CAPITOLO VI.DESCRIZIONE DEL NILO DALLE SUE SORGENTI ALLE SUE FOCIIl NiloL'Egitto deve la sua vita al Nilo.Si è detto e si ripete con ragione, che l'Egitto è il Nilo; senza il Nilo non esisterebbe l'Egitto. L'estensione della coltivazione è in modo assoluto dipendente dalla estensione della piena. Dove l'acqua si arresta, là comincia il deserto. Il limite è così nettamente determinato, che, in certi luoghi riesce facile avere un piede sul terreno coltivato e l'altro sulla sabbia improduttiva. Da un anno all'altro questo limite può spostarsi in modo notevole, coll'addivenire fertili, o col rimanere aride regioni intere, a seconda che il Nilo avrà concesso o rifiutato il beneficio delle sue acque. Le gioie o le disillusioni che le inondazioni da mille e mille anni serbavano all'Egitto dei Faraoni anche il vecchio Nilo le serba tuttora all'Egitto dei Khédive. Il Nilo è l'arbitro assoluto della ricchezza o della miseria. Per dimostrare quante svariate attrattive offra al viaggiatore questo fiume sovrano è noto il detto: Colui che beve una volta l'acqua del Nilo ritorna a berla.E poichè la prosperità dell'Egitto è tutta dipendente dalsuo gran fiume, credo conveniente il dedicarmi con qualche larghezza allo studio di questo importante corso d'acqua.Il Nilo ha una lunghezza di 6500 chilometri[3].Dalle alte catene di montagne nevose, che a levante ed a mezzogiorno limitano l'altipiano dell'Africa centrale, si precipitano molti torrenti e fiumane che, riunendosi tosto, formano al fondo della valle una serie di bacini sovrapposti gli uni agli altri, da cui le acque, ormai confuse in uno stesso letto, scendono al Nord.Abbandonando la regione dei grandi laghi, donde trae le sue sorgenti, il Nilo corre attraverso ad immense praterie interrotte da boschi e da paludi. Piega in seguito leggermente a levante come se si volesse gettare nel Mar Rosso; ma arrestato a mezzo cammino da un massiccio montagnoso, che gli impedisce di procedere oltre, si raddrizza verso Nord, e poco dopo di avere ricevute le acque dell'Abissinia urta contro l'altipiano del Sahara, che lo costringe a scavarsi un letto tortuoso. Da questo punto il corso del fiume è sovente ostruito, ed ora stretto fra catene di monti, ora spaziando per vasta pianura scende poi lentamente verso il Mediterraneo, senza più ricevere nessun altro affluente. Il territorio compreso fra l'ultima Cateratta del Nilo nella sua discesa al mare ed il mare stesso costituisce l'Egitto.Il primo viaggiatore che abbia visitato l'Egitto, od almeno il primo che ci abbia lasciato il racconto del suo viaggio, è Erodoto di Alicarnasso, il quale ha riassunta la sua impressione su questa terra delle meraviglie in una sola frase più volte ripetuta: «L'Egitto è un dono del Nilo.»Per formarsi un'idea di quel che diverrebbe questa regione, se privata dell'opera fecondatrice del suo fiume, basta il vederla un mese prima del solstizio d'estate, cioè nel periodo delle acque più basse.Il Nilo in questo periodo scorre lentamente in uno stretto confine riducendosi alla metà della sua larghezza ordinaria; le sue acque sono torbide, quasi stagnanti e limacciose; estesi banchi di sabbia o massi scoscesi di nero fango cotto e ricotto dal sole ne formano le sponde. Al di là tutto è sabbia e sterilità tormentate dal vento caldo e polveroso detto il Khamsin, che aumenta la desolazione generale.Il primo indizio del finire di questa terribile stagione è manifestato da un forte vento del Nord, che anima la natura tutta, calmando in parte gli ardori di un sole cocente.Si produce allora un cambiamento nel fiume. Il nilometro del Cairo segna un leggero aumento delle acque, che prendono una tinta verdognola per l'agitazione che esse creano in quelle vaste distese di acque stagnanti, che prima attraversano.È una vera fortuna che questo periodo del Nilo verde abbia la sola durata di tre o quattro giorni; poichè in quello stato l'acqua riesce imbevibile, e quei disgraziati che sono costretti, loro malgrado, ad abbeverarsi al Nilo, sono colpiti da tremendi dolori intestinali. I previdenti fanno provviste di acqua da consumarsi durante i pochi giorni in cui il Nilo si fa verde.Dopo questo periodo il fiume aumenta rapidamente di volume e diventa gradatamente torbido. Dopo dieci o dodici giorni di questo rapido aumento delle sue acque il Nilo assume una tinta rossa, color sangue, che conserva durante tutto il periodo dell'inondazione.Le materie che il Nilo trascina e che lo rendono rosseggiante non sono nocive come quelle del breve periodo del Nilo verde; anzi l'acqua del fiume non è mai tanto sana, deliziosa e rinfrescante quanto nel periodo dell'inondazione.Non havvi forse nel dominio della natura uno spettacolo più esilarante di quello che offra la piena del Nilo. Tutto si commuove e la natura esulta di gioia. Uomini, ragazzi, mandre di buoi selvaggi si tuffano nelle acque benefiche e rinfrescanti, ricche di pesci, mentre nubi di uccelli di diversa piuma svolazzano al disopra del fiume. E questa festa dalla natura non è solo ristretta agli ordini più elevati della creazione, poichè la sabbia, fattasi umida per l'avvicinarsi delle acque fecondataci, si anima ad un tratto quasi per incantesimo e brulica di milioni d'insetti.Nell'Egitto l'anno può ripartirsi in tre distinte stagioni: quattro mesi di seminagione e di sviluppo che corrisponderebbero ai nostri mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio; quattro mesi di raccolto da marzo a giugno; ed i rimanenti quattro mesi (luglio, agosto, settembre ed ottobre), in cui succede l'inondazione, completano il ciclo dell'anno egiziano.Il Nilo non ha soltanto creato il suolo dell'Egitto, conquistando la maggior parte del Delta sul mare, ma ha imposta la configurazione generale del paese ed il genere delle sue produzioni. Tutto dunque in Egitto si regola sul Nilo: il suolo, i suoi prodotti, la specie degli animali e dei volatili che esso nutrica.Gli antichi Egizi lo sentivano meglio di chicchessia e sene mostravano riconoscenti. Del loro fiume avevano fatto un Dio che chiamavano Api, e non cessavano mai di celebrarne i benefizi.Ecco l'inno antico, bellissima invocazione al Nilo tramandata ai posteri:Salve, o Nilo! Salve a te, che ti sei manifestato su questa terra e che pacifico vieni a dar la vita all'Egitto! Dio nascosto, che conduci le tenebre alla luce in quel giorno che a te piace—Irrigatore dei frutteti creati dal sole per dar vita a tutti gli animali—Tu abbeveri la terra in ogni punto—Via del cielo che discende—Dio Seb, amico dei pani—Dio Nepra, porgitore dei grani—Dio Phtah, che illumini ogni dimora—Signore dei pesci. Quando tu rimonti sulle terre inondandole nessun uccello invade le seminagioni—Creatore del grano; produttore dell'orzo—Tu perpetui la durata dei Templi; il tuo lavoro è riposo alle dita dei numerosi infelici—Quando tu decresci cadono gli Dei, deperiscono i mortali—Tu fai squarciare dagli animali la terra intera; grandi e piccoli si riposano—Invocano te gli uomini e quando ti arresti diventi simile a Knoum (il Dio creatore). Se invece ti muovi, la terra si riempie di allegrezza; ogni ventre esulta; ogni essere organato riceve il suo nutrimento; mastica ogni dente—Tu offri le provvigioni più squisite, crei ogni buona cosa—Tu sei il Signore dei cibi più scelti e più graditi; se vi sono offerte è mercè tua—Fai spuntare l'erba per gli animali, prepari i sacrifizi per ciascuna divinità; l'incenso che viene da te sopra ogni altro sovrasta—Tu ti rendi padrone delle due contrade (alto e basso Egitto) per riempiere i depositi, per colmare i granai, e provvedere il necessario agli indigenti—Germogli per appagare tutti i voti, senza esaurirti mai e fai del tuo valore scudo agli infelici—Non sei inciso sulla pietra, nè sei scolpito sulle statue, che portano la doppia corona (emblema di sovranità sull'alto e basso Egitto)—Non ti si vede—Nessuna offerta giunge sino a Te—Non penetri nei misteri, nè si sa il luogo dove sei, nè lo si può rintracciare mediante lo studio delle sacre scritture—Nessuna dimora ti cape; nessuna guida può penetrare nel tuo cuore—Tu hai rallegrate le generazioni dei figli tuoi—Ti si rende omaggio al Sud—Immutabili sono i tuoi decreti, quando si manifestano ai servi del Nord—Tu bevi le lacrime di tutti gli occhi e prodighi l'abbondanza de' tuoi beni.Il Nilo, guardandolo dalle sue foci, offre l'immagine di un albero gigantesco, le cui radici immergentisi nel Mediterraneosono rappresentate dal Delta, ossia dall'Egitto propriamente detto, mentre i poderosi suoi rami si spingono sin nel cuore dell'Africa[4].Il Nilo, come già si è detto, ha una lunghezza di 6500 chilometri, e non riceve più affluenti attraverso la Nubia inferiore e l'Egitto. Dal lato orientale fra El-Damer e Bèrbera nell'alta Nubia riceve per primo affluente l'Atbara, notevole corso d'acqua, che si potrebbe considerare come una delle principali sorgenti del Nilo, se avesse acqua perenne.Continuando a rimontare il Nilo, al 15º 30' di latitudine Nord si divide in due rami: quello che viene dall'Est è conosciuto sotto il nome di Nilo azzurro e di Nilo bianco quello che Viene dall'equatore, il quale è considerato quale ramo principale.Le sorgenti del Nilo al tempo del Filicaia non erano conosciute; il che fa dire al poeta in un suo sonetto:Sbocca il gran Nilo da sorgente occulta.. . . . . . . . . . . . . . . .Nilo bianco.Fra il 9º e 10º di latitudine Nord il Nilo bianco riceve numerosi affluenti, e da questo punto sino al 5º il suo bacino abbraccia una zona paludosa annualmente inondata e grandi laghi formanti in complesso una superficie di oltre 250 mila chilometri quadrati.Nel corso della stagione delle pioggie il flusso delle acque equatoriali si sfoga parte nella direzione dell'Ovest verso l'Atlantico per mezzo del fiume Congo e parte verso il Nord attraverso le contrade non beneficate dalle pioggie (Nubia ed Egitto) raggiungendo il Mediterraneo per mezzo del Nilo.Ed è appunto fra i laghi Tanganika e Victoria-Nyianza che si trova lo spartiacque dei due più gran corsi fluviali dell'Africa, il Congo ed il Nilo; ma questo spartiacque è in alcune sue parti così debolmente segnato, che il bacino del Congo e quello del Nilo, per mezzo di alcuni loro affluenti, frammischiano le loro acque. Questa considerazione non avvertita dallo Stanley lo ha indotto a credere, che il lago Tanganika fosse l'unica sorgente dei due grandi fiumi.Oggi invece è indubbiamente provato, che il Congo ed il Nilo non sono gli emissari dello stesso lago, poichè il Nilo riceve le sue acque non dal lago Tanganika, ma da quello di Victoria-Nyanza.La sola incertezza, che rimane tuttodì, sta nello stabilire quale sia la riviera madre che, gettandosi nel lago Victoria-Nyanza, determini il corso superiore del Nilo, vale a dire rappresenti la sua sorgente principale.Su questo riguardo i pareri sono disparati; ma a mio giudizio sono due le interpretazioni più logiche e più accreditate.Secondo le osservazioni e gli studi dello Stanley, del Pearson e di missionari francesi parrebbe che il Mwaron, detto anche Louwambè, sia il vero Nilo originario, ove si consideri la lunghezza del suo percorso: Questo fiume tiene la sua sorgente al 3° dell'emisfero australe; esso scende al Nord, poi si piega al Nord-Ovest prima di gettarsi nella parte meridionale del lago Victoria-Nyanza.Stando invece alle asserzioni dello Speke e di Grant, il Kitangouleh, detto anche Tangoureh, se si considera la sua massa liquida, sarebbe l'affluente del gran lago, che avrebbe maggiore diritto di essere considerato quale corso sorgivo del bacino superiore del Nilo. Il Tangoureh è un imponente corso d'acqua, che nasce nei monti che stanno al Sud dell'equatore; il suo bacino accoglie una enorme quantità di acqua durante la stagione delle pioggie ed in questo periodo si estende per una larghezza di parecchi chilometri. Nella stagione secca, che ha la durata di soli tre mesi, da agosto ad ottobre, il Tangoureh si riduce bensì a soli 75 metri di larghezza, ma la sua media profondità non è mai inferiore ai 15 metri. Al suo sbocco nel lago di Victoria-Nyanza si allarga sino a 130 metri con una profondità da 30 a 40 metri.L'autore del presente studio darebbe la preferenza al Tangoureh considerandolo come il vero corso d'acqua, dal quale prende origine il Nilo. Si può quindi con fondamento asserire, che il Nilo bianco, propriamente detto, non è altro che la grande fiumana che accoglie una gran parte delle acque equatoriali, le quali convergendo tutte si riuniscono nelle grandi paludi del 9º grado. Il Nilo bianco comincia a formare il grande fiume Nilo, in seguito al suo congiungimento col Nilo azzurro vicino ed a levante di Khartoum, dopo un percorso di 1050 chilometri, durante i quali allaccia numerosi isolotti. Il terreno adiacente alle sue sponde conserva quasi sempre in quel suo lungo percorso lo stesso aspetto; ben di rado l'opprimente monotonia di quei terreni è rotta dalla veduta, anche lontana, di una catena di monti o di una qualche altura isolata.La riva destra del Nilo bianco ha per limite una successione di banchi di sabbia dell'altezza generalmente di 10 metri circa; sulla sponda sinistra invece i terreni percorsi sono bassi; per un'estensione variante da uno a sei chilometri sono di natura alluvionale, soggetti alle inondazioni periodiche e per conseguenza fertili.La superficie approssimativa del terreno lungo la sponda sinistra bagnato dall'acqua delle piene è di circa quattromila chilometri quadrati, i quali per la maggior parte restano infruttiferi, perchè i selvaggi, abitanti lungo la sponda, si limitano a coltivarne piccole particelle, per quel tanto, cioè, che è di necessità assoluta per la loro esistenza, mentre da quel terreno fecondato dalle acque si potrebbe ampiamente trarre il nutrimento per una popolazione cento volte più densa. Vi sono qua e là sparsi ciuffi di mimose, di acacie e di giuggioli, ed il terreno essendo affatto piano sarebbe facilmente irrigabile, come lo è quello della valle del Nilo e le pianure del Delta.Questa notevole differenza nella natura delle due sponde risulta, al dire dell'egregio geografo Schweinfurt, dalla direzione costante del Nilo verso il Nord sopra uno spazio di 30 gradi.In questa condizione le molecole liquide, invece di spostarsi nel senso dell'asse del fiume, con moto permanente ed uniforme, essendo spinte alla corrosione per la rotazione più rapida delle latitudini meridionali naturalmente intaccano la sponda destra (elevata), lasciando il benefico loro limo sulla sponda sinistra tutta pianeggiante, come alcune spiaggie a mare.Questo fenomeno si manifesta e si è constatato anche nel percorso di parecchi fiumi di Europa che si trovano in identiche condizioni del Nilo.Da un centinaio circa di osservazioni e scandagli eseguiti in 12 anni dal 1876 al 1878 risulta, che la larghezza media del Nilo bianco è di 1700 metri. In alcuni punti e specialmente un po' al di sopra di Khartoum, ove la larghezza raggiunge i tre mila metri, stendendosi le acque, sovra le terre basse e piane della riva sinistra molto al di là del vero letto, ne risulta una larghezza assai più considerevole.La profondità media è di circa m. 5,40 e aumenta di due metri, quando la piena raggiunge il suomaximum.Nel mese di marzo succede nei due rami del Nilo la massima magra ed in settembre la maggior quota di elevazione.La piena comincia negli ultimi giorni di aprile e continua ad aumentare sino a settembre; poi il fiume comincia a decrescere gradatamente sino alla quota infima, che si avvera, come si disse, nel mese di marzo.Se il Nilo bianco ricevesse tutta la eccedenza di acqua che entra nel lago Victoria-Nyanza, sarebbe un vero disastro per tutti i sottostanti terreni, perchè il volume d'acqua che vertiginoso scenderebbe dal lago porterebbe la distruzione dappertutto; ma è da notarsi che una gran parte della massa d'acqua che il lago Victoria raccoglie si evapora per la potenza di quel sole tropicale ed una parte si disperde per infiltrazione.Si legge in alcuni autori, che le acque del Nilo azzurro discendendo da una regione di roccie, sono più limpide di quelle del Nilo bianco, limacciose e senza trasparenza.Ma su questo argomento è necessario intendersi. È cosa indiscutibile che il limo trasportato dal Nilo bianco non può avere le proprietà di quello portato dal Nilo azzurro, il quale attraversa le terre vulcaniche dei monti abissini; ma non perquesto si può negare, che le acque del Nilo bianco sieno pur esse fecondatrici, colla sola differenza, che le materie organiche contenute nel Nilo bianco sono per la più parte in istato di dissoluzione e non di limo e la loro missione, quando le acque dei due Nili si confondono per formare il gran Nilo, consiste appunto nel servire di spinta alle materie fecondatrici che, trasportate dalle riviere dell'Etiopia, si versano nel Nilo azzurro.Le acque del Nilo bianco mutano tre volte di colore. Durante 20 o 25 giorni tra marzo ed aprile il primo flusso, che sbocca dalle paludi del 9º grado è alquanto saturo di materie vegetali; è questo il periodo delle acque verdi che si propagano per 5 o 6 giorni sino in Egitto. Esse sono nocive e gli abitanti evitano di berle in quello stato. In seguito sparisce il color verde e viene sostituito da una tinta rossiccia, cui tiene dietro, molto tempo prima della magra, una tinta glauca, ma quasi limpida, il che, senza dubbio, ha motivata la denominazione di Nilo bianco. Le terre che si possono coltivare nel bacino del Nilo bianco sono in generale fertili e di una notevole leggerezza. La loro tinta è chiara, calda e brillante più di quella delle terre egiziane; il che è probabilmente dovuto all'assenza di calcarea.Nilo azzurro.L'altipiano, che abbraccia tutte le Alpi abissine, ha nella parte Sud la sua linea di depressione traversale segnata sul versante del mar rosso dalla baja di Tadjoura e nell'interno da una grande cavità, che probabilmente un giornofu centro di attività vulcanica, che si trasformò in un bacino lacustre denominato il lago Tsana.Al pari di tutti i grandi laghi dell'Equatore lo Tsana è alimentato dai vapori dell'oceano indiano, i quali formandosi sui culmini dei monti di Etiopia si condensano in pioggia o si trasformano in neve. Questo lago è situato verso il 37º grado di longitudine Est ed al 12º grado di latitudine Nord; la sua superficie è di 3 mila chilometri quadrati e la sua profondità varia dai 70 ai 200 metri. Il Nilo azzurro detto anche Bahr-Arrec o Bahr-Abai esce dalla parte meridionale dello Tsana da un'altitudine di 1776 metri. Quest'imponente corso d'acqua fu per molto tempo considerato come la principale sorgente del Nilo, mentre non è che il ramo più conosciuto. Sin dai tempi di Tolomeo il corso del Nilo azzurro fu descritto con molta esattezza, confermata dalle più recenti esplorazioni. Il Nilo azzurro si dirige prima verso il Sud e corre in seguito nella direzione del Nord-Ovest, formando un arco di 400 chilometri intorno alla base dei monti Talba-Waka; e quindi continua il suo percorso di circa 10º, e senza mutare la sua direzione Nord-Ovest, finchè raggiunge il Nilo bianco a Khartoum (parallelo 15º e 29º). Il totale sviluppo del suo corso è di 1350 chilometri, vale a dire un quinto circa di quello del Nilo bianco, che è di chilometri 6500 dalle sue sorgenti alle sue foci di Rosetta e Damietta nel Mediterraneo.La parte più aspra ed ostacolata del Nilo azzurro è rappresentata dai primi suoi 400 chilometri di corso.Ad 8 chilometri dal lago Tsana supera una prima Cateratta, quella diWareb, e riceve poco dopo il Bechto, che è il principale affluente del suo corso superiore. In seguito ilsuo letto si allarga sino a 200 metri scorrendo attraverso a pianure boschive; poscia ritorna a serrarsi un po' prima della Cateratta diAlata, che è una vera Cateratta rappresentata da una caduta perpendicolare di 25 metri. Il corso del Nilo azzurro non è più in seguito che una successione di rapidi in fondo a gole profonde e talmente strette, che i Portoghesi unirono in più siti le due rive con ponti in mattoni, dei quali uno ha resistito all'intemperie e sussiste tuttora.In quelle gole profonde sopra una pendenza di 780 metri l'inclinazione raggiunge m. 1,95 per chilometro.Oltrepassate quelle profondità, benchè la pendenza diminuisca sensibilmente, tuttavia il corso del fiume non cessa dall'essere torrenziale. Correttamente parlando, questo ramo del gran Nilo non abbandona il nome di Abaï per assumere quello di azzurro che dopo di avere attraversato il Nord del paese dei Gallas e dopo di avere lasciato dietro di sè le aspre alture del Faroglou.Nell'epoca della stagione secca, il Nilo azzurro è talmente basso da non contenere acque sufficienti per mantenere a galla le barche, che fanno il traffico tra Senaar e Khartoum. Ma quando le pioggie periodiche incominciano e il sole ardente di aprile fonde le nevi accumulate sugli altipiani abissini, le acque gonfie del lago Tsana si precipitano nell'Abaï, che noi abbiamo sempre continuato a chiamare Nilo azzurro. Queste acque animate da enorme celerità si vanno man mano aumentando pel concorso dei torrenti affluenti e travolgono nei loro limaciosi flutti le ricche alluvioni tolte ai terreni fertili delle montagne. Tutta la poderosa massa di acqua formata dalla riunione dei due Nili ed aumentata dalle acque dell'Albara costituisce il complesso delle alluvioni, cui l'Egitto deve la propria esistenza, Il Nilo azzurro è, durante le sue piene, navigabile sino alla Cascata di Rossérès 504 chilometri distante da Khartoum. In quel punto le rocche fanno barriera al fiume e formano per le barche di ogni specie un ostacolo insormontabile. La piena periodica del fiume azzurro è avvertita a Khartoum venti giorni prima di quella del Nilo bianco. Si effettua in giugno e luglio, e raggiunge il suomaximumin agosto e qualche volta in settembre. Il fiume si mantiene in piena sino al 15 od al 20 settembre, e quindi progressivamente decresce per giungere al limite minimo di sue acque, o magra nel mese di marzo. Quando la piena raggiunge il suomaximum, le acque percorrono i 1800 chilometri che separano Khartoum da Assouan in 13 giorni con una celerità di circa 150 chilometri ogni 24 ore.Prima dell'insurrezione del Mahdy e quando Khartoum era nelle mani dell'Egitto, i movimenti del Nilo azzurro erano registrati al nilometro stabilito in prossimità del palazzo del Governatore a 4 chilometri a monte della confluenza dei due Nili. La segnalazione perveniva giornalmente al Cairo per mezzo del telegrafo.L'elevazione dell'acqua non si faceva sentire in Egitto che quindici e perfino quaranta giorni dopo, secondo l'epoca; il che permetteva di andare al riparo, in una certa misura, alle conseguenze di una piena od eccessiva o troppo debole.A Khartoum l'altezza media del Nilo in piena è di m. 6,50.Le acque del Nilo azzurro cominciano ad arrossare all'inizio della piena e quindi prendono una tinta più scura di mano in mano che il livello si eleva. Ma esse, nel decrescere, assumono una trasparenza quasi compiuta, onde il riflesso d'un cielo senza nubi le fa parere azzurrate; il che ha dato origine al nome di fiume azzurro a questo gran ramo del Nilo.Come si disse precedentemente, la piena del Nilo azzurro si annuncia normalmente 20 giorni prima di quella del Nilo bianco. Tuttavia l'elevazione delle acque in questo primo periodo non essendo considerevole, non succede alcuna alterazione al punto di confluenza dei due Nili e per conseguenza ben si può dire che il vero flusso delle due acque avviene contemporaneamente. Ed appunto il congiungimento quasi simultaneo delle piene dei due Nili produce le inondazioni più favorevoli per l'irrigazione dell'Egitto. Nei primi giorni di giugno, se avviene che la piena del Nilo bianco sia, oltre al normale, in ritardo, la violenza della corrente nel ramo abissino, ossia nel Nilo azzurro, è tale, che le acque del Nilo bianco sono rigettate molto al disopra del punto di confluenza. Quando invece vi è concordanza, i due Nili non frammischiano intimamente le acque loro che notevolmente a valle del punto di loro confluenza.L'acqua del fiume azzurro è eccellente in tutte le stagioni. Si sa che essa contiene elementi auriferi specialmente al disopra del Senaar.Gli indigeni non hanno conoscenza di sorta per lavorare con metodo i terreni auriferi del Ghesiret-Senaar, del Dar-Bertat e della valle di Thomat. Durante il periodo delle pioggie (Kharif) essi impiegano un gran numero di schiavi alla lavatura delle alluvioni trasportate dal fiume.La mano d'opera essendo poco costosa gl'indigeni riescono a trarre da quella lavatura un non dispregevole utile.Dai confini dell'Abissinia sino a Khartoum le regioni attraversate dal Nilo azzurro e dai suoi affluenti sono più fertili e meglio coltivate delle terre del bacino del Nilo bianco: quelle regioni formate da alluvioni di origine vulcanica depositate durante gli straripamenti periodici