RIVO FRA PIETRE

RIVO FRA PIETRE[pg!43]CONTRASTOFiglia, i rami di pesco e biancospinodi che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,cangia il soffio del tempo in un superbosfiorir di rose lungo il mio cammino.Già un poco sfatte, e del color del sangueche si raggruma a fior d'una ferita,l'inebriante aroma han della vitache per eccesso di pienezza langue.Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i ventidel largo, in quell'incerta mattinaleora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,carico il grembo di promesse ardenti.Non vedi ch'io mi fo sempre più smortafra il sitibondo aulir di passïonedelle mie rose; e ch'io ne fo coroneper appenderle in voto alla tua porta.[pg!45]IL CANTOTu canti sempre. Canti come ridi,come parli. Hai nel canto una ragionedi vita. Ondeggi e splendi in un alonedi note. In te v'è un pispigliar di nidi,uno stormir di foglie al vento mosse.Ma non ti disser pagine o maestrile tue canzoni. Al fluttuar degli estripieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.Parole e ritmo sgorgan per incantodall'anima cangiante come prismaal sole. Iddio con questo alato crismabenedisse in te, figlia, il riso e il pianto.E tu basti alla tua serenità,o creatura d'armonia: viventemelòde, ti disseti alla sorgenteche su dal cuore zampillando va.[pg!47]FRESCHEZZALa tua freschezza, o creatura, è simileal brusir della pioggia sulle fogliedi giugno, quando scoppian le magnoliecarnee sul ramo, e i gigli sembran calicipieni d'acqua; o al crosciare della pioggiad'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetradel suo profondo aroma anche le gocciolelucenti, e chi il respira ha la vertigine;o al sùbito mutar di luci e d'ombrese passino le nuvole di marzocon repentine acquate, e sprazzi vivididi sol fra pianto e pianto, e un turbinìodi pòllini nell'impeto del vento.[pg!49]IL VOLTOTalor,—quando ti credi sola, e ignoriche nell'ombra gelosa in cui t'interniti spìano i miei seguaci occhi materni,—in un pensiero il volto trascolori.Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,tesi il mento e la bocca in un superbogesto di volontà, pensi. Niun verbopuò dire quel che dicono i tuoi occhi.Ardor di sangue, ardor di fede, vamporepresso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel risointerïore, e quel selvaggio stampod'adolescenza conscia d'esser vivaper esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forsenell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empivadel suo denso pallor la fredda lastraappesa al muro. E mi guardava, fisso.Era il mio volto, sôrto da un abissod'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:nuovo a me, dal grande arco delle cigliaal labbro acceso: cerchio inebrianted'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.[pg!51]LA MORTESe necessario è il male, e necessariala morte,—anche tu dunque, o Luminosa,morrai?... tu, che letizia da ogni cosasuggi, come ogni bocca sugge l'aria?...Io t'avrò fatta, io con insonne e fidaansia t'avrò cresciuta, per sapertimortale, e spenta, forse, in braccio averti?...Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...Dunque la vita mia, che a te coi centoe cento suoi lacerti s'aggroviglia,nulla potrebbe in tua difesa, o figlianata per la mia gioia e il mio tormento?...Cingerti non potrebbe un'invisibileveste, d'amore e amor tutta intessuta,che contro gli anni e la ferocia mutadella morte ti renda incorruttibile?...Nella miseria mia solo il patireper te m'è dato, e in esso consumarmi:perchè tu possa, o figlia, perdonarmid'averti messa al mondo per morire.[pg!53]IL SOGNONon ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhiguardano a un sogno ov'io non oso entrare.Già sulla soglia sei, fra rose chiareche sbocciando ti splendono ai ginocchi.Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—musiche dolci ch'io non odo più.Piccola mia, fragile amore, tusei dunque come i passeri dei nidi?....... Vento di primavera, erbe novelle,gemme sui rami, nuvole nei cieli,cantar di fonti, verdeggiar di stelipromessi al caldo oro del grano, stellefulgide come sguardi, novitàdi tutto, ansia di spremer da ogni fogliail succo, da ogni affetto che germogliail suo mistero d'immortalità!...Non io ti mostrerò le cicatricidel cuor, le rosse stimmate, sì a fondoincise, che la vita è nel profondoattossicata sino alle radici.E quand'anche il facessi, i passi snellinon fermeresti tu sulla tua strada,tu, che infili cristalli di rugiadaper farne serto ai morbidi capelli.No!... Vivi l'ora tua, che una sol voltasi vive!... Piangerai dopo. È il tributosacro. Ma da timor gelido e mutol'ora divina a te non venga tolta.[pg!57]IL MISTEROO generata per mirar la gioianegli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,passando in danza fra le maravigliedolcissime d'un maggio che non muoia:o tu che porti in te la giovinezzadi tutti i rivi, e pur ti godi a beread ogni fonte che ti dia piacere,ad ogni raggio che ti dia bellezza:stupefatta io ti guardo, e mi domandochi sei: nè più ricordo il mio supplizionel procrearti, e il lungo sacrifiziode' miei begli anni, in te sola vibrando.Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgosparire: nulla più t'è necessarioda me: nel getto pieno e statuariodel tuo fiorire il tuo destino io scorgo.Ah, potess'io pensar che da una scorzad'albero, gaia boschereccia ninfa,balzata fossi, e avessi in te la linfadi quel tronco, e la sua virginea forza!...Balzata fossi dagli oceani immensi,vestita d'alghe, satura di sale!...Ma il peccato d'origine, il mortalepeso del sangue incarcera i tuoi sensi.Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:penetrarti vorrei, ma tu di fierasemplice grazia il tuo mister circondi.E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombrami tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiatofarmi, per te salvar, la strada sgombra:non sarei che un istinto, un cieco istintocarnale, armato a tua sola difesa:nè cederei, nè lascerei la presaselvaggia, fino a quando avessi vinto.[pg!61]ALBAUn sogno risvegliò l'adolescente.Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corollesulla sua bocca e sul suo cuore, folleper la delizia d'essere vivente.E balzò a terra, bianca in quel divinolanguir dell'ombra e delle stelle,—quandonell'aria che pare èsiti tremandonon è più notte e non è ancor mattino.A piedi ignudi sul balcon, soavee ardente, a sè chiamò l'alba virginea:l'assaporò fino all'estrema lineadel cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.Pensò i giardini prossimi a fiorire,l'attender calmo delle forze intatte,le gemme dei roveti entro le fratte,l'acerba novità del divenire.—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.Ho quindici anni. È troppo dolce cosavivere, quando il cuore è sulle soglie.Chi è colei che vien dall'alto, ed haancor fra i veli qualche stella spersa,mentre la faccia è già tutta sommersanella luce?... sei tu, Felicità?...—[pg!63]«C'ERA UNA VOLTA....»—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»come quand'ero piccola bambina.Sai, mi dicono tutti «signorina»....Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.Quanta neve nell'aria!... Par che scendail cielo a terra, in turbini di fiocchi,e pur non sembra che la terra tocchi....Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.Così soave è la tua voce, seconti di fate, d'astri, di fortuna!...——.... Dunque, c'era una volta, nella luna,Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»—La Principessa allor dirò, che accogliead ìnfula i capelli intorno al viso,e col volger degli occhi e del sorrisoal suo passaggio fa tremar le foglie....Ma non la tentan gracili vïoleche gelosia di folta erba nasconda:di più liberi campi è sitibondaov'ella possa respirar nel sole.Tutta s'immerge nella vampa d'oroche di baci ardentissimi l'investe:ride:—Fratello Sol, guarda: la vestedel tuo più lieto raggio io mi coloro.Canta:—Fratello Sole, ove mi portioggi, che nostra gioia è così pura?...—E sembra una celeste creaturache un'occulta potenza in terra scorti.Tutto move con lei, nell'indicibilefesta del ritmo che il suo passo scande,verso la soglia ove l'attende un grandeIddio, dal viso pallido e terribile....——Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.Ma mi si ruppe il fil nella memoria.È una storia sì logora!... È la storiad'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.Ah, non potere averti ancor raccoltanel grembo, contro cento, contro mille!....... Non tremare. Un racconto delle Millee una Notte or dirò: «C'era una volta....»—[pg!67]TRASMIGRAZIONEPenso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusisenza volerlo, o figlia, nell'oscurotravaglio della specie, ove il futuros'incarna e pur s'ignora, ove son chiusii germi che la vita romperà:al segreto del sangue, all'energielatenti, alle ancor buie occulte vie,alle tremende possibilità.Penso all'ignota donna che s'appiattaor, nel fascio di nervi agile al balzo,e nella grazia del tuo piede scalzose t'aggiri con mosse di cerbiatta;e nel rapido battere di cigliache vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non sochi sii, se pur ti feci, se pur t'honelle viscere ancor compressa, o figlia!...Ma che tu sii da me diversa, è giusto.Per questa tua diversità, t'ammiro.Se il mio commisi al fresco tuo respiro,s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,fu per passar con più perfetta formain coscïenza, in gaudio, in giovinezzanuova: inutili son forza e bellezzase potenza d'amor non le trasforma.Tu seguirai la sempiterna legge.Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.Arde nel trasmigrar di quei vermiglirivi la volontà che il mondo regge.Da te soltanto il cuor caduco avràla certezza del fato in van promessoa me dal verso sulla carne impressocome un cilicio: l'Immortalità.[pg!71]

