Chapter 26

479.Ved. Doc. 377, pag. 388.480.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. e fascio anzidetto) si legge: «n.º 1315. Gio. battista bonazo an. 24 [Dicunt absentatum ab hac civitate propter homicidium Rosae riccie et ad praesens dicunt ad regias triremes ad remigandum». Ciò nel 1598, e questa pena della galera doveva essere seguita ad una delle frequentissime così dette «composizioni» in luogo della condanna di morte, la quale condanna si rileva da due Documenti esistenti ne' RegistriCuriae, vol. 45 fol. 67, e vol. 38 fol. 115. — 1.º «Risp. al Capitano di Tropea. Philippusetc.Magnifice vir, Havemo visto le vostre delli 22 et 29 del passato per le quali ci scriveti come haveti carcerato alcuni forasciti tra li quali vi è Gio. battista bonacza che per quessa corte è stato già condennato a morte, et che havendolo adimandato il governatore di quessa provintia per fare alcune diligenze che dopoi lo haveria restituito, et Jacovo massimita il quale tiene ducento ducati di taglione con lo depiù che sopra ciò ci scriveti supplicandoci fussemo serviti ordinare perchè vi sia restituito il detto gio. battista et vi si pagasse li detti ducati ducento per il taglione...»etc.(Lo loda e gli partecipa aver già dato ordine conforme alla dimanda). Dat. 23 febbraio 1598. — 2.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri, Dal magnifico Capitano di Tropea ci viene scritto come essendo carcerato Gio. battista bonacza famoso forascito et condennato a morte, per voi li è stato dimandato dovessivo consignarcelo (sic) per non so che diligentie che volevivo fare, et che poi ce l'havestivo tornato, et cossì anco havendo preso tre altri forasciti tra li quali vi è Jacovo massimita il quale tiene ducati di taglione (sic), fossimo serviti ordinare che sia restituito il detto Gio. battista et pagato il taglione...» (Ordina di restituire Gio. battista al Capitano perchè possa procedere contro di lui conforme a giustizia etc.) Dat. 27 febbraio 1598. — NellaNumerazionepoi di Tropea (vol. 1398, anno 1595) abbiamo rinvenuto: «n.º 232 Fabio Furci, f.º de Mase mort. ab an. 4, an. 18; M. Faustina sore moneca an. 40; M. Portia sgrugli matre an. 64; Giovanne de Casale Drapia famulo ab an... an. 12. [Nobiliter vivit, et in cat. fol. 162»etc.481.Gioverà conoscere questo incidente per comprendere sempre meglio la persona del Soldaniero e la miseria di quei tempi. Nel processo di eresia contro il Campanella e socii, il 21 agosto 1600, il Soldaniero interrogato se sia stato mai scomunicato dice: «Io so stato scomunicato per havere preso alcuni ribelli in chiesa, et credo che fusse un solo monitorio». Nel processo contro Orazio Santacroce e Felice Gagliardo per certi scritti proibiti trovati nella cassa di fra Dionisio, il 6 marzo 1602, il medesimo Soldaniero dice: «In nessuno tempo, ne dal Vescovo di Tropea, ne da altro io sono stato scomunicato, ne lhò inteso dire, ne mi e stato referito, mai tal cosa hò saputo, ne inteso, però sono dui anni, è più, che io per ordine del sig. Carlo Spinello locotenente di S. E. alhora in Calabria andai à Tropea per carcerare Gio. battista bonazza alias Cosentino forascito, et altri suoi compagni, et havendo inteso che stavano salvati dentro lo monastero de san Francesco de Paolo sito dentro la città di Tropea, non volsi entrare al monastero, ma con la mia comitiva assediai lo monastero che non potessero fuggire, et stava llà guardando, lo dì sequente venne Camillo di fiore con maggior autorità dela mia, et con assai gente armata de Corte, et andò dal vicario del vescovo che non so per nome, et poi venne al monastero col detto vicario, et entrorno dentro lo monastero, et lo detto Camillo li pigliò carcerati, che lo vicario li cacciava dal monastero ad un per uno, et Camillo, se li portò a monte leone, et dallà ad hierace, et a tropea si disse che s'havevano da portare alle carceri del vescovo, ma Camillo li condusse con la sua comitiva alli detti luoghi et io non me intromesi à cosa alcuna quando foro carcerati quelli forasciti che stavano in detto monastero, perche Camillo havea maggiore autorità, è comitiva dela mia, Et io andai con Camillo dove andò con li carcerati, et per tal causa non fui altramente scomunicato, perche non me ne impacciai à cosa alcuna, è così è la verità. — Interrogatus et monitus ut dicat veritatem, et consulat animam suam si fuerit pro causa predicta excommunicatus publice cum affixione cedulonum a Rev.moDom.º Episcopo Tropiensi, vel saltem sibi relatum fuit quod fuerat excommunicatus, Resp.tIo hò ditto, è dico che non fui scomunicato altramente per detta causa ne per altra dal vescovo di tropea, ne da altro, perche io non pigliai carcerati li forasciti, ne io entrai al monasterio dove stavano li forasciti per conto di pigliare li forasciti carcerati, si bene che entrai alla chiesa ad ascoltare la messa, et come fummo a monteleone lo vulgo et huomini di Monteleone dissero che io l'intese, come lo vescovo di tropea havea scomunicato tutti quelli che havevano pigliato carcerati li forasciti che stavano dentro di quello monastero, è dissero ancora che particolarmente haveva scomunicato detto Camillo di fiore perche havea promesso di ponere quelli banniti dentro le carceri del vescovato, è che poi lhavea gabato, et io non intesi tra me essere scomunicato, ne incorso alla scomunica poiche non m'impacciai à cosa alcuna alla carceratione di detti banniti, ne intesi, ne mi fù referito che io fussi stato scomunicato, et per tal causa io sono stato sempre alle chiese, et alli divini officij, et così ha ponto fu la verità, dicens, questo lhò narrato alli miei confessori et me hànno assoluto». Eppure nello stesso tribunale conoscevasi il testo dell'indulto, che egli aveva ottenuto appunto per avere presentato que' ribelli.482.Ved. Doc. 257, pag. 172, e la Ricognizione degl'incriminati ecclesiastici fatta in Napoli.483.Ved. Doc. 261, pag. 173, e Ricogn. suddetta.484.Ved. Doc. 260, pag. 173, e Ricogniz.485.Ved. Doc. 262, pag. 174, e Ricogniz.486.Ved. Doc. 259, pag. 173, e Ricogniz.487.Ved. la Ricognizione suddetta.488.Ne' RegistriCuriaevol. 