Chapter 22

189.L’inviato era l’ingegnere Cesare Piccinelli; ecco la lettera del podestà Carcano:«Varese, 23 maggio 1859.»Ore 6 ant.»S’incarica il signor ingegnere Cesare Piccinelli per mandato particolare di speciale confidenza di tosto recarsi a Sesto-Calende, ed in qualunque altro paese abbia fermato il proprio Quartiere generale la colonna dell’Esercito italiano che ha stamattina varcato il Ticino, di presentarsi al Comandante della colonna stessa onde porgergli in nome di questi cittadini un benvenuto di cuore, e chiedergli e ricevere istruzioni sul contegno del Municipio di Varese per le occorrenze del momento.»Il Podestà»Ing.Carlo Carcano.»VediVarese, Garibaldi ed Urban nel 1859, ec., del sacerdoteGiuseppe Della Valle. Varese, tip. G. Carreglio, pag. 31.190.È vero che la sera del 23 il nemico non era ancora comparso a Gallarate, e che perciò la marcia Sesto-Varese poteva tenersi da quel lato sicura; ma la compagnia De Cristoforis serviva sempre a mantenere il nemico nell’illusione che Garibaldi fosse sempre a Sesto, e quindi lo richiamava verso quel punto, distogliendolo dall’idea di voltare direttamente per Gazzada o per Tradate su Varese, come avrebbe potuto fare.191.Varese, Garibaldi ed Urban, ec., pag. 40.192.Proclama del generale Giulay da Garlasco, 24 maggio 1859. Curioso che il Generalissimo imperiale chiamicivilela guerra tra i suoi Tedeschi e noi Italiani. Proprio vero: con quei signori non ci siamo intesi mai, nè credo c’intenderemo. Vedilo nell’opera succitata,Varese, ec.193.NellaCampagne de l’empereur Napoléon III en Italie 1859, rédigée au Dépôt de la Guerre d’après les Documents officiels, étant directeur le généralBlondel,sous le Ministère de S. E, le maréchal comteBardon, a pag. 102 si legge:«Mais, dès le 12, le bruit du mouvement opéré par Garibaldi était arrivé à Milan et au quartier général de la deuxième armée. Le Gouverneur civil et militaire de Milan, feld-maréchal-lieutenant Melezes de Kellermes, dirigea immédiatement sur Varèse des détachements de la garnison de Milan, pendant que le général Urban recevait du comte Giulay l’ordre de rejoindre la brigade Rupprecht et de marcher sur Garibaldi.»Cette brigade, qui faisait partie de la division de réserve, se composait de:»1 Bataillon du régiment frontière de Szluin (nº 4).»3 Bataillons du régiment de Kellner (nº 41).»1 Batterie à pied, de 12.»1 Batterie de fusées.»2 Escadrons de hussards comte Haller (nº 12).»Valutando i battaglioni austriaci a mille uomini, sarebbero stati cinquemila fanti, centosessanta cavalli, sei pezzi d’artiglieria e una batteria di razzi che il generale Urban aveva a’ suoi comandi. Ma supponendo che n’abbia lasciati una parte a Como, portò sempre contro Garibaldi quattromila uomini.194.Nell’opera più volte citata del maggioreG. Carrano,Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi.195.Il generale Urban doveva far partire la colonna aggirante tra Malnate e Belforte. Anche di là non poteva, è vero, andare che per sentieri, ma aveva due terzi meno di cammino, e in un’ora al più poteva essere in linea. Io penso poi che, anche spiegato da quella parte l’attacco, il solo battaglione mandato ad eseguirlo non bastava a snidare dalle forti posizioni Garibaldi, che vi si teneva concentrato con sette od ottocento uomini. A parer mio soltanto con dimostrazioni più forti sul centro e sulla sinistra, combinate con un vero e serio attacco girante da sinistra, e il generale Urban era in forze da tentarlo, la posizione di Varese poteva essere espugnata. Invece non fu neanche seriamente minacciata.196.Ecco il quadro delle sue forze desunto dall’opera citata:Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 104-105:Generale Rupprecht.1 Battaglione reggimento frontiera di Szluin (nº 4).4 Battaglioni del reggimento Kellner (nº 41).Generale Augustin.1 Battaglione frontiera di Titel.4 Battaglioni del reggimento Principe di Prussia (nº 34).Generale Schaffgotsche.3 Battaglioni di Cacciatori.Il 14º battaglione di Cacciatori.1 Battaglione del reggimento Don Miguel (nº 39).1 Battaglione del reggimento Arciduca Ranieri (nº 59).197.Non però per cagion sua. Essa doveva attaccare quando sentisse cominciato il fuoco alla sua sinistra, e siccome una squadra della compagnia Susini sparò senz’ordine e prima del tempo, così anche il De Cristoforis fu tratto in inganno da quella fucilata. Del resto, gli ordini da lui ricevuti non gli permettevano di perdersi in indugi. Fu il generale Garibaldi in persona che, passando dinanzi alla fronte della compagnia pronta all’attacco dietro la Villa Amato, disse al De Cristoforis: «Capitano, appena udite la fucilata e passato questo muro, caricate alla vostra maniera.» Testuali parole udite da me stesso, e che son ben lieto di scrivere qui a maggior giustificazione di quel valente ufficiale e mio dilettissimo amico, ingiustamente accusato d’aver troppo precipitata l’azione in quella giornata.198.A Varese aveva perduto tra morti e feriti circa ottantaquattro uomini, e a San Fermo trentacinque; per cui, sottraendo ancora le compagnie lasciate a Como ed a Lecco, la squadra rimasta a Varese e i malati (in tutto circa quattrocento uomini), si può con certezza affermare che la colonna in quel giorno (28) non arrivava a duemila novecento combattenti.199.La citata opera (Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 106) dice: «Pour atténuer l’horreur d’une pareille mesure le général Urban a prétendu que le tir des pièces était dirigé de manière a épargner la ville et a n’atteindre que quelques grands bâtiments isolés et inhabités.»Contro le parole del bombardatore attestano le vestigia del bombardamento visibili ancora in molte case, certo non isolate nè disabitate. E chi voglia saper la verità tutta, legga quel che ne scrive uno degli ostaggi ritenuti dall’Urban, testimonio del feroce spettacolo:«Alle ore sei pomeridiane precise cominciò il bombardamento della città. Sessanta e più furono i colpi di cannone scaricati nello spazio di poco tempo. Alle nove circa fu ripetuta la scarica a doppia dose. Per maggior colmo di barbarie, e perchè avesse a farci maggiore impressione l’orrendo spettacolo, ci si aprivano le finestre. Ogni colpo era come una stilettata al cuore per gli astanti che si immaginavano il pericolo dei loro più cari. Si cominciava colle artiglierie del Quartiere generale alla Villa Pero di casa Picinini, comandate dalvalorosotenente-maresciallo Urban; poco dopo vi rispondevano quelle situate sulle alture di Giubbiano, sulla spianata di Montalbano, di San Michele di Bosto, e da ultimo quelle di San Pedrino, ove ci trovavamo noi stessi. In quel momento il suolo ci ballava sotto i piedi, e non pochi vetri cadevano spezzati.»Il libro poi da cui togliamo questo brano (Varese, Garibaldi ed Urban, pag. 117), soggiungeva:«Nel secondo bombardamento i colpi scagliati furono circa duecentocinquanta. Vennero diretti specialmente al campanile, che si voleva forse castigare perchè fu suonato a stormo la mattina in cui gli Austriaci furono battuti a Biumo Inferiore, eda festail dì in cui s’inaugurò il Governo costituzionale ed italiano di Vittorio Emanuele, la sera in cui giunse Garibaldi, e quando questi ritornò dopo le riportate vittorie; alla cupola della Basilica, intanto che si beffeggiava la Religione; ad alcune ville e case, che ne furono assai malconcie e danneggiate; all’Ospitale stesso, dove, cogli ammalati e coi feriti nostri, trovavansi anche i feriti austriaci.»200.«L’État-Major du commandant de la deuxième armée sembla voir une grande portée politique et militaire dans l’entreprise de Garibaldi sur Como. D’habiles officiers inclinaient à penser quelle devait être le prélude de graves opérations et le présage d’une attaque sérieuse sur l’aile droite autrichienne. Mais dans un Conseil de guerre tenu à Garlasco le 27, le comte Giulay déclara qu’il n’attribuait aux courses de Garibaldi dans le nord d’autre caractère que celui d’une simple diversion, et persévéra plus que jamais dans sa première manière de voir. Aussi se contenta-t-il de donner, le 28 mai, au général Urban, l’ordre de reprendre l’offensive contre Garibaldi avec toutes ses forces, et de tirer de la ville de Varèse une répression exemplaire.»Campagne de l’empereur Napoléon III en Italie, già citata. — Solamente, come stiamo raccontando, l’Urban non seppe eseguire l’ordine del suo capo; gli fu facile bombardare Varese, ma quanto a riprendere l’offensiva, abbiamo veduto che non gli bastarono tre giorni a risolversi; e dopo quei tre giorni era tardi.201.IlRustow,Campagna del 1859.202.Ci sarebbe difficile raccogliere e correggere tutti gli errori di fatto che intorno a questa campagna di Garibaldi scrissero e propagarono anche gli autori militari più reputati. Mi limiterò ad alcuni esempi.IlCorsinel suoSommario di Storia militare(parte III, pag. 238) dice «che Garibaldi partì da Biella con seimila uomini,» ed è noto che la brigata dei Cacciatori delle Alpi, anche nei giorni della sua maggior forza, non contò più di tremilaquattrocento uomini; che «il 26 maggio l’Urban mosse di nuovo ad assalire Garibaldi a Como,» mentre tutti sanno che l’assalitore fu Garibaldi; che dopo il colpo fallito sul forte di Laveno, Garibaldi stava per essere costretto a cercare scampo in Isvizzera, quando l’apparizione dei Francesi sul Ticino costrinse l’Urban a retrocedere; mentre noi abbiamo dimostrato che Garibaldi stette in presenza dell’Urban tre giorni, e che nel momento in cui egli intraprendeva la sua marcia di fianco da Induno-Como, il Generale austriaco era ancora con tutte le sue forze a Varese, da cui non partì col grosso che la sera del giorno 2 giugno.IlLecomte(Relation hist. et crit. de la Campagne d’Italie en 1859, tomo I, pag. 108, 104,105) immagina la scaramuccia sotto Como il 28, 29 e 30 maggio. Vede Garibaldi entrare in Varese il 3 giugno nel momento in cui gli Austriaci ne sortivano, attaccarli subitamenteà quelque distance de la ville, e accelerare così la loro ritiratatout en leur faisant quelques prisonniers, etc. — Non confutiamo.203.Oltre il corpo dell’Urban, bisogna calcolare il presidio di Milano. Dire quindicimila uomini è dir poco.204.205.Erano il povero Francesco Nullo e Piero Bergamaschi, entrambi guide di Garibaldi.206.Carrano, op. cit., pag. 393.207.La più forte ragione data delle lentezze degli alleati fu il disegno attribuito al Giulay di dare una nuova battaglia sul Chiese e dell’anticipato concentramento che vi andava facendo.