caccia quando si avvicina al Nilo per abbeverarsi. È molto selvatica, si posa in compagnie negl'isolotti di sabbia che si formano nel Nilo ad acque basse ed è oltremodo difficile l'avvicinarle se non si impiega l'astuzia.

Piccione torrajolo.—Quest'uccello è qui in quantità. Nidifica in colombaie, che gli indigeni gli preparano nei villaggi, per raccoglierne il guano ed incrociarli coi piccioni casalinghi. Si pascola liberamente nei campi e se ne fanno delle cacciate bellissime in tutte le stagioni.

Colombaccio.—Di quest'animale raramente vi è il passaggio. Posa sui grandi alberi e s'incontra qualche volta in marzo od in settembre e ottobre.

Tortora.—Havvi la tortora rossastra, indigena, poco ricercata dai cacciatori, e si trova in tutto l'anno intorno agli abitati ed in gran numero anche in Cairo stesso. Nidifica sui grandi alberi dei giardini. La tortora di passaggio grigio-perla, con screziature biancastre sotto le ali e sotto la coda, è molto ricercata dai cacciatori. È di passaggio in aprile e maggio ed al suo ritorno dall'Europa in settembre e ottobre.

Allodola dal ciuffoeallodola dei campi.—La prima è stazionaria, la seconda è di passo a grandi stormi dal marzo all'aprile e dal novembre al gennaio.

Passeri,ballerine,cutrettole,pispole,beccafichi.—I primi vi sono in tutto l'anno; gli altri alla loro stagione ed in abbondanza. Il beccafico si trova più facilmente nei dintorni di Alessandria.

Ibis.—In questi ultimi tempi diventò rarissimo.

Guarda-bovi.—In grande quantità dal novembre al febbraio. Non è uccello stimato dal cacciatore.

Stornello.—Vi sono passi più o meno importanti negli stessi mesi dei guarda-bovi. Come selvaggina è tenuto in poco conto.

Aquila,avoltoio,falchi di diversa specie,corvi neri,cornacchie,sparvieri,civette di tutte le specie.—Sono animali questi che secondo le varie località s'incontrano più o meno frequentemente. Fra le civette va pure compreso il succhia-capre, così detto, perchè di nottetempo, avendone l'opportunità, succhia il latte alle capre ed anche alle vacche.

Lepri,cignali,gazzelle.—I due primi si cacciano nelFayoum (a tre ore di ferrovia dal Cairo) le gazzelle nel deserto tra Ismaïlia e Suez.

Iene,lupi,volpi,sciacalli,topi di Faraone(Farioni).—Si riscontrano in copia lungo la catena del Mokatan e nei deserti, eccezione fatta del Farione, che sta nei campi. Così pure nei campi si trova qualche rarissima volta il mangia-formiche.

Sono anche rari il Gatto-pardo, una specie di linee ed il gatto selvatico, che è qui conosciuto sotto il nome diLeonino.

Statistica ricavata dai registri della Dogana in Alessandria del quantitativo di quaglie vive che annualmente vengono esportate dall'Egitto e dirette per la massima parte a Marsiglia, con destinazione ai vari mercati di Francia ed Inghilterra.

Dal 1884 al 1894.

N.B.—Da qualche tempo in qua una parte delle quaglie vive esportate sono dirette in Italia.

Caccia al Coccodrillo sull'alto Nilo.

Nel discorrere della Fauna in Egitto si è accennato comei coccodrilli, che un tempo si trovavano alle porte del Cairo, ora, per l'aumentata navigazione a vapore sul Nilo che scuote le acque in ogni senso, e per il frequente uso delle armi da fuoco, si vanno ritirando sempre più nella parte superiore del fiume. Presentemente non è possibile vedere un coccodrillo nel fiume se non dopo la prima Cateratta (Assouan).

Credo non sarà discaro al lettore il conoscere uno dei sistemi di caccia al coccodrillo, caccia che presenta caratteri veramente originali e curiosi.

Frequentemente la caccia al coccodrillo viene fatta da due arditi indigeni (Soudanesi).

Essi, conoscendo le abitudini dell'animale, che d'ordinario vive isolato, sanno in quale punto della riva del fiume ed in quali ore è solito uscire dalle acque per procacciarsi alimenti omogenei e adatti al suo gusto.

