Chapter 23

345.Per più particolari vediDe Ridder,De l'idée de la mort en Grèce à l'époque classique, Parigi, 1897.346.A sè stesso.347.Lett. 26 luglio e 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, pp. 208, 243. In molt'altre sue lettere manifesta il Leopardi propositi di suicidio. Lett. al fratello Carlo, luglio 1819 (Epistol., vol. I, p. 212); al Brighenti, 7 aprile 1820 (p. 263); allo stesso, 21 aprile 1820 (p. 264); al Perticari, 30 marzo 1821 (p. 324); al Melchiorri, 19 dicembre 1823 (p. 485); ad Adelaide Maestri, 24 giugno 1828 (vol. II, p. 305); al De Sinner, 24 dicembre 1831 (p. 448).348.Con argomenti che molto somigliano a quelli di Obermann. Confrontinsi con gli argomenti di Werther e di Jacopo Ortis.349.Canto notturnoecc., ultimo verso.350.La quiete dopo la tempesta, ultimi due versi.351.Nella poesia intitolataLe Gouffre. Questo medesimo sentimento espresse il Baudelaire in molti altri suoi versi. Confrontisi con laComédie de la mortdi Teofilo Gautier.352.Il pensiero dominante.353.Lett. al Giordani;Epistol., vol. I, p. 240.354.Amore e morte.355.Cantico del gallo silvestre, l. cit.356.Sopra un basso rilievo antico sepolcraleecc.357.Ibid.358.Il sogno.359.A Silvia.360.Il sogno.361.Sopra un basso rilievoecc.362.Sopra il ritratto di una bella donnaecc.363.A Silvia.364.La nota poetessa francese Luisa Ackermann, in un lungo e bello componimento intitolatoL'Amour et la Mort, ritrasse il contrasto dell'Amore e della Morte, quello desideroso di eternità, questa accelerante la fine; quello creator della vita, questa di ogni vita distruggitrice.365.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, capp. IV e VI;Prose, pp. 283-4, 293; e altrove.366.Pensieri, XXX. Cf.Detti memorabili, cap. V;Prose, p. 288.367.Ad Angelo Mai.368.Inno ai patriarchi, o dei principii del genere umano.369.Lett. al De Sinner, 24 dicembre 1831;Epistol., vol. II, p. 450.370.Lett. al Melchiorri, 3 ottobre 1825;Epistol., vol. II, p. 27. Era il tempo in cui veniva preparando per l'editore milanese Stella una edizione latina e un'altra latina e italiana di tutte le opere di Cicerone.371.Lett. allo Stella, 12 marzo 1826;Epistol., vol. II, p. 111.372.Lett. al Melchiorri testè citata,l. cit.373.Lett. al padre, 3 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 149.374.Opere inedite di Giacomo Leopardi pubblicate sugli autografi recanatesi daGiuseppe Cugnoni, Halle, 1878-80, vol. II, pp. 369, 374.375.Tra le carte del poeta, lasciate dal Ranieri, è unaCanzone sulla Grecia; ma non se ne conosce altro che il titolo, ed anzi potrebbe darsi non ve ne fosse altro che l'argomento. VediCamillo Antona-Traversi,Il catalogo de' manoscritti inediti di Giacomo Leopardi sin qui posseduti da Antonio Ranieri, Città di Castello, 1889, p. 19. Potrebbe darsi fosse tutt'uno con quella di cui lasciò ricordo in altra sua scheda il poeta (vediAppendice all'epistolario e agli scritti giovanili, p. 239); nel qual caso avrebbe contenuto una esortazione ai principi, perchè si commovessero ai casi dellapovera Grecia, e un ricordo dei fatti di Parga.376.Opere, Milano, 1854-63, t. IV, p. 414.377.Del rinnovamento letterario in Italia, inBozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, p. 169.378.Lett. ad A. F. Stella, 27 marzo 1818;Epistol., vol. I, p. 131. LeOsservazionidel cavaliere Di Breme erano state pubblicate nelloSpettatoredel medesimo Stella.379.Quella prima parte è conservata fra le carte lasciate dal Ranieri, e sinora non fu potuta veder da nessuno. Vedi ilCatalogocitato, p. 19.380.Lett. al Giordani, 19 febbrajo 1819;Epistol., vol. I. p. 172.381.Opere ineditecit., vol. II, p. 371-3. In una sua lettera del 18 luglio 1826 Luigi Stella esortava ancora il Leopardi a scrivere intorno allo spirito della letteratura italiana a que' tempi.Epistol., vol. III, p. 357.382.Il romanticissimo Obermann, scostandosi dalle opinioni della Staël c dello Chateaubriand riferite di sopra, stimava la mitologia conferir molto al sentimento della natura e all'arte, e non taceva divario, per tale rispetto, fra mitologia classica e mitologia non classica. «Quand les arbres, les eaux, les nuages sont peuplés par les âmes des ancêtres, par les esprits des héros, par les dryades, par les divinités; quand des êtres invisibles sont enchaînés dans les cavernes ou portés par les vents; quand ils errent sur les tombeaux silencieux, et qu'on les entend gémir dans les airs pendant la nuit ténébreuse, quelle patrie pour le cœur de l'homme! quel monde pour l'éloquence!». Lett. LXX, ediz. cit., p. 392.383.Vénus de MiloinPoèmes antiques.384.Appartiene arche questa, insieme conHypathie, aiPoèmes antiques.385.L'Anti-mitologia, sermone daGiuseppe Belloni,antico militare italiano, indirizzato al sig. cavaliereVincenzo Montiin risposta di un sermone sulla mitologia da quest'ultimo pubblicato, Milano, 1825, p. 17. Fu questa una delle molte risposte che s'ebbe il sermone del Monti.386.Lett. al Broglio. 13 agosto 1819;Epistol., vol. I, p. 223.387.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 442.388.Pensieri, C.389.Pensieri, XLVIII, XLIX.390.Dialogo della moda e della morte: Prose, p. 51.391.Palinodiaecc.;Proposta di premii fatta dall'Accademia dei Sillografi.392.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 281.393.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 453.394.Ibid.; Palinodiaecc.395.Pensieri, I.396.Epistol., vol. I. pp. 337-8.397.Ibid., p. 242.398.Prose, p. 359.399.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289. Vedi un'altra lettera di quel medesimo mese, allo stesso, p. 291.400.Questo Adolphe ha molta somiglianza col Leopardi, col quale ha in comune la melanconia e la timidezza orgogliosa, la noja e quella strana ironia che non ischifa di accompagnarsi con l'entusiasmo. Il De Vigny lasciò scritto nel suo giornale: «Oh! fuir! fuir les hommes et se retirer parmi quelques élus, élus entre mille milliers de mille!».401.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, p. 243.402.La vita solitaria.403.Pensieri, LXXXV.404.Storia del genere umano; Prose, p. 27.405.Histoire de la littérature anglaise, 2ª ediz., Parigi, 1866-71, vol. IV, pagina 285. Una osservazione. Per opera della civiltà, della specificazione della cultura e della division del lavoro, i nostrisimilidivengono da noi sempre piùdissimili, e i dissimili, se da un sentimento o da un'idea superiore non sono consigliati altrimenti, tendono a segregarsi.Chi si somiglia si pigliaeQui se ressemble s'assemble: se questi proverbii son veri, altrettanto veri sono i loro contrarii.406.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.407.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I. p. 243.408.Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose, p. 404;Pensieri, LXVII, LXVIII.409.VediLosacco,Il sentimento della noja nel Leopardi e nel Pascal; Atti dell'Accademia reale delle scienze di Torino, 1895.410.Pensieri, LXXXIV, LXXXV.411.Il risorgimento.Cf.Le ricordanze.412.A sè stesso.413.Troisième lettre à M. de Malesherbes, 26 gennajo 1762. Molte volte, nel corso di queste pagine, si sono notate tra il Leopardi e il Rousseau conformità di pensiero e di sentimento. Altre assai se ne potrebbero notare. Del resto lo stesso poeta avverti tra sè e il filosofo ginevrino certa somiglianza. VediDetti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 279. Vedi pure il Pensiero XLIV, dov'è citata una opinione del Rousseau, ma non il nome.414.Lo stessoDe MussetnellaConfession d'un enfant du siècle: «Je serai un homme, mais non une espèce d'homme particulière».415.Non per questo credo si possa parlare di vagabondaggio del Leopardi (VediPatrizi,Op. cit., p. 170-1). Il Leopardi diede prove di assiduità e di perseveranza negli studii meravigliose. Nessun paragone è possibile fra lui e un vero e proprio e confesso vagabondo quale il Verlaine. La irrequietezza del Leopardi, quel non potersi trovare a lungo in un luogo senza desiderar di partirsene, quelle frequenti mutazioni di sede, non provano ciò che si vorrebbe far loro provare. «Il viaggiare mi ammazza», scriveva egli al Puccinotti: e «in che luogo si può star contento senza salute?» al fratello Carlo (Epistol., vol. II, pp. 187, 229). Ma ciò richiederebbe più lungo discorso. Parmi, del resto, che la paresi motoria, asserita dal Patrizi (p. 149), mal possa accordarsi col vagabondaggio.416.Catalogocit., p. 11.417.Epistol., vol. I, p. 241.418.