RIVO FRA PIETRE[pg!43]CONTRASTOFiglia, i rami di pesco e biancospinodi che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,cangia il soffio del tempo in un superbosfiorir di rose lungo il mio cammino.Già un poco sfatte, e del color del sangueche si raggruma a fior d'una ferita,l'inebriante aroma han della vitache per eccesso di pienezza langue.Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i ventidel largo, in quell'incerta mattinaleora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,carico il grembo di promesse ardenti.Non vedi ch'io mi fo sempre più smortafra il sitibondo aulir di passïonedelle mie rose; e ch'io ne fo coroneper appenderle in voto alla tua porta.[pg!45]IL CANTOTu canti sempre. Canti come ridi,come parli. Hai nel canto una ragionedi vita. Ondeggi e splendi in un alonedi note. In te v'è un pispigliar di nidi,uno stormir di foglie al vento mosse.Ma non ti disser pagine o maestrile tue canzoni. Al fluttuar degli estripieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.Parole e ritmo sgorgan per incantodall'anima cangiante come prismaal sole. Iddio con questo alato crismabenedisse in te, figlia, il riso e il pianto.E tu basti alla tua serenità,o creatura d'armonia: viventemelòde, ti disseti alla sorgenteche su dal cuore zampillando va.[pg!47]FRESCHEZZALa tua freschezza, o creatura, è simileal brusir della pioggia sulle fogliedi giugno, quando scoppian le magnoliecarnee sul ramo, e i gigli sembran calicipieni d'acqua; o al crosciare della pioggiad'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetradel suo profondo aroma anche le gocciolelucenti, e chi il respira ha la vertigine;o al sùbito mutar di luci e d'ombrese passino le nuvole di marzocon repentine acquate, e sprazzi vivididi sol fra pianto e pianto, e un turbinìodi pòllini nell'impeto del vento.[pg!49]IL VOLTOTalor,—quando ti credi sola, e ignoriche nell'ombra gelosa in cui t'interniti spìano i miei seguaci occhi materni,—in un pensiero il volto trascolori.Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,tesi il mento e la bocca in un superbogesto di volontà, pensi. Niun verbopuò dire quel che dicono i tuoi occhi.Ardor di sangue, ardor di fede, vamporepresso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel risointerïore, e quel selvaggio stampod'adolescenza conscia d'esser vivaper esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forsenell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empivadel suo denso pallor la fredda lastraappesa al muro. E mi guardava, fisso.Era il mio volto, sôrto da un abissod'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:nuovo a me, dal grande arco delle cigliaal labbro acceso: cerchio inebrianted'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.[pg!51]LA MORTESe necessario è il male, e necessariala morte,—anche tu dunque, o Luminosa,morrai?... tu, che letizia da ogni cosasuggi, come ogni bocca sugge l'aria?...Io t'avrò fatta, io con insonne e fidaansia t'avrò cresciuta, per sapertimortale, e spenta, forse, in braccio averti?...Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...Dunque la vita mia, che a te coi centoe cento suoi lacerti s'aggroviglia,nulla potrebbe in tua difesa, o figlianata per la mia gioia e il mio tormento?...Cingerti non potrebbe un'invisibileveste, d'amore e amor tutta intessuta,che contro gli anni e la ferocia mutadella morte ti renda incorruttibile?...Nella miseria mia solo il patireper te m'è dato, e in esso consumarmi:perchè tu possa, o figlia, perdonarmid'averti messa al mondo per morire.[pg!53]IL SOGNONon ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhiguardano a un sogno ov'io non oso entrare.Già sulla soglia sei, fra rose chiareche sbocciando ti splendono ai ginocchi.Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—musiche dolci ch'io non odo più.Piccola mia, fragile amore, tusei dunque come i passeri dei nidi?....... Vento di primavera, erbe novelle,gemme sui rami, nuvole nei cieli,cantar di fonti, verdeggiar di stelipromessi al caldo oro del grano, stellefulgide come sguardi, novitàdi tutto, ansia di spremer da ogni fogliail succo, da ogni affetto che germogliail suo mistero d'immortalità!...Non io ti mostrerò le cicatricidel cuor, le rosse stimmate, sì a fondoincise, che la vita è nel profondoattossicata sino alle radici.E quand'anche il facessi, i passi snellinon fermeresti tu sulla tua strada,tu, che infili cristalli di rugiadaper farne serto ai morbidi capelli.No!... Vivi l'ora tua, che una sol voltasi vive!... Piangerai dopo. È il tributosacro. Ma da timor gelido e mutol'ora divina a te non venga tolta.[pg!57]IL MISTEROO generata per mirar la gioianegli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,passando in danza fra le maravigliedolcissime d'un maggio che non muoia:o tu che porti in te la giovinezzadi tutti i rivi, e pur ti godi a beread ogni fonte che ti dia piacere,ad ogni raggio che ti dia bellezza:stupefatta io ti guardo, e mi domandochi sei: nè più ricordo il mio supplizionel procrearti, e il lungo sacrifiziode' miei begli anni, in te sola vibrando.Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgosparire: nulla più t'è necessarioda me: nel getto pieno e statuariodel tuo fiorire il tuo destino io scorgo.Ah, potess'io pensar che da una scorzad'albero, gaia boschereccia ninfa,balzata fossi, e avessi in te la linfadi quel tronco, e la sua virginea forza!...Balzata fossi dagli oceani immensi,vestita d'alghe, satura di sale!...Ma il peccato d'origine, il mortalepeso del sangue incarcera i tuoi sensi.Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:penetrarti vorrei, ma tu di fierasemplice grazia il tuo mister circondi.E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombrami tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiatofarmi, per te salvar, la strada sgombra:non sarei che un istinto, un cieco istintocarnale, armato a tua sola difesa:nè cederei, nè lascerei la presaselvaggia, fino a quando avessi vinto.[pg!61]ALBAUn sogno risvegliò l'adolescente.Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corollesulla sua bocca e sul suo cuore, folleper la delizia d'essere vivente.E balzò a terra, bianca in quel divinolanguir dell'ombra e delle stelle,—quandonell'aria che pare èsiti tremandonon è più notte e non è ancor mattino.A piedi ignudi sul balcon, soavee ardente, a sè chiamò l'alba virginea:l'assaporò fino all'estrema lineadel cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.Pensò i giardini prossimi a fiorire,l'attender calmo delle forze intatte,le gemme dei roveti entro le fratte,l'acerba novità del divenire.—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.Ho quindici anni. È troppo dolce cosavivere, quando il cuore è sulle soglie.Chi è colei che vien dall'alto, ed haancor fra i veli qualche stella spersa,mentre la faccia è già tutta sommersanella luce?... sei tu, Felicità?...—[pg!63]«C'ERA UNA VOLTA....»—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»come quand'ero piccola bambina.Sai, mi dicono tutti «signorina»....Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.Quanta neve nell'aria!... Par che scendail cielo a terra, in turbini di fiocchi,e pur non sembra che la terra tocchi....Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.Così soave è la tua voce, seconti di fate, d'astri, di fortuna!...——.... Dunque, c'era una volta, nella luna,Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»—La Principessa allor dirò, che accogliead ìnfula i capelli intorno al viso,e col volger degli occhi e del sorrisoal suo passaggio fa tremar le foglie....Ma non la tentan gracili vïoleche gelosia di folta erba nasconda:di più liberi campi è sitibondaov'ella possa respirar nel sole.Tutta s'immerge nella vampa d'oroche di baci ardentissimi l'investe:ride:—Fratello Sol, guarda: la vestedel tuo più lieto raggio io mi coloro.Canta:—Fratello Sole, ove mi portioggi, che nostra gioia è così pura?...—E sembra una celeste creaturache un'occulta potenza in terra scorti.Tutto move con lei, nell'indicibilefesta del ritmo che il suo passo scande,verso la soglia ove l'attende un grandeIddio, dal viso pallido e terribile....——Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.Ma mi si ruppe il fil nella memoria.È una storia sì logora!... È la storiad'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.Ah, non potere averti ancor raccoltanel grembo, contro cento, contro mille!....... Non tremare. Un racconto delle Millee una Notte or dirò: «C'era una volta....»—[pg!67]TRASMIGRAZIONEPenso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusisenza volerlo, o figlia, nell'oscurotravaglio della specie, ove il futuros'incarna e pur s'ignora, ove son chiusii germi che la vita romperà:al segreto del sangue, all'energielatenti, alle ancor buie occulte vie,alle tremende possibilità.Penso all'ignota donna che s'appiattaor, nel fascio di nervi agile al balzo,e nella grazia del tuo piede scalzose t'aggiri con mosse di cerbiatta;e nel rapido battere di cigliache vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non sochi sii, se pur ti feci, se pur t'honelle viscere ancor compressa, o figlia!...Ma che tu sii da me diversa, è giusto.Per questa tua diversità, t'ammiro.Se il mio commisi al fresco tuo respiro,s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,fu per passar con più perfetta formain coscïenza, in gaudio, in giovinezzanuova: inutili son forza e bellezzase potenza d'amor non le trasforma.Tu seguirai la sempiterna legge.Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.Arde nel trasmigrar di quei vermiglirivi la volontà che il mondo regge.Da te soltanto il cuor caduco avràla certezza del fato in van promessoa me dal verso sulla carne impressocome un cilicio: l'Immortalità.[pg!71]