46 fol. 13 t.º si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici viri, Semo stati avisati che per li officiali dell'Ill.º Principe de Melito è stato preso carcerato Giulio d'Arena inquisito de molti delitti a querela di parte il quale pretende essere clerico salvatico, et perche volemo intendere li meriti di sua causa, et prevedere contra di esso quel che sarà di giustitia, vi dicemo et ordinamo che debbiate inviare persona di confidenza, et à buon recapito, à prender detto Giulio d'Arena da poter dell'officiali di detto Ill.º Principe che lo tengono, a li quali per questo ordinamo che debbiano subito consegnarvelo una con li atti et Informationi che saranno contra di esso et havuto che l'harete debbiate subito retto tramite, et sotto buona custodia inviarlo con detti atti et Informationi nella gran Corte de la Vicaria carcerato con aviso vostro a noi avisandoci del tutto particolarmente, acciò vi possiamo in d.tasua causa provedere et ordinare quel che sarà di Justitia come di sopra, Et cossì lo debbiate exequire che tal'è nostra voluntà. Dat. neapoli die 26 8bris 1599. El Conde de lemos».489.Ved. Doc. 244, pag. 136.490.Qui vogliamo solamente ricordare ciò che cantò essergli avvenuto dopo la scoperta della congiura, compiendo una strofa il cui principio, a proposito della congiura, è stato già da noi riportato altrove (ved. la nota a pag. 223):«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciamescoverti, la fautrice tolta nottesopra me a vendicar ladri e gelosi;e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosidel bestial sonno le gioie interrotte:le pecore co' lupi fur d'accordocontra i can valorosi,poi restar preda di lor ventre ingordo».491.Si tengano presenti le cose dette nella nota c a pag. 237.492.Ved. Doc. 389, pag. 412etc.493.Ved. Doc. 208, pag. 108.494.Ved. il Dispaccio dell'Ambasciatore Veneto in Roma; Doc. 196, pag. 98. Inoltre l'Avviso del Vialardi; Doc 202e, pag. 101.495.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio di Napoli, Lett. del 2 9bre 1599.496.Ved. Doc. 307, pag. 256.497.Ved. Doc. 184, pag. 94.498.Ved. le depos. di Scipione Ciordo e di Fabio Contestabile, nella nostra Copia ms. tom. 1º, fol. 313.499.È noto che i Sirleti di Guardavalle diedero a Squillace successivamente: 1.º Guglielmo Sirleto, che promosso Cardinale rinunziò al Vescovato nel 1568; 2.º Marcello Sirleto, uomo di molto merito, i cui libri andarono poi alla Barberiniana, morto nel 1594; 3.º Tommaso Sirleto, cugino di Marcello e nipote del Cardinale, già laureato in Padova, custode della Vaticana, ove andarono i suoi libri e i suoi manoscritti; egli morì il 1601. — Successe Paolo Isarezio Domenicano, e poi ancora Fabrizio Sirleto altro cugino di Marcello e Tommaso. Ved. P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2.º pag. 317.500.Ved. Doc. 352, pag. 331.501.Ved. Doc. 393, pag. 421 passim.502.Di parecchi fra costoro abbiamo potuto dare a tempo opportuno le notizie tratte dalla Numerazione de' fuochi di Stilo (ved. pag. 162 e 167); diamo ora quelle degli altri soprannominati, che ci è riuscito trarre dallo stesso fonte. 1.º Nell'elenco della Numerazione del 1641: «n.º 198. Minico Carnevale f.º del q.mGio. Battista a. 75; Lucretia uxor a. 50»; (ricordiamo aver notato che Prospero Carnevale era anche figlio di Gio. Battista). — 2.º Nell'estratto della vecchia numerazione 1596-98: «n.º 158. Lonardo f.º de Alfonso Prestinace a. 67; Beatrice uxor an. 47; Scipione f.º a. 28; Gio. Antonio f.º an. 20; Gio. Jacovo f.º a. 25»etc.(ricordiamo aver notato che Gio. Gregorio Prestinace era figlio di Bernardo, e costui figlio egualmente di Alfonso). Inoltre, «n.º 315. Francesco Prutino (sic) a. 52; Ottavia uxor a. 35; Gio. Battista f.º nat.lea. 18; Silvia socera a. 55; Olimpia famula a. 80».503.Solamente per Carlo Licandro potremmo dire che era figlio di Domenico, Barone di Placanica (ved.Privilegiorumvol. 66 fol. 111, e vol. 122 fol. 28), e potremmo ricordare che il vecchio Barone di Placanica aveva importato a Stignano la peste, alla quale il padre del Campanella avea dovuto provvedere. In ciò si può sospettare un antico motivo di odio; ma un altro meno antico, e al tempo stesso più certo, si può riconoscerlo nelle varie liti che il padre del Campanella, qual Sindaco di Stignano, aveva dovuto intentare al Barone di Placanica, assiduo disturbatore della pace di Stignano. L'Arch. di Stato ne fornisce diverse prove (ved. Reg.iPartiumvol. 1313, fol. 14 e fol. 135); tra le altre cose molti abitanti di Stignano, come vassalli del Barone, si facevano riconoscere forestieri e quindi non pagavano pesi, ma non volevano desistere dall'entrare nel parlamento ed avervi voce.504.Risulta questo fatto da una deposizione raccolta nel processo di eresia. Ved. la deposizione di Giuseppe Grillo nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º, fol. 132.505.Ved. Doc. 438, pag. 550.506.Ved. Doc. 207, pag. 108.507.Ved. i RegistriSigillorumvol. 37 (an. 1600) alla data 11 marzo.508.Ved. Doc. 214, pag. 113.509.Ved. Doc. 215, pag. 114.510.Ved. RegistriCuriaevol. 48 fol. 87 t.º Lett. Vicereale del 23 agosto 1600; e vol. 49 fol. 61, Lett. Vicereale del 6 8bre 1600.511.Ved. Doc. 210 a 213, pag. 110 a 113.

