NOTE:1.«Me rebellem haereticumque fecerunt, quoniam praedico signa in sole et luna et stellis contra Aristotelem aeternantem mundum» etc. Così nella Lett. proemialedell'Atheismus triumphatus.pubblicata dallo Struvio fin dal 1705.2.Cyprianus, Vita et philosophia Campanellae, Amstelod. 1705; 2aed., Traiecti. ad Rhenum 1741. — Echard, Th. Campanella, in Quetif et Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lut. Paris. 1719-21, vol. 2º, pag. 505, ed anche unito alla d.ta2aediz. del Cyprianus.3.Vedi nell'ediz. del Capialbi la pag. 50, dove il Campanella dice che «lui solo resta preso son 21 anno per far mostra», ciò che mena al 1620; dippiù la pag. 20, dove dice, «però oltre alli prefati libri che scrivea esso Campanella», e de' libri egli parla veramente nell'Informazione, ciò che indica dover questa precedere la Narrazione. Del rimanente anche il titolo dell'Informazione lo dimostra, poichè reca «Informatione sopra la lettura delli processi... con la Narratione semplice della verità» etc. Siamo sorpresi che questo sia sfuggito al Capialbi che pubblicò tale scritto, ed egualmente al Palermo che lo riprodusse nell'Archivio Storico italiano an. 1846.4.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2aed. Nap. 1847. — Centofanti, T. Campanella e alcune sue lettere inedite, Arch. Storico italiano an. 1866. — Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo de'suoi scritti, Rom. 1878. — Amabile, Il Codice delle lettere del Campanella nella Bibl. nazionale, Nap. 1881. — In moltissime di queste lettere si hanno notizie sulla faccenda della congiura e sulle cause e condizioni della prigionia.5.Il Centofanti annunziò la scoperta del così detto «processo contro il Campanella» e ne fece sperare la non lontana pubblicazione il 17 marzo 1844: il Palermo pubblicò il sunto de' documenti in parola, con molti e molti altri che dovè estrarre da voluminosissime collezioni, nel corso del 1846; e bisognerebbe non aver mai fatte simili ricerche, per non sapere quanto tempo costi il raccogliere, collazionare, e dare stampato un gran numero di documenti. Il Centofanti in sèguito non se ne diede più pensiero; ed allorchè tornò a pubblicare le lettere del Campanella, il 1866, nell'introduzione disse di avere annunziate le carte del processo il 1843, ma si attenne ad una disquisizione molto elevata, senza il menomo esame de' fatti processuali, e comunque accennasse alla convinzione che il Campanella «alcuna cosa fece o tentò di fare», dichiarò questo un «difficile problema, il quale ferma l'attenzione dello storico, e la cui perfetta soluzione è tuttavia fra le cose desiderate».6.Baldacchini, Vita di Tommaso Campanella, 2ª ediz.eNap. 1847, pag. 83.7.D'Ancona, Della vita e delle opere di T. Campanella, Discorso promesso alle Opere del Campanella, Torino 1854, pag. 142 e 151-52.8.Berti, Tommaso Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 226.9.Spaventa, Saggi di Critica filosofica, politica e religiosa, Napoli 1867, vol. l.º parte 1a.10.Ved. Fr.coFiorentino, B. Telesio, vol. 2.º, Firenze 1874. pag. 133.11.Ved. Atti dell'Accademia delle Scienze morali e politiche di Napoli, vol. 13.º an. 1875, pag. 9 ad 11.12.Ved. Albèri, le Relaz. degli Ambasciatori Veneti al Senato, ser. 3.º vol. 1º Firenze 1840, relaz. di Costantino Garzoni, pag. 382; vol. 2.º rel. di Antonio Tiepolo, pag. 150; vol. 3º rel. di Paolo Contarini, pag. 221-22.13.Ved. Fr.coSav.ioArabia, Tommaso Campanella, Scene, Nap. 1877.14.Come si legge in fine della sua 1aediz.edella Vita del Campanella (an. 1840), il Baldacchini dimandò di voler fare ricerche nell'Archivio di Stato, e il Soprintendente Spinelli, che ne tolse la cura sopra di sè, finì per scrivergli una lettera con la quale fece sapere che il processo del Campanella fu «formato fuori la giurisdizione de' tribunali della capitale, per cui non esiste in Archivio», ed aggiunse non essersi trovato nulla nelle Esecutorie, Dispacci del Collaterale, Provvisioni in forma Cancelleriae, Lettere Regie, Processi del Collaterale etc. — Inoltre si legge nel Rendiconto delle tornate dell'Accademia Pontaniana (an. 1865, tornata 11 giugno pag. 58), che avendo l'Accademia a proposta del Baldacchini impegnato il Soprintendente Trinchera perchè si cercasse ancora nell'Archivio qualche notizia, egli fece sapere di «aver fatto ripetere le ricerche per le notizie concernenti il Campanella, senza che si ottenesse alcun favorevole risultamento». — Tutto ciò mostra una volta di più, che le ricerche si dobbono fare da chi ha già bene studiato l'argomento, su cui si vogliono notizie. E quanto al voler trovare il processo nell'Archivio di Stato, si conosce oramai da un pezzo che esso fu disperso o bruciato anche prima che il Campanella fosse liberato dal carcere, e nel 1620 non si trovava più. Se ne potrebbe solamente trovare qualche copia, come quella posseduta dal Giannone, ma non nell'Archivio. Ed aggiungiamo che si potrebbe del pari trovare non nell'Archivio, bensì in qualche Biblioteca, una «Relazione di Carlo Spinelli Luogotenente generale in Calabria», che si vede citata, a proposito di Gio. Geronimo Morano, dal Duca della Guardie (Discorsi delle famiglie estinte, forestiere etc. Nap. 1641 pag. 264); essa riuscirebbe importante poco meno del processo, ed è bene che i ricercatori lo tengano presente.15.Rendiamo pubbliche grazie al cav. F.º Sanchez Diaz Direttore dell'Arch. in Simancas ed a' suoi solerti Impiegati, che dapprima alleviarono il nostro poco lieto soggiorno in quella infelice borgata, e poi ci diedero prova gratissima del come sappiano degnamente soddisfare agl'impegni presi: diversi tratti, che avevamo copiati di mano nostra, ci hanno fatto rilevare la grande diligenza con la quale venne condotta la copia trascritta a nostre spese de' documenti che avevamo rinvenuti. È superfluo poi parlare degli Archivii italiani, dove per altro tutto è stato trascritto di mano nostra: la cortesia degl'Impiegati di questi Archivii è ben nota a chiunque li abbia anche una sola volta visitati.16.Ecco un elenco di tali documenti: i due primi stanno nel Carteggio Vicereale, gli altri tutti nel Processo di eresia. 1º La denunzia di Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia, che fu la prima base del processo; 2º La dichiarazione scritta dal Campanella subito che fu preso; 3º L'esame di Cesare Pisano al cospetto dello Xarava; 4º L'indulto concesso da Carlo Spinelli a Giulio Soldaniero e Valerio Bruno fuorusciti e denunzianti, ad istanza di fra Cornelio; 5º L'esame di fra Gio. Battista di Pizzoni; 6º Le confronte del Pizzoni col Campanella, e poi con fra Dionisio, come pure quella di fra Dionisio con fra Silvestro di Lauriana; 7º L'esame di fra Domenico Petrolo; 8º Il secondo esame di fra Domenico fatto a sua richiesta; 9º Le cartoline scritte trovato indosso al Campanella quando fu spogliato per dargli il tormento del polledro; 10º La relazione di due dialoghi notturni tra il Campanella dichiaratosi pazzo e il suo amico fra Pietro Ponzio, raccolti dagli scrivani mandati a spiarli.17.Berti, Nuovi Documenti su Tommaso Campanella tratti dal Carteggio di Giovanni Fabri, Roma 1881 (15 9bre). — Di questa Memoria a soli 100 esemplari l'autore ci ha fatto dono, e glie ne rendiamo pubbliche grazie.18.Alludiamo all'uso delle parole «inquisito, confronta, cerca» etc. che si trovano adoperate ne' processi abitualmente. A proposito poi della lezione precisa de' documenti, che ci siamo sforzati di riprodurre con fedeltà, non sarà forse inutile fare avvertire che spesso la medesima parola, adoperata a breve intervallo, vi s'incontra variata oltre ogni aspettativa: p. es. non è raro incontrare in due o tre versi successivi «esamine, essamine, examine». Era tanto spinto il gusto del vario nel 1600, da riuscire assai difficile l'adagiarsi in una dicitura uniforme; non vorremmo quindi che il fatto venisse attribuito a poca esattezza di riproduzione da parte nostra.19.Ved. Colet, Oeuvres choisies de Campanella, Paris 1844; e Angeloni Barbiani, Tommaso Campanella, Saggio critico, Venez. 187620.Ved. Lettera del Card.lS. Giorgio al Nunzio Aldobrandini del 18 giugno 1594 Cod. Strozziani filz. 207.21.Ved. Capialbi, Documenti inediti circa la voluta ribellione di F. Tommaso Campanella, Nap. 1845, p. 16 in nota.22.Ved. nell'Arch. di Roma,Processi, il proc. 251; num.º del registro 69, fol. del proc. 1298. E cons. Bertolotti, Giornalisti, Astrologi e Negromanti, nella Rivista Europea, febb. 1878. — D'altronde anche in una delle lettere del Campanella da noi pubblicate, quella degli 8 luglio 1607 a Mons. Querengo, egli dice di avere «anni 39 da finir a Settembre». Ved. il Codice delle Lettere del Campanella etc. Nap. 1881, pag. 61.23.Ved. nel vol. III Doc. 304, pag. 247.24.Ved. Doc. 1º, pag. 4.25.Così nelle sue Poesie fllosofiche, ediz.eD'Ancona p. 107:«Povero io nacqui, e di miserie vengonutrito in mille prove».Anche nella lett. a Mons. Querengo pocofà menzionata si legge: «io in bassa fortuna nacqui».26.Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.27.Così nella sua operaDe Sensu Rerum, lib. 3. cap. 11. Ma anche in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa «indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'operaDe Sensu rerum, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54) e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.28.Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova nelle stesse scritturePartium, vol. 1477 fol. 208. Prospero Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».29.Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.30.Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a Mons.rQuerengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc. 347, pag. 320.31.Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nellaNumerazione de' fuochidi Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge, «n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui, bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved.Processi della Camera della Sommarian.º 7654), «Acta inter univ.mCasalis Comini terrae Stili et univ.mCasalis stignani et alias». Quivi è registrato anche «not. Franc.º campanella».32.Ved. Th. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2. p. 324.33.Ved.De Sensu rerum, lib. 4, cap. 18.34.Ved.De libris propriis Syntagma, ediz. del Crenius, Lugd. Batav. 1696.35.Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della così dettaScuola Salernitana, che comprende le carte dello Studio di Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge: «Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, leMatricole dello Studio di Napolirecano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo menzionato nel corso della vita di lui.36.Vedi nell'Arch. di Stato ilRollo de' Lettoridi quest'epoca, ed inoltre leMatricole dello Studio. Non mancano gli esempî di persone solamente licenziate che dimandavano ed ottenevano permesso d'insegnare: si può citare, tra gli altri, il caso del celebre Mario Schipano, che era soltanto licenziato e dimandava di laurearsi il 20 giugno 1601 (ved.Scuola Salernitanavol. 