sono assai ricche.Esse costituiscono un granaio, dove vengono ad approvigionarsi le altre provincie del Soudan.Non vi sono che due qualità di terreno, entrambe eccellenti benchè di composizione diversa.L'uno è rossiccio, poroso, friabile ed incontrasi nel Fazoglou. Nel Senaar si manifesta meno rosso e tendente al colore grigio. È il vero terreno per grano e per tutti gli altri cereali in genere.L'altro terreno è nericcio e ricco di materie organiche. Nonostante la sua forza produttrice, che è enorme, gl'indigeni poco lo coltivano, e lo utilizzano invece per la pastorizia.La vera riunione dei due Nili (bianco ed azzurro), in cui effettivamente la mescolanza delle loro acque è compiuta, trovasi a 15 chilometri al disotto di Khartoum.Da questo punto e per un percorso di 70 chilometri la larghezza del Nilo è costantemente variabile: corre in seguito con una velocità media di m. 2,75 per secondo incassato fra i monti Agaba, catene rocciose che lo stringono, elevandosi maestose e quasi verticalmente al di sopra del suo corso.Quivi il letto del Nilo si riduce ad una larghezza di 200 metri; è cosparso di alti fondi formati da roccie di granito, e la sua valle si limita ad una semplice striscia di terreno invasa dalle piene.Il corso del fiume a 18 chilometri dopo di avere varcati i monti Agaba incontra una rocca gigantesca, che si eleva a più di 200 metri al disopra delle più alte piene.Quest'isola rocciosa è chiamata collo stesso nome del monte che si eleva sulla sponda destra, Raoyan.Il monte Raoyan a destra ed il monte Adjour sulla sponda sinistra segnano il principio del Sabaloka, ossia della sesta Cateratta.L'isola, il monte Raoyan ed il monte Adjour sembrano aver formato un tempo un solo massiccio, in mezzo al quale il Nilo fu costretto a crearsi di viva forza un passaggio per scendere al Nord.Il Nilo fra Khartoum ed Assouan.Come abbiamo già accennato, la riunione del Nilo bianco col Nilo azzurro si forma al disotto di Khartoum e da questo punto si costituisce il vero Nilo. I Soudanesi danno al gran fiume il nome di El-Bahr, che significa mare, ed in Egitto per designare questo gran corso di acqua lo chiamano El-Bahr el-Nil, il mare-Nilo.A Khartoum il livello medio del fiume è a 370 metri circa sopra ai livello del mare; a Berber m. 350½; a Dóngola m. 236; ad Assouan m. 94¼.La distanza che separa Khartoum da Assouan, seguendo il corso del Nilo, è di circa 1800 chilometri.Fra questi due punti esistono sei Cascate principali comunemente, ma impropriamente chiamate Cateratte[5].Se per Cateratta deve intendersi la caduta repentina, per tutta la sua lunghezza, di un fiume che si precipita dall'alto per un immediato cambiamento di livello, nè la Cascata diSabaloka, nè tutte quelle che si descriveranno in seguito, da Khartoum ad Assouan, possono chiamarsi Cateratte.Le vere Cateratte si riscontrano a monte di Khartoum tanto sul fiume azzurro, quanto sul Nilo bianco, vale a dire, prima che i due fiumi, convolvendo le loro acque, formino il gran fiume.Tuttavia io conserverò alle sei principali Cascate da Khartoum ad Assouan il nome di Cateratte consacrato dall'uso, e chiamerò le altre minori col nome di Cascate, intendendosi per queste, come dice il Fanfani, quei rami d'acqua, che scorrono rovinosamente per causa o di un grande pendìo o di ostacoli frapposti al loro corso.Eccone la denominazione:1ªCaterattadettadi Assouan2ª»»di Wady-Halfa3ª»»di Hannek4ª»non altrimenti designata5ª»dettadi Moghrat o Solimanieh6ª»»di Sabaloka.Oltre queste sei Cateratte o Cascate esistono numerose altre Cascate di minore importanza, che i piloti delle Cateratte conoscono sotto differenti nomi, ma noi non ci occuperemo che delle Cascate principali, il cui nome sopra indicato è invariabilmente noto tanto agli indigeni quanto ai viaggiatori.6ª Cateratta di Sabaloka.Come si è già detto, fra Khartoum ed Assouan vi sono sei Cateratte o per meglio esprimermi sei Cascate costituitedal vero Nilo alimentato dalle acque del Nilo bianco e del Nilo azzurro, dopo la loro fusione a valle di Khartoum.La prima che s'incontra, scendendo il fiume, è quella di Sabaloka (6ª Cateratta) la quale, come si è accennato, comincia a svilupparsi all'altezza del Monte Adjour situato sulla sinistra sponda del fiume. Per colui che ne salga la vetta si offre allo sguardo uno spettacolo indimenticabile. All'imboccatura della gola formata dal ravvicinamento dei monti Agaba, il fiume si precipita in una stretta di soli 75 metri di larghezza coprendo di alta schiuma le roccie, di cui è cosparsa la stretta. Ma l'adito che si è scavato il fiume fra quelle roccie non essendo sufficiente alla imponente massa delle sue acque esso è costretto a piegarsi all'Ovest e descrivendo una grande curva torna più in là a dirizzarsi al Nord, avvolgendo fra le sue acque una tal quantità di isole e di isolotti, che i piloti stessi non sanno distinguere e le chiamano in termine generico le 99 isole. In ciascuna di esse si scorgono rigogliosi massi d'acacie di tre qualità differenti fra loro, frammiste a giuggioli inghirlandati da varie specie di arrampicanti, e tutto questo complesso di fiori e di verdura dà a quelle isole un aspetto tanto più seducente in quanto che spiccatissimo è il contrasto loro colle roccie cupe della Cateratta e delle circonvicine colline, cui tengono dietro gli sconfinati deserti dell'Est e dell'Ovest.Indipendentemente dagli isolotti appariscenti anche nelle più alte piene e di quelli che soltanto stanno scoperti in tempo di magra vi esistono nella Cateratta e fra i suoi profondi abissi numerosi banchi di sabbia che è necessario evitare per sei mesi dell'anno.I punti di veduta in mezzo ai flutti frementi, le variatetinte delle roccie e dei banchi di sabbia formano un tutto che rallegra la vista, ed il pensiero corre spontaneo alla domanda di quel che sarebbe questo paese così incantevole, se abitato da una razza più industre, e sopratutto se il suo fiume non lasciasse deserte enormi superficie di terreni, che un tempo erano fecondate dall'acqua delle sue piene.In parecchie Cascate di minor conto, che si succedono dopo quella di Sabaloka, si riscontrano egualmente delle mimose ed arbusti, che fanno parere meno opprimente la silenziosa via del deserto. Al viaggiatore stanco della solitudine desolata del deserto riesce delizioso il lontano fracasso delle onde fuggenti nelle Cascate che gli parlano di acqua e di freschezza.Il Nilo non ha in tutto il suo corso nessun altro punto così imponente e così pittoresco, come quello del Sabaloka.Continuando il suo corso verso il Nord, il fiume si volge sino al più lontano limite dell'orizzonte come un interminabile e largo nastro fulgente agli ardenti raggi del sole del Soudan.La distesa del Nilo al disotto della Cateratta, è sorprendente e mentre nei gorghi non ha altro aspetto che d'impetuoso torrente, appena riesce a sprigionarsi dalle roccie, assume la maestà di Re dei fiumi, maestà che non conserva nel suo corso inferiore.La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore è di circa 13 metri. I due passi più pericolosisono quelli al Sud ed al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una delle numerose roccie.Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo. Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato, segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di vendetta preseda Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh), obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un principio di esecuzione.Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90, possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante tutto l'anno e nei due sensi.Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non ha più la forza di trascinare.Distanza della 6ª Cateratta(Sabaloka)Da Khartoum a monteChilometri86da Kendy a valle»90da Bèrbera»259dalla 5ª Cateratta»305da Assouan»1710Lunghezza della Cater.m.17000Altitudinea monte»363sopra il livello del mare»a valle»350» » »Media pendenza»0,610Celerità di corrente»55ª Cateratta di Solimanieh.Dall'estrema punta a Nord dell'isola di Marnad, in cui ha termine la 6ª Cateratta, e tranne gli alti fondi di Abou-el-Ramleh a valle di Kendy, di cui si è fatta parola nel descrivere la 6ª Cateratta e che non sono di serio ostacolo, ben si può dire che la navigazione è libera sino a Solimanieh (5ª Cateratta) cioè sino a 33 chilometri a valle di Bèrbera ed a 288 chilometri dal Sabaloka (6ª Cateratta).L'avvicinarsi della 5ª Cateratta, che prende nome da una borgata della sponda sinistra del Nilo, è segnalato da due grandi isole, l'una rocciosa, alluvionale l'altra, al disotto delle quali il Nilo allargandosi raggiunge un'estensione di circa 4 chilometri. Là appunto il suo letto èsbarratoda sette altre isole, da un numero considerevole di isolotti e da una quantità di roccie.Queste roccie che, nel periodo di magra, emergono sul pelo dell'acqua dai metri 7 ai 7,50, rendono impossibile qualsiasi genere di navigazione e benchè sommerse durante le alte acque, ostruiscono tuttavia la più gran parte del fiume nel suo corso.Drekeh è la più importante delle sette grandi isole; essa è attorniata da una linea non interrotta di scogli assai pericolosi, ed è separata dalla riva destra del Nilo e dalle tre isole ad Ovest da due profondi canali che entrambi si convertono in una Cascata. Questi due canali soltanto servono di passo alle barche, le quali nella discesa li oltrepassano con una velocità vertiginosa, a meno che non siano trattenute da un forte vento del Nord. La sponda dell'isola Dekeh è tutta quanta a picco, rocciosa e non permette l'alaggio; ond'è che qualsiasi imbarcazione che rimonti il Nilo, sorpresa dalla calma nel passo della Cascata, è costretta a retrocedere per riprendere il suo cammino verso Sud, appena la brezza favorevole ritorni a manifestarsi.La riva destra del fiume è coperta da colture, che si estendono a monte della Cateratta sopra una lunghezza di 8 chilometri; sulla sponda sinistra le coltivazioni si sviluppano per una lunghezza di 20 chilometri e per una larghezza dai 300 ai 500 metri, prolungandosi sino all'estremità inferiore del Solimanieh.Fra la 5ª Cateratta, che abbiamo or ora descritta, e la 4ª esistono molte Cascate alcune delle quali non sempre navigabili in tutte le stagioni dell'anno.Faremo cenno delle principali e di quelle che per la posizione loro hanno un'importanza notevole.Cascata di Bagareh.Fra la quinta Cateratta di Solimanieh e l'isola di Yankoueh il Nilo ha uno sviluppo di 35 chilometri.In questo percorso circonda parecchie isole ed isolotti e segnatamente la grande isola di Kandessi, dove la navigazione, benchè difficile dopo le piene, non viene tuttavia sospesa durante le magre.L'isola di Yankoueh ha quasi un chilometro di larghezza sopra sei chilometri e mezzo di lunghezza; è fertile e quasi del tutto coltivata. Essa è contornata da roccie di granito nero, che all'Est formano la Cascata di Bagareh e ad Ovest quella di Abou-Hachem. Queste due Cascate non hanno che un'importanza relativa durante l'alto Nilo, ma durante le acque basse sono impraticabili.La riva destra del Nilo concede una striscia di terra coltivata di 12 chilometri che si stendono lungo la Cascata. Sulla riva sinistra le coltivazioni sono ad intervalli, quantunque la vegetazione ne sia più intensa e vi appariscano alcuni ciuffi di palma-docem e di acacie simili a quelli che s'incontreranno a Nord di Dòngola.Alla sua uscita dalle Cascate il Nilo che scorreva in direzione Nord-Ovest fa un gomito attorniando l'isola Artol, più grande dell'isola Yankoueh, e quindi riprende il suo corso verso il Nord.Cascata di Moghrat.L'isola di Moghrat situata a 513 Chilometri da Khartoumall'estremità della gran curva che fa il Nilo nella direzione di Ovest Sud-Ovest per circoscrivere dai tre punti cardinali Est, Sud ed Ovest il deserto di Nubia, ed Argo presso Dòngola sono le più considerevoli delle isole nilotiche; tutte e due hanno oltre 30 chilometri di lunghezza e circa 5 chilometri di larghezza.Moghrat è una rocca immensa, di cui la parte montana è refrattaria a qualsivoglia vegetazione; sovra alcuni punti dalla sua base (specialmente al Sud) il fiume ha ricoperto le roccie di qualche strato di alluvione, di cui gli isolani traggono partito.Non ostante le numerose isole e le roccie esistenti all'estremità Sud di Moghrat la navigazione non diventa realmente difficile, che al disotto di quella parte del fiume che costeggia la grande isola e per un percorso di 12 chilometri. Tuttavia lo sbarramento non è compiuto che nel periodo della magra. Durante le acque alte alcuni battelli a vapore hanno rimontati le Cascate di Moghrat aiutandosi colla macchina e col soccorso di rimorchiatori. In quanto alle barche a vela spinte da un buon vento possono in 10 giorni percorrere l'uno o l'altro dei due rami del Nilo dalla punta Nord all'estremità Sud dell'isola. In complesso sono necessari 15 giorni per superare la distanza che separa Bèrbera dalla punta Nord dell'isola Moghrat.A valle di Moghrat le sponde rocciose del Nilo si ravvicinano e lo stringono in siffatto modo da ridurlo ad una larghezza di 150 a 200 metri, ed anche nei punti ove il suo letto riprende le sua estensione normale, esso è sempre ingombro da roccie sino in prossimità dell'isola di Morkos a 20 chilometri da Moghrat.Sulla riva destra a Nord-Est di Moghrat si trova Abou-Hamed, villaggio dove le carovane provenienti da Korosko si fermano prima di continuare la loro via verso Bèrbera. Egualmente vi si arrestano le carovane dirette a Korosko per le provviste di acqua prima di intraprendere la traversata del gran deserto di Atmour.Ma l'insieme di questa regione presenta un aspetto miserando; alcuni strati di terra alluvionale qua e là intercalati fra le cavità tortuose danno nutrimento a qualche acacia, il cui verde contrasta coll'aspetto cupo delle roccie e col niveo dei flutti che senza posa le flagellano.Le masse di sabbia sempre minaccianti d'invadere il magro dominio della vegetazione, le acque che incessantemente si sforzano di allargare il loro passo fra le roccie, tutto concorre a meravigliare lo sguardo e ad impressionare l'immaginazione. Si può asserire senza esitanza che la vita trascinata dagli infelici abitatori di questa contrada è peggiore che in tutte le altre plaghe attraversate dal gran Nilo.Tanto il passaggio della Cascata di Om-Deras quanto di quelle che le tengono dietro a Touari ed a Kabenat non presenta difficoltà che nella stagione della magra.Cascate di Touari e di Kabenat.Il letto del fiume già strozzato a monte dell'isola Kansah trova pure ostacolo dalla punta Est dell'isola, che si spinge, quale cuneo, per dividere la corrente; ma, come già si disse,durante le acque in aumento per sei mesi dell'anno, la Cascata è navigabile.Cascata di Om-Deras.A valle dell'isola di Moghrat e sopra un percorso di 185 chilometri il Nilo deve successivamente superare a distanze assai ravvicinate i seguenti sette ostacoli: le Cascate di Om-Deras, Touari, Kabenat, Edermieh, Bahak, la quarta Cateratta e Guerendid.La Cascata di Om-Deras si trova a 91 chilometri e mezzo al disotto della Cateratta di Moghrat, all'altitudine di 298 metri al disopra del livello del mare.È formato alla punta dell'isola Cherri da un nucleo di isolotti e di roccie, enormi blocchi di granito di felspato bianco misto a micasto e di felspato verde. Gli stessi componenti si riscontrano nelle montagne che fiancheggiano il fiume da ambe le parti della Cascata.L'isola di Cherri non è altro per sè stessa che una grande roccia di 10 chilometri di lunghezza, che permette qualche coltivazione della parte rivolta verso la riva destra del fiume, ove di tratto in tratto si osservano alcune particelle di terreno coltivo.Più sotto a Kabenot il fiume è sbarrato per tutta la sua larghezza da un banco di roccie, i cui neri culmini stanno scoperti e che, impedendo la navigazione durante la decrescenza delle acque, costituiscono la Cascata di Kabenat.Nelle acque alte questa Cascata può essere superata, tanto nel rimontare quanto nel discendere il fiume.Cascata di Edermieh.Un gruppo di sette grandi isole precede la Cascata di Edermieh, che comincia all'estremità dell'isola di Doulka e si prolunga per 5 chilometri al di là dell'isola Archichi; ivi il fiume si rinserra notevolmente e presenta gravi difficoltà alla navigazione. Tuttavia la Cascata di Edermieh viene sempre superato nelle alte acque. Succede talvolta che le barche provenienti dall'Egitto impiegano troppo tempo nel superare i difficili passi che mano mano incontrarono nel rimontare il fiume e sono sorprese dalle acque basse nell'affrontare la Cascata di Edermieh, il che le obbliga ad aspettare la piena successiva per continuare la loro rotta pel Nilo; in questo caso i passeggeri preferiscono di abbandonarla al loro destino e dirigersi verso Chenay e Berbera per la via del deserto.Cascata di Bahak.A 12 chilometri circa dall'isola d'Archichi il Nilo è di nuovo ostruito dalla grande isola di Kandy, la quale altro non è che un'immensa e nuda rocca attorniata da una quantità di isolotti e di scogli che ingombrano i due rami del Nilo in tutte le direzioni sopra una lunghezza di 4 chilometri.Banchi di sabbia di una grande distesa ed appena coperti durante le alte acque aumentano ancora le difficoltà della navigazione.I piloti delle Cateratte pretendono, e forse con ragione, che quantunque la Cascata di Bahak sia breve in confronto allealtre, tuttavia riesca una delle più pericolose fra quante la natura ha seminate fra Khartoum ed Assouan.In capo alle Cascate, il fiume si ristringe ad una larghezza di soli 280 metri per causa del ravvicinamento di due speroni che si partono dalla catena di monti costeggianti le due sponde.Su questi speroni esistono rovine di antichi fortilizi.Il canale che si appoggia alla destra sponda, più largo di quello che corre lungo la riva sinistra, manca di fondo; esso è impraticabile anche nel momento più favorevole delle piene ordinarie.La navigazione è per conseguenza costretta a servirsi del canale della sponda sinistra; ma nel periodo soltanto delle alte acque.Dopo questo periodo i battelli andrebbero irreparabilmente in secca sui banchi di sabbia e sarebbero costretti a rimanervi sino alla piena successiva per disincagliarsi e proseguire il loro cammino.Riepilogando il sin qui detto risulta che fra la quinta e la quarta Cateratta esistono Cascate di minore importanza in numero di sette, alcune delle quali presentano tuttavia difficoltà abbastanza notevoli per superarli.Sulla quinta Cateratta (El-Solcinanieh) si possono dare i seguenti dati:DistanzadaKhartoum a monte391ChilometriId.dalla4ª Cateratta a valle415id.Id.daAssouan1405id.Lunghezza della 5ª Caterattam.10000Altitudinea montem.327,500Id.a valle»320, —Media pendenza»0,700Celerità di corrente per minuto secondo»6,5004ª Cateratta.Fra l'ultimo Rapido di Bahak, che abbiamo descritto or ora e la 4ª Cateratta il corso del Nilo non è più libero che per una distesa da 4 a 5 chilometri, dopo i quali il suo letto offre l'immagine di un cataclisma ciclopico, ove disordinatamente si frammischiano isolotti e roccie. Masse di granito, di porfido e di basalto di ogni dimensione e forma risvegliano l'idea del caos. L'acqua fremendo corre in mezzo a questo pandemonio di chiuse e di roccie con una rapidità vertiginosa: un passo pericoloso è seguito da un altro anche più pericoloso, e non si può quasi concepire come fragili legni possano in un dato periodo avventurarsi tra quelle infinite minaccie di morte. Questa successione di roccie nere e deterse, che costituiscono la 4ª Cateratta, impraticabile durante le acque basse ed assai pericolosa nelle piene, presenta uno spettacolo imponente.Il tetro silenzio che regna in quei luoghi rotto soltanto dal frastuono dei flutti, l'aridità del suolo circostante e la solitudine vasta e selvaggia di quella plaga concorrono potentemente a colpire lo spirito di ammirazione mista a tristezza.Benchè la Cateratta non abbia che la distesa di 6 chilometri, tuttavia s'impiegano sei giorni per rimontarla; un chilometro al giorno.La velocità delle acque in alcuni punti è straordinaria, in altri manca il fondo, o l'alaggio non è possibile per la continuità di roccie a picco, che si distendono lungo canali stretti e profondi; in alcuni punti è necessità il far scivolare le barche o sulla sabbia o sulle roccie.S'impiegano talvolta fino a 1500 uomini per trascinare barconi per mezzo di alaggio.A tre chilometri a valle della Cateratta si riscontra una Cascata conosciuta sotto il nome di Cascata di Terai; ma essa può benissimo considerarsi come facente parte della 4ª Cateratta.La Cascata di Guerendid, che viene in seguito, pone termine alla lunga serie di Cascate comprese fra Amboukol a valle e Abou-Hamed a monte. Fra questi due punti la navigazione si può dire libera durante tutto l'anno.Distanze a cui si trova la 4ª Cateratta.Da Khartoum a monte706chilometriDalla 3ª Cateratta (Hannek) a valle350»Da Assouan1090»Lunghezza della 4ª Caterattam.6000Altezzaa monte»264,270Id.a valle»359, —Media pendenza»0,8853ª Cateratta di Hannek.All'isola di Argo ne succedono altre meno importanti: la più ragguardevole è quella di Wabia che forma la testata della gran Cascata conosciuta sotto il nome di Cateratta diHannek. Gli approcci di questa gran Cascata sono segnalati da una collina dirupata ed isolata. Dopo Wabia si riscontrano parecchie altre isole.La catena arabica, che si era notevolmente allontanata dal fiume nelle vicinanze di Dongola, si ravvicina ad Hannek, dove le sue roccie lo attraversano per collegarsi ad Ovest alle colline più avanzate delle montagne libiche.Durante le acque alte la Cascata di Hannek sparisce, e non si distingue dalle altre parti del Nilo che per una più rapida corrente, che si accentua a Lokoli, il solo passaggio, che conserva il carattere di Cascata abbastanza pericolosa. Tuttavia la metà del letto dal lato Ovest presenta sempre un'alternativa di correnti, di controcorrenti, di vortici e di scogli cosparsi di graziosi e verdeggianti isolotti, che durante la massima magra si possono visitare a piede asciutto.Quando le acque si abbassano, il Nilo arriva ad Hannek diviso in due grandi rami; quello dell'Est forma quattro canali secondari, mentre quello dell'Ovest non ne forma che tre. Il canale di Lokoli, è il principale, perchè da esso scorre la maggior parte delle acque del Nilo, essendo meno ingombro di roccie e di scogli.L'aspetto di Lokoli è imponente ed è il solo passaggio di cui si serve la navigazione tanto nel discendere quanto nel rimontare il fiume.La discesa è vertiginosa, e l'ascesa non può effettuarsi dalle barche a vela, se non aiutate da vento molto favorevole.La Cateratta di Hannek ha una lunghezza di 6 chilometri e mezzo; la differenza di livello fra il suo principio ed il termine è di metri 3,20 durante le acque alte e di 5 metri e mezzo durante la magra.Questa Cateratta, che relativamente alle altre ha una debole pendenza, è meno pericolosa della 4ª e se le barche ordinarie provano difficoltà reali a superarla nelle piene, egual cosa non può dirsi dei vapori, i quali, se guidati da un buon pilota, percorrono in poche ore questa Cascata in tutta la sua lunghezza.Hannek è fra le Cascate del Nilo la più pittoresca per le sue numerose isole verdeggianti e fertili, come sono tutti i terreni porfirici e granitici situati in prossimità dell'acqua; ma, nel vero senso della parola, la Cascata di Hannek può neppure chiamarsi Cateratta.Prima di giungere a Vady-Halfe il corso del fiume deve superare molte Cascate di minore lunghezza e considerazione, delle quali le principali sarebbero quelle di Chaban, di Kaibar, di Amara, di Dal, di Akacheh, di Okmeh, di Tangour, di Ambigol, Wady-Attir, e di Semneh.In tutte queste Cascate il fiume forma a monte una specie di bacino strozzato nella parte inferiore del ravvicinamento delle catene arabica e libica e limitato dalle roccie stesse, che insinuandosi nel letto del fiume collegano le due catene di monti.Le acque un tempo si ammassarono in questi bacini, sintantochè per la loro pressione riuscirono ad aprirsi in vari punti degli aditi che, man mano, mediante la corrosione, seppero allargare.A valle delle Cascate ora mentovate il letto del fiume si distende; canali più o meno accessibili e varianti per numero corrono in mezzo alle roccie con una velocità, che muta in ragione diretta della differenza di livello tra l'amonte e l'avalle ed in ragione inversa del numero delle breccie, che l'acquaha potuto effettuare; il tutto poi è incassato fra le sponde del fiume elevantisi dai 40 ai 150 metri sopra il livello delle acque.Distanza a cui si trova la 3ª Cateratta.Da Khartoum a monteChilometri1130Dalla 2ª Cateratta di Wady-Halfa a valleid.318Dalla 1ª Cateratta di Assouanid.666Lunghezza della Cateratta circametri7000—Altezzaa monteid.222—Id.a valleid.216,50Media pendenzaid.0,8532ª