CAPITOLO X.

CAPITOLO X.MEZZI DI COMUNICAZIONE IN EGITTOPoste—Telegrafi—Ferrovie—Navigazione sul Nilo e sui Canali—Strade ordinarie ed agricole—Porti e linee di comunicazione coll'Estero.POSTE.Una vera e propria amministrazione delle Poste, come ente dello Stato, non esiste in Egitto che dal 1865. Prima d'allora la storia del servizio postale va divisa in due periodi, distinti l'uno dall'altro.Il primo comincia dal regno di Mohammed-Alì, il grande Vice-Re per venire giù giù fino al 1843, allorchè l'italiano Carlo Meratti immaginò di stabilire, a suo rischio e pericolo un quid simile di servizio postale limitato al trasporto ed alla distribuzione delle corrispondenze, pel comodo dei pochi residenti europei del Cairo e di Alessandria.Il secondo prende le mosse dall'esercizio Meratti e, morto lui, continua per opera del nipote ed erede Tito Chini, il quale associatosi Giacomo Muzzi, uomo di molto ingegno e di non comune iniziativa, potè con questo, verso il 1848 dare una maggiore e più intelligente spinta all'opera rudimentale iniziata dallo zio, opera che assunse di poi uno sviluppo oltre ogni dire meraviglioso.Questo secondo periodo che rappresenta la genesi vera e propria del servizio postale egiziano, va dal 1843 al 1865 e mette in vista un esercizio dei più importanti, che fu generalmente conosciuto sotto la denominazione di Posta Europea.Ma qui fa d'uopo porre in sodo come sotto il regno di Mohammed-Alì funzionava già, come è stato accennato più sopra, un embrione di servizio postale procedente ad esclusivo benefizio del Governo.I privati, quando sentivano il bisogno di scambiarsi le rispettive loro idee sotto forma di lettera (caso raro in quei beati tempi, nei quali il vapore ed il telegrafo non avevano ancora guastato il quieto vivere di questo bel paese) spedivano per conto proprio un messo, il quale portando l'epistola sino al luogo di residenza aveva altresì l'incarico di ritornare colla risposta.Un servizio pubblico pertanto mancava. Questo stato di cose fu appunto il movente che suggerì al Meratti l'idea di creare i due suoi uffici; l'uno al Cairo, l'altro in Alessandria, i quali servivano allo scambio delle corrispondenze europee fra le due più cospicue città egiziane.Il trasporto dei dispacci fra queste due lontane località veniva effettuato, a somiglianza di quanto faceva il governo per suo conto, per mezzo di corrieri a piedi, finchè nel 1856 la ferrovia, che dapprima funzionava soltanto fra Alessandria e Damanhur, poi tra Alessandria e Kafr-el Ais, venne estesa a poco a poco sino al Cairo, allacciando finalmente, con rapida comunicazione, le due grandi città del Vice-Reame.Ed intanto ancora nuovi Uffici della Posta Europea andavano qua e là aprendosi, mano a mano che i grandi centridell'Egitto venivano popolandosi di stranieri e che conseguentemente gli scambi ed i commerci aumentavano dappertutto d'importanza.Ogni nuovo ufficio aperto segnava frattanto un nuovo passo innanzi, fatto dall'impresa Chini-Muzzi, che finalmente nel 1862—anno memorando—avendo oramai date prove luminose di quanto sapeva fare, con un piccolo stuolo di valenti italiani, ebbe l'insigne e forse insperato onore, di vedersi offerto dal Governo Vice-Reale il monopolio del servizio postale, nonchè il trasporto quasi gratuito della valigia sulle ferrovie dello Stato e colla sola condizione di ricambio, che le corrispondenze governative fossero trasportate e distribuite in franchigia a cura della nuova amministrazione.Questa, dato ormai l'impulso iniziale, conforme alla legge fisica che vuole ilmotus in fine velocior, raggiunse tale un grado di alto sviluppo da consigliare il governo egiziano di avocare a sè cosifatto servizio, ricomprando dai signori Chini e Muzzi il monopolio, che era stato loro accordato tre anni prima e dichiarando l'amministrazione delle Poste amministrazione dello Stato.Al Muzzi nello stesso tempo veniva offerto l'incarico, che egli accettava, di continuare a dirigere quell'amministrazione che col Chini aveva creata, mantenendosi intero quello stesso personale italiano, che lo aveva fino allora così bene coadiuvato ed autorizzandolo altresì a reclutarne del nuovo, che egli di fatto reclutò, e gli si conferiva col titolo, allora insigne, di Bey, il grado di Direttore Generale delle Poste Vice-Reali egiziane, da lui tanto validamente guadagnato e che conservò fino al 1876.Ed ecco come una modesta, ma intelligente impresaprivata, nata dal nulla, 22 anni prima, trovossi nel 1865 tanto solidamente piantata, da far nascere nel Governo la brama di farne un'amministrazione propria, la quale, per merito della sua forte organizzazione originale, nonchè (sia detto ad onore del vero) pel valore dei suoi antichi agenti continua lodevolmente nell'ufficio suo, soddisfacendo pienamente alle esigenze ognor crescenti di un pubblico oramai numerosissimo e cosmopolita.Ogni fatica ha il suo compenso; e l'amministrazione postale deve con giusta compiacenza sentirsi a ripetere da ogni parte, che le poste egiziane disimpegnano l'ufficio loro con piena soddisfazione del pubblico da essere considerate come una delle amministrazioni governative, che meglio funzionano.Questa favorevole condizione di cose torna a merito ed a lode dei capi principali, per la maggior parte italiani, i quali devono considerarsi come i veterani di una amministrazione, che essi videro creata da due loro concittadini, della quale furono e sono tanta parte.L'Egitto è compreso nell'unione postale universale.Nelle località importanti, non toccate dalle ferrovie, l'amministrazione ha creato un servizio di Battelli-Posta. Attualmente quattro sono le linee funzionanti per mezzo dei Battelli-Posta e fra queste la linea di Guerga ad Assouan (1ª Cateratta) e Ouadi-Halfa (2ª Cateratta) disimpegnata concorrentemente da Cok e Son e dalla Compagnia egiziana Tewfikieh.Le linee appartenenti alla posta hanno trasportato nel 1892 oltre quaranta mila passeggeri.In detto anno le entrate dell'amministrazione postale raggiunsero le 120000 lire egiziane equivalenti a lire italiane3120000, mentre le spese non ascesero che a 93000 lire egiziane corrispondenti a lire italiane 2418000 e quindi il benefizio netto nella gestione del 1892 è di lire egiziane 27000 pari a lire italiane 702000.Ogni anno il provento va sempre aumentando, benchè i trasporti effettuati pel servizio del governo sieno tutti gratuiti.Il servizio postale in Egitto, a giudicare dal modo in cui esso funziona al Cairo sotto la direzione locale dell'egregio italiano Cav. Valle, può sostenere il confronto delle migliori amministrazioni di Europa.TELEGRAFI.I telegrafi egiziani sono annessi all'Amministrazione delle ferrovie. La lunghezza totale delle linee telegrafiche è per ora di 3100 chilometri, mentre quella dei fili è di circa 11 mila chilometri. Il numero dei telegrammi stati trasmessi nel 1892 fu di circa 1500000, ma in seguito questo numero è aumentato.Le linee telegrafiche seguono d'ordinario le ferrovie, alcune di esse penetrano in quelle parti dell'Egitto ove non havvi ancora strada ferrata.Una delle linee telegrafiche più importanti è quella di Rafaa frontiera della Siria. Questa linea collega la linea telegrafica dell'Egitto colla rete turco-asiatica e quindi coll'Europa.Due cavi sottomarini uniscono Alessandria coll'Europa; l'uno fra Alessandria e Brindisi, passando per l'isola di Candia e le isole jonie; l'altro fra Alessandria e Malta; un terzo cavo collega Alessandria a Cipro, e finalmente un quartoè immerso nel Mar Rosso fra Suez e Aden. Tutti questi cavi appartengono alla Compagnia dei telegrafi esteri.Il numero degli uffici telegrafici in Egitto è di circa duecento, ma si vanno aumentando. Oltre la metà di essi accettano telegrammi in lingue europee.Nel 1892 la lunghezza delle linee in terraferma era già di 3095 chilometri; lo sviluppo dei fili di 12971 chilometri.FERROVIE.L'Egitto possiede una rete di strade di ferro la cui importanza aumenta ogni anno.Mille ottocento e quindici chilometri era lo sviluppo ferroviario nel 1890, ma ora si è notevolmente accresciuto.Le ferrovie sono di proprietà dello Stato, e la loro amministrazione è diretta da un Consiglio composto di tre membri: un inglese Presidente, un francese ed un egiziano. Il provento netto delle ferrovie viene versato nella Cassa del Debito Pubblico.Nel 1892 le ferrovie egiziane hanno trasportato oltre a sette milioni di viaggiatori, e questa cifra, in questi ultimi anni, è aumentata.Il materiale rotabile si compone di circa 300 locomotive, 500 vagoni a viaggiatori e sei mila vagoni per merci e generi diversi.Oltre alle ferrovie dello Stato esistono tre piccole linee ferroviarie, l'una da Alessandria a Ramleh fino al casino di San Stefano, l'altra dal Cairo ad Hèlouan (stabilimento balneario) appartenenti a Società private, ed una terza tra Ismaïlia e Port-Said della Compagnia del canale di Suez.Il Governo egiziano, in questi giorni, ha fatta ad una forte Compagnia belga la concessione di una nuova ferrovia a sistema ridotto tra Mansourà, Menzaleh e Matarieh con uno sviluppo di non meno di 100 chilometri per un periodo di 50 anni. Dopo questo periodo la ferrovia ed il materiale ritornano allo Stato, che si riserva il diritto di acquistare la linea dopo venti anni di esercizio.NAVIGAZIONE SUL NILO E SUI CANALI.La navigazione sul Nilo e sui canali era un tempo molto attiva. Ma l'impianto delle reti ferroviarie, la costruzione di numerose opere d'arte, ponti, chiuse, conche, dighe, ecc., che sono di tanto ostacolo alla navigazione, l'imposta di tasse sopra le barche, di diritti di pedaggio pel passaggio sotto ai ponti od alle chiuse hanno di molto ridotta l'importanza del servizio battelliere in Egitto.Un'altra causa ha portato un gran colpo alla navigazione a vela sul Nilo: l'organizzazione e l'esercizio di un regolare servizio di navigazione a vapore sul Nilo dal Cairo ad Assouan e Wady-Halfa (1ª e 2ª Cateratta) per parte della Casa Cook e Son di Londra e della Compagnia egiziana Tewfikieh.In passato il numero dei velieri naviganti sul Nilo e sui canali oltrepassava la cifra di trenta mila; ora invece il numero è ridotto a poco più di un terzo.La navigazione a vapore è attualmente rappresentata da una flottiglia di 45 battelli a vapore (steamers); 10 appartengono alla Compagnia Tewfikieh, 16 alla Casa Cook e Son ed il rimanente a privati ed a diverse amministrazioni governative. Parecchi di essi esercitano il servizio regolare della Posta.Il Nilo è navigabile da Assouan al mare; ma durante le acque basse la navigazione riesce assai difficile sopratutto nei rami di Rosetta e di Damietta, e così dicasi della navigazione sui canali, anche i più importanti, che si ramificano per tutto il basso Egitto.La navigazione dal Cairo a Damietta si serve durante la magra del Nilo, del canale Rayah-Tewfikieh, non che dei canali secondari, che formano il prolungamento del Rayah insino al mare.Questi stessi canali, compresi il Bahr-Saghir ed il lago Menzaleh, formano eziandio una linea di navigazione tra il Cairo e Port-Said.STRADE ORDINARIE ED AGRICOLE.Le strade carrozzabili sono ancora in numero ristretto in Egitto. Ancora pochi anni or sono non ne esistevano che alcune nei dintorni del Cairo e di Alessandria.Le dighe dei canali servono abitualmente di strada ed i trasporti si fanno a dorso di cammelli, di asini e di asinelli.Il Governo recentemente ha intrapreso l'impianto di una rete importante di strade agricole ed in pari tempo carrozzabili in tutte le provincie dell'alto e basso Egitto.PORTI DELL'EGITTO E LINEE DI COMUNICAZIONE COLL'ESTERO.Il commercio estero dell'Egitto si esplica mediante i porti di Alessandria, di Port-Said, di Suez e di Damietta. Alessandria è il gran porto dell'Egitto ed in esso il movimentodella navigazione va ogni anno aumentando. Nel 1892 entrarono 1370 battelli a vapore e 940 velieri; ne uscirono 1355 vapori e 935 velieri. In tutto si effettuò il movimento di 4600 navi colla staza complessiva di quattro milioni e duecento mila tonellate.Il secondo porto dell'Egitto è Port-Said. È un porto d'importazione e di transito, massime di carboni.Suez, che è il terzo porto, serve sopratutto per l'importazione. È per questa città che i prodotti dell'Arabia, dell'India e dell'estremo Oriente penetrano in Egitto.Il porto di Damietta è diventato di un ordine alquanto secondario, non raggiungendo neppure la cifra totale delle sue operazioni le lire egiziane 200000 corrispondenti a lire italiane cinque milioni e duecento mila.Le comunicazioni tra l'Egitto e l'estero si esplicano specialmente per mare.La sola via di terra è quella di Siria per Kantara, El-Arick e Gaza.Le linee di navigazione marittima possono dividersi in due categorie:1ª Le linee dei trasporti regolari o postali che, oltre al servizio della posta, trasportano viaggiatori e mercanzie;2ª Le linee dei trasporti irregolari destinati soltanto al trasporto delle mercanzie.LINEE DEI TRASPORTI REGOLARI.Numerose linee di battelli a vapore fanno, a giorni prestabiliti, il servizio sopratutto fra i porti del Mediterraneo. Altri, transitando pel canale di Suez, fanno il viaggio dell'estremo oriente, dell'Australia e della costa orientale dell'Africa.Nell'andata collegano Suez coi porti dell'Oceano indiano e del Pacifico; al ritorno Port-Said coi porti dell'Europa.BATTELLI EGIZIANI O KHÉDIVIALI.Il Governo egiziano possiede una flottiglia di battelli che comunicano colla Siria e Costantinopoli, non che coi vari porti del Mar Rosso.Il servizio di navigazione dei battelli a vapore Khédiviali abbraccia tre linee:1ª La linea greco-turca settimanale;2ª La linea della Siria pure settimanale;3ª La linea del Mar Rosso ogni due settimane.BATTELLI ESTERI.Le altre linee di battelli a vapore appartengono a Compagnie marittime forestiere.Le principali sono:1º La Compagnia francese delle messaggerie marittime;2º La Compagnia inglese peninsulare, And Oriental Steam navigation Company;3º La Compagnia italiana Florio-Rubattino;4º La Compagnia austriaca Lloyd;5º La Compagnia russa di navigazione a vapore;6º La Compagnia Moss e Papajanni con servizio diretto tra Alessandria, Malta, Gibilterra e Liverpool;7º Diverse altre Compagnie di nazionalità diverse.Oltre tutte queste, vi sono altre Compagnie per la navigazione commerciale assai numerose.Circa la linea di comunicazione fra i due mari, il Mediterraneo ed il Mar Rosso, per mezzo del canale di Suez, esercitata da una Compagnia detta Compagnia universale del canale marittimo di Suez, formò il soggetto di un capitolo speciale.