188), ed aveva già ottenuto il permesso d'insegnar logica due anni prima. «Die 7 mensis septembris 1599 fuit concessa licentia Mario Schipano legendi logicam scholaribus matriculatis et non aliter, per annum a data praesentium; fecit professionem» (ved. lo zibaldone delleCertificatorie e Rolli de' lettoridi quest'epoca tra le carte della Cappellania maggiore). — Relativamente al Bando sopramenzionato, esso trovasi ripetuto quasi ogni anno nelleMatricole: reca, al solito, un grossolano pretesto e dice così: «Banno et Comandamento da parte dell'Ill.moet Excell.moetc. (si metteva il nome del Vicerè dell'anno). — Essendo informati che per molti doctori et altre persone se leggono nelle lloro case et in altri lochi fora del pup.eostudio di questa m.eaet fidelissima Città de Napoli diverse sorte de lectioni di legge di phil.aet med.aet altre lectioni che se leggono et soleno leggersi nel d.topup.eostudio dalli pup.eilectori di quello, et che etiam detti pup.eilectori leggono fora del studio predicto oltre le lectioni che se leggono nel d.tostudio, dal che n'è nato et nasce che li studenti et scolari quando vanno nel detto pup.eostudio per haverne inteso et intenderne lectioni fora di quello fanno romore di sorte che impediscono li lectori de leggere, et alli altri studenti, et scolari d'intendere le lectioni predette, et stando previsto et ordinato nel dicto pup.eostudio il numero de lectori li quali sono salariati dalla Regia Corte, et leggono lectioni d'ogni scientia, conviene che tutti detti studenti et scolari vadano ad intendere le lectioni predette nel dicto studio dalli decti lectori ordinarii salariati dalla detta Reg.aCorte et non da altri fora lo studio predetto. Pertanto attal che così s'essegna et per evitare li detti romori che sono soccessi per il passato nel detto studio per le cause predette Ordinamo, et Comannamo per il presente banno che dal dì della pubblicatione d'esso avante et infuturum non debbia nessuna persona de qualunque qualità se sia leggere nelle case ne in altro loco fora del detto studio nessuna lectione di legge filosofia et medicina eccetto che la lectione dell'instituta juxta testum sencza ordine et licentia nostra in scriptis, sotto pena à quello che contravenerà di tre anni de relegatione nell'Isola de Capri, Ordinando, et Comandando al m.eoRegente della gran Corte dela Vicaria et alli m.eigiudici di quella che attendano a fare osservare il presento banno et contra li transgressori debbiano esseguire la detta pena irremisibiliter. Datum»etc. (seguono le firme). — E ci sono anche capitati tra mano alcuni curiosi processi di questo genere.37.Ved. p. es. a proposito di Gaetano Argento, il Settembrini, Lezioni di Letteratura Italiana, Nap. 1872, v. 3.º p. 19.38.Ved. Th. Campanellae,Philosophia sensibus demonstratapag. 3, e Doc. 304, pag. 246.39.Per la dichiarazione del Campanella ved. Doc 402, pag. 500; per quella de' due frati, che furono fra Francesco Merlino e fra Gio. Battista di Placanica, ved. Doc. 353 e 354, pag. 333 e 335, infine per la dichiarazione de' tre frati, che furono fra Alessandro di S. Giorgio, fra Giuseppe Bitonto, e fra Vincenzo Rodino, ved. Doc. 283, pag. 215; 297, pag. 232; 284, pag. 217. Fra Vincenzo parlò della dimora in Nicastro dopo S. Giorgio.40.D'Ancona, Op. di T. Campanella, Torino 1854. Disc. preliminare pag. 14.41.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2.aed. Nap. 1847. pag. 27 e 28.42.A suo tempo non mancheremo di dare notizie più larghe su tutti i Signori del Tufo.43.Per la dichiarazione del Pizzoni ved. Doc. 278, pag. 199; per quella di fra Pietro Ponzio ved. Doc. 294, pag. 226.44.NelleMatricole dello studio, degli anni 1586-87 e 1587-88, trovasi «Ferrante Pontio de Nicastro leggista». — NellaScuola Salernitana(vol. 170, fasc. 4.º cart. 83. t.º riferibile all'anno 1591) trovasi «Ferdinandus Pontius Neocastrensis» col suo giuramento autografo, avendo conseguita la laurea. — NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 della collezione) per l'anno 1598 si legge: «nº 939. Ferrante di Ponzio u.j.d. f.º del q.mJacovo a. 27 [in veteri n.º 684 in precedenti n.º 734» (solo). — «n.º 1267. Francesco de Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub focolare avi, in preced. n.º 1085, et in comprobatione dicunt monacum ordinis predicatorum et vocatur fr. dionisius ad praesens priorem in monasterio dive marie ann.tehujus civitatis, dicunt ad praesens monacum ut supra». — «n.º 1268 Pietro di Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub foculare avi, in preced. n.º 1086, et in comprobatione dicunt monachum ordinis predicatorum, dicunt ad praesens monacum ut supra».45.Ved. Doc. 380, pag. 393.46.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º p. 41.47.Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.48.Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria, Neap. 1619.49.Ved. nell'Arch. di Stato laNumerazione de' fuochidi Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol. 2 vi si legge: «Se possede lo pr.toCasale de acqua for.saper lo Civile tantum per lo Rev.moFantino petregnano arcevescovo di Cosenza, et per lo m.coMutio Campolongo se possede la Jurisditione delle Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.iPartiumvol. 1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza, onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli adoni feudali; infine i Reg.iCuriaevol. 54 fol. 29, lett. del 31 marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini (un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo visto quello ci servite (sic) intorno alli eccessi commessi per Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio, il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo, uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato, et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat. Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D. Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' RegistriCuriae, vol. 55, an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto insulentie (sic) in persona di don domitio laudato preite de Cassano, et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci ha parso commetterlo a voi...etc. 18 febbr. 1604. El conde (int. El conde de Benavente)».50.Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati nel principio di questo secolo».51.Ved.Numerazione de' fuochidi Rogiano (vol. 1345 della collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a. 27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99, et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99. Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.mAloysii a. 30; Antonia uxor a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308. Ferdinandus de Rogliano q.mAloysii a. 25» (senz'altro). — Nell'anno 1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano, in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nellaNumerazione de' fuochidi Altomonte (vol. 1145 della collezione) trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in Altomonte.52.P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.53.Ved. Doc. 278, pag. 199.54.Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.aEd. Traiecti ad Rhenum 1741, p. 4.55.D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.56.Per le testimonianze processuali citate qui sopra ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282. Avvertiamo che alle ultime circostanze suddette non si può aggiustar fede facilmente: a chiunque avesse dato motivo di far parlare gravemente di sè, in materia di fede, soleva affibbiarsi una mala fine, semprechè egli era lontano e la vera fine non si poteva conoscere.57.Il brano dell'Atheismus triumphatus, rilevato dal Berti nell'ediz. di Roma 1630 pag. 150, sarebbe il seguente: «Hanc scientiam.... (int. la Magia) multi a Daemone ex parte docentur: quod mihi jam non est dubium, postquam Astrologumsupradictumhanc quoque scientiam, et alias docere promisit artes, simulans sese Angelum esse. At ego increpavi Astrologum, cum mihi dolosa ejus verba retulisset, et dissolutum est commercium, ac deceptionem sui nuncius agnoscens recessit a visionibus, et suggestione sola moraliter deceptus necem obiit violentam». Ma questo brano, come si vede, richiama un altro brano precedente, che dovrebb'essere quello della pag. 113, il quale dice così: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis (int. l'apparizione de' Demonii), quod tandem non sine Dei providentia, ex meo (sic) malo operante mihi bonum assecutus sum. Scio Astrologicum virum moderatum, qui ex constellatione in genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus est illi apparituros intellectus abstractos, licet incerta argumentatione; tunc avidus experiundi instruxit juvenem quomodo esset rogaturus Angelos Lunae, et Stellis praesidentes, quos philosophi, vel solos non negant Peripatetici, qui negant Daemones et Angeles alios omnes. Disposuitque confectis orationibus cerimoniisque. Tunc juvenis coepit mirifica videre, et responsa accepit Astrologus per illum de rebus gravissimis, et qui apparebat ei Spiritus simulabat se esse Angelum, et aliquando esse lunam, aliquando Solem, aliquando Deum. Sub his enim et aliis formis apparebat inter somnum et vigiliam. Veritates plurimas annunciabat. Multique apparuerunt, sed paulatim ad magis falsa pertrahere conati sunt idiotam adolescentem...» (qui enumera una serie di falsi principii annunciati dagli Spiriti).. «Tandem amicus signa petit, sicut Gedeon per juvenem. Pollicitus est qui apparebat: sed exinde dolis usus est incredibilibus, quò curiosum virum Astrologum dubitantem, et meliora consulentem, ab illo misero juvene separaret. Quem deinde separatum, ut libuit, deceperunt, et ad violentam necem pertraxerunt. Tunc alium virum praestolantem promissa ante casum juvenis aerumnae atrocissimae ad majorem experientiam tennerunt diu, donec propriis visionibus agnovit quae vix unquam intellexisset». Dobbiamo ancora fare avvertire che quest'ultimo brano offre qualche variante nell'ediz. di Parigi 1636, leggendovisi a pag. 161: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis... (come sopra) quod...ex eomale operante mihi bonum assecutus sum. Astrologus ingenuae probitatis, Astrologica superstitione Haly Abenragel curiose provocatus, nondum expertus doctrinam sanctorum quod in omnibus vanis observationibus sese ingerit Daemon: ex genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus illi apparituros intellectus abstractos, quamvis id nec ipse crederet, experiundi gratia quod Plinius et Aristoteles contra dogma Christianum falsum esse docent: instruxit juvenem quomodo invocaret Angelos siderum, quos Peripatetici solum extare concedunt: ad nos autem non descendere. Tunc juvenis coepit mirifica videre.... etc. (il resto come sopra, aggiuntovi dopo la parola«intellexisset» quamvis viri sancti et philosophi multi haec asserant). — Evidentemente tra un brano e l'altro c'è un garbuglio circa la persona dell'astrologo, che una volta rappresenta la parte di colui il quale avea le visioni del demonio camuffato da angelo, con la promessa che gli avrebbe insegnata la magia etc.; ed un'altra volta rappresenta la parte di colui il quale sorvegliava e criticava le rivelazioni dell'angelo e lo scovriva demonio. Sembra che al Berti sia caduto sott'occhio unicamente il brano riportato sopra in primo luogo. Ad ogni modo da esso non risulta quanto il Berti dice, che cioè al Campanella «avanti che entrasse in carcere, un astrologo, il quale fingevasi angelo, promise insegnargli la magia per parte di Dio: ma essendosi ben presto accorto dell'inganno, ruppe bruscamente ogni pratica, tanto che l'astrologo vedendosi a tal modo deluso, si tolse violentemente la vita» (Nuova Antologia, luglio 1878 pag. 207). Al Campanella non toccò altro qui, che riprovare le ingannevoli promesse fatte dal demonio all'astrologo, aprire gli occhi a costui, il quale ruppe il commercio col demonio e poi finì per morte violenta. Ma le Lettere del Campanella già pubblicate dal Centofanti (Archivio Storico an. 1866, pag. 30-34, e 66) danno molta luce su questo fatto, e mostrano fuori ogni dubbio che esso accadde appunto nel carcere, durante il luglio o agosto 1603; sicchè avremo naturalmente ad occuparcene a suo luogo.58.Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo dei suoi scritti, Roma 1878, pag. 71 in nota.59.Deposizioni di fra Giuseppe Bitonto e fra Francesco Merlino; ved. Doc. 297 e 352, pag. 232 e 332.60.Meno esattamente il D'Ancona (op. cit. pag. 78) con la scorta forse del Fontana lo disse eletto il 1589. Quétif ed Echard (Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Paris. 