LXXXV.Preliminari di seconde nozze.

LXXXV.Preliminari di seconde nozze.

Il matrimonio fu convenuto.

Una grave trasformazione avvenne nell'indole di Camilla. Quella donna leggiadra ad un tempoe forte, si fece inerte e paurosa come una bambina. Taciturna e pensosa, non del presente, con gli occhi smarriti nel cielo, assomigliava ad un angelo sbigottito ancora dalla caduta.

Le sue notti — lunghe, interminabili notti, — erano popolate di strani fantasmi; una superstiziosa credenza animava quelle visioni, dando loro un linguaggio tremendo.

Anche Riccardo si dibatteva in queste smanie; da esse, più che dalla parola data, egli riceveva la forza di perdurare nel suo proposito e d'affrettare un legame odioso che solo poteva ridonargli la pace.

Pur non dissimulava la gravità del sagrifizio. Vi pensava, lo ingrandiva, ed ora ne gemeva in segreto, ora se ne arrabbiava apertamente, e sfogava il dispetto in querele vane e rimbrotti.

I suoi rapporti con Camilla passarono di tal guisa dall'indifferenza al rancore. Si vedevano di rado; egli col sarcasmo sulle labbra, insofferente di ogni cosa; lei silenziosa, rassegnata, sprezzante.

Ma non venne loro in mente di sottrarsi al vincolo che gli univa; nissuno dei due avrebbe osato opporsi alla fatalità che legava i loro destini.

La memoria di fratel Biagio teneva in catene la volontà d'entrambi.

Questo supplizio durò alcune settimane. Venne finalmente il giorno temuto; venne l'ora fatale — Camilla e Riccardo diventarono marito e moglie.

Così la corona degli inganni e delle illusioni cadde ai loro piedi sfrondata.


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