I SOPRAVVISSUTI

I SOPRAVVISSUTII.Fu, prima, ferocissima, la guerra.Poscia, il saccheggio con la pestilenza.E siccità distrusse ogni semenza.E il terremoto devastò la terra.Mostruosi grovigli d'insepoltevittime scavalcando con dementerabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,abbandonaron le crollate vôlte.E ad uno ad uno caddero per via.E per giorni e per notti la tormentadivina imperversò, fin che fu spentaogni voce nel mondo in agonia.Di cerchia in cerchia ruinò sperdutodel sole in traccia, come pazzo, il mondo;nel suo terrore d'astro moribondoall'altre stelle in van chiedendo aiuto.Ma la celeste rutilante aurora,per volontà di Dio dal caos balzando,disse: Pace!...—e le arrise il miserandoregno dei morti e del silenzio, ancora.E pace fu, sopra la terra. Il solco,sazio di sangue e di midollo umano,in opulento biondeggiar di granorisfolgorò, senz'opra di bifolco.E ancor le piante misero le fronde.E qualche uccello ancor vi pose il nido.Tutto tornò com'era, a monte e a lido,al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.Sol fu distrutto quel che l'uom creò,la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,la macchina: e distrutto egli, con l'empiosuo cuore.—Ma un manipolo restò.—Restò, padrone, in faccia al cataclisma.Restò, più forte della cieca morte.—Compagni!... Nostre ormai sono le portedel tempo!... Assunti dal vermiglio crismaal gran destino, di gladïatoriapossanza i maschi, di superba graziale donne,—avanti!...—Il nuovo impero spaziada nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—II.Ultimi d'una stirpe di titani,progenitori di più eccelsi eroi,or che faremo?... Quale, ora, da noiprova attende, alba vergine, il domani?...Sparvero i lari, i codici, i messali,i crocifissi dalle tese bracciaconsolatrici: inabissò ogni tracciadi civiltà negl'ìnferi letali.O mio compagno atletico, rammentitu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,femmina bella come la bellezza,che smarrita mi guardi e non mi senti?...E tu, che ascondi dietro il fronte enormela scïenza dei secoli;—e de' tuoivolumi, ove scrutasti il prima e il poi,l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—E tu, che sulle storte gambe reggiligneo torso nodoso, uso al travagliodi leva?... e tu, che corda di bavagliotessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...E tu, donna, che porti sulle labraimpresso il bacio d'una moltitudine?...Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudinescandagliavi l'insonne anima scabra?...Novello nome per virtù novellavenga a ciascun dal limpido lavacrodonde ei, fanciullo primigenio, il sacrocammino imprenda verso nova stella!...Sia rimesso a ciascuno il suo peccatos'egli peccò secondo la scomparsalegge:—maravigliosa anima, apparsadal caos, prima di te nulla era nato!...Parli e agisca ciascun secondo il dettodella sua verità, nuda ed eternacome quella che i sommi astri governae un perchè impone all'albero e all'insetto:ciascun discopra, invïolato, il voltodella sua verità dall'ombra trista:per la bellezza che non fu ancor vista,per l'amore che ancor non fu raccolto.III.Fiorirà dal novissimo pensierola novissima lingua; ai puri infanticoi colloquî degli alberi e coi piantidell'acque intatto offrendo il suo mistero.Maravigliosa anima nostra, figliadel caos, sì presso alla lucente origineche tocchi, col respiro, la vertiginedegli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...Nella tua nudità senza vergogna,nella tua forza che a se stessa è braccio,e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,innocente di frode e di menzogna!...Da oggi a sempre, o tu che nel tuo visosol ti rifletti, va per vie d'amore,lieve ondeggiando in cerchi di splendorecosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!....... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Diodi questo giorno: già, sanguinolentenubi e spade di fiamma ad occidenteguardano a noi come per dirci addio.Mai non vedemmo, o miei fratelli, il solecon tristezza sì grande naufragare:sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,di tacite impalpabili viole.Dove sono, o fratelli, le campaneche suonavano un dì l'Ave Maria,accompagnando il pellegrin per via,dolci di tutte le dolcezze umane?...Dove le umìli tremule fiammelledei lari, guida al vagabondo e scorta?...O memoria, tu dunque non sei morta!...uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.Se rivelato essere a noi l'Occultodeve, e vinto da noi tempo e dolore,dal più profondo anelito dell'Iosorga e s'adori,—come nella culladi strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.FINE.Nota dei trascrittoriLe grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ESILIO ***

