VERSI XXXVIII-XLV. —Tedesco.Segue il Coro.Schon verloschen sind die Stunden,Hingeschwunden Schmerz und Glück;Fühl' es vor! Du wirst gesunden;Traue neuem Tagesblik.Thäler grünen, Hügel schwellen',Buschen sich zu Schattenzuh;Und in schwanken SilberschwellenWogt die Saat der Ernte zu.TRADUZIONE LETTERALEGià le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del seminato ondeggiano verso la mietitura.[pg!281]TRADUZIONE diAndrea Maffei.Già veloci fuggirono l'ore,S'involarono i gaudii, i tormenti;Per le fibre, pei rivi del coreRifluir la salute non senti?Ti confida nel dì, che risorge!Già dal buio escon valli e colline,E lo sguardo pe' colli già scorgeL'ondular delle spiche argentine.Lefibre, irivi del cuore, ilrifluire della salutenon esistono nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo:tu risanerai(du wirst gesunden). Non so poi dove il Maffei abbia trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire, e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova luce manifesterà , deve servire a Fausto di augurio, di presentimento della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera: il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento; l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono.VERSI XLVI-LIII. —Tedesco.Segue il Coro:Wunsch um Wünsche zu erlangenSchaue nach dem Glanze dort!Leise bist du nur umfangen,Schlaf ist Schale, wirf sie fort!Säume nicht dich zu erdreistenWenn die Menge zaudernd schweift;Alles kann der Edle leisten,Der versteht und rasch ergreift.TRADUZIONE LETTERALEPer (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla [pg!282] lo splendore là . Sei solo lievemente allacciato: spoglia l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso intelligente e pronto all'opera.TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Vuoi la foga appagar delle brame?Guarda i raggi, che il sol ti saetta.T'avviluppa lievissimo stame;Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!Mentre il volgo s'indugia sgomento,Segui tu coraggioso la via:Chi conosce ed afferra il momentoNon ha prova, che dura gli sia.I raggi, che saetta il sole, non va, perchè il sole non è ancora sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro; anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli occhi nel sole possaappagar la foga delle brame; nè Fausto può avere alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo. Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte: — «Se dirò mai al momento:deh indugia! sei tanto bello!allora potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il tempo!» — E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi rinvigorito a nuova ed incessante attività , poichè alla mente audace ed operosa tutto riesce: [pg!283]audaces fortuna iuvat.Sgomentoè troppo forte perzaudernd. Non mi piace quelmomento, che rimpiccolisce e specializza troppo, e che non c'è nel testo.VERSI LIV-LXVI. —Tedesco.Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole.Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;Tönend wird für Geistes-OhrenSchon der neue Tag geboren.Felsenthore knarren rasselnd,Phöbus Räder rollen prasselnd;Welch Getöse bringt das Licht!Es trommetet! es posaunet!Auge blinzt und Ohr erstaunet!Unerhörtes hört sich nicht!Schlüpfet zu den Blumenkronen,Tiefer, tiefer, still zu wohnen,In die Felsen, unters Laub:Trifft es euch, so seid ihr taub.TRADUZIONE LETTERALEAscoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù, più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame: se vi coglie, insordirete.TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Udite! udite! il turbine dell'oreV'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.Altissimo fragoreMandano e gioghi e valli.Cigola e stride il cocchioDel sole... Oh qual frastuonoSpande il ritorno[pg!284]Della luce!... È di tube, è di timballiRomor confuso!... L'occhio,L'orecchio offesi, attoniti ne sono.Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...Celatevi tra' fiori!Giù, giù ne' foriDel monte o tra le foglieDella boscaglia!Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.Il meglio in questogalimathias(parlo dell'originale) è l'onda del verso e l'armonia imitativa, che va perduta, come s'è notato, nella versione. Ilturbine dell'orenon comprendo, che sia; nè l'originale dice che annunzî il giorno. Queldem Sturm der Horenè un dativo, retto dal verbohorchen, ascoltare. E le Ore son qui una fredda reminiscenza omerica, giacchè nell'Iliade vengon dette custodi delle porte del cielo, che dovevan chiudere ed aprire secondo l'occorrenza. Tommaso Stigliani, parlando delle feste in Barcellona pel ritorno di Colombo (XXIV, 76):Festeggiossi ogni dì, finchè l'aurora Schiuse al decimonono in ciel le porte. Chiunque ha visto sorgere il sole, sa che il precede quasi una vibrazione dell'aria; il Goethe immagina, cotesta vibrazione essere effetto del rumore, fatto dalle Ore nello spalancare le porte dell'Olimpo e dal carro di Febo, che prorompe cigolando quasi di sotto una volta sonora. Questo suono è percettibile per gli spiriti superiori come Ariele, per l'orecchio loro è armonia; invece assorderebbe i silfi, gli spiritelli, che, secondo la mitologia germanica, sono pure anime naturali (per gli spiritelli, e la loro natura, ecc. VediAdoneXII, 135-145). Ciò che supera la forza percettiva (che il Goethe molto infelicemente chiama l'inaudito) non può udirsi. Monsignor Giovanni Guidiccioni ha detto in un suo sonettucolo: .......come vince l'armonia celeste, L'umano udir. Sfido io d'indovinar tutto questo dalla versione del Maffei!Le porte di macigno, le termopili dell'Olimpo divengono presso luigioghi e valli. Le reminiscenze classiche delle Ore e di [pg!285] Febo, spariscono; sparisce il parallelismo onomatopeico tra emistichio ed emistichio, tra verso e verso. Si ommetteper abitar tranquille.Tra' fioriè tutt'altro chenelle corolle; altro è starefra, altro è starein, che diamine!Fogliameè diversa cosa dafoglie della boscaglia: un albero isolato ha fogliame anche esso.S'introducono de'timballi, a' quali il Goethe non ha pensato, dicendo egli con quel versoEs trommetet, es posaunet!precisamente nè più nè meno di quanto il Marini ha detto nel suo:Già squilla il corno e già la tromba scoppia.(Adone.XVI. 36).Nel Goethe però manca il soggetto, e non si capisce da chi venga prodotto lo strombettio ed il clangore; di quali strumenti si tratti, o chi vi soffia drento. Questi perfetti riscontri tra frasi del Goethe e frasi del Marino sono frequentissimi. Per esempio ilBrennst du nicht und fühlest mich entbranntdellafidanzata di Corinto, si ritrova in fine de' seguenti versi dell'Adone(III. 96)Fan con occhio loquace e muta bocca, Eco amorosa i tormentati cori, Dove, invece di voce, il vago sguardo, Quinci e quindi risponde: Ardi, ch'io ardo.VERSI LXVII-LXXIII. —Tedesco.Fausto.Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendigAetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,Du Erde warst auch diese Nacht beständig,Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.TRADUZIONE LETTERALEI polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di tendere incessantemente alla più alta esistenza.[pg!286]TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Battono i polsi miei da nuova e frescaVigoria confortati. Immota, o terra,Pur nella notte, che passò, tu fosti;Ed or sotto al mio pie' ringagliarditaRespiri; ed incominci a circondarmiDi voluttà , svegliandomi nel pettoPiù bollente desio d'alzar le penneAd un'alta esistenza.Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo, che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della terra; eppure nell'originale egli dice invece: — «Tu, terra, se' rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la medesima!» — ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui, si sente mutato. Il Goethe non dicesotto al mio piè; anzi, più gentilmentea' miei piedi. Non diceringagliardita, anzi rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una bellezza.Lustqui non è nel senso di voluttà , anzi in quello di brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio espressa ne' due versi seguenti.Nel pettoè riempitura vacua.Desio bollenteopiù bollenteè tutt'altra cosa d'unproponimento energico, d'unasalda risoluzione, com'ha il testo.Desiderareè un po' diverso darisolvere: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui risolve.Alzar le penne, è un cencio rettorico, che fa sorridere chiunque ricorda quel divino episodio delFurioso, laddove Ruggiero prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114). Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione latina del marchese Torquato Barbolani, dei [pg!287] conti di Montauto:Fraenat ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris Excierat, remanent.Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche. Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di Alcina:al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur), o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto:Ai era in mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular d' più allora 'n pinsava.Il Maffei non è il solo cattivo traduttore, che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene.Altaè positivo,la più altaè superlativo; perchè sostituir quello a questo?VERSI LXXIV-LXXXII. —Tedesco.Segue Fausto.In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossenDem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,Ein Paradies wird um mich her die Runde.TRADUZIONE DAL TEDESCOIl mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende nelle profondità , e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano [pg!288] immersi; anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze divengono un paradiso.TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . Il mondo irrompeDal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;E si levano al ciel dalla forestaLe mille voci della vita. Un biancoVapor su tutta la vallea si versa.Pure il lume del ciel nelle più basseParti discende; e sbucano dal fondo,Ove occulti dormiano, e rami e tronchiRistorati. I colori omai distintiSi ravvivano anch'essi, ove la perlaDella rugiada i suoi tremuli veliStende sui fiori e sulle foglie. Un veroEden sorride agli occhi miei.Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni dell'Autore. Il quale non ha punto scrittoil mondo irrompe dal crepuscolo(il complementoincerto, in cui si chiuse, è aggiunta gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è pure manifesto il mondo.» — Fausto non dice le mille voci della foresta levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede, da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto dibianconon viene attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in Isvizzera. Quelleparti bassesono un tantino indecenti e comiche.La perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle foglie, è una circonlocuzione affettata per quel semplice:Fiori e foglie grondano di tremule perle.Antonio Bruni da Manduria (in alcune ottave intorno [pg!289] aSant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il pane, destinato a' poveri, in rose) ha lasciato scritto:Queste, che ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia erbosa.Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori, sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe. Tutti sanno, che l'Autore delFaustoha pensato e scritto molto sulla natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de' suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: — «Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una grande eredità . Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che l'eredità mia non era punto cattiva.» — Ed un'altra fiata al medesimo: — «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» — E poi, un'altra volta ancora: — «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco. Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza d'essere superiore a molti.» — Scusate la modestia! Quando il Goethe, nella seconda parte delFausto, parla di fenomeni relativi a' colori, adopera [pg!290] sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova teorica, nella quale ilfondo oscuroaveva un'importanza capitale. È qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali?VERSI LXXXIII-XCI. —Tedesco.Segue Fausto.Hinaufgeschaut! — Der Berge GipfelriesenVerkünden schon die feierlichste Stunde;Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessenDas später sich zu uns hernieder wendet.Jetzt zu der Alpe grüngesenkten WiesenWird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,Und stufenweis herab ist es gelungen.Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendetKehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.TRADUZIONE LETTERALEGuarda in su! — I cacùmi giganti de' monti prenunziano già l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da noi. Apparisce (il sole)! — E purtroppo, già abbacinato, mi volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . Ti drizzaLassù! — Gli ardui comignoli del monteSon dell'ora solenne avvisatori.Questi pònno gioir del primo raggioChe dardeggia la luce: ella si volgePiù tarda a noi. Splendori ai verdi pratiDell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanzaDi grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.Dell'acuto suo dardo il ciglio offesoDolorando si chiude.