1721, t. 2, pag. 292) lo dicono veramente Commissario gen.ledell'Inquisizione nel 1588, e nello stesso anno Generale dell'Ordine. Nell'iscrizione funeraria, che è del 1600, leggesi «assumptionis suae anno XII a die XX maii». Questa iscrizione si trova nella Cappella de' Brancacci in S. Domenico, sormontata dal ritratto del Beccaria, opera di Carlo Sellitto; un viso lungo, magro e pallido, con sorriso sforzato, fisonomia come quella che suol darsi a Mefistofele: avremo ancora a parlare di lui in relazione col Campanella.61.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º pag. 42.62.Ved. Fiorentino, Bernardino Telesio, v. 2.º pag. 23.63.Ved. nell'Arch. di Stato la così dettaScuola Salernitana, vol. 4.º fasc. 2.º (anno 1614), e vol. 188.º fasc. 4.º (anno 1601-1603). I cartoni, che quivi si conservano, riflettono una disputa in filosofia sostenuta da Gio. Bernardino Pasanisi di Manduria, una in medicina da Francesco Costa di Salerno, una in legge dal nobile Marcello Macedonio di Napoli: nella disputa in legge figura da preside il lettore pubblico delleInstitutaFrancesco Fenice alias Abate Aristotile, che soleva firmare con l'aggiunta di questo soprannome. Le proposizioni in filosofia sono non meno di 50, distinte sotto più rubriche: Ex metaphysica; Corporis naturalis principia; Caussae; Affectiones; Corpus simplex; Rerum generatio et corruptio; Corpus vivens; Instrumentum sciendi.64.Ved. nell'Arch. di Stato la lettera del Cappellano maggiore D. Girolamo della Marra, per la nomina del lettore Baldassarre Paglia, in data del 31 agosto 1672.65.Vedi laDescrizione di tutti i luoghi pii di Napoli, con l'importantissimaNumerazione e' fuochi ed anime di Napoli e suoi borghi, fatta a 7bre 1591, ottobre 93, giugno 96, e 7bre 98, ms. che si conserva in copia nella Biblioteca di S. Martino. — La numerazione fu eseguita dall'autorità ecclesiastica, non essendovi per Napoli una numerazione di fuochi governativa: e possiamo assicurare, sapendolo da altre fonti, che l'originale di quel documento fu scritto da Notar Francesco di Napoli nel 1598, e diretto al Card.lGesualdo ad occasione di una nuova circoscrizione parrocchiale che allora si fece. La popolazione di Napoli e borghi vi si trova notata in anime 225,769; quella de' Monisteri e Conservatorî in anime 7,365.66.Ved. nell'Arch. Mediceo, scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 222, la lett. del Nunzio al Sig. Statilio Paolini de' 5 giugno 1592. Vi si legge: «Io trovo qua un modo di vivere molto licentioso di quasi tutti i Regolari, che con molto scandalo et querela di questa città vanno giorno e notte soli et accompagnati dove lor piace, e tal'hora, quanto intendo, con armi proibite, nè solo in casa Donne sospette, ma alle pubbliche Commedie, sì che nel signor Vice Re et in questi Ministri Regii è venuto concetto che non si faccia eccesso notabile in questo Regno, che non c'intervenga o Preti o Frati. Ho pensato che sia bene darne notitia a N. S.reacciò S. S.tapossa commandare sopra il rimedio che gli par meglio, perchè se bene tengo il Breve contro à quelli che stessino alla strada (intend. datisi al brigantaggio), non di meno quanto alle cose soprascritte, che ho trovato per molti riscontri vere, et non ho lasciato occasione d'avertirne i loro superiori, non ho autorità alcuna, rispetto a' Privilegii di detti regolari».67.Ved. per tutti i particolari del tumulto e ribellione de' frati principalmente i dispacci del Residente Veneto in Napoli, testimone oculare e non sospetto di partigianeria; essi furono già pubblicati dal Mutinelli, Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Venez. 1855 tom. 2.º pag. 166 e seg.tiVed. inoltre nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 208, la lett. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 6 giugno 1595. — Il Residente Veneto fu realmente testimone oculare, poichè il palazzo di Venezia aveva alle spalle il giardino del convento di S. Domenico, ed una terrazza di esso esistente in fondo al cortile dava facile passaggio a quel giardino. Come è noto agli amatori delle cose napoletane, il Palazzo di Venezia era quello che vedesi alla strada Trinità Maggiore (già strada del Seggio di Nido) un po' più in là del Palazzo del Principe della Rocca, dirimpetto all'imbocco della strada de' Pignatelli: era stato donato alla Serenis.madal Re Ladislao nel 1412, e fu specificatamente capitolato e restituito dopo le guerre d'Italia nella pace fatta a Bologna il 1529; si potrebbe tessere tutta la storia de' successivi mutamenti che vi furono introdotti con le notizie in gran numero che ne abbiamo incontrato nell'Archivio di Venezia. Oggi ancora vi si vede in fondo al cortile una terrazza, che all'epoca della quale trattiamo era guarnita di un portico a colonne e trovavasi ad un livello molto più basso, tanto che non una volta fu saltata da individui che scappavano innanzi a' birri e cercavano un asilo nel giardino de' frati: il portico fu poi guasto dalla cannonata dell'8bre 1647, durante l'insurrezione; avendo anche il popolo rotte le mura interne di questo Palazzo e degli altri contigui, per inoltrarsi da S. Domenico, dove si era barricato, verso il locale de' Gesuiti e il campanile di S. Chiara, dove aveano presa posizione gli spagnuoli.68.Ved. Lett.edel Nunzio del 20 10bre 1602 e 3 7bre 1604.69.Ved. Doc. 361, art. 48-49, pag. 354.70.Ved. nell'Arch. di Stato i RegistriPrivilegiorumvol. 41 an. 1546-47 fol. 35.71.Ved. il brano delSyntagmasopra riportato, a pag. 22. Per la deposizione che attestò avere il Campanella dimorato presso Mario del Tufo ved. il Doc. già citato, n.º 352, pag. 332.72.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 86, an. 1587-88, fol. 262.
1.«Me rebellem haereticumque fecerunt, quoniam praedico signa in sole et luna et stellis contra Aristotelem aeternantem mundum» etc. Così nella Lett. proemialedell'Atheismus triumphatus.pubblicata dallo Struvio fin dal 1705.
1.«Me rebellem haereticumque fecerunt, quoniam praedico signa in sole et luna et stellis contra Aristotelem aeternantem mundum» etc. Così nella Lett. proemialedell'Atheismus triumphatus.pubblicata dallo Struvio fin dal 1705.
2.Cyprianus, Vita et philosophia Campanellae, Amstelod. 1705; 2aed., Traiecti. ad Rhenum 1741. — Echard, Th. Campanella, in Quetif et Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lut. Paris. 1719-21, vol. 2º, pag. 505, ed anche unito alla d.ta2aediz. del Cyprianus.
2.Cyprianus, Vita et philosophia Campanellae, Amstelod. 1705; 2aed., Traiecti. ad Rhenum 1741. — Echard, Th. Campanella, in Quetif et Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, Lut. Paris. 1719-21, vol. 2º, pag. 505, ed anche unito alla d.ta2aediz. del Cyprianus.
3.Vedi nell'ediz. del Capialbi la pag. 50, dove il Campanella dice che «lui solo resta preso son 21 anno per far mostra», ciò che mena al 1620; dippiù la pag. 20, dove dice, «però oltre alli prefati libri che scrivea esso Campanella», e de' libri egli parla veramente nell'Informazione, ciò che indica dover questa precedere la Narrazione. Del rimanente anche il titolo dell'Informazione lo dimostra, poichè reca «Informatione sopra la lettura delli processi... con la Narratione semplice della verità» etc. Siamo sorpresi che questo sia sfuggito al Capialbi che pubblicò tale scritto, ed egualmente al Palermo che lo riprodusse nell'Archivio Storico italiano an. 1846.
3.Vedi nell'ediz. del Capialbi la pag. 50, dove il Campanella dice che «lui solo resta preso son 21 anno per far mostra», ciò che mena al 1620; dippiù la pag. 20, dove dice, «però oltre alli prefati libri che scrivea esso Campanella», e de' libri egli parla veramente nell'Informazione, ciò che indica dover questa precedere la Narrazione. Del rimanente anche il titolo dell'Informazione lo dimostra, poichè reca «Informatione sopra la lettura delli processi... con la Narratione semplice della verità» etc. Siamo sorpresi che questo sia sfuggito al Capialbi che pubblicò tale scritto, ed egualmente al Palermo che lo riprodusse nell'Archivio Storico italiano an. 1846.
4.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2aed. Nap. 1847. — Centofanti, T. Campanella e alcune sue lettere inedite, Arch. Storico italiano an. 1866. — Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo de'suoi scritti, Rom. 1878. — Amabile, Il Codice delle lettere del Campanella nella Bibl. nazionale, Nap. 1881. — In moltissime di queste lettere si hanno notizie sulla faccenda della congiura e sulle cause e condizioni della prigionia.
4.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2aed. Nap. 1847. — Centofanti, T. Campanella e alcune sue lettere inedite, Arch. Storico italiano an. 1866. — Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo de'suoi scritti, Rom. 1878. — Amabile, Il Codice delle lettere del Campanella nella Bibl. nazionale, Nap. 1881. — In moltissime di queste lettere si hanno notizie sulla faccenda della congiura e sulle cause e condizioni della prigionia.
5.Il Centofanti annunziò la scoperta del così detto «processo contro il Campanella» e ne fece sperare la non lontana pubblicazione il 17 marzo 1844: il Palermo pubblicò il sunto de' documenti in parola, con molti e molti altri che dovè estrarre da voluminosissime collezioni, nel corso del 1846; e bisognerebbe non aver mai fatte simili ricerche, per non sapere quanto tempo costi il raccogliere, collazionare, e dare stampato un gran numero di documenti. Il Centofanti in sèguito non se ne diede più pensiero; ed allorchè tornò a pubblicare le lettere del Campanella, il 1866, nell'introduzione disse di avere annunziate le carte del processo il 1843, ma si attenne ad una disquisizione molto elevata, senza il menomo esame de' fatti processuali, e comunque accennasse alla convinzione che il Campanella «alcuna cosa fece o tentò di fare», dichiarò questo un «difficile problema, il quale ferma l'attenzione dello storico, e la cui perfetta soluzione è tuttavia fra le cose desiderate».
5.Il Centofanti annunziò la scoperta del così detto «processo contro il Campanella» e ne fece sperare la non lontana pubblicazione il 17 marzo 1844: il Palermo pubblicò il sunto de' documenti in parola, con molti e molti altri che dovè estrarre da voluminosissime collezioni, nel corso del 1846; e bisognerebbe non aver mai fatte simili ricerche, per non sapere quanto tempo costi il raccogliere, collazionare, e dare stampato un gran numero di documenti. Il Centofanti in sèguito non se ne diede più pensiero; ed allorchè tornò a pubblicare le lettere del Campanella, il 1866, nell'introduzione disse di avere annunziate le carte del processo il 1843, ma si attenne ad una disquisizione molto elevata, senza il menomo esame de' fatti processuali, e comunque accennasse alla convinzione che il Campanella «alcuna cosa fece o tentò di fare», dichiarò questo un «difficile problema, il quale ferma l'attenzione dello storico, e la cui perfetta soluzione è tuttavia fra le cose desiderate».
6.Baldacchini, Vita di Tommaso Campanella, 2ª ediz.eNap. 1847, pag. 83.
6.Baldacchini, Vita di Tommaso Campanella, 2ª ediz.eNap. 1847, pag. 83.
7.D'Ancona, Della vita e delle opere di T. Campanella, Discorso promesso alle Opere del Campanella, Torino 1854, pag. 142 e 151-52.
7.D'Ancona, Della vita e delle opere di T. Campanella, Discorso promesso alle Opere del Campanella, Torino 1854, pag. 142 e 151-52.
8.Berti, Tommaso Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 226.
8.Berti, Tommaso Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 226.
9.Spaventa, Saggi di Critica filosofica, politica e religiosa, Napoli 1867, vol. l.º parte 1a.
9.Spaventa, Saggi di Critica filosofica, politica e religiosa, Napoli 1867, vol. l.º parte 1a.
10.Ved. Fr.coFiorentino, B. Telesio, vol. 2.º, Firenze 1874. pag. 133.
10.Ved. Fr.coFiorentino, B. Telesio, vol. 2.º, Firenze 1874. pag. 133.
11.Ved. Atti dell'Accademia delle Scienze morali e politiche di Napoli, vol. 13.º an. 1875, pag. 9 ad 11.
11.Ved. Atti dell'Accademia delle Scienze morali e politiche di Napoli, vol. 13.º an. 1875, pag. 9 ad 11.