I SOPRAVVISSUTII.Fu, prima, ferocissima, la guerra.Poscia, il saccheggio con la pestilenza.E siccità distrusse ogni semenza.E il terremoto devastò la terra.Mostruosi grovigli d'insepoltevittime scavalcando con dementerabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,abbandonaron le crollate vôlte.E ad uno ad uno caddero per via.E per giorni e per notti la tormentadivina imperversò, fin che fu spentaogni voce nel mondo in agonia.Di cerchia in cerchia ruinò sperdutodel sole in traccia, come pazzo, il mondo;nel suo terrore d'astro moribondoall'altre stelle in van chiedendo aiuto.Ma la celeste rutilante aurora,per volontà di Dio dal caos balzando,disse: Pace!...—e le arrise il miserandoregno dei morti e del silenzio, ancora.E pace fu, sopra la terra. Il solco,sazio di sangue e di midollo umano,in opulento biondeggiar di granorisfolgorò, senz'opra di bifolco.E ancor le piante misero le fronde.E qualche uccello ancor vi pose il nido.Tutto tornò com'era, a monte e a lido,al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.Sol fu distrutto quel che l'uom creò,la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,la macchina: e distrutto egli, con l'empiosuo cuore.—Ma un manipolo restò.—Restò, padrone, in faccia al cataclisma.Restò, più forte della cieca morte.—Compagni!... Nostre ormai sono le portedel tempo!... Assunti dal vermiglio crismaal gran destino, di gladïatoriapossanza i maschi, di superba graziale donne,—avanti!...—Il nuovo impero spaziada nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—II.Ultimi d'una stirpe di titani,progenitori di più eccelsi eroi,or che faremo?... Quale, ora, da noiprova attende, alba vergine, il domani?...Sparvero i lari, i codici, i messali,i crocifissi dalle tese bracciaconsolatrici: inabissò ogni tracciadi civiltà negl'ìnferi letali.O mio compagno atletico, rammentitu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,femmina bella come la bellezza,che smarrita mi guardi e non mi senti?...E tu, che ascondi dietro il fronte enormela scïenza dei secoli;—e de' tuoivolumi, ove scrutasti il prima e il poi,l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—E tu, che sulle storte gambe reggiligneo torso nodoso, uso al travagliodi leva?... e tu, che corda di bavagliotessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...E tu, donna, che porti sulle labraimpresso il bacio d'una moltitudine?...Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudinescandagliavi l'insonne anima scabra?...Novello nome per virtù novellavenga a ciascun dal limpido lavacrodonde ei, fanciullo primigenio, il sacrocammino imprenda verso nova stella!...Sia rimesso a ciascuno il suo peccatos'egli peccò secondo la scomparsalegge:—maravigliosa anima, apparsadal caos, prima di te nulla era nato!...Parli e agisca ciascun secondo il dettodella sua verità, nuda ed eternacome quella che i sommi astri governae un perchè impone all'albero e all'insetto:ciascun discopra, invïolato, il voltodella sua verità dall'ombra trista:per la bellezza che non fu ancor vista,per l'amore che ancor non fu raccolto.III.Fiorirà dal novissimo pensierola novissima lingua; ai puri infanticoi colloquî degli alberi e coi piantidell'acque intatto offrendo il suo mistero.Maravigliosa anima nostra, figliadel caos, sì presso alla lucente origineche tocchi, col respiro, la vertiginedegli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...Nella tua nudità senza vergogna,nella tua forza che a se stessa è braccio,e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,innocente di frode e di menzogna!...Da oggi a sempre, o tu che nel tuo visosol ti rifletti, va per vie d'amore,lieve ondeggiando in cerchi di splendorecosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!....... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Diodi questo giorno: già, sanguinolentenubi e spade di fiamma ad occidenteguardano a noi come per dirci addio.Mai non vedemmo, o miei fratelli, il solecon tristezza sì grande naufragare:sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,di tacite impalpabili viole.Dove sono, o fratelli, le campaneche suonavano un dì l'Ave Maria,accompagnando il pellegrin per via,dolci di tutte le dolcezze umane?...Dove le umìli tremule fiammelledei lari, guida al vagabondo e scorta?...O memoria, tu dunque non sei morta!...uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.Se rivelato essere a noi l'Occultodeve, e vinto da noi tempo e dolore,dal più profondo anelito dell'Iosorga e s'adori,—come nella culladi strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.FINE.Nota dei trascrittoriLe grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ESILIO ***