[pg!291] Come a dire:Ti drizza lassù?Non si tratta di mettersi in cammino, anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quelcomignolo, con la sua desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a quella, che il Goethe voleva suscitare colGipfelriesen. Ildürfennon esprime semplice possibilità , e quindi è mal reso colpônno; solo potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni s'illuminasse prima de' cacumi circostanti!Il primo raggio, che dardeggia la lucee più giùdell'acuto suo dardo il ciglio offeso, sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale. Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe: perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto:Guarda i raggi, che il sol ti saetta.Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà . Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che, come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio, egli traduceAlpetedesco, conalpeItaliano; e non posso mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne' dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano;Alpe, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di selvatichezza ed impraticabilità , come dimostra l'aggettivoalpestre; idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delleutili alpi, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di quella impudente [pg!292] impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagnaalpestra(Adone.VI. 65),Qui tace(la Psiche)e già d'una montagna alpestra Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi. — Tali sono leAlpiItaliane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cuisi contende il primato dell'inverno e della primavera, fa dire a Tirsi:E cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi cristalli.Questa descrizione sconverrebbe ad un'Alpenel senso tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quelgrüngesenkt, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel direapparisce, sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: — «Ei fu!» — sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con uneccolo!parmi. Il Maffei riferisce quell'appariscealla luce, dimenticando che la è apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che unsiefemminile (il sole in tedesco è femmino;die Sonne), non può riferirsi alla luce, ch'è un neutro:das Licht.[pg!293]VERSI XCII-CII. —Tedesco.Segue Fausto.So ist es also, wenn ein sehnend HoffenDem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,Erfüllungspforten findet flügeloffen;Nun aber bricht aus jenen ew'gen GründenEin Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,So dass wir wieder nach der Erde blicken,Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.TRADUZIONE LETTERALEDunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que' fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie; sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per nasconderci nel velo più giovanile?TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . È tale appuntoLa speranza dell'uomo, allor che stimaRaggiunto il sommo de' suoi voti, e trovaSchiuso il varco alla meta. Ah! ma s'elevaDa que' baratri eterni un mar di foco!Stupefatto n'è l'uomo, e della vitaVuol la face allumarvi... Immense fiammeGli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,Esagitato con fiera vicendaFra la gioia e il dolore; a tal che gli occhiDi nuovo atterra per celar nel mantoDe' suoi primi innocenti anni la fronte.[pg!294] Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta altrove: — «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali, e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore desiderato». — Nella traduzione, non posso approvare quelloschiuso il varco alla meta; altro cheschiuso, spalancato, aperte ambo le bande! Evarco, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora. Non è ammissibile neppure quell'atterrar gli occhi; che equivale pura e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece, che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento assolutamente falsato dalla fraseper celar nel manto de' suoi primi innocenti anni la fronte, di cui sarei molto imbarazzato a dare la spiegazione.[pg!295]VERSI CIII-CXV —Tedesco.Segue Fausto.So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausendDann aber tausend Strömen sich ergiessendHoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,Umher verbreitend duftig kühle Schauer.Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.Ihm sinne nach und du begreifst genauer;Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.TRADUZIONE LETTERALEDunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma. Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano. Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso colorato abbiamo la vita.TRADUZIONE diAndrea Maffei.Dunque al sol diam le spalle. Il ruinosoTorrente, che devolvesi fremendoPer gli alpestri burroni, attrae con gioiaOgnor crescente il guardo mio. Lo veggoPrecipite avvallar di balzo in balzo.Frangersi in mille rivi, ed una nubeSgorgar per l'aere d'agitata spuma.Oh come da quel vortice si levaL'arcobaleno maestoso e spiega[pg!296]La settemplice curva! Ora è distinto,Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzoVaporoso diffonde. E speglio forseQuell'iride non è de' nostri affetti?Pensavi e certo ne sarai. Nel lampoDi quei sette colori abbiam la vita.La descrizione della cataratta e dell'arcobaleno è stupenda nell'originale. Il Goethe s'era occupato per anni ed anni del fenomeno ottico, che produce l'iride. Nè queste sue descrizioni poetiche sono senza sustrato d'impressione naturale. Una volta, che il Goethe vecchissimo narrava, come ispirato dal bel paese intorno al lago de' Quattro Cantoni, avesse meditato nel MDCCXCVII un'epopea in esametri sul mito di Guglielmo Tell, (misericordia!) e come poi, distratto da occupazioni diverse, avesse ceduto il soggetto allo Schiller, che ne ricavò una tragedia (manco male!), Giampietro Eckerman osservò, sembrargli, che la descrizione in terzine nella prima scena della seconda parte delFausto, dovess'essere una reminiscenza di quelle impressioni della natura svizzera. Rispose il Goethe: — «Nol nego; non avrei mai potuto pensare il contenuto delle terzine, senza le fresche impressioni di quella natura portentosa. Ma questo è quanto ho coniato dell'oro di quelle località . Ho abbandonato il rimanente allo Schiller». — Ci abbiamo inoltre del Goethe una dipintura della cascata di Pissevache nel Vallese, la quale aveva senza dubbio contribuito a generare il fantasma nella sua immaginativa: — «Ad un'altezza discreta, prorompe da un crepaccio del monte un forte rivolo, fiammeggiando, in un bacino, dove è ridotto in polvere e schiuma, che viene sparpagliata qua e là dal vento. Apparve il sole e dette doppia vita allo spettacolo. Giù, tra il vapore d'acqua, si ha dall'una e dall'altra parte, secondo che si cammina, un arcobaleno proprio vicino. Andando più su, si gode un fenomeno vieppiù bello ancora»; — eccetera. Altrove parla della cascata del Reno presso Sciaffusa, [pg!297] com'ei la rivedesse illuminata dal sole: — «L'iride appariva nella sua maggior bellezza: poggiava tranquillamente nell'immensa schiuma, che ferve, e, mentre minaccia di violentemente distruggerla, è costretta a riprodurla di nuovo ogni istante». — Ora, Fausto ravvisa nell'iride della caduta un'immagine de' godimenti umani. La fruizione piena, assoluta, non è per noi; ma ne abbiamo un riflesso nella vita, quando operosamente ci affermiamo ne' limiti, che la natura ci assegna. La traduzione sembra d'uomo, che non abbia mai viste cataratte ed archibaleni. Iltorrente ruinoso, che si revolve fremendo per gli alpestri burronidesta in Fausto estasi e non gioia: c'è di che rimanere estatico, ma non di che rallegrarsi nello spettacolo. Non capiscola nube di spuma, che sgorga per l'aere. Sembra, che il Goethe, massime invecchiando, prediligesse smodatamente le frasi, in cui si ripete un medesimo vocabolo; ne abbiamo incontrate parecchie in questa scena, ed ecco tre ripetizioni in un sol periodo in tre versi successivi:Von Sturz zu Sturzen;in tausend dann aber tausend Strömen;Schaum an Schäume. Perchè cancella il Maffei due di queste ripetizioni intenzionali? o che il nostro linguaggio non le ammette o non se ne compiace?Das menschliche Bestrebennon èi nostri affetti;begreifenvuol direconcepire,capiree noncertificarsi. Tradur l'ultimo verso, come fa il Maffei, gli è un certificare di non aver capito ciò, che l'Autore intendeva dire. Antonio Bruni, volendo indicare un pensiero non dissimile da quello del Goethe, ha scritto:Pria che vestisse in me spoglia mortale Quest'alma, o mio bel nume,... Nel Sole inaccessibile immortale Mirò il tuo Bello; e s'or pur l'ama e in voto Gli sacra il cor divoto, De l'eterno splendore ama un riflesso. Nel tedesco leggoriflesso coloratoe nonlampo di que' sette colori; riflesso non è il medesimo di lampo.Il lettore può giudicare ora, se ho disaminato ed analizzato con imparzialità questo brano di traduzione, scelto a caso, e tra' più facili. Avrei potuto giustamente [pg!298] sì, ma malignamente ricorrere a squarci malagevoli; e mostrare anche più chiaro, che ho ragione di chiamare usurpata la fama del Maffei. M'hanno appoggiato a volte l'incarico di esaminare alcuni pretendenti alla patente d'idoneità per insegnare il tedesco. Ebbene, in coscienza, se mi ritrovassi in quel ballo, ed i candidati traducessero come il Maffei, io non li riconoscerei mica idonei. — «Una patente, a voialtri? Patente d'incapacità !» — Invece quest'uomo, che tradisce in tal modo i malcapitati testi, conta tra di noi per una autorità in fatto di letteratura alemanna. Ha panegiristi ridicoli; giovanotti, i quali ignorando fin l'alfabeto tedesco, discorrono delFausto, scarabocchiando cicalate inconcludenti, compilazioni eseguite sugli articoli dellaRivista de' Due Mondi. Giuochi, che fanno i letterati oggi, come farebbero gli agenti di cambio od i capistazione, od altro, se sperassero di lucrar qualche soldarello di più. Buffoncelli, che chiamano il traduttore-traditore — «ingegno poderoso, che ha padronanza sulle due lingue, e lunghi e pertinaci studî su tutta quanta la letteratura tedesca, e straordinaria felicità di sapere trovar sempre nella poesia e nell'idioma della sua patria la frase, la parola, il modo di dire, che corrispondano a ciò, che volle significare l'autore nella propria lingua». — Il pubblico ignaro, sentendo affermare così ricisamente, crede alla competenza dell'encomiasta e plaude ingannato, senza sapere quel che si applauda. Ben inteso poi, che s'usaora in Italia un traffico di lodi, Pur che al lodato il lodator risponda; E l'adulazion va per vicenda(come scrisse nel secolo scorso il sedicente inventore de' versi martelliani, a proposito d'un altro Maffei, Scipione, assai da più). Quindi, imitando la carità di Giovanni da S. Giovanni, Andrea Maffei chiamerà — «giovane d'alto ingegno» — nella prefazione al secondo volume, chi gli ha dimenato sotto il naso quell'incenso smaccato in un discorso prefisso al primo. Non c'è cosa, che più ripugni alla dignità d'un principiante, dell'assumer l'incarico d'una prefazione all'opera [pg!299] d'un autore vivo e riputato; l'è un impegnarsi a lodare, a panegirizzare in tutto e per tutto. A questo non pensa il pubblico; e, sulla fede del Maffei, ritiene grand'uomo in erba anche quel ragazzo lì:sic itur ad astra.È triste a dirsi; ma da cinquant'anni, che il Maffei traduce e vien lodato, non un solo de' suoi lettori infiniti, non uno de' suoi panegiristi, s'è incomodato a riscontrarne le versioni con l'originale. Non uno ha sentito il bisogno, ha sospettato che fosse dovere, obbligo, di esaminare prima di applaudire! È una immoralità letteraria, che fa spavento! Per me, non voglio esserne complice. [pg!300][pg!301]