«Poetry, in a general sense, may be defined to bethe expression of the imagination».A Defence of Poetry, in principio.419.Lett. 27 novembre 1818; 19 febbrajo 1819; 20 marzo 1820;Epistol., vol. I, pp. 150, 174-5, 260.420.Andrea Chénier s'era contentato di dire:Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.E il Pindemonte raccomandava al Foscolo:antica l'arteOnde vibri il tuo stral, ma non anticoSia l'oggetto in cui miri.421.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I, pp. 339-40.422.Lett. 21 maggio 1819;Epistol., vol. I, p. 201.423.Lett. a Venanzio Broglio, 21 agosto 1819, e al Brighenti, 28 maggio 1821;Epistol., vol. I, pp. 233, 334.424.Opere inedite, vol. 11, p. 371.425.Lett. al Vieusseux, 21 gennajo 1832;Epistol., vol. II, p. 454.426.Opere inedite, vol. II, pp. 369-70, 374.427.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.428.Lett. al Puccinotti, 5 giugno 1826;Epistol., vol. II, p. 142. Il Leopardi stesso disse di amare «per inclinazione di natura con certa parzialità la poesia»; ma ebbe in conto di «bene meschino letterato quegli che non sapesse scrivere altro che versi». Lett. al Giordani, 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 73-4.429.IlDe Sanctis(Studio su Giacomo Leopardi, 2ª ediz., Napoli. 1894, pagine 182-3) parla di questi disegni leopardiani di letteratura civile e patriottica, ma attinenze col romanticismo non ne rileva. Parmi anzi ch'egli giudichi un po' troppo alla lesta quando dice (p. 244): «Leopardi avea comune con tutti i letterati di quel tempo, massime i classici e i puristi, il disprezzo della moltitudine, l'orrore del volgare e del luogo comune. La poesia dovea essere togata e solenne, sopra alla realtà, e, come diceasi, ideale». Dai luoghi che ho riferiti, quel disprezzo delle moltitudini non appare. Riconosco di buon grado che il Leopardi non addimostra per gli umili quella tenerezza che tanto è notabile in Werther; ma gli umili, in alcune sue poesie, nellaSera del dì di festa, nellaQuiete dopo la tempesta, nelSabato del villaggio, sono ricordati con tutt'altro che con disprezzo.430.Lett. al Colletta, marzo 1829;Epistol., vol. II, p. 357.431.Lett. al Giordani, 8 agosto e 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 89, 77. Vedi una breve nota circa i pregi rispettivi dell'una e dell'altra lingua nell'Appendice all'epistolario, p. 246.432.Lett. al Giordani. 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308. Nel 1816Carlo Giuseppe Londonioaveva, nella suaRisposta d'un Italiano ai due Discorsi di madama la baronessa De Staël-Holstein, contraddetto al consiglio che costei dava agl'Italiani di molto leggere e tradurre gli scrittori stranieri. Invano aveva giudicato il Goethe che chi conosce una lingua sola gli è come se non ne conoscesse nessuna.433.Lett. 25 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 153.434.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I. pp. 339-40. Cfr.De Sanctis,Op. cit., pp. 341-2.435.Lett. al Giordani, 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308.436.Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario, p. 248; Lettera al padre, 8 luglio (1831?);Epistol., vol. II, p. 427.437.Lett. 26 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 487.438.Nel Num. 61, gennajo 1826.439.Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 485.440.Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle più curiose. In quel suo libretto:Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo, Firenze, 1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra l'altro,Bellezza e civiltà!441.Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825;Epistol., vol. I, p. 523.442.L'Antologia, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si discorre deiVersistampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani lodò poi iCantipubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t. XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato criticoMemorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani, Capolago, 1843.443.Epistol., vol. II, p. 141.444.Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828;Epistol., vol. II, p. 341.445.Non dovette conoscere questo passo di lettera loZanella, il quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron, e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola. VediPercy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi, neiParalleli letterari, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta dalloZdziechowskiall'Accademia delle scienze di Cracovia (La poésie de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année1892), si legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.446.Nel 1832Cesare Cantùpubblicava nell'Indicatoredi Milano il suo saggioDi Vittore Hugo e del romanticismo in Francia, accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal poeta francese.447.L'Antologia, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6. Nell'Antologiail Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.448.Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario, pp. 251-2. Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo giudizio sia posteriore a quell'anno.449.Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827;Epistol., vol. II. p. 271.450.Epistol., vol. II. p. 241.451.Ibid., pp. 234-5.452.Manzoni e Leopardi;Nuova Antologia, vol. XXIII (1873), p. 763.453.Epistol., vol. II, p. 278.454.Ibid., p. 304.455.Ibid., p. 303. Per altri particolari vediBenedettucci,Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, scritto ripubblicato nel già citato volume diC. Antona Traversi,Studj su Giacomo Leopardi. Vedi nello stesso volume unSaggio cronologico di una bibliografia del Leopardi e del Manzoni.456.Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827;Epistol., vol. II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel medesimo giorno,ibid., p. 248.457.L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di romantici, appare soltanto nell'Inno ai patriarchi, con l'aranitica valleDi pastori e di lieti ozi frequente.458.Cf.Marc de Montifaud,Les romantiques, Parigi, 1878, p. 3.459.Opere ineditecit., vol. II, p. 372.460.IlPluemacherscrisse (Op. cit., p. 116): «Il Leopardi è poeta perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni del poetare gli verrebbero meno». E ilPatrizi(Op. cit., p. 133): «L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione ilBouchè Leclerqdi scrivere (Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres, Parigi. 1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.461.Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire, nuova edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.462.A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra leRicordanzee laVigne et la maison, poesie di affine argomento.463.Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.464.IlPluemacher,Op. e l. cit.465.Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi l'abbandonò per darsi alle lettere.466.Patrizi,Op. cit., p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla sensitività cromatica del poeta.467.Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825;Epistol., vol. II, p. 72.468.Vedi addietro a pp. 223-4.469.Krantz,Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique, anno V (1880) vol. II, p. 412 n.470.Epistol., vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.471.Dell'Aspasia dice il poeta che apparcirconfusa d'arcana voluttà. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto dellaVita Nuovanon descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta ogni lingua, e dice che,Benignamente d'umiltà vestuta,par cosa venuta di cielo in terra, e che dà una dolcezza al core che non la può intendere chi non la prova, e che dal suo volto muove uno spirito soave pien d'amoreChe va dicendo a l'anima: sospira!eppure, chi dopo aver letto que' quattordici versi, non riesce a vedere l'angelica forma, non so qual altro miracolo di penna o di pennello gliela potrebbe mai far vedere. Dove si nota che la pittura non può far vedere le cose se non ritraendole, e la poesia le può far vedere senza ritrarle; e ciò dovrebbero meditare coloro che credono di avvantaggiar la poesia accomodandola dei mezzi che appartengono alla pittura e privandola de' suoi proprii.472.La poesia suggestiva, più di quella che chiameremo espositiva o rappresentativa, richiede lettore esperimentato e colto, perchè essa non può suggerire in sostanza se non ciò ch'è già in qualche modo nell'animo nostro.473.Studiogià citato, p. 231. Perciò ebbe giusta ragione il Mestica d'intitolareIl verismo nella poesia di Giacomo Leopardiun saggio inserito nellaNuova Antologiadel 1º luglio 1880.474.Intorno alla sensitività termica e dolorifica del Leopardi vediPatrizi,Op. cit., pp. 100-1.475.Cap. II;Prose, p. 260.