12.Ved. Albèri, le Relaz. degli Ambasciatori Veneti al Senato, ser. 3.º vol. 1º Firenze 1840, relaz. di Costantino Garzoni, pag. 382; vol. 2.º rel. di Antonio Tiepolo, pag. 150; vol. 3º rel. di Paolo Contarini, pag. 221-22.
12.Ved. Albèri, le Relaz. degli Ambasciatori Veneti al Senato, ser. 3.º vol. 1º Firenze 1840, relaz. di Costantino Garzoni, pag. 382; vol. 2.º rel. di Antonio Tiepolo, pag. 150; vol. 3º rel. di Paolo Contarini, pag. 221-22.
13.Ved. Fr.coSav.ioArabia, Tommaso Campanella, Scene, Nap. 1877.
13.Ved. Fr.coSav.ioArabia, Tommaso Campanella, Scene, Nap. 1877.
14.Come si legge in fine della sua 1aediz.edella Vita del Campanella (an. 1840), il Baldacchini dimandò di voler fare ricerche nell'Archivio di Stato, e il Soprintendente Spinelli, che ne tolse la cura sopra di sè, finì per scrivergli una lettera con la quale fece sapere che il processo del Campanella fu «formato fuori la giurisdizione de' tribunali della capitale, per cui non esiste in Archivio», ed aggiunse non essersi trovato nulla nelle Esecutorie, Dispacci del Collaterale, Provvisioni in forma Cancelleriae, Lettere Regie, Processi del Collaterale etc. — Inoltre si legge nel Rendiconto delle tornate dell'Accademia Pontaniana (an. 1865, tornata 11 giugno pag. 58), che avendo l'Accademia a proposta del Baldacchini impegnato il Soprintendente Trinchera perchè si cercasse ancora nell'Archivio qualche notizia, egli fece sapere di «aver fatto ripetere le ricerche per le notizie concernenti il Campanella, senza che si ottenesse alcun favorevole risultamento». — Tutto ciò mostra una volta di più, che le ricerche si dobbono fare da chi ha già bene studiato l'argomento, su cui si vogliono notizie. E quanto al voler trovare il processo nell'Archivio di Stato, si conosce oramai da un pezzo che esso fu disperso o bruciato anche prima che il Campanella fosse liberato dal carcere, e nel 1620 non si trovava più. Se ne potrebbe solamente trovare qualche copia, come quella posseduta dal Giannone, ma non nell'Archivio. Ed aggiungiamo che si potrebbe del pari trovare non nell'Archivio, bensì in qualche Biblioteca, una «Relazione di Carlo Spinelli Luogotenente generale in Calabria», che si vede citata, a proposito di Gio. Geronimo Morano, dal Duca della Guardie (Discorsi delle famiglie estinte, forestiere etc. Nap. 1641 pag. 264); essa riuscirebbe importante poco meno del processo, ed è bene che i ricercatori lo tengano presente.
14.Come si legge in fine della sua 1aediz.edella Vita del Campanella (an. 1840), il Baldacchini dimandò di voler fare ricerche nell'Archivio di Stato, e il Soprintendente Spinelli, che ne tolse la cura sopra di sè, finì per scrivergli una lettera con la quale fece sapere che il processo del Campanella fu «formato fuori la giurisdizione de' tribunali della capitale, per cui non esiste in Archivio», ed aggiunse non essersi trovato nulla nelle Esecutorie, Dispacci del Collaterale, Provvisioni in forma Cancelleriae, Lettere Regie, Processi del Collaterale etc. — Inoltre si legge nel Rendiconto delle tornate dell'Accademia Pontaniana (an. 1865, tornata 11 giugno pag. 58), che avendo l'Accademia a proposta del Baldacchini impegnato il Soprintendente Trinchera perchè si cercasse ancora nell'Archivio qualche notizia, egli fece sapere di «aver fatto ripetere le ricerche per le notizie concernenti il Campanella, senza che si ottenesse alcun favorevole risultamento». — Tutto ciò mostra una volta di più, che le ricerche si dobbono fare da chi ha già bene studiato l'argomento, su cui si vogliono notizie. E quanto al voler trovare il processo nell'Archivio di Stato, si conosce oramai da un pezzo che esso fu disperso o bruciato anche prima che il Campanella fosse liberato dal carcere, e nel 1620 non si trovava più. Se ne potrebbe solamente trovare qualche copia, come quella posseduta dal Giannone, ma non nell'Archivio. Ed aggiungiamo che si potrebbe del pari trovare non nell'Archivio, bensì in qualche Biblioteca, una «Relazione di Carlo Spinelli Luogotenente generale in Calabria», che si vede citata, a proposito di Gio. Geronimo Morano, dal Duca della Guardie (Discorsi delle famiglie estinte, forestiere etc. Nap. 1641 pag. 264); essa riuscirebbe importante poco meno del processo, ed è bene che i ricercatori lo tengano presente.
15.Rendiamo pubbliche grazie al cav. F.º Sanchez Diaz Direttore dell'Arch. in Simancas ed a' suoi solerti Impiegati, che dapprima alleviarono il nostro poco lieto soggiorno in quella infelice borgata, e poi ci diedero prova gratissima del come sappiano degnamente soddisfare agl'impegni presi: diversi tratti, che avevamo copiati di mano nostra, ci hanno fatto rilevare la grande diligenza con la quale venne condotta la copia trascritta a nostre spese de' documenti che avevamo rinvenuti. È superfluo poi parlare degli Archivii italiani, dove per altro tutto è stato trascritto di mano nostra: la cortesia degl'Impiegati di questi Archivii è ben nota a chiunque li abbia anche una sola volta visitati.
15.Rendiamo pubbliche grazie al cav. F.º Sanchez Diaz Direttore dell'Arch. in Simancas ed a' suoi solerti Impiegati, che dapprima alleviarono il nostro poco lieto soggiorno in quella infelice borgata, e poi ci diedero prova gratissima del come sappiano degnamente soddisfare agl'impegni presi: diversi tratti, che avevamo copiati di mano nostra, ci hanno fatto rilevare la grande diligenza con la quale venne condotta la copia trascritta a nostre spese de' documenti che avevamo rinvenuti. È superfluo poi parlare degli Archivii italiani, dove per altro tutto è stato trascritto di mano nostra: la cortesia degl'Impiegati di questi Archivii è ben nota a chiunque li abbia anche una sola volta visitati.
16.Ecco un elenco di tali documenti: i due primi stanno nel Carteggio Vicereale, gli altri tutti nel Processo di eresia. 1º La denunzia di Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia, che fu la prima base del processo; 2º La dichiarazione scritta dal Campanella subito che fu preso; 3º L'esame di Cesare Pisano al cospetto dello Xarava; 4º L'indulto concesso da Carlo Spinelli a Giulio Soldaniero e Valerio Bruno fuorusciti e denunzianti, ad istanza di fra Cornelio; 5º L'esame di fra Gio. Battista di Pizzoni; 6º Le confronte del Pizzoni col Campanella, e poi con fra Dionisio, come pure quella di fra Dionisio con fra Silvestro di Lauriana; 7º L'esame di fra Domenico Petrolo; 8º Il secondo esame di fra Domenico fatto a sua richiesta; 9º Le cartoline scritte trovato indosso al Campanella quando fu spogliato per dargli il tormento del polledro; 10º La relazione di due dialoghi notturni tra il Campanella dichiaratosi pazzo e il suo amico fra Pietro Ponzio, raccolti dagli scrivani mandati a spiarli.
16.Ecco un elenco di tali documenti: i due primi stanno nel Carteggio Vicereale, gli altri tutti nel Processo di eresia. 1º La denunzia di Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia, che fu la prima base del processo; 2º La dichiarazione scritta dal Campanella subito che fu preso; 3º L'esame di Cesare Pisano al cospetto dello Xarava; 4º L'indulto concesso da Carlo Spinelli a Giulio Soldaniero e Valerio Bruno fuorusciti e denunzianti, ad istanza di fra Cornelio; 5º L'esame di fra Gio. Battista di Pizzoni; 6º Le confronte del Pizzoni col Campanella, e poi con fra Dionisio, come pure quella di fra Dionisio con fra Silvestro di Lauriana; 7º L'esame di fra Domenico Petrolo; 8º Il secondo esame di fra Domenico fatto a sua richiesta; 9º Le cartoline scritte trovato indosso al Campanella quando fu spogliato per dargli il tormento del polledro; 10º La relazione di due dialoghi notturni tra il Campanella dichiaratosi pazzo e il suo amico fra Pietro Ponzio, raccolti dagli scrivani mandati a spiarli.
17.Berti, Nuovi Documenti su Tommaso Campanella tratti dal Carteggio di Giovanni Fabri, Roma 1881 (15 9bre). — Di questa Memoria a soli 100 esemplari l'autore ci ha fatto dono, e glie ne rendiamo pubbliche grazie.
17.Berti, Nuovi Documenti su Tommaso Campanella tratti dal Carteggio di Giovanni Fabri, Roma 1881 (15 9bre). — Di questa Memoria a soli 100 esemplari l'autore ci ha fatto dono, e glie ne rendiamo pubbliche grazie.
18.Alludiamo all'uso delle parole «inquisito, confronta, cerca» etc. che si trovano adoperate ne' processi abitualmente. A proposito poi della lezione precisa de' documenti, che ci siamo sforzati di riprodurre con fedeltà, non sarà forse inutile fare avvertire che spesso la medesima parola, adoperata a breve intervallo, vi s'incontra variata oltre ogni aspettativa: p. es. non è raro incontrare in due o tre versi successivi «esamine, essamine, examine». Era tanto spinto il gusto del vario nel 1600, da riuscire assai difficile l'adagiarsi in una dicitura uniforme; non vorremmo quindi che il fatto venisse attribuito a poca esattezza di riproduzione da parte nostra.
18.Alludiamo all'uso delle parole «inquisito, confronta, cerca» etc. che si trovano adoperate ne' processi abitualmente. A proposito poi della lezione precisa de' documenti, che ci siamo sforzati di riprodurre con fedeltà, non sarà forse inutile fare avvertire che spesso la medesima parola, adoperata a breve intervallo, vi s'incontra variata oltre ogni aspettativa: p. es. non è raro incontrare in due o tre versi successivi «esamine, essamine, examine». Era tanto spinto il gusto del vario nel 1600, da riuscire assai difficile l'adagiarsi in una dicitura uniforme; non vorremmo quindi che il fatto venisse attribuito a poca esattezza di riproduzione da parte nostra.
19.Ved. Colet, Oeuvres choisies de Campanella, Paris 1844; e Angeloni Barbiani, Tommaso Campanella, Saggio critico, Venez. 1876
19.Ved. Colet, Oeuvres choisies de Campanella, Paris 1844; e Angeloni Barbiani, Tommaso Campanella, Saggio critico, Venez. 1876
20.Ved. Lettera del Card.lS. Giorgio al Nunzio Aldobrandini del 18 giugno 1594 Cod. Strozziani filz. 207.
20.Ved. Lettera del Card.lS. Giorgio al Nunzio Aldobrandini del 18 giugno 1594 Cod. Strozziani filz. 207.
21.Ved. Capialbi, Documenti inediti circa la voluta ribellione di F. Tommaso Campanella, Nap. 1845, p. 16 in nota.
21.Ved. Capialbi, Documenti inediti circa la voluta ribellione di F. Tommaso Campanella, Nap. 1845, p. 16 in nota.
22.Ved. nell'Arch. di Roma,Processi, il proc. 251; num.º del registro 69, fol. del proc. 1298. E cons. Bertolotti, Giornalisti, Astrologi e Negromanti, nella Rivista Europea, febb. 1878. — D'altronde anche in una delle lettere del Campanella da noi pubblicate, quella degli 8 luglio 1607 a Mons. Querengo, egli dice di avere «anni 39 da finir a Settembre». Ved. il Codice delle Lettere del Campanella etc. Nap. 1881, pag. 61.