I SOPRAVVISSUTII.Fu, prima, ferocissima, la guerra.Poscia, il saccheggio con la pestilenza.E siccità distrusse ogni semenza.E il terremoto devastò la terra.Mostruosi grovigli d'insepoltevittime scavalcando con dementerabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,abbandonaron le crollate vôlte.E ad uno ad uno caddero per via.E per giorni e per notti la tormentadivina imperversò, fin che fu spentaogni voce nel mondo in agonia.Di cerchia in cerchia ruinò sperdutodel sole in traccia, come pazzo, il mondo;nel suo terrore d'astro moribondoall'altre stelle in van chiedendo aiuto.Ma la celeste rutilante aurora,per volontà di Dio dal caos balzando,disse: Pace!...—e le arrise il miserandoregno dei morti e del silenzio, ancora.E pace fu, sopra la terra. Il solco,sazio di sangue e di midollo umano,in opulento biondeggiar di granorisfolgorò, senz'opra di bifolco.E ancor le piante misero le fronde.E qualche uccello ancor vi pose il nido.Tutto tornò com'era, a monte e a lido,al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.Sol fu distrutto quel che l'uom creò,la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,la macchina: e distrutto egli, con l'empiosuo cuore.—Ma un manipolo restò.—Restò, padrone, in faccia al cataclisma.Restò, più forte della cieca morte.—Compagni!... Nostre ormai sono le portedel tempo!... Assunti dal vermiglio crismaal gran destino, di gladïatoriapossanza i maschi, di superba graziale donne,—avanti!...—Il nuovo impero spaziada nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—II.Ultimi d'una stirpe di titani,progenitori di più eccelsi eroi,or che faremo?... Quale, ora, da noiprova attende, alba vergine, il domani?...Sparvero i lari, i codici, i messali,i crocifissi dalle tese bracciaconsolatrici: inabissò ogni tracciadi civiltà negl'ìnferi letali.O mio compagno atletico, rammentitu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,femmina bella come la bellezza,che smarrita mi guardi e non mi senti?...E tu, che ascondi dietro il fronte enormela scïenza dei secoli;—e de' tuoivolumi, ove scrutasti il prima e il poi,l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—E tu, che sulle storte gambe reggiligneo torso nodoso, uso al travagliodi leva?... e tu, che corda di bavagliotessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...E tu, donna, che porti sulle labraimpresso il bacio d'una moltitudine?...Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudinescandagliavi l'insonne anima scabra?...Novello nome per virtù novellavenga a ciascun dal limpido lavacrodonde ei, fanciullo primigenio, il sacrocammino imprenda verso nova stella!...Sia rimesso a ciascuno il suo peccatos'egli peccò secondo la scomparsalegge:—maravigliosa anima, apparsadal caos, prima di te nulla era nato!...Parli e agisca ciascun secondo il dettodella sua verità, nuda ed eternacome quella che i sommi astri governae un perchè impone all'albero e all'insetto:ciascun discopra, invïolato, il voltodella sua verità dall'ombra trista:per la bellezza che non fu ancor vista,per l'amore che ancor non fu raccolto.III.Fiorirà dal novissimo pensierola novissima lingua; ai puri infanticoi colloquî degli alberi e coi piantidell'acque intatto offrendo il suo mistero.Maravigliosa anima nostra, figliadel caos, sì presso alla lucente origineche tocchi, col respiro, la vertiginedegli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...Nella tua nudità senza vergogna,nella tua forza che a se stessa è braccio,e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,innocente di frode e di menzogna!...Da oggi a sempre, o tu che nel tuo visosol ti rifletti, va per vie d'amore,lieve ondeggiando in cerchi di splendorecosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!....... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Diodi questo giorno: già, sanguinolentenubi e spade di fiamma ad occidenteguardano a noi come per dirci addio.Mai non vedemmo, o miei fratelli, il solecon tristezza sì grande naufragare:sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,di tacite impalpabili viole.Dove sono, o fratelli, le campaneche suonavano un dì l'Ave Maria,accompagnando il pellegrin per via,dolci di tutte le dolcezze umane?...Dove le umìli tremule fiammelledei lari, guida al vagabondo e scorta?...O memoria, tu dunque non sei morta!...uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.Se rivelato essere a noi l'Occultodeve, e vinto da noi tempo e dolore,dal più profondo anelito dell'Iosorga e s'adori,—come nella culladi strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.FINE.Nota dei trascrittoriLe grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ESILIO ***