[pg!43]

CONTRASTOFiglia, i rami di pesco e biancospinodi che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,cangia il soffio del tempo in un superbosfiorir di rose lungo il mio cammino.Già un poco sfatte, e del color del sangueche si raggruma a fior d'una ferita,l'inebriante aroma han della vitache per eccesso di pienezza langue.Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i ventidel largo, in quell'incerta mattinaleora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,carico il grembo di promesse ardenti.Non vedi ch'io mi fo sempre più smortafra il sitibondo aulir di passïonedelle mie rose; e ch'io ne fo coroneper appenderle in voto alla tua porta.[pg!45]

Figlia, i rami di pesco e biancospinodi che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,cangia il soffio del tempo in un superbosfiorir di rose lungo il mio cammino.Già un poco sfatte, e del color del sangueche si raggruma a fior d'una ferita,l'inebriante aroma han della vitache per eccesso di pienezza langue.Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i ventidel largo, in quell'incerta mattinaleora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,carico il grembo di promesse ardenti.Non vedi ch'io mi fo sempre più smortafra il sitibondo aulir di passïonedelle mie rose; e ch'io ne fo coroneper appenderle in voto alla tua porta.

Figlia, i rami di pesco e biancospinodi che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,cangia il soffio del tempo in un superbosfiorir di rose lungo il mio cammino.Già un poco sfatte, e del color del sangueche si raggruma a fior d'una ferita,l'inebriante aroma han della vitache per eccesso di pienezza langue.Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i ventidel largo, in quell'incerta mattinaleora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,carico il grembo di promesse ardenti.Non vedi ch'io mi fo sempre più smortafra il sitibondo aulir di passïonedelle mie rose; e ch'io ne fo coroneper appenderle in voto alla tua porta.

Figlia, i rami di pesco e biancospino

di che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,

cangia il soffio del tempo in un superbo

sfiorir di rose lungo il mio cammino.

Già un poco sfatte, e del color del sangue

che si raggruma a fior d'una ferita,

l'inebriante aroma han della vita

che per eccesso di pienezza langue.

Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i venti

del largo, in quell'incerta mattinale

ora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,

carico il grembo di promesse ardenti.