22.Ved. nell'Arch. di Roma,Processi, il proc. 251; num.º del registro 69, fol. del proc. 1298. E cons. Bertolotti, Giornalisti, Astrologi e Negromanti, nella Rivista Europea, febb. 1878. — D'altronde anche in una delle lettere del Campanella da noi pubblicate, quella degli 8 luglio 1607 a Mons. Querengo, egli dice di avere «anni 39 da finir a Settembre». Ved. il Codice delle Lettere del Campanella etc. Nap. 1881, pag. 61.
23.Ved. nel vol. III Doc. 304, pag. 247.
23.Ved. nel vol. III Doc. 304, pag. 247.
24.Ved. Doc. 1º, pag. 4.
24.Ved. Doc. 1º, pag. 4.
25.Così nelle sue Poesie fllosofiche, ediz.eD'Ancona p. 107:«Povero io nacqui, e di miserie vengonutrito in mille prove».Anche nella lett. a Mons. Querengo pocofà menzionata si legge: «io in bassa fortuna nacqui».
25.Così nelle sue Poesie fllosofiche, ediz.eD'Ancona p. 107:
«Povero io nacqui, e di miserie vengonutrito in mille prove».
«Povero io nacqui, e di miserie vengonutrito in mille prove».
«Povero io nacqui, e di miserie vengo
nutrito in mille prove».
Anche nella lett. a Mons. Querengo pocofà menzionata si legge: «io in bassa fortuna nacqui».
26.Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.
26.Berti, T. Campanella, nella Nuova Antologia, luglio 1878, pag. 202.
27.Così nella sua operaDe Sensu Rerum, lib. 3. cap. 11. Ma anche in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa «indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'operaDe Sensu rerum, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54) e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.
27.Così nella sua operaDe Sensu Rerum, lib. 3. cap. 11. Ma anche in molti altri luoghi egli parla de' maravigliosi pronostici di questa «indotta feminuccia» che era la sua carità, e che egli maritò, come disse nel processo. Avvertiamo che nel citare qualche brano dell'operaDe Sensu rerum, diamo la preferenza a un ms. italiano «Del senso delle cose», che si conserva nella Bibl. Nazionale di Napoli (I, D, 54) e che rappresenta la ricomposizione originaria dell'opera dopochè era stata perduta: esso ci offre un modo di scrivere corrente, molto usato dal Campanella ma poco conosciuto, abbastanza rozzo ma assai curioso.
28.Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova nelle stesse scritturePartium, vol. 1477 fol. 208. Prospero Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».
28.Ved. Doc. 1º, c, pag. 6. Ad esso fa riscontro un altro documento della stessa epoca e proveniente dagli stessi luoghi, che si trova nelle stesse scritturePartium, vol. 1477 fol. 208. Prospero Carnevale di Stilo, il cui nome incontreremo nel corso di questa narrazione, in data del 2 10bre 1598 si duole che alcuni cittadini, e tra gli altri un Bernardino Stolca che faceva l'arte di scarparo, per non pagare «si sono levati dall'arte con andarne a spasso».
29.Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.
29.Ved. Doc. 336, pag. 300; 337, pag. 301; 369, pag. 370.
30.Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a Mons.rQuerengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc. 347, pag. 320.
30.Ved. per gli studii della puerizia, la lett. del Campanella a Mons.rQuerengo sopracitata. L'essere stato fra Tommaso dapprima chierico fu deposto nel processo da lui medesimo, fin dal suo primo interrogatorio, e poi anche da altri; ved. Doc. 304, pag. 247; e Doc. 347, pag. 320.
31.Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nellaNumerazione de' fuochidi Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge, «n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui, bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved.Processi della Camera della Sommarian.º 7654), «Acta inter univ.mCasalis Comini terrae Stili et univ.mCasalis stignani et alias». Quivi è registrato anche «not. Franc.º campanella».
31.Ved. Doc. 281, pag. 211, e la nostra Copia ms. de' processi ecclesiastici tom. 2º, fol. 277. Poniamo qui che nellaNumerazione de' fuochidi Stilo per l'anno 1532 (vol. 1385 della collezione) si legge, «n.º 20. Agacius Zoleus an. 50; Angelica uxor an. 40». Non costui, bensì qualche suo nipote dovè essere Agazio Solea grammatico, di cui si parla nel testo; e lo si trova citato come testimone, con la qualità di Nobile «nobil. Agazio czolea» in un processo del 1572 (ved.Processi della Camera della Sommarian.º 7654), «Acta inter univ.mCasalis Comini terrae Stili et univ.mCasalis stignani et alias». Quivi è registrato anche «not. Franc.º campanella».
32.Ved. Th. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2. p. 324.
32.Ved. Th. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6, cap. 2. p. 324.
33.Ved.De Sensu rerum, lib. 4, cap. 18.
33.Ved.De Sensu rerum, lib. 4, cap. 18.
34.Ved.De libris propriis Syntagma, ediz. del Crenius, Lugd. Batav. 1696.
34.Ved.De libris propriis Syntagma, ediz. del Crenius, Lugd. Batav. 1696.
35.Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della così dettaScuola Salernitana, che comprende le carte dello Studio di Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge: «Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, leMatricole dello Studio di Napolirecano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo menzionato nel corso della vita di lui.
35.Ved. nell'Arch. di Stato il vol. 170, fasc. 1. fol. 46 t.º della così dettaScuola Salernitana, che comprende le carte dello Studio di Salerno ed anche parecchie carte dello Studio di Napoli. Vi si legge: «Ego Julius Cesar Campanella de Stilo spondeo, voveo et juro, sic me deus adjuvet per haec sancta dei Evangelia». Notiamo ancora che verso la stessa epoca, e propriamente nell'anno 1586, leMatricole dello Studio di Napolirecano tra gli altri «Paulo Campanella de Stilo leggista», che dovea essere cugino di fra Tommaso e che troveremo menzionato nel corso della vita di lui.
36.Vedi nell'Arch. di Stato ilRollo de' Lettoridi quest'epoca, ed inoltre leMatricole dello Studio. Non mancano gli esempî di persone solamente licenziate che dimandavano ed ottenevano permesso d'insegnare: si può citare, tra gli altri, il caso del celebre Mario Schipano, che era soltanto licenziato e dimandava di laurearsi il 20 giugno 1601 (ved.Scuola Salernitanavol. 188), ed aveva già ottenuto il permesso d'insegnar logica due anni prima. «Die 7 mensis septembris 1599 fuit concessa licentia Mario Schipano legendi logicam scholaribus matriculatis et non aliter, per annum a data praesentium; fecit professionem» (ved. lo zibaldone delleCertificatorie e Rolli de' lettoridi quest'epoca tra le carte della Cappellania maggiore). — Relativamente al Bando sopramenzionato, esso trovasi ripetuto quasi ogni anno nelleMatricole: reca, al solito, un grossolano pretesto e dice così: «Banno et Comandamento da parte dell'Ill.moet Excell.moetc. (si metteva il nome del Vicerè dell'anno). — Essendo informati che per molti doctori et altre persone se leggono nelle lloro case et in altri lochi fora del pup.eostudio di questa m.eaet fidelissima Città de Napoli diverse sorte de lectioni di legge di phil.aet med.aet altre lectioni che se leggono et soleno leggersi nel d.topup.eostudio dalli pup.eilectori di quello, et che etiam detti pup.eilectori leggono fora del studio predicto oltre le lectioni che se leggono nel d.tostudio, dal che n'è nato et nasce che li studenti et scolari quando vanno nel detto pup.eostudio per haverne inteso et intenderne lectioni fora di quello fanno romore di sorte che impediscono li lectori de leggere, et alli altri studenti, et scolari d'intendere le lectioni predette, et stando previsto et ordinato nel dicto pup.eostudio il numero de lectori li quali sono salariati dalla Regia Corte, et leggono lectioni d'ogni scientia, conviene che tutti detti studenti et scolari vadano ad intendere le lectioni predette nel dicto studio dalli decti lectori ordinarii salariati dalla detta Reg.aCorte et non da altri fora lo studio predetto. Pertanto attal che così s'essegna et per evitare li detti romori che sono soccessi per il passato nel detto studio per le cause predette Ordinamo, et Comannamo per il presente banno che dal dì della pubblicatione d'esso avante et infuturum non debbia nessuna persona de qualunque qualità se sia leggere nelle case ne in altro loco fora del detto studio nessuna lectione di legge filosofia et medicina eccetto che la lectione dell'instituta juxta testum sencza ordine et licentia nostra in scriptis, sotto pena à quello che contravenerà di tre anni de relegatione nell'Isola de Capri, Ordinando, et Comandando al m.eoRegente della gran Corte dela Vicaria et alli m.eigiudici di quella che attendano a fare osservare il presento banno et contra li transgressori debbiano esseguire la detta pena irremisibiliter. Datum»etc. (seguono le firme). — E ci sono anche capitati tra mano alcuni curiosi processi di questo genere.
36.Vedi nell'Arch. di Stato ilRollo de' Lettoridi quest'epoca, ed inoltre leMatricole dello Studio. Non mancano gli esempî di persone solamente licenziate che dimandavano ed ottenevano permesso d'insegnare: si può citare, tra gli altri, il caso del celebre Mario Schipano, che era soltanto licenziato e dimandava di laurearsi il 20 giugno 1601 (ved.Scuola Salernitanavol. 188), ed aveva già ottenuto il permesso d'insegnar logica due anni prima. «Die 7 mensis septembris 1599 fuit concessa licentia Mario Schipano legendi logicam scholaribus matriculatis et non aliter, per annum a data praesentium; fecit professionem» (ved. lo zibaldone delleCertificatorie e Rolli de' lettoridi quest'epoca tra le carte della Cappellania maggiore). — Relativamente al Bando sopramenzionato, esso trovasi ripetuto quasi ogni anno nelleMatricole: reca, al solito, un grossolano pretesto e dice così: «Banno et Comandamento da parte dell'Ill.moet Excell.moetc. (si metteva il nome del Vicerè dell'anno). — Essendo informati che per molti doctori et altre persone se leggono nelle lloro case et in altri lochi fora del pup.eostudio di questa m.eaet fidelissima Città de Napoli diverse sorte de lectioni di legge di phil.aet med.aet altre lectioni che se leggono et soleno leggersi nel d.topup.eostudio dalli pup.eilectori di quello, et che etiam detti pup.eilectori leggono fora del studio predicto oltre le lectioni che se leggono nel d.tostudio, dal che n'è nato et nasce che li studenti et scolari quando vanno nel detto pup.eostudio per haverne inteso et intenderne lectioni fora di quello fanno romore di sorte che impediscono li lectori de leggere, et alli altri studenti, et scolari d'intendere le lectioni predette, et stando previsto et ordinato nel dicto pup.eostudio il numero de lectori li quali sono salariati dalla Regia Corte, et leggono lectioni d'ogni scientia, conviene che tutti detti studenti et scolari vadano ad intendere le lectioni predette nel dicto studio dalli decti lectori ordinarii salariati dalla detta Reg.aCorte et non da altri fora lo studio predetto. Pertanto attal che così s'essegna et per evitare li detti romori che sono soccessi per il passato nel detto studio per le cause predette Ordinamo, et Comannamo per il presente banno che dal dì della pubblicatione d'esso avante et infuturum non debbia nessuna persona de qualunque qualità se sia leggere nelle case ne in altro loco fora del detto studio nessuna lectione di legge filosofia et medicina eccetto che la lectione dell'instituta juxta testum sencza ordine et licentia nostra in scriptis, sotto pena à quello che contravenerà di tre anni de relegatione nell'Isola de Capri, Ordinando, et Comandando al m.eoRegente della gran Corte dela Vicaria et alli m.eigiudici di quella che attendano a fare osservare il presento banno et contra li transgressori debbiano esseguire la detta pena irremisibiliter. Datum»etc. (seguono le firme). — E ci sono anche capitati tra mano alcuni curiosi processi di questo genere.
37.Ved. p. es. a proposito di Gaetano Argento, il Settembrini, Lezioni di Letteratura Italiana, Nap. 1872, v. 3.º p. 19.