345.Per più particolari vediDe Ridder,De l'idée de la mort en Grèce à l'époque classique, Parigi, 1897.

345.Per più particolari vediDe Ridder,De l'idée de la mort en Grèce à l'époque classique, Parigi, 1897.

346.A sè stesso.

346.A sè stesso.

347.Lett. 26 luglio e 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, pp. 208, 243. In molt'altre sue lettere manifesta il Leopardi propositi di suicidio. Lett. al fratello Carlo, luglio 1819 (Epistol., vol. I, p. 212); al Brighenti, 7 aprile 1820 (p. 263); allo stesso, 21 aprile 1820 (p. 264); al Perticari, 30 marzo 1821 (p. 324); al Melchiorri, 19 dicembre 1823 (p. 485); ad Adelaide Maestri, 24 giugno 1828 (vol. II, p. 305); al De Sinner, 24 dicembre 1831 (p. 448).

347.Lett. 26 luglio e 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, pp. 208, 243. In molt'altre sue lettere manifesta il Leopardi propositi di suicidio. Lett. al fratello Carlo, luglio 1819 (Epistol., vol. I, p. 212); al Brighenti, 7 aprile 1820 (p. 263); allo stesso, 21 aprile 1820 (p. 264); al Perticari, 30 marzo 1821 (p. 324); al Melchiorri, 19 dicembre 1823 (p. 485); ad Adelaide Maestri, 24 giugno 1828 (vol. II, p. 305); al De Sinner, 24 dicembre 1831 (p. 448).

348.Con argomenti che molto somigliano a quelli di Obermann. Confrontinsi con gli argomenti di Werther e di Jacopo Ortis.

348.Con argomenti che molto somigliano a quelli di Obermann. Confrontinsi con gli argomenti di Werther e di Jacopo Ortis.

349.Canto notturnoecc., ultimo verso.

349.Canto notturnoecc., ultimo verso.

350.La quiete dopo la tempesta, ultimi due versi.

350.La quiete dopo la tempesta, ultimi due versi.

351.Nella poesia intitolataLe Gouffre. Questo medesimo sentimento espresse il Baudelaire in molti altri suoi versi. Confrontisi con laComédie de la mortdi Teofilo Gautier.

351.Nella poesia intitolataLe Gouffre. Questo medesimo sentimento espresse il Baudelaire in molti altri suoi versi. Confrontisi con laComédie de la mortdi Teofilo Gautier.

352.Il pensiero dominante.

352.Il pensiero dominante.

353.Lett. al Giordani;Epistol., vol. I, p. 240.

353.Lett. al Giordani;Epistol., vol. I, p. 240.

354.Amore e morte.

354.Amore e morte.

355.Cantico del gallo silvestre, l. cit.

355.Cantico del gallo silvestre, l. cit.

356.Sopra un basso rilievo antico sepolcraleecc.

356.Sopra un basso rilievo antico sepolcraleecc.

357.Ibid.

357.Ibid.

358.Il sogno.

358.Il sogno.

359.A Silvia.

359.A Silvia.

360.Il sogno.

360.Il sogno.

361.Sopra un basso rilievoecc.

361.Sopra un basso rilievoecc.

362.Sopra il ritratto di una bella donnaecc.

362.Sopra il ritratto di una bella donnaecc.

363.A Silvia.

363.A Silvia.

364.La nota poetessa francese Luisa Ackermann, in un lungo e bello componimento intitolatoL'Amour et la Mort, ritrasse il contrasto dell'Amore e della Morte, quello desideroso di eternità, questa accelerante la fine; quello creator della vita, questa di ogni vita distruggitrice.

364.La nota poetessa francese Luisa Ackermann, in un lungo e bello componimento intitolatoL'Amour et la Mort, ritrasse il contrasto dell'Amore e della Morte, quello desideroso di eternità, questa accelerante la fine; quello creator della vita, questa di ogni vita distruggitrice.

365.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, capp. IV e VI;Prose, pp. 283-4, 293; e altrove.

365.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, capp. IV e VI;Prose, pp. 283-4, 293; e altrove.

366.Pensieri, XXX. Cf.Detti memorabili, cap. V;Prose, p. 288.

366.Pensieri, XXX. Cf.Detti memorabili, cap. V;Prose, p. 288.