479.Ved. Doc. 377, pag. 388.

479.Ved. Doc. 377, pag. 388.

480.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. e fascio anzidetto) si legge: «n.º 1315. Gio. battista bonazo an. 24 [Dicunt absentatum ab hac civitate propter homicidium Rosae riccie et ad praesens dicunt ad regias triremes ad remigandum». Ciò nel 1598, e questa pena della galera doveva essere seguita ad una delle frequentissime così dette «composizioni» in luogo della condanna di morte, la quale condanna si rileva da due Documenti esistenti ne' RegistriCuriae, vol. 45 fol. 67, e vol. 38 fol. 115. — 1.º «Risp. al Capitano di Tropea. Philippusetc.Magnifice vir, Havemo visto le vostre delli 22 et 29 del passato per le quali ci scriveti come haveti carcerato alcuni forasciti tra li quali vi è Gio. battista bonacza che per quessa corte è stato già condennato a morte, et che havendolo adimandato il governatore di quessa provintia per fare alcune diligenze che dopoi lo haveria restituito, et Jacovo massimita il quale tiene ducento ducati di taglione con lo depiù che sopra ciò ci scriveti supplicandoci fussemo serviti ordinare perchè vi sia restituito il detto gio. battista et vi si pagasse li detti ducati ducento per il taglione...»etc.(Lo loda e gli partecipa aver già dato ordine conforme alla dimanda). Dat. 23 febbraio 1598. — 2.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri, Dal magnifico Capitano di Tropea ci viene scritto come essendo carcerato Gio. battista bonacza famoso forascito et condennato a morte, per voi li è stato dimandato dovessivo consignarcelo (sic) per non so che diligentie che volevivo fare, et che poi ce l'havestivo tornato, et cossì anco havendo preso tre altri forasciti tra li quali vi è Jacovo massimita il quale tiene ducati di taglione (sic), fossimo serviti ordinare che sia restituito il detto Gio. battista et pagato il taglione...» (Ordina di restituire Gio. battista al Capitano perchè possa procedere contro di lui conforme a giustizia etc.) Dat. 27 febbraio 1598. — NellaNumerazionepoi di Tropea (vol. 1398, anno 1595) abbiamo rinvenuto: «n.º 232 Fabio Furci, f.º de Mase mort. ab an. 4, an. 18; M. Faustina sore moneca an. 40; M. Portia sgrugli matre an. 64; Giovanne de Casale Drapia famulo ab an... an. 12. [Nobiliter vivit, et in cat. fol. 162»etc.