Non vedi ch'io mi fo sempre più smorta

fra il sitibondo aulir di passïone

delle mie rose; e ch'io ne fo corone

per appenderle in voto alla tua porta.

[pg!45]

IL CANTOTu canti sempre. Canti come ridi,come parli. Hai nel canto una ragionedi vita. Ondeggi e splendi in un alonedi note. In te v'è un pispigliar di nidi,uno stormir di foglie al vento mosse.Ma non ti disser pagine o maestrile tue canzoni. Al fluttuar degli estripieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.Parole e ritmo sgorgan per incantodall'anima cangiante come prismaal sole. Iddio con questo alato crismabenedisse in te, figlia, il riso e il pianto.E tu basti alla tua serenità,o creatura d'armonia: viventemelòde, ti disseti alla sorgenteche su dal cuore zampillando va.[pg!47]

Tu canti sempre. Canti come ridi,come parli. Hai nel canto una ragionedi vita. Ondeggi e splendi in un alonedi note. In te v'è un pispigliar di nidi,uno stormir di foglie al vento mosse.Ma non ti disser pagine o maestrile tue canzoni. Al fluttuar degli estripieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.Parole e ritmo sgorgan per incantodall'anima cangiante come prismaal sole. Iddio con questo alato crismabenedisse in te, figlia, il riso e il pianto.E tu basti alla tua serenità,o creatura d'armonia: viventemelòde, ti disseti alla sorgenteche su dal cuore zampillando va.

Tu canti sempre. Canti come ridi,come parli. Hai nel canto una ragionedi vita. Ondeggi e splendi in un alonedi note. In te v'è un pispigliar di nidi,uno stormir di foglie al vento mosse.Ma non ti disser pagine o maestrile tue canzoni. Al fluttuar degli estripieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.Parole e ritmo sgorgan per incantodall'anima cangiante come prismaal sole. Iddio con questo alato crismabenedisse in te, figlia, il riso e il pianto.E tu basti alla tua serenità,o creatura d'armonia: viventemelòde, ti disseti alla sorgenteche su dal cuore zampillando va.

Tu canti sempre. Canti come ridi,

come parli. Hai nel canto una ragione

di vita. Ondeggi e splendi in un alone

di note. In te v'è un pispigliar di nidi,

uno stormir di foglie al vento mosse.

Ma non ti disser pagine o maestri

le tue canzoni. Al fluttuar degli estri

pieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.

Parole e ritmo sgorgan per incanto

dall'anima cangiante come prisma

al sole. Iddio con questo alato crisma

benedisse in te, figlia, il riso e il pianto.

E tu basti alla tua serenità,

o creatura d'armonia: vivente

melòde, ti disseti alla sorgente

che su dal cuore zampillando va.

[pg!47]

FRESCHEZZALa tua freschezza, o creatura, è simileal brusir della pioggia sulle fogliedi giugno, quando scoppian le magnoliecarnee sul ramo, e i gigli sembran calicipieni d'acqua; o al crosciare della pioggiad'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetradel suo profondo aroma anche le gocciolelucenti, e chi il respira ha la vertigine;o al sùbito mutar di luci e d'ombrese passino le nuvole di marzocon repentine acquate, e sprazzi vivididi sol fra pianto e pianto, e un turbinìodi pòllini nell'impeto del vento.[pg!49]

La tua freschezza, o creatura, è simileal brusir della pioggia sulle fogliedi giugno, quando scoppian le magnoliecarnee sul ramo, e i gigli sembran calicipieni d'acqua; o al crosciare della pioggiad'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetradel suo profondo aroma anche le gocciolelucenti, e chi il respira ha la vertigine;o al sùbito mutar di luci e d'ombrese passino le nuvole di marzocon repentine acquate, e sprazzi vivididi sol fra pianto e pianto, e un turbinìodi pòllini nell'impeto del vento.

La tua freschezza, o creatura, è simileal brusir della pioggia sulle fogliedi giugno, quando scoppian le magnoliecarnee sul ramo, e i gigli sembran calicipieni d'acqua; o al crosciare della pioggiad'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetradel suo profondo aroma anche le gocciolelucenti, e chi il respira ha la vertigine;o al sùbito mutar di luci e d'ombrese passino le nuvole di marzocon repentine acquate, e sprazzi vivididi sol fra pianto e pianto, e un turbinìodi pòllini nell'impeto del vento.

La tua freschezza, o creatura, è simile

al brusir della pioggia sulle foglie

di giugno, quando scoppian le magnolie

carnee sul ramo, e i gigli sembran calici

pieni d'acqua; o al crosciare della pioggia

d'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetra

del suo profondo aroma anche le gocciole

lucenti, e chi il respira ha la vertigine;

o al sùbito mutar di luci e d'ombre

se passino le nuvole di marzo

con repentine acquate, e sprazzi vividi

di sol fra pianto e pianto, e un turbinìo

di pòllini nell'impeto del vento.

[pg!49]

IL VOLTOTalor,—quando ti credi sola, e ignoriche nell'ombra gelosa in cui t'interniti spìano i miei seguaci occhi materni,—in un pensiero il volto trascolori.Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,tesi il mento e la bocca in un superbogesto di volontà, pensi. Niun verbopuò dire quel che dicono i tuoi occhi.Ardor di sangue, ardor di fede, vamporepresso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel risointerïore, e quel selvaggio stampod'adolescenza conscia d'esser vivaper esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forsenell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empivadel suo denso pallor la fredda lastraappesa al muro. E mi guardava, fisso.Era il mio volto, sôrto da un abissod'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:nuovo a me, dal grande arco delle cigliaal labbro acceso: cerchio inebrianted'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.[pg!51]

Talor,—quando ti credi sola, e ignoriche nell'ombra gelosa in cui t'interniti spìano i miei seguaci occhi materni,—in un pensiero il volto trascolori.Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,tesi il mento e la bocca in un superbogesto di volontà, pensi. Niun verbopuò dire quel che dicono i tuoi occhi.Ardor di sangue, ardor di fede, vamporepresso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel risointerïore, e quel selvaggio stampod'adolescenza conscia d'esser vivaper esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forsenell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empivadel suo denso pallor la fredda lastraappesa al muro. E mi guardava, fisso.Era il mio volto, sôrto da un abissod'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:nuovo a me, dal grande arco delle cigliaal labbro acceso: cerchio inebrianted'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.

Talor,—quando ti credi sola, e ignoriche nell'ombra gelosa in cui t'interniti spìano i miei seguaci occhi materni,—in un pensiero il volto trascolori.Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,tesi il mento e la bocca in un superbogesto di volontà, pensi. Niun verbopuò dire quel che dicono i tuoi occhi.Ardor di sangue, ardor di fede, vamporepresso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel risointerïore, e quel selvaggio stampod'adolescenza conscia d'esser vivaper esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forsenell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empivadel suo denso pallor la fredda lastraappesa al muro. E mi guardava, fisso.Era il mio volto, sôrto da un abissod'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:nuovo a me, dal grande arco delle cigliaal labbro acceso: cerchio inebrianted'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.