Cateratta di Wady-Halfa.In tutte le Cascate prese finora in esame il Nilo forma a monte una conca, ossia una specie di bacino strozzato nella sua parte inferiore pel riavvicinamento delle due catene arabica e libica con un sottosuolo che, attraversando il fiume, collega le due catene. Ove il bacino si rinserra, ivi comincia la Cascata.Le acque accumulandosi un tempo in questi bacini si apersero a poco a poco per la loro stessa pressione degli aditi nella barriera naturale formata dal collegamento delle due catene di montagne, aditi che la corrosione delle acque andò sempre allargando, essendo esse costrette a defluire in un letto serrato da argini elevantisi sul pelo dell'acqua da 40 a 150 metri di altezza.La Cateratta di Wady-Halfa fa eccezione a questa regola generale per quanto riflette la sua parte superiore.In essa non si nota alcun ravvicinamento delle due catene fiancheggianti il fiume, le quali gli si mantengono sempre parallele; nessun indizio accenna l'avvicinarsi della Cascata salvo il frastuono delle acque che impetuose s'infrangono fra le roccie. La Cateratta, invece di essere serrata, si espande per una lunghezza e per una larghezza considerevoli, e le roccie che la costituiscono sembrano casualmente emergere sul pelo delle acque, mentre invece esse sono parte integrante di una delle due catene che fiancheggiano il fiume.Durante le alte acque la maggior parte delle roccie restano sommerse, il che non toglie che la Cateratta di Wady-Halfa costituisca il punto più pericoloso del Nilo, per il che i piloti non ne tentano mai il passaggio con barche cariche anche nelle più grosse piene. Per questi motivi appunto Wady-Halfa veniva scelto come testa di linea di ferrovia pel Soudan.Dopo il 1885, in seguito alla rivolta di quella regione non potendosi più utilizzare i nilometri di Khartoum e di Bérbera, si pensò ad impiantarne uno a Wady-Halfa sulla sponda destra del fiume. Ma esso è insufficiente, perchè elevandosi soltanto di metri 6,72 al disopra della quota della magra, non può neppure segnare le piene ordinarie le quali in quel punto arrivano a metri 8,30 e raggiungono sino i 9 metri negli anni eccezionali.Wady-Halfa, villaggio insignificante, ha acquistato dopo il 1885 un'importanza notevole coll'insediamento di un governatorato generale, che abbraccerà l'amministrazione civile e militare della provincia frontiera del Sud dell'Egitto.Inoltre per misure di sicurezza per la difesa della linea di confine venne a Wady-Halfa creato un campo trinceratocon forte presidio anglo-egiziano allo scopo di arrestare i ribelli, ove tentassero di avanzarsi verso il Nord.Nel discendere il Nilo si riscontra a poca distanza da Wady-Halfa Ibsamboul, celebre per le imponenti ruine de' suoi antichi templi e delle sue statue colossali.Questi splendidi monumenti scavati nella viva roccia dei monti libici colpiscono il viaggiatore di meraviglia, anche se prima ha visitato Luxor, Karnak, Denderah, Abido e le grandi Piramidi.Le rovine di Ibsamboul colle enormi loro dimensioni, colle loro ammirevoli e giuste proporzioni, colla finitezza della loro esecuzione attestano in modo evidente quanto fosse il grado di civiltà e di grandezza del popolo che le legò alle presenti generazioni.Vi sono in seguito, continuando a discendere il fiume, altre rovine ed altri templi dell'epoche dei Tolomei e di Roma, le quali elevandosi sopra le sabbie rompono la scoraggiante monotonia di una regione, che per un percorso di circa 350 chilometri è rattristata dalla inflessibile aridità del deserto, il cui dominio invade peranco le sponde del Nilo.Ad un terzo della distanza che separa Wady-Halfa da Assouan s'incontra il villaggio di Korosko, che non ha altra importanza tranne quella che, essendo collocato sulla sponda destra del fiume, ha dominio sulla strada delle carovane pel Soudan e su quella che, attraverso al deserto, conduce ad Abau-Hamed ed a Bérbera.Una vasta pianura precede Kalabhek, luogo destinato, in un giorno forse non lontano, a diventare un punto d'una importanza indiscutibile nell'idrografia del Nilo.Si tratterebbe di costrurre in quelle vicinanze una grandiga attraverso al Nilo capace di arrestarne il passo a parecchie migliaia di metri cubi d'acqua allo scopo di fecondare tutto il piano di Kalabcheh.Questa notevole massa liquida verrebbe gradatamente restituita al fiume durante le acque basse, quando cioè il Nilo non è più in grado di dare acqua sufficiente per l'alimentazione dei canali del Delta.Distanza a cui si trova la 2ª Cateratta.Da Khartoum a monteChilometri1448Dalla 1ª Cateratta di Assouan a valleid.348Lunghezza della Caterattametri1700—Altitudinea monteid.138—Id.a valleid.120—Media pendenzaid.1,0581ª Cateratta di Assouan.Il Nilo, per cinque o sei chilometri prima di costituire la Cateratta di Assouan, è cosparso di isole, isolotti e roccie, che succedendosi a brevi intervalli producono numerose cascate, risalti e ribollimenti assai gradevoli alla vista.Durante le alte acque questi ostacoli scompaiono in parte e formano altrettante Cascate, che le barche ed i vapori non di grande portata possono agevolmente superare.Il Nilo prima di superare la sua ultima Cateratta (che è la prima per chi rimonta il corso del fiume) circonda le grandi isole Héasi, di Avvad e di Bega. Ad Est di quest'ultimaincontrasi la bellissima isola di Phile, la quale segna il limite estremo della maggior parte dei viaggiatori del Cairo che rimontano il Nilo.L'isola di Phile è da ogni parte attorniata da brune roccie, e giace in mezzo ad una specie di golfo che all'occhio sembra indicare il limite del Nilo.Un tentativo infelice venne fatto, quarantacinque anni or sono, per migliorare la navigazione alla Cateratta di Assouan.A tale scopo si fecero saltare alcune roccie, che ostruivano il passo principale. Questo lavoro ebbe per risultato di approfondire il canale e per conseguenza, aumentando la corrente, si rese più difficile l'accesso. Per fortuna non si andò più oltre; altrimenti se l'esperimento avesse avuto un maggiore sviluppo, sarebbe riuscito esiziale per l'Egitto. I numerosi ostacoli accumulati sopra alcuni punti dei grandi rami del Nilo, e specialmente fra la sesta e la prima Cateratta, per un percorso di 1800 chilometri, sono una delle più belle provvidenze della natura. Gli antichi Egizi consideravano gli ostacoli naturali entro il letto del Nilo come nocivi all'aumento del benessere generale, e quindi causa diretta delle frequenti emigrazioni delle tribù verso il Sud; la scienza moderna invece li ammira, perchè essi servono di complemento indispensabile pel regime delle acque, che ha creato l'Egitto e ne alimenta la fertilità.I laghi dai quali scende il Nilo, nonchè le paludi del nono grado che attraversa, sono i potenti regolatori che costituiscono le piene regolari; ma l'azione loro sarebbe paralizzata, se essa non avesse per potente ausiliario i numerosi ostacoli naturali che rallentano la rapidità delle acque.Questi ostacoli, che possono chiamarsi i regolatori complementari del Nilo, trattengono tanto nelle piene, quanto nel periodo di magra, una parte della massa d'acqua che incessantemente si sprigiona dall'equatore e dai monti dell'Etiopia. Senza le Cateratte e senza quel complesso di Cascate, che compensano le differenze di altitudine in alcuni tratti considerevoli nell'alto bacino del fiume sino ad Assouan, il Nilo sarebbe per alcuni mesi un torrente impetuoso e devastatore invece di essere il fiume benedetto e largo di benefizi per quelle regioni cui regolarmente concede il favore delle sue acque.A differenza delle violente rivoluzioni e distruzioni cui sono soggetti e popoli e città e monumenti anche i più solidi, i fiumi subiscono alterazioni lente, ma continue che modificando il loro regime variano l'aspetto ed i caratteri speciali delle contrade che attraversano.Il Nilo non va esente da questa legge naturale ed i fenomeni che si osservano nelle roccie delle sue Cateratte, composte di elementi eterogenei, si appalesano per mezzo di violenti corrosioni causate dall'acido carbonico, che il Nilo bianco trascina seco. L'azione di quest'acido carbonico eccitata dal fregamento dinamico dei tanti miliardi di metri cubi d'acqua che da centinaia di secoli si versano dall'Africa centrale nel mare, ha lentamente, ma incessantemente alterato il profilo delle Cateratte, alcune delle quali, consumate ed affrante, da molto tempo scomparvero.La distruzione incessante e le varianti che ne emersero nel letto del fiume hanno causata la rovina di quelle terre non più visitate dalle acque delle inondazioni. Dei 270 mila chilometri quadrati di terreno nilotico, che esistevano fra Khartoum ed Assouan, 2 mila soltanto possono ancora essere coltivati.Il rimanente da gran tempo incolto e progressivamente invaso dalle sabbie del deserto è sotto la minaccia continua di essere per sempre perduto per l'industria umana. Questa parte della valle del Nilo è ridotta ad unminimumdi popolazione ed i suoi abitanti sono costretti ad un eccesso di lavoro soltanto per irrigare con mezzi artificiali il terreno.Se le Cateratte non esistessero, farebbe d'uopo il crearle. Esse esistono; ma siccome il tempo ed il Nilo le hanno quasi tutte solcate con numerose, larghe e profonde breccie ed alcune di esse vennero del tutto distrutte, il problema a risolversi si può formolare nel modo seguente:Ricostituire quelle parti del letto del fiume che vennero distrutte e limitare il numero dei canali che l'acqua si è aperto, coll'ostruirne parecchi allo scopo di elevare il piano d'acqua del Nilo affine di aumentare la vegetazione e la distesa delle terre coltivate minacciate sempre dall'invasione delle sabbie del deserto, e rendere il Nilo navigabile dal Mediterraneo all'Equatore; in una parola, migliorare in quelle regioni, non più visitate dalle acque del Nilo, le condizioni della vita umana.Distanza della 1ª Cateratta di Assouan.Da Khartoum a monte1796chilometridal Cairo a valle1945»Lunghezza della Cateratta d'Assouanmetri5000—Altitudinea monte»94,160»a valle»89,160Media pendenza»1—Il Nilo tra Assouan ed il mare.Da Assouan al Cairo sopra una lunghezza di 941 chilometri il Nilo scorre attraverso ad una stretta vallata lungo versanti di montagne, o lungo margini di altipiani, la cui altitudine varia tra i 50 ed i 350 metri.È rigorosamente provato che il regime del Nilo in questo tratto del suo corso era mantenuto, molti secoli addietro, da Cateratte o da Cascate e da un bacino lacustre che hanno cessato di esistere. Quanto al bacino lacustre, la cui esistenza non potrebbe essere posta in dubbio, si trovava ad 840 chilometri al Nord di Assouan, là dove la catena libica forma un'enorme cintura attorniando una depressione del suolo.I punti più bassi di questa depressione sono oltre 50 metri al disotto del Mediterraneo. Si perviene a questa vasta cinta per mezzo di un burrone formato dallo scartamento di due dei contrafforti, che si trovano più a levante della montagna.Il burrone fu occupato dal Nilo, allorquando scorrendo ad Ovest del suo letto attuale venne, in remota epoca non precisabile, ad aprirsi un passaggio riempiendo per conseguenza l'intiera depressione di terreno di cui si è fatta parola.Durante secoli e secoli la notevole massa d'acqua raccolta in lago servì di regolatore, ricevendo dal Nilo le acque delle sue piene, e restituendole al fiume stesso all'epoca della sua magra.In seguito, sia che il Nilo abbia abbandonato il suo letto primitivo, onde le acque non giunsero più pel canale di derivazione che in una quantità insufficiente, sia che un cataclisma geologico abbia prodotto un parziale sollevamento di suolo nel punto di derivazione delle acque, il bacinolacustre si disseccò gradatamente e pose allo scoperto strati alluvionali, che trasformarono questo luogo, prima deserto, in una oasi fertile ed abitabile.Questa oasi è la provincia di Fayoum, celebre per il laberinto ed il lago artificiale creati da Amenemba ossia dal Re Meris dei Greci, visitati e descritti da Erodoto, Strabone, Plinio e Diodoro di Sicilia; in seguito vennero distrutti.A 968 chilometri da Assouan e a 23 chilometri a valle del Cairo il Nilo si divide in due rami ed attraversa l'immensa pianura, che costituisce il Basso Egitto. Il ramo dell'Est ha 236 chilometri di sviluppo; quello dell'Ovest compensa la sua minor lunghezza con vari giri; dimodochè il suo totale sviluppo riesce eguale a quello del ramo orientale.Sotto i Faraoni e sotto i Tolomei il Nilo si divideva in sette diramazioni, cinque delle quali abbandonate dalle acque poco a poco si colmarono.Non rimangono quindi che i due rami sopraindicati, il Phatnitico o di Damietta ed il Bolbitico o di Rosetta, i quali portano le acque del Nilo al Mediterraneo.La forma triangolare del Basso Egitto gli ha fatto dare il nome di Delta, che è formato dalle alluvioni portate dal fiume. Il suo litorale presenta una base di 300 chilometri, limitati a levante dalle rovine di Pelosa, a ponente dalla città di Alessandria.La superficie totale del Delta colle sue paludi, lagune e dune è di 22276 chilometri quadrati, dei quali la metà soltanto è coltivata.La spiaggia del Delta avanza gradatamente nel mare specialmente verso le due foci del Nilo e continua a trasportare terra. La media annuale della conquista, che la terraferma fa sul mare per opera del Nilo, è di metri 2,50.Al culmine del Delta vale a dire nel punto in cui il Nilo si divide in due rami venne costruita un'opera gigantesca di asseragliamento di un'importanza capitale. Di quest'opera chiamata il barraggio del Nilo si terrà parola in altro Capitolo.Fra Assouan ed il mare il totale sviluppo del Nilo è di 1204 chilometri. In questo percorso le varie sue lunghezze sono le seguenti:Larghezza del Nilo.PERIODIFra Assouan e il barraggioFra il barraggio e le sue fociRAMO DI ROSETTARAMO DI DAMIETTAMaximum delle piene2000metri900metri500metriMezza piena1000id.600id.300id.Magra450id.450id.200id.Gli antichi Egizi conoscevano l'importanza delle misure del loro fiume ed avevano stabiliti in vari punti dei Fluviometri.Prima del 1886 i movimenti del Nilo erano registrati:1º Al nilometro di Elefantina, comunemente detto nilometro di Assouan (945 chilometri a Sud del Cairo);2º Al nilometro di Rodah (4 chilometri a Sud del Cairo);3º A quello del barraggio (23 chilometri a valle del Cairo).I due nilometri, o Mequyas, di Assouan e di Rodah sono graduati in misura egiziana dettapic. Ilpicè presentemente ragguagliato a metri O,54.Il nilometro del barraggio porta la graduazione metrica.Esso è stabilito alla punta Sud del Delta ed è collocato al fianco destro del barraggio (ramo Rosetta); porta due graduazioni distinte l'una a monte e l'altra a valle delbarraggio; quest'ultima serve a riconoscere di quanto si abbassi il pelo dell'acqua al disotto della chiusa d'acqua, quando le porte, che costituiscono il barraggio, sono abbassate.Lo zero ai tre indicati nilometri di Assouan, di Rodah e del barraggio corrisponde alle altitudini di metri 84,160, metri 11,832 e metri 10 al di sopra del livello medio del Mar Rosso, superiore di metri 0,60 al livello medio del Mediterraneo.La piena del Nilo è forte o debole in proporzione delle pioggie cadute all'Equatore e sopra le montagne dell'Etiopia. Il suo percorso ascendente non è mai soggetto a repentine varianti; subisce soltanto alcune oscillazioni alternate durante la massima magra, che succede nel mese di maggio. Il Nilo comincia il suo movimento ascensionale in giugno. È appunto verso il 20 di detto mese, che si celebra la festa del Nokta (goccia) che indica il principio della piena, che si manifesta al Cairo, osservando le acque che si vestono di un colore verde. Il fiume accentua la sua piena in luglio ed agosto e si mantiene tale in settembre. Qualche volta si è manifestata la massima piena nei primi giorni di agosto. Ma queste piene premature sono eccezioni che non infirmano per nulla la regolarità, colla quale le piene del Nilo si riproducono da migliaia d'anni. Il movimento ascensionale è generalmente più accentuato dal 1º al 20 settembre. Il livello delle acque appare stazionario per pochi giorni e poi il fiume comincia a decrescere, d'ordinario nella prima settimana di ottobre.La piena è dettareale, quando raggiunge il suo più favorevole livello, che è di 22picossia metri 18,50 misurati al nilometro del Cairo. Oltre questo limite l'inondazione riesce sempre disastrosa.PRIMA CATARATTA (RAPIDA) detta di ASSOUANCHIOSCO NELL'ISOLA DI PHILE
CAPITOLO VI.DESCRIZIONE DEL NILO DALLE SUE SORGENTI ALLE SUE FOCIIl NiloL'Egitto deve la sua vita al Nilo.Si è detto e si ripete con ragione, che l'Egitto è il Nilo; senza il Nilo non esisterebbe l'Egitto. L'estensione della coltivazione è in modo assoluto dipendente dalla estensione della piena. Dove l'acqua si arresta, là comincia il deserto. Il limite è così nettamente determinato, che, in certi luoghi riesce facile avere un piede sul terreno coltivato e l'altro sulla sabbia improduttiva. Da un anno all'altro questo limite può spostarsi in modo notevole, coll'addivenire fertili, o col rimanere aride regioni intere, a seconda che il Nilo avrà concesso o rifiutato il beneficio delle sue acque. Le gioie o le disillusioni che le inondazioni da mille e mille anni serbavano all'Egitto dei Faraoni anche il vecchio Nilo le serba tuttora all'Egitto dei Khédive. Il Nilo è l'arbitro assoluto della ricchezza o della miseria. Per dimostrare quante svariate attrattive offra al viaggiatore questo fiume sovrano è noto il detto: Colui che beve una volta l'acqua del Nilo ritorna a berla.E poichè la prosperità dell'Egitto è tutta dipendente dalsuo gran fiume, credo conveniente il dedicarmi con qualche larghezza allo studio di questo importante corso d'acqua.Il Nilo ha una lunghezza di 6500 chilometri[3].Dalle alte catene di montagne nevose, che a levante ed a mezzogiorno limitano l'altipiano dell'Africa centrale, si precipitano molti torrenti e fiumane che, riunendosi tosto, formano al fondo della valle una serie di bacini sovrapposti gli uni agli altri, da cui le acque, ormai confuse in uno stesso letto, scendono al Nord.Abbandonando la regione dei grandi laghi, donde trae le sue sorgenti, il Nilo corre attraverso ad immense praterie interrotte da boschi e da paludi. Piega in seguito leggermente a levante come se si volesse gettare nel Mar Rosso; ma arrestato a mezzo cammino da un massiccio montagnoso, che gli impedisce di procedere oltre, si raddrizza verso Nord, e poco dopo di avere ricevute le acque dell'Abissinia urta contro l'altipiano del Sahara, che lo costringe a scavarsi un letto tortuoso. Da questo punto il corso del fiume è sovente ostruito, ed ora stretto fra catene di monti, ora spaziando per vasta pianura scende poi lentamente verso il Mediterraneo, senza più ricevere nessun altro affluente. Il territorio compreso fra l'ultima Cateratta del Nilo nella sua discesa al mare ed il mare stesso costituisce l'Egitto.Il primo viaggiatore che abbia visitato l'Egitto, od almeno il primo che ci abbia lasciato il racconto del suo viaggio, è Erodoto di Alicarnasso, il quale ha riassunta la sua impressione su questa terra delle meraviglie in una sola frase più volte ripetuta: «L'Egitto è un dono del Nilo.»Per formarsi un'idea di quel che diverrebbe questa regione, se privata dell'opera fecondatrice del suo fiume, basta il vederla un mese prima del solstizio d'estate, cioè nel periodo delle acque più basse.Il Nilo in questo periodo scorre lentamente in uno stretto confine riducendosi alla metà della sua larghezza ordinaria; le sue acque sono torbide, quasi stagnanti e limacciose; estesi banchi di sabbia o massi scoscesi di nero fango cotto e ricotto dal sole ne formano le sponde. Al di là tutto è sabbia e sterilità tormentate dal vento caldo e polveroso detto il Khamsin, che aumenta la desolazione generale.Il primo indizio del finire di questa terribile stagione è manifestato da un forte vento del Nord, che anima la natura tutta, calmando in parte gli ardori di un sole cocente.Si produce allora un cambiamento nel fiume. Il nilometro del Cairo segna un leggero aumento delle acque, che prendono una tinta verdognola per l'agitazione che esse creano in quelle vaste distese di acque stagnanti, che prima attraversano.È una vera fortuna che questo periodo del Nilo verde abbia la sola durata di tre o quattro giorni; poichè in quello stato l'acqua riesce imbevibile, e quei disgraziati che sono costretti, loro malgrado, ad abbeverarsi al Nilo, sono colpiti da tremendi dolori intestinali. I previdenti fanno provviste di acqua da consumarsi durante i pochi giorni in cui il Nilo si fa verde.Dopo questo periodo il fiume aumenta rapidamente di volume e diventa gradatamente torbido. Dopo dieci o dodici giorni di questo rapido aumento delle sue acque il Nilo assume una tinta rossa, color sangue, che conserva durante tutto il periodo dell'inondazione.Le materie che il Nilo trascina e che lo rendono rosseggiante non sono nocive come quelle del breve periodo del Nilo verde; anzi l'acqua del fiume non è mai tanto sana, deliziosa e rinfrescante quanto nel periodo dell'inondazione.Non havvi forse nel dominio della natura uno spettacolo più esilarante di quello che offra la piena del Nilo. Tutto si commuove e la natura esulta di gioia. Uomini, ragazzi, mandre di buoi selvaggi si tuffano nelle acque benefiche e rinfrescanti, ricche di pesci, mentre nubi di uccelli di diversa piuma svolazzano al disopra del fiume. E questa festa dalla natura non è solo ristretta agli ordini più elevati della creazione, poichè la sabbia, fattasi umida per l'avvicinarsi delle acque fecondataci, si anima ad un tratto quasi per incantesimo e brulica di milioni d'insetti.Nell'Egitto l'anno può ripartirsi in tre distinte stagioni: quattro mesi di seminagione e di sviluppo che corrisponderebbero ai nostri mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio; quattro mesi di raccolto da marzo a giugno; ed i rimanenti quattro mesi (luglio, agosto, settembre ed ottobre), in cui succede l'inondazione, completano il ciclo dell'anno egiziano.Il Nilo non ha soltanto creato il suolo dell'Egitto, conquistando la maggior parte del Delta sul mare, ma ha imposta la configurazione generale del paese ed il genere delle sue produzioni. Tutto dunque in Egitto si regola sul Nilo: il suolo, i suoi prodotti, la specie degli animali e dei volatili che esso nutrica.Gli antichi Egizi lo sentivano meglio di chicchessia e sene mostravano riconoscenti. Del loro fiume avevano fatto un Dio che chiamavano Api, e non cessavano mai di celebrarne i benefizi.Ecco l'inno antico, bellissima invocazione al Nilo tramandata ai posteri:Salve, o Nilo! Salve a te, che ti sei manifestato su questa terra e che pacifico vieni a dar la vita all'Egitto! Dio nascosto, che conduci le tenebre alla luce in quel giorno che a te piace—Irrigatore dei frutteti creati dal sole per dar vita a tutti gli animali—Tu abbeveri la terra in ogni punto—Via del cielo che discende—Dio Seb, amico dei pani—Dio Nepra, porgitore dei grani—Dio Phtah, che illumini ogni dimora—Signore dei pesci. Quando tu rimonti sulle terre inondandole nessun uccello invade le seminagioni—Creatore del grano; produttore dell'orzo—Tu perpetui la durata dei Templi; il tuo lavoro è riposo alle dita dei numerosi infelici—Quando tu decresci cadono gli Dei, deperiscono i mortali—Tu fai squarciare dagli animali la terra intera; grandi e piccoli si riposano—Invocano te gli uomini e quando ti arresti diventi simile a Knoum (il Dio creatore). Se invece ti muovi, la terra si riempie di allegrezza; ogni ventre esulta; ogni essere organato riceve il suo nutrimento; mastica ogni dente—Tu offri le provvigioni più squisite, crei ogni buona cosa—Tu sei il Signore dei cibi più scelti e più graditi; se vi sono offerte è mercè tua—Fai spuntare l'erba per gli animali, prepari i sacrifizi per ciascuna divinità; l'incenso che viene da te sopra ogni altro sovrasta—Tu ti rendi padrone delle due contrade (alto e basso Egitto) per riempiere i depositi, per colmare i granai, e provvedere il necessario agli indigenti—Germogli per appagare tutti i voti, senza esaurirti mai e fai del tuo valore scudo agli infelici—Non sei inciso sulla pietra, nè sei scolpito sulle statue, che portano la doppia corona (emblema di sovranità sull'alto e basso Egitto)—Non ti si vede—Nessuna offerta giunge sino a Te—Non penetri nei misteri, nè si sa il luogo dove sei, nè lo si può rintracciare mediante lo studio delle sacre scritture—Nessuna dimora ti cape; nessuna guida può penetrare nel tuo cuore—Tu hai rallegrate le generazioni dei figli tuoi—Ti si rende omaggio al Sud—Immutabili sono i tuoi decreti, quando si manifestano ai servi del Nord—Tu bevi le lacrime di tutti gli occhi e prodighi l'abbondanza de' tuoi beni.Il Nilo, guardandolo dalle sue foci, offre l'immagine di un albero gigantesco, le cui radici immergentisi nel Mediterraneosono