È però evidente, che, se l’esercito austriaco avesse dovuto fare una ritirata precipitosa dall’Adda in poi, o non avrebbe avuto più tempo di apparecchiarsi alla supposta battaglia, o l’esercito alleato l’avrebbe colto in flagranti di concentramento, quindi con molta probabilità di sconfiggerlo.E mi sembra del pari evidente, che, se i Franco-Sardi arrivavano sul Chiese soltanto due giorni prima di noi, fra il 16 e il 17 giugno (e lo potevano), avrebbero potuto riprendere il movimento in avanti fra il 19 e il 20, invece del 23, ed occupare così Solferino senza combattere e prima che l’Austria avesse avuto tempo di riprendere la progettata offensiva.208.Fece 140 chilometri in quattordici giorni.209.Come al Quartier generale principale si chiamassero Divisione tre mezzi Reggimenti di mille uomini ciascuno, non sappiamo comprendere.210.Così lo chiamò in un suo Ordine del giorno Garibaldi: due volte ferito sul Roccolo di Castenedolo, continuò a combattere; colpito da una terza palla al petto, fu trasportato a Brescia e vi morì.211.Lettera del Cavour al principe Napoleone Girolamo Bonaparte, 23 giugno 1860, citata daNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 168.212.In Toscana, G. B. Giorgini, Ubaldino Peruzzi, Marco Tabarrini, Cosimo Ridolfi, Vincenzo Malenchini, Ermolao Rubieri e Giuseppe Dolfi. — Nelle Romagne, Marco Minghetti, Gioachino Pepoli, Pietro Montanari, Carlo Pasolini, i fratelli Rasponi. — A Modena, Giuseppe Malmusi, Camillo Fontanelli, Luigi Zini. — A Parma, Antonio Cantelli, Jacopo Sanvitale, Giuseppe Piroli, e molti altri che la brevità mi forza a tralasciare.213.Non furono quelli i soli ufficiali dei Cacciatori delle Alpi passati nell’Italia centrale; ma Cosenz, Sacchi, Chiassi, Lombardi, Grioli, Pellegrino entravano nelle Divisioni romagnola e parmense; Migliavacca, Paggi, Leardi, Bonnet, Bruzzesi, Guerzoni nella Toscana.214.Lo confermano queste parole del colonnello Carlo Corsi, del generale Garibaldi non certo entusiasta;«Credevasi da molti che Garibaldi, non assuefatto alla regolare milizia ed avvezzo invece a maneggiare genti raccogliticcie e fare e disfare a piacere suo, non si sarebbe adattato a quelle pastoie di regola e disciplina che vincolano le soldatesche stabili, e le avrebbe rotte per sostituirvi modo di vivere più largo e più democratico, e che non avrebbe saputo sopportare a lungo quel giogo di soggezione al Governo di Firenze, cui da principio s’era lasciato indurre a piegar volonteroso il collo. Egli è fatto per comandare, dicevano, e non per obbedire. Maneggevole forse finchè le cose procedano secondo i suoi desiderii, resisterà e drizzerà quella sua testa leonina sul capo di tutti quando vogliasi trattenerlo o sviarlo. Lo giudicavano quindi un amicomolto pericoloso. I fatti che poi seguirono mostrano come quel giudizio non fosse fallace in quanto concerneva la docilità del Generale. Ma nel governo della milizia egli amò e coltivò la regolarità e la stretta disciplina. La sua esperienza medesima lo aveva persuaso dei pregi delle milizie stabili come istrumenti da guerra. Era quindi manifesta la contentezza sua dell’avere in sua balía mezzi tanto più perfetti e poderosi di quelli che sino allora avea avuto. E non solamente non s’arrischiò a farvi mutazioni di qualche rilievo per timore di guastarli, ma volle che fossero conservati tali quali li vogliono le regole della milizia stabile. Insomma, contro la comune aspettazione, egli apparve in ciòconservatore, come il suo predecessore era apparsorivoluzionario. Fu supposto allora che egli avesse dovuto prendere qualche impegno intorno a ciò o col barone Ricasoli, o col Ministro della guerra toscano, generale De Cavero, appartenente all’esercito sardo; tanto più che si seppe non essergli stato concesso di portar secolui al servizio toscano se non che pochi dei suoi principali compagni d’arme dei Cacciatori delle Alpi, mentre egli ne aveva presentato una lunga lista. Ciò spiegasi da questo che egli aveva avuto informazioni assai cattive circa gli ufficiali toscani, le quali furono smentite prima dai governanti, e poi più ancora dalla conoscenza ch’egli acquistò degli stessi ufficiali. Egli ebbe a dire che li trovava diversi assai e migliori molto di quello ch’egli avesse potuto figurarsi da quanto gliene era stato detto. E presto vi fu sincero ricambio di stima e rispetto, e miglioramento nelle condizioni disciplinari di tutta la Divisione.» — VediVenticinque anni in Italia, perCarlo Corsi, vol. I, pag. 366.E poco dopo:«Errano coloro che credono che Garibaldi faccia guerra alla sventata, come i condottieri del Medio Evo, o per semplici strattagemmi, da momento a momento, come i guerrigliatori. Egli sa benissimo quanti e quali aiuti le carte e i libri offrano ai capi degli eserciti odierni, ne apprezza molto il valore, e ne fa suo pro, al pari di qualunque buon capitano. Ogni sua impresa ha per base qualche buon concetto strategico. Soltanto la sua tattica è piuttosto da guerrigliero che da generale. Nè potrebbe essere altrimenti, considerato il suo carattere e la via ch’egli ha seguito per giungere ai sommi gradi della milizia. Se qualcosa gli manca, non è per fermo la naturale disposizione al comando o lo studio, ma la pratica del maneggio delle grandi masse regolari, invece della quale ha l’abitudine della piccola guerra delle milizie ragunaticce.» — VediVenticinque anni, ec., pag. 372. —Su quest’ultimo giudizio però avremmo qualche cosa a ridire, ma di ciò più tardi.215.Doveva essere fra il 4 ed il 5 novembre 1859. Erano presenti Clemente Corte, il Malenchini, il Montanari, il Cairoli, il Basso, il Paggi ed altri che non ricordo. Le parole in corsivo sono testuali, delle altre sto mallevadore del senso.216.Quella avanguardia era composta del battaglione, nel quale lo scrittore di queste pagine era luogotenente. Se il contr’ordine del Fanti tardava mezz’ora, noi eravamo già di là dal confine.217.Storia d’Italia dal 1850 al 1866, perLuigi Zini, vol. I, parte II, pag. 474.218.VediNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 179. Egli cita una lettera di Marco Minghetti a Urbano Rattazzi, del 7 novembre 1859.219.Lo Zini, il Bianchi e parecchi altri parlano qui di Mazziniani; ma il vocabolo ci sembra improprio. Intorno a Garibaldi di Mazziniani puri, e intendiamo anche autorevoli, non ce n’era uno solo; e ci fossero stati, non erano quelli certamente che egli avrebbe preferiti ed ascoltati.220.«23 novembre 1859.»Secondo il desiderio della V. M. io partirò il 23 da Genova per Caprera, e sarò fortunato quando voglia valersi del mio debole servizio.»La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale Fanti, non è ottenuta ancora. Prego V. M. si degni ordinare mi venga concessa.»Con affettuoso rispetto di V. M.»Devotissimo»Garibaldi.»221.Vedi il Manifesto nelMovimentodel 23 novembre 1859.222.Vedi la lettera 14 dicembre, da Fino, scritta in francese al giornaleL’Esperance, nella quale smentisce e la visita all’Imperatrice, e, cosa superflua, i pretesi accordi con lei per la candidatura russa.223.È un violento e quasi selvaggio bando di guerra contro i preti, non dissimile da quelli che uscivano tante volte sotto la concitazione dell’ira dalla sua penna. Esso diede luogo a non poche proteste di sacerdoti onesti e amanti della patria, contro i quali certamente il Manifesto non era rivolto. Quanto agli altri avevan ragione di risentirsi della forma; ma non so con quali argomenti avrebbero potuto confutarne il pensiero. Noi ne riproduciamo, anche per brevità, le ultime parti:«..... Eppure quella razza reproba siederà domani, e protetta, accanto ai rappresentanti delle nazioni più cospicue, e chiederà con insistenza la continuazione, la conferma del suopotere temporale, che vuol dire, in lingua umana, la continuazione, la conferma di poter pesare sopra alcuni milioni di sventurati Italiani!... come una sciagura, una maledizione!... la continuazione di un potere che non si adopera ad altro che a rubare ai poveri nostri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente, a comprare mercenari stranieri per combattere Italiani!... la continuazione di un potere che non conta amici, se non che tra i nemici d’Italia.... e tra quelli che vogliono dividerla e manometterla e soggiogarla!... un potere che ha scagliato l’anatema sul popolo e sull’esercito rigeneratore.... sul Re prode e generoso che Dio ha dato agl’Italiani!...················»Nell’ora della pugna io sarò con voi.... giovani.... e siate certi.... questa sarà una grand’epoca per l’Italia. Voi appartenete alla generazione di liberi.... e liberatori del vostro paese!... Dio non ha combinato invano tanta virtù in un Monarca!... tanto valore in un esercito!... tanto fervore in un popolo!... ch’io ho già veduto combattere degnamente accanto ai primi popoli della terra.... per abbandonarci all’ignominia del servaggio!... per non redimerci a quella vita nazionale, ridestata in noi con tanta potenza!»Il vostro obolo deposto alla sottoscrizione nazionale è un augurio felice per l’avvenire dell’Italia; ed essa conta — superba! — che non fallirà il vostro braccio.... ove si debba tornare sui campi di battaglia!»Fino, 24 dicembre 1859.»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano, 3 gennaio 1860.)224.VediPungolodi Milano del 26 dicembre 1859.225.Del colloquio col Re parlarono tutti i giornali di Torino. De’ suoi concetti circa alla Guardia mobile, all’opposizione incontrata, ec., attesta questa lettera inedita al generale Medici:«Torino, 5 gennaio 1860.»Mio caro Medici,»Anche questa volta ho predicato al deserto. Io credevo di aver ottenuto di poter organizzare le Guardie mobili in Lombardia. — Ebbene! Aspettavo oggi nomine, istruzioni, ec.; invece la Diplomazia straniera, suscitata da Cavour, Dabormida, La Marmora (che chiesero in massa la loro dimissione per lo stesso motivo), hanno significato al Re «che non intendevano che vi fosse nello Stato:Autre force, ou pouvoir, ou personnes armées, que l’armée du Roi.» Stupirai di più, quando saprai che Hudson, ambasciatore d’Inghilterra, da me interpellato, m’ha dato la suddetta risposta. — Ciò che prova che lui, come tutto il resto della famiglia diplomatica in corpo, hanno imposto la suddetta condizione a Vittorio Emanuele.»Saprai di più che fui richiesto dai liberali di Torino di frappormi conciliatore tra i loro dissidii; lo accettai con alcune difficoltà — ed organizzarono la societàNazione armata, di cui mi nominarono presidente.»Il partito Cavouriano ha fatto il diavolo, perchè nulla di ciò si effettuasse, ed ho avuto i risultati suddetti per ogni cosa.»Partecipa questa poco buona nuova agli amici, e credimi sempre»tuo»G. Garibaldi.»226.Leggasi questo Manifesto agl’Italiani (Pungolo, 5 gennaio 1850):«Agli Italiani.»Chiamato da alcuni miei amici ad assumere la parte di conciliatore fra tutte le frazioni del partito liberale italiano, fui invitato ad accettare la presidenza di una società che si chiamerebbeNazione armata. Credetti poter essere utile; mi piacque la grandezza del concetto, ed accettai.»Ma siccome la nazione italiana armata è tal fatto che spaventa quanto c’è di sleale, corruttore e prepotente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei moderni gesuiti si è spaventata ed ha gridato: Anatema!»Il Governo del Re galantuomo fu importunato dagli allarmisti e, per non comprometterlo, mi sono deciso di desistere dall’onorato proposito.»Di unanime accordo di tutti i soci, dichiaro dunque sciolta la società dellaNazione armata, ed invito ogni Italiano che ami la patria a concorrere colle sottoscrizioni all’acquisto diun milione di fucili. Se con un milione di fucili l’Italia, in cospetto dello straniero, non fosse capace di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità. L’Italia si armi e sarà libera.»Torino, 4 gennaio 1860.»G. Garibaldi.»227.Il matrimonio fu poi annullato dal Tribunale d’appello di Roma con sentenza del 14 gennaio 1880.

