XXXVIII.Febbre reumatica.

XXXVIII.Febbre reumatica.

Camilla ha dato una cattiva notizia; fratel Biagio s'è ammalato, ha la febbre, delira...

Si manda in fretta a Laveno per un medico, e intanto la famigliola circonda di cure l'infermo, il quale con gli occhi semichiusi, la fronte fasciata da pezzuole inzuppate d'aceto, la faccia stranamente sconvolta, getta lo scompiglio nelle anime pietose ed affezionate che gli stanno intorno.

La sposa e l'amico ne sono conturbati più di tutti. Ogni gesto, ogni accento del delirio li commuove, gli agita. Bice ha gli occhi gonfi di lagrime, la zia Angelica, che è in maggior intimità coi santi, interroga a quando a quando il cielo cogli occhi.

— È curioso, — dice fratel Biagio parlando fra sè e sè; — non è vero che è curioso?...

— Sicuro, che è curioso! —

Camilla guarda Riccardo e Riccardo Camilla.

— La belladonna è una pianta velenosa...Atropa Belladonna— prosegue a dire l'infermo, ed allunga le labbra a una smorfia nel pronunziare il nome latino.

Poi compone il volto ad un'espressione di contentezza, mentre la zia Angelica guarda di nuovo il soffitto, e Bice cambia la pezzuola inzuppata d'aceto.

— Grazie, piccina... che fai? che cosa mi metti sulla fronte?

— È aceto. —

L'infermo fa ancora la sua smorfietta sdegnosa; poi dice: — Un'insalata... i begli uomini, la belladonna... la vuoi proprio far tu quest'insalata?... —

La testa di fratel Biagio si confonde; non è più possibile afferrare il senso dei suoi vaneggiamenti.


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