A poca distanza dal punto accennato (per lo più a 100 metri) i due indigeni fanno prima due buche nel terreno a 10 metri l'una dall'altra scaglionate, e di una tale profondità da contenere l'uomo in piedi sino all'altezza del collo. Si provvedono di arbuscelli e di foglie, perchè ciascuno, appena entrato nella buca, possa occultare il proprio capo allo sguardo del coccodrillo, in modo da vederlo e non essere da lui veduto.

Uno di essi è armato di solido bastone alto in modo da poterlo introdurre verticale nelle fauci dell'animale quando le tiene spalancate.

Questo bastone (legno ferro) termina alle sue estremità a forma di bidente ed ha al suo centro fortemente assicurato un capo di corda metallica attortigliata, di cui l'altro capo sta nelle mani dell'altro indigeno.

Il coccodrillo, senza alcun sospetto, abbandona l'acqua e viene a terra, ove immediatamente sente l'odore della carne, che gli viene nella direzione dei due cespugli.

Quando il coccodrillo nell'avvicinarsi lentamente e fiutando la traccia della preda si trova a poca distanza dal nascondiglio umano, l'indigeno armato del bidente esce fuori risolutamente dalla tana e si presenta davanti all'animale, il quale dà manifesti segni di contentezza per il buon pasto che sta davanti ai suoi occhi. A questo punto l'indigeno eseguisce la stessa manovra dei Toreadores, spiccando salti ora a destra ora a sinistra dell'animale, il quale, per la sua struttura, non può girarsi con pari rapidità e così l'uomo non corre pericolo di essere dal mostro divorato.

Ma questa manovra irrita l'animale al più alto grado, lo impazienta, e dà indizio della sua alta collera per gli occhi iniettati di sangue e per l'abbondante schiuma, che esce dalle sue fauci.

Al momento opportuno, quando stanco e sdegnato apre a dismisura la sua bocca, l'indigeno risolutamente infigge in quella enorme cavità il bidente in senso verticale e si ritira.

Da quell'istante comincia l'azione del compagno, che non si è ancora mosso dalla sua buca e che dando strapponi colla corda di ferro, che tiene fra le mani fa penetrare il bidente profondamente sopra e sotto nella bocca dell'animale, producendogli larghe ferite interne, dalle quali esce copiosissimo il sangue.

Da questo istante comincia la lenta agonia dell'animale, che muore dissanguato, agonia che dura talvolta sino a 24 ore.

Questo genere di caccia spiega il motivo pel quale quasi tutti i coccodrilli, che si vendono imbalsamati o per dirmeglio impagliati, hanno un buco alla parte superiore della testa. Questo foro è prodotto dalle punte del bidente, quando scosso dalla corda di ferro, penetra nella cavità dell'animale.

Della Pesca.

La pesca in Egitto è molto produttiva.

Le più importanti località per la pesca sono quelle del lago Menzaleh nelle vicinanze di Alessandria.

Questo lago è eccessivamente ricco di pesci, ed un'amministrazione speciale regola e sorveglia le esportazioni dai vari siti di pesca, dandole in affitto a privati.

I pesci vengono salati e disseccati, abbandonandoli al commercio sotto il nome di Fessikh; ma le uova di questi pesci si vendono a parte, sotto il nome di bottarica.

I diritti prelevati dal governo sui prodotti della pesca ascendono a 85 mila lire egiziane pari a lire italiane 2210000 delle quali oltre due terzi vengono ricavati dal solo lago di Menzaleh.

VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta dello stesso nome

VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta dello stesso nome

VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta dello stesso nome

CAPITOLO IV.ORDINAMENTO MILITARE IN EGITTO—ISTITUZIONI SCIENTIFICHE MUSEI E BIBLIOTECA KHÉDIVIANADell'ordinamento militare in Egitto.L'Esercito egiziano, costituito colle regole e colle norme europee da Ismail Pacha avo dell'attuale Khédive, venne, in seguito della rivolta militare che prese nome da Arabi-Bascià, sciolto con Decreto del 19 settembre 1882 dal Khédive Thewfic figlio d'Ismail e padre dell'odierno Principe S. A. Abbas II, che gli successe nel vice-reame.Il nuovo ordinamento si costituì poco a poco, dietro i consigli e col concorso di delegati inglesi, mandati espressamente ad assistere il giovane Principe, elevato repentinamente alla suprema potestà in tempi difficilissimi e di lotte intestine sul crollato trono del padre.La base fondamentale del nuovo esercito riposa sul Firmano imperiale del 7 agosto 1874, il quale limita a 18 mila uomini il numero dei soldati sotto le bandiere in tempo di pace.E qui giova rammentare che, al tempo del Khédive Ismail, i Firmani imperiali di Costantinopoli, riassunti poscia in quello dell'8 gennaio 1873, accordavano al Principe egiziano la facoltà piena ed intera, senza limitazione, di sorta, di proporzionare alle necessità dei tempi e dei luoghi il numero delle truppe, quindi di aumentarlo o diminuirlo a piacimento.Ispirandosi al Firmano ricordato, ai bisogni della pace interna, alla difesa di quella sola frontiera esterna, che l'esercito egiziano potrebbe essere chiamato a proteggere utilmente (quella del Soudan). Lord Conte di Dufferin nel suo rapporto del 6 febbraio 1883 al Conte Granville posava i limiti, dentro ai quali l'esercito e la polizia di Egitto avrebbero dovuto essere sviluppati.In questo documento degno, in ogni sua parte, della più grande attenzione e che rivela la grande capacità amministrativa e politica del suo autore, Lord Dufferin mostrò di credere che un esercito di sei mila egiziani (escluso ogni elemento mercenario) comandato in parte da ufficiali indigeni ed in parte da ufficiali inglesi, ripartito in due Brigate di 4 Battaglioni ciascuna ed aventi al loro servizio le corrispondenti forze di cavalleria, di artiglieria ed accessori sarebbe sufficiente per difendere l'Egitto contro le orde del Soudan e contro qualunque audace alzata di scudi delle tribù beduine.Parimenti la tranquillità interna e la vasta frontiera del deserto verrebbero protette efficacemente, secondo lui, da una forza di gendarmeria e di guardie di polizia, il cui numero complessivo resterebbe nei limiti di 7500 uomini comandati da ufficiali in parte europei ed in parte egiziani.Per desiderio del Khédive, tanto l'Esercito quanto la Polizia sarebbero (aggiunge Lord Dufferin) messi alla dipendenza di capi europei e dipenderebbero, l'esercito con tutto il suo personale indigeno ed europeo dal Ministero della Guerra, la Polizia da quello dell'Interno. Il Comando supremo delle forze armate apparterrebbe al Khédive.Le spese di tutta la compagine armata ascenderebbero a lire egiziane 519,741, pari a lire italiane 13,513,466.I quadri segnati qui appresso indicano la ripartizione della forza secondo l'organico ideato da Lord Dufferin.Quadro 1º—Esercito.Un Reggimento di cavalleriaUominiNº560Quattro Batterie di artiglieria con 20 pezzi (due Batterie da sei pezzi e due da quattro)»»464Otto Battaglioni di fanteria»»4712Un Corpo a cammelli»»205Una Compagnia genio»»104Artiglieria da piazza»»102Totale uominiNº6147NB. Il sumero totale degli ufficiali inglesi incorporati sarebbe di 27.Quadro 2º—Gendarmeria.GendarmeriaprovincialeUominiNº1800»urbana per il servizio delle città di Alessandria e del Cairo»»1850»urbana per il servizio delle città dell'alto e basso Egitto»»1000Alla Scuola speciale di gendarmeria»»500Due Battaglioni di riserva»»1000Totale uominiNº5650NB. Il numero degli ufficiali europei incorporati sarebbe di 33.Quadro 3º—Polizia.Guardieeuropee della PoliziaUominiNº596»indigene»»1144Totale uominiNº1740Totale generale uominiNº13587Nel 1833 il piano di riorganizzazione di Baker Bascià, incaricato di dare corpo al nuovo esercito, comportava:12Battaglionidi fanteria ciascuno di 500 uominiNº60002»a cavallo»10001Reggimento di cavalleria»5006Batteriedi artiglieria a 4 pezzi ciascuna»6002»da piazza»5001Compagnia genio»5002Reggimenti di gendarmeria»14001Sezione di truppa del Commissariato»300Stato maggiore, Intendenza, Servizio