367.Ad Angelo Mai.

367.Ad Angelo Mai.

368.Inno ai patriarchi, o dei principii del genere umano.

368.Inno ai patriarchi, o dei principii del genere umano.

369.Lett. al De Sinner, 24 dicembre 1831;Epistol., vol. II, p. 450.

369.Lett. al De Sinner, 24 dicembre 1831;Epistol., vol. II, p. 450.

370.Lett. al Melchiorri, 3 ottobre 1825;Epistol., vol. II, p. 27. Era il tempo in cui veniva preparando per l'editore milanese Stella una edizione latina e un'altra latina e italiana di tutte le opere di Cicerone.

370.Lett. al Melchiorri, 3 ottobre 1825;Epistol., vol. II, p. 27. Era il tempo in cui veniva preparando per l'editore milanese Stella una edizione latina e un'altra latina e italiana di tutte le opere di Cicerone.

371.Lett. allo Stella, 12 marzo 1826;Epistol., vol. II, p. 111.

371.Lett. allo Stella, 12 marzo 1826;Epistol., vol. II, p. 111.

372.Lett. al Melchiorri testè citata,l. cit.

372.Lett. al Melchiorri testè citata,l. cit.

373.Lett. al padre, 3 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 149.

373.Lett. al padre, 3 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 149.

374.Opere inedite di Giacomo Leopardi pubblicate sugli autografi recanatesi daGiuseppe Cugnoni, Halle, 1878-80, vol. II, pp. 369, 374.

374.Opere inedite di Giacomo Leopardi pubblicate sugli autografi recanatesi daGiuseppe Cugnoni, Halle, 1878-80, vol. II, pp. 369, 374.

375.Tra le carte del poeta, lasciate dal Ranieri, è unaCanzone sulla Grecia; ma non se ne conosce altro che il titolo, ed anzi potrebbe darsi non ve ne fosse altro che l'argomento. VediCamillo Antona-Traversi,Il catalogo de' manoscritti inediti di Giacomo Leopardi sin qui posseduti da Antonio Ranieri, Città di Castello, 1889, p. 19. Potrebbe darsi fosse tutt'uno con quella di cui lasciò ricordo in altra sua scheda il poeta (vediAppendice all'epistolario e agli scritti giovanili, p. 239); nel qual caso avrebbe contenuto una esortazione ai principi, perchè si commovessero ai casi dellapovera Grecia, e un ricordo dei fatti di Parga.

375.Tra le carte del poeta, lasciate dal Ranieri, è unaCanzone sulla Grecia; ma non se ne conosce altro che il titolo, ed anzi potrebbe darsi non ve ne fosse altro che l'argomento. VediCamillo Antona-Traversi,Il catalogo de' manoscritti inediti di Giacomo Leopardi sin qui posseduti da Antonio Ranieri, Città di Castello, 1889, p. 19. Potrebbe darsi fosse tutt'uno con quella di cui lasciò ricordo in altra sua scheda il poeta (vediAppendice all'epistolario e agli scritti giovanili, p. 239); nel qual caso avrebbe contenuto una esortazione ai principi, perchè si commovessero ai casi dellapovera Grecia, e un ricordo dei fatti di Parga.

376.Opere, Milano, 1854-63, t. IV, p. 414.

376.Opere, Milano, 1854-63, t. IV, p. 414.

377.Del rinnovamento letterario in Italia, inBozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, p. 169.

377.Del rinnovamento letterario in Italia, inBozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, p. 169.

378.Lett. ad A. F. Stella, 27 marzo 1818;Epistol., vol. I, p. 131. LeOsservazionidel cavaliere Di Breme erano state pubblicate nelloSpettatoredel medesimo Stella.

378.Lett. ad A. F. Stella, 27 marzo 1818;Epistol., vol. I, p. 131. LeOsservazionidel cavaliere Di Breme erano state pubblicate nelloSpettatoredel medesimo Stella.

379.Quella prima parte è conservata fra le carte lasciate dal Ranieri, e sinora non fu potuta veder da nessuno. Vedi ilCatalogocitato, p. 19.

379.Quella prima parte è conservata fra le carte lasciate dal Ranieri, e sinora non fu potuta veder da nessuno. Vedi ilCatalogocitato, p. 19.

380.Lett. al Giordani, 19 febbrajo 1819;Epistol., vol. I. p. 172.

380.Lett. al Giordani, 19 febbrajo 1819;Epistol., vol. I. p. 172.

381.Opere ineditecit., vol. II, p. 371-3. In una sua lettera del 18 luglio 1826 Luigi Stella esortava ancora il Leopardi a scrivere intorno allo spirito della letteratura italiana a que' tempi.Epistol., vol. III, p. 357.

381.Opere ineditecit., vol. II, p. 371-3. In una sua lettera del 18 luglio 1826 Luigi Stella esortava ancora il Leopardi a scrivere intorno allo spirito della letteratura italiana a que' tempi.Epistol., vol. III, p. 357.

382.Il romanticissimo Obermann, scostandosi dalle opinioni della Staël c dello Chateaubriand riferite di sopra, stimava la mitologia conferir molto al sentimento della natura e all'arte, e non taceva divario, per tale rispetto, fra mitologia classica e mitologia non classica. «Quand les arbres, les eaux, les nuages sont peuplés par les âmes des ancêtres, par les esprits des héros, par les dryades, par les divinités; quand des êtres invisibles sont enchaînés dans les cavernes ou portés par les vents; quand ils errent sur les tombeaux silencieux, et qu'on les entend gémir dans les airs pendant la nuit ténébreuse, quelle patrie pour le cœur de l'homme! quel monde pour l'éloquence!». Lett. LXX, ediz. cit., p. 392.

382.Il romanticissimo Obermann, scostandosi dalle opinioni della Staël c dello Chateaubriand riferite di sopra, stimava la mitologia conferir molto al sentimento della natura e all'arte, e non taceva divario, per tale rispetto, fra mitologia classica e mitologia non classica. «Quand les arbres, les eaux, les nuages sont peuplés par les âmes des ancêtres, par les esprits des héros, par les dryades, par les divinités; quand des êtres invisibles sont enchaînés dans les cavernes ou portés par les vents; quand ils errent sur les tombeaux silencieux, et qu'on les entend gémir dans les airs pendant la nuit ténébreuse, quelle patrie pour le cœur de l'homme! quel monde pour l'éloquence!». Lett. LXX, ediz. cit., p. 392.

383.Vénus de MiloinPoèmes antiques.

383.Vénus de MiloinPoèmes antiques.

384.Appartiene arche questa, insieme conHypathie, aiPoèmes antiques.

384.Appartiene arche questa, insieme conHypathie, aiPoèmes antiques.

385.L'Anti-mitologia, sermone daGiuseppe Belloni,antico militare italiano, indirizzato al sig. cavaliereVincenzo Montiin risposta di un sermone sulla mitologia da quest'ultimo pubblicato, Milano, 1825, p. 17. Fu questa una delle molte risposte che s'ebbe il sermone del Monti.

