XLII.La cognatina.

XLII.La cognatina.

Camilla s'interruppe e nascose la lettera perchè dall'opposto lato del viale Bice le veniva incontro.

La povera fanciulla era ancora mesta; non ostante la resistenza naturale della sua età facile e spensierata, il dolore cominciava a scolorire quelle sue guancie rosate. Era mesta e sorrideva; il sorriso fa bella anche la mestizia.

Camilla sentì un tremito correrle per le membra alla vista di Bice, che raffigurava per lei il rimorso. Nondimeno le si accompagnò, le porse il braccio, amorosa e disinvolta, si chinò con essa sulle zolle a raccogliere i convolvoli selvatici. — Senti, — le disse, — che odore hanno? — Hanno odore di mandorle amare. — Poi con una vivacità piena d'incanto cianciò allegramente di feste e di mode.

Bice rispondeva a quando a quando con entusiasmo, ed ammutoliva ad un tratto; trascinata un istante dalla foga della cognatina, s'arrestava poi a mezza via. Un pensiero importuno le s'addensava sulla fronte; Camilla se ne avvide, e lottò ancora, cercando di stordirsi; da ultimo, stanca degli inutili sforzi, si diede vinta e si fece silenziosa anch'essa.

Passeggiarono buon tratto senza dir parola. Quel silenzio pareva pesare ad un tempo sulle due donne; se non che diverso era il loro turbamento.

Questa volta Bice fu prima a rompere il silenzio; si strinse al fianco della cognatina, quasi a farsene un riparo, e disse con voce fioca:

— Credi che potrò dimenticarlo?

Camilla non potè frenare un sussulto; quella domanda rispondeva così bene al suo intimopensiero, che le parve bisbigliata da uno spirito maligno.

— Chi?..

— Lui... Riccardo... il signor Riccardo...

Camilla non rispose. Le ripugnava arrestarsi a un'indagine tormentosa, le ripugnava spingere la simulazione tant'oltre. Si schermì afferrando la mano di Bice e stringendola forte; non volendo dir nulla, ebbe l'aria di dir molte cose.

Bice si fece cuore e proseguì.

— E m'avrà egli dimenticata del tutto?

Camilla lasciò cadere bruscamente la mano della giovinetta, «L'avrà egli dimenticata del tutto?» le veniva ripetendo la voce affannosa del dubbio.

La povera fanciulla aveva trovata la via per dar sfogo al suo dolore; rammemorava i giuramenti, le promesse, le lusinghe del menzognero; ritesseva le speranze, i sogni, le care fantasime svanite per sempre dal suo orizzonte.

Camilla aveva un sogghigno amaro sulle labbra e ascoltava in silenzio.

Crudelmente ingenua la fanciulla toccava cento corde diverse; si tratteneva ad accarezzare le morte sembianze della sua felicità seppellita.

— Basta... basta... — interruppe Camilla a un tratto.

— Basta!... — ripetè ancora una volta con un filo di voce... e stette un istante immobile, sbigottita della propria imprudenza; — ho l'emicrania — disse poi, passando una mano sulla fronte, e fuggì via.

Bice rimase; non sapeva che dire, non sapeva che pensare, aveva una gran voglia di piangere, e non sapeva bene perchè.


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