MEZZI DI COMUNICAZIONE IN EGITTO

Poste—Telegrafi—Ferrovie—Navigazione sul Nilo e sui Canali—Strade ordinarie ed agricole—Porti e linee di comunicazione coll'Estero.

POSTE.

Una vera e propria amministrazione delle Poste, come ente dello Stato, non esiste in Egitto che dal 1865. Prima d'allora la storia del servizio postale va divisa in due periodi, distinti l'uno dall'altro.

Il primo comincia dal regno di Mohammed-Alì, il grande Vice-Re per venire giù giù fino al 1843, allorchè l'italiano Carlo Meratti immaginò di stabilire, a suo rischio e pericolo un quid simile di servizio postale limitato al trasporto ed alla distribuzione delle corrispondenze, pel comodo dei pochi residenti europei del Cairo e di Alessandria.

Il secondo prende le mosse dall'esercizio Meratti e, morto lui, continua per opera del nipote ed erede Tito Chini, il quale associatosi Giacomo Muzzi, uomo di molto ingegno e di non comune iniziativa, potè con questo, verso il 1848 dare una maggiore e più intelligente spinta all'opera rudimentale iniziata dallo zio, opera che assunse di poi uno sviluppo oltre ogni dire meraviglioso.

Questo secondo periodo che rappresenta la genesi vera e propria del servizio postale egiziano, va dal 1843 al 1865 e mette in vista un esercizio dei più importanti, che fu generalmente conosciuto sotto la denominazione di Posta Europea.

Ma qui fa d'uopo porre in sodo come sotto il regno di Mohammed-Alì funzionava già, come è stato accennato più sopra, un embrione di servizio postale procedente ad esclusivo benefizio del Governo.

I privati, quando sentivano il bisogno di scambiarsi le rispettive loro idee sotto forma di lettera (caso raro in quei beati tempi, nei quali il vapore ed il telegrafo non avevano ancora guastato il quieto vivere di questo bel paese) spedivano per conto proprio un messo, il quale portando l'epistola sino al luogo di residenza aveva altresì l'incarico di ritornare colla risposta.

Un servizio pubblico pertanto mancava. Questo stato di cose fu appunto il movente che suggerì al Meratti l'idea di creare i due suoi uffici; l'uno al Cairo, l'altro in Alessandria, i quali servivano allo scambio delle corrispondenze europee fra le due più cospicue città egiziane.

Il trasporto dei dispacci fra queste due lontane località veniva effettuato, a somiglianza di quanto faceva il governo per suo conto, per mezzo di corrieri a piedi, finchè nel 1856 la ferrovia, che dapprima funzionava soltanto fra Alessandria e Damanhur, poi tra Alessandria e Kafr-el Ais, venne estesa a poco a poco sino al Cairo, allacciando finalmente, con rapida comunicazione, le due grandi città del Vice-Reame.

Ed intanto ancora nuovi Uffici della Posta Europea andavano qua e là aprendosi, mano a mano che i grandi centridell'Egitto venivano popolandosi di stranieri e che conseguentemente gli scambi ed i commerci aumentavano dappertutto d'importanza.

Ogni nuovo ufficio aperto segnava frattanto un nuovo passo innanzi, fatto dall'impresa Chini-Muzzi, che finalmente nel 1862—anno memorando—avendo oramai date prove luminose di quanto sapeva fare, con un piccolo stuolo di valenti italiani, ebbe l'insigne e forse insperato onore, di vedersi offerto dal Governo Vice-Reale il monopolio del servizio postale, nonchè il trasporto quasi gratuito della valigia sulle ferrovie dello Stato e colla sola condizione di ricambio, che le corrispondenze governative fossero trasportate e distribuite in franchigia a cura della nuova amministrazione.

Questa, dato ormai l'impulso iniziale, conforme alla legge fisica che vuole ilmotus in fine velocior, raggiunse tale un grado di alto sviluppo da consigliare il governo egiziano di avocare a sè cosifatto servizio, ricomprando dai signori Chini e Muzzi il monopolio, che era stato loro accordato tre anni prima e dichiarando l'amministrazione delle Poste amministrazione dello Stato.

Al Muzzi nello stesso tempo veniva offerto l'incarico, che egli accettava, di continuare a dirigere quell'amministrazione che col Chini aveva creata, mantenendosi intero quello stesso personale italiano, che lo aveva fino allora così bene coadiuvato ed autorizzandolo altresì a reclutarne del nuovo, che egli di fatto reclutò, e gli si conferiva col titolo, allora insigne, di Bey, il grado di Direttore Generale delle Poste Vice-Reali egiziane, da lui tanto validamente guadagnato e che conservò fino al 1876.

Ed ecco come una modesta, ma intelligente impresaprivata, nata dal nulla, 22 anni prima, trovossi nel 1865 tanto solidamente piantata, da far nascere nel Governo la brama di farne un'amministrazione propria, la quale, per merito della sua forte organizzazione originale, nonchè (sia detto ad onore del vero) pel valore dei suoi antichi agenti continua lodevolmente nell'ufficio suo, soddisfacendo pienamente alle esigenze ognor crescenti di un pubblico oramai numerosissimo e cosmopolita.

Ogni fatica ha il suo compenso; e l'amministrazione postale deve con giusta compiacenza sentirsi a ripetere da ogni parte, che le poste egiziane disimpegnano l'ufficio loro con piena soddisfazione del pubblico da essere considerate come una delle amministrazioni governative, che meglio funzionano.

Questa favorevole condizione di cose torna a merito ed a lode dei capi principali, per la maggior parte italiani, i quali devono considerarsi come i veterani di una amministrazione, che essi videro creata da due loro concittadini, della quale furono e sono tanta parte.

L'Egitto è compreso nell'unione postale universale.

Nelle località importanti, non toccate dalle ferrovie, l'amministrazione ha creato un servizio di Battelli-Posta. Attualmente quattro sono le linee funzionanti per mezzo dei Battelli-Posta e fra queste la linea di Guerga ad Assouan (1ª Cateratta) e Ouadi-Halfa (2ª Cateratta) disimpegnata concorrentemente da Cok e Son e dalla Compagnia egiziana Tewfikieh.

Le linee appartenenti alla posta hanno trasportato nel 1892 oltre quaranta mila passeggeri.

In detto anno le entrate dell'amministrazione postale raggiunsero le 120000 lire egiziane equivalenti a lire italiane3120000, mentre le spese non ascesero che a 93000 lire egiziane corrispondenti a lire italiane 2418000 e quindi il benefizio netto nella gestione del 1892 è di lire egiziane 27000 pari a lire italiane 702000.

Ogni anno il provento va sempre aumentando, benchè i trasporti effettuati pel servizio del governo sieno tutti gratuiti.

Il servizio postale in Egitto, a giudicare dal modo in cui esso funziona al Cairo sotto la direzione locale dell'egregio italiano Cav. Valle, può sostenere il confronto delle migliori amministrazioni di Europa.

TELEGRAFI.

I telegrafi egiziani sono annessi all'Amministrazione delle ferrovie. La lunghezza totale delle linee telegrafiche è per ora di 3100 chilometri, mentre quella dei fili è di circa 11 mila chilometri. Il numero dei telegrammi stati trasmessi nel 1892 fu di circa 1500000, ma in seguito questo numero è aumentato.

Le linee telegrafiche seguono d'ordinario le ferrovie, alcune di esse penetrano in quelle parti dell'Egitto ove non havvi ancora strada ferrata.

Una delle linee telegrafiche più importanti è quella di Rafaa frontiera della Siria. Questa linea collega la linea telegrafica dell'Egitto colla rete turco-asiatica e quindi coll'Europa.

Due cavi sottomarini uniscono Alessandria coll'Europa; l'uno fra Alessandria e Brindisi, passando per l'isola di Candia e le isole jonie; l'altro fra Alessandria e Malta; un terzo cavo collega Alessandria a Cipro, e finalmente un quartoè immerso nel Mar Rosso fra Suez e Aden. Tutti questi cavi appartengono alla Compagnia dei telegrafi esteri.

Il numero degli uffici telegrafici in Egitto è di circa duecento, ma si vanno aumentando. Oltre la metà di essi accettano telegrammi in lingue europee.

Nel 1892 la lunghezza delle linee in terraferma era già di 3095 chilometri; lo sviluppo dei fili di 12971 chilometri.

FERROVIE.

L'Egitto possiede una rete di strade di ferro la cui importanza aumenta ogni anno.

Mille ottocento e quindici chilometri era lo sviluppo ferroviario nel 1890, ma ora si è notevolmente accresciuto.

Le ferrovie sono di proprietà dello Stato, e la loro amministrazione è diretta da un Consiglio composto di tre membri: un inglese Presidente, un francese ed un egiziano. Il provento netto delle ferrovie viene versato nella Cassa del Debito Pubblico.

Nel 1892 le ferrovie egiziane hanno trasportato oltre a sette milioni di viaggiatori, e questa cifra, in questi ultimi anni, è aumentata.

Il materiale rotabile si compone di circa 300 locomotive, 500 vagoni a viaggiatori e sei mila vagoni per merci e generi diversi.