medico»100Totale complessivoNº10900Il signor Milner, che fu Sotto-segretario di Stato al Ministero delle Finanze nella sua pregiata operaL'Inghilterra, l'Egitto ed il Soudan, ci fa sapere che l'Esercito egiziano al 1º maggio 1892 si ripartiva nel modo seguente:14 Battaglioni8 Egiziani5 Soudanesi1 Depositodella forza complessiva all'incirca di1000010 squadroni di cavalleria all'incirca8003 Batterie di artiglieria da campagna con 18 pezzi in tutto3001 Reggimento di artiglieria da piazza con 160 pezzi da fortezza6001 Corpo a cammelli300Stati maggiori, Polizia dell'Esercito, il Corpo sanitario, il Genio, l'Intendenza, in tutto circa uomini900Totale complessivo uomini Nº12900Al giorno d'oggi, ed al momento in cui scrivo, secondo le più accreditate versioni, visto che nessuna notizia ufficiale esiste in Egitto, nè sul suo Esercito, nè sulla Polizia, possono essere valutati per esatti i dati seguenti:Ordinamento dell'Esercito egiziano e della Polizia.Uffic.Imp.milit.Truppa1º Stati maggiori—2º Bande militari—3º Intendenza militare——4º Truppe locali (officine, prigioni ecc.)207533533Combattenti8 Battaglioni egiziani4        »      soudanesi1 Battaglione deposito2248195021 Reggimento cavalleria a 6 squadroni25177312 corpi a cammelli (4 comp., 2 ciascun corpo)1482801 Batteria a cavallo»      a cammelli»      a muli3 Batterie di piazza1 Batteria deposito3424798Totale50966311844Con un totale di 750 cavalli, 738 cammelli, 240 muli.I cannoni da campagna sono in Nº di 18NB. Nel novero degli ufficiali e degli impiegati e sott'ufficiali impiegati sono da comprendersi quelli chiamati dall'esercito inglese, cioè75674—Totale584133711844Sono invece da dedursi le donne dei Battaglioni Soudanesi incaricate del rifornimento delle cartuccie ai combattenti——1400Totale584133710444La Polizia dipendente, come già si disse, dal Ministero dell'Interno, è ripartita in 4 Divisioni e comprende1302405000Totale generale714157715444L'Esercito, compresi i servizi del Ministero della Guerra ed accessori tutti, costerà, secondo l'ultimo bilancio di previsione pel 1895, lire egiziane 462136, pari a lire italiane 12,015,536 e per gli irregolari non contemplati nel presente quadro lire it. 312,000.Totale spesa in bilancio lire italiane 12,327,536 pel 1895.NB. La Marina militare in Egitto non esiste.Delle istituzioni scientifiche in Egitto.Le istituzioni scientifiche governative sono due: L'Istituto egiziano e la Società Khédiviale di geografia.Dell'Istituto egiziano.Venne fondato dagli scienziati, che accompagnarono Bonaparte all'epoca della spedizione francese ed esiste tuttora.Nel 1859 ebbe vita prospera specialmente per opera di un italiano Colucci Bascià Direttore della Sanità in Egitto, il quale, senza essere uno scienziato nello stretto senso della parola, possedeva una facoltà eccezionale di assimilazione e sapeva con rara abilità attirare attorno all'Istituto le migliori intelligenze del paese e straniere.Furono dopo di lui Presidenti i celebri e dotti egittologi Mariette Bascià, Maspero, Grebaut; in seguito il Dottore Schweinsueth ed attualmente S. E. Artin Bascià Jacub, sotto-segretario di Stato all'Istruzione Pubblica, uomo dotto ed attivo, che seppe in parecchi anni ricondurre l'Istituto agli antichi splendori.L'Istituto si compone di 50 membri residenti, che rappresentano i cinquantaImmortelsdel Cairo.Nei tempi addietro gli italiani vi erano in maggioranza, ora questa è passata ai francesi.D'italiani vi figurano tuttodì il dottore Abbate Bascià Vice Presidente, l'Avvocato Tito Figari, il Dottore Bonola, l'Avvocato Luserna ed il signor Washington Abbate.I membri onorari sono in numero illimitato. Fra questi, come italiani, figurano Ernesto Schiapparelli ed il Dottore Sonsino.L'Istituto pubblica un bollettino mensile e tratto tratto un volume di memorie. Queste pubblicazioni scientifiche si riferiscono generalmente all'Egitto ed offrono un grande interesse.Il Governo accorda all'Istituto i locali occorrenti ed un'annua sovvenzione di Lire egiziane 390 corrispondenti a lire italiane 10,140.Della Società geografica Khédiviale.La Società geografica Khédiviale venne fondata da S. A. il defunto Khédive Ismail Bascià nel 1895.Fu dal medesimo largamente provveduta di locali, mobili e biblioteca, e la sua suppellettile è certo una delle più ricche fra le Società scientifiche. Ha inoltre un'annua dotazione di lire italiane 13,000, non che la stampa gratuita dei suoi bollettini.La Società ebbe dei momenti di vero splendore, quando le missioni dello stato maggiore egiziano spedivano rapporti e risposte ai proposti