— Grandezza e Decadenza — mormorò il Cavalcanti, che osservava con me.
Verso le dieci vedemmo lontano dei lumi.
— È Marsiglia — dissero alcuni.
— Le isole Hyères — altri.
La Francia insomma. La grande Europa accennava e salutava di lontano i ritornanti con piccole luci! Scorsi anche la signora Feldmann, la faccia rivolta verso la notte, intenta a guardar quelle luci: mi avvicinai a lei: si volse: gli occhi erano rossi e lucenti di pianto! Ci coricammo tutti tardi: dormii poco: ci alzammo di buon’ora tutti come se così si arrivasse più presto, ed uscii sul ponte verso le sette. Era una mattina grigia e nebulosa: e già si vedevano in lontananza il Capo Mele, le colline della Liguria fitte di case, l’Italia.... Con che gioia pascemmo gli occhi di quella vista, tanto desiderata per due lunghe settimane! I bagagli essendo già quasi tutti pronti, non avevamo più nulla da fare, e potevamo star chiacchierando sul ponte, nella mattina fredda, oziosi e inquieti, impazienti e annoiati, spiando se si vedeva di lontano la lanterna di San Benigno; tutti fuorchè il Cavalcanti che, non avendo fatti i bagagli il giorno prima, per meditare sul mito di Apollo e di Prometeo, era condannato alla cabina in quel momento.
Incontrai il Rosetti già pronto a sbarcare; e passeggiammo un po’ guardando la terra, ragionando dell’America, dell’Italia, di Bellaria e delle nostre faccende, dei propositi futuri e del viaggio allora allora terminato. Lo ringraziai, anche a nome del Cavalcanti, delle belle e profonde idee che ci aveva esposte; gli dissi che avremmo riflettuto su quello a lungo. Ma non mi lasciò terminare; mi guardò sorridendo; e:
— Per chi mi pigli? — disse. — Per un filosofo? Non ci mancherebbe altro.... Tutto quel che ho detto si può stringere in una formoletta semplice semplice: che non bisogna volere tutto, non tutta la bellezza, non tutta la verità, non tutti i beni; ma occorre saper limitarsi perchè noi siamo degli esseri limitati.Ti par che occorra un nuovo Platone per scoprire e propagare una verità come questa? O per accorgersi che la felicità, il sommo bene come diceva Aristotele, il grande delimitatore, dipende da questa regola semplice come l’a, b, c?
— Altrochè se ce n’è bisogno! — interruppi vivacemente. — Ma se gli uomini l’hanno dimenticata del tutto, oggi, questa verità, che a lei pare e che dovrebbe essere così semplice!
— Perchè abbiamo scoperta l’America e inventate le macchine? Perchè siamo diventati ricchi, sapienti e potenti? Perchè spesso i filosofi ficcano il naso in molte cose che non li riguardano? Ma credi tu che così poco basti ad alterare l’equilibrio dell’Universo? La Vita è una cosa più semplice e chiara, che non paia a molti filosofi, oggi.... Guarda, per esempio: noi abbiamo discusso per due settimane, vivacemente, confusamente, cercando argomenti in cielo e in terra, se è meglio arricchire o studiare, coltivar campi o crear opere d’arte o inventar macchine; sino a qual punto si possa e si debba desiderare la ricchezza, cercar la verità, spasimare per la Bellezza; come si debba intendere il progresso: se noi siamo più virtuosi o più viziosi dei nostri antenati.... Ebbene? Abbiamo noi preso a discutere l’Universo tutto quanto o una questione semplice, semplice, che si scioglie con un po’ di buon senso in un batter d’occhio: questa: quali sono i rapporti tra l’Arte, la Morale, la Verità, e la Utilità o la Pratica che dir si voglia?...
— Alla grazia! Sicuro: noi abbiamo discusso semplicemente questa questione. Ma in questa questione che a lei pare semplice semplice è implicato l’universo tutto quanto!...
— Lo credi? Io direi invece di nuovo che è una questione semplice semplice, anche se a molti filosofi sembra assai oscura. La Vita non la risolve ogni giorno, senza esitare? Ma sono dei limiti vicendevoli,per Bacco! Per esempio: il senso del Bello può trattenere la Morale da certi eccessi punto estetici dell’Ascetismo; la Morale distogliere l’Arte da certi soggetti perniciosi, l’Utilità imbrigliare un po’ la Verità, ricordando all’uomo che «toute verité n’est pas bonne à dire», o impedir l’arte e la morale di divenir fine a sè stesse e disumanarsi; e via dicendo.
— Sta bene: ma quando come e a che punto l’una di queste cose deve limitar l’altra? Qui, ce la voglio.... Chi porrà il limite?
— La Volontà. La Volontà grande dei popoli e delle civiltà. Che cosa è la gloria se non lo sforzo perenne della Volontà per trarre nuovi e più perfetti equilibri e limitazioni, tra i diversi elementi della Vita universale? Dunque non ti inquietare: compi l’opera tua con fede e coscienza, senza presumerne troppo, senza offenderti troppo delle delusioni che ti procaccia, senza voltarti troppo spesso indietro: ed aspetta. Un giorno o l’altro l’atto di volontà aspettato proromperà. Da dove? Sappiamo forse noi donde è venuta la spinta che muove gli astri a cerchio delle loro orbite?
— Sarà: ma intanto il mondo moderno precipita nell’anarchia; e se l’anarchia le sembrasse un male ancora sopportabile, è minacciato dalla sterilità. Lei ha trovato l’altro giorno l’argomento decisivo contro questa civiltà illimitata, a favore delle antiche civiltà limitate. È questo; è la sterilità — inevitabile effetto del cadere di ogni autorità morale....