VERSI XXXVIII-XLV. —Tedesco.Segue il Coro.Schon verloschen sind die Stunden,Hingeschwunden Schmerz und Glück;Fühl' es vor! Du wirst gesunden;Traue neuem Tagesblik.Thäler grünen, Hügel schwellen',Buschen sich zu Schattenzuh;Und in schwanken SilberschwellenWogt die Saat der Ernte zu.TRADUZIONE LETTERALEGià le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del seminato ondeggiano verso la mietitura.[pg!281]TRADUZIONE diAndrea Maffei.Già veloci fuggirono l'ore,S'involarono i gaudii, i tormenti;Per le fibre, pei rivi del coreRifluir la salute non senti?Ti confida nel dì, che risorge!Già dal buio escon valli e colline,E lo sguardo pe' colli già scorgeL'ondular delle spiche argentine.Lefibre, irivi del cuore, ilrifluire della salutenon esistono nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo:tu risanerai(du wirst gesunden). Non so poi dove il Maffei abbia trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire, e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova luce manifesterà , deve servire a Fausto di augurio, di presentimento della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera: il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento; l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono.VERSI XLVI-LIII. —Tedesco.Segue il Coro:Wunsch um Wünsche zu erlangenSchaue nach dem Glanze dort!Leise bist du nur umfangen,Schlaf ist Schale, wirf sie fort!Säume nicht dich zu erdreistenWenn die Menge zaudernd schweift;Alles kann der Edle leisten,Der versteht und rasch ergreift.TRADUZIONE LETTERALEPer (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla [pg!282] lo splendore là . Sei solo lievemente allacciato: spoglia l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso intelligente e pronto all'opera.TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Vuoi la foga appagar delle brame?Guarda i raggi, che il sol ti saetta.T'avviluppa lievissimo stame;Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!Mentre il volgo s'indugia sgomento,Segui tu coraggioso la via:Chi conosce ed afferra il momentoNon ha prova, che dura gli sia.I raggi, che saetta il sole, non va, perchè il sole non è ancora sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro; anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli occhi nel sole possaappagar la foga delle brame; nè Fausto può avere alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo. Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte: — «Se dirò mai al momento:deh indugia! sei tanto bello!allora potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il tempo!» — E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi rinvigorito a nuova ed incessante attività , poichè alla mente audace ed operosa tutto riesce: [pg!283]audaces fortuna iuvat.Sgomentoè troppo forte perzaudernd. Non mi piace quelmomento, che rimpiccolisce e specializza troppo, e che non c'è nel testo.VERSI LIV-LXVI. —Tedesco.Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole.Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;Tönend wird für Geistes-OhrenSchon der neue Tag geboren.Felsenthore knarren rasselnd,Phöbus Räder rollen prasselnd;Welch Getöse bringt das Licht!Es trommetet! es posaunet!Auge blinzt und Ohr erstaunet!Unerhörtes hört sich nicht!Schlüpfet zu den Blumenkronen,Tiefer, tiefer, still zu wohnen,In die Felsen, unters Laub:Trifft es euch, so seid ihr taub.TRADUZIONE LETTERALEAscoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù, più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame: se vi coglie, insordirete.TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Udite! udite! il turbine dell'oreV'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.Altissimo fragoreMandano e gioghi e valli.Cigola e stride il cocchioDel sole... Oh qual frastuonoSpande il ritorno[pg!284]Della luce!... È di tube, è di timballiRomor confuso!... L'occhio,L'orecchio offesi, attoniti ne sono.Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...Celatevi tra' fiori!Giù, giù ne' foriDel monte o tra le foglieDella boscaglia!Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.Il meglio in questogalimathias(parlo dell'originale) è l'onda del verso e l'armonia imitativa, che va perduta, come s'è notato, nella versione. Ilturbine dell'orenon comprendo, che sia; nè l'originale dice che annunzî il giorno. Queldem Sturm der Horenè un dativo, retto dal verbohorchen, ascoltare. E le Ore son qui una fredda reminiscenza omerica, giacchè nell'Iliade vengon dette custodi delle porte del cielo, che dovevan chiudere ed aprire secondo l'occorrenza. Tommaso Stigliani, parlando delle feste in Barcellona pel ritorno di Colombo (XXIV, 76):Festeggiossi ogni dì, finchè l'aurora Schiuse al decimonono in ciel le porte. Chiunque ha visto sorgere il sole, sa che il precede quasi una vibrazione dell'aria; il Goethe immagina, cotesta vibrazione essere effetto del rumore, fatto dalle Ore nello spalancare le porte dell'Olimpo e dal carro di Febo, che prorompe cigolando quasi di sotto una volta sonora. Questo suono è percettibile per gli spiriti superiori come Ariele, per l'orecchio loro è armonia; invece assorderebbe i silfi, gli spiritelli, che, secondo la mitologia germanica, sono pure anime naturali (per gli spiritelli, e la loro natura, ecc. VediAdoneXII, 135-145). Ciò che supera la forza percettiva (che il Goethe molto infelicemente chiama l'inaudito) non può udirsi. Monsignor Giovanni Guidiccioni ha detto in un suo sonettucolo: .......come vince l'armonia celeste, L'umano udir. Sfido io d'indovinar tutto questo dalla versione del Maffei!Le porte di macigno, le termopili dell'Olimpo divengono presso luigioghi e valli. Le reminiscenze classiche delle Ore e di [pg!285] Febo, spariscono; sparisce il parallelismo onomatopeico tra emistichio ed emistichio, tra verso e verso. Si ommetteper abitar tranquille.Tra' fioriè tutt'altro chenelle corolle; altro è starefra, altro è starein, che diamine!Fogliameè diversa cosa dafoglie della boscaglia: un albero isolato ha fogliame anche esso.S'introducono de'timballi, a' quali il Goethe non ha pensato, dicendo egli con quel versoEs trommetet, es posaunet!precisamente nè più nè meno di quanto il Marini ha detto nel suo:Già squilla il corno e già la tromba scoppia.(Adone.XVI. 36).Nel Goethe però manca il soggetto, e non si capisce da chi venga prodotto lo strombettio ed il clangore; di quali strumenti si tratti, o chi vi soffia drento. Questi perfetti riscontri tra frasi del Goethe e frasi del Marino sono frequentissimi. Per esempio ilBrennst du nicht und fühlest mich entbranntdellafidanzata di Corinto, si ritrova in fine de' seguenti versi dell'Adone(III. 96)Fan con occhio loquace e muta bocca, Eco amorosa i tormentati cori, Dove, invece di voce, il vago sguardo, Quinci e quindi risponde: Ardi, ch'io ardo.VERSI LXVII-LXXIII. —Tedesco.Fausto.Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendigAetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,Du Erde warst auch diese Nacht beständig,Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.TRADUZIONE LETTERALEI polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di tendere incessantemente alla più alta esistenza.[pg!286]TRADUZIONE DIAndrea Maffei.Battono i polsi miei da nuova e frescaVigoria confortati. Immota, o terra,Pur nella notte, che passò, tu fosti;Ed or sotto al mio pie' ringagliarditaRespiri; ed incominci a circondarmiDi voluttà , svegliandomi nel pettoPiù bollente desio d'alzar le penneAd un'alta esistenza.Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo, che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della terra; eppure nell'originale egli dice invece: — «Tu, terra, se' rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la medesima!» — ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui, si sente mutato. Il Goethe non dicesotto al mio piè; anzi, più gentilmentea' miei piedi. Non diceringagliardita, anzi rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una bellezza.Lustqui non è nel senso di voluttà , anzi in quello di brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio espressa ne' due versi seguenti.Nel pettoè riempitura vacua.Desio bollenteopiù bollenteè tutt'altra cosa d'unproponimento energico, d'unasalda risoluzione, com'ha il testo.Desiderareè un po' diverso darisolvere: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui risolve.Alzar le penne, è un cencio rettorico, che fa sorridere chiunque ricorda quel divino episodio delFurioso, laddove Ruggiero prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114). Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione latina del marchese Torquato Barbolani, dei [pg!287] conti di Montauto:Fraenat ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris Excierat, remanent.Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche. Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di Alcina:al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur), o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto:Ai era in mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular d' più allora 'n pinsava.Il Maffei non è il solo cattivo traduttore, che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene.Altaè positivo,la più altaè superlativo; perchè sostituir quello a questo?VERSI LXXIV-LXXXII. —Tedesco.Segue Fausto.In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossenDem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,Ein Paradies wird um mich her die Runde.TRADUZIONE DAL TEDESCOIl mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende nelle profondità , e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano [pg!288] immersi; anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze divengono un paradiso.TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . Il mondo irrompeDal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;E si levano al ciel dalla forestaLe mille voci della vita. Un biancoVapor su tutta la vallea si versa.Pure il lume del ciel nelle più basseParti discende; e sbucano dal fondo,Ove occulti dormiano, e rami e tronchiRistorati. I colori omai distintiSi ravvivano anch'essi, ove la perlaDella rugiada i suoi tremuli veliStende sui fiori e sulle foglie. Un veroEden sorride agli occhi miei.Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni dell'Autore. Il quale non ha punto scrittoil mondo irrompe dal crepuscolo(il complementoincerto, in cui si chiuse, è aggiunta gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è pure manifesto il mondo.» — Fausto non dice le mille voci della foresta levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede, da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto dibianconon viene attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in Isvizzera. Quelleparti bassesono un tantino indecenti e comiche.La perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle foglie, è una circonlocuzione affettata per quel semplice:Fiori e foglie grondano di tremule perle.Antonio Bruni da Manduria (in alcune ottave intorno [pg!289] aSant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il pane, destinato a' poveri, in rose) ha lasciato scritto:Queste, che ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia erbosa.Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori, sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe. Tutti sanno, che l'Autore delFaustoha pensato e scritto molto sulla natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de' suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: — «Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una grande eredità . Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che l'eredità mia non era punto cattiva.» — Ed un'altra fiata al medesimo: — «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» — E poi, un'altra volta ancora: — «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco. Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza d'essere superiore a molti.» — Scusate la modestia! Quando il Goethe, nella seconda parte delFausto, parla di fenomeni relativi a' colori, adopera [pg!290] sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova teorica, nella quale ilfondo oscuroaveva un'importanza capitale. È qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali?VERSI LXXXIII-XCI. —Tedesco.Segue Fausto.Hinaufgeschaut! — Der Berge GipfelriesenVerkünden schon die feierlichste Stunde;Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessenDas später sich zu uns hernieder wendet.Jetzt zu der Alpe grüngesenkten WiesenWird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,Und stufenweis herab ist es gelungen.Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendetKehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.TRADUZIONE LETTERALEGuarda in su! — I cacùmi giganti de' monti prenunziano già l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da noi. Apparisce (il sole)! — E purtroppo, già abbacinato, mi volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . Ti drizzaLassù! — Gli ardui comignoli del monteSon dell'ora solenne avvisatori.Questi pònno gioir del primo raggioChe dardeggia la luce: ella si volgePiù tarda a noi. Splendori ai verdi pratiDell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanzaDi grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.Dell'acuto suo dardo il ciglio offesoDolorando si chiude.[pg!291] Come a dire:Ti drizza lassù?Non si tratta di mettersi in cammino, anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quelcomignolo, con la sua desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a quella, che il Goethe voleva suscitare colGipfelriesen. Ildürfennon esprime semplice possibilità , e quindi è mal reso colpônno; solo potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni s'illuminasse prima de' cacumi circostanti!Il primo raggio, che dardeggia la lucee più giùdell'acuto suo dardo il ciglio offeso, sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale. Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe: perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto:Guarda i raggi, che il sol ti saetta.Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà . Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che, come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio, egli traduceAlpetedesco, conalpeItaliano; e non posso mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne' dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano;Alpe, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di selvatichezza ed impraticabilità , come dimostra l'aggettivoalpestre; idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delleutili alpi, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di quella impudente [pg!292] impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagnaalpestra(Adone.VI. 65),Qui tace(la Psiche)e già d'una montagna alpestra Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi. — Tali sono leAlpiItaliane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cuisi contende il primato dell'inverno e della primavera, fa dire a Tirsi:E cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi cristalli.Questa descrizione sconverrebbe ad un'Alpenel senso tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quelgrüngesenkt, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel direapparisce, sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: — «Ei fu!» — sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con uneccolo!parmi. Il Maffei riferisce quell'appariscealla luce, dimenticando che la è apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che unsiefemminile (il sole in tedesco è femmino;die Sonne), non può riferirsi alla luce, ch'è un neutro:das Licht.[pg!293]VERSI XCII-CII. —Tedesco.Segue Fausto.So ist es also, wenn ein sehnend HoffenDem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,Erfüllungspforten findet flügeloffen;Nun aber bricht aus jenen ew'gen GründenEin Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,So dass wir wieder nach der Erde blicken,Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.TRADUZIONE LETTERALEDunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que' fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie; sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per nasconderci nel velo più giovanile?TRADUZIONE diAndrea Maffei.. . . È tale appuntoLa speranza dell'uomo, allor che stimaRaggiunto il sommo de' suoi voti, e trovaSchiuso il varco alla meta. Ah! ma s'elevaDa que' baratri eterni un mar di foco!Stupefatto n'è l'uomo, e della vitaVuol la face allumarvi... Immense fiammeGli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,Esagitato con fiera vicendaFra la gioia e il dolore; a tal che gli occhiDi nuovo atterra per celar nel mantoDe' suoi primi innocenti anni la fronte.[pg!294] Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta altrove: — «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali, e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore desiderato». — Nella traduzione, non posso approvare quelloschiuso il varco alla meta; altro cheschiuso, spalancato, aperte ambo le bande! Evarco, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora. Non è ammissibile neppure quell'atterrar gli occhi; che equivale pura e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece, che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento assolutamente falsato dalla fraseper celar nel manto de' suoi primi innocenti anni la fronte, di cui sarei molto imbarazzato a dare la spiegazione.[pg!295]VERSI CIII-CXV —Tedesco.Segue Fausto.So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausendDann aber tausend Strömen sich ergiessendHoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,Umher verbreitend duftig kühle Schauer.Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.Ihm sinne nach und du begreifst genauer;Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.TRADUZIONE LETTERALEDunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma. Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano. Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso colorato abbiamo la vita.TRADUZIONE diAndrea Maffei.Dunque al sol diam le spalle. Il ruinosoTorrente, che devolvesi fremendoPer gli alpestri burroni, attrae con gioiaOgnor crescente il guardo mio. Lo veggoPrecipite avvallar di balzo in balzo.Frangersi in mille rivi, ed una nubeSgorgar per l'aere d'agitata spuma.Oh come da quel vortice si levaL'arcobaleno maestoso e spiega[pg!296]La settemplice curva! Ora è distinto,Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzoVaporoso diffonde. E speglio forseQuell'iride non è de' nostri affetti?Pensavi e certo ne sarai. Nel lampoDi quei sette colori abbiam la vita.La descrizione della cataratta e dell'arcobaleno è stupenda nell'originale. Il Goethe s'era occupato per anni ed anni del fenomeno ottico, che produce l'iride. Nè queste sue descrizioni poetiche sono senza sustrato d'impressione naturale. Una volta, che il Goethe vecchissimo narrava, come ispirato dal bel paese intorno al lago de' Quattro Cantoni, avesse meditato nel MDCCXCVII un'epopea in esametri sul mito di Guglielmo Tell, (misericordia!) e come poi, distratto da occupazioni diverse, avesse ceduto il soggetto allo Schiller, che ne ricavò una tragedia (manco male!), Giampietro Eckerman osservò, sembrargli, che la descrizione in terzine nella prima scena della seconda parte delFausto, dovess'essere una reminiscenza di quelle impressioni della natura svizzera. Rispose il Goethe: — «Nol nego; non avrei mai potuto pensare il contenuto delle terzine, senza le fresche impressioni di quella natura portentosa. Ma questo è quanto ho coniato dell'oro di quelle località . Ho abbandonato il rimanente allo Schiller». — Ci abbiamo inoltre del Goethe una dipintura della cascata di Pissevache nel Vallese, la quale aveva senza dubbio contribuito a generare il fantasma nella sua immaginativa: — «Ad un'altezza discreta, prorompe da un crepaccio del monte un forte rivolo, fiammeggiando, in un bacino, dove è ridotto in polvere e schiuma, che viene sparpagliata qua e là dal vento. Apparve il sole e dette doppia vita allo spettacolo. Giù, tra il vapore d'acqua, si ha dall'una e dall'altra parte, secondo che si cammina, un arcobaleno proprio vicino. Andando più su, si gode un fenomeno vieppiù bello ancora»; — eccetera. Altrove parla della cascata del Reno presso Sciaffusa, [pg!297] com'ei la rivedesse illuminata dal sole: — «L'iride appariva nella sua maggior bellezza: poggiava tranquillamente nell'immensa schiuma, che ferve, e, mentre minaccia di violentemente distruggerla, è costretta a riprodurla di nuovo ogni istante». — Ora, Fausto ravvisa nell'iride della caduta un'immagine de' godimenti umani. La fruizione piena, assoluta, non è per noi; ma ne abbiamo un riflesso nella vita, quando operosamente ci affermiamo ne' limiti, che la natura ci assegna. La traduzione sembra d'uomo, che non abbia mai viste cataratte ed archibaleni. Iltorrente ruinoso, che si revolve fremendo per gli alpestri burronidesta in Fausto estasi e non gioia: c'è di che rimanere estatico, ma non di che rallegrarsi nello spettacolo. Non capiscola nube di spuma, che sgorga per l'aere. Sembra, che il Goethe, massime invecchiando, prediligesse smodatamente le frasi, in cui si ripete un medesimo vocabolo; ne abbiamo incontrate parecchie in questa scena, ed ecco tre ripetizioni in un sol periodo in tre versi successivi:Von Sturz zu Sturzen;in tausend dann aber tausend Strömen;Schaum an Schäume. Perchè cancella il Maffei due di queste ripetizioni intenzionali? o che il nostro linguaggio non le ammette o non se ne compiace?Das menschliche Bestrebennon èi nostri affetti;begreifenvuol direconcepire,capiree noncertificarsi. Tradur l'ultimo verso, come fa il Maffei, gli è un certificare di non aver capito ciò, che l'Autore intendeva dire. Antonio Bruni, volendo indicare un pensiero non dissimile da quello del Goethe, ha scritto:Pria che vestisse in me spoglia mortale Quest'alma, o mio bel nume,... Nel Sole inaccessibile immortale Mirò il tuo Bello; e s'or pur l'ama e in voto Gli sacra il cor divoto, De l'eterno splendore ama un riflesso. Nel tedesco leggoriflesso coloratoe nonlampo di que' sette colori; riflesso non è il medesimo di lampo.Il lettore può giudicare ora, se ho disaminato ed analizzato con imparzialità questo brano di traduzione, scelto a caso, e tra' più facili. Avrei potuto giustamente [pg!298] sì, ma malignamente ricorrere a squarci malagevoli; e mostrare anche più chiaro, che ho ragione di chiamare usurpata la fama del Maffei. M'hanno appoggiato a volte l'incarico di esaminare alcuni pretendenti alla patente d'idoneità per insegnare il tedesco. Ebbene, in coscienza, se mi ritrovassi in quel ballo, ed i candidati traducessero come il Maffei, io non li riconoscerei mica idonei. — «Una patente, a voialtri? Patente d'incapacità !» — Invece quest'uomo, che tradisce in tal modo i malcapitati testi, conta tra di noi per una autorità in fatto di letteratura alemanna. Ha panegiristi ridicoli; giovanotti, i quali ignorando fin l'alfabeto tedesco, discorrono delFausto, scarabocchiando cicalate inconcludenti, compilazioni eseguite sugli articoli dellaRivista de' Due Mondi. Giuochi, che fanno i letterati oggi, come farebbero gli agenti di cambio od i capistazione, od altro, se sperassero di lucrar qualche soldarello di più. Buffoncelli, che chiamano il traduttore-traditore — «ingegno poderoso, che ha padronanza sulle due lingue, e lunghi e pertinaci studî su tutta quanta la letteratura tedesca, e straordinaria felicità di sapere trovar sempre nella poesia e nell'idioma della sua patria la frase, la parola, il modo di dire, che corrispondano a ciò, che volle significare l'autore nella propria lingua». — Il pubblico ignaro, sentendo affermare così ricisamente, crede alla competenza dell'encomiasta e plaude ingannato, senza sapere quel che si applauda. Ben inteso poi, che s'usaora in Italia un traffico di lodi, Pur che al lodato il lodator risponda; E l'adulazion va per vicenda(come scrisse nel secolo scorso il sedicente inventore de' versi martelliani, a proposito d'un altro Maffei, Scipione, assai da più). Quindi, imitando la carità di Giovanni da S. Giovanni, Andrea Maffei chiamerà — «giovane d'alto ingegno» — nella prefazione al secondo volume, chi gli ha dimenato sotto il naso quell'incenso smaccato in un discorso prefisso al primo. Non c'è cosa, che più ripugni alla dignità d'un principiante, dell'assumer l'incarico d'una prefazione all'opera [pg!299] d'un autore vivo e riputato; l'è un impegnarsi a lodare, a panegirizzare in tutto e per tutto. A questo non pensa il pubblico; e, sulla fede del Maffei, ritiene grand'uomo in erba anche quel ragazzo lì:sic itur ad astra.È triste a dirsi; ma da cinquant'anni, che il Maffei traduce e vien lodato, non un solo de' suoi lettori infiniti, non uno de' suoi panegiristi, s'è incomodato a riscontrarne le versioni con l'originale. Non uno ha sentito il bisogno, ha sospettato che fosse dovere, obbligo, di esaminare prima di applaudire! È una immoralità letteraria, che fa spavento! Per me, non voglio esserne complice. [pg!300][pg!301]
VERSI XXXVIII-XLV. —Tedesco.Segue il Coro.
VERSI XXXVIII-XLV. —Tedesco.
Segue il Coro.
Schon verloschen sind die Stunden,Hingeschwunden Schmerz und Glück;Fühl' es vor! Du wirst gesunden;Traue neuem Tagesblik.Thäler grünen, Hügel schwellen',Buschen sich zu Schattenzuh;Und in schwanken SilberschwellenWogt die Saat der Ernte zu.
Schon verloschen sind die Stunden,Hingeschwunden Schmerz und Glück;Fühl' es vor! Du wirst gesunden;Traue neuem Tagesblik.Thäler grünen, Hügel schwellen',Buschen sich zu Schattenzuh;Und in schwanken SilberschwellenWogt die Saat der Ernte zu.
Schon verloschen sind die Stunden,
Hingeschwunden Schmerz und Glück;
Fühl' es vor! Du wirst gesunden;
Traue neuem Tagesblik.
Thäler grünen, Hügel schwellen',
Buschen sich zu Schattenzuh;
Und in schwanken Silberschwellen
Wogt die Saat der Ernte zu.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Già le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del seminato ondeggiano verso la mietitura.
Già le ore sono estinte; dolore e gioia svaniti. Devi presentirlo: guarirai; fida allo sguardo del nuovo dì. Le valli verdeggiano; i colli s'ingrandiscono, incespugliandosi, (così da offrire) ombrosi riposi; e gli arrendevoli flutti argentini del seminato ondeggiano verso la mietitura.
[pg!281]
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
Già veloci fuggirono l'ore,S'involarono i gaudii, i tormenti;Per le fibre, pei rivi del coreRifluir la salute non senti?Ti confida nel dì, che risorge!Già dal buio escon valli e colline,E lo sguardo pe' colli già scorgeL'ondular delle spiche argentine.
Già veloci fuggirono l'ore,S'involarono i gaudii, i tormenti;Per le fibre, pei rivi del coreRifluir la salute non senti?Ti confida nel dì, che risorge!Già dal buio escon valli e colline,E lo sguardo pe' colli già scorgeL'ondular delle spiche argentine.
