VI.Riccardo a Bice.
«Non accusarmi perchè non ti ho scritto prima d'ora. Se tu sapessi quanto bene mi ha fatto la tua lettera! Se tu potessi leggere nelle torture del mio cuore! Ma non puoi comprendere, buona creatura, non puoi. La tua anima innocente non sa sentire se non l'amore, la tua mente serena non sa pensare altro che l'amore, il tuo labbro ingenuo sa solo dire l'amore. La natura mite, l'età inesperta e facile ti hanno risparmiato finora gli amari frutti della vita; tu sei fuori della vita, tu sei al disopra della vita. Le tempeste mugghiano ai tuoi piedi senza nemmeno sfiorarli; tu sei la fata di questo oceano burrascoso.
«Il cielo non voglia che tu possa mai comprendere lo strazio che può dare l'amore. Sono otto giorni che io divoro in segreto le mie smanie; otto giorni che mi propongo di ricercare sollievo nello scriverti, e che un sentimento di egoismo me ne trattiene. Soffrire in segreto, soffrire solo, alimentare lo spasimo collo spasimo — la più terribile e insieme la più dolce delletorture, l'acre, la irresistibile voluttà dei dolore!
«E se ricerco le cause che hanno suscitato le mie smanie, non posso se non sorridere della mia debolezza. Non di meno ho sofferto, soffro, e uno sgomento indefinito domina il mio spirito.
«Penso ai giorni che non sono più, rivedo a una a una tutte le larve che ha inghiottite quest'immensa voragine del mio passato, esamino la terribile solitudine che si è fatta nel mio cuore. Oramai tutto ciò che mi sta dinanzi non ha seduzioni per me; l'avvenire non ha parole, e il solo sentimento che mi fa vivere, mi atterrisce con la minaccia dell'abbandono.
«Mi hai tu compreso? Questo sentimento è il nostro amore; questa promessa lusinghevole che accarezza le titubanze del mio spirito, sei tu, tu sola.
«Uno spietato destino regola i moti del cuore umano; ciò che ieri amavamo, oggi ci è indifferente; ciò che oggi amiamo, domani ci sarà ingrato.
«Tu non lo credi, non lo puoi credere; hai visto l'orlo della tazza soltanto, e l'occhio tuo non ha potuto guardare ancora attraverso il fango della vita.
«Oserò dirlo, si, oserò dirlo; lo devo. «Che sarà di noi? Che sarà del nostro amore?» Ecco la domanda che forma il mio supplizio. Non lo posso vincere questo pensiero ostinato che mi incatena come uno schiavo ribelle. La mia volontàsi rompe all'urto delle mie paure e io rimango inerte e accasciato.
«Tu lo puoi. Toglimi da questo abisso che mi dà le vertigini. Dimmi che m'ami, dilegua tu quest'orda inviperita di dubbi che m'offende, rasserena tu la mia anima; tu lo puoi.
«Dimmi che solo gli amori delle vacue creature della terra muoiono sulla terra, ma che gli amori delle creature del cielo nascono e si perpetuano di là dalla tomba, nel cielo.
«Dimmi che l'ardente sospiro che prorompe dal mio petto verso un ideale sognato non si perde vanamente nello spazio, ma va diritto al tuo cuore.
«Dimmi che sei mia, di nessun altri, che sarai mia, di nessun altri, sempre.»