Il Rosetti pensò un poco; poi con fare esitante e come parlasse con sè stesso:
— E se la sterilità preparasse la rivincita della quantità e il rinascere dei limiti? In quelle antiche civiltà limitate, la popolazione non cresceva poco o spesso addirittura non scemava? Potremo noi pensare a raffinar questo gran blocco greggio che è la civiltà moderna, se gli uomini continueranno a pullulare da ogni parte? O non bisognerà allora continuarea inventar macchine, a saccheggiar territori in fretta e furia, a rovesciar tutti i limiti, a dire che è progresso il far più presto, anche facendo peggio?
Delle grida interruppero il discorso. Dei passeggeri credevano di scorgere Genova. Un cameriere porse il suo conto al Rosetti che partì con lui.
Vedendo nelle terze classi i bagagli degli emigranti accatastati nel mezzo, mi ricordai di Orsola e delle sue lettere: ma Orsola con mille discorsi, pianti e lai mi disse che le lettere dovevano avergliele rubate, perchè non c’erano più nella valigia. Le voltai indispettito le spalle, certo ormai che avevo avuto a fare con una isterica inquieta e piena di fole.
— Purchè le sue storie non vadano ad arricchire la letteratura dell’emigrazione! — pensai.
Tornato sul ponte, sentii la bella genovese che in un crocchio diceva con disprezzo:
— Sapete quanto ha dato di mancia? Duecento lire!
Il gioielliere era sdegnato; gli altri non si pronunciavano; solo la moglie del dottore di San Paolo:
— Se però — diceva un po’ timidamente — avessimo dato tutti in proporzione!
Ma la genovese inviperita:
— E il bel regalo, lo ha ricevuto non è vero, anche lei? Bello come il mio!
Ahimè! la leggenda della signora era stata ben caduca. Ma in quella sopraggiunse l’Alverighi, sbuffando:
— Come si respira male, nel Mediterraneo. Appena si esce dall’Atlantico si sente il chiuso e lo stantio, non è vero?
Poi ci additò in lontananza i monti della Liguria e le piccole case.
— E pensare — disse — che ognuno di quei miserabili che stentano la vita su quei dirupi potrebbediventar milionario, se emigrasse in Argentina! L’Europa è piena di imbecilli!
Gli risposi ridendo che non sarebbe poi una così bella cosa se tutti diventassero milionari, perchè allora chi ci lustrerebbe ancora le scarpe? Ma non mi diè retta e:
— Abbiamo discorso per due settimane di cose inutili, Ferrero; vuol che facciamo un piccolo discorso serio? Vuol che i suoi figli almeno un giorno siano milionari? Compri terre nella provincia di Mendoza, dove le abbiamo noi. O nella provincia di Cordova....
E mi spiegò diverse speculazioni, per conchiudere:
— Compri, compri; questo è il momento; e poi non ci pensi più. Arricchirà dormendo.
E avendogli io risposto che non me ne importava:
— Si è convertito anche lei al Vedantismo? — disse ridendo. — Quanto a me io voglio farli, i miei cento milioni: se no che ci starei a fare al mondo?
Intanto in lontananza un mucchio bianco era spuntato davvero — Genova; a poco a poco ingrandì, si chiarì sotto il sole che squarciava le nuvole. Incominciarono gli estremi saluti: cordiali e quasi intimi tra me, mia moglie, il bambino, il Cavalcanti, l’Alverighi, l’ammiraglio, la signora Feldmann, il signor Vazquez, il Rosetti: più contegnosi e sostenuti con gli altri passeggeri. Tra questi saluti comparvero a un tratto il signore e la signora Yriondo; lui pallido, magro, febbricitante ancora.
— Cose da pazzissimi, un assassinio in regola — borbottò il dottore.
Ma la signora era fiera di poterci mostrare i miracoli della «Christian Science», e ci disse che uscendo di letto suo marito compiva un atto di energia che fugherebbe ancora più lontano la mortale illusione della malattia.
Ben presto fummo in vista del porto; il vapore rallentò la sua corsa; entrammo; da lungi apparve loscalo, nero e gremito di persone. Ci avvicinammo a poco a poco; tra lo scalo e il vapore incominciarono i saluti, i cenni, l’agitare dei fazzoletti: la nave iniziò la manovra dell’attreccamento. Ormai dalle sponde gremite della nave parlavano tutti con gli aspettanti, chiedevamo e davamo notizie del viaggio, degli amici, dei parenti. Finalmente la nave si fermò e le scale furono poste; le autorità e i funzionari della compagnia vennero a bordo; gli ultimi saluti furono scambiati.
Mi recai a salutare il capitano Mombello e a ringraziare lui e il rappresentante del Lloyd Italiano di tutte le cortesie ricevute. Poi scendemmo insieme: la mia signora, il bambino e il signor Rosetti.
FINE.
Opere di Guglielmo Ferrero:Grandezza e Decadenza di Roma.Vol.I:La Conquista dell’ImperoL. 5 —Vol.II:Giulio Cesare5 —Vol.III:Da Cesare ad Augusto5 —Vol.IV:La repubblica di Augusto3 50Vol.V:Augusto e il Grande Impero3 50Roma nella cultura moderna.Discorso tenuto in Campidoglio il 21 aprile 1910, commemorando il Municipio il «Natale di Roma»2 —In memoria di Cesare Lombroso(1910). Conferenza, con due ignorati scritti di Lombroso2 —Cronache criminali italiane[conScipio Sighele] (1896). Con 12 ritratti4 —
Opere di Guglielmo Ferrero:
Nota del TrascrittoreOrtografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
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