questionari, quando l'Egitto era la porta dell'Africa ed i più illustri viaggiatori entravano ed uscivano dai continente nero per la valle egiziana.Potrei riempiere pagine intere coll'elenco dei viaggiatori che la Società Khédiviale di geografia accolse nel suo seno e colla enumerazione dei suoi lavori. Chi desiderasse maggiori ragguagli, non ha che a consultarela noticepubblicata dal suo intelligente e dotto Segretario generale Bonola Bey, dal quale ebbi queste note.Fra i celebri visitatori posso citare Stanley, Rohlss, Burton, Mason, Gessi, Piaggia, Matteucci, Junker, Purdy, Güssfeld, Heuglin, Schweinseml, Compiègne, Wissmann, Teleki, Robecchi, Mok-Moktar, Mok-Sadik, Nordensckiöld, D'Abodie, Mahmud-el-Felakii Casati, Brugsh Bascià, Sayce ecc. ecc.Caduto Ismail, la Società attraversò qualche periodo tormentoso e critico, ma il suo successore, il figlio Khédive Thewfic la fece risorgere a vita novella colla nomina del Generale Stone, Capo dello stato maggiore egiziano, a Presidente della Società e Segretario generale, come lo è tuttora, il nostro già mentovato egregio italiano Dottor Bonola Bey.Tutti ricordano il successo riportato dall'Egitto al Congresso geografico di Venezia nel 1881.Questa Società geografica è stata la prima a mettere in evidenza i meriti dei nostri Piaggia e Gessi; anzi fu il Piaggia il primo suo membro onorario.Dopo gli avvenimenti, che fecero abbandonare il Soudan, la Società si trovò ad un tratto levato il campo delle sue opere.Tuttavia mercè l'attività del suo attuale Presidente il simpatico Abbate Bascià italiano, coadiuvato dal Segretario generale Bonola Bey, continua quest'Istituto a mantenersi vivo e fiorente.Le sue sedute, che si tengono nei mesi d'inverno in una grande sala del Palazzo dei Tribunali, sono molto frequentate, coll'intervento del gentil sesso.La Società occupa un padiglione isolato nel parco delMinistero dei lavori pubblici e possiede una ricca biblioteca.Possiede anche una bella collezione di geologia, un'altra di botanica del Soudan ed una etnografica.Il Consiglio dei Ministri ha votata, cinque anni or sono, una somma per la costruzione di un locale, per installarvi a museo tutte le mentovate collezioni; ma quel voto rimase finora allo stato di un pio desiderio.Trattandosi che italiani ne sono alla testa, la lotta è sempre difficile e difficile anche la sua esistenza malgrado le simpatie del Khédive, il quale, nelle speciali circostanze, non manca mai d'inviare alle sedute un qualche suo rappresentante. Ma torna inutile il volerlo celare, la perdita del Soudan fu per la Società geografica Khédiviale una grave ferita che non si potrà facilmente sanare.Museo delle antichità egiziane.Questo museo è presentemente installato nel Palazzo di Guizeh, ma quanto prima avrà un edifizio a sè, il cui disegno architettonico venne in quest'anno posto a concorso entro i limiti di una somma prestabilita per la costruzione del nuovo museo.Il Palazzo di Guizeh corre troppo pericolo per un incendio, essendo in gran parte costruito in legno e le sue condizioni di stabilità sono molto compromesse.Prima della creazione di quest'importante museo, veramente meraviglioso, gli stranieri soltanto si occupavano a raccogliere le antichità egizie e si possono vedere in tutte le principali città di Europa ed anche di America ragguardevoli collezioni egiziane.Ismail Bascià volle conservare al paese le sue ricchezze scientifiche ed interdisse severamente le esportazioni di antichità fondando in pari tempo il Museo nazionale, che forma l'ammirazione degli intelligenti.Museo dell'arte araba.Questo museo non ancora molto importante offre tuttavia un grande interesse scientifico.Esso venne fondato dall'Amministrazione deiWakfs. Occorrono due parole su questo Ente importante.I beni di manomorta sono chiamati beni Wakfs e sono destinati a fronteggiare le spese del culto, alla manutenzione delle moschee, degli ospizî e delle scuole, sieno esse di moschea o di università musulmane.Questi beni inalienabili derivano da legati pii.L'amministrazione dei beni Wakfs è indipendente da tutte le altre amministrazioni dello Stato e costituiva un tempo un Ministero speciale.Ora è affidata ad un Direttore, che ha titolo di Direttore generale dei Wakfs.Biblioteca Khédiviale.Venne fondata da Ismail Bascià nel 1870.Il reddito di una proprietà considerevole è devoluto al suo mantenimento ricevendo anche una sovvenzione dall'Amministrazione dei Wakfs.La biblioteca possiede oltre a trenta mila opere, la maggior parte arabe o turche, ed una preziosissima collezione di manoscritti arabi.