385.L'Anti-mitologia, sermone daGiuseppe Belloni,antico militare italiano, indirizzato al sig. cavaliereVincenzo Montiin risposta di un sermone sulla mitologia da quest'ultimo pubblicato, Milano, 1825, p. 17. Fu questa una delle molte risposte che s'ebbe il sermone del Monti.

386.Lett. al Broglio. 13 agosto 1819;Epistol., vol. I, p. 223.

386.Lett. al Broglio. 13 agosto 1819;Epistol., vol. I, p. 223.

387.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 442.

387.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 442.

388.Pensieri, C.

388.Pensieri, C.

389.Pensieri, XLVIII, XLIX.

389.Pensieri, XLVIII, XLIX.

390.Dialogo della moda e della morte: Prose, p. 51.

390.Dialogo della moda e della morte: Prose, p. 51.

391.Palinodiaecc.;Proposta di premii fatta dall'Accademia dei Sillografi.

391.Palinodiaecc.;Proposta di premii fatta dall'Accademia dei Sillografi.

392.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 281.

392.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 281.

393.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 453.

393.Dialogo di Tristano e di un amico; Prose, p. 453.

394.Ibid.; Palinodiaecc.

394.Ibid.; Palinodiaecc.

395.Pensieri, I.

395.Pensieri, I.

396.Epistol., vol. I. pp. 337-8.

396.Epistol., vol. I. pp. 337-8.

397.Ibid., p. 242.

397.Ibid., p. 242.

398.Prose, p. 359.

398.Prose, p. 359.

399.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289. Vedi un'altra lettera di quel medesimo mese, allo stesso, p. 291.

399.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289. Vedi un'altra lettera di quel medesimo mese, allo stesso, p. 291.

400.Questo Adolphe ha molta somiglianza col Leopardi, col quale ha in comune la melanconia e la timidezza orgogliosa, la noja e quella strana ironia che non ischifa di accompagnarsi con l'entusiasmo. Il De Vigny lasciò scritto nel suo giornale: «Oh! fuir! fuir les hommes et se retirer parmi quelques élus, élus entre mille milliers de mille!».

400.Questo Adolphe ha molta somiglianza col Leopardi, col quale ha in comune la melanconia e la timidezza orgogliosa, la noja e quella strana ironia che non ischifa di accompagnarsi con l'entusiasmo. Il De Vigny lasciò scritto nel suo giornale: «Oh! fuir! fuir les hommes et se retirer parmi quelques élus, élus entre mille milliers de mille!».

401.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, p. 243.

401.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I, p. 243.

402.La vita solitaria.

402.La vita solitaria.

403.Pensieri, LXXXV.

403.Pensieri, LXXXV.

404.Storia del genere umano; Prose, p. 27.

404.Storia del genere umano; Prose, p. 27.

405.Histoire de la littérature anglaise, 2ª ediz., Parigi, 1866-71, vol. IV, pagina 285. Una osservazione. Per opera della civiltà, della specificazione della cultura e della division del lavoro, i nostrisimilidivengono da noi sempre piùdissimili, e i dissimili, se da un sentimento o da un'idea superiore non sono consigliati altrimenti, tendono a segregarsi.Chi si somiglia si pigliaeQui se ressemble s'assemble: se questi proverbii son veri, altrettanto veri sono i loro contrarii.

405.Histoire de la littérature anglaise, 2ª ediz., Parigi, 1866-71, vol. IV, pagina 285. Una osservazione. Per opera della civiltà, della specificazione della cultura e della division del lavoro, i nostrisimilidivengono da noi sempre piùdissimili, e i dissimili, se da un sentimento o da un'idea superiore non sono consigliati altrimenti, tendono a segregarsi.Chi si somiglia si pigliaeQui se ressemble s'assemble: se questi proverbii son veri, altrettanto veri sono i loro contrarii.

406.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.

406.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.

407.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I. p. 243.

407.Lett. al Giordani, 17 dicembre 1819;Epistol., vol. I. p. 243.

408.Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose, p. 404;Pensieri, LXVII, LXVIII.

408.Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose, p. 404;Pensieri, LXVII, LXVIII.

409.VediLosacco,Il sentimento della noja nel Leopardi e nel Pascal; Atti dell'Accademia reale delle scienze di Torino, 1895.

409.VediLosacco,Il sentimento della noja nel Leopardi e nel Pascal; Atti dell'Accademia reale delle scienze di Torino, 1895.

410.Pensieri, LXXXIV, LXXXV.

410.Pensieri, LXXXIV, LXXXV.

411.Il risorgimento.Cf.Le ricordanze.

411.Il risorgimento.Cf.Le ricordanze.

412.A sè stesso.

412.A sè stesso.

413.Troisième lettre à M. de Malesherbes, 26 gennajo 1762. Molte volte, nel corso di queste pagine, si sono notate tra il Leopardi e il Rousseau conformità di pensiero e di sentimento. Altre assai se ne potrebbero notare. Del resto lo stesso poeta avverti tra sè e il filosofo ginevrino certa somiglianza. VediDetti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 279. Vedi pure il Pensiero XLIV, dov'è citata una opinione del Rousseau, ma non il nome.

413.Troisième lettre à M. de Malesherbes, 26 gennajo 1762. Molte volte, nel corso di queste pagine, si sono notate tra il Leopardi e il Rousseau conformità di pensiero e di sentimento. Altre assai se ne potrebbero notare. Del resto lo stesso poeta avverti tra sè e il filosofo ginevrino certa somiglianza. VediDetti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 279. Vedi pure il Pensiero XLIV, dov'è citata una opinione del Rousseau, ma non il nome.

414.Lo stessoDe MussetnellaConfession d'un enfant du siècle: «Je serai un homme, mais non une espèce d'homme particulière».

414.Lo stessoDe MussetnellaConfession d'un enfant du siècle: «Je serai un homme, mais non une espèce d'homme particulière».

415.Non per questo credo si possa parlare di vagabondaggio del Leopardi (VediPatrizi,Op. cit., p. 170-1). Il Leopardi diede prove di assiduità e di perseveranza negli studii meravigliose. Nessun paragone è possibile fra lui e un vero e proprio e confesso vagabondo quale il Verlaine. La irrequietezza del Leopardi, quel non potersi trovare a lungo in un luogo senza desiderar di partirsene, quelle frequenti mutazioni di sede, non provano ciò che si vorrebbe far loro provare. «Il viaggiare mi ammazza», scriveva egli al Puccinotti: e «in che luogo si può star contento senza salute?» al fratello Carlo (Epistol., vol. II, pp. 187, 229). Ma ciò richiederebbe più lungo discorso. Parmi, del resto, che la paresi motoria, asserita dal Patrizi (p. 149), mal possa accordarsi col vagabondaggio.