189.L’inviato era l’ingegnere Cesare Piccinelli; ecco la lettera del podestà Carcano:«Varese, 23 maggio 1859.»Ore 6 ant.»S’incarica il signor ingegnere Cesare Piccinelli per mandato particolare di speciale confidenza di tosto recarsi a Sesto-Calende, ed in qualunque altro paese abbia fermato il proprio Quartiere generale la colonna dell’Esercito italiano che ha stamattina varcato il Ticino, di presentarsi al Comandante della colonna stessa onde porgergli in nome di questi cittadini un benvenuto di cuore, e chiedergli e ricevere istruzioni sul contegno del Municipio di Varese per le occorrenze del momento.»Il Podestà»Ing.Carlo Carcano.»VediVarese, Garibaldi ed Urban nel 1859, ec., del sacerdoteGiuseppe Della Valle. Varese, tip. G. Carreglio, pag. 31.

189.L’inviato era l’ingegnere Cesare Piccinelli; ecco la lettera del podestà Carcano:

«Varese, 23 maggio 1859.»Ore 6 ant.

»S’incarica il signor ingegnere Cesare Piccinelli per mandato particolare di speciale confidenza di tosto recarsi a Sesto-Calende, ed in qualunque altro paese abbia fermato il proprio Quartiere generale la colonna dell’Esercito italiano che ha stamattina varcato il Ticino, di presentarsi al Comandante della colonna stessa onde porgergli in nome di questi cittadini un benvenuto di cuore, e chiedergli e ricevere istruzioni sul contegno del Municipio di Varese per le occorrenze del momento.

»Il Podestà»Ing.Carlo Carcano.»

VediVarese, Garibaldi ed Urban nel 1859, ec., del sacerdoteGiuseppe Della Valle. Varese, tip. G. Carreglio, pag. 31.

190.È vero che la sera del 23 il nemico non era ancora comparso a Gallarate, e che perciò la marcia Sesto-Varese poteva tenersi da quel lato sicura; ma la compagnia De Cristoforis serviva sempre a mantenere il nemico nell’illusione che Garibaldi fosse sempre a Sesto, e quindi lo richiamava verso quel punto, distogliendolo dall’idea di voltare direttamente per Gazzada o per Tradate su Varese, come avrebbe potuto fare.

190.È vero che la sera del 23 il nemico non era ancora comparso a Gallarate, e che perciò la marcia Sesto-Varese poteva tenersi da quel lato sicura; ma la compagnia De Cristoforis serviva sempre a mantenere il nemico nell’illusione che Garibaldi fosse sempre a Sesto, e quindi lo richiamava verso quel punto, distogliendolo dall’idea di voltare direttamente per Gazzada o per Tradate su Varese, come avrebbe potuto fare.

191.Varese, Garibaldi ed Urban, ec., pag. 40.

191.Varese, Garibaldi ed Urban, ec., pag. 40.