rappresentate dal Delta, ossia dall'Egitto propriamente detto, mentre i poderosi suoi rami si spingono sin nel cuore dell'Africa[4].Il Nilo, come già si è detto, ha una lunghezza di 6500 chilometri, e non riceve più affluenti attraverso la Nubia inferiore e l'Egitto. Dal lato orientale fra El-Damer e Bèrbera nell'alta Nubia riceve per primo affluente l'Atbara, notevole corso d'acqua, che si potrebbe considerare come una delle principali sorgenti del Nilo, se avesse acqua perenne.Continuando a rimontare il Nilo, al 15º 30' di latitudine Nord si divide in due rami: quello che viene dall'Est è conosciuto sotto il nome di Nilo azzurro e di Nilo bianco quello che Viene dall'equatore, il quale è considerato quale ramo principale.Le sorgenti del Nilo al tempo del Filicaia non erano conosciute; il che fa dire al poeta in un suo sonetto:Sbocca il gran Nilo da sorgente occulta.. . . . . . . . . . . . . . . .Nilo bianco.Fra il 9º e 10º di latitudine Nord il Nilo bianco riceve numerosi affluenti, e da questo punto sino al 5º il suo bacino abbraccia una zona paludosa annualmente inondata e grandi laghi formanti in complesso una superficie di oltre 250 mila chilometri quadrati.Nel corso della stagione delle pioggie il flusso delle acque equatoriali si sfoga parte nella direzione dell'Ovest verso l'Atlantico per mezzo del fiume Congo e parte verso il Nord attraverso le contrade non beneficate dalle pioggie (Nubia ed Egitto) raggiungendo il Mediterraneo per mezzo del Nilo.Ed è appunto fra i laghi Tanganika e Victoria-Nyianza che si trova lo spartiacque dei due più gran corsi fluviali dell'Africa, il Congo ed il Nilo; ma questo spartiacque è in alcune sue parti così debolmente segnato, che il bacino del Congo e quello del Nilo, per mezzo di alcuni loro affluenti, frammischiano le loro acque. Questa considerazione non avvertita dallo Stanley lo ha indotto a credere, che il lago Tanganika fosse l'unica sorgente dei due grandi fiumi.Oggi invece è indubbiamente provato, che il Congo ed il Nilo non sono gli emissari dello stesso lago, poichè il Nilo riceve le sue acque non dal lago Tanganika, ma da quello di Victoria-Nyanza.La sola incertezza, che rimane tuttodì, sta nello stabilire quale sia la riviera madre che, gettandosi nel lago Victoria-Nyanza, determini il corso superiore del Nilo, vale a dire rappresenti la sua sorgente principale.Su questo riguardo i pareri sono disparati; ma a mio giudizio sono due le interpretazioni più logiche e più accreditate.Secondo le osservazioni e gli studi dello Stanley, del Pearson e di missionari francesi parrebbe che il Mwaron, detto anche Louwambè, sia il vero Nilo originario, ove si consideri la lunghezza del suo percorso: Questo fiume tiene la sua sorgente al 3° dell'emisfero australe; esso scende al Nord, poi si piega al Nord-Ovest prima di gettarsi nella parte meridionale del lago Victoria-Nyanza.Stando invece alle asserzioni dello Speke e di Grant, il Kitangouleh, detto anche Tangoureh, se si considera la sua massa liquida, sarebbe l'affluente del gran lago, che avrebbe maggiore diritto di essere considerato quale corso sorgivo del bacino superiore del Nilo. Il Tangoureh è un imponente corso d'acqua, che nasce nei monti che stanno al Sud dell'equatore; il suo bacino accoglie una enorme quantità di acqua durante la stagione delle pioggie ed in questo periodo si estende per una larghezza di parecchi chilometri. Nella stagione secca, che ha la durata di soli tre mesi, da agosto ad ottobre, il Tangoureh si riduce bensì a soli 75 metri di larghezza, ma la sua media profondità non è mai inferiore ai 15 metri. Al suo sbocco nel lago di Victoria-Nyanza si allarga sino a 130 metri con una profondità da 30 a 40 metri.L'autore del presente studio darebbe la preferenza al Tangoureh considerandolo come il vero corso d'acqua, dal quale prende origine il Nilo. Si può quindi con fondamento asserire, che il Nilo bianco, propriamente detto, non è altro che la grande fiumana che accoglie una gran parte delle acque equatoriali, le quali convergendo tutte si riuniscono nelle grandi paludi del 9º grado. Il Nilo bianco comincia a formare il grande fiume Nilo, in seguito al suo congiungimento col Nilo azzurro vicino ed a levante di Khartoum, dopo un percorso di 1050 chilometri, durante i quali allaccia numerosi isolotti. Il terreno adiacente alle sue sponde conserva quasi sempre in quel suo lungo percorso lo stesso aspetto; ben di rado l'opprimente monotonia di quei terreni è rotta dalla veduta, anche lontana, di una catena di monti o di una qualche altura isolata.La riva destra del Nilo bianco ha per limite una successione di banchi di sabbia dell'altezza generalmente di 10 metri circa; sulla sponda sinistra invece i terreni percorsi sono bassi; per un'estensione variante da uno a sei chilometri sono di natura alluvionale, soggetti alle inondazioni periodiche e per conseguenza fertili.La superficie approssimativa del terreno lungo la sponda sinistra bagnato dall'acqua delle piene è di circa quattromila chilometri quadrati, i quali per la maggior parte restano infruttiferi, perchè i selvaggi, abitanti lungo la sponda, si limitano a coltivarne piccole particelle, per quel tanto, cioè, che è di necessità assoluta per la loro esistenza, mentre da quel terreno fecondato dalle acque si potrebbe ampiamente trarre il nutrimento per una popolazione cento volte più densa. Vi sono qua e là sparsi ciuffi di mimose, di acacie e di giuggioli, ed il terreno essendo affatto piano sarebbe facilmente irrigabile, come lo è quello della valle del Nilo e le pianure del Delta.Questa notevole differenza nella natura delle due sponde risulta, al dire dell'egregio geografo Schweinfurt, dalla direzione costante del Nilo verso il Nord sopra uno spazio di 30 gradi.In questa condizione le molecole liquide, invece di spostarsi nel senso dell'asse del fiume, con moto permanente ed uniforme, essendo spinte alla corrosione per la rotazione più rapida delle latitudini meridionali naturalmente intaccano la sponda destra (elevata), lasciando il benefico loro limo sulla sponda sinistra tutta pianeggiante, come alcune spiaggie a mare.Questo fenomeno si manifesta e si è constatato anche nel percorso di parecchi fiumi di Europa che si trovano in identiche condizioni del Nilo.Da un centinaio circa di osservazioni e scandagli eseguiti in 12 anni dal 1876 al 1878 risulta, che la larghezza media del Nilo bianco è di 1700 metri. In alcuni punti e specialmente un po' al di sopra di Khartoum, ove la larghezza raggiunge i tre mila metri, stendendosi le acque, sovra le terre basse e piane della riva sinistra molto al di là del vero letto, ne risulta una larghezza assai più considerevole.La profondità media è di circa m. 5,40 e aumenta di due metri, quando la piena raggiunge il suomaximum.Nel mese di marzo succede nei due rami del Nilo la massima magra ed in settembre la maggior quota di elevazione.La piena comincia negli ultimi giorni di aprile e continua ad aumentare sino a settembre; poi il fiume comincia a decrescere gradatamente sino alla quota infima, che si avvera, come si disse, nel mese di marzo.Se il Nilo bianco ricevesse tutta la eccedenza di acqua che entra nel lago Victoria-Nyanza, sarebbe un vero disastro per tutti i sottostanti terreni, perchè il volume d'acqua che vertiginoso scenderebbe dal lago porterebbe la distruzione dappertutto; ma è da notarsi che una gran parte della massa d'acqua che il lago Victoria raccoglie si evapora per la potenza di quel sole tropicale ed una parte si disperde per infiltrazione.Si legge in alcuni autori, che le acque del Nilo azzurro discendendo da una regione di roccie, sono più limpide di quelle del Nilo bianco, limacciose e senza trasparenza.Ma su questo argomento è necessario intendersi. È cosa indiscutibile che il limo trasportato dal Nilo bianco non può avere le proprietà di quello portato dal Nilo azzurro, il quale attraversa le terre vulcaniche dei monti abissini; ma non perquesto si può negare, che le acque del Nilo bianco sieno pur esse fecondatrici, colla sola differenza, che le materie organiche contenute nel Nilo bianco sono per la più parte in istato di dissoluzione e non di limo e la loro missione, quando le acque dei due Nili si confondono per formare il gran Nilo, consiste appunto nel servire di spinta alle materie fecondatrici che, trasportate dalle riviere dell'Etiopia, si versano nel Nilo azzurro.Le acque del Nilo bianco mutano tre volte di colore. Durante 20 o 25 giorni tra marzo ed aprile il primo flusso, che sbocca dalle paludi del 9º grado è alquanto saturo di materie vegetali; è questo il periodo delle acque verdi che si propagano per 5 o 6 giorni sino in Egitto. Esse sono nocive e gli abitanti evitano di berle in quello stato. In seguito sparisce il color verde e viene sostituito da una tinta rossiccia, cui tiene dietro, molto tempo prima della magra, una tinta glauca, ma quasi limpida, il che, senza dubbio, ha motivata la denominazione di Nilo bianco. Le terre che si possono coltivare nel bacino del Nilo bianco sono in generale fertili e di una notevole leggerezza. La loro tinta è chiara, calda e brillante più di quella delle terre egiziane; il che è probabilmente dovuto all'assenza di calcarea.Nilo azzurro.L'altipiano, che abbraccia tutte le Alpi abissine, ha nella parte Sud la sua linea di depressione traversale segnata sul versante del mar rosso dalla baja di Tadjoura e nell'interno da una grande cavità, che probabilmente un giornofu centro di attività vulcanica, che si trasformò in un bacino lacustre denominato il lago Tsana.Al pari di tutti i grandi laghi dell'Equatore lo Tsana è alimentato dai vapori dell'oceano indiano, i quali formandosi sui culmini dei monti di Etiopia si condensano in pioggia o si trasformano in neve. Questo lago è situato verso il 37º grado di longitudine Est ed al 12º grado di latitudine Nord; la sua superficie è di 3 mila chilometri quadrati e la sua profondità varia dai 70 ai 200 metri. Il Nilo azzurro detto anche Bahr-Arrec o Bahr-Abai esce dalla parte meridionale dello Tsana da un'altitudine di 1776 metri. Quest'imponente corso d'acqua fu per molto tempo considerato come la principale sorgente del Nilo, mentre non è che il ramo più conosciuto. Sin dai tempi di Tolomeo il corso del Nilo azzurro fu descritto con molta esattezza, confermata dalle più recenti esplorazioni. Il Nilo azzurro si dirige prima verso il Sud e corre in seguito nella direzione del Nord-Ovest, formando un arco di 400 chilometri intorno alla base dei monti Talba-Waka; e quindi continua il suo percorso di circa 10º, e senza mutare la sua direzione Nord-Ovest, finchè raggiunge il Nilo bianco a Khartoum (parallelo 15º e 29º). Il totale sviluppo del suo corso è di 1350 chilometri, vale a dire un quinto circa di quello del Nilo bianco, che è di chilometri 6500 dalle sue sorgenti alle sue foci di Rosetta e Damietta nel Mediterraneo.La parte più aspra ed ostacolata del Nilo azzurro è rappresentata dai primi suoi 400 chilometri di corso.Ad 8 chilometri dal lago Tsana supera una prima Cateratta, quella diWareb, e riceve poco dopo il Bechto, che è il principale affluente del suo corso superiore. In seguito ilsuo letto si allarga sino a 200 metri scorrendo attraverso a pianure boschive; poscia ritorna a serrarsi un po' prima della Cateratta diAlata, che è una vera Cateratta rappresentata da una caduta perpendicolare di 25 metri. Il corso del Nilo azzurro non è più in seguito che una successione di rapidi in fondo a gole profonde e talmente strette, che i Portoghesi unirono in più siti le due rive con ponti in mattoni, dei quali uno ha resistito all'intemperie e sussiste tuttora.In quelle gole profonde sopra una pendenza di 780 metri l'inclinazione raggiunge m. 1,95 per chilometro.Oltrepassate quelle profondità, benchè la pendenza diminuisca sensibilmente, tuttavia il corso del fiume non cessa dall'essere torrenziale. Correttamente parlando, questo ramo del gran Nilo non abbandona il nome di Abaï per assumere quello di azzurro che dopo di avere attraversato il Nord del paese dei Gallas e dopo di avere lasciato dietro di sè le aspre alture del Faroglou.Nell'epoca della stagione secca, il Nilo azzurro è talmente basso da non contenere acque sufficienti per mantenere a galla le barche, che fanno il traffico tra Senaar e Khartoum. Ma quando le pioggie periodiche incominciano e il sole ardente di aprile fonde le nevi accumulate sugli altipiani abissini, le acque gonfie del lago Tsana si precipitano nell'Abaï, che noi abbiamo sempre continuato a chiamare Nilo azzurro. Queste acque animate da enorme celerità si vanno man mano aumentando pel concorso dei torrenti affluenti e travolgono nei loro limaciosi flutti le ricche alluvioni tolte ai terreni fertili delle montagne. Tutta la poderosa massa di acqua formata dalla riunione dei due Nili ed aumentata dalle acque dell'Albara costituisce il complesso delle alluvioni, cui l'Egitto deve la propria esistenza, Il Nilo azzurro è, durante le sue piene, navigabile sino alla Cascata di Rossérès 504 chilometri distante da Khartoum. In quel punto le rocche fanno barriera al fiume e formano per le barche di ogni specie un ostacolo insormontabile. La piena periodica del fiume azzurro è avvertita a Khartoum venti giorni prima di quella del Nilo bianco. Si effettua in giugno e luglio, e raggiunge il suomaximumin agosto e qualche volta in settembre. Il fiume si mantiene in piena sino al 15 od al 20 settembre, e quindi progressivamente decresce per giungere al limite minimo di sue acque, o magra nel mese di marzo. Quando la piena raggiunge il suomaximum, le acque percorrono i 1800 chilometri che separano Khartoum da Assouan in 13 giorni con una celerità di circa 150 chilometri ogni 24 ore.Prima dell'insurrezione del Mahdy e quando Khartoum era nelle mani dell'Egitto, i movimenti del Nilo azzurro erano registrati al nilometro stabilito in prossimità del palazzo del Governatore a 4 chilometri a monte della confluenza dei due Nili. La segnalazione perveniva giornalmente al Cairo per mezzo del telegrafo.L'elevazione dell'acqua non si faceva sentire in Egitto che quindici e perfino quaranta giorni dopo, secondo l'epoca; il che permetteva di andare al riparo, in una certa misura, alle conseguenze di una piena od eccessiva o troppo debole.A Khartoum l'altezza media del Nilo in piena è di m. 6,50.Le acque del Nilo azzurro cominciano ad arrossare all'inizio della piena e quindi prendono una tinta più scura di mano in mano che il livello si eleva. Ma esse, nel decrescere, assumono una trasparenza quasi compiuta, onde il riflesso d'un cielo senza nubi le fa parere azzurrate; il che ha dato origine al nome di fiume azzurro a questo gran ramo del Nilo.Come si disse precedentemente, la piena del Nilo azzurro si annuncia normalmente 20 giorni prima di quella del Nilo bianco. Tuttavia l'elevazione delle acque in questo primo periodo non essendo considerevole, non succede alcuna alterazione al punto di confluenza dei due Nili e per conseguenza ben si può dire che il vero flusso delle due acque avviene contemporaneamente. Ed appunto il congiungimento quasi simultaneo delle piene dei due Nili produce le inondazioni più favorevoli per l'irrigazione dell'Egitto. Nei primi giorni di giugno, se avviene che la piena del Nilo bianco sia, oltre al normale, in ritardo, la violenza della corrente nel ramo abissino, ossia nel Nilo azzurro, è tale, che le acque del Nilo bianco sono rigettate molto al disopra del punto di confluenza. Quando invece vi è concordanza, i due Nili non frammischiano intimamente le acque loro che notevolmente a valle del punto di loro confluenza.L'acqua del fiume azzurro è eccellente in tutte le stagioni. Si sa che essa contiene elementi auriferi specialmente al disopra del Senaar.Gli indigeni non hanno conoscenza di sorta per lavorare con metodo i terreni auriferi del Ghesiret-Senaar, del Dar-Bertat e della valle di Thomat. Durante il periodo delle pioggie (Kharif) essi impiegano un gran numero di schiavi alla lavatura delle alluvioni trasportate dal fiume.La mano d'opera essendo poco costosa gl'indigeni riescono a trarre da quella lavatura un non dispregevole utile.Dai confini dell'Abissinia sino a Khartoum le regioni attraversate dal Nilo azzurro e dai suoi affluenti sono più fertili e meglio coltivate delle terre del bacino del Nilo bianco: quelle regioni formate da alluvioni di origine vulcanica depositate durante gli straripamenti periodici sono assai ricche.Esse costituiscono un granaio, dove vengono ad approvigionarsi le altre provincie del Soudan.Non vi sono che due qualità di terreno, entrambe eccellenti benchè di composizione diversa.L'uno è rossiccio, poroso, friabile ed incontrasi nel Fazoglou. Nel Senaar si manifesta meno rosso e tendente al colore grigio. È il vero terreno per grano e per tutti gli altri cereali in genere.L'altro terreno è nericcio e ricco di materie organiche. Nonostante la sua forza produttrice, che è enorme, gl'indigeni poco lo coltivano, e lo utilizzano invece per la pastorizia.La vera riunione dei due Nili (bianco ed azzurro), in cui effettivamente la mescolanza delle loro acque è compiuta, trovasi a 15 chilometri al disotto di Khartoum.Da questo punto e per un percorso di 70 chilometri la larghezza del Nilo è costantemente variabile: corre in seguito con una velocità media di m. 2,75 per secondo incassato fra i monti Agaba, catene rocciose che lo stringono, elevandosi maestose e quasi verticalmente al di sopra del suo corso.Quivi il letto del Nilo si riduce ad una larghezza di 200 metri; è cosparso di alti fondi formati da roccie di granito, e la sua valle si limita ad una semplice striscia di terreno invasa dalle piene.Il corso del fiume a 18 chilometri dopo di avere varcati i monti Agaba incontra una rocca gigantesca, che si eleva a più di 200 metri al disopra delle più alte piene.Quest'isola rocciosa è chiamata collo stesso nome del monte che si eleva sulla sponda destra, Raoyan.Il monte Raoyan a destra ed il monte Adjour sulla sponda sinistra segnano il principio del Sabaloka, ossia della sesta Cateratta.L'isola, il monte Raoyan ed il monte Adjour sembrano aver formato un tempo un solo massiccio, in mezzo al quale il Nilo fu costretto a crearsi di viva forza un passaggio per scendere al Nord.Il Nilo fra Khartoum ed Assouan.Come abbiamo già accennato, la riunione del Nilo bianco col Nilo azzurro si forma al disotto di Khartoum e da questo punto si costituisce il vero Nilo. I Soudanesi danno al gran fiume il nome di El-Bahr, che significa mare, ed in Egitto per designare questo gran corso di acqua lo chiamano El-Bahr el-Nil, il mare-Nilo.A Khartoum il livello medio del fiume è a 370 metri circa sopra ai livello del mare; a Berber m. 350½; a Dóngola m. 236; ad Assouan m. 94¼.La distanza che separa Khartoum da Assouan, seguendo il corso del Nilo, è di circa 1800 chilometri.Fra questi due punti esistono sei Cascate principali comunemente, ma impropriamente chiamate Cateratte[5].Se per Cateratta deve intendersi la caduta repentina, per tutta la sua lunghezza, di un fiume che si precipita dall'alto per un immediato cambiamento di livello, nè la Cascata diSabaloka, nè tutte quelle che si descriveranno in seguito, da Khartoum ad Assouan, possono chiamarsi Cateratte.Le vere Cateratte si riscontrano a monte di Khartoum tanto sul fiume azzurro, quanto sul Nilo bianco, vale a dire, prima che i due fiumi, convolvendo le loro acque, formino il gran fiume.Tuttavia io conserverò alle sei principali Cascate da Khartoum ad Assouan il nome di Cateratte consacrato dall'uso, e chiamerò le altre minori col nome di Cascate, intendendosi per queste, come dice il Fanfani, quei rami d'acqua, che scorrono rovinosamente per causa o di un grande pendìo o di ostacoli frapposti al loro corso.Eccone la denominazione:1ªCaterattadettadi Assouan2ª»»di Wady-Halfa3ª»»di Hannek4ª»non altrimenti designata5ª»dettadi Moghrat o Solimanieh6ª»»di Sabaloka.Oltre queste sei Cateratte o Cascate esistono numerose altre Cascate di minore importanza, che i piloti delle Cateratte conoscono sotto differenti nomi, ma noi non ci occuperemo che delle Cascate principali, il cui nome sopra indicato è invariabilmente noto tanto agli indigeni quanto ai viaggiatori.6ª Cateratta di Sabaloka.Come si è già detto, fra Khartoum ed Assouan vi sono sei Cateratte o per meglio esprimermi sei Cascate costituitedal vero Nilo alimentato dalle acque del Nilo bianco e del Nilo azzurro, dopo la loro fusione a valle di Khartoum.La prima che s'incontra, scendendo il fiume, è quella di Sabaloka (6ª Cateratta) la quale, come si è accennato, comincia a svilupparsi all'altezza del Monte Adjour situato sulla sinistra sponda del fiume. Per colui che ne salga la vetta si offre allo sguardo uno spettacolo indimenticabile. All'imboccatura della gola formata dal ravvicinamento dei monti Agaba, il fiume si precipita in una stretta di soli 75 metri di larghezza coprendo di alta schiuma le roccie, di cui è cosparsa la stretta. Ma l'adito che si è scavato il fiume fra quelle roccie non essendo sufficiente alla imponente massa delle sue acque esso è costretto a piegarsi all'Ovest e descrivendo una grande curva torna più in là a dirizzarsi al Nord, avvolgendo fra le sue acque una tal quantità di isole e di isolotti, che i piloti stessi non sanno distinguere e le chiamano in termine generico le 99 isole. In ciascuna di esse si scorgono rigogliosi massi d'acacie di tre qualità differenti fra loro, frammiste a giuggioli inghirlandati da varie specie di arrampicanti, e tutto questo complesso di fiori e di verdura dà a quelle isole un aspetto tanto più seducente in quanto che spiccatissimo è il contrasto loro colle roccie cupe della Cateratta e delle circonvicine colline, cui tengono dietro gli sconfinati deserti dell'Est e dell'Ovest.Indipendentemente dagli isolotti appariscenti anche nelle più alte piene e di quelli che soltanto stanno scoperti in tempo di magra vi esistono nella Cateratta e fra i suoi profondi abissi numerosi banchi di sabbia che è necessario evitare per sei mesi dell'anno.I punti di veduta in mezzo ai flutti frementi, le variatetinte delle roccie e dei banchi di sabbia formano un tutto che rallegra la vista, ed il pensiero corre spontaneo alla domanda di quel che sarebbe questo paese così incantevole, se abitato da una razza più industre, e sopratutto se il suo fiume non lasciasse deserte enormi superficie di terreni, che un tempo erano fecondate dall'acqua delle sue piene.In parecchie Cascate di minor conto, che si succedono dopo quella di Sabaloka, si riscontrano egualmente delle mimose ed arbusti, che fanno parere meno opprimente la silenziosa via del deserto. Al viaggiatore stanco della solitudine desolata del deserto riesce delizioso il lontano fracasso delle onde fuggenti nelle Cascate che gli parlano di acqua e di freschezza.Il Nilo non ha in tutto il suo corso nessun altro punto così imponente e così pittoresco, come quello del Sabaloka.Continuando il suo corso verso il Nord, il fiume si volge sino al più lontano limite dell'orizzonte come un interminabile e largo nastro fulgente agli ardenti raggi del sole del Soudan.La distesa del Nilo al disotto della Cateratta, è sorprendente e mentre nei gorghi non ha altro aspetto che d'impetuoso torrente, appena riesce a sprigionarsi dalle roccie, assume la maestà di Re dei fiumi, maestà che non conserva nel suo corso inferiore.La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore è di circa 13 metri. I due passi più pericolosisono quelli al Sud ed al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una delle numerose roccie.Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo. Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato, segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di vendetta preseda Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh), obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un principio di esecuzione.Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90, possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante tutto l'anno e nei due sensi.Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non ha più la forza di trascinare.Distanza della 6ª Cateratta(Sabaloka)Da Khartoum a monteChilometri86da Kendy a valle»90da Bèrbera»259dalla 5ª Cateratta»305da Assouan»1710Lunghezza della Cater.m.17000Altitudinea monte»363sopra il livello del mare»a valle»350» » »Media pendenza»0,610Celerità di corrente»55ª Cateratta di Solimanieh.Dall'estrema punta a Nord dell'isola di Marnad, in cui ha termine la 6ª Cateratta, e tranne gli alti fondi di Abou-el-Ramleh a valle di Kendy, di cui si è fatta parola nel descrivere la 6ª Cateratta e che non sono di serio ostacolo, ben si può dire che la navigazione è libera sino a Solimanieh (5ª Cateratta) cioè sino a 33 chilometri a valle di Bèrbera ed a 288 chilometri dal Sabaloka (6ª Cateratta).L'avvicinarsi della 5ª Cateratta, che prende nome da una borgata della sponda sinistra del Nilo, è segnalato da due grandi isole, l'una rocciosa, alluvionale l'altra, al disotto delle quali il Nilo allargandosi raggiunge un'estensione di circa 4 chilometri. Là appunto il suo letto èsbarratoda sette altre isole, da un numero considerevole di isolotti e da una quantità di roccie.Queste roccie che, nel periodo di magra, emergono sul pelo dell'acqua dai metri 7 ai 7,50, rendono impossibile qualsiasi genere di navigazione e benchè sommerse durante le alte acque, ostruiscono tuttavia la più gran parte del fiume nel suo corso.Drekeh è la più importante delle sette grandi isole; essa è attorniata da una linea non interrotta di scogli assai pericolosi, ed è separata dalla riva destra del Nilo e dalle tre isole ad Ovest da due profondi canali che entrambi si convertono in una Cascata. Questi due canali soltanto servono di passo alle barche, le quali nella discesa li oltrepassano con una velocità vertiginosa, a meno che non siano trattenute da un forte vento del Nord. La sponda dell'isola Dekeh è tutta quanta a picco, rocciosa e non permette l'alaggio; ond'è che qualsiasi imbarcazione che rimonti il Nilo, sorpresa dalla calma nel passo della Cascata, è costretta a retrocedere per riprendere il suo cammino verso Sud, appena la brezza favorevole ritorni a manifestarsi.La riva destra del fiume è coperta da colture, che si estendono a monte della Cateratta sopra una lunghezza di 8 chilometri; sulla sponda sinistra le coltivazioni si sviluppano per una lunghezza di 20 chilometri e per una larghezza dai 300 ai 500 metri, prolungandosi sino all'estremità inferiore del Solimanieh.Fra la 5ª Cateratta, che abbiamo or ora descritta, e la 4ª esistono molte Cascate alcune delle quali non sempre navigabili in tutte le stagioni dell'anno.Faremo cenno delle principali e di quelle che per la posizione loro hanno un'importanza notevole.Cascata di Bagareh.Fra la quinta Cateratta di Solimanieh e l'isola di Yankoueh il Nilo ha uno sviluppo di 35 chilometri.In questo percorso circonda parecchie isole ed isolotti e segnatamente la grande isola di Kandessi, dove la navigazione, benchè difficile dopo le piene, non viene tuttavia sospesa durante le magre.L'isola di Yankoueh ha quasi un chilometro di larghezza sopra sei chilometri e mezzo di lunghezza; è fertile e quasi del tutto coltivata. Essa è contornata da roccie di granito nero, che all'Est formano la Cascata di Bagareh e ad Ovest quella di Abou-Hachem. Queste due Cascate non hanno che un'importanza relativa durante l'alto Nilo, ma durante le acque basse sono impraticabili.La riva destra del Nilo concede una striscia di terra coltivata di 12 chilometri che si stendono lungo la Cascata. Sulla riva sinistra le coltivazioni sono ad intervalli, quantunque la vegetazione ne sia più intensa e vi appariscano alcuni ciuffi di palma-docem e di acacie simili a quelli che s'incontreranno a Nord di Dòngola.Alla sua uscita dalle Cascate il Nilo che scorreva in direzione Nord-Ovest fa un gomito attorniando l'isola Artol, più grande dell'isola Yankoueh, e quindi riprende il suo corso verso il Nord.Cascata di Moghrat.L'isola di Moghrat situata a 513 Chilometri da Khartoumall'estremità della gran curva che fa il Nilo nella direzione di Ovest Sud-Ovest per circoscrivere dai tre punti cardinali Est, Sud ed Ovest il deserto di Nubia, ed Argo presso Dòngola sono le più considerevoli delle isole nilotiche; tutte e due hanno oltre 30 chilometri di lunghezza e circa 5 chilometri di larghezza.Moghrat è una rocca immensa, di cui la parte montana è refrattaria a qualsivoglia vegetazione; sovra alcuni punti dalla sua base (specialmente al Sud) il fiume ha ricoperto le roccie di qualche strato di alluvione, di cui gli isolani traggono partito.Non ostante le numerose isole e le roccie esistenti all'estremità Sud di Moghrat la navigazione non diventa realmente difficile, che al disotto di quella parte del fiume che costeggia la grande isola e per un percorso di 12 chilometri. Tuttavia lo sbarramento non è compiuto che nel periodo della magra. Durante le acque alte alcuni battelli a vapore hanno rimontati le Cascate di Moghrat aiutandosi colla macchina e col soccorso di rimorchiatori. In quanto alle barche a vela spinte da un buon vento possono in 10 giorni percorrere l'uno o l'altro dei due rami del Nilo dalla punta Nord all'estremità Sud dell'isola. In complesso sono necessari 15 giorni per superare la distanza che separa Bèrbera dalla punta Nord dell'isola Moghrat.A valle di Moghrat le sponde rocciose del Nilo si ravvicinano e lo stringono in siffatto modo da ridurlo ad una larghezza di 150 a 200 metri, ed anche nei punti ove il suo letto riprende le sua estensione normale, esso è sempre ingombro da roccie sino in prossimità dell'isola di Morkos a 20 chilometri da Moghrat.Sulla riva destra a Nord-Est di Moghrat si trova Abou-Hamed, villaggio dove le carovane provenienti da Korosko si fermano prima di continuare la loro via verso Bèrbera. Egualmente vi si arrestano le carovane dirette a Korosko per le provviste di acqua prima di intraprendere la traversata del gran deserto di Atmour.Ma l'insieme di questa regione presenta un aspetto miserando; alcuni strati di terra alluvionale qua e là intercalati fra le cavità tortuose danno nutrimento a qualche acacia, il cui verde contrasta coll'aspetto cupo delle roccie e col niveo dei flutti che senza posa le flagellano.Le masse di sabbia sempre minaccianti d'invadere il magro dominio della vegetazione, le acque che incessantemente si sforzano di allargare il loro passo fra le roccie, tutto concorre a meravigliare lo sguardo e ad impressionare l'immaginazione. Si può asserire senza esitanza che la vita trascinata dagli infelici abitatori di questa contrada è peggiore che in tutte le altre plaghe attraversate dal gran Nilo.Tanto il passaggio della Cascata di Om-Deras quanto di quelle che le tengono dietro a Touari ed a Kabenat non presenta difficoltà che nella stagione della magra.Cascate di Touari e di Kabenat.Il letto del fiume già strozzato a monte dell'isola Kansah trova pure ostacolo dalla punta Est dell'isola, che si spinge, quale cuneo, per dividere la corrente; ma, come già si disse,durante le acque in aumento per sei mesi dell'anno, la Cascata è navigabile.Cascata di Om-Deras.A valle dell'isola di Moghrat e sopra un percorso di 185 chilometri il Nilo deve successivamente superare a distanze assai ravvicinate i seguenti sette ostacoli: le Cascate di Om-Deras, Touari, Kabenat, Edermieh, Bahak, la quarta Cateratta e Guerendid.La Cascata di Om-Deras si trova a 91 chilometri e mezzo al disotto della Cateratta di Moghrat, all'altitudine di 298 metri al disopra del livello del mare.È formato alla punta dell'isola Cherri da un nucleo di isolotti e di roccie, enormi blocchi di granito di felspato bianco misto a micasto e di felspato verde. Gli stessi componenti si riscontrano nelle montagne che fiancheggiano il fiume da ambe le parti della Cascata.L'isola di Cherri non è altro per sè stessa che una grande roccia di 10 chilometri di lunghezza, che permette qualche coltivazione della parte rivolta verso la riva destra del fiume, ove di tratto in tratto si osservano alcune particelle di terreno coltivo.Più sotto a Kabenot il fiume è sbarrato per tutta la sua larghezza da un banco di roccie, i cui neri culmini stanno scoperti e che, impedendo la navigazione durante la decrescenza delle acque, costituiscono la Cascata di Kabenat.Nelle acque alte questa Cascata può essere superata, tanto nel rimontare quanto nel discendere il fiume.Cascata di Edermieh.Un gruppo di sette grandi isole precede la Cascata di Edermieh, che comincia all'estremità dell'isola di Doulka e si prolunga per 5 chilometri al di là dell'isola Archichi; ivi il fiume si rinserra notevolmente e presenta gravi difficoltà alla navigazione. Tuttavia la Cascata di Edermieh viene sempre superato nelle alte acque. Succede talvolta che le barche provenienti dall'Egitto impiegano troppo tempo nel superare i difficili passi che mano mano incontrarono nel rimontare il fiume e sono sorprese dalle acque basse nell'affrontare la Cascata di Edermieh, il che le obbliga ad aspettare la piena successiva per continuare la loro rotta pel Nilo; in questo caso i passeggeri preferiscono di abbandonarla al loro destino e dirigersi verso Chenay e Berbera per la via del deserto.Cascata di Bahak.A 12 chilometri circa dall'isola d'Archichi il Nilo è di nuovo ostruito dalla grande isola di Kandy, la quale altro non è che un'immensa e nuda rocca attorniata da una quantità di isolotti e di scogli che ingombrano i due rami del Nilo in tutte le direzioni sopra una lunghezza di 4 chilometri.Banchi di sabbia di una grande distesa ed appena coperti durante le alte acque aumentano ancora le difficoltà della navigazione.I piloti delle Cateratte pretendono, e forse con ragione, che quantunque la Cascata di Bahak sia breve in confronto allealtre, tuttavia riesca una delle più pericolose fra quante la natura ha seminate fra Khartoum ed Assouan.In capo alle Cascate, il fiume si ristringe ad una larghezza di soli 280 metri per causa del ravvicinamento di due speroni che si partono dalla catena di monti costeggianti le due sponde.Su questi speroni esistono rovine di antichi fortilizi.Il canale che si appoggia alla destra sponda, più largo di quello che corre lungo la riva sinistra, manca di fondo; esso è impraticabile anche nel momento più favorevole delle piene ordinarie.La navigazione è per conseguenza costretta a servirsi del canale della sponda sinistra; ma nel periodo soltanto delle alte acque.Dopo questo periodo i battelli andrebbero irreparabilmente in secca sui banchi di sabbia e sarebbero costretti a rimanervi sino alla piena successiva per disincagliarsi e proseguire il loro cammino.Riepilogando il sin qui detto risulta che fra la quinta e la quarta Cateratta esistono Cascate di minore importanza in numero di sette, alcune delle quali presentano tuttavia difficoltà abbastanza notevoli per superarli.Sulla quinta Cateratta (El-Solcinanieh) si possono dare i seguenti dati:DistanzadaKhartoum a monte391ChilometriId.dalla4ª Cateratta a valle415id.Id.daAssouan1405id.Lunghezza della 5ª Caterattam.10000Altitudinea montem.327,500Id.a valle»320, —Media pendenza»0,700Celerità di corrente per minuto secondo»6,5004ª Cateratta.Fra l'ultimo Rapido di Bahak, che abbiamo descritto or ora e la 4ª Cateratta il corso del Nilo non è più libero che per una distesa da 4 a 5 chilometri, dopo i quali il suo letto offre l'immagine di un cataclisma ciclopico, ove disordinatamente si frammischiano isolotti e roccie. Masse di granito, di porfido e di basalto di ogni dimensione e forma risvegliano l'idea del caos. L'acqua fremendo corre in mezzo a questo pandemonio di chiuse e di roccie con una rapidità vertiginosa: un passo pericoloso è seguito da un altro anche più pericoloso, e non si può quasi concepire come fragili legni possano in un dato periodo avventurarsi tra quelle infinite minaccie di morte. Questa successione di roccie nere e deterse, che costituiscono la 4ª Cateratta, impraticabile durante le acque basse ed assai pericolosa nelle piene, presenta uno spettacolo imponente.Il tetro silenzio che regna in quei luoghi rotto soltanto dal frastuono dei flutti, l'aridità del suolo circostante e la solitudine vasta e selvaggia di quella plaga concorrono potentemente a colpire lo spirito di ammirazione mista a tristezza.Benchè la Cateratta non abbia che la distesa di 6 chilometri, tuttavia s'impiegano sei giorni per rimontarla; un chilometro al giorno.La velocità delle acque in alcuni punti è straordinaria, in altri manca il fondo, o l'alaggio non è possibile per la continuità di roccie a picco, che si distendono lungo canali stretti e profondi; in alcuni punti è necessità il far scivolare le barche o sulla sabbia o sulle roccie.S'impiegano talvolta fino a 1500 uomini per trascinare barconi per mezzo di alaggio.A tre chilometri a valle della Cateratta si riscontra una Cascata conosciuta sotto il nome di Cascata di Terai; ma essa può benissimo considerarsi come facente parte della 4ª Cateratta.La Cascata di Guerendid, che viene in seguito, pone termine alla lunga serie di Cascate comprese fra Amboukol a valle e Abou-Hamed a monte. Fra questi due punti la navigazione si può dire libera durante tutto l'anno.Distanze a cui si trova la 4ª Cateratta.Da Khartoum a monte706chilometriDalla 3ª Cateratta (Hannek) a valle350»Da Assouan1090»Lunghezza della 4ª Caterattam.6000Altezzaa monte»264,270Id.a valle»359, —Media pendenza»0,8853ª Cateratta di Hannek.All'isola di Argo ne succedono altre meno importanti: la più ragguardevole è quella di Wabia che forma la testata della gran Cascata conosciuta sotto il nome di Cateratta diHannek. Gli approcci di questa gran Cascata sono segnalati da una collina dirupata ed isolata. Dopo Wabia si riscontrano parecchie altre isole.La catena arabica, che si era notevolmente allontanata dal fiume nelle vicinanze di Dongola, si ravvicina ad Hannek, dove le sue roccie lo attraversano per collegarsi ad Ovest alle colline più avanzate delle montagne libiche.Durante le acque alte la Cascata di Hannek sparisce, e non si distingue dalle altre parti del Nilo che per una più rapida corrente, che si accentua a Lokoli, il solo passaggio, che conserva il carattere di Cascata abbastanza pericolosa. Tuttavia la metà del letto dal lato Ovest presenta sempre un'alternativa di correnti, di controcorrenti, di vortici e di scogli cosparsi di graziosi e verdeggianti isolotti, che durante la massima magra si possono visitare a piede asciutto.Quando le acque si abbassano, il Nilo arriva ad Hannek diviso in due grandi rami; quello dell'Est forma quattro canali secondari, mentre quello dell'Ovest non ne forma che tre. Il canale di Lokoli, è il principale, perchè da esso scorre la maggior parte delle acque del Nilo, essendo meno ingombro di roccie e di scogli.L'aspetto di Lokoli è imponente ed è il solo passaggio di cui si serve la navigazione tanto nel discendere quanto nel rimontare il fiume.La discesa è vertiginosa, e l'ascesa non può effettuarsi dalle barche a vela, se non aiutate da vento molto favorevole.La Cateratta di Hannek ha una lunghezza di 6 chilometri e mezzo; la differenza di livello fra il suo principio ed il termine è di metri 3,20 durante le acque alte e di 5 metri e mezzo durante la magra.Questa Cateratta, che relativamente alle altre ha una debole pendenza, è meno pericolosa della 4ª e se le barche ordinarie provano difficoltà reali a superarla nelle piene, egual cosa non può dirsi dei vapori, i quali, se guidati da un buon pilota, percorrono in poche ore questa Cascata in tutta la sua lunghezza.Hannek è fra le Cascate del Nilo la più pittoresca per le sue numerose isole verdeggianti e fertili, come sono tutti i terreni porfirici e granitici situati in prossimità dell'acqua; ma, nel vero senso della parola, la Cascata di Hannek può neppure chiamarsi Cateratta.Prima di giungere a Vady-Halfe il corso del fiume deve superare molte Cascate di minore lunghezza e considerazione, delle quali le principali sarebbero quelle di Chaban, di Kaibar, di Amara, di Dal, di Akacheh, di Okmeh, di Tangour, di Ambigol, Wady-Attir, e di Semneh.In tutte queste Cascate il fiume forma a monte una specie di bacino strozzato nella parte inferiore del ravvicinamento delle catene arabica e libica e limitato dalle roccie stesse, che insinuandosi nel letto del fiume collegano le due catene di monti.Le acque un tempo si ammassarono in questi bacini, sintantochè per la loro pressione riuscirono ad aprirsi in vari punti degli aditi che, man mano, mediante la corrosione, seppero allargare.A valle delle Cascate ora mentovate il letto del fiume si distende; canali più o meno accessibili e varianti per numero corrono in mezzo alle roccie con una velocità, che muta in ragione diretta della differenza di livello tra l'amonte e l'avalle ed in ragione inversa del numero delle breccie, che l'acquaha potuto effettuare; il tutto poi è incassato fra le sponde del fiume elevantisi dai 40 ai 150 metri sopra il livello delle acque.Distanza a cui si trova la 3ª Cateratta.Da Khartoum a monteChilometri1130Dalla 2ª Cateratta di Wady-Halfa a valleid.318Dalla 1ª Cateratta di Assouanid.666Lunghezza della Cateratta circametri7000—Altezzaa monteid.222—Id.a valleid.216,50Media pendenzaid.0,8532ª Cateratta di Wady-Halfa.In tutte le Cascate prese finora in esame il Nilo forma a monte una conca, ossia una specie di bacino strozzato nella sua parte inferiore pel riavvicinamento delle due catene arabica e libica con un sottosuolo che, attraversando il fiume, collega le due catene. Ove il bacino si rinserra, ivi comincia la Cascata.Le acque accumulandosi un tempo in questi bacini si apersero a poco a poco per la loro stessa pressione degli aditi nella barriera naturale formata dal collegamento delle due catene di montagne, aditi che la corrosione delle acque andò sempre allargando, essendo esse costrette a defluire in un letto serrato da argini elevantisi sul pelo dell'acqua da 40 a 150 metri di altezza.La Cateratta di Wady-Halfa fa eccezione a questa regola generale per quanto riflette la sua parte superiore.In essa non si nota alcun ravvicinamento delle due catene fiancheggianti il fiume, le quali gli si mantengono sempre parallele; nessun indizio accenna l'avvicinarsi della Cascata salvo il frastuono delle acque che impetuose s'infrangono fra le roccie. La Cateratta, invece di essere serrata, si espande per una lunghezza e per una larghezza considerevoli, e le roccie che la costituiscono sembrano casualmente emergere sul pelo delle acque, mentre invece esse sono parte integrante di una delle due catene che fiancheggiano il fiume.Durante le alte acque la maggior parte delle roccie restano sommerse, il che non toglie che la Cateratta di Wady-Halfa costituisca il punto più pericoloso del Nilo, per il che i piloti non ne tentano mai il passaggio con barche cariche anche nelle più grosse piene. Per questi motivi appunto Wady-Halfa veniva scelto come testa di linea di ferrovia pel Soudan.Dopo il 1885, in seguito alla rivolta di quella regione non potendosi più utilizzare i nilometri di Khartoum e di Bérbera, si pensò ad impiantarne uno a Wady-Halfa sulla sponda destra del fiume. Ma esso è insufficiente, perchè elevandosi soltanto di metri 6,72 al disopra della quota della magra, non può neppure segnare le piene ordinarie le quali in quel punto arrivano a metri 8,30 e raggiungono sino i 9 metri negli anni eccezionali.Wady-Halfa, villaggio insignificante, ha acquistato dopo il 1885 un'importanza notevole coll'insediamento di un governatorato generale, che abbraccerà l'amministrazione civile e militare della provincia frontiera del Sud dell'Egitto.Inoltre per misure di sicurezza per la difesa della linea di confine venne a Wady-Halfa creato un campo trinceratocon forte presidio anglo-egiziano allo scopo di arrestare i ribelli, ove tentassero di avanzarsi verso il Nord.Nel discendere il Nilo si riscontra a poca distanza da Wady-Halfa Ibsamboul, celebre per le imponenti ruine de' suoi antichi templi e delle sue statue colossali.Questi splendidi monumenti scavati nella viva roccia dei monti libici colpiscono il viaggiatore di meraviglia, anche se prima ha visitato Luxor, Karnak, Denderah, Abido e le grandi Piramidi.Le rovine di Ibsamboul colle enormi loro dimensioni, colle loro ammirevoli e giuste proporzioni, colla finitezza della loro esecuzione attestano in modo evidente quanto fosse il grado di civiltà e di grandezza del popolo che le legò alle presenti generazioni.Vi sono in seguito, continuando a discendere il fiume, altre rovine ed altri templi dell'epoche dei Tolomei e di Roma, le quali elevandosi sopra le sabbie rompono la scoraggiante monotonia di una regione, che per un percorso di circa 350 chilometri è rattristata dalla inflessibile aridità del deserto, il cui dominio invade peranco le sponde del Nilo.Ad un terzo della distanza che separa Wady-Halfa da Assouan s'incontra il villaggio di Korosko, che non ha altra importanza tranne quella che, essendo collocato sulla sponda destra del fiume, ha dominio sulla strada delle carovane pel Soudan e su quella che, attraverso al deserto, conduce ad Abau-Hamed ed a Bérbera.Una vasta pianura precede Kalabhek, luogo destinato, in un giorno forse non lontano, a diventare un punto d'una importanza indiscutibile nell'idrografia del Nilo.Si tratterebbe di costrurre in quelle vicinanze una grandiga attraverso al Nilo capace di arrestarne il passo a parecchie migliaia di metri cubi d'acqua allo scopo di fecondare tutto il piano di Kalabcheh.Questa notevole massa liquida verrebbe gradatamente restituita al fiume durante le acque basse, quando cioè il Nilo non è più in grado di dare acqua sufficiente per l'alimentazione dei canali del Delta.Distanza a cui si trova la 2ª Cateratta.Da Khartoum a monteChilometri1448Dalla 1ª Cateratta di Assouan a valleid.348Lunghezza della Caterattametri1700—Altitudinea monteid.138—Id.a valleid.120—Media pendenzaid.1,0581ª Cateratta di Assouan.Il Nilo, per cinque o sei chilometri prima di costituire la Cateratta di Assouan, è cosparso di isole, isolotti e roccie, che succedendosi a brevi intervalli producono numerose cascate, risalti e ribollimenti assai gradevoli alla vista.Durante le alte acque questi ostacoli scompaiono in parte e formano altrettante Cascate, che le barche ed i vapori non di grande portata possono agevolmente superare.Il Nilo prima di superare la sua ultima Cateratta (che è la prima per chi rimonta il corso del fiume) circonda le grandi isole Héasi, di Avvad e di Bega. Ad Est di quest'ultimaincontrasi la bellissima isola di Phile, la quale segna il limite estremo della maggior parte dei viaggiatori del Cairo che rimontano il Nilo.L'isola di Phile è da ogni parte attorniata da brune roccie, e giace in mezzo ad una specie di golfo che all'occhio sembra indicare il limite del Nilo.Un tentativo infelice venne fatto, quarantacinque anni or sono, per migliorare la navigazione alla Cateratta di Assouan.A tale scopo si fecero saltare alcune roccie, che ostruivano il passo principale. Questo lavoro ebbe per risultato di approfondire il canale e per conseguenza, aumentando la corrente, si rese più difficile l'accesso. Per fortuna non si andò più oltre; altrimenti se l'esperimento avesse avuto un maggiore sviluppo, sarebbe riuscito esiziale per l'Egitto. I numerosi ostacoli accumulati sopra alcuni punti dei grandi rami del Nilo, e specialmente fra la sesta e la prima Cateratta, per un percorso di 1800 chilometri, sono una delle più belle provvidenze della natura. Gli antichi Egizi consideravano gli ostacoli naturali entro il letto del Nilo come nocivi all'aumento del benessere generale, e quindi causa diretta delle frequenti emigrazioni delle tribù verso il Sud; la scienza moderna invece li ammira, perchè essi servono di complemento indispensabile pel regime delle acque, che ha creato l'Egitto e ne alimenta la fertilità.I laghi dai quali scende il Nilo, nonchè le paludi del nono grado che attraversa, sono i potenti regolatori che costituiscono le piene regolari; ma l'azione loro sarebbe paralizzata, se essa non avesse per potente ausiliario i numerosi ostacoli naturali che rallentano la rapidità delle acque.Questi ostacoli, che possono chiamarsi i regolatori complementari del Nilo, trattengono tanto nelle piene, quanto nel periodo di magra, una parte della massa d'acqua che incessantemente si sprigiona dall'equatore e dai monti dell'Etiopia. Senza le Cateratte e senza quel complesso di Cascate, che compensano le differenze di altitudine in alcuni tratti considerevoli nell'alto bacino del fiume sino ad Assouan, il Nilo sarebbe per alcuni mesi un torrente impetuoso e devastatore invece di essere il fiume benedetto e largo di benefizi per quelle regioni cui regolarmente concede il favore delle sue acque.A differenza delle violente rivoluzioni e distruzioni cui sono soggetti e popoli e città e monumenti anche i più solidi, i fiumi subiscono alterazioni lente, ma continue che modificando il loro regime variano l'aspetto ed i caratteri speciali delle contrade che attraversano.Il Nilo non va esente da questa legge naturale ed i fenomeni che si osservano nelle roccie delle sue Cateratte, composte di elementi eterogenei, si appalesano per mezzo di violenti corrosioni causate dall'acido carbonico, che il Nilo bianco trascina seco. L'azione di quest'acido carbonico eccitata dal fregamento dinamico dei tanti miliardi di metri cubi d'acqua che da centinaia di secoli si versano dall'Africa centrale nel mare, ha lentamente, ma incessantemente alterato il profilo delle Cateratte, alcune delle quali, consumate ed affrante, da molto tempo scomparvero.La distruzione incessante e le varianti che ne emersero nel letto del fiume hanno causata la rovina di quelle terre non più visitate dalle acque delle inondazioni. Dei 270 mila chilometri quadrati di terreno nilotico, che esistevano fra Khartoum ed Assouan, 2 mila soltanto possono ancora essere coltivati.Il rimanente da gran tempo incolto e progressivamente invaso dalle sabbie del deserto è sotto la minaccia continua di essere per sempre perduto per l'industria umana. Questa parte della valle del Nilo è ridotta ad unminimumdi popolazione ed i suoi abitanti sono costretti ad un eccesso di lavoro soltanto per irrigare con mezzi artificiali il terreno.Se le Cateratte non esistessero, farebbe d'uopo il crearle. Esse esistono; ma siccome il tempo ed il Nilo le hanno quasi tutte solcate con numerose, larghe e profonde breccie ed alcune di esse vennero del tutto distrutte, il problema a risolversi si può formolare nel modo seguente:Ricostituire quelle parti del letto del fiume che vennero distrutte e limitare il numero dei canali che l'acqua si è aperto, coll'ostruirne parecchi allo scopo di elevare il piano d'acqua del Nilo affine di aumentare la vegetazione e la distesa delle terre coltivate minacciate sempre dall'invasione delle sabbie del deserto, e rendere il Nilo navigabile dal Mediterraneo all'Equatore; in una parola, migliorare in quelle regioni, non più visitate dalle acque del Nilo, le condizioni della vita umana.Distanza della 1ª Cateratta di Assouan.Da Khartoum a monte1796chilometridal Cairo a valle1945»Lunghezza della Cateratta d'Assouanmetri5000—Altitudinea monte»94,160»a valle»89,160Media pendenza»1—Il Nilo tra Assouan ed il mare.Da Assouan al Cairo sopra una lunghezza di 941 chilometri il Nilo scorre attraverso ad una stretta vallata lungo versanti di montagne, o lungo margini di altipiani, la cui altitudine varia tra i 50 ed i 350 metri.