37.Ved. p. es. a proposito di Gaetano Argento, il Settembrini, Lezioni di Letteratura Italiana, Nap. 1872, v. 3.º p. 19.
38.Ved. Th. Campanellae,Philosophia sensibus demonstratapag. 3, e Doc. 304, pag. 246.
38.Ved. Th. Campanellae,Philosophia sensibus demonstratapag. 3, e Doc. 304, pag. 246.
39.Per la dichiarazione del Campanella ved. Doc 402, pag. 500; per quella de' due frati, che furono fra Francesco Merlino e fra Gio. Battista di Placanica, ved. Doc. 353 e 354, pag. 333 e 335, infine per la dichiarazione de' tre frati, che furono fra Alessandro di S. Giorgio, fra Giuseppe Bitonto, e fra Vincenzo Rodino, ved. Doc. 283, pag. 215; 297, pag. 232; 284, pag. 217. Fra Vincenzo parlò della dimora in Nicastro dopo S. Giorgio.
39.Per la dichiarazione del Campanella ved. Doc 402, pag. 500; per quella de' due frati, che furono fra Francesco Merlino e fra Gio. Battista di Placanica, ved. Doc. 353 e 354, pag. 333 e 335, infine per la dichiarazione de' tre frati, che furono fra Alessandro di S. Giorgio, fra Giuseppe Bitonto, e fra Vincenzo Rodino, ved. Doc. 283, pag. 215; 297, pag. 232; 284, pag. 217. Fra Vincenzo parlò della dimora in Nicastro dopo S. Giorgio.
40.D'Ancona, Op. di T. Campanella, Torino 1854. Disc. preliminare pag. 14.
40.D'Ancona, Op. di T. Campanella, Torino 1854. Disc. preliminare pag. 14.
41.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2.aed. Nap. 1847. pag. 27 e 28.
41.Baldacchini, Vita di T. Campanella, 2.aed. Nap. 1847. pag. 27 e 28.
42.A suo tempo non mancheremo di dare notizie più larghe su tutti i Signori del Tufo.
42.A suo tempo non mancheremo di dare notizie più larghe su tutti i Signori del Tufo.
43.Per la dichiarazione del Pizzoni ved. Doc. 278, pag. 199; per quella di fra Pietro Ponzio ved. Doc. 294, pag. 226.
43.Per la dichiarazione del Pizzoni ved. Doc. 278, pag. 199; per quella di fra Pietro Ponzio ved. Doc. 294, pag. 226.
44.NelleMatricole dello studio, degli anni 1586-87 e 1587-88, trovasi «Ferrante Pontio de Nicastro leggista». — NellaScuola Salernitana(vol. 170, fasc. 4.º cart. 83. t.º riferibile all'anno 1591) trovasi «Ferdinandus Pontius Neocastrensis» col suo giuramento autografo, avendo conseguita la laurea. — NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 della collezione) per l'anno 1598 si legge: «nº 939. Ferrante di Ponzio u.j.d. f.º del q.mJacovo a. 27 [in veteri n.º 684 in precedenti n.º 734» (solo). — «n.º 1267. Francesco de Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub focolare avi, in preced. n.º 1085, et in comprobatione dicunt monacum ordinis predicatorum et vocatur fr. dionisius ad praesens priorem in monasterio dive marie ann.tehujus civitatis, dicunt ad praesens monacum ut supra». — «n.º 1268 Pietro di Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub foculare avi, in preced. n.º 1086, et in comprobatione dicunt monachum ordinis predicatorum, dicunt ad praesens monacum ut supra».
44.NelleMatricole dello studio, degli anni 1586-87 e 1587-88, trovasi «Ferrante Pontio de Nicastro leggista». — NellaScuola Salernitana(vol. 170, fasc. 4.º cart. 83. t.º riferibile all'anno 1591) trovasi «Ferdinandus Pontius Neocastrensis» col suo giuramento autografo, avendo conseguita la laurea. — NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 della collezione) per l'anno 1598 si legge: «nº 939. Ferrante di Ponzio u.j.d. f.º del q.mJacovo a. 27 [in veteri n.º 684 in precedenti n.º 734» (solo). — «n.º 1267. Francesco de Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub focolare avi, in preced. n.º 1085, et in comprobatione dicunt monacum ordinis predicatorum et vocatur fr. dionisius ad praesens priorem in monasterio dive marie ann.tehujus civitatis, dicunt ad praesens monacum ut supra». — «n.º 1268 Pietro di Pontio f.º del q.mJacovo de ferrante a.... [in vet. n.º 684 sub foculare avi, in preced. n.º 1086, et in comprobatione dicunt monachum ordinis predicatorum, dicunt ad praesens monacum ut supra».
45.Ved. Doc. 380, pag. 393.
45.Ved. Doc. 380, pag. 393.
46.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º p. 41.
46.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º p. 41.
47.Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.
47.Franc. Fiorentino, Bernardino Telesio, Firenze 1872-74.
48.Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria, Neap. 1619.
48.Jo. Pauli Galterii, Praxis tutelaris, Neap. 1601 (ediz. dedicata a D. Lelio Orsini), e poi Neap. 1621; Practica criminalis instrumentaria, Neap. 1619.
49.Ved. nell'Arch. di Stato laNumerazione de' fuochidi Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol. 2 vi si legge: «Se possede lo pr.toCasale de acqua for.saper lo Civile tantum per lo Rev.moFantino petregnano arcevescovo di Cosenza, et per lo m.coMutio Campolongo se possede la Jurisditione delle Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.iPartiumvol. 1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza, onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli adoni feudali; infine i Reg.iCuriaevol. 54 fol. 29, lett. del 31 marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini (un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo visto quello ci servite (sic) intorno alli eccessi commessi per Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio, il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo, uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato, et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat. Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D. Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' RegistriCuriae, vol. 55, an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto insulentie (sic) in persona di don domitio laudato preite de Cassano, et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci ha parso commetterlo a voi...etc. 18 febbr. 1604. El conde (int. El conde de Benavente)».
49.Ved. nell'Arch. di Stato laNumerazione de' fuochidi Acquaformosa per l'anno 1595 (vol. 1156 della collezione). Al fol. 2 vi si legge: «Se possede lo pr.toCasale de acqua for.saper lo Civile tantum per lo Rev.moFantino petregnano arcevescovo di Cosenza, et per lo m.coMutio Campolongo se possede la Jurisditione delle Cause criminale et mixte». — Ved. inoltre i Reg.iPartiumvol. 1139 fol. 12, let. del 14 8bre 1589, in cui si parla del suo feudo e del suo bestiame; e vol. 1490 fol. 5, let. del 19 gen.º 1598, in cui si parla della sua cittadinanza di Altomonte e dimora in Cosenza, onde non deve pagare la gabella della macina, mentre ha pagato gli adoni feudali; infine i Reg.iCuriaevol. 54 fol. 29, lett. del 31 marzo 1603. Quest'ultima è una risposta Vicereale a D. Lelio Orsini (un altro amico acquistatosi in sèguito dal Campanella), il quale era allora Preside della Provincia di Calabria Citra e Commissario di campagna contro i fuorusciti; e gioverà riportarla. «Philippus etc. Don lelio orsino per una vostra deli cinque di novembre havemo visto quello ci servite (sic) intorno alli eccessi commessi per Mutio Campolongo Capitanio de Cavalli della nova melitia, che havendo il Capitanio di Altomonte carcerato un barbiero, il detto Mutio li mandò a dire che l'excarcerasse, il che recusatosi detto Capitanio, il detto Mutio dentro la casa della Corte li disse molte parole ingiuriose minacciandolo, et cossì anco nella strata publica, et di poi poco distante da detta terra venendo detto Capitanio a cavallo, uno schiavo del predetto Mutio se li fe avante dicendoli per che non haveva liberato lo barbiero poichè il suo padrone ci l'havea pregato, et rispostosi per detto Capitanio che non era tempo, il detto schiavo con un bastone li donò molte bastonate, et de più havendo detto Capitanio preso carcerato un albanese del Casale d'Acqua formosa nel quale detto Mutio tiene la iurisdittione criminale, si chiamò l'alguzino che lo portava carcerato, et li disse che lo lassasse, et che non pigliasse più carcerati li soi vassalli che haveria crepato de mazze etiam lo predetto Capitanio, del che vi ha parso darcene aviso con tutto lo de più per quella andate significando, et ci supponete ad ordinare di possere conoscere la detta causa, Al che rispondendo vi dicimo che ci ne contentamo, et vi ordinamo che debiate procedere contra lo predetto Mutio Campolongo a quanto serà di giustitia in virtù della vostra Commessione che da noi tenete, però non procederete ad atto inretractabile nè ad exequtione di sententia contra di esso senza prima farne parte a noi, et farci destinta relatione di quanto passa, acciò vistosi il tutto possiamo ordinare quello si haverà da exequire, et questo è quanto ci occorre intorno a detta vostra. dat. Neap. die ultima mensis Martii 1603. D. Franc.º de Castro». — Non risulta che tale ordine avesse avuto effetto: ecco un'altra lettera Vicereale diretta nell'anno seguente a Giulio Palermo successore di D. Lelio Orsini, quale si legge del pari ne' RegistriCuriae, vol. 55, an. 1604, fol. 97. «A nostra notitia è pervenuto che mutio campolongo patrone del criminale della terra de acqua formosa habbia usato molto insulentie (sic) in persona di don domitio laudato preite de Cassano, et desiderando noi saperne la verità di come è passato detto negotio ci ha parso commetterlo a voi...etc. 18 febbr. 1604. El conde (int. El conde de Benavente)».
50.Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati nel principio di questo secolo».
50.Capialbi, op. cit. pag. 56 nota, e pag. 65. — «Gio. Francesco Branca nacque in Castrovillari circa il 1557 da Bernardino nativo di Citraro, e Covella di Rario, dottorato in filosofia e medicina ritornò in patria e sposò Alessandra Dionisio di Castrovillari. Ebbe tre figlie e diè in dote a ciascuna ducati 3,000 somma a que' tempi non indifferente: la sua primogenita, Vittoria, sposò nel 7 maggio 1598 il dottore in legge Tiberio Poù napoletano. Morì il 24 agosto 1621, avendo lasciato in testamento a' frati conventuali del suo paese la biblioteca e i suoi manoscritti che andarono smarriti per l'espulsione de' frati nel principio di questo secolo».
51.Ved.Numerazione de' fuochidi Rogiano (vol. 1345 della collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a. 27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99, et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99. Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.mAloysii a. 30; Antonia uxor a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308. Ferdinandus de Rogliano q.mAloysii a. 25» (senz'altro). — Nell'anno 1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano, in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nellaNumerazione de' fuochidi Altomonte (vol. 1145 della collezione) trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in Altomonte.
51.Ved.Numerazione de' fuochidi Rogiano (vol. 1345 della collezione). Nell'anno 1562 si legge: «n.º 222 Loyse de Rogliano a. 27, Marcella uxor a. 22; Dom. f.º a. 2. [In nova Plinius f.º n.º 99, et Ferdinandus alius f.º n.º 308». — Nell'anno 1596 si legge: «n.º 99. Plinius Roglianus Artis medicae doctor q.mAloysii a. 30; Antonia uxor a. 20; Fulvia filia a. 2.; Cesar a. 20, Diana a. 18 famuli. — n.º 308. Ferdinandus de Rogliano q.mAloysii a. 25» (senz'altro). — Nell'anno 1641 tra' nomi de «Fuochi estinti» si legge: «n.º 36 Prinio Rogliano, in vet. n.º 99. — n.º 101. Ferdinando Rogliano, in vet. n.º 308». — Si avverte inoltre che nella numerazione del 1596 trovasi pure un Platone Rogliano, un Partenio Rogliano etc. E si aggiunge infine che nellaNumerazione de' fuochidi Altomonte (vol. 1145 della collezione) trovasi per la discussione degli aggravii citato come testimone due volte, a cart. 115 e 117 «Plinio Rogliano A.M.D.» rilevandosi che fu contumace; donde desumiamo che egli doveva avere possessioni in Altomonte.