192.Proclama del generale Giulay da Garlasco, 24 maggio 1859. Curioso che il Generalissimo imperiale chiamicivilela guerra tra i suoi Tedeschi e noi Italiani. Proprio vero: con quei signori non ci siamo intesi mai, nè credo c’intenderemo. Vedilo nell’opera succitata,Varese, ec.

192.Proclama del generale Giulay da Garlasco, 24 maggio 1859. Curioso che il Generalissimo imperiale chiamicivilela guerra tra i suoi Tedeschi e noi Italiani. Proprio vero: con quei signori non ci siamo intesi mai, nè credo c’intenderemo. Vedilo nell’opera succitata,Varese, ec.

193.NellaCampagne de l’empereur Napoléon III en Italie 1859, rédigée au Dépôt de la Guerre d’après les Documents officiels, étant directeur le généralBlondel,sous le Ministère de S. E, le maréchal comteBardon, a pag. 102 si legge:«Mais, dès le 12, le bruit du mouvement opéré par Garibaldi était arrivé à Milan et au quartier général de la deuxième armée. Le Gouverneur civil et militaire de Milan, feld-maréchal-lieutenant Melezes de Kellermes, dirigea immédiatement sur Varèse des détachements de la garnison de Milan, pendant que le général Urban recevait du comte Giulay l’ordre de rejoindre la brigade Rupprecht et de marcher sur Garibaldi.»Cette brigade, qui faisait partie de la division de réserve, se composait de:»1 Bataillon du régiment frontière de Szluin (nº 4).»3 Bataillons du régiment de Kellner (nº 41).»1 Batterie à pied, de 12.»1 Batterie de fusées.»2 Escadrons de hussards comte Haller (nº 12).»Valutando i battaglioni austriaci a mille uomini, sarebbero stati cinquemila fanti, centosessanta cavalli, sei pezzi d’artiglieria e una batteria di razzi che il generale Urban aveva a’ suoi comandi. Ma supponendo che n’abbia lasciati una parte a Como, portò sempre contro Garibaldi quattromila uomini.

193.NellaCampagne de l’empereur Napoléon III en Italie 1859, rédigée au Dépôt de la Guerre d’après les Documents officiels, étant directeur le généralBlondel,sous le Ministère de S. E, le maréchal comteBardon, a pag. 102 si legge:

«Mais, dès le 12, le bruit du mouvement opéré par Garibaldi était arrivé à Milan et au quartier général de la deuxième armée. Le Gouverneur civil et militaire de Milan, feld-maréchal-lieutenant Melezes de Kellermes, dirigea immédiatement sur Varèse des détachements de la garnison de Milan, pendant que le général Urban recevait du comte Giulay l’ordre de rejoindre la brigade Rupprecht et de marcher sur Garibaldi.

»Cette brigade, qui faisait partie de la division de réserve, se composait de:

Valutando i battaglioni austriaci a mille uomini, sarebbero stati cinquemila fanti, centosessanta cavalli, sei pezzi d’artiglieria e una batteria di razzi che il generale Urban aveva a’ suoi comandi. Ma supponendo che n’abbia lasciati una parte a Como, portò sempre contro Garibaldi quattromila uomini.

194.Nell’opera più volte citata del maggioreG. Carrano,Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi.

194.Nell’opera più volte citata del maggioreG. Carrano,Garibaldi e i Cacciatori delle Alpi.

195.Il generale Urban doveva far partire la colonna aggirante tra Malnate e Belforte. Anche di là non poteva, è vero, andare che per sentieri, ma aveva due terzi meno di cammino, e in un’ora al più poteva essere in linea. Io penso poi che, anche spiegato da quella parte l’attacco, il solo battaglione mandato ad eseguirlo non bastava a snidare dalle forti posizioni Garibaldi, che vi si teneva concentrato con sette od ottocento uomini. A parer mio soltanto con dimostrazioni più forti sul centro e sulla sinistra, combinate con un vero e serio attacco girante da sinistra, e il generale Urban era in forze da tentarlo, la posizione di Varese poteva essere espugnata. Invece non fu neanche seriamente minacciata.

195.Il generale Urban doveva far partire la colonna aggirante tra Malnate e Belforte. Anche di là non poteva, è vero, andare che per sentieri, ma aveva due terzi meno di cammino, e in un’ora al più poteva essere in linea. Io penso poi che, anche spiegato da quella parte l’attacco, il solo battaglione mandato ad eseguirlo non bastava a snidare dalle forti posizioni Garibaldi, che vi si teneva concentrato con sette od ottocento uomini. A parer mio soltanto con dimostrazioni più forti sul centro e sulla sinistra, combinate con un vero e serio attacco girante da sinistra, e il generale Urban era in forze da tentarlo, la posizione di Varese poteva essere espugnata. Invece non fu neanche seriamente minacciata.

196.Ecco il quadro delle sue forze desunto dall’opera citata:Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 104-105:Generale Rupprecht.1 Battaglione reggimento frontiera di Szluin (nº 4).4 Battaglioni del reggimento Kellner (nº 41).Generale Augustin.1 Battaglione frontiera di Titel.4 Battaglioni del reggimento Principe di Prussia (nº 34).Generale Schaffgotsche.3 Battaglioni di Cacciatori.Il 14º battaglione di Cacciatori.1 Battaglione del reggimento Don Miguel (nº 39).1 Battaglione del reggimento Arciduca Ranieri (nº 59).

196.Ecco il quadro delle sue forze desunto dall’opera citata:Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 104-105:

Generale Rupprecht.

Generale Augustin.

Generale Schaffgotsche.

197.Non però per cagion sua. Essa doveva attaccare quando sentisse cominciato il fuoco alla sua sinistra, e siccome una squadra della compagnia Susini sparò senz’ordine e prima del tempo, così anche il De Cristoforis fu tratto in inganno da quella fucilata. Del resto, gli ordini da lui ricevuti non gli permettevano di perdersi in indugi. Fu il generale Garibaldi in persona che, passando dinanzi alla fronte della compagnia pronta all’attacco dietro la Villa Amato, disse al De Cristoforis: «Capitano, appena udite la fucilata e passato questo muro, caricate alla vostra maniera.» Testuali parole udite da me stesso, e che son ben lieto di scrivere qui a maggior giustificazione di quel valente ufficiale e mio dilettissimo amico, ingiustamente accusato d’aver troppo precipitata l’azione in quella giornata.

197.Non però per cagion sua. Essa doveva attaccare quando sentisse cominciato il fuoco alla sua sinistra, e siccome una squadra della compagnia Susini sparò senz’ordine e prima del tempo, così anche il De Cristoforis fu tratto in inganno da quella fucilata. Del resto, gli ordini da lui ricevuti non gli permettevano di perdersi in indugi. Fu il generale Garibaldi in persona che, passando dinanzi alla fronte della compagnia pronta all’attacco dietro la Villa Amato, disse al De Cristoforis: «Capitano, appena udite la fucilata e passato questo muro, caricate alla vostra maniera.» Testuali parole udite da me stesso, e che son ben lieto di scrivere qui a maggior giustificazione di quel valente ufficiale e mio dilettissimo amico, ingiustamente accusato d’aver troppo precipitata l’azione in quella giornata.

198.A Varese aveva perduto tra morti e feriti circa ottantaquattro uomini, e a San Fermo trentacinque; per cui, sottraendo ancora le compagnie lasciate a Como ed a Lecco, la squadra rimasta a Varese e i malati (in tutto circa quattrocento uomini), si può con certezza affermare che la colonna in quel giorno (28) non arrivava a duemila novecento combattenti.

198.A Varese aveva perduto tra morti e feriti circa ottantaquattro uomini, e a San Fermo trentacinque; per cui, sottraendo ancora le compagnie lasciate a Como ed a Lecco, la squadra rimasta a Varese e i malati (in tutto circa quattrocento uomini), si può con certezza affermare che la colonna in quel giorno (28) non arrivava a duemila novecento combattenti.