Già veloci fuggirono l'ore,
S'involarono i gaudii, i tormenti;
Per le fibre, pei rivi del core
Rifluir la salute non senti?
Ti confida nel dì, che risorge!
Già dal buio escon valli e colline,
E lo sguardo pe' colli già scorge
L'ondular delle spiche argentine.
Lefibre, irivi del cuore, ilrifluire della salutenon esistono nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo:tu risanerai(du wirst gesunden). Non so poi dove il Maffei abbia trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire, e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova luce manifesterà , deve servire a Fausto di augurio, di presentimento della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera: il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento; l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono.
VERSI XLVI-LIII. —Tedesco.Segue il Coro:
VERSI XLVI-LIII. —Tedesco.
Segue il Coro:
Wunsch um Wünsche zu erlangenSchaue nach dem Glanze dort!Leise bist du nur umfangen,Schlaf ist Schale, wirf sie fort!Säume nicht dich zu erdreistenWenn die Menge zaudernd schweift;Alles kann der Edle leisten,Der versteht und rasch ergreift.
Wunsch um Wünsche zu erlangenSchaue nach dem Glanze dort!Leise bist du nur umfangen,Schlaf ist Schale, wirf sie fort!Säume nicht dich zu erdreistenWenn die Menge zaudernd schweift;Alles kann der Edle leisten,Der versteht und rasch ergreift.
Wunsch um Wünsche zu erlangen
Schaue nach dem Glanze dort!
Leise bist du nur umfangen,
Schlaf ist Schale, wirf sie fort!
Säume nicht dich zu erdreisten
Wenn die Menge zaudernd schweift;
Alles kann der Edle leisten,
Der versteht und rasch ergreift.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Per (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla [pg!282] lo splendore là . Sei solo lievemente allacciato: spoglia l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso intelligente e pronto all'opera.
Per (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla [pg!282] lo splendore là . Sei solo lievemente allacciato: spoglia l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso intelligente e pronto all'opera.
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
Vuoi la foga appagar delle brame?Guarda i raggi, che il sol ti saetta.T'avviluppa lievissimo stame;Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!Mentre il volgo s'indugia sgomento,Segui tu coraggioso la via:Chi conosce ed afferra il momentoNon ha prova, che dura gli sia.
Vuoi la foga appagar delle brame?Guarda i raggi, che il sol ti saetta.T'avviluppa lievissimo stame;Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!Mentre il volgo s'indugia sgomento,Segui tu coraggioso la via:Chi conosce ed afferra il momentoNon ha prova, che dura gli sia.
Vuoi la foga appagar delle brame?
Guarda i raggi, che il sol ti saetta.
T'avviluppa lievissimo stame;
Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!
Mentre il volgo s'indugia sgomento,
Segui tu coraggioso la via:
Chi conosce ed afferra il momento
Non ha prova, che dura gli sia.
I raggi, che saetta il sole, non va, perchè il sole non è ancora sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro; anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli occhi nel sole possaappagar la foga delle brame; nè Fausto può avere alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo. Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte: — «Se dirò mai al momento:deh indugia! sei tanto bello!allora potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il tempo!» — E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi rinvigorito a nuova ed incessante attività , poichè alla mente audace ed operosa tutto riesce: [pg!283]audaces fortuna iuvat.Sgomentoè troppo forte perzaudernd. Non mi piace quelmomento, che rimpiccolisce e specializza troppo, e che non c'è nel testo.
VERSI LIV-LXVI. —Tedesco.Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole.
VERSI LIV-LXVI. —Tedesco.
Ariele, mentre un mostruoso frastuono annuncia l'avvicinarsi del sole.
Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;Tönend wird für Geistes-OhrenSchon der neue Tag geboren.Felsenthore knarren rasselnd,Phöbus Räder rollen prasselnd;Welch Getöse bringt das Licht!Es trommetet! es posaunet!Auge blinzt und Ohr erstaunet!Unerhörtes hört sich nicht!Schlüpfet zu den Blumenkronen,Tiefer, tiefer, still zu wohnen,In die Felsen, unters Laub:Trifft es euch, so seid ihr taub.
Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;Tönend wird für Geistes-OhrenSchon der neue Tag geboren.Felsenthore knarren rasselnd,Phöbus Räder rollen prasselnd;Welch Getöse bringt das Licht!Es trommetet! es posaunet!Auge blinzt und Ohr erstaunet!Unerhörtes hört sich nicht!Schlüpfet zu den Blumenkronen,Tiefer, tiefer, still zu wohnen,In die Felsen, unters Laub:Trifft es euch, so seid ihr taub.
Horchet! horchet! dem Sturm der Horen;
Tönend wird für Geistes-Ohren
Schon der neue Tag geboren.
Felsenthore knarren rasselnd,
Phöbus Räder rollen prasselnd;
Welch Getöse bringt das Licht!
Es trommetet! es posaunet!
Auge blinzt und Ohr erstaunet!
Unerhörtes hört sich nicht!
Schlüpfet zu den Blumenkronen,
Tiefer, tiefer, still zu wohnen,
In die Felsen, unters Laub:
Trifft es euch, so seid ihr taub.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Ascoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù, più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame: se vi coglie, insordirete.
Ascoltate, ascoltate il tempestar delle Ore! Il nuovo giorno nasce risonando per le orecchie degli spiriti. Le porte di macigno gemono sgrigliolando, le ruote di Febo brontolano cigolando: qual frastuono porta la luce! Che strombettio! che clangore! L'occhio si batte e l'orecchio stupisce: non si ode l'inaudibile. Rimpiattatevi nelle corolle de' fiori, più giù, più giù, per abitar tranquilli, fra' macigni, sotto il fogliame: se vi coglie, insordirete.
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
Udite! udite! il turbine dell'oreV'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.Altissimo fragoreMandano e gioghi e valli.Cigola e stride il cocchioDel sole... Oh qual frastuonoSpande il ritorno[pg!284]Della luce!... È di tube, è di timballiRomor confuso!... L'occhio,L'orecchio offesi, attoniti ne sono.Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...Celatevi tra' fiori!Giù, giù ne' foriDel monte o tra le foglieDella boscaglia!Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.
Udite! udite! il turbine dell'oreV'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.Altissimo fragoreMandano e gioghi e valli.Cigola e stride il cocchioDel sole... Oh qual frastuonoSpande il ritorno[pg!284]Della luce!... È di tube, è di timballiRomor confuso!... L'occhio,L'orecchio offesi, attoniti ne sono.Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...Celatevi tra' fiori!Giù, giù ne' foriDel monte o tra le foglieDella boscaglia!Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.
Udite! udite! il turbine dell'ore
V'annuncia, o silfi, che rinasce il giorno.
Altissimo fragore
Mandano e gioghi e valli.
Cigola e stride il cocchio
Del sole... Oh qual frastuono
Spande il ritorno
[pg!284]
Della luce!... È di tube, è di timballi
Romor confuso!... L'occhio,
L'orecchio offesi, attoniti ne sono.
Senso non è, che a tollerar ciò vaglia...
Celatevi tra' fiori!
Giù, giù ne' fori
Del monte o tra le foglie
Della boscaglia!
Tutti v'assorda, se quel tuon vi coglie.
Il meglio in questogalimathias(parlo dell'originale) è l'onda del verso e l'armonia imitativa, che va perduta, come s'è notato, nella versione. Ilturbine dell'orenon comprendo, che sia; nè l'originale dice che annunzî il giorno. Queldem Sturm der Horenè un dativo, retto dal verbohorchen, ascoltare. E le Ore son qui una fredda reminiscenza omerica, giacchè nell'Iliade vengon dette custodi delle porte del cielo, che dovevan chiudere ed aprire secondo l'occorrenza. Tommaso Stigliani, parlando delle feste in Barcellona pel ritorno di Colombo (XXIV, 76):Festeggiossi ogni dì, finchè l'aurora Schiuse al decimonono in ciel le porte. Chiunque ha visto sorgere il sole, sa che il precede quasi una vibrazione dell'aria; il Goethe immagina, cotesta vibrazione essere effetto del rumore, fatto dalle Ore nello spalancare le porte dell'Olimpo e dal carro di Febo, che prorompe cigolando quasi di sotto una volta sonora. Questo suono è percettibile per gli spiriti superiori come Ariele, per l'orecchio loro è armonia; invece assorderebbe i silfi, gli spiritelli, che, secondo la mitologia germanica, sono pure anime naturali (per gli spiritelli, e la loro natura, ecc. VediAdoneXII, 135-145). Ciò che supera la forza percettiva (che il Goethe molto infelicemente chiama l'inaudito) non può udirsi. Monsignor Giovanni Guidiccioni ha detto in un suo sonettucolo: .......come vince l'armonia celeste, L'umano udir. Sfido io d'indovinar tutto questo dalla versione del Maffei!Le porte di macigno, le termopili dell'Olimpo divengono presso luigioghi e valli. Le reminiscenze classiche delle Ore e di [pg!285] Febo, spariscono; sparisce il parallelismo onomatopeico tra emistichio ed emistichio, tra verso e verso. Si ommetteper abitar tranquille.Tra' fioriè tutt'altro chenelle corolle; altro è starefra, altro è starein, che diamine!Fogliameè diversa cosa dafoglie della boscaglia: un albero isolato ha fogliame anche esso.
S'introducono de'timballi, a' quali il Goethe non ha pensato, dicendo egli con quel versoEs trommetet, es posaunet!precisamente nè più nè meno di quanto il Marini ha detto nel suo:Già squilla il corno e già la tromba scoppia.(Adone.XVI. 36).
Nel Goethe però manca il soggetto, e non si capisce da chi venga prodotto lo strombettio ed il clangore; di quali strumenti si tratti, o chi vi soffia drento. Questi perfetti riscontri tra frasi del Goethe e frasi del Marino sono frequentissimi. Per esempio ilBrennst du nicht und fühlest mich entbranntdellafidanzata di Corinto, si ritrova in fine de' seguenti versi dell'Adone(III. 96)Fan con occhio loquace e muta bocca, Eco amorosa i tormentati cori, Dove, invece di voce, il vago sguardo, Quinci e quindi risponde: Ardi, ch'io ardo.
VERSI LXVII-LXXIII. —Tedesco.Fausto.
VERSI LXVII-LXXIII. —Tedesco.
Fausto.
Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendigAetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,Du Erde warst auch diese Nacht beständig,Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendigAetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,Du Erde warst auch diese Nacht beständig,Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendig
Des Lebens Pulse schlagen frisch lebendig
Aetherische Dämm'rung milde zu begrüssen,
Du Erde warst auch diese Nacht beständig,
Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;
Und athmest neu erquickt zu meinen Füssen;
Beginnest schon mit Lust mich zu umgeben,
Du regst und rührst ein kräftiges Beschliessen,
Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
Zum höchsten Dasein immerfort zu streben.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
I polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di tendere incessantemente alla più alta esistenza.
I polsi vitali battono con brio vivace per salutare soavemente il crepuscolo etereo. Tu, terra, sei rimasa stabile anche stanotte; e, rinfrancata, mi respiri a' piedi. Già cominci a circondarmi di brame; e inizî e muovi un saldo proposito di tendere incessantemente alla più alta esistenza.
[pg!286]
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
TRADUZIONE DIAndrea Maffei.
Battono i polsi miei da nuova e frescaVigoria confortati. Immota, o terra,Pur nella notte, che passò, tu fosti;Ed or sotto al mio pie' ringagliarditaRespiri; ed incominci a circondarmiDi voluttà , svegliandomi nel pettoPiù bollente desio d'alzar le penneAd un'alta esistenza.