I.Fu, prima, ferocissima, la guerra.Poscia, il saccheggio con la pestilenza.E siccità distrusse ogni semenza.E il terremoto devastò la terra.Mostruosi grovigli d'insepoltevittime scavalcando con dementerabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,abbandonaron le crollate vôlte.E ad uno ad uno caddero per via.E per giorni e per notti la tormentadivina imperversò, fin che fu spentaogni voce nel mondo in agonia.Di cerchia in cerchia ruinò sperdutodel sole in traccia, come pazzo, il mondo;nel suo terrore d'astro moribondoall'altre stelle in van chiedendo aiuto.Ma la celeste rutilante aurora,per volontà di Dio dal caos balzando,disse: Pace!...—e le arrise il miserandoregno dei morti e del silenzio, ancora.E pace fu, sopra la terra. Il solco,sazio di sangue e di midollo umano,in opulento biondeggiar di granorisfolgorò, senz'opra di bifolco.E ancor le piante misero le fronde.E qualche uccello ancor vi pose il nido.Tutto tornò com'era, a monte e a lido,al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.Sol fu distrutto quel che l'uom creò,la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,la macchina: e distrutto egli, con l'empiosuo cuore.—Ma un manipolo restò.—Restò, padrone, in faccia al cataclisma.Restò, più forte della cieca morte.—Compagni!... Nostre ormai sono le portedel tempo!... Assunti dal vermiglio crismaal gran destino, di gladïatoriapossanza i maschi, di superba graziale donne,—avanti!...—Il nuovo impero spaziada nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—II.Ultimi d'una stirpe di titani,progenitori di più eccelsi eroi,or che faremo?... Quale, ora, da noiprova attende, alba vergine, il domani?...Sparvero i lari, i codici, i messali,i crocifissi dalle tese bracciaconsolatrici: inabissò ogni tracciadi civiltà negl'ìnferi letali.O mio compagno atletico, rammentitu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,femmina bella come la bellezza,che smarrita mi guardi e non mi senti?...E tu, che ascondi dietro il fronte enormela scïenza dei secoli;—e de' tuoivolumi, ove scrutasti il prima e il poi,l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—E tu, che sulle storte gambe reggiligneo torso nodoso, uso al travagliodi leva?... e tu, che corda di bavagliotessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...E tu, donna, che porti sulle labraimpresso il bacio d'una moltitudine?...Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudinescandagliavi l'insonne anima scabra?...Novello nome per virtù novellavenga a ciascun dal limpido lavacrodonde ei, fanciullo primigenio, il sacrocammino imprenda verso nova stella!...Sia rimesso a ciascuno il suo peccatos'egli peccò secondo la scomparsalegge:—maravigliosa anima, apparsadal caos, prima di te nulla era nato!...Parli e agisca ciascun secondo il dettodella sua verità, nuda ed eternacome quella che i sommi astri governae un perchè impone all'albero e all'insetto:ciascun discopra, invïolato, il voltodella sua verità dall'ombra trista:per la bellezza che non fu ancor vista,per l'amore che ancor non fu raccolto.III.Fiorirà dal novissimo pensierola novissima lingua; ai puri infanticoi colloquî degli alberi e coi piantidell'acque intatto offrendo il suo mistero.Maravigliosa anima nostra, figliadel caos, sì presso alla lucente origineche tocchi, col respiro, la vertiginedegli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...Nella tua nudità senza vergogna,nella tua forza che a se stessa è braccio,e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,innocente di frode e di menzogna!...Da oggi a sempre, o tu che nel tuo visosol ti rifletti, va per vie d'amore,lieve ondeggiando in cerchi di splendorecosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!....... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Diodi questo giorno: già, sanguinolentenubi e spade di fiamma ad occidenteguardano a noi come per dirci addio.Mai non vedemmo, o miei fratelli, il solecon tristezza sì grande naufragare:sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,di tacite impalpabili viole.Dove sono, o fratelli, le campaneche suonavano un dì l'Ave Maria,accompagnando il pellegrin per via,dolci di tutte le dolcezze umane?...Dove le umìli tremule fiammelledei lari, guida al vagabondo e scorta?...O memoria, tu dunque non sei morta!...uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.Se rivelato essere a noi l'Occultodeve, e vinto da noi tempo e dolore,dal più profondo anelito dell'Iosorga e s'adori,—come nella culladi strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.FINE.

I.

I.