199.La citata opera (Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 106) dice: «Pour atténuer l’horreur d’une pareille mesure le général Urban a prétendu que le tir des pièces était dirigé de manière a épargner la ville et a n’atteindre que quelques grands bâtiments isolés et inhabités.»Contro le parole del bombardatore attestano le vestigia del bombardamento visibili ancora in molte case, certo non isolate nè disabitate. E chi voglia saper la verità tutta, legga quel che ne scrive uno degli ostaggi ritenuti dall’Urban, testimonio del feroce spettacolo:«Alle ore sei pomeridiane precise cominciò il bombardamento della città. Sessanta e più furono i colpi di cannone scaricati nello spazio di poco tempo. Alle nove circa fu ripetuta la scarica a doppia dose. Per maggior colmo di barbarie, e perchè avesse a farci maggiore impressione l’orrendo spettacolo, ci si aprivano le finestre. Ogni colpo era come una stilettata al cuore per gli astanti che si immaginavano il pericolo dei loro più cari. Si cominciava colle artiglierie del Quartiere generale alla Villa Pero di casa Picinini, comandate dalvalorosotenente-maresciallo Urban; poco dopo vi rispondevano quelle situate sulle alture di Giubbiano, sulla spianata di Montalbano, di San Michele di Bosto, e da ultimo quelle di San Pedrino, ove ci trovavamo noi stessi. In quel momento il suolo ci ballava sotto i piedi, e non pochi vetri cadevano spezzati.»Il libro poi da cui togliamo questo brano (Varese, Garibaldi ed Urban, pag. 117), soggiungeva:«Nel secondo bombardamento i colpi scagliati furono circa duecentocinquanta. Vennero diretti specialmente al campanile, che si voleva forse castigare perchè fu suonato a stormo la mattina in cui gli Austriaci furono battuti a Biumo Inferiore, eda festail dì in cui s’inaugurò il Governo costituzionale ed italiano di Vittorio Emanuele, la sera in cui giunse Garibaldi, e quando questi ritornò dopo le riportate vittorie; alla cupola della Basilica, intanto che si beffeggiava la Religione; ad alcune ville e case, che ne furono assai malconcie e danneggiate; all’Ospitale stesso, dove, cogli ammalati e coi feriti nostri, trovavansi anche i feriti austriaci.»

199.La citata opera (Campagne de l’emp. Napoléon III en Italie, pag. 106) dice: «Pour atténuer l’horreur d’une pareille mesure le général Urban a prétendu que le tir des pièces était dirigé de manière a épargner la ville et a n’atteindre que quelques grands bâtiments isolés et inhabités.»

Contro le parole del bombardatore attestano le vestigia del bombardamento visibili ancora in molte case, certo non isolate nè disabitate. E chi voglia saper la verità tutta, legga quel che ne scrive uno degli ostaggi ritenuti dall’Urban, testimonio del feroce spettacolo:

«Alle ore sei pomeridiane precise cominciò il bombardamento della città. Sessanta e più furono i colpi di cannone scaricati nello spazio di poco tempo. Alle nove circa fu ripetuta la scarica a doppia dose. Per maggior colmo di barbarie, e perchè avesse a farci maggiore impressione l’orrendo spettacolo, ci si aprivano le finestre. Ogni colpo era come una stilettata al cuore per gli astanti che si immaginavano il pericolo dei loro più cari. Si cominciava colle artiglierie del Quartiere generale alla Villa Pero di casa Picinini, comandate dalvalorosotenente-maresciallo Urban; poco dopo vi rispondevano quelle situate sulle alture di Giubbiano, sulla spianata di Montalbano, di San Michele di Bosto, e da ultimo quelle di San Pedrino, ove ci trovavamo noi stessi. In quel momento il suolo ci ballava sotto i piedi, e non pochi vetri cadevano spezzati.»

Il libro poi da cui togliamo questo brano (Varese, Garibaldi ed Urban, pag. 117), soggiungeva:

«Nel secondo bombardamento i colpi scagliati furono circa duecentocinquanta. Vennero diretti specialmente al campanile, che si voleva forse castigare perchè fu suonato a stormo la mattina in cui gli Austriaci furono battuti a Biumo Inferiore, eda festail dì in cui s’inaugurò il Governo costituzionale ed italiano di Vittorio Emanuele, la sera in cui giunse Garibaldi, e quando questi ritornò dopo le riportate vittorie; alla cupola della Basilica, intanto che si beffeggiava la Religione; ad alcune ville e case, che ne furono assai malconcie e danneggiate; all’Ospitale stesso, dove, cogli ammalati e coi feriti nostri, trovavansi anche i feriti austriaci.»

200.«L’État-Major du commandant de la deuxième armée sembla voir une grande portée politique et militaire dans l’entreprise de Garibaldi sur Como. D’habiles officiers inclinaient à penser quelle devait être le prélude de graves opérations et le présage d’une attaque sérieuse sur l’aile droite autrichienne. Mais dans un Conseil de guerre tenu à Garlasco le 27, le comte Giulay déclara qu’il n’attribuait aux courses de Garibaldi dans le nord d’autre caractère que celui d’une simple diversion, et persévéra plus que jamais dans sa première manière de voir. Aussi se contenta-t-il de donner, le 28 mai, au général Urban, l’ordre de reprendre l’offensive contre Garibaldi avec toutes ses forces, et de tirer de la ville de Varèse une répression exemplaire.»Campagne de l’empereur Napoléon III en Italie, già citata. — Solamente, come stiamo raccontando, l’Urban non seppe eseguire l’ordine del suo capo; gli fu facile bombardare Varese, ma quanto a riprendere l’offensiva, abbiamo veduto che non gli bastarono tre giorni a risolversi; e dopo quei tre giorni era tardi.

200.«L’État-Major du commandant de la deuxième armée sembla voir une grande portée politique et militaire dans l’entreprise de Garibaldi sur Como. D’habiles officiers inclinaient à penser quelle devait être le prélude de graves opérations et le présage d’une attaque sérieuse sur l’aile droite autrichienne. Mais dans un Conseil de guerre tenu à Garlasco le 27, le comte Giulay déclara qu’il n’attribuait aux courses de Garibaldi dans le nord d’autre caractère que celui d’une simple diversion, et persévéra plus que jamais dans sa première manière de voir. Aussi se contenta-t-il de donner, le 28 mai, au général Urban, l’ordre de reprendre l’offensive contre Garibaldi avec toutes ses forces, et de tirer de la ville de Varèse une répression exemplaire.»Campagne de l’empereur Napoléon III en Italie, già citata. — Solamente, come stiamo raccontando, l’Urban non seppe eseguire l’ordine del suo capo; gli fu facile bombardare Varese, ma quanto a riprendere l’offensiva, abbiamo veduto che non gli bastarono tre giorni a risolversi; e dopo quei tre giorni era tardi.

201.IlRustow,Campagna del 1859.

201.IlRustow,Campagna del 1859.

202.Ci sarebbe difficile raccogliere e correggere tutti gli errori di fatto che intorno a questa campagna di Garibaldi scrissero e propagarono anche gli autori militari più reputati. Mi limiterò ad alcuni esempi.IlCorsinel suoSommario di Storia militare(parte III, pag. 238) dice «che Garibaldi partì da Biella con seimila uomini,» ed è noto che la brigata dei Cacciatori delle Alpi, anche nei giorni della sua maggior forza, non contò più di tremilaquattrocento uomini; che «il 26 maggio l’Urban mosse di nuovo ad assalire Garibaldi a Como,» mentre tutti sanno che l’assalitore fu Garibaldi; che dopo il colpo fallito sul forte di Laveno, Garibaldi stava per essere costretto a cercare scampo in Isvizzera, quando l’apparizione dei Francesi sul Ticino costrinse l’Urban a retrocedere; mentre noi abbiamo dimostrato che Garibaldi stette in presenza dell’Urban tre giorni, e che nel momento in cui egli intraprendeva la sua marcia di fianco da Induno-Como, il Generale austriaco era ancora con tutte le sue forze a Varese, da cui non partì col grosso che la sera del giorno 2 giugno.IlLecomte(Relation hist. et crit. de la Campagne d’Italie en 1859, tomo I, pag. 108, 104,105) immagina la scaramuccia sotto Como il 28, 29 e 30 maggio. Vede Garibaldi entrare in Varese il 3 giugno nel momento in cui gli Austriaci ne sortivano, attaccarli subitamenteà quelque distance de la ville, e accelerare così la loro ritiratatout en leur faisant quelques prisonniers, etc. — Non confutiamo.

202.Ci sarebbe difficile raccogliere e correggere tutti gli errori di fatto che intorno a questa campagna di Garibaldi scrissero e propagarono anche gli autori militari più reputati. Mi limiterò ad alcuni esempi.

IlCorsinel suoSommario di Storia militare(parte III, pag. 238) dice «che Garibaldi partì da Biella con seimila uomini,» ed è noto che la brigata dei Cacciatori delle Alpi, anche nei giorni della sua maggior forza, non contò più di tremilaquattrocento uomini; che «il 26 maggio l’Urban mosse di nuovo ad assalire Garibaldi a Como,» mentre tutti sanno che l’assalitore fu Garibaldi; che dopo il colpo fallito sul forte di Laveno, Garibaldi stava per essere costretto a cercare scampo in Isvizzera, quando l’apparizione dei Francesi sul Ticino costrinse l’Urban a retrocedere; mentre noi abbiamo dimostrato che Garibaldi stette in presenza dell’Urban tre giorni, e che nel momento in cui egli intraprendeva la sua marcia di fianco da Induno-Como, il Generale austriaco era ancora con tutte le sue forze a Varese, da cui non partì col grosso che la sera del giorno 2 giugno.

IlLecomte(Relation hist. et crit. de la Campagne d’Italie en 1859, tomo I, pag. 108, 104,105) immagina la scaramuccia sotto Como il 28, 29 e 30 maggio. Vede Garibaldi entrare in Varese il 3 giugno nel momento in cui gli Austriaci ne sortivano, attaccarli subitamenteà quelque distance de la ville, e accelerare così la loro ritiratatout en leur faisant quelques prisonniers, etc. — Non confutiamo.

