LXXXIX.Un personaggio nuovo.
Un'invincibile commozione tratteneva il nostro eroe sulla soglia della camera dell'inferma.
Dalla porta lievemente socchiusa penetrava il raggio d'una lampada notturna; non si udiva parola.
Riccardo picchiò leggermente all'uscio; subito un'ombra nera apparve nel vano, e una voce sommessa disse una sola parola: «entrate.» Il melanconico amatore riconobbe il marito, e gli porse la destra, ma l'altro non vide l'atto ed accennando al letto della poveretta, si ritrasse a capo basso in un canto.
Quella camera era vasta, e la debole luce lasciandone le pareti nell'oscurità pareva crescerne l'ampiezza. La lampada mandava ogni tanto strani guizzi, che riflettevano bagliori fantastici sul soffitto, sui mobili e sui volti impalliditi che vegliavano nel silenzio.
Sopra il fondo candido dei guanciali del letto si disegnava il volto affilato di Bice, immobile, sereno come cosa che non è più della terra.
Gli occhi aveva velati, come se dormisse, e le labbra semiaperte parevano socchiuse da un sorriso pieno di dolcezza. Sognava forse il suo ultimo sogno!
Non ostante il pallore delle guancie fatte scarne dalla febbre, era bella; i capelli biondi le scendevano scompostamente sugli omeri e sul collo, mettendole nel volto una specie d'aureola.
Riccardo stette alcuni istanti immobile ai piedi del letto, poi si fece presso al capezzale.
All'accostarsi dell'antico amatore, Bice aprì gli occhi e li tenne fissi sopra di lui; poi li richiuselentamente, compose il volto ad un'espressione di dolcezza e ricadde nel sopore.
Tutte le potenze dell'anima di Riccardo irruppero a tumulto; ah! quella dolcezza che rallegrava la povera inferma gli diceva tutta una leggenda di dolori usciti dalle sue mani.
Per la prima volta guardò intorno a sè, pauroso di leggere nei volti dolenti che uscivano dalle ombre la terribile accusa che ogni battito del suo cuore ribadiva come un martello: «è l'amore che la uccide!»
Tre persone vegliavano con lui: il signor Pool, la zia Angelica e un'altra donna che le stava al fianco, nascondendo la faccia fra le mani. Chi era essa?
Il silenzio durava profondo. Non si disperava ancora; la calma del sonno dell'inferma ingannava quei cuori avidi d'inganno.
Chi ha vegliato al letto di una persona amata, sa che cosa sia la speranza ad ogni tratto smarrita, e trattenuta sempre a prezzo d'una lotta tormentosa; ricorderà le ansie, i dubbi, le paure, i lunghi sguardi rivolti al cielo, gettati come scandaglio nelle tenebre della morte, e le invocazioni brevi e disperate — e poi le nuove paure, la nuova sfiducia, la nuova angoscia — e finalmente un rantolo, un sospiro, e un grido supremo...
Oh! le terribili lotte dell'amore e della morte!
Il signor Pool si era accostato ansioso al letto della moglie; il dolore aveva impresso un profondo solco sulla sua faccia severa, era negli occhisuoi l'attonitaggine della sventura, e sul suo labbro un sorriso tra amaro e benigno; un sorriso che era preghiera e bestemmia.
Riccardo si ritrasse istintivamente all'accostarsi di messer Pool; si sentiva rimpicciolito; all'aspetto di quel dolore profondo e sincero.
Bice sorrise al marito, gli porse la mano, lo trattenne al suo fianco, ed aprì le labbra quasi gli volesse dire parole di riconoscenza e d'affetto; poi si volse e chiamò con un filo di voce: «Camilla!»
Camilla intese, drizzò il capo mostrando il volto lagrimoso: prese la mano di Bice e le sorrise fra le lagrime. E quando i suoi sguardi s'incontrarono con quelli di Riccardo, non li ritrasse, non arrossì, non mostrò turbamento. Tutte le vipere del rimorso rialzarono il capo nel cuore dello sciagurato; non mai l'immagine della propria colpa eragli apparsa coll'evidenza così crudele. Bice, Camilla, fratel Biagio! Quante care larve svanite!
L'inferma rimaneva immobile, quasi titubante; poi abbandonò la mano del marito, e volle quella di Riccardo. I suoi occhi rivolti a Camilla dicevano la sua intenzione. Riccardo comprese, e Camilla pure; chinarono il capo e non si ritrassero...
Ma un improvviso rantolo sopravvenne in quel punto a Bice.
Il signor Pool, la zia Angelica, Camilla e Riccardo, curvi sul corpo dell'inferma, si guardavano a vicenda, ricercando nei loro volti imbiancatidal terrore il conforto d'un'ultima speranza.
Passava intanto il tempo indifferente. Si udivano i tocchi uguali degli orologi lontani e tratto tratto un crepitìo leggero: era la brezza, che spingeva la neve contro i vetri delle finestre.
Bice taceva e sorrideva ancora; la sua anima, librata sul confine d'un mondo, pareva misurare il volo per lanciarsi nell'altra vita...
Ma chi è che rompe coi singhiozzi l'angoscia mortale di quel silenzio?.... Lui, l'uomo onesto, il marito, il cui affetto è un'ara sacra. Ch'egli si lamenti, ch'egli gema, ch'egli domandi conto dello strazio, non meritato; ch'egli difenda il suo tesoro fino all'ultimo — è il suo diritto; chi sa che le sue lagrime non inteneriscano la morte. Ma se il cielo vuole che il suo gemito si muti in una bestemmia, quella bestemmia sia raccolta fra le cose più sante del cuore.
Riccardo no, non piange, non sa piangere. A che gioverebbero le sue lagrime? E chi le crederebbe sincere? E di che soffre egli, e che perde che già prima non avesse perduto?
«Bice muore!»
Sotto l'ipocrisia d'una mano che nasconde due occhi asciutti, vi è una coscienza che morde — è vero — ma vi è pure una fantasia meschina, che ripete:
«È l'amore che la uccide!»
Ebbene sì, è l'amore che l'uccide, l'amore nobile, l'amore santo, l'amore che è sagrifizio e dolore, l'amore che va fino al limitare dellamorte per apprendere il suo ministero di pietà!... Non lo avete dunque udito il primo pianto del bamboletto color di rosa?...
Egli è di là, in un'altra camera, e guarda gli occhi d'una donna che non è una madre, egli è di là mentre la poveretta che gli ha dato la vita se ne muore!
La udite ora la sua vocetta dolente?.. Quello è un gemito che domanda un miracolo.
La povera madre l'ha udito — tende l'orecchio — e l'ode ancora..
Mettetelo nelle sue braccia, il bambinello; chi sa che i battiti di quel cuoricino non riaccendano la vita di cui egli è parte! forse la morte non oserà rendere gelido il petto d'una madre che stringe la propria creatura...
La sentite? — essa piange, ha trovato la forza di piangere; non vuol morire, perchè la sua vita è necessaria...
No, non è l'amore che la uccide, è l'amore che la fa rivivere!...
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