LXXXVII.Camilla a Riccardo.
«Non vi faccia meraviglia il modo repentino con cui vi lascio; la determinazione che io prendo non è avventata come può parere, ma è invece frutto di molti affanni e di gravi lotte lungamente combattute.
«Dell'opportunità di questa determinazione, se la vostra coscienza sa essere superiore al dispetto, giudicate voi stesso, giudicatene pure severamente.
«Da qualche tempo noi brancoliamo nelle tenebre, fingendo affetti che non sono in noi, fingendoli per noi stessi, paurosi di perdere l'ultima illusione. Abbiamo voluto ingannare la nostra coscienza, e ci siamo ingannati a vicenda. Non so, nè voglio dire, se ciò sia grave torto nostro, ed a quale di noi convenga attribuirnela maggior parte; so che questo stato di cose non potrebbe durare molto, e perciò è bene che finisca subito.
«È venuta l'ora di guardarci a viso scoperto e di cessare una mascherata dolorosa.
«Da qualche tempo non vi amo più; da un pezzo voi non mi amate. È inutile temperare la durezza di questa verità od adoperarci a proseguire l'inganno. Potrei aggiungere che la vostra freddezza ha generato la mia; ma sarebbe una discolpa vana, un rimprovero ingeneroso.
«Io non accuso voi dei miei dolori, nè di ciò che soffro ancor oggi; accuso me stessa, le mie debolezze, la mia colpa, il mio destino. Voi non siete stato che uno strumento cieco nelle mani della sorte; avete aperto le mie ferite come fa il pugnale nelle mani dell'omicida.
«Non voglio avermi pietà; se interrogo il mio passato, comprendo di non esserne degna; vorrei poter inasprire i miei dolori, ed inviperire il mio rimorso, se così potessi mitigare l'enormità del mio fallo e placare le voci irose che gridano contro di me.
«Già mi sorrise il pensiero del vostro affetto; pensai stoltamente a riparare in esso, a dimenticarmi. Era certamente irriverenza ed egoismo — era un'altra colpa; la vostra indifferenza, uccidendo la mia fede, ha dato vita ad un culto più nobile e più santo; sono rimasta sola a piangere e ad espiare; sarò sola sempre.
«Perciocchè mia è la colpa, tutta mia. Ho potuto credere un istante che la sorte avesse vincolatocon nodi indissolubili i nostri cuori; colpevole con voi, volli con voi essere penitente, fu un sogno pazzo. Mia è la colpa. Voi non avete fatto nulla più di ciò che ogni uomo giovane si crede in diritto di fare; voi non trattenuto da giuramento di fedeltà, nè da scambievole rapporto di stima, avete adoperato le armi vostre, le armi dei pari vostri; il volgo degli uomini dopo i vent'anni vi assomiglia, e sa fare, e fa altrettanto. Nell'infinita serenità del vostro cielo non doveva apparire alcuna nube a contristarvi. Le titubanze che hanno tormentato il vostro spirito, i legami odiosi che avete contratto, vi puniscono gravemente, se pure avete una parte nella mia colpa.
«Io sola doveva patire la condanna del destino; io grande e vera colpevole; io che ho tradito una fede giurata, io che ho calpestato la dignità ed il nome di un uomo generoso, che ho sprezzato il suo affetto santo, per infamarmi in un delirio basso e volgare.
«Dall'infinito in cui si è lanciato, quell'uomo che il mio labbro non osa più nominare, mi apparisce ora in tutta la sua grandezza, mi apparisce qual'era: nobile, virtuoso, superiore troppo a chi lo ha ingannato. Nella tenebra della mia vita, questa immagine si agita, e vive, e riluce splendidamente, e rianima le morte mie fibre ad un orgoglio santo che non è della terra.
«La sua pietà mi sorride nelle mie miserie.
«Al punto a cui siamo giunti, nessun rapporto è possibile fra di noi.
«Abbiamo obbedito ad una forza superiore alla nostra volontà, potevamo sottrarci ad un vincolo odioso e non l'abbiamo voluto; perchè? di voi non so, so di me sola; pareva a me che questa unione fosse nei decreti immutabili della Provvidenza, mi lasciai punire con le stessa armi adoperate alla colpa. Non egli si vendica, ma è vendicato.
«Era necessario diventare vostra moglie per comprendere tutta la gravità della mia colpa, e sarebbe necessario vivere con voi per provare tutta l'amarezza del supplizio. Ma ciò è superiore alle mie forze di donna, nè io voglio involgervi più oltre nelle mie sciagure.
«Riprendetevi dunque la vostra libertà; dimenticate la donna che vi ha dato il suo affetto, la sua pace, il suo amore ed a cui avete dato il vostro nome. La spensierata gioventù vi aspetta; dove l'orgia beffa e ride, scorre ancora copiosa l'onda dell'oblio.»