480.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. e fascio anzidetto) si legge: «n.º 1315. Gio. battista bonazo an. 24 [Dicunt absentatum ab hac civitate propter homicidium Rosae riccie et ad praesens dicunt ad regias triremes ad remigandum». Ciò nel 1598, e questa pena della galera doveva essere seguita ad una delle frequentissime così dette «composizioni» in luogo della condanna di morte, la quale condanna si rileva da due Documenti esistenti ne' RegistriCuriae, vol. 45 fol. 67, e vol. 38 fol. 115. — 1.º «Risp. al Capitano di Tropea. Philippusetc.Magnifice vir, Havemo visto le vostre delli 22 et 29 del passato per le quali ci scriveti come haveti carcerato alcuni forasciti tra li quali vi è Gio. battista bonacza che per quessa corte è stato già condennato a morte, et che havendolo adimandato il governatore di quessa provintia per fare alcune diligenze che dopoi lo haveria restituito, et Jacovo massimita il quale tiene ducento ducati di taglione con lo depiù che sopra ciò ci scriveti supplicandoci fussemo serviti ordinare perchè vi sia restituito il detto gio. battista et vi si pagasse li detti ducati ducento per il taglione...»etc.(Lo loda e gli partecipa aver già dato ordine conforme alla dimanda). Dat. 23 febbraio 1598. — 2.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri, Dal magnifico Capitano di Tropea ci viene scritto come essendo carcerato Gio. battista bonacza famoso forascito et condennato a morte, per voi li è stato dimandato dovessivo consignarcelo (sic) per non so che diligentie che volevivo fare, et che poi ce l'havestivo tornato, et cossì anco havendo preso tre altri forasciti tra li quali vi è Jacovo massimita il quale tiene ducati di taglione (sic), fossimo serviti ordinare che sia restituito il detto Gio. battista et pagato il taglione...» (Ordina di restituire Gio. battista al Capitano perchè possa procedere contro di lui conforme a giustizia etc.) Dat. 27 febbraio 1598. — NellaNumerazionepoi di Tropea (vol. 1398, anno 1595) abbiamo rinvenuto: «n.º 232 Fabio Furci, f.º de Mase mort. ab an. 4, an. 18; M. Faustina sore moneca an. 40; M. Portia sgrugli matre an. 64; Giovanne de Casale Drapia famulo ab an... an. 12. [Nobiliter vivit, et in cat. fol. 162»etc.