415.Non per questo credo si possa parlare di vagabondaggio del Leopardi (VediPatrizi,Op. cit., p. 170-1). Il Leopardi diede prove di assiduità e di perseveranza negli studii meravigliose. Nessun paragone è possibile fra lui e un vero e proprio e confesso vagabondo quale il Verlaine. La irrequietezza del Leopardi, quel non potersi trovare a lungo in un luogo senza desiderar di partirsene, quelle frequenti mutazioni di sede, non provano ciò che si vorrebbe far loro provare. «Il viaggiare mi ammazza», scriveva egli al Puccinotti: e «in che luogo si può star contento senza salute?» al fratello Carlo (Epistol., vol. II, pp. 187, 229). Ma ciò richiederebbe più lungo discorso. Parmi, del resto, che la paresi motoria, asserita dal Patrizi (p. 149), mal possa accordarsi col vagabondaggio.

416.Catalogocit., p. 11.

416.Catalogocit., p. 11.

417.Epistol., vol. I, p. 241.

417.Epistol., vol. I, p. 241.

418.«Poetry, in a general sense, may be defined to bethe expression of the imagination».A Defence of Poetry, in principio.

418.«Poetry, in a general sense, may be defined to bethe expression of the imagination».A Defence of Poetry, in principio.

419.Lett. 27 novembre 1818; 19 febbrajo 1819; 20 marzo 1820;Epistol., vol. I, pp. 150, 174-5, 260.

419.Lett. 27 novembre 1818; 19 febbrajo 1819; 20 marzo 1820;Epistol., vol. I, pp. 150, 174-5, 260.

420.Andrea Chénier s'era contentato di dire:Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.E il Pindemonte raccomandava al Foscolo:antica l'arteOnde vibri il tuo stral, ma non anticoSia l'oggetto in cui miri.

420.Andrea Chénier s'era contentato di dire:

Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.

Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.

Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques.

E il Pindemonte raccomandava al Foscolo:

antica l'arteOnde vibri il tuo stral, ma non anticoSia l'oggetto in cui miri.

antica l'arteOnde vibri il tuo stral, ma non anticoSia l'oggetto in cui miri.

antica l'arte

Onde vibri il tuo stral, ma non antico

Sia l'oggetto in cui miri.

421.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I, pp. 339-40.

421.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I, pp. 339-40.

422.Lett. 21 maggio 1819;Epistol., vol. I, p. 201.

422.Lett. 21 maggio 1819;Epistol., vol. I, p. 201.

423.Lett. a Venanzio Broglio, 21 agosto 1819, e al Brighenti, 28 maggio 1821;Epistol., vol. I, pp. 233, 334.

423.Lett. a Venanzio Broglio, 21 agosto 1819, e al Brighenti, 28 maggio 1821;Epistol., vol. I, pp. 233, 334.

424.Opere inedite, vol. 11, p. 371.

424.Opere inedite, vol. 11, p. 371.

425.Lett. al Vieusseux, 21 gennajo 1832;Epistol., vol. II, p. 454.

425.Lett. al Vieusseux, 21 gennajo 1832;Epistol., vol. II, p. 454.

426.Opere inedite, vol. II, pp. 369-70, 374.

426.Opere inedite, vol. II, pp. 369-70, 374.

427.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

427.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

428.Lett. al Puccinotti, 5 giugno 1826;Epistol., vol. II, p. 142. Il Leopardi stesso disse di amare «per inclinazione di natura con certa parzialità la poesia»; ma ebbe in conto di «bene meschino letterato quegli che non sapesse scrivere altro che versi». Lett. al Giordani, 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 73-4.

428.Lett. al Puccinotti, 5 giugno 1826;Epistol., vol. II, p. 142. Il Leopardi stesso disse di amare «per inclinazione di natura con certa parzialità la poesia»; ma ebbe in conto di «bene meschino letterato quegli che non sapesse scrivere altro che versi». Lett. al Giordani, 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 73-4.

429.IlDe Sanctis(Studio su Giacomo Leopardi, 2ª ediz., Napoli. 1894, pagine 182-3) parla di questi disegni leopardiani di letteratura civile e patriottica, ma attinenze col romanticismo non ne rileva. Parmi anzi ch'egli giudichi un po' troppo alla lesta quando dice (p. 244): «Leopardi avea comune con tutti i letterati di quel tempo, massime i classici e i puristi, il disprezzo della moltitudine, l'orrore del volgare e del luogo comune. La poesia dovea essere togata e solenne, sopra alla realtà, e, come diceasi, ideale». Dai luoghi che ho riferiti, quel disprezzo delle moltitudini non appare. Riconosco di buon grado che il Leopardi non addimostra per gli umili quella tenerezza che tanto è notabile in Werther; ma gli umili, in alcune sue poesie, nellaSera del dì di festa, nellaQuiete dopo la tempesta, nelSabato del villaggio, sono ricordati con tutt'altro che con disprezzo.

429.IlDe Sanctis(Studio su Giacomo Leopardi, 2ª ediz., Napoli. 1894, pagine 182-3) parla di questi disegni leopardiani di letteratura civile e patriottica, ma attinenze col romanticismo non ne rileva. Parmi anzi ch'egli giudichi un po' troppo alla lesta quando dice (p. 244): «Leopardi avea comune con tutti i letterati di quel tempo, massime i classici e i puristi, il disprezzo della moltitudine, l'orrore del volgare e del luogo comune. La poesia dovea essere togata e solenne, sopra alla realtà, e, come diceasi, ideale». Dai luoghi che ho riferiti, quel disprezzo delle moltitudini non appare. Riconosco di buon grado che il Leopardi non addimostra per gli umili quella tenerezza che tanto è notabile in Werther; ma gli umili, in alcune sue poesie, nellaSera del dì di festa, nellaQuiete dopo la tempesta, nelSabato del villaggio, sono ricordati con tutt'altro che con disprezzo.

430.Lett. al Colletta, marzo 1829;Epistol., vol. II, p. 357.

430.Lett. al Colletta, marzo 1829;Epistol., vol. II, p. 357.

431.Lett. al Giordani, 8 agosto e 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 89, 77. Vedi una breve nota circa i pregi rispettivi dell'una e dell'altra lingua nell'Appendice all'epistolario, p. 246.

431.Lett. al Giordani, 8 agosto e 30 maggio 1817;Epistol., vol. I, pp. 89, 77. Vedi una breve nota circa i pregi rispettivi dell'una e dell'altra lingua nell'Appendice all'epistolario, p. 246.

432.Lett. al Giordani. 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308. Nel 1816Carlo Giuseppe Londonioaveva, nella suaRisposta d'un Italiano ai due Discorsi di madama la baronessa De Staël-Holstein, contraddetto al consiglio che costei dava agl'Italiani di molto leggere e tradurre gli scrittori stranieri. Invano aveva giudicato il Goethe che chi conosce una lingua sola gli è come se non ne conoscesse nessuna.

432.Lett. al Giordani. 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308. Nel 1816Carlo Giuseppe Londonioaveva, nella suaRisposta d'un Italiano ai due Discorsi di madama la baronessa De Staël-Holstein, contraddetto al consiglio che costei dava agl'Italiani di molto leggere e tradurre gli scrittori stranieri. Invano aveva giudicato il Goethe che chi conosce una lingua sola gli è come se non ne conoscesse nessuna.

