XXXVI.L'ALTRUISMO

XXXVI.L'ALTRUISMO

La civetta d'un cacciatore aspettava l'alba coccoveggiando, legata a un davanzale, e parlava col cane che le si era acculato lì sotto. Parlavano forte per farsi sentire dal gatto che li guardava da un canto.

La civetta diceva al cane: — Fratello, tra poco il padrone ci chiamerà alle nostre fatiche quotidiane! Senti tu quanta bellezza esemplare sia nella nostra vita fatta di Sacrifizio e di Altruismo?!

— Sicuro che lo sento, sorella! — rispondeva il cane — e dico che chi non conosce la gioia dell'Offerta e del Sacrificio, non conosce la gioia più pura della vita!

— Dici bene fratello — osservava la civetta — io sono felice quando col mio canto di sirena traggo alla morte torme di garruli uccelli; e pure so che quegli uccelli non sono per me!

— E io tremo tutto di gioia, sorella, quando posso addentare la preda che mi insanguina la bocca, per donarla intatta!

A questo punto il gatto miagolò e disse: — Poichè siete pieni di tanto generoso amore del prossimo, perchè tu mia dolce civetta non ti metti a richiamarqualche passerotto, e tu magnanimo amico, non me lo prendi e me lo porti qua?...

Una interminabile risata a doppio accolse le parole del povero gatto, e ancor tra le risa la civetta e il cane gli andavano gridando a vicenda:

— Me lo dai forse tu il core che mangio ogni mattina?!

— Me lo fai tu il pan di semola?!

— Ha ben ragione il padrone quando dice che tu non capisci niente!

— Bene fece quel fratello mio che ti mozzò la coda!...

— E perchè allora non gli sbarbi tu l'altra mezza?! — strillò ultima la civetta.

Entrò il cacciatore proprio mentre il povero micio era sul punto di perdere quel po' di coda che gli restava: per non aver abbastanza meditato sulla intima essenza dell'Altruismo.


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