Oltre alle ferrovie dello Stato esistono tre piccole linee ferroviarie, l'una da Alessandria a Ramleh fino al casino di San Stefano, l'altra dal Cairo ad Hèlouan (stabilimento balneario) appartenenti a Società private, ed una terza tra Ismaïlia e Port-Said della Compagnia del canale di Suez.

Il Governo egiziano, in questi giorni, ha fatta ad una forte Compagnia belga la concessione di una nuova ferrovia a sistema ridotto tra Mansourà, Menzaleh e Matarieh con uno sviluppo di non meno di 100 chilometri per un periodo di 50 anni. Dopo questo periodo la ferrovia ed il materiale ritornano allo Stato, che si riserva il diritto di acquistare la linea dopo venti anni di esercizio.

NAVIGAZIONE SUL NILO E SUI CANALI.

La navigazione sul Nilo e sui canali era un tempo molto attiva. Ma l'impianto delle reti ferroviarie, la costruzione di numerose opere d'arte, ponti, chiuse, conche, dighe, ecc., che sono di tanto ostacolo alla navigazione, l'imposta di tasse sopra le barche, di diritti di pedaggio pel passaggio sotto ai ponti od alle chiuse hanno di molto ridotta l'importanza del servizio battelliere in Egitto.

Un'altra causa ha portato un gran colpo alla navigazione a vela sul Nilo: l'organizzazione e l'esercizio di un regolare servizio di navigazione a vapore sul Nilo dal Cairo ad Assouan e Wady-Halfa (1ª e 2ª Cateratta) per parte della Casa Cook e Son di Londra e della Compagnia egiziana Tewfikieh.

In passato il numero dei velieri naviganti sul Nilo e sui canali oltrepassava la cifra di trenta mila; ora invece il numero è ridotto a poco più di un terzo.

La navigazione a vapore è attualmente rappresentata da una flottiglia di 45 battelli a vapore (steamers); 10 appartengono alla Compagnia Tewfikieh, 16 alla Casa Cook e Son ed il rimanente a privati ed a diverse amministrazioni governative. Parecchi di essi esercitano il servizio regolare della Posta.

Il Nilo è navigabile da Assouan al mare; ma durante le acque basse la navigazione riesce assai difficile sopratutto nei rami di Rosetta e di Damietta, e così dicasi della navigazione sui canali, anche i più importanti, che si ramificano per tutto il basso Egitto.

La navigazione dal Cairo a Damietta si serve durante la magra del Nilo, del canale Rayah-Tewfikieh, non che dei canali secondari, che formano il prolungamento del Rayah insino al mare.

Questi stessi canali, compresi il Bahr-Saghir ed il lago Menzaleh, formano eziandio una linea di navigazione tra il Cairo e Port-Said.

STRADE ORDINARIE ED AGRICOLE.

Le strade carrozzabili sono ancora in numero ristretto in Egitto. Ancora pochi anni or sono non ne esistevano che alcune nei dintorni del Cairo e di Alessandria.

Le dighe dei canali servono abitualmente di strada ed i trasporti si fanno a dorso di cammelli, di asini e di asinelli.

Il Governo recentemente ha intrapreso l'impianto di una rete importante di strade agricole ed in pari tempo carrozzabili in tutte le provincie dell'alto e basso Egitto.

PORTI DELL'EGITTO E LINEE DI COMUNICAZIONE COLL'ESTERO.

Il commercio estero dell'Egitto si esplica mediante i porti di Alessandria, di Port-Said, di Suez e di Damietta. Alessandria è il gran porto dell'Egitto ed in esso il movimentodella navigazione va ogni anno aumentando. Nel 1892 entrarono 1370 battelli a vapore e 940 velieri; ne uscirono 1355 vapori e 935 velieri. In tutto si effettuò il movimento di 4600 navi colla staza complessiva di quattro milioni e duecento mila tonellate.

Il secondo porto dell'Egitto è Port-Said. È un porto d'importazione e di transito, massime di carboni.

Suez, che è il terzo porto, serve sopratutto per l'importazione. È per questa città che i prodotti dell'Arabia, dell'India e dell'estremo Oriente penetrano in Egitto.

Il porto di Damietta è diventato di un ordine alquanto secondario, non raggiungendo neppure la cifra totale delle sue operazioni le lire egiziane 200000 corrispondenti a lire italiane cinque milioni e duecento mila.

Le comunicazioni tra l'Egitto e l'estero si esplicano specialmente per mare.

La sola via di terra è quella di Siria per Kantara, El-Arick e Gaza.

Le linee di navigazione marittima possono dividersi in due categorie:

1ª Le linee dei trasporti regolari o postali che, oltre al servizio della posta, trasportano viaggiatori e mercanzie;

2ª Le linee dei trasporti irregolari destinati soltanto al trasporto delle mercanzie.

LINEE DEI TRASPORTI REGOLARI.

Numerose linee di battelli a vapore fanno, a giorni prestabiliti, il servizio sopratutto fra i porti del Mediterraneo. Altri, transitando pel canale di Suez, fanno il viaggio dell'estremo oriente, dell'Australia e della costa orientale dell'Africa.

Nell'andata collegano Suez coi porti dell'Oceano indiano e del Pacifico; al ritorno Port-Said coi porti dell'Europa.

BATTELLI EGIZIANI O KHÉDIVIALI.

Il Governo egiziano possiede una flottiglia di battelli che comunicano colla Siria e Costantinopoli, non che coi vari porti del Mar Rosso.

Il servizio di navigazione dei battelli a vapore Khédiviali abbraccia tre linee:

1ª La linea greco-turca settimanale;

2ª La linea della Siria pure settimanale;

3ª La linea del Mar Rosso ogni due settimane.

BATTELLI ESTERI.

Le altre linee di battelli a vapore appartengono a Compagnie marittime forestiere.

Le principali sono:

1º La Compagnia francese delle messaggerie marittime;

2º La Compagnia inglese peninsulare, And Oriental Steam navigation Company;

3º La Compagnia italiana Florio-Rubattino;

4º La Compagnia austriaca Lloyd;

5º La Compagnia russa di navigazione a vapore;

6º La Compagnia Moss e Papajanni con servizio diretto tra Alessandria, Malta, Gibilterra e Liverpool;

7º Diverse altre Compagnie di nazionalità diverse.

Oltre tutte queste, vi sono altre Compagnie per la navigazione commerciale assai numerose.

Circa la linea di comunicazione fra i due mari, il Mediterraneo ed il Mar Rosso, per mezzo del canale di Suez, esercitata da una Compagnia detta Compagnia universale del canale marittimo di Suez, formò il soggetto di un capitolo speciale.

CAPITOLO XI.CONSIDERAZIONI SULL'AUMENTATA IRRIGAZIONE IN EGITTO E COSTUMANZE DEI CONTADINISi è già detto, che l'Egitto deve tutta la sua ricchezza all'opera fecondatrice dell'acqua del Nilo, che per mezzo di grandi e piccoli canali innumerevoli e per la mano dell'uomo s'irradia in ogni senso.In tempi assai remoti il Nilo, non ritenuto dalle dighe, crescendo per le annuali pioggie equatoriali (Agosto e Settembre) allagava quasi tutta la sua vallata per circa tre mesi, lasciando, nel suo ritirarsi, uno strato considerevole di limo, entro il quale si gettavano i semi dei vari raccolti, che si volevano ottenere.Siccome questo fenomeno della piena del Nilo non si avvera che una volta all'anno, così non si otteneva che un solo raccolto.A grado a grado, in proporzione delle somme annualmente destinate dal Governo, vennero costruite delle grandi dighe aventi un'altezza media di metri quattro ed in tal modo si va limitando la parte di terreno inondabile, regolando in pari tempo l'irrigazione delle terre favorite dalle acque con numerosi canali artificiali.Tutti questi terreni sono generalmente compresi sotto ladenominazione di Séfi; il resto dei terreni non inondati, nè irrigati e per conseguenza incolti, si indicano col nome di Rod.Come ben si può comprendere, per interessi umani, la parte Séfi va ogni giorno aumentando, mentre il Rod diminuisce; tanto più che nel Séfi si possono ottenere due ed anche tre raccolti, il che ne raddoppia il valore.In media i terreni di buona qualità e ben custoditi rendono al proprietario sino al 35% e questo col semplice affitto all'agricoltore (fellah) il quale poi ne ricava a sua volta un utile proprio.Si comprende quindi quanto mai vantaggiosa sia la riduzione dei Rod in Séfi; ma al dire degli intelligenti agricoltori, è necessario abbandonare all'inondazione periodica del Nilo tutte le loro terre, almeno ogni dieci anni, e questo perchè il genere di prodotto agricolo, specialmente dell'alto Egitto, qual è la canna di zucchero, stanca moltissimo il terreno, in cui viene fatta la semina.Si osservano tuttora considerevoli estensioni di terreni non coltivati, benchè inondabili, e ciò perchè la terra essendo troppo grassa da una efflorescenza di sali tale da rendere non possibile la coltivazione. Si potrebbe scongiurare questo grave inconveniente con frequenti inondazioni di questi terreni, che permetterebbero al sale di sciogliersi e venir coperto dalla melma depositata dall'acqua; come pure si potrebbe trasportarvi sopra terra magra di altre località.Ma tutto questo richiederebbe una spesa non indifferente ed il proprietario non pensando al grande utile avvenire preferisce lasciare quel terreno incolto.Come si vede, la terra non ha bisogno di aiuto dalla manodell'uomo per fecondare i vari semi; essi vengono gettati nell'autunno e poi tutto è abbandonato all'opera della natura, la quale in tre mesi circa dà tutto il suo prodotto completamente maturo.Il contadino non ha timori per l'avvenire del suo raccolto; non pericoli di tempesta, di siccità o di altro frangente; tutto è sicuro e la sola fatica si riduce nel seminare e nel raccogliere.La canna di zucchero viene soltanto seminata nell'alto Egitto e per una tratta di 250 chilometri circa. Questa canna viene poi lavorata in numerose fabbriche appartenenti la maggior parte al governo egiziano; da queste fabbriche si ottiene soltanto lo zucchero greggio.La canna dello zucchero viene seminata in canna appena raccolta; dai numerosi suoi nodi si sviluppano i nuovi fusti.Attualmente sono in via di progetto la costruzione di grandi serbatoi per l'alto Egitto, per riunire all'epoca della piena una certa quantità di acqua e distribuirla poi nella magra nei vari canali irrigatori dei Séfi.Questi serbatoi ultimati, sparirà ancora una gran parte dei terreni incolti (Rod) e da quanto si può sin d'ora prevedere mancheranno poi le braccia a lavorare le nuove terre, giacchè la parte araba (fellah) è già in deficienza al presente.Oggidì la maggioranza dei proprietari possiede grandi estensioni di terreno ed in prima linea figura il governo egiziano. Vi sono proprietari che posseggono sino a dieci mila feddani (il feddano equivale a 42 are), costituenti una rendita annua minima di ottomila lire egiziane, corrispondenti a 208 mila lire italiane. Malgrado ciò la vita che conducono questi signori arabi è ancora assai primitiva; non vogliono servirsidel loro denaro, nè impiegarlo e tengono perfino trecento mila franchi in oro ammassati in casa, mentre il loro pasto quotidiano consiste ancora in pane arabo e fave.I figli loro non ricevono educazione di sorta, specialmente morale, sostituendosi a questa le massime di loro religione piene di fanatismo e di fatalismo pernicioso.Il contadino in Egitto, in apparenza così miserabile (il che ha indotto in errore altri scrittori che hanno trattato e che trattano delle condizioni dei contadini in Egitto) ha nulla da invidiare dello stato materiale dei nostri.Il contadino egiziano (fellah) gode la vera libertà; non ha bisogni ricercati per il suo genere di vita; si fa la sua galabiá (veste lunga ed ampia) una volta all'anno per le feste del Ramadan (digiuno) che succedono immediatamente dopo la quaresima musulmana; vive in case costruite colle proprie mani (fango e paglia); una sola caldaia serve talvolta per il desco di più famiglie; il pane che lo nutrisce viene preparato una volta per settimana, limitandosi, se duro, a rammollirlo nell'acqua prima di mangiarlo; dalle terre che coltiva raccoglie grano, fave, cipolle; è quanto basta per avere il suo nutrimento; non beve vino vietandolo la sua religione, ed in quanto alla salute non conosce che il nascere ed il morire.Nei bambini, la mortalità raggiunge i tre quinti; ma quelli che sopravvivono sono a tutta prova.Le cure materne si limitano al semplice allattamento, poichè nel resto vengono abbandonati alla natura, la quale, assoggettandoli all'acqua, al sole ed a qualsiasi intemperie li alleva robustissimi; difficilmente si vede fra i contadini arabi un rachitico di qualsivoglia genere.Il fellah nasce come natura vuole, e non è raro il caso che una donna partorisca sulla sponda di un canale e, lavato il neonato, torni alla sua casa, come nulla fosse avvenuto.Il contadino (fellah) non paga tasse dirette; egli tiene sempre diversi capi di bestiame, pecore, capre, somari (bourik), cavalli e bufale; anzi da queste ultime ricava il latte pel burro e formaggio.Il contadino si dà a piccole industrie, e le donne specialmente fabbricano colle foglie dei palmizi canestri e stuoie e col fango del Nilo rustici vasi comprese le famosegulleper mantenere fresca l'acqua. Il fellah vive tanto più felice e libero in quanto che non è capace di concepire un sentimento nobile ed elevato; il patriottismo è per lui cosa ignota.Nella sua religione soltanto sembra trovare sfogo a tutta la sua capacità morale; fedele e cieco esecutore dei precetti del Corano tutto aspetta e tutto crede venga dal suo Dio.Non havvi arabo, per miserabile che sia, al quale manchi la sigaretta fra le labbra, e quando vi domanda il baksciss (regalo) è per provvedersi di tabacco. In tutto il resto l'arabo si appoggia al passo del Corano, in cui è detto che Allah prima dello spuntar del sole ha già pensato al pane per ognuno e di questo, pare sia molto persuaso.Fin dalla più tenera età, bambini di sesso diverso, vivono a contatto nella loro più semplice espressione, e si comprende come molti sensi morali e materiali vengano atrofizzati. Il contadino ha diverse mogli, e mentre fra gli arabi è difficilissimo il caso di figli non riconosciuti, pure fra i figliuoli di differenti mogli corre un odio continuo e feroce, causa di infinite baruffe in famiglia.La donna araba è assai più attiva dell'uomo (s'intende fra i fellah) ed è cosa che desta meraviglia ed un senso quasi di disgusto il vedere per molti chilometri l'uomo marciare stoicamente sopra il bourik o sopra il cammello col solo carico dell'eterna sua sigaretta, mentre dietro di lui camminano faticosamente i suoi figli e le sue donne portanti quasi sempre pesi non piccoli sulla testa e di più qualche bambino sulle spalle.Il culto dei morti è un sentimento presso i fellah allo stato molto primitivo, a giudicare almeno dal come vengono conservate le tombe nei cimiteri dei villaggi; non è raro il caso di vedere tombe sfasciate colle ossa sparse qua e là in preda a luridi cani, mentre fra le macerie si trova annidato qualche gufo e più spesso un grosso serpente.È singolare come in mezzo a tanta ignoranza il contadino arabo si serva sempre dei quattro punti cardinali per indicare qualsiasi direzione od oggetto. Persino nell'interno di una cassa qualsiasi per domandare a qualcuno di estrarre un determinato oggetto egli accenna trovarsi ad oriente anzichè a mezzogiorno od a ponente.Il vero tipo arabo è rappresentato dal beduino; in lui si trova la vera razza araba. Sono uomini dall'aspetto fiero ed imponente; anche le donne hanno una maggiore distinzione ed un profilo più aggraziato e più regolare che le donne arabe contadine. I beduini abitano sempre sotto la tenda e sono veri zingari; a seconda della pastura che trovano pei loro animali fissano la loro dimora provvisoria. I beduini del deserto possedono la più bella razza di cavalli arabi; cavalcano splendidamente ed è uno spettacolo che impressiona l'assistere ad una delle loro fantasie.In mezzo a fuochi, a spari di fucile volteggiano, turbinano; agitando il proprio fucile al disopra della testa, emettendo grida di gioia altissime ed instancabili pare non debbano fermarsi mai, tanto si entusiasmano, incitandosi reciprocamente alla corsa.UNA SAKKIE ossia RUOTA A SECCHIE PER ESTRARRE L'ACQUA DAL NILO