Fu, prima, ferocissima, la guerra.Poscia, il saccheggio con la pestilenza.E siccità distrusse ogni semenza.E il terremoto devastò la terra.Mostruosi grovigli d'insepoltevittime scavalcando con dementerabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,abbandonaron le crollate vôlte.E ad uno ad uno caddero per via.E per giorni e per notti la tormentadivina imperversò, fin che fu spentaogni voce nel mondo in agonia.Di cerchia in cerchia ruinò sperdutodel sole in traccia, come pazzo, il mondo;nel suo terrore d'astro moribondoall'altre stelle in van chiedendo aiuto.Ma la celeste rutilante aurora,per volontà di Dio dal caos balzando,disse: Pace!...—e le arrise il miserandoregno dei morti e del silenzio, ancora.E pace fu, sopra la terra. Il solco,sazio di sangue e di midollo umano,in opulento biondeggiar di granorisfolgorò, senz'opra di bifolco.E ancor le piante misero le fronde.E qualche uccello ancor vi pose il nido.Tutto tornò com'era, a monte e a lido,al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.Sol fu distrutto quel che l'uom creò,la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,la macchina: e distrutto egli, con l'empiosuo cuore.—Ma un manipolo restò.—Restò, padrone, in faccia al cataclisma.Restò, più forte della cieca morte.—Compagni!... Nostre ormai sono le portedel tempo!... Assunti dal vermiglio crismaal gran destino, di gladïatoriapossanza i maschi, di superba graziale donne,—avanti!...—Il nuovo impero spaziada nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—

Fu, prima, ferocissima, la guerra.

Poscia, il saccheggio con la pestilenza.

E siccità distrusse ogni semenza.

E il terremoto devastò la terra.

Mostruosi grovigli d'insepolte

vittime scavalcando con demente

rabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,

abbandonaron le crollate vôlte.

E ad uno ad uno caddero per via.

E per giorni e per notti la tormenta

divina imperversò, fin che fu spenta

ogni voce nel mondo in agonia.

Di cerchia in cerchia ruinò sperduto

del sole in traccia, come pazzo, il mondo;

nel suo terrore d'astro moribondo

all'altre stelle in van chiedendo aiuto.

Ma la celeste rutilante aurora,

per volontà di Dio dal caos balzando,

disse: Pace!...—e le arrise il miserando

regno dei morti e del silenzio, ancora.

E pace fu, sopra la terra. Il solco,

sazio di sangue e di midollo umano,

in opulento biondeggiar di grano

risfolgorò, senz'opra di bifolco.

E ancor le piante misero le fronde.

E qualche uccello ancor vi pose il nido.

Tutto tornò com'era, a monte e a lido,

al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.

Sol fu distrutto quel che l'uom creò,

la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,

la macchina: e distrutto egli, con l'empio

suo cuore.—Ma un manipolo restò.—

Restò, padrone, in faccia al cataclisma.

Restò, più forte della cieca morte.

—Compagni!... Nostre ormai sono le porte

del tempo!... Assunti dal vermiglio crisma

al gran destino, di gladïatoria

possanza i maschi, di superba grazia

le donne,—avanti!...—Il nuovo impero spazia

da nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—

II.

II.

Ultimi d'una stirpe di titani,progenitori di più eccelsi eroi,or che faremo?... Quale, ora, da noiprova attende, alba vergine, il domani?...Sparvero i lari, i codici, i messali,i crocifissi dalle tese bracciaconsolatrici: inabissò ogni tracciadi civiltà negl'ìnferi letali.O mio compagno atletico, rammentitu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,femmina bella come la bellezza,che smarrita mi guardi e non mi senti?...E tu, che ascondi dietro il fronte enormela scïenza dei secoli;—e de' tuoivolumi, ove scrutasti il prima e il poi,l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—E tu, che sulle storte gambe reggiligneo torso nodoso, uso al travagliodi leva?... e tu, che corda di bavagliotessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...E tu, donna, che porti sulle labraimpresso il bacio d'una moltitudine?...Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudinescandagliavi l'insonne anima scabra?...Novello nome per virtù novellavenga a ciascun dal limpido lavacrodonde ei, fanciullo primigenio, il sacrocammino imprenda verso nova stella!...Sia rimesso a ciascuno il suo peccatos'egli peccò secondo la scomparsalegge:—maravigliosa anima, apparsadal caos, prima di te nulla era nato!...Parli e agisca ciascun secondo il dettodella sua verità, nuda ed eternacome quella che i sommi astri governae un perchè impone all'albero e all'insetto:ciascun discopra, invïolato, il voltodella sua verità dall'ombra trista:per la bellezza che non fu ancor vista,per l'amore che ancor non fu raccolto.

