IL PITTORE E LA PITTURA.I. — VASTITÀ DEL CAMPO DELLA PITTURA.
Ciò ch’è visibile è connumerato nella scienza della pittura.
Come la prima pittura fu sol d’una linia, la quale circondava l’ombra dell’omo, fatta dal sole ne’ muri.
Se ’l pittore vuol vedere bellezze, che lo innamorino, egli n’è Signore di generarle; e se vuol vedere cose mostruose, che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è Signore e Dio; e se vuol generare siti e deserti, lochi ombrosi o foschi, ne’ tempi caldi, esso lifigura, e così lochi caldi, ne’ tempi freddi. Se vuol valli, se vuole delle alte cime de’ monti scoprire gran campagna, e se vuole, dopo quelle, vedere l’orizzonte del mare, egli n’è Signore, e se delle basse valli vuol vedere gli alti monti o de li alti monti le basse valli e spiaggie. E in effetto ciò ch’è nell’universo per essenza, frequenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente e poi nelle mani; e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempi generano una proporzionata armonia in un solo sguardo, qual fanno le cose.
Chi biasima la Pittura, biasima la natura, perchè l’opere del pittore rappresentano l’opere d’essa natura, e per questo il detto biasimatore ha carestia di sentimento.
Alcuni si po’ chiaramente dire che s’ingannano, i quali chiamano bono maestro quello pittore, il quale sol fa bene una testa o una figura. Certo e’ non è gran fatto che studiando una sola cosa tutt’il tempodella sua vita, che non ne venga a qualche perfezione.
Ma conoscendo noi, che la pittura abbraccia e contiene in sè tutte le cose, che produce la natura, e che conduce l’accidentale operazione degli omini, e in ultimo ciò che si po’ comprendere con gli occhi, mi paro uno tristo maestro quello, che solo una figura fa bene.
Or non vedi tu quanti e quali atti sieno fatti dalli omini? non vedi quanti diversi animali e così alberi e erbe, fiori, varietà di siti montuosi e piani, fonti, fiumi, città, edifizî pubblici e privati, strumenti opportuni a l’uso umano, vari abiti e ornamenti e arti?
Tutte queste cose appartengano d’essere di pari operazione e bontà usate da quello, che tu vogli chiamare bon pittore.
Il dipintore disputa e gareggia con la natura.
Se tu sprezzerai la Pittura, la quale è sola imitatrice di tutte l’opere evidenti dinatura, per certo tu sprezzerai una sottile invenzione, la quale con filosofica e sottile speculazione considera tutte le qualità delle forme, arie[i fondi o campi delle figure]e siti, piante, animali, erbe e fiori, le quali sono cinte d’ombra e lume. E veramente questa è scienza e legittima figlia di natura, perchè la Pittura è partorita da essa natura. Ma, per dire più corretto, diremo nipote di natura, perchè tutte le cose evidenti sono state partorite dalla natura, delle quali cose partorite è nata la Pittura. Adunque rettamente la dimanderemo nipote di natura e parente di Dio.
Quel maestro, il quale si desse d’intendere di potere riservare in sè tutte le forme e li effetti della natura, certo mi parrebbe questo essere ornato di molta ignoranza, con ciò sia cosa che detti effetti son infiniti, e la memoria nostra non è di tanta capacità, che basti.
Adunque tu, pittore, guarda che la cupiditàdel guadagno, non superi in te l’onore dell’arte, che ’l guadagno dell’onore è molto maggiore, che l’onore delle ricchezze. Sì che per queste e altre ragioni, che si potrebbon dire, attenderai prima col disegno a dare con dimostrativa forma all’occhio la intenzione e la invenzione fatta in prima nella tua imaginativa; di poi va levando o ponendo tanto che tu ti saddisfaccia; di poi fa acconciare omini vestiti o nudi, nel modo ch’in sull’opera hai ordinato, e fa che per misura e grandezza, sottoposta alla Prospettiva, che non passi niente de l’opera, che bene non sia consigliata dalla ragione e dalli effetti naturali: e questa fia la via a farti onorare della tua arte.
Noi sappiamo chiaro che li errori si conoscono più in altrui opere, che nelle sue, e spesso, riprendendo li altrui piccioli errori, ignorerai i tua grandi. E per fuggire simile ignoranza, fa che prima sia bono prospettivo, di poi abbi intera notizia delle misure dell’omo e d’altri animali, e ancora bono architetto, cioè in quanto s’appartiene alla forma delli edifizî e dell’altre cose, che sono sopra la terra, che sono infinite forme.Di quante più avrai notizia, più fia laudabile la tua operazione, e in quelle che tu non hai pratica non recusare il ritrarle di naturale.
