XVI.Amore a tavola.
In una terrazza che sovrasta il tetto della casa, sotto un pergolato di glicinie, è raccolta alla mensa la nostra comitiva.
È l'ora del tramonto; il sole getta i suoi raggi infocati traverso il fitto delle foglie; l'inno clamoroso del giorno si volge a poco a poco nella preghiera sommessa della notte.
Si offre allo sguardo uno spettacolo pieno di incanti; un cielo purissimo, tinto a ponente di luce porporina, una campagna silenziosa e grave, una schiera maestosa di brune montagne, e la pallida e serena superficie delle onde del lago.
Tutto invita alla calma e alla malinconia; non di meno i commensali hanno la letizia sul volto.
La sola Bice pare un po' imbronciata; essa non sa perdonare a fratel Biagio d'averle assegnato il posto accanto al signor Pool, e d'aver cacciato il suo promesso tra Camilla e la zia Angelica. Se non che gli sguardi franchi e sereni con cui Riccardo l'assedia ogni tanto la tengono così occupata da compensarla quasi della sua disavventura e farle dimenticare ogni rancore. D'altra parte quel povero Pool è così prudente, così silenzioso, e le dà così poca noia, che se non fosse per i servigi di buon vicinato che egli presta con una premura piena di dignità, e per certi sguardi tra dolci e austeri con cui continua a guardarla di nascosto, essa non avrebbe altra ragione di accorgersi dell'usurpatore fuorchè l'usurpazione del territorio.
Camilla poi è l'anima della comitiva; ha la barzelletta sulle labbra, ed è d'un buon umore contagioso; lo squillo della sua voce argentinaè un vero scampanío di festa. Bice pensa che se fosse vicina a Riccardo non saprebbe fare altrettanto, ma farebbe assai meglio, e intanto con l'occhio appassionato cerca l'occhio appassionato di lui, e l'incontra.. Beata la gioventù e l'amore!
Dal canto suo Riccardo si è trasformato nei modi, e lungi dall'essere in impaccio al fianco di Camilla, si mostra disinvolto, indifferente e allo stesso tempo cortese, come non seppe essere in tutto il giorno. Una tranquilla intimità sembra unirlo a quella donna; egli la guarda, le parla, sorride delle sue parole, la fa sorridere, e tutto ciò senza sforzo, senza affettazione, senza pure quel lieve turbamento che dà in ogni tempo la bellezza.
Che cosa era avvenuto? Nulla in apparenza. Le larve redivive d'un passato remoto avevano saputo spezzare il fantastico nodo che sembrava tener legato ancora ciò che da gran tempo era irrimediabilmente disciolto. Caduta la maschera, potevano guardarsi in faccia senza arrossire; cessata la paura, potevano riderne candidamente — ridevano.
Quindi innanzi Camilla non doveva essere per Riccardo altro che una donna di spirito, donna amabilissima, donna leggiadrissima, ma nulla più che una donna.
Bice invece era l'angelo. Questo sentimento soave gli balzava dal cuore irresistibilmente, brillava nei suoi sguardi e volava incontro alla sua fanciulla, la quale sa ne avvedeva.
Anch'essa dunque, la buona creatura, è felice; non di meno vuol vendicarsi di fratel Biagio e gli tiene il broncio.