481.Gioverà conoscere questo incidente per comprendere sempre meglio la persona del Soldaniero e la miseria di quei tempi. Nel processo di eresia contro il Campanella e socii, il 21 agosto 1600, il Soldaniero interrogato se sia stato mai scomunicato dice: «Io so stato scomunicato per havere preso alcuni ribelli in chiesa, et credo che fusse un solo monitorio». Nel processo contro Orazio Santacroce e Felice Gagliardo per certi scritti proibiti trovati nella cassa di fra Dionisio, il 6 marzo 1602, il medesimo Soldaniero dice: «In nessuno tempo, ne dal Vescovo di Tropea, ne da altro io sono stato scomunicato, ne lhò inteso dire, ne mi e stato referito, mai tal cosa hò saputo, ne inteso, però sono dui anni, è più, che io per ordine del sig. Carlo Spinello locotenente di S. E. alhora in Calabria andai à Tropea per carcerare Gio. battista bonazza alias Cosentino forascito, et altri suoi compagni, et havendo inteso che stavano salvati dentro lo monastero de san Francesco de Paolo sito dentro la città di Tropea, non volsi entrare al monastero, ma con la mia comitiva assediai lo monastero che non potessero fuggire, et stava llà guardando, lo dì sequente venne Camillo di fiore con maggior autorità dela mia, et con assai gente armata de Corte, et andò dal vicario del vescovo che non so per nome, et poi venne al monastero col detto vicario, et entrorno dentro lo monastero, et lo detto Camillo li pigliò carcerati, che lo vicario li cacciava dal monastero ad un per uno, et Camillo, se li portò a monte leone, et dallà ad hierace, et a tropea si disse che s'havevano da portare alle carceri del vescovo, ma Camillo li condusse con la sua comitiva alli detti luoghi et io non me intromesi à cosa alcuna quando foro carcerati quelli forasciti che stavano in detto monastero, perche Camillo havea maggiore autorità, è comitiva dela mia, Et io andai con Camillo dove andò con li carcerati, et per tal causa non fui altramente scomunicato, perche non me ne impacciai à cosa alcuna, è così è la verità. — Interrogatus et monitus ut dicat veritatem, et consulat animam suam si fuerit pro causa predicta excommunicatus publice cum affixione cedulonum a Rev.moDom.º Episcopo Tropiensi, vel saltem sibi relatum fuit quod fuerat excommunicatus, Resp.tIo hò ditto, è dico che non fui scomunicato altramente per detta causa ne per altra dal vescovo di tropea, ne da altro, perche io non pigliai carcerati li forasciti, ne io entrai al monasterio dove stavano li forasciti per conto di pigliare li forasciti carcerati, si bene che entrai alla chiesa ad ascoltare la messa, et come fummo a monteleone lo vulgo et huomini di Monteleone dissero che io l'intese, come lo vescovo di tropea havea scomunicato tutti quelli che havevano pigliato carcerati li forasciti che stavano dentro di quello monastero, è dissero ancora che particolarmente haveva scomunicato detto Camillo di fiore perche havea promesso di ponere quelli banniti dentro le carceri del vescovato, è che poi lhavea gabato, et io non intesi tra me essere scomunicato, ne incorso alla scomunica poiche non m'impacciai à cosa alcuna alla carceratione di detti banniti, ne intesi, ne mi fù referito che io fussi stato scomunicato, et per tal causa io sono stato sempre alle chiese, et alli divini officij, et così ha ponto fu la verità, dicens, questo lhò narrato alli miei confessori et me hànno assoluto». Eppure nello stesso tribunale conoscevasi il testo dell'indulto, che egli aveva ottenuto appunto per avere presentato que' ribelli.

481.Gioverà conoscere questo incidente per comprendere sempre meglio la persona del Soldaniero e la miseria di quei tempi. Nel processo di eresia contro il Campanella e socii, il 21 agosto 1600, il Soldaniero interrogato se sia stato mai scomunicato dice: «Io so stato scomunicato per havere preso alcuni ribelli in chiesa, et credo che fusse un solo monitorio». Nel processo contro Orazio Santacroce e Felice Gagliardo per certi scritti proibiti trovati nella cassa di fra Dionisio, il 6 marzo 1602, il medesimo Soldaniero dice: «In nessuno tempo, ne dal Vescovo di Tropea, ne da altro io sono stato scomunicato, ne lhò inteso dire, ne mi e stato referito, mai tal cosa hò saputo, ne inteso, però sono dui anni, è più, che io per ordine del sig. Carlo Spinello locotenente di S. E. alhora in Calabria andai à Tropea per carcerare Gio. battista bonazza alias Cosentino forascito, et altri suoi compagni, et havendo inteso che stavano salvati dentro lo monastero de san Francesco de Paolo sito dentro la città di Tropea, non volsi entrare al monastero, ma con la mia comitiva assediai lo monastero che non potessero fuggire, et stava llà guardando, lo dì sequente venne Camillo di fiore con maggior autorità dela mia, et con assai gente armata de Corte, et andò dal vicario del vescovo che non so per nome, et poi venne al monastero col detto vicario, et entrorno dentro lo monastero, et lo detto Camillo li pigliò carcerati, che lo vicario li cacciava dal monastero ad un per uno, et Camillo, se li portò a monte leone, et dallà ad hierace, et a tropea si disse che s'havevano da portare alle carceri del vescovo, ma Camillo li condusse con la sua comitiva alli detti luoghi et io non me intromesi à cosa alcuna quando foro carcerati quelli forasciti che stavano in detto monastero, perche Camillo havea maggiore autorità, è comitiva dela mia, Et io andai con Camillo dove andò con li carcerati, et per tal causa non fui altramente scomunicato, perche non me ne impacciai à cosa alcuna, è così è la verità. — Interrogatus et monitus ut dicat veritatem, et consulat animam suam si fuerit pro causa predicta excommunicatus publice cum affixione cedulonum a Rev.moDom.º Episcopo Tropiensi, vel saltem sibi relatum fuit quod fuerat excommunicatus, Resp.tIo hò ditto, è dico che non fui scomunicato altramente per detta causa ne per altra dal vescovo di tropea, ne da altro, perche io non pigliai carcerati li forasciti, ne io entrai al monasterio dove stavano li forasciti per conto di pigliare li forasciti carcerati, si bene che entrai alla chiesa ad ascoltare la messa, et come fummo a monteleone lo vulgo et huomini di Monteleone dissero che io l'intese, come lo vescovo di tropea havea scomunicato tutti quelli che havevano pigliato carcerati li forasciti che stavano dentro di quello monastero, è dissero ancora che particolarmente haveva scomunicato detto Camillo di fiore perche havea promesso di ponere quelli banniti dentro le carceri del vescovato, è che poi lhavea gabato, et io non intesi tra me essere scomunicato, ne incorso alla scomunica poiche non m'impacciai à cosa alcuna alla carceratione di detti banniti, ne intesi, ne mi fù referito che io fussi stato scomunicato, et per tal causa io sono stato sempre alle chiese, et alli divini officij, et così ha ponto fu la verità, dicens, questo lhò narrato alli miei confessori et me hànno assoluto». Eppure nello stesso tribunale conoscevasi il testo dell'indulto, che egli aveva ottenuto appunto per avere presentato que' ribelli.