ORDINAMENTO MILITARE IN EGITTO—ISTITUZIONI SCIENTIFICHE MUSEI E BIBLIOTECA KHÉDIVIANA

Dell'ordinamento militare in Egitto.

L'Esercito egiziano, costituito colle regole e colle norme europee da Ismail Pacha avo dell'attuale Khédive, venne, in seguito della rivolta militare che prese nome da Arabi-Bascià, sciolto con Decreto del 19 settembre 1882 dal Khédive Thewfic figlio d'Ismail e padre dell'odierno Principe S. A. Abbas II, che gli successe nel vice-reame.

Il nuovo ordinamento si costituì poco a poco, dietro i consigli e col concorso di delegati inglesi, mandati espressamente ad assistere il giovane Principe, elevato repentinamente alla suprema potestà in tempi difficilissimi e di lotte intestine sul crollato trono del padre.

La base fondamentale del nuovo esercito riposa sul Firmano imperiale del 7 agosto 1874, il quale limita a 18 mila uomini il numero dei soldati sotto le bandiere in tempo di pace.

E qui giova rammentare che, al tempo del Khédive Ismail, i Firmani imperiali di Costantinopoli, riassunti poscia in quello dell'8 gennaio 1873, accordavano al Principe egiziano la facoltà piena ed intera, senza limitazione, di sorta, di proporzionare alle necessità dei tempi e dei luoghi il numero delle truppe, quindi di aumentarlo o diminuirlo a piacimento.

Ispirandosi al Firmano ricordato, ai bisogni della pace interna, alla difesa di quella sola frontiera esterna, che l'esercito egiziano potrebbe essere chiamato a proteggere utilmente (quella del Soudan). Lord Conte di Dufferin nel suo rapporto del 6 febbraio 1883 al Conte Granville posava i limiti, dentro ai quali l'esercito e la polizia di Egitto avrebbero dovuto essere sviluppati.

In questo documento degno, in ogni sua parte, della più grande attenzione e che rivela la grande capacità amministrativa e politica del suo autore, Lord Dufferin mostrò di credere che un esercito di sei mila egiziani (escluso ogni elemento mercenario) comandato in parte da ufficiali indigeni ed in parte da ufficiali inglesi, ripartito in due Brigate di 4 Battaglioni ciascuna ed aventi al loro servizio le corrispondenti forze di cavalleria, di artiglieria ed accessori sarebbe sufficiente per difendere l'Egitto contro le orde del Soudan e contro qualunque audace alzata di scudi delle tribù beduine.

Parimenti la tranquillità interna e la vasta frontiera del deserto verrebbero protette efficacemente, secondo lui, da una forza di gendarmeria e di guardie di polizia, il cui numero complessivo resterebbe nei limiti di 7500 uomini comandati da ufficiali in parte europei ed in parte egiziani.

Per desiderio del Khédive, tanto l'Esercito quanto la Polizia sarebbero (aggiunge Lord Dufferin) messi alla dipendenza di capi europei e dipenderebbero, l'esercito con tutto il suo personale indigeno ed europeo dal Ministero della Guerra, la Polizia da quello dell'Interno. Il Comando supremo delle forze armate apparterrebbe al Khédive.

Le spese di tutta la compagine armata ascenderebbero a lire egiziane 519,741, pari a lire italiane 13,513,466.

I quadri segnati qui appresso indicano la ripartizione della forza secondo l'organico ideato da Lord Dufferin.

Quadro 1º—Esercito.

NB. Il sumero totale degli ufficiali inglesi incorporati sarebbe di 27.