È rigorosamente provato che il regime del Nilo in questo tratto del suo corso era mantenuto, molti secoli addietro, da Cateratte o da Cascate e da un bacino lacustre che hanno cessato di esistere. Quanto al bacino lacustre, la cui esistenza non potrebbe essere posta in dubbio, si trovava ad 840 chilometri al Nord di Assouan, là dove la catena libica forma un'enorme cintura attorniando una depressione del suolo.I punti più bassi di questa depressione sono oltre 50 metri al disotto del Mediterraneo. Si perviene a questa vasta cinta per mezzo di un burrone formato dallo scartamento di due dei contrafforti, che si trovano più a levante della montagna.Il burrone fu occupato dal Nilo, allorquando scorrendo ad Ovest del suo letto attuale venne, in remota epoca non precisabile, ad aprirsi un passaggio riempiendo per conseguenza l'intiera depressione di terreno di cui si è fatta parola.Durante secoli e secoli la notevole massa d'acqua raccolta in lago servì di regolatore, ricevendo dal Nilo le acque delle sue piene, e restituendole al fiume stesso all'epoca della sua magra.In seguito, sia che il Nilo abbia abbandonato il suo letto primitivo, onde le acque non giunsero più pel canale di derivazione che in una quantità insufficiente, sia che un cataclisma geologico abbia prodotto un parziale sollevamento di suolo nel punto di derivazione delle acque, il bacinolacustre si disseccò gradatamente e pose allo scoperto strati alluvionali, che trasformarono questo luogo, prima deserto, in una oasi fertile ed abitabile.Questa oasi è la provincia di Fayoum, celebre per il laberinto ed il lago artificiale creati da Amenemba ossia dal Re Meris dei Greci, visitati e descritti da Erodoto, Strabone, Plinio e Diodoro di Sicilia; in seguito vennero distrutti.A 968 chilometri da Assouan e a 23 chilometri a valle del Cairo il Nilo si divide in due rami ed attraversa l'immensa pianura, che costituisce il Basso Egitto. Il ramo dell'Est ha 236 chilometri di sviluppo; quello dell'Ovest compensa la sua minor lunghezza con vari giri; dimodochè il suo totale sviluppo riesce eguale a quello del ramo orientale.Sotto i Faraoni e sotto i Tolomei il Nilo si divideva in sette diramazioni, cinque delle quali abbandonate dalle acque poco a poco si colmarono.Non rimangono quindi che i due rami sopraindicati, il Phatnitico o di Damietta ed il Bolbitico o di Rosetta, i quali portano le acque del Nilo al Mediterraneo.La forma triangolare del Basso Egitto gli ha fatto dare il nome di Delta, che è formato dalle alluvioni portate dal fiume. Il suo litorale presenta una base di 300 chilometri, limitati a levante dalle rovine di Pelosa, a ponente dalla città di Alessandria.La superficie totale del Delta colle sue paludi, lagune e dune è di 22276 chilometri quadrati, dei quali la metà soltanto è coltivata.La spiaggia del Delta avanza gradatamente nel mare specialmente verso le due foci del Nilo e continua a trasportare terra. La media annuale della conquista, che la terraferma fa sul mare per opera del Nilo, è di metri 2,50.Al culmine del Delta vale a dire nel punto in cui il Nilo si divide in due rami venne costruita un'opera gigantesca di asseragliamento di un'importanza capitale. Di quest'opera chiamata il barraggio del Nilo si terrà parola in altro Capitolo.Fra Assouan ed il mare il totale sviluppo del Nilo è di 1204 chilometri. In questo percorso le varie sue lunghezze sono le seguenti:Larghezza del Nilo.PERIODIFra Assouan e il barraggioFra il barraggio e le sue fociRAMO DI ROSETTARAMO DI DAMIETTAMaximum delle piene2000metri900metri500metriMezza piena1000id.600id.300id.Magra450id.450id.200id.Gli antichi Egizi conoscevano l'importanza delle misure del loro fiume ed avevano stabiliti in vari punti dei Fluviometri.Prima del 1886 i movimenti del Nilo erano registrati:1º Al nilometro di Elefantina, comunemente detto nilometro di Assouan (945 chilometri a Sud del Cairo);2º Al nilometro di Rodah (4 chilometri a Sud del Cairo);3º A quello del barraggio (23 chilometri a valle del Cairo).I due nilometri, o Mequyas, di Assouan e di Rodah sono graduati in misura egiziana dettapic. Ilpicè presentemente ragguagliato a metri O,54.Il nilometro del barraggio porta la graduazione metrica.Esso è stabilito alla punta Sud del Delta ed è collocato al fianco destro del barraggio (ramo Rosetta); porta due graduazioni distinte l'una a monte e l'altra a valle delbarraggio; quest'ultima serve a riconoscere di quanto si abbassi il pelo dell'acqua al disotto della chiusa d'acqua, quando le porte, che costituiscono il barraggio, sono abbassate.Lo zero ai tre indicati nilometri di Assouan, di Rodah e del barraggio corrisponde alle altitudini di metri 84,160, metri 11,832 e metri 10 al di sopra del livello medio del Mar Rosso, superiore di metri 0,60 al livello medio del Mediterraneo.La piena del Nilo è forte o debole in proporzione delle pioggie cadute all'Equatore e sopra le montagne dell'Etiopia. Il suo percorso ascendente non è mai soggetto a repentine varianti; subisce soltanto alcune oscillazioni alternate durante la massima magra, che succede nel mese di maggio. Il Nilo comincia il suo movimento ascensionale in giugno. È appunto verso il 20 di detto mese, che si celebra la festa del Nokta (goccia) che indica il principio della piena, che si manifesta al Cairo, osservando le acque che si vestono di un colore verde. Il fiume accentua la sua piena in luglio ed agosto e si mantiene tale in settembre. Qualche volta si è manifestata la massima piena nei primi giorni di agosto. Ma queste piene premature sono eccezioni che non infirmano per nulla la regolarità, colla quale le piene del Nilo si riproducono da migliaia d'anni. Il movimento ascensionale è generalmente più accentuato dal 1º al 20 settembre. Il livello delle acque appare stazionario per pochi giorni e poi il fiume comincia a decrescere, d'ordinario nella prima settimana di ottobre.La piena è dettareale, quando raggiunge il suo più favorevole livello, che è di 22picossia metri 18,50 misurati al nilometro del Cairo. Oltre questo limite l'inondazione riesce sempre disastrosa.PRIMA CATARATTA (RAPIDA) detta di ASSOUANCHIOSCO NELL'ISOLA DI PHILE
DESCRIZIONE DEL NILO DALLE SUE SORGENTI ALLE SUE FOCI
Il Nilo
L'Egitto deve la sua vita al Nilo.
Si è detto e si ripete con ragione, che l'Egitto è il Nilo; senza il Nilo non esisterebbe l'Egitto. L'estensione della coltivazione è in modo assoluto dipendente dalla estensione della piena. Dove l'acqua si arresta, là comincia il deserto. Il limite è così nettamente determinato, che, in certi luoghi riesce facile avere un piede sul terreno coltivato e l'altro sulla sabbia improduttiva. Da un anno all'altro questo limite può spostarsi in modo notevole, coll'addivenire fertili, o col rimanere aride regioni intere, a seconda che il Nilo avrà concesso o rifiutato il beneficio delle sue acque. Le gioie o le disillusioni che le inondazioni da mille e mille anni serbavano all'Egitto dei Faraoni anche il vecchio Nilo le serba tuttora all'Egitto dei Khédive. Il Nilo è l'arbitro assoluto della ricchezza o della miseria. Per dimostrare quante svariate attrattive offra al viaggiatore questo fiume sovrano è noto il detto: Colui che beve una volta l'acqua del Nilo ritorna a berla.
E poichè la prosperità dell'Egitto è tutta dipendente dalsuo gran fiume, credo conveniente il dedicarmi con qualche larghezza allo studio di questo importante corso d'acqua.
Il Nilo ha una lunghezza di 6500 chilometri[3].
Dalle alte catene di montagne nevose, che a levante ed a mezzogiorno limitano l'altipiano dell'Africa centrale, si precipitano molti torrenti e fiumane che, riunendosi tosto, formano al fondo della valle una serie di bacini sovrapposti gli uni agli altri, da cui le acque, ormai confuse in uno stesso letto, scendono al Nord.
Abbandonando la regione dei grandi laghi, donde trae le sue sorgenti, il Nilo corre attraverso ad immense praterie interrotte da boschi e da paludi. Piega in seguito leggermente a levante come se si volesse gettare nel Mar Rosso; ma arrestato a mezzo cammino da un massiccio montagnoso, che gli impedisce di procedere oltre, si raddrizza verso Nord, e poco dopo di avere ricevute le acque dell'Abissinia urta contro l'altipiano del Sahara, che lo costringe a scavarsi un letto tortuoso. Da questo punto il corso del fiume è sovente ostruito, ed ora stretto fra catene di monti, ora spaziando per vasta pianura scende poi lentamente verso il Mediterraneo, senza più ricevere nessun altro affluente. Il territorio compreso fra l'ultima Cateratta del Nilo nella sua discesa al mare ed il mare stesso costituisce l'Egitto.
Il primo viaggiatore che abbia visitato l'Egitto, od almeno il primo che ci abbia lasciato il racconto del suo viaggio, è Erodoto di Alicarnasso, il quale ha riassunta la sua impressione su questa terra delle meraviglie in una sola frase più volte ripetuta: «L'Egitto è un dono del Nilo.»
Per formarsi un'idea di quel che diverrebbe questa regione, se privata dell'opera fecondatrice del suo fiume, basta il vederla un mese prima del solstizio d'estate, cioè nel periodo delle acque più basse.
Il Nilo in questo periodo scorre lentamente in uno stretto confine riducendosi alla metà della sua larghezza ordinaria; le sue acque sono torbide, quasi stagnanti e limacciose; estesi banchi di sabbia o massi scoscesi di nero fango cotto e ricotto dal sole ne formano le sponde. Al di là tutto è sabbia e sterilità tormentate dal vento caldo e polveroso detto il Khamsin, che aumenta la desolazione generale.
Il primo indizio del finire di questa terribile stagione è manifestato da un forte vento del Nord, che anima la natura tutta, calmando in parte gli ardori di un sole cocente.
Si produce allora un cambiamento nel fiume. Il nilometro del Cairo segna un leggero aumento delle acque, che prendono una tinta verdognola per l'agitazione che esse creano in quelle vaste distese di acque stagnanti, che prima attraversano.
È una vera fortuna che questo periodo del Nilo verde abbia la sola durata di tre o quattro giorni; poichè in quello stato l'acqua riesce imbevibile, e quei disgraziati che sono costretti, loro malgrado, ad abbeverarsi al Nilo, sono colpiti da tremendi dolori intestinali. I previdenti fanno provviste di acqua da consumarsi durante i pochi giorni in cui il Nilo si fa verde.
Dopo questo periodo il fiume aumenta rapidamente di volume e diventa gradatamente torbido. Dopo dieci o dodici giorni di questo rapido aumento delle sue acque il Nilo assume una tinta rossa, color sangue, che conserva durante tutto il periodo dell'inondazione.
Le materie che il Nilo trascina e che lo rendono rosseggiante non sono nocive come quelle del breve periodo del Nilo verde; anzi l'acqua del fiume non è mai tanto sana, deliziosa e rinfrescante quanto nel periodo dell'inondazione.
Non havvi forse nel dominio della natura uno spettacolo più esilarante di quello che offra la piena del Nilo. Tutto si commuove e la natura esulta di gioia. Uomini, ragazzi, mandre di buoi selvaggi si tuffano nelle acque benefiche e rinfrescanti, ricche di pesci, mentre nubi di uccelli di diversa piuma svolazzano al disopra del fiume. E questa festa dalla natura non è solo ristretta agli ordini più elevati della creazione, poichè la sabbia, fattasi umida per l'avvicinarsi delle acque fecondataci, si anima ad un tratto quasi per incantesimo e brulica di milioni d'insetti.
Nell'Egitto l'anno può ripartirsi in tre distinte stagioni: quattro mesi di seminagione e di sviluppo che corrisponderebbero ai nostri mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio; quattro mesi di raccolto da marzo a giugno; ed i rimanenti quattro mesi (luglio, agosto, settembre ed ottobre), in cui succede l'inondazione, completano il ciclo dell'anno egiziano.
Il Nilo non ha soltanto creato il suolo dell'Egitto, conquistando la maggior parte del Delta sul mare, ma ha imposta la configurazione generale del paese ed il genere delle sue produzioni. Tutto dunque in Egitto si regola sul Nilo: il suolo, i suoi prodotti, la specie degli animali e dei volatili che esso nutrica.
Gli antichi Egizi lo sentivano meglio di chicchessia e sene mostravano riconoscenti. Del loro fiume avevano fatto un Dio che chiamavano Api, e non cessavano mai di celebrarne i benefizi.
Ecco l'inno antico, bellissima invocazione al Nilo tramandata ai posteri:
Salve, o Nilo! Salve a te, che ti sei manifestato su questa terra e che pacifico vieni a dar la vita all'Egitto! Dio nascosto, che conduci le tenebre alla luce in quel giorno che a te piace—Irrigatore dei frutteti creati dal sole per dar vita a tutti gli animali—Tu abbeveri la terra in ogni punto—Via del cielo che discende—Dio Seb, amico dei pani—Dio Nepra, porgitore dei grani—Dio Phtah, che illumini ogni dimora—Signore dei pesci. Quando tu rimonti sulle terre inondandole nessun uccello invade le seminagioni—Creatore del grano; produttore dell'orzo—Tu perpetui la durata dei Templi; il tuo lavoro è riposo alle dita dei numerosi infelici—Quando tu decresci cadono gli Dei, deperiscono i mortali—Tu fai squarciare dagli animali la terra intera; grandi e piccoli si riposano—Invocano te gli uomini e quando ti arresti diventi simile a Knoum (il Dio creatore). Se invece ti muovi, la terra si riempie di allegrezza; ogni ventre esulta; ogni essere organato riceve il suo nutrimento; mastica ogni dente—Tu offri le provvigioni più squisite, crei ogni buona cosa—Tu sei il Signore dei cibi più scelti e più graditi; se vi sono offerte è mercè tua—Fai spuntare l'erba per gli animali, prepari i sacrifizi per ciascuna divinità; l'incenso che viene da te sopra ogni altro sovrasta—Tu ti rendi padrone delle due contrade (alto e basso Egitto) per riempiere i depositi, per colmare i granai, e provvedere il necessario agli indigenti—Germogli per appagare tutti i voti, senza esaurirti mai e fai del tuo valore scudo agli infelici—Non sei inciso sulla pietra, nè sei scolpito sulle statue, che portano la doppia corona (emblema di sovranità sull'alto e basso Egitto)—Non ti si vede—Nessuna offerta giunge sino a Te—Non penetri nei misteri, nè si sa il luogo dove sei, nè lo si può rintracciare mediante lo studio delle sacre scritture—Nessuna dimora ti cape; nessuna guida può penetrare nel tuo cuore—Tu hai rallegrate le generazioni dei figli tuoi—Ti si rende omaggio al Sud—Immutabili sono i tuoi decreti, quando si manifestano ai servi del Nord—Tu bevi le lacrime di tutti gli occhi e prodighi l'abbondanza de' tuoi beni.
Salve, o Nilo! Salve a te, che ti sei manifestato su questa terra e che pacifico vieni a dar la vita all'Egitto! Dio nascosto, che conduci le tenebre alla luce in quel giorno che a te piace—Irrigatore dei frutteti creati dal sole per dar vita a tutti gli animali—Tu abbeveri la terra in ogni punto—Via del cielo che discende—Dio Seb, amico dei pani—Dio Nepra, porgitore dei grani—Dio Phtah, che illumini ogni dimora—Signore dei pesci. Quando tu rimonti sulle terre inondandole nessun uccello invade le seminagioni—Creatore del grano; produttore dell'orzo—Tu perpetui la durata dei Templi; il tuo lavoro è riposo alle dita dei numerosi infelici—Quando tu decresci cadono gli Dei, deperiscono i mortali—Tu fai squarciare dagli animali la terra intera; grandi e piccoli si riposano—Invocano te gli uomini e quando ti arresti diventi simile a Knoum (il Dio creatore). Se invece ti muovi, la terra si riempie di allegrezza; ogni ventre esulta; ogni essere organato riceve il suo nutrimento; mastica ogni dente—Tu offri le provvigioni più squisite, crei ogni buona cosa—Tu sei il Signore dei cibi più scelti e più graditi; se vi sono offerte è mercè tua—Fai spuntare l'erba per gli animali, prepari i sacrifizi per ciascuna divinità; l'incenso che viene da te sopra ogni altro sovrasta—Tu ti rendi padrone delle due contrade (alto e basso Egitto) per riempiere i depositi, per colmare i granai, e provvedere il necessario agli indigenti—Germogli per appagare tutti i voti, senza esaurirti mai e fai del tuo valore scudo agli infelici—Non sei inciso sulla pietra, nè sei scolpito sulle statue, che portano la doppia corona (emblema di sovranità sull'alto e basso Egitto)—Non ti si vede—Nessuna offerta giunge sino a Te—Non penetri nei misteri, nè si sa il luogo dove sei, nè lo si può rintracciare mediante lo studio delle sacre scritture—Nessuna dimora ti cape; nessuna guida può penetrare nel tuo cuore—Tu hai rallegrate le generazioni dei figli tuoi—Ti si rende omaggio al Sud—Immutabili sono i tuoi decreti, quando si manifestano ai servi del Nord—Tu bevi le lacrime di tutti gli occhi e prodighi l'abbondanza de' tuoi beni.
Il Nilo, guardandolo dalle sue foci, offre l'immagine di un albero gigantesco, le cui radici immergentisi nel Mediterraneosono rappresentate dal Delta, ossia dall'Egitto propriamente detto, mentre i poderosi suoi rami si spingono sin nel cuore dell'Africa[4].
Il Nilo, come già si è detto, ha una lunghezza di 6500 chilometri, e non riceve più affluenti attraverso la Nubia inferiore e l'Egitto. Dal lato orientale fra El-Damer e Bèrbera nell'alta Nubia riceve per primo affluente l'Atbara, notevole corso d'acqua, che si potrebbe considerare come una delle principali sorgenti del Nilo, se avesse acqua perenne.
Continuando a rimontare il Nilo, al 15º 30' di latitudine Nord si divide in due rami: quello che viene dall'Est è conosciuto sotto il nome di Nilo azzurro e di Nilo bianco quello che Viene dall'equatore, il quale è considerato quale ramo principale.
Le sorgenti del Nilo al tempo del Filicaia non erano conosciute; il che fa dire al poeta in un suo sonetto:
Sbocca il gran Nilo da sorgente occulta.. . . . . . . . . . . . . . . .
Nilo bianco.
Fra il 9º e 10º di latitudine Nord il Nilo bianco riceve numerosi affluenti, e da questo punto sino al 5º il suo bacino abbraccia una zona paludosa annualmente inondata e grandi laghi formanti in complesso una superficie di oltre 250 mila chilometri quadrati.
Nel corso della stagione delle pioggie il flusso delle acque equatoriali si sfoga parte nella direzione dell'Ovest verso l'Atlantico per mezzo del fiume Congo e parte verso il Nord attraverso le contrade non beneficate dalle pioggie (Nubia ed Egitto) raggiungendo il Mediterraneo per mezzo del Nilo.
Ed è appunto fra i laghi Tanganika e Victoria-Nyianza che si trova lo spartiacque dei due più gran corsi fluviali dell'Africa, il Congo ed il Nilo; ma questo spartiacque è in alcune sue parti così debolmente segnato, che il bacino del Congo e quello del Nilo, per mezzo di alcuni loro affluenti, frammischiano le loro acque. Questa considerazione non avvertita dallo Stanley lo ha indotto a credere, che il lago Tanganika fosse l'unica sorgente dei due grandi fiumi.
Oggi invece è indubbiamente provato, che il Congo ed il Nilo non sono gli emissari dello stesso lago, poichè il Nilo riceve le sue acque non dal lago Tanganika, ma da quello di Victoria-Nyanza.
La sola incertezza, che rimane tuttodì, sta nello stabilire quale sia la riviera madre che, gettandosi nel lago Victoria-Nyanza, determini il corso superiore del Nilo, vale a dire rappresenti la sua sorgente principale.
Su questo riguardo i pareri sono disparati; ma a mio giudizio sono due le interpretazioni più logiche e più accreditate.
Secondo le osservazioni e gli studi dello Stanley, del Pearson e di missionari francesi parrebbe che il Mwaron, detto anche Louwambè, sia il vero Nilo originario, ove si consideri la lunghezza del suo percorso: Questo fiume tiene la sua sorgente al 3° dell'emisfero australe; esso scende al Nord, poi si piega al Nord-Ovest prima di gettarsi nella parte meridionale del lago Victoria-Nyanza.
Stando invece alle asserzioni dello Speke e di Grant, il Kitangouleh, detto anche Tangoureh, se si considera la sua massa liquida, sarebbe l'affluente del gran lago, che avrebbe maggiore diritto di essere considerato quale corso sorgivo del bacino superiore del Nilo. Il Tangoureh è un imponente corso d'acqua, che nasce nei monti che stanno al Sud dell'equatore; il suo bacino accoglie una enorme quantità di acqua durante la stagione delle pioggie ed in questo periodo si estende per una larghezza di parecchi chilometri. Nella stagione secca, che ha la durata di soli tre mesi, da agosto ad ottobre, il Tangoureh si riduce bensì a soli 75 metri di larghezza, ma la sua media profondità non è mai inferiore ai 15 metri. Al suo sbocco nel lago di Victoria-Nyanza si allarga sino a 130 metri con una profondità da 30 a 40 metri.
L'autore del presente studio darebbe la preferenza al Tangoureh considerandolo come il vero corso d'acqua, dal quale prende origine il Nilo. Si può quindi con fondamento asserire, che il Nilo bianco, propriamente detto, non è altro che la grande fiumana che accoglie una gran parte delle acque equatoriali, le quali convergendo tutte si riuniscono nelle grandi paludi del 9º grado. Il Nilo bianco comincia a formare il grande fiume Nilo, in seguito al suo congiungimento col Nilo azzurro vicino ed a levante di Khartoum, dopo un percorso di 1050 chilometri, durante i quali allaccia numerosi isolotti. Il terreno adiacente alle sue sponde conserva quasi sempre in quel suo lungo percorso lo stesso aspetto; ben di rado l'opprimente monotonia di quei terreni è rotta dalla veduta, anche lontana, di una catena di monti o di una qualche altura isolata.
La riva destra del Nilo bianco ha per limite una successione di banchi di sabbia dell'altezza generalmente di 10 metri circa; sulla sponda sinistra invece i terreni percorsi sono bassi; per un'estensione variante da uno a sei chilometri sono di natura alluvionale, soggetti alle inondazioni periodiche e per conseguenza fertili.
La superficie approssimativa del terreno lungo la sponda sinistra bagnato dall'acqua delle piene è di circa quattromila chilometri quadrati, i quali per la maggior parte restano infruttiferi, perchè i selvaggi, abitanti lungo la sponda, si limitano a coltivarne piccole particelle, per quel tanto, cioè, che è di necessità assoluta per la loro esistenza, mentre da quel terreno fecondato dalle acque si potrebbe ampiamente trarre il nutrimento per una popolazione cento volte più densa. Vi sono qua e là sparsi ciuffi di mimose, di acacie e di giuggioli, ed il terreno essendo affatto piano sarebbe facilmente irrigabile, come lo è quello della valle del Nilo e le pianure del Delta.
Questa notevole differenza nella natura delle due sponde risulta, al dire dell'egregio geografo Schweinfurt, dalla direzione costante del Nilo verso il Nord sopra uno spazio di 30 gradi.
In questa condizione le molecole liquide, invece di spostarsi nel senso dell'asse del fiume, con moto permanente ed uniforme, essendo spinte alla corrosione per la rotazione più rapida delle latitudini meridionali naturalmente intaccano la sponda destra (elevata), lasciando il benefico loro limo sulla sponda sinistra tutta pianeggiante, come alcune spiaggie a mare.
Questo fenomeno si manifesta e si è constatato anche nel percorso di parecchi fiumi di Europa che si trovano in identiche condizioni del Nilo.