203.Oltre il corpo dell’Urban, bisogna calcolare il presidio di Milano. Dire quindicimila uomini è dir poco.

203.Oltre il corpo dell’Urban, bisogna calcolare il presidio di Milano. Dire quindicimila uomini è dir poco.

204.

204.

205.Erano il povero Francesco Nullo e Piero Bergamaschi, entrambi guide di Garibaldi.

205.Erano il povero Francesco Nullo e Piero Bergamaschi, entrambi guide di Garibaldi.

206.Carrano, op. cit., pag. 393.

206.Carrano, op. cit., pag. 393.

207.La più forte ragione data delle lentezze degli alleati fu il disegno attribuito al Giulay di dare una nuova battaglia sul Chiese e dell’anticipato concentramento che vi andava facendo.È però evidente, che, se l’esercito austriaco avesse dovuto fare una ritirata precipitosa dall’Adda in poi, o non avrebbe avuto più tempo di apparecchiarsi alla supposta battaglia, o l’esercito alleato l’avrebbe colto in flagranti di concentramento, quindi con molta probabilità di sconfiggerlo.E mi sembra del pari evidente, che, se i Franco-Sardi arrivavano sul Chiese soltanto due giorni prima di noi, fra il 16 e il 17 giugno (e lo potevano), avrebbero potuto riprendere il movimento in avanti fra il 19 e il 20, invece del 23, ed occupare così Solferino senza combattere e prima che l’Austria avesse avuto tempo di riprendere la progettata offensiva.

207.La più forte ragione data delle lentezze degli alleati fu il disegno attribuito al Giulay di dare una nuova battaglia sul Chiese e dell’anticipato concentramento che vi andava facendo.

È però evidente, che, se l’esercito austriaco avesse dovuto fare una ritirata precipitosa dall’Adda in poi, o non avrebbe avuto più tempo di apparecchiarsi alla supposta battaglia, o l’esercito alleato l’avrebbe colto in flagranti di concentramento, quindi con molta probabilità di sconfiggerlo.

E mi sembra del pari evidente, che, se i Franco-Sardi arrivavano sul Chiese soltanto due giorni prima di noi, fra il 16 e il 17 giugno (e lo potevano), avrebbero potuto riprendere il movimento in avanti fra il 19 e il 20, invece del 23, ed occupare così Solferino senza combattere e prima che l’Austria avesse avuto tempo di riprendere la progettata offensiva.

208.Fece 140 chilometri in quattordici giorni.

208.Fece 140 chilometri in quattordici giorni.

209.Come al Quartier generale principale si chiamassero Divisione tre mezzi Reggimenti di mille uomini ciascuno, non sappiamo comprendere.

209.Come al Quartier generale principale si chiamassero Divisione tre mezzi Reggimenti di mille uomini ciascuno, non sappiamo comprendere.

210.Così lo chiamò in un suo Ordine del giorno Garibaldi: due volte ferito sul Roccolo di Castenedolo, continuò a combattere; colpito da una terza palla al petto, fu trasportato a Brescia e vi morì.

210.Così lo chiamò in un suo Ordine del giorno Garibaldi: due volte ferito sul Roccolo di Castenedolo, continuò a combattere; colpito da una terza palla al petto, fu trasportato a Brescia e vi morì.

211.Lettera del Cavour al principe Napoleone Girolamo Bonaparte, 23 giugno 1860, citata daNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 168.

211.Lettera del Cavour al principe Napoleone Girolamo Bonaparte, 23 giugno 1860, citata daNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 168.

212.In Toscana, G. B. Giorgini, Ubaldino Peruzzi, Marco Tabarrini, Cosimo Ridolfi, Vincenzo Malenchini, Ermolao Rubieri e Giuseppe Dolfi. — Nelle Romagne, Marco Minghetti, Gioachino Pepoli, Pietro Montanari, Carlo Pasolini, i fratelli Rasponi. — A Modena, Giuseppe Malmusi, Camillo Fontanelli, Luigi Zini. — A Parma, Antonio Cantelli, Jacopo Sanvitale, Giuseppe Piroli, e molti altri che la brevità mi forza a tralasciare.

212.In Toscana, G. B. Giorgini, Ubaldino Peruzzi, Marco Tabarrini, Cosimo Ridolfi, Vincenzo Malenchini, Ermolao Rubieri e Giuseppe Dolfi. — Nelle Romagne, Marco Minghetti, Gioachino Pepoli, Pietro Montanari, Carlo Pasolini, i fratelli Rasponi. — A Modena, Giuseppe Malmusi, Camillo Fontanelli, Luigi Zini. — A Parma, Antonio Cantelli, Jacopo Sanvitale, Giuseppe Piroli, e molti altri che la brevità mi forza a tralasciare.

213.Non furono quelli i soli ufficiali dei Cacciatori delle Alpi passati nell’Italia centrale; ma Cosenz, Sacchi, Chiassi, Lombardi, Grioli, Pellegrino entravano nelle Divisioni romagnola e parmense; Migliavacca, Paggi, Leardi, Bonnet, Bruzzesi, Guerzoni nella Toscana.

213.Non furono quelli i soli ufficiali dei Cacciatori delle Alpi passati nell’Italia centrale; ma Cosenz, Sacchi, Chiassi, Lombardi, Grioli, Pellegrino entravano nelle Divisioni romagnola e parmense; Migliavacca, Paggi, Leardi, Bonnet, Bruzzesi, Guerzoni nella Toscana.

214.Lo confermano queste parole del colonnello Carlo Corsi, del generale Garibaldi non certo entusiasta;«Credevasi da molti che Garibaldi, non assuefatto alla regolare milizia ed avvezzo invece a maneggiare genti raccogliticcie e fare e disfare a piacere suo, non si sarebbe adattato a quelle pastoie di regola e disciplina che vincolano le soldatesche stabili, e le avrebbe rotte per sostituirvi modo di vivere più largo e più democratico, e che non avrebbe saputo sopportare a lungo quel giogo di soggezione al Governo di Firenze, cui da principio s’era lasciato indurre a piegar volonteroso il collo. Egli è fatto per comandare, dicevano, e non per obbedire. Maneggevole forse finchè le cose procedano secondo i suoi desiderii, resisterà e drizzerà quella sua testa leonina sul capo di tutti quando vogliasi trattenerlo o sviarlo. Lo giudicavano quindi un amicomolto pericoloso. I fatti che poi seguirono mostrano come quel giudizio non fosse fallace in quanto concerneva la docilità del Generale. Ma nel governo della milizia egli amò e coltivò la regolarità e la stretta disciplina. La sua esperienza medesima lo aveva persuaso dei pregi delle milizie stabili come istrumenti da guerra. Era quindi manifesta la contentezza sua dell’avere in sua balía mezzi tanto più perfetti e poderosi di quelli che sino allora avea avuto. E non solamente non s’arrischiò a farvi mutazioni di qualche rilievo per timore di guastarli, ma volle che fossero conservati tali quali li vogliono le regole della milizia stabile. Insomma, contro la comune aspettazione, egli apparve in ciòconservatore, come il suo predecessore era apparsorivoluzionario. Fu supposto allora che egli avesse dovuto prendere qualche impegno intorno a ciò o col barone Ricasoli, o col Ministro della guerra toscano, generale De Cavero, appartenente all’esercito sardo; tanto più che si seppe non essergli stato concesso di portar secolui al servizio toscano se non che pochi dei suoi principali compagni d’arme dei Cacciatori delle Alpi, mentre egli ne aveva presentato una lunga lista. Ciò spiegasi da questo che egli aveva avuto informazioni assai cattive circa gli ufficiali toscani, le quali furono smentite prima dai governanti, e poi più ancora dalla conoscenza ch’egli acquistò degli stessi ufficiali. Egli ebbe a dire che li trovava diversi assai e migliori molto di quello ch’egli avesse potuto figurarsi da quanto gliene era stato detto. E presto vi fu sincero ricambio di stima e rispetto, e miglioramento nelle condizioni disciplinari di tutta la Divisione.» — VediVenticinque anni in Italia, perCarlo Corsi, vol. I, pag. 366.E poco dopo:«Errano coloro che credono che Garibaldi faccia guerra alla sventata, come i condottieri del Medio Evo, o per semplici strattagemmi, da momento a momento, come i guerrigliatori. Egli sa benissimo quanti e quali aiuti le carte e i libri offrano ai capi degli eserciti odierni, ne apprezza molto il valore, e ne fa suo pro, al pari di qualunque buon capitano. Ogni sua impresa ha per base qualche buon concetto strategico. Soltanto la sua tattica è piuttosto da guerrigliero che da generale. Nè potrebbe essere altrimenti, considerato il suo carattere e la via ch’egli ha seguito per giungere ai sommi gradi della milizia. Se qualcosa gli manca, non è per fermo la naturale disposizione al comando o lo studio, ma la pratica del maneggio delle grandi masse regolari, invece della quale ha l’abitudine della piccola guerra delle milizie ragunaticce.» — VediVenticinque anni, ec., pag. 372. —Su quest’ultimo giudizio però avremmo qualche cosa a ridire, ma di ciò più tardi.