CONSIDERAZIONI SULL'AUMENTATA IRRIGAZIONE IN EGITTO E COSTUMANZE DEI CONTADINI

Si è già detto, che l'Egitto deve tutta la sua ricchezza all'opera fecondatrice dell'acqua del Nilo, che per mezzo di grandi e piccoli canali innumerevoli e per la mano dell'uomo s'irradia in ogni senso.

In tempi assai remoti il Nilo, non ritenuto dalle dighe, crescendo per le annuali pioggie equatoriali (Agosto e Settembre) allagava quasi tutta la sua vallata per circa tre mesi, lasciando, nel suo ritirarsi, uno strato considerevole di limo, entro il quale si gettavano i semi dei vari raccolti, che si volevano ottenere.

Siccome questo fenomeno della piena del Nilo non si avvera che una volta all'anno, così non si otteneva che un solo raccolto.

A grado a grado, in proporzione delle somme annualmente destinate dal Governo, vennero costruite delle grandi dighe aventi un'altezza media di metri quattro ed in tal modo si va limitando la parte di terreno inondabile, regolando in pari tempo l'irrigazione delle terre favorite dalle acque con numerosi canali artificiali.

Tutti questi terreni sono generalmente compresi sotto ladenominazione di Séfi; il resto dei terreni non inondati, nè irrigati e per conseguenza incolti, si indicano col nome di Rod.

Come ben si può comprendere, per interessi umani, la parte Séfi va ogni giorno aumentando, mentre il Rod diminuisce; tanto più che nel Séfi si possono ottenere due ed anche tre raccolti, il che ne raddoppia il valore.

In media i terreni di buona qualità e ben custoditi rendono al proprietario sino al 35% e questo col semplice affitto all'agricoltore (fellah) il quale poi ne ricava a sua volta un utile proprio.

Si comprende quindi quanto mai vantaggiosa sia la riduzione dei Rod in Séfi; ma al dire degli intelligenti agricoltori, è necessario abbandonare all'inondazione periodica del Nilo tutte le loro terre, almeno ogni dieci anni, e questo perchè il genere di prodotto agricolo, specialmente dell'alto Egitto, qual è la canna di zucchero, stanca moltissimo il terreno, in cui viene fatta la semina.

Si osservano tuttora considerevoli estensioni di terreni non coltivati, benchè inondabili, e ciò perchè la terra essendo troppo grassa da una efflorescenza di sali tale da rendere non possibile la coltivazione. Si potrebbe scongiurare questo grave inconveniente con frequenti inondazioni di questi terreni, che permetterebbero al sale di sciogliersi e venir coperto dalla melma depositata dall'acqua; come pure si potrebbe trasportarvi sopra terra magra di altre località.

Ma tutto questo richiederebbe una spesa non indifferente ed il proprietario non pensando al grande utile avvenire preferisce lasciare quel terreno incolto.

Come si vede, la terra non ha bisogno di aiuto dalla manodell'uomo per fecondare i vari semi; essi vengono gettati nell'autunno e poi tutto è abbandonato all'opera della natura, la quale in tre mesi circa dà tutto il suo prodotto completamente maturo.

Il contadino non ha timori per l'avvenire del suo raccolto; non pericoli di tempesta, di siccità o di altro frangente; tutto è sicuro e la sola fatica si riduce nel seminare e nel raccogliere.

La canna di zucchero viene soltanto seminata nell'alto Egitto e per una tratta di 250 chilometri circa. Questa canna viene poi lavorata in numerose fabbriche appartenenti la maggior parte al governo egiziano; da queste fabbriche si ottiene soltanto lo zucchero greggio.

La canna dello zucchero viene seminata in canna appena raccolta; dai numerosi suoi nodi si sviluppano i nuovi fusti.

Attualmente sono in via di progetto la costruzione di grandi serbatoi per l'alto Egitto, per riunire all'epoca della piena una certa quantità di acqua e distribuirla poi nella magra nei vari canali irrigatori dei Séfi.

Questi serbatoi ultimati, sparirà ancora una gran parte dei terreni incolti (Rod) e da quanto si può sin d'ora prevedere mancheranno poi le braccia a lavorare le nuove terre, giacchè la parte araba (fellah) è già in deficienza al presente.

Oggidì la maggioranza dei proprietari possiede grandi estensioni di terreno ed in prima linea figura il governo egiziano. Vi sono proprietari che posseggono sino a dieci mila feddani (il feddano equivale a 42 are), costituenti una rendita annua minima di ottomila lire egiziane, corrispondenti a 208 mila lire italiane. Malgrado ciò la vita che conducono questi signori arabi è ancora assai primitiva; non vogliono servirsidel loro denaro, nè impiegarlo e tengono perfino trecento mila franchi in oro ammassati in casa, mentre il loro pasto quotidiano consiste ancora in pane arabo e fave.

I figli loro non ricevono educazione di sorta, specialmente morale, sostituendosi a questa le massime di loro religione piene di fanatismo e di fatalismo pernicioso.

Il contadino in Egitto, in apparenza così miserabile (il che ha indotto in errore altri scrittori che hanno trattato e che trattano delle condizioni dei contadini in Egitto) ha nulla da invidiare dello stato materiale dei nostri.

Il contadino egiziano (fellah) gode la vera libertà; non ha bisogni ricercati per il suo genere di vita; si fa la sua galabiá (veste lunga ed ampia) una volta all'anno per le feste del Ramadan (digiuno) che succedono immediatamente dopo la quaresima musulmana; vive in case costruite colle proprie mani (fango e paglia); una sola caldaia serve talvolta per il desco di più famiglie; il pane che lo nutrisce viene preparato una volta per settimana, limitandosi, se duro, a rammollirlo nell'acqua prima di mangiarlo; dalle terre che coltiva raccoglie grano, fave, cipolle; è quanto basta per avere il suo nutrimento; non beve vino vietandolo la sua religione, ed in quanto alla salute non conosce che il nascere ed il morire.

Nei bambini, la mortalità raggiunge i tre quinti; ma quelli che sopravvivono sono a tutta prova.

Le cure materne si limitano al semplice allattamento, poichè nel resto vengono abbandonati alla natura, la quale, assoggettandoli all'acqua, al sole ed a qualsiasi intemperie li alleva robustissimi; difficilmente si vede fra i contadini arabi un rachitico di qualsivoglia genere.

Il fellah nasce come natura vuole, e non è raro il caso che una donna partorisca sulla sponda di un canale e, lavato il neonato, torni alla sua casa, come nulla fosse avvenuto.

Il contadino (fellah) non paga tasse dirette; egli tiene sempre diversi capi di bestiame, pecore, capre, somari (bourik), cavalli e bufale; anzi da queste ultime ricava il latte pel burro e formaggio.

Il contadino si dà a piccole industrie, e le donne specialmente fabbricano colle foglie dei palmizi canestri e stuoie e col fango del Nilo rustici vasi comprese le famosegulleper mantenere fresca l'acqua. Il fellah vive tanto più felice e libero in quanto che non è capace di concepire un sentimento nobile ed elevato; il patriottismo è per lui cosa ignota.

Nella sua religione soltanto sembra trovare sfogo a tutta la sua capacità morale; fedele e cieco esecutore dei precetti del Corano tutto aspetta e tutto crede venga dal suo Dio.

Non havvi arabo, per miserabile che sia, al quale manchi la sigaretta fra le labbra, e quando vi domanda il baksciss (regalo) è per provvedersi di tabacco. In tutto il resto l'arabo si appoggia al passo del Corano, in cui è detto che Allah prima dello spuntar del sole ha già pensato al pane per ognuno e di questo, pare sia molto persuaso.

Fin dalla più tenera età, bambini di sesso diverso, vivono a contatto nella loro più semplice espressione, e si comprende come molti sensi morali e materiali vengano atrofizzati. Il contadino ha diverse mogli, e mentre fra gli arabi è difficilissimo il caso di figli non riconosciuti, pure fra i figliuoli di differenti mogli corre un odio continuo e feroce, causa di infinite baruffe in famiglia.

La donna araba è assai più attiva dell'uomo (s'intende fra i fellah) ed è cosa che desta meraviglia ed un senso quasi di disgusto il vedere per molti chilometri l'uomo marciare stoicamente sopra il bourik o sopra il cammello col solo carico dell'eterna sua sigaretta, mentre dietro di lui camminano faticosamente i suoi figli e le sue donne portanti quasi sempre pesi non piccoli sulla testa e di più qualche bambino sulle spalle.

