LVIII.Idillio domestico.

LVIII.Idillio domestico.

Riccardo ha misurato più volte a passi lenti la facciata della casa del signor van Leven, senza che alcun segnale sia giunto al suo orecchio ed al suo cuore. Per altro egli è ben certo di aver udito battere undici tocchi agli orologi della città, e che quella appunto è l'ora stabilita dalla lettera di Camilla.

Un affanno pauroso si mesce all'impazienza che affatica il suo spirito; egli si domanda sbigottito che mai possa essere sopravvenuto a Camilla perchè manchi così alla parola.

In quel punto ode sonare le undici e mezza; altri orologi vicini e lontani ripetano a brevi intervalli lo stesso suono... Allora si scuote, si guarda intorno, si assicura che nissuno può vederlo e muove difilato alla porta di ingresso della casa van Leven.

La porta è lievemente socchiusa, e un fruscio di vesti giunge all'orecchio di Riccardo. Tutte le ansie dispettose cedono improvvisamente alle trepidanze dell'amore.

Egli è presso all'uscio, immobile, tremante; la baldanza gli vien meno, il pensiero di trovarsi solo con Camilla, in quell'ora, di sfidare con essa il pericolo di essere scoperti, e d'altra parte il timore di tradirsi, la paura di non saper tanto soffocare i battiti del cuore e gli accenti affannosi della passione che non giungano a rompere il sonno dei servi, tutto ciò lo riempie d'affanno.

È sul limitare della felicità, e non sa determinarsi a passarlo.

Ma si fa forza, con un filo di voce balbetta:

— Camilla!

— Riccardo! — risponde un'altra voce tremante... L'uscio gira lentamente sui cardini; le barriere sono scomparse, i due amanti si uniscono in un amplesso.

Per alcuni istanti s'ode solo il rotto linguaggio dell'amore e il fremito ardente dei baci.

— Camilla! Camilla!

— Riccardo! —

Salgono le scale avviticchiati come due giovani piante cresciute sulla stessa zolla, entrambi muti per la commozione, entrambi smarriti e tremanti.

Riccardo è fuor di sè: la febbre della felicità fa battere i suoi polsi, il desiderio fa fremere le sue fibre. Vorrebbe parlare, ma le parole gli muoiono sulle labbra.

La bella donna tace anch'essa, il suo corpo pesa con abbandono sulle braccia di Riccardo; il suo seno si alza e si abbassa come una nave portata da flutti tempestosi...

Correte istanti felici dell'amore!

Attraversano alcune stanze, rasentano un uscio semichiuso da cui esce la respirazione tranquilla e regolare della zia Angelica. Essa dorme; tutte in quell'ora solenne dormono le creature della terra!

Dormite, dormite... Più seducente dei fantasmi del vostro capezzale, più lusinghiera e più dolce dei vostri sogni è la felicità che attende gl'innamorati.

Proseguono silenziosi, eccoli in una camera appartata; qui sono soli, nessuno li guarda; la oscurità della notte gli avvolge, li circonda, li difende; si amano e possono amarsi; il mondo è lontano, il cielo è in essi, nel loro petto ansante, nelle loro braccia che si stringono, nell'alito che esce dalle loro bocche e si confonde, negli sguardi che si ricercano e s'incontrano attraverso l'oscurità.

Correte istanti felici dell'amore!...

— Voi tremate! — dice Riccardo.

— Voi pure!

— Perchè tremate?

— Ho paura.

Riccardo stringe con passione la mano di Camilla come a domandarle: «di che cosa?» la bella non risponde, ma il suo silenzio è più eloquente della parola.

— Di me?

Camilla a quella insistenza trema più forte, ma continua a tacere.

Stanno alcuni istanti in silenzio. Riccardo volgel'occhio intorno; i suoi sguardi avvezzi a poco a poco all'oscurità riconoscono l'ampia sala in cui egli venne già la prima volta. Su quello stesso divano egli si era assiso col signor van Leven, che l'aveva accolto in casa sua come un amico; colà è il tavolino su cui si era appoggiato e nella parete opposta lo specchio, dinanzi al quale s'era rassettato il panciotto, mentre studiava la miglior maniera dipresentarsi a dovere.

Quanto tempo è passato da quel giorno, e quanto rapidamente è passato! E negli avvenimenti molteplici che si sono succeduti come tutto l'ordine immaginario era stato mutato nella realtà!... E per qual via l'imprevedibile aveva rotte le trame del preveduto?... In quel tempo egli viveva per Bice... ed ora!...

Quest'ultimo pensiero lo richiamava in sè stesso. Egli è solo con Camilla, sente il bel corpo premere sul suo... nessuno li sorprenderà... nessuno!

Che spera? che pensa? che farnetica colla mente agitata?

Un'onda d'amore gli prorompe dalle labbra; l'oscurità favorisce la sua eloquenza...

Ciò che egli disse, ciò che essa rispose, vibrò lungamente nel loro cuore.

— Mi amate?

— Vi amo.

— Come me?

— Sì, se mi amate molto.

— Camilla mia! Camilla mia!

La disgraziata non risponde più; un nuovoturbamento sembra impadronirsi del suo spirito; si alza, si svincola con dolcezza dalle braccia dell'innamorato, e fa per accostarsi al camino. Riccardo la segue, la raggiunge, la trattiene.

— Che fate?

— Accendo un lume.

— Perchè?

— Per vedervi...

— Non è vero.

— Sì, per vedervi.

— Non è vero; ecco.. voi tremate.

Camilla si arrende e si lascia guidare da Riccardo.

— Di che temete?

— Di che temo! Del nostro amore, di voi... ah! Riccardo, abbiate pietà di me!

— Non ho che amore, Camilla, un amore immenso, indomabile, che mi fa grande per farmi soffrire di più.

— Zitto... ho sentito rumore; la zia Angelica...

Camilla si accosta ad un uscio e si pone ad origliare, mentre Riccardo rimane immobile nel mezzo della camera trattenuto dal terrore. La povera donna approfitta di quell'istante per accendere la lampada.

All'improvvisa luce la camera piglia un aspetto nuovo; svanisce a un tratto quella sicurezza che rendeva l'uno audace e l'altro debole nel resistere.

Ecco, i due amanti si guardano come estranei; la loro intimità è cessata, l'imbarazzo si pinge vivamente sulle loro guancie, l'uno vede nell'altro la propria accusa...

Ciò che poc'anzi sembrava legittimo pare audace. Nuovi modi, nuovo linguaggio e quasi nuove persone; e tuttavia le stesse passioni.

Riccardo è sbigottito; bisogna ricominciare da capo, sfidare la presenza importuna dei mobili, le beffe ed i sarcasmi dei quadri appesi alle pareti. Da uomo avveduto, egli comprende che non conviene domandare tutto all'audacia, ma che bisogna attendere molto dalla febbre della passione.

Correte istanti felici dell'amore!...


Back to IndexNext