433.Lett. 25 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 153.

433.Lett. 25 luglio 1826;Epistol., vol. II, p. 153.

434.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I. pp. 339-40. Cfr.De Sanctis,Op. cit., pp. 341-2.

434.Lett. al Giordani, 13 luglio 1821;Epistol., vol. I. pp. 339-40. Cfr.De Sanctis,Op. cit., pp. 341-2.

435.Lett. al Giordani, 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308.

435.Lett. al Giordani, 20 novembre 1820;Epistol., vol. I, p. 308.

436.Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario, p. 248; Lettera al padre, 8 luglio (1831?);Epistol., vol. II, p. 427.

436.Dai vari pensieri, Appendice all'Epistolario, p. 248; Lettera al padre, 8 luglio (1831?);Epistol., vol. II, p. 427.

437.Lett. 26 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 487.

437.Lett. 26 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 487.

438.Nel Num. 61, gennajo 1826.

438.Nel Num. 61, gennajo 1826.

439.Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 485.

439.Lett. al De Sinner, 21 giugno 1832;Epistol., vol. II, p. 485.

440.Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle più curiose. In quel suo libretto:Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo, Firenze, 1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra l'altro,Bellezza e civiltà!

440.Per tropp'altre prove è risaputo quanto fosse tenace nelle inimicizie il Tommaseo; ma questa mi sembra davvero una delle più curiose. In quel suo libretto:Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secolo, Firenze, 1863, del Leopardi non è ricordato neppure il nome. Oh, santa carità dei letterati, anche religiosissimi! e questo aveva scritto, tra l'altro,Bellezza e civiltà!

441.Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825;Epistol., vol. I, p. 523.

441.Lett. al Melchiorri, 8 gennajo 1825;Epistol., vol. I, p. 523.

442.L'Antologia, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si discorre deiVersistampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani lodò poi iCantipubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t. XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato criticoMemorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani, Capolago, 1843.

442.L'Antologia, t. XXVIII (1827), fasc. III, p. 273. Qui si discorre deiVersistampati in Bologna nel 1826. Lo stesso Montani lodò poi iCantipubblicati dal Leopardi in Firenze nel 1831 (t. XLII, fasc. I, pp. 44-53). Vedi intorno al troppo dimenticato criticoMemorie della vita e degli scritti di Giuseppe Montani, Capolago, 1843.

443.Epistol., vol. II, p. 141.

443.Epistol., vol. II, p. 141.

444.Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828;Epistol., vol. II, p. 341.

444.Lett. al Vieusseux, 15 dicembre 1828;Epistol., vol. II, p. 341.

445.Non dovette conoscere questo passo di lettera loZanella, il quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron, e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola. VediPercy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi, neiParalleli letterari, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta dalloZdziechowskiall'Accademia delle scienze di Cracovia (La poésie de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année1892), si legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.

445.Non dovette conoscere questo passo di lettera loZanella, il quale s'affaticò a dimostrare che il Leopardi aveva letto il Byron, e anche lo Shelley, del quale, per altro, il Leopardi non fa parola. VediPercy-Bysshe Shelley e Giacomo Leopardi, neiParalleli letterari, Verona, 1885, pp. 245 segg. In un sunto di lettura fatta dalloZdziechowskiall'Accademia delle scienze di Cracovia (La poésie de Leopardi considérée dans ses rapports avec les principaux courants littéraires en Europe; Bulletin international de l'Accadémie des sciences de Cracovie, Comptes rendus des séances de l'Année1892), si legge che il Leopardi non imitò e non ammirò mai il Byron, ma che, ciò nondimeno, le sue prime poesie sembrano inspirate dallo stesso spirito di quello, e che il Leopardi diede la soluzione più larga dei problemi concernenti la vita posti dal Byron (?!). Questo scritterello, così largo di promesse nel titolo, è pieno d'inesattezze e di avventati giudizii. Ci si afferma, tra l'altro, che l'amor di patria fu nel Leopardi cosa effimera, dovuta ad influsso del Giordani.

446.Nel 1832Cesare Cantùpubblicava nell'Indicatoredi Milano il suo saggioDi Vittore Hugo e del romanticismo in Francia, accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal poeta francese.

446.Nel 1832Cesare Cantùpubblicava nell'Indicatoredi Milano il suo saggioDi Vittore Hugo e del romanticismo in Francia, accompagnando molto sensatamente e molto equamente le lodi di qualche biasimo, ma invitando insomma i giovani italiani a prendere esempio dal poeta francese.

447.L'Antologia, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6. Nell'Antologiail Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.

447.L'Antologia, t. XXXV (1828), fasc. I, pp. 185-6. Nell'Antologiail Tommaseo si sottoscriveva con le iniziali K, X, Y.

448.Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario, pp. 251-2. Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo giudizio sia posteriore a quell'anno.

448.Dai varii pensieri; Appendice all'Epistolario, pp. 251-2. Nell'edizione bolognese del 1824 il Leopardi ristampava, rifatta in parte, la dedica al Monti. Mi par ragionevole credere che il severo giudizio sia posteriore a quell'anno.

449.Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827;Epistol., vol. II. p. 271.

449.Lett. al Vieusseux. 31 dicembre 1827;Epistol., vol. II. p. 271.

450.Epistol., vol. II. p. 241.

450.Epistol., vol. II. p. 241.

451.Ibid., pp. 234-5.

451.Ibid., pp. 234-5.

452.Manzoni e Leopardi;Nuova Antologia, vol. XXIII (1873), p. 763.

452.Manzoni e Leopardi;Nuova Antologia, vol. XXIII (1873), p. 763.

453.Epistol., vol. II, p. 278.

453.Epistol., vol. II, p. 278.

454.Ibid., p. 304.

454.Ibid., p. 304.

455.Ibid., p. 303. Per altri particolari vediBenedettucci,Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, scritto ripubblicato nel già citato volume diC. Antona Traversi,Studj su Giacomo Leopardi. Vedi nello stesso volume unSaggio cronologico di una bibliografia del Leopardi e del Manzoni.

455.Ibid., p. 303. Per altri particolari vediBenedettucci,Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, scritto ripubblicato nel già citato volume diC. Antona Traversi,Studj su Giacomo Leopardi. Vedi nello stesso volume unSaggio cronologico di una bibliografia del Leopardi e del Manzoni.

456.Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827;Epistol., vol. II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel medesimo giorno,ibid., p. 248.

456.Lett. alla sorella Paolina, 12 novembre 1827;Epistol., vol. II, p. 247. Quasi le stesse parole scriveva il poeta al Vieusseux quel medesimo giorno,ibid., p. 248.

457.L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di romantici, appare soltanto nell'Inno ai patriarchi, con l'aranitica valleDi pastori e di lieti ozi frequente.

457.L'Oriente, tanto sfruttato da una generazione intera di romantici, appare soltanto nell'Inno ai patriarchi, con l'aranitica valle

Di pastori e di lieti ozi frequente.

