NOSTALGIA

NOSTALGIAV'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acqueverdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,o voce, il cuor nella tua scìa profonda,il triste cuore ove ogni voce tacque.Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffardesbucan le lune elettriche, fra alonidi nebbia. Oscure ombre mi radon, suonirauchi movendo dalle lingue tarde.«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra rivachiama il canto che forse non ha bocca,ch'è di fantasma; e l'anima mi toccacon la carezza d'una mano viva.Batto i denti, alla pioggia. E più il mantellosu me ravvolgo, e più mi sento ignuda:mi sferza il dorso la ferocia crudadel croscïante gelido flagello.Bene risponde, col suo scampanarea stormo, il sangue entro le arterie folli:—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,perchè mi piacque le tue vie calcare.—Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremendaanima, la tua vera patria?... In qualeangol di terra addormirai tu il maletuo, che piangere sempre io non t'intenda?...S'io mi buttassi a fiume, tu farestiforse silenzio, anima disperata.Andrei, colla corrente. Andrei, placataall'improvviso, fin che il Sol si desti,il Sole mio, sì bello e sì lontanoch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:e con l'incendio de' suoi raggi indorasol chi per lui gettò l'ingombro umano.[pg!211]

NOSTALGIAV'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acqueverdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,o voce, il cuor nella tua scìa profonda,il triste cuore ove ogni voce tacque.Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffardesbucan le lune elettriche, fra alonidi nebbia. Oscure ombre mi radon, suonirauchi movendo dalle lingue tarde.«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra rivachiama il canto che forse non ha bocca,ch'è di fantasma; e l'anima mi toccacon la carezza d'una mano viva.Batto i denti, alla pioggia. E più il mantellosu me ravvolgo, e più mi sento ignuda:mi sferza il dorso la ferocia crudadel croscïante gelido flagello.Bene risponde, col suo scampanarea stormo, il sangue entro le arterie folli:—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,perchè mi piacque le tue vie calcare.—Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremendaanima, la tua vera patria?... In qualeangol di terra addormirai tu il maletuo, che piangere sempre io non t'intenda?...S'io mi buttassi a fiume, tu farestiforse silenzio, anima disperata.Andrei, colla corrente. Andrei, placataall'improvviso, fin che il Sol si desti,il Sole mio, sì bello e sì lontanoch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:e con l'incendio de' suoi raggi indorasol chi per lui gettò l'ingombro umano.[pg!211]

NOSTALGIAV'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acqueverdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,o voce, il cuor nella tua scìa profonda,il triste cuore ove ogni voce tacque.Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffardesbucan le lune elettriche, fra alonidi nebbia. Oscure ombre mi radon, suonirauchi movendo dalle lingue tarde.«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra rivachiama il canto che forse non ha bocca,ch'è di fantasma; e l'anima mi toccacon la carezza d'una mano viva.Batto i denti, alla pioggia. E più il mantellosu me ravvolgo, e più mi sento ignuda:mi sferza il dorso la ferocia crudadel croscïante gelido flagello.Bene risponde, col suo scampanarea stormo, il sangue entro le arterie folli:—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,perchè mi piacque le tue vie calcare.—Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremendaanima, la tua vera patria?... In qualeangol di terra addormirai tu il maletuo, che piangere sempre io non t'intenda?...S'io mi buttassi a fiume, tu farestiforse silenzio, anima disperata.Andrei, colla corrente. Andrei, placataall'improvviso, fin che il Sol si desti,il Sole mio, sì bello e sì lontanoch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:e con l'incendio de' suoi raggi indorasol chi per lui gettò l'ingombro umano.[pg!211]

V'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acqueverdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,o voce, il cuor nella tua scìa profonda,il triste cuore ove ogni voce tacque.Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffardesbucan le lune elettriche, fra alonidi nebbia. Oscure ombre mi radon, suonirauchi movendo dalle lingue tarde.«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra rivachiama il canto che forse non ha bocca,ch'è di fantasma; e l'anima mi toccacon la carezza d'una mano viva.Batto i denti, alla pioggia. E più il mantellosu me ravvolgo, e più mi sento ignuda:mi sferza il dorso la ferocia crudadel croscïante gelido flagello.Bene risponde, col suo scampanarea stormo, il sangue entro le arterie folli:—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,perchè mi piacque le tue vie calcare.—Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremendaanima, la tua vera patria?... In qualeangol di terra addormirai tu il maletuo, che piangere sempre io non t'intenda?...S'io mi buttassi a fiume, tu farestiforse silenzio, anima disperata.Andrei, colla corrente. Andrei, placataall'improvviso, fin che il Sol si desti,il Sole mio, sì bello e sì lontanoch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:e con l'incendio de' suoi raggi indorasol chi per lui gettò l'ingombro umano.

V'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acqueverdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,o voce, il cuor nella tua scìa profonda,il triste cuore ove ogni voce tacque.Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffardesbucan le lune elettriche, fra alonidi nebbia. Oscure ombre mi radon, suonirauchi movendo dalle lingue tarde.«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra rivachiama il canto che forse non ha bocca,ch'è di fantasma; e l'anima mi toccacon la carezza d'una mano viva.Batto i denti, alla pioggia. E più il mantellosu me ravvolgo, e più mi sento ignuda:mi sferza il dorso la ferocia crudadel croscïante gelido flagello.Bene risponde, col suo scampanarea stormo, il sangue entro le arterie folli:—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,perchè mi piacque le tue vie calcare.—Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremendaanima, la tua vera patria?... In qualeangol di terra addormirai tu il maletuo, che piangere sempre io non t'intenda?...S'io mi buttassi a fiume, tu farestiforse silenzio, anima disperata.Andrei, colla corrente. Andrei, placataall'improvviso, fin che il Sol si desti,il Sole mio, sì bello e sì lontanoch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:e con l'incendio de' suoi raggi indorasol chi per lui gettò l'ingombro umano.

V'è alcun che canta: «O sole mio......» su l'acque

verdastre della Lìmmat.—Chi?...—S'affonda,

o voce, il cuor nella tua scìa profonda,

il triste cuore ove ogni voce tacque.

Freddo, pioggia, crepuscolo. Beffarde

sbucan le lune elettriche, fra aloni

di nebbia. Oscure ombre mi radon, suoni

rauchi movendo dalle lingue tarde.

«Ja, yes.» Ma «O sole mio....» dall'altra riva

chiama il canto che forse non ha bocca,

ch'è di fantasma; e l'anima mi tocca

con la carezza d'una mano viva.

Batto i denti, alla pioggia. E più il mantello

su me ravvolgo, e più mi sento ignuda:

mi sferza il dorso la ferocia cruda

del croscïante gelido flagello.

Bene risponde, col suo scampanare

a stormo, il sangue entro le arterie folli:

—Esilio, tu sei mio perch'io ti volli,

perchè mi piacque le tue vie calcare.—

Esilio?... Ma qual'è dunque, o tremenda

anima, la tua vera patria?... In quale

angol di terra addormirai tu il male

tuo, che piangere sempre io non t'intenda?...

S'io mi buttassi a fiume, tu faresti

forse silenzio, anima disperata.

Andrei, colla corrente. Andrei, placata

all'improvviso, fin che il Sol si desti,

il Sole mio, sì bello e sì lontano

ch'io non lo vidi con quest'occhi ancora:

e con l'incendio de' suoi raggi indora

sol chi per lui gettò l'ingombro umano.

[pg!211]


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