Il culto dei morti è un sentimento presso i fellah allo stato molto primitivo, a giudicare almeno dal come vengono conservate le tombe nei cimiteri dei villaggi; non è raro il caso di vedere tombe sfasciate colle ossa sparse qua e là in preda a luridi cani, mentre fra le macerie si trova annidato qualche gufo e più spesso un grosso serpente.

È singolare come in mezzo a tanta ignoranza il contadino arabo si serva sempre dei quattro punti cardinali per indicare qualsiasi direzione od oggetto. Persino nell'interno di una cassa qualsiasi per domandare a qualcuno di estrarre un determinato oggetto egli accenna trovarsi ad oriente anzichè a mezzogiorno od a ponente.

Il vero tipo arabo è rappresentato dal beduino; in lui si trova la vera razza araba. Sono uomini dall'aspetto fiero ed imponente; anche le donne hanno una maggiore distinzione ed un profilo più aggraziato e più regolare che le donne arabe contadine. I beduini abitano sempre sotto la tenda e sono veri zingari; a seconda della pastura che trovano pei loro animali fissano la loro dimora provvisoria. I beduini del deserto possedono la più bella razza di cavalli arabi; cavalcano splendidamente ed è uno spettacolo che impressiona l'assistere ad una delle loro fantasie.

In mezzo a fuochi, a spari di fucile volteggiano, turbinano; agitando il proprio fucile al disopra della testa, emettendo grida di gioia altissime ed instancabili pare non debbano fermarsi mai, tanto si entusiasmano, incitandosi reciprocamente alla corsa.

UNA SAKKIE ossia RUOTA A SECCHIE PER ESTRARRE L'ACQUA DAL NILO

UNA SAKKIE ossia RUOTA A SECCHIE PER ESTRARRE L'ACQUA DAL NILO

UNA SAKKIE ossia RUOTA A SECCHIE PER ESTRARRE L'ACQUA DAL NILO

CAPITOLO XII.STAMPERIA GOVERNATIVA DI BOULAC—STABILIMENTO PARVIS RAFFINERIA ZUCCHERI DI EL-HAVVANDIEHStamperia governativa di Boulac.La Stamperia di Boulac, villaggio sulla riva destra del Nilo e distante un chilometro dal Cairo, è destinata a provvedere ai bisogni di tutte le Amministrazioni dello Stato ed è stata fondata sotto il Vice-Reame di Mohamed-Alì-Bascià. A quell'epoca, come pure sotto Said Bascià, la principale produzione dello Stabilimento consisteva in libri arabi.Said Bascià dispose della Stamperia col darla in regalo ad Abd-El-Rahman Bascià Ronchdy, il quale si associò Hussein Bascià Husny.Il signor A. Mourès stampatore in Alessandria venne da essi chiamato per dare un maggiore sviluppo a quest'industria così poco progredita a quell'epoca in Egitto. Mercè le sue profonde conoscenze tecniche, diede una grande spinta alla Stamperia di Boulac, che rese bentosto al Governo utili servizi.S. A. Ismail Bascià prevedendo i vantaggi di una stamperia del tutto governativa l'acquistò dai suoi proprietari e la pose sotto la direzione di Hussein Bascià Husny continuandone la direzione tecnica sotto il Mourès.Nel 1885 il governo volendo ancora aumentare l'importanza dello Stabilimento fece eseguire un progetto di riorganizzazione dallo specialista Edmondo Bauget Bey fatto espressamente venire da Parigi, che trovasi tuttora direttore tecnico della Stamperia nazionale.I servizi della Stamperia sono i seguenti:Incisione dei ponzoni e delle matrici.Fondita dei caratteri.Stereotipia.Composizione europea ed araba.Stampe topografiche.Incisione su pietre litografiche. Ripulitura, legatura, squadratura, trapanatura.Fotografia, fototipia e foto-incisione.Quest'ultimo apparecchio è di recente creazione.Il personale si compone:Di quattro capi-servizio europei; quattro capi-servizio indigeni; cinquantasei operai europei; duecentocinquanta operai indigeni.Fra i 56 operai europei 38 sono italiani.Dello Stabilimento Parvis.Il Cavaliere Giuseppe Parvis è uno dei nostri simpatici connazionali stabilito da 36 anni al Cairo, che onora il proprio paese, l'arte e l'industria speciale, cui sacrandosi, ne fu il creatore.Il Parvis venne in Egitto non ancora trentenne, dopo avere lavorato per vari anni a Parigi come scultore ed intagliatore in uno dei migliori laboratori di oggetti artistici. Ma primadi recarsi a Parigi egli aveva già fatto il suo tirocinio a Torino, dove ebbe fra gli altri a compagno d'arte ed amico carissimo il Monteverde.Giunto in Egitto, paese a lui sconosciuto, e senza alcuna risorsa di fortuna, il Parvis, senza punto scoraggiarsi, spiegò subito la sua attività in lavori svariati, in decorazioni di case e di palazzi e per Ismaïl Bascià Principe sfarzoso ed intelligente eseguì una quantità di lavori nelle ville e nei palagi costruiti in quell'epoca, come ad esempio in quelli di Ghesireh, di Abdin, del Teatro dell'Opera e pel giardino dell'Esbekieh. Non era ancora l'arte araba studiosamente applicata ai mobili, erano lavori diversi e disparati che procacciavano danari (filusse) al nostro artista.Egli intanto s'innamorava delle bellezze dei monumenti arabi antichi e su di essi iniziò una serie di studi, raccogliendo nei suoi taccuini una quantità di note, di dettagli e di disegni che gli furono in seguito di grande giovamento.A quell'epoca in Egitto non si conoscevano altri mobili che quelli importati dall'Europa.La storia dell'arte araba dà pochi esemplari di mobilia; in tutte le epoche gli Arabi si sono sbizzarriti in decorazioni architettoniche, hanno coperti i loro interni con soffitti scolpiti e rabescati e con pareti a mosaici; i loro armadi erano mascherati da archi ed archetti che impiegavano pure per tutti i vani delle pareti.I molli cuscini ed i numerosi tappeti completavano l'arredamento. Pochi erano gli oggetti veramente originali che si usavano pel servizio interno, eccezione fatta dei Kerti (tavolini bassi) e dei vassoi in ottone coi loro piedi pieghevoli, i cofani, le anfore, i vasi, oggetti questi che s'impiegano ancora oggigiorno.La raccolta di studi del Parvis andò man mano aumentando, ed egli ebbe occasione favorevole di applicare le sue cognizioni pel mandato avuto dal defunto Khédive Ismaïl Bascià di provvedere tutti i mobili per l'arredo di case egiziane che dovevano poi figurare alla grande esposizione di Parigi nel 1867.Ma per facilitare gli studi all'artista, Ismaïl Bascià gli diede un lascia-passare, mediante il quale potè penetrare nelle più belle moschee e copiarvi quanto vi era di buono.L'Egitto in quella Esposizione internazionale fece una splendida figura ed al Parvis, pei suoi mobili, venne conferita la Medaglia d'oro.Da questo punto cominciarono i suoi successi; da questo punto la sua nuova creazione di applicare nel modo più artistico ed elegante le decorazioni di stile arabo ai mobili ed agli oggetti della civiltà occidentale passò nelle mani dell'industria, in guisa che parlando ora di un mobile di stile arabo si dice correntemente un mobile del Parvis come si dice una lama di Damasco od un mosaico di Firenze.Ora l'industria iniziata dal Parvis ha fatto grandi progressi e si è sviluppata al punto da doverne tenere calcolo nelle risorse del paese.Numerosi allievi sono usciti dai laboratori del Capo-Scuola ed hanno aperti negozi; e quantunque imitatori non troppo felici sia per mancanza di idee inventive sia per deficienza di disegno e di correttezza di dettaglio e d'insieme, tuttavia hanno trovato campo di sviluppare un lucroso commercio.Non una casa in Egitto che non possegga questo genere di mobili, non untouristeche lasci il Cairo senza fame acquisti; ma è debito dichiarare che il Parvis in quell'arte ha imitatori, non rivali.Egli nei suoi mobili ha utilizzato le Musciarabieh specie di grata formata da piccoli fusi in legno uniti fra loro che gli arabi adoperano per le finestre delle loro abitazioni per occultarne l'interno; ha utilizzato quei motivi geometrici composti con piccoli fondi di legno incassati e rilegati da cornici con infinita varietà di disegni. Questi manufatti servivano come battenti di porte, decorazioni nelle moschee e costituiscono una delle curiosità più spiccate dell'arte da ebanista araba.Oltre di questo il Parvis ha profuso nei suoi mobili i mosaici fatti con madreperla, avorio, ebano, legno di Campeggio e di altre qualità distinte; si è servito di nicchie a stalattite per comporre diversi generi di mobilio che ha resi eleganti copiando motivi di colonne antiche che sostengono archi ed archetti a mille forme. I rabeschi e gli ornamenti intagliati completano la decorazione, onde ne risulta un insieme elegante ed originale. Nei bronzi cesellati, nei vasi da cento forme il Parvis ha saputo riprodurre i migliori esemplari dell'arte antica e comporne dei nuovi; così pure ha imitati cofani niellati in argento ed in oro studiandone forme nuove collo stile delle diverse epoche.In una parola credo epilogare tutto il lavoro intelligente del Parvis in quell'arte, cui si consacra da molti anni con amore, ripetendo che egli fu il creatore ed il perfezionatore di una industria applicata all'arte araba, la quale, vivendo ora di vita rigogliosa, procaccia il sostentamento ad un numero considerevole di artefici.Raffineria dello zucchero nello Stabilimento di El-Hawandieh in Egitto.Nel 1881 si costituì una società anonima per azioni col capitale di otto milioni per la raffinatura dello zucchero sotto il nome di Raffineria di Egitto.I lavori d'impianto vennero sospesi nel 1882 per causa della rivoluzione di Arabi-Bascià; ma poco dopo vennero ripresi ed ultimati nel 1883.È d'uopo tuttavia confessare che sino a tutto il 1885 questo grande stabilimento ebbe una vita assai stentata e le azioni si ridussero alla metà del loro valore.Al cominciare del 1886 il commendatore Felice Suarès prese le redini della Società, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione, e mutando il personale tanto della direzione tecnica, quanto di quella amministrativa si rialzarono ben presto le sorti della Società, che andò via via prosperando, al punto che nel 1893 il prezzo delle azioni oltrepassò la pari e fu possibile la trasformazione dello Stabilimento, aggiungendo all'industria della raffineria quella della fabbricazione dello zucchero estratto dalle canne. Per questo portando il capitale sociale da otto a quindici milioni si costruì una nuova e grandiosa fabbrica a fianco di quella già esistente, che venne essa stessa ampliata e perfezionata mediante l'introduzione dei sistemi più moderni. Lo Stabilimento dispone ora di una forza motrice di circa duemila cavalli a vapore; è tutto quanto rischiarato a luce elettrica, la quale serve pure di motore pel funzionamento delle pompe sul Nilo che somministrano all'usina l'acqua, la quale durante suo percorso viene filtrata.Presentemente il personale della raffineria, è costituito dai seguenti impiegati di nazionalità diverse.Il direttore tecnico superiore è francese.Il personale della parte industriale si compone di tedeschi, francesi ed italiani.Il personale meccanico per la maggior parte è italiano.La Direzione amministrativa superiore è italiana.Il personale dell'amministrazione è quasi totalmente italiano.Oltre all'elemento europeo, che oltrepassa il centinaio, si impiegano nel lavoro normale di tutto l'anno circa 800 operai indigeni, e durante i sei mesi occupati in campagna pel lavoro delle canne da zucchero si raggiunge la cifra di 1500 operai al giorno.I prodotti raffinati di questo stabilimento andarono man mano sostituendosi ai prodotti affini importati da Marsiglia e da Trieste, per modo che l'importazione al giorno d'oggi è ormai eliminata, ed anzi i prodotti della campagna sono ora copiosamente esportati per la via del Mar Rosso ed anche diretti a qualche porto del Mediterraneo.Tutto il personale europeo ed il personale superiore indigeno sono alloggiati a spese della Società in abitazioni all'uso europeo. Case con giardini per il personale superiore e per gli altri Capi-Servizio; piccoli alloggi per gli operai con famiglia; stanze separate per gli impiegati ed operai non ammogliati.Due gruppi di abitazioni esistono per gli operai indigeni, uno dei quali, l'antico, è costruito secondo le usanze locali, senza ordine, con canne spalmate di terra grassa; l'altro invece, il nuovo, è ordinato in file regolari, costruito con mattoni crudi imbiancati, a similitudine delle case operaie europee.Oltre ai vasti magazzini pel deposito degli zuccheri greggi e raffinati ve ne sono altri spaziosi pel deposito degli articoli necessari alla fabbricazione, pezzi di ricambio per le macchine e di tutti quanti i generi che possano occorrere ad un grande stabilimento lontano da ogni centro industriale.I laboratori principali sono in numero di sei:Chimico—Meccanico—Di fonderia—Falegnami—Pittura—Fabbricazione di casse.Vi esiste pure una farmacia con servizio speciale di farmacista, ed il servizio medico è disimpegnato, secondo le stagioni, e secondo le occorrenze o direttamente alla fabbrica stessa, o dal Cairo, servendosi del telefono.Lo stabilimento è collegato con un tronco ferroviario a scartamento normale della lunghezza di circa 600 metri alla rete ferroviaria dello Stato; è anche collegato mediante una linea a scartamento ridotto al punto d'imbarco sulla riva sinistra del Nilo, da dove passando alla opposta sponda si raggiunge la linea ferroviaria di Hélouan, che ha frequentissimo traffico col Cairo.La Compagnia possiede varie barche pel trasporto degli zuccheri e due rimorchiatori pel servizio delle canne, che giungono allo stabilimento per la via d'acqua, non che un battello a vapore per il personale superiore e per le occorrenze di servizio. La Raffineria di El-Hawandieh è ad una mezza ora circa di ferrovia dal Cairo.UNA DELLE SALE ARTISTICHE DELLO STABILIMENTO PARVIS