Da un centinaio circa di osservazioni e scandagli eseguiti in 12 anni dal 1876 al 1878 risulta, che la larghezza media del Nilo bianco è di 1700 metri. In alcuni punti e specialmente un po' al di sopra di Khartoum, ove la larghezza raggiunge i tre mila metri, stendendosi le acque, sovra le terre basse e piane della riva sinistra molto al di là del vero letto, ne risulta una larghezza assai più considerevole.
La profondità media è di circa m. 5,40 e aumenta di due metri, quando la piena raggiunge il suomaximum.
Nel mese di marzo succede nei due rami del Nilo la massima magra ed in settembre la maggior quota di elevazione.
La piena comincia negli ultimi giorni di aprile e continua ad aumentare sino a settembre; poi il fiume comincia a decrescere gradatamente sino alla quota infima, che si avvera, come si disse, nel mese di marzo.
Se il Nilo bianco ricevesse tutta la eccedenza di acqua che entra nel lago Victoria-Nyanza, sarebbe un vero disastro per tutti i sottostanti terreni, perchè il volume d'acqua che vertiginoso scenderebbe dal lago porterebbe la distruzione dappertutto; ma è da notarsi che una gran parte della massa d'acqua che il lago Victoria raccoglie si evapora per la potenza di quel sole tropicale ed una parte si disperde per infiltrazione.
Si legge in alcuni autori, che le acque del Nilo azzurro discendendo da una regione di roccie, sono più limpide di quelle del Nilo bianco, limacciose e senza trasparenza.
Ma su questo argomento è necessario intendersi. È cosa indiscutibile che il limo trasportato dal Nilo bianco non può avere le proprietà di quello portato dal Nilo azzurro, il quale attraversa le terre vulcaniche dei monti abissini; ma non perquesto si può negare, che le acque del Nilo bianco sieno pur esse fecondatrici, colla sola differenza, che le materie organiche contenute nel Nilo bianco sono per la più parte in istato di dissoluzione e non di limo e la loro missione, quando le acque dei due Nili si confondono per formare il gran Nilo, consiste appunto nel servire di spinta alle materie fecondatrici che, trasportate dalle riviere dell'Etiopia, si versano nel Nilo azzurro.
Le acque del Nilo bianco mutano tre volte di colore. Durante 20 o 25 giorni tra marzo ed aprile il primo flusso, che sbocca dalle paludi del 9º grado è alquanto saturo di materie vegetali; è questo il periodo delle acque verdi che si propagano per 5 o 6 giorni sino in Egitto. Esse sono nocive e gli abitanti evitano di berle in quello stato. In seguito sparisce il color verde e viene sostituito da una tinta rossiccia, cui tiene dietro, molto tempo prima della magra, una tinta glauca, ma quasi limpida, il che, senza dubbio, ha motivata la denominazione di Nilo bianco. Le terre che si possono coltivare nel bacino del Nilo bianco sono in generale fertili e di una notevole leggerezza. La loro tinta è chiara, calda e brillante più di quella delle terre egiziane; il che è probabilmente dovuto all'assenza di calcarea.
Nilo azzurro.
L'altipiano, che abbraccia tutte le Alpi abissine, ha nella parte Sud la sua linea di depressione traversale segnata sul versante del mar rosso dalla baja di Tadjoura e nell'interno da una grande cavità, che probabilmente un giornofu centro di attività vulcanica, che si trasformò in un bacino lacustre denominato il lago Tsana.
Al pari di tutti i grandi laghi dell'Equatore lo Tsana è alimentato dai vapori dell'oceano indiano, i quali formandosi sui culmini dei monti di Etiopia si condensano in pioggia o si trasformano in neve. Questo lago è situato verso il 37º grado di longitudine Est ed al 12º grado di latitudine Nord; la sua superficie è di 3 mila chilometri quadrati e la sua profondità varia dai 70 ai 200 metri. Il Nilo azzurro detto anche Bahr-Arrec o Bahr-Abai esce dalla parte meridionale dello Tsana da un'altitudine di 1776 metri. Quest'imponente corso d'acqua fu per molto tempo considerato come la principale sorgente del Nilo, mentre non è che il ramo più conosciuto. Sin dai tempi di Tolomeo il corso del Nilo azzurro fu descritto con molta esattezza, confermata dalle più recenti esplorazioni. Il Nilo azzurro si dirige prima verso il Sud e corre in seguito nella direzione del Nord-Ovest, formando un arco di 400 chilometri intorno alla base dei monti Talba-Waka; e quindi continua il suo percorso di circa 10º, e senza mutare la sua direzione Nord-Ovest, finchè raggiunge il Nilo bianco a Khartoum (parallelo 15º e 29º). Il totale sviluppo del suo corso è di 1350 chilometri, vale a dire un quinto circa di quello del Nilo bianco, che è di chilometri 6500 dalle sue sorgenti alle sue foci di Rosetta e Damietta nel Mediterraneo.
La parte più aspra ed ostacolata del Nilo azzurro è rappresentata dai primi suoi 400 chilometri di corso.
Ad 8 chilometri dal lago Tsana supera una prima Cateratta, quella diWareb, e riceve poco dopo il Bechto, che è il principale affluente del suo corso superiore. In seguito ilsuo letto si allarga sino a 200 metri scorrendo attraverso a pianure boschive; poscia ritorna a serrarsi un po' prima della Cateratta diAlata, che è una vera Cateratta rappresentata da una caduta perpendicolare di 25 metri. Il corso del Nilo azzurro non è più in seguito che una successione di rapidi in fondo a gole profonde e talmente strette, che i Portoghesi unirono in più siti le due rive con ponti in mattoni, dei quali uno ha resistito all'intemperie e sussiste tuttora.
In quelle gole profonde sopra una pendenza di 780 metri l'inclinazione raggiunge m. 1,95 per chilometro.
Oltrepassate quelle profondità, benchè la pendenza diminuisca sensibilmente, tuttavia il corso del fiume non cessa dall'essere torrenziale. Correttamente parlando, questo ramo del gran Nilo non abbandona il nome di Abaï per assumere quello di azzurro che dopo di avere attraversato il Nord del paese dei Gallas e dopo di avere lasciato dietro di sè le aspre alture del Faroglou.
Nell'epoca della stagione secca, il Nilo azzurro è talmente basso da non contenere acque sufficienti per mantenere a galla le barche, che fanno il traffico tra Senaar e Khartoum. Ma quando le pioggie periodiche incominciano e il sole ardente di aprile fonde le nevi accumulate sugli altipiani abissini, le acque gonfie del lago Tsana si precipitano nell'Abaï, che noi abbiamo sempre continuato a chiamare Nilo azzurro. Queste acque animate da enorme celerità si vanno man mano aumentando pel concorso dei torrenti affluenti e travolgono nei loro limaciosi flutti le ricche alluvioni tolte ai terreni fertili delle montagne. Tutta la poderosa massa di acqua formata dalla riunione dei due Nili ed aumentata dalle acque dell'Albara costituisce il complesso delle alluvioni, cui l'Egitto deve la propria esistenza, Il Nilo azzurro è, durante le sue piene, navigabile sino alla Cascata di Rossérès 504 chilometri distante da Khartoum. In quel punto le rocche fanno barriera al fiume e formano per le barche di ogni specie un ostacolo insormontabile. La piena periodica del fiume azzurro è avvertita a Khartoum venti giorni prima di quella del Nilo bianco. Si effettua in giugno e luglio, e raggiunge il suomaximumin agosto e qualche volta in settembre. Il fiume si mantiene in piena sino al 15 od al 20 settembre, e quindi progressivamente decresce per giungere al limite minimo di sue acque, o magra nel mese di marzo. Quando la piena raggiunge il suomaximum, le acque percorrono i 1800 chilometri che separano Khartoum da Assouan in 13 giorni con una celerità di circa 150 chilometri ogni 24 ore.
Prima dell'insurrezione del Mahdy e quando Khartoum era nelle mani dell'Egitto, i movimenti del Nilo azzurro erano registrati al nilometro stabilito in prossimità del palazzo del Governatore a 4 chilometri a monte della confluenza dei due Nili. La segnalazione perveniva giornalmente al Cairo per mezzo del telegrafo.
L'elevazione dell'acqua non si faceva sentire in Egitto che quindici e perfino quaranta giorni dopo, secondo l'epoca; il che permetteva di andare al riparo, in una certa misura, alle conseguenze di una piena od eccessiva o troppo debole.
A Khartoum l'altezza media del Nilo in piena è di m. 6,50.
Le acque del Nilo azzurro cominciano ad arrossare all'inizio della piena e quindi prendono una tinta più scura di mano in mano che il livello si eleva. Ma esse, nel decrescere, assumono una trasparenza quasi compiuta, onde il riflesso d'un cielo senza nubi le fa parere azzurrate; il che ha dato origine al nome di fiume azzurro a questo gran ramo del Nilo.
Come si disse precedentemente, la piena del Nilo azzurro si annuncia normalmente 20 giorni prima di quella del Nilo bianco. Tuttavia l'elevazione delle acque in questo primo periodo non essendo considerevole, non succede alcuna alterazione al punto di confluenza dei due Nili e per conseguenza ben si può dire che il vero flusso delle due acque avviene contemporaneamente. Ed appunto il congiungimento quasi simultaneo delle piene dei due Nili produce le inondazioni più favorevoli per l'irrigazione dell'Egitto. Nei primi giorni di giugno, se avviene che la piena del Nilo bianco sia, oltre al normale, in ritardo, la violenza della corrente nel ramo abissino, ossia nel Nilo azzurro, è tale, che le acque del Nilo bianco sono rigettate molto al disopra del punto di confluenza. Quando invece vi è concordanza, i due Nili non frammischiano intimamente le acque loro che notevolmente a valle del punto di loro confluenza.
L'acqua del fiume azzurro è eccellente in tutte le stagioni. Si sa che essa contiene elementi auriferi specialmente al disopra del Senaar.
Gli indigeni non hanno conoscenza di sorta per lavorare con metodo i terreni auriferi del Ghesiret-Senaar, del Dar-Bertat e della valle di Thomat. Durante il periodo delle pioggie (Kharif) essi impiegano un gran numero di schiavi alla lavatura delle alluvioni trasportate dal fiume.
La mano d'opera essendo poco costosa gl'indigeni riescono a trarre da quella lavatura un non dispregevole utile.
Dai confini dell'Abissinia sino a Khartoum le regioni attraversate dal Nilo azzurro e dai suoi affluenti sono più fertili e meglio coltivate delle terre del bacino del Nilo bianco: quelle regioni formate da alluvioni di origine vulcanica depositate durante gli straripamenti periodici sono assai ricche.
Esse costituiscono un granaio, dove vengono ad approvigionarsi le altre provincie del Soudan.
Non vi sono che due qualità di terreno, entrambe eccellenti benchè di composizione diversa.
L'uno è rossiccio, poroso, friabile ed incontrasi nel Fazoglou. Nel Senaar si manifesta meno rosso e tendente al colore grigio. È il vero terreno per grano e per tutti gli altri cereali in genere.
L'altro terreno è nericcio e ricco di materie organiche. Nonostante la sua forza produttrice, che è enorme, gl'indigeni poco lo coltivano, e lo utilizzano invece per la pastorizia.
La vera riunione dei due Nili (bianco ed azzurro), in cui effettivamente la mescolanza delle loro acque è compiuta, trovasi a 15 chilometri al disotto di Khartoum.
Da questo punto e per un percorso di 70 chilometri la larghezza del Nilo è costantemente variabile: corre in seguito con una velocità media di m. 2,75 per secondo incassato fra i monti Agaba, catene rocciose che lo stringono, elevandosi maestose e quasi verticalmente al di sopra del suo corso.
Quivi il letto del Nilo si riduce ad una larghezza di 200 metri; è cosparso di alti fondi formati da roccie di granito, e la sua valle si limita ad una semplice striscia di terreno invasa dalle piene.
Il corso del fiume a 18 chilometri dopo di avere varcati i monti Agaba incontra una rocca gigantesca, che si eleva a più di 200 metri al disopra delle più alte piene.
Quest'isola rocciosa è chiamata collo stesso nome del monte che si eleva sulla sponda destra, Raoyan.
Il monte Raoyan a destra ed il monte Adjour sulla sponda sinistra segnano il principio del Sabaloka, ossia della sesta Cateratta.
L'isola, il monte Raoyan ed il monte Adjour sembrano aver formato un tempo un solo massiccio, in mezzo al quale il Nilo fu costretto a crearsi di viva forza un passaggio per scendere al Nord.
Il Nilo fra Khartoum ed Assouan.
Come abbiamo già accennato, la riunione del Nilo bianco col Nilo azzurro si forma al disotto di Khartoum e da questo punto si costituisce il vero Nilo. I Soudanesi danno al gran fiume il nome di El-Bahr, che significa mare, ed in Egitto per designare questo gran corso di acqua lo chiamano El-Bahr el-Nil, il mare-Nilo.
A Khartoum il livello medio del fiume è a 370 metri circa sopra ai livello del mare; a Berber m. 350½; a Dóngola m. 236; ad Assouan m. 94¼.
La distanza che separa Khartoum da Assouan, seguendo il corso del Nilo, è di circa 1800 chilometri.
Fra questi due punti esistono sei Cascate principali comunemente, ma impropriamente chiamate Cateratte[5].
Se per Cateratta deve intendersi la caduta repentina, per tutta la sua lunghezza, di un fiume che si precipita dall'alto per un immediato cambiamento di livello, nè la Cascata diSabaloka, nè tutte quelle che si descriveranno in seguito, da Khartoum ad Assouan, possono chiamarsi Cateratte.
Le vere Cateratte si riscontrano a monte di Khartoum tanto sul fiume azzurro, quanto sul Nilo bianco, vale a dire, prima che i due fiumi, convolvendo le loro acque, formino il gran fiume.
Tuttavia io conserverò alle sei principali Cascate da Khartoum ad Assouan il nome di Cateratte consacrato dall'uso, e chiamerò le altre minori col nome di Cascate, intendendosi per queste, come dice il Fanfani, quei rami d'acqua, che scorrono rovinosamente per causa o di un grande pendìo o di ostacoli frapposti al loro corso.
Eccone la denominazione:
Oltre queste sei Cateratte o Cascate esistono numerose altre Cascate di minore importanza, che i piloti delle Cateratte conoscono sotto differenti nomi, ma noi non ci occuperemo che delle Cascate principali, il cui nome sopra indicato è invariabilmente noto tanto agli indigeni quanto ai viaggiatori.
6ª Cateratta di Sabaloka.
Come si è già detto, fra Khartoum ed Assouan vi sono sei Cateratte o per meglio esprimermi sei Cascate costituitedal vero Nilo alimentato dalle acque del Nilo bianco e del Nilo azzurro, dopo la loro fusione a valle di Khartoum.
La prima che s'incontra, scendendo il fiume, è quella di Sabaloka (6ª Cateratta) la quale, come si è accennato, comincia a svilupparsi all'altezza del Monte Adjour situato sulla sinistra sponda del fiume. Per colui che ne salga la vetta si offre allo sguardo uno spettacolo indimenticabile. All'imboccatura della gola formata dal ravvicinamento dei monti Agaba, il fiume si precipita in una stretta di soli 75 metri di larghezza coprendo di alta schiuma le roccie, di cui è cosparsa la stretta. Ma l'adito che si è scavato il fiume fra quelle roccie non essendo sufficiente alla imponente massa delle sue acque esso è costretto a piegarsi all'Ovest e descrivendo una grande curva torna più in là a dirizzarsi al Nord, avvolgendo fra le sue acque una tal quantità di isole e di isolotti, che i piloti stessi non sanno distinguere e le chiamano in termine generico le 99 isole. In ciascuna di esse si scorgono rigogliosi massi d'acacie di tre qualità differenti fra loro, frammiste a giuggioli inghirlandati da varie specie di arrampicanti, e tutto questo complesso di fiori e di verdura dà a quelle isole un aspetto tanto più seducente in quanto che spiccatissimo è il contrasto loro colle roccie cupe della Cateratta e delle circonvicine colline, cui tengono dietro gli sconfinati deserti dell'Est e dell'Ovest.
Indipendentemente dagli isolotti appariscenti anche nelle più alte piene e di quelli che soltanto stanno scoperti in tempo di magra vi esistono nella Cateratta e fra i suoi profondi abissi numerosi banchi di sabbia che è necessario evitare per sei mesi dell'anno.
I punti di veduta in mezzo ai flutti frementi, le variatetinte delle roccie e dei banchi di sabbia formano un tutto che rallegra la vista, ed il pensiero corre spontaneo alla domanda di quel che sarebbe questo paese così incantevole, se abitato da una razza più industre, e sopratutto se il suo fiume non lasciasse deserte enormi superficie di terreni, che un tempo erano fecondate dall'acqua delle sue piene.
In parecchie Cascate di minor conto, che si succedono dopo quella di Sabaloka, si riscontrano egualmente delle mimose ed arbusti, che fanno parere meno opprimente la silenziosa via del deserto. Al viaggiatore stanco della solitudine desolata del deserto riesce delizioso il lontano fracasso delle onde fuggenti nelle Cascate che gli parlano di acqua e di freschezza.
Il Nilo non ha in tutto il suo corso nessun altro punto così imponente e così pittoresco, come quello del Sabaloka.
Continuando il suo corso verso il Nord, il fiume si volge sino al più lontano limite dell'orizzonte come un interminabile e largo nastro fulgente agli ardenti raggi del sole del Soudan.
La distesa del Nilo al disotto della Cateratta, è sorprendente e mentre nei gorghi non ha altro aspetto che d'impetuoso torrente, appena riesce a sprigionarsi dalle roccie, assume la maestà di Re dei fiumi, maestà che non conserva nel suo corso inferiore.
La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.
La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore è di circa 13 metri. I due passi più pericolosisono quelli al Sud ed al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.
Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una delle numerose roccie.
Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.
Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo. Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.
A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato, segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di vendetta preseda Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh), obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un principio di esecuzione.
Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.
I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90, possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante tutto l'anno e nei due sensi.
Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.
Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non ha più la forza di trascinare.
Distanza della 6ª Cateratta(Sabaloka)
5ª Cateratta di Solimanieh.
Dall'estrema punta a Nord dell'isola di Marnad, in cui ha termine la 6ª Cateratta, e tranne gli alti fondi di Abou-el-Ramleh a valle di Kendy, di cui si è fatta parola nel descrivere la 6ª Cateratta e che non sono di serio ostacolo, ben si può dire che la navigazione è libera sino a Solimanieh (5ª Cateratta) cioè sino a 33 chilometri a valle di Bèrbera ed a 288 chilometri dal Sabaloka (6ª Cateratta).
L'avvicinarsi della 5ª Cateratta, che prende nome da una borgata della sponda sinistra del Nilo, è segnalato da due grandi isole, l'una rocciosa, alluvionale l'altra, al disotto delle quali il Nilo allargandosi raggiunge un'estensione di circa 4 chilometri. Là appunto il suo letto èsbarratoda sette altre isole, da un numero considerevole di isolotti e da una quantità di roccie.
Queste roccie che, nel periodo di magra, emergono sul pelo dell'acqua dai metri 7 ai 7,50, rendono impossibile qualsiasi genere di navigazione e benchè sommerse durante le alte acque, ostruiscono tuttavia la più gran parte del fiume nel suo corso.
Drekeh è la più importante delle sette grandi isole; essa è attorniata da una linea non interrotta di scogli assai pericolosi, ed è separata dalla riva destra del Nilo e dalle tre isole ad Ovest da due profondi canali che entrambi si convertono in una Cascata. Questi due canali soltanto servono di passo alle barche, le quali nella discesa li oltrepassano con una velocità vertiginosa, a meno che non siano trattenute da un forte vento del Nord. La sponda dell'isola Dekeh è tutta quanta a picco, rocciosa e non permette l'alaggio; ond'è che qualsiasi imbarcazione che rimonti il Nilo, sorpresa dalla calma nel passo della Cascata, è costretta a retrocedere per riprendere il suo cammino verso Sud, appena la brezza favorevole ritorni a manifestarsi.
La riva destra del fiume è coperta da colture, che si estendono a monte della Cateratta sopra una lunghezza di 8 chilometri; sulla sponda sinistra le coltivazioni si sviluppano per una lunghezza di 20 chilometri e per una larghezza dai 300 ai 500 metri, prolungandosi sino all'estremità inferiore del Solimanieh.
Fra la 5ª Cateratta, che abbiamo or ora descritta, e la 4ª esistono molte Cascate alcune delle quali non sempre navigabili in tutte le stagioni dell'anno.
Faremo cenno delle principali e di quelle che per la posizione loro hanno un'importanza notevole.
Cascata di Bagareh.
Fra la quinta Cateratta di Solimanieh e l'isola di Yankoueh il Nilo ha uno sviluppo di 35 chilometri.
In questo percorso circonda parecchie isole ed isolotti e segnatamente la grande isola di Kandessi, dove la navigazione, benchè difficile dopo le piene, non viene tuttavia sospesa durante le magre.
L'isola di Yankoueh ha quasi un chilometro di larghezza sopra sei chilometri e mezzo di lunghezza; è fertile e quasi del tutto coltivata. Essa è contornata da roccie di granito nero, che all'Est formano la Cascata di Bagareh e ad Ovest quella di Abou-Hachem. Queste due Cascate non hanno che un'importanza relativa durante l'alto Nilo, ma durante le acque basse sono impraticabili.
La riva destra del Nilo concede una striscia di terra coltivata di 12 chilometri che si stendono lungo la Cascata. Sulla riva sinistra le coltivazioni sono ad intervalli, quantunque la vegetazione ne sia più intensa e vi appariscano alcuni ciuffi di palma-docem e di acacie simili a quelli che s'incontreranno a Nord di Dòngola.
Alla sua uscita dalle Cascate il Nilo che scorreva in direzione Nord-Ovest fa un gomito attorniando l'isola Artol, più grande dell'isola Yankoueh, e quindi riprende il suo corso verso il Nord.
Cascata di Moghrat.
L'isola di Moghrat situata a 513 Chilometri da Khartoumall'estremità della gran curva che fa il Nilo nella direzione di Ovest Sud-Ovest per circoscrivere dai tre punti cardinali Est, Sud ed Ovest il deserto di Nubia, ed Argo presso Dòngola sono le più considerevoli delle isole nilotiche; tutte e due hanno oltre 30 chilometri di lunghezza e circa 5 chilometri di larghezza.
Moghrat è una rocca immensa, di cui la parte montana è refrattaria a qualsivoglia vegetazione; sovra alcuni punti dalla sua base (specialmente al Sud) il fiume ha ricoperto le roccie di qualche strato di alluvione, di cui gli isolani traggono partito.
Non ostante le numerose isole e le roccie esistenti all'estremità Sud di Moghrat la navigazione non diventa realmente difficile, che al disotto di quella parte del fiume che costeggia la grande isola e per un percorso di 12 chilometri. Tuttavia lo sbarramento non è compiuto che nel periodo della magra. Durante le acque alte alcuni battelli a vapore hanno rimontati le Cascate di Moghrat aiutandosi colla macchina e col soccorso di rimorchiatori. In quanto alle barche a vela spinte da un buon vento possono in 10 giorni percorrere l'uno o l'altro dei due rami del Nilo dalla punta Nord all'estremità Sud dell'isola. In complesso sono necessari 15 giorni per superare la distanza che separa Bèrbera dalla punta Nord dell'isola Moghrat.
A valle di Moghrat le sponde rocciose del Nilo si ravvicinano e lo stringono in siffatto modo da ridurlo ad una larghezza di 150 a 200 metri, ed anche nei punti ove il suo letto riprende le sua estensione normale, esso è sempre ingombro da roccie sino in prossimità dell'isola di Morkos a 20 chilometri da Moghrat.
Sulla riva destra a Nord-Est di Moghrat si trova Abou-Hamed, villaggio dove le carovane provenienti da Korosko si fermano prima di continuare la loro via verso Bèrbera. Egualmente vi si arrestano le carovane dirette a Korosko per le provviste di acqua prima di intraprendere la traversata del gran deserto di Atmour.
Ma l'insieme di questa regione presenta un aspetto miserando; alcuni strati di terra alluvionale qua e là intercalati fra le cavità tortuose danno nutrimento a qualche acacia, il cui verde contrasta coll'aspetto cupo delle roccie e col niveo dei flutti che senza posa le flagellano.
Le masse di sabbia sempre minaccianti d'invadere il magro dominio della vegetazione, le acque che incessantemente si sforzano di allargare il loro passo fra le roccie, tutto concorre a meravigliare lo sguardo e ad impressionare l'immaginazione. Si può asserire senza esitanza che la vita trascinata dagli infelici abitatori di questa contrada è peggiore che in tutte le altre plaghe attraversate dal gran Nilo.
Tanto il passaggio della Cascata di Om-Deras quanto di quelle che le tengono dietro a Touari ed a Kabenat non presenta difficoltà che nella stagione della magra.
Cascate di Touari e di Kabenat.
Il letto del fiume già strozzato a monte dell'isola Kansah trova pure ostacolo dalla punta Est dell'isola, che si spinge, quale cuneo, per dividere la corrente; ma, come già si disse,durante le acque in aumento per sei mesi dell'anno, la Cascata è navigabile.
Cascata di Om-Deras.
A valle dell'isola di Moghrat e sopra un percorso di 185 chilometri il Nilo deve successivamente superare a distanze assai ravvicinate i seguenti sette ostacoli: le Cascate di Om-Deras, Touari, Kabenat, Edermieh, Bahak, la quarta Cateratta e Guerendid.
La Cascata di Om-Deras si trova a 91 chilometri e mezzo al disotto della Cateratta di Moghrat, all'altitudine di 298 metri al disopra del livello del mare.