214.Lo confermano queste parole del colonnello Carlo Corsi, del generale Garibaldi non certo entusiasta;

«Credevasi da molti che Garibaldi, non assuefatto alla regolare milizia ed avvezzo invece a maneggiare genti raccogliticcie e fare e disfare a piacere suo, non si sarebbe adattato a quelle pastoie di regola e disciplina che vincolano le soldatesche stabili, e le avrebbe rotte per sostituirvi modo di vivere più largo e più democratico, e che non avrebbe saputo sopportare a lungo quel giogo di soggezione al Governo di Firenze, cui da principio s’era lasciato indurre a piegar volonteroso il collo. Egli è fatto per comandare, dicevano, e non per obbedire. Maneggevole forse finchè le cose procedano secondo i suoi desiderii, resisterà e drizzerà quella sua testa leonina sul capo di tutti quando vogliasi trattenerlo o sviarlo. Lo giudicavano quindi un amicomolto pericoloso. I fatti che poi seguirono mostrano come quel giudizio non fosse fallace in quanto concerneva la docilità del Generale. Ma nel governo della milizia egli amò e coltivò la regolarità e la stretta disciplina. La sua esperienza medesima lo aveva persuaso dei pregi delle milizie stabili come istrumenti da guerra. Era quindi manifesta la contentezza sua dell’avere in sua balía mezzi tanto più perfetti e poderosi di quelli che sino allora avea avuto. E non solamente non s’arrischiò a farvi mutazioni di qualche rilievo per timore di guastarli, ma volle che fossero conservati tali quali li vogliono le regole della milizia stabile. Insomma, contro la comune aspettazione, egli apparve in ciòconservatore, come il suo predecessore era apparsorivoluzionario. Fu supposto allora che egli avesse dovuto prendere qualche impegno intorno a ciò o col barone Ricasoli, o col Ministro della guerra toscano, generale De Cavero, appartenente all’esercito sardo; tanto più che si seppe non essergli stato concesso di portar secolui al servizio toscano se non che pochi dei suoi principali compagni d’arme dei Cacciatori delle Alpi, mentre egli ne aveva presentato una lunga lista. Ciò spiegasi da questo che egli aveva avuto informazioni assai cattive circa gli ufficiali toscani, le quali furono smentite prima dai governanti, e poi più ancora dalla conoscenza ch’egli acquistò degli stessi ufficiali. Egli ebbe a dire che li trovava diversi assai e migliori molto di quello ch’egli avesse potuto figurarsi da quanto gliene era stato detto. E presto vi fu sincero ricambio di stima e rispetto, e miglioramento nelle condizioni disciplinari di tutta la Divisione.» — VediVenticinque anni in Italia, perCarlo Corsi, vol. I, pag. 366.

E poco dopo:

«Errano coloro che credono che Garibaldi faccia guerra alla sventata, come i condottieri del Medio Evo, o per semplici strattagemmi, da momento a momento, come i guerrigliatori. Egli sa benissimo quanti e quali aiuti le carte e i libri offrano ai capi degli eserciti odierni, ne apprezza molto il valore, e ne fa suo pro, al pari di qualunque buon capitano. Ogni sua impresa ha per base qualche buon concetto strategico. Soltanto la sua tattica è piuttosto da guerrigliero che da generale. Nè potrebbe essere altrimenti, considerato il suo carattere e la via ch’egli ha seguito per giungere ai sommi gradi della milizia. Se qualcosa gli manca, non è per fermo la naturale disposizione al comando o lo studio, ma la pratica del maneggio delle grandi masse regolari, invece della quale ha l’abitudine della piccola guerra delle milizie ragunaticce.» — VediVenticinque anni, ec., pag. 372. —Su quest’ultimo giudizio però avremmo qualche cosa a ridire, ma di ciò più tardi.

215.Doveva essere fra il 4 ed il 5 novembre 1859. Erano presenti Clemente Corte, il Malenchini, il Montanari, il Cairoli, il Basso, il Paggi ed altri che non ricordo. Le parole in corsivo sono testuali, delle altre sto mallevadore del senso.

215.Doveva essere fra il 4 ed il 5 novembre 1859. Erano presenti Clemente Corte, il Malenchini, il Montanari, il Cairoli, il Basso, il Paggi ed altri che non ricordo. Le parole in corsivo sono testuali, delle altre sto mallevadore del senso.

216.Quella avanguardia era composta del battaglione, nel quale lo scrittore di queste pagine era luogotenente. Se il contr’ordine del Fanti tardava mezz’ora, noi eravamo già di là dal confine.

216.Quella avanguardia era composta del battaglione, nel quale lo scrittore di queste pagine era luogotenente. Se il contr’ordine del Fanti tardava mezz’ora, noi eravamo già di là dal confine.

217.Storia d’Italia dal 1850 al 1866, perLuigi Zini, vol. I, parte II, pag. 474.

217.Storia d’Italia dal 1850 al 1866, perLuigi Zini, vol. I, parte II, pag. 474.

218.VediNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 179. Egli cita una lettera di Marco Minghetti a Urbano Rattazzi, del 7 novembre 1859.

218.VediNicomede Bianchi,Storia documentata della Diplomazia europea in Italia (1859-1861), vol. VIII, pag. 179. Egli cita una lettera di Marco Minghetti a Urbano Rattazzi, del 7 novembre 1859.

219.Lo Zini, il Bianchi e parecchi altri parlano qui di Mazziniani; ma il vocabolo ci sembra improprio. Intorno a Garibaldi di Mazziniani puri, e intendiamo anche autorevoli, non ce n’era uno solo; e ci fossero stati, non erano quelli certamente che egli avrebbe preferiti ed ascoltati.

219.Lo Zini, il Bianchi e parecchi altri parlano qui di Mazziniani; ma il vocabolo ci sembra improprio. Intorno a Garibaldi di Mazziniani puri, e intendiamo anche autorevoli, non ce n’era uno solo; e ci fossero stati, non erano quelli certamente che egli avrebbe preferiti ed ascoltati.

220.«23 novembre 1859.»Secondo il desiderio della V. M. io partirò il 23 da Genova per Caprera, e sarò fortunato quando voglia valersi del mio debole servizio.»La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale Fanti, non è ottenuta ancora. Prego V. M. si degni ordinare mi venga concessa.»Con affettuoso rispetto di V. M.»Devotissimo»Garibaldi.»

220.

«23 novembre 1859.

»Secondo il desiderio della V. M. io partirò il 23 da Genova per Caprera, e sarò fortunato quando voglia valersi del mio debole servizio.

»La dimissione mia, chiesta al Governo della Toscana ed al generale Fanti, non è ottenuta ancora. Prego V. M. si degni ordinare mi venga concessa.

»Con affettuoso rispetto di V. M.

»Devotissimo»Garibaldi.»

221.Vedi il Manifesto nelMovimentodel 23 novembre 1859.

221.Vedi il Manifesto nelMovimentodel 23 novembre 1859.

222.Vedi la lettera 14 dicembre, da Fino, scritta in francese al giornaleL’Esperance, nella quale smentisce e la visita all’Imperatrice, e, cosa superflua, i pretesi accordi con lei per la candidatura russa.

222.Vedi la lettera 14 dicembre, da Fino, scritta in francese al giornaleL’Esperance, nella quale smentisce e la visita all’Imperatrice, e, cosa superflua, i pretesi accordi con lei per la candidatura russa.

223.È un violento e quasi selvaggio bando di guerra contro i preti, non dissimile da quelli che uscivano tante volte sotto la concitazione dell’ira dalla sua penna. Esso diede luogo a non poche proteste di sacerdoti onesti e amanti della patria, contro i quali certamente il Manifesto non era rivolto. Quanto agli altri avevan ragione di risentirsi della forma; ma non so con quali argomenti avrebbero potuto confutarne il pensiero. Noi ne riproduciamo, anche per brevità, le ultime parti:«..... Eppure quella razza reproba siederà domani, e protetta, accanto ai rappresentanti delle nazioni più cospicue, e chiederà con insistenza la continuazione, la conferma del suopotere temporale, che vuol dire, in lingua umana, la continuazione, la conferma di poter pesare sopra alcuni milioni di sventurati Italiani!... come una sciagura, una maledizione!... la continuazione di un potere che non si adopera ad altro che a rubare ai poveri nostri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente, a comprare mercenari stranieri per combattere Italiani!... la continuazione di un potere che non conta amici, se non che tra i nemici d’Italia.... e tra quelli che vogliono dividerla e manometterla e soggiogarla!... un potere che ha scagliato l’anatema sul popolo e sull’esercito rigeneratore.... sul Re prode e generoso che Dio ha dato agl’Italiani!...················»Nell’ora della pugna io sarò con voi.... giovani.... e siate certi.... questa sarà una grand’epoca per l’Italia. Voi appartenete alla generazione di liberi.... e liberatori del vostro paese!... Dio non ha combinato invano tanta virtù in un Monarca!... tanto valore in un esercito!... tanto fervore in un popolo!... ch’io ho già veduto combattere degnamente accanto ai primi popoli della terra.... per abbandonarci all’ignominia del servaggio!... per non redimerci a quella vita nazionale, ridestata in noi con tanta potenza!»Il vostro obolo deposto alla sottoscrizione nazionale è un augurio felice per l’avvenire dell’Italia; ed essa conta — superba! — che non fallirà il vostro braccio.... ove si debba tornare sui campi di battaglia!»Fino, 24 dicembre 1859.»G. Garibaldi.»(Pungolodi Milano, 3 gennaio 1860.)