482.Ved. Doc. 257, pag. 172, e la Ricognizione degl'incriminati ecclesiastici fatta in Napoli.

482.Ved. Doc. 257, pag. 172, e la Ricognizione degl'incriminati ecclesiastici fatta in Napoli.

483.Ved. Doc. 261, pag. 173, e Ricogn. suddetta.

483.Ved. Doc. 261, pag. 173, e Ricogn. suddetta.

484.Ved. Doc. 260, pag. 173, e Ricogniz.

484.Ved. Doc. 260, pag. 173, e Ricogniz.

485.Ved. Doc. 262, pag. 174, e Ricogniz.

485.Ved. Doc. 262, pag. 174, e Ricogniz.

486.Ved. Doc. 259, pag. 173, e Ricogniz.

486.Ved. Doc. 259, pag. 173, e Ricogniz.

487.Ved. la Ricognizione suddetta.

487.Ved. la Ricognizione suddetta.

488.Ne' RegistriCuriaevol. 46 fol. 13 t.º si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici viri, Semo stati avisati che per li officiali dell'Ill.º Principe de Melito è stato preso carcerato Giulio d'Arena inquisito de molti delitti a querela di parte il quale pretende essere clerico salvatico, et perche volemo intendere li meriti di sua causa, et prevedere contra di esso quel che sarà di giustitia, vi dicemo et ordinamo che debbiate inviare persona di confidenza, et à buon recapito, à prender detto Giulio d'Arena da poter dell'officiali di detto Ill.º Principe che lo tengono, a li quali per questo ordinamo che debbiano subito consegnarvelo una con li atti et Informationi che saranno contra di esso et havuto che l'harete debbiate subito retto tramite, et sotto buona custodia inviarlo con detti atti et Informationi nella gran Corte de la Vicaria carcerato con aviso vostro a noi avisandoci del tutto particolarmente, acciò vi possiamo in d.tasua causa provedere et ordinare quel che sarà di Justitia come di sopra, Et cossì lo debbiate exequire che tal'è nostra voluntà. Dat. neapoli die 26 8bris 1599. El Conde de lemos».

488.Ne' RegistriCuriaevol. 46 fol. 13 t.º si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici viri, Semo stati avisati che per li officiali dell'Ill.º Principe de Melito è stato preso carcerato Giulio d'Arena inquisito de molti delitti a querela di parte il quale pretende essere clerico salvatico, et perche volemo intendere li meriti di sua causa, et prevedere contra di esso quel che sarà di giustitia, vi dicemo et ordinamo che debbiate inviare persona di confidenza, et à buon recapito, à prender detto Giulio d'Arena da poter dell'officiali di detto Ill.º Principe che lo tengono, a li quali per questo ordinamo che debbiano subito consegnarvelo una con li atti et Informationi che saranno contra di esso et havuto che l'harete debbiate subito retto tramite, et sotto buona custodia inviarlo con detti atti et Informationi nella gran Corte de la Vicaria carcerato con aviso vostro a noi avisandoci del tutto particolarmente, acciò vi possiamo in d.tasua causa provedere et ordinare quel che sarà di Justitia come di sopra, Et cossì lo debbiate exequire che tal'è nostra voluntà. Dat. neapoli die 26 8bris 1599. El Conde de lemos».

489.Ved. Doc. 244, pag. 136.

489.Ved. Doc. 244, pag. 136.

490.Qui vogliamo solamente ricordare ciò che cantò essergli avvenuto dopo la scoperta della congiura, compiendo una strofa il cui principio, a proposito della congiura, è stato già da noi riportato altrove (ved. la nota a pag. 223):«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciamescoverti, la fautrice tolta nottesopra me a vendicar ladri e gelosi;e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosidel bestial sonno le gioie interrotte:le pecore co' lupi fur d'accordocontra i can valorosi,poi restar preda di lor ventre ingordo».

