LXXVII.Estremi rimedi.

LXXVII.Estremi rimedi.

Erano passati così alcuni mesi, e ancora non si era parlato di matrimonio.

Riccardo però vi pensava, e se ne rodeva; ma la sua determinazione era presa; egli non doveva sagrificare il suo avvenire, il suo dorato ed ampio avvenire, alle stolte querimonie d'una coscienza codarda.

Questa determinazione gli valse un po' di franchezza; a poco a poco la sua freddezza non seppe mascherarsi tanto che Camilla non la riconoscesse; e quando Camilla l'ebbe riconosciuta, non si mascherò più.

Non andò molto che Riccardo volle venirne ad una; sciogliere un vincolo diventato penoso. Era il miglior partito, e non bisognava indugiare; una mattina trovò un'audacia che faceva curioso contrasto con le primitive titubanze, ed eccolo diretto a Laveno.

Camilla non era in casa; vi erano invece la zia Angelica e la signora Pool.

La sorte si prendeva giuoco di Riccardo. Non era un'ironia sanguinosa trovarsi innanzi a Bice, dopo tanto tempo che non l'aveva veduta ed in quell'occasione?

Bice vestiva il bruno anch'essa; era mesta anch'essa, e bella, adorabilmente mesta e bella...

E perchè mai egli si sentiva stringere il cuore alla presenza di quella buona creatura? E perchè il linguaggio della coscienza è così tardo e tanto inesorabile?

Un'onda di pensieri tenebrosi invase la mente di Riccardo; rivide egli il suo passato, rifece colla grave croce delle memorie il cammino percorso; ahi! quanto dissimile l'oggi da quel tempo di lusinghe e di sogni!

Tutte le forze dell'animo tumultuavano irose. Pensò a Camilla, ai giuramenti infranti e deposti ai suoi piedi, alle promesse nuove, alle stolte speranze, alla colpa meditata e preparata, al tradimento... Orribile schiera di fantasmi!... Ed ora?..

Bice era lì, dinanzi a lui, mesta, pallida, sofferente.

Tutte le forze lo abbandonarono ad un tratto; balzò in piedi, salutò le due donne, si sottrasse con un pretesto all'insistenza cortese della zia Angelica, ed uscì.

Cento nuovi propositi e pentimenti nuovi ondeggiavano nel suo cuore.

All'improvviso una donna si arrestò innanzi a lui — Camilla. —

Egli la vide, impallidì, rammentando lo scopo della sua venuta, e chinò gli occhi al suolo.

Quel colloquio fu freddo.

Quando si separarono, Riccardo corse pazzamente per la campagna. La disperazione lo seguiva alle spalle.

La determinazione di Riccardo era crudele, ma franca e leale; se non che, come ebbe piegato una volta, retrocesse man mano fino alla codardia ed alla bassezza. Nelle cose del cuore è raro che l'indugio adoperi altrimenti.

Pensò che egli non avrebbe osato mai farsi innanzi a Camilla e dirle chiaro l'animo suo; e che d'altra parte ciò, oltre d'essere durezza sconveniente, avrebbe provocato lagrime e rimbrotti, cose non buone ad altro che ad arruffare con vane commozioni quella tela intricata.

Bisognava scrivere; ciò è sempre più spiccio e più energico e permette nei casi difficili di mitigare con frasi acconcie l'asprezza dell'abbandono.

A questo punto Riccardo s'arrestò per almanaccare gravemente sul giro delle frasi e sulla scelta dei vocaboli; e pensi chi ebbe almeno una volta cuore d'innamorato, se egli poteva trovare il fatto suo.

Intanto la coscienza veniva a patti colla codardia e cercava una scappatoia per mettersi in salvo...

E fu allora che Riccardo ebbe un'idea, e la credette luminosa.


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