223.È un violento e quasi selvaggio bando di guerra contro i preti, non dissimile da quelli che uscivano tante volte sotto la concitazione dell’ira dalla sua penna. Esso diede luogo a non poche proteste di sacerdoti onesti e amanti della patria, contro i quali certamente il Manifesto non era rivolto. Quanto agli altri avevan ragione di risentirsi della forma; ma non so con quali argomenti avrebbero potuto confutarne il pensiero. Noi ne riproduciamo, anche per brevità, le ultime parti:

«..... Eppure quella razza reproba siederà domani, e protetta, accanto ai rappresentanti delle nazioni più cospicue, e chiederà con insistenza la continuazione, la conferma del suopotere temporale, che vuol dire, in lingua umana, la continuazione, la conferma di poter pesare sopra alcuni milioni di sventurati Italiani!... come una sciagura, una maledizione!... la continuazione di un potere che non si adopera ad altro che a rubare ai poveri nostri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente, a comprare mercenari stranieri per combattere Italiani!... la continuazione di un potere che non conta amici, se non che tra i nemici d’Italia.... e tra quelli che vogliono dividerla e manometterla e soggiogarla!... un potere che ha scagliato l’anatema sul popolo e sull’esercito rigeneratore.... sul Re prode e generoso che Dio ha dato agl’Italiani!...

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»Nell’ora della pugna io sarò con voi.... giovani.... e siate certi.... questa sarà una grand’epoca per l’Italia. Voi appartenete alla generazione di liberi.... e liberatori del vostro paese!... Dio non ha combinato invano tanta virtù in un Monarca!... tanto valore in un esercito!... tanto fervore in un popolo!... ch’io ho già veduto combattere degnamente accanto ai primi popoli della terra.... per abbandonarci all’ignominia del servaggio!... per non redimerci a quella vita nazionale, ridestata in noi con tanta potenza!

»Il vostro obolo deposto alla sottoscrizione nazionale è un augurio felice per l’avvenire dell’Italia; ed essa conta — superba! — che non fallirà il vostro braccio.... ove si debba tornare sui campi di battaglia!

»Fino, 24 dicembre 1859.

»G. Garibaldi.»

(Pungolodi Milano, 3 gennaio 1860.)

224.VediPungolodi Milano del 26 dicembre 1859.

224.VediPungolodi Milano del 26 dicembre 1859.

225.Del colloquio col Re parlarono tutti i giornali di Torino. De’ suoi concetti circa alla Guardia mobile, all’opposizione incontrata, ec., attesta questa lettera inedita al generale Medici:«Torino, 5 gennaio 1860.»Mio caro Medici,»Anche questa volta ho predicato al deserto. Io credevo di aver ottenuto di poter organizzare le Guardie mobili in Lombardia. — Ebbene! Aspettavo oggi nomine, istruzioni, ec.; invece la Diplomazia straniera, suscitata da Cavour, Dabormida, La Marmora (che chiesero in massa la loro dimissione per lo stesso motivo), hanno significato al Re «che non intendevano che vi fosse nello Stato:Autre force, ou pouvoir, ou personnes armées, que l’armée du Roi.» Stupirai di più, quando saprai che Hudson, ambasciatore d’Inghilterra, da me interpellato, m’ha dato la suddetta risposta. — Ciò che prova che lui, come tutto il resto della famiglia diplomatica in corpo, hanno imposto la suddetta condizione a Vittorio Emanuele.»Saprai di più che fui richiesto dai liberali di Torino di frappormi conciliatore tra i loro dissidii; lo accettai con alcune difficoltà — ed organizzarono la societàNazione armata, di cui mi nominarono presidente.»Il partito Cavouriano ha fatto il diavolo, perchè nulla di ciò si effettuasse, ed ho avuto i risultati suddetti per ogni cosa.»Partecipa questa poco buona nuova agli amici, e credimi sempre»tuo»G. Garibaldi.»

225.Del colloquio col Re parlarono tutti i giornali di Torino. De’ suoi concetti circa alla Guardia mobile, all’opposizione incontrata, ec., attesta questa lettera inedita al generale Medici:

«Torino, 5 gennaio 1860.

»Mio caro Medici,

»Anche questa volta ho predicato al deserto. Io credevo di aver ottenuto di poter organizzare le Guardie mobili in Lombardia. — Ebbene! Aspettavo oggi nomine, istruzioni, ec.; invece la Diplomazia straniera, suscitata da Cavour, Dabormida, La Marmora (che chiesero in massa la loro dimissione per lo stesso motivo), hanno significato al Re «che non intendevano che vi fosse nello Stato:Autre force, ou pouvoir, ou personnes armées, que l’armée du Roi.» Stupirai di più, quando saprai che Hudson, ambasciatore d’Inghilterra, da me interpellato, m’ha dato la suddetta risposta. — Ciò che prova che lui, come tutto il resto della famiglia diplomatica in corpo, hanno imposto la suddetta condizione a Vittorio Emanuele.

»Saprai di più che fui richiesto dai liberali di Torino di frappormi conciliatore tra i loro dissidii; lo accettai con alcune difficoltà — ed organizzarono la societàNazione armata, di cui mi nominarono presidente.

»Il partito Cavouriano ha fatto il diavolo, perchè nulla di ciò si effettuasse, ed ho avuto i risultati suddetti per ogni cosa.

»Partecipa questa poco buona nuova agli amici, e credimi sempre

»tuo»G. Garibaldi.»

226.Leggasi questo Manifesto agl’Italiani (Pungolo, 5 gennaio 1850):«Agli Italiani.»Chiamato da alcuni miei amici ad assumere la parte di conciliatore fra tutte le frazioni del partito liberale italiano, fui invitato ad accettare la presidenza di una società che si chiamerebbeNazione armata. Credetti poter essere utile; mi piacque la grandezza del concetto, ed accettai.»Ma siccome la nazione italiana armata è tal fatto che spaventa quanto c’è di sleale, corruttore e prepotente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei moderni gesuiti si è spaventata ed ha gridato: Anatema!»Il Governo del Re galantuomo fu importunato dagli allarmisti e, per non comprometterlo, mi sono deciso di desistere dall’onorato proposito.»Di unanime accordo di tutti i soci, dichiaro dunque sciolta la società dellaNazione armata, ed invito ogni Italiano che ami la patria a concorrere colle sottoscrizioni all’acquisto diun milione di fucili. Se con un milione di fucili l’Italia, in cospetto dello straniero, non fosse capace di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità. L’Italia si armi e sarà libera.»Torino, 4 gennaio 1860.»G. Garibaldi.»

226.Leggasi questo Manifesto agl’Italiani (Pungolo, 5 gennaio 1850):

«Agli Italiani.

»Chiamato da alcuni miei amici ad assumere la parte di conciliatore fra tutte le frazioni del partito liberale italiano, fui invitato ad accettare la presidenza di una società che si chiamerebbeNazione armata. Credetti poter essere utile; mi piacque la grandezza del concetto, ed accettai.

»Ma siccome la nazione italiana armata è tal fatto che spaventa quanto c’è di sleale, corruttore e prepotente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei moderni gesuiti si è spaventata ed ha gridato: Anatema!

»Il Governo del Re galantuomo fu importunato dagli allarmisti e, per non comprometterlo, mi sono deciso di desistere dall’onorato proposito.

»Di unanime accordo di tutti i soci, dichiaro dunque sciolta la società dellaNazione armata, ed invito ogni Italiano che ami la patria a concorrere colle sottoscrizioni all’acquisto diun milione di fucili. Se con un milione di fucili l’Italia, in cospetto dello straniero, non fosse capace di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità. L’Italia si armi e sarà libera.

»Torino, 4 gennaio 1860.

»G. Garibaldi.»

227.Il matrimonio fu poi annullato dal Tribunale d’appello di Roma con sentenza del 14 gennaio 1880.

227.Il matrimonio fu poi annullato dal Tribunale d’appello di Roma con sentenza del 14 gennaio 1880.


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