STAMPERIA GOVERNATIVA DI BOULAC—STABILIMENTO PARVIS RAFFINERIA ZUCCHERI DI EL-HAVVANDIEH

Stamperia governativa di Boulac.

La Stamperia di Boulac, villaggio sulla riva destra del Nilo e distante un chilometro dal Cairo, è destinata a provvedere ai bisogni di tutte le Amministrazioni dello Stato ed è stata fondata sotto il Vice-Reame di Mohamed-Alì-Bascià. A quell'epoca, come pure sotto Said Bascià, la principale produzione dello Stabilimento consisteva in libri arabi.

Said Bascià dispose della Stamperia col darla in regalo ad Abd-El-Rahman Bascià Ronchdy, il quale si associò Hussein Bascià Husny.

Il signor A. Mourès stampatore in Alessandria venne da essi chiamato per dare un maggiore sviluppo a quest'industria così poco progredita a quell'epoca in Egitto. Mercè le sue profonde conoscenze tecniche, diede una grande spinta alla Stamperia di Boulac, che rese bentosto al Governo utili servizi.

S. A. Ismail Bascià prevedendo i vantaggi di una stamperia del tutto governativa l'acquistò dai suoi proprietari e la pose sotto la direzione di Hussein Bascià Husny continuandone la direzione tecnica sotto il Mourès.

Nel 1885 il governo volendo ancora aumentare l'importanza dello Stabilimento fece eseguire un progetto di riorganizzazione dallo specialista Edmondo Bauget Bey fatto espressamente venire da Parigi, che trovasi tuttora direttore tecnico della Stamperia nazionale.

I servizi della Stamperia sono i seguenti:

Incisione dei ponzoni e delle matrici.

Fondita dei caratteri.

Stereotipia.

Composizione europea ed araba.

Stampe topografiche.

Incisione su pietre litografiche. Ripulitura, legatura, squadratura, trapanatura.

Fotografia, fototipia e foto-incisione.

Quest'ultimo apparecchio è di recente creazione.

Il personale si compone:

Di quattro capi-servizio europei; quattro capi-servizio indigeni; cinquantasei operai europei; duecentocinquanta operai indigeni.

Fra i 56 operai europei 38 sono italiani.

Dello Stabilimento Parvis.

Il Cavaliere Giuseppe Parvis è uno dei nostri simpatici connazionali stabilito da 36 anni al Cairo, che onora il proprio paese, l'arte e l'industria speciale, cui sacrandosi, ne fu il creatore.

Il Parvis venne in Egitto non ancora trentenne, dopo avere lavorato per vari anni a Parigi come scultore ed intagliatore in uno dei migliori laboratori di oggetti artistici. Ma primadi recarsi a Parigi egli aveva già fatto il suo tirocinio a Torino, dove ebbe fra gli altri a compagno d'arte ed amico carissimo il Monteverde.

Giunto in Egitto, paese a lui sconosciuto, e senza alcuna risorsa di fortuna, il Parvis, senza punto scoraggiarsi, spiegò subito la sua attività in lavori svariati, in decorazioni di case e di palazzi e per Ismaïl Bascià Principe sfarzoso ed intelligente eseguì una quantità di lavori nelle ville e nei palagi costruiti in quell'epoca, come ad esempio in quelli di Ghesireh, di Abdin, del Teatro dell'Opera e pel giardino dell'Esbekieh. Non era ancora l'arte araba studiosamente applicata ai mobili, erano lavori diversi e disparati che procacciavano danari (filusse) al nostro artista.

Egli intanto s'innamorava delle bellezze dei monumenti arabi antichi e su di essi iniziò una serie di studi, raccogliendo nei suoi taccuini una quantità di note, di dettagli e di disegni che gli furono in seguito di grande giovamento.

A quell'epoca in Egitto non si conoscevano altri mobili che quelli importati dall'Europa.

La storia dell'arte araba dà pochi esemplari di mobilia; in tutte le epoche gli Arabi si sono sbizzarriti in decorazioni architettoniche, hanno coperti i loro interni con soffitti scolpiti e rabescati e con pareti a mosaici; i loro armadi erano mascherati da archi ed archetti che impiegavano pure per tutti i vani delle pareti.

I molli cuscini ed i numerosi tappeti completavano l'arredamento. Pochi erano gli oggetti veramente originali che si usavano pel servizio interno, eccezione fatta dei Kerti (tavolini bassi) e dei vassoi in ottone coi loro piedi pieghevoli, i cofani, le anfore, i vasi, oggetti questi che s'impiegano ancora oggigiorno.

La raccolta di studi del Parvis andò man mano aumentando, ed egli ebbe occasione favorevole di applicare le sue cognizioni pel mandato avuto dal defunto Khédive Ismaïl Bascià di provvedere tutti i mobili per l'arredo di case egiziane che dovevano poi figurare alla grande esposizione di Parigi nel 1867.

Ma per facilitare gli studi all'artista, Ismaïl Bascià gli diede un lascia-passare, mediante il quale potè penetrare nelle più belle moschee e copiarvi quanto vi era di buono.

L'Egitto in quella Esposizione internazionale fece una splendida figura ed al Parvis, pei suoi mobili, venne conferita la Medaglia d'oro.

Da questo punto cominciarono i suoi successi; da questo punto la sua nuova creazione di applicare nel modo più artistico ed elegante le decorazioni di stile arabo ai mobili ed agli oggetti della civiltà occidentale passò nelle mani dell'industria, in guisa che parlando ora di un mobile di stile arabo si dice correntemente un mobile del Parvis come si dice una lama di Damasco od un mosaico di Firenze.

Ora l'industria iniziata dal Parvis ha fatto grandi progressi e si è sviluppata al punto da doverne tenere calcolo nelle risorse del paese.

Numerosi allievi sono usciti dai laboratori del Capo-Scuola ed hanno aperti negozi; e quantunque imitatori non troppo felici sia per mancanza di idee inventive sia per deficienza di disegno e di correttezza di dettaglio e d'insieme, tuttavia hanno trovato campo di sviluppare un lucroso commercio.

Non una casa in Egitto che non possegga questo genere di mobili, non untouristeche lasci il Cairo senza fame acquisti; ma è debito dichiarare che il Parvis in quell'arte ha imitatori, non rivali.

Egli nei suoi mobili ha utilizzato le Musciarabieh specie di grata formata da piccoli fusi in legno uniti fra loro che gli arabi adoperano per le finestre delle loro abitazioni per occultarne l'interno; ha utilizzato quei motivi geometrici composti con piccoli fondi di legno incassati e rilegati da cornici con infinita varietà di disegni. Questi manufatti servivano come battenti di porte, decorazioni nelle moschee e costituiscono una delle curiosità più spiccate dell'arte da ebanista araba.

Oltre di questo il Parvis ha profuso nei suoi mobili i mosaici fatti con madreperla, avorio, ebano, legno di Campeggio e di altre qualità distinte; si è servito di nicchie a stalattite per comporre diversi generi di mobilio che ha resi eleganti copiando motivi di colonne antiche che sostengono archi ed archetti a mille forme. I rabeschi e gli ornamenti intagliati completano la decorazione, onde ne risulta un insieme elegante ed originale. Nei bronzi cesellati, nei vasi da cento forme il Parvis ha saputo riprodurre i migliori esemplari dell'arte antica e comporne dei nuovi; così pure ha imitati cofani niellati in argento ed in oro studiandone forme nuove collo stile delle diverse epoche.

In una parola credo epilogare tutto il lavoro intelligente del Parvis in quell'arte, cui si consacra da molti anni con amore, ripetendo che egli fu il creatore ed il perfezionatore di una industria applicata all'arte araba, la quale, vivendo ora di vita rigogliosa, procaccia il sostentamento ad un numero considerevole di artefici.

Raffineria dello zucchero nello Stabilimento di El-Hawandieh in Egitto.

Nel 1881 si costituì una società anonima per azioni col capitale di otto milioni per la raffinatura dello zucchero sotto il nome di Raffineria di Egitto.

I lavori d'impianto vennero sospesi nel 1882 per causa della rivoluzione di Arabi-Bascià; ma poco dopo vennero ripresi ed ultimati nel 1883.

È d'uopo tuttavia confessare che sino a tutto il 1885 questo grande stabilimento ebbe una vita assai stentata e le azioni si ridussero alla metà del loro valore.

Al cominciare del 1886 il commendatore Felice Suarès prese le redini della Società, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione, e mutando il personale tanto della direzione tecnica, quanto di quella amministrativa si rialzarono ben presto le sorti della Società, che andò via via prosperando, al punto che nel 1893 il prezzo delle azioni oltrepassò la pari e fu possibile la trasformazione dello Stabilimento, aggiungendo all'industria della raffineria quella della fabbricazione dello zucchero estratto dalle canne. Per questo portando il capitale sociale da otto a quindici milioni si costruì una nuova e grandiosa fabbrica a fianco di quella già esistente, che venne essa stessa ampliata e perfezionata mediante l'introduzione dei sistemi più moderni. Lo Stabilimento dispone ora di una forza motrice di circa duemila cavalli a vapore; è tutto quanto rischiarato a luce elettrica, la quale serve pure di motore pel funzionamento delle pompe sul Nilo che somministrano all'usina l'acqua, la quale durante suo percorso viene filtrata.

Presentemente il personale della raffineria, è costituito dai seguenti impiegati di nazionalità diverse.

Il direttore tecnico superiore è francese.

Il personale della parte industriale si compone di tedeschi, francesi ed italiani.

Il personale meccanico per la maggior parte è italiano.

La Direzione amministrativa superiore è italiana.

Il personale dell'amministrazione è quasi totalmente italiano.

Oltre all'elemento europeo, che oltrepassa il centinaio, si impiegano nel lavoro normale di tutto l'anno circa 800 operai indigeni, e durante i sei mesi occupati in campagna pel lavoro delle canne da zucchero si raggiunge la cifra di 1500 operai al giorno.

I prodotti raffinati di questo stabilimento andarono man mano sostituendosi ai prodotti affini importati da Marsiglia e da Trieste, per modo che l'importazione al giorno d'oggi è ormai eliminata, ed anzi i prodotti della campagna sono ora copiosamente esportati per la via del Mar Rosso ed anche diretti a qualche porto del Mediterraneo.

Tutto il personale europeo ed il personale superiore indigeno sono alloggiati a spese della Società in abitazioni all'uso europeo. Case con giardini per il personale superiore e per gli altri Capi-Servizio; piccoli alloggi per gli operai con famiglia; stanze separate per gli impiegati ed operai non ammogliati.