Di pastori e di lieti ozi frequente.

Di pastori e di lieti ozi frequente.

458.Cf.Marc de Montifaud,Les romantiques, Parigi, 1878, p. 3.

458.Cf.Marc de Montifaud,Les romantiques, Parigi, 1878, p. 3.

459.Opere ineditecit., vol. II, p. 372.

459.Opere ineditecit., vol. II, p. 372.

460.IlPluemacherscrisse (Op. cit., p. 116): «Il Leopardi è poeta perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni del poetare gli verrebbero meno». E ilPatrizi(Op. cit., p. 133): «L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione ilBouchè Leclerqdi scrivere (Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres, Parigi. 1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.

460.IlPluemacherscrisse (Op. cit., p. 116): «Il Leopardi è poeta perchè ha ragion di dolersi; ma si sente che se le cose sue andassero bene, se egli potesse avere una sequela di giorni lieti, le ragioni del poetare gli verrebbero meno». E ilPatrizi(Op. cit., p. 133): «L'erompere dell'anima lirica coincide in Leopardi colle prime minacce del male al suo benessere». Credo avesse piuttosto ragione ilBouchè Leclerqdi scrivere (Giacomo Leopardi, sa vie et ses œuvres, Parigi. 1874, p. 168): «La nature avait fait Leopardi poète. Elle lui avait donné la sensibilité délicate et l'imagination vive dont la réunion constitue le tempérament poétique». Era già un poeta il fanciullo che con lunghi immaginosi racconti intratteneva i suoi compagni di giuoco.

461.Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire, nuova edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.

461.Chateaubriand et son groupe littéraire sous l'empire, nuova edizione, Parigi, 1872, troisième leçon, p. 114. Cf. quanto nel capitolo II fu detto della fantasia del Leopardi.

462.A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra leRicordanzee laVigne et la maison, poesie di affine argomento.

462.A far meglio intendere ciò gioverebbe istituire un raffronto fra leRicordanzee laVigne et la maison, poesie di affine argomento.

463.Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.

463.Qui, e il più delle volte altrove, per immagine intendo, non quella dei retori, ma quella degli psicologi, e propriamente quel residuo della percezione che può essere ravvivato nella memoria.

464.IlPluemacher,Op. e l. cit.

464.IlPluemacher,Op. e l. cit.

465.Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi l'abbandonò per darsi alle lettere.

465.Com'è noto il Gautier da prima si consacrò alla pittura, poi l'abbandonò per darsi alle lettere.

466.Patrizi,Op. cit., p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla sensitività cromatica del poeta.

466.Patrizi,Op. cit., p. 98. Vedi ivi stesso le osservazioni sulla sensitività cromatica del poeta.

467.Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825;Epistol., vol. II, p. 72.

467.Lett. alla sorella Paolina, 19 dicembre 1825;Epistol., vol. II, p. 72.

468.Vedi addietro a pp. 223-4.

468.Vedi addietro a pp. 223-4.

469.Krantz,Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique, anno V (1880) vol. II, p. 412 n.

469.Krantz,Le pessimisme de Leopardi; Revue philosophique, anno V (1880) vol. II, p. 412 n.

470.Epistol., vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.

470.Epistol., vol. I, p. 408; vol. II, pp. 149. 246-7. 248. 214.

471.Dell'Aspasia dice il poeta che apparcirconfusa d'arcana voluttà. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto dellaVita Nuovanon descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta ogni lingua, e dice che,Benignamente d'umiltà vestuta,par cosa venuta di cielo in terra, e che dà una dolcezza al core che non la può intendere chi non la prova, e che dal suo volto muove uno spirito soave pien d'amoreChe va dicendo a l'anima: sospira!eppure, chi dopo aver letto que' quattordici versi, non riesce a vedere l'angelica forma, non so qual altro miracolo di penna o di pennello gliela potrebbe mai far vedere. Dove si nota che la pittura non può far vedere le cose se non ritraendole, e la poesia le può far vedere senza ritrarle; e ciò dovrebbero meditare coloro che credono di avvantaggiar la poesia accomodandola dei mezzi che appartengono alla pittura e privandola de' suoi proprii.

471.Dell'Aspasia dice il poeta che apparcirconfusa d'arcana voluttà. Questa denotazione è assai vaga e generica, ma pure ottiene l'effetto di suscitare il fantasma. E perchè? Perchè, commovendo direttamente in noi il senso erotico e genesiaco, e quel tutto insieme di ricordi e d'immaginazioni che gli suol far compagnia, ci suscita dentro l'immagine della donna più avvenente e più desiderabile di cui sia capace la fantasia di ciascuno di noi. Dante, che fu un visuale poetico forse insuperabile, nel più bel sonetto dellaVita Nuovanon descrive punto Beatrice, ma accenna soltanto ch'ella fa diventar muta ogni lingua, e dice che,

Benignamente d'umiltà vestuta,

Benignamente d'umiltà vestuta,

Benignamente d'umiltà vestuta,

par cosa venuta di cielo in terra, e che dà una dolcezza al core che non la può intendere chi non la prova, e che dal suo volto muove uno spirito soave pien d'amore

Che va dicendo a l'anima: sospira!

Che va dicendo a l'anima: sospira!

Che va dicendo a l'anima: sospira!

eppure, chi dopo aver letto que' quattordici versi, non riesce a vedere l'angelica forma, non so qual altro miracolo di penna o di pennello gliela potrebbe mai far vedere. Dove si nota che la pittura non può far vedere le cose se non ritraendole, e la poesia le può far vedere senza ritrarle; e ciò dovrebbero meditare coloro che credono di avvantaggiar la poesia accomodandola dei mezzi che appartengono alla pittura e privandola de' suoi proprii.

472.La poesia suggestiva, più di quella che chiameremo espositiva o rappresentativa, richiede lettore esperimentato e colto, perchè essa non può suggerire in sostanza se non ciò ch'è già in qualche modo nell'animo nostro.

472.La poesia suggestiva, più di quella che chiameremo espositiva o rappresentativa, richiede lettore esperimentato e colto, perchè essa non può suggerire in sostanza se non ciò ch'è già in qualche modo nell'animo nostro.

473.Studiogià citato, p. 231. Perciò ebbe giusta ragione il Mestica d'intitolareIl verismo nella poesia di Giacomo Leopardiun saggio inserito nellaNuova Antologiadel 1º luglio 1880.

473.Studiogià citato, p. 231. Perciò ebbe giusta ragione il Mestica d'intitolareIl verismo nella poesia di Giacomo Leopardiun saggio inserito nellaNuova Antologiadel 1º luglio 1880.

474.Intorno alla sensitività termica e dolorifica del Leopardi vediPatrizi,Op. cit., pp. 100-1.

474.Intorno alla sensitività termica e dolorifica del Leopardi vediPatrizi,Op. cit., pp. 100-1.

475.Cap. II;Prose, p. 260.

475.Cap. II;Prose, p. 260.


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