Talor,—quando ti credi sola, e ignori

che nell'ombra gelosa in cui t'interni

ti spìano i miei seguaci occhi materni,—

in un pensiero il volto trascolori.

Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,

tesi il mento e la bocca in un superbo

gesto di volontà, pensi. Niun verbo

può dire quel che dicono i tuoi occhi.

Ardor di sangue, ardor di fede, vampo

represso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...

Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel riso

interïore, e quel selvaggio stampo

d'adolescenza conscia d'esser viva

per esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forse

nell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,

in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empiva

del suo denso pallor la fredda lastra

appesa al muro. E mi guardava, fisso.

Era il mio volto, sôrto da un abisso

d'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:

nuovo a me, dal grande arco delle ciglia

al labbro acceso: cerchio inebriante

d'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:

ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.

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LA MORTESe necessario è il male, e necessariala morte,—anche tu dunque, o Luminosa,morrai?... tu, che letizia da ogni cosasuggi, come ogni bocca sugge l'aria?...Io t'avrò fatta, io con insonne e fidaansia t'avrò cresciuta, per sapertimortale, e spenta, forse, in braccio averti?...Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...Dunque la vita mia, che a te coi centoe cento suoi lacerti s'aggroviglia,nulla potrebbe in tua difesa, o figlianata per la mia gioia e il mio tormento?...Cingerti non potrebbe un'invisibileveste, d'amore e amor tutta intessuta,che contro gli anni e la ferocia mutadella morte ti renda incorruttibile?...Nella miseria mia solo il patireper te m'è dato, e in esso consumarmi:perchè tu possa, o figlia, perdonarmid'averti messa al mondo per morire.[pg!53]

Se necessario è il male, e necessariala morte,—anche tu dunque, o Luminosa,morrai?... tu, che letizia da ogni cosasuggi, come ogni bocca sugge l'aria?...Io t'avrò fatta, io con insonne e fidaansia t'avrò cresciuta, per sapertimortale, e spenta, forse, in braccio averti?...Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...Dunque la vita mia, che a te coi centoe cento suoi lacerti s'aggroviglia,nulla potrebbe in tua difesa, o figlianata per la mia gioia e il mio tormento?...Cingerti non potrebbe un'invisibileveste, d'amore e amor tutta intessuta,che contro gli anni e la ferocia mutadella morte ti renda incorruttibile?...Nella miseria mia solo il patireper te m'è dato, e in esso consumarmi:perchè tu possa, o figlia, perdonarmid'averti messa al mondo per morire.

Se necessario è il male, e necessariala morte,—anche tu dunque, o Luminosa,morrai?... tu, che letizia da ogni cosasuggi, come ogni bocca sugge l'aria?...Io t'avrò fatta, io con insonne e fidaansia t'avrò cresciuta, per sapertimortale, e spenta, forse, in braccio averti?...Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...Dunque la vita mia, che a te coi centoe cento suoi lacerti s'aggroviglia,nulla potrebbe in tua difesa, o figlianata per la mia gioia e il mio tormento?...Cingerti non potrebbe un'invisibileveste, d'amore e amor tutta intessuta,che contro gli anni e la ferocia mutadella morte ti renda incorruttibile?...Nella miseria mia solo il patireper te m'è dato, e in esso consumarmi:perchè tu possa, o figlia, perdonarmid'averti messa al mondo per morire.

Se necessario è il male, e necessaria

la morte,—anche tu dunque, o Luminosa,

morrai?... tu, che letizia da ogni cosa

suggi, come ogni bocca sugge l'aria?...

Io t'avrò fatta, io con insonne e fida

ansia t'avrò cresciuta, per saperti

mortale, e spenta, forse, in braccio averti?...

Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...

Dunque la vita mia, che a te coi cento

e cento suoi lacerti s'aggroviglia,

nulla potrebbe in tua difesa, o figlia

nata per la mia gioia e il mio tormento?...

Cingerti non potrebbe un'invisibile

veste, d'amore e amor tutta intessuta,

che contro gli anni e la ferocia muta

della morte ti renda incorruttibile?...

Nella miseria mia solo il patire

per te m'è dato, e in esso consumarmi:

perchè tu possa, o figlia, perdonarmi

d'averti messa al mondo per morire.

[pg!53]

IL SOGNONon ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhiguardano a un sogno ov'io non oso entrare.Già sulla soglia sei, fra rose chiareche sbocciando ti splendono ai ginocchi.Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—musiche dolci ch'io non odo più.Piccola mia, fragile amore, tusei dunque come i passeri dei nidi?....... Vento di primavera, erbe novelle,gemme sui rami, nuvole nei cieli,cantar di fonti, verdeggiar di stelipromessi al caldo oro del grano, stellefulgide come sguardi, novitàdi tutto, ansia di spremer da ogni fogliail succo, da ogni affetto che germogliail suo mistero d'immortalità!...Non io ti mostrerò le cicatricidel cuor, le rosse stimmate, sì a fondoincise, che la vita è nel profondoattossicata sino alle radici.E quand'anche il facessi, i passi snellinon fermeresti tu sulla tua strada,tu, che infili cristalli di rugiadaper farne serto ai morbidi capelli.No!... Vivi l'ora tua, che una sol voltasi vive!... Piangerai dopo. È il tributosacro. Ma da timor gelido e mutol'ora divina a te non venga tolta.[pg!57]

Non ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhiguardano a un sogno ov'io non oso entrare.Già sulla soglia sei, fra rose chiareche sbocciando ti splendono ai ginocchi.Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—musiche dolci ch'io non odo più.Piccola mia, fragile amore, tusei dunque come i passeri dei nidi?....... Vento di primavera, erbe novelle,gemme sui rami, nuvole nei cieli,cantar di fonti, verdeggiar di stelipromessi al caldo oro del grano, stellefulgide come sguardi, novitàdi tutto, ansia di spremer da ogni fogliail succo, da ogni affetto che germogliail suo mistero d'immortalità!...Non io ti mostrerò le cicatricidel cuor, le rosse stimmate, sì a fondoincise, che la vita è nel profondoattossicata sino alle radici.E quand'anche il facessi, i passi snellinon fermeresti tu sulla tua strada,tu, che infili cristalli di rugiadaper farne serto ai morbidi capelli.No!... Vivi l'ora tua, che una sol voltasi vive!... Piangerai dopo. È il tributosacro. Ma da timor gelido e mutol'ora divina a te non venga tolta.

Non ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhiguardano a un sogno ov'io non oso entrare.Già sulla soglia sei, fra rose chiareche sbocciando ti splendono ai ginocchi.Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—musiche dolci ch'io non odo più.Piccola mia, fragile amore, tusei dunque come i passeri dei nidi?....... Vento di primavera, erbe novelle,gemme sui rami, nuvole nei cieli,cantar di fonti, verdeggiar di stelipromessi al caldo oro del grano, stellefulgide come sguardi, novitàdi tutto, ansia di spremer da ogni fogliail succo, da ogni affetto che germogliail suo mistero d'immortalità!...Non io ti mostrerò le cicatricidel cuor, le rosse stimmate, sì a fondoincise, che la vita è nel profondoattossicata sino alle radici.E quand'anche il facessi, i passi snellinon fermeresti tu sulla tua strada,tu, che infili cristalli di rugiadaper farne serto ai morbidi capelli.No!... Vivi l'ora tua, che una sol voltasi vive!... Piangerai dopo. È il tributosacro. Ma da timor gelido e mutol'ora divina a te non venga tolta.

