XLV.Idillio campestre.

XLV.Idillio campestre.

La sospirata domenica è venuta.

Camilla si è levata all'alba, ha fatto la sua passeggiata lungo i viali, ha composto un grosso mazzo di fiori, ha bevuto la sua ciotola di latte prima ancora che Bice e la zia Angelica si siano messe in cammino. Finalmente anch'esse sonopartite; ecco Camilla sola. Batte le mani per la allegrezza, s'inerpica sul poggio più elevato e fa sventolare la pezzuola bianca. Bice le risponde con lo stesso linguaggio e dice alla zia Angelica sospirando:

— Come è felice Camilla!

Sì, Camilla è felice, e la sua felicità basta per un quarto d'ora a farle compagnia. Le lettere di Riccardo che ella rilegge tre volte, le servono per altrettanto; aggiungete un'ora di fantasticherie, di castelli in aria, di sogni... Tutto sommato, dopo due ore Camilla incomincia a pensare alla giornata che l'attende, e sospettando che lo spettacolo della natura possa non bastare ad occuparla tutta, discute in cuor suo se debba fare qualche modificazione al programma, e mettere in luogo d'una passeggiata sentimentale una buona dormita dopo pranzo. Di repente, volgendo lo sguardo, vede venirsi incontro un uomo.

«Un uomo!» La sua mente non le ha ancora parlato in tal guisa, che già il cuore le ha detto: «è lui!»

Ansante, col volto arrossato dal piacere, coi capelli sprigionati, Camilla corre incontro a quell'uomo; lo raggiunge, lo chiama a nome, lo guarda un momento negli occhi bramosi, gli sorride e si getta nelle sue braccia.

— Riccardo! Riccardo!

— Camilla! Camilla!

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Correte istanti felici dell'amore!

Camilla e Riccardo sono soli; chi vorrà dire la loro gioia, chi vorrà numerare le cento follie della loro mente, i mille tripudî del loro cuore?

Correte istanti felici dell'amore!

La solitudine; la tiepida calma di quella giornata di maggio, il lusso della natura verdeggiante, l'ampia distesa di cielo che apparisce da quel luogo di delizie agli occhi innamorati, ne raddoppiano la dolcezza.

Passeggiano allacciati in un amplesso, parlando del loro amore a voce bassa, o tacendo per dire l'amore con sguardi lunghi, con brevi e rotti sospiri.

L'usignuolo canta a pochi passi, la gazza fa udire la sua nota rauca, mentre fende l'aria inseguita dalla compagna, il picchio s'appende ai nodi delle piante secolari, le prime rondini volteggiano a piccoli drappelli sul loro capo; e più su, dove l'occhio giunge appena, l'allodola si libra come un punto immobile nel cielo...

Correte istanti felici dell'amore!...

È una gara lunga di promesse, di giuramenti, di propositi; e una più lunga schiera di memorie evocate a una a una, e poi un improvviso ritorno al presente, e nuove promesse...

All'improvviso i tocchi della campana di Laveno annunziano il mezzogiorno.

— Di già! dice Riccardo.

— Di già! — ripete Camilla. — Lo credereste? — aggiunge dopo breve silenzio con un sorrisopieno di grazia, — lo credereste? E accostando la bocca all'orecchio del suo innamorato, mormorò con un filo di voce: — ho fame!

— Ho fame! — ripete l'innamorato come una eco. —

Ridono.

— Avremo un desinare meschino, — dice Camilla; — ora che vi penso la mia piccola cuoca non era prevenuta del vostro arrivo. Ma mi ci metterò io...

— Faremo noi.. anzi bisognerebbe allontanare quella villanella... Se mi vedesse!

— Vi penso io; aspettatemi qui, non vi movete, vado e torno. —

Sparve. Un istante dopo la luce del suo sorriso e dell'occhio suo innamorato brillò alla svolta del viale. Riccardo le mosse incontro; e si presero per mano, e così allacciati corsero come due bambini verso la casa.

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— È tempo di separarci, disse la bella donna allacciando con le braccia il collo del giovane innamorato.

— Separarci! lasciarvi! così presto!... è impossibile.

— È tardi. Tra un'ora potrà essere di ritorno qualcuno. —

Riccardo abbassò il capo sul petto. Cento pensieri, cento sentimenti invasero in folla la sua mente e il suo cuore. Lasciare Camilla, l'amor suo.. per non rivederla forse mai più! Un'idea invano combattuta tornò a tentarlo; quell'ideaera paurosa e fascinatrice come un abisso; era l'abisso dell'amore e del piacere, era la massima ardenza della vita, era la dimenticanza intera di chi s'abbandona alla morte, era la seduzione terribile della voluttà e della colpa. E l'avrebbe egli lasciata così, bella, innamorata, sorridente?... L'avrebbe egli lasciata alle carezze d'un altr'uomo?...

Camilla si rizzò in piedi, si divincolò dalla stretta fremente delle braccia di Riccardo, lesse negli occhi suoi quell'espressione selvaggia di desiderio che ne trasformava le sembianze, e si ritrasse paurosa.

Riccardo la segui, la raggiunse, se la strinse al petto, la coprì di baci.. le domandò per pietà ciò che per amore non aveva osato.

Camilla si sciolse un'altra volta dalle sue braccia, corse come ebbra nella sua camera, poi cadde in ginocchio mormorando fra le lagrime una preghiera affannosa...

In quel punto s'udì rumore.

Camilla tese l'orecchio; passi affrettati salivano su per le scale. Lo spavento rendeva mutoli e immobili i due sciagurati amanti; poi Camilla balzò in piedi, ricompose in furia i capelli, asciugò le lagrime, e venne incontro a Riccardo: — Fuggite! — mormorò con voce spenta dalla disperazione.

Riccardo si guardò intorno cercando uno scampo; non era più in tempo; la porta si aprì, e comparve sulla soglia l'aspetto sereno e sorridente di Bice.

Camilla e Riccardo stavano immobili e tremanti come due colpevoli. La giovinetta li vide, comprese, soffocò un grido e nascose la faccia tra le mani.

Camilla corse a lei, le allontanò le mani dal volto e la baciò con frenesia.

— Perdonami, Bice: perdona a una sciagurata!... —

Ma ecco altri passi su per le scale; con una energia inusata, Bice si staccò dall'amplesso di Camilla, corse alla porta d'ingresso e chiuse a chiave.

— È lui, — disse poi affannosamente alla cognata, — rimani qui... non rispondere... —

Poi aprì un altro uscio, prese per mano Riccardo e se lo trasse dietro senza guardarlo.

Camilla si gettò sopra un divano, e congiunse le mani rivolgendo gli occhi al cielo; ma il terrore le troncò sul labbro la preghiera.

Come un fanciullo docile, Riccardo aveva seguito Bice attraverso gran numero di stanze, ed era disceso per una scaletta di legno che metteva nella parte rustica dell'abitazione.

Bice gli indicò senza parlare il sentiero per cui se ne doveva andare, egli le prese la mano e l'accostò alle labbra mormorando a occhi bassi parole di riconoscenza.

Bice non rispose.

La poveretta levò gli occhi al cielo.

Invano Riccardo insistè con lo sguardo: la fanciulla non aveva lagrime, non aveva parole.

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