52.P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.
52.P.eFiore, Calabria illustrata, Nap. 1691, tom. 2.º pag. 394.
53.Ved. Doc. 278, pag. 199.
53.Ved. Doc. 278, pag. 199.
54.Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.aEd. Traiecti ad Rhenum 1741, p. 4.
54.Ern. Salom. Cyprianus, Vita Campanellae, 2.aEd. Traiecti ad Rhenum 1741, p. 4.
55.D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.
55.D'Ancona, op. cit. pag. 48 e seguenti.
56.Per le testimonianze processuali citate qui sopra ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282. Avvertiamo che alle ultime circostanze suddette non si può aggiustar fede facilmente: a chiunque avesse dato motivo di far parlare gravemente di sè, in materia di fede, soleva affibbiarsi una mala fine, semprechè egli era lontano e la vera fine non si poteva conoscere.
56.Per le testimonianze processuali citate qui sopra ved. Doc. 328 e 329, pag. 281 e 282. Avvertiamo che alle ultime circostanze suddette non si può aggiustar fede facilmente: a chiunque avesse dato motivo di far parlare gravemente di sè, in materia di fede, soleva affibbiarsi una mala fine, semprechè egli era lontano e la vera fine non si poteva conoscere.
57.Il brano dell'Atheismus triumphatus, rilevato dal Berti nell'ediz. di Roma 1630 pag. 150, sarebbe il seguente: «Hanc scientiam.... (int. la Magia) multi a Daemone ex parte docentur: quod mihi jam non est dubium, postquam Astrologumsupradictumhanc quoque scientiam, et alias docere promisit artes, simulans sese Angelum esse. At ego increpavi Astrologum, cum mihi dolosa ejus verba retulisset, et dissolutum est commercium, ac deceptionem sui nuncius agnoscens recessit a visionibus, et suggestione sola moraliter deceptus necem obiit violentam». Ma questo brano, come si vede, richiama un altro brano precedente, che dovrebb'essere quello della pag. 113, il quale dice così: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis (int. l'apparizione de' Demonii), quod tandem non sine Dei providentia, ex meo (sic) malo operante mihi bonum assecutus sum. Scio Astrologicum virum moderatum, qui ex constellatione in genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus est illi apparituros intellectus abstractos, licet incerta argumentatione; tunc avidus experiundi instruxit juvenem quomodo esset rogaturus Angelos Lunae, et Stellis praesidentes, quos philosophi, vel solos non negant Peripatetici, qui negant Daemones et Angeles alios omnes. Disposuitque confectis orationibus cerimoniisque. Tunc juvenis coepit mirifica videre, et responsa accepit Astrologus per illum de rebus gravissimis, et qui apparebat ei Spiritus simulabat se esse Angelum, et aliquando esse lunam, aliquando Solem, aliquando Deum. Sub his enim et aliis formis apparebat inter somnum et vigiliam. Veritates plurimas annunciabat. Multique apparuerunt, sed paulatim ad magis falsa pertrahere conati sunt idiotam adolescentem...» (qui enumera una serie di falsi principii annunciati dagli Spiriti).. «Tandem amicus signa petit, sicut Gedeon per juvenem. Pollicitus est qui apparebat: sed exinde dolis usus est incredibilibus, quò curiosum virum Astrologum dubitantem, et meliora consulentem, ab illo misero juvene separaret. Quem deinde separatum, ut libuit, deceperunt, et ad violentam necem pertraxerunt. Tunc alium virum praestolantem promissa ante casum juvenis aerumnae atrocissimae ad majorem experientiam tennerunt diu, donec propriis visionibus agnovit quae vix unquam intellexisset». Dobbiamo ancora fare avvertire che quest'ultimo brano offre qualche variante nell'ediz. di Parigi 1636, leggendovisi a pag. 161: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis... (come sopra) quod...ex eomale operante mihi bonum assecutus sum. Astrologus ingenuae probitatis, Astrologica superstitione Haly Abenragel curiose provocatus, nondum expertus doctrinam sanctorum quod in omnibus vanis observationibus sese ingerit Daemon: ex genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus illi apparituros intellectus abstractos, quamvis id nec ipse crederet, experiundi gratia quod Plinius et Aristoteles contra dogma Christianum falsum esse docent: instruxit juvenem quomodo invocaret Angelos siderum, quos Peripatetici solum extare concedunt: ad nos autem non descendere. Tunc juvenis coepit mirifica videre.... etc. (il resto come sopra, aggiuntovi dopo la parola«intellexisset» quamvis viri sancti et philosophi multi haec asserant). — Evidentemente tra un brano e l'altro c'è un garbuglio circa la persona dell'astrologo, che una volta rappresenta la parte di colui il quale avea le visioni del demonio camuffato da angelo, con la promessa che gli avrebbe insegnata la magia etc.; ed un'altra volta rappresenta la parte di colui il quale sorvegliava e criticava le rivelazioni dell'angelo e lo scovriva demonio. Sembra che al Berti sia caduto sott'occhio unicamente il brano riportato sopra in primo luogo. Ad ogni modo da esso non risulta quanto il Berti dice, che cioè al Campanella «avanti che entrasse in carcere, un astrologo, il quale fingevasi angelo, promise insegnargli la magia per parte di Dio: ma essendosi ben presto accorto dell'inganno, ruppe bruscamente ogni pratica, tanto che l'astrologo vedendosi a tal modo deluso, si tolse violentemente la vita» (Nuova Antologia, luglio 1878 pag. 207). Al Campanella non toccò altro qui, che riprovare le ingannevoli promesse fatte dal demonio all'astrologo, aprire gli occhi a costui, il quale ruppe il commercio col demonio e poi finì per morte violenta. Ma le Lettere del Campanella già pubblicate dal Centofanti (Archivio Storico an. 1866, pag. 30-34, e 66) danno molta luce su questo fatto, e mostrano fuori ogni dubbio che esso accadde appunto nel carcere, durante il luglio o agosto 1603; sicchè avremo naturalmente ad occuparcene a suo luogo.
57.Il brano dell'Atheismus triumphatus, rilevato dal Berti nell'ediz. di Roma 1630 pag. 150, sarebbe il seguente: «Hanc scientiam.... (int. la Magia) multi a Daemone ex parte docentur: quod mihi jam non est dubium, postquam Astrologumsupradictumhanc quoque scientiam, et alias docere promisit artes, simulans sese Angelum esse. At ego increpavi Astrologum, cum mihi dolosa ejus verba retulisset, et dissolutum est commercium, ac deceptionem sui nuncius agnoscens recessit a visionibus, et suggestione sola moraliter deceptus necem obiit violentam». Ma questo brano, come si vede, richiama un altro brano precedente, che dovrebb'essere quello della pag. 113, il quale dice così: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis (int. l'apparizione de' Demonii), quod tandem non sine Dei providentia, ex meo (sic) malo operante mihi bonum assecutus sum. Scio Astrologicum virum moderatum, qui ex constellatione in genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus est illi apparituros intellectus abstractos, licet incerta argumentatione; tunc avidus experiundi instruxit juvenem quomodo esset rogaturus Angelos Lunae, et Stellis praesidentes, quos philosophi, vel solos non negant Peripatetici, qui negant Daemones et Angeles alios omnes. Disposuitque confectis orationibus cerimoniisque. Tunc juvenis coepit mirifica videre, et responsa accepit Astrologus per illum de rebus gravissimis, et qui apparebat ei Spiritus simulabat se esse Angelum, et aliquando esse lunam, aliquando Solem, aliquando Deum. Sub his enim et aliis formis apparebat inter somnum et vigiliam. Veritates plurimas annunciabat. Multique apparuerunt, sed paulatim ad magis falsa pertrahere conati sunt idiotam adolescentem...» (qui enumera una serie di falsi principii annunciati dagli Spiriti).. «Tandem amicus signa petit, sicut Gedeon per juvenem. Pollicitus est qui apparebat: sed exinde dolis usus est incredibilibus, quò curiosum virum Astrologum dubitantem, et meliora consulentem, ab illo misero juvene separaret. Quem deinde separatum, ut libuit, deceperunt, et ad violentam necem pertraxerunt. Tunc alium virum praestolantem promissa ante casum juvenis aerumnae atrocissimae ad majorem experientiam tennerunt diu, donec propriis visionibus agnovit quae vix unquam intellexisset». Dobbiamo ancora fare avvertire che quest'ultimo brano offre qualche variante nell'ediz. di Parigi 1636, leggendovisi a pag. 161: «Ipse magno arsi desiderio experiundae hujus veritatis... (come sopra) quod...ex eomale operante mihi bonum assecutus sum. Astrologus ingenuae probitatis, Astrologica superstitione Haly Abenragel curiose provocatus, nondum expertus doctrinam sanctorum quod in omnibus vanis observationibus sese ingerit Daemon: ex genesi cujusdam juvenis idiotae argumentatus illi apparituros intellectus abstractos, quamvis id nec ipse crederet, experiundi gratia quod Plinius et Aristoteles contra dogma Christianum falsum esse docent: instruxit juvenem quomodo invocaret Angelos siderum, quos Peripatetici solum extare concedunt: ad nos autem non descendere. Tunc juvenis coepit mirifica videre.... etc. (il resto come sopra, aggiuntovi dopo la parola«intellexisset» quamvis viri sancti et philosophi multi haec asserant). — Evidentemente tra un brano e l'altro c'è un garbuglio circa la persona dell'astrologo, che una volta rappresenta la parte di colui il quale avea le visioni del demonio camuffato da angelo, con la promessa che gli avrebbe insegnata la magia etc.; ed un'altra volta rappresenta la parte di colui il quale sorvegliava e criticava le rivelazioni dell'angelo e lo scovriva demonio. Sembra che al Berti sia caduto sott'occhio unicamente il brano riportato sopra in primo luogo. Ad ogni modo da esso non risulta quanto il Berti dice, che cioè al Campanella «avanti che entrasse in carcere, un astrologo, il quale fingevasi angelo, promise insegnargli la magia per parte di Dio: ma essendosi ben presto accorto dell'inganno, ruppe bruscamente ogni pratica, tanto che l'astrologo vedendosi a tal modo deluso, si tolse violentemente la vita» (Nuova Antologia, luglio 1878 pag. 207). Al Campanella non toccò altro qui, che riprovare le ingannevoli promesse fatte dal demonio all'astrologo, aprire gli occhi a costui, il quale ruppe il commercio col demonio e poi finì per morte violenta. Ma le Lettere del Campanella già pubblicate dal Centofanti (Archivio Storico an. 1866, pag. 30-34, e 66) danno molta luce su questo fatto, e mostrano fuori ogni dubbio che esso accadde appunto nel carcere, durante il luglio o agosto 1603; sicchè avremo naturalmente ad occuparcene a suo luogo.
58.Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo dei suoi scritti, Roma 1878, pag. 71 in nota.
58.Berti, Lettere inedite di T. Campanella e Catalogo dei suoi scritti, Roma 1878, pag. 71 in nota.
59.Deposizioni di fra Giuseppe Bitonto e fra Francesco Merlino; ved. Doc. 297 e 352, pag. 232 e 332.
59.Deposizioni di fra Giuseppe Bitonto e fra Francesco Merlino; ved. Doc. 297 e 352, pag. 232 e 332.
60.Meno esattamente il D'Ancona (op. cit. pag. 78) con la scorta forse del Fontana lo disse eletto il 1589. Quétif ed Echard (Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Paris. 1721, t. 2, pag. 292) lo dicono veramente Commissario gen.ledell'Inquisizione nel 1588, e nello stesso anno Generale dell'Ordine. Nell'iscrizione funeraria, che è del 1600, leggesi «assumptionis suae anno XII a die XX maii». Questa iscrizione si trova nella Cappella de' Brancacci in S. Domenico, sormontata dal ritratto del Beccaria, opera di Carlo Sellitto; un viso lungo, magro e pallido, con sorriso sforzato, fisonomia come quella che suol darsi a Mefistofele: avremo ancora a parlare di lui in relazione col Campanella.