Non ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhi

guardano a un sogno ov'io non oso entrare.

Già sulla soglia sei, fra rose chiare

che sbocciando ti splendono ai ginocchi.

Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—

musiche dolci ch'io non odo più.

Piccola mia, fragile amore, tu

sei dunque come i passeri dei nidi?...

.... Vento di primavera, erbe novelle,

gemme sui rami, nuvole nei cieli,

cantar di fonti, verdeggiar di steli

promessi al caldo oro del grano, stelle

fulgide come sguardi, novità

di tutto, ansia di spremer da ogni foglia

il succo, da ogni affetto che germoglia

il suo mistero d'immortalità!...

Non io ti mostrerò le cicatrici

del cuor, le rosse stimmate, sì a fondo

incise, che la vita è nel profondo

attossicata sino alle radici.

E quand'anche il facessi, i passi snelli

non fermeresti tu sulla tua strada,

tu, che infili cristalli di rugiada

per farne serto ai morbidi capelli.

No!... Vivi l'ora tua, che una sol volta

si vive!... Piangerai dopo. È il tributo

sacro. Ma da timor gelido e muto

l'ora divina a te non venga tolta.

[pg!57]

IL MISTEROO generata per mirar la gioianegli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,passando in danza fra le maravigliedolcissime d'un maggio che non muoia:o tu che porti in te la giovinezzadi tutti i rivi, e pur ti godi a beread ogni fonte che ti dia piacere,ad ogni raggio che ti dia bellezza:stupefatta io ti guardo, e mi domandochi sei: nè più ricordo il mio supplizionel procrearti, e il lungo sacrifiziode' miei begli anni, in te sola vibrando.Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgosparire: nulla più t'è necessarioda me: nel getto pieno e statuariodel tuo fiorire il tuo destino io scorgo.Ah, potess'io pensar che da una scorzad'albero, gaia boschereccia ninfa,balzata fossi, e avessi in te la linfadi quel tronco, e la sua virginea forza!...Balzata fossi dagli oceani immensi,vestita d'alghe, satura di sale!...Ma il peccato d'origine, il mortalepeso del sangue incarcera i tuoi sensi.Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:penetrarti vorrei, ma tu di fierasemplice grazia il tuo mister circondi.E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombrami tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiatofarmi, per te salvar, la strada sgombra:non sarei che un istinto, un cieco istintocarnale, armato a tua sola difesa:nè cederei, nè lascerei la presaselvaggia, fino a quando avessi vinto.[pg!61]

O generata per mirar la gioianegli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,passando in danza fra le maravigliedolcissime d'un maggio che non muoia:o tu che porti in te la giovinezzadi tutti i rivi, e pur ti godi a beread ogni fonte che ti dia piacere,ad ogni raggio che ti dia bellezza:stupefatta io ti guardo, e mi domandochi sei: nè più ricordo il mio supplizionel procrearti, e il lungo sacrifiziode' miei begli anni, in te sola vibrando.Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgosparire: nulla più t'è necessarioda me: nel getto pieno e statuariodel tuo fiorire il tuo destino io scorgo.Ah, potess'io pensar che da una scorzad'albero, gaia boschereccia ninfa,balzata fossi, e avessi in te la linfadi quel tronco, e la sua virginea forza!...Balzata fossi dagli oceani immensi,vestita d'alghe, satura di sale!...Ma il peccato d'origine, il mortalepeso del sangue incarcera i tuoi sensi.Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:penetrarti vorrei, ma tu di fierasemplice grazia il tuo mister circondi.E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombrami tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiatofarmi, per te salvar, la strada sgombra:non sarei che un istinto, un cieco istintocarnale, armato a tua sola difesa:nè cederei, nè lascerei la presaselvaggia, fino a quando avessi vinto.

O generata per mirar la gioianegli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,passando in danza fra le maravigliedolcissime d'un maggio che non muoia:o tu che porti in te la giovinezzadi tutti i rivi, e pur ti godi a beread ogni fonte che ti dia piacere,ad ogni raggio che ti dia bellezza:stupefatta io ti guardo, e mi domandochi sei: nè più ricordo il mio supplizionel procrearti, e il lungo sacrifiziode' miei begli anni, in te sola vibrando.Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgosparire: nulla più t'è necessarioda me: nel getto pieno e statuariodel tuo fiorire il tuo destino io scorgo.Ah, potess'io pensar che da una scorzad'albero, gaia boschereccia ninfa,balzata fossi, e avessi in te la linfadi quel tronco, e la sua virginea forza!...Balzata fossi dagli oceani immensi,vestita d'alghe, satura di sale!...Ma il peccato d'origine, il mortalepeso del sangue incarcera i tuoi sensi.Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:penetrarti vorrei, ma tu di fierasemplice grazia il tuo mister circondi.E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombrami tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiatofarmi, per te salvar, la strada sgombra:non sarei che un istinto, un cieco istintocarnale, armato a tua sola difesa:nè cederei, nè lascerei la presaselvaggia, fino a quando avessi vinto.

O generata per mirar la gioia

negli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,

passando in danza fra le maraviglie

dolcissime d'un maggio che non muoia:

o tu che porti in te la giovinezza

di tutti i rivi, e pur ti godi a bere

ad ogni fonte che ti dia piacere,

ad ogni raggio che ti dia bellezza:

stupefatta io ti guardo, e mi domando

chi sei: nè più ricordo il mio supplizio

nel procrearti, e il lungo sacrifizio

de' miei begli anni, in te sola vibrando.

Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgo

sparire: nulla più t'è necessario

da me: nel getto pieno e statuario

del tuo fiorire il tuo destino io scorgo.

Ah, potess'io pensar che da una scorza

d'albero, gaia boschereccia ninfa,

balzata fossi, e avessi in te la linfa

di quel tronco, e la sua virginea forza!...

Balzata fossi dagli oceani immensi,

vestita d'alghe, satura di sale!...

Ma il peccato d'origine, il mortale

peso del sangue incarcera i tuoi sensi.

Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:

vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:

penetrarti vorrei, ma tu di fiera

semplice grazia il tuo mister circondi.

E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombra

mi tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,

t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiato

farmi, per te salvar, la strada sgombra:

non sarei che un istinto, un cieco istinto

carnale, armato a tua sola difesa:

nè cederei, nè lascerei la presa

selvaggia, fino a quando avessi vinto.