Battono i polsi miei da nuova e frescaVigoria confortati. Immota, o terra,Pur nella notte, che passò, tu fosti;Ed or sotto al mio pie' ringagliarditaRespiri; ed incominci a circondarmiDi voluttà , svegliandomi nel pettoPiù bollente desio d'alzar le penneAd un'alta esistenza.
Battono i polsi miei da nuova e fresca
Vigoria confortati. Immota, o terra,
Pur nella notte, che passò, tu fosti;
Ed or sotto al mio pie' ringagliardita
Respiri; ed incominci a circondarmi
Di voluttà , svegliandomi nel petto
Più bollente desio d'alzar le penne
Ad un'alta esistenza.
Fausto si direbbe dalla versione un difensore del sistema di Tolomeo, che affermi altamente le dottrine del caposcuola sull'immobilità della terra; eppure nell'originale egli dice invece: — «Tu, terra, se' rimasta tale e quale stanotte; non ti sei mutata; rimani sempre la medesima!» — ed il lettore sottintende naturalmente, che Fausto, lui, si sente mutato. Il Goethe non dicesotto al mio piè; anzi, più gentilmentea' miei piedi. Non diceringagliardita, anzi rinfrancata, ricreata, ravvivata, quasi rimbaldanzita. E queste parole più miti mi fanno immaginare la terra, quasi una bella donna, che persuada Fausto di vivere ancora; mentre le parole brutali, adoperate dal Maffei, rendono impossibile questa immaginazione, e distruggono una bellezza.Lustqui non è nel senso di voluttà , anzi in quello di brama, bramosia, concupiscenza; accennando all'idea, che sarà meglio espressa ne' due versi seguenti.Nel pettoè riempitura vacua.Desio bollenteopiù bollenteè tutt'altra cosa d'unproponimento energico, d'unasalda risoluzione, com'ha il testo.Desiderareè un po' diverso darisolvere: Fausto ha desiderato nella prima parte, qui risolve.Alzar le penne, è un cencio rettorico, che fa sorridere chiunque ricorda quel divino episodio delFurioso, laddove Ruggiero prende in groppa dell'Ippogrifo Angelica, legata al duro sasso (X. 114). Per riguardo alle Signore, non citerò l'originale, anzi la traduzione latina del marchese Torquato Barbolani, dei [pg!287] conti di Montauto:Fraenat ibi audaces cursus, ac desilit udum Fervidus in pratum juvenis: tum complicat alas Gryps quadrupes, tensaeque magis, quas calcar amoris Excierat, remanent.Avrei citata la traduzione in dialetto bolognese d'Eraclito Manfredi, poichè in Italia s'è convenuti, potersi arrischiare in dialetto qualunque facezia, senza scandalizzar le orecchie stitiche. Ma il Manfredi o per iscrupoli (come dichiara, traducendo l'episodio di Alcina:al prev arstar uffesa L'urechia d'un qualchdun d' mi uditur), o per agevolarsi il compito o per altro, ha pensato bene di ommettere nella sua versione il verso, cui alludo; e scrive soltanto:Ai era in mezz'a st' bosch un pradsin bell, Cun un riulin, ch'i fiur e gli erb bagnava, Qusi quî al fì gli aliassrar a quel so usel, Ch pr'aria vular d' più allora 'n pinsava.Il Maffei non è il solo cattivo traduttore, che sia al mondo: ma torniamo ad occuparcene.Altaè positivo,la più altaè superlativo; perchè sostituir quello a questo?
VERSI LXXIV-LXXXII. —Tedesco.Segue Fausto.
VERSI LXXIV-LXXXII. —Tedesco.
Segue Fausto.
In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossenDem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,Ein Paradies wird um mich her die Runde.
In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossenDem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,Ein Paradies wird um mich her die Runde.
In Dämmerschein liegt schon die Welt erschlossen,
Der Wald ertönt von tausendstimmigem Leben;
Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;
Thal aus Thal ein ist Nebelstreif ergossen;
Doch senckt sich Himmelsklarheit in die Tiefen,
Und Zweig und Aeste, frisch erquickt, entsprossen
Dem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;
Dem duft'gen Abgrund, wo versenkt sie schliefen;
Auch Farb' an Farbe klärt sich los vom Grunde,
Wo Blum' und Blatt von Zitterperle triefen,
Ein Paradies wird um mich her die Runde.
Ein Paradies wird um mich her die Runde.
TRADUZIONE DAL TEDESCO
TRADUZIONE DAL TEDESCO
Il mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende nelle profondità , e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano [pg!288] immersi; anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze divengono un paradiso.
Il mondo giace già dischiuso nel barlume crepuscolare; il bosco risuona di vita dalle mille voci; di valle in valle si stende una striscia di nebbia; puro il chiarore del cielo discende nelle profondità , e ramuscelli e rami, rinfrancati germogliano (si staccano) dal fondo fragrante, nel quale dormivano [pg!288] immersi; anche colore sopra colore si stacca, rischiarandosi dal fondo, dove foglia e fiore grondano di tremule perle. Le circostanze divengono un paradiso.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
. . . Il mondo irrompeDal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;E si levano al ciel dalla forestaLe mille voci della vita. Un biancoVapor su tutta la vallea si versa.Pure il lume del ciel nelle più basseParti discende; e sbucano dal fondo,Ove occulti dormiano, e rami e tronchiRistorati. I colori omai distintiSi ravvivano anch'essi, ove la perlaDella rugiada i suoi tremuli veliStende sui fiori e sulle foglie. Un veroEden sorride agli occhi miei.
. . . Il mondo irrompeDal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;E si levano al ciel dalla forestaLe mille voci della vita. Un biancoVapor su tutta la vallea si versa.Pure il lume del ciel nelle più basseParti discende; e sbucano dal fondo,Ove occulti dormiano, e rami e tronchiRistorati. I colori omai distintiSi ravvivano anch'essi, ove la perlaDella rugiada i suoi tremuli veliStende sui fiori e sulle foglie. Un veroEden sorride agli occhi miei.
. . . Il mondo irrompe
. . . Il mondo irrompe
Dal crepuscolo incerto, in cui si chiuse;
E si levano al ciel dalla foresta
Le mille voci della vita. Un bianco
Vapor su tutta la vallea si versa.
Pure il lume del ciel nelle più basse
Parti discende; e sbucano dal fondo,
Ove occulti dormiano, e rami e tronchi
Ristorati. I colori omai distinti
Si ravvivano anch'essi, ove la perla
Della rugiada i suoi tremuli veli
Stende sui fiori e sulle foglie. Un vero
Eden sorride agli occhi miei.
Comincio dal dire, che non mi soddisfa punto questo sminuzzare in tanti perioduzzi il gran periodo dell'originale; la parlata perde subito il suo carattere di maestosa solennità e diviene rotta, affannosa, e quindi non esprime più lo stato dell'animo di Fausto, secondo le intenzioni dell'Autore. Il quale non ha punto scrittoil mondo irrompe dal crepuscolo(il complementoincerto, in cui si chiuse, è aggiunta gratuita del Maffei) anzi dice: «quantunque immerso nel crepuscolo, è pure manifesto il mondo.» — Fausto non dice le mille voci della foresta levarsi al cielo: sarebbe un pensiero da San Francesco, da chi ci crede, da chi leva l'animo ad un dio creatore. L'epiteto dibianconon viene attribuito dal tedesco a' vapori, che potrebbero anche essere azzurrognoli, grigiastri, rossastri, come ne ho visto spessissimo in Isvizzera. Quelleparti bassesono un tantino indecenti e comiche.La perla della rugiada, che stende i tremuli veli sui fiori e sulle foglie, è una circonlocuzione affettata per quel semplice:Fiori e foglie grondano di tremule perle.Antonio Bruni da Manduria (in alcune ottave intorno [pg!289] aSant'Elisabetta, Regina di Portogallo, che convertì il pane, destinato a' poveri, in rose) ha lasciato scritto:Queste, che ammira il ciel, rosa odorate, Mentre ai fonti i cristalli il ghiaccio indura, Già non son parti, no, d'aure rosate, Con portento del verno e di natura; Nè di tremule perle inargentate Le spiega l'alba rugiadosa e pura; Nè l'apre intempestive arte ingegnosa, Quasi Reine in su la Reggia erbosa.Le frasi, con le quali il Maffei indica l'apparire de' colori, sono la prova evidente del poco studio, ch'egli ha messo nel Goethe. Tutti sanno, che l'Autore delFaustoha pensato e scritto molto sulla natura e formazione de' colori; che egli è creatore d'una teorica in proposito; e che, sul finire della sua lunga vita, si teneva più de' suoi lavori fisici che de' poetici. Disse una volta all'Eckermann: — «Per fare epoca nel mondo, ci voglion due cose: buona testa ed una grande eredità . Napoleone eredò la rivoluzione francese; Federico II di Prussia la guerra silesiana; Lutero l'oscurantismo pretesco; a me tocca l'errore della dottrina newtoniana. Invero i contemporanei non sospettano neppure l'opera, che fo; ma i posteri confesseranno, che l'eredità mia non era punto cattiva.» — Ed un'altra fiata al medesimo: — «Gli errori degli avversarî miei sono da un secolo troppo universalmente divulgati, perchè io possa sperar compagni nel mio solitario cammino. Rimarrò solo. E mi par talvolta di essere il naufrago, che afferra una tavola atta a sostenere un solo. Quel solo si salva, mentre i rimanenti miserabilmente annegano.» — E poi, un'altra volta ancora: — «Di ciò, che ho fatto come scrittore, non invanisco. Vissero egregî poeti (ed anche migliori di me) prima, e ve ne saran dopo. Ma ch'io, nel mio secolo, nella difficile scienza de' colori, sia il solo, che sappia il vero, di ciò mi tengo; ed ho quindi coscienza d'essere superiore a molti.» — Scusate la modestia! Quando il Goethe, nella seconda parte delFausto, parla di fenomeni relativi a' colori, adopera [pg!290] sempre espressioni attinte e somministrate dalla sua nuova teorica, nella quale ilfondo oscuroaveva un'importanza capitale. È qualcosa di caratteristico, che non crederei lecito di mutare. Cosa diremmo d'un traduttore di Dante, il quale travisasse le frasi, che alludono a determinate spiegazioni di fenomeni naturali?
VERSI LXXXIII-XCI. —Tedesco.Segue Fausto.
VERSI LXXXIII-XCI. —Tedesco.
Segue Fausto.
Hinaufgeschaut! — Der Berge GipfelriesenVerkünden schon die feierlichste Stunde;Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessenDas später sich zu uns hernieder wendet.Jetzt zu der Alpe grüngesenkten WiesenWird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,Und stufenweis herab ist es gelungen.Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendetKehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.
Hinaufgeschaut! — Der Berge GipfelriesenVerkünden schon die feierlichste Stunde;Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessenDas später sich zu uns hernieder wendet.Jetzt zu der Alpe grüngesenkten WiesenWird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,Und stufenweis herab ist es gelungen.Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendetKehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.
Hinaufgeschaut! — Der Berge Gipfelriesen
Verkünden schon die feierlichste Stunde;
Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessen
Sie dürfen früh des ewigen Lichts geniessen
Das später sich zu uns hernieder wendet.
Jetzt zu der Alpe grüngesenkten Wiesen
Wird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,
Wird neuer Glanz und Deutlichkeit gespendet,
Und stufenweis herab ist es gelungen.
Sie tritt hervor! — und, leider schon geblendet
Kehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.