Quadro 2º—Gendarmeria.

NB. Il numero degli ufficiali europei incorporati sarebbe di 33.

Quadro 3º—Polizia.

Nel 1833 il piano di riorganizzazione di Baker Bascià, incaricato di dare corpo al nuovo esercito, comportava:

Il signor Milner, che fu Sotto-segretario di Stato al Ministero delle Finanze nella sua pregiata operaL'Inghilterra, l'Egitto ed il Soudan, ci fa sapere che l'Esercito egiziano al 1º maggio 1892 si ripartiva nel modo seguente:

Al giorno d'oggi, ed al momento in cui scrivo, secondo le più accreditate versioni, visto che nessuna notizia ufficiale esiste in Egitto, nè sul suo Esercito, nè sulla Polizia, possono essere valutati per esatti i dati seguenti:

Ordinamento dell'Esercito egiziano e della Polizia.

L'Esercito, compresi i servizi del Ministero della Guerra ed accessori tutti, costerà, secondo l'ultimo bilancio di previsione pel 1895, lire egiziane 462136, pari a lire italiane 12,015,536 e per gli irregolari non contemplati nel presente quadro lire it. 312,000.

Totale spesa in bilancio lire italiane 12,327,536 pel 1895.

NB. La Marina militare in Egitto non esiste.

NB. La Marina militare in Egitto non esiste.

Delle istituzioni scientifiche in Egitto.

Le istituzioni scientifiche governative sono due: L'Istituto egiziano e la Società Khédiviale di geografia.

Dell'Istituto egiziano.

Venne fondato dagli scienziati, che accompagnarono Bonaparte all'epoca della spedizione francese ed esiste tuttora.

Nel 1859 ebbe vita prospera specialmente per opera di un italiano Colucci Bascià Direttore della Sanità in Egitto, il quale, senza essere uno scienziato nello stretto senso della parola, possedeva una facoltà eccezionale di assimilazione e sapeva con rara abilità attirare attorno all'Istituto le migliori intelligenze del paese e straniere.

Furono dopo di lui Presidenti i celebri e dotti egittologi Mariette Bascià, Maspero, Grebaut; in seguito il Dottore Schweinsueth ed attualmente S. E. Artin Bascià Jacub, sotto-segretario di Stato all'Istruzione Pubblica, uomo dotto ed attivo, che seppe in parecchi anni ricondurre l'Istituto agli antichi splendori.

L'Istituto si compone di 50 membri residenti, che rappresentano i cinquantaImmortelsdel Cairo.

Nei tempi addietro gli italiani vi erano in maggioranza, ora questa è passata ai francesi.

D'italiani vi figurano tuttodì il dottore Abbate Bascià Vice Presidente, l'Avvocato Tito Figari, il Dottore Bonola, l'Avvocato Luserna ed il signor Washington Abbate.

I membri onorari sono in numero illimitato. Fra questi, come italiani, figurano Ernesto Schiapparelli ed il Dottore Sonsino.

L'Istituto pubblica un bollettino mensile e tratto tratto un volume di memorie. Queste pubblicazioni scientifiche si riferiscono generalmente all'Egitto ed offrono un grande interesse.

Il Governo accorda all'Istituto i locali occorrenti ed un'annua sovvenzione di Lire egiziane 390 corrispondenti a lire italiane 10,140.

Della Società geografica Khédiviale.

La Società geografica Khédiviale venne fondata da S. A. il defunto Khédive Ismail Bascià nel 1895.

Fu dal medesimo largamente provveduta di locali, mobili e biblioteca, e la sua suppellettile è certo una delle più ricche fra le Società scientifiche. Ha inoltre un'annua dotazione di lire italiane 13,000, non che la stampa gratuita dei suoi bollettini.

La Società ebbe dei momenti di vero splendore, quando le missioni dello stato maggiore egiziano spedivano rapporti e risposte ai proposti questionari, quando l'Egitto era la porta dell'Africa ed i più illustri viaggiatori entravano ed uscivano dai continente nero per la valle egiziana.

Potrei riempiere pagine intere coll'elenco dei viaggiatori che la Società Khédiviale di geografia accolse nel suo seno e colla enumerazione dei suoi lavori. Chi desiderasse maggiori ragguagli, non ha che a consultarela noticepubblicata dal suo intelligente e dotto Segretario generale Bonola Bey, dal quale ebbi queste note.