[pg!61]

ALBAUn sogno risvegliò l'adolescente.Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corollesulla sua bocca e sul suo cuore, folleper la delizia d'essere vivente.E balzò a terra, bianca in quel divinolanguir dell'ombra e delle stelle,—quandonell'aria che pare èsiti tremandonon è più notte e non è ancor mattino.A piedi ignudi sul balcon, soavee ardente, a sè chiamò l'alba virginea:l'assaporò fino all'estrema lineadel cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.Pensò i giardini prossimi a fiorire,l'attender calmo delle forze intatte,le gemme dei roveti entro le fratte,l'acerba novità del divenire.—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.Ho quindici anni. È troppo dolce cosavivere, quando il cuore è sulle soglie.Chi è colei che vien dall'alto, ed haancor fra i veli qualche stella spersa,mentre la faccia è già tutta sommersanella luce?... sei tu, Felicità?...—[pg!63]

Un sogno risvegliò l'adolescente.Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corollesulla sua bocca e sul suo cuore, folleper la delizia d'essere vivente.E balzò a terra, bianca in quel divinolanguir dell'ombra e delle stelle,—quandonell'aria che pare èsiti tremandonon è più notte e non è ancor mattino.A piedi ignudi sul balcon, soavee ardente, a sè chiamò l'alba virginea:l'assaporò fino all'estrema lineadel cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.Pensò i giardini prossimi a fiorire,l'attender calmo delle forze intatte,le gemme dei roveti entro le fratte,l'acerba novità del divenire.—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.Ho quindici anni. È troppo dolce cosavivere, quando il cuore è sulle soglie.Chi è colei che vien dall'alto, ed haancor fra i veli qualche stella spersa,mentre la faccia è già tutta sommersanella luce?... sei tu, Felicità?...—

Un sogno risvegliò l'adolescente.Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corollesulla sua bocca e sul suo cuore, folleper la delizia d'essere vivente.E balzò a terra, bianca in quel divinolanguir dell'ombra e delle stelle,—quandonell'aria che pare èsiti tremandonon è più notte e non è ancor mattino.A piedi ignudi sul balcon, soavee ardente, a sè chiamò l'alba virginea:l'assaporò fino all'estrema lineadel cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.Pensò i giardini prossimi a fiorire,l'attender calmo delle forze intatte,le gemme dei roveti entro le fratte,l'acerba novità del divenire.—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.Ho quindici anni. È troppo dolce cosavivere, quando il cuore è sulle soglie.Chi è colei che vien dall'alto, ed haancor fra i veli qualche stella spersa,mentre la faccia è già tutta sommersanella luce?... sei tu, Felicità?...—

Un sogno risvegliò l'adolescente.

Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corolle

sulla sua bocca e sul suo cuore, folle

per la delizia d'essere vivente.

E balzò a terra, bianca in quel divino

languir dell'ombra e delle stelle,—quando

nell'aria che pare èsiti tremando

non è più notte e non è ancor mattino.

A piedi ignudi sul balcon, soave

e ardente, a sè chiamò l'alba virginea:

l'assaporò fino all'estrema linea

del cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.

Pensò i giardini prossimi a fiorire,

l'attender calmo delle forze intatte,

le gemme dei roveti entro le fratte,

l'acerba novità del divenire.

—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.

Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.

Ho quindici anni. È troppo dolce cosa

vivere, quando il cuore è sulle soglie.

Chi è colei che vien dall'alto, ed ha

ancor fra i veli qualche stella spersa,

mentre la faccia è già tutta sommersa

nella luce?... sei tu, Felicità?...—

[pg!63]

«C'ERA UNA VOLTA....»—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»come quand'ero piccola bambina.Sai, mi dicono tutti «signorina»....Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.Quanta neve nell'aria!... Par che scendail cielo a terra, in turbini di fiocchi,e pur non sembra che la terra tocchi....Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.Così soave è la tua voce, seconti di fate, d'astri, di fortuna!...——.... Dunque, c'era una volta, nella luna,Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»—La Principessa allor dirò, che accogliead ìnfula i capelli intorno al viso,e col volger degli occhi e del sorrisoal suo passaggio fa tremar le foglie....Ma non la tentan gracili vïoleche gelosia di folta erba nasconda:di più liberi campi è sitibondaov'ella possa respirar nel sole.Tutta s'immerge nella vampa d'oroche di baci ardentissimi l'investe:ride:—Fratello Sol, guarda: la vestedel tuo più lieto raggio io mi coloro.Canta:—Fratello Sole, ove mi portioggi, che nostra gioia è così pura?...—E sembra una celeste creaturache un'occulta potenza in terra scorti.Tutto move con lei, nell'indicibilefesta del ritmo che il suo passo scande,verso la soglia ove l'attende un grandeIddio, dal viso pallido e terribile....——Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.Ma mi si ruppe il fil nella memoria.È una storia sì logora!... È la storiad'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.Ah, non potere averti ancor raccoltanel grembo, contro cento, contro mille!....... Non tremare. Un racconto delle Millee una Notte or dirò: «C'era una volta....»—[pg!67]

—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»come quand'ero piccola bambina.Sai, mi dicono tutti «signorina»....Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.Quanta neve nell'aria!... Par che scendail cielo a terra, in turbini di fiocchi,e pur non sembra che la terra tocchi....Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.Così soave è la tua voce, seconti di fate, d'astri, di fortuna!...——.... Dunque, c'era una volta, nella luna,Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»—La Principessa allor dirò, che accogliead ìnfula i capelli intorno al viso,e col volger degli occhi e del sorrisoal suo passaggio fa tremar le foglie....Ma non la tentan gracili vïoleche gelosia di folta erba nasconda:di più liberi campi è sitibondaov'ella possa respirar nel sole.Tutta s'immerge nella vampa d'oroche di baci ardentissimi l'investe:ride:—Fratello Sol, guarda: la vestedel tuo più lieto raggio io mi coloro.Canta:—Fratello Sole, ove mi portioggi, che nostra gioia è così pura?...—E sembra una celeste creaturache un'occulta potenza in terra scorti.Tutto move con lei, nell'indicibilefesta del ritmo che il suo passo scande,verso la soglia ove l'attende un grandeIddio, dal viso pallido e terribile....——Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.Ma mi si ruppe il fil nella memoria.È una storia sì logora!... È la storiad'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.Ah, non potere averti ancor raccoltanel grembo, contro cento, contro mille!....... Non tremare. Un racconto delle Millee una Notte or dirò: «C'era una volta....»—

—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»come quand'ero piccola bambina.Sai, mi dicono tutti «signorina»....Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.Quanta neve nell'aria!... Par che scendail cielo a terra, in turbini di fiocchi,e pur non sembra che la terra tocchi....Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.Così soave è la tua voce, seconti di fate, d'astri, di fortuna!...——.... Dunque, c'era una volta, nella luna,Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»—La Principessa allor dirò, che accogliead ìnfula i capelli intorno al viso,e col volger degli occhi e del sorrisoal suo passaggio fa tremar le foglie....Ma non la tentan gracili vïoleche gelosia di folta erba nasconda:di più liberi campi è sitibondaov'ella possa respirar nel sole.Tutta s'immerge nella vampa d'oroche di baci ardentissimi l'investe:ride:—Fratello Sol, guarda: la vestedel tuo più lieto raggio io mi coloro.Canta:—Fratello Sole, ove mi portioggi, che nostra gioia è così pura?...—E sembra una celeste creaturache un'occulta potenza in terra scorti.Tutto move con lei, nell'indicibilefesta del ritmo che il suo passo scande,verso la soglia ove l'attende un grandeIddio, dal viso pallido e terribile....——Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.Ma mi si ruppe il fil nella memoria.È una storia sì logora!... È la storiad'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.Ah, non potere averti ancor raccoltanel grembo, contro cento, contro mille!....... Non tremare. Un racconto delle Millee una Notte or dirò: «C'era una volta....»—

—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»

come quand'ero piccola bambina.