Kehr' ich mich weg von Augenschmerz durchdrungen.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Guarda in su! — I cacùmi giganti de' monti prenunziano già l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da noi. Apparisce (il sole)! — E purtroppo, già abbacinato, mi volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.
Guarda in su! — I cacùmi giganti de' monti prenunziano già l'ora solennissima: lor è dato godere per tempo della eterna luce, che più tardi si volge in giù a noi. Ora vien largito nuovo splendore e chiarezza alle praterie verdeggianti sul ripido declivio della montagna; e gradatamente è giunta giù da noi. Apparisce (il sole)! — E purtroppo, già abbacinato, mi volgo altrove compenetrato dal dolore degli occhi.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
. . . Ti drizzaLassù! — Gli ardui comignoli del monteSon dell'ora solenne avvisatori.Questi pònno gioir del primo raggioChe dardeggia la luce: ella si volgePiù tarda a noi. Splendori ai verdi pratiDell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanzaDi grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.Dell'acuto suo dardo il ciglio offesoDolorando si chiude.
. . . Ti drizzaLassù! — Gli ardui comignoli del monteSon dell'ora solenne avvisatori.Questi pònno gioir del primo raggioChe dardeggia la luce: ella si volgePiù tarda a noi. Splendori ai verdi pratiDell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanzaDi grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.Dell'acuto suo dardo il ciglio offesoDolorando si chiude.
. . . Ti drizza
. . . Ti drizza
Lassù! — Gli ardui comignoli del monte
Son dell'ora solenne avvisatori.
Questi pònno gioir del primo raggio
Che dardeggia la luce: ella si volge
Più tarda a noi. Splendori ai verdi prati
Dell'Alpe ha già profusi, ed or s'avanza
Di grado in grado... Ohimè pur troppo è giunta.
Dell'acuto suo dardo il ciglio offeso
Dolorando si chiude.
[pg!291] Come a dire:Ti drizza lassù?Non si tratta di mettersi in cammino, anzi di guardare in su, rimanendo fermi. Quelcomignolo, con la sua desinenza alla diminutiva, ingenera un'impressione proprio opposta a quella, che il Goethe voleva suscitare colGipfelriesen. Ildürfennon esprime semplice possibilità , e quindi è mal reso colpônno; solo potere? ma vorrei vedere anche questa, che il fondo de' burroni s'illuminasse prima de' cacumi circostanti!Il primo raggio, che dardeggia la lucee più giùdell'acuto suo dardo il ciglio offeso, sono il solito orpello, che ricopre semplici espressioni dell'originale. Orpello inutile, metafore a pigione, tropi vani ne ha tanti il Goethe: perchè aggiungergliene? Più sopra il Maffei aveva detto:Guarda i raggi, che il sol ti saetta.Sicchè non può nemmanco dirsi, che gli ornamenti, i quali egli stima di aggiungere allo stile (forse a parer suo) disadorno e negletto del Goethe, brillino per la varietà . Considerando questa profusione di dardi e saette, si prenderebbe il traduttore per un uomo bellicoso, che sogna sempre di armi. Chi sa, che, come quel Giampietro Eckermann, che fu al Goethe quel, che Jacopo Bosswell era stato al Johnson; chi, sa che il Maffei non sia anch'egli appassionato per tirare al bersaglio con archi e balestre? Ma se imbrocca al tiro a segno come nel tradurre... giuraddio! Per esempio, egli traduceAlpetedesco, conalpeItaliano; e non posso mandargliela buona. Quella parola è un idiotismo svizzero; e ne' dialetti elvetici, indica ogni montagna, che serve di pascolo fino alla vetta, alle mandre. Diverso è il significato del vocabolo Italiano;Alpe, da noi, è qualsivoglia monte con l'idea accessoria di selvatichezza ed impraticabilità , come dimostra l'aggettivoalpestre; idea, dalla quale rarissimo o mai si prescinde. Nella Cronaca sconchiusionata, attribuita a Dino Compagni, è parlato delleutili alpi, che circondan Firenze; s'aggiunga questo alla lista de' tanti spropositi e delle tante improprietà di lingua del Pseudodino! Ma neppure quando i pedanti eran più infatuati delle pretese bellezze di quella impudente [pg!292] impostura e ne imponevano lo studio nelle scuole, come testo di lingua, neppure allora questo uso della parola Alpe ha trovato imitatori. Ecco come il Marino descrive una montagnaalpestra(Adone.VI. 65),Qui tace(la Psiche)e già d'una montagna alpestra Eccola intanto giunta alla radice, Che al sol volge le terga e spiega a destra, Sotto il gran giogo l'ispida cervice. Quindi di sterpi e selci aspira e silvestra Pende sassosa e rigida pendice; Rigida sì, che appena s'assecura D'abitarvi l'orror con la paura. Il mar sonante a fronte ha per confine Da' fianchi acute pietre e schegge rotte, Dirupati macigni e rocce alpine. Oscure tane e cavernose grotte, Precipizî profondi, atre ruine, Dove risorge il dì come la notte, Dove inospiti sempre e sempre foschi Dilatan l'ombre lor baratri e boschi. — Tali sono leAlpiItaliane. Il seicentista Antonio Bruni, in una ballata, in cuisi contende il primato dell'inverno e della primavera, fa dire a Tirsi:E cieco è, chi non mira, Quanto diletti a gli occhi, Veder alpe nevosa, a cui d'intorno Germogliano i diamanti; La cui cima ne va con altrui scorno, Qual lussureggia il mar co' suoi coralli, Ricco di serenissimi cristalli.Questa descrizione sconverrebbe ad un'Alpenel senso tedesco del vocabolo; mentre vi sta benissimo appiccicato quelgrüngesenkt, ch'è del rimanente un vocabolo coniato dal Goethe contro le regole della composizione. Non bisogna mica credere, che quantunque egli scriva sia bene scritto. Ma bellissimo trovo quel direapparisce, sottintendendo il sole, come il Manzoni ha detto: — «Ei fu!» — sottintendendo Napoleone I. Sarebbe da tradurre con uneccolo!parmi. Il Maffei riferisce quell'appariscealla luce, dimenticando che la è apparita da un pezzo; e, quel ch'è peggio, obbliando, che unsiefemminile (il sole in tedesco è femmino;die Sonne), non può riferirsi alla luce, ch'è un neutro:das Licht.
[pg!293]
VERSI XCII-CII. —Tedesco.Segue Fausto.
VERSI XCII-CII. —Tedesco.
Segue Fausto.
So ist es also, wenn ein sehnend HoffenDem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,Erfüllungspforten findet flügeloffen;Nun aber bricht aus jenen ew'gen GründenEin Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,So dass wir wieder nach der Erde blicken,Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.
So ist es also, wenn ein sehnend HoffenDem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,Erfüllungspforten findet flügeloffen;Nun aber bricht aus jenen ew'gen GründenEin Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,So dass wir wieder nach der Erde blicken,Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.
So ist es also, wenn ein sehnend Hoffen
Dem höchsten Wunsch sich traulich zugerungen,
Erfüllungspforten findet flügeloffen;
Erfüllungspforten findet flügeloffen;
Nun aber bricht aus jenen ew'gen Gründen
Ein Flammen Uebermass, wir stehn betroffen,
Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,
Des Lebens Fackel wollten wir entzünden,
Ein Feuermeer umschlingt uns, welch'ein Feuer!
Ist's Lieb'? ist's Hass? die glühend uns emwinden,
Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,
Mit Schmerz und Freuden wechselnd ungeheuer,
So dass wir wieder nach der Erde blicken,
Zu bergen uns in jugendlichsten Schleier.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Dunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que' fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie; sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per nasconderci nel velo più giovanile?
Dunque, avviene così, quando una speranza anelante, spintasi lottando fiduciosamente sino al desiderio supremo, trova spalancate le porte dell'adempimento. Allora poi erompe da que' fondi eterni un eccesso di fiamme; si rimane percossi (sorpresi). Volevamo accendere la fiaccola della vita; e ne circonda un mare di fuoco. Qual fuoco! È amore od odio, che ne abbraccia ardendo, alternando mostruosamente dolore e gioie; sicchè di nuovo ci rivolgiamo con lo sguardo alla terra, per nasconderci nel velo più giovanile?
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
. . . È tale appuntoLa speranza dell'uomo, allor che stimaRaggiunto il sommo de' suoi voti, e trovaSchiuso il varco alla meta. Ah! ma s'elevaDa que' baratri eterni un mar di foco!Stupefatto n'è l'uomo, e della vitaVuol la face allumarvi... Immense fiammeGli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,Esagitato con fiera vicendaFra la gioia e il dolore; a tal che gli occhiDi nuovo atterra per celar nel mantoDe' suoi primi innocenti anni la fronte.
. . . È tale appuntoLa speranza dell'uomo, allor che stimaRaggiunto il sommo de' suoi voti, e trovaSchiuso il varco alla meta. Ah! ma s'elevaDa que' baratri eterni un mar di foco!Stupefatto n'è l'uomo, e della vitaVuol la face allumarvi... Immense fiammeGli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,Esagitato con fiera vicendaFra la gioia e il dolore; a tal che gli occhiDi nuovo atterra per celar nel mantoDe' suoi primi innocenti anni la fronte.
. . . È tale appunto
. . . È tale appunto
La speranza dell'uomo, allor che stima
Raggiunto il sommo de' suoi voti, e trova
Schiuso il varco alla meta. Ah! ma s'eleva
Da que' baratri eterni un mar di foco!
Stupefatto n'è l'uomo, e della vita
Vuol la face allumarvi... Immense fiamme
Gli fan siepe d'intorno... ed oh, quai fiamme!
Son d'amor? d'odio sono? Egli n'è cinto,
Esagitato con fiera vicenda
Fra la gioia e il dolore; a tal che gli occhi
Di nuovo atterra per celar nel manto
De' suoi primi innocenti anni la fronte.
[pg!294] Fausto, abbarbagliato dalla luce di quel sole, ch'era tanto avido di contemplare, la paragona al gaudio supremo, che aveva sperato e tentato di conseguire nella cognizione assoluta ed immediata della natura; non avendo poi forza di afferrare l'essenza del vero, aveva disperato. Basta rammentarsi l'evocazione dello Spirito terrestre, in principio della prima parte. Questa immagine piacque tanto al Goethe, che l'ha ripetuta altrove: — «Considerando gli ultimi progressi delle scienze naturali, e' mi par d'essere un viaggiatore, che vada verso Oriente durante il crepuscolo mattutino e miri con gioia la luce crescente ed aspetti desiosamente l'apparire del grande astro di fuoco; ma poi, quando questo spunta, rivolge altrove gli occhi, inetti a sostenere lo splendore desiderato». — Nella traduzione, non posso approvare quelloschiuso il varco alla meta; altro cheschiuso, spalancato, aperte ambo le bande! Evarco, è troppo generico, mi toglie le determinazioni, che mi venivan suscitate nella favoleggiativa dalle porte dell'originale, da quelle porte spalancate per accogliermi e che mi condurranno all'adempimento dei miei voti, che sono spalancate per ricoverare finalmente la speme, la quale ha tanto anelato e combattuto fin allora. Non è ammissibile neppure quell'atterrar gli occhi; che equivale pura e semplicemente all'avvallarli, inchinarli. Ma il Goethe dice invece, che si guarda indietro, verso la terra, che si cessa dal proseguire quel supremo voto, dal voler afferrar l'essenza delle cose, per ravvolgersi nel velo più giovanile, cioè per contentarsi come la prima gioventù di ammirare ingenuamente il mondo e la natura, senz'alcuno impaziente desiderio o tentativo di penetrarne il misterioso secreto; anzi il velo stesso attraverso del quale ammirano l'universo, aumenta nelle menti giovanili il devoto raccoglimento, che esso inspira loro. Sentimento assolutamente falsato dalla fraseper celar nel manto de' suoi primi innocenti anni la fronte, di cui sarei molto imbarazzato a dare la spiegazione.