Due gruppi di abitazioni esistono per gli operai indigeni, uno dei quali, l'antico, è costruito secondo le usanze locali, senza ordine, con canne spalmate di terra grassa; l'altro invece, il nuovo, è ordinato in file regolari, costruito con mattoni crudi imbiancati, a similitudine delle case operaie europee.

Oltre ai vasti magazzini pel deposito degli zuccheri greggi e raffinati ve ne sono altri spaziosi pel deposito degli articoli necessari alla fabbricazione, pezzi di ricambio per le macchine e di tutti quanti i generi che possano occorrere ad un grande stabilimento lontano da ogni centro industriale.

I laboratori principali sono in numero di sei:

Chimico—Meccanico—Di fonderia—Falegnami—Pittura—Fabbricazione di casse.

Vi esiste pure una farmacia con servizio speciale di farmacista, ed il servizio medico è disimpegnato, secondo le stagioni, e secondo le occorrenze o direttamente alla fabbrica stessa, o dal Cairo, servendosi del telefono.

Lo stabilimento è collegato con un tronco ferroviario a scartamento normale della lunghezza di circa 600 metri alla rete ferroviaria dello Stato; è anche collegato mediante una linea a scartamento ridotto al punto d'imbarco sulla riva sinistra del Nilo, da dove passando alla opposta sponda si raggiunge la linea ferroviaria di Hélouan, che ha frequentissimo traffico col Cairo.

La Compagnia possiede varie barche pel trasporto degli zuccheri e due rimorchiatori pel servizio delle canne, che giungono allo stabilimento per la via d'acqua, non che un battello a vapore per il personale superiore e per le occorrenze di servizio. La Raffineria di El-Hawandieh è ad una mezza ora circa di ferrovia dal Cairo.

UNA DELLE SALE ARTISTICHE DELLO STABILIMENTO PARVIS

UNA DELLE SALE ARTISTICHE DELLO STABILIMENTO PARVIS

UNA DELLE SALE ARTISTICHE DELLO STABILIMENTO PARVIS

EPILOGONel dare termine a questo mio lavoro, esprimo nell'interesse dell'Egitto e dell'Italia alcuni voti, lasciando a parte le questioni e le aspirazioni politiche, che ciascun popolo sente nel cuore.Il primo voto, che riflette l'Egitto, quella terra benedetta da Dio, è di vedere un migliore impianto dei vari servizi pubblici e di quelli che si riferiscono all'igiene, mediante le seguenti istituzioni:1º Di municipi che, funzionando come quelli di Europa vengano, almeno nei centri principali, a sostituirsi alla autorità governativa, che presentemente regge tutto quanto riguarda la popolazione ed i suoi più vitali interessi.2º Di un regolare servizio d'igiene pubblica, che a poco a poco, oltre al provvedere, distrugga i tanti errori, che il tempo ha qui consolidati e che sono contrari al mantenimento della salute.Si vedrebbero, per esempio, in questo modo menomate le piaghe, che ora tante vittime mietono nel popolo, del vaiuolo e dell'oftalmia.3º Di impiantare, con qualunque sacrifizio, un sistema sotterraneo di spurghi (ègouts) che ora non esistono in nessuna parte dell'Egitto, tranne che nella città di Alessandria.Nell'interesse poi dell'Italia e della sua numerosa colonia in Egitto farei voto, che si provvedesse:1º Per un solido ed efficace impianto di scuole italiane che possano, a determinate condizioni, essere pure usufruite dagli indigeni, quale mezzo opportunissimo di rendere sempre più famigliare la lingua italiana nelle diverse regioni africane.2º Per l'istituzione di Collegi, Convitti e Scuole pareggiate alle governative italiane, e questo almeno nei due principali centri, Cairo ed Alessandria, affinchè i genitori nella colonia non sieno più costretti ad affidare l'istruzione dei loro figli ad istituti esteri, se pur non vogliono, come ora si pratica dalle persone più facoltose, mandarli agli studi, in Italia con grave dispendio e col rammarico di una lunga separazione, che nuoce sempre, oltre agli altri inconvenienti, all'affetto reciproco nella famiglia.

Nel dare termine a questo mio lavoro, esprimo nell'interesse dell'Egitto e dell'Italia alcuni voti, lasciando a parte le questioni e le aspirazioni politiche, che ciascun popolo sente nel cuore.

Il primo voto, che riflette l'Egitto, quella terra benedetta da Dio, è di vedere un migliore impianto dei vari servizi pubblici e di quelli che si riferiscono all'igiene, mediante le seguenti istituzioni:

1º Di municipi che, funzionando come quelli di Europa vengano, almeno nei centri principali, a sostituirsi alla autorità governativa, che presentemente regge tutto quanto riguarda la popolazione ed i suoi più vitali interessi.

2º Di un regolare servizio d'igiene pubblica, che a poco a poco, oltre al provvedere, distrugga i tanti errori, che il tempo ha qui consolidati e che sono contrari al mantenimento della salute.

Si vedrebbero, per esempio, in questo modo menomate le piaghe, che ora tante vittime mietono nel popolo, del vaiuolo e dell'oftalmia.

3º Di impiantare, con qualunque sacrifizio, un sistema sotterraneo di spurghi (ègouts) che ora non esistono in nessuna parte dell'Egitto, tranne che nella città di Alessandria.

Nell'interesse poi dell'Italia e della sua numerosa colonia in Egitto farei voto, che si provvedesse:

1º Per un solido ed efficace impianto di scuole italiane che possano, a determinate condizioni, essere pure usufruite dagli indigeni, quale mezzo opportunissimo di rendere sempre più famigliare la lingua italiana nelle diverse regioni africane.

2º Per l'istituzione di Collegi, Convitti e Scuole pareggiate alle governative italiane, e questo almeno nei due principali centri, Cairo ed Alessandria, affinchè i genitori nella colonia non sieno più costretti ad affidare l'istruzione dei loro figli ad istituti esteri, se pur non vogliono, come ora si pratica dalle persone più facoltose, mandarli agli studi, in Italia con grave dispendio e col rammarico di una lunga separazione, che nuoce sempre, oltre agli altri inconvenienti, all'affetto reciproco nella famiglia.

NOTE:[1]Presso gli antichi Egizi Rà rappresentava il Sole.[2]Iside ebbe molti templi in Egitto ed era madre e sorella del Sole[3]I geografi non sono tutti di accordo nel fissare la lunghezza del corso del Nilo. Lo scrivente si è tenuto alla cifra di 6500 chilometri, perchè registrata tanto nell'opera del Chèlu, quanto nella geografia del Bernard, sì l'una come l'altra assai recenti.Stando a tale cifra, il Nilo risulterebbe avere il corso più lungo di tutti i fiumi del mondo non esclusi il Mississipi ed il fiume delle Amazzoni in America.[4]Per quanto riflette il corso del Nilo, le sue cateratte e le sue cascate mi sono di preferenza appoggiato al bellissimo studio del Chélu (Le Nil, le Soudan et l'Egypte) che, a mio giudizio, è un'opera di molta lena ed altamente commendevole.[5]Per seguire la descrizione particolareggiata di questa parte del Nilo occorre consultare una carta alla scala non inferiore dell'1/200000.[6]Sakkara, necropoli dell'antica Menfi fondata da Mene I Re d'Egitto (cinque mila anni a.C.).[7]Mariette, celebre Egittologo dei tempi nostri. Fece numerose e preziose scoperte di cose antiche.[8]Serapeum di Sakkara. Sotterraneo, la cui entrata era un giorno occultata; si compone di una lunga galleria avente per ogni fiancata sei vasti ambienti, in ciascuno dei quali esiste tuttora un grande sarcofago in granito in cui giaceva il corpo di un Dio-Bove, chiamato anche Dio-Apis od Osiride-Bue.La giovenca predestinata a diventare madre di un Dio-Apis veniva distinta col nome di Neìth concepiva e dava alla luce l'Apis, senza cessare di essere vergine, perchè fecondata da Phtha (Dio Creatore) che si tramutava in calore.[9]La mastaba di Tih, come tutte le altre mastabe, è un'edicola quadrata, dove si celebravano gli anniversari funebri. Da essa si penetra nella camera mortuaria ove trovavasi il sarcofago di Tih antico Re degli Egizi.[10]Oonas, gran Sacerdote, Capo di eserciti, Ministro onnipotente presso tre successivi Re della VI Dinastia, Teta, Papi I e Mèrenra (3600 anni avanti Cristo) fece costruire per i suoi Re la piramide, cui legò il proprio nome.Gli antichi Re egizi portavano il titolo di Faraone, venivano loro tributati onori divini ed erano distinti colla qualifica di Sua Santità.[11]Denderah, l'antica Tentyra, possiede splendide ruine e fra queste primeggia il gran tempio dedicato alla dea Hathos che è la Venere egizia.Il tempio è antichissimo; fu ricostrutto da Cheope re di Menfi nell'epoca in cui egli faceva elevare la più grande piramide che esiste e che porta il suo nome; fu in seguito restaurato dai Tolomei. Nel gran tempio di Denderah si trovava il famoso zodiaco stato trasportato in Francia nel 1821 e mediante il quale si voleva provare la remota origine dell'astronomia egiziana; ma poco dopo venne a risultare che quel zodiaco non era anteriore ai Tolomei.[12]Un'osservazione che qui mi cade opportuno di fare è che presso una notevole parte dei monumenti dell'antico Egitto figurano il nome e le gesta di Ramsès IIº (il Sesostri dei Greci) il quale appartiene alla XIX Dinastia e salì al trono verso il 1400 avanti Cristo; regnò per ben 67 anni.Questo frequente ripetersi del nome e delle imprese di Ramsès IIº si deve a varie circostanze:1º Al suo lungo regno di 67 anni, durante il quale, avido della sua glorificazione, non solamente si fece costruire monumenti, statue e grandi lapidi, su cui erano impressi i suoi fasti e le sue gloriole, ma per stimolo di sua vanità face sostituire il proprio al nome dei suoi predecessori, ovunque gli fu dato di farlo;2º All'errore in cui vennero tratti gli storici greci, i quali attribuirono a Ramsès-Sesostri tutte le conquiste dei Faraoni che lo avevano preceduto.L'esagerazione delle opere di Ramsès IIº indusse ad attribuire a questo Re monumenti antichi, sulle cui iscrizioni egli aveva fatto incidere il proprio nome. Sarebbero state sufficienti le grandi opere costruite durante il suo regno per meravigliare l'età presente, senza ricorrere a quella ingannevole sostituzione di nome.E così fu detto che Ramsès IIº il gran Sesostri abbia fatto elevare un tempio in ciascuna città del Regno dedicato alla Divinità principale del luogo.La personalità di questo Faraone invase tutto, assorbì tutto.