Ultimi d'una stirpe di titani,

progenitori di più eccelsi eroi,

or che faremo?... Quale, ora, da noi

prova attende, alba vergine, il domani?...

Sparvero i lari, i codici, i messali,

i crocifissi dalle tese braccia

consolatrici: inabissò ogni traccia

di civiltà negl'ìnferi letali.

O mio compagno atletico, rammenti

tu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,

femmina bella come la bellezza,

che smarrita mi guardi e non mi senti?...

E tu, che ascondi dietro il fronte enorme

la scïenza dei secoli;—e de' tuoi

volumi, ove scrutasti il prima e il poi,

l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—

E tu, che sulle storte gambe reggi

ligneo torso nodoso, uso al travaglio

di leva?... e tu, che corda di bavaglio

tessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...

E tu, donna, che porti sulle labra

impresso il bacio d'una moltitudine?...

Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudine

scandagliavi l'insonne anima scabra?...

Novello nome per virtù novella

venga a ciascun dal limpido lavacro

donde ei, fanciullo primigenio, il sacro

cammino imprenda verso nova stella!...

Sia rimesso a ciascuno il suo peccato

s'egli peccò secondo la scomparsa

legge:—maravigliosa anima, apparsa

dal caos, prima di te nulla era nato!...

Parli e agisca ciascun secondo il detto

della sua verità, nuda ed eterna

come quella che i sommi astri governa

e un perchè impone all'albero e all'insetto:

ciascun discopra, invïolato, il volto

della sua verità dall'ombra trista:

per la bellezza che non fu ancor vista,

per l'amore che ancor non fu raccolto.

III.

III.

Fiorirà dal novissimo pensierola novissima lingua; ai puri infanticoi colloquî degli alberi e coi piantidell'acque intatto offrendo il suo mistero.Maravigliosa anima nostra, figliadel caos, sì presso alla lucente origineche tocchi, col respiro, la vertiginedegli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...Nella tua nudità senza vergogna,nella tua forza che a se stessa è braccio,e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,innocente di frode e di menzogna!...Da oggi a sempre, o tu che nel tuo visosol ti rifletti, va per vie d'amore,lieve ondeggiando in cerchi di splendorecosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!....... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Diodi questo giorno: già, sanguinolentenubi e spade di fiamma ad occidenteguardano a noi come per dirci addio.Mai non vedemmo, o miei fratelli, il solecon tristezza sì grande naufragare:sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,di tacite impalpabili viole.Dove sono, o fratelli, le campaneche suonavano un dì l'Ave Maria,accompagnando il pellegrin per via,dolci di tutte le dolcezze umane?...Dove le umìli tremule fiammelledei lari, guida al vagabondo e scorta?...O memoria, tu dunque non sei morta!...uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.Se rivelato essere a noi l'Occultodeve, e vinto da noi tempo e dolore,dal più profondo anelito dell'Iosorga e s'adori,—come nella culladi strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.

Fiorirà dal novissimo pensiero

la novissima lingua; ai puri infanti

coi colloquî degli alberi e coi pianti

dell'acque intatto offrendo il suo mistero.

Maravigliosa anima nostra, figlia

del caos, sì presso alla lucente origine

che tocchi, col respiro, la vertigine

degli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...

Nella tua nudità senza vergogna,

nella tua forza che a se stessa è braccio,

e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,

innocente di frode e di menzogna!...

Da oggi a sempre, o tu che nel tuo viso

sol ti rifletti, va per vie d'amore,

lieve ondeggiando in cerchi di splendore

cosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!...

.... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Dio

di questo giorno: già, sanguinolente

nubi e spade di fiamma ad occidente

guardano a noi come per dirci addio.

Mai non vedemmo, o miei fratelli, il sole

con tristezza sì grande naufragare:

sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,

di tacite impalpabili viole.

Dove sono, o fratelli, le campane

che suonavano un dì l'Ave Maria,

accompagnando il pellegrin per via,

dolci di tutte le dolcezze umane?...

Dove le umìli tremule fiammelle

dei lari, guida al vagabondo e scorta?...

O memoria, tu dunque non sei morta!...

uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...

Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,

se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.

Se rivelato essere a noi l'Occulto

deve, e vinto da noi tempo e dolore,

dal più profondo anelito dell'Io

sorga e s'adori,—come nella culla

di strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,

l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.

FINE.

FINE.

Nota dei trascrittoriLe grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.

Nota dei trascrittori

Le grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ESILIO ***


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