[pg!295]
VERSI CIII-CXV —Tedesco.Segue Fausto.
VERSI CIII-CXV —Tedesco.
Segue Fausto.
So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausendDann aber tausend Strömen sich ergiessendHoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,Umher verbreitend duftig kühle Schauer.Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.Ihm sinne nach und du begreifst genauer;Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.
So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausendDann aber tausend Strömen sich ergiessendHoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,Umher verbreitend duftig kühle Schauer.Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.Ihm sinne nach und du begreifst genauer;Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.
So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!
So bleibe denn die Sonne mir im Rücken!
Der Wassersturz, das Felsenriff durchbrausend,
Ihn schau'ich an mit wachsendem Entzücken.
Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausend
Von Sturz zu Sturzen wälzt er jetzt in tausend
Dann aber tausend Strömen sich ergiessend
Hoch in die Lüfte Schaum an Schäume sausend.
Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,
Allein wie herrlich diesem Sturm erspriessend,
Wölbt sich des bunten Bogens Wechsel-Dauer,
Bald rein gezeichnet, bald in Luft zerfliessend,
Umher verbreitend duftig kühle Schauer.
Umher verbreitend duftig kühle Schauer.
Der spiegelt ab das menschliche Bestreben.
Ihm sinne nach und du begreifst genauer;
Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.
Am farb'gen Abglanz haben wir das Leben.
TRADUZIONE LETTERALE
TRADUZIONE LETTERALE
Dunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma. Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano. Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso colorato abbiamo la vita.
Dunque mi rimanga il sole a tergo. Io miro con diletto crescente la cascata, che attraversa rumoreggiando quel masso di rupi. Si precipita di salto in salto, diffondendosi in mille e poi mille correnti, e scaglia sibilando in aria schiuma sopra schiuma. Eppure, come s'incurva magnificamente l'alterna durata dell'arco variopinto, sorgendo da questa tempesta, ora nettamente disegnato, ora dissolvendosi nell'aria, spargendo intorno un raccapriccio profumato e fresco. Specchia l'affaticarsi umano. Pensa ad esso e comprenderai più esattamente: nel riflesso colorato abbiamo la vita.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
TRADUZIONE diAndrea Maffei.
Dunque al sol diam le spalle. Il ruinosoTorrente, che devolvesi fremendoPer gli alpestri burroni, attrae con gioiaOgnor crescente il guardo mio. Lo veggoPrecipite avvallar di balzo in balzo.Frangersi in mille rivi, ed una nubeSgorgar per l'aere d'agitata spuma.Oh come da quel vortice si levaL'arcobaleno maestoso e spiega[pg!296]La settemplice curva! Ora è distinto,Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzoVaporoso diffonde. E speglio forseQuell'iride non è de' nostri affetti?Pensavi e certo ne sarai. Nel lampoDi quei sette colori abbiam la vita.
Dunque al sol diam le spalle. Il ruinosoTorrente, che devolvesi fremendoPer gli alpestri burroni, attrae con gioiaOgnor crescente il guardo mio. Lo veggoPrecipite avvallar di balzo in balzo.Frangersi in mille rivi, ed una nubeSgorgar per l'aere d'agitata spuma.Oh come da quel vortice si levaL'arcobaleno maestoso e spiega[pg!296]La settemplice curva! Ora è distinto,Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzoVaporoso diffonde. E speglio forseQuell'iride non è de' nostri affetti?Pensavi e certo ne sarai. Nel lampoDi quei sette colori abbiam la vita.
Dunque al sol diam le spalle. Il ruinoso
Dunque al sol diam le spalle. Il ruinoso
Torrente, che devolvesi fremendo
Per gli alpestri burroni, attrae con gioia
Ognor crescente il guardo mio. Lo veggo
Precipite avvallar di balzo in balzo.
Frangersi in mille rivi, ed una nube
Sgorgar per l'aere d'agitata spuma.
Oh come da quel vortice si leva
L'arcobaleno maestoso e spiega
[pg!296]
La settemplice curva! Ora è distinto,
Or nell'aria è perduto, ed un ribrezzo
Vaporoso diffonde. E speglio forse
Quell'iride non è de' nostri affetti?
Pensavi e certo ne sarai. Nel lampo
Di quei sette colori abbiam la vita.
La descrizione della cataratta e dell'arcobaleno è stupenda nell'originale. Il Goethe s'era occupato per anni ed anni del fenomeno ottico, che produce l'iride. Nè queste sue descrizioni poetiche sono senza sustrato d'impressione naturale. Una volta, che il Goethe vecchissimo narrava, come ispirato dal bel paese intorno al lago de' Quattro Cantoni, avesse meditato nel MDCCXCVII un'epopea in esametri sul mito di Guglielmo Tell, (misericordia!) e come poi, distratto da occupazioni diverse, avesse ceduto il soggetto allo Schiller, che ne ricavò una tragedia (manco male!), Giampietro Eckerman osservò, sembrargli, che la descrizione in terzine nella prima scena della seconda parte delFausto, dovess'essere una reminiscenza di quelle impressioni della natura svizzera. Rispose il Goethe: — «Nol nego; non avrei mai potuto pensare il contenuto delle terzine, senza le fresche impressioni di quella natura portentosa. Ma questo è quanto ho coniato dell'oro di quelle località . Ho abbandonato il rimanente allo Schiller». — Ci abbiamo inoltre del Goethe una dipintura della cascata di Pissevache nel Vallese, la quale aveva senza dubbio contribuito a generare il fantasma nella sua immaginativa: — «Ad un'altezza discreta, prorompe da un crepaccio del monte un forte rivolo, fiammeggiando, in un bacino, dove è ridotto in polvere e schiuma, che viene sparpagliata qua e là dal vento. Apparve il sole e dette doppia vita allo spettacolo. Giù, tra il vapore d'acqua, si ha dall'una e dall'altra parte, secondo che si cammina, un arcobaleno proprio vicino. Andando più su, si gode un fenomeno vieppiù bello ancora»; — eccetera. Altrove parla della cascata del Reno presso Sciaffusa, [pg!297] com'ei la rivedesse illuminata dal sole: — «L'iride appariva nella sua maggior bellezza: poggiava tranquillamente nell'immensa schiuma, che ferve, e, mentre minaccia di violentemente distruggerla, è costretta a riprodurla di nuovo ogni istante». — Ora, Fausto ravvisa nell'iride della caduta un'immagine de' godimenti umani. La fruizione piena, assoluta, non è per noi; ma ne abbiamo un riflesso nella vita, quando operosamente ci affermiamo ne' limiti, che la natura ci assegna. La traduzione sembra d'uomo, che non abbia mai viste cataratte ed archibaleni. Iltorrente ruinoso, che si revolve fremendo per gli alpestri burronidesta in Fausto estasi e non gioia: c'è di che rimanere estatico, ma non di che rallegrarsi nello spettacolo. Non capiscola nube di spuma, che sgorga per l'aere. Sembra, che il Goethe, massime invecchiando, prediligesse smodatamente le frasi, in cui si ripete un medesimo vocabolo; ne abbiamo incontrate parecchie in questa scena, ed ecco tre ripetizioni in un sol periodo in tre versi successivi:Von Sturz zu Sturzen;in tausend dann aber tausend Strömen;Schaum an Schäume. Perchè cancella il Maffei due di queste ripetizioni intenzionali? o che il nostro linguaggio non le ammette o non se ne compiace?Das menschliche Bestrebennon èi nostri affetti;begreifenvuol direconcepire,capiree noncertificarsi. Tradur l'ultimo verso, come fa il Maffei, gli è un certificare di non aver capito ciò, che l'Autore intendeva dire. Antonio Bruni, volendo indicare un pensiero non dissimile da quello del Goethe, ha scritto:Pria che vestisse in me spoglia mortale Quest'alma, o mio bel nume,... Nel Sole inaccessibile immortale Mirò il tuo Bello; e s'or pur l'ama e in voto Gli sacra il cor divoto, De l'eterno splendore ama un riflesso. Nel tedesco leggoriflesso coloratoe nonlampo di que' sette colori; riflesso non è il medesimo di lampo.
Il lettore può giudicare ora, se ho disaminato ed analizzato con imparzialità questo brano di traduzione, scelto a caso, e tra' più facili. Avrei potuto giustamente [pg!298] sì, ma malignamente ricorrere a squarci malagevoli; e mostrare anche più chiaro, che ho ragione di chiamare usurpata la fama del Maffei. M'hanno appoggiato a volte l'incarico di esaminare alcuni pretendenti alla patente d'idoneità per insegnare il tedesco. Ebbene, in coscienza, se mi ritrovassi in quel ballo, ed i candidati traducessero come il Maffei, io non li riconoscerei mica idonei. — «Una patente, a voialtri? Patente d'incapacità !» — Invece quest'uomo, che tradisce in tal modo i malcapitati testi, conta tra di noi per una autorità in fatto di letteratura alemanna. Ha panegiristi ridicoli; giovanotti, i quali ignorando fin l'alfabeto tedesco, discorrono delFausto, scarabocchiando cicalate inconcludenti, compilazioni eseguite sugli articoli dellaRivista de' Due Mondi. Giuochi, che fanno i letterati oggi, come farebbero gli agenti di cambio od i capistazione, od altro, se sperassero di lucrar qualche soldarello di più. Buffoncelli, che chiamano il traduttore-traditore — «ingegno poderoso, che ha padronanza sulle due lingue, e lunghi e pertinaci studî su tutta quanta la letteratura tedesca, e straordinaria felicità di sapere trovar sempre nella poesia e nell'idioma della sua patria la frase, la parola, il modo di dire, che corrispondano a ciò, che volle significare l'autore nella propria lingua». — Il pubblico ignaro, sentendo affermare così ricisamente, crede alla competenza dell'encomiasta e plaude ingannato, senza sapere quel che si applauda. Ben inteso poi, che s'usaora in Italia un traffico di lodi, Pur che al lodato il lodator risponda; E l'adulazion va per vicenda(come scrisse nel secolo scorso il sedicente inventore de' versi martelliani, a proposito d'un altro Maffei, Scipione, assai da più). Quindi, imitando la carità di Giovanni da S. Giovanni, Andrea Maffei chiamerà — «giovane d'alto ingegno» — nella prefazione al secondo volume, chi gli ha dimenato sotto il naso quell'incenso smaccato in un discorso prefisso al primo. Non c'è cosa, che più ripugni alla dignità d'un principiante, dell'assumer l'incarico d'una prefazione all'opera [pg!299] d'un autore vivo e riputato; l'è un impegnarsi a lodare, a panegirizzare in tutto e per tutto. A questo non pensa il pubblico; e, sulla fede del Maffei, ritiene grand'uomo in erba anche quel ragazzo lì:sic itur ad astra.
È triste a dirsi; ma da cinquant'anni, che il Maffei traduce e vien lodato, non un solo de' suoi lettori infiniti, non uno de' suoi panegiristi, s'è incomodato a riscontrarne le versioni con l'originale. Non uno ha sentito il bisogno, ha sospettato che fosse dovere, obbligo, di esaminare prima di applaudire! È una immoralità letteraria, che fa spavento! Per me, non voglio esserne complice. [pg!300]
[pg!301]