490.Qui vogliamo solamente ricordare ciò che cantò essergli avvenuto dopo la scoperta della congiura, compiendo una strofa il cui principio, a proposito della congiura, è stato già da noi riportato altrove (ved. la nota a pag. 223):

«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciamescoverti, la fautrice tolta nottesopra me a vendicar ladri e gelosi;e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosidel bestial sonno le gioie interrotte:le pecore co' lupi fur d'accordocontra i can valorosi,poi restar preda di lor ventre ingordo».

«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciamescoverti, la fautrice tolta nottesopra me a vendicar ladri e gelosi;e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosidel bestial sonno le gioie interrotte:le pecore co' lupi fur d'accordocontra i can valorosi,poi restar preda di lor ventre ingordo».

«Io accesi un lume; ecco qual d'api sciame

scoverti, la fautrice tolta notte

sopra me a vendicar ladri e gelosi;

e que' le paghe, e i brutti sonnacchiosi

del bestial sonno le gioie interrotte:

le pecore co' lupi fur d'accordo

contra i can valorosi,

poi restar preda di lor ventre ingordo».

491.Si tengano presenti le cose dette nella nota c a pag. 237.

491.Si tengano presenti le cose dette nella nota c a pag. 237.

492.Ved. Doc. 389, pag. 412etc.

492.Ved. Doc. 389, pag. 412etc.

493.Ved. Doc. 208, pag. 108.

493.Ved. Doc. 208, pag. 108.

494.Ved. il Dispaccio dell'Ambasciatore Veneto in Roma; Doc. 196, pag. 98. Inoltre l'Avviso del Vialardi; Doc 202e, pag. 101.

494.Ved. il Dispaccio dell'Ambasciatore Veneto in Roma; Doc. 196, pag. 98. Inoltre l'Avviso del Vialardi; Doc 202e, pag. 101.

495.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio di Napoli, Lett. del 2 9bre 1599.

495.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio di Napoli, Lett. del 2 9bre 1599.

496.Ved. Doc. 307, pag. 256.

496.Ved. Doc. 307, pag. 256.

497.Ved. Doc. 184, pag. 94.

497.Ved. Doc. 184, pag. 94.

498.Ved. le depos. di Scipione Ciordo e di Fabio Contestabile, nella nostra Copia ms. tom. 1º, fol. 313.

498.Ved. le depos. di Scipione Ciordo e di Fabio Contestabile, nella nostra Copia ms. tom. 1º, fol. 313.

499.È noto che i Sirleti di Guardavalle diedero a Squillace successivamente: 1.º Guglielmo Sirleto, che promosso Cardinale rinunziò al Vescovato nel 1568; 2.º Marcello Sirleto, uomo di molto merito, i cui libri andarono poi alla Barberiniana, morto nel 1594; 3.º Tommaso Sirleto, cugino di Marcello e nipote del Cardinale, già laureato in Padova, custode della Vaticana, ove andarono i suoi libri e i suoi manoscritti; egli morì il 1601. — Successe Paolo Isarezio Domenicano, e poi ancora Fabrizio Sirleto altro cugino di Marcello e Tommaso. Ved. P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2.º pag. 317.

499.È noto che i Sirleti di Guardavalle diedero a Squillace successivamente: 1.º Guglielmo Sirleto, che promosso Cardinale rinunziò al Vescovato nel 1568; 2.º Marcello Sirleto, uomo di molto merito, i cui libri andarono poi alla Barberiniana, morto nel 1594; 3.º Tommaso Sirleto, cugino di Marcello e nipote del Cardinale, già laureato in Padova, custode della Vaticana, ove andarono i suoi libri e i suoi manoscritti; egli morì il 1601. — Successe Paolo Isarezio Domenicano, e poi ancora Fabrizio Sirleto altro cugino di Marcello e Tommaso. Ved. P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, vol. 2.º pag. 317.

500.Ved. Doc. 352, pag. 331.

500.Ved. Doc. 352, pag. 331.

501.Ved. Doc. 393, pag. 421 passim.

501.Ved. Doc. 393, pag. 421 passim.

502.Di parecchi fra costoro abbiamo potuto dare a tempo opportuno le notizie tratte dalla Numerazione de' fuochi di Stilo (ved. pag. 162 e 167); diamo ora quelle degli altri soprannominati, che ci è riuscito trarre dallo stesso fonte. 1.º Nell'elenco della Numerazione del 1641: «n.º 198. Minico Carnevale f.º del q.mGio. Battista a. 75; Lucretia uxor a. 50»; (ricordiamo aver notato che Prospero Carnevale era anche figlio di Gio. Battista). — 2.º Nell'estratto della vecchia numerazione 1596-98: «n.º 158. Lonardo f.º de Alfonso Prestinace a. 67; Beatrice uxor an. 47; Scipione f.º a. 28; Gio. Antonio f.º an. 20; Gio. Jacovo f.º a. 25»etc.(ricordiamo aver notato che Gio. Gregorio Prestinace era figlio di Bernardo, e costui figlio egualmente di Alfonso). Inoltre, «n.º 315. Francesco Prutino (sic) a. 52; Ottavia uxor a. 35; Gio. Battista f.º nat.lea. 18; Silvia socera a. 55; Olimpia famula a. 80».