Fra i celebri visitatori posso citare Stanley, Rohlss, Burton, Mason, Gessi, Piaggia, Matteucci, Junker, Purdy, Güssfeld, Heuglin, Schweinseml, Compiègne, Wissmann, Teleki, Robecchi, Mok-Moktar, Mok-Sadik, Nordensckiöld, D'Abodie, Mahmud-el-Felakii Casati, Brugsh Bascià, Sayce ecc. ecc.

Caduto Ismail, la Società attraversò qualche periodo tormentoso e critico, ma il suo successore, il figlio Khédive Thewfic la fece risorgere a vita novella colla nomina del Generale Stone, Capo dello stato maggiore egiziano, a Presidente della Società e Segretario generale, come lo è tuttora, il nostro già mentovato egregio italiano Dottor Bonola Bey.

Tutti ricordano il successo riportato dall'Egitto al Congresso geografico di Venezia nel 1881.

Questa Società geografica è stata la prima a mettere in evidenza i meriti dei nostri Piaggia e Gessi; anzi fu il Piaggia il primo suo membro onorario.

Dopo gli avvenimenti, che fecero abbandonare il Soudan, la Società si trovò ad un tratto levato il campo delle sue opere.

Tuttavia mercè l'attività del suo attuale Presidente il simpatico Abbate Bascià italiano, coadiuvato dal Segretario generale Bonola Bey, continua quest'Istituto a mantenersi vivo e fiorente.

Le sue sedute, che si tengono nei mesi d'inverno in una grande sala del Palazzo dei Tribunali, sono molto frequentate, coll'intervento del gentil sesso.

La Società occupa un padiglione isolato nel parco delMinistero dei lavori pubblici e possiede una ricca biblioteca.

Possiede anche una bella collezione di geologia, un'altra di botanica del Soudan ed una etnografica.

Il Consiglio dei Ministri ha votata, cinque anni or sono, una somma per la costruzione di un locale, per installarvi a museo tutte le mentovate collezioni; ma quel voto rimase finora allo stato di un pio desiderio.

Trattandosi che italiani ne sono alla testa, la lotta è sempre difficile e difficile anche la sua esistenza malgrado le simpatie del Khédive, il quale, nelle speciali circostanze, non manca mai d'inviare alle sedute un qualche suo rappresentante. Ma torna inutile il volerlo celare, la perdita del Soudan fu per la Società geografica Khédiviale una grave ferita che non si potrà facilmente sanare.

Museo delle antichità egiziane.

Questo museo è presentemente installato nel Palazzo di Guizeh, ma quanto prima avrà un edifizio a sè, il cui disegno architettonico venne in quest'anno posto a concorso entro i limiti di una somma prestabilita per la costruzione del nuovo museo.

Il Palazzo di Guizeh corre troppo pericolo per un incendio, essendo in gran parte costruito in legno e le sue condizioni di stabilità sono molto compromesse.

Prima della creazione di quest'importante museo, veramente meraviglioso, gli stranieri soltanto si occupavano a raccogliere le antichità egizie e si possono vedere in tutte le principali città di Europa ed anche di America ragguardevoli collezioni egiziane.

Ismail Bascià volle conservare al paese le sue ricchezze scientifiche ed interdisse severamente le esportazioni di antichità fondando in pari tempo il Museo nazionale, che forma l'ammirazione degli intelligenti.

Museo dell'arte araba.

Questo museo non ancora molto importante offre tuttavia un grande interesse scientifico.

Esso venne fondato dall'Amministrazione deiWakfs. Occorrono due parole su questo Ente importante.

I beni di manomorta sono chiamati beni Wakfs e sono destinati a fronteggiare le spese del culto, alla manutenzione delle moschee, degli ospizî e delle scuole, sieno esse di moschea o di università musulmane.

Questi beni inalienabili derivano da legati pii.

L'amministrazione dei beni Wakfs è indipendente da tutte le altre amministrazioni dello Stato e costituiva un tempo un Ministero speciale.

Ora è affidata ad un Direttore, che ha titolo di Direttore generale dei Wakfs.

Biblioteca Khédiviale.

Venne fondata da Ismail Bascià nel 1870.

Il reddito di una proprietà considerevole è devoluto al suo mantenimento ricevendo anche una sovvenzione dall'Amministrazione dei Wakfs.

La biblioteca possiede oltre a trenta mila opere, la maggior parte arabe o turche, ed una preziosissima collezione di manoscritti arabi.


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