Sai, mi dicono tutti «signorina»....

Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.

Quanta neve nell'aria!... Par che scenda

il cielo a terra, in turbini di fiocchi,

e pur non sembra che la terra tocchi....

Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.

Così soave è la tua voce, se

conti di fate, d'astri, di fortuna!...—

—.... Dunque, c'era una volta, nella luna,

Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»

—La Principessa allor dirò, che accoglie

ad ìnfula i capelli intorno al viso,

e col volger degli occhi e del sorriso

al suo passaggio fa tremar le foglie....

Ma non la tentan gracili vïole

che gelosia di folta erba nasconda:

di più liberi campi è sitibonda

ov'ella possa respirar nel sole.

Tutta s'immerge nella vampa d'oro

che di baci ardentissimi l'investe:

ride:—Fratello Sol, guarda: la veste

del tuo più lieto raggio io mi coloro.

Canta:—Fratello Sole, ove mi porti

oggi, che nostra gioia è così pura?...—

E sembra una celeste creatura

che un'occulta potenza in terra scorti.

Tutto move con lei, nell'indicibile

festa del ritmo che il suo passo scande,

verso la soglia ove l'attende un grande

Iddio, dal viso pallido e terribile....—

—Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.

Ma mi si ruppe il fil nella memoria.

È una storia sì logora!... È la storia

d'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.

Ah, non potere averti ancor raccolta

nel grembo, contro cento, contro mille!...

.... Non tremare. Un racconto delle Mille

e una Notte or dirò: «C'era una volta....»—

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TRASMIGRAZIONEPenso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusisenza volerlo, o figlia, nell'oscurotravaglio della specie, ove il futuros'incarna e pur s'ignora, ove son chiusii germi che la vita romperà:al segreto del sangue, all'energielatenti, alle ancor buie occulte vie,alle tremende possibilità.Penso all'ignota donna che s'appiattaor, nel fascio di nervi agile al balzo,e nella grazia del tuo piede scalzose t'aggiri con mosse di cerbiatta;e nel rapido battere di cigliache vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non sochi sii, se pur ti feci, se pur t'honelle viscere ancor compressa, o figlia!...Ma che tu sii da me diversa, è giusto.Per questa tua diversità, t'ammiro.Se il mio commisi al fresco tuo respiro,s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,fu per passar con più perfetta formain coscïenza, in gaudio, in giovinezzanuova: inutili son forza e bellezzase potenza d'amor non le trasforma.Tu seguirai la sempiterna legge.Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.Arde nel trasmigrar di quei vermiglirivi la volontà che il mondo regge.Da te soltanto il cuor caduco avràla certezza del fato in van promessoa me dal verso sulla carne impressocome un cilicio: l'Immortalità.[pg!71]

Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusisenza volerlo, o figlia, nell'oscurotravaglio della specie, ove il futuros'incarna e pur s'ignora, ove son chiusii germi che la vita romperà:al segreto del sangue, all'energielatenti, alle ancor buie occulte vie,alle tremende possibilità.Penso all'ignota donna che s'appiattaor, nel fascio di nervi agile al balzo,e nella grazia del tuo piede scalzose t'aggiri con mosse di cerbiatta;e nel rapido battere di cigliache vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non sochi sii, se pur ti feci, se pur t'honelle viscere ancor compressa, o figlia!...Ma che tu sii da me diversa, è giusto.Per questa tua diversità, t'ammiro.Se il mio commisi al fresco tuo respiro,s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,fu per passar con più perfetta formain coscïenza, in gaudio, in giovinezzanuova: inutili son forza e bellezzase potenza d'amor non le trasforma.Tu seguirai la sempiterna legge.Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.Arde nel trasmigrar di quei vermiglirivi la volontà che il mondo regge.Da te soltanto il cuor caduco avràla certezza del fato in van promessoa me dal verso sulla carne impressocome un cilicio: l'Immortalità.

Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusisenza volerlo, o figlia, nell'oscurotravaglio della specie, ove il futuros'incarna e pur s'ignora, ove son chiusii germi che la vita romperà:al segreto del sangue, all'energielatenti, alle ancor buie occulte vie,alle tremende possibilità.Penso all'ignota donna che s'appiattaor, nel fascio di nervi agile al balzo,e nella grazia del tuo piede scalzose t'aggiri con mosse di cerbiatta;e nel rapido battere di cigliache vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non sochi sii, se pur ti feci, se pur t'honelle viscere ancor compressa, o figlia!...Ma che tu sii da me diversa, è giusto.Per questa tua diversità, t'ammiro.Se il mio commisi al fresco tuo respiro,s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,fu per passar con più perfetta formain coscïenza, in gaudio, in giovinezzanuova: inutili son forza e bellezzase potenza d'amor non le trasforma.Tu seguirai la sempiterna legge.Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.Arde nel trasmigrar di quei vermiglirivi la volontà che il mondo regge.Da te soltanto il cuor caduco avràla certezza del fato in van promessoa me dal verso sulla carne impressocome un cilicio: l'Immortalità.

Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusi

senza volerlo, o figlia, nell'oscuro

travaglio della specie, ove il futuro

s'incarna e pur s'ignora, ove son chiusi

i germi che la vita romperà:

al segreto del sangue, all'energie

latenti, alle ancor buie occulte vie,

alle tremende possibilità.

Penso all'ignota donna che s'appiatta

or, nel fascio di nervi agile al balzo,

e nella grazia del tuo piede scalzo

se t'aggiri con mosse di cerbiatta;

e nel rapido battere di ciglia

che vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non so

chi sii, se pur ti feci, se pur t'ho

nelle viscere ancor compressa, o figlia!...

Ma che tu sii da me diversa, è giusto.

Per questa tua diversità, t'ammiro.

Se il mio commisi al fresco tuo respiro,

s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,

fu per passar con più perfetta forma

in coscïenza, in gaudio, in giovinezza

nuova: inutili son forza e bellezza

se potenza d'amor non le trasforma.

Tu seguirai la sempiterna legge.

Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.

Arde nel trasmigrar di quei vermigli

rivi la volontà che il mondo regge.

Da te soltanto il cuor caduco avrà

la certezza del fato in van promesso

a me dal verso sulla carne impresso

come un cilicio: l'Immortalità.

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