60.Meno esattamente il D'Ancona (op. cit. pag. 78) con la scorta forse del Fontana lo disse eletto il 1589. Quétif ed Echard (Scriptores ordinis Praedicatorum, Lutet. Paris. 1721, t. 2, pag. 292) lo dicono veramente Commissario gen.ledell'Inquisizione nel 1588, e nello stesso anno Generale dell'Ordine. Nell'iscrizione funeraria, che è del 1600, leggesi «assumptionis suae anno XII a die XX maii». Questa iscrizione si trova nella Cappella de' Brancacci in S. Domenico, sormontata dal ritratto del Beccaria, opera di Carlo Sellitto; un viso lungo, magro e pallido, con sorriso sforzato, fisonomia come quella che suol darsi a Mefistofele: avremo ancora a parlare di lui in relazione col Campanella.
61.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º pag. 42.
61.Jani Nicii Erythraei, Pinacotheca imaginum, Coloniae 1642, tom. 1.º pag. 42.
62.Ved. Fiorentino, Bernardino Telesio, v. 2.º pag. 23.
62.Ved. Fiorentino, Bernardino Telesio, v. 2.º pag. 23.
63.Ved. nell'Arch. di Stato la così dettaScuola Salernitana, vol. 4.º fasc. 2.º (anno 1614), e vol. 188.º fasc. 4.º (anno 1601-1603). I cartoni, che quivi si conservano, riflettono una disputa in filosofia sostenuta da Gio. Bernardino Pasanisi di Manduria, una in medicina da Francesco Costa di Salerno, una in legge dal nobile Marcello Macedonio di Napoli: nella disputa in legge figura da preside il lettore pubblico delleInstitutaFrancesco Fenice alias Abate Aristotile, che soleva firmare con l'aggiunta di questo soprannome. Le proposizioni in filosofia sono non meno di 50, distinte sotto più rubriche: Ex metaphysica; Corporis naturalis principia; Caussae; Affectiones; Corpus simplex; Rerum generatio et corruptio; Corpus vivens; Instrumentum sciendi.
63.Ved. nell'Arch. di Stato la così dettaScuola Salernitana, vol. 4.º fasc. 2.º (anno 1614), e vol. 188.º fasc. 4.º (anno 1601-1603). I cartoni, che quivi si conservano, riflettono una disputa in filosofia sostenuta da Gio. Bernardino Pasanisi di Manduria, una in medicina da Francesco Costa di Salerno, una in legge dal nobile Marcello Macedonio di Napoli: nella disputa in legge figura da preside il lettore pubblico delleInstitutaFrancesco Fenice alias Abate Aristotile, che soleva firmare con l'aggiunta di questo soprannome. Le proposizioni in filosofia sono non meno di 50, distinte sotto più rubriche: Ex metaphysica; Corporis naturalis principia; Caussae; Affectiones; Corpus simplex; Rerum generatio et corruptio; Corpus vivens; Instrumentum sciendi.
64.Ved. nell'Arch. di Stato la lettera del Cappellano maggiore D. Girolamo della Marra, per la nomina del lettore Baldassarre Paglia, in data del 31 agosto 1672.
64.Ved. nell'Arch. di Stato la lettera del Cappellano maggiore D. Girolamo della Marra, per la nomina del lettore Baldassarre Paglia, in data del 31 agosto 1672.
65.Vedi laDescrizione di tutti i luoghi pii di Napoli, con l'importantissimaNumerazione e' fuochi ed anime di Napoli e suoi borghi, fatta a 7bre 1591, ottobre 93, giugno 96, e 7bre 98, ms. che si conserva in copia nella Biblioteca di S. Martino. — La numerazione fu eseguita dall'autorità ecclesiastica, non essendovi per Napoli una numerazione di fuochi governativa: e possiamo assicurare, sapendolo da altre fonti, che l'originale di quel documento fu scritto da Notar Francesco di Napoli nel 1598, e diretto al Card.lGesualdo ad occasione di una nuova circoscrizione parrocchiale che allora si fece. La popolazione di Napoli e borghi vi si trova notata in anime 225,769; quella de' Monisteri e Conservatorî in anime 7,365.
65.Vedi laDescrizione di tutti i luoghi pii di Napoli, con l'importantissimaNumerazione e' fuochi ed anime di Napoli e suoi borghi, fatta a 7bre 1591, ottobre 93, giugno 96, e 7bre 98, ms. che si conserva in copia nella Biblioteca di S. Martino. — La numerazione fu eseguita dall'autorità ecclesiastica, non essendovi per Napoli una numerazione di fuochi governativa: e possiamo assicurare, sapendolo da altre fonti, che l'originale di quel documento fu scritto da Notar Francesco di Napoli nel 1598, e diretto al Card.lGesualdo ad occasione di una nuova circoscrizione parrocchiale che allora si fece. La popolazione di Napoli e borghi vi si trova notata in anime 225,769; quella de' Monisteri e Conservatorî in anime 7,365.
66.Ved. nell'Arch. Mediceo, scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 222, la lett. del Nunzio al Sig. Statilio Paolini de' 5 giugno 1592. Vi si legge: «Io trovo qua un modo di vivere molto licentioso di quasi tutti i Regolari, che con molto scandalo et querela di questa città vanno giorno e notte soli et accompagnati dove lor piace, e tal'hora, quanto intendo, con armi proibite, nè solo in casa Donne sospette, ma alle pubbliche Commedie, sì che nel signor Vice Re et in questi Ministri Regii è venuto concetto che non si faccia eccesso notabile in questo Regno, che non c'intervenga o Preti o Frati. Ho pensato che sia bene darne notitia a N. S.reacciò S. S.tapossa commandare sopra il rimedio che gli par meglio, perchè se bene tengo il Breve contro à quelli che stessino alla strada (intend. datisi al brigantaggio), non di meno quanto alle cose soprascritte, che ho trovato per molti riscontri vere, et non ho lasciato occasione d'avertirne i loro superiori, non ho autorità alcuna, rispetto a' Privilegii di detti regolari».
66.Ved. nell'Arch. Mediceo, scritture Strozziane, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 222, la lett. del Nunzio al Sig. Statilio Paolini de' 5 giugno 1592. Vi si legge: «Io trovo qua un modo di vivere molto licentioso di quasi tutti i Regolari, che con molto scandalo et querela di questa città vanno giorno e notte soli et accompagnati dove lor piace, e tal'hora, quanto intendo, con armi proibite, nè solo in casa Donne sospette, ma alle pubbliche Commedie, sì che nel signor Vice Re et in questi Ministri Regii è venuto concetto che non si faccia eccesso notabile in questo Regno, che non c'intervenga o Preti o Frati. Ho pensato che sia bene darne notitia a N. S.reacciò S. S.tapossa commandare sopra il rimedio che gli par meglio, perchè se bene tengo il Breve contro à quelli che stessino alla strada (intend. datisi al brigantaggio), non di meno quanto alle cose soprascritte, che ho trovato per molti riscontri vere, et non ho lasciato occasione d'avertirne i loro superiori, non ho autorità alcuna, rispetto a' Privilegii di detti regolari».
67.Ved. per tutti i particolari del tumulto e ribellione de' frati principalmente i dispacci del Residente Veneto in Napoli, testimone oculare e non sospetto di partigianeria; essi furono già pubblicati dal Mutinelli, Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Venez. 1855 tom. 2.º pag. 166 e seg.tiVed. inoltre nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 208, la lett. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 6 giugno 1595. — Il Residente Veneto fu realmente testimone oculare, poichè il palazzo di Venezia aveva alle spalle il giardino del convento di S. Domenico, ed una terrazza di esso esistente in fondo al cortile dava facile passaggio a quel giardino. Come è noto agli amatori delle cose napoletane, il Palazzo di Venezia era quello che vedesi alla strada Trinità Maggiore (già strada del Seggio di Nido) un po' più in là del Palazzo del Principe della Rocca, dirimpetto all'imbocco della strada de' Pignatelli: era stato donato alla Serenis.madal Re Ladislao nel 1412, e fu specificatamente capitolato e restituito dopo le guerre d'Italia nella pace fatta a Bologna il 1529; si potrebbe tessere tutta la storia de' successivi mutamenti che vi furono introdotti con le notizie in gran numero che ne abbiamo incontrato nell'Archivio di Venezia. Oggi ancora vi si vede in fondo al cortile una terrazza, che all'epoca della quale trattiamo era guarnita di un portico a colonne e trovavasi ad un livello molto più basso, tanto che non una volta fu saltata da individui che scappavano innanzi a' birri e cercavano un asilo nel giardino de' frati: il portico fu poi guasto dalla cannonata dell'8bre 1647, durante l'insurrezione; avendo anche il popolo rotte le mura interne di questo Palazzo e degli altri contigui, per inoltrarsi da S. Domenico, dove si era barricato, verso il locale de' Gesuiti e il campanile di S. Chiara, dove aveano presa posizione gli spagnuoli.
67.Ved. per tutti i particolari del tumulto e ribellione de' frati principalmente i dispacci del Residente Veneto in Napoli, testimone oculare e non sospetto di partigianeria; essi furono già pubblicati dal Mutinelli, Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Venez. 1855 tom. 2.º pag. 166 e seg.tiVed. inoltre nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 208, la lett. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 6 giugno 1595. — Il Residente Veneto fu realmente testimone oculare, poichè il palazzo di Venezia aveva alle spalle il giardino del convento di S. Domenico, ed una terrazza di esso esistente in fondo al cortile dava facile passaggio a quel giardino. Come è noto agli amatori delle cose napoletane, il Palazzo di Venezia era quello che vedesi alla strada Trinità Maggiore (già strada del Seggio di Nido) un po' più in là del Palazzo del Principe della Rocca, dirimpetto all'imbocco della strada de' Pignatelli: era stato donato alla Serenis.madal Re Ladislao nel 1412, e fu specificatamente capitolato e restituito dopo le guerre d'Italia nella pace fatta a Bologna il 1529; si potrebbe tessere tutta la storia de' successivi mutamenti che vi furono introdotti con le notizie in gran numero che ne abbiamo incontrato nell'Archivio di Venezia. Oggi ancora vi si vede in fondo al cortile una terrazza, che all'epoca della quale trattiamo era guarnita di un portico a colonne e trovavasi ad un livello molto più basso, tanto che non una volta fu saltata da individui che scappavano innanzi a' birri e cercavano un asilo nel giardino de' frati: il portico fu poi guasto dalla cannonata dell'8bre 1647, durante l'insurrezione; avendo anche il popolo rotte le mura interne di questo Palazzo e degli altri contigui, per inoltrarsi da S. Domenico, dove si era barricato, verso il locale de' Gesuiti e il campanile di S. Chiara, dove aveano presa posizione gli spagnuoli.
68.Ved. Lett.edel Nunzio del 20 10bre 1602 e 3 7bre 1604.
68.Ved. Lett.edel Nunzio del 20 10bre 1602 e 3 7bre 1604.
69.Ved. Doc. 361, art. 48-49, pag. 354.
69.Ved. Doc. 361, art. 48-49, pag. 354.
70.Ved. nell'Arch. di Stato i RegistriPrivilegiorumvol. 41 an. 1546-47 fol. 35.
70.Ved. nell'Arch. di Stato i RegistriPrivilegiorumvol. 41 an. 1546-47 fol. 35.
71.Ved. il brano delSyntagmasopra riportato, a pag. 22. Per la deposizione che attestò avere il Campanella dimorato presso Mario del Tufo ved. il Doc. già citato, n.º 352, pag. 332.
71.Ved. il brano delSyntagmasopra riportato, a pag. 22. Per la deposizione che attestò avere il Campanella dimorato presso Mario del Tufo ved. il Doc. già citato, n.º 352, pag. 332.
72.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 86, an. 1587-88, fol. 262.
72.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 86, an. 1587-88, fol. 262.