502.Di parecchi fra costoro abbiamo potuto dare a tempo opportuno le notizie tratte dalla Numerazione de' fuochi di Stilo (ved. pag. 162 e 167); diamo ora quelle degli altri soprannominati, che ci è riuscito trarre dallo stesso fonte. 1.º Nell'elenco della Numerazione del 1641: «n.º 198. Minico Carnevale f.º del q.mGio. Battista a. 75; Lucretia uxor a. 50»; (ricordiamo aver notato che Prospero Carnevale era anche figlio di Gio. Battista). — 2.º Nell'estratto della vecchia numerazione 1596-98: «n.º 158. Lonardo f.º de Alfonso Prestinace a. 67; Beatrice uxor an. 47; Scipione f.º a. 28; Gio. Antonio f.º an. 20; Gio. Jacovo f.º a. 25»etc.(ricordiamo aver notato che Gio. Gregorio Prestinace era figlio di Bernardo, e costui figlio egualmente di Alfonso). Inoltre, «n.º 315. Francesco Prutino (sic) a. 52; Ottavia uxor a. 35; Gio. Battista f.º nat.lea. 18; Silvia socera a. 55; Olimpia famula a. 80».

503.Solamente per Carlo Licandro potremmo dire che era figlio di Domenico, Barone di Placanica (ved.Privilegiorumvol. 66 fol. 111, e vol. 122 fol. 28), e potremmo ricordare che il vecchio Barone di Placanica aveva importato a Stignano la peste, alla quale il padre del Campanella avea dovuto provvedere. In ciò si può sospettare un antico motivo di odio; ma un altro meno antico, e al tempo stesso più certo, si può riconoscerlo nelle varie liti che il padre del Campanella, qual Sindaco di Stignano, aveva dovuto intentare al Barone di Placanica, assiduo disturbatore della pace di Stignano. L'Arch. di Stato ne fornisce diverse prove (ved. Reg.iPartiumvol. 1313, fol. 14 e fol. 135); tra le altre cose molti abitanti di Stignano, come vassalli del Barone, si facevano riconoscere forestieri e quindi non pagavano pesi, ma non volevano desistere dall'entrare nel parlamento ed avervi voce.

503.Solamente per Carlo Licandro potremmo dire che era figlio di Domenico, Barone di Placanica (ved.Privilegiorumvol. 66 fol. 111, e vol. 122 fol. 28), e potremmo ricordare che il vecchio Barone di Placanica aveva importato a Stignano la peste, alla quale il padre del Campanella avea dovuto provvedere. In ciò si può sospettare un antico motivo di odio; ma un altro meno antico, e al tempo stesso più certo, si può riconoscerlo nelle varie liti che il padre del Campanella, qual Sindaco di Stignano, aveva dovuto intentare al Barone di Placanica, assiduo disturbatore della pace di Stignano. L'Arch. di Stato ne fornisce diverse prove (ved. Reg.iPartiumvol. 1313, fol. 14 e fol. 135); tra le altre cose molti abitanti di Stignano, come vassalli del Barone, si facevano riconoscere forestieri e quindi non pagavano pesi, ma non volevano desistere dall'entrare nel parlamento ed avervi voce.

504.Risulta questo fatto da una deposizione raccolta nel processo di eresia. Ved. la deposizione di Giuseppe Grillo nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º, fol. 132.

504.Risulta questo fatto da una deposizione raccolta nel processo di eresia. Ved. la deposizione di Giuseppe Grillo nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º, fol. 132.

505.Ved. Doc. 438, pag. 550.

505.Ved. Doc. 438, pag. 550.

506.Ved. Doc. 207, pag. 108.

506.Ved. Doc. 207, pag. 108.

507.Ved. i RegistriSigillorumvol. 37 (an. 1600) alla data 11 marzo.

507.Ved. i RegistriSigillorumvol. 37 (an. 1600) alla data 11 marzo.

508.Ved. Doc. 214, pag. 113.

508.Ved. Doc. 214, pag. 113.

509.Ved. Doc. 215, pag. 114.

509.Ved. Doc. 215, pag. 114.

510.Ved. RegistriCuriaevol. 48 fol. 87 t.º Lett. Vicereale del 23 agosto 1600; e vol. 49 fol. 61, Lett. Vicereale del 6 8bre 1600.

510.Ved. RegistriCuriaevol. 48 fol. 87 t.º Lett. Vicereale del 23 agosto 1600; e vol. 49 fol. 61, Lett. Vicereale del 6 8bre 1600.

511.Ved. Doc. 210 a 213, pag. 110 a 113.

511.Ved. Doc. 210 a 213, pag. 110 a 113.


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