NOTE:

[1]Presso gli antichi Egizi Rà rappresentava il Sole.[2]Iside ebbe molti templi in Egitto ed era madre e sorella del Sole[3]I geografi non sono tutti di accordo nel fissare la lunghezza del corso del Nilo. Lo scrivente si è tenuto alla cifra di 6500 chilometri, perchè registrata tanto nell'opera del Chèlu, quanto nella geografia del Bernard, sì l'una come l'altra assai recenti.Stando a tale cifra, il Nilo risulterebbe avere il corso più lungo di tutti i fiumi del mondo non esclusi il Mississipi ed il fiume delle Amazzoni in America.[4]Per quanto riflette il corso del Nilo, le sue cateratte e le sue cascate mi sono di preferenza appoggiato al bellissimo studio del Chélu (Le Nil, le Soudan et l'Egypte) che, a mio giudizio, è un'opera di molta lena ed altamente commendevole.[5]Per seguire la descrizione particolareggiata di questa parte del Nilo occorre consultare una carta alla scala non inferiore dell'1/200000.[6]Sakkara, necropoli dell'antica Menfi fondata da Mene I Re d'Egitto (cinque mila anni a.C.).[7]Mariette, celebre Egittologo dei tempi nostri. Fece numerose e preziose scoperte di cose antiche.[8]Serapeum di Sakkara. Sotterraneo, la cui entrata era un giorno occultata; si compone di una lunga galleria avente per ogni fiancata sei vasti ambienti, in ciascuno dei quali esiste tuttora un grande sarcofago in granito in cui giaceva il corpo di un Dio-Bove, chiamato anche Dio-Apis od Osiride-Bue.La giovenca predestinata a diventare madre di un Dio-Apis veniva distinta col nome di Neìth concepiva e dava alla luce l'Apis, senza cessare di essere vergine, perchè fecondata da Phtha (Dio Creatore) che si tramutava in calore.[9]La mastaba di Tih, come tutte le altre mastabe, è un'edicola quadrata, dove si celebravano gli anniversari funebri. Da essa si penetra nella camera mortuaria ove trovavasi il sarcofago di Tih antico Re degli Egizi.[10]Oonas, gran Sacerdote, Capo di eserciti, Ministro onnipotente presso tre successivi Re della VI Dinastia, Teta, Papi I e Mèrenra (3600 anni avanti Cristo) fece costruire per i suoi Re la piramide, cui legò il proprio nome.Gli antichi Re egizi portavano il titolo di Faraone, venivano loro tributati onori divini ed erano distinti colla qualifica di Sua Santità.[11]Denderah, l'antica Tentyra, possiede splendide ruine e fra queste primeggia il gran tempio dedicato alla dea Hathos che è la Venere egizia.Il tempio è antichissimo; fu ricostrutto da Cheope re di Menfi nell'epoca in cui egli faceva elevare la più grande piramide che esiste e che porta il suo nome; fu in seguito restaurato dai Tolomei. Nel gran tempio di Denderah si trovava il famoso zodiaco stato trasportato in Francia nel 1821 e mediante il quale si voleva provare la remota origine dell'astronomia egiziana; ma poco dopo venne a risultare che quel zodiaco non era anteriore ai Tolomei.[12]Un'osservazione che qui mi cade opportuno di fare è che presso una notevole parte dei monumenti dell'antico Egitto figurano il nome e le gesta di Ramsès IIº (il Sesostri dei Greci) il quale appartiene alla XIX Dinastia e salì al trono verso il 1400 avanti Cristo; regnò per ben 67 anni.Questo frequente ripetersi del nome e delle imprese di Ramsès IIº si deve a varie circostanze:1º Al suo lungo regno di 67 anni, durante il quale, avido della sua glorificazione, non solamente si fece costruire monumenti, statue e grandi lapidi, su cui erano impressi i suoi fasti e le sue gloriole, ma per stimolo di sua vanità face sostituire il proprio al nome dei suoi predecessori, ovunque gli fu dato di farlo;2º All'errore in cui vennero tratti gli storici greci, i quali attribuirono a Ramsès-Sesostri tutte le conquiste dei Faraoni che lo avevano preceduto.L'esagerazione delle opere di Ramsès IIº indusse ad attribuire a questo Re monumenti antichi, sulle cui iscrizioni egli aveva fatto incidere il proprio nome. Sarebbero state sufficienti le grandi opere costruite durante il suo regno per meravigliare l'età presente, senza ricorrere a quella ingannevole sostituzione di nome.E così fu detto che Ramsès IIº il gran Sesostri abbia fatto elevare un tempio in ciascuna città del Regno dedicato alla Divinità principale del luogo.La personalità di questo Faraone invase tutto, assorbì tutto.

[1]Presso gli antichi Egizi Rà rappresentava il Sole.

[1]Presso gli antichi Egizi Rà rappresentava il Sole.

[2]Iside ebbe molti templi in Egitto ed era madre e sorella del Sole

[2]Iside ebbe molti templi in Egitto ed era madre e sorella del Sole

[3]I geografi non sono tutti di accordo nel fissare la lunghezza del corso del Nilo. Lo scrivente si è tenuto alla cifra di 6500 chilometri, perchè registrata tanto nell'opera del Chèlu, quanto nella geografia del Bernard, sì l'una come l'altra assai recenti.Stando a tale cifra, il Nilo risulterebbe avere il corso più lungo di tutti i fiumi del mondo non esclusi il Mississipi ed il fiume delle Amazzoni in America.

[3]I geografi non sono tutti di accordo nel fissare la lunghezza del corso del Nilo. Lo scrivente si è tenuto alla cifra di 6500 chilometri, perchè registrata tanto nell'opera del Chèlu, quanto nella geografia del Bernard, sì l'una come l'altra assai recenti.

Stando a tale cifra, il Nilo risulterebbe avere il corso più lungo di tutti i fiumi del mondo non esclusi il Mississipi ed il fiume delle Amazzoni in America.

[4]Per quanto riflette il corso del Nilo, le sue cateratte e le sue cascate mi sono di preferenza appoggiato al bellissimo studio del Chélu (Le Nil, le Soudan et l'Egypte) che, a mio giudizio, è un'opera di molta lena ed altamente commendevole.

[4]Per quanto riflette il corso del Nilo, le sue cateratte e le sue cascate mi sono di preferenza appoggiato al bellissimo studio del Chélu (Le Nil, le Soudan et l'Egypte) che, a mio giudizio, è un'opera di molta lena ed altamente commendevole.

[5]Per seguire la descrizione particolareggiata di questa parte del Nilo occorre consultare una carta alla scala non inferiore dell'1/200000.

[5]Per seguire la descrizione particolareggiata di questa parte del Nilo occorre consultare una carta alla scala non inferiore dell'1/200000.

[6]Sakkara, necropoli dell'antica Menfi fondata da Mene I Re d'Egitto (cinque mila anni a.C.).

[6]Sakkara, necropoli dell'antica Menfi fondata da Mene I Re d'Egitto (cinque mila anni a.C.).

[7]Mariette, celebre Egittologo dei tempi nostri. Fece numerose e preziose scoperte di cose antiche.

[7]Mariette, celebre Egittologo dei tempi nostri. Fece numerose e preziose scoperte di cose antiche.

[8]Serapeum di Sakkara. Sotterraneo, la cui entrata era un giorno occultata; si compone di una lunga galleria avente per ogni fiancata sei vasti ambienti, in ciascuno dei quali esiste tuttora un grande sarcofago in granito in cui giaceva il corpo di un Dio-Bove, chiamato anche Dio-Apis od Osiride-Bue.La giovenca predestinata a diventare madre di un Dio-Apis veniva distinta col nome di Neìth concepiva e dava alla luce l'Apis, senza cessare di essere vergine, perchè fecondata da Phtha (Dio Creatore) che si tramutava in calore.

[8]Serapeum di Sakkara. Sotterraneo, la cui entrata era un giorno occultata; si compone di una lunga galleria avente per ogni fiancata sei vasti ambienti, in ciascuno dei quali esiste tuttora un grande sarcofago in granito in cui giaceva il corpo di un Dio-Bove, chiamato anche Dio-Apis od Osiride-Bue.

La giovenca predestinata a diventare madre di un Dio-Apis veniva distinta col nome di Neìth concepiva e dava alla luce l'Apis, senza cessare di essere vergine, perchè fecondata da Phtha (Dio Creatore) che si tramutava in calore.

[9]La mastaba di Tih, come tutte le altre mastabe, è un'edicola quadrata, dove si celebravano gli anniversari funebri. Da essa si penetra nella camera mortuaria ove trovavasi il sarcofago di Tih antico Re degli Egizi.

[9]La mastaba di Tih, come tutte le altre mastabe, è un'edicola quadrata, dove si celebravano gli anniversari funebri. Da essa si penetra nella camera mortuaria ove trovavasi il sarcofago di Tih antico Re degli Egizi.

[10]Oonas, gran Sacerdote, Capo di eserciti, Ministro onnipotente presso tre successivi Re della VI Dinastia, Teta, Papi I e Mèrenra (3600 anni avanti Cristo) fece costruire per i suoi Re la piramide, cui legò il proprio nome.Gli antichi Re egizi portavano il titolo di Faraone, venivano loro tributati onori divini ed erano distinti colla qualifica di Sua Santità.

[10]Oonas, gran Sacerdote, Capo di eserciti, Ministro onnipotente presso tre successivi Re della VI Dinastia, Teta, Papi I e Mèrenra (3600 anni avanti Cristo) fece costruire per i suoi Re la piramide, cui legò il proprio nome.

Gli antichi Re egizi portavano il titolo di Faraone, venivano loro tributati onori divini ed erano distinti colla qualifica di Sua Santità.

[11]Denderah, l'antica Tentyra, possiede splendide ruine e fra queste primeggia il gran tempio dedicato alla dea Hathos che è la Venere egizia.Il tempio è antichissimo; fu ricostrutto da Cheope re di Menfi nell'epoca in cui egli faceva elevare la più grande piramide che esiste e che porta il suo nome; fu in seguito restaurato dai Tolomei. Nel gran tempio di Denderah si trovava il famoso zodiaco stato trasportato in Francia nel 1821 e mediante il quale si voleva provare la remota origine dell'astronomia egiziana; ma poco dopo venne a risultare che quel zodiaco non era anteriore ai Tolomei.

[11]Denderah, l'antica Tentyra, possiede splendide ruine e fra queste primeggia il gran tempio dedicato alla dea Hathos che è la Venere egizia.

Il tempio è antichissimo; fu ricostrutto da Cheope re di Menfi nell'epoca in cui egli faceva elevare la più grande piramide che esiste e che porta il suo nome; fu in seguito restaurato dai Tolomei. Nel gran tempio di Denderah si trovava il famoso zodiaco stato trasportato in Francia nel 1821 e mediante il quale si voleva provare la remota origine dell'astronomia egiziana; ma poco dopo venne a risultare che quel zodiaco non era anteriore ai Tolomei.

[12]Un'osservazione che qui mi cade opportuno di fare è che presso una notevole parte dei monumenti dell'antico Egitto figurano il nome e le gesta di Ramsès IIº (il Sesostri dei Greci) il quale appartiene alla XIX Dinastia e salì al trono verso il 1400 avanti Cristo; regnò per ben 67 anni.Questo frequente ripetersi del nome e delle imprese di Ramsès IIº si deve a varie circostanze:1º Al suo lungo regno di 67 anni, durante il quale, avido della sua glorificazione, non solamente si fece costruire monumenti, statue e grandi lapidi, su cui erano impressi i suoi fasti e le sue gloriole, ma per stimolo di sua vanità face sostituire il proprio al nome dei suoi predecessori, ovunque gli fu dato di farlo;2º All'errore in cui vennero tratti gli storici greci, i quali attribuirono a Ramsès-Sesostri tutte le conquiste dei Faraoni che lo avevano preceduto.L'esagerazione delle opere di Ramsès IIº indusse ad attribuire a questo Re monumenti antichi, sulle cui iscrizioni egli aveva fatto incidere il proprio nome. Sarebbero state sufficienti le grandi opere costruite durante il suo regno per meravigliare l'età presente, senza ricorrere a quella ingannevole sostituzione di nome.E così fu detto che Ramsès IIº il gran Sesostri abbia fatto elevare un tempio in ciascuna città del Regno dedicato alla Divinità principale del luogo.La personalità di questo Faraone invase tutto, assorbì tutto.

[12]Un'osservazione che qui mi cade opportuno di fare è che presso una notevole parte dei monumenti dell'antico Egitto figurano il nome e le gesta di Ramsès IIº (il Sesostri dei Greci) il quale appartiene alla XIX Dinastia e salì al trono verso il 1400 avanti Cristo; regnò per ben 67 anni.

Questo frequente ripetersi del nome e delle imprese di Ramsès IIº si deve a varie circostanze:

1º Al suo lungo regno di 67 anni, durante il quale, avido della sua glorificazione, non solamente si fece costruire monumenti, statue e grandi lapidi, su cui erano impressi i suoi fasti e le sue gloriole, ma per stimolo di sua vanità face sostituire il proprio al nome dei suoi predecessori, ovunque gli fu dato di farlo;

2º All'errore in cui vennero tratti gli storici greci, i quali attribuirono a Ramsès-Sesostri tutte le conquiste dei Faraoni che lo avevano preceduto.

L'esagerazione delle opere di Ramsès IIº indusse ad attribuire a questo Re monumenti antichi, sulle cui iscrizioni egli aveva fatto incidere il proprio nome. Sarebbero state sufficienti le grandi opere costruite durante il suo regno per meravigliare l'età presente, senza ricorrere a quella ingannevole sostituzione di nome.

E così fu detto che Ramsès IIº il gran Sesostri abbia fatto elevare un tempio in ciascuna città del Regno dedicato alla Divinità principale del luogo.

La personalità di questo Faraone invase tutto, assorbì tutto.


Back to IndexNext