È formato alla punta dell'isola Cherri da un nucleo di isolotti e di roccie, enormi blocchi di granito di felspato bianco misto a micasto e di felspato verde. Gli stessi componenti si riscontrano nelle montagne che fiancheggiano il fiume da ambe le parti della Cascata.
L'isola di Cherri non è altro per sè stessa che una grande roccia di 10 chilometri di lunghezza, che permette qualche coltivazione della parte rivolta verso la riva destra del fiume, ove di tratto in tratto si osservano alcune particelle di terreno coltivo.
Più sotto a Kabenot il fiume è sbarrato per tutta la sua larghezza da un banco di roccie, i cui neri culmini stanno scoperti e che, impedendo la navigazione durante la decrescenza delle acque, costituiscono la Cascata di Kabenat.
Nelle acque alte questa Cascata può essere superata, tanto nel rimontare quanto nel discendere il fiume.
Cascata di Edermieh.
Un gruppo di sette grandi isole precede la Cascata di Edermieh, che comincia all'estremità dell'isola di Doulka e si prolunga per 5 chilometri al di là dell'isola Archichi; ivi il fiume si rinserra notevolmente e presenta gravi difficoltà alla navigazione. Tuttavia la Cascata di Edermieh viene sempre superato nelle alte acque. Succede talvolta che le barche provenienti dall'Egitto impiegano troppo tempo nel superare i difficili passi che mano mano incontrarono nel rimontare il fiume e sono sorprese dalle acque basse nell'affrontare la Cascata di Edermieh, il che le obbliga ad aspettare la piena successiva per continuare la loro rotta pel Nilo; in questo caso i passeggeri preferiscono di abbandonarla al loro destino e dirigersi verso Chenay e Berbera per la via del deserto.
Cascata di Bahak.
A 12 chilometri circa dall'isola d'Archichi il Nilo è di nuovo ostruito dalla grande isola di Kandy, la quale altro non è che un'immensa e nuda rocca attorniata da una quantità di isolotti e di scogli che ingombrano i due rami del Nilo in tutte le direzioni sopra una lunghezza di 4 chilometri.
Banchi di sabbia di una grande distesa ed appena coperti durante le alte acque aumentano ancora le difficoltà della navigazione.
I piloti delle Cateratte pretendono, e forse con ragione, che quantunque la Cascata di Bahak sia breve in confronto allealtre, tuttavia riesca una delle più pericolose fra quante la natura ha seminate fra Khartoum ed Assouan.
In capo alle Cascate, il fiume si ristringe ad una larghezza di soli 280 metri per causa del ravvicinamento di due speroni che si partono dalla catena di monti costeggianti le due sponde.
Su questi speroni esistono rovine di antichi fortilizi.
Il canale che si appoggia alla destra sponda, più largo di quello che corre lungo la riva sinistra, manca di fondo; esso è impraticabile anche nel momento più favorevole delle piene ordinarie.
La navigazione è per conseguenza costretta a servirsi del canale della sponda sinistra; ma nel periodo soltanto delle alte acque.
Dopo questo periodo i battelli andrebbero irreparabilmente in secca sui banchi di sabbia e sarebbero costretti a rimanervi sino alla piena successiva per disincagliarsi e proseguire il loro cammino.
Riepilogando il sin qui detto risulta che fra la quinta e la quarta Cateratta esistono Cascate di minore importanza in numero di sette, alcune delle quali presentano tuttavia difficoltà abbastanza notevoli per superarli.
Sulla quinta Cateratta (El-Solcinanieh) si possono dare i seguenti dati:
4ª Cateratta.
Fra l'ultimo Rapido di Bahak, che abbiamo descritto or ora e la 4ª Cateratta il corso del Nilo non è più libero che per una distesa da 4 a 5 chilometri, dopo i quali il suo letto offre l'immagine di un cataclisma ciclopico, ove disordinatamente si frammischiano isolotti e roccie. Masse di granito, di porfido e di basalto di ogni dimensione e forma risvegliano l'idea del caos. L'acqua fremendo corre in mezzo a questo pandemonio di chiuse e di roccie con una rapidità vertiginosa: un passo pericoloso è seguito da un altro anche più pericoloso, e non si può quasi concepire come fragili legni possano in un dato periodo avventurarsi tra quelle infinite minaccie di morte. Questa successione di roccie nere e deterse, che costituiscono la 4ª Cateratta, impraticabile durante le acque basse ed assai pericolosa nelle piene, presenta uno spettacolo imponente.
Il tetro silenzio che regna in quei luoghi rotto soltanto dal frastuono dei flutti, l'aridità del suolo circostante e la solitudine vasta e selvaggia di quella plaga concorrono potentemente a colpire lo spirito di ammirazione mista a tristezza.
Benchè la Cateratta non abbia che la distesa di 6 chilometri, tuttavia s'impiegano sei giorni per rimontarla; un chilometro al giorno.
La velocità delle acque in alcuni punti è straordinaria, in altri manca il fondo, o l'alaggio non è possibile per la continuità di roccie a picco, che si distendono lungo canali stretti e profondi; in alcuni punti è necessità il far scivolare le barche o sulla sabbia o sulle roccie.
S'impiegano talvolta fino a 1500 uomini per trascinare barconi per mezzo di alaggio.
A tre chilometri a valle della Cateratta si riscontra una Cascata conosciuta sotto il nome di Cascata di Terai; ma essa può benissimo considerarsi come facente parte della 4ª Cateratta.
La Cascata di Guerendid, che viene in seguito, pone termine alla lunga serie di Cascate comprese fra Amboukol a valle e Abou-Hamed a monte. Fra questi due punti la navigazione si può dire libera durante tutto l'anno.
Distanze a cui si trova la 4ª Cateratta.
3ª Cateratta di Hannek.
All'isola di Argo ne succedono altre meno importanti: la più ragguardevole è quella di Wabia che forma la testata della gran Cascata conosciuta sotto il nome di Cateratta diHannek. Gli approcci di questa gran Cascata sono segnalati da una collina dirupata ed isolata. Dopo Wabia si riscontrano parecchie altre isole.
La catena arabica, che si era notevolmente allontanata dal fiume nelle vicinanze di Dongola, si ravvicina ad Hannek, dove le sue roccie lo attraversano per collegarsi ad Ovest alle colline più avanzate delle montagne libiche.
Durante le acque alte la Cascata di Hannek sparisce, e non si distingue dalle altre parti del Nilo che per una più rapida corrente, che si accentua a Lokoli, il solo passaggio, che conserva il carattere di Cascata abbastanza pericolosa. Tuttavia la metà del letto dal lato Ovest presenta sempre un'alternativa di correnti, di controcorrenti, di vortici e di scogli cosparsi di graziosi e verdeggianti isolotti, che durante la massima magra si possono visitare a piede asciutto.
Quando le acque si abbassano, il Nilo arriva ad Hannek diviso in due grandi rami; quello dell'Est forma quattro canali secondari, mentre quello dell'Ovest non ne forma che tre. Il canale di Lokoli, è il principale, perchè da esso scorre la maggior parte delle acque del Nilo, essendo meno ingombro di roccie e di scogli.
L'aspetto di Lokoli è imponente ed è il solo passaggio di cui si serve la navigazione tanto nel discendere quanto nel rimontare il fiume.
La discesa è vertiginosa, e l'ascesa non può effettuarsi dalle barche a vela, se non aiutate da vento molto favorevole.
La Cateratta di Hannek ha una lunghezza di 6 chilometri e mezzo; la differenza di livello fra il suo principio ed il termine è di metri 3,20 durante le acque alte e di 5 metri e mezzo durante la magra.
Questa Cateratta, che relativamente alle altre ha una debole pendenza, è meno pericolosa della 4ª e se le barche ordinarie provano difficoltà reali a superarla nelle piene, egual cosa non può dirsi dei vapori, i quali, se guidati da un buon pilota, percorrono in poche ore questa Cascata in tutta la sua lunghezza.
Hannek è fra le Cascate del Nilo la più pittoresca per le sue numerose isole verdeggianti e fertili, come sono tutti i terreni porfirici e granitici situati in prossimità dell'acqua; ma, nel vero senso della parola, la Cascata di Hannek può neppure chiamarsi Cateratta.
Prima di giungere a Vady-Halfe il corso del fiume deve superare molte Cascate di minore lunghezza e considerazione, delle quali le principali sarebbero quelle di Chaban, di Kaibar, di Amara, di Dal, di Akacheh, di Okmeh, di Tangour, di Ambigol, Wady-Attir, e di Semneh.
In tutte queste Cascate il fiume forma a monte una specie di bacino strozzato nella parte inferiore del ravvicinamento delle catene arabica e libica e limitato dalle roccie stesse, che insinuandosi nel letto del fiume collegano le due catene di monti.
Le acque un tempo si ammassarono in questi bacini, sintantochè per la loro pressione riuscirono ad aprirsi in vari punti degli aditi che, man mano, mediante la corrosione, seppero allargare.
A valle delle Cascate ora mentovate il letto del fiume si distende; canali più o meno accessibili e varianti per numero corrono in mezzo alle roccie con una velocità, che muta in ragione diretta della differenza di livello tra l'amonte e l'avalle ed in ragione inversa del numero delle breccie, che l'acquaha potuto effettuare; il tutto poi è incassato fra le sponde del fiume elevantisi dai 40 ai 150 metri sopra il livello delle acque.
Distanza a cui si trova la 3ª Cateratta.
2ª Cateratta di Wady-Halfa.
In tutte le Cascate prese finora in esame il Nilo forma a monte una conca, ossia una specie di bacino strozzato nella sua parte inferiore pel riavvicinamento delle due catene arabica e libica con un sottosuolo che, attraversando il fiume, collega le due catene. Ove il bacino si rinserra, ivi comincia la Cascata.
Le acque accumulandosi un tempo in questi bacini si apersero a poco a poco per la loro stessa pressione degli aditi nella barriera naturale formata dal collegamento delle due catene di montagne, aditi che la corrosione delle acque andò sempre allargando, essendo esse costrette a defluire in un letto serrato da argini elevantisi sul pelo dell'acqua da 40 a 150 metri di altezza.
La Cateratta di Wady-Halfa fa eccezione a questa regola generale per quanto riflette la sua parte superiore.
In essa non si nota alcun ravvicinamento delle due catene fiancheggianti il fiume, le quali gli si mantengono sempre parallele; nessun indizio accenna l'avvicinarsi della Cascata salvo il frastuono delle acque che impetuose s'infrangono fra le roccie. La Cateratta, invece di essere serrata, si espande per una lunghezza e per una larghezza considerevoli, e le roccie che la costituiscono sembrano casualmente emergere sul pelo delle acque, mentre invece esse sono parte integrante di una delle due catene che fiancheggiano il fiume.
Durante le alte acque la maggior parte delle roccie restano sommerse, il che non toglie che la Cateratta di Wady-Halfa costituisca il punto più pericoloso del Nilo, per il che i piloti non ne tentano mai il passaggio con barche cariche anche nelle più grosse piene. Per questi motivi appunto Wady-Halfa veniva scelto come testa di linea di ferrovia pel Soudan.
Dopo il 1885, in seguito alla rivolta di quella regione non potendosi più utilizzare i nilometri di Khartoum e di Bérbera, si pensò ad impiantarne uno a Wady-Halfa sulla sponda destra del fiume. Ma esso è insufficiente, perchè elevandosi soltanto di metri 6,72 al disopra della quota della magra, non può neppure segnare le piene ordinarie le quali in quel punto arrivano a metri 8,30 e raggiungono sino i 9 metri negli anni eccezionali.
Wady-Halfa, villaggio insignificante, ha acquistato dopo il 1885 un'importanza notevole coll'insediamento di un governatorato generale, che abbraccerà l'amministrazione civile e militare della provincia frontiera del Sud dell'Egitto.
Inoltre per misure di sicurezza per la difesa della linea di confine venne a Wady-Halfa creato un campo trinceratocon forte presidio anglo-egiziano allo scopo di arrestare i ribelli, ove tentassero di avanzarsi verso il Nord.
Nel discendere il Nilo si riscontra a poca distanza da Wady-Halfa Ibsamboul, celebre per le imponenti ruine de' suoi antichi templi e delle sue statue colossali.
Questi splendidi monumenti scavati nella viva roccia dei monti libici colpiscono il viaggiatore di meraviglia, anche se prima ha visitato Luxor, Karnak, Denderah, Abido e le grandi Piramidi.
Le rovine di Ibsamboul colle enormi loro dimensioni, colle loro ammirevoli e giuste proporzioni, colla finitezza della loro esecuzione attestano in modo evidente quanto fosse il grado di civiltà e di grandezza del popolo che le legò alle presenti generazioni.
Vi sono in seguito, continuando a discendere il fiume, altre rovine ed altri templi dell'epoche dei Tolomei e di Roma, le quali elevandosi sopra le sabbie rompono la scoraggiante monotonia di una regione, che per un percorso di circa 350 chilometri è rattristata dalla inflessibile aridità del deserto, il cui dominio invade peranco le sponde del Nilo.
Ad un terzo della distanza che separa Wady-Halfa da Assouan s'incontra il villaggio di Korosko, che non ha altra importanza tranne quella che, essendo collocato sulla sponda destra del fiume, ha dominio sulla strada delle carovane pel Soudan e su quella che, attraverso al deserto, conduce ad Abau-Hamed ed a Bérbera.
Una vasta pianura precede Kalabhek, luogo destinato, in un giorno forse non lontano, a diventare un punto d'una importanza indiscutibile nell'idrografia del Nilo.
Si tratterebbe di costrurre in quelle vicinanze una grandiga attraverso al Nilo capace di arrestarne il passo a parecchie migliaia di metri cubi d'acqua allo scopo di fecondare tutto il piano di Kalabcheh.
Questa notevole massa liquida verrebbe gradatamente restituita al fiume durante le acque basse, quando cioè il Nilo non è più in grado di dare acqua sufficiente per l'alimentazione dei canali del Delta.
Distanza a cui si trova la 2ª Cateratta.
1ª Cateratta di Assouan.
Il Nilo, per cinque o sei chilometri prima di costituire la Cateratta di Assouan, è cosparso di isole, isolotti e roccie, che succedendosi a brevi intervalli producono numerose cascate, risalti e ribollimenti assai gradevoli alla vista.
Durante le alte acque questi ostacoli scompaiono in parte e formano altrettante Cascate, che le barche ed i vapori non di grande portata possono agevolmente superare.
Il Nilo prima di superare la sua ultima Cateratta (che è la prima per chi rimonta il corso del fiume) circonda le grandi isole Héasi, di Avvad e di Bega. Ad Est di quest'ultimaincontrasi la bellissima isola di Phile, la quale segna il limite estremo della maggior parte dei viaggiatori del Cairo che rimontano il Nilo.
L'isola di Phile è da ogni parte attorniata da brune roccie, e giace in mezzo ad una specie di golfo che all'occhio sembra indicare il limite del Nilo.
Un tentativo infelice venne fatto, quarantacinque anni or sono, per migliorare la navigazione alla Cateratta di Assouan.
A tale scopo si fecero saltare alcune roccie, che ostruivano il passo principale. Questo lavoro ebbe per risultato di approfondire il canale e per conseguenza, aumentando la corrente, si rese più difficile l'accesso. Per fortuna non si andò più oltre; altrimenti se l'esperimento avesse avuto un maggiore sviluppo, sarebbe riuscito esiziale per l'Egitto. I numerosi ostacoli accumulati sopra alcuni punti dei grandi rami del Nilo, e specialmente fra la sesta e la prima Cateratta, per un percorso di 1800 chilometri, sono una delle più belle provvidenze della natura. Gli antichi Egizi consideravano gli ostacoli naturali entro il letto del Nilo come nocivi all'aumento del benessere generale, e quindi causa diretta delle frequenti emigrazioni delle tribù verso il Sud; la scienza moderna invece li ammira, perchè essi servono di complemento indispensabile pel regime delle acque, che ha creato l'Egitto e ne alimenta la fertilità.
I laghi dai quali scende il Nilo, nonchè le paludi del nono grado che attraversa, sono i potenti regolatori che costituiscono le piene regolari; ma l'azione loro sarebbe paralizzata, se essa non avesse per potente ausiliario i numerosi ostacoli naturali che rallentano la rapidità delle acque.
Questi ostacoli, che possono chiamarsi i regolatori complementari del Nilo, trattengono tanto nelle piene, quanto nel periodo di magra, una parte della massa d'acqua che incessantemente si sprigiona dall'equatore e dai monti dell'Etiopia. Senza le Cateratte e senza quel complesso di Cascate, che compensano le differenze di altitudine in alcuni tratti considerevoli nell'alto bacino del fiume sino ad Assouan, il Nilo sarebbe per alcuni mesi un torrente impetuoso e devastatore invece di essere il fiume benedetto e largo di benefizi per quelle regioni cui regolarmente concede il favore delle sue acque.
A differenza delle violente rivoluzioni e distruzioni cui sono soggetti e popoli e città e monumenti anche i più solidi, i fiumi subiscono alterazioni lente, ma continue che modificando il loro regime variano l'aspetto ed i caratteri speciali delle contrade che attraversano.
Il Nilo non va esente da questa legge naturale ed i fenomeni che si osservano nelle roccie delle sue Cateratte, composte di elementi eterogenei, si appalesano per mezzo di violenti corrosioni causate dall'acido carbonico, che il Nilo bianco trascina seco. L'azione di quest'acido carbonico eccitata dal fregamento dinamico dei tanti miliardi di metri cubi d'acqua che da centinaia di secoli si versano dall'Africa centrale nel mare, ha lentamente, ma incessantemente alterato il profilo delle Cateratte, alcune delle quali, consumate ed affrante, da molto tempo scomparvero.
La distruzione incessante e le varianti che ne emersero nel letto del fiume hanno causata la rovina di quelle terre non più visitate dalle acque delle inondazioni. Dei 270 mila chilometri quadrati di terreno nilotico, che esistevano fra Khartoum ed Assouan, 2 mila soltanto possono ancora essere coltivati.
Il rimanente da gran tempo incolto e progressivamente invaso dalle sabbie del deserto è sotto la minaccia continua di essere per sempre perduto per l'industria umana. Questa parte della valle del Nilo è ridotta ad unminimumdi popolazione ed i suoi abitanti sono costretti ad un eccesso di lavoro soltanto per irrigare con mezzi artificiali il terreno.
Se le Cateratte non esistessero, farebbe d'uopo il crearle. Esse esistono; ma siccome il tempo ed il Nilo le hanno quasi tutte solcate con numerose, larghe e profonde breccie ed alcune di esse vennero del tutto distrutte, il problema a risolversi si può formolare nel modo seguente:
Ricostituire quelle parti del letto del fiume che vennero distrutte e limitare il numero dei canali che l'acqua si è aperto, coll'ostruirne parecchi allo scopo di elevare il piano d'acqua del Nilo affine di aumentare la vegetazione e la distesa delle terre coltivate minacciate sempre dall'invasione delle sabbie del deserto, e rendere il Nilo navigabile dal Mediterraneo all'Equatore; in una parola, migliorare in quelle regioni, non più visitate dalle acque del Nilo, le condizioni della vita umana.
Distanza della 1ª Cateratta di Assouan.
Il Nilo tra Assouan ed il mare.
Da Assouan al Cairo sopra una lunghezza di 941 chilometri il Nilo scorre attraverso ad una stretta vallata lungo versanti di montagne, o lungo margini di altipiani, la cui altitudine varia tra i 50 ed i 350 metri.
È rigorosamente provato che il regime del Nilo in questo tratto del suo corso era mantenuto, molti secoli addietro, da Cateratte o da Cascate e da un bacino lacustre che hanno cessato di esistere. Quanto al bacino lacustre, la cui esistenza non potrebbe essere posta in dubbio, si trovava ad 840 chilometri al Nord di Assouan, là dove la catena libica forma un'enorme cintura attorniando una depressione del suolo.
I punti più bassi di questa depressione sono oltre 50 metri al disotto del Mediterraneo. Si perviene a questa vasta cinta per mezzo di un burrone formato dallo scartamento di due dei contrafforti, che si trovano più a levante della montagna.
Il burrone fu occupato dal Nilo, allorquando scorrendo ad Ovest del suo letto attuale venne, in remota epoca non precisabile, ad aprirsi un passaggio riempiendo per conseguenza l'intiera depressione di terreno di cui si è fatta parola.
Durante secoli e secoli la notevole massa d'acqua raccolta in lago servì di regolatore, ricevendo dal Nilo le acque delle sue piene, e restituendole al fiume stesso all'epoca della sua magra.
In seguito, sia che il Nilo abbia abbandonato il suo letto primitivo, onde le acque non giunsero più pel canale di derivazione che in una quantità insufficiente, sia che un cataclisma geologico abbia prodotto un parziale sollevamento di suolo nel punto di derivazione delle acque, il bacinolacustre si disseccò gradatamente e pose allo scoperto strati alluvionali, che trasformarono questo luogo, prima deserto, in una oasi fertile ed abitabile.
Questa oasi è la provincia di Fayoum, celebre per il laberinto ed il lago artificiale creati da Amenemba ossia dal Re Meris dei Greci, visitati e descritti da Erodoto, Strabone, Plinio e Diodoro di Sicilia; in seguito vennero distrutti.
A 968 chilometri da Assouan e a 23 chilometri a valle del Cairo il Nilo si divide in due rami ed attraversa l'immensa pianura, che costituisce il Basso Egitto. Il ramo dell'Est ha 236 chilometri di sviluppo; quello dell'Ovest compensa la sua minor lunghezza con vari giri; dimodochè il suo totale sviluppo riesce eguale a quello del ramo orientale.
Sotto i Faraoni e sotto i Tolomei il Nilo si divideva in sette diramazioni, cinque delle quali abbandonate dalle acque poco a poco si colmarono.
Non rimangono quindi che i due rami sopraindicati, il Phatnitico o di Damietta ed il Bolbitico o di Rosetta, i quali portano le acque del Nilo al Mediterraneo.
La forma triangolare del Basso Egitto gli ha fatto dare il nome di Delta, che è formato dalle alluvioni portate dal fiume. Il suo litorale presenta una base di 300 chilometri, limitati a levante dalle rovine di Pelosa, a ponente dalla città di Alessandria.
La superficie totale del Delta colle sue paludi, lagune e dune è di 22276 chilometri quadrati, dei quali la metà soltanto è coltivata.
La spiaggia del Delta avanza gradatamente nel mare specialmente verso le due foci del Nilo e continua a trasportare terra. La media annuale della conquista, che la terraferma fa sul mare per opera del Nilo, è di metri 2,50.
Al culmine del Delta vale a dire nel punto in cui il Nilo si divide in due rami venne costruita un'opera gigantesca di asseragliamento di un'importanza capitale. Di quest'opera chiamata il barraggio del Nilo si terrà parola in altro Capitolo.
Fra Assouan ed il mare il totale sviluppo del Nilo è di 1204 chilometri. In questo percorso le varie sue lunghezze sono le seguenti:
Larghezza del Nilo.
Gli antichi Egizi conoscevano l'importanza delle misure del loro fiume ed avevano stabiliti in vari punti dei Fluviometri.
Prima del 1886 i movimenti del Nilo erano registrati:
1º Al nilometro di Elefantina, comunemente detto nilometro di Assouan (945 chilometri a Sud del Cairo);
2º Al nilometro di Rodah (4 chilometri a Sud del Cairo);
3º A quello del barraggio (23 chilometri a valle del Cairo).
I due nilometri, o Mequyas, di Assouan e di Rodah sono graduati in misura egiziana dettapic. Ilpicè presentemente ragguagliato a metri O,54.
Il nilometro del barraggio porta la graduazione metrica.
Esso è stabilito alla punta Sud del Delta ed è collocato al fianco destro del barraggio (ramo Rosetta); porta due graduazioni distinte l'una a monte e l'altra a valle delbarraggio; quest'ultima serve a riconoscere di quanto si abbassi il pelo dell'acqua al disotto della chiusa d'acqua, quando le porte, che costituiscono il barraggio, sono abbassate.
Lo zero ai tre indicati nilometri di Assouan, di Rodah e del barraggio corrisponde alle altitudini di metri 84,160, metri 11,832 e metri 10 al di sopra del livello medio del Mar Rosso, superiore di metri 0,60 al livello medio del Mediterraneo.
La piena del Nilo è forte o debole in proporzione delle pioggie cadute all'Equatore e sopra le montagne dell'Etiopia. Il suo percorso ascendente non è mai soggetto a repentine varianti; subisce soltanto alcune oscillazioni alternate durante la massima magra, che succede nel mese di maggio. Il Nilo comincia il suo movimento ascensionale in giugno. È appunto verso il 20 di detto mese, che si celebra la festa del Nokta (goccia) che indica il principio della piena, che si manifesta al Cairo, osservando le acque che si vestono di un colore verde. Il fiume accentua la sua piena in luglio ed agosto e si mantiene tale in settembre. Qualche volta si è manifestata la massima piena nei primi giorni di agosto. Ma queste piene premature sono eccezioni che non infirmano per nulla la regolarità, colla quale le piene del Nilo si riproducono da migliaia d'anni. Il movimento ascensionale è generalmente più accentuato dal 1º al 20 settembre. Il livello delle acque appare stazionario per pochi giorni e poi il fiume comincia a decrescere, d'ordinario nella prima settimana di ottobre.
La piena è dettareale, quando raggiunge il suo più favorevole livello, che è di 22picossia metri 18,50 misurati al nilometro del Cairo. Oltre questo limite l'inondazione riesce sempre disastrosa.
PRIMA CATARATTA (RAPIDA) detta di ASSOUAN
PRIMA CATARATTA (RAPIDA) detta di ASSOUAN
PRIMA CATARATTA (RAPIDA) detta di ASSOUAN
CHIOSCO NELL'ISOLA DI PHILE
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