Certamente non è da recusare, in mentre che l’omo dipigne, il giudizio di ciascuno; imperocchè noi conosciamo chiaro, che l’omo, benchè non sia pittore, avrà notizia della forma dell’altro omo, e ben giudicherà s’egli è gobbo, o ha una spalla alta o bassa, o s’egli ha gran bocca o naso od altri mancamenti. — E se noi conosciamo alti omini potere con verità giudicare l’opera della natura, quanto maggiormente ci converrà confessare questi potere giudicare i nostri errori, chè sappiamo quanto l’omo s’inganna nelle sue opere, e se non lo conosci in te, consideralo in altrui, e farai profitto degli altrui errori.
Sì che sia vago con pazienza udire l’altrui opinioni; e considera bene e pensa bene, se ’l biasimatore ha cagione o no di biasimarti: e se trovi di sì, racconcia; e se trovi di no, fagli vista non l’aver inteso otu li dimostra per ragione, s’egli è omo che tu stimi, la ragione come lui s’inganna.
Ecci una certa generazione di pittori, i quali, per loro poco studio, bisogna che vivano sotto la bellezza d’oro e d’azzurro, i quali, con somma stoltizia, allegano non mettere in opera le bone cose per li tristi pagamenti, che saprebbono ancora ben loro fare come un altro, quando fussino bene pagati. Or vedi gente istolte! non sanno questi tali tenère qualche opera bona, dicendo: — questa è da bon premio; e questa è da mezzano; e questa è di sorte[di basso prezzo]—; e mostrare d’avere opera da ogni premio.
Quando vuoi vedere, se la tua pittura tutta insieme ha conformità con la cosa ritratta di naturale, abbi uno specchio, e favvi dentro specchiare la cosa viva, e paragona la cosa specchiata con la tua pittura, e considerabene, se ’l subbietto de l’una e l’altra similitudine ha conformità insieme.
E sopra tutto lo specchio si de’ pigliare per suo maestro, cioè lo specchio piano, imperocchè su la sua superfizie le cose hanno similitudine con la pittura in molte parti.
Cioè, tu vedi la pittura fatta sopra un piano dimostrare cose, che paiono rilevate, e lo specchio sopra uno piano fa quel medesimo; la pittura è una sola superfizie, e lo specchio quel medesimo; la pittura è impalpabile, in quanto che quello, che pare tondo e spiccato, non si po’ circondare co’ le mani, e lo specchio fa il simile; lo specchio e la pittura mostra la similitudine dello cose circondate da ombra e lume; l’una e l’altra pare assai di là dalla sua superfizie.
E se tu conosci, che lo specchio, per mezzo de’ lineamenti e ombre e lumi, ti fa parere le cose dispiccate, e avendo tu fra il tuoi colori l’ombre e lumi più potenti che quelli dello specchio, certo, se tu li saprai ben comporre insieme, la tua pittura parrà ancora lei una cosa naturale, vista in uno grande specchio.
Ogni ramo e ogni frutto nasce sopra il nascimento della sua foglia, la quale li scusa[gli fa le veci di madre]madre col porgergli l’acqua delle pioggie e l’umidità della rugiada, che li cade la notte di sopra, e molte volte li toglie li superchi calori delli raggi del sole.
Adunque tu, pittore, che non hai tali regole, per fuggire il biasimo delli intendenti, sii vago di ritrarre ogni tua cosa di naturale, e non disprezzare lo studio, come fanno i guadagnatori.
Li omini e le parole son fatti, e tu, pittore, non sapendo operare le tue figure, tu se’ come l’oratore, che non sa adoperare le parole sue.
Il giovane debbe prima imparare Prospettiva; poi le misure d’ogni cosa; poi di mano di bon maestro, per suefarsi a bone membra; poi di naturale, per confermarsi le ragioni delle cose imparate; poi vedere a unotempo di mano di diversi maestri; poi fare abito al mettere in pratica e operare l’arte.
Dico, che prima si debbe imparare le membra e sua travagliamenti, e finita tal notizia si debbe seguitare li atti secondo li accidenti, che accadano all’omo, e terzo comporre le storie, lo studio delle quali sarà fatto dalli atti naturali, fatti a caso mediante li loro accidenti; e porli mente per le strade, piazze e campagne, e notarli con brieve descrizione di liniamenti: cioè che per una testa si faccia uno O e per uno braccio una linia retta e piegata, e ’l simile si faccia delle gambe e busto; e poi tornando alla casa fare tali ricordi in perfetta forma.
Dice l’avversario, che per farsi pratico e fare opere assai, ch’elli è meglio che ’l tempo primo dello studio sia messo in ritrarre vari componimenti, fatti per carte o muri per diversi maestri, e in quelli si fa pratica veloce e bono abito. Al quale si risponde, che questo abito sarebbe bono, essendo fatto sopra opere di boni componimenti e di studiosi maestri; e perchè questi tali maestri son sì rari, che pochi se ne trova,è più sicuro andare alle cose naturali, che a quelle d’esso naturale con gran peggioramento imitate, e fare triste abito, perchè chi può andare alla fonte non vada al vaso.
Quando tu avrai imparato bene di Prospettiva, e avrai a mente tutte le membra e corpi delle cose, sia vago ispesse volte, nel tuo andarti a sollazzo, vedere e considerare i siti e li atti delli omini in nel parlare, in nel contendere o ridere o zuffare insieme, che atti fieno in loro, e che atti facciano i circostanti, i spartitori o veditori d’esse cose; e quelli notare con brievi segni, in questa forma, su un tuo picciolo libretto. Il quale tu debbi sempre portar con teco, e sia di carte tinte, acciò non l’abbi a scancellare, ma mutare di vecchio in un novo, chè queste non sono cose da essere scancellate, anzi con grande diligenza riserbate, perchè gli è tante le infinite forme e atti delle cose, che la memoria non è capace a ritenerle, onde queste ti serberai come tuoi autori e maestri.
Ho in me provato essere di non poca utilità, quando ti trovi allo scuro nel letto, andare co’ la imaginativa, ripetendo li liniamenti superfiziali delle forme per l’addietro studiate o altre cose notabili, da sottile speculazione comprese; ed è questo proprio un atto laudabile e utile a confermarsi le cose nella memoria.
Non resterò però di mettere infra questi precetti una nova invenzione di speculazione, la quale, benchè paia piccola e quasi degna di riso, non di meno è di grande utilità a destare lo ’ngegnio a varie invenzioni: e questo è, se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o pietre di varî misti[composte di diverse sostanze], se avrai a invencionare[inventare, ideare]qualche sito, potrai lì vedere similitudine di diversi paesi, ornati di montagne, fiumi, sassi,alberi, pianure, grandi valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie e atti pronti di figure, strane arie di volti[fisonomie]e abiti e infinite cose, le quali tu potrai ridurre integra e bona forma. E interviene in simili muri e misti come del sôn di campane, che ne’ loro tocchi vi troverai ogni nome e vocabolo, che tu imaginerai.
Io ho già veduto nelli nuvoli e muri macchie, che mi hanno desto a belle invenzioni di varie cose, le quali macchie, ancora che integralmente fussino in sè private di perfezione di qualunque membro, non mancavano di perfezione nelli loro movimenti o altre azioni.
Le stanze overo abitazioni piccole ravvian lo ’ngegno, e le grandi lo sviano.
Tristo è quel maestro, del quale l’opera avanza il giudizio suo, e quello si dirizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio.
Tristo è quel discepolo, che non avanza il suo maestro.
Quando l’opera supera il giudizio de l’operatore, esso operante poco acquista; e quando il giudizio supera l’opera, essa opera mai finisce di migliorare, se l’avarizia non l’impedisce.
E tu, pittore, studia di fare le tue opere ch’abbino a tirare a sè li sua veditori, e quelli fermare con grande ammirazione e dilettazione; e non tirarli e poi scacciarli, come fa l’aria a quel, che, nelli tempi notturni, salta ignudo dal letto a contemplare la qualità d’essa aria nubilosa o serena, che immediate, scacciato dal freddo di quella, ritorna nel letto, donde prima si tolse. Ma fa le opere tue simili a quell’aria, che, ne’ tempi caldi, tira gli omini de li lor letti, e gli ritiene con dilettazione a prendere lo estivo fresco; e non voler essere prima pratico che dotto, e che l’avarizia vinca lagloria, che di tal arte meritamente s’acquista.
Non vedi tu che, infra le umane bellezze, il viso bellissimo ferma li viandanti e non i loro ricchi ornamenti? E questo dico a te, che con oro o altri ricchi fregi adorni le tue figure. Non vedi tu isplendenti bellezze della gioventù diminuire di loro eccellenza per li eccessivi e troppo culti ornamenti? Non hai tu visto le montanare, involte ne gl’inculti e poveri panni, acquistare maggior bellezza, che quelle, che sono ornate?
Non usare le affettate conciature o capellature di teste, dove, appresso delli goffi cervelli, un sol capello posto più d’un lato che dall’altro, colui che lo tiene, se ne promette grand’infamia, credendo che li circostanti abbandonino ogni lor primo pensiero, e solo di quel parlino, e solo quello riprendano. E questi tali han sempre per lor consigliero lo specchio e il pettine, e il vento è loro capital nemico, sconciatore delli azzimati capegli.
Fa tu dunque alle tue teste li capegli scherzare insieme col finto vento, intorno alli giovanili volti e, con diverso revoltare, graziosamente ornarli; e non far come quelliche gl’impiastrano con colla, e fanno parere i visi, come se fussino invetriati.... Umane pazzie in aumentazione, delle quali non bastano li naviganti a condurre dalle orientali parti le gomme arabiche, per riparare che ’l vento non varî l